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Full text of "Ex Ossibus S. Caesarii Ricomposizione Delle Reliquie Di San Cesario Diacono E Martire Di Terracina"

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Un affascinante viaggio nel mondo (Italia, Spagna, Francia, Corsica, Germania, Stati Uniti 
d'America, Inghilterra, Filippine, Croazia e Slovacchia) alla ricerca delle mille reliquie di 
San Cesario di Terracina; un giovane diacono che ha avuto un destino incredibile dopo 
il martirio, in quanto, fin dalla prima età cristiana, fu il santo scelto per il suo nome a 
consacrare alla fede di Cristo i luoghi che già appartennero ai Cesari pagani. Le traslazioni 
delle sue ossa, avvenute nel corso dei secoli da parte di santi, Padri della Chiesa, papi, 
imperatori, re, vescovi, duchi e cavalieri hanno contribuito alla storia della cristianizzazione 


di Roma e del mondo intero. 


Una grande sala deserta, il crepitio della pioggia su le vetrate, innumerevoli reliquiarii preziosi nelle custodie 
di cristallo, segni di morte ovunque, cose in esilio, non pregate, non adorate più.... Insieme chinammo la 
fronte contro un cristallo che chiudeva una collezione di bracci santi con le loro mani di metallo atteggiate 
in un gesto immobile... Mani di martiri, tempestate di agate, di ametiste, di topazii, di granati, di turchesi 
malaticce... Per certe aperture si scorgevano nell'interno le schegge delle ossa. Ve n'era una che teneva un 
giglio d'oro; un'altra, una piccola città; un'altra, una colonna. [...] Le braccie sante di S. Teodoro, di S. 
Innocenzo, CESARIO, Lorenzo, Bartolomeo... 


Tratto da “Il Fuoco” di Gabriele D'Annunzio 











A mio Padre, 
Gennaro Guida, 
degno figlio di Cesa, 
con immensa gratitudine per avermi 
trasmesso i veri valori della vita; 
per aver riversato su di me il suo infinito, 
libero ed incondizionato Amore; 
per essere stato il faro di luce immarcescibile 
di questo progetto, aiutandomi a ripercorrere le impronte 
del diacono Cesario nel mondo. 





EX OSSIBUS 
S. CAESARII 


Ricomposizione delle 
reliquie di San Cesario 
diacono e martire di Terracina 


Testi ed Illustrazioni di 
Giovanni Guida 


Prefazione 


Il progetto “Ex ossibus S. Cesari” nasce dalla necessità di conoscere, preservare, 
valorizzare e catalogare tutte le reliquie del corpo di San Cesario diacono e martire di 
Terracina sparse nel mondo. 

In occasione del Giubileo Straordinario della Misericordia ed in cammino verso il 
1910° anniversario del martirio del santo (107 d. C. - 2017), la nuova icona “Caesarius 
Diaconus”, opera dell’artista Giovanni Guida di Cesa, è stata esposta nei musei, nelle 
cattedrali, nelle basiliche, nei santuari e nelle parrocchie che gelosamente 
custodiscono frammenti o porzioni ossee del corpo del giovane diacono, accanto ai 
loro rispettivi reliquiari. Si tratta di un affascinante viaggio nel mondo (Italia, 
Spagna, Francia, Corsica, Germania, Stati Uniti d'America, Inghilterra, Filippine, 
Croazia e Slovacchia) alla ricerca delle numerosissime località in cui vi è traccia del 
culto del martire: un dono della sua iconografia all’immaginario collettivo, la cui 
proliferazione ha contribuito ad unire ed accomunare tutti questi luoghi e ha favorito 
soprattutto un processo di ricomposizione delle sue spoglie. Lo scopo di questo 
lavoro, infatti, sarà quello di comporre di nuovo in un insieme unitario il corpo di San 
Cesario di Terracina, che ha avuto un destino incredibile dopo la morte, in quanto - 
fin dalla prima età cristiana - fu il santo scelto per il suo nome a consacrare alla fede 
di Cristo i luoghi che già appartennero ai Cesari pagani. In questo libro, quindi, sarà 
realizzato un inventario dei suoi reliquiari (contenitori) - studiati da un punto di vista 
tipologico, formale, compositivo e stilistico - ed effettuata un'analisi approfondita 
delle sue ossa (contenuto). Per questo motivo sono state fondamentali le collaborazioni 
con i seguenti studiosi: il Prof. Gino Fornaciari, Professore di Paleopatologia e 
Archeologia Funeraria, e della Dr.ssa Simona Minozzi, specialista in 
osteoarcheologia, della Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa, per aver 
identificato i resti scheletrici del santo conservati a Lucca e a Terracina, ed avanzato 
proposte per quanto concerne l’età dell’individuo attraverso la visione del processo di 
saldatura o fusione delle estremità delle ossa; la dott.ssa Cristina Martinez-Labarga, 
Ricercatore del Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, 
Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, per aver 
identificato varie ossa del santo; la Prof.ssa Vilma Pinchi, Professore Associato di 
Medicina Legale, Dipartimento Medicina Forense dell’Università di Firenze, per aver 
analizzato visivamente una parte del cranio del santo, conservato a Modena, e la sua 
mandibola inferiore, conservata nella Basilica di San Cesario sul Panaro; il Prof. 
Rosario Malizia, segretario della Sede di Terracina dell’Archeoclub d’Italia, per aver 
seguito lo sviluppo delle indagini ed evidenziato i riscontri storici ed archeologici; il 
dott. Guido Cornini, curatore del Reparto Arti Decorative dei Musei Vaticani, per le 
ricerche sul famoso braccio di San Cesario conservato nel Sancta Sanctorum di Roma; 
il dott. Adelindo Giuliano, addetto dell’Ufficio Liturgico - Vicariato di Roma, per 


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aver rintracciato alcune reliquie del santo nella Dioecesis Urbis seu Romana; don 
Marcello Serio, direttore dell'Ufficio Liturgico della Diocesi di Pitigliano - Sovana - 
Orbetello, per la traduzione dei testi in lingua tedesca; le prof.sse Daniela Pergreffi 
ed Adriana de Manes, rispettivamente docenti di Illustrazione e Decorazione presso 
l'Accademia di Belle Arti di Napoli, per aver permesso la realizzazione di questo 
progetto; l'artista Daniela Matarazzo per il prezioso aiuto nelle ricerche sul campo. 
Sono stati rintracciati ed analizzati molti documenti di accompagno delle reliquie del 
diacono al fine di verificare la loro effettiva autenticità e di compararle con le altre, 
soprattutto con quelle dei martiri omonimi. Per essere considerata autentica, almeno 
in ottica storiografica, una reliquia deve risalire all’epoca della morte della persona a 
cui si riferisce, grazie a una serie di documenti attendibili e credibili, e di testimonianze 
comprovate senza alcuna interruzione cronologica fino alla data della traslazione. E° 
necessario operare una disamina delle reliquie per tipi e funzioni specifiche: reliquie 
di stato, di città, delle istituzioni religiose, delle diocesi, quelle ritenute taumaturgiche, 
tutelari, di potere. Con il termine reliquia (dal latino reliquiae che significa resti) 
indichiamo la salma - o parte di essa - di santi o beati, oppure un qualsiasi oggetto che 
abbia avuto una più o meno diretta connessione con essi. Suddividiamo le reliquie di 
San Cesario in tre classi in base alla loro preziosità e all’eccezionalità da esse 
rappresentata. Reliquie di I classe: resti sacri del santo (corpo, ossa, frammenti 
ossei, denti, capelli, ecc.). Esse sono suddivise al loro interno in diverse classificazioni 
minori a seconda della loro tipologia, con dicitura in latino: ex ossibus (dalle ossa), ex 
corpore (dal corpo), ex capillis (dai capelli), dens (dente), ecc. Nel caso in cui le reliquie 
si riferiscano all'intero corpo (testa, braccia e gambe) vengono chiamate reliquiae 
insignes, se si riferiscono invece a una parte di esso si dicono reliquiae non insignes, tra 
le quali si fa distinzione tra quelle notabilis, come mani o piedi, e quelle exigue come 
denti o dita. Reliquie di II classe: oggetti che il santo ha indossato, come ad esempio 
quelle con la dicitura ex indumentis (dai vestiti). Reliquie di III classe: qualsiasi 
oggetto che sia entrato in contatto con reliquie di I classe. Solitamente erano costituite 
da pezzi di stofta (in latino brandea) poggiati sulle spoglie nella convinzione che 
questo contatto li impregnasse della virtus, o forza taumaturgica, del martire. Il corpo 
di San Cesario diacono e martire fu seppellito in un cimitero ubicato in un area 
denominata “Agro Varano”, poco prima di entrare in Terracina, perché secondo la 
legge romana non si potevano tenere i corpi dei defunti all’interno del perimetro 
della città. L'Editto di Milano (313 d.C.) - con il quale l’imperatore Costantino 
autorizzò il Cristianesimo - permise la sepoltura di santi, martiri e altro nelle chiese: 
sulla primitiva tomba del diacono Cesario venne edificata una Basilica ad corpus, 
dedicata a Santa Maria ad Martyres; il primo e più importante luogo di culto della 
città, dove venivano battezzati i catecumeni. La presenza dei resti mortali del martire 
a Terracina richiamò schiere di pellegrini sulla sua tomba: nacque così il culto delle 
reliquie come memoria e venerazione. Tra il 375 e il 379, il corpo di San Cesario fu 











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traslato da Terracina a Roma, con l'assistenza di papa Damaso, nella Domus 
Augustana: la dimora imperiale, sostituito il larario, aveva così ricevuto il segno 
ufficiale del Cristianesimo ed accolto il nuovo santo tutelare dell’imperatore. 
All’interno di questo palazzo imperiale, nel IV secolo, venne eretto un oratorio in 
onore del martire chiamato “San Cesareo in Palatio”. Nei primi tempi le autorità 
cercarono di contrastare la circolazione delle reliquie. Nell’Impero romano, infatti, 
era sancita l’inviolabilità delle tombe ed era proibito smembrare e traslare i corpi dei 
defunti; lo ribadì nel 386 l’imperatore Teodosio con una legge che proibiva anche la 
compravendita e la suddivisione dei resti dei martiri. Tale legge dovette però avere 
scarso effetto; a partire dall'800 nel suddetto oratorio avvenne la suddivisione delle 
reliquie di San Cesario, che furono traslate, nel corso dei secoli, in tutto il pianeta da 
parte di santi, Padri della Chiesa, papi, imperatori, re, cardinali, vescovi, duchi e 
cavalieri. La diffusione delle reliquie del santo favorì una propagazione ed 
intensificazione del suo culto: diverse località nel mondo potevano venerare il famoso 
diacono ed avere un segno tangibile della sua presenza, senza il bisogno di recarsi in 
pellegrinaggio a Terracina o a Roma. I reliquiari, ossia i contenitori impiegati per la 
conservazione di reliquie, cominciarono a essere utilizzati intorno al IV secolo: 
servivano a proteggere e mostrare quanto in essi era contenuto. I primissimi reliquiari 
erano molto semplici, costituiti da cassette di legno o piombo. A partire dal XII secolo 
cominciarono ad apparire i primi reliquiari del santo aventi la forma esterna del tipo 
di reliquia in essi contenuta, come quelli a forma di braccio. Come vedremo, molte 
città vantano di possedere il “braccio” di San Cesario: ciò non significa che 
custodiscono quest’osso nella sua interezza oppure che esistano più braccia del 
diacono, ma è da intendersi come una parte di esso. Vi è, però, da precisare che alcune 
ossa lunghe degli arti inferiori del santo furono confuse erroneamente con quelle 
degli arti superiori. Possedere il capo o un braccio di questo giovane martire significava 
prestigio, non solo religioso ma anche sociale e politico. Caesarius diventa un santo 
“politicizzato” dagli imperatori e papi, soprattutto durante la sua festa del 21 aprile 
(che intenzionalmente coincideva con la festività laica legata alla fondazione della 
città di Roma), trasferita al 1° novembre con l’arrivo degli occidentali, che scelsero 
questa data in ricordo della “festa degli eletti” presso i Celti. Ricercheremo le 
motivazioni che hanno spinto a sostituire questa grande festa romana con la 
Solennità di Tutti i Santi. I reliquiari del santo sono in genere costruiti con metalli 
più o meno preziosi, alcuni dei quali considerati veri e propri capolavori dell’oreficeria. 
L'epoca d’oro per il culto delle reliquie di San Cesario fu il Medioevo: i santuari che le 
ospitavano erano importanti mete di pellegrinaggio in quanto questi resti erano 
considerati in grado di ottenere miracoli e guarigioni per mezzo della potente 
intercessione del diacono. La presenza di reliquie significava, per la città o il santuario 
che le possedeva, protezione contro il male o le sventure, nonché sicuro afflusso di 
offerte. Tantissimi frammenti ossei del corpo del santo furono usati anche per i riti di 


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dedicazioni degli altari e delle chiese, soprattutto di importanti basiliche romane, in 
quanto l’altare simboleggia Cristo ed il sacrificio del martire trae principio e significato 
in Gesù, agnello di Dio immolato sulla croce. Nel tardo Medioevo i reliquiari 
assunsero una fattura che consentisse la visione, attraverso un cristallo di rocca o una 
capsula di vetro, di quanto contenuto per rendere più reale l'effetto sui fedeli. Nel IX 
secolo presso l'oratorio di San Cesareo in Palatio troviamo stabilito un monastero 
greco e nel XIII secolo, lo stesso essendo andato in rovina, si provvide a trasportare il 
corpo del santo nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme di Roma, dove tuttora 
si conserva nella vasca di basalto, posta sotto la mensa dell’altare maggiore. La reliquia 
più importante, il capo di San Cesario, fu staccata dal resto del corpo e traslata nella 
Basilica di Sant'Anastasia al Palatino in Roma. La Riforma protestante realizzata da 
Martin Lutero si oppose all'uso dei reliquiari considerandoli oggetto di idolatria: 
alcuni reliquiari del diacono - particolarmente nel nord Europa - vennero quindi 
distrutti. In risposta alla riforma protestante e per contrastare il fenomeno della 
circolazione di false reliquie, la Chiesa cattolica intervenne dichiarando la dottrina 
sul culto dei santi e delle loro reliquie: il Concilio di Trento (che durò ben 18 anni, 
dal 1545 al 1563) istituì una regolamentazione, in base alla quale l'autorizzazione al 
culto di una reliquia era subordinata all'esistenza di una documentazione che ne 
comprovasse l'autenticità o quantomeno l'esistenza di una lunga tradizione, e vietava 
ogni tipo di superstizione o ricerca di lucro ad essa connessa. Successivamente, i 
reliquiari di San Cesario iniziarono, quindi, ad essere muniti di sigilli (suggelli) e di 
autenticazioni (lettere testimoniali) dell’autorità religiosa competente. Alla fine del 
XVI secolo furono scoperte le catacombe romane: molti corpi santi estratti da questi 
cimiteri sotterranei furono “ribattezzati” con il nome Cesario: vi sono stati alcuni 
errori di identificazione con il nostro celebre diacono e martire. Sarà necessario, 
quindi, stilare un elenco dei luoghi in cui sono conservati questi “corpi santi” 
omonimi al fine di non confonderli con le reliquie appartenenti al “santo corpo” di 
Cesario di Terracina. Altre distruzioni delle reliquie del santo avvennero durante la 
Rivoluzione francese e, successivamente, durante le invasioni napoleoniche. Durante 
la guerra mondiale tutte le reliquie del diacono vennero messe al sicuro. Dal XX al 
XXI secolo vi sono state varie traslazioni di alcuni frammenti ossei di San Cesario nel 
mondo al fine di intensificarne il culto. Sul noto sito d’aste via Internet “e-Bay” molti 
antiquari e privati hanno messo in vendita piccole reliquie del diacono: cercheremo 
di contrastare questo fenomeno. A partire dall'anno 2009 sono state ritrovate molte 
reliquie autentiche del diacono - come le sei ossa del santo rintracciate nella Diocesi 
di Lucca ed il busto-reliquiario di Napoli - soprattutto grazie a questo meticoloso 
progetto di ricerca. 

Giovanni Guida 
Cesa, dicembre 2017 








Il martirio dei SS. Cesario e Giuliano 


Stando a quanto riportano le Passiones, i martirologi e gli studi agiografici, Cesario 
nacque in Africa settentrionale agli inizi del I secolo d. C., da discendenti della gens 
Julia (una chiara allusione al legame che sarebbe intercorso con la famiglia del grande 
condottiero Gaio Giulio Cesare). Divenuto presto diacono, al tempo dell’imperatore 
Marco Ulpio Nerva Traiano si imbarcò alla volta di Roma per diffondere il Vangelo. 
Approdato a Terracina, incontrò un giovane di nome Luciano che la città aveva 
destinato al sacrificio in onore di Apollo per la festa del 1° Gennaio (secondo 
la tradizione, anche a Curio di Cipro e a Marsiglia, ogni anno un uomo si doveva 
precipitare in mare per la salvezza dello Stato e dei suoi concittadini). Cesario protestò 
vivamente contro la barbara usanza presso il sacerdote pagano Firmino, incaricato 
del sacrificio umano, ma questi concluse il rito e lo fece arrestare. Otto giorni dopo, 
da Fondi, giunse il consularis Campaniae Leonzio per giudicarlo: lo interrogò e lo fece 
condurre davanti al tempio di Apollo affinché egli rinnegasse la sua fede in Cristo; 
ma alla preghiera del diacono, il tempio crollò rovinosamente travolgendo Firmino 
(da molteplice fonti ci viene attestato che il culto familiare dei Cesari era quello 
di Apollo). Trascorso un anno ed un mese, Cesario venne condotto al Tribunale 
per essere nuovamente giudicato; improvvisamente, il console Leonzio si convertì 
e, dopo aver ricevuto il battesimo da Cesario ed il sacramento dell'Eucarestia da un 
presbitero di nome Giuliano, spirò. Prese il suo posto Lussurio, il primo cittadino 
della città, che condannò Cesario e Giuliano ad essere chiusi in un sacco e gettati 
nel mare: era il 1° novembre del 107 d. C. Prima del supplizio, Cesario predisse a 
Lussurio che il morso di un serpente lo avrebbe ucciso, e così avvenne. Una parte della 
moderna critica storica sposta la data del martirio di Cesario al 250 d.C., durante la 
persecuzione di Traiano Decio (249 - 251). Secondo il prof. Rosario Malizia, questa 
datazione del martirio di Cesario al tempo dell'imperatore Decio, in assenza di prove 
storiche e in presenza di un racconto leggendario come il nostro, rimane un'ipotesi 
come un’altra e quindi senza alcuna pretesa di maggiore verosimiglianza rispetto alla 
versione tradizionale, che pone il martirio nelle prime fasi delle persecuzioni contro 
i cristiani. Appare molto severo il giudizio dello storico ed agiografo Mons. Francesco 
Lanzoni che questa Passione, eccetto l'autenticità del martirio di Cesario in Terracina 
in un anno imprecisabile, abbia “poco o niun fondamento”. 


