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Full text of "Nuova elettronica 33"

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Anno 6° - n. 33 



RIVISTA MENSILE 
Sped. Abb. Post. Gr. 3°/70 



FOTOESPOSIMETRO 
ALIMENTATORE 
STAB. DUALE 




TRASMETTITORE in 

FM sui 145 MHz 



L 800 



Direzione Editoriale 

NUOVA ELETTRONICA 

Via Cracovia 19 - BOLOGNA 

Telatone (051) 4611 09 

Stabilimento Stampa 
Officine Grafiche Firenze 
Viale dei Mille, 90 - Firenze 

Distribuzione Italia 

MA.GA s.r.l. 

Via F Sivori S - Roma 

Conaulente Tecnico 
Ing. NICO GRILLONI 

Direttore Responsabile 
Fabbri ni Paolo 

Autorizzazione 

Trib. Civile di Bologna 
n. 4007 del 19.5 69 



RIVISTA MENSILE 



N. 33 - 1974 f 

ANNO VI - LUGLIO 



COLLABORAZIONE 

Alla rivista Nuova Elettronica 
possono collaborare tutti I lettori. 
Gli artìcoli tecnici riguardanti pro- 
getti realizzati dovranno essere 
accompagnati possi bil mente con 
Foto in bianco a nero {formato 
cartolina) e di un disegno (anche a 
matita) delio schema elettrico. 
L'articolo verrà pubblicato sotto la 
responsabilità dell'autore, e pertan- 
to egli si dovrà impegnare a ri- 
spondere ai quesiti di quei lettóri 
che resi! zia io il progetto, non sono 
riusciti ad ottenere i risultati de- 
scritti. 

Gli artìcoli varranno ricompensati 
a pubblicazione avvenuta. Foto- 
grafìe, disegni ed articoli, anche se 
non pubblicati non verranno resti- 
tuiti. 



É VIETATO 

I circuiti descritti su questa Rivista. 
sono in parte soggetti a brevetto, 
quindi pur essendo permessa la 
realizzazione di quanto pubblicato 
per uso dilettantistico, ne è proibita 
Fa realizzazione a carattere com- 
merciale ed Industriale. 

Tutti i diritti di rfproduìiorm a tra- 
duzioni totali o parziali dagli arti- 
eoli pubblicati, dai disegni, foto ecc. 
sono riservati a termini dì Legga 
per tutti i Paesi . La pubblicazione 
su altre riviste può es&are accordala 
soltanto dietro autorizzatone 
scritta dalla Direzione di Nuovo 
Elettronica. 







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ABBONAMENTI 

Italia 12 numeri L. 8800 
Estero 12 numeri L. HOOn 



Numero Smqolo L. HOC 
Arretrati t. HM 




y,, — 

SOMMARIO 

UN TX in FM sui 145 MHz 242 

COMMUTATORE elettronico per RX e TX . . 256 

ALIMENTATORE stabilizzato in ALTERNATA per 220 

Volt 260 

LINEARE di potenza per 145 MHz 274 

RIPETITORI FM per i 145 MHz 283 

ALIMENTATORE DUALE con tracking a CIRCUITI IN- 

TEGRATI ............ 288 

COME sensibilizzare i RICEVITORI CB poco sensibili . 298 
DUE diodi LÉD per CALCOLARE il giusto TEMPO di 

ESPOSIZIONE delle vostre STAMPE 302 

PROGETTI IN SINTONIA 

Un interfono con un solo integrafo 310 

Automatismo per chiamata CB 311 

Preamplificatore stereo per fonovaligia . . . 312 

Semplice ricevitore reflex a due transistor . , . . 313 

Calibriamo il nostro oscilloscopio 314 

Un distorsore per chitarra ........ 315 

Temporizzatore con unigiunzione ed SCR .... 315 

Un signal-Tracer e un multivibratore per riparazioni 

radio 316 

Temporizzatori a transistor 317 

Copyright by Edilions Radio 
Nuova Elettronica 



pag. 241 



Un semplice trasmettitore a modulazione di frequenza per la gam- 
ma dei 145 MHz, in grado di erogare una potenza in antenna di 
circa 1,8 watt. Applicando a questo trasmettitore l'amplificatore 
lineare presentato su questo stesso numero, lo si potrà potenziare 
tanto da fornire all'antenna una potenza di circa 13-15 watt. 



Un TX in FM sui 145 MHz 






Schemi di trasmettitori per la FM sui 145 MHz 
ne sono stati pubblicati un po' ovunque, ma nes- 
suno di questi, a nostro avviso, aveva la carat- 
teristica di poter offrire al lettore la matematica 
certezza che, a montaggio ultimato, avrebbe si- 
curamente funzionato e nel migliore dei modi. 

La maggior parte degli schemi presentati da 
qualche rivista avrebbero potuto infatti anche fun- 
zionare, ma ci sarebbe stato sempre bisogno dei- 
la mano di un « esperto » che conoscesse per- 
fettamente tutti i segreti dell'AF quindi in grado 
da apportare le dovute modifiche in fase mon- 
taggio. 

Inoltre ci sarebbe stato bisogno di una parti- 
colare strumentazione VHF e sinceramente chi 
possiede tale strumentazione non ha bisogno di 
tali schemi in quanto è sicuramente in grado di 
progettarli e realizzarli lui stesso nel migliore dei 
modi. 

Ma siccome tali schemi sono sempre rivolti a 
persone che non hanno una grande esperienza 
e II cui solo bagaglio è costituito da tanta voglia 
di apprendere e dal modesto « tester », il tentativo 
dì realizzare simili schemi sarà sempre un tenta- 
tivo inutile, deludente e dispendioso. In alta fre- 
quenza, specialmente in VHF, non è solo neces- 
sario avere a disposizione uno schema elettrico, 
ma occorre anche un proprio circuito stampato, 
in quanto la disposizione dei componenti può 
risultare determinante per il perfetto funziona- 
mento del trasmettitore. 

Le dimensioni delle varie piste ad esempio pos- 
sono influire, con le loro capacità residue, sul 
numero delle spire necessarie ai vari circuiti di 
sintonia. Modificare il percorso di una pista può 
involontariamente creare degli accoppiamenti ca- 
pacitivi con altre parti del circuito. 

In VHF una pista più lunga del necessario può 
anche comportarsi, per tali frequenze, come un'in- 
duttanza posta in serie al circuito e creare non 



pochi inconvenienti. Sono questi tutti piccoli par- 
ticolari dei quali occorre tenere il debito conto, 
perciò uno schema elettrico che non sia accompa- 
gnato dal relativo circuito stampato sarà sempre, 
per chi non è addentro ai segreti della VHF, un 
progetto irrealizzabile. 

Conoscendo taii esigenze, lo schema di que- 
sto trasmettitore è stato progettato in funzione 
de! proprio circuito stampato. Nello schema elet- 
trico, cosi come viene rappresentato, non si do- 
vrà apportare alcuna modifica se essa non sarà 
accompagnata, con cognizione di causa, a quel- 
la da apportare sul circuito stampato. La po- 
tenza massima che potremo prelevare dal tra- 
smettitore si aggira sugli 1,8 watt. Avremmo po- 
tuto ottenere un qualche cosa di più, superando 
anche i 2 watt, ma il circuito cosi « tirato » sa- 
rebbe diventato critico e perciò la sua realizza- 
zione non sarebbe stata consigliabile al meno 
esperti. Aumentando la potenza in uscita abbia- 
mo constatato si poteva bruciare qualche tran- 
sistor se inavvertitamente l'antenna non risultava 
collegata. Tenendo invece limitata la potenza a 
1,8 watt, questi inconvenienti vengono eliminati. 
Coloro che desiderassero una potenza mag- 
giore avranno sempre la possibilità di comple- 
tare questo TX con il lineare che appare su 
questo numero e passare cosi dai soli 1,8 watt 
a ben 15 watt in antenna. 

Schema elettrico 

Lo schema elettrico del trasmettitore comple- 
to del suo modulatore è visibile in fig. 1, Il se- 
gnale di BF prelevato dal microfono che, per 
questo progetto dovrà essere necessariamente 
piezoelettrico o ceramico, verrà preamplificato 
dai due transistor TR1-TR2, due comunissimi 
BC107-BC207 o altri equivalenti (su tale stadio 
sì possono impiegare transistor al silicio di qual- 
siasi tipo purché NPN. esclusi ì BC109). 



pag. 242 




Dal collettore di TR2 il segnale di BF anziché 
collegarsì direttamente alla base del terzo tran- 
sistor (un altro BC107 o BC207) passa attraverso 
un « clipper - costituito da due diodi al silicio 
DS1-DS2 utili a limitare l'ampiezza del segnale 
BF. 

Sulla resistenza di carico del transistor TR3 (po- 
tenziometro R17) noi preleveremo con un conden- 
satore da 1 mF {C17 deve essere da 1 mF esat- 
tamente, e non di capacità maggiore) il segnale 
di BF necessario a pilotare il diodo varicap DV1. 
Maggiore risulterà l'ampiezza del segnale di 
BF, maggiore sarà la variazione dì capacità del 
diodo varicap, perciò il potenziometro R17 non 
serve come si potrebbe supporre, a modificare 
la profondità di modulazione, bensì a variare la 
deviazione in frequenza. 

Al massimo segnale di BF, cioè con il cursore 
ruotato tutto verso il collettore di TR3. otterremo 
la massima deviazione in frequenza (tale devia- 
zione è subordinata in parte alla sensibilità del 
microfono ed alle caratteristiche del diodo vari- 
cap), che potrà raggiungere anche 600-700 Hz. 

Ruotando il cursore del potenziometro dal lato 
opposto ridurremo la deviazione di frequenza 
a pochi Hertz. 

Poiché il quarzo utilizzato per lo stadio oscil- 
latore è da 12.100 KHz circa, per raggiungere i 
145 MHz occorrerà moltiplicare dodici volte la fre- 
quenza generata dall'oscillatore (12.100 x 12 = 
145.200 KHz) ed automaticamente vigne molti- 
plicata per dodici anche la massima variazione 
ottenuta sulla frequenza del quarzo, perciò ot- 
terremo che i 600-700 Hz moltiplicati per 12 ci 
permetteranno di raggiungere, sulla frequenza 
dei 145 MHz, una deviazione in frequenza di 
circa 7.200-8.400 Hz (la massima deviazione am- 



messa per i 145 MHz e di 5.000 Hz). 

La giusta frequenza del quarzo per trasmette- 
re sulla gamma dei radioamatori (da 145.000 a 
145.225 KMz) dovrebbe essere compresa tra i 
12.083 e i 12.102 KHz, però non è necessario, per 
questo nostro TX, ricercare quarzi su tale esatta 
frequenza in quanto difficili da reperire e di costo 
molto salato. Vanno invece bene quaisiasì quarzo 
compreso tra i 12.050 e i 12.100 MHz in quanto 
il compensatore C19 posto in serie tra il quarzo 
e il diodo varicap, ci dà la possibilità di poter 
modificare la frequenza di oscillazione di ben 
5.000 Hz in più o in meno rispetto alla frequenza 
fondamentale, perciò moltiplicandola per 12 si 
otterrà, sui 145.000 KHz, una variazione di circa 
60 KHz. 

Lo stadio oscillatore modulato in frequenza è 
costituito, come è facile constatare dallo schema 
elettrico, dal transistor TR4, un BSX26. La bo- 
bina LI posta sul collettore di tale transistor è 
stata calcolata in modo da accordarsi sulla 3" 
armonica del quarzo, pertanto su tale bobina non 
avremo i 12.100 KHz ma 36.300 KHz. Con un 
link (L2) avvolto sul lato freddo di L1, preleve- 
remo tale frequenza e la applicheremo alla base 
dei transistor TR5 impiegato, in questo circuito, 
come stadio amplificatore-duplicatore di frequen- 
za. La bobina L3 sì accorderà pertanto sulla 
2' armonica e perciò sulla frequenza dei 72.600 
KHz (36.300 X 2 = 72.600). Il segnale prelevato da 
tale bobina tramite il condensatore C27 viene 
trasferito alla base di TR6, anch'esso impiegato 
come amplificatore-duplicatore di frequenza e per- 
tanto la bobina L5 risulta calcolata per accor- 
darsi sui 145 MHz (72.600 X 2 = 145.200 KHz), 

il transistor che segue, cioè TR7, esplica la fun- 
zione di amplificatore-pilota. Esso amplifica il 



pag. 243 



MKHO 




{^^ C1_ «_ 



segnale a 145 MHz ottenendo così, sul suo collet- 
tore, un segnale AF di potenza adeguatamente 
sufficiente per pilotare il transistor finale. 

Cosi la bobina L6 congiunta al compensatore 
C37 è calcolata per sintonizzarsi sui 145 MHz. e 
poiché un'estremità di tale compensatore viene 
collegato direttamente alla base di TR8 (l'impe- 
denza JAF6 impedisce che TAF si scarichi ver- 
so massa) il segnale AF verrà, da tale transistor, 
amplificato in modo da farci ottenere in uscita 
una potenza di circa 1.8 watt. Le bobine L7 ed 
L8 e i due compensatori C39 e C40 presenti su 
tale stadio, servono sia per accordare il segnale 
AF sul collettore di TR8, sia per adattare l'impe- 
denza del transistor a quella del carico dell'an- 
tenna che dovrà essere di 52 ohm. Pertanto, 
una volta tarato il trasmettitore su una sonda di 
carico da 52 ohm, si potrà immediatamente so- 
stituire questa con l'antenna che possegga una 
identica impedenza, impiegando ovviamente, per 
il trasferimento dal trasmettitore all'antenna, un 
cavo coassiale di uguale impedenza e cioè di 
52 ohm. 

Piccole differenze di impedenza dell'antenna 
si potrebbero correggere agendo sul compensa- 
tore C40. ma per evitare perdite di AF, è sempre 
consigliabile modificare l'impedenza dell'antenna 
aiutandoci con un « ROS-METRO ■> o SWR, co- 
nosciuto meglio come • misuratore di onde stazio- 
narie ». 

Solo con tale strumento è possibile controlla- 
re se tutta l'alta frequenza che il TX eroga viene 



RI = 2.700 ohm 1/4 Watt 

R2 = 18.000 ohm 1/4 Watt 

R3 = 2.700 ohm 1/4 Watt 

R4 = 1.500 ohm 1/4 Watt 

R5 = 6.800 ohm 1/4 Watt 

R6 - 22.000 ohm 1/4 Watt 

R7 ts 6.800 ohm 1/4 Watt 

R8 = 1.500 ohm 1/4 Watt 

R9 = 2.700 ohm 1/4 Watt 

R10 = 560 ohm 1/4 Watt 

R11 = 10.000 ohm 1/4 Walt 

R12 = 56.000 ohm 1/4 Watt 

R13 = 10.000 Ohm 1/4 Walt 

R14 = 10.000 ohm 1/4 Watt 

R15 = 82.000 ohm 1/4 Watt 

R16 = 10.000 Ohm 1/4 Watt 

R17 = 2.200 ohm trimmer 

R18 = 220 ohm 1/4 Watt 

R19 = 1.000 ohm 1/4 Walt 

R20 = 470 ohm 1/4 Watt 

R21 = 15.000 ohm 1/4 Watt 

R22 = 4.700 ohm 1/4 Watt 

R23 = 100 ohm 1/4 Watt 

R24 = 270 ohm 1/4 Watt 

R25 - 100 ohm 1/4 Watt 

R26 = 470 ohm 1/4 Watl 

R27 = 3.900 ohm 1/4 Watt 

R28 = 150 ohm 1/4 Watt 

C1 = 1.000 pF 

C2 = 1.000 pF 

C3 = 1 mF elettrolitico 16 Volt 

C4 = 33 mF elettrolitico 16 Volt 

C5 - 1.000 pF 

C6 = 1.000 pF 

C7 = 10 mF elettrolitico 16 Voli 



pag. 244 






JflH 



JAF-4 



JAFS JAF7 

— W — r — r^W^ 
lat 



Q lì VOLT 



ALL'ANTENNA 













Flg. 1 Schema elettrico del trasmettitore in FM. 

NOTA. Per esigenze di impaginazione, lo schema 
elettrico è stato sezionato in due parti per poterlo 
inserire su due pagine, è ovvio che superiormente 
JAF3 si collegherà a R20 e la bobina L2 si accop- 
pierà a L1. 

C8 = 1.000 mF elettrolitico 16 Volt 

C9 a 10 mF elettrolitico 16 Volt 

C10= 1.000 pF 

C11 = 33 mF elettrolitico 16 Volt 

C12 m 1 mF elettrolitico 16 Volt 

C13 = 1.000 pF 

C14 = 1 mF elettrolitico 16 Volt 

C15 = 1.000 pF 

CI 6 = 100 mF elettrolitico 16 Volt 

C17 = 1 mF elettrolitico 16 Volt 

CI 8 = 1.000 pF 

C19 = 10/60 pF compensatore 

C20 = 8 pF 

C21 = 100 pF ceramico (ottima qualità) 

C22 = 220 pF ceramico (ottima qualità) 

C23 = 1.000 pF 

C24 = 10/60 pF compensatore 

C25 = 1.000 pF 

C26 = 1.000 pF 

C27 bb 15 pF 

C28 = 6/30 pF compensatore 

C29 = 15 pF 

C30 ss 1.000 pF 

C31 = 6/30 pF compensatore 

C32 = 15 pF 

C33 = 1.000 pF 

C34 se 6/30 pF compensatore 

C35 sa 15 pF 

C36 ss 1.000 pF 



C37 = 6/30 pF compensatore 

C38 = 1.000 pF 

C39 = 10/60 pF 

C40 = 10/60 pF compensatore 

C41 = 1.000 pF 

C42 = 1.000 pF 

DS1 = Diodo al silicio tipo 1N914 o similari 

DS2 = Diodo al silicio tipo 1N914 o similari 

DZ1 = Diodo zener 8,2 Volt 1/2 Watt 

DV1 = Diodo varicap tipo BA102 

TRI = Transistor NPN al silicio tipo BC107-BC207 

TR2 = Transistor NPN al silicio tipo BC107-BC207 

TR3 = Transistor NPN al silicio tipo BC107-BC207 

TR4 = Transistor NPN al silicio tipo BSX26 

TR5 = Transistor NPN al 

TR6 = Transistor NPN al 

TR7 = Transistor NPN al silicio tipo 2N3866 

TR8 = Transistor NPN al silicio tipo 2N4427 

JAF1 = Impedenza AF <■ geloso » 555 

JAF2 = Impedenza AF tipo VK200 con 1 SPIRA 

JAF3 = Impedenza AF tipo VK200 

JAF4 = Impedenza AF tipo VK200 

JAFS = Impedenza AF tipo VK200 

JAF6 = Impedenza AF tipo VK200 

JAF7 = Impedenza AF tipo VK200 

JAFS = Impedenza AF tipo VK200 

XTAL = Quarzo da 12 MHz (vedi articolo) 

L1 - L2 - L3 - L4 - L5 - L6 - L.7 - L8 = vedi articolo 

MICRO ss Microfono piezoelettrico o ceramico 



silicio tipo 2N3866 
silicio tipo 2N3866 



pag, 245 



irradiata dall'antenna. Se l'antenna non presenta 
il valore dell'impedenza richiesta, parte di AF 
verrà riflessa dall'antenna al trasmettitore, con- 
dizione questa che non dovrebbe mai verifi- 
carsi. Modificando la lunghezza dell'antenna o 
modificando l'angolazione dei bracci orizzontali, 
se utilizziamo un'antenna ■• ground-piane » sì do- 
vrà cercare di ridurre, sempre con il « ROS- 
METRO», al minimo le onde riflesse (vedi arti- 
colo pubblicato sul N. 26 di Nuova Elettronica). 

REALIZZAZIONE PRATICA 

Il circuito stampato riportato in fìg. 2 a gran- 
dezza naturale è visto dal lato dei componenti 
per poter rendere visibile la foro esatta disposi- 
zione. La realizzazione dovrà iniziare con la fo- 
ratura del circuito stampato nei punti contrasse- 
gnati sul rame, utilizzando punte da trapano da 
0,8 mm massimo 1 mm; effettuati i fori, montere- 
mo tutto lo stadio di BF, composto da TR1-TR2- 
TR3. 

Se lo ritenete opportuno, anche se non neces- 
sario, controllare se tafe stadio funziona colle- 
gando tra ['elettrolitico C17 (che va al cursore 
del trimmer R17), e la massa un auricolare pie- 
zoelettrico. Parlando al microfono dovremo chia- 
ramente udire nell'auricolare la nostra voce. Ter- 
minato lo stadio di BF si proseguirà montando 
tutti i componenti relativi agli stadi di AF, tra- 
lasciando di montare le bobine, i transistor e 
l'impedenza JAF2. 

L'impedenza JAF2, una VK200 in ferrite, dovrà 
essere modificata per questo solo stadio, in quan- 
to se la inserissimo come risulta originariamente 
il circuito potrebbe avere difficoltà a funzionare. 

Presa una VK200, noi dovremo sfilare dal suo 
supporto parte delle spire (in totale esse risul- 
tano 2,5) in modo da ottenere una impedenza con 
1 sola spira. 

Melio stadio oscillatore è importante scegliere 
per C21 e C22 due condensatori di ottima qua- 
lità, perciò consigliamo condensatori in cerami- 
ca oppure in poliestere con una tensione di lavoro 
superiore ai 100 volt; impiegando condensatori 
scadenti l'oscillatore non risulterà stabile e de- 
riverà in frequenza, al variare della temperatura. 
Per questo stesso motivo anche tutti i compen- 
satori che impiegheremo nel circuito dovranno 
risultare del tipo ceramico, escludendo in par- 
tenza qualsiasi compensatore a mica. 

Per la realizzazione delle bobine, dovremo uti- 
lizzare possibilmente filo di rame argentato con 
diametri compresi tra ì 0,8 e 1 mm di diametro. 
In mancanza di questo potremo anche impiegare 
filo di rame smaltato dì uguale diametro. 



bobina L1-L2 

Su un supporto in plastica del diametro di 8 
mm avvolgeremo, per LI, 11 spire con filo di rame 
smaltato del diametro di 0,8 mm. 

Per tale bobina dovremo porre attenzione a 
qual'è il terminale che si collegherà al collettore 
di TR4 e quale sarà invece quello che andrà a 
collegarsi verso R24-DZ1-C23 (lato freddo). Su 
tale estremo (quello che si collegherà a R24-DZ1- 
C23) dovremo avvolgere la bobina L2 composta 
da 2 spire utifizzando sempre lo stesso filo di 
rame smaltato impiegato per L1. 

La bobina L2 andrà avvolta intercalando le 
spire entro a quelle di Li. 

bobina L3 

Su un perno di una punta da trapano da 4,5 mm 
di diametro avvolgeremo 6 spire con filo argentato 
da 1 mm, Avvolte le spire, tenendole sempre su 
tale supporto, le allungheremo affinché le spire 
si spazino tra di toro di circa 1 mm. 

Per ottenere la spaziatura giusta, si potrebbe 
anche avvolgere affiancate al filo di rame argen- 
tato da 1 mm un altro filo smaltato da 1 mm. 
Avvolte le spire si svolgerà il filo smaltato otte- 
nendo così una bobina (quella con il filo argen- 
tato) le cui spire risultano perfettamente distan- 
ziate tra di loro di 1 mm. 

bobina L4 

Sempre sul perno di una punta da trapano da 
4,5 mm e utilizzando sempre del filo argentato 
da 1 mm avvolgeremo 5 spire. Tale bobina an- 
drà allungata in modo che tra spira e spira esista 
una spaziatura di circa 1.5 mm. 

Importante. Le bobine L3 e L4 andranno av- 
volte nello stesso senso, in quanto, debbono ac- 
coppiarsi induttivamente in modo lasco tra loro 
una volta fissate sul circuito stampato. Se i due 
avvolgimenti venissero avvolti uno in senso oppo- 
sto all'altro tale accoppiamento non si manifeste- 
rebbe e questo ne modificherebbe il rendimento, 

bobina L5 

Sempre su un supporto di 4,5 mm di diametro 
avvolgeremo 3 spire utilizzando lo stesso filo di 
rame argentato da 1 mm. La spaziatura tra spira 
e spira dovrà risultare di 1.5 mm. 

bobina L6 

Anche tale bobina dovrà essere avvolta su un 
diametro di 4,5 mm. Le spire necessarie per tale 
bobina sono 5 ottenute impiegando il solito filo 
di rame argentato da 1 mm. La spaziatura tra 
spira e spira deve risultare, per questa bobina, 
di 1.5 mm. 



pag 247 




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pag. 248 



bobina L7 

Sempre utilizzando il filo di rame argentato 
da 1 mm e un supporto da 4,5 mm avvolgeremo 
la bobina L7 composta da 6 spire spaziate tra 
spira e spira di 1,5 mm. 

bobina Le 

Questa bobina la si realizza avvolgendo su un 
supporto del diametro dì 10 mm. 3 spire utiliz- 
zando del filo di rame smaltato da 0,8 mm. Le 
spire di questa bobina non debbono risultare spa- 
ziate. 



In possesso di tutte le bobine le potremo fissa- 
re sul circuito stampato, ricordandoci che se 
realizzate con filo di rame smaltato dovranno ave- 
re le estremità raschiate in modo da togliere lo 
smalto e mettere a nudo il filo. 

Ci raccomandiamo ancora una volta di effettua- 
re delie ottime stagnature. Troppe volte ci spedite 
dei progetti in riparazione il cui difetto è do- 
vuto unicamente alle stagnature male effettuate. 
Appoggiate sempre lo stagno sul circuito stam- 
pato vicino al punto da stagnare, avvicinate a 
questo il saldatore, e attendete che il calore 
faccia fondere lo stagno. Solo cosi il deossi- 
dante contenuto nello stagno pulirà le superfìcie 
da stagnare e solo così vedrete lo stagno span- 
dersi sul circuito. Non fondete mai lo stagno 
sul saldatore per riportarlo poi sul circuito stam- 
pato; cosi facendo otterrete delle saldature fred- 
de che non permetteranno mai al circuito di 
funzionare regolarmente. Lo stagno in questo 
secondo caso anziché spandersi sul circuito si 
depositerà a forma di goccia. Terminato tutto 
il circuito, dovrete applicare su ciascuno dei tran- 
sistor di AF (escluso l'oscillatore TR4) un'aletta 
di raffreddamento e... a questo punto il vostro 
trasmettitore è già pronto per funzionare. 

TARATURA 

Come tutti i trasmettitori, anche questo richiede 
una semplice ma indispensabile operazione di 
taratura affinché tutti i vari stadi risultino accor- 
dati sulla frequenza interessata. 

Il circuito, come è stato da noi realizzato, non 
richiede particolari strumentazioni né elevata espe- 
rienza di AF. 

Infatti tre sole resistenze, un diodo e un co- 
mune tester se non se ne possiede uno elet- 
tronico saranno più che sufficienti per ta taratura. 

I componenti sopra indicati servono per rea- 
lizzare una piccola sonda di carico, che sosti- 
tuirà provvisoriamente l'antenna. Da tale sonda 



preleveremo la tensione di alta frequenza che, 
raddrizzata da un diodo, ci fornirà una tensione 
continua che verrà letta dal tester posto in 
volt ce. 

Poiché i cavi coassiali per trasferire il segnale 
dal trasmettitore sono normalmente da 52 ohm 
d'impedenza, anche l'antenna e l'uscita del tra- 
smettitore devono essere tarati per adattarsi a 
tale impedenza. 

Se l'impedenza d'uscita del trasmettitore risul- 
tasse tarata per una impedenza da 100 ohm ed 
ad esso collegassimo un'antenna da 50 ohm o 
viceversa si otterrebbe un disadattamento d'im- 
pedenza tale da impedire all'AF di trasferirsi com- 
pletamente dai TX all'antenna e quindi irradiarsi. 

Non tutti quanti si dedicano alla trasmissione 
considerano importante il fattore relativo all'adat- 
tamento di impedenza e di conseguenza oltre ad 
ottenere in antenna una minor potenza, possono 
correre il rischio di far bruciare dopo pochi mi- 
nuti i transistor finali, oppure ottenere delle pes- 
sime modulazioni (anche se lo stadio di BF preso 
in se stesso funziona egregiamente). Cioè non 
tutti hanno ancora compreso che in un trasmet- 
titore la parte più importante, da curare con pi- 
gnoleria, è l'ANTENNA e I ADATTAMENTO D'IM- 
PEDENZA tra questa e il trasmettitore. Se voglia- 
mo fare un'analogia anche se questa potrebbe 
risultare alquanto semplicistica, potremo parago- 
nare l'impedenza come al diametro di un tubo 
che eroga acqua. 

Se noi abbiamo nella fonte generatrice (trasmet- 
titore) un tubo del diametro di 52 mm e ad esso 
colleghiamo un tubo da 100 mm (antenna) la pres- 
sione dell'acqua presente sul tubo più piccolo 
quando si riverserà in quello più grande, dimi- 
nuirà causa laumento di sezione 

Se al contrario abbiamo nel generatore (tra- 
smettitore) un tubo del diametro da 100 mm e 
colleghiamo ad esso un tubo da 52 mm (anten- 
na) abbiamo una strozzatura, quindi l'acqua fluirà 
nel tubo piccolo con fatica e la portata risulterà 
pure inferiore. Solo quando il diametro del ge- 
neratore e quello che ad esso si coltegherà in 
uscita risultano di pari diametro, l'acqua scorrerà 
nel secondo tubo con la identica pressione e 
velocità del primo senza incontrare alcuna re- 
sistenza. 

Per tarare il trasmettitore sulla impedenza ca- 
ratteristica di 52 ohm, non dovremo far altro che 
prendere diverse resistenze da 150 ohm 1 watt 
a carbone (cioè non del tipo a filo in quanto il 
carico deve risultare antiinduttivo) e tra queste 
sceglierne tre che misurino un qualcosa in più 
dei 150 ohm. cioè 155-156 ohm, Coliegandone tre 



pag. 249 



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2 

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pag 250 



in parallelo come vedesi in fig. 4 otterremo una 
resistenza il cui valore ohmico si aggirerà sui 
51,66-52 ohm. Collegando queste resistenze diret- 
tamente tra le boccole uscita antenna del TX, 
e regolando i vari compensatori del circuito in 
modo da leggere sul tester la massima tensione 
raggiungibile, noi avremo tarato tutto il trasmet- 
titore con una impedenza in uscita pari al valore 
ohmico della resistenza della sonda di carico, 
cioè 52 ohm. 

Inizieremo la taratura partendo dal compen- 
satore C24 cioè quello dell'oscillatore. Ruoteremo 
questo compensatore fino a trovare quella posizio- 
ne per la quale lo strumento ci indicherà la massi- 
ma tensione in uscita. Cioè ammesso che lo stru- 
mento ci indichi 5 volt e regolando tale compensa- 
tore la lancetta devierà per raggiungere i 6 volt e 
ruotandolo ancora essa inizierà a scendere verso 
ì 5,5 volt, dovremo giustamente lasciare fermo 
il compensatore nella posizione dei 6 volt. 

Passeremo infine ai due compensatori C28 e 
C31 ruotandoli sempre fino a rilevare in uscita la 
massima tensione. Passeremo a C34 a C37 infine 
a C39 e per ultimo su C40 cercando sempre di 
trovare la posizione per la quale in uscita si 
leggerà la massima tensione. 

Se la tensione viene misurata con un tester 
normale, dovremo arrivare a leggere una tensio- 
ne di circa 12 volt, mentre con un voltmetro elet- 
tronico la lettura sarà di 13 volt. 

Terminata la taratura dell'ultimo compensatore, 
sarà utile nuovamente ritoccare tutti i compen- 
satori ripartendo da quello dell'oscillatore per re- 
cuperare anche pochi millìvolt. Il compensatore 
C19 posto in serie al quarzo non serve per la 
taratura, bensì solo per modificare la frequenza 
di trasmissione. 

Come abbiamo già accennato, tale compensa- 
tore ci permetterà di far deviare in uscita la fre- 
quenza di 50-60 KHz, perciò ammesso che la fre- 
quenza risulti di 145.080 KHz potremo modificare 
la frequenza di trasmissione da 145.020 KHz a 
145.140. In pratica questo compensatore ci per- 
metterà di sintonizzare il nostro TX sulla frequen- 
za di qualche ponte ripetitore o su quella sulla 
quale risulta sintonizzato il ricevitore di un nostro 
corrispondente. 

Il trìmmer R17 serve invece per modificare la 
massima deviazione di frequenza in FM cioè per li- 
mitare la deviazione a 1 KHz a 4 KHz a 7 KHz. 

Normalmente per tale gamma la massima de- 
viazione dovrebbe risultare di 5KHz; se non pos- 
sedete strumenti idonei per appurare tale con- 
dizione, una volta che sarete in aria saranno i 
vostri corrispondenti a dirvi se la banda co- 



perta è troppo ampia o troppo limitata e da 
tale rapporto, con una semplice ritoccatina con 
il cacciavite su R17 potrete correggere la de- 
viazione. Se vi siete montati il nostro frequenzi- 
metro digitale, apparso sui nn. 27-28 avvicinando 
una spira a forma di U realizzata con filo di rame 
da 1 mm dal lato freddo di ogni bobina del TX, e 
collegando agli estremi di questa spira ì terminali 
del frequenzimetro potremo controllare la fre- 
quenza su ogni bobina. 

Su L1-L2 dovremmo avere il triplo della fre- 
quenza del quarzo. Ammesso che il quarzo risulti 
di 12.050 KHz dovremo leggere 36.270 KHz. 

Su L3 e su L4 dovrà risultare presente una fre- 
quenza doppia rispetto a quella precedente, per- 
ciò dì 72.540 KHz. Su L5 dovremo rilevare ancora 
il doppio di quella presente su L3-L4, perciò 
145.080 KHz cosi dicasi pure sulla bobina L7 
e L8. 

Può capitare a volte che sulla bobina L1-L2 
anziché risultare presente la terza armonica si 
rilevi la seconda armonica, cioè anziché ritro- 
vare 36.270 KHz si legga 24.180 KHz. Se cosi 
fosse non preoccupatevi in quanto a triplicare la 
frequenza provvedere automaticamente il transi- 
stor TR5, in quanto il circuito L3-C28 può solo 
accordarsi sui 72 MHz e mai su 48 MHz che 
sarebbe in pratica la seconda armonica dei 24.180 
KHz. 

In ognuna delle due condizioni, cioè sia che 
l'oscillatore duplichi la frequenza sia che la tri- 
plichi, il trasmettitore funzionerà sempre bene 
perciò si potrà lasciare che TR4 funzioni da oscil- 
latore-duplicatore e TR5 invece come amplificatore- 
triplicatore. 

Terminata la taratura, si potrà togliere da! cir- 
cuito la sonda dì carico ed applicare in sosti- 
tuzione il cavo coassiale da 52 ohm (collegando 
la calza metallica alla massa del circuito) per 
alimentare un'antenna per i 145 MHz che presenti 
una impedenza caratteristica di 52 ohm. 

Ricordatevi che, anche se l'antenna viene acqui- 
stata e quindi assicurata per una impedenza carat- 
teristica di 52 ohm, non potrà mai possedere 
in pratica l'impedenza richiesta in quanto l'im- 
pedenza dì un'antenna varia al variare dell'al- 
tezza dal suolo, dalla posizione in cui viene in- 
stallata, dalla natura del piano di terra ecc. 

Si consiglia perciò sempre di collegare in 
serie tra l'uscita del trasmettitore e il cavo 
dei 52 ohm un MISURATORE DI ONDE STA- 
ZIONARIE (leggere i numeri precedenti di Nuo- 
va Elettronica) onde avere la possibilità di con- 
trollare se l'aita frequenza che inviamo all'an- 



pag. 251 



t 



C3J ^TR8 

■ j €ni t - 



Fig, 4 Per la taratura è necessario collegare sull'uscita 
del trasmettitore una sonda di carico, composta da più 
resistenze poste in parallelo, in modo da ottenere un va- 
lore effettivo di 52 ohm (leggere articolo) ed un voltmetro, 
per leggere la tensione raddrizzata dal dìodo rivelatore. 
Nel disegno è riportato pure un misuratore di AF utile per 
controllare il rendimento dell'antenna. 




MISURATORE DI USCITA PER TX FM1 

R29 = 2.200 ohm 

R30 = 2.200 ohm 

R31 = 100.000 ohm (rimrrrer 

C43 = 10.000 pF 

C44 = 68.000 pF 

DS3 = Diodo al silicio da 30-50 Volt 0,2 A o similari 

SONDA DI CARICO PER TX FM1 

R32 = 52 ohm (vedi articolo) 

C45 = 10.000 pF 

C46 = 10.000 pF 

DS4 = Diodo al silicio da 30-50 Volt 0,2 A o similari 

JAF9 = Impedenza AF tipo VK200 



tenna venga tutta irradiata e non riflessa nuova- 
mente di ritorno al trasmettitore. Se noteremo 
delle onde diffuse non dovremo ritarare i com- 
pensatori del trasmettitore, ma dovremo solo 
modificare la lunghezza dell'antenna in più o in 
meno fino a trovare quella posizione dove risulti 
possibile eliminare totalmente le onde riflesse. 
A volte è sufficiente 1 cm in più o in meno sul- 
l'antenna per giungere a tale condizione. 

MISURATORE PER USCITA AF 

Il circuito che vi presentiamo è un accesso- 
rio facoltativo ma, consigliamo di applicarlo Sul- 
l'uscita del trasmettitore, in quanto ci permet- 
terà, senza impiegare un misuratore di onde sta- 
zionarie, di stabilire se l'antenna collegata al tra- 
smettitore presenta l'impedenza richiesta. 

Come vedesi in fig. 4, questo circuito è com- 
posto da due resistenze, un diodo rivelatore, 
un trimmer e un piccolo strumento microam- 
perometrico da 250-300 microamper. Le due re- 
sistenze R1-R2 andranno collegate direttamente 
sulla boccola « antenna ■■ e la massa con un colle- 



gamento cortissimo. Tra le due resistenze si ap- 
plicherà subito il diodo seguito dal condensato- 
re (questa parte del circuito deve eseguirsi 
con cura e tenendo i terminali molto corti) dopo 
di che possono partire due fili (quello del diodo 
e quella della massa) anche lunghi che andranno 
alla rimanente parte del circuito e allo strumento. 
Inserendo in sostituzione dell'antenna la sonda 
di carico, e tarati tutti i compensatori del trasmet- 
titore in modo da ottenere in uscita (sul voltmetro 
della sonda dì carico) la massima deviazione, si 
dovrà ora tarare il trimmer del nostro misuratore 
AF in modo che la lancetta del microamperome- 
tro si porti esattamente al fondo scala. 

Fatto ciò si potrà constatare che, se in sosti- 
tuzione della sonda di carico da 52 ohm, collo- 
chiamo un'altra sonda di carico (cioè altre resi- 
stenze antiinduttive) con valori diversi dai 52 ohm 
cioè 82 ohm 100 ohm 47 ohm. la lancetta del 
microamperometro non rimarrà più sul fondo sca- 
la, ma tenderà a deviare verso lo zero, e più 
risulterà lontano il valore della resistenza appli- 
cata sull'uscita del trasmettitore dal valore dei 52 



pag. 252 




In questa foto risulta visibile 
il TX-FM1 completo di stru- 
mentino misuratore di AF 
(vedi in alto a destra) più il 
lineare da 15 watt (In alto 
sulla sinistra) presentato su 
questo stesso numero. 



ohm richiesti, maggiore sarà la deviazione verso 
lo zero. 

In altre parole se l'impedenza del carico non 
risulta analoga a quella del trasmettitore su tale 
resistenza si riverserà una quantità minore di 
AF, pertanto quando collegheremo un'antenna in 
sostituzione della sonda di carico, potremo subito 
stabilire se l'antenna ha l'impedenza richiesta in 
quanto se diversa, la lancetta dello strumento non 
si porterà esattamente al fondo scala, ma si fer- 
merà molto prima. 

In questi casi sì dovrà SOLO ED ESCLUSIVA- 
MENTE modificare la lunghezza dell'antenna fino 
a trovare quella posizione per la quale la lancetta 
dello strumento del nostro indicatore devierà esat- 
tamente al fondo scala. 

Solo quando si sarà trovata questa condizione, 
si potrà affermare che l'antenna presenta esatta- 
mente un'impedenza di 52 ohm. 

Come potrete intuire, dalla deviazione della 
lancetta del nostro misuratore si potrebbe già 
approssimativamente stabilire anche l'« impeden- 
za » dell'antenna impiegata. Infatti una volta ta- 
rato il trasmettitore esattamente sull'impedenza 
dì 52 ohm con la sonda di carico, inserendo in 
sostituzione di questa una resistenza da 68 ohm 
poi una da 82, una da 100, una da 120, una da 
150, potremo controllare su quale posizione si 
porta la lancetta dello strumento del misuratore 
di AF e quindi se per l'antenna che inseriremo la 
lancetta si ferma nella posizione in cui sì fermava 
con la resistenza da 100 ohm. potremo senz'altro 
affermare che l'antenna ha una identica impe- 
denza. 



Chi invece possiede un misuratore di onde 
stazionarie per VHF, potrà ottenere una indica- 
zione più precisa, in caso contrario è consiglia- 
bile completare il TX con un semplice misuratore 
di AF come quello che abbiamo precedentemente 
descritto. 



COSTO DEL MATERIALE 

Nella scatola dì montaggio che noi potremo 
fornire a tutti quanti fossero interessati alla realiz- 
zazione di questo progetto, è compreso, il circuito 
stampato, tutte le resistenze, condensatori, com- 
pensatori, i diodi, i transistor, la bobina, il filo ar- 
gentato per la realizzazione delle bobine, le alette 
di raffreddamento, le impedenze di AF, il quarzo 
da 12 MHz L. 21.000 

Nota: Nella scatola è escluso il contenitore, 
il microfono, e lo strumentino. Coloro che deside- 
rassero uno strumento come illustrato nelle foto 
aggiungere altre L. 2.800 

Il solo circuito stampato in fibra di vetro com- 
pleto di stampa serigrafica L. 1.500 






Per le spese postali aggiungere 



850 



pag. 253 




già Dilli FftCE 



TIPO 
3A 

4.5 A 

6.5 A 

6.5 A 
HA 
SA 
10 A 
10 A 
ISA 
15 A 

25 A 
25 A 
40 A 

100 A 

roti A > 



iute 

400 V 
400 V 
400 V 
600 V 
40Q V 
600 V 
400 V 
600 V 
400 V 
600 V 
400 V 
600 V 
600 V 
B00 V 
000 V 



LIRE 

900 

1.200 

1 500 

I.HOO 

1.600 

2.000 

1.700 

2. 200 

3.000 

3 500 

14.000 

15.000 

38.000 

SOM» 



AMPLIFICATORI COMPONENTI 
ELETTRONICI INTEGRATI 

VIALE E. MARTINI.9 20139 MILANO-TEL53 92 378 





sci 




1.5 A 


100 V 


500 


1.5 A 


200 V 


600 


3 A 


200 V 


900 


6A 


200 V 


1.100 


4.5 A 


400 V 


1 201) 


6.5 A 


400 V 


1.400 


6.5 A 


600 V 


1.600 


8 A 


400 V 


1.500 


8 A 


600 V 


1.800 


TO A 


400 V 


1.700 


10 A 


600 V 


2.000 


tO A 


B0OV 


2.500 


12 A 


800 V 


3.000 


25 A 


400 V 


4.500 



25 A 


600 V 


35 A 


600 V 


55 A 


400 V 


55 A 


500 V 


90 A 


300 V 


120 A 


600 V 


240 A 


1000 V 


340 A 


400 V 


340 A 


600 V 



RADDRIZZATORI 
TIPO 
910 C250 
B30 C300 
B30 C400 
830 C750 



6.200 


830 


C12O0 


7.000 


B4I) 


C10O0 


8.000 


B40 


C2200 


9.0CH 


B40 


C3500 


26.000 


B80 


C3200 


45.000 


B120 


C22O0 


60.000 


B2O0 


C15O0 


50.000 


8400 


C1500 


70.000 


6100 


C2200 




B20O 


C2200 


1 


B400 


C2200 


LIRE 


B6DO 


C2200 


6100 


C5000 


720 


B200 


C500O 


240 


81 00 


C600D 


260 


B20O 


A25 


350 


8100 


A40 



400 

450 

700 

800 

850 

1.000 

5SO 

650 

1.000 

1.300 

1.500 

1.600 

1.200 

1.200 

1.600 

3.000 

3.200 



SEMICONDUCTOR 



TIPO 


LIRE 


TIPO 


LIRE 


TIPO 


LIRE 


TIPO 


LIRE 


TIPO 


ACttGK 


300 


AD139 


600 


AF279 


1.000 


8C140 


300 


BC239 


AC117K 


300 


ADI 42 


600 


AF280 


1.000 


BC141 


309 


BC251 


AC 121 


200 


AD 143 


600 


AF367 


1.000 


BC142 


300 


BC25S 


AC122 


200 


ADI 45 


700 


AL112 


950 


BC143 


300 


BC267 


AC125 


200 


AD14S 


600 


AL1 13 


950 


BC144 


350 


BC26B 


AC126 


200 


ADI 49 


600 


ASY26 


400 


BC147 


200 


BC2B9 


AC127 


200 


AD150 


600 


ASY27 


450 


BC146 


200 


BC270 


AC12B 


200 


AD161 


400 


ASY28 


400 


BC149 


200 


BC286 


AC128K 


280 


AD 162 


400 


ASY29 


400 


BC153 


200 


BC2B7 


AC130 


300 


AD262 


500 


ASY37 


400 


BC154 


200 


BC2B0 


AC132 


200 


AD263 


550 


ASY46 


400 


BC157 


200 


BC297 


AC135 


200 


AF102 


450 


ASY48 


500 


BC15B 


200 


6C300 


AC13B 


200 


AF10S 


300 


ASY75 


400 


BC159 


200 


BC301 


AC 137 


200 


AF106 


270 


ASY77 


500 


BC160 


350 


BC302 


AC138 


200 


AF109 


300 


ASYSO 


500 


BC1E1 


380 


BC303 


AC13SK 


280 


AF1I4 


300 


ASY81 


500 


6C167 


200 


BC304 


AC139 


200 


AF115 


300 


ASZ15 


900 


BC16S 


200 


BC307 


AC141 


200 


A FU 6 


3O0 


ASZIE 


900 


BC169 


ZOO 


BC308 


AC141K 


300 


AF1I7 


300 


ASZ17 


900 


BC171 


200 


BC309 


ACMI 


200 


AF118 


500 


ASZ18 


900 


BC172 


200 


BC315 


AC142K 


300 


AFIZ1 


300 


AU106 


2,000 


BC173 


200 


BC317 


AC 151 


200 


A FI 24 


300 


AU107 


1.400 


BC177 


220 


BC138 


AC1SJK 


300 


AF125 


300 


Aimo 


1.600 


BC178 


220 


BC319 


AC160 


220 


AFI26 


300 


ALH11 


2.000 


BC179 


230 


BC320 


AC161 


220 


AFI27 


300 


AU113 


1.700 


BC181 


200 


BC321 


AC162 


220 


AF134 


200 


AUY21 


1.500 


BC1S2 


200 


BC322 


AC175K 


300 


AF135 


200 


AUY22 


1.500 


BC183 


200 


RC327 


AC178K 


300 


AF13C 


200 


AUY27 


1.200 


BC184 


200 


BC32S 


AC179K 


300 


AF137 


200 


AUY34 


1.200 


BC167 


250 


BC337 


AC180 


250 


AF139 


400 


AUV37 


1.200 


BC1S8 


250 


BC340 


AC190K 


300 


AF149 


300 


BCI07 


200 


BC201 


700 


BC341 


AC181 


250 


AF150 


300 


BC108 


200 


8C202 


700 


BC360 


AC181H 


300 


AF164 


200 


BC109 


200 


BC203 


700 


BC361 


AC 183 


200 


AF165 


200 


BC113 


200 


BC204 


200 


BC3S4 


AC194 


200 


AF166 


200 


BC114 


200 


BC205 


200 


BC395 


AC184K 


250 


AF169 


200 


BC115 


200 


BC206 


200 


BC396 


AC185 


200 


AF170 


200 


BC116 


200 


BC207 


200 


BC429 


AC1B5K 


250 


AFI71 


209 


BC117 


300 


BC208 


200 


8C430 


AC1S7 


240 


AF172 


200 


BC118 


200 


BC209 


200 


BG44I) 


AC1B7K 


300 


AF17B 


450 


BC119 


240 


BC210 


300 


BC441 


AC180 


240 


AF181 


500 


BC120 


300 


BC211 


300 


BC460 


AC1B8K 


300 


AF186 


600 


BC125 


200 


BC212 


220 


BC461 


AC 193 


240 


AF200 


250 


BC126 


300 


BC213 


220 


BC537 


AC193K 


300 


AF201 


250 


BC134 


200 


BC214 


220 


BC53» 


AC 134 


240 


AF202 


250 


BC13S 


200 


BC225 


2O0 


BC595 


AC194K 


300 


AF239 


500 


a ci 3* 


300 


BC231 


300 


BCY56 


AC 191 


200' 


AF240 


550 


BC137 


300 


BC232 


300 


BCY58 


AC192 


200 


AF251 


500 


BCI38 


300 


BC237 


200 


BCY59 


ADI» 


700 


AF267 


1,000 


BC139 


300 


BC238 


209 


BCY71 



LIRL 


TIPO 


LIRE 


200 


BCY72 


300 


220 


BCY77 


300 


200 


BOY 78 


300 


220 


BCY79 


300 


220 


BD106 


1.100 


220 


BD107 


1.100 


220 


BU111 


1.000 


320 


BD112 


1.000 


320 


BD113 


1.000 


600 


BD115 


700 


230 


BD116 


1.000 


400 


BD117 


1.000 


350 


BD118 


1.000 


400 


BD124 


1.500 


350 


BD135 


450 


400 


BD136 


450 


220 


BD137 


450 


220 


BD138 


450 


220 


BD139 


500 


300 


BD140 


500 


200 


BD142 


900 


2O0 


B0157 


600 


220 


BD158 


600 


220 


BD159 


600 


220 


BD160 


1.600 


220 


BD162 


600 


220 


BD163 


600 


230 


BD17B 


600 


230 


BD216 


1.200 


350 


BD221 


600 


400 


BD224 


600 


400 


6D433 


800 


400 


BD434 


800 


300 


BD663 


900 


200 


BDY19 


1.000 


200 


BDY20 


1.000 


450 


BDY38 


1.500 


450 


BF115 


300 


400 


BF117 


350 


400 


8F118 


350 


500 


BF119 


350 


500 


BF120 


350 


230 


BF123 


220 


230 


BF139 


450 


230 


BF152 


250 


300 


BF153 


240 


300 


BF154 


240 


300 


BF155 


450 


300 


BF156 


500 



ATTENZIONE 

cLi"l C.A**.!"fn d clfde dÌ a M Vdlne 3, ° ne d * S> ' ° rd ' nl '' **** "' 5CriV8re in s,BmpB,eMo nome H<f '"dirizzo del committente 

Non si accertano ordinazioni inferiori a L 4.000: esclusa Ir spese di spedizione 

Richiedere qualsiasi materiale slettronico. anche se non pubblicato nella presente pubblicazione 

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^UNUI/JIIJNI DI PAGAMENTO: 

■ ) Invio, anticipato a mez*c assegno circolare o vaglia postale dell'importo globale dell ordine, maggiorato delle spese postali 

di un minimo di L 450 per C.S.V. e L 600/700, per pacchi postali 
o) contrassegno con le spese incluse nell'Importo dell'ordine 





























































^ — ■ 




















CIRCUITI 


INTEGRATI 








SEM 


CONO 


O R I 






CA3018 


1.600 






















CA304S 


V4O0 






TIPO 


LIRE 


TIPO 


LIRE 


TIPO 


LIRE 


TIPO 


LIRE 


CA3065 

C A 3048 

CA3052 

CA3055 

KA702 

nA703 

HA709 

|; A71 1 


1.600 
4.2O0 
4.200 
3.200 






BF157 


$00 


BFY57 


500 


2N409 


350 


2N3713 


2.200 






BFtSS 


320 


BFY64 


500 


2N4I1 


800 


2N3731 


2.000 






BF159 


320 


BFY74 


500 


2N456 


800 


2N3741 


550 


1.200 
700 
700 

1.000 

t.000 
850 

2.000 
900 
300 
500 






BUfiO 


200 


BFY90 


1.100 


2N4S2 


230 


2N3771 


2.200 






BF161 


400 


BFW10 


1.200 


2N483 


200 


2N3772 


2.600 






BF162 


230 


BFW11 


1-200 


2N526 


300 


2N3773 


4.000 






BF163 


230 


BFW16 


1.100 


2N554 


700 


2N3790 


4.500 


|iA723 

PA741 

|iA747 

HA748 

SN7400 

SN74H0O 

SN7402 

5N74HD2 

SN7403 

SN7404 

SN7405 

SK7407 

SN7408 

SN7410 

SM7413 

SN7420 

SN7430 

SN7432 

SN7415 

SN7J1S 

SN7440 

SN7441 

SN74141 

SN7442 

EK7443 

SN7444 

SN7447 

SN744E 

SN7451 

SN7470 

SN7454 

SN7470 

SM7473 

SN7475 

SN7476 

SN7490 

SN7492 

5N7493 

SN7494 

SN749É 

SN74013 

SN74154 

SN74181 

SN74191 

SN74192 

SN74193 

SN76533 

r A Al 21 

TAA300 

TAA3I0 

TAA320 

TAA350 

TAA435 

TAA4S0 

T A ASSO 

TAA570 

TAA611 

TAA611B 

TAA611C 

TAA621 

TAAG61A 

TAA661B 

TAA700 

TAA710 

TAA775 

TAA861 

TBA12D 

T8A231 






BFI64 


230 


BFW30 


1.400 


2N696 


400 


2N3T92 


4,500 






BFt66 


450 


BFX17 


1.000 


2N697 


400 


2N3355 


220 






BF167 


320 


BFX4D 


800 


2N706 


250 


2N3866 


1.300 






BF169 


320 


BFX41 


eoo 


2N707 


400 


2N3925 


5.100 






BF173 


350 


BFXS4 


700 


2N708 


300 


2N4O01 


450 






BF174 


400 


BFX89 


1.100 


2N709 


400 


2N4031 


500 


300 
500 
450 
«50 
450 
480 
500 
300 

MB 

300 
300 
800 
800 

eoo 

400 
1.100 

i.too 

1.100 
1.400 
1.500 
1.700 
1.700 
450 
500 
500 
850 
1.100 
1.100 
1.000 
t.000 
1.100 
J.ZOO 
«.200 
2.000 
2.000 
2.000 
2.500 
2.000 
2.000 
2.000 
2.000 
2.000 
1.600 
1.600 

eoo 

1,600 
1.600 
2. odo 

eoo 

1.600 
1.000 
1.200 
(.600 

t.eoo 

1.600 
1.600 
2.000 
2,000 
2.000 

t.eoo 

1.100 

i.sno 






BF176 


220 


BSX24 


250 


2N711 


4*0 


2N4033 


500 






BFI77 


300 


BSX26 


250 


2N914 


250 


2N4134 


420 






BF17B 


350 


BSX51 


250 


2N918 


300 


2N4231 


800 






BF179 


400 


BU100 


1.500 


2N929 


300 


2N4241 


700 






BF1BO 


550 


BU102 


tata 


2N930 


300 


2N4348 


3.000 






BFiai 


550 


BU104 


2.000 


2N103B 


700 


2N4347 


3.000 






BFIB4 


300 


BU105 


4.000 


2NI100 


5.500 


2N4348 


3.000 






BF1SS 


300 


BU107 


2.000 


2N122G 


350 


2N4404 


550 






BF186 


300 


BUIO» 


2.000 


2N1304 


350 


2N4427 


1.300 






BF194 


220 


BVI22 


2.000 


2N1305 


400 


2N4426 


3. 800 






BF195 


220 


BUY13 


4.000 


2N1306 


450 


2N4429 


9.000 






BF196 


220 


BUY14 


1.000 


2N1307 


450 


2N4441 


1.200 






BF197 


230 


BUY43 


1.000 


2N1308 


400 


2N4443 


1.500 






BF19B 


250 


BUY46 


800 


2N1338 


1.100 


2N4444 


2.200 






8F199 


250 


OC44 


400 


2N1585 


400 


2N4904 


1.200 






BF200 


450 


OC45 


400 


2N15B6 


450 


2N4912 


1.000 ' 






BF207 


300 


OC70 


200 


2N16I3 


300 


7N4924 


1.300 






BF208 


350 


OC71 


200 


2N1711 


320 


2N5016 


10.000 






BF222 


260 


OC72 


200 


2N1890 


450 


2N5131 


300 






BF233 


250 


OC74 


230 


2N1893 


450 


2NS132 


300 






BF234 


250 


OC75 


200 


2N1924 


450 


2N517J 


12.000 






BF235 


250 


OC7E 


200 


2N1925 


400 


2N5320 


600 






BF236 


250 


OC 169 


300 


2N19B3 


450 


2N5321 


650 






BF237 


250 


OC170 


300 


2N19U6 


450 


2NS322 


700 






BF23S 


250 


OC 171 


300 


2N1987 


450 


2N55S3 


12.000 






BF241 


250 


SFT206 


350 


2N2048 


450 


2N5590 


12.000 






BF242 


250 


SFT214 


900 


2N2160 


2.000 


2N565G 


BOO 






BF254 


260 


SFT239 


650 


2N21SB 


450 


2N5703 


16.000 






BF257 


400 


5FT241 


300 


2N221B 


350 


2 N 5764 


15.000 






BF2SB 


400 


SFT266 


1.300 


2N2219 


350 


2N5B58 


250 






BF259 


450 


SFT2E8 


1.400 


2N2222 


300 


2N6122 


650 






BF261 


400 


SFT307 


200 


2N2284 


380 


MJ340 


640 






BF271 


400 


SFT308 


200 


2N2904 


300 


MJE2801 


800 






BF272 


400 


SFT316 


220 


2N2905 


350 


MJE2901 


900 






8F302 


300 


SFT320 


220 


2N2906 


250 


MJE3055 


900 






BF303 


300 


SFT322 


220 


2N2907 


300 


TIP3055 


1.000 






BF304 


300 


SFT323 


220 


2N2955 


1.300 


40260 


1.000 






BF305 


350 


SFT325 


200 


2N30I9 


500 


40261 


1.000 






BF31I 


280 


SFT337 


340 


2M3O20 


500 


40262 


1.000 






BF332 


250 


SFT352 


200 


2N3053 


ODO 


40290 


3.000 






BF344 


30O 


SFT353 


200 


2N3054 


800 


PT4S44 


12.000 






BF333 


250 


SFT367 


300 


2N3055 


850 


1T4555 


24.000 






BF345 


300 


S*T373 


250 


2N3061 


450 


PT5649 


16.000 






BF4S6 


400 


SFT377 


250 


2N3232 


1.000 


PT8710 


16.000 






BF457 


400 


2N172 


850 


2N3300 


600 


PTB720 


16.000 






BF4S8 


450 


ZN270 


300 


2N3375 


5. eoo 


T101C 


16.000 




BF459 


450 


2N301 


eoo 


2N3391 


220 


B12/12 


8.500 






BFY46 


500 


2N371 


320 


2N3442 


2.600 


B25/12 


16.000 






BFV50 


500 


2N395 


250 


2N3502 


400 


B40/12 


24.000 






BFY51 


WO 


2N396 


250 


2N3702 


250 


B50/12 


27.000 






BFY42 


500 


2N396 


300 


2N3703 


250 










BFY56 

DIODI 

IIPO 

AY102 

AY103K 

AY104K 

AY105K 

AY106 

BA100 


500 

LIRE 
900 
450 
450 
500 
900 
120 


2N407 
BB109 
BB122 
BB141 
BY103 
BY114 
BY116 
BY11S 
BY126 
BY127 


300 
350 
350 
350 
200 
200 
200 
1.300 
280 
220 


2N3705 

TIPO 

SE524B 
SE5247 
BF244 


250 

FET 

ZENER 
LIRE TIPO 

Da 400 mW 

600 Da ' W 

Da 4 W 

600 Da 10 W 

eoo 


LIRE 
200 
280 
550 
900 






BA102 
BA127 
BA128 
BAI 30 
BA136 


200 
80 
60 
SO 

350 


BY133 

TV6.5 

TV11 

TV1B 

TV20 


220 

450 
500 

eoo 

650 


BF245 

MF-F102 
2N3819 
2N3S20 


600 _ . _ 
700 „ p0 °'* C 

600 Da 400 V 
t<m Da 500 V 


LIRE 
400 
500 


TBA24* 
TBA2B1 
TBA271 
TBA311 
TBA4O0 


7.000 
1.600 
550 
2.000 
1.600 






BA148 
BA173 


160 

100 


1N40O2 
1N4003 


150 
150 


2N544J 


700 

-", UMIGIUNZIONI 


TBA550 
TBA641 
TBA7S0 


2.000 
2.000 
1.500 






BA182 


400 


1N40O4 


150 


2N544S 


700 2N1671 


2.OO0 






BB1O0 


350 


1N4O05 


160 




2N2B46 


700 


TBA790 


2.000 






BB10S 


350 


1N4006 


200 




2N4S70 


700 


TBA800 


1.800 






BB106 


350 


1N4007 


220 




2N487T 


700 


TBAS10 


1.600 




















TBA820 
TCA610C 


1.800 
800 




















9368 


3.200 























Con questo semplice circuito vi sarà facile operare la commuta- 
zione dei quarzi sull'oscillatore del vostro ricevitore o trasmettito- 
re, per modificare il canale di ricezione o trasmissione. 



COMMUTATORE elettronico per 



Abbiamo ricevuto, per la riparazione, dei ricevi- 
tori per Citizen-Band nei quali i lettori, per otte- 
nere più canali, avevano inserito uno o due com- 
mutatori a 10 o 12 posizioni, dai quali si dipar- 
tivano grossi e disordinati grovigli di fili che an- 
davano a raggiungere i 10-18 quarzi per l'oscilla- 
tore locale. 

Per esigenze meccaniche e di involucro poi, il 
commutatore non veniva disposto in posizione vi- 
cinissima al transistor oscillatore, per cui il maz- 
zetto di fili di collegamento raggiungeva, nella 
maggioranza dei casi, una lunghezza superiore ai 
dieci centimetri. 

I ricevitori inviatici erano accompagnati da let- 
tere che lamentavano i seguenti inconvenienti; 
Commutando un quarzo con un altro a canale 
adiacente, si verificava, a detta dei lettori, che 
l'apparecchio diventava instabile, tanto che a vol- 
te la frequenza di ricezione rimaneva invariata 
come se anche il quarzo precedentemente disin- 
serito, fosse rimasto incluso ancora sui circuito 
oscillatore. Oppure si verificava il caso che, in 
presenza di segnali molto torti su canali molto 
lontani da quello del quarzo di ricezione, tali se- 
gnali riuscivano ad entrare nel ricevitore e tale 
inconveniente spariva solo se si utilizzava un solo 
quarzo di ricezione o venivano eliminati dal cir 
coìto i fili di collegamento ed il commutatore. 

Ovviamente tutti hanno intuito che I difetti era- 
no causati dalla lunghezza dei fili e molti hanno 
provveduto personalmente ad accorciare le con- 
nessioni limitando i canali a 2 o 3 in tutto, ma 
tale soluzione non li ha completamente soddisfatti 
per cui ci hanno pregato di studiare un sistema 
che potesse consentir loro di provvedere il rice- 
vitore con un numero di canali superiore a quello 
presente. 

Come tutti hanno potuto constatare, quando i 
collegamenti che vanno dal quarzo ai commuta- 
tore risultano essere molto lunghi, tramite i fili 
si introducono delle capacità parassite che pos- 
sono aggirarsi su valori compresi tra 10 e 20 pF. 

pag. 256 



Questo significa che in pratica avviene come se 
collegassìmo sullo stesso oscillatore tanti quarzi 
accoppiati uno all'altro in parallelo, con una ca- 
pacità di circa 20 pF ed in queste condizioni è 
ovvio che il funzionamento dell'oscillatore risulti 
instabile in quanto, se in tutta fa serie dei quarzi 
impiegati ne esiste uno notevolmente più sensi- 
bile degli altri, esso non avrà difficoltà ad ecci- 
tarsi e quindi ad oscillare anche se non diretta- 
mente inserito. A questo aggiungasi che può ac- 
cadere che oscillino alternativamente sìa il quar- 
zo inserito, sia il quarzo non inserito ma assai 
sensibile, col risultato di avere non poche inter- 
ferenze. Abbiamo quindi cercato di eliminare que- 
sto difetto realizzando un circuito a commuta- 
zione elettronica nel quale la lunghezza dei fili 
che collegano il commutatore al quarzo non in- 
fluenzi assolutamente il funzionamento dell'oscil- 
latore. 

Nelle prove eseguite in laboratorio, inserendo 
anche una ventina di quarzi e utilizzando, per il 
collegamento, dal commutatore al telaio del rice- 
vitore (o al telaietto sul quale avremo inserito tutti 
i quarzi e i transistor che desideriamo) mazzetti 
di filo strettamente legati tra loro e lunghi anche 
diversi metri, abbiamo ottenuto il risultato di far 
oscillare solo ed esclusivamente il quarzo interes- 
sato, senza che nessuno degli altri intervenisse 
ad influenzare l'oscillatore. 

Il circuito che vi presentiamo in fig. 1 viene rea- 
lizzato inserendo in serie al quarzo, dei normali 
diodi al silicio di qualsiasi tipo. Per le nostre pro- 
ve noi abbiamo utilizzato degli 1N914. dei BA148. 
dei BAY72, dei TF21, degli 1N4003, degli 1N4007 
senza che notassimo alcuna differenza. 

Nell'esempio che vi proponiamo noi ci siamo li- 
mitati a lavorare su soli cinque quarzi, ma il let- 
tore potrà tranquillamente aggiungerne quanti più 
ne desidera senza incontrare particolari problemi. 
In fase di realizzazione dovremo solo attenerci 
ad alcune precise condizioni, prima tra tutte quel- 
la di rivolgere tutte le estremità dei quarzi verso 






RX e 



0? 



JCL- fi Ef fi. 