Indagine su Eusebio monaco, Felice e Quarto presbiteri 


I corpi di Cesario e Giuliano, rigettati dal mare, ritornarono sulla spiaggia il giorno 
delle calende di novembre e furono raccolti dal monaco Eusebio, il quale diede loro 
degna sepoltura in Agro Varano, poco prima di entrare in Terracina, chiaramente 
extra urbem, ma molto vicino ad essa. Per cinque giorni Eusebio, digiunando, 


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rimase a recitare salmi e a pregare sulle loro tombe. Il popolo di Terracina accorse a 
venerare i martiri e molti si convertirono e furono battezzati dal presbitero Felice. 
Nel frattempo il nuovo giudice era Leonzio II, il figlio del console convertito dal 
diacono Cesario. Leonzio II fece arrestare Eusebio e Felice e, dopo averli processati, 
li fece decapitare e gettare in un fiume in quanto avevano rifiutato di sacrificare agli 
dei. Il fiume trasportò le loro spoglie mortali al mare ed il giorno dopo le onde le 
respinsero sulla riva, presso la Pineta. Ed ecco che il presbitero Quarto da Capua, 
uscendo per andare nella sua casa di campagna, trovò i corpi decapitati dei martiri; 
li mise sul suo carro, cominciò a cercare attentamente le loro teste, che ritrovò il 
giorno successivo, e diede loro degna sepoltura in prossimità delle tombe di 
Cesario e Giuliano. L'area indicata con il toponimo “in Agro Varano” apparteneva 
ad una agiata famiglia romano-terracinese, i Vari (“Gens Vara”). Questa famiglia, 
convertitasi al Cristianesimo, offrì la sua casa per le riunioni della parola di Dio e per 
la celebrazione dell'Eucarestia. La Domus Christiana dei Vari sorgeva presso l’attuale 
stazione ferroviaria di Terracina, lungo la via Appia antica - dov'è oggi ubicata la 
nuova Chiesa dei Martiri Terracinesi. In questo campo i cristiani avevano anche 
il loro coemeterium. Un cimitero già funzionante, quindi, e nel quale venne posto 
il corpo di Cesario, all'indomani del suo martirio, precisamente nella proprietà del 
presbitero Quarto di Capua. Successivamente, i cristiani - sbigottiti per la sorte di 
Felice ed Eusebio - abbandonarono questa casa, troppo vicina alla città, e trasferirono 
il loro oratorio in fondo alla Valle, in cui stabilirono un coemeterium nel pagus dove 
sorse la Chiesa di San Silviano; l'oratorio si chiamò S. Salvatore e la località “la Valle 
dei Santi”. Questo appellativo ci illumina senzAaltro circa la destinazione originaria 
della località. Non è ammissibile, infatti, che i primi cristiani stabilissero la sede delle 
loro adunanze in fondo alla Valle, allora intensamente popolata da gente rimasta 
ancora per lungo tempo attaccata alla superstizione pagana. La casa dei Vari, invece, 
essendo in prossimità dell'Appia, frequentatissima in ogni ora del giorno e della notte, 
non doveva richiamare troppo l’attenzione su coloro che vi si recavano. Secondo la 
tradizione, San Quarto era un presbitero capuano, fratello di San Quinto, vescovo 
di Capua, che avrebbe abitato a Terracina, precisamente nella Valle, dove vi sono 
gli antichi beni del Capitolo, chiamati “Le Prebende”. Sarebbe stato martirizzato 
con il vescovo Quinto sulla via Latina, nei pressi di Roma. Lo storico Ferdinando 
Ughelli, nell'opera “Italia Sacra”, ha ipotizzato che San Quarto sia stato anche vescovo 
di Terracina. Secondo Mons. Lanzoni, l'anonimo autore della Passione, seguendo un 
un costume caro a siftatti scrittori, avrebbe desunto il nome del preteso seppellitore 
di Eusebio e Felice dal 4 e dal 5 novembre del Martirologio Geronimiano e lo avrebbe 
fatto venire a Terracina per dare loro sepoltura. Un martire omonimo fu veramente 
venerato a Capua il 5 novembre, del quale non si sa se fosse presbyter. Da un punto di 
vista storico, la prima cosainattendibile è la presenza di un monaco (Eusebio) altempo 
dell'imperatore Traiano: i primi monaci vennero a Roma a metà del quarto secolo. 


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Bisogna, però, tener presente che la Passione di San Cesario è stata scritta nell'epoca 
bizantina ed il narratore ha preso personaggi e circostanze appartenenti a tradizioni 
posteriori in quanto non intendeva raccontare vicende verosimili. Pertanto, l’opera 
non ha un carattere realistico ma fortemente simbolico. San Benedetto da Norcia 
(480-547), poco prima di morire, avevo dato vita ad una nuova fondazione monastica 
a Terracina. Prima del Mille attorno alla Chiesa di San Silviano si costituì un cenobio 
di monaci, probabilmente benedettini. Come vedremo, i monaci benedettini 
sono stati sempre legati alla cura, alla sistemazione e alla suddivisione del corpo 
del diacono Cesario, e soprattutto hanno contribuito a diffondere ed intensificare 
il suo culto nel mondo donando “Ex ossibus S. Ceesarii” a moltissime chiese; forse 
il personaggio Eusebio nasce proprio per omaggiare questi religiosi. Il Lanzoni si 
domanda perché il nome Eusebius nel Geronimiano non si legge al 1° novembre con 
Cesario, Giuliano e Felice. Probabilmente il narratore ha preso quel nome dagli elogi 
del 6,7 e 8, dove si legge “Sant'Eusebio sotto Nicodemia”, il quale però non fu un 
monaco di Terracina ed un martire. Il nostro narratore, credendolo un martire dei 
primi secoli, ne avrebbe fatto prima un compagno e, successivamente, un seppellitore 
dei SS. Cesario e Giuliano. 

Il Felix (Felice presbitero) che si legge al 1° novembre con Cesario non può con certezza 
identificarsi. Secondo il Lanzoni, potrebbe essere il Felix martire africano (di Toniza 
o d'altro luogo) oppure il famoso Felice presbitero nolano; questi due santi, però, non 
ebbero alcuna relazione con Terracina e non vissero al tempo del nostro diacono. 
Recentemente è stato confermato che la zona di Terracina nota nel Medioevo con il 
nome di Prebende aveva nell’età classica una configurazione prettamente funeraria, 
con tombe alcune delle quali superstiti: in una di esse venne deposto Cesario, ma sul 
suo sepolcro non sappiamo nulla. Che cosa ci fosse immediatamente dopo la sua 
sepoltura e per tutto il periodo compreso tra i secoli IV-V è difficile dire. La menzione 
del sacramento del battesimo, impartito da Felice a chi accorreva presso il luogo di 
sepoltura di Cesario e Giuliano, può far riflettere sull’eventualità della presenza di 
un battistero o qualche cosa di analogo: al tempo del nostro anonimo autore della 
Passione, essi erano ancora sepolti nel Campo Varano ed il popolo andava a visitarli 
e a pregarli. Sulla tomba di Cesario fu eretta la prima chiesa cristiana della città, 
dedicata a Santa Maria ad Martyres (Santa Maria sulle tombe dei martiri), che fu 
meta di grande venerazione. 

Di tale edificio esiste un ricordo nelle fonti letterarie: si tratta di una donazione fatta 
dal papa Leone IV (847-855), della quale si ha notizia nel Liber Pontificalis. Questa 
chiesetta fu distrutta nel 1892 dal proprietario del terreno, ma fu eretta una colonna 
di marmo bianco scanalata sovrastata da una croce di ferro che i contadini del luogo 
chiamavano “Croce di S. Cesario” per ricordare il suo luogo di sepoltura. Lo studioso 
Umberto Broccoli crede che proprio qui, presso la tomba di Cesario, sia da ricercarsi 
il cimitero cristiano della città tardo-romana. 


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Sanatio Gallae et translatio S. Caesarii Romam 


Nell'opera “Sanatio Gallae et translatio S. Caesarii Romam” (componimento leggendario 
del VI-VII sec.) si racconta che la venerazione dei resti mortali del martire a Terracina 
richiamasse schiere di pellegrini sulla sua tomba. Secondo questo documento, 
l’imperatore Valentiniano, grande amico di papa Damaso, sposò - dietro consiglio 
del pontefice - la figlia di Teodosio, Eudossia, dalla quale ebbe due figlie: Eudossia, 
che morì bambina, e Galla Placidia. Quest'ultima fu invasa dal demonio a causa del 
suo rifiuto di cedere l’area di un giardino nel quale la fanciulla andava a giocare con 
le sue compagne. Su quell'area doveva essere costruita una chiesa dedicata a San 
Lorenzo. I suoi genitori la mandarono nell'isola di Chio, nel mar Egeo, sulla tomba 
di Sant'Isidoro che ogni giorno faceva miracoli proprio per i vessati dal demonio. 
Ma Galla non guarì e ritornando per “littora Campaniae”, ossia i lidi della Campania, 
arrivò a Terracina, dove il Vescovo Felice, vietando al corteo imperiale l’ingresso in 
città, la condusse sulla tomba di San Cesario e così pregò: “Signore, Dio Onnipotente, 
che desti la vita a questa fanciulla, rendi il suo spirito alla pristina salute; salvata per 
l'intercessione di questo Martire, con mente pura, possa rendere il suo debito per la chiesa 
di San Lorenzo” Dopo tre giorni di penitenza e preghiera da parte del Vescovo, un 
bellissimo giovane che indossava una stola apparve in sogno alla fanciulla e le disse: 
“Il fuoco dei peccati si estingue non diversamente se non per mezzo di una sorgente di 
lacrime. Perciò, sappi che tu sei stata salvata dal pianto del vescovo Felice” e poiché 
questa cercava di sapere chi fosse, dichiarò di chiamarsi Cesario. Subito dopo, come 
se gettasse un serpente dalla sua bocca, si rivolse a colui che era inlei e disse: “Affonda 
con tutta la fretta possibile in questo profondo mare” e facendo un segno sulla sua 
bocca e orecchie, subito sparì; Galla immediatamente guarì. La fanciulla, appena 
ritornò in sé, raccontò tutto al Vescovo, il quale offrì subito all'alba un sacrificio al 
Signore. L'imperatore e l'imperatrice - grati al santo per il miracolo ricevuto - vennero 
a Terracina a prelevare le spoglie dei SS. Cesario e Giuliano, ponendole sulla lettiga 
sulla quale era stata trasportata la figlia ammalata, appositamente decorata con oro 
e avorio, e le portarono solennemente a Roma, accolte da papa Damaso e da grande 
folla. I corpi dei SS. Cesario e Giuliano furono traslati nella Domus Augustana di 
Roma (nel sito di Villa Mills, distrutta) e deposti, con l'assistenza di papa Damaso 
intro Romanum Palatium,in optimo loco,imperiali cubicolo dove venne eretto un oratorio 
in onore del martire chiamato “S. Cesareo in Palatio”. Secondo l'archeologo Alfonso 
Bartoli, gli anacronismi di questa narrazione sono evidenti: ma ciò, se ci fa diffidare 
della esattezza dei particolari, ci è utile invece per determinare l'età degli avvenimenti 
narrati, perché ci prova che questi dovevano già nel VI secolo risalire a tempo 
notevolmente più antico, se lo scrittore ne aveva così confusa memoria. Sarebbe 
esagerato negare ogni fede al racconto per gli anacronismi che esso contiene: quindi 
- senza ripetere qui le sottili disquisizioni cronologiche e storiche dei Bollandisti 


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- è lecito ritenere con questi che la traslazione sia avvenuta tra il 375 e il 379. Di 
conseguenza, l'oratorio di San Cesario avrebbe avuto origine nell'ultimo trentennio 
del IV secolo. Esso fu pertanto il primo luogo di culto cristiano, regolarmente ed 
ufficialmente costituito sul Palatino: fu il segno palese della consacrazione cristiana 
del palazzo imperiale perché sostituì il larario domestico degli imperatori pagani 
ed ebbe vero e proprio carattere di cappella palatina. Lo studioso francese Albert 
Dufourcq rileva almeno cinque errori in questa storia: 

1) due imperatori di nome Valentiniano (364-375 e 375-392) erano contemporanei 
del papa Damaso (366-384), ma nessuno di essi sposò la figlia di un Teodosio; 

2) Galla, figlia di Valentiniano I, non aveva una sorella di nome Eudossia, ma Grata e 
Giusta, e sua madre non si chiamava Eudossia ma Giustina; 

3) Valentiniano III (425-455) sposò Eudossia, figlia di Teodosio II, ma egli non era 
contemporaneo del papa Damaso, morto nel 384; 

4) le figlie di Valentiniano III e di Eudossia non erano Eudossia e Galla, ma Eudocia 
e Placidia; 

5) Eudocia non morì durante la vita di suo padre, ma sopravvisse e sposò Unerico. 
Secondo lo studioso, nel Liber Pontificalis si apprende che Sisto III, grande amico di 
Valentiniano III, si era consultato sul suo matrimonio ed aveva innalzato a Roma 
una basilica di San Lorenzo: probabilmente questa memoria si trova distorta nel 
racconto della traslazione del corpo di San Cesario. Quindi, secondo il Dufourcq, 
la traslazione sarebbe avvenuta al tempo di Valentianiano III, sotto il pontificato di 
Sisto III. Secondo lo studioso Umberto Broccoli, l’oratorium romano è forse la ragione 
per cui si è compilata la narrazione, dovendo giustificare in Roma un edificio di culto 
dedicato al martire terracinese edera già esistente, dunque, all’epoca della narrazione: 
l'invenzione della traslazione delle reliquie è una maniera elegante e molto diffusa nel 
periodo per giustificare le liti sulle origini dei martiri. Secondo l'archeologo Pietro 
Longo, papa Damaso capì perfettamente quale doveva essere il ruolo della Chiesa 
nel collegamento e nell'inserimento tra il potere papale e quello imperiale: per poter 
attuare questo progetto, egli doveva prendere possesso del luogo più importante che 
deteneva il potere politico a Roma, il Palatino. In questo periodo storico si sviluppò 
una forte polemica tra Sant'Ambrogio, vescovo di Milano, e Quinto Aurelio 
Simmaco, uno dei più autorevoli esponenti del Senato, strenuo difensore della 
tradizione pagana. Simmaco tentò di riesumare i culti pagani, ma in questa sua opera 
trovò l'opposizione del vescovo Ambrogio, convinto assertore della superiorità del 
Cristianesimo su ogni altra religione. Lo studioso classico Alan Cameron suggerisce 
l'ipotesi che uno dei tre fratelli di Quinto Aurelio Simmaco fosse Avianio Vindiciano, 
che svolse un ruolo importante nella zona del Lazio e della Campania: fu consularis 
Campaniae (carica che nella Passione di San Cesario ritroviamo nella figura del 
console Leonzio), ossia consolare della Campania fra il 370 e il 380, del quale due 
iscrizione rinvenute a Terracina ci riferiscono che adornò la città di statue e che 


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restaurò le terme distrutte da un incendio. Papa Damaso - colpendo indirettamente 
Quinto Aurelio Simmaco - avrebbe fatto traslare il corpo di San Cesario da Terracina 
a Roma affinché l’imperatore avesse avuto un santo tutelare di nome Caesarius (il 
nome Cesario significa “devoto a Cesare” ed è legato, quindi al grande condottiero 
romano, Caio Giulio Cesare, e agli imperatori romani in quanto il loro appellativo 
era appunto Cesare). Le spoglie del diacono furono traslate a Roma insieme a quelle 
del compagno di martirio, San Giuliano: se invertiamo i nomi dei due santi (Iulianus 
- Caesarius) e togliamo i suffissi, abbiamo “TJULIUS CAESAR”; in questo periodo nel 
Palatino poteva entrare solo chi deteneva l'appellativo di Cesare. Per quanto concerne 
il vescovo Felice di Terracina, è impossibile stabile la contemporaneità o l'identità 
di questo personaggio con quella degli altri presenti in questa leggenda. Sappiamo 
che il primo vescovo storico di Terracina fu Savino, che nel 313 d. C. assistette ad 
un concilio a Roma. Nel 603 l'imperatore bizantino Foca inviò a Roma - secondo 
l'uso di ogni successione imperiale - un'icona che lo raffigurava insieme alla moglie 
Leonzia. Nel palazzo del Laterano, allora sede papale, il 25 aprile dello stesso anno, 
papa Gregorio Magno accolse l'icona di Foca e di Leonzia ed ordinò che fosse fatta 
ascendere sul Palatino, molto probabilmente attraversando Roma in processione, 
per essere conservata e riposta nell’oratorio di San Cesario all'interno del palazzo 
imperiale, nell'ambiente destinato a larario - ossia la parte della casa riservato al culto 
domestico, costituita da un sacrario o da un'edicola, dove vi erano anche le immagini 
degli antenati - affacciato sul peristilio superiore della Domus Augustana. 


21 aprile e 1° novembre: le feste degli imperatori 


Lo studioso francese Pierre Saintyves sostiene che la festa di San Cesario venne 
stabilita per il giorno 21 aprile, data della fondazione di Roma. 

Durante l'età imperiale questa data acquisì un valore pregno di significato, 
soprattutto per la funzione di propaganda imperiale a cui assolveva: gli imperatori, 
quindi, organizzavano grandiosi festeggiamenti per la celebrazione del Dies Natalis 
Romae. Con l'avvento e la diffusione del Cristianesimo e con la caduta Impero 
Romano d'Occidente (476 d.C.), Roma subì migrazioni e conquiste delle popolazioni 
barbariche e vide inevitabilmente modificare o sparire molte sue tradizione e 
festività. Con l’arrivo degli occidentali San Cesario vide la sua festa trasferita al 1° 
novembre; si fece sfoggio allora di una pompa che non ebbe eguali se non con quella 
del 25 dicembre, e una solenne processione che partiva dalla Chiesa dei Santi Cosma 
e Damiano e si dirigeva sul Palatino in onore, senza dubbio, dei santi imperatori non 
meno che di San Cesario martire. Franchi e Germani non si curavano più dei divini 
fondatori di Roma, in nessuna considerazione tenevano la memoria di Romolo e 
dei Cesari suoi successori. Bisognava però celebrare la festa dei loro imperatori - di 
Carlo Magno per esempio - e onorare i guerrieri morti per la fondazione dell'impero. 


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Scelsero per questa festa il giorno 1° novembre, festa degli eletti presso i Celti. 
Franchi e Germani attestano che avevano adottato l'uso celtico. Nell'835 papa 
Gregorio IV fissò la festa di Ognissanti, che si celebrava il 13 maggio ed era limitata 
alla sola Italia, al giorno 1° novembre. Secondo Saintyves, il papa che aveva subito il 
trasferimento della festa di San Cesario, del quale i padroni dell'Occidente avevano 
fatto una festa dei loro imperatori, morti ma gloriosi, avrebbe deciso di trarne partito 
per sradicare la superstizione del giorno delle anime, il vecchio Samhain celtico. Gli 
imperiali installati sul Palatino gli ricordavano ogni anno, con la festa di San Cesario, 
lo spettacolo delle loro pratiche semipagane e semicristiane. Questo spostamento 
della festa dei Santi non avrebbe però fatto scomparire di colpo i vecchi riti della festa 
pagana. 


Brachium S. Caesarii nel Sancta Sanctorum 


L'oratorio di San Cesareo in Palatio ebbe carattere di cappella palatina finché il 
palazzo svolse funzioni di dimora imperiale. Nel secolo IX troviamo stabilito presso 
di esso un monastero greco, che vi si mantenne almeno fino a tutto il secolo XII. 
In questo monastero avvenne la suddivisione del corpo di San Cesario diacono e 
martire. Nell’Alto Medioevo una porzione del braccio del santo fu traslata nel Sancta 
Sanctorum di Roma - cioè la cappella privata del papa, vescovo di Roma, fino agli inizi 
del XIV secolo -e riposta nelvano sotto l'altare che conserva “l'Acheropita Lateranense”, 
ossia l’immagine del SS. Salvatore. Gli antichi inventari specificano che la reliquia del 
braccio di San Cesario era contenuta nell’arca cypressina donata dal papa Leone III 
(795-816), precisamente in una cassa di ebano in cui vi erano anche altre reliquie di 
santi: una spalla di San Dionigi l’Areopagita, frammenti ossei dei SS. Damaso e Felice 
papi, Nereo e Achilleo, Primo e Feliciano, Tibuzio etc.. Questa reliquia è ricordata, 
nel 1175, dal Diacono Giovanni: “Ibi est etiam brachium Sancti Cesarii martyris”, in un 
contesto dove appare evidente la volontà del compilatore di sottolineare la preziosità 
di questa raccolta di cimeli (la cappella del Sancta Sanctorum, come indica lo stesso 
appellativo «le cose sante tra le sante», era uno dei luoghi più sacri della cristianità). 
Il 6 giugno 1905 le reliquie della cappella e i loro preziosissimi contenitori furono 
riportati alla luce in occasione di una ricognizione del vano sotto l’altare, annunciatasi 
da subito come una delle principali acquisizioni della moderna archeologia cristiana. 
Nel dare conferma della sostanziale esattezza di quanto riportato dalle fonti, tuttavia, 
i risultati della scoperta misero in luce le occasionali divergenze - per la verità assai 
poche - esistenti fra i rinvenimenti novecenteschi e la tradizione agiografica riportata 
dagli inventari. Una di queste discrepanze riguarda proprio la famosa reliquia del 
braccio di San Cesario, assente non solo dalle pubblicazioni monografiche del Lauer 
e del Grisar, ma esclusa anche dal recentissimo studio di Galland (2004), avente 
per oggetto i cartigli manoscritti (latino: pittacea) annessi alle reliquie in segno di 





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autenticazione. Sta di fatto che oggi come oggi, dopo gli ultimi studi compiuti sul 
materiale, quattro delle reliquie segnalate dal Diacono Giovanni “demeurent sans 
correspondance dans nos authentiques” e sono appunto quelle di: 1) San Cesario, 2) 
SS. Nereo e Achilleo, 3) Santi Prisca ed Aquila, 4) S. Tiburzio. Va comunque tenuto 
presente che su un totale di 119 autentiche riconosciute con certezza, cinque “ne 
peuvent étre identifiées de manière satisfaisante”, mentre tre presentano “un texte 
tronque qui ne permet aucune identification’. 