COMPONENTI 

R1-R2-R3-R4-R5 = da 3.900 a 4.700 ohm Vi watt 
R6-R7 s vedere articolo 

DS1-DS2-DS3-DS4-DS5 es diodi al silicio di qual- 
siasi tipo 
TR1 = transistor oscillatore 
C6-L1 ss circuito di sintonia 
X1-X2-X3-X4-X5 = quarzi per I diversi canali 



r 



~i — r - 

X! E X3^^ 

i f ¥ f I f ¥■ 





J 



9 VOLT 



Fig, 1 Schema elettrico del commutatore elettronico, per cambio ca- 
nale, che potrete impiegare su qualsiasi stadio oscillatore di rice- 
zione o di trasmissione. 



la base del transistor oscillatore, anche realiz- 
zando un collegamento sufficientemente lungo: se 
si desidera inserire un numero notevole di quarzi, 
anziché realizzare un circuito stampato stretto e 
lungo, si consiglia di applicare i quarzi a due a 
due, come vedesi nell'esempio pratico di flg. 2. 
In pratica il terminale opposto a quello che sì 
collega alla base, andrà collegato al diodo il cui 
terminale positivo andrà rivolto verso la massa. 
Tra la giunzione quarzo-diodo applicheremo su- 
bito la resistenza di alimentazione (cioè R1-R2- 
R3-R4-R5 di fig. 1) ed al termine dì questa il re- 
lativo condensatore di disaccoppiamento {cioè 
C1-C2-C3-C4-C5). 
Il terminale della resistenza di alimentazione an- 



drà congiunto al commutatore (S1) anche serven- 
dosi di fili lunghissimi ed attorcigliati l'uno all'al- 
tro, in quanto in essi non scorrerà AF, bensì solo 
tensione continua. Come vedesi in fig. 1, per ec- 
citare il quarzo noi dovremo solo applicare una 
tensione positiva alla resistenza interessata e que- 
sta, portando in conduzione il diodo, provvedere 
a coilegare elettricamente alla massa l'estremità 
del quarzo che potrà così oscillare 

Tutti gli altri quarzi, poiché i diodi a cui sono 
collegati non ricevono tensione, rimangono elet- 
tricamente isolati quindi non hanno alcuna possi- 
bilità dì oscillare. 

La tensione di eccitazione del diodo non è cri- 
tica, e potremo perciò utilizzare 6-9 o 12 volt a 



pag. 257 



r L L L L 1 



~1 




< h. < IV I ^r A. I < Il 5 ft U J *-**^ I 

•- 111 I K i 1 fi I £ ft * I ? 1 9 J 2 h fl /?1W*'^'C6 



L ì ì ì 1 ì 



Flg. 2 A coloro che volessero 
utilizzare un numero considere- 
vole di quarzi, consigliamo di 
adottare la soluzione visibile In 
disegno, cioè abbinare i quarzi a 
due a due per evitare di costruire 
un circuito stampato lungo e 
stretto. NOTA. Il circuito stam- 
pato qui riprodotto è un solo 
esempio, di come potreste rea- 
lizzarlo. 



nostra scelta. Al massimo dovremo variare il va- 
lore delle relative resistenze (R1-R2-R3-R4-R5) in 
modo che attraverso queste scorra una corrente 
di circa 4-8 mA. 

A titolo indicativo vi diciamo che, per una ten- 
sione di 12 volt, il valore delle resistenze andrà 
scelto tra i 3.900 e i 4.700 ohm, mentre per ten- 
sioni inferiori il valore delle resistenze andrà scel- 
to sui 2.200 o 2.700 ohm 

Non esistono comunque difficoltà nella scelta 
di tali valori, in quanto è sufficiente che in esse 
scorra una corrente con valore tale da poter por- 
tare in conduzione il diodo, quindi anche 4 mA 
possono già essere sufficienti ad effettuare la 
commutazione richiesta. 

La soluzione che noi proponiamo per il cam- 
bio canale sui ricevitori può essere impiegata an 
che per gli stadi oscillatori dei trasmettitori. 

Le nostre prove sono state effettuate per il 
TX15 e per altri trasmettitori ancora in fase di 
sperimentazione, ed i risultati ottenuti sono stati 
estremamente positivi senza che riscontrassimo 
alcuna diminuzione di potenza. 

É importante, nel caso si proceda a questa mo- 
difica nella sezione oscillatrìce, controllare sem- 
pre l'assorbimento che scorre attraverso le re- 
sistenze di alimentazione dei dìodi (R1-R2-R3-R4- 
R5) affinché esso non risulti mai inferiore a 4-5 
milliamper. Durante le prove abbiamo constatato 
che, per gli stadi oscillatori per TX, il valore del- 
le resistenze (se il trasmettitore è alimentato a 12 
volt) è compreso in linea di massima tra 3.300 
e 3,900 ohm. 

Se la tensione di alimentazione fosse inferiore 



ai 12 volt, occorrerà ridurre il valore ohmico, in 
modo che la corrente assorbita non sia mai in- 
feriore a 4 mA. 

Sempre e solo nei casi di trasmettitori, sarà 
utile controllare che, escludendo la tensione di 
eccitazione sul commutatore S1 (vedere fig, 1) 
in modo che non risuiti eccitalo nessuno dei 
quarzi inseriti, l'assorbimento del transistor oscil- 
latore si aggiri sui 12-15 milliamper, e fornendo 
tensione ad uno dei quarzi inseriti (accordando il 
circuito di sintonia C6-L1), che la corrente sul 
punto di accordo aumenti. Se la corrente dovesse 
essere inferiore si potrà ridurre il valore di R7, 
nel caso opposto, aumentarlo. 

Importante ancora precisare che i diodi colle- 
gati in serie ai quarzi debbono essere necessa- 
riamente al silicio. L'impiego di diodi ai germa- 
nio provocherà il mancato funzionamento del cir- 
cuito, o il funzionamento imperfetto. 

Vi raccomandiamo di rispettare la polarità dei 
diodi. Invertendone la polarità sarà necessario 
invertire la polarità dell'alimentazione, quindi nei 
casi in cui il positivo di alimentazione risulta col- 
legato a massa (e tale condizione sì presenta nei 
trasmettitori che usano transistor PNP) occorrerà 
invertire, nel circuito, la polarità dei diodi. 

I valori delle resistenze R6-R7. cioè quelle di 
polarizzazione del transistor, saranno gli stessi di 
quelli che vengono consigliati nello schema preso 
in esame, quindi, nel caso del TX15 dovremo ave- 
re R6 da 3.300 ohm ed R7 da 18.000 ohm, men- 
tre nello RX27 la resistenza R6 non è prevista e 
potrà quindi essere omessa anche per il nostro 
oscillatore. 



pag, 258 




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Con questo circuito è possibile stabilizzare la tensione alternata 
di rete in modo da ottenere sempre 220 volt, anche se la tensione 
di linea dovesse scendere a 160 volt, cioè 60 volt in meno della 
tensione normalmente a disposizione. 

ALIMENTATORE 

STABILIZZATO 

in ALTERNATA per 220 VOLT 



Esistono zone in cui la tensione di rete subi- 
sce, durante la giornata, dei notevoli sbalzi, tali 
da impedire il regolare funzionamento dì apparec- 
chiature elettroniche calcolate per funzionare esat- 
tamente a 220 volt. 

In campo fotografico, per esempio, sia per la 
stampa del « bianco-nero », sia e maggiormente 
per la stampa del « colore », una variazione della 
tensione di rete può pregiudicare il contrasto e 
rovinare irrimediabilmente la copia stampata. Nel 
campo delle incubatrici elettriche, le variazioni di 
tensione, se di una certa gravità, possono pregiu- 
dicare il buon esito di una covata. Nel campo te- 
levisivo si possono avere invece modifiche alla 
luminosità in caso di variazioni in diminuzione, 
mentre se le variazioni si verificano in aumento si 
può bruciare il tubo a raggi catodici o le valvole. 

Questi inconvenienti possono verificarsi in altri 
innumerevoii campì, ed è, per questo che vi pro- 
poniamo la costruzione di questo alimentatore in 
grado di stabilizzare la tensione di rete sul valore 
dì 220 volt, anche se quella di linea subisce am- 
pie variazioni. Dalle prove condotte in laboratorio 
possiamo senz'altro affermare che, nonostante una 
variazione in entrata del 30% in più o in meno, 
in uscita avremo una variazione contenuta nel- 
l'ordine dello 0,7%, quindi assolutamente insigni- 
ficante. 

Tenete comunque presente che ben diffìcilmen- 
te avrete in entrata variazioni dell'ordine del 30%; 
al massimo si possono verificare variazioni com- 
prese entro un massimo del 15%, ed in questi 
casi il nostro alimentatore ci fornirà, in uscita, una 
tensione che si discosterà dal valore voluto dello 
0,35°/o soltanto. 

Ciò significa che, se la tensione dì rete dovesse 
abbassarsi a 180 volt, in uscita dal nostro stabi- 
lizzatore si misureranno 219 volt, anziché 220. 

Del progetto che vi presentiamo ne sono stati 

pag. 260 



realizzati alcuni esemplari per potenze dell'ordine 
dei 3 Kilowatt e ì prototipi sono stati affidati ad 
alcune industrie per il necessario collaudo. Vi 
possiamo assicurare che sono trascorsi più di tre 
mesi dalla loro messa in opera e non sì è mai ve- 
rificato alcun inconveniente, anzi sono tutt'ora in 
funzione. 

L'alimentatore che vi proponiamo non è comun- 
que da 3 Kilowatt, ma di potenza molto più limi- 
tata, cioè da solo 200 watt. 

La potenza comunque è subordinata alle sole 
caratteristiche del triac impiegato e a quelle del 
trasformatore, perciò non vi saranno assolutamen- 
te difficoltà di sorta, come spiegheremo, per rea- 
lizzare un'apparecchiatura per potenza superiore. 



SCHEMA ELETTRICO 

Per realizzare un alimentatore con le prestazio- 
ni da noi elencate abbiamo dovuto far ricorso ad 
un nuovo componente denominato O.C.I. (Opti- 
cally-couped-isolator). Questo componente non è 
altro che un particolare accoppiatore ottico rac- 
chiuso in un contenitore simile ad un piccolo in- 
tegrato dual-line a 6 piedini, nel cui interno è 
contenuto un fotodiodo a raggi infrarossi, posto di 
fronte ad un fototransistor NPN. 

Modificando la tensione di alimentazione del 
fotodiodo, automaticamente il fototransistor ne se- 
guirà la variazione e di conseguenza, sul suo col- 
lettore, scorrerà più o meno corrente. La funzione 
del fotodiodo può essere paragonata ad una ten- 
sione che, pilotando la base di un comune transi- 
stor, ne modifica la polarizzazione. 

L'accoppiatore ottico impiegato in questo cir- 
cuito è costruito dalla casa ■■ Fairctiild », porta la 
sigla FCD.810, ed ha un costo che sì aggira in- 
torno alle 1,500 lire. 






I 




Le sue caratteristiche sono le seguenti: 



5 volt 



60 mA 

10 mA 

20 volt 
25 mA 



— Massima tensione inversa .... 

— Massima corrente applicabile al fo- 
todiodo 

— Corrente tipica di funzionamento 
del fotodiodo 

— Massima tensione applicabile al fo- 
totransistor 

— Massima corrente di collettore . . 
■ — Temperatura di funzionamento - 55 a + 160"C 

— Tempo di risposta del fototransistor 

4 microsecondi a 2 mA 

— Tensione massima (tensione di iso- 
lamento fra diodo e transistor . 1.500 volt 

Conosciute le caratteristiche del foto-accoppia- 
tore, possiamo passare a spiegarvi il principio di 
funzionamento di tutto lo stabilizzatore. 

Per meglio comprendere le funzioni svolte dal- 
l'unigiunzione, dal dìodo SCR e dal triac, è ne- 
cessario soffermarci sul trasformatore d'uscita TI. 

Questo trasformatore, come è possìbile rile- 
vare dallo schema elettrico, è provvisto dì un av- 
volgimento primario, calcolato per tre sole ten- 
sioni, cioè 160-180-200 volt, e da un secondario a 
220 volt dal quale si preleverà la tensione alter- 
nata stabilizzata. 

Sull'avvolgimento secondario dei 220 volt è inol- 
tre disponibile una presa supplementare in grado 
di erogare 5 volt, che servirà per l'alimentazione 
del fotodiodo dell'accoppiatore ottico. In serie al- 
l'avvolgimento primario di T1 (presa 180 volt) tro- 
viamo applicato il diodo Triac che, nello schema 
elettrico è indicato con la sigla TRC1, 



Affinché la tensione di rete possa giungere sul- 
l'avvolgimento primario di T1 è necessario che il 
Triac sia in conduzione e, per ottenere questo, 
bisognerà eccitare il terminale del « gate ». Se la 
tensione alternata, che applichiamo al « gate » per 
eccitarlo, è in fase con la tensione di rete, sul 
primario del trasformatore TI giungerà la massi- 
ma tensione (fig. 3). mentre se la tensione sul 
.■ gate » risulta essere sfasata, la tensione che 
giungerà sul primario del trasformatore T1. attra- 
verso il triac, risulterà inferiore (fig. 4). Maggiore 
è lo sfasamento, minore risulterà la tensione che 
il triac fornirà al trasformatore T1. Infatti, se ap- 
plicheremo sull'anodo A2 una tensione di 220 volt 
sfasando notevolmente la tensione di eccitazione 
sul «gate", è possibile prelevare all'uscita dal- 
l'anodo A1 tensioni anche di 40-60 volt in quanto 
il triac, in via teorica, può comportarsi come una 
resistenza limitatrice. Questa stessa condizione, 
cioè la riduzione della tensione sull'uscita di un 
triac, é possìbile ottenerla tenendo eccitato il 
« gate » del dìodo per un tempo inferiore a quello 
richiesto dal semiperiodo per completare il suo 
ciclo. In queste condizioni la tensione che prele- 
veremo sull'uscita di A1 sarà proporzionata al 
tempo in cui ii triac rimane più o meno ecci- 
tato (fig. 4). 

Se realizziamo perciò un circuito d'Innesco in 
grado di prelevare dall'anodo Al una tensione di 
160-180 oppure 200 volt applicando in ingresso 
220 volt e collegando questa tensione più bassa 
al primario di un trasformatore il cui secondario 
sia calcolato per erogare 220 volt, sarà solo ne- 
cessario completare questo circuito con l'aggiun- 
ta di una parte supplementare in grado di ritar- 



pag. 261 






e 5 4 

n 

1 2 3 



Fig. 1 Nel disegno, l'accoppiatore ottico FCD.810 a grandezza naturale 
visto da sopra. Per individuare i 6 terminali di cui è provvisto occorrerà pren- 
dere come riferimento II puntino bianco posto in corrispondenza del termi- 
nale 1. Come vedesi anche nello schema elettrico di fig. 2 I terminali 1-2 
fanno capo al fotodiodo, mentre i terminali 5 e 4 a quelli del fototransistor. 



dare il tempo dì eccitazione del «gate" nel caso 
che la tensione di rete dovesse aumentare, o ri- 
durre questo tempo nel caso la tensione dovesse 
diminuire. 

é facilmente intuibile che, se il circuito di ecci- 
tazione è regolato in modo da ottenere dal triac 
un'uscita di 160 volt, avendo a disposizione dalla 
rete una tensione di 220 volt, noi avremo la pos- 
sibilità dì stabilizzare la tensione d'uscita fino al 
valore limite dei 160 volt e per un massimo di 
280 volt, con un'escursione cioè di 120 volt mas- 
simi. 

In considerazione di quanto descritto la parte 
più importante e più critica di tutto il circuito è 
costituita dall'automatismo necessario a ritardare 
o anticipare l'innesco del diodo triac non appena 
la tensione aumenti o decresca, ed utile a farci 
ottenere che il ritardo sia uguale sìa per il tempo 
in cui sull'anodo A2 del triac è presente la se- 
mionda positiva, sia per quanto è presente la 
semionda negativa. L'automatismo deve inoltre 
essere in grado di mantenere eccitato il triac sino 
a quando il semiperiodo della tensione non abbia 
completamente terminato il suo ciclo. Infatti, in 
presenza di carichi induttivi, la corrente non ri- 
sulta mai in fase con la tensione e, in queste 
condizioni il triac potrebbe disinnescarsi automati- 
camente ancor prima che l'intero ciclo della ten- 
sione sia riuscito a circolare sul primario di T1. 
L'automatismo in grado di tenere eccitato il « ga- 
te ■■ del triac per tutta la durata dell'intero ciclo 
della sola tensione, e non per quello della cor- 
rente viene ottenuto con un circuito composto 
dal diodo SCR eccitato dal transistor unigiunzione 
che, a sua volta, viene pilotato dall'accoppiatore 
ottico O.C.I. 

Procedendo per ordine, noi troviamo nello sche- 
ma il raddrizzatore RS1 necessario per ottenere 
una tensione pulsante a 100 Hz indispensabile 
per alimentare il transistor unigiunzione in sin- 
cronismo con la frequenza di rete, il collettore 
del fototransistor e. logicamente, il diodo SCR1. 

Il circuito è stato progettato in modo che, se il 
diodo SCR1 non risulta in conduzione, anche il 
diodo triac non può condurre, poiché le semionde 



positive e negative fornite da RS1, che potrebbero 
eccitare il «gate» del triac, non possono raggiun- 
gerlo per la presenza del diodo DS3 e del diodo 
DS4. 

Solo quando il diodo SCR sì trova in condu- 
zione le semionde positive, prelevate dal ponte 
RS1, possono, attraverso il diodo SCR {dall'anodo 
al catodo) attraversare il diodo DS4 ed eccitare 
il « gate •■ del triac, e lo stesso dicasi per le 
semionde negative che, sempre attraverso il diodo 
SCR, possono attraversare il diodo DS3 e rag- 
giungere il « gate « del triac. In questo circuito 
il diodo SCR si comporta dunque come un vero 
interruttore automatico capace di fornire o esclu- 
dere al >■- gate » del triac la necessaria eccitazione 
e, di conseguenza, di fornire o interrompere la 
tensione al primario del trasformatore TI, tramite 
il triac stesso. 

Pertanto se II « gate » del triac rimane eccitato 
per tutto il periodo dell'onda sinusoidale, la ten- 
sione fornita dal triac in uscita risulterà massima 
(fig. 3), mentre se invece l'SCR ritarda l'eccita- 
zione al gate del triac, in uscita otterremo un'on- 
da incompleta (fig. 4), e in queste condizioni la 
tensione risulterà minore di quella applicata sul- 
l'entrata, in quanto il periodo risulta incompleto. 

Senza ricorrere a formule matematiche, che del 
resto poco servirebbero praticamente, potremo li- 
mitarci ad accennare al fatto che la tensione effi- 
cace che otteniamo risulta inferiore in quanto 
l'area totale è inferiore all'area massima della 
tensione applicata in Ingresso. Perciò più il «ga- 
te » si eccita in ritardo rispetto all'onda sinusoida- 
le di rete, minore risulterà la tensione disponibile 
in uscita del triac (fig. 4) e minore sarà quest'area 
quanto più bassa sarà la tensione in uscita. 

Con questo artificio è quindi possibile, partendo 
da una tensione di rete di 220 volt, ottenere in 
uscita 180-160-100 ed anche 40 o 20 volt. 

Per poter comprendere ancora meglio come 
funziona tutto il circuito sarà utile accennare, per 
chi ancora non lo sapesse, a come si comporta 
un diodo SCR quando al suo anodo venga appli- 
cata una tensione pulsante di polarità positiva, 
oppure continua. 



pag. 262 



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pag 263 




Se I anodo di un SCR viene alimentato con una 
tensione continua (positiva sull'anodo e negativa 
sul catodo), eccitando il «gate» con un impulso 
positivo, l'SCR si porta subito in conduzione e 
rimane in tale stato anche se togliamo l'eccita- 
zione al '«gate». Per diseccitare l'SCR innescato 
occorre necessariamente togliere tensione all'ano- 
do. Poiché l'anodo del nostro SCR è alimentato 
con una tensione positiva pulsante a 100 Hz, ap- 
pena il « gate ■ riceve l'impulso positivo, l'SCR si 
porta in conduzione e rimane in tale stato fino 
a quando il semiperiodo scende a volt (vedi 
fig. 5). A questo punto l'SCR si disinnesca e, per 
riinnescarsi, occorre un secondo impulso che do- 
vremo fornire non appena la semionda positiva, 
dallo « zero », tenderà a salire verso il suo valore 
massimo. Se questi impulsi dì eccitazione vengo- 
no inviati al « gate ■■ delI'SCR non appena sui suo 
anodo la semionda positiva dallo « zero » inizia 
a salire, il tempo in cui l'SCR rimane ■ a riposo » 
è breve (fig, 6); se invece questi impulsi giungono 
al >■ gate » delI'SCR quando la semionda ha già 
raggiunto una certa ampiezza, il tempo « di ri- 
poso » è maggiore (fig. 7). 

A questo punto è facilmente intuibile che, anti- 
cipando o ritardando gli impulsi di eccitazione del 
..gate» delI'SCR in rapporto alle semionde posi- 
tive applicate sull'anodo, noi possiamo di conse- 
guenza modificare la tensione di alimentazione 



Foto del montaggio dell'alimentalore stabiliz- 
zato in alternata. Si notino le dimensioni del- 
l'aletta di raffreddamento utile per dissipare 
il calore al diodo triac. 



sul primario del trasformatore T1 in quanto l'SCR 
viene impiegato per eccitare il « gate » del triac. 

Infatti già sappiamo, per averlo spiegato in pre- 
cedenza, che lino a quando l'SCR rimane in con- 
duzione, anche il dìodo triac sì troverà nelle iden- 
tiche condizioni, quindi minore risulterà il tempo 
dì ritardo di eccitazione sulI'SCR da un semipe- 
riodo all'altro, maggiore sarà la tensione che il 
triac potrà fornire al trasformatore T1 (vedere 
figg. 8-9). 

Regolando quindi il tempo di eccitazione sul 
«gate» delI'SCR in modo da ottenere, sull'uscita 
del triac, una tensione di 200 oppure 180 o 160 
volt e realizzando un circuito di comando in gra- 
do di anticipare gli impulsi di eccitazione al « ga- 
te •■ delI'SCR nel caso che la tensione dovesse 
scendere rispetto al valore da noi prefissato, o 
ritardare tali impulsi nel caso la tensione dovesse 
invece aumentare, potremo ottenere in uscita dal 
triac una tensione perfettamente stabilizzala sul 
valore di 200-180 o 160 volt. Il comando dell'an- 
tìcipo o del ritardo dell'innesco del «gate» del- 
I'SCR viene svolta, in questo alimentatore, dal 



pag. 264 



I 





TENSIONE 
USCITA AL TRIAC 



Fig. 3 Se ia tensione di eccitazione 
del « gate » di un trìac risulta In fase 
con la tensione alternata applicata sul- 
l'anodo A2, in uscita dall'anodo A1 noi 
preleveremo l'Identica tensione presen- 
te sull'anodo A2 (tensione di rete) 
come vedesi In questi due disegni. 




TENSIONE 
01 RETE 



niiflflofl l'flsiiiuci 
\ 



a_£LA 



r 



Flg. 4 Se la tensione di eccitazione 
del « gate » risulta sfasala rispetto alla 
tensione alternata applicata sull'anodo 
A2, in uscita dall'anodo A1, otterremo 
una tensione inferiore. Si noti Infatti 
come l'area delle semionde in uscita, 
risulti incompleta rispetto a quella di 
entrata. 



TENSIONE 
TRIAC 



BllftKDH NEGATI' 



transistor unigiunziorte e dal fotoaccoppiatore 
O.C.I. 

La tensione positiva fornita da RS1, attraversan- 
do it trimmer R5 e la resistenza R6 posta in serie, 
servirà pure per caricare il condensatore C2 in 
un <• tempo » determinato dal valore della capa- 
cità di tate condensatore e dal valore totale delle 
due resistenze R5 e R6. A carica raggiunta il 
condensatore si scaricherà immediatamente attra- 
verso l'unigiunzione e, in quel precìso momento, 
sul terminale B1 (cioè ai capi della resistenza R8) 
avremo un impulso positivo che ecciterà il « ga- 
te » delI'SCR, In quel precìso istante il triac si 
porterà in conduzione mediante la tensione di 
eccitazione che passa attraverso ì diodi DS3-DS4. 

L'SCR rimarrà in conduzione fino a quando il 
periodo della semionda positiva (fig. 8) non pas- 
serà sullo «0», e in tale momento esso si disec- 
citerà bloccando la conduzione al triac. Il con- 
densatore C2 tornerà nuovamente a caricarsi e 
l'unigiunzione provvederà a fornire un secondo 



impulso al « gate » delI'SCR e quindi riecciterà 
nuovamente il triac. 

Ammesso che tutto il circuito di eccitazione sìa 
« tarato » in modo da poter ottenere, sull'uscita 
del triac. una tensione di 180 volt (applicando in 
ingresso i 220 volt), se la tensione di rete do- 
vesse subire un aumento del 10%, automatica- 
mente anche sull'uscita del triac risulterà pre- 
sente tale aumento che sì riverserà automatica- 
mente sul primario di T1. 

Tale aumento passerà naturalmente anche sul- 
l'avvolgimento secondario e sarà subito, in egual 
proporzione, anche dalla tensione dei 5 volt che 
serve ad alimentare il ponte RS2, Poiché il foto- 
diodo incluso nell'integrato O.C.I. riceverà una 
tensione maggiore anche il fototransistor, mag- 
giormente eccitato, assorbirà maggiore corrente 
dalla resistenza R3 e, di conseguenza, la cor- 
rente che, attraverso R3-DS2 ed R5-R6, si river- 
sava sul condensatore C2 per caricarlo, si ritrova 
naturalmente di valore ridotto (poiché una parte 



pag. 265 




TtMPO P.IPOS0 
IÉMPO ECCITAZIONE 



Fig. 6 Applicando cosi sul <> gate » deli'SCR 
degli impulsi positivi, questo si ecciterà e 
rimarrà eccitato tino a quando la semionda 
positiva presente sul suo anodo non scen- 
derà a volt. A questo punto l'SCR si disin- 
nesca e solo in presenza di un secondo 
impulso esso potrà rieccìtarsi. Se gli im- 
pulsi al « gate » sono in fase con il periodo 
delle semionde positive, l'SCR rimarrà in 
conduzione per tutto il tempo della durata 
del periodo, diversamente questo tempo si 
ridurrà. 



satore elettrolitico C1, perciò la tensione che ot- 
terremo in uscita, da circa 20-30 volt, salirà in 
pochi istanti gradualmente fino al valore ideale 
di 220 volt. Perciò il lettore non consideri un di- 
fetto ii fatto che, non appena inserito nella rete 
luce, l'alimentatore, in uscita, non risulti istanta- 
neamente a 220 volt, ma occorra qualche secondo 
per raggiungere tale valore. 

Abbiamo ancora la resistenza R12 con in serie 
il condensatore C4 posto tra i due anodi del triac. 
Questo abbinamento si rende necessario per 
smorzare i picchi di commutazione del triac che 



TENSIONE 
SCfl 




TEMPO FCCITAflQME 



Fig. 7 Se gli impulsi che noi forniremo al 
« gate » deli'SCR risultano molto in ritardo 
rispetto al periodo della tensione pulsante 
positiva a 100 Hz (presente sul suo anodo) 
l'SCR rimarrà eccitato per un tempo minore. 
Nel disegno si può notare come gli impulsi 
di eccitazione del gate risultando in ritar- 
do rispetto al periodo, Il tempo di riposo 
o di dlseccitazione deli'SCR risulti maggiore 
rispetto al tempo di eccitazione {vedi fig. 6). 



potrebbero metterlo fuori uso in breve tempo. 
Inoltre questo accorgimento contribuisce a ren- 
dere meno ripido il fronte di salita dell'onda si- 
nusoidale quando il triac si porta in conduzione. 
La resistenza R11 ed il condensatore C3, posto 
tra l'anodo A1 del triac e il terminale «0» del 
primario di T1, servono per limitare Io sfasamento. 
Se vogliamo realizzare questo alimentatore per 
potenze elevate, il trasformatore T1 può essere 
sostituito anche da un autotrasformatore. In que- 
sto caso, oltre al vantaggio di ridurre il costo e 
semplificare l'avvolgimento di T1, si ha anche 



pag. 267 




TEMPO RIPOSO 



ANODO 
SCR 



CARICA 



I IMPULSI 



Il II I 



TEMPO ECCITAZIONE 
SCR 



TEMPO IN CUI ( SCR RIMANE ECCITATO 



Fig. 8 Poiché gli impulsi per 
eccitare il « gate » del diodo 
SCR vengono prelevati dalla 
base 2 (vedi fig. 2) del tran- 
sistor unigiunzione, ogni qual- 
volta il condensatore C2 ha 
raggiunto la sua massima ca- 
rica, il transistor unigiunzione 
si ecciterà, C2 scaricandosi 
attraverso ad esso, tornirà al- 
l'SCR un'impulso positivo che 
lo ecciterà. Il condensatore 
a questo punto lentamente 
ritornerà a caricarsi e di nuo- 
vo a carica raggiunta si sca- 
richerà attraverso al transi- 
stor unigiunzione a ciclo con- 
tìnuo. Se il tempo che inter- 
corre tra una carica e l'altra 
di C2 è calcolato In modo 
che esso coincide con l'ini- 
zio del semiperìodo della ten- 
sione pulsante, l'SCR rimarrà 
eccitato per tutto il tempo 
richiesto al semiperiodo per 
completare il suo ciclo com- 
pleto. 



maggior probabilità dì reperire il trasformatore 
in commercio. 

Se avvolgerete l'autotrasformatore, non fategli la 
presa dei 5 volt necessari per alimentare il ponte 
RS2, perché cosi facendo la stabilizzazione norr 
sarà perfetta. Questa presa può essere effettuata 
solo se il trasformatore è provvisto di secondario, 
come abbiamo disegnato nello schema elettrico 
di fig. 2. cioè la tensione di 5 volt deve prelevarsi 
sul solo avvolgimento in cui si collega il carico. 
Impiegando un autotrasformatore, dovremo allora 
necessariamente aggiungere al circuito un secon- 
do trasformatore da 5 watt massimi, provvisto di 
un primario a 220 volt e di un secondario a 5 
volt (vedi fig. 12). 



REALIZZAZIONE PRATICA 

Il circuito stampato LX57, visibile in fig. 10 a 
grandezza naturale, servirà a ricevere come ve- 
desi la fig. 11, tutti i componenti relativi a que- 
sto alimentatore ad eccezione del trasformato- 



re, condensatore di filtro e la resistenza R11 è 
bene risulti fissata direttamente sul coperchio, 
in quanto riscaldandosi durante il funzionamento, 
deve essere in grado di dissipare il calore e que- 
sto lo fa attraverso il radiatore costituito dal co- 
perchio della scatola. 

Anche il triac deve essere raffreddato adegua- 
tamente, ma non è consigliabile fissarlo sul co- 
perchio della scatola in quanto il suo corpo è 
percorso da tensione di rete è potrebbe quindi 
essere pericoloso fissarlo in posizione facilmente 
accessibile. Meglio quindi inserirlo nel mobile. 
sopra un'aletta di raffreddamento che terremo iso- 
lata elettricamente dal metallo della scatola. 

Nel montaggio dovremo fare attenzione ai ter- 
minali del transistor unigiunzione e a quelli del- 
l'integrato O.C.I. tenendo comunque sempre pre- 
sente la polarità dei diodi come risulta dal cir- 
cuito. Per il controllo di tale alimentatore si ri- 
chiede l'uso di un solo potenziometro, cioè R14. 
che verrà fissato al pannello frontale. 

La disposizione dei componenti, nel caso qual- 
che lettore non volesse impiegare il nostro cir- 



pag. 268 



I 



ANODO 
SCR 




IMPULSI 



TEMPO 



IONE SCR 



Flg. 9 Per poter aumentare 
o diminuire il tempo di carica 
del condensatore C2 e di 
conseguenza eccitare più o 
meno in ritardo il « gate » 
dell SCR rispetto all'inizio dei 
semiperiodi della tensione 
pulsante, oltre al valore della 
capacità del condensatore C2 
contribuirà notevolmente la 
corrente che scorrerà attra- 
verso alle resistenze R5-R6 e 
R3 (vedi Hg. 2). Poiché la 
resistenza R3 oltre ad ali- 
mentare il condensatore C2 
alimenta anche il collettore 
del fototransistor, se questo 
assorbirà più corrente, Il 
tempo di carica di C2 sarà 
più lento {tensione di rete 
in aumento) se ne assorbirà 
meno, C2 si caricherà più 
velocemente (tensione di re- 
te in diminuzione). 



cuito stampato, non sono crìtici, quindi, disponen- 
doli in maniera diversa da come consigliato, non 
si verificheranno inconvenienti. Durante il montag- 
gio fate attenzione ad un solo particolare: la resi- 
stenza R1, collegata su un terminale del ponte 
raddrizzatore RS1, deve essere assolutamente col- 
iegata sul terminale « alternata » che si collega 
al filo della rete dei 220 volt, ed al terminale » >• 
dei trasformatore T1. 

Se inavvertitamente sarà collegata tra il termi- 
nale dei 220 volt che si collega all'anodo A2 del 
triac, succederà un « bell'arrosto ». 