Dono di papi, re, vescovi e duchi 


I principali donatori delle reliquie di San Cesario furono i pontefici romani, che 
in tal modo accrescevano il proprio prestigio e contribuivano a sottomettere 
all'autorità papale i beneficiari di un dono tanto prezioso. Nell'anno 810 l'arcivescovo 
di Magonza (Germania), Richulf von Mainz, ricevette in dono da papa Leone III 
alcune porzioni ossee di HI. Caesarius von Terracina per PABBAZIA IMPERIALE 
DI SANT'ALBANO IN MAGONZA, uno dei più famosi monasteri benedettini 
dell’Impero carolingio, portate dal vescovo suffraganeo Bernhard von Worms e 
dall'abate francese Adalhard von Corbie, nipote di Carlo Martello e cugino di Carlo 
Magno. L'abbazia di Sant'Albano fu saccheggiata e bruciata nel 1552 durante la Seconda 
guerra dei Margravi. Alcune reliquie del santo furono traslate in Inghilterra: il re 
Edgar I, detto il “Pacifico” (943 - 975), e il Duke Adelwinus donarono delle porzioni 
ossee di St. Caesarius deacon and martyr al’ABBAZIA DI GLASTONBURY, le quali 
furono collocate accanto alla tomba dell'abate John of Kent. Questa abbazia fu chiusa 
nel 1539 in seguito alla Riforma protestante. La CATTEDRALE DI SAN PIETRO 
DI EXETER, nella contea del Devon, possedeva alcuni frammenti ossei del santo e 
un pezzetto della sua veste:”Ossa sancti Cesarii martiris et de ueste eiusdem”. Queste 
reliquie furono distrutte durante la Riforma protestante. Ai primi di maggio dell’anno 
972, papa Giovanni XIII donò al Vescovo Wigfrid de Verdun (Francia) reliquie dei 
SS. Cesario diacono, Sebastiano e Fabiano per la fondazione dell’ABBAZIA SAN 
PAOLO DI VERDUN. Questa abbazia fu distrutta dopo la rivoluzione del 1789. 
L'ABBAZIA BENEDETTINA DI SAN MICHELE DI CUXA (Francia, nei Pirenei 
Orientali) possedeva una ciocca di capelli di Saint Césaire diacre et martyr. In una 
lettera scritta nel 1040 dal monaco Garcia all'abate Oliba, vi è un elenco di tutte le 
reliquie possedute dalla chiesa di Saint-Michel-de-Cuxa, tra le quali:“Insunt reliquiae 
ex capillis Sancti Caesarii Diaconi juxta urbem Terracinam sepulti” Nel 1790, infuriando 
la Rivoluzione francese, l’ultimo abate del monastero di Cuxa, per timore di sacrilegi, 
distribuì le reliquie nelle varie chiese dipendenti dell'abbazia. La CATTEDRALE 
DEI SS. COSMA E DAMIANO DI ESSEN (Germania) possiede una reliquia di 
HI. Cùsarius Diakon. Nell'anno 1054 alcuni frammenti ossei di “S(ancti) Cesarii m(a) 
r(tyris) furono inseriti in una cassa di piombo, probabilmente da collocare nel 


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sepolcro dell'altare maggiore durante il rito di consacrazione dello stesso, insieme 
ad altre reliquie di santi, i cui nomi sono incisi sul coperchio. Nell'anno 2015 la 
piccola cassa di piombo fu aperta per eseguire una ricognizione dei reperti che, 
successivamente, furono collocati in un nuovo reliquiario: purtroppo non fu possibile 
individuare i frammenti ossei di San Cesario in quanto non erano presenti i cartigli 
identificativi sui vari sacchetti di stoffa. I] 1° novembre dell’anno 1198, nelABBAZIA 
DI CELLA SANCTAE MARIAE (Altzella Abbey), un monastero cistercense presso 
Nossen, in Sassonia (Germania), il Vescovo Theoderico della Diocesi di Misnensi 
consacrò l’altare maggiore dedicandolo alla Vergine Maria: in esso depose molte 
reliquie, tra cui anche “reliquiis sanctorum Cesarii & Juliani”. Nel 1540 Henry IV, Duca 
di Sassonia, ordinò la secolarizzazione dell'abbazia. Per quanto concerne le reliquie 
delle vesti di San Cesario diacono e martire, alcuni frammenti furono donati anche 
alla CERTOSA DI SERRA SAN BRUNO, un monastero certosino situato vicino 
all'omonima cittadina in provincia di Vibo Valentia, in reliquiario multiplo. Sarebbe 
stato il papa Urbano II (1088 - 1099) a donare queste reliquie al re Ruggero il 
Normanno e da questi lasciate all’eremo calabrese. L'antico reliquiario di ebano e 
avorio conteneva molti insigni reperti sia corporali che materiali di numerosi santi, 
tra cui “Item de vestimentis S. Cesarei diac. (la presenza di questa reliquia è confermata 
anche dal contenuto del manoscritto della Visita Apostolica fatta nel 1629 da Mons. 
Pierbenedetti), ma anche di pignora direttamente collegati alla vita e alla passione 
di Gesù. La maggior parte di tali reliquie, come probabilmente quella di S. Cesario 
di Terracina, è stata dispersa a causa del terremoto del 1783 che ha devastato il 
monastero. 


Armreliquie des HI. Caesarius nella città di Kòln 


Il papa Alessandro II fu fortemente legato alla storia delle numerose traslazioni 
delle reliquie di S. Cesario in Italia e in Germania. Nato Anselmo da Baggio, nel 1057 
fu nominato vescovo di Lucca, carica che terrà anche durante il papato. Fu il 156° 
papa della Chiesa cattolica dal 1061 alla sua morte. La sua elezione fu dichiarata nulla 
dall’imperatrice Agnese, madre di Enrico IV, perché mancava il consenso imperiale 
ed i vescovi filo-imperiali elessero l’antipapa Cadalo (col nome di Onorio II). Quindi, 
fu convocato un Concilio tenutosi a Mantova nel 1064, presieduto da Annone II 
arcivescovo di Kéln (Colonia, in Germania), nel quale si scomunicò l'antipapa 
Onorio II. Nel mese di maggio del 1070 l'arcivescovo Annone (1010-1075) ottenne 
dal papa Alessandro II, come segno di riconoscimento, porzioni ossee del braccio 
di San Cesario che furono donate alla nuova CAPPELLA DI ST. JACOBUS (San 
Giacomo) di Colonia ed incastonate in due reliquiari: “Item brachium argenteum cum 
reliquiis Sancti Cesarii — Item reliquie Sancti Cesarii cum argenteis pedibus”. Secondo 
la tradizione, durante la processione della traslazione del braccio si sviluppò un 


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grande incendio a est della città di Colonia, ma al passaggio della reliquia le fiamme si 
spensero, rinfrancando le anime afflitte dei cittadini. Nel XV secolo uno di questi due 
reliquiari di San Cesario fu donato alla contigua CHIESA DI ST. GEORG. La Chiesa 
di San Giorgio fu costruita nel 1059 sulle fondamenta dell’Oratorium S. Caesarii: 
durante gli scavi negli anni 1927-1930 furono scoperti i resti dell'oratorio dedicato 
a San Cesario di Terracina, eretto nel periodo merovingio (VII secolo) accanto alla 
cinta muraria romana e alla porta della città. Quindi, il culto del diacono nella città 
di Colonia ha origini antichissime e fu rafforzato con l’arrivo della sua reliquia nel 
XI secolo. Successivamente alcuni frammenti ossei del braccio furono donati anche 
ad alcuni edifici di culto della Archidioecesis Coloniensis: al DUOMO DI ST. PETER 
UND MARIA (incastonati in un reliquiario multiplo contenente frammenti ossei 
dei SS. Cesario, Lorenzo, Stefano, Agapito, Bartolomeo, Cecilia e Barbara), alla 
Chiesa di St. Pantaleon, alla Certosa di St. Barbara, alla Chiesa di St. Bonifatius 
und Willibrord. E° interessante notare che cinque anni prima della traslazione della 
porzione del braccio del santo in Germania, nel 1065, l'arcivescovo Annone consacrò 
l'altare maggiore della BASILICA DI ST. MARIA IM KAPITOL (Santa Maria 
in Campidoglio a Colonia) ed in esso depose molte reliquie di santi, tra cui alcuni 
frammenti ossei di San Cesario di Terracina. Nel 1210 fu consacrato l’altare maggiore 
della Chiesa di St. Johann Baptist in Koln ed in esso fu inserita una reliquia del 
diacono. Tutti questi reliquiari furono distrutti durante le guerre napoleoniche. Nel 
XVI secolo presso la Chiesa di San Giorgio era situato un eremo di S. Cesario (Klause 
s. Caesarii); attualmente il diacono Cesario è venerato come copatrono, insieme a San 
Giorgio martire, di questa chiesa romanica, in cui si conservano due raffigurazioni 
pittoriche di “hl. Caesarius von Terracina” nel trittico di Bartholomaus Bruyn der 
Altere (1493-1555) e una sua piccola statuetta in tufo del martire, posta al lato del 
tabernacolo del 1556. La festa del santo è celebrata il 3 novembre. 


Il miracolo di Andrea 


L'agiografo tedesco Lorenzo Surio, nella vita di Sant'Annone, ci riferisce il racconto 
del miracolo di Andrea che l'arcivescovo avrebbe narrato al suo popolo, in un sermone 
tenuto in occasione dell’arrivo della reliquia di San Cesario in città, per favorire la 
devozione del diacono in Germania. Il giovane Andrea, nobile romano, conduceva 
una vita tutta dedita ai piaceri mondani. Era molto devoto, però, del diacono Cesario; 
infatti si recava spesso nella chiesa di San Cesareo in Palatio per pregare sulla sua 
tomba ed accendere delle candele. Dopo qualche tempo, colpito da una grave malattia, 
Andrea morì edil suo funerale fu spostato al giorno seguente per qualche impedimento. 
Verso mezzanotte, durante la veglia funebre, Andrea cominciò a muoversi, si alzò dal 
cataletto e guardò attonito i presenti: alcuni spaventati fuggirono, altri si accostarono 
e gli domandarono se era ritornato in vita oppure se era un'illusione diabolica che li 


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stava ingannando. Andrea, dopo un lungo sospiro, rispose che era realmente morto: 
Dio lo aveva condannato all’inferno per i suoi peccati, ma San Cesario gli venne in 
soccorso, intercedendo per lui presso la Madonna ed i SS. Martiri, affinché il Signore 
concedesse ai demoni di lasciarlo andare e permettesse un ritorno in vita per pentirsi 
e testimoniare la misericordia infinita del Giudice Supremo. Dopo aver raccontato 
questa sua esperienza, il giovane incitò i presenti ad affidarsi al valevole patrocinio 
del santo; poi si distese sul cataletto e realmente spirò. 


Ossa sex S. Caesarii nella Diocesi di Lucca 


Secondo la tradizione, il papa Alessandro II, recandosi a Mantova per il Concilio, 
passò da Lucca donando alla CHIESA DEI SS. FILIPPO E GIACOMO parte del 
corpo di S. Cesario diacono e martire (otto ossa integre) che aveva portato da 
Roma. La chiesa dei SS. Filippo e Giacomo, oggi non più esistente, era ubicata in 
località Placule, a poca distanza dalle mura medievali di Lucca. Era chiamata “di San 
Ponziano” in quanto in essa si conservava il corpo di Ponziano, martire romano. Nel 
1099 questa chiesa, con l'annesso monastero, venne concessa ai Benedettini, cui 
subentrarono nel XIV secolo gli Olivetani. Il culto del santo diacono di Terracina è 
attestato in un codice messale, conservato nella Biblioteca Comunale di Palermo, 
che il sacerdote ed erudito Luigi Boglino nel 1884 ha attribuito alla chiesa dell’antico 
monastero di San Ponziano di Lucca e datato tra 1095 e 1160. La festa liturgica di 
S. Cesario veniva celebrata il 1° novembre, in memoria del suo “Dies Natalis” che 
coincideva con la Solennità di tutti i Santi. Successivamente la memoria liturgica fu 
fissata sul calendario al 5 novembre anche se la festa veniva solennemente celebrata 
il 2 novembre, il giorno che la Chiesa dedica alla commemorazione dei defunti. Il 
suddetto monastero e la chiesa furono distrutti dopo la metà del secolo XV, ma i 
monaci ne costruirono uno nuovo a levante della città, fuori le mura, presso la Chiesa 
di S. Bartolomeo in Silice, che nel 1474 fu dedicata a S. Ponziano, a seguito della 
traslazione del suo corpo che fu collocato sotto l’altare maggiore. L'urna contenente 
il corpo di S. Cesario fu posta nel deposito delle reliquie, in una cappella a destra 
del presbiterio. L’epigrafe marmorea, murata nella chiesa nell’anno 1727, elenca le 
reliquie più importanti in essa possedute; quella di S. Cesario è menzionata al primo 
posto: “S. CAESARII DIACONI ET MART. CORPUS”. E’ necessario aver presente che 
non si fa distinzione tra il tutto o una parte del corpo umano; il termine corpus vuol 
indicare che si tratta veramente delle ossa del santo indipendentemente che sia del 
suo corpo intero o di una parte. Dalle otto ossa del diacono furono estratte piccole 
reliquie e donate ad alcuni edifici di culto della Diocesi di Lucca: alla CHIESA DI 
SANTA MARIA CORTEORLANDINI (dove alcuni frammenti del braccio, con 
cartiglio in latino “S. Caesarii Mart”, si conservano in un reliquiario multiplo a teca 
sotto l’altare maggiore), al MONASTERO DELLA CERTOSA (dove alcuni minuti 


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frammenti “ex oss. S. Caesarii diacon. Mart. Tarracine 1 nov.” si conservano in un 
reliquiario multiplo) e alla CHIESA DI SAN SENZIO, sconsacrata. La chiesa di S. 
Ponziano fu indemaniata nell'Ottocento e le reliquie del diacono furono traslate nel 
monastero dell’Angelo di Lucca. Successivamente si perse completamente traccia 
dell’urna. Nel 2009 - dopo diversi anni di intense ricerche e grazie all'interessamento 
di Giovanni Guida di Cesa e del prof. Giovanni Macchia - il Mons. Michelangelo 
Giannotti, Vicario Generale della Diocesi e Rettore della Basilica di S. Frediano in 
Lucca, ritrovò il reliquiario contenente i resti del corpo di San Cesario, identificati 
attraverso il cartiglio in latino “Ossa sex S. Ceesarii Diac. M?, nel deposito della curia tra 
gli oggetti non inventariati pervenuti dalle chiese dismesse della Diocesi. Nell'anno 
2017 le sei ossa integre del santo, conservate nella Basilica di San Frediano di Lucca, 
sono state esaminate visivamente esclusivamente su base fotografica dal prof. Gino 
Fornaciari, Professore di Paleopatologia ed Archeologia Funeraria, e dalla Dr.ssa 
Simona Minozzi, specialista in osteoarcheologia dell’Università di Pisa. Nella parte 
superiore della teca vi sono tre ossa lunghe, disposte in modo orizzontale e legate tra 
loro con un nastro rosso; partendo dal fondo vi sono: l’omero di destra quasi completo, 
al centro vi è l'omero di sinistra, mancante della porzione prossimale; infine, vi è il 
femore di sinistra, che mostra ancora i segni di saldatura lungo la testa femorale. 
AI centro vi è la scapola di sinistra, al lato sinistro vi è l'osso coxale di sinistra del 
bacino, con morfologia maschile, al lato destro un secondo osso coxale del bacino 
probabilmente di destra. Tutte le ossa presentano le epifisi saldate ad eccezione del 
femore, nel quale è ancora visibile la linea di fusione della testa. La fusione delle 
estremità delle ossa avviene al termine dell’accrescimento scheletrico. Quindi, 
ammesso che le ossa appartengano ad un unico individuo, potrebbero essere di un 
individuo in età giovanile tra i 20 ed i 25 anni. 

Queste ossa sono contenute nel reliquiario a urna di San Cesario, di bottega 
lucchese del secolo XVIII; in legno intagliato, dipinto, dorato a mecca; presenta 
un corpo a pianta quadrangolare mistilinea con spigoli smussati e decorati da 
foglie d’acanto arricciate. Sul retro vi è il sigillo arcivescovile di fr. Giulio Arrigoni, 
OFMObs., Arcivescovo di Lucca (1849-1875). 

Il Mons. Giannotti, costatando lo stato del reliquiario e le condizioni delle ossa 
ricoperte dalla polvere e ragnatele, fece eseguire una ricognizione necessaria ad un 
intervento di pulitura e di risistemazione delle stesse; in quell'occasione fu tolto anche 
qualche piccolo frammento dalle ossa e furono fissati i sigilli che nei vari traslochi dai 
monasteri si erano staccati. 

Il 1° novembre del 2010, in occasione della Solennità di tutti i Santi, l’urna di S. 
Cesario fu esposta, per la prima volta dopo il ritrovamento, alla venerazione dei fedeli 
nella Cappella dell'Annunziata della BASILICA DI S. FREDIANO DI LUCCA, dove 
tuttora è conservata in un armadio-reliquiario. 











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Lucca, Basilica di San Frediano, esposizione dell'icona di San Cesario accanto 
all’urna-reliquiario contente sei ossa del santo, 1 novembre 2014 (foto Lucio Ghilardi) 





Essen (Germania), Cattedrale dei SS. Cosma e Damiano, Msgr. Thomas Zander 
espone l'icona di S. Cesario accanto al reliquiario del santo, 23 novembre 2016 


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Koln (Germania), Basilika Sankt Maria im Kapitol, pfarrer Matthias Schnegg espone 
l’icona di S. Cesario sull'altare maggiore, 21 aprile 2017 





Berlino (Germania), Kunstgewerbemuseum, la direttrice Dr. Sabine Thiimmler 
espone l'icona di S. Cesario sulla vetrina che contiene “Armreliquiar des HI. Caesarius 
von Terracina”, 30 agosto 2016 


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San Bernardo e il dente di San Cesario 


Il cardinale Cesare Baronio narra che alla morte dell’antipapa Anacleto II (nato Pietro 
Pierleoni), avvenuta il 25 gennaio 1138, il partito dei Pierleoni elesse il cardinale 
Gregorio Conti che assunse il nome di Vittore IV, ma in seguito all'intervento 
persuasivo di Bernardo, abate di Clairvaux (Chiaravalle, in Francia), il neo antipapa 
si recò da Innocenzo II rinunciando all'elezione: terminò così lo scisma che aveva 
diviso la Chiesa per otto anni (1130-1138). Il papa Innocenzo II, venuto a conoscenza 
che l'abate Bernardo aveva intenzione di partire da Roma per il suo monastero in 
Francia, nel 1138 ordinò ai monaci di S. Cesareo in Palatio di donargli, come segno 
di grande riconoscimento, l’intero capo di San Cesario diacono e martire. Bernardo 
chiese di avere solo un dente del santo in quanto non voleva privare il monastero 
di un tesoro così importante; i monaci si misero subito all'opera per esaudire la sua 
richiesta, ma non riuscirono ad estrarlo dalla mandibola né con ferri né con coltelli. 
Bernardo, vedendo questo miracolo, disse: “Padri miei, bisogna fare orazione perché 
se San Cesario non dovesse acconsentire di darci il dente, noi non l'’avremmo mai; 
preghiamo dunque che ci conceda questa reliquia”. Così fecero e, finita la preghiera, 
l'abate francese riuscì ad estrarre il dente con solo due dita. Bernardo ritornò festoso 
con questa preziosa reliquia nel suo monastero in Francia. La reliquia “Dens Sancti 
Caesarii” era menzionata tra i tesori del’ABBAZIA DI CLAIRVAUX dal sec. XII. 
Con la Rivoluzione francese gli edifici di questa abbazia vennero alienati e alterati; 
si perse completamente traccia di questa reliquia di San Cesario. Un altro dente di 
San Cesario fu dato in dono all’ABBAZIA DI CRYPTA FERRATA (Grottaferrata, 
nel Lazio), dove fu conservato con grande onore e cesellato con illustri doni. 
Purtroppo questo reliquiario risulta assente nei recenti inventari dell'abbazia. Nel 
1750 ca. i monaci cistercensi della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme di Roma 
commissionarono al pittore Mariani l'esecuzione di una copia del dipinto di Giovanni 
Bonatti “San Bernardo estrae un dente dal teschio di San Cesareo” in quanto l'originale 
era andato quasi subito disperso; attualmente questa tela si trova nella prima cappella 
a destra della Basilica. 