Il condensatore C3 da 2 mF in carta olio 500 
volt lavoro dovrà essere acquistato presso un 
negozio di materiale elettrico in quanto si tratta 
di un normale condensatore da rifasamento im- 
piegato per motori o lampade fluorescenti. 

Nel collegare il trasformatore T1 controllare se 
i colorì corrispondono a quanto da noi indicato 
servendosi di un voltmetro: sappiamo per espe- 
rienza che. anche le industrie possono sbagliare, 
perciò è sempre meglio questo piccolo controllo 
che fidarsi ciecamente. 



I colori dovrebbero essere i seguenti: 
Primario: 

: colore bianco 

160 volt : colore rosso 
180 volt : colore giallo 
200 volt : colore nero 

Secondario: 

: colore bleu 

5 volt : colore giallo 

220 volt : colore rosso 

In caso sussistano dubbi si potrà sempre col- 
legare sul secondario, tra i due estremi dell'av- 
volgimento (colore bleu e rosso) una tensione al- 
ternata di 220 volt e controllare con un voltmetro 
in corrente alternata le tensioni uscenti dall'av- 
volgimento primario. 

Come visibile dai disegni, l'SCR non abbisogna 
di alcuna aletta di raffreddamento, al contrario del 
triac che deve invece essere abbondantemente 
raffreddato, specie se collegheremo all'alimenta- 
tore dei forti carichi. 



pag, 269 






é#s 



°"ì° 

o 

R3 H4 



4 






Potrà essere utile anche l'impiego di un fusi 
bile, indicalo nello schema elettrico con la sigla 

F1, per evitare, nel caso di cortocircuiti, di far 
saltare il fusibile generale dell'impianto luce, 

TARATURA 

Il circuito, se non sarà tarato, non sarà in grado 
di stabilizzare alcuna tensione. Terminato il mon- 
taggio dovremo allora collegare una delle tre 
uscite del primario del trasformatore (160-180-200) 
al triac. Si consiglia di utilizzare, se possibile, la 
presa più alta, per evitare di sovraccaricare senza 
alcuna necessità il triac, 

Ciò significa che dovremo utilizzare la presa dei 
200 volt se nella nostra zona la tensione di linea 
non scende mai al di sotto di tale, valore, mentre 
ricorreremo alla presa dei 180 volt se rispetti- 
vamente la tensione di lihea scendesse al di sotto 
del 200 volt ma non al di sotto dei 180 volt. 

Effettuata tale connessione si ruoterà il trim- 



Fìg. 10 Circuito stampato a grandezza natu- 
rale visto dal lato componenti. Il circuito non 
essendo critico può essere montato anche 
con un cablaggio volante, facendo attenzione 
a non sbagliare le connessioni dell 'O CI del 
ponti raddrizzatori e dei terminali dei transistor 
unigiunzlone e dei diodi SCR e triac. 



mer R5 al suo massimo valore ohmico. Si colle- 
gherà sul secondario di T1 (uscita 220 volt) un 
carico (per esempio una lampadina da 50 watt) 
con in parallelo un voltmetro in alternata per mi- 
surare la tensione in uscita. 

Si applicherà sull'entrata dell'alimentatore la 
tensione di rete, possibilmente sui 220 volt (alme- 
no durante la fase di taratura) La tensione inf- 
ilerà lentamente a salire per raggiungere, dopo 
pochi istanti 200-220 o anche 230 volt. Si regolerà 
allora subito il potenziometro R2 in modo da ot- 
tenere esattamente in uscita i 220 volt. 

A questo punto avremo bisogno di un autotra- 



pag. 270 



Fig. 11 Schema pratico di montaggio. Nel disegno il trasformatore è collegato alla presa dei 180 volt, 
pertanto le prese dei 160 e 200 voli rimangono inutilizzate. Attenzione nel collegare il trasformatore TI, 
non sempre le industrie rispettano i colori, quindi sarà sempre consigliabile controllare con un tester quali 
risultano le uscite dei 5 volt e dei 220 volt sul secondario, e dei 0-160-180-200 volt del primario. 





pag. 271 



sformatore oppure di un semplice reostato a filo 
per poter variare la tensione di rete portandola 
da 220 volt a 200-180 o a 240-250 volt. 

Prelevate da questo autotrasformatore una ten- 
sione di 200-190 voli e applicatela sull'entrata del 
nostro stabilizzatore controllando il valore di ten- 
sione che si trova sul secondario. Normalmente 
questa tensione dovrebbe essere di 220 volt, ma 
raramente si verificherà di trovare un tale valore 
in quanto non si è ancora tarato il trimmer R5 
che serve infatti per regolare il grado di reazione 
del circuito ed ottenere perciò che, diminuendo 
in ingresso la tensione di 20 volt, in uscita si 
abbia un analogo aumento. Potrebbe infatti verifi- 
carsi, se il trimmer non è regolato, che la ten- 
sione diminuisca in entrata di 20 volt, ma che in 
uscita si abbia un aumento superiore, cioè di 30 
o 40 volt. Occorrerà allora procedere alla taratura 
di R5 per rimettere le cose al posto giusto. 

Il circuito cosi tarato agirà logicamente anche 
se la tensione in entrata salirà, ma avrà una tol- 
leranza leggermente superiore a quanto da noi 
dichiarato. 

Ricordiamo che la regolazione del potenzio- 
metro R14 e del trimmer R15 andrà rieseguita 
ogni qualvolta modificheremo la presa sul prima- 
rio di TI, 

Una volta tarato il tutto, il potenziometro R14 
non dovrà più essere ruotato dalla posizione di 
taratura. 



A questo punto il lettore si chiederà perchè 
abbiamo usato un potenziometro anziché un trim- 
mer e la spiegazione è molto semplice: con II 
potenziometro è possibile modificare la tensione 
in uscita di circa 40-50 volt cioè ottenere in caso 
di necessità di regolare manualmente l'uscita por- 
tandola ad esempio a 200 o 240 volt sempre sta- 
bilizzati. 

Al potenziometro potremo applicare una mano- 
pola graduata ed effettueremo un punto di rife- 
rimento sulla posizione sulla quale deve stare 
stabilmente ruotato (posizione trovata in fase di 
taratura) ed indicare con la scritta « MAGGIORE ■ 
o « MINORE » la tensione che potremo prelevare 
ruotando verso una delle due posizioni la ma- 
nopola del potenziometro. 



COSTO MATERIALI 

Il solo circuito stampato con serigrafia L. 2.500 
Tutto il materiale indispensabile per la 
realizzazione del progetto completo di 
OCI, SCR-TRIAC, circuito stampalo, alet- 
ta di raffreddamento, condensatore rifa- 
samento, ecc. (escluso trasformatore, 
contenitore e voltmetri) ..... L 

Il solo trasformatore da 200 Watt . L. 



Spese postali, L. 1.500 con 
L 850 senza trasformatore. 



16.400 
7,500 
trasformatore, e 



TRC1 L 




S»sj 



RI 2 



W 200V I ti 

ai _|_ ®^"3 



♦^1 





Fig. 12 Volendo utilizzare per TI un aulotrasfor- 
matore per ottenere un'ottima stabilizzazione ri- 
sulta necessario impiegare un piccolo trasforma- 
tore supplementare da 5 watt, con un primario a 
220 volt e un secondario a 5 volt che colleghe- 
remo come indicalo in disegno. Cioè la tensione 
per alimentare il fotoaccoppiatore deve essere 
necessariamente prelevata dai 220 volt di utiliz- 
zazione 



FANTINI 



ELETTRONICA 



SEDE: Via Fossolo, 38/ne - 40138 BOLOGNA 

conto coir, postale n. 8/2289 - Tel. 341494 

FILIALE: Via Fauro, 63 - 00197 ROMA - Tel. 806017 



MATERIALE NUOVO 



TRANSISTOR 



2N3819 

SFT226 

2N711 

2N1711 

AC126 

AC12S 

2N30S5 

AC141 

AC142 

AC192 

AD142 
AD161 
A0162 



500 
70 
140 

280 
18D 



L. 150 



800 
200 



L. 200 
L. 150 



6S0 
500 
500 



AF106 

AF124 

AF126 

AF202 

ASZtl 

BC107B 

BC10B 

BC109C 

BC1I0 

BC157 

BC15S 

BC17B 

BC213 



200 
2S0 
260 
250 
70 
200 



L. 200 

L. 200 

L ISO 

L. 200 



200 
170 
ZOO 



BCV79 

BD142 

BDI59 

BF194 

BF198 

BF199 

BF245 

BFX17 

BSX29 

BSX45 

BSX81 

P397 

SE503OA 



250 

650 
500 
210 
250 
250 
600 
050 
200 
330 



L. 190 



180 
200 



AC187K - AC188K m coppie sei 
PONTI RADDRIZZATORI E DIODI 
B60C800 L. 300 OA95 L. 50 

B40C2200 L. 600 OA202 L. 100 

B80C22OO L. 800 1N40D1 L, 100 

B80C5000 L, 1.200 1N4003 L. 130 

DIODI LUMINESCENTI MVM 
DIODI LUMINESCENTI NIV5025 
PORTALAMPADE spia 24V o neon 
Nixie ITT 5870S 

LITRONIX DATA - LIT 33; indicami- 
menti a Ire cifre 



la coppia L. 500 



IN 4005 
1N4007 
1N4148 
1N5400 



a 7 seg- 



100 

200 

50 

250 

550 

650 

400 

3.000 



L. 9.000 

L. 3.200 

L. 1.000 

L. 400 

L. 900 

L. 1600 

L. 30 

L. 150 

L. 60 

L. 350 



FND70 . 7 segmenti, 1 cifra 

QUARZI MINIATURA MISTRAL 27.120 MHz 

SN7490 L. 900 UA709 L. 680 MC852P 

SN74141 L. 1100 UA723 L, 960 TAA611B 

SN7475 L. 1000 UA741 L. 800 TBA810 

ALETTE per AC128 

DISSIPATORI a slella per TOS h. 1D mm 

ALETTE per TOS in rame brunito 

DISSIPATORI per T03 dim. 42 x 42 x h. 17 

DIODI CONTROLLATI AL SILICIO 

100V8A L. 700 300 V SA L. 950 20OV-1.6A L. 600 

200V8A L. BSD 400V 8A L. 1000 40OV-3A L. HO 

TRIAC 

400V-4.5A L. 1.200 400V-10A 

400V-6.5A L. 1.500 DIAC GT40 

ZENER 400mV - 8.2V - 3.3V - 6.SV -22V 24V - 

28V - 30V 
ZENER 1W SV. 4,7V . 11V - 9V 
APPARATI TELETTRA per ponti radio telet. tran- 
sistorizzati con guida donda a regolazione 
micrometrica 
ALIMENTATORE LESA 220Vca - 9Vcc/400mA 
TRASFORMATORE ALIM. 125/220 V 25 V/6 A 
TRASFORMATORI ALIM. 5DW 220V ^ 15+ 15V/4A 
TRASFORMATORI ALIM. 4W 220V -> 12V/400mA 
TRASFORMATOHI ALIM. 12SV e 25OV_ > 170V/ 

10mA con presa a 7,5V L. 700 

TRASFORMATORI ALIM. 125V e 220V_>170W 

20rnA con presa a 15V L. 1.400 

CUFFIE STEREO SM 220 - 4/8 ohm - 20/10 KHz 

- 0,5 W L. 6.000 

ALTOP. 45-811-0,1-0 45 L. 600 

ALTOP. PHILIPS bioono <Z 150 - 6 W su 8 I! - 

gamma rreq. 40 - 17.000 Hz L. 2.600 

ALTOP. ELLITTICO PHILIPS 70 x 155 L. 1.000 

SALDATORI A STILO PHILIPS 30-60 W L. 5.500 

ANTENNA VERTICALE AVI per 10-15 m L. 16.000 

ANTENNA DIREZIONALE ROTATIVA a Ire ele- 
menti ADR3 per 10-15 m L. 68.000 
CAVO COASSIALE RG8/U ai metro L. 550 
CAVO COASSIALE RG11 al metro L. 500 
CAVO COASSIALE RG56/U al metro L. 190 
CONNETTITORI COASSIALI 10 in coppia L. 550 
VARIABILI AD ARIA DUCATI 

— 2x 440 pF dem. L. 200 

— 2 X 330+14,5 + 15,5 pF L. 220 

— 2x330pF con 2 comp. L. 180 
STAGNO al 60 3 /» Ire anime resina 1.5 

— Conlezione 30 L. 350 — Rocchetto 0.5 Kg L. 3.200 



1.700 
300 



150 
250 



30. ODO 
3.000 
6.000 
4.200 
1.000 



INTERRUTTORI A LEVETTA 25QV/2A 
PACCO da 100 [esistenze assortite 
PACCO da 100 condensatori assortiti 
PACCO da 100 ceramici assortiti 
PACCO da 40 elettrolitici assortili 
RELAVS FINDER 12V/3A - 3 SC calcila plastica 
RELAYS FINDER 12V.6A - 3 se a giorno 
RELAYS 220V ca - 4 se /1SA 
MOTORINO LESA 220 V a spazzole, per aspira- 
polvere con ventola centrifuga in plastica 
MOTORINO LESA 220 V a spazzole. 220 VA 
MOTORINO LESA 125 V a spazzole, 350 VA 
MOTORE LESA PER LUCIDATRICE 220 V7S50 VA 

con ventola centrifuga 
MOTORINO LESA 220V~ca a induzione 
MOTORINO AIRMAX 2JW 

VENTOLA A CHIOCCIOLA 220Vca - ;'■ 85 - h 75 
CUSTODIE in plastica antiurto per tester 
ELETTROLITICI A CARTUCCIA DUCATI 



2000nF/12V 
2500i:F'12V 
1500|iF/15V 

32|iFraov 

3x1000|iF/35V 

5000|iF/15V 

S.SuFMOV 



22jiF/50V 
16|iF/250V 
32]iF/250V 
50uF'250V 
15O|lF/250V 
40|iF/450V 
25|lF/500V 
DI VETRO 



L. 230 
L. 250 

L. 180 
L. 80 

L. 700 
L. 450 
L. 65 
CONTATTI REED IN AMPOLLA 

— lunghezza mm 32 - A 

— lunghézza mm 48 - 6 
RELAYS REED 2 SC. - con bobina l?v 
TIMER PER LAVATRICE CON MOTORINO 

220Vca - 1,25 flP.M, 
CONTENITORE 16-15-0 - mm 160 x 150 X 60 h 

Sconti per quantitativi cad. 

STRUMENTI CHINAGLIA a b m con 2 e 4 scale 

2 deviatori incorporali, shunt a corredo 

— 2,5 -- SA '25 -: 50 V 

— 2.5 + 5A/15 + 30V 

— 5A/50V 

VOLTMETRO MULTIPLO PER A.T. 500-1 000-3 ODO 

V con puntali A.T. 
COMMUTATORE C.T.S. a 10 pos - 2 settori 

perni coassiali 



MATERIALE IN SURPLUS 

SCHEDE OLIVETTI per calcolatori elettronici 

20 SCHEDE OLIVETTI assortite 

30 SCHEDE OLIVETTI assortite 

AUTODIODI 4AF05 (7QV/20A") con trecciola. 
pos. massa 

ZENER 10W - 27 V - 3.3W5 1 /» 

DYNAMOTDR 24V ingresso. 2S0v760mA uscita 

AMPLIFICATORE DIFFERENZIALE uA711,'C con 
schema 

LAMPADE AL NEON con comando a transistor 

TRASFORM. E e U per finali 300mA la coppia 

CONNETTORI SOURIAU a elementi componibili 
muniti di 2 spinotti da 25A o 5 spinotti da SA 
numerati con attacchi asaldare. Coppia ma- 
schio e femmina 

RADIOTELEFONI AERONAUTICI 100 mW privi 
di quarzo e alim. la coppia 

CONNETTORI IN COPPIA 17 poli tipo Olivetti 

CONNETTORI AMPHENOL a 22 coni per pìaslr. 

CONTACOLPI ELETTROMECCANICI 4 cifre 12V 

CONTACOLPI ELETTHOMECCANICI 5 Cifre 24V 

MOTORINO a spazzole 12 V o 24 V / 38 W ■ 
970 r.p.m, 

CAPSULE TELEFONICHE a carbone 

AURICOLARI TELEFONICI 

PACCO 3 Kg materiale efetlronico assortito 

TELEFONI DA CAMPO DUCATI la coppia 

INTERRUTTORI a mercurio 

CONTAGIRI meccanici a 4 cifre 



250 

900 

900 

900 

1,200 

1.900 

1.600 

r ooo 

1.500 
1.300 
1.000 

5.600 
1.200 
2.200 
6.200 
300 

75 
17D 
190 
210 
380 
350 
250 

300 

250 

1.200 

2.000 

2.600 



6.000 
6. DM 
6.000 

6.S00 
750 



250 
2.500 
3.500 

300 

250 

1.100 

350 
300 
500 



200 



L. 


8.000 


L. 


250 


L. 


150 


L. 


500 


L. 


500 


L. 


4. 500 


L. 


250 


L. 


200 


L. 


3.000 


L, 


e. ooo 


L. 


400 


L. 


500 



Le spese di spedizione (sulla base delle vigenti tariffe postali) e le spese dì imballo, sono a totale ca- 
rico dell'acquirente. 
Le spedizioni vengono fatte solo dalla sede di Bologna. Non disponiamo di catalogo. 



Collegando all'entrata di questo lineare in KM un segnale di AF 
prelevato da un qualsiasi trasmettitore in grado di erogare una 
potenza di almeno 1,5 watt, si otterrà in pratica un aumento di 
potenza che potrà raggiungere il valore di 15 watt di AF in antenna. 
Con una simile potenza, e sfruttando i ripetitori FM, si potranno 
effettuare degli ottimi DX, anche se il trasmettitore viene instal- 
lato all'interno di un'auto. 



LINEARE di potenza per 145 MHz 



Anche noi, adeguandoci alla nomenclatura che 
è ormai entrata nel linguaggio comune, abbiamo 
denominato il circuito che ci accingiamo a pre- 
sentare « lineare AF » In verità occorre preci- 
sare che sia questo, sia gli altri circuiti presen- 
tati per la FM. sono e rimangono esclusivamen- 
te dei comuni « amplificatori di AF ». 

infatti con il termine « lineare ■> si intende un 
amplificatore in grado di fornire in uscita un 
segnale amplificato che rispecchia fedelmente il 
segnale applicato sull'entrata, cioè sia in gra- 
do non solo di amplificare TAF. bensì propor- 
zionalmente anche la BF. 

Un'« amplificatore di AF « e in grado soltanto 
di amplificare la sola AF, ma non la BF, quin- 
di non risulta idoneo per trasmettitori modulati 
in « ampiezza -, ma solo ed esclusivamente per 
trasmettitori modulati in « frequenza ». 

Detto questo, è facile intuire Terrore in cui 
cadono molte riviste che pubblicano schemi chia- 
mandoli « lineari <• da impiegare per i trasmet- 
titori a modulazione di ampiezza basandosi esclu- 
sivamente sulle note tecniche delle Case co- 
struttrici che classificano il transistor « tal dei 
tali » tra quelli adatti alla costruzione di « linea- 
ri », senza tener conto delle caratteristiche alle- 
gate dalle quali traspare la possibilità del tran- 
sistor di essere impiegato solo ed esclusivamen- 
te come lineare per la FM. 

Utilizzando questi schemi in AM otterremo, 
in antenna, solo un segnale di AF più potente, 
ma modulato al 20-30%, e chi capterà la nostra 
trasmissione non noterà alcuna differenza tra il 
trasmettitore, senza lineare, da 2-3 watt ma mo- 
dulato al tOO% e il trasmettitore da 30 o più 
watt ma modulato al 20°/o. 

L'impiego dì un lineare progettato per la sola 




In questa foto I prototipi del lineare per ì 145 
MHz. In basso il transistor di potenza già sal- 
dato sul circuito stampalo ma ancora sprov- 
visto dell'aletta di raffreddamento, In alto In- 
vece completo dell'aletta. In alto a destra, un 
circuito stampato visto dalla parte dei com- 
ponenti. 



pag. 274 




FM, per segnali AM, oltre all'inconveniente sopra 
accennato, determina quasi sempre la « messa 
fuori uso ». in pochi secondi, del transistor. 

Infatti in tutti i transistor per « [ineari » in 
FM, la tensione massima dì collettore è, nor- 
malmente, limitata a 15-20 volt, per cuf non è 
possibile alimentare tali transistor a 12-13 voit e 
sovrapporre a tale alimentazione una tensione 
di 'BF, in quanto si supererebbe la tensione di 
collettore massima ammessa. Pertanto non riu- 
sciremo a dire, davanti al microfono « QUI CHIA- 
MA... - che il nostro transistor finale sarà belle 
defunto. Ben diversamente si comporta il transi- 
stor in FM: modulandolo infatti non varia né la 
tensione di alimentazione di collettore, né la 
corrente, ma soltanto la frequenza 

Il progetto che presentiamo ai nostri lettori 
non deve essere impiegato per trasmettitori, sia 
per i 27 che per i 144 MHz, modulati in ampiez- 
za, dato che questo « lineare » non è in grado 
di esplicare tale funzione non potendo sopporta- 
re aumenti della tensione di collettore provocati 
dalla componente alternata della BF. 

Per coloro che avessero intenzione di scriverci 
per chiedere il perché non abbiamo mai cercato 
di realizzare un « lineare » in AM per trasmetti- 
tore sui 27 MHz, rispondiamo subito che non 
abbiamo ritenuto opportuno presentare un simile 
progetto sulle pagine della nostra rivista in quan- 
to i transistor adatti allo scopo hanno prezzi 
tali da non giustificarne l'impiego per uso ra- 
diantistico 

Nessuno riteniamo si azzarderebbe a spendere 
40-50.000 lire per un solo transistor, e per di 
più estremamente delicato, quando con poche 



migliaia di lire si possono ottenere potenze mag- 
giori utilizzando delle valvole termoìonlche. 

CIRCUITO ELETTRICO 

Progettare uno schema di «lineare" per I 144 
MHz non è difficile e lo schema elettrico visi- 
bile in fig. 1 dimostra chiaramente quanto pochi 
componenti siano richiesti per la realizzazione di 
un tale circuito. 

La difficoltà vera e propria è costituita invece 
dalla realizzazione pratica, in quanto il buon fun- 
zionamento del circuito dipende essenzialmente 
dalla disposizione dei componenti, dalla forma e 
dalle dimensioni delle piste del circuito stam- 
pato. 

Poiché, come al solito, siamo in grado di for- 
nire il circuito stampato già inciso, non esìstono 
problemi in quanto le difficoltà sono già state 
da noi superate in laboratorio, perciò anche la 
realizzazione pratica è semplificata al massimo 
e chiunque si cimenti nel montaggio avrà la 
certezza matematica che il progetto funzionerà 
nel migliore def modi. 

Sull'entrata del lineare andrà collegato il ca- 
vetto coassiale da 52 ohm che proviene dal tra- 
smettitore pilota. I due compensatori C1 e C2 
posti sull'entrata, si rendono indispensabili per 
adattare l'impedenza di uscita del TX con quel- 
la di entrata del « lineare •>. 

Dai due compensatori si preleva il segnale AF 
che giungerà, attraverso la bobina L1, alla base 
del transistor. Poiché la bobina L1 sarebbe ri- 
sultata critica, abbiamo pensato di riportarla sul 
circuito stampato ed essa corrisponde esattamen- 

pag. 275 



Fig, 1 Schema elettrico. 
RI 




C1 = 10/60 pF compensatore 
C2 = 10/60 pF compensatore 
C3 = 22 pF ceramico 
C4 = 100.000 pF poliestere 
CS = 100 pF ceramico 
C6 = 10/60 pF compensatore 
C7 = 10/60 pF compensatore 
R1 = 10 ohm 1/2 Watt 
L1 = Bobina sullo stampato 
L2 = 4 spire con filo argentato 
da 1 mm avvolte su un diametro 
di 6 mm spaziate di 2 mm 
L3 = 2 spire con tilo smaltato 
di 0,9 mm avvolte su un diame- 
tro di 9 mm (spire unite) 
TR1 = NPN per VHF = BLY88A- 
CTC B12/12-PT4544 
JAF1 = Impedenza VK200 
JAF2 = Impedenza VK200 



te a quella corta pista di rame arcuata in cui 
una estremità fa capo ai due compensatori C1 
e C2, e I altra estremità a C3 e JAF1. 

Dal collettore del transistor troveremo due bo- 
bine, la L2 e la L3, La prima, composta di 4 
spire spaziate, ha una estremità che si collega 
alla JAF2, la seconda (L3). composta da due 
sole spire affiancate, tara capo ai due compen- 
satori C6 e C7, indispensabili per adattare l'im- 
pedenza d'uscita del « lineare ■• con l'antenna. 

Per la costruzione del nostro « lineare » il tran- 
sistor da impiegare è di tipo speciale per VHF, 
Anche la forma, come vedesi in fig. 2, è note- 
volmente diversa da quella dei soliti transistor 
apparsi sulle pagine della rivista. I tipi che noi 
suggeriamo di impiegare per la realizzazione del 
progetto di questo lineare sono: 



tipo 


max watt 
di 


max watt 
in 




eccitazione 


uscita 


BLY88A 


1,5—1,8 


13 — 15w 


CTCB12/12 


1,5 — 1,8 


13 — 15w 


PT 4544 


1,5 — 1,8 


13 — 15w 



Non consigliamo di utilizzare altri tipi, anche se 
dalle caratteristiche rilevate da eventuali « hand- 
book » potreste presumere di ottenere potenze 
maggiori. 

Esistono infatti transistor similari che però si 
differenziano da questi per essere » più duri » o 
per avere un « beta >• inferiore, per cui, eccitan- 
doli con 1,5-1.8 watt, anziché ottenere in uscita 
maggior potenza, ne otterremmo molto meno. 

Sono prove che già abbiamo fatto per voi e 
ci sentiamo In dovere dì consigliarvi di non ri- 
peterle, anche perché il costo dei transistor non 
può certo definirsi « economico ». 

Per evitare che qualche lettore ci scriva lamen- 
tando il fatto che il lineare da lui costruito non 
eroga i 15 watt da noi assicurati, ma ne eroga 
meno o di più, vogliamo precisare che la po- 
tenza ricavabile in uscita da un lineare è in fun- 
zione alla potenza applicata in entrata per ec- 
citarlo. 

Se il trasmettitore da noi usato erogasse 0,5 
watt in uscita, dal lineare non potremo preten- 
dere di ricavare l'identica potenza che si ottie- 
ne con un trasmettitore da 2 watt. 




+ 



Fig. 2 II transistor di potenza VHF impiegato 
in questo circuito ha la forma visibile sulla sini- 
stra. Per distinguere ì terminali E-B-C, occorre 
prendere come riferimento il terminale la cui 
JE estremità è tagliata di sbieco (terminale C). 

Dalla parte opposta a questo terminale trove- 
remo il terminale B, gli altri due terminali ri- 
mangono gli E. In corrispondenza del termi- 
nale C, a volte sull'involucro è presente un 
punto bianco oppure una C. 



pao,. 276 



A titolo puramente indicativo possiamo sugge- 
rire, con una tabella, ta potenza che è possibile 
ricavare da questo « lineare » in funzione della 
potenza erogata dai trasmettitore eccitatore. 



Potenza del TX 
eccitatore 


Potenza ricavabile 
dal rampini calore lineare 


0,5 watt 
1 watt 
1,5 watt 
1,8 watt 


4 - 5 watt 

7 - 9 watt 

10 - 13 watt 

13-15 watt 



La massima potenza di eccitazione, cioè quel- 
la dell'eventuale trasmettitore che applicheremo 
in ingresso, non dovrà superare i 2 watt, per non 
dover correre il pericolo di bruciare il transistor 
del lineare. 




Il transistor di potenza VHF andrà saldato sul 
circuito stampato dal lato rame. Si noti le 
slagnalure sui quattro terminali e la bobina L1 
a torma di grossolana L rovesciata {sulla de- 
stra dei circuito stampalo). Nella loto in basso, 
il transistor completo di aletta di raffredda- 
mento. 



REALIZZAZIONE PRATICA 

Sul circuito stampato, in fibra di vetro, da noi 
siglato TX-FM2. troverà posto l'insieme dei com- 
ponenti richiesti. 

Una volta forato il circuito stampato tramite la 
punta da trapano da 0,8-1 mm; inizieremo a sal- 
dare i compensatori, e l'impedenza JAF1. 

È importante precisare che il condensatore C3 
(come del resto il C5) deve risultare del tipo 
ceramico per AF e si sconsiglia pertanto di usa- 
re piccoli condensatori in poliestere o conden- 
satori ceramici da 50 volt lavoro. 

Sia il condensatore C3 che il C5 debbono inol- 
tre essere saldati esattamente nella posizione da 
noi indicata, in particolar modo il condensatore 
C3, che deve trovare posto sulla estremità della 
bobina L1 che corrisponde a quella corta pista 
in rame simile ad una grossolana « L ». 

Modificando infatti la posizione del condensa- 
tore C3, si verrebbe a modificare la lunghezza 
di tale bobina e questo potrebbe impedire di 
ottenere un perfetto adattamento tra l'uscita del 
trasmettitore e l'entrata del lineare. 

Si potrà in seguito saldare, sul circuito stam- 
pato, rispettivamente la bobina L2 e fa bobina L3 
che realizzeremo nel seguente modo: 

Bobina L2 

Su un diametro di 6 mm (perno di un punta di 
trapano) avvolgeremo 4 spire utilizzando del filo 
di rame argentato da 1 mm. Allungheremo ora tale 
avvolgimento in modo da ottenere, tra spira e spira, 
una spaziatura dì 2 mm. 

Bobina L3 

Su un diametro di 9 mm avvolgeremo 2 spire 
affiancate, impiegando del filo di rame smaltato da 
0.9-1 mm. É bene ricordare che le due estremità di 
questa bobina andranno raschiate in modo da eli- 
minare lo smalto. 

Come ultima operazione sistemeremo il transi- 
stor di potenza che verrà saldato dal lato rame del 
circuito stampato, cioè dal lato opposto a quello 
dei componenti. 

Bisognerà porre un po' di attenzione a non 
confondere i terminali di questo transistor altrimenti 
occorrerà comperarne un altro. 

Il collettore, in questo transistor, è quello in 
cui l'estremità dei terminale si presenta tagliata 
diagonalmente. In molti transistor, oltre a questo 
riferimento, sull'involucro viene stampigliata la let- 
tera « C >> oppure un « punto » bianco. 

Dal lato opposto rispetto al collettore, troviamo 
il terminale relativo alla «base»; gli altri due ter- 



pag. 277 



+- 



ENTRATA AF 



CI / \ O 



-f 




Fjg, 3 Circuito stampalo a gran- 
dezza naturale. Chi volesse in- 
cidersi da solo tale circuito con- 
sigliamo dì rispettare le lorme 
delle piste e dì impiegare solo 
ed esclusivamente delle lastre di 
vetronite per VHF. 



i Fig 4 Schema pratico di mon- 
taggio dei componenti richiesti 
per tale circuito. L'impedenza di 
AF-JAF2 andrà applicata ester- 
namente al circuito stampalo, 
cercando di tenere corto il col- 
legamento tra l'estremità della 
impedenza e il relativo punto di 
attacco. 



ALL'ANTENNA 



minali sono dunque quelli relativi all'" emittore ». 

Fissato il corpo del transistor al circuito stam- 
pato, dovremo piegare i suoi quattro terminali in 
modo che si appoggino al rame, dopodiché po- 
tremo saldarli ai circuito. (Importante saldare ì 
terminali sul circuito stampato vicino al corpo del 
transistor, se salderete questi terminali troppo lon- 
tano la potenza in uscita risulterà inferiore). 

Tale disposizione ci permette di fissare, al suo 
bullone, un'apposita aietta di raffreddamento (vedi 
foto). 

Per questo si dovrà prendere l'aletta, forarla qua- 
si al centro con una punta da 4-4,5 mm, infilare il 
foro nella vite del transistor e stringere, servendosi 
del dado, ['aletta al corpo del transistor. Il dado 
non dovrà essere stretto con troppa forza sull'aletta 
per non spaccare il transistor. 

Tutto il circuito stampato verrà ora fissato al- 
l'interno di una scatola metallica che potrà essere, 
nel caso non io si voglia usare separatamente, 
quella stessa scatola in cui viene inserito il TX-FM1 
(vedi a pag. 242), facendo in modo che i quattro 



fori, posti ai lati del circuito, facciano contatto con 
la vite, e quindi con la scatola metallica. 

Il collegamento tra l'uscita del TX-FM1 e l'entrata 
del lineare andrà eseguito esclusivamente con 
cavo coassiale da 52 ohm di impedenza, ed ov- 
viamente anche il collegamento tra l'uscita del 
lineare e l'antenna andrà effettuato con lo stesso 
cavetto da 52 ohm. 

Cercheremo di tenere tale collegamento non 
troppo lungo: più corto sarà minori saranno le 
perdite AF. 

Ricordiamo ancora che l'impedenza JAF2 andrà 
saldata direttamente sul terminale positivo del cir- 
cuito stampato e sulla tensione dei 12 volt positivi 
di alimentazione. 

TARATURA 

Per l'operazione di taratura avremo necessità di 
collegare in uscita (cioè tra la presa di massa e 
quella di antenna) una sonda di carico da 52 ohm 
15 watt (fig. 3) 



pag. 278 



Poiché è necessario impiegare resistenza « a 
impasto » (non del tipo a filo perché induttive) e 
considerata l'impossibilità di reperire un tale va- 
lore, a causa del voltaggio cosi alto, dovremo ne- 
cessariamente ricorrere a 9 resistenze da 470 ohm, 
1,5 watt che, cotlegate In parallelo (tenendo i col- 
legamenti molto corti) ci permetteranno di otte- 
nere una resistenza del valore di 52,22 ohm - 
13,5 watt. 

Non trovando resistenze da 1,5 watt, potremo 
ricorrere a quelle da 1 watt: la sonda certamente 
scalderà, dato che risulta, in pratica, di soli 9 
watt, ma ciò non provocherà inconvenienti, dato 
che essa sarà collegata per un massimo di 15-20 
minuti necessari alla taratura. 

Se invece utilizzeremo resistenze da 2 o 3 watt 
sarà ancora meglio, perché in questo modo la po- 
tenza dissipata sarà maggiore. 

Per chi lo volesse, potrà realizzare la sonda di 
carico anche con 13 resistenze da 680 ohm - 

I watt, ottenendo il valore di 52.30 ohm - 13 watt. 

II tester o il voltmetro elettronico da collegare in 



uscita alla sonda di carico per poter leggere la 
tensione presente in uscita, dovrà essere posto 
sulla portata ■< 50 volt fondo-scala ». 

Se lo avete a disposizione, potrete anche colle- 
gare un amperometro in serie all'alimentazione dei 
12 volt. 

Il circuito, una volta tarato, dovrà assorbire al- 
l'incirca più di 1 amper, come abbiamo però ac- 
cennato, la potenza, e quindi anche l'assorbimento, 
è proporzionale alla potenza di eccitazione, cioè 
a quella applicata in entrata. 

Collegando il TX-FM1 (o qualsiasi altro trasmetti- 
tore in FM) all'entrata del «lineare», si dovrà 
cercare, con la sonda di carico inserita, di tarare 
i trìmmer C6-C7, fino ad ottenere la massima devia- 
zione della lancetta dello strumento inserita sulla 
sonda di carico. 

Se avete impiegato un comune tester, dovreste 
riuscire a rilevare una tensione che potrà variare 
dai 34-35 volt, mentre se vi siete serviti di un 
voltmetro elettronico, la tensione letta sarà su 
valori maggiori, all'incirca sui 36-37 volt, 



Nella foto, uno dei numerosi 
prototipi montati nel nostro la- 
boratorio per le prove di col- 
laudo. Per applicare il segnale 
AF sull'entrata, e per prelevarlo 
in uscita, onde convogliarlo al- 
l'antenna, utilizzare sempre e 
solo del cavetto VHF da 52 
ohm d'impedenza. 




%4> 






In questa foto: il transistor VHF 
visto dall'alto e avvitato provvi- 
soriamente all'aletta di raffred- 
damento. Il foro sull'aletta andrà 
effettuato non perfettamente al 
centro, affinché l'aletta non ca- 
da fuori dal circuito stampato 
(vedi ad esempio la foto della 
pagina precedente). 



pag. 279 




DS4 JiL 9 







Fig. 5 Per tarare l'uscita 
del lineare su una impe- 
denza di 52 ohm, risulta 
indispensabile realizzare 
una semplice « sonda di 
carico » come spiegato in 
articolo. In seguito II let- 
tore potrà completare il 
lineare con un misuratore 
di AF collegandolo come 
Indicato in disegno. 



MISURATORE DI USCITA PER TX FM2 

R29 = 2,200 ohm 

R30 = 2.200 Ohm 

R31 a 100.000 ohm trimmer 

C43 = 10.000 pF 

C44 = 68.000 pF 

DS3 = Diodo al silicio da 50 Volt 0,5 A 



SONDA DI CARICO PER TX FM2 

R32 = 52 ohm (vedi articolo) 

C45 = 10.000 pF 

C46 = 10.000 pF 

D54 = Diodo al silicio da 50 Volt 0,5 A 

JAF9 = Impedenza AF tipo VK200 



Fig. 6 Per misurare la corrente assorbita, se volete uti- 
lizzare il vostro tester (sulla portata 5 amper fondo scala) 
consigliamo di inserire in serie al terminale il filtro di AF 
visibile in disegno. Diversamente potremo correre il peri- 
colo di bruciare il tester o ottenere indicazioni di assor- 
bimento errate. 




Se io riterrete opportuno potrete collegare, sul- 
l'uscita del nostra « lineare », uno strumento che 
misuri contemporaneamente l'AF erogata e ci 
indichi anche se il carico che inseriamo (cioè 
l'antenna) dispone della giusta impedenza, (ve- 
di fig. 5). 

Data l'elevata potenza in gioco, si consiglia di 
adattare perfettamente l'impedenza dell'antenna a 
quella d'uscita dal « lineare », onde evitare di 
far surriscaldare eccessivamente, senza alcuna 
ragione, il transistor dì potenza. 



NOTE IMPORTANTI: 

• Per ottenere in uscita la massima potenza i 
terminali del transistor vanno piegati in modo che 
risultino adiacenti al corpo del transistor, infine 
piegati a squadro sul circuito stampato onde Otte- 
nere un collegamento cortissimo tra il circuito 
stampato e gli stessi terminali del transistor. Nel 
saldare i terminali cercate che lo stagno non si 
depositi solo sull'estremità ma per tutta !a sua 
lunghezza. 



pag. 280 



L 



* Nello stringere II bullone del transistor all'alet- 
ta di raffreddamento, se usate una chiave, fatelo 

delicatamente (stringendolo troppo potreste rom- 
pere il transistor). 

• Misurando le correnti dì assorbimento con co- 
muni tester, se non applichiamo in serie ai pun- 
tali delle impedenza di AF (tipo Vk20Q in ferrite) 
come vedesi in fig. 6 oltre a non ottenere delle mi- 
sure attendibili, potreste correre il rischio di bru- 
ciare il tester per eventuali residui di AF, Non dob- 
biamo dimenticare che nei tester tutte le resistenze 
amperometriche. in esse inserite sono induttive, 
quindi possono con estrema facilità sintonizzarzi 
se dell'AF entra nel tester e creare fenomeni strani, 
ad esempio far deviare la lancetta in senso oppo- 
sto, (anche se si invertono i puntali) oppure se- 
gnare delle correnti superiori alla realtà, ottenere 
ancora delle deviazioni della lancetta toccando 
con le mani i cavetti dei puntali ecc. Se si manife- 
stano questi inconvenienti è bene staccare subito 
il tester, perché lo si può facilmente bruciare. 
Inserendo le impedenze di AF come indicato nel 
disegno, questi inconvenienti non dovrebbero ap- 
parire. 



• Evitare sempre di dare tensione al lineare, se 
in uscita non risulti collegata l'antenna o la resi- 
stenza di carico della sonda. 

• Non alimentare il lineare con tensioni supe- 
riori ai 15 volt. 

■ Non collegate il lineare a trasmettitori modu- 
lati in « ampiezza » ma esclusivamente solo su 
trasmettitori modulati in «frequenza". 



COSTO MATERIALI 

Il solo circuito stampato con serigrafia L. 600 

La scatola di montaggio completa di 
resistenza, condensatori, compensatori, 
impedenze, transistor di potenza per 
VHF, circuito stampato, aletta di raffred- 
damento e filo argentato per la bobi- 
na L2 • , . L. 



Per le spese postali aggiungere 



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14.900 
850 



KIT-COMPEL 

ARIES 




Via Garibaldi 15 40055 CASTENASO (BO) 



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semiprofessionale - 4 ottave - 3 registri - Amplìf. 
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SP 

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gressi ad alta e bassa impedenza - uscita a bas- 
sa impedenza - controlli dì livello ed effetto eco 
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biletto: 
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SPEDIZIONE CONTRASSEGNO - DATI TECNICI DETTAGLIATI A RICHIESTA 




pag 281 





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Località In cui è Installato 


Zone servite §8 %Z° £ « o 




E » o 

u. ~ e. 




R. 


Isola d'Elba 


Toscana-Liguria 


FC11c 


1.019 m. 


145.000 


145.600 


— 


R, 1 


Monte Penice 
Monte Rasu 
Monte Cammarala 


Emilia 

Zona Sassari 

Zona Callanisselta 


EE17c 
EA46g 
HX 


1.460 m. 
1,259 m. 
1.56S m. 


145.025 







R.2 


Monte Maddalena 
5. Agata 


Piemonte-Lombardia 
Venelo-Em. Romagna 
Zona Napoli 


FF32J 
HA23J 


875 m. 
350 m. 


145.050 


145.650 




R. 3 


Monte Beigua 
Monte Ortobene 
Monte Panarotla 

Monte Cairi a 


Zona Genova 

Cagliari-Nuoro 

Alto Adige-Trentino-Veneto 

Emilia Romagna-Toscana 

Zona Pesaro 


EE43C 
EZ 

FG77) 

GD44f 


1.287 m. 

95S m. 

2.100 m 

1,700 m. 


145.075 


145.675 




R. 4 


Monti Euganei 

Alba 

Monte Maielletta 

Monte Pellegrino 


Veneto- Emilia 

Torino- Alba- Cuneo- Asti 

Abruzzi 

Zona Palermo 


FF69J 
EE21g 
HC71J 
GY67J 


565 m. 

600 m. 

1.995 m. 

60E m. 


145.100 


145.700 




R. S 


B ose oc h lesa n uova 
La Serra 
Avellino 


Zona Verona-Mantova 
Zona Ivrea 
Campania-Zona Avellino 


FF36h 

DF50J 


1.104 m. 
517 m. 


145.125 


145.725 




R.S 


Monte Bortdane 

Monte Secchietta 
Monte Generoso 
Gorizia 
Bari 


Allo Adlge-Trentino-Veneto 

Emilia Romagna-Toscana 

Toscana 

Zona Lugano-Lombardia 

Zona Gorizia 

Zona Bari 


FG76e 

FD28b 
EG 
GG 
IB 


2.100 m, 

1.450 m. 
1.600 m. 


145.150 


145.750 




R.7 


Monte Calderaro 
Monte Amiata 
Monte Scuro 


Veneto Emilia-Romagna 

Toscana 

Calabria 


FE59J 

FCOSI 

IZ43I 


608 m. 
1.700 m. 
1.800 m. 


14S.175 


145.775 




R. 8 


Monte Terminillo 
Monte Seceda 
Monte Righi 
Monte Corno 
Milano 
Reggio Calabria 


Tutta Italia Centrale 

Trentino Alto Adige 

Liguria 

Trentino-Emilia- Veneto 

Zona Milano 

Zona Reggio Calabria 


GC4Sb 

FG37J 

EE4SJ 

FF13J 
EF46b 
IV 


1.820 m. 
2.534 m. 

650 m. 
1.380 m. 

150 m. 


145.200 


145.800 




R.S 


Monte Cesen 
C. Fortunato 
Colli Verona 
Torre Marconi 
Fiesole 
Monte Pàdrio 
Leamo 


Zona Treviso-Veneto 

Zona Rimint-Forli 

Zona Verona ■ 

Zona Sestri Levante 

Zona Firenze 

Zona Sondrio-Lombardia 

Zona Monza 


GF 
GE73J 

FF45J 

EES7b 

FD17J 

FG62g 

EF37J 


1.569 m. 

100 ni. 

200 m. 
90 m. 

295 m. 
2,153 m. 


145.225 


145.825 




In questa tabella II lettore potrà rilevare la località dove risultano installati I ripetitori 
FM o le zone servite e le frequenze di lavoro. IMPORTANTE, la frequenza « ricevitore del 
ponte » sarà la frequenza che noi sceglieremo per il trasmettitore per essere captati 
dal ripetitore, mentre la frequenza « trasmettitore del ponte » sarà la frequenza sulla quale 
dovremo sintonizzare il nostro ricevitore per captare il segnale ritrasmesso dal ponte FM. 



pag. 282 



Con i ripetitori FM installati su tutto il territorio nazionale e con 
quelli che entreranno prossimamente in funzione, è possibile ef- 
fettuare, con trasmettitori di bassa potenza, dei collegamenti a 
lunga distanza, anche se il trasmettitore risulta installato su un'au- 
tovettura e quindi con l'antenna posta in posizione sfavorevole 
come altezza. 



RIPETITORI FM per i 145 MHz 



Una porzione della gamma dei 144 MHz. in par- 
ticolare quella che dai 145.000 KHz va fino ai 
145,225 KHz, suddivisa in 9 canali, viene utilizzata 
per collegamenti radio tramite ripetitori. 

Trasmettendo su una di tali frequenze, se il ri- 
cevitore del ripetitore riuscirà a captare il nostro 
segnale, ecciterà il trasmettitore ad esso colle- 
gato e, tramite questo, irradìerà nelto spazio il 
segnale captato con un'apparecchiatura da 10 
watt AF. 

In pratica quindi, trasmettendo con un TX da 
1 watt, il segnale verrà riemesso in aria con po- 
tenza di circa 10 watt e, poiché questi ripetitori 
risultano installati ad una certa altezza rispetto 
al livello del mare ed in posizioni altamente favo- 
revoli, sì può comprendere come risulti estrema- 
mente facile effettuare degli ottimi DX. 

Per fornire a! lettore qualche indicazione che 
riteniamo possa avere pratica utilità, possiamo 
senz'altro dire che, con un TX in FM da 8 watt 
installato su un'auto, trasmettendo in strade del- 
l'immediata periferia di Bologna (nel centro città 
non ci è stato possìbile riuscire ad agganciarlo) 
siamo riusciti ad eccitare il ripetitore di Monte Pa- 
narotta (canale R3) che dista all'incirca 180 Km. 
ed effettuare collegamenti con buona parte del 
Veneto. 

Le possibilità che offrono dunque questi ripe- 
titori sono infinite, ma è bene anticipare che vi 
sono giorni sfavorevoli alla propagazione, per cui 
la portata massima che si riesce a raggiungere 
non supera i 100 chilometri e si dovrà perciò fare 
affidamento solo su quei ripetitori che sì trovano 
in tale raggio. 

Anche la posizione in cui viene installato il tra- 
smettitore può rendere meno agevole l'aggancia- 
mento del ripetitore. Se abbiamo un TX installato 
su un'auto e trasmettiamo dall'interno del garage 
di casa nostra, non possiamo pretendere che il 
segnale di AF possa giungere al ripetitore con la 



stessa intensità che si avrebbe se trasmettiamo 
invece in aperta campagna o se irradiassimo la 
stessa potenza con un'antenna installata sulla 
sommità di un edificio. 

Lo stesso discorso vale per la potenza del tra- 
smettitore; ì risultati che si riusciranno ad otte- 
nere con un trasmettitore da 10 watt non potran- 
no certo essere identici a quelli ottenibili con un 
TX da 1 watt. 

Nella tabella che presentiamo il lettore potrà tro- 
vare, nella prima colonna, il canale utilizzato come 
ripetitore suddiviso da 'R0' a R9'. nella seconda 
colonna la località in cui risulta installato il ri- 
petitore, neila terza colonna le zone servite, nella 
quarta il « QRA locator » di cui parleremo tra bre- 
ve, nella quinta l'altezza, rispetto al livello del 
mare. 

Nella sesta e nella settima colonna vengono ri- 
spettivamente indicate la frequenza sulla quale è 
sintonizzato il ricevitore del ripetitore (e su tale 
frequenza dovrà essere sintonizzato il nostro tra- 
smettitore affinché il ripetitore possa entrare in 
funzione), e la frequenza del trasmettitore del 
ponte, sulla quale dovrà essere sintonizzato il no- 
stro ricevitore per poter ricevere il segnale ritra- 
smesso dal ponte. 

Occorrerà ora spendere qualche parola riguar- 
do al « QRA LOCATOR », in quanto non tutti i no- 
stri lettori sanno cosa sia e come si usi. 

Se controlliamo la tavola n. 2, in cui è raffigu- 
rata l'Italia, troveremo che, oltre alla suddivisione 
inerente le sigle «sii -12- ecc. ■ che precedono 
le sigle del radioamatore e che ci danno un'indi- 
cazione sulla località dalla quale avviene la tra- 
smissione (11 per il Piemonte e la Liguria, 14 
per i radioamatori dell'Emilia, ISO per quelli della 
Sardegna ecc.), vi è un'altra suddivisione che in- 
teressa le singole zone dividendole in tanti rettan- 
goli. 



pag, 283 




Il « ORA LOCATOR » indicato nella tabella precedente, risulla utile per individuare 
esaltamente la località dove esso si trova installato. Come vedesi in questa cartina, 
ogni zona del mondo, é suddivisa in tanti rettangoli che partendo da Greenwich (qua- 
dretto AL) si spostano verso ovest di 2 gradi con BL-CL-DL ecc. e verso sud di 1 grado 
con l'indicazione AK-AJ-AI-AH, BK-BJ-Bi-BH ecc. L'Italia come vedesi nel disegno 
rientra nei rettangoli DF-DE ... EG-EF-EE ... FG-FF-FE-FD-FC ecc. A sua volta ogni 
rettangolo, per ottenere una indicazione più precisa, è suddiviso in SO piccoli quadret- 
tini numerati da 1 a 60 (vedi il quadretto EC della Corsica). Ad esempio EB72 equivale 
all'Isola Asinara in Sardegna. Per individuare con maggior esattezza il punto cui si 
vuole lar riferimento questi piccoli quadretti vengono ancora suddivisi in altre 6 parti 
(vedi pagine seguenti) così EB-72-b corrisponderà alla parte nord dell'isola Asinara, 
mentre EB-72-e alia parte sud. 



pag. 284 







pag, 285 



01 


02 


03 


04 


05 


06 


07 


0809 


IO 


II 




13 














20 


21 






24 












30 


51 














38 




40 


41 










46 








50 


51 






54 












60 


61 








65 










70 


zu 


72 


73 


ZU 


75 


76 


77 


78 


79f60 



Come abbiamo già spiegalo nella pagina prece- 
dente, ogni rettangolo contrassegnato dalle due let- 
tere maiuscole AL-BL-EL-EE ecc., viene suddiviso 
in 80 quadrettini numerati, partendo dal primo qua- 
dretto in allo a sinistra, da 1 a 80 A sua volta 
ognuno di questi quadretti risulta suddiviso in 6 
parti come Indicato nel quadrello in basso. 




h 


a 


b 


g 


J 


e 


t 


Q. 


d 



Facendo riferimento all'esempio della pagina precedente riguardante l'isola Asinara rac- 
chiusa nel rettangolo EB. I esatto ORA LOCATOH risulterebbe EB-72-b per la zona nord 
dell'isola e EB-72-e per la zona sud mentre per la zona centrale avremmo EB-72-j In 
quanto tale zona è racchiusa nel quadrettino j. 



Le linee longitudinale, partendo da Greenwich 
(Londra), si spostano verso ovest di 2 gradi. La 
prima linea è contrassegnata dalla lettera « A ». 
la seconda dalla ■ B ». ia terza della » C •• e cosi 
via. Le lìnee di latitudine partono dal 40° paral- 
lelo Nord e si spostano di un grado verso Sud. 

Dal 40" parallelo Nord avremo ancora il primo 
quadretto contrassegnato con !a lettera «A», il 
secondo con la lettera « B », [I terzo con la let- 
tera «C» ecc. (vedi tavola fi, f), 

Il quadrettino « EF » racchiude, ad esempio, par- 
te della Lombardia e del Piemonte, il quadrettino 
« EA •• la Sardegna settentrionale. « EZ » la Sar- 
degna meridionale. 

Se un radioamatore, parlando con un suo cor- 
rispondente, gli dice che il suo ORA LOCATOR è 
« EA », è immediatamente individuata la zona da 
cui Irasmette, e cioè la ■Sardegna settentrionale. 
Questa comunque è soio un'indicazione appros- 
simativa, in quanto le zone circoscritte da •■ EA » 
sono tante e abbastanza lontane tra loro. Per ave- 
re quindi un'indicazione più precisa, ogni rettan- 
golo viene ancora suddiviso in altri 80 piccoli 
quadratini che, partendo dall'alto a sinistra, ven- 
gono numerati •< 01-02-03 ... 09 » per la prima fila, 
« 11-12- ... 20 » per la seconda. ■ 21-22- ... 30 » per 
la terza ecc. 



Se perciò completiamo l'informazione di prima 
aggiungendo che il ORA LOCATOR è EA-12. si- 
gnifica che la trasmissione proviene dalia Sarde- 
gna settentrionale e da una zona molto vicina a 
Sassari. 

Gli ottanta quadretti vengono poi suddivisi in 
altre nove sezioni contrassegnate dalle lettere - h- 
a-b; g-j-c: i-e-d » che offrono la possibilità di cen- 
trare, con precisione quasi assoluta, il nostro 
QTH, cioè la posizione da dove noi trasmettiamo 

Una tale carta può essere da voi stessi prepa- 
rata tenendo conto di quanto suggerito: quella da 
noi presentata in fig. 2 dato il poco spazio a di- 
sposizione, non può permettere la facile indivi- 
duazione del QTH. 

Se quindi dobbiamo individuare la sigla EF46b. 
troveremo che la stazione è nel rettangolo EF, nel 
quadrettino n. 46 e in alto a destra (vedi in fig, 3 
che " b >• indica appunto la zona di quadrettino in 
alto a destra) e tale indicazione ci permette di 
appurare che il trasmettitore è installato nella cit- 
tà di Milano. 

Eccovi dunque in grado di conoscere la località 
in cui sono installati ì vari ripetitori FM per uso 
radiantistico e di sapere come si usa il QTH LO- 
CATOR per individuare la zona da cui provengono 
le trasmissioni. 



pag. 286 



ELCO ELETTRONICA 



EMICONDUTTOR 



TIPO 
AC 117K 
AC 121 
AC 122 

ac m 

AC 116 
AC 127 
AC 128 
AC 110 
AC 132 
AC 134 
AC 135 
AC 136 
AC 137 
AC 139 
AC 136 
AC 141 
AC 141K 
AC 142 
ÀC142K 
AC 151 
AC 152 
AC 153 
AC153K 
AC 160 
AC 162 
AC 170 
AC 171 
AC 172 
AC17SK 
AC 17BK 
AC 180 
AC180K 
AC IBI 
AC 181 K 
AC 1B3 
AC 184 
AC 185 
AC 187 
AC 188 
AC 1B7K 
AC 1BBK 
AC1BB 
AC 191 
AC 192 
AC 193 
AC 194 
AC 193K 
AC194K 
AD 142 
AD 143 
AD 148 
AD 119 
AD 150 
AD 151 
AD 162 
AD 262 
AD 263 
AF 102 
AF 105 
AF108 
AF109 
AF114 
AF 115 
AF110 
AF 118 
AF117 
AF11B 
AF121 
AF124 
AF125 
AF 126 
AF1S7 
AF 134 
AF136 



308 
200 
200 
200 
200 
200 
200 
300 
200 
200 
200 
200 
200 
200 
200 
200 
300 
200 
300 
200 
200 
200 
300 
220 
220 



250 
300 
250 
300 
200 
200 
200 
240 
240 
300 
308 
280 
208 
208 
255 
255 
380 
366 
500 
600 
600 
EOO 
EOO 
370 
370 
500 
550 
450 
300 
270 
300 
300 



300 
300 
500 
300 
300 
300 
300 
300 
200 
200 



TIPO 
AF 137 
AF 139 
AF1S4 
AF166 
AF170 
AF171 
AF 172 
AF 178 
AF 181 
AF 185 
AF 186 
AF 200 
AF 281 
AF 202 
AF 239 
AF 240 
AF251 
ACY17 
ACY24 
ACY44 
ASY 26 
ASY 27 
ASY2B 
ASY 29 
ASY 37 
ASY 46 
ASY 48 
ASY 77 
ASY 80 
ASY 81 
ASZ 15 
ASZ16 
ASZ 18 
AU 106 
AU 107 
AU 18B 
AU 118 
AU 111 
AUY21 
AUY22 
AUY35 
AUY37 
BC 107 
BC 108 
BC 109 
BC113 
BC114 
8C115 
BC 118 
BC 117 
BC 118 
BC 119 
BC 128 
BC 126 
BC 125 
BC 12B 
BC 138 
BC 131 
BC 134 
BC 136 
BC 137 
BC139 
BC140 
BC 142 
BC14Ì 
BC 14/ 
BC 148 
BC 149 
BC 153 
BC 154 
BC 157 
BC 158 
BC159 
BC 166 



200 
400 
200 
200 
200 
200 
200 
450 
500 
500 
600 
300 
300 
300 
500 
550 
500 
400 



400 
450 
400 
400 
400 
400 
500 
500 
500 
500 
900 



2 000 
1.400 
1.500 
1.500 
2.000 
1.500 
1.500 
1.500 
1.500 
200 
200 
20D 
208 
200 
200 
200 
300 
200 
240 
300 
300 
200 
208 
200 
200 
2DD 
300 
300 
300 
300 
300 
350 
200 
200 
200 
200 
200 
200 
200 
200 
350 



TIPO 

BC161 
BC 167 
BC 168 
BC 169 
BC 171 
BC172 
BC 173 
BC177 
BC178 
BC 179 
BC1S1 
BC 182 
BC 183 
BC 1B4 
BC 1BG 
BC 187 
BC180 
BC261 
BC202 
BC203 
BC204 
BC205 
BC206 
BC307 
BC208 
BC209 
BC210 
BC211 
BC212 
BC213 
BC214 
BC225 
BC 231 
BC 232 
BC 237 
BC 230 
BC 239 
BC 258 
BC267 
BC 268 
BC 269 
BC 270 
BC 286 
BC 287 
BC 300 
BC 301 
BC 302 
BC303 
BC307 
BC308 
BC309 
BC315 
BC 317 
BC31S 
BC 319 
BC320 
BC 321 
BC 322 
BC 330 
BC 340 
BC 360 
BC 361 
BC384 
BC395 
BC429 
BC430 
BC 595 
BCY 56 
BCY 58 
BCY 5B 
BCY 71 
BCY 77 
BCY 78 
BCY 79 



LIRE 
2O0 
200 
200 
200 
2D0 
200 
200 
220 
220 
230 
200 
200 
200 
200 
250 
250 
250 
700 
700 
700 
200 
200 
200 
200 
280 
200 
300 
300 
220 
220 
220 
200 
300 
300 
200 
208 
2BB 
288 
226 
226 
228 
220 
320 
320 
400 
350 
100 
350 
220 
220 
220 
300 
200 
200 
220 
220 
220 
220 
450 
350 
408 
400 
308 
208 
458 
458 
236 
260 
300 
300 
300 
300 
300 
300 



TIPO LIRE 

FEET 

SE 5248 600 

SE 5237 600 

2N 5248 700 

BF 244 600 

BF 245 600 

2N 3819 600 

2N 3620 1.000 

2K 5248 700 



TIPO LIRE 

CIRCUITI 

INTEGRATI 

CA 3040 4.200 



CA 3052 
CA 3055 
m/A 702 
m/A 703 
m/A 70» 
m/A 723 
IWA741 
m/A 748 



4300 

3.2O0 

1.200 

900 

760 

1.000 

850 

900 



TIPO 
SN 7400 
SN 7401 
SN 7402 
SN 7403 
SN 7404 
SN 7405 
SN 7407 
SN 7403 
SN 7410 
SN 7413 
SN 7420 



LIRE 
350 
400 
350 
450 
450 
450 
450 
500 
350 

eoo 

350 



riF'O 

SN 74121 
SN7430 
SN 7440 
SN 7441 
SN 74141 
SN 7443 
SN7444 
SN 7447 
SN 7450 
SN 7451 
SN 7473 



TIPO 
BD 106 
BD 107 
BU 111 
BD 113 
bu 115 
BD 117 
BU 118 
BD 124 
BD 135 
BD 136 
BD 137 
BD 13B 
BD 139 
BD 148 
BD 142 
BD141 
80 I62 
BD 183 
BD221 
BD224 
BC 216 
BY 19 
BY26 
BF 115 
BF 123 
BF 152 
BF 153 
BF 154 
BF 155 
BF 15B 
BF 159 
BF166 
BF161 
BF162 
BF183 
BF1G4 
BF166 
BF167 
BF173 
BF 174 
BF176 
BF177 
BF17B 
BF179 
BF1B8 
BF 1B1 
BF184 
BF 185 
BF 186 
BF 194 
BF 195 
BF 196 
BF 197 
BF19B 
BF 199 
BF 288 
BF 207 
BF213 
BF222 
BF233 
BF234 
BF235 
BF236 
BF237 
BF23B 
BF 254 
BF257 
BF 25B 
BF 259 
BF 261 
BF 311 
BF332 
BF333 
BF334 

LIRE 

956 

35B 

358 

1.188 

1.100 

1 400 

1 500 

1.700 

450 

450 

1.100 



LIRE 

1.100 

1.000 

1.000 

1.000 

700 

1,000 

LODO 

1.500 

450 

450 

450 

450 

500 

500 

900 

500 

800 

600 

600 



850 
956 
366 
220 
250 
240 
240 
450 
320 



230 
230 
230 
450 
320 
350 
400 
220 
300 
300 
350 
500 
500 
300 
300 
300 
220 
220 
250 
250 
250 
250 
450 
300 
588 
286 
250 
250 
250 
250 
250 
280 
300 
400 
400 
400 
300 
280 
250 
250 
300 

TIPO 
SN 7475 
SN 7490 
SN 7492 
SN 7493 
SN 7494 
SN 7496 
SN 74154 
SN 76013 
TRIS 24(i 
TBA 120 
TBA 261 



TIPO 
BF 345 
BF456 
BF457 
BF 458 
BF459 
BFYSO 
BFY 51 
BFY 52 
BFY 56 
BFY 57 
BFY 64 
BFY 90 
BFW 16 
BFW 30 
BSX 24 
BSX 26 
BFX1? 
BFX40 
BFX41 
BFX84 
BFX89 
BU 100 
BU 102 
BU 103 
BU 104 
BU 167 
BU 109 
OC 23 
OC 33 
OC 44 
OC 45 
OC 70 
OC 72 
OC 74 
OC 75 
OC 76 
OC 77 
OC 169 
OC 170 
OC 171 
SFT 214 
SFT 226 
SFT 23» 
SFT 241 
SFT 266 
SFT 268 
SFT 307 
SFT 308 
SFT 316 
SFT 320 
SFT 323 
SFT 325 
SFT 337 
SFT 352 
SFT 353 
SFT 367 
SFT 373 
SFT 377 
2N 172 
2N 270 
2N301 
2N 371 
2N 395 
2N 396 
2N 39B 
2N 467 
2N 409 
2N411 
2N456 
2N482 
2N483 
2N 526 
2N 554 
2N 896 



LIRE 

300 

400 

450 

45D 

580 

568 

566 

500 

500 

500 

500 

1.100 

1.300 

1.400 

250 

300 

1.000 

700 

700 

700 

1 100 

1.500 

1.000 

1 700 

2 000 
2.000 
2.000 

700 
SDD 
400 
400 
200 
200 
200 
200 
200 
300 
300 
300 
300 
900 
330 
650 
300 
1.300 
1.400 
200 
200 
220 
22D 
220 
220 
240 
200 
200 
300 
250 
250 
850 
300 
600 
328 
250 
250 
300 
300 
35D 
BD0 
B66 
236 
200 
300 
700 
400 



TIPO 
2N 687 
2N 766 
2N 767 
2N 768 
2N 769 
2N 711 
2N 914 
2N 'UH 
2N 929 
2N930 
2N1038 
2N 1226 
2N 1304 
2N 1305 
2N 1307 
?N 130» 
2N 1358 
2N 1565 
2N 1566 
2N 1613 
2N 1711 
2N 1890 
2N 1393 
2N 1924 
2N 1925 
2N 1963 
2N 1966 
2N 1997 
2N 2048 
2N 2160 
2N 2188 
2W221B 
2N2219 
2N 2222 
2N 22B4 
2N 2904 
2N 2905 
2N 2906 
2N 2907 
2N 3019 
2N 3054 
2N 3055 
MJ 3055 
2N 3061 
2N 3300 
2N3375 
2N 3391 
2N 3442 
2N 3S02 
2N 3703 
2N 3705 
2N 3713 
2N 3731 
2N 3741 
2N 3771 
2N 3772 
2N 3773 
2N 3B55 
2N 3866 
2N 3925 
2N 4833 
2N 4134 
■M 4231 
2N 4241 
2N 4348 
2N 4404 
2N 4427 
2N 4428 
2N 4441 
2N4443 
2N 4444 
2N 4904 
2N 4924 



LIRE 
1.100 
1.000 
1.100 
1.200 
1.200 
2.000 
2 400 

1 600 

2 000 
1.100 
1.60O 



TIPO 
TBA 271 
TBA 860 
TAA300 
TAA 310 
TAA 320 
TAA 350 
TAA 435 
TAA 611 
TAA 61 1B 
TAA 621 
TAA 661 B 



LIRE 
550 
1.8O0 
1.600 
1.6O0 
800 
1.600 
1.600 
1.000 
1.200 
1.600 
1.688 



TIPO 
TAA 700 
TAA 691 
TAA 775 
TTA B61 
9628 



UN1GIUNZIONI 
SN 1671 1.600 



11.10 
250 
400 
300 
400 
450 
250 
300 
300 
300 
700 
350 
350 
400 
490 
400 

I.1O0 
400 
450 
280 
300 
450 
450 
450 
400 
450 
450 
460 
450 

1.500 
450 
350 
350 
300 
300 
300 
350 
250 
300 
500 
800 
350 
900 
450 
600 

5. BOO 
220 

2 660 
400 
250 
250 

2.200 

2.000 

550 

2.200 

2.600 

4.000 

220 

1.30O 

5.100 

500 

420 

600 

700 

3.000 

550 

1.300 

3 866 
1.200 
1.500 
2.200 
1.200 
1.300 



LIRE 
2 000 
1.500 
2.000 
1.600 
700 



2N 2646 
2N 4B7D 
2N 4B71 



700 
700 
700 



ATTENZIONE: 

Ai fine di evitare disguidi nell'evasione degli ordini, 

tante città e C.A.P., in calce airordine 

Non $1 accettano ordinazioni inferiori a L. 4.000; escluse le spese di spedizione. 