Armreliquiar nel Kunstgewerbemuseum di Berlino 


Nel Kunstgewerbemuseum (Museo delle Arti Applicate) di Berlino, sito nel 
Kulturforum, si conserva un prezioso “Armreliquiar des HI. Caesarius von Terracina”, 
Inv.-Nr. W 21. Il braccio reliquiario (anima in legno di pero; argento sbalzato, inciso, 
in parte dorato, filigrana dorata, pietre e vetri preziosi; h. 52,5 cm — b. 9,9 cm - 
prof. 8,4 cm), realizzato verso la fine del XII sec., contiene una porzione ossea del 
braccio di San Cesario diacono e martire (non è possibile visionare questa reliquia in 
quanto è incastonata all’interno del corpo tubolare del braccio). Nel reliquiario di San 


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Cesario la mano destra tesa in argento si staglia contro l'avambraccio dorato. Il corpo 
del braccio è di forma tubolare, leggermente rastremato, rivestito con una sottoveste 
punzonata con un motivo a righe orizzontali. La superficie di appoggio riporta in 
gotico maiuscolo: CESARII. 

Il reliquiario è considerato una donazione di Enrico XII di Baviera, detto Enrico il 
Leone (1129 -1195), un rappresentante della dinastia dei Guelfi, Duca di Sassonia e di 
Baviera. Spesso, infatti, questa reliquia di San Cesario viene messa in relazione con il 
pellegrinaggio di Enrico il Leone in Terrasanta negli anni 1172/73. Nelle cronache di 
Arnold von Luebecks del 1180 si dice che il duca, di ritorno da Gerusalemme, avesse 
portato molti doni da Bisanzio da parte dell'imperatore Manuel I. Komnenos, 
fra i quali anche un braccio reliquiario dell'apostolo Bartolomeo. La donazione di 
una porzione ossea del braccio di San Cesario in Bisanzio potrebbe essere possibile 
perché in questo periodo le spoglie del diacono si conservavano all’interno del 
palazzo imperiale sul colle Palatino a Roma, nell’oratorio di San Cesareo in Palatio. 
Secondo alcuni studiosi nel periodo bizantino i duchi di Roma si sarebbero stabiliti 
in quest’antico palazzo imperiale. Secondo altre ipotesi, Enrico il Leone avrebbe 
portato la reliquia del martire da una delle sue spedizioni in Italia, con sosta nella 
capitale. Inizialmente questo braccio reliquiario di San Cesario si trovava nel tesoro 
del Duomo di San Blasio in Braunschweig, una città extracircondariale tedesca 
situata nel Land della Bassa Sassonia. Nell’inventario delle reliquie del 1482 del 
Duomo è menzionato il prezioso armreliquiar: “Item brachium sancti Cesarii martiris” 
In questo periodo i reliquiari del tesoro di San Blasio erano conservati nell’armarium. 
In seguito il braccio di San Cesario fu posto nell’altare maggiore del Duomo, come 
viene descritto nell'inventario del 1542. In questa chiesa la festa liturgica del santo 
veniva celebrata il 1° novembre. Nel 1671 il braccio fu traslato nel museo del castello 
di Hannover. Nel 1862 il tesoro venne trasferito nel “Kòniglichen Welfenmuseum”, 
fondato dal re Giorgio V di Hannover. Successivamente il tesoro fu trasferito nel 
Museo austriaco delle Arti Applicate a Vienna. In “Il Fuoco” Gabriele D'Annunzio 
descrive la visita al Museo austriaco delle Arti Applicate di Vienna del 7 ottobre 
1899 e menziona questo braccio di S. Cesario, rimandando al suo taccuino Vienna: 
“Una grande sala deserta, il crepitio della pioggia su le vetrate, innumerevoli reliquiarii 
preziosi nelle custodie di cristallo, segni di morte ovunque, cose in esilio, non pregate, non 
adorate più.... Insieme chinammo la fronte contro un cristallo che chiudeva una collezione 
di bracci santi con le loro mani di metallo atteggiate in un gesto immobile... Mani di 
martiri, tempestate di agate, di ametiste, di topazii, di granati, di turchesi malaticce... Per 
certe aperture si scorgevano nell'interno le schegge delle ossa. Ve n'era una che teneva un 
giglio d'oro; un'altra, una piccola città; un'altra, una colonna. [...] Le braccie sante (vedi 
l'altro taccuino Vienna) — di S. Teodoro, di S. Innocenzo, Cesario, Lorenzo, Bartolomeo — 
ve n'è uno che tiene un vasetto di balsami, feminina, con un anello în ciascun dito — È 
un reliquario di Maria Maddalena — (in legno). D'Annunzio descrive la differenza tra 


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contenuto e contenitore: i reliquiari adorni di gemme sono più preziosi delle reliquie 
stesse e, quindi, esorta il lettore a non venerarli più: “Cose in esilio, divenute profane, 
non pregate, non adorate più” Nel 1935 lo Stato prussiano acquisisce il cosiddetto 
“Tesoro Guelfo” (di cui fa parte anche il braccio-reliquiario di San Cesario), che oggi 
si trova nel Kunstgewerbemuseum di Berlino. 


La vasca della Basilica Santa Croce in Gerusalemme 


Il monastero di San Cesareo in Palatio, nel XIII secolo, andò in rovina e si provvide 
a trasportare parte considerevole del corpo del santo nella Basilica di Santa Croce in 
Gerusalemme di Roma, dove tuttora si conserva nella vasca di basalto nero, posta 
sotto la mensa dell’altare maggiore. Questa basilica fu edificata a partire dal IV secolo 
nel luogo dove erano i palazzi di Sant'Elena, la madre dell'imperatore Costantino, nei 
pressi del Laterano, non per onorare la memoria dei martiri, ma per conservare una 
parte della Croce di Gesù, insieme ad altre reliquie della Passione. Lo storico dell’arte 
Richard Krautheimer definì la Basilica come chiesa palatina (un edificio privato ad 
uso esclusivo della famiglia imperiale) e come tale essa viene comunemente ricordata. 
Una chiesa che risultò, quindi, adeguata ad accogliere il corpo del santo tutelare degli 
imperatori. La vasca di età romana fu posta sotto la mensa del nuovo altare maggiore, 
eretto nel 1743 per volere di Benedetto XIV; in essa vennero deposti i corpi dei SS. 
Cesareo e Anastasio martiri. La vasca (lungh. max cm 223; prof. cm 97 ca.; h. cm 
60,5) presenta su entrambi i lati (fronti) raffigurazioni di due teste leonine con ricche 
criniere e le fauci aperte; vi sono anche moderni elementi decorativi in bronzi: i piedi 
leonini con foglie d’acanto sulla fronte verso l'ingresso, il Chrismon sulla fronte verso 
l'abside, la corona con rami di palma sull’altra facciata. Sulla fronte verso l'abside vi 
è un'epigrafe che recita: “HIC JACENT CORPORA SANCTORUM CZSARY ET 
ANASTASY MARTYRUM”. Il coperchio in basalto fu aggiunto probabilmente in 
occasione del riutilizzo della vasca sotto l’altare maggiore settecentesco. L'archeologo 
Francesco de’ Ficoroni sostiene che probabilmente l'antico reperto era originariamente 
usato come vasca da bagno da ricchi signori; l'archeologo Carlo Gasparri ipotizza una 
sua provenienza dalle vicine terme Eleniane. Occorre rilevare che nel 1062 il papa 
Alessandro II insediò nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme i Canonici 
Regolari di S. Frediano di Lucca, che la abbandonarono durante il periodo del 
papato avignonese (1309 - 1377); è probabile che questa congregazione di chierici sia 
legata alla traslazione delle ossa di San Cesario da Roma a Lucca. 


Reliquie sancti Cesarii nelle chiese di Roma 


Cesario di Terracina godeva di una grandissima celebrità nei secoli del Basso Impero 
e del primo Medioevo; una celebrità confermata dal fatto che gli vennero dedicate a 


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Roma molti santuari, oratori e monasteri. SAN CESAREO DE APPIA (S. Cesareo 
in Turrim) — è l’unica Chiesa superstite delle sette dedicate a San Cesario in Roma. 
Si trova all’inizio della Via Appia, nel rione Celio, presso la Porta San Sebastiano. 
La Chiesa fu costruita nel secolo VIII su resti di strutture romane preesistenti; 
probabilmente fu chiamata “in Torre” per la presenza di una torre nelle vicinanze. In 
essa, almeno fino al 1870, si conservavano reliquie dei SS. Cesario diacono e martire, 
Alfonso de’ Liguori, Giuseppe da Copertino, Lucia, Fortunata e Clemente. Il 26 
giugno 1967 Karol Wojtyta (il futuro papa Giovanni Paolo II) fu creato e pubblicato 
cardinale in questa chiesa. San Cesareo de Appia fu erroneamente denominata anche 
“in Palatio”, in quanto confusa con l'omonima cappella del Palatino, nella Domus 
Augustana, ossia S. CESAREO IN PALATIO (San Cesario al Palazzo), scomparsa 
nel XV secolo. 

S. CESAREO DEI CORSI (S. Caesarii in monasterio Corsarum) — Il monastero de 
Corsis era situato nei pressi di S. Sisto Vecchio. Nell’852 giunsero a Roma molti 
abitanti della Corsica per sfuggire alle incursioni saracene; il papa Leone IV li accolse 
e donò loro questo monastero di San Cesareo. La diffusione del culto di San Cesario 
diacono in Corsica, soprattutto in Haute-Corse, è dovuto proprio ai religiosi di questo 
monastero ed ai monaci benedettini. Secondo alcuni storici, il monastero fu unito ad 
un altro dedicato a S. Simmetrio, che perciò avrebbe preso il nome dei SS. Simmetrio 
e Cesario, al tempo di Leone IV (847-855). 

S. CESAREO DE ARENULA - Chiesa che era situata nei pressi del Tevere, nel Rione 
Regola; fu edificata presso “Onda” in riferimento alle innumerevoli inondazioni 
del Tevere che interessarono in passato la zona (San Cesareo era invocato contro 
l’inondazione del fiume). Successivamente fu unita alla Chiesa di S. Paolo alla 
Regola, ma fu distrutta dopo il 1630. La Chiesa di SAN SALVATORE IN ONDA 
originariamente era dedicata al Salvatore e a San Cesareo, ma siccome a quest’ultimo 
era intitolata anche la Chiesa di San Cesareo de Arenula, situata nello stesso rione, 
vi fu la riduzione ad una sola intitolazione. SAN CESARIO IN LATERANO (S. 
Caesarii in Palatio Lateranensi) — era un Oratorio annesso al vestiario del Papa, nel 
Palazzo Lateranense, dalla parte del Battistero. Si CESARIO PRESSO S. PAOLO 
(S. Caesarii ad Beatum Paulum) — In prossimità della Basilica di S. Paolo fuori le mura 
sorsero due monasteri, come ricordato in un “praeceptum” di S. Gregorio Magno 
datato 25 gennaio 604, uno maschile detto di “San Cesareo ad quatuor angulos”, l'altro 
femminile intitolato a Santo Stefano: riuniti durante il pontificato di Gregorio II, essi 
costituirono il nucleo del monastero abbaziale di San Paolo, che per lungo tempo 
continuò a chiamarsi “Monasterium Ss.Stephani et Caesarii ad S. Paulam”. Nell’altare del 
coro interno del MONASTERO DI SAN PAOLO FUORI LE MURA si conserva 
una reliquia Ex ossibus Sci Caesarii M., insieme al corpo del beato Giovanni Rainuti 
di Tuderto. Nella Sala del Martirologio, o Oratorio di San Giuliano, della Basilica di 
San Paolo vi è un antico aftresco (XII-XIII secolo) che ritrae i SS. Cesario, Stefano e 


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Lorenzo diaconi e martiri. Nella CHIESA DI SANTA MARIA DEL PRIORATO, 
nella terza nicchia a sinistra, vi è un altarolo reliquiario del IX secolo che conteneva 
una costola di San Cesario diacono e martire, come testimonia l’antica iscrizione in 
latino sulla cornice del timpano dello stesso: } HIC RECONDITVM EST CAPVT 
S. SAVINI SPOLITINI EPI. ET MAR. EX COSTA S. CAESAREI M.. Nel 1765 il 
card. Rezzonico fece eseguire da Giovanni Battista Piranesi dei lavori di restauro 
nella Chiesa e in quell'occasione vi si trovò una piccola urna d’argento - contenente 
le reliquie dichiarate sulla fronte dell’altarolo - che fu deposta dal Piranesi sotto 
l'altare maggiore. Nella perduta CHIESA DI SAN BASILIO AI PANTANI nel 
Foro di Augusto a Roma si conservava una costola di San Cesario diacono. P. Alberto 
Zucchi ricorda che in questa chiesa, nel primo anno del Pontificato di Pio V (1566), 
fu trovato un vecchio tabernacolo di legno con molte reliquie involte in veli, fra l'altre 
la pietra della circoncisione di N. S., il braccio di Sant'Andrea, il braccio di S. Basilio 
ed una costa di S. Cesareo. Il 6 maggio 1124 papa Callisto II consacrò un altare della 
BASILICA DI SANTA MARIA IN COSMEDIN: in esso depose molto reliquie, 
tra cui quelle dei SS. Cesario e Giuliano. Il 30 gennaio del 1141 papa Innocenzo 
II consacrò l’altare che si trova nell'abside della CHIESA DEI SS. MICHELE E 
MAGNO deponendo molte reliquie di santi, tra cui “reliquiae S. Cesarii, tunicam 
de crate S. Laurentii, Sulpiciae et Serviliani” Il 26 novembre del 1195 Pietro Cardinal 
Vescovo Portuense, alla presenza del papa Celestino III, consacrò l’altare dedicato 
alla Beatissima Vergine nella CHIESA DI SAN SALVATORE ALLE COPPELLE: 
in esso furono deposte molte reliquie insigni, tra cui frammenti ossei di San Cesario 
diacono. L'anno successivo, precisamente il 26 maggio 1196, papa Celestino III 
consacrò l’altare maggiore della BASILICA DI SAN LORENZO IN LUCINA 
deponendovi molte reliquie, tra cui frammenti ossei dei SS. Cesario e Giuliano. Nel 
MONASTERO DI SANTA LUCIA IN SELCI si conservano frammenti ossei del 
santo in due piccoli cofanetti trasparenti, inventariati con il n° 376, sui quali è scritto: 
“Ex ossibus S. Caesarii Diaconi M? (secondo la dott.ssa Cristina Martinez-Labarga, 
si tratta di resti molto frammentati; in questo primo cofanetto sembrerebbe ci sia 
un frammento di coxale - ileo) e “Ex ossibus S. Caesarii Diac. M?’ (secondo la dott.ssa 
Martinez-Labarga, in questo secondo cofanetto sembrerebbe ci sia un frammento di 
osso del neurocranio, ossia la regione scheletrica che costituisce il cranio). 
Nel’ORATORIO DI SAN FILIPPO NERI di Roma si conserva un reliquiario 
ad ostensorio multiplo, in argento, in cui è incastonato un frammento osseo di S. 
Cesareo levita e martire, con cartiglio in latino “S. Caesarii L. M?. Reliquie di San 
Cesario diacono erano conservate anche nella CHIESA DI SANT'ANGELO IN 
PESCHERIA; sotto l’altare maggiore della CHIESA DEI SS. NEREO E ACHILLEO; 
nell’altare dedicato alla Beata Vergine Maria nella BASILICA PAPALE DI SANTA 
MARIA MAGGIORE e nella CHIESA DI SAN BIAGIO IN CAMPITELLI, 
sconsacrata. 


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Il braccio e le ossa di Terracina 


Un detto tramandato di generazione in generazione nella città di Terracina è 
“San Cesarje vò bene ai furestiere”, con il quale si intende che il santo Patrono 
preferisce chiunque venga da fuori ai terracinesi. Il detto ha origini da ragioni storico- 
sociologiche: a Terracina, per secoli, per la presenza della malaria, il numero dei 
nati era sempre inferiore a quello dei morti e chi sopravviveva era spesso debilitato. 
D'altra parte, l'enorme ricco territorio appartenente alla città consentiva a forestieri, 
dotati di un minimo di imprenditorialità, di far fortuna in breve tempo. Il detto è nato 
dalla leggenda della traslazione del corpo di San Cesario: il diacono - seppellito in 
località Prebende - per tre notti consecutive andò in sogno ad una terracinese, le indicò 
il punto esatto dove era seppellito e la esortò a comunicarlo ai paesani affinché fosse 
traslato nella Cattedrale a lui dedicata. La terracinese non fu creduta e, addirittura, 
fu costretta a subire la derisione di tutti, preti compresi. Cesario si infuriò e andò in 
sogno ad una gaetana che, invece, fu creduta dai suoi paesani, i quali organizzarono 
una spedizione e una notte lo disseppellirono. Era l'alba quando i terracinesi se ne 
accorsero e si precipitarono a reclamarne la proprietà. Nella rissa che ne seguì, 
accadde che contendendosi le spoglie del santo, avendo gli abitanti di Terracina 
afferrato un braccio e quelli di Gaeta l’altro, tira di qua e tira di là, il braccio tenuto 
dai terracinesi si staccò e rimase loro, mentre igaetani portarono via tutto il resto del 
corpo. I terracinesi si pentirono amaramente per non aver dato ascolto al diacono e, 
per farsi perdonare, decisero di eleggere San Cesario come principale Patrono della 
città. La leggenda avrebbe avuto origine dal fatto che durante la festa di San Cesario 
si esponeva e si portava in processione, in luogo della statua che è moderna, solo 
un braccio d'argento del diacono. Secondo i Bollandisti, tra il 375 e il 379 sarebbe 
avvenuta la traslazione del corpo di San Cesario da Terracina a Roma: l’imperatore 
Valentiniano I avrebbe lasciato solo alcune ossa del santo alla Chiesa di Santa Maria 
ad Martyres. Successivamente queste reliquie di San Cesario furono traslate dalla 
suddetta chiesa, ubicata extra urbem Terracinam, alla Cattedrale, edificata tra V e VI 
secolo sui resti del cosiddetto tempio di Apollo, posto sul lato nord - ovest del Foro 
Emiliano. La Chiesa di Terracina celebra la memoria della traslazione delle reliquie 
di San Cesario il giorno 7 febbraio. In epoca alto-medievale la zona presbiterale della 
Cattedrale fu rialzata al fine di custodire le reliquie dei martiri Cesareo, Giuliano, 
Felice ed Eusebio, poste al di sotto dell’altare maggiore. Nella relazione della Visita 
Apostolica del 1580-81 a proposito di queste reliquie si legge: “quorum corpora intus 
recondita sunt”. L'altare delle reliquie fu riedificato da papa Benedetto XIII nel 
1729; è costituito da una mensa sorretta da due mensolone a voluta, sul cui bordo è 
incisa una iscrizione: “HIC IACENT CORP. SS. MM. CESARIJ. IULIANI. FELICIS 
ET EUSEBIJ. PROTECTORUM?” (anche in questo caso per “corpora” si intende una 
parte del corpo, e non le spoglie dei santi protettori nella loro interezza). Al centro vi 





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è la “fenestella confessionis” (apertura che consente la visione o il contatto tra i fedeli e 
le reliquie poste nella confessio), chiusa da una grata in legno a cerchi intrecciati. Sul 
fronte dell’altare in marmo grigio posto sopra quello delle reliquie sono raffigurati 
mediante incisione i santi protettori. Nel corso dei secoli, molti vescovi di Terracina 
prelevarono diverse porzioni o frammenti da queste ossa di San Cesario per donarle 
ad alcune chiese appartenenti alle diocesi del Lazio. San Pietro di Salerno, vescovo 
di Anagni dal 1062 al 1105, iniziò i lavori di costruzione della CATTEDRALE DI 
ANAGNI (Frosinone) e della sua cripta, situata sotto il presbiterio. Dagli Acta Sancti 
Magni sappiamo che il vescovo Pietro, durante la consacrazione dell’altare dei Martiri, 
nell'abside a destra della cripta, depose reliquie di San Cesario, di San Sebastiano 
e di svariati altri santi. Al di sotto della conca absidale vi è un affresco medievale 
raffigurante i SS. Cesario, Stefano e Lorenzo diaconi e martiri. Il 30 settembre 1179 
papa Alessandro III consacrò la Cattedrale di Anagni alla Vergine Annunziata e, 
con l'assistenza di molti cardinali e vescovi, tra cui quello di Terracina, depose 
nell'altare maggiore reliquie dei SS. Cesario, Nereo e Achilleo e di moltissimi altri 
martiri. Il 1° ottobre dell’anno 1071 fu consacrata la CHIESA ABBAZIALE DI SAN 
BENEDETTO A MONTECASSINO (monastero benedettino nel Lazio) insieme 
ai suoi cinque altari; il Vescovo di Tuscolo Giovanni consacrò solennemente l’altare 
che si trovava a meridione, in onore di Santa Maria Madre di Dio; in esso depose 
reliquie di santi, tra cui anche quelle di San Cesario diacono: “reliquiis martyrum 
Dionisii episcopi, Stephani pape, Cesarii diaconi, Primi et Feliciani” Il 25 luglio 1196 il 
vescovo Berardo di Ferentino, con l'assistenza di cardinali e vescovi delle diocesi 
limitrofe - tra cui il vescovo Tedelgario di Terracina - consacrò l’altare maggiore della 
CHIESA DI SANTA MARIA A FIUME DI CECCANO (Frosinone) deponendo 
in esso molte reliquie, tra cui quelle di S. Cesario diacono. Nell'antica CHIESA 
DI SAN BENEDETTO DI PRIVERNO (Latina) si conservavano reliquie dei SS. 
Cesario e Giuliano. Nella CATTEDRALE DI SANTA MARIA ANNUNZIATA DI 
PRIVERNO, in una cappella laterale (dx) che custodisce il cranio di S. Tommaso 
d'Aquino, era conservato il reliquiario a cassa di S. Giovanni Crisostomo (secolo XIX) 
che conteneva un osso di San Cesario, con cartiglio in latino “S. Caesarii M? (secondo 
la dott.ssa Martinez, sembra che sia la base dell'osso sacro). All’interno della teca vi 
erano anche reliquie di San Giovanni Crisostomo e San Zaccaria. Queste reliquie 
furono trafugate nel mese di giugno del 2008. Nella BASILICA DI SANT'ERASMO 
DI VEROLI (Frosinone), costruita su un antico tempio pagano dedicato al dio Apollo, 
si conserva un reliquiario multiplo ad ostensorio (secolo XVIII) di bottega laziale; è 
di metallo in lamina, sbalzato, argentato, e in legno dorato, contenente un frammento 
osseo di S. Cesario con il cartiglio identificativo “S. Caesarii L. M?. Il culto del santo 
fu portato a Veroli dai benedettini, che rimasero a Sant'Erasmo fino al XII sec. Nella 
CHIESA ARCIPRETALE DI SAN FELICE AL CIRCEO si conservavano reliquie 
dei SS. Cesario e Sebastiano martiri: essi erano gli antichi protettori del paese fino 





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al 27 aprile 1777, giorno in cui la chiesa fu consacrata a San Felice II papa e martire. 
Cesario e Sebastiano compaiono genuflessi ai piedi della Vergine e del Bambino 
nell'antico affresco del Romitorio del San Salvatore. E° possibile ipotizzare che il 
paese di San Felice al Circeo abbia potuto prendere il nome da San Felice presbitero, 
la cui storia è raccontata nella Passione di San Cesario; successivamente la memoria 
del santo potrebbe essersi smarrita o confusa. 

Nella CHIESA DI SAN FELICE MARTIRE si conserva un reliquiario multiplo 
ad ostensorio, di bottega laziale del sec. XVIII, in argento e legno scolpito e dorato, 
contenente un frammento osseo di S. Cesario, con cartiglio “S. Caesarii Diac, e dei 
SS. Sebastiano, Lorenzo, Stefano. 

Nella CATTEDRALE DI TERRACINA le ossa di San Cesario sono conservate 
in un reliquiario a forma di braccio e in un'urna di ottone. Il braccio reliquiario 
di San Cesareo (XVII sec.) in argento, lega metallica argentata e dorata (altezza 
50 cm, larghezza 19 cm), attribuito ad un argentiere napoletano, poggia su una 
base parallelepipeda, ornata da eleganti girali vegetali e sostenuta da quattro leoni 
accovacciati. La teca conle reliquie si trova nella parte anteriore: secondo la tradizione 
sarebbero conservate “pars brachii S. Cessarii” - due porzioni ossee dell'avambraccio 
del santo (secondo la dott.ssa Simona Minozzi, non è possibile identificare con 
certezza queste due piccole porzioni ossee). Il braccio è rivestito da una manica 
panneggiata e fittamente punzonata, chiusa da un polsino con cinque bottoncini, 
dal quale fuoriesce il bordo della camicia; sul risvolto della manica vi è l'iscrizione 
SANCTUS CESAREUS; la mano aperta è modellata in modo estremamente naturale, 
col dorso segnato dal fitto gioco delle vene. Questo prezioso reliquiario fu donato 
alla Cattedrale da Mons. Pomponio de Magistris, vescovo di Terracina dal 1608 al 
1614, “cubiculario” di papa Clemente VIII, che lo ricoprì di molti onori. Infatti, sul 
lato anteriore della base è raffigurato lo stemma del donatore: una spada in palo con 
la punta rivolta verso l'alto e due serpenti attorcigliati; ai lati sono presenti due ali. 
Sul bordo superiore della base vi è l'iscrizione: POMPONIVS DE MAGIISTRISI] / 
EP[ISCOP]VS TERRACINENSIS FIERI FECIT / ET TV SANTE PROTEGE EVM 
/ AC ISTVM POPVLVM TVVM. Sul lato posteriore, invece, vi è una targa che 
ricorda un episodio della ribellione della città dall'occupazione francese del 1798: 
un terracinese, Giuseppe Maria Cestro, salvò il prezioso reliquiario dalle razzie dei 
soldati. L'iscrizione recita: EMILITVM MANIBVS / AERE SVO RECUPERATVM / 
JOSEPH MARIA CESTRA/CIVISTERRACINEN[SIS]:/ECLESIAE CATHEDRALI 
SVMMA LIBERALITATE / RESTITVIT / ANNO MDCCXCVIII. Nell'anno 1807, nel 
corso dell’episcopato di Mons. Francesco Antonio Mondelli, furono restituite alla 
Cattedrale di Terracina le reliquie di San Cesario, Patrono principale, e degli altri santi 
protettori, custodite per devozione e pietà religiosa nel sacello rurale della famiglia 
Assorati di Terracina, resistite al tempo ma sottratte al pubblico culto. Queste reliquie 
furono riconsegnate con somma letizia all'allora Pro Vicario Generale della Diocesi 








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di Terracina, l’arciprete don Gaetano Sanguigni, e deposte nei loro originali loculi 
nella Chiesa col concorso dei canonici e del popolo. In quell'occasione, precisamente 
il tertio. idus. Ianuarii, fu murata una lapide nella Cattedrale ad eterna memoria. 
Secondo le dichiarazioni di un sacerdote, fu trovato solo polvere, terra e frammenti 
di vestiti. Nella seconda metà dell'ottocento nella cappella privata della famiglia dei 
Conti Antonelli di Terracina si custodiva il reliquiario ad urna di San Cesareo 
( XIX sec.), dono del cardinale Giacomo Antonelli (1806-1876), infatti ai lati 
dell’urna vi è raffigurato lo stemma del cardinale: una sirena che softia nella buccina. 
Secondo la tradizione, nel reliquiario sarebbero conservate due ossa dell’avambraccio 
del diacono: l’ulna e il radio. Secondo il Prof. Fornaciari e la dott.ssa Minozzi, questi 
resti scheletrici non sono l’ulna e il radio, ma l'osso che si trova nella parte anteriore 
della teca potrebbe essere una tibia di destra, in base alla direzione dell'inserzione del 
muscolo soleo (presunto), mentre l'osso che si trova nella parte posteriore potrebbe 
essere l’altra tibia o il femore; entrambe le ossa apparterrebbero ad un giovane adulto. 
Malgrado la ridotta visibilità delle ossa nelle fotografie disponibili, e la difficoltà di 
avere una certezza nell’identificazione, le due ossa appartengono agli arti inferiori, 
non a quelli superiori. Queste parti anatomiche erano e sono ancora considerate ossa 
del braccio; infatti negli Acta sanctorum novembris vi è scritto: “... cardinalis Antonelli 
donum, in qua conservantur duo magna ossa brachii S. Ceesarii”. L'urna (altezza 50 cm, 
larghezza 50 cm), in ottone, argentato, dorato; attribuita ad artigianato di ambito 
locale, ha pianta quadrangolare e lati trapezoidali e trasparenti, di cui quelli maggiori 
lunettati, con copertura voltata. Il coperchio è concluso superiormente da una corona 
d'alloro con all’interno il chrismon e ai lati due putti che sorreggono dei lunghi festoni. 
La base poggia su piedini a voluta ed al centro dei lati lunghi è ornata da una testa 
di cherubino. Successivamente anche questo reliquiario a urna, custodito dai conti 
Antonelli, fu restituito alla Cattedrale di Terracina. Oggi è possibile ammirare i due 
preziosi reliquiari in occasione della Festa Patronale che annualmente è celebrata la 
prima o la seconda domenica di novembre in quanto non deve coincidere il triduo 
di preparazione con la Solennità di tutti i Santi e la commemorazione dei Defunti. 





Ex brachio S. Caesarii a Cesa 


La Chiesa di San Cesario a Cesa, un comune dell’area atellana, già casale di 
Aversa della cui Diocesi fa tuttora parte, conserva reliquie del braccio di San 
Cesario diacono e martire. L'esistenza di Cesa è attestata già a metà del X secolo (a. 
964) da un diploma dei principi Pandolfo I e Landolfo III di Capua. Diverse sono 
le ipotesi sull’etimologia del nome Cesa, che trae origine da una voce latina, caesus, 
dal verbo caedere (tagliare). Infatti Cesa sorgeva come borgo dell'antica Atella, e di 
conseguenza era tagliato fuori dalle grandi vie di comunicazione. Una spiegazione 
egualmente attendibile, e riconducibile sempre al verbo latino caedere, ipotizza che 


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Cesa in origine fosse un terreno boschivo chiamato in seguito a disboscamento “silva 
caesa” (selva tagliata). E interessante notare che nell’anno 755 nella piccola vallata di 
Tredozio (Forlì-Cesena) sorse una nuova abitazione rurale che fu chiamata Cesata. 
La località fu posta sotto la protezione di San Cesario diacono e martire, al quale 
fu dedicata la Chiesa parrocchiale, che comprendeva le borgate di Cesata e Bricola. 
Tra le ipotesi dell’etimologia del nome Cesata, alcune fonti ipotizzano che il prefisso 
caes- rimandi al termine desueto “cesina” (cioè, “terra disboscata”), col valore antico 
di “strage di alberi”, “strage nella selva”. Bisogna, però, precisare che al momento 
dell'elezione di San Cesario come Patrono di una località, generalmente è presente 
soprattutto un'altra motivazione: il profondo legame che unisce quel luogo con i 
Cesari. Infatti, a pochi chilometri da Cesa, nel vicino comune di MARCIANISE, in 
provincia di Caserta, esistevano due tempietti rurali paleocristiani di San Cesario 
e di Santa Giuliana, immediatamente a ridosso del fiume Clanio. Secondo alcuni 
studiosi, Marcianise sarebbe stata una colonia autonoma di «prodi veterani Romani» 
dedotta da Giulio Cesare, cinquanta anni prima della venuta di Cristo. Santa 
Giuliana, associata a San Cesario, è un ulteriore dimostrazione che le dedicazioni 
dei due tempietti ricordavano il nome di Giulio Cesare. Per quanto concerne 
l'ubicazione del tempietto di San Cesario a ridosso del fiume Clanio, vi è una ragione 
provata di questa dedicazione: San Cesario di Terracina è stato da sempre invocato 
contro le inondazioni dei fiumi; le acque del Clanio sono state impetuose, tanto 
da inondare più volte nelle epoche antiche l'agro di Acerra, di Aversa e di Atella. 
La chiesetta di San Cesario a Marcianise sorgeva nel piccolo borgo di Campocipro, 
nelle vicinanze di Airola, situata sulla strada direttrice che univa la Capua Antica a 
Orta di Atella. Probabilmente il culto del santo fu portato dai monaci benedettini 
che dimorarono a Capua (896-953) in seguito alla distruzione di Montecassino 
operata dai Saraceni nell'833 (Antica Capua si trovava sulla via Appia; il culto di 
San Cesario nacque e si sviluppò proprio su questa strada romana: lungo il percorso 
della “regina viarum” si trovava la sua primitiva tomba a Terracina e la chiesa di San 
Cesareo de Appia in Roma). La chiesetta, riaffermata alla dipendenza capuana dalle 
Bolle di papa Alessandro III (1174) ed Innocenzo III (1208), nel 1637 fu annessa alla 
Collegiata di San Michele Arcangelo di Marcianise, dove fu eretto l’altare detto di 
San Cesario, il quarto della navata destra, decorato da un dipinto su tavola che recava 
le immagini di San Cesario, della Vergine e di San Francesco di Paola. L'altare, di 
cui nessuna famiglia godeva il patronato, fu eliminato nel 1884. A pochi chilometri 
da Cesa, nel comune di GIUGLIANO, in provincia di Napoli, sorgeva la località 
San Cesareo, la quale doveva avere un'origine molto antica poiché si trovava lungo 
il corso della via Consolare e Campana e lì si sono verificati numerosi ritrovamenti 
archeologici di epoca romana. Secondo alcuni studiosi, il toponimo di Giugliano 
deriverebbe dall’antroponimo latino Julius perché in questi luoghi ci sarebbe stata 
una villa di Giulio Cesare, presso la quale gli abitanti avrebbero poi costruito un 


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villaggio (Iulianum). Don Agostino Basile, nell'opera “Memorie istoriche della terra 
di Giugliano” (1800), ci riferisce che nella Cappella del Tesoro di San Giuliano nella 
CHIESA DI SANTA SOFIA IN GIUGLIANO, in uno stipone sotto la cupola, si 
conserva una statua-reliquiario di S. Cesario martire. Il culto a Cesa di San Cesario 
diacono e martire è antichissimo: già nel 1097 esisteva una chiesa a lui dedicata, 
che fu donata dal conte normanno Roberto di Sant'Agata alla Diocesi di Aversa. 
In questa chiesa vi è anche un antico culto per Santa Sinforosa martire di Tivoli 
(Rm): nel contado di Tivoli esisteva una chiesa dei benedettini di Farfa dedicata ai 
SS. Cesario e Benedetto. Agli inizi del sec. XVII, Mons. Pomponio de Magistris, 
vescovo di Terracina dal 1608 al 1614, provvide alla sistemazione delle reliquie di 
San Cesario: in quell'occasione prelevò due porzioni ossee dell'avambraccio del santo 
per incastonarle nel prezioso reliquiario argenteo a forma di braccio che donò alla 
Cattedrale terracinese, e concesse alcuni frammenti ossei dello stesso al Cardinale 
Filippo Spinelli, vescovo di Aversa dal 1605 al 1616, per la sua Parrocchia di San 
Cesario di Cesa. Il 19 giugno 1612 da Napoli arrivò al Rev.mo Mons. Mengozzo, 
Vicario Generale della Diocesi, una lettera direttagli da Sua Em. Cardinale Spinelli, 
il cui contenuto era questo: “Mi costa per relazione degna di fede, che l’inclusa Reliquia è 
stata levata dal braccio di San Cesario, che si conserva nella Chiesa Cattedrale di Terracina, 
e non si deve far dubbio che non sia autentica e come tale si dovrà avere in venerazione e 
conservare nella Chiesa di Cesa; e Dio vi conservi”. Nella parte inferiore della lettera è 
scritto: “Voglio che questa reliquia sia accompagnata processionalmente dal Capitolo fino 
fuori della porta della città, come vi dirà il Curato di Cesa”, come si rileva dagli atti della 
Visita Pastorale compiuta a Cesa nel 1621 dal vescovo Mons. Carlo I Carafa, esistenti 
nell'Archivio Vescovile di Aversa. Il popolo di Cesa si riversò nella Cattedrale di San 
Paolo di Aversa per venerare la reliquia e poi traslarla processionalmente nella loro 
Chiesa Parrocchiale. Il Capitolo accompagnò la reliquia fino alla porta della città: 
grande fu l'accoglienza e l'entusiasmo degli aversani e dei cesani al passaggio della 
processione. La reliquia fu incastonata in un braccio dorato e in un busto reliquiario 
ligneo, realizzato per l'occasione. 

Il busto reliquiario ligneo di San Cesario (1612) è in legno di pero scolpito, dipinto 
e dorato, attribuito ad anonimo scultore di bottega napoletana; esso presenta nella 
parte centrale una teca allungata in vetro con cornice d’argento sbalzato e inciso, 
contenente frammenti ossei del santo, disposti in verticale e affiancati da un cartiglio 
su cui compare l'iscrizione in latino “Ex oss: S. Cesarii Diac. et Martyr”. Secondo 
la dott.ssa Minozzi, è la diafisi di un osso lungo molto frammentato, sembrerebbe 
a sezione cilindrica come l’omero o il femore; l’unico frammento di epifisi è la 
superficie articolare tondeggiante in basso, che assomiglia più a quella dell’omero che 
non al femore. Il santo poggia su una base ottagonale con profilo concavo, sorretta 
da quattro piedini a volute; è vestito con un camice (una lunga tunica bianca con le 
maniche) - indossato su un amitto molto voluminoso (paramento di lino o cotone 





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di foggia quadrangolare con la funzione di coprire il collo) - al quale è sovrapposta 
una dalmatica rossa (abito proprio dei diaconi) che presenta decorazioni fitomorfe 
dorate. Il martire è raffigurato con entrambe le braccia piegate e protese in avanti: 
nella mano destra sorregge la palma in argento sbalzato e cesellato, in quella sinistra 
l’Evangeliario in argento, su cui è inciso l'incipit del salmo 30: “In te, Domine, speravi; 
non confundar in Aeternum”. Sul capo è applicata un'aureola in argento sbalzato e 
cesellato. Questa statua è stata restaurata nel 1995, rendendola così come appare 
oggi, esposta su un trono marmoreo nella cappella di San Cesario, sul lato destro del 
transetto della Chiesa. 

L'agiografo gesuita Padre Simone Bagnati racconta che San Francesco di Girolamo 
(1642 -1716), sacerdote della Compagnia di Gesù, portatosi a Cesa, con Padre 
Gaspare Ferrucci, per una Santa Missione, fu invitato dal Vicario Generale della 
Diocesi di Aversa e dal Governatore del luogo a desistere dall'intento per non 
rimanere vittima dei tumulti che in quella contingenza funestavano ogni giorno il 
paese a causa di una feroce lotta di faida tra due famiglie rivali. Francesco convinse 
il parroco e alcuni sacerdoti a indire comunque la Missione, dicendo: “Noi faremo 
orazione, ed io mi comprometto, che Iddio per i meriti di San Cesario Protettore di questo 
luogo, ci darà a misura del bisogno tutto l’aiuto”. Terminata la prima predica, convenne 
con il suo compagno che nel momento in cui egli fosse salito sul pulpito ed avesse 
letto un determinato passo che descriveva l’atrocità delle pene infernali riservate ai 
malvagi e ai sanguinari, i sacerdoti vestiti in abito penitenziale e con le torce accese 
in mano, accompagnassero il busto reliquiario ligneo di San Cesario in processione 
dalla sagrestia in Chiesa, affinché il santo facilitasse la pacificazione. Così avvenne, 
e - come per incanto - uno dei due facinorosi capintesta chiese la parola annunciando 
dal pulpito che avrebbe perdonato l’assassino del fratello nel nome di Gesù crocifisso, 
che insegnò il comandamento del perdono, e del loro comune Protettore, che 
chiedeva di metterlo in pratica; dopo di che abbracciò il rivale seguito da tutti gli altri 
contendenti dell’una e dell'altra fazione. 

La pacificazione fu attribuita, naturalmente oltre che alle convincenti parole di 
Francesco, all’intercessione del santo. 