Richiedere qualsiasi materiale elettronico, anche sa non pubblicato nella presenta pubblicazione, 

PREZZI SPECIALI PER INDUSTRIE - Forniamo qualsiasi preventivo, dietro versamento anticipato di L 



prega di scrivere in stampatello nome ed indirizzo del commlt- 



1.000, 



CONDIZIONI DI PAGAMENTO: 

a) Invio, anticipato a mezzo assegno circolare o vaglia poetale dell'importo globale dell'ordina, maggiorato delle spese 
postali di un minimo di L 450 per CSV. e L. 500/700, pei pacchi postali 

b) contrassegno con lo spese incluse nell'importo dell'ordine. ^^^^_ 



CAMPO DI TENSIONE: Da 9 a 18 Volt regolabili con continuità. 

CORRENTE MASSIMA: 2 Amper. 

Possibilità di aumentare la corrente al carico. 

Protezione contro sovraccarichi e corti circuiti. 

Protezione contro inversioni di polarità e carichi trasversali. 



ALIMENTATORE DUALE con 
TRACKING a CIRCUITI INTEGRATI 



La crescente evoluzione della tecnologia elel- 
tronica porta oggi alluso, anche da parte dello 
sperimentatore e dell'hobbista, di componenti in- 
tegrati che. per funzionare, necessitano di un'ali- 
mentazione duale o differenziata, cioè di una ten- 
sione positiva e di una negativa rispetto alla 
massa. 

È questo il caso degli amplificatori operazionali 
(OP-AMP) per i quali il classico alimentatore per 
circuiti a transistor si rivela, sotto tutti gli aspet- 
ti, insufficiente ed ancor più assolutamente ina- 
datto. 

Solo raramente, in talune configurazioni circui- 
tali senza eccelse pretese o applicazioni parti- 
colari, si alimentano questi integrati come fos- 
sero dei normali circuiti a transistor, ma, lo ripe- 
tiamo, sono eccezioni. 

A volte si cerca di supplire a questa necessità 
impiegando due alimentatori separati posti in se- 
rie, ma questa soluzione non permette di otte- 
nere prestazioni accettabili, in particolar modo se 
l'assorbimento sui' due bracci non è costante: 
inoltre non è mai possibile regolare perfettamente 
una tensione di un'alimentazione rispetto all'al- 
tra, anche perché influisce in questi casi, il coef- 
ficiente di temperatura. 

Perciò, a livello di progettazione e sperimenta- 
zione di circuiti più o meno complessi utilizzanti 
integrati operazionali, si richiede l'impiego di un 
alimentatore da banco che consenta di disporre 
in uscita di due tensione continue regolabili ri- 
spetto alla massa: una positiva ed una negativa, 
uguali in valore ed indipendenti dalle variazioni 
della rete, dal carico e dalla temperatura. 

K progetto che presentiamo è stato realizzato 
tenendo ferme le premesse ora dette, senza pre- 
giudicare, a causa dell'economicità, le caratteri- 
stiche e, grazie all'impiego di circuiti integrati, 

pag. 288 



abbiamo raggiunto elevate prestazioni ad un co- 
sto di realizzazione notevolmente contenuto. 

Le caratteristiche tecniche fondamentali si pos- 
sono cosi riassumere: 



Campo di tensioni in uscita 
Corrente massima erogabile 
Stabilità al carico 

CIRCUITO ELETTRICO 



da 9 a 18 volt 

2 amper 

1%» (uno per mille) 



Lo schema elettrico dell'alimentatore duale è 
visibile in fig. 1. 

Per evitare confusione e comprendere meglio 
il funzionamento di tutto il circuito, lo dovremo 
immaginare come suddiviso in due stadi comple- 
tamente distìnti, cioè la sezione « di regolazione - 
per la tensione positiva, e la sezione « tracking » 
per la tensione negativa. 

Inìziererno quindi dal trasformatore di alimen- 
tazione T1 da 120 watt, provvisto di un seconda- 
rio da 42 volt - 2,5 amper con presa centrale. 
Collegando ai due estremi di questo trasforma- 
tore un ponte raddrizzatore da SO volt - 3 amper, 
otterremo, sui due estremi « + » e « — », per la 
presenza dei due condensatori elettrolitici C4-C7. 
una tensione dì 29 volt positivi rispetto alla mas- 
sa, ed una di 29 volt negativi, sempre rispetto al- 
la massa. 

I condensatori C1-C2 sono collegati tra i due 
estremi del secondario di T1 e servono per eli- 
minare eventuali disturbi che potrebbero essere 
indotti sul secondario, mentre il condensatore C3, 
posto sui due estremi « + .. e « — - del ponte 
serve ad evitare autooscillazioni provocate dalla 
forte capacità dei due elettrolitici C4-C7. 

Direttamente sul terminale della tensione posi- 
tiva dei 29 volt troviamo presente un generatore 



■ 









dj corrente costante (transistor ITO}, corrente che 
verrà poi stabilizzata al valore dello zener DZ1 
da 6,2 volt. Otterremo cioè una tensione di rife- 
rimento che impiegheremo per alimentare il ter- 
minale «3- dell'integrato IC1 (un uA.741). La tec- 
nica da noi impiegata è necessaria per ottenere 
una tensione di riferimento insensibile alle va- 
riazioni della tensione positiva, non essendo que- 
sta stabilizzata, e questo ci consentirà di otte- 
nere una maggiore stabilità, sia rispetto ad even- 
tuali variazioni della tensione di rete, sia rispetto 
ad eventuali variazioni provocate in uscita dal ca- 
rico. 

Il terminale «3». dell'integrato uA.741 è un in- 
gresso non « invertente ■> (il terminale invertente 
è invece 11 terminale « 2 »), quindi questo primo 
integrato 1C1 viene impiegato esclusivamente co- 
me amplificatore di errore. La tensione presente 
in uscita sul terminale * 6 » verrà utilizzata per 
pilotare TR3 e di conseguenza il transìstor di 
potenza TR2. 

Dall'emettitore di TR2 avremo a disposizione la 
tensione stabilizzata di polarità positiva. Il par- 
titore costituito dalle resistenze R6-R8-R9 e dal 
potenziometro R7, posto tra il positivo e la massa, 
serve, nel circuito, per poter variare, entro i li- 
miti da noi considerati, cioè dai 9 al 18 volt, la 
tensione in uscita, e nello stesso tempo per evi- 
tare variazioni indesiderate della tensione d'usci- 
ta, che potrebbero verificarsi in funzione del ca- 
rico applicato sull'uscita. 



Nello schema, il cursore del potenziometro R7 
ta capo al terminale «2« dell'integrato uA.741 
(entrata invertente) e questa particolare configu- 
razione ci consente di variare il valore della 
tensione di uscita variando semplicemente il fat- 
tore dì amplificazione « beta » dell'integrato. Que- 
sto fattore di amplificazione, come si potrà con- 
statare, varierà al variare della tensione applicata 
sul terminale «2» di IC1, ruotando il potenzio- 
metro R7. 

! due diodi al silicio applicati in opposizione di 
polarità tra i due terminali d'entrata dell'integrato, 
servono per proteggerlo, limitando la tensione in 
ingresso in presenza di forti sovraccarichi. 

fi transistor TR4 incluso nel circuito esplica la 
funzione di «limitatore della corrente d'uscita» 
ed è utilissimo per limitare eventuali danni al- 
l'alimentatore in caso di sovraccarichi o corto- 
circuiti accidentali. 

Appena ai capi della resistenza R5, per effetto 
della corrente assorbita, la tensione supera i 0,6- 
0,7 volt, il transistor TR4 si porta in conduzione, 
modificando il valore di polarizzazione della base 
di TR3. 

Lo stadio utile a fornire la tensione stabilizzata 
negativa, può considerarsi fondamentalmente qua- 
si come una immagine riflessa su uno specchio 
dello stadio per la tensione stabilizzata positiva. 
Anche per questo stadio la tensione da stabiliz- 
zare verrà prelevata dal ponte raddrizzatore RS1 
(questa volta dal terminale negativo), ma anziché 



pag. 289 



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far capo ad un secondo transistor utilizzato co- 
me generatore di corrente costante, viene diretta- 
mente collegato all'emettitore del transistor di po- 
tenza TR5. 

Anche in questo stadio troviamo un integrato 
uA.741, IC2, impiegato però solo in questa se- 
zione come amplificatore invertente, con un gua- 
dagno in corrente continua definito dal partitore 
composto da R10-R11-R12 collegato tra i due 
estremi « + » e « — « dell'alimentatore. 

Poiché questo secondo stadio è essenzialmen- 
te pilotato dalla tensione stabilizzala dello stadio 
positivo (terminale » 2 » invertente di IC2), esso 
seguirà fedelmente tutte le variazioni presenti su 
tale stadio, facendole apparire uguali in ampiez- 
za, ma invertite sullo stadio dell'alimentazione ne- 
gativa- 
Ricorrendo ad un esempio pratico, se regolia- 
mo il potenziometro R7 in modo da modificare la 
tensione d'uscita positiva dei 9 volt facendola 
passare a 15 volt positivi, automaticamente verrà 
a modificarsi la tensione sul partitore composto 
da R10-R11-R16 e poiché questo partitore alimen- 
ta il terminale « 2 » dell'integrato IC2, questo sta- 
dio seguirà le variazioni dell'alimentazione posi- 
tiva, facendo passare l'uscita negativa dai 9 
volt ai 15 (da qui il significato del termine in- 
glese TRACKING), 

Usando questa tecnica del «tracking», oltre al 
vantaggio di dover ricorrere ad un minor numero 
di componenti, ci sarà possibile, con un solo po- 
tenziometro, regolare ambedue le tensioni in usci- 
ta, quella positiva e quella negativa, e correggere 
automaticamente le due tensioni nell'eventualità 
che, in un bracplo, per eccesso di corrente o 
per cortocircuito, dovesse differenziarsi rispetto 
all'altro braccio. 

Come IC1. anche le entrate dì IC2 sono pro- 
tette contro eventuali eccessi di tensione, per la 
presenza dei due diodi DS6-DS7 applicati tra il 
terminale « 2 •> e la massa, sulla quale ta poi 
capo l'altro terminale d'entrata e cioè il termi- 
nale <• 3 ■•. 

I due diodi di potenza, vale a dire DS5, colle- 
gato tra il terminale positivo e la massa, e DS8. 
collegato tra il terminale negativo e la massa, 
servono per proteggere tutto l'alimentatore da 
eventuali tensioni inverse sull uscita e da carichi 
trasversali. 

I TRANSISTOR DA IMPIEGARE 

In fase di progetto abbiamo cercato di ren- 
dere tale circuito sufficientemente malleabile in 
modo da non richiedere l'uso di particolari tipi di 



pag. 291 




■ II 

¥ 





Fig, 2 Nelle ligure presentiamo le connessioni dell integrato ;iA741 visto dal lato dove I termi- 
nali fuoriescono dal corpo. Al centro i transistor BD 138 ed il transistor di potenza TIP3055. 
Sulla destra è visibile il diodo di potenza 21PT20 o 21PT10 impiegato in questo progetto. Il cer- 
chietto visibile sul terminale di sinistra serve per individuare il positivo. 



transistor, nell'intento di agevolare i nostri let- 
tori che potranno cosi utilizzare quelli in loro pos- 
sesso, dopo averli naturalmente provati per con- 
trollarne l'efficienza. 

I due integrati IC1 e IC2 devono necessaria- 
mente essere degli uA.741 C (facciamo comunque 
presente che, sugli involucri degli integrati tale 
sigla potrà essere indicata più semplicemente con 
uA.741 oppure con U5B7741312 o U5B7741393. 
dove praticamente le sigle che interessano U5B7 - 
741 -312 o U5B7-741 -393 indicano rispettivamen- 
te: il tipo di involucro (U5B7). it tipo di integrato 
(uA.741) e la massima temperatura di funziona- 
mento (312 oppure 393 gradi). 

Per TRI, un PNP al silicio, abbiamo impiegato 
un BD138 che può comunque essere sostituito 
con un BD140 oppure con un BD136. 

Per TR2 e TR5, transìstor di potenza NPN, ab- 
biamo invece impiegato dei TIP3055 in plastica, 
sostituibili con dei comunissimi 2N3055, mentre 
per TR3, essendo necessario un transistor NPN 
al silicio in grado di dissipare circa 1 watt con 
un guadagno massimo dì 300, sì è impiegato un 
2N3019 che può essere sostituito con un più co- 
mune 2N1711 (sarebbe bene controllare ii «beta" 
e vedere che non risulti inferiore a 100), oppure 
con un BSY54, BFY46 o BFY56. 

Per TR4 abbiamo utilizzato un 2N1711 che è 
comunque sostituibile con un 2N3019, con un 
BSY54, BFY46 o BFY56. 

Per TR6, un PNP al silicio, è stato invece Im- 
piegato un 2N4033, il complementare del 2N3019. 
che potrete sostituire con un 2N5320 o col BSS15 
oppure con il BFY64. 

Anche TR7 è un PNP al silicio e noi abbiamo 
scelto un comunissimo BC161. 



Flg. 3 Circuito stampato, a grandezza natu- 
rai» tipo LX49, visto dal Iato componenti. 
La torma dell'aletta di raffreddamento Impie- 
gata per TR3-TR5, permetterà al condensa- 
tore C4 ed al diodi DS1-DS2, di poter essere 
collocati sotto ad essa. 



Il diodo zener DZ1, utile a regolare la tensione 
sull'ingresso dell'integrato IC1 a 6,2 volt, dovrà 
risultare con potenza di 1 watt. 

Il ponte raddrizzatore RS1 è bene sia del tipo 
B80 03200/2200 e, solo nel caso si proceda alla 
modifica dei circuito per ottenere in uscita 3 am- 
per. lo dovremo sostituire utilizzando quattro dio- 
di in grado di erogare maggiore corrente, In que- 
sto caso consigliamo di utilizzare quattro 21PT10 
o quattro 21PT20. 

REALIZZAZIONE PRATICA 

Sul circuito stampato LX49 visibile in fig. 3 a 
grandezza naturale, troveranno posto tutti i com- 
ponenti necessari per completare l'alimenlatore. 
con la sola esclusione del trasformatore. 

1 primi prototipi dì circuiti stampati erano stati 
da noi realizzati separatamente, cioè distinguendo 
la sezione positiva dalla sezione negativa, ma 
constatato che con un solo telaio si semplificava 
notevolmente ii montaggio, abbiamo preferito que- 
sta seconda soluzione. 

Durante la fase di montaggio si dovrà porre at- 
tenzione al fissaggio dei transistor di potenza 
TIP3055 all'aletta di raffreddamento (usare delle 



pag. 292 




pag. 293 



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pag. 294 



Fig. 4 Realizzazione pratica di montaggio. Ri' 
cordatevi, nel fissare i transistor TR3 - TR5 sul- 
l'aletta di raffreddamento, di applicare sotto ad 
essi urta mica isolante per evitare il corto cir- 
cuito- 
Prima di applicare tensione, controllate con un 
ohmmetro, l'isolamento. 



miche per isolarlo dal metallo dell'aletta), poiché 
è facile provocare un contatto tra i tre terminali 
del transistor e l'aletta, provocando un cortocir- 
cuito. Lo stesso vale per il transistor TR1, an- 
ch'esso provvisto del radiatorino. 

Il diodo zener DZ1 e i diodi al silicio DS1 e 
DS2 non vanno fissati troppo vicini alla piastra 
del circuito stampato, ma andranno tenuti a di- 
stanza di circa 1 centimetro da esso, affinché sia 
possibile dissipare il calore da essi generato du- 
rante il funzionamento. Perciò vi consigliamo di 
non tagliare i terminali, ma attorcigliarli attorno 
ad un chiodo o ad una punta da trapano (che 
dovremo poi togliere prima della stagnatura) in 
modo da ottenere, ad ogni estremità, due piccole 
spirali. Cosi facendo i terminali si comporte- 
ranno come due piccole alette di raffreddamen- 
to e verranno così limitate le variazioni di ten- 
sione provocate dal riscaldamento di questi com- 
ponenti 

Le connessioni dei vari transistor, degli integrati 
e dei diodi 21PT10 o 21PT20 sono visibili in fig. 2. 
Per i diodi di potenza il terminale positivo è 
quello sulla cui aletta laterale è riportata l'inci- 
sione di un piccolo circoletto. 

Il mobiletto metallico dovrà essere scelto ab- 
bastanza grande da contenere tutto il montaggio 
tenendo anche conto della possibilità di poter 
applicare frontalmente, sul pannello, due voltme- 
tri (oppure anche uno solo, essendo le due ten- 
sioni uguali per i due bracci) e due amperometri. 

TARATURA 

Terminato il montaggio, il circuito, se non sono 
stati commessi errori, deve funzionare subito. Lo- 
gicamente non potremo pretendere che, a mon- 
taggio ultimato, sì abbia, sui due bracci in uscita, 
l'identica tensione, in quanto sarà necessario ta- 
rare il trimmer R11. 

Inserita la spina dell'alimentatore nella presa- 
luce, controlleremo con un tester la tensione pre- 
sente tra il terminale positivo e la massa. 

Potremo, a seconda della posizione assunta dal 
potenziometro R7, avere in uscita 10 o 18 volt. 
Sarà allora necessario ruotare R7 in modo da 
avere, in uscita, 13 volt. 

Sposteremo ora il tester sulle altre due uscite, 
cioè tra la presa negativa e la massa, e legge- 
remo la tensione in uscita. Se su tale braccio la 
tensione risultasse di 15 o di 10 volt, ruoteremo 
il trimmer R11 fino a far ottenere in uscita una 
tensione di 13 volt, uguale cioè a quella positiva. 

Per scrupolo sarà bene ricontrollare nuovamen- 
te la tensione positiva, per evitare che accidental- 



mente non si sìa toccata la manopola di R7 va- 
riando quindi il valore di tensione positivo pre- 
cedentemente stabilito. 

Un altro controllo utile è quello da effettuarsi 
nei confronti del limitatore di corrente. 

Sul braccio positivo il circuito interessato è 
quello relativo al transistor TR4 e alla resistenza 
R5, mentre sul braccio negativo è costituito dal 
transistor TR7 e dalla resistenza R15. Normal- 
mente Il valore di queste due resistenze (R5 e 
R15) andrebbero calcolate secondo la fon nula: 

R = 0,65 : Amper 

Ciò significa che se desideriamo una protezione 
che agisca quando la corrente in uscita superi i 
2 amper, il valore della resistenza dovrà essere: 

0,65 : 2 = 0,325 ohm 
(valore che arrotonderemo a 0,33) 

Può però verificarsi il caso che, se ì due transi- 
stor TR4 e TR7 non hanno un identico « beta », 
un braccio agisca quando la corrente raggiunge 
1,8 amper, mentre l'altro sui 2,5 amper. 

Nel braccio in cui la corrente risulta inferiore 
ai 2 amper risulterà allora necessario ridurre il 
valore ohmico, portandolo da 0.33 a 0,3 ohm, 
mentre nel braccio in cui si verifica la condizione 
opposta e cioè in cui la corrente in uscita su- 
pera i 2 amper, sarà necessario aumentare il va- 
lore della resistenza, portandolo a 0,4 ohm. 

Per ottenere questi valori ohmici che sono un 
po' al di fuori dell'usuale, e che ben difficilmente 
saranno reperibili in commercio, si consiglia di 
tare dei paralleli o delle serie con delle resistenze 
a filo. 

Logicamente, se un braccio entra in azione a 
1,8 amper e l'altro a 2 amper riteniamo superfluo 
fare correzioni sui valori delie resistenze, mentre 
consigliamo di effettuare tali correzioni ove il 
circuito non agisca prima che la corrente superi 
i 2,5 amper. Senza dover variare il valore delle 
resistenze si potrà ottenere lo stesso risultato so- 
stituendo i transistor TR4 o TR7 con altri che ab- 
biano un diverso « beta », 

In questo caso bisognerà inserire un transistor 
con un « beta » maggiore se la corrente in uscita 
supera i 2,5 amper, oppure un transistor con un 
« beta » inferiore ove la protezione agisca con 
una corrente più bassa dei 2 amper. 

Sempre a causa delle inevitabili tolleranze dei 
componenti, può verificarsi il caso che l'alimen- 
tatore costruito abbia tensioni in uscita che si 
discostano dai 9 volt minimi e dai 18 volt mas- 
simi da noi indicati. 

Se la tolleranza è elevata dovremo solamente 



pag 295 






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TR7 



HWHt 




« — Wr 



0.33nhm 



Hi 5 

-m — f 



C14 




Fig 5 Volendo realizzare un alimentatore in grado di erogare una corrente maggiore ai 2 
amper da noi proposti, dovremo aggiungere in parallelo ai due transistor di potenza TRS e TR3 
un altro transistor TIP3055, come visibile in questo schema. Le resistenze da 0,33 ohm poste 
In serie agli emettitori risultano necessarie per compensare eventuali differenze di « Beta ». 




CARICO 



CARICO 



Flg. 6 Di questo alimentatore potremo Impiegare anche una sola sezione, scegliendo come 
« massa » il positivo o il negativo in conformità alla polarità del transistor che impiegheremo (se 
NPN o PNP). È ancora possibile utilizzare i due estremi trascurando la presa centrale ed otte- 
nere cosi un raddoppio delia tensione di uscita, con un minimo di 16-18 Volt ed un massimo di 
36-38 Volt. 



pag. 296 



agire sui valori delle resistenze R6-R9 portando 
sperimentalmente R6 a 1.000 o a 1.500 ohm, op- 
pure R9 a 1,800 o a 1,200 ohm. 

PER AUMENTARE GLI AMPER 

Per coloro che si trovassero nella necessità di 
poter disporre di una corrente in uscita supe- 
riore ai 2 amper previsti, per arrivare anche a 
3,2 amper, possiamo anticipare che, modificando 
leggermente il circuito, ed aggiungendo qualche 
componente in più, risulta possibile raggiungere il 
valore voluto. 

Ovviamente, prima di procedere a tale modifi- 
ca, occorrerà munirsi di un trasformatore di ali- 
mentazione da 150 watt, provvisto di un seconda- 
rio in grado di erogare in continuità almeno 3,5 
amper, poi sostituire il ponte con quattro diodi 
raddrizzatori, capaci di fornire una corrente di 
5 amper (consigliamo i diodi 21PT10 o 21PT20). 

Modificati questi componenti, non dovremo far 
altro che aggiungere, in parallelo ai due transi- 
stor finali TR2 e TR5, altri due TIP3055, come è 
visibile nella fig. 5. 

Per compensare eventuali differenze di « beta » 
dei due transìstor collegati in parallelo, dovremo 
applicare in serie ai due emettitori una resistenza 
da 0,33 ohm a filo, da 3 watt. 

Oltre a tale variante sarà anche necessario mo- 
dificare nel circuito i due valori delle resistenze 
R5 ed R15, portandole da 0,33 ohm ad un valore 
di 0,22 ohm - 3 watt 

Consigliamo di non Inserire, al posto delle re- 
sistenze da 0,22 ohm, altre con valore di 0,25 
ohm, in quanto, nonostante le differenze tra i due 
valori siano pressocché insignificanti, avremo in 
uscita valori di corrente molto dissimili e. per 
esempio, invece di 3 amper, trovare 2,5 o 2,6 
amper. 

CARICHI SINGOLI 

La realizzazione di questo alimentatore non ser- 
virà solo per quei circuiti che richiedono ten- 



sioni duali, cioè una positiva e una negativa ri- 
spetto alla massa, ma farà si che possa essere 
utilizzato anche per quei circuiti che richiedono, 
per la propria alimentazione, una tensione singola. 

In questi casi potremo utilizzare una sola se- 
zione dell'alimentatore e sfruttare, come linea di 
massa, la tensione positiva (per alimentare i tran- 
sistor PNP, vedi fig. 6A) oppure quella negativa 
(per alimentare i transistor NPN, vedi fig, 6B) e 
tale vantaggio non può essere fornito da nessun 
altro alimentatore. 

Sempre per cariche ad alimentazione sìngola 
potremo sfruttare i due estremi, cioè il morsetto 
positivo e quello negativo (fig. 6C) ignorando la 
presa centrale, ottenendo in tal modo un alimen- 
tatore stabilizzato in grado di erogare una ten- 
sione minima di 16-18 volt regolabile fino ad un 
massimo di 36-38 volt - 2 amper ottimo per con- 
trollare degli amplificatori di potenza. 



COSTO MATERIALE 

Il solo circuito stampato con serigrafia L. 3.500 
Tutto il materiale indispensabile per la 
realizzazione del progetto: resistenze, 
condensatori, transìstor integrati, diodi e 
il ponte raddrizzatore, aletta di raffredda- 
mento, circuito stampato ecc. (escluso 
contenitore e trasformatore) . . . . L. 20.000 

Il trasformatore da 120-150 Watt . . L. 6.500 

Per le spese postali aggiungeremo L 1.500 se 
acquisteremo anche il trasformatore e L. 850 se 
esso risulta escluso dal pacco. 



SE PERDETE I PROSSIMI NUMERI .... 

perderete la possibilità dì potervi autocostruire una perfetta, completa ed elegante 
CALCOLATRICE DIGITALE ad un prezzo incredibilmente accessibile. Tale calcolatrice 
oltre alle 4 normali operazioni matematiche è provvista di tasti supplementari, per il cal- 
colo delle "percentuali", per la «costante memorizzata.», per una «cancellazione par- 
ziale » e di un « preselettore dei decimali », 

Seguirà il voltmetro digitale, un RX per i 144 MHz e ì 27 MHz e tanti altri interessantissimi 
progetti. 

Per evitare di trovare questi numeri esauriti quando vi recherete presso la vostra edicola, 
seguite l'esempio di coloro, che abbonandosi, se li sono già assicurati. 



pag. 297 



Quello che vi presentiamo è un semplice ed efficiente preamptifi- 
catore per la gamma dei 27 MHz, in grado di sensibilizzare note- 
volmente il vostro ricevitore CB, e mettervi in condizione di poter 
ricevere stazioni che altrimenti difficilmente riuscireste a captare. 



DUE FET per SENSIBILIZZARE i 



Esplorando la gamma del 27 MHz ci è capitato 
molto spesso dì captare dei CB che. chiamando 
per un « DX », abbandonano delusi il loro tenta- 
tivo non riuscendo a captare una risposta alla loro 
chiamata. 

Spesso invece noi, riuscivamo con un buon 
ricevitore ad ascoltare la voce di un corrispondente 
che, nel tentativo di stabilire il collegamento, si 
sgolava a rispondere, ma inutilmente, in quanto, 
a causa della scarsa sensibilità del ricevitore, non 
veniva captato da chi voleva promuovere il » DX ». 

Evidentemente questo capita di sovente a coloro 



che possiedono un'ottima trasmittente, abbinata 
però ad una ricevente con insufficiente sensibi- 
lità. Tutti i CB infatti, danno importanza alla se- 
zione trasmittente e trascurano invece quella ri- 
cevente, senza considerare che, in queste condi- 
zioni, non sarà mai possibile effettuare dei « DX ». 
Inoltre il verificarsi di queste condizioni può por- 
tare a conclusioni negative sia colui che è in 
possesso di un ricevitore poco sensibile e che 
perciò non potrà mai cotlegarsi con CB e lunga 
distanza, sia colui che è in possesso di trasmetti- 
tore e ricevitore adatto ma che, non essendo 



ALL ANTENNA 



AL RICEVITORE 




PREAMPLIFICATORE PER I 27 MHz 
R1 = 330 ohm 1/4 Watt 
R2 = 33.000 ohm 1/4 Walt 

R3 = 100.000 ohm 1/4 Watt 
R4 = 1.000 ohm 1/4 Watt 
C1 = 10.000 pF ceramico 



C2 ss 10.000 pF ceramico 

C3 ss 10.000 pF ceramico 

LI - LZ Bobina di sintonia (leggere articolo) 

L3 • L4 Bobina di sintonia (leggere articolo) 

FT1 = Transistor FET tipo BF244A 

FT2 = Transistor FET tipo BF244A 



pag 298 




ricevuto dal corrispondente, può incorrere nel- 
l'errore dì supporre di avere un trasmettitore di 
potenza insufficiente per l'effettuazione del « DX ... 
Utilizzando un semplice preamplificatore d'antenna 
come quello che vi presentiamo, potrete sensibi- 
lizzare anche il più « sordo » dei ricevitori e po- 
trete ricevere, anche con un'antenna interna, un 
segnale d'intensità maggiore rispetto a quello che 
avreste potuto captare con un'antenna esterna. 

Il guadagno del nostro preamplificatore, realiz- 
zato con fet di ottima qualità, supera i 20 decibel: 
ciò significa che i microvolt presenti in antenna 
vengono amplificati di oltre 10 volte. 

Se infatti il vostro ricevitore ha una sensibilità di 
1 microvolt, ed in entrata è presente un segnale 
da 0.5 microvolt, tale segnale non verrà mai rive- 
lato dal ricevitore, ma se interponiamo, tra l'an- 
tenna e il ricevitore, il nostro preamplificatore AF. 
lo stesso segnale da 0,5 microvolt si presenterà 
con un'ampiezza di 5 microvolt {0,5 X 10 = 5), 
quindi con un'intensità maggiore alla minima ri- 
chiesta dal ricevitore. 

In questo modo anche quei segnali di 1-1,2 mì- 
crovolt che, in condizioni normali, sarebbero ap- 
pena percettìbili, con l'inserimento del nostro pre- 
amplificatore vengono rinforzati e si presentano 
con un'intensità di 10-12 microvolt, assai più po- 
tente quindi rispetto a quella consentita dalla sola 
antenna. 



identico a quello di fet di tipo corrispondente, sug- 
geriamo dì utilizzare esclusivamente i BF244. 
I due fet, come vedesi nello schema elettrico di 
fig. 1, sono montati in un classico circuito ampli- 
ficatore cascode. 

Il segnale prelevato dall'antenna viene applicato 
sul! avvolgimento primario della bobina L1 ; da 
qui. per induzione, si trasferirà su L2 che risulterà 
sintonizzata sui 27 MHz. e quindi giungerà al gate 
del , primo fet per una prima amplificazione. In 
seguito II segnale, prelevato dal drain, viene ap- 
plicato al sourge del secondo fet collegato con 
base a massa. Dal drain preleveremo il segnale 
amplificato che, inserito sul primario della bobine 
L3 sintonizzata sempre sulla gamma dei 27MHz, 
verrà trasferito induttivamente sulla bobina L4 da 
dove verrà prelevato per essere applicato sull'en- 
trata del ricevitore da sensibilizzare. 

Il circuito non è assolutamente critico e può fun- 
zionare con tensioni variabili da 9 a 18 volt. Ov- 
viamente l'amplificazione risulterà maggiore se, 
anziché alimentarlo a 9 volt, lo alimenteremo a 
18 volt, comunque la tensione normale di funziona- 
mento per la quale è stato previsto è di 12 volt e, 
con tale tensione, otteniamo appunto un guadagno 
di 20 dB. 

Se vorrete realizzare da soli le bobine previste 
per il preamplificatore, vi consigliamo di attenervi a 
questi dati: 



CIRCUITO ELETTRICO 

Per la realizzazione del preamplificatore che vi 
presentiamo, sono necessari due fet del tipo BF244. 
Sconsigliamo l'utilizzazione di fet di altro tipo, in 
quanto, nonostante le caratteristiche potrebbero 
far supporre identici, dalle prove effettuate ab- 
biamo constatato che ne risultava un guadagno 
inferiore per cui, essendo il costo più o meno 



Bobina L1-L2 

Su un supporto in poliestere del diametro di 5 
mm, avvolgerete con filo smaltato del diametro di 
0,5 mm, 14 spire affiancate (bobina L2). In parallelo 
a tale bobina andrà applicato un condensatore da 
39 pF. Verso l'estremità della bobina L2 che si col- 
lega alla massa, intercaleremo entro le ultime spire, 
la bobina L1. composta da 3 spire realizzate con 
filo smaltato da 0,3-0.35 mm. 



pag. 299 







Fig. 2 Circuito stampato del p re amplifica - 
tore per i 27 MHz visto dal lato componenti. 
NOTA. Il circuito è predisposto per I fet di 
torma semicircolari, pertanto se userete fet 
di forma cilindrica ricordatevi che I terminali 
G-D-S sono disposti diversamente (vedi (Ig. 4). 