Il busto reliquiario argenteo di San Cesario (1760), in argento sbalzato e cesellato, 
è opera di Luca Baccaro, argentiere napoletano; si caratterizza per una forma aperta e 
dinamica, poggia su una pedagna mistilinea dorata, tagliata negli spigoli, riccamente 
decorata con elementi a doppia voluta. La testa del santo, leggermente inclinata verso 
destra, presenta una capigliatura a ciocche ondulate che incorniciano un volto giovane 
ed imberbe dall’espressione volitiva. Il diacono indossa una dalmatica sovrapposta ad 
un camice a collo stretto e ad un piccolo amitto a sbuffo che protegge il collo. E’ possibile 
scorgere anche una parte del cingolo, indossato sopra il camice, all'altezza della vita, 
ed il manipolo sull'avambraccio sinistro. Vi è un grande attenzione per l'andamento 
morbido delle pieghe del panneggio della dalmatica, riccamente decorata con eleganti 





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motivi floreali eseguiti a sbalzo, che si palesa in modo eclatante sulla parte anteriore 
del busto. Il paramento sacro, cadendo realisticamente fuori della pedagna, copre 
una parte della finestrella che contiene il reliquiario ovale a capsula del santo, in cui 
vi sono incastonati alcuni frammenti ossei del martire, con sottostante cartiglio in 
latino “Ex ossibus S. Ceesarii Diaconi et Martyris”. Il diacono reca nella mano destra la 
palma del martirio e nella sinistra il Vangelo. Solitamente indossa una stola diaconale 
in tessuto di seta rosso con ricami vegetali in filo oro. Sul capo è applicata un'’aureola 
raggiata in argento sbalzato. Sul busto è presente il bollo del maestro argentiere Luca 
Baccaro, sigla L. B. in campo rettangolare, ed il marchio NAP con corona. La statua, 
attualmente in deposito, si espone e si porta in processione solo in occasione della 
festa del santo, che si celebra annualmente nella settimana successiva al 19 giugno, 
con solennità civili e religiose. La domenica, giorno principale della festa, dopo la 
prima solenne messa del mattino è possibile assistere al rito della vestizione della 
statua con tre fasce di seta rossa ricoperte da oggetti in oro (gioielli, monili, ex voto 
raffiguranti parti anatomiche), una parte del “tesoro” che nel corso dei secoli i cesani 
hanno donato al Patrono. Il braccio reliquiario argenteo di San Cesario (XIX sec.) è 
in argento sbalzato e cesellato di bottega napoletana; presenta la base quadrangolare 
poggiante su quattro piedini a voluta, in corrispondenza dei quali quattro puttini 
festanti, eseguiti a fusione, siedono su altrettanti plinti, reggendo rametti di palme. 
AI di sopra si imposta un’alzata a otto facce concave cesellate alternativamente con 
decorazioni fitomorfe e motivi gigliati. Nella faccia centrale della parte anteriore, 
entro un cartouche vi è la raffigurazione a busto intero del diacono Cesario, eseguita 
a sbalzo. La base termina con una modanatura decorata ad ovuli. Il corpo del braccio 
è di forma tubolare, leggermente rastremato, rivestito da una manica, punzonata 
con un motivo a righe verticali, resa da un morbido drappeggio di pieghe; al centro 
presenta una teca a luce ovale, incorniciata da una decorazione vegetale, in cui è 
possibile ammirare la reliquia: due frammenti ossei del santo, disposti in verticale, 
che presentano rispettivamente i cartigli in latino “Ex oss. S. Casarii M? ed “Ex 
brachio S. Coesarii M?°. Secondo la dott.ssa Minozzi, il frammento superiore è più 
ricco di osso spugnoso (forse viene da unepifisi dell'osso), mentre quello inferiore 
sembra di un osso con diafisi circolare come omero o femore. Entrambi i frammenti 
provengono dalla superficie esterna dell'osso. Dalla manica, che si conclude al polso 
con un elegante motivo a merletto, fuoriesce la mano semiaperta che regge fra il 
pollice e l'indice la palma del martirio. Questo braccio reliquiario veniva portato in 
casa degli ammalati per invocare, attraverso la preghiera, la potente intercessione 
del diacono al fine di ottenere la guarigione; in casi di “guarigioni miracolose” veniva 
condotto solennemente in processione dall'abitazione del “miracolato” fino alla 
Chiesa Parrocchiale, dove veniva celebrata una Santa Messa in memoria del martire. 
Il reliquiario è solennemente esposto sull'altare maggiore della Chiesa in occasione 
della festa patronale e di quella liturgica (3 novembre). 





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Le reliquie del diacono Cesario nella città di Napoli 


Il culto di San Cesario a Napoli è antichissimo: in uno strumento rogato il 16 giugno 
del 1288, ai tempi di Carlo I d'Angiò, si fa memoria di un luogo fuori le mura di Napoli, 
vicino al casale di San Giovanni a Teduccio, che si chiamava “S. Cesarei ad Susurram”, 
nei pressi della chiesa di S. Arcangelo all’Arena. Inoltre, esisteva un piccolo villaggio 
detto “San Cesario di Villa Lanzasino” (Lanzasino era villaggio che sorgeva tra 
Arzano e Secondigliano, già in dominio della Chiesa di Napoli). Inun diploma di Carlo 
I si legge: “Santus Cesarius de villa Lanzasini”, mentre in un altro dello stesso Sovrano: 
“S. Cesarium ad Rusuram de pertinentiis Neapolis”. Potrebbe anche essere identificato 
con “S. Cesarius ad rivum”, nelle vicinanze di Mianella. Nel “Calendario Marmoreo 
di Napoli”, un documento marmoreo che riporta i costumi liturgici dell'antica Chiesa 
napoletana, attualmente conservato nel Duomo di Napoli, al 1° novembre è riportato 
il Natale del santo: “N. S. CESARIT”. Si ritiene sia stato inciso intorno alla metà del 
IX secolo. Nella CHIESA DI SANTA BRIGIDA a Napoli, ubicata nel centro storico, 
si conserva un busto reliquiario di San Cesareo, di cm 76.0 x 50.0 x 20.0 (HxLxP) 
e realizzato da una bottega napoletana del sec. XIX in legno scolpito e dorato; su 
una base mistilinea a gradini modanati è raffigurato il santo, a mezza figura, come un 
giovane imberbe con capigliatura folta ed ondulata; non indossa i paramenti liturgici 
ma l'abito civile e non sono presenti i tipici attributi iconografici. Il busto è avvolto 
da un drappo - al cui bordo è presente la frangia - che parte dalle spalle del santo e 
termina con un nodo nella parte anteriore della base. La reliquia è inserita in una 
piccola teca posta nella parte centrale, sul petto del busto, incastonata in una capsula 
plumbea: si tratta di un minuscolo frammento osseo del santo con sottostante 
cartiglio in latino “S. Cesarei D. M?. E° conservato in un armadio, ricoperto dagli ex 
voto, collocato nel corridoio di accesso alla sagrestia; viene solennemente esposto 
il 1° novembre in occasione della Solennità di tutti i Santi. Questo busto reliquiario 
era stato erroneamente catalogato come “San Cesare Martire” nell'inventario dei 
beni storici e artistici della Diocesi di Napoli, sicuramente a causa di una scorretta 
traduzione dell'iscrizione sul cartiglio identificativo. Dopo mesi di intense ricerche 
- grazie all’interessamento di P. Tommaso Galasso, parroco della Chiesa di Santa 
Brigida - si è provveduto a correggere l'errore. La traslazione della reliquia di San 
Cesario Diacono a Napoli è legata ai Padri Lucchesi (Congregazione dei Chierici 
Regolari della Madre di Dio), i quali presero possesso della Chiesa di Santa Brigida 
nel 1637 (a quel tempo nella città di Lucca si conservavano otto ossa integre del santo 
terracinese; probabilmente questo frammento osseo fu estratto dalla reliquia “Ex 
brachio S. Caesarii” che si conserva nella Chiesa di Santa Maria Corteorlandi di Lucca, 





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Roma, Santuario della Scala Santa, il rettore Padre Francesco Guerra espone l'icona 
di S. Cesario nella Cappella Papale del Sancta Sanctorum, 13 ottobre 2016 (Ph Bruno 
Brunelli) 





Roma, Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, esposizione dell’icona di S. Cesario 
sulla mensa dell’altare maggiore con sottostante vasca in basalto contenente parte del 
corpo del diacono, 22 ottobre 2016 (Foto Daniela Matarazzo) 





Cesa (Ce), Cappella di S. Cesario, esposizione dell'icona di S. Cesario - mostra 
“Caesarius Diaconus: il viaggio della nuova icona di S. Cesario nel mondo”, Parrocchia 
S. Cesario diacono e martire, 30 luglio 2017 (foto dott. Cesario Errico) 





Napoli, Cattedrale di Santa Maria Assunta, don Enzo Papa espone la nuova icona di 
San Cesario accanto al reliquiario argenteo contenente un dente del santo, Cappella 
delle Reliquie (Foto Daniela Matarazzo) 


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affidata nel 1580 ai Chierici Regolari della Madre di Dio). In essa avevano diritto di 
sepoltura e veniva celebrata la festa della “libertà della Repubblica di Lucca”. A pochi 
passi dalla Chiesa di Santa Brigida, della terrazza che fiancheggia la via Cesario 
Console (ammiraglio del ducato di Napoli, detto anche “Cesario di Napoli”, IX sec.), 
si eleva, dominando il mare, la statua di Cesare Augusto, offerta dal Duce alla Città 
di Napoli nel 1936. Nella CATTEDRALE METROPOLITANA DI SANTA MARIA 
ASSUNTA IN NAPOLI precisamente nella Cappella delle Reliquie, si conserva un 
reliquiario multiplo a capsula in argento sbalzato; sec. XIX, di bott. napoletana, 
contenente un dente di S. Cesario, con sottostante cartiglio “S. Caesarii M” Secondo la 
dott.ssa Minozzi, si tratta di un dente molare definitivo ancora in eruzione, infatti le 
radici non sembrano spezzate, ma ancora vuote perché non hanno ancora terminato 
l'accrescimento. Il reliquiario reca lo stemma del cardinale Guglielmo Sanfelice 
d'Acquavella, nativo di Aversa. 





I bracci dei SS. Cesario e Giuliano ad Asola 


Nel Museo Parrocchiale di Arte Sacra “Giovanni Battista Tosio” di Asola (in 
provincia di Mantova) della Chiesa Cattedrale di Sant'Andrea, si conservano due 
bracci reliquiari speculari contenenti porzioni ossee del diacono Cesario e del suo 
compagno di martirio, il presbitero Giuliano. 

I bracci reliquiari dei SS. Cesario e Giuliano (fine sec. XVII - metà sec. XVIII), di 
ignoto intagliatore lombardo, sono in legno di pioppo intagliato, modanato, dorato e 
dipinto, gesso, vetro e ferro battuto (alt. 53, diam. base 22); sono intagliati e modanati 
in forma di braccio nascente da una base ovale. Le reliquie dei Santi Cesario e 
Giuliano sono custodite entro una teca in vetro, ornata da motivi a pergamena 
intagliati nella parte frontale. Ogni braccio si conclude con una mano aperta, in 
gesso, in atto benedicente. All'interno di ciascuna teca, sopra la reliquia legata 
alla custodia con due nastri rossi, vi è incollato un cartiglio con testo in latino: “S. 
Cesarius M? sulla porzione ossea del braccio di S. Cesario (secondo la dott.ssa Simona 
Minozzi, potrebbe essere un radio o al limite un omero, e non sembra un frammento 
proveniente dagli arti inferiori, benché la mancanza di riferimenti dimensionali 
nelle foto limiti fortemente l’identificazione); “S. Iulius M? sulla porzione ossea del 
braccio di San Giuliano. Secondo alcuni studiosi, non è escluso che possa essere 
stato papa Alessandro II a donare tali reliquie, forse in occasione del Concilium 
Mantuanum, sinodo locale tenuto a Mantova nel 1067. Per quanto concerne la 
storia della traslazione di altri frammenti ossei dei SS. Cesario e Giuliano, sappiamo 
che nell’anno 1191 - nel secondo anno della morte del re Guglielmo II - il fratello 
ieromonaco Gerasimo dalla vecchia Roma portò la reliquia dei santi martiri Cesario 
e Giuliano e con questi anche la reliquia di Santa Eugenia per ABBAZIA DI SANTA 
MARIA DEL PATIRE IN ROSSANO (Calabria). Nel 1809 il monastero del Patire 





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venne soppresso dai francesi e, purtroppo, di queste reliquie si perde traccia. 
Caput S. Caesarii nel monastero San Pietro di Modena 


Dopo l’anno 1138, il cranio del diacono Cesario fu traslato nella BASILICA ROMANA 
DI SANT'ANASTASIA AL PALATINO. Le “guide di Roma” del 1500 menzionano 
tra le reliquie più importanti conservate nella Basilica di Sant'Anastasia: il capo di 
S. Cesario Diacono e Martire, di S. Guglielmo confessore e di S. Saba Abate (“Item 
Capita Sanctorum Cassarii Martyris & Guglielmi Confessoris”). Ottavio Panciroli attesta 
che il sacro capo del diacono, privo di alcuni denti, si conservava in questa Basilica, 
dove la solennità del martire era celebrata il giorno 20 aprile (vigilia della festa 
romana del Dies Natalis Romae), secondo quanto si apprende da una tavola, esposta 
in sacrestia, che ricordava le feste dei santi dei quali si possedevano le reliquie. Siamo 
sicuramente di fronte alla reliquia più importante del santo: il cranio è stato da 
sempre visto come una delle parti più rappresentative del corpo. Nel 1645 il cranio 
- 0 parte di esso - del santo terracinese si conservava ancora in questa Basilica in 
quanto il cardinale Fausto Poli prelevò alcuni frammenti “ex capite S. Caesarii” per 
donarli alla CHIESA DI S. SALVATORE DI USIGNI (Perugia) in cui, purtroppo, 
non sono più presenti. Sappiamo che molte reliquie conservate nella Basilica di 
Sant'Anastasia furono donate a diverse chiese e principi con chirografi pontifici 
che si conservano nell'archivio: il reliquiario di San Cesario fu traslato in un luogo 
imprecisato. Secondo la dott.ssa Cristina Martinez-Labarga, nel MONASTERO DI 
SANTA LUCIA IN SELCI sembrerebbe ci sia un frammento di osso del neurocranio 
di San Cesario diacono e martire, nel cofanetto trasparente sul quale è scritto: “Ex 
ossibus S. Caesarii Diac. M?. Nel MONASTERO BENEDETTINO DI SAN PIETRO 
IN MODENA si conserva una porzione del capo ritenuto di San Cesario diacono e 
martire. Non vi è assolutamente la certezza che possa trattarsi del vero capo del santo 
diacono che si conservava nella Basilica di Sant'Anastasia a Roma, nonostante sul 
cartiglio sia specificato “Diaconi et Martyris - 1 Novembris”. Nel 1712 P. Lazzarelli, nel 
libro “Sacristia e Chiesa”, stilò un elenco delle reliquie allora esistenti nella sagrestia 
del monastero di San Pietro di Modena; alla c. 112 r. si legge: “Quattro teste co’ busti 
d'argento, e ghirlande, in una delle quali la Testa di S. Cesario diacono Martire, et in 
un'altra la Testa, o pure ossi della testa, d’una vergine compagna di S. Orsola, e queste due 
hanno li piedistalli foderati d’argento, e le altre due hanno li piedistalli di pero tinto di nero, 
con fogliami d'argento, in una sono reliquie plurimorum Martirum, nell'altra non si sa che 
reliquie conservisi”. Quindi, all’inizio del XVIII sec. esisteva un busto d’argento in cui 
si conservava il capo di San Cesario. Nel 1796 il pagamento di ingenti somme alle 
armate napoleoniche costrinsero i monaci di S. Pietro di Modena ad effettuare la 
fusione di molti oggetti preziosi della chiesa (tra cui il suddetto busto-reliquiario). 
Da questa spoliazione fu preservato il bastone pastorale argenteo (XVI sec.) sul quale 


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sono raffigurati: S. Pietro, S. Cesario diacono, S. Geminiano, S. Michele, Sant'Agnese 
e Sant’ Anastasio. Successivamente la porzione del capo fu collocata in un reliquiario 
argenteo. Dal 1926 al 1938 il Monastero di S. Pietro fu chiuso ed il reliquiario fu 
traslato nel Monastero di Santa Maria del Monte di Cesena. Il 30 ottobre 1929 il 
Vescovo di Cesena, Mons. Alfonso Archi, autenticò la reliquia di S. Cesario Diacono 
per la venerazione. Dopo questa breve interruzione, il monastero di S. Pietro di 
Modena fu riaperto e tutti gli oggetti liturgici, tra cui questo reliquiario, ritornarono 
nella loro originaria sede. 

Il reliquiario argenteo del capo di San Cesario, in stile neogotico, presenta la 
base mistilinea con losanghe decorate da fiori, il fusto esagonale con nodo globulare 
schiacciato che sorregge un'urna a sei luci ovali, decorata con fiori di stoffa, la 
quale contiene la reliquia della porzione del capo del santo, su cui è arrotolato un 
lungo cartiglio che reca la scritta in latino “Caput Sancti Caesarii Diaconi et Martyris 
— 1 Novembris”. Secondo la dott.ssa Pinchi, questa parte del cranio è stata tagliata 
o comunque separata a livello dei seni mascellari ed è possibile visionare l'osso 
mascellare con le lamine verticali delle ossa palatine, quindi il pavimento della cavità 
nasale. Sulla cornice crestata del reliquiario, in una campana vitrea, si conserva anche 
una porzione ossea di S. Biagio Vescovo e Martire. Questo reliquiario attualmente è 
esposto nel locale adibito a museo e denominato “la Sala del Tesoro” (ubicata accanto 
alla sagrestia monumentale di San Pietro in Modena). 





La mandibola inferiore di San Cesario sul Panaro 


La Basilica di San Cesario sul Panaro, un comune della provincia di Modena, in 
Emilia-Romagna, conserva la mandibola inferiore di San Cesario diacono e martire. 
Alcuni storici ritengono che questa chiesa sia stata costruita sopra i resti di un tempio 
pagano dedicato ad Apollo e la fanno risalire al IX secolo dopo Cristo; probabilmente 
l'antico sacello è di molto anteriore, cioè è da porsi tra il V e il VII secolo d. C.. Nell'anno 
825 la vasta “selva di Vilzacara” (antico toponimo di San Cesario sul Panaro) venne 
donata all'Abbazia di Nonantola dall'imperatore Lotario; i monaci benedettini 
sicuramente estesero anche qui la loro preziosa opera di bonifica e coltivazione del 
territorio e, soprattutto, diffusero il culto di San Cesario diacono e martire. Nell'anno 
945 il Marchese Berengario, poi Re d’Italia, destinò il territorio sancesarese a 
coltivazione ed eresse un Castello o Borgo con molti edifici e una cappella in onore 
di San Cesario, che fu scelto come celeste Patrono; questo è segno di una devozione 
che vi era nei confronti del santo e che proseguì e si intensificò nel corso dei secoli. 
La presenza del fiume Panaro, che segna il confine fra Spilamberto e San Cesario sul 
Panaro, in passato sempre impetuoso e pericoloso, è un ulteriore motivo dell'elezione 
del diacono come Patrono. Nell'archivio parrocchiale si legge come fu proprio in 
onore del santo che nel 925 d. C. fu costruita la Basilica, successivamente ampliata 


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e completata. Nelle zone adiacenti a questa chiesa, i benedettini avevano un loro 
monastero. La contessa Matilde di Canossa, con un importante atto del 1112, fece 
sì che la corte e selva di Vilzacara fosse sottratta ai monaci nonantolani per passare 
in gestione alla chiesa locale, dedicata al martire Cesario (è per questo motivo che 
dopo l'anno mille scomparve gradualmente il toponimo “Wilzacara” sostituito da San 
Cesario, anche se si ritiene che la località Vilzacara fosse in diverso luogo, sebbene 
non lontano); nella chiesa introdusse i canonici regolari provenienti da Modena, 
ai quali fece un donazione corposa. In seguito la corte e la chiesa di San Cesario 
verranno affidati ai monaci benedettini di San Benedetto Po (vicino a Mantova) che 
a loro volta le cederanno al monastero dì San Pietro in Modena. Nel 1639 don 
Agostino da Vignola, Rettore della Basilica di San Cesario, chiese ed ottenne - grazie 
all’'interessamento del Conte Luigi Boschetti - la reliquia della mandibola inferiore 
di San Cesario diacono dal monastero di San Pietro di Modena. Il regesto dell’atto 
con cui avvenne la donazione fra Modena e San Cesario sul Panaro A.S.Mo. A.N.Mo, 
notaio Secchiari Girolamo, cassetta 3301 (4 gen. 1638 - 30 dic. 1638), atto n.351. 1638, 
dicembre 14, è il seguente: Il molto reverendo donno Bernardo da Parma dell'Ordine 
di S. Benedetto della Congregazione Cassinense attuale vicario nel Monastero di 
S. Pietro della città di Modena, in virtù dell'ordine e mandato del reverendo padre 
Giulio da Milano dello stesso ordine e abate meritissimo del Monastero predetto, 
alla presenza dei testi e del notaio stesso (Secchiari) ... traendole dalle reliquie della 
Sacrestia del Monastero di alcuni Santi donate al prefatto Reverendissimo padre 
abate dal Reverendissimo abate del Monastero di San Pietro della città di Reggio, 
ricevute come consta da instrumento rogato dal notaio modenese Ludovico Caldani 
(atto non rintracciato), ha consegnato Maxillam unam Sancti Cesarii Martiris in 
capsula alba (...) positum sigilloque dicti Monasterii obsignatam M. R. P. d. Francisco a 
Mutina Ordinis predicti presenti, et illam ut prefatum pont. ac obligatum accipienti pro 
def. ad Castrum Sancti Cesarii et ad Rever. Eccl. Castri predicti Rectori consignand., et pro 
servitio eiusdem ecclesie populique devotione deponem. Pro ut eam defendere et consignare 
promisit, tacto pectore sacerdotum more iuravit ispomet P. D. Franciscus. Nello stesso 
foglio, in inchiostro più chiaro, è riportato il testo della ricevuta da parte del parroco 
di San Cesario, così riassumibile: 1639, febbraio, 22. Alla presenza dei testi e di me 
notaio infrascritto nel luogo infrascritto (...) il rev. D. Agostino da Vignola, rettore 
della soprascritta chiesa di S. Cesario, pubblicamente ha affermato di avere ricevuto 
dal predetto padre Francesco la reliquia predetta cioè la mascella di San Cesario 
Martire in una capsula anzidetta e di tenerla presso di sé. Atto nella Sala del Diritto 
del Palazzo Comunale di Modena, presso la residenza del notaio Girolamo Secchiari. 
Il reliquiario argenteo della mandibola San Cesario, di manifattura emiliana 
del sec. XVII, in argento e alto cm 36, presenta la base a sezione circolare con 
decorazioni floreali sul collo del piede; il fusto decorato con motivi geometrici e 
vegetali; il ricettacolo, con due rami di palme intrecciati intorno alla teca circolare, 





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contiene la mandibola inferiore di San Cesario, incastonata in una capsula argentea 
con decorazioni fitomorfe e cornice dentellata; termina con una croce apicale. 
E’ conservato nella sagrestia della Basilica di San Cesario sul Panaro. Nell'anno 
2011- 2012 alcuni professori di Medicina Legale hanno analizzato visivamente la 
mandibola inferiore di S. Cesario Diacono e Martire: si tratta di mandibola umana di 
un soggetto maschile completamente dentato alla morte (arcata dentaria completa). 
Molti elementi dentari risultano perduti post mortem e le manovre avulsive sono state 
eseguite attentamente. Sono presenti solo sei denti, ancora infissi nei loro alveoli. La 
presenza di un molare del giudizio, dell’alveolo post-estrattivo dell’eterolaterale, degli 
alveoli ossei privi di denti che denotano la loro integrità insieme ai denti superstiti, 
fa dedurre l'appartenenza del reperto ad un giovane adulto (18-22 anni). Secondo la 
dott.ssa Minozzi, questa reliquia della mandibola inferiore non sembra appartenere 
allo stesso individuo di cui si conserva l'osso palatino nel monastero di San Pietro di 
Modena: il mascellare superiore conservato a Modena, benché parziale, manca di 
tutti i denti posteriori, la maggior parte persi durante la vita ed in seguito a processi 
infiammatori (ascessi), anche importanti, che hanno rimodellato l'osso. Di solito, le 
patologie osservate nella mascella si trovano in persone anziane o quantomeno dopo 
i 40 anni di età. Generalmente, quando nella dentatura sono presenti patologie così 
gravi come quelle osservate nella mascella, almeno qualche alterazione dovrebbe 
essere presente nella mandibola. La mandibola inferiore conservata a San Cesario 
sul Panaro, invece, ha ancora i denti posteriori, sani e poco usurati; quindi le sue 
condizioni suggeriscono un'età molto più giovane. 

Il reliquiario argenteo ad ostensorio di San Cesario, di manifattura emiliana degli 
inizi sec. XVIII, in argento e alto cm 41, presenta una teca raggiata circolare a luce, 
al cui interno è una capsula argentea caratterizzata da teca a luce ovale con cornice a 
ovoli, circondata da due palmette e fiori con croce apicale, contenente un frammento 
osseo del santo, incollato su pezzi di stoffa a forma romboidale, con cartiglio in latino 
“5. Ceesarij Diac: Mart”. È conservato nella sagrestia della Basilica di San Cesario sul 
Panaro. 














Il reliquiario multiplo di Monreale 


Il culto di San Cesario diacono e martire nella Cattedrale di Santa Maria Nuova 
in Monreale, un comune della città metropolitana di Palermo in Sicilia, risale al 
1176, quando Guglielmo II chiese ed ottenne dall’abate di Cava dei Tirreni un folto 
numero di monaci benedettini, che presero possesso dell'abbazia ed elessero come 
primo abate Teobaldo. Questi monaci contribuirono ad accrescere la devozione verso 
il martire terracinese; infatti, nella Cattedrale di Monreale esiste una raffigurazione 
musiva di “S. CESARIUS” (S. Cesario diacono e martire sotto Traiano), all’interno 
di un clipeo presente nel sottarco destro della sòlea, ossia la passerella lunga e stretta 


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che parte dalla zona presbiteriale e si protende verso la navata centrale. Si tratta di 
un mosaico di scuola bizantina a fondo oro, eseguito tra il XII e la metà del XIII 
secolo da maestranze in parte locali e in parte veneziane. Nel museo diocesano di 
Monreale si conservano dei frammenti ossei di San Cesario diacono, avvolti nella 
stoffa rossa originaria della donazione - identificabili attraverso il cartiglio “S. Cesario 
M? - incastonati in uno scomparto di un reliquiario multiplo a tabella, in argento 
sbalzato e cesellato, opera di un anonimo argentiere palermitano del 1669. La teca, 
a vetrina o a tabella, realizzata per poter contenere più reliquie in diversi scomparti, 
presenta una cornice d’argento su un'anima lignea, ornata da elementi floreali. Le 
volute apicali incorniciano un’alzatina centrale che ospita una crocetta. In basso, una 
placca circonda lo stemma di Ludovico II Torres (forse un'applicazione postuma). 
La reliquia di S. Cesario è annoverata già nell'elenco più antico e completo delle 
reliquie in Cattedrale, redatto dell'arcivescovo Ludovico II De Torres nel 1596. 





Porzione dell’omero a S. Cesario di Lecce 


San Cesario di Lecce è un comune della provincia di Lecce in Puglia. Gli storici 
sostengono che con il passaggio nell'87 a.C. di Lupiae (l'odierna Lecce) da statio 
militum a municipium, la località venne scelta come luogo di approvvigionamento 
dai veterani romani; vi sorsero di conseguenza delle ville che col passare del 
tempo aumentarono dando origine a un vero e proprio villaggio, conosciuto come 
“Castrum Caesaris”, in onore dell'imperatore romano Cesare Augusto. Divenuto 
il Cristianesimo religione di Stato all'epoca di Costantino, questa località fu posta 
sotto la protezione del diacono Cesario di Terracina. D. Ettore Marulli (1692 - 1763) 
Duca di San Cesario in Terra d'Otranto, Balì gerosolimitano di Venosa e Balì cavaliere 
di Gran Croce dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, venuto a conoscenza 
che nella Chiesa di San Ponziano in Lucca erano conservate otto ossa integre del 
corpo di San Cesario, cercò in tutti i modi di ottenere una reliquia del diacono per 
la sua comunità. Nell'anno 1724 il Duca Marulli fu aiutato dal Cav. Giovan Battista 
Domenico Sardini di Lucca, Ambasciatore della “Respublica Lucensis” presso i 
sovrani più potenti del 18° secolo ed appartenente all'Ordine Gerosolimitano, il quale 
ottenne dall’Abate del monastero di San Ponziano di Lucca, D. Giustino Conti (al 
secolo Bartolomeo Conti) della Congregazione Benedettina Olivetana, una porzione 
di osso del braccio di S. Cesario Diacono e Martire. La reliquia - accompagnata da 
una lettera testimoniale dell'abate di Lucca, della Congregazione di Monte Oliveto, 
datata 12 febbraio 1724 ed autenticata da Mons. Fabrizio Pignatelli, vescovo di Lecce, 
il 18 maggio 1724 - fu incastonata in un prezioso ostensorio d’argento e riposta nel 
Palazzo Ducale di S. Cesario di Lecce, dove la quarta domenica di luglio dello stesso 
anno fu traslata nella Chiesa Parrocchiale, oggi intitolata a Santa Maria delle Grazie, 
con una solenne cerimonia. Il reliquiario argenteo a ostensorio di San Cesario 





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(51 x 24 cm) di bottega del salentina sec. XVIII, è in argento sbalzato e cesellato; la 
base d'appoggio, in legno intagliato e dorato, presenta la base mistilinea con piedini 
a volute fogliate ed il fusto profilato da volute contrapposte. Il ricettacolo è sagomato 
con decorazioni a motivi vegetali, ai lati insistono due testine di cherubini alati; al 
centro vi è la teca a luce ovale contenente la reliquia del santo: una porzione ossea del 
braccio (alta un dito), su cui è arrotolato un cartiglio con il testo in latino “Ex Oss. S. 
Ccesarii Diac. et Mart” 

Secondo la dott.ssa Cristina Martinez-Labarga, si tratta di una parte dell'omero 
sinistro corrispondente alla porzione distale, ossia il gomito, dell'osso; si può notare la 
fossa coronoidea, latrocleae il capitello. La teca è sormontata da una testina cherubica 
su cui poggia la croce apicale raggiata. Il reliquiario si espone alla venerazione dei 
fedeli nei giorni della festa del Patrono (quarta domenica di luglio - in riferimento 
alla data della traslazione della porzione ossea - e la seconda domenica di novembre 
in occasione del Dies Natalis del santo) e si porta in processione per le vie del paese 
insieme al busto argenteo di San Cesario, opera dell’argentiere napoletano Sebastiano 
Aiello (1781). Questo reliquiario è coperto da un velo rossastro quando non esposto 
per la venerazione. 

Il reliquiario ligneo a ostensorio di S. Cesario, di bottega salentina del sec. XVIII, è 
in legno scolpito, dorato e dipinto argentato; al centro presenta una teca ovale a luce 
in cui vi è un frammento osseo del santo con il cartiglio in latino “S. Cesarij Diac: 
Mart”. Questa seconda reliquia, più piccola, veniva portata in casa degli ammalati per 
invocare, attraverso la preghiera, l'intercessione del santo per ottenere la guarigione. 
E° solennemente esposta ai piedi della statua argentea, su un artistico trono, in 
occasione della festa patronale e di quella liturgica. Questi due preziosi reliquiari si 
conservano in un armadio a muro sul lato destro dell’altare privilegiato dedicato a 
San Cesario, sul lato destro del transetto della Chiesa di Santa Maria delle Grazie. 
Lo stipo in legno, a due ante, finemente intarsiato e dipinto con colori policromi, era 
chiuso mediate tre diverse serrature, le cui rispettive chiavi venivano custodite dal 
duca Marulli, dall’arciprete e dal presidente della Procura o Comitato. Tutto ciò era 
dovuto alla volontà di custodire in sicurezza le reliquie, che venivano prelevate con la 
presenza di tre persone. 





Un frammento osseo per Nave in Brescia 


La chiesa di S. Cesario in Nave - un comune della provincia di Brescia, nella Valle 
del Garza, in Lombardia - risale al XII secolo, ma parecchi frammenti indicano la 
probabile esistenza di una chiesa parrocchiale, forse del sec. VIII. A sua volta questa 
chiesetta altomedioevale deve essere sorta su un delubro pagano: supposizione 
plausibile per i ritrovamenti archeologici della zona, tra i quali spicca una stele 
funeraria. E° certo, comunque, come afferma lo studioso Mons. Paolo Guerrini, che 


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San Cesario è una delle più antiche chiese del Bresciano. Un tempo accanto ad essa vi 
era il cimitero, che occupava tutto il terreno a mezzogiorno e i fedeli, passandovi, non 
mancavano mai di recitare una preghiera per i morti di San Cesario. Il titolare della 
chiesa, il diacono africano Cesario, è invocato contro gli annegamenti, alludendo 
alla modalità di esecuzione del suo martirio (è da precisare, però, che il martire morì 
per soffocamento e non per annegamento: la poena cullei prevedeva che il sacco 
dovesse essere di cuoio impermeabile per impedire al condannato di contaminare 
l’acqua e la luce con il suo sguardo impuro). Infatti, la chiesa di San Cesario è ubicata 
sulla sponda sinistra del torrente Garza, che è sempre stato in passato impetuoso e 
pericoloso. Il culto del santo è stato diffuso al nord dai monaci benedettini, quando, 
dal monastero di Montecassino, si trasferirono in varie regioni e bonificarono le terre 
dove venivano a trovarsi, fra le quali anche Nave, soggetta alle frequenti tracimazioni 
del Garza. Il nome del santo è incluso nel sacramentario pubblicato da Emidio Zaa, 
che non dubita di scrivere che appunto a lui è dedicata la chiesa di Nave. Nella 
relazione fatta dal parroco in occasione della visita del vescovo G. F. Morosini, il 19 
aprile 1648, si accenna all'esistenza nella vecchia parrocchiale di una reliquia di S. 
Cesario, perfettamente conservata ancora nel 1732 e nel 1734. Attualmente il martire 
è celebrato il secondo lunedì del mese di settembre. 

Il reliquiario ad ostensorio ligneo di San Cesario, del sec. XVIII, al centro presenta 
una teca a luce in cui vi è una capsula contenente la reliquia del santo: un frammento 
osseo, incollato su una piccola stella dipinta di rosso, circondato da due cartigli che 
presentano il testo in latino “Ex Ossibus S. Cesari. M?”. 





La reliquia di Guardea 


Guardea è un comune della provincia di Terni, che si trova al confine con il territorio 
laziale della provincia di Viterbo. In loc. «La Pieve» di Guardea sorgeva una sontuosa 
villa romana di campagna legata all'agricoltura e a tutto quello che il territorio 
poteva offrire. Su questa ricca dimora fu impiantato il complesso religioso, la Pieve, 
in un periodo che non dovrebbe andare oltre il V sec. d.C., al momento della grande 
diffusione del Cristianesimo nelle campagne. La Pieve fu dedicata a S. Cesareo, 
diacono e martire del I sec., ed essendo la prima chiesa della zona aveva il privilegio 
del fonte battesimale e del cimitero, rispetto alle altre chiese che in seguito sorsero nel 
territorio, cosa che consentiva ai suoi rettori di seguire lo sviluppo delle famiglie. Non 
sappiamo con precisione quando essa fu abbandonata, probabilmente nel periodo 
delle invasioni barbariche, quando la popolazione, per cercare scampo, fu costretta a 
trasferirsi nel castrum edificato su un colle isolato, distante pochi chilometri. Il borgo 
in seguito prenderà il nome di Guardea Vecchia, toponimo di derivazione germanica 
che sta a significare vedetta, guardia. Trasferita quindi la popolazione all’interno delle 
imponenti ed altissime mura castellane, anche il titolo della Pieve fu trasportato nella 


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chiesa parrocchiale che vi era stata nel frattempo costruita e soltanto molto tempo 
dopo a S. Cesareo fu affiancato S. Pietro come contitolare. E’ interessante rilevare che 
ad ORTE, un comune in provincia di Viterbo, vi è traccia di un antichissimo culto 
di San Cesareo; il paese svetta sulla rupe tufacea che domina il paesaggio della valle 
del Tevere. Nella cittadina è possibile ammirare la “Porta di San Cesareo”, edificata 
nel 1449, che consentiva il collegamento tra il centro urbano e il ponte sul Tevere; in 
questa località esisteva anche una chiesa (già scomparta nel ‘500) dedicata al diacono 
Cesareo, santo invocato contro le inondazioni del Tevere. 

La chiesa parrocchiale di Guardea intitolata ai SS. Pietro e Cesareo si erge maestosa 
in piazza Pietro Panfili; fu edificata nei primi decenni del 1700. Il pittore Andrea 
Galeotti da Cortona, nel sec. XIX, realizzò un affresco, in monocromo, nell’abside 
della chiesa che raffigura “S. CAESAREVS”. 

Il reliquiario ad ostensorio argenteo di San Cesareo, di bottega dell’Italia centrale 
sec. XVIII, è in argento in lamina sbalzato e in legno scolpito e dorato; il ricettacolo, 
decorato da volute, foglie e specchiature con rombi, accoglie la teca a luce ovale con 
cornice a ovoli, al cui interno è inserita la capsula argentea con la reliquia del santo: 
un frammento osseo con sottostante cartiglio che reca il testo “S. Cesareo D. M?. Il 
reliquiario termina con croce di Avellana. Si conserva in un armadio nella sagrestia 
della Parrocchia dei SS. Pietro e Cesareo. 





La Croce - reliquiario di Ferdinando I d'Austria 


Nella Cattedrale di Santa Maria Annunziata di Udine (capoluogo dell'omonima 
provincia in Friuli-Venezia Giulia) si conserva una preziosissima croce pettorale che 
contiene frammenti ossei di San Cesario diacono e martire e di san Felice di Valois. 
Questa croce fu donata a monsignor Emanuele Lodi, vescovo di Udine dal 1819 al 
1845, dall'imperatore Ferdinando I d'Austria il giorno 19 settembre 1844 e dallo 
stesso vescovo offerta all'altare dei santi Ermacora e Fortunato, patroni della Diocesi 
e della città di Udine. 

Alcuni anni primi l’imperatore aveva ordinato mons. Lodi cavaliere di seconda classe 
del nuovo cavalleresco Ordine Austriaco della Corona di Ferro, istituito con il Regno 
Lombardo - Veneto. La Croce - reliquiario pettorale, in oro e pietre preziose, con 
appicagnolo e anello ferma cordone (cm 0,111 x 0,076), del sec. XIX, è dotata di 
sette grandi topazi, circondati da ventotto brillanti grandi, e da centoquarantotto 
brillanti piccoli. Nel suo centro è ricavata una teca reliquiario circolare, visibile nel 
verso della croce: i frammenti ossei dei due santi non sono distinguibili attraverso la 
pietra preziosa incastonata nel recto, all’incrocio degli assi, in quanto sono rinchiusi 
all'interno della teca stessa. All’interno del contenitore ligneo della croce pettorale 
vi è il testo della donazione da parte dell’imperatore, e su un cartiglio a lunetta posto 
sulla base vi è scritto: “Reliquie S. Cesarii Diac. M. et S. Felicis de Valois”. 





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St. Cesario” relic in Netcong 


Nel 1893 molti immigrati provenienti da Cesa, in provincia di Caserta, si stabilirono 
nella cittadina di Netcong, nella zona ovest della Morris County, in New Jersey, Stati 
Uniti d'America. Essi furono attratti dalle opportunità di lavoro presso la Singer Steel 
Foundry e dalla costruzione della ferrovia che doveva sostituire il canale di Morris 
come via di trasporto. Naturalmente gli immigrati non dimenticarono le loro radici, 
soprattutto la venerazione del santo Patrono di Cesa, San Cesario diacono e martire, 
e alcuni di loro nel 1902 decisero di fondare in suo onore la St. Cesario Society (il 
Comitato che ancora oggi continua ad organizzare i solenni festeggiamenti annuali). 
Questi uomini furono: Francesco, Raffaele e Cesario Puco, Antonio Ferriero, 
Domenico e Giuseppe Togno, Luigi e Giustino Esposito, i nomi dei quali sono ancora 
oggi visibili sulla bandiera che è portata in processione il giorno della festa di San 
Cesario. 

Nel 1910, con la benedizione della Diocesi di Newark, la comunità cesana di Netcong 
si organizzò in parrocchia e fu edificata una chiesa in Stoll Street, nel cuore della 
comunità che prese il nome di Our Lady of Mount Carmel. Ma dopo solo cinque 
anni, nel novembre del 1915, una tragedia colpì la giovane parrocchia: la chiesa bruciò 
completamente. Allora il Vescovo John O'Connor di Newark stabilì che Netcong era 
troppo piccola per supportare due chiese e, dato che la comunità italiana non aveva 
i mezzi per ricostruire la chiesa distrutta, decise che quest'ultima fosse conglobata 
nella parrocchia di Saint Michael. 

La statua di San Cesario fu allora trasferita nella chiesa di Saint Michael e da allora 
le famiglie italiane e i loro discendenti furono una parte importante di questa 
parrocchia. 

Nel 1955, quando si pose il problema della costruzione di una nuova chiesa di 
Saint Michael, Alfredo Togno si incaricò della raccolta dei fondi necessari; furono 
realizzare delle vetrate con le immagini di San Cesario e dell'Assunzione di Maria, 
dato che nel 1922 si costituì una seconda società italiana, “Assumption Society”, che 
cura annualmente l’organizzazione della festa dell'Assunta. I Cesani riuscirono ad 
ottenere anche una reliquia del santo, che fu collocata in un reliquiario argenteo. 

Il reliquiario ad ostensorio di San Cesario, del sec. XX, è in filigrana d’argento 
dorato, con vetro colorato, e presenta la teca circolare a luce, caratterizzata da un 
motivo decorativo a girali con fiori impreziositi da piccole pietre rosse e terminante 
con una croce apicale, contenente la reliquia del santo: un frammento osseo 
circondato da disegni di fiori colorati con sottostante cartiglio in latino “S. CAESARII 
DIAC. MÈ Il reliquiario è conservato nella sacrestia della St. Michael Church in 
Netcong ed è solennemente esposto sull'altare maggiore, insieme alla statua lignea 
e alla nuova icona “Caesarius Diaconus” in occasione della “Feast of St Cesario” che si 
tiene annualmente il terzo o il quarto sabato del mese di luglio. 