Il nucleo in ferrite necessario a tale bobina do- 
vrà essere avvitato all'interno del supporto in po- 
liestere, dalla parte in cui è stata avvolta LI. (In 
fase di taratura il nucleo dovrà essere avvitato, 
in modo che parte di esso possa sempre trovarsi 
in prossimità della bobina L1). Se infatti una parte 
del nucleo non si troverà entro L1-L2, l'accoppia- 
mento induttivo risulterà più lasco e quindi la sen- 
sibilità sarà leggermente inferiore In questo caso 
cioè se dovremo avvitarlo oltre sarà sufficiente 
modificare la capacità del condensatore, portan- 
dola, ad esempio, da 39 a 47 pF. oppure aumentare 
di qualche spira L2, in modo la mantenere il 
nucleo nella posizione richiesta. 

Bobina L3-L4 

Su un supporto in poliestere, sempre del diame- 
tro di 5 mm. dovremo avvolgere, per L3, 14 spire 
affiancate, utilizzando del filo di rame smaltato 
da 0,5 mm. In parallelo ai capi di tale bobina do- 
vremo saldare sempre una capacità di 39 pF. Verso 
l'estremità della bobina L3 che si collega alla re- 
sistenza R4, avvolgeremo, intercalandola sulle ul- 
time spire di L3, la bobina L4 composta da 3 spire 
realizzate con filo smaltato da 0,3-0.35 mm. 

Anche per tale bobina il nucleo in ferrite dovrà ri- 



sultare collocato dal lato in cui viene avvolta la 
bobina L4. 

Non inserite il nucleo dal lato opposto, cioè sul- 
l'estremità della bobina L3 che si collega al drain 
del fet «2», poiché, anche se in tali condizioni si 
riuscirà ad accordare la bobina L3 sulla frequenza 
dei 27 MHz, la sensibilità del preamplificatore ri- 
sulterà inferiore, in quanto L4 verrebbe ad accop- 
piarsi ad L3 in modo più lasco. 

REALIZZAZIONE PRATICA 

Sul circuito stampato LX 63 visibile in fig. 2 a 
grandezza naturale, fisseremo tutti i componenti 
richiesti, come indicato in fig, 3. 

Nel fissare le bobine fate attenzione a non 
collegarle in senso opposto a come lo richiede il 
circuito. In caso di dubbi sarà sufficiente togliere 
lo schermo e controllare; tutto ciò però non si ve- 
rifica con le bobine da noi fornite, in quanto lo 
zoccolo prevede cinque terminali per cui la bobina 
potrà essere fissata solo dal giusto verso, senza 
possibilità di incorrere in errori. 

Per i fet occorre tenere presente che ne esistono 
in commercio di forma cilìndrica o a mezzaluna 
e purtroppo le connessioni G-D-S non corrispon- 
dono per l'uno e per l'altro tipo (vedi fig. 4) quindi. 



AU'ANrtNNA 




AL 
RICEVITORE 



Fig. 3 Schema pratico di montaggio del pream- 
pliflcatore. Ricordarsi di stagnare sul rame del cir- 
cuito stampato i due terminali collegati allo scher- 
mo delle bobine, In modo che queste risultino 
collegate elettricamente alia massa. 



IZ VOLT 



pag 300 




Flg. 4 I terminali G-D-S dei lei, a seconda 
della forma dell'involucro cilindrico o a mez- 
zaluna, risultano disposti in modo diverso. 
Prima di fissarli al circuito stampato control- 
late di inserire i relativi terminali come lo 
richiede lo schema elettrico. 



per non incorrere in un probabile insuccesso, vi 
diciamo subito che il circuito stampato da noi 
fornito è stato predisposto per accogliere i fet 
a mezzaluna. Per quelli in contenitore di forma 
cilindrica occorrerà sfalsare i terminali in modo da 
inserire i terminali G-D-S sulla pista giusta. 

TARATURA 

I nuclei delle bobine L1-L2 ed L3-L4 dovranno 
essere tarati in modo da sintonizzare entrambe 
le bobine sulla frequenza dei 27 MHz. É infatti 
assurdo pensare e pretendere che. avvolta una bo- 
bina ed inserito un nucleo cosi, a caso, la bobina 
stessa risulti perfettamente tarata e sintonizzata 
sulla porzione di gamma di nostro interesse. 

Se abbiamo a disposizione un oscillatore modu- 
lato, potremo collegare l'uscita di questo all'en- 
trata « antenna » dei preamplìficatore. dopo di 
che, acceso il ricevitore e il preamplificatore, ruo- 
teremo la sintonia dell'oscillatore modulato in mo- 
do da sintonizzarlo sui 27 MHz. Captato nel rice- 
vitore il segnale, attenueremo nell'oscillatore mo- 
dulato lo stesso segnale in modo da renderlo 
appena percettibile, A questo punto ruoteremo il 
nucleo di L3-L4 fino a trovare la posizione per la 
quale il segnale, sul ricevitore, risulterà notevol- 
mente rinforzato. Attenueremo ancora il segnale 
nell'oscillatore modulato e ruoteremo ora il nu- 
cleo di L1-L2 fino a trovare, anche per tale 



bobina, la posizione giusta, quella cioè per la 
quale il segnale otterrà la massima amplificazione. 
Se non abbiamo a disposizione l'oscillatore mo- 
dulato, potremo invece agire in questo modo: 
collegheremo sull'entrata del preamplificatore l'an- 
tenna, accenderemo il nostro ricevitore e ci por- 
remo in ascolto. Non appena ci sarà possibile cap- 
tare una stazione CB, ruoteremo il nucleo di 
L3-L4 fino a trovare la posizione per la quale il 
segnale aumenti di potenza (se il ricevitore pos- 
siede un S-meter potremo avvalerci di tale stru- 
mento controllando la deviazione della lancetta). 
Tarato il nucleo di L3-L4 potremo passare a quello 
di L1-L2 cercando di ottenere sempre la mas- 
sima sensibilità . 

Terminata la taratura, potremo ora stabilire la dif- 
ferenza esistente nell'ascolto mediante il pream- 
plificatore o senza. In passato, sempre sul tema 
dei preamplificatori, abbiamo risposto a molti let- 
tori su come procedere nel caso fossero in posses- 
so di ricetrasmettitori commerciali per i quali non 
era possìbile prelevare dall'interno il filo d'entrata 
d'antenna per il ricevitore e. di conseguenza, non 
lo si poteva inserire in serie all'antenna in quanto 
da essa usciva anche il segnale AF, nel mo- 
mento in cui sì passava in trasmissione, 

A chi si trovi in queste condizioni vogliamo an- 
ticipare che risulta necessario utilizzare un relè, 
disposto in modo che possa commutare l'antenna, 
passando dalla ricezione alla trasmissione, e vi- 
ceversa come vedesi in fig. 5. 



COSTO DEL MATERIALE 

Il solo circuito stampato con serigrafia L. 



400 



I componenti indispensabili per realiz- 
zare il progetto compreso bobine, fet, 
circuito stampato ecc. ecc. . , . , L. 3.000 



Per le spese postali aggiungere sempre L. 



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Flg, 5 Applicando il preamplificatore su ricetrasmettitori commerciali, è necessario im- 
piegare un deviatore che escluda il preamplificatore quando l'apparato dalla ricezione pas- 
serà in trasmissione. 



pag. 301 



DUE diodi LED per CALCOLARE 
TEMPO di ESPOSIZIONE delle 



Non scopriamo certo l'America affermando che. 
di questi tempi, bisognerebbe avere delle tasche 
•• senza fondo » per poter far fronte ai continui 
ed improvvisi aumenti dei materiali. È purtroppo 
un dato di fatto indiscutibile e del quale bisogna 
prendere atto. 

Ma se nulla Si può fare per (renare questa 
corsa vertiginosa dei prezzi al rialzo, è invece 
possibile cercare di trovare un qualche cosa che 
permetta di consumare di meno e risparmiare 
di più. 

Coscienti di questa necessità, i nostri amici 
fotografi ci hanno supplicato di progettare un cir- 
cuito che rispondesse a questi requisiti: 

1. Capace di indicare, con assoluta precisione. Il 
tempo richiesto per la slampa, onde evitare lo 
spreco di diversi fogli di carta per la realiz- 
zazione dei provini necessari per stabilire il 
giusto tempo di posa. 

2. Facile da realizzare In modo che anche un 
profano ne possa curare il montaggio, 

3. Semplice da usare. 

4. Sprovvisto dì strumenti o nixie, ma costruito 
con componenti poco costosi in modo da es- 
sere decisamente ultraeconomico. 
Premettiamo subito che le nostre cognizioni fo- 
tografiche sono modeste, e comunque certamente 
non paragonabili a quelle di un fotografo profes- 
sionista. Abbiamo quindi cercato di realizzare un 
« calcolatore di tempi » che, a nostro avviso, ri- 
sponde ai requisiti richiesti, ed abbiamo affidato 
i diversi prototipi ad alcuni fotografi affinché lo 
potessero collaudare in camera oscura e darci 
il loro parere. 

Abbiamo poi apportato allo schema originale le 
varianti via via suggerite e finalmente siamo arri- 
vati allo schema definitivo, che è quello che pre- 
sentiamo sulla nostra rivista, e che riteniamo es- 
sere un valido strumento per tutti coloro che vo- 
gliano risparmiare tempo e carta fotografica. 

Prima della presentazione dello schema elet- 
trico, spieghiamo al lettore come va utilizzato 
questo calcolatore, in modo da metterlo in condi- 
zione di decidere se tale strumento è in grado di 
soddisfare le sue esigenze. Sul pannello frontale 
dello strumento sono presenti due manopole gra- 



duate che agiscono su due potenziometri dei qua- 
li uno (R1) servirà per la determinazione del tem- 
po, espresso in secondi, e verrà tarato una volta 
per tutte in funzione al tipo di ingranditore o, più 
precisamente in funzione della potenza della lam- 
pada in esso inserita, l'altro (B3) sarà invece ta- 
rato in funzione ai diversi tipi di carta normal- 
mente impiegata per !a stampa. 

Ruotata la manopola che comanda R3 sulla in- 
dicazione del tipo di carta impiegata (Extra-mor- 
bida - morbida - media - dura - extra-dura) si por- 
rà sotto la luce dell'ingranditore la fotoresistenza 
e si ruoterà la manopola che agisce su R1 fino a 
quando non troveremo quella posizione per la 
quale si otterrà lo spegnimento di uno dei due 
led e l'accensione dell'altro 




Sul quadrante leggeremo il tempo indicato e. 
sulla base di tale tempo procederemo alla stampa 
della nostra foto. 

Per ottenere delle fotografie più o meno contra- 
state, potremo ruotare leggermente la manopola 
che agisce su R3 dalla posizione di taratura del- 
la carta impiegata, regolando nuovamente la ma- 
nopola dei ■< secondi » fino ad ottenere ancora 
lo spegnimento di uno dei due led e l'accensione 
dell'altro. Potremo così leggere il numero dei se- 
condi necessari per ottenere la stampa più o 
meno contrastala e procedere di conseguenza 
Come si può facilmente dedurre, l'uso dello stru- 
mento è molto semplice ed il suo impiego non 
costituisce un problema. 



pag 302 




il GIUSTO 
vostre STAMPE 



ai 10 megaohm, per scendere a poche centinaia 
di ohm in presenza di luce. Collocando questo 
elemento in un ponte di Weatsthone, in funzione 
della luce che ha colpito la fotoresistenza, essa 
assumerà un determinato valore ohmico che sbi- 
lancerà il ponte. Ruotando il potenziometro R1, 
il ponte verrà nuovamente bilanciato in funzione 
del valore assunto dalla fotoresistanza, in modo 
da far ottenere in uscita (punto di collegamento 
di R4 e massa) una tensione quasi nulla 

Se l'entrata al terminale « 2 » dell'integrato è 
leggermente positiva (condizione che si verifica 
quando la luce che colpisce la totoresistenza è 
inferiore all'intensità richiesta), sull'uscita dell'in- 
tegrato {terminale « 6 •>) avremo una tensione « ne- 
gativa » rispetta alla massa, quindi si accenderà 



Per gli amici lettori appassionati di fotografia, abbiamo realizzato 
nei nostri laboratori questo semplice strumento che, utilizzato in 
camera oscura, farà immediatamente ricavare il tempo, in secondi, 
necessario per una corretta esposizione. 

Con tale strumento sarà anche possibile stabilire il tempo neces- 
sario ad accentuare il contrasto, in funzione al tipo di carta usato. 
Si elimineranno cosi perdite di tempo e sprechi di carta per i pro- 
vini, e ciò oggi è particolarmente importante, specialmente dal lato 
finanziario, considerato l'alto costo raggiunto dalla carta foto- 
grafica. 



L'accensione e lo spegnimento dei due led co- 
stituiscono un'ottima indicazione visiva e la loro 
tuce, naturalmente rossa, avrà un'intensità molto 
debole, comunque tale da non impressionare as- 
solutamente alcun tipo di carta. 

SCHEMA ELETTRICO 

Lo schema completo di questo calcolatore é 
presentato in fig. 1. L'elemento principale di que- 
sto strumento è costituito dalla fotoresistenza; es- 
sa, come si sa, è un componente in grado di 
variare la sua resistenza interna in funzione della 
luce che la colpisce. Al buio completo la sua 
resistenza ohmica può raggiungere valori attorno 



il diodo « led ■• che ha lanodo collegato a massa 
{led 2). 

Se la tensione in entrata è leggermente nega- 
tiva (condizione che sì verifica quando la luce 
che colpisce la fotoresistenza ha intensità su- 
periore al richiesto), sull'uscita dell'integrato (ter- 
minale ■ 6 ••) avremo una tensione positiva rispet- 
to alla massa, perciò si accenderà il diodo « led » 
con il catodo collegato a massa (led 1). 

Regolando perciò RI, noi dovremo cercare la 
condizione ideale per riuscire a spegnere il diodo 
che risulta acceso, e far accendere quello che è 
invece spento. 

In teoria regolando R1 dovremmo riuscire a 
spegnere contemporaneamente i due led; In pra- 



pag 303 



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pag. 304 



Nella loto, uno dei nostri 
prototipi realizzati in la- 
boratorio per le prove di 
collaudo. Si noti la foto- 
resistenza e i due led 
provvisoriamente saldati 
direttamente sul circuito 
stampato. 





Fig. 2 Disposizione del terminali sul- 
l'integrato uA.741 visto dal lato che 
tuoriescono dall'involucro. A destra: i 
terminali + e — di un diodo led, si 
noti che il terminale — è dalla parte 
dove l'involucro è schiacciato. 




Ji A 741 



tica però questo è impossibile dovendo fare i 
conti con l'elevato guadagno fino a 200.000 e 
più dell'integrato per cui la pur minima varia- 
zione di tensione sui terminale 2. si traduce in 
uscita (terminale 6) in una ampia variazione del- 
l'ordine dei volt. 

Quindi si è ritenuta ottima la condizione di si- 
multaneo spegnimento di un led e accensione del- 
l'altro. 

I due led applicati in uscita hanno, collegato 
in serie, un diodo al silicio disposto nello stesso 
senso di conduzione del led. Questo accorgimen- 
to risulta necessario per impedire che la tensione 
in uscita, quando si inverte, non vada a riversarsi 
sul diodo non interessato. 

Poiché l'integrato uA.741 richiede un'alimenta- 
zione differenziata, per non impiegare altri transi- 
stor che inciderebbero notevolmente sul costo di 
realizzazione del nostro progetto, abbiamo otte- 
nuto tale tensione duale con l'impiego di due 
diodi zener collegati in serie 

Collegando a massa il punto di giunzione dei 
due zener, noi otterremo una tensione positiva di 
5,1 volt (rispetto alla massa) per il terminale «7" 



dell'integrato, ed una tensione di 5,1 volt nega- 
tivi, sempre rispetto alla massa, per il terminale 
« 4 » dell'integrato. 

Per il ponte di Weatsthone è necessaria invece 
una seconda tensione separata che noi otterremo 
raddrizzando i 6 volt prelevati dal secondario di 
cui è provvisto T1, e stabilizzandoli a 5,1 volt tra- 
mite un transistor e un diodo zener. 

Nel collegare questa tensione al ponte di 
Weatsthone è importante rispettare la polarità, 
cioè collegare il positivo sull'estremo di R1-R2 
e il negativo sulla giunzione di R1 e FR1. 

L'interruzione « A-A >> che troviamo presente su! 
terminale positivo di tale alimentazione andrà in 
seguito cortocircuitata, una volta terminato il 
montaggio e dopo aver tarato il trimmer R7. 

REALIZZAZIONE PRATICA 

Il montaggio di questo nostro progetto, se si 
utilizza il circuito stampato LX52 da noi fornito 
già inciso, risulta cosa estremamente facile. 

Su tale circuito, come vedesi in fig. 3 andranno 
montati tutti i componenti, escluso il trasforma- 



pag. 305 



tore TI. ì due potenziometri, i due led e la foto- 
resistenza. 

Per T1 occorrerà controllare quale dei due av- 
volgimenti secondari eroga 12 volt, e quali i 6 
volt. Una volta individuatili, dovremo collegare 
te due uscite ai due ponti BS1 ed RS2. 

Si monterà in seguito l'integrato uA.741 tenen- 
do, come riferimento, la tacca di cui è fornito (e 
che risulta in corrispondenza del piedino « 8 »), 
Per il montaggio dei due diodi DS1 e DS2 e dei 
due Zener DZ1 e DZ2 dovremo fare attenzione a 
rispettare te polarità. 

Tutto il circuito verrà racchiuso in una scatola 
di legno o metallica, collocando sul pannello fron- 
tale i due led, l'interruttore di rete e i due po- 
tenziometri R1 e R3, come vedesì a pag, 302, 

La fotoresistenza dovrà logicamente essere 
esterna in quanto bisognerà porla sotto l'ingran- 
ditore. Occorrerà quindi utilizzare un cavetto bifi- 
lare o schermato (non indispensabile comunque) 
per congiungere il circuito stampato a tale com- 
ponente. 

Terminato il montaggio, potremo dare tensione 
al circuito e controllare le tensioni sui terminali 
«7» e «4» dell'integrato uA.741 che dovranno 
rispettivamente essere di 5,1 volt positivi e di 5,1 
volt negativi rispetto alla massa. 

Controlleremo pure se la corrente che scorre 
attraverso la resistenza R9 ha un valore com- 
preso tra 70 e 100 mA, Al di sotto dei 70 mA, in- 
fatti, avremmo una minore stabilità di tensione, 
mentre al di sopra dei 100 mA si potrebbe cor- 
rere il rischio di surriscaldare eccessivamente i 
due diodi zener. 

Un ultimo controllo va effettuato per il valore 
di tensione presente sulla base del transistor TR1 
che deve essere di 5,6 volt. 

Se tale valore risulta inferiore dovremo ridurre 
il valore della resistenza R10. 

Una volta portati a termine tutti questi controlli 
si procederà alia taratura del nostro « calcolatore 
per esposizione ». 

TARATURA 

La prima operazione da compiere riguarda la 
taratura del trimmer R7 e. per questa operazione, 
dovremo tenere aperto la pista indicata ■ A-A » 
in modo che il ponte di Weatsthone non risulti 
alimentato. 

Ruoteremo R7 lentamente, in modo da trovare 
il punto per il quale uno dei led si accende e 
l'altro si spegne, il che comporta la condizione di 
ottenere, sull'entrata del terminale « 2 » dell'inte- 
grato uA.741, una tensione «nulla». 



HUdh 



HDOH 



1 



-io 




LEDI 



FU 



* 2:°' "b 



L 



J 



Fjg, 3 Circuito stampato a grandezza natu- 
rale, visto dal lato componenti, completo di 
stampa serigrafica. 




Fig. 4 La fotoresistenza FR1, la potremo rac- 
chiudere, come vedesi in questa foto, entro 
una piccola scatola metallica □ di plastica. 

Se possedete un voltmetro elettronico potrete 
effettuare tale taratura misurando la tensione pre- 
sente su questo terminale. 

Effettuata questa prima taratura, potremo ora 
collegare tra loro le due piste indicate « A-A ». in 
modo da fornire tensione alla fotoresistenza. In 
camera oscura, quindi ovviamente al buio, porre- 
mo la fotoresistenza sul piano dell'ingranditore ed 
inseriremo in esso un ■■ negativo » fotografico. La 
fotoresistenza dovrà essere posta in una zona di 
media intensità, dell'immagine ingrandita. 

Ruoteremo la manopola di R3 (sensibilità) por- 
tandola a metà corsa e ruoteremo la manopola 
di R3 (sensibilità) portandola a metà corsa e ruo- 
teremo il potenziometro R1 fino a trovare la po- 



pag. 306 




il 

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» £ a> 

tu u a 



pag 307 



sizione per la quale si ottenga lo spegnimento di 
uno dei led e l'accensione dell'altro. 

Prenderemo un foglietto di carta di tipo « NOR- 
MALE « e -lo collocheremo sul piano dell'ingrandi- 
tore, protetto da un foglio di carta nera, esponen- 
done delle striscie per 1, 2, 3, 4, 5 sec. e cosi via. 
Stamperemo la foto e controlleremo quale ri- 
sulterà essere il tempo più idoneo a farci ottenere 
il risultato migliore. 

Se ad esempio troveremo che la striscia più 
idonea è quella che è stata esposta per 3 se- 
condi, in prossimità dell'indice della manopola di 
R1 segneremo « 3 sec ». e sulla manopola R3 
segneremo « carta normale ». 

Se la fotografia non ci ha dato i risultati che ci 
attendevamo, o se la manopola di R1 è stata ruo- 
tata tutta ad un estremo, conviene ripetere la pro- 
va agendo in senso contrario, tenendo cioè la 
manopola di R1 al centro e ruotando invece R3 
fino a trovare la posizione per la quale si verifichi 
sempre la solita condizione di spegnimento di un 
led ed accensione dell'altro. 

Queste prove andranno poi ripetute con carta di 
tipo « morbido », « duro » ecc. ed ingrandendo più 
o meno l'immagine, in modo da completare la ta- 
ratura della manopola dei secondi e quella della 
sensibilità. 

Terminata tutta questa operazione potremo ef- 
fettuare qualche prova di controllo servendoci di 
altri « negativi » al fine di stabilire la perfetta ese- 
cuzione della taratura da noi effettuata. 

Lo strumento dunque non solo sarà in grado di 
fornirci i tempi migliori di esposizione, ma ci in- 
dicherà anche il tipo dì carta da impiegare. 

Infatti, se ruotando da un estremo all'altro la 
manopola dei secondi non sì riesce ad ottenere 
lo spegnimento e l'accensione dei led, saremo 
logicamente costretti ad intervenire sulla mano- 
pola della sensibilità e, in questo caso, potremo 
leggere sull'indice dì tale manopola, quale tipo di 
carta è consigliabile impiegare. 

Precisiamo subito che se la taratura non sarà 
effettuata in maniera perfetta, tale imperfezione 
sarà presente anche nelle copie successive che 
stamperete, quindi consigliamo di operare con 
molta attenzione in questa operazione di taratura, 
in quanto il risultato è condizionato dalla cura e 
dalla meticolosità che avrete messo in tale ope- 
razione. 

Ogni progetto richiede una taratura a sé, in 
quanto condizionato dal tipo di ingranditore, dal- 
la luminosità dell'obbiettivo, e dalla potenza della 
lampada, tutti fattori che influiscono direttamente 
sul valore ohmico della foto resistenza e quindi 
sulla posizione che dovranno assumere i due po- 



tenziometri R1 ed R3 per il bilanciamento del 
ponte. 

Anche le caratteristiche della fotoresistenza 
possono influire notevolmente sulla operazione di 
taratura in quanto vi sono foto resistenze che, al 
buio completo, possono assumere valori ohmici 
compresi tra 5 e 10 megaohm, e, con un'intensità 
di luce di 100 lux, assumere valori dì 1.000 ohm, 
o 300 ohm, oppure 20.000 ohm. 

Tutte le fotoresistenze possono essere impie- 
gate in questo progetto, indipendentemente dalle 
loro caratteristiche, ma logicamente la taratura 
sarà diversa a seconda del tipo di fotoresistenza 
impiegato. Se non riuscite a tarare in modo cor- 
retto il ponte, cioè se non ottenete una indicazio- 
ne regolare dei secondi di R1, potrà risultare utile 
modificare il valore di R2 portandolo a valori no- 
tevolmente più alti, cioè 220.000 o 470.000 ohm. 
Tale modifica sarà indispensabile se, per R3, use- 
remo un potenziometro con valore inferiore ai 5 
megaohm. Anche questo potenziometro assumerà 
il valore più confacente al vostro ingranditore, e 
potrà essere più pratico utilizzarne uno dì valore 
di 2 megaohm, modificando sperimentalmente il 
valore di R2 al fine di ottenere che, quando la 
manopola di R3 risulta in posizione intermedia, 
si riesca ad ottenere il bilanciamento del ponte e, 
di conseguenza l'indicazione della giusta espo- 
sizione per carte di tipo « normale ». 

Da tutto quanto esposto, risulta chiaro che 
l'Operazione di taratura necessiterà di un po' di 
tempo per poter adattare il calcolatore alle carat- 
teristiche del vostro ingranditore. Questa relativa 
perdita di tempo vi verrà compensata, in seguito, 
quando applicando la fotoresistenza sul piano del- 
l'ingranditore, potrete subito ricavare i secondi 
richiesti ed il tipo di carta più idoneo all'intensità 
del negativo da stampare. 



COSTO MATERIALI 

Il solo circuito stampato con serigrafia L. 700 

Tutto il materiale necessario per la 
realizzazione del progetto: resistenze, 
condensatori, zener, potenziometri, rad- 
drizzatori, Integrato, foto resistenza, tran- 
sistor, trasformatore, interruttore, led, 
circuito stampato L 9.500 

Per le spese postali aggiungere sempre L. 850 



pag. 308 



COSTRUZIONI ELETTRONICHE PROFESSIONALI 

di PIERO PORRÀ - CASTELGOMBERTO (Vicenza) tei, 0445-90132 



Serie scatole montaggio eloti ro ni e ne Pieni netti 

1 A Alimentatore rete stabilizzato 4 uscite 6, 7,5, 9, 12 Volt 

0,6 Amper; 4 diodi zerier, 1 transistor AD 162. 1 tra- 
sformatore. 1 cambiatensione, raddrizzatore e conden- 
satore . L. 4.000 

2B Adattatore da auto 3 tensioni 6. 7,5. 9 Volt 0,7 Amper 
1 AD 162 3 dìodi Zener, resistenze, cavetti ecc. L. 3.000 

2C Alimentatore per baracchini CB 3 A a 12.6 Volt, com- 
pleto di contenitore, trasformatore 2 irans. 2N 3055 e 
di ogni parte per il montaggio . . . . L. 20.000 

2D Alimentatore regolabile da 2 a 30 Volt 5 o 6 Amper 
EFFETTIVI 2 o 4 o 6 gamme dì protezione elettronica 
a SCR, 3 trans. 2N 3055 e 2 trans. 2N 3772. raffredda- 
tore aiettato, scatola, strumento 30 o 50 V fs. a bobina 
mobile, pannello inciso in alluminio e forato, trasfor- 
matore 40 Volt 6 Amper. comando per ventilazione for- 
zata, minuteria ecc |_. 40.000 

2 E Alimentatore come 2 D però con 2 strumenti, ventola 

4 2N 3772 e 3 2N 3055 L. 59.000 

2F Carica batterie 12 Volt 5 Amper . . . L. 11.000 
2G Alimentalore regolabile 15/20 Amper tens. fino a SO 
Volt, 2 strumenti, protezione elettronica, scatola pan- 
nello inciso ecc |_. SD. 000 

2 H Riduttore 24/12 Volt 2,5 Amper L 10.000 

Gli alimentatori di potenza montali costano 10.000 in più. 
Confrontate le caratteristiche dei ns. alimentatori e vedrete 
conviene sia per la classe nettamente superiore, l'enorme 
differenza nelle prestazioni e nel prezzo, nonché nell'assi- 
stenza. 

2 I STABILIZZATORI ELETTRONICI Monofase e trifase 
esenti da disturbi avanti/indietro per la presenza di 
TRIAC e SCR. Prezzi per accordo telefonico. 

2 L Centrali elettroniche per antifurto compiate di ogni 
parte già montate e collaudate, basta collegare ì sen- 
sori, contatti in serie o parallelo, ultrasuoni, tappeti, 
fotocellule, vibratori; microonde ecc. . . L. 180.000 

Casse acustiche In Kit in legno dello spessore di 2 cm 

2 vie complete di filtri altoparlanti a sosp. pneum. da 

260 mm 

30 Watt, dimensioni; 30 x 49 x 27 . , . . , L. 60.000 

50 Watt, dimensioni: 40x70x40 L. 80.000 

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30 Watt 20/19 KHz 0.5% disi, alla max potenza, solo finale 

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50 Watt 20/20 KHz 0.5 : Vo disi, alla max potenza, solo finale 

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tenitore pannello inciso survoltore 12'80 Volt 3 Amper sta- 
bilizzato L. 100.000 

Funziona il ns, magazzino componenti elettronici, una va- 
sta gamma di componenti a Vs disposizione, trasformatori 
di alimentazione transistor, diodi, circuiti integrati, stru- 
menti da pannello ecc. 

Telefonateci Vi accontenteremo il più possibile. 
Cerchiamo concessionari in ogni città d'Italia per i ns. 
prodotti finiti 
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Ringraziamo i ns. gentili clienti e Li invitiamo' ad esprimer- 
ci, possibilmente telefonandoci,' i Loro giudizi per gli ac- 
quisti effettuati in modo da accontentarli nel miglior modo 
possibile, in caso anche della più piccola insoddisfazione. 
Nella prossima pubblicità ampio servizio sull'alta fedeltà 
fotografico e alimentatore. 




pag. 309 



r 



PROGETTI 

In Sintonia 



UN INTERFONO CON UN SOLO INTEGRATO 

Sig. Montanari Angelo 
IMPERIA 

Ho letto il vostro articolo sull'impiego dell'Integrato 
TBA800 e. con un esemplare da me acquistato, mi 
sono costruito un semplice interfono che mi serve per 
collegare la sotlitta, in cui ho installato il mio pìc- 
colo laboratorio, con la mia abitazione. 

Come potete vedere dall'esame dello schema elet- 
trico, sono necessari, per la realizzazione del mio pro- 
getto, pochi componenti. 

Su di una pìccola basetta in bachelite, ho posto 
l'integrato TBA800 e ho poi racchiusa il tutto entro un 
piccolo mobiletto nel quale trova posto l'altoparlante e 
il microfono principale. Tramite due cavetti schermati 
che partono dalle boccole « E ■■— M ■-" U » il segnale 
viene poi portato all'altoparlante e al microfono sup- 
plementare posti in casa. 

Per ottenere il passaggio dalla posizione ■ PAR- 
LO » alla posizione « ASCOLTO ■ si possono adottare 
diverse soluzioni che qui accenno in modo da facili- 
tare la realizzazione da parte dei lettori che, a se- 
conda delle proprie esigenze, potranno adottare l'uno 
o l'altro sistema proposto. 

La prima soluzione da me adottata è stata quella 
di utilizzare, per S1A-S1B e S3A-S3B, due pulsanti 
doppi (ad esempio quelli per ricetrasmeltitori che ven- 




gono impiegati anche nei preamplificatori di BF}, che 
in posizione di riposo mantengono sempre collegati i 
due altoparlanti lasciandoli, entrambi, nella posizione 
di « ascolto ». 

In questo modo sì ha la possibilità di tenere i due 
pulsanti S3A-S3B in casa, dando cosi la possibilità, a 
chi lo desideri, di mettersi in contatto con l'interlo- 
cutore pigiando semplicemente tale pulsante 

In posizione di ascolto, adottando questa soluzio- 
ne, non c'è il pericolo di captare, tramite ì due alto- 
parlanti, i rumori ed i suoni dell'uno e dell'altro am- 
biente. 

La seconda soluzione potrebbe essere quella di 
escludere S3A-S3B e sfruttare il doppio deviatore S1A- 
S1B. collegando sul terminale libero di S1A il filo che 
va all'altoparlante supplementare, e Sul terminale li- 
bero di S1B il cavetto schermato che va al secondo 
microfono. 

In queste condizioni pero solo l'operatore che ri- 
mane vicino al pulsante S1A-S1B può passare, o far 




C3 



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10 6 7 



C5 

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T BA800 

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COMPONENTI INTERFONO 

RI = 47.000 ohm trimmer 
R2 = 47.000 ohm Vi watt 
R3 = 68 ohm Vi watt 
R4 = 100 ohm Vi wall 
RS = 47.000 ohm trimmer 
CI = 100.000 pF poliestere- 
CI 100 mF. elettr. 15 voli 
C3 100 mF. elettr. 15 voli 
C4 = 2.200 pF. poliestere 
C5 = 470 mF. eletlr. 15 voli 

pag. 310 



tri * 



CG = 470 pF. 

C7 = 100.000 pF. poliestere 

C8 = 200 mF. elettr. 15 volt 

C9 = 100 mF. elettr. 15 volt 

S1A-S1B - doppio deviatore 

S2 = interruttore di rete 

S3A-S3B - doppio deviatore a pulsante 

IC1 = integralo TBA800 

2 altoparlanti da 1-2 watt 3 ohm 

2 capsule microtoniche pìezo 




MICRO 



passare ("altro posto, dalla posizione ■ parlo » alla 
posizione « ascolto * e, poiché uno dei due posti 
rimane sempre inserito, si ha l'inconveniente di ascol- 
tare sempre quello che avviene nell'altro ambiente 
D'altra parte anche questo inconveniente potrebbe di- 
ventare un pregio dell'apparecchio, specialmente se lo 
si usa per tenere sotto controllo la stanza del «pie- 
colino » durante le ore notturne. 

La terza soluzione, la più costosa, richiede l'utilizza- 
zione di due relè. In questo modo è sufficiente uti- 
lizzare due soli pulsanti, dei quali uno andrà appli- 
cato sul posto principale, l'altro sul posto secondario, 
in modo che, premendoli, si ecciti il relè i cui scam- 



bi effettueranno le commutazioni che. nelle altre so- 
luzioni si ottengono invece con i deviatori SI ed S3, 

Per l'alimentazione ho usato un piccolo alimenta- 
tore stabilizzato in alternata che mi eroga 12 volt - 0,5 
amper. in quanto ho voluto eliminare il fastidio di 
dover sostituire, ogni due o tre settimane, le pile. 

Come microfono mi sono servito di due piccole 
capsule piezoelettriche. mentre per altoparlante ho 
impiegato due del tipo da 1-2 watt, con impedenza 
d'uscita da 8 ohm 

I due trimmer R1 e R5 vengono regolati una sola 
volta, in modo da ottenere in uscita dall'altoparlante 
opposto, un segnale di potenza adeguata. 




Ve ® AL 



RI = 150.000 ohm Vi watt 

H2 = 27.000 ohm Vj watt 

R3 = 170.000 ohm Vi watt 

R4 = 27.000 ohm Vi watt 

R5 = 5.600 ohm Vi watt 

R6 = 2.700 ohm Vi watt 

R7 - 47.000 ohm trimmer 

C1 = 1.000 mF. elettr. 15-25 volt 

C2 = 10.000 pF. poliestere 



C3 = 10.000 pF. poliestere 
C4 = 4.700 mF. elettr. 15 volt 
C5 = 4.700 pF. poliestere 
DS1 = qualsiasi diodo al silicio 

51 = pulsante o interruttore 

52 = deviatore per il mlcro o tempori». 
TR1-TR2-TR3-TR4 = transistor ASZ11 o AC 128 

Relè = da 12 volt (tipo Siemens) 




IX 



MICRO 



AUTOMATISMO PER CHIAMATA C8 

Sig. Fanon Alfredo 
VICENZA 

Il circuito che vi invio rappresenta un multivibra- 
tore il quale, abbinato ad un temporizzatore, permette 
di ottenere, in uscita, uno nota di BF ad intermittenza 
che io poi utilizzo per il mio «baracchino» dei 27 
MHz come segnale di chiamata. 

Inserendo questo circuito, senza bisogno di parlare 
al microfono, avverto i miei amici servendomi di un 
segnate caratteristico e particolare attraverso il quale 
vengo individuato e posso cosi mettermi all'ascolto. 

Tengo a precisare che, con questo segnale, non 
disturbo i QSO, in quanto il pulsante del multivibra- 
tore viene da me premuto, solo per pochi secondi, sui 
vari canali, per cui l'intervento è limitato a tempi 
molto brevi. 

Dallo schema potrete facilmente rilevare che due 
transistor vengono impiegati come un generatore di 
nota, la cui frequenza può essere modificata a pia- 
cere variando la capacità dei condensatori C3 e C2, 



Il segnale generato, prelevato tramite C5, viene ap- 
plicato ai terminali di un relè che. a sua volta, viene 
comandato da un temporizzatore composto dai transi- 
stor TR3 e TR4 Modificando la capacità del condensa- 
tore C4 o il valore della resistenza R5. sì può variare 
il tempo di pausa del relè. 

Se per esempio il segnale di BF è ■ bip » (non sa- 
prei come indicare un suono di BF). si potrà ottenere 
■■ Bip-bip-bip •• una pausa » bip-bip-bip » ... oppure 
- bip-bip - due pause ... » bip-bip ■ ... cioè accor- 
ciare o allungare i tempi di trasmissione del segnale 
e la cadenza. 

Per la realizzazione del mio progetto ho adottalo 
quattro vecchissimi transistor PIMP al germanio del 
tipo ASZ11. che avevo a disposizione. 

Data comunque la non facile reperibilità di tali tran- 
sistor, ho provato successivamente a sostituirli con 
degli AC12B senza notare alcuna variazione. Ritengo 
comunque che anche altri tipi possano andare bene; 
l'importante è Che TR4 sia in grado di erogare una 
corrente sufficiente ad eccitare il relè. 



pag. 311 




ENTRATA D R2 



ENTRATA 5 



COMPONENTI 
FONOVALIGIA STEREO 



RI = 82.000 ohm 

R2 = 22.000 ohm 

R3 = 22.000 ohm 

R4 = 82,000 ohm 

R5 = 3.300 ohm 

R6 = 1.000 ohm 

R7 = 1.000 ohm 

R8 = 3.300 Ohm 

R9 = 4.700 Ohm 

RIO — 100.000 ohm potéri. Li». 

R11 = 39.000 ohm 

R12 = 5.600 ohm 

R13 - 100.000 ohm potenz Lift. 

R14 - 100.000 ohm polenz. Lin. 

R1S = 5.600 ohm 

R16 = 4.700 ohm 



R17 - 39.000 ohm 

Ria = 1 00.000 ohm potenz Lln. 

R19 = 4.700 ohm 

R20 = 4.700 ohm 

R21 = 4.700 ohm polenz. Lln. 

R22 = 82.000 ohm 

R23 = 22.000 ohm 

R24 - 22.000 ohm 

R25 = 82.000 ohm 

R26 = 3.300 Ohm 

R27 - 4.700 ohm potenz. Log. 

R23 = 1.000 ohm 

R29 = 1.000 ohm 

R30 = 4.700 ohm potenz. Log. 

R31 - 3.300 ohm 

R32 = 470 ohm 1 watt 

tutte le resistenze sono da Vi watt 

CI = 10 mF. elettr. 15 volt 

C2 - 10 mF. elettr. 15 volt 

C3 = 10 mF. elettr. 15 volt 



C4 - 10 mF. elettr. 15 volt 

C5 = 10 mF. elettr. 1S volt 

C6 = 2.200 pF. 

C7 = 2.200 pF. 

C8 = 10 mF. elellr. 15 volt 

C9 = 39.000 pF. 

C10 = 10 mF. elellr. 15 voli 

C11 = 2.200 pF. 

C12 = 2.200 pF. 

C13 = 10 mF. elellr. 15 volt 

C14 = 39.000 pF. 

C15 = 10 mF. elellr. 15 voli 

C16 = 10 mF. elettr. 15 volt 

G17 = 10 mF. elettr. 15 volt 

C18 = 10 mF. elettr. 15 volt 

C19 = 100.000 pF. 

C20 = 100.000 pF. 

C21 = 220 mF. elettr. 15 voli 

TR1-TR2-TR3-TR4 = BC107 

DZ1 = zener da 12 volt 1 watt 



PREAMPLIFICATORE STEREO PER FONOVALIGIA 

Slg. Mazzoni Giancarlo 
BOLOGNA 

Per migliorare le caratteristiche della mia fonova- 
ligia, ho costruito un circuito preamplificatore provvi- 
sto di controllo dei toni attivi. Ho pensato così di 
inviarvi lo schema, con la speranza che trovi posto 
sulla vostra rivista, in modo che altri lettori pos- 
sano avvalersi del mio progetto. 

Questo preamplificatore presenta molti vantaggi: 
può essere ad esempio applicato a qualsiasi altro 
amplificatore, ed è possibile, realizzandone una sola 
sezione (il solo canale di sinistra, oppure quello di 
destra), impiegarlo come correttore dei toni per am- 
plificatori microfonici. 

Il circuito di ingresso del mio preamplificatore è 
adatto per testine ■■ piezoelettriche » ed è perciò 
adattabile a tutte te fonovaligie in quanto, come tutti 
saprete, le testine delle fonovaligie sono costruite con 



questo stesso materiale. 

È possibile applicare anche delle testine magne- 
tiche, senza che la funzionalitè dell'apparecchiatura 
ne risenta. 

Il circuito, come potrete rilevare da un esame 
dello schema, è composto di due transistor per canale: 
per la costruzione di preamplificatore adatto ad un 
impianto stereo occorre impiegare quadro transistor 
del tipo BC107. 

Nel circuito è anche incluso il controllo di bilan- 
ciamento, costituito dal potenziometro R21 : regolando 
il cursore e ruotandolo da un estremo all'altro è pos- 
sibile attutire il segnale di BF su un canale per ac- 
centuarlo sull'altro, e viceversa 

I potenziometri dei bassi [R10 e R18), come quelli 
degli acuti (R13 e R14) possono essere scelti del 
tipo doppio O singolo. In questo ultimo caso avremo 
la possibilità di regolare singolarmente, in ogni ca- 
nale, la tonalità. 

I potenziometri del volume (R27-R30) devono in- 



pag. 312 



vece risultare del tipo doppio, altrimenti, ed è in- 
tuibile, sarebbe inutile l'impiego dei controllo di 
bilanciamento, in quanto si potrebbe dosare, con i 
controlli del volume, il segnale in uscita sui due 
canali 

Poiché la fonovaligia era alimentata a 15 volt, ho 
inserito sull'alimentazione la resistenza R22 assieme 
ad un diodo zener da 12 volt in modo da stabiliz- 
zare la tensione di alimentazione del preamplificatore 
a 12 volt. 



Coloro che avessero a disposizione già i 12 volt, 
potranno eliminare la R22 ed il diodo zener DZ1. 

Aftinché la ricezione risulti più perfetta, e per evi- 
tare eventuali disturbi, occorre provvedere ai colle- 
gamenti con i potenziometri servendosi di cavetto 
schermato. 

La calza metallica del cavetto verrà collegata, per 
un estremo, alla massa, e per l'altro estremo, alla 
carcassa metallica dei potenziometri, affinché anche 
essi risultino a massa. 



SEMPLICE RICEVITORE REFLEX A DUE TRANSISTOR 

Sig. Funari Mario 
TIVOLI (Roma) 

Questo ricevitore può essere costruito anche dai 
principianti e la sua caratteristica principale è l'estre- 
ma economicità. 

10 ve lo invio per la pubblicazione sulla Vostra 
rivista, in quanto ritengo che si possa, per un atti- 
mo, trascurare il lettore più preparato a vantaggio 
di chi è alle prime armi e desidera, giustamente. 
effettuare un primo montaggio semplice ma sicuro. 

11 ricevitore che presento impiega, per TR1, un 
AF112, ma posso assicurare che tale transìstor potrà 
essere eventualmente sostituito da un qualsiasi altro 
transistor PNP al germanio. Per TR2 vale più o meno 
lo stesso discorso: io ho usato un AC125. ma ho 
anche constatato che, inserendo "qualsiasi altro tipo 
di transistor PNP di bassa frequenza (anche se al 
silicio) il mio progetto lunziona egualmente bene. De- 
sidero anche dire che questo ricevitore non è asso- 
lutamente critico. 

La realizzazione si inizlerà avvolgendo su di un 
nucleo in ferroscube per antenna !a bobina L1, che 
risulta composta da 60-75 spire avvolte con filo di 
0,30 mm smaltato, con una presa alla decima spira 
dal lato inferiore (l'avvolgimento va iniziato dal lato 



di C3-R3) per collegare la base di TRI e l'antenna. 

La parte più critica di tutto il complessino è costi- 
tuita da questa bobina in quanto, dalle caratteristiche 
della stessa, può dipendere la sensibilità e la se- 
lettività del ricevitore: è perciò consigliabile provare 
a modificare la presa del suo avvolgimento (effet- 
tuandola, ad esempio, alla 3-5-10-14 spira) e adot- 
tando definitivamente la soluzione che ci darà il ri- 
sultato migliore. 

Per ottenere il massimo rendimento consiglio di 
Impiegare, come auricolare, un piezoelettrico, in quan- 
to l'utilizzazione di un tipo magnetico richiederebbe 
la sostituzione della resistenza R6 con un trasforma- 
tore di uscita provvisto di un secondario con im- 
pedenza ad 8 ohm, adatta cioè all'impedenza di un 
auricolare magnetico. 

Il funzionamento è molto semplice: il segnale di 
AF viene sintonizzato da L1-C2 ed amplificato da TR1 . 
Dal collettore di tale transistor il segnale di AF può 
giungere alla base di TR2 per la presenza della JAF1, 
quindi è obbligato a passare attraverso C3. Qui vie- 
ne rilevato da DG1-DG2 e cosi, ai capi di R3-C1 ab- 
biamo disponibile un segnale di BF che ritornerà 
alla base di TR1 per essere ora amplificato in BF, 
Sul collettore il segnale di BF potrà ora passare 
attraverso JAF1 per raggiungere la base di TR2 ed 
essere infine amplificato in BF. 




100.000 ohm potenz 
R2 = 82.000 ohm V: watt 
R3 = 10.000 ohm Vi walt 
R4 = 3.900 ohm Vi watt 
R5 = 390.000 Ohm Vi watt 
RE = 5.G00 ohm Vi watt 
R7 = 100.000 ohm Vi watt 
C1 = 10.000 pF. poliestere 
C2 = 250-300 pF. variabile 
C3 = 220 pF. 



C4 = 10.000 pF. poliestere 

C5 = 10 mF. elettr. 15 volt 

C6 - 10 mF. elettr, 15 volt 

TRI - transistor pnp al germanio di AF (AF112-AF169- 

AF19G ecc.) 

TR2 = transistor npn di BF AC125 o similari 

DG1-DG2 = diodi al germanio OA91-OAB0 ecc. 

JAF1 - impedenza di AF (555 o similari) 

L1 = bobina di antenna (vedi articolo) 

Auricolare piezoelettrico 

S1 ~ interruttore per la pila „.,„ 

pag. 313 



CALIBRIAMO IL NOSTRO OSCILLOSCOPIO 

Sig. Guerrazzi Giulio 
CREMONA 

Tempo (a ho acquistato un oscilloscopio econo- 
mico ad un prezzo d'occasione, ma sprovvisto di 
calibratore, per cui mi sono trovato spesso in diffi- 
coltà per stabilire l'ampiezza del segnale misurato 
non essendo a conoscenza degli esatti volt/cm su 
cui risultava regolata la sensibilità. In tale condizione 
l'oscilloscopio mi serviva soltanto per controllare la 
forma d'onda, ma non per stabilire ì volt picco-picco 
del segnale che mi appariva sullo schermo. 

Mi sono perciò deciso a realizzare un semplice 
calibratore in grado di fornirmi diverse tensioni di 
riferimento, e più precisamente 100-200-500 mV e 1-2- 
5-10-20 volt. 

Con questo progetto semplice e assolutamente 
economico è possibile regolare, sia in alternata che 
In continua, la sensibilità di qualsiasi oscilloscopio 
tramile la manopola dell'amplificatore verticale, in 
modo che sullo schermo graduato appaia, secondo 
le necessità, un'onda quadra che raggiunge l'am- 
piezza esatta di un centimetro. Regolando la mano- 
pola e prendendo come riferimento 1 volt dal cali- 
bratore, in modo che l'onda quadra copra 1 cm di 
ampiezza, se il segnale prelevato da un qualsiasi 
apparecchio in esame raggiunge i 3 cm,, esso corri- 
sponderà esattamente ad una tensione di 3 volt 
picco-picco. 

Con questo calibratore è possibile controllare an- 
che la base dei tempi in quanto il transistor BC108 
è modulato dalla frequenza di rete a 50 Hz e per- 
tanto la distanza che intercorre tra un'onda e l'altra 
corrisponderà esattamente a 20 millisecondi. 



Il circuito, come si può vedere in figura, lo si 
realizza acquistando o costruendosi un piccolo tra- 
sformatore da 5-10 watt con un primario a 220 volt 
e due secondari, uno a 22 volt-0,2 milliamper, l'altro 
a 6 volt e 50-60 milliamper. 

La tensione dei 22 volt verrà raddrizzata da un 
ponte raddrizzatore, filtrato dal condensatore CI. e 
stabilizzata a 22 volt da uno zener da 1 watt. A ciò 
si farà seguire un partitore, in modo da ottenere 
le varie tensioni di riferimento. 

Da questo partitore dipende la precisione dello 
strumento, per cui sarà opportuno scegliere le resi- 
stenze con tolleranza minima (almeno all'lVo). Si 
potrà anche, con l'aiuto di un ohmetro molto pre- 
cìso, effettuare delle serie e dei paralleli in modo 
da ottenere, per ogni resistenza, il valore precisato 
nella lista dei componenti che riportiamo qui sotto. 

Tutto il circuito potrà essere montato su una 
piccola basetta in bachelite sulla quale, per ultimo, 
effettueremo il montaggio del transistor BC108. Prima 
di inserire li transistor si applicherà, infatti, sulla 
boccola dei « 20 volt » e sulla massa un voltmetro 
elettronico, si regolerà il trimmer R3 in modo da 
leggere, sul quadrante dello strumento, esattamente 
una tensione di 20 volt. A questo punto si provve- 
dere ad inserire li transistor BC108 e il calibratore 
sarà già pronto per funzionare. Come è facile com- 
prendere, il transistor SC108 funziona in •■ chopper », 
cioè in presenza della semionda positiva di rete il 
transìstor conduce e perciò cortocircuila la tensio- 
ne in uscita, mentre in presenza della semionda ne- 
gativa il transistor risulta a riposo. 

)n uscita otterremo quindi un'onda quadra perfet- 
tamente tarata sia in tensione che in frequenza. 



RI = 

R2 = 
R3 = 
R4 = 
R5 = 
R6 = 
R7 = 
R8 - 
R9 = 
R10 -- 
R11 = 



zia v g) 



125V 



ov 



820 ohm Vi wali 
100 ohm 1 watt 
2.200 ohm trimmer 
2.000 ohm Vi watt 1 J /o 
1.000 ohm Vi watt 1"/o 
1.200 ohm Vi watt 1"/« 
1,200 ohm Vi watt 1% 
200 ohm Vi watt l'/o 
100 ohm Vi watt 1°/o 
: 120 ohm Vi watt l"/« 
= 120 ohm Vi watt 1% 




R12 = 20 ohm Vi watt 1"/= 

R13 = 10 ohm Vi watt 1% 

R14 = 10 ohm Vi watt 1% 

CI = 1.000 mF. elettr. 40-50 volt 

DZ1 = diodo zener da 22 volt 1 wali 

DS1 = qualsiasi diodo al silicio 

RS1 = ponte raddrizzatore da 50 voli 0,5 amper 

TRI - transistor npn BC108 

T1 = trasformatore 5-10 walt con secondario a 22 volt 

0,2 amper e 6 volt 50 milliamper 



pag. 314 



UN SIGNAL TRAGER E UN MULTI VIBRATORE 
PER RIPARAZIONI RADIO 

Sig. dami Roberto 
NOVARA 

Sono un radioriparatore e seguo da parecchi anni 
la vostra rivista che trovo essere la più completa 
ed interessante tra quelle oggi pubblicate. 

Vi invio lo schema di un Signal-Tracer ed un 
multivibratore che io stesso ho costruito e che uti- 
lizzo, con ottimi risultati, per riparare lutti i ricevitori 
e gli amplificatori di BF. 

Con tali strumenti è cosa semplicissima individua- 
re, in una supereterodina, lo stadio difettoso ed in- 
tervenire di conseguenza. 

Il mio Signal-tracer. con l'aiuto del deviatore SI, 
può essere idoneo e rilevare un segnale di BF (pre- 
levandolo direttamente su C1) oppure un segnale di 
AF (prelevandolo dopo il diodo DC1). 

Normalmente io applico, tra la presa ■< Antenna-a- 
terra » del ricevitore, il multivibratore (se il ricevitore 



è sprovvisto della presa per l'antenna, ma è invece 
provvisto di un nucleo ferroscube, il segnale va ap- 
plicato sulla base del primo transistor), poi seguo 
col Signal-tracer il segnale, prelevandolo dai vari col- 
lettori dei transistor, partendo dal primo di MF, poi 
passando al secondo di MF, poi dal diodo rivelatore, 
ed infine dal primo transistor di BF per raggiungere 
successivamente i finali. 

Con l'aiuto dello strumento posso cosi stabilire 
se il segnate prelevato aumenta o diminuisce di 
intensità e quindi controllare se il transistor sotto esa- 
me riesce ad amplificare oppure no. 

Controllando infatti la base del transistor che 
desidero analizzare, se lo strumento mi indica 1 mA 
e sul collettore rilevo 3 mA, significa che il transi- 
stor amplifica. 

Se si nota invece che il segnale sul collettore è 
diminuito di intensità, può significare che il transistor 
è bruciato oppure che esiste, su detto transistor, 
un componente avariato che ne impedisce il rego- 
lare funzionamento. 




«Savoir 



COMPONENTI MULTIVIBRATORE 

RI = 1.000 ohm Vi watt 
R2 = 220.000 ohm Vi watt 
R3 = 220.000 ohm Vi watt 
R4 - 1.000 ohm Vi walt 
C1 = 10.000 pF. poliestere 
C2 e 10.000 pF. poliestere 
C3 = 10.000 pF. poliestere 
TR1-TR2 = transistor npn BC107 





^^— ^^— ^^— <^— — i— > t i i, 



SIGNAL-TRACER 

RI = 100.000 ohm poteni. Log. 
R2 - 47 ohm Vi watt 
R3 6.800 ohm Vi watt 
R4 = 1.000 Ohm trimmer 
RS = 5.000 ohm potenz. Lln. 
C1 - 100.000 pF. poliestere 
C2 = 1.000 pF. poliestere 
C3 - 10.000 pF. poliestere 



C4 = 10 mF. elellr. 15 voli 
C5 = 470 pF. ceram. o poliest 
GÈ = 100 mF. elellr. 15 volt 
C7 = 33 mF. elettr. 15 volt 
CB = 470 mF. elettr. 15 voli 
C9 = 47.000 pF. poliestere 
C10 - 10 pF. elettr. 15 volt 
C11 = 10.000 pF. poliestere 
CI 2 = 10.000 pF. poliestere 



C13 = 1.000 mF. elettr. 15 volt 

TR1 = transistor npn BC107 

IC1 - integralo TAA300 

MA = strumento da 1 mA 

HP = altoparlante da 1-2 watt S ohm 

51 ~ deviatore AF-BF 

52 = Interruttore rete 

DG1 - dìodo germanio OAB5-OA91 
DS2 «= qualsiasi diodo al silicio 



pag, 316 



Il progetto, come è intuibile, è composto da due 
circuiti, un multivibratore e un amplificatore che ri- 
lava il segnale e lo amplifica; a completamento del 
tutto vi è uno strumento indicatore. 

Il multivibratore, come si vede in figura, è com- 
posto da due transistor tipo BC107, da quattro re- 
sistenze e da tre condensatori. Il circuito è in grado 
di generare un'onda quadra con un'infinità di armo- 
niche, sufficienti ad essere captate da qualsiasi stadio 
di AM-MF-BF. 

Il secondo schema, vedi lig. 2, è il vero Signal- 
tracer: il segnale, applicato in entrata, se di BF verrà, 
tramite il deviatore 81, preso direttamente su C1 ed 
applicato all'ingresso di C4 per essere amplificato 
dall'integrato IC1 (un TAA 300). 

Se Invece il segnale viene prelevalo da uno stadio 
di AF o MF, il segnale dovrà essere rilevato prima 
di venir applicato al condensatore C4, quindi biso- 
gnerà commutare S1 in modo da prelevare diretta- 
mente il segnale sul diodo DG1. 



L'integrato piloterà un piccolo altoparlante da 1 
o 2 watt, molto utile per ascoltare il segnale cap- 
tato. Infatti, riparando i ricevitori, si preferisce sin- 
tonizzare la radio sulla stazione locale ed ascol- 
tare, tramite l'altoparlante, il suono. 

Sempre sull'uscita dell'integrato (piedino 5) ho 
inserito un diodo al silicio che, rilevando il se- 
gnale di BF, lo applica al trimmer R4 (regolato in mo- 
do che, alzando il volume di Ff1 al massimo, la 
lancetta dello strumento non oltrepassi il fondo-sca- 
la], e da questo alla base del transistor TR1. 

Sull'emettitore, tramite il potenziometro R5. si pre- 
leva la tensione presente e la si applica allo stru- 
mento da 1 mìlliamper fondo-scala. Il multivibratore, 
che ho racchiuso in una scatoletta, lo alimento con 
una pila da 9 voli, mentre il Signai-tracer (anch'esso 
a 9 volt) verrà alimentato per mezzo di un alimenta- 
tore stabilizzato tarato logicamente a 9 voli. 

Consiglio di non aumentare tale tensione oltre i 
10 volt perché, e ve lo dico per esperienza persona- 
le, l'integrato TAA 300 si brucia. 



TEMPORIZZATORI A TRANSISTOR 



Sig. 



Barelli Roberto 
SIENA 



Seguo con interesse la Vostra Rivista che reputo 
la più seria e questa mia convinzione è suffragata 
dal fatto che tutti i progetti che ho realizzato fun- 
zionano in maniera egregia come voi assicurate, 
mentre fa stessa cosa non si verifica che raramente 
per progetti che vengono proposti da altre riviste. 

Ritenendo che seguiate sempre il principio della 
praticità e della sicurezza del risultato finale, mi per- 
metto di inviarvi questi tre miei progetti di tempo- 
rizzatori (tutti provati e da tempo in funzione su va- 
rie mie apparecchiature) che ritengo possano trovare 
posto nella rubrica • Progetti in sintonia -, 

Il primo schema, il più semplice, impiega un solo 
transistor al silicio di media potenza, tipo 2N171 1 (o 
qualsiasi altro tipo similare) e funziona nel seguente 
modo: applicando la tensione, lentamente il conden- 
satore elettrolitico si caricherà (il tempo dal valore 
del potenziomelro R2 e dalla capacità di C1). Quando 
sull'elettrolitico la tensione di carica supererà gli 8 
volt, questa potrà passare attraverso il diodo zener 
DZ1 e quindi polarizzare la base di TR1 la quale. 
portandosi in conduzione, permetterà al relè di ec- 
citarsi. 

Per diseccitare il relè sarà sufficiente premere il 
pulsante P2. L'altro pulsante, indicato nello schema 



con la sigla P1, serve per caricare istantaneamente 
C1, quindi per eccitare automaticamente il relè. Que- 
sto pulsante è stato inserito per poter interrompere 
il tempo di carica. Il relè da impiegare è del tipo 
Siemens, con un avvolgimento di eccitazione adatto 
per tensioni da 9 a 12 volt. 

Il secondo circuito si differenzia dal primo non 
soltanto perché richiede per la sua realizzazione due 
Iransistor, ma anche perché il relè, quando il conden- 
satore C1 risulta carico, si dlseccita, contrariamente 
a quanto avveniva nel primo schema proposto. 

Il funzionamento è facilmente intuibile: premendo 
P1 il condensatore C1 si caricherà subito e pertanto 
la base del transistor TR1 si polarizzerà positivamen- 
te portando il transistor in conduzione. Poiché sul 
collettore scorre tensione, la tensione tra la giun- 
zione di R4 e DZ1 scenderà ad un valore inferiore 
ai 4 volt. In queste condizioni, poiché la tensione 
non passa attraverso il diodo zener, in quanto tale 
diodo è da 7,5 volt, la base di TR2 non viene pola- 
rizzata, quindi sul collettore di tale transistor non 
scorrerà alcuna corrente e il relè risulterà pertanto 
diseccitalo. 

Premendo il pulsante P2, il condensatore C1 si sca- 
richerà immediatamente, la base di TR1. non essendo 
più polarizzata, non farà scorrere corrente sul collet- 
tore di TR1 e pertanto, dopo la resistenza R4, sarà 
presente la massima tensione positiva, cioè 9-10 
volt. Poiché, come abbiamo visto, il diodo zener è da 




Fìg 

R1 
R2 
R3 

R4 
R5 
C1 



Leg. 



10 ohm Vi wall 

470.000 ohm potenz. 

2.200 ohm Vi watt 

1 megaohm Vi watt 

47 ohm Vi watt 

10 a 1.000 mF eletlr. 25 volt 
(leggere articolo per C1) 
C2 = 4.700 pF. poliestere 
DS1-DS2 = qualsiasi diodo al silicio 
DZ1 = diodo zener da 7,5 volt Vi watt 
TRI = transistor npn 2N1711 
P1 = pulsante di stop 
P2 = pulsante di avviamento 
Relè = Siemens da 9-12 volt 



pag. 317 




® ,2V Flg. 2 



R1 = 10 Ohm Vi watt 

R2 = 470.000 ohm potenz. Log. 

R3 - 2.20O ohm Vi walt 

RI = 2.700-3.300 ohm Vi watt 

H5 = 47 ohm Vi watt 

CI = IO a 1.000 mF. elellr. 25 voli 

C2 — 4.700 pF. poliestere 

DS1-DS2 - qualsiasi diodo al silicio 

DZ1 - diodo zener da 7.5 voli V; walt 

TRI = transistor npn BC107 

TR2 = transistor npn 2N1711 

F*1 = pulsante di stop 

P2 = pulsante di avviamento 

Relè - Siemens da 9-12 volt 



7,5 «oli, attraverso ad esso passerà una tensione di 
circa 1,5-2,5 volt che sarà sufficiente ad eccitare la 
base di TR2 e di conseguenza ad eccitare il relè. 
Il tempo di carica verrà scelto sperimentalmente mo- 
dificando il valore del potenziometro R2 e la capaci- 
tà di C1. Nel caso ctie venga riscontrato un ecces- 
sivo surriscaldamento del transistor TR2, si potrà 
aumentare il valore di R4, portandolo ad esempio a 
3. 300-3, 900 o 4.700 ohm. 

Il terzo schema è un pò" elaborato e quindi an- 
che più preciso rispetto a quelli precedentemente 
presentati: come vedesi in ligura, esso impiega tre 
transistor e cioè, per TR1 e TR2 due comunissimi 
BC107 (sostituibili comunque con qualsiasi altro tipo 
purché non sia al silicio) e per TR3 un transistor di 
media polenza del tipo 2N1711. 

Per quest'ultimo schema, come per il primo, il 
relè sì eccita non appena forniremo tensione al cir- 
cuito e si diseccita solamente quando premeremo il 
pulsante P2. 

Infatti, quando il condensatore C1 è carico. Il 
transistor TR1 si trova in conduzione: sulla base di 
TR2 viene pertanto a mancare la necessaria tensione 
di polarizzazione, quindi esso non conduce. Sul suo 
collettore è presente la massima tensione (9-10 volt) 
la quale, superando il valore di soglia del diodo ze- 
ner DZ1, ecciterà la base di TR3 che si porterà 
cosi in conduzione facendo eccitare il relè Premen- 



do P2 avverrà Che TRI si porterà in condizione di ri- 
poso, sul suo collettore sarà presente una tensione 
più che sufficiente a portare in conduzione TR2 e. 
di conseguenza, poiché sul collettore di TR2 scorre 
corrente, la tensione scenderà al di sotto del valore 
di soglia del diodo zener DZ1. In tale condizione 
verrà a mancare la tensione di polarizzazione al tran- 
sistor TR3 e il relè si diseccherà. 

Il tempo di intervento potremo determinarlo spe- 
rimentalmente impiegando, per il condensatore C1, 
elementi di capacità diversa, compresi tra un mi- 
nimo di 10 mF ed un massimo di 1.000 O 2.200 mF. 

Coloro che volessero apportare delle modifiche a 
questi contasecondi, mutandoli in temporizzatori a 
ciclo continuo, potranno impiegare una sezione di 
contatti del relè [normalmente i relè Siemens idspon- 
gono di due o tre sezioni distinte di contatti) in modo 
che, quando il condensatore CI ha raggiunto la sua 
massima carica ed entra in azione il relè, due con- 
tatti cortocircuitino a massa R1 ed agiscano perciò 
automaticamente sostituendo la funzione del pulsante 
PI. 

In questo modo C1 , scaricato automaticamente, si 
ricaricherà e. a carica raggiunta, ecciterà nuova- 
mente il relè che a sua volta scaricherà nuovamen- 
te C1 dando vita ad un ciclo che si ripeterà all'In- 
finito 



Flg. 

R1 
R2 
R3 
R4 
R5 
R6 




12 V 



10 ohm Vi watt 
470.000 ohm potenz. Log. 
2.200 ohm Vi watt 
1.000-1.200 ohm Vi watt 
1.000-1.200 ohm Va wall 
47 ohm Vi watt 



C1 10 a 1.000 mF. elettr. 25 volt 



pag. 318 



CZ = 4.700 pF. poliestere 
DS1-DS2-DS3 = qualsiasi diodo al 
DZ1 - diodo zener da 7,5 volt Vi 
TR1-TR2 - transislor npn BC107 
TR3 = transistor npn 2N1711 
PI = pulsante di stop 
P2 = pulsante di avviamento 
Relè = Siemens da 9-12 volt 



silicio 
watt 




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