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Napoli, Chiesa di Santa Brigida, esposizione della nuova icona di San Cesario accanto 
al suo busto-reliquiario, altare maggiore, 3 marzo 2017 (foto Daniela Matarazzo) 





Asola (Mantova), Museo parrocchiale G. B. Tosio, la direttrice dott.ssa Matilde 
Monteverdi e don Daniele Stanghellini accanto ai bracci-reliquiari dei SS. Cesario e 
Giuliano, 25 febbraio 2017 (Foto Rosanna Viapiana) 


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Museo Diocesano di Monreale (Palermo), la dott.ssa Anna Manno e il dott. Vincenzo 
Boris Fortezza espongono l’icona di S. Cesario accanto al reliquiario multiplo 
contenente un frammento osseo del santo, 22 giugno 2017 





San Cesario di Lecce (Le), Parrocchia Santa Maria delle Grazie, Mons. Gino Scardino, 
il Comitato Feste Patronali ed il gruppo Portatori accanto all’icona di S. Cesario e al 
reliquiario argenteo del diacono, 13 novembre 2016 (foto Alessio Marenaci) 


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Ex oss. S. Coesarii per il comune di San Cesareo 


San Cesareo è un comune della città metropolitana di Roma Capitale, nel Lazio, 
situato alle pendici nord-orientali dei Colli Albani e dista 29 km da Roma, lungo 
il percorso della via Casilina. Intorno alla metà del II secolo a.C., nella zona dove 
si sviluppa oggi San Cesareo, oltre alla presenza di alberghi, taberne ed edifici 
commerciali, iniziarono ad essere realizzate le ville di “otium” di molti personaggi 
conosciuti nell'antica Roma, primo fra questi Giulio Cesare, che proprio nel 
“Lavicano suo” - come scrive Svetonio - redasse il suo famoso testamento, alle idi 
di settembre del 45 a.C., sei mesi prima della sua morte. La grande dimora che 
sorse in questo luogo (i cui resti sono stati recentemente individuati dalle indagini 
archeologiche) potrebbe essere identificata con la villa imperiale dove Massenzio 
avrebbe ricevuto notizia della elevazione alla dignità imperiale nel settembre del 
306. In epoca medievale questo territorio apparteneva alla potente casata dei Conti 
di Tuscolo e nell’anno 1050 i Monaci Basiliani della Badia greca di Grottaferrata 
(dove si conservava un dente di San Cesareo) fondarono, tra le rovine della villa 
imperiale, una grangia, ovvero un deposito fortificato di granaglie ed una chiesa, che 
dedicarono a San Cesareo di Terracina, in ricordo degli antichi imperatori che qui 
soggiornavano. La località viene ricordata come Burgus et Castrum Sancti Caesarii 
nelle cronache medioevali sulla distruzione della città tuscolana. San Cesareo è uno 
dei comuni più giovani d’Italia, istituito con Legge Regionale n. 32 del 23 marzo 1990. 
Ottenuta l'autonomia - in quanto era parte integrante del comune di Zagarolo - e 
riconosciuto giuridicamente, il comune di San Cesareo si è posto il problema della 
designazione del Patrono da parte dell'autorità ecclesiastica. Le due confraternite di 
San Cesareo, quella di Sant'Antonio di Padova e quella di San Giuseppe (titolare della 
Chiesa parrocchiale), si contendevano l’onore di avere il loro santo come patrono 
del Comune. I toni della disputa, anzi del contendere, avevano raggiunto limiti che 
preoccupavano. Il S.E. Vescovo di Palestrina Pietro Garlato, dopo aver lungamente 
riflettuto, decise che il protettore doveva essere San Cesareo di Terracina e con un 
decreto del 25 agosto del 1992 stabilì: “Desiderosi di dare un celeste protettore agli 
abitanti di detto comune e considerato quanto era da vedersi e considerarsi, eleggiamo, in 
forza delle nostre facoltà ordinarie, Patrono principale di questa località il Santo Martire 
Diacono San Cesareo, la cui festa stabiliamo che sia celebrata il 27 agosto di ogni anno, 
secondo quanto concordato con l’Amministrazione Comunale, annullando, pertanto, il 
precedente decreto del 22 ottobre 1991, prot. n. 144”. Nel 1997 Monsignor Remo Ronci, 
parroco di San Cesareo, durante gli esercizi spirituali a Cascia, venne a conoscenza 
che Mons. Alberto Vallini della Patriarcale Basilica di Santa Maria Maggiore a 
Roma era in possesso di una reliquia di San Cesareo diacono e martire, conservata 
in un grande reliquiario a muro contenente frammenti ossei di molti santi, davanti 
ai quali egli si raccoglieva spesso in preghiera. Mons. Vallini decise di donare questa 


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reliquia alla parrocchia di San Giuseppe in San Cesareo; il 4 luglio 1997 Mons. Ronci 
si recò a Roma in un laboratorio artigiano di antiquariato, situato in una stradina 
dietro la Chiesa di S. Maria in Vallicella, per scegliere il reliquiario argenteo, il cui 
importo fu pagato, come dono, dal Comune. Il reliquiario fu sottoposto ad un restauro 
di cui aveva bisogno. Il 19 luglio 1997 lo stesso Mons. Vallini portò la reliquia a San 
Cesareo, che fu accolta solennemente dalle autorità e dalla popolazione al casello 
autostradale e accompagnata alla chiesa parrocchiale, dove fu celebrata una messa 
solenne. Il reliquiario ad ostensorio di San Cesareo, di produzione laziale del sec. 
XIX, misura cm 34.0x17.0 (HxD) ed è in argento in lamina, stampato; il ricettacolo 
sagomato è decorato da volute, fiori e foglie; la teca a luce mistilinea contiene la 
capsula in argento con la reliquia del santo: il frammento osseo è circondato da 
piccole perline ed è incollato su un cartiglio ritagliato a forma di fiore, con sottostante 
testo in latino “Ex Oss: S. Ceesarii Levitae Mart. Il reliquiario termina con una crocetta 
apicale. E° conservato in una vetrina a muro, realizzata nel 2017, nella Cappella del SS. 
Sacramento della Parrocchia di San Giuseppe, esposto permanentemente accanto 
alla nuova icona “Caesarius Diaconus” ed al testo della storia della traslazione della 
reliquia; il 27 agosto, giorno della festa patronale, viene portato in processione per 
le strade principali del paese insieme alla statua lignea di San Cesareo, opera dello 
scultore Conrad Moroder (Ortisei). 





Minuti frammenti ossei per Cava de’ Tirreni 


San Cesareo è una frazione del comune di Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno, 
nella Regione Campania. In questa località sorgeva una sontuosa villa romana, 
ritrovata con due campagne di scavo, nel 1957 e negli anni 2000. Trail VI e PVIII sec. d. 
C. la villa venne abbandonata, ma in parte fu occupata da una necropoli ed in parte da 
un edificio religioso, dedicato a San Cesario diacono e martire nel ricordo dei Cesari 
che qui soggiornarono. La parrocchia di San Cesario martire si trova sul versante 
della Valle Metelliana, che dall’Ospedale di Cava sale verso la Badia Benedettina 
della SS. Trinità (i cui monaci benedettini, a partire dal Medioevo, contribuirono 
a diffondere il culto del santo diacono soprattutto nell'Italia Meridionale). “Riu 
Cisari” era il nome di un corso d'acqua e luogo di Caba o Cava, doc. nel 1224. La 
Chiesa Parrocchiale è uno dei luoghi di culto cristiano più antichi della Valle: esiste 
da molto prima che venisse fondato il Monastero della SS. Trinità e da molto prima 
della stessa città di Cava. Nei documenti dell'archivio della Badia se ne trova traccia 
fin dalla metà del IX secolo. A seguito del terremoto del 1980, la chiesa parrocchiale 
fu gravemente danneggiata e rimase chiusa fino al 2000. Dopo i lavori di restauro fu 
riaperta al culto, profondamente modificata, e nuovamente consacrata il 28 aprile del 
2002. Il culto del santo è molto sentito in questa località e si è rafforzato con l’arrivo 
di una sua reliquia. Il parroco della frazione di San Cesareo, Padre Pino Muller, 


59 


dopo aver tanto desiderato di possedere una reliquia del santo Patrono per la sua 
parrocchia, fu esaudito dal sig. Franco Scardino di San Cesario di Lecce e dalla sua 
famiglia, che decisero di donare una piccola reliquia di San Cesario, custodita in una 
teca d’argento, in loro possesso. Domenica 3 aprile 2011, una rappresentanza della 
comunità parrocchiale di San Cesareo di Cava, guidata dal parroco Padre Pino, si recò 
a San Cesario di Lecce per ricevere il prezioso dono. Dopo una solenne processione 
per le vie del paese con il simulacro argenteo e la reliquia del santo, nella Chiesa 
Madre vi fu una concelebrazione eucaristica, presieduta dall'abate Giordano Rota, 
Amministratore Apostolico della Diocesi di Cava. Al termine della celebrazione, 
attraverso le mani del Padre Abate, il piccolo reliquiario a capsula venne consegnato 
al Parroco di San Cesareo. Questa reliquia fu solennemente accolta dalla comunità di 
San Cesareo di Cava il 17 aprile del 2011, in occasione della Domenica della Palme. 
Il reliquiario ligneo di San Cesario, opera realizzata nel 2012 dallo scultore Franco 
Mannara, è in legno, argento e passamaneria; presenta alla base una riproduzione del 
sacco, lo strumento del martirio del santo, dal quale si innalzano tre rami di palma, 
che richiamano la SS. Trinità. Sulle tre palme è raffigurato il libro aperto del Vangelo, 
sulle cui pagine è riportato un versetto del brano che viene proclamato nella festa 
liturgica del Martirio di San Cesario: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, 
ma non hanno potere di uccidere l'anima” (Matteo 10,28). La teca in oro nella quale è 
collocata la reliquia è stata commissionata al signor Gianfranco Parmentola, orafo. A 
lui sono stati affidati diversi oggetti (tutti documentati con fotografia) che facevano 
parte dei “voti” offerti negli anni dai fedeli. Dalla fusione di questi oggetti è stata 
ricavata una grande teca ornata con rami di palma, dentro la quale è inserita la piccola 
e antica teca d’argento con la reliquia del santo: un piccolissimo frammento osseo con 
sottostante cartiglio che reca il testo in latino “S. Cesarei D. M”. 





Reliquiari - calendari nel mondo 


Nel TESORO DELLA COLLEGIATA DI S. PIETRO E S. ALESSANDRO NEL 
MUSEO DEL CAPITOLO DELLA CANONICA DI ASCHAFFENBURG, 
una città extracircondariale della Baviera (Germania), si conserva una reliquia di 
HI. Caesarius Diakon nel “Reliquienkalender”, ossia Calendario delle Reliquie, di 
artista ignoto del 1530 ca.; la struttura in legno è rivestita di velluto rosso e verde 
con bordure in diversi materiali e inscrizioni su carta. Il calendario, appartenuto 
al cardinale Alberto di Brandeburgo Hohenzollern, è un'assoluta rarità. Giunto 
sino a noi nella sua forma rinascimentale originale, esso richiama ancora una 
concezione medievale di venerazione delle reliquie. All’interno di queste pagine 
lignee sono conservati, in piccoli sacchetti di velluto ricamato, i resti del santo 
del giorno. Ogni pagina presenta due mesi del calendario e 60 posti per l'alloggio 
delle reliquie. Alberto di Brandeburgo Hohenzollern fu Arcivescovo di Magonza e 


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Magdeburgo, Vescovo di Halberstadt e principe elettore del Sacro Romano Impero. 
Durante la Riforma rimase a fianco del papato come antagonista di Martin Lutero. 
Nel 1540/41 si trasferì ad Aschaffenburg, allora parte del territorio di Magonza, 
portando con sé molte opere d’arte, tra cui anche questo calendario. Nella pagina 
“November - December” del calendario vi sono frammenti ossei di S. Cesario, prelevati 
dall’abbazia di Sant'Albano di Magonza pochi anni prima della sua distruzione, con il 
cartiglio identificativo “S. Caesarius M. / 1 novembris”, incastonati in uno scomparto 
rettangolare all’interno di un piccolo sacchetto di velluto decorato con passamaneria 
dorata. La SAINT ANTHONY°S CHAPEL IN PITTSBURGH, Pennsylvania (Stati 
Uniti d'America), vanta di avere la più grande collezione delle reliquie del mondo 
dopo il Vaticano: circa 5.000. Questa Cappella fu costruita dal padre Suitbert 
Mollinger nel 1880. Il padre Mollinger fece alcuni viaggi in Europa, dove acquistò 
gran parte delle reliquie, con il suo denaro, oppure le faceva acquistare da persone 
che avevano il compito di cercarle. Nella collezione vi è anche un reliquiario- 
calendario ligneo in stile gotico, suddiviso da lesene scanalate e cuspidi trilobate 
in base ai mesi dell’anno, che contiene reliquie dei santi per ogni giorno dell’anno, 
seguendo il calendario liturgico, tra cui vi è anche un frammento osseo di St. Cesario 
deacon and martyr al giorno 1° novembre, con sottostante cartiglio in latino “S. Caes. 
D. M?. Nella ST. MARTHA CHURCH IN MORTON GROVE (un comune degli 
Stati Uniti d'America, situato in Illinois) esiste la collezione delle reliquie di 1.500 
santi. In questa raccolta vi è un reliquiario a calendario realizzato a Roma nel 1810 
per la Cattedrale di Ravenna: contiene 370 reliquie di santi del Calendario Romano 
di quel tempo; è diviso in 12 colonne verticali, una per ogni mese dell’anno. Al 
giorno 1° novembre vi è un frammento osseo di St. Cesario deacon con il cartiglio 
che reca il testo in latino: “S. Ceesarii diac”. Nella ST. JOSEPH CATHEDRAL IN 
BUFFALO (una città degli Stati Uniti d'America, capoluogo della contea di Erie 
nello Stato di New York) si conserva un raro “Tapestry” (arazzo) contenente 365 
reliquie di santi, tra cui una del diacono Cesario. Questo arazzo fu ritrovato nel 
2011, nascosto in un armadio di un convento in Clarence, e restituito alla cattedrale. 
Il reliquiario, ricamato su seta d’avorio sotto forma di un calendario che elenca i 
nomi di santi ben noti e meno familiari del calendario romano (tra cui al 1 november 
vi è un minuscolo frammento osseo di St. Cesario deacon con sottostante cartiglio 
“S. Caesarii M?), presenta una croce nel centro circondata dall'iscrizione “In Hoc 
Vinces” con alcune reliquie della Passione di Gesù Cristo. L’arazzo probabilmente 
giunse negli USA nel 1860 come dono del papa Pio IX al Mons. John Timon, il 
primo vescovo della Diocesi di Buffalo, per segnare l'apertura della Cattedrale 
di Buffalo. Nel comune di GNESEN TOWNSHIP (Stati Uniti d'America) si 
conserva un calendario-reliquiario contenente un frammento osseo di “S. Caesarei 
D. M?. Nella MINOR BASILICA AND METROPOLITAN CATHEDRAL OF 
THE IMMACULATE CONCEPTION IN MANILA, Filippine, si conserva 


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San Cesareo (Rm), Parrocchia S. Giuseppe, il gruppo dell'Azione Cattolica di San 
Cesareo ed il presidente Andrea Torre espongono l'icona di S. Cesario sull'altare 
maggiore; Vetrina contenente il reliquiario argenteo del diacono, 24 giugno 2017 





Milano, Museo San Fedele, esposizione dell’illustrazione “Martirio dei SS. Cesario e 
Giuliano in Terracina” sulla vetrina delle reliquie dei 365 giorni dell’anno (sec. XVIII) 
che conserva una capsula in metallo contenente frammenti ossei dei SS. Cesario e 
Giuliano, 21 settembre 2016 


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Pittsburgh (Pennsylvania), Saint Anthony Chapel, esposizione dell'icona di S. 
Cesario accanto al reliquiario-calendario che contiene un frammento osseo del 
diacono, 13 giugno 2016 





Morton Grove (Stati Uniti d'America), St. Martha Church, Father Dennis O'Neill ed 
il diacono John Herbert espongono l’icona di S. Cesario ed il reliquiario-calendario 
che contiene un frammento osseo del diacono, 28 agosto 2016 


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Netcong (Stati Uniti d'America), St Michaels Church, il Vescovo Arthur Joseph 
Serratelli benedice la nuova icona di S. Cesario, 18 luglio 2015 





Buffalo (New York), St. Joseph Cathedral, il Vescovo Richard Joseph Malone ed il 
Vicario Generale Msgr. David S. Slubecky espongono l’icona di S. Cesario accanto al 
reliquiario - calendario che contiene un frammento osseo del santo, 24 giugno 2017 


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Manila (Filippine), Minor Basilica and Metropolitan Cathedral of the Immaculate 
Conception, esposizione dell'icona di S. Cesario sull'altare maggiore, 1 novembre 
2016 





Manila (Filippine), Cathedral of the Immaculate Conception, Battistero di S. 
Giovanni Battista, il Cardinale Luis Antonio Tagle accanto al reliquiario-calendario 
che contiene un frammento osseo di S. Cesario diacono e martire, 29 giugno 2016 


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Barcellona (Spagna), Museo Frederic Marès, il direttore Josep Maria Trullén espone 
l'icona di S. Cesario accanto al reliquiario-calendario che contiene un frammento 
osseo del diacono, 5 aprile 2017 





Aschaffenburg (Germania), Der Stiftsschatz St. Peter und Alexander im 
Stiftsmuseum, Pfarrer Martin Heim espone l'illustrazione “Ritrovamento del corpo 
di S. Cesario” accanto al reliquiario-calendario che contiene un frammento osseo del 
diacono, 18 maggio 2017 (Foto Sabine Denecke) 


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Glastonbury (Inghilterra), il team della “Glastonbury Abbey” accanto all’icona di S. 
Cesario, tra i resti del complesso monastico medievale in rovina, 30 Gennaio 2017 





(a sinistra) Moulins (Francia), Musée Européen de la Visitation, il direttore Jean 
Foisselon espone l’icona di S. Cesario accanto al reliquiario-calendario che contiene 
un frammento osseo del santo, 5 settembre 2017. (A destra) Historicke Muzeum 
Slovenskeho Narodneho Muzea Bratislava, la dott.ssa Alena Piatrova - curatrice del 
museo nazionale Slovacco - espone l’icona di San Cesario accanto al reliquiario ligneo 
del santo, 28 febbraio 2017 


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un reliquiario - calendario contenente reliquie dei 365 santi, dal 1° gennaio al 31 
dicembre. Al giorno 1° novembre vi è un frammento osseo di San Cesario Diakono 
at Martir con sovrastante cartiglio in latino “November 1/ S. Caes. D. M?. Questo 
reliquiario si trova al lato sinistro del Baptistry of St. John the Baptist, in una teca 
lignea a muro con due sportelli (chiusa solo in occasione del Triduo Pasquale). Fu 
donato il 1° novembre del 2014 dal sig. Clifford Chua. Nel MUSEO DI SAN FEDELE 
A MILANO si conserva la collezione delle reliquie dei santi dei 365 giorni dell’anno 
del calendario cattolico. La collezione risale al XVII-XVIII secolo e testimonia il 
prestigio della Chiesa di San Fedele, dove anticamente veniva esposta alla preghiera 
la teca con le reliquie del giorno. In una capsula in metallo dorato del “Die 1 novembris” 
si conservano frammenti ossei dei SS. Cesario e Giuliano: “S. Caesarii Ma” e “S. Juliani 
P.M?. Nella DIOCESI DI PORTO - SANTA RUFINA (Roma) è conservato un 
reliquiario a pendente, in argento e vetro, con iscrizione documentaria “9 Novembre” 
sul verso: vi sono reliquie di molti santi del 1° novembre, tra cui San Cesario diacono 
(con sottostante cartiglio che reca il testo in latino “S. Caesarii dia”) e San Giuliano 
(“S. Juliani Pres”). II MUSEO DIOCESANO HOFBURG DI BRESSANONE, un 
comune della provincia autonoma di Bolzano, in Trentino-Alto Adige, conserva due 
reliquiari-calendari. Risalgono al 1740/50 e provengono dal convento delle Dame 
inglesi a Bressanone. Al giorno 1° novembre vi è un frammento osseo di S. Cesario 
diacono con il cartiglio che reca il testo in latino: “S. Cessarij M?. Nel MUSEO D'ARTE 
SACRA DI CERRETO SANNITA (Benevento) si conservauncalendario-reliquiario; 
al giorno 1° novembre vi è un frammento osseo di S. Cesario diacono con sottostante 
cartiglio “1. S. Caesarii M?°. II MUSEU FREDERIC MARÈS DE BARCELONA 
(Spagna) possiede un prezioso reliquiario - calendario, in legno intagliato; al 1° 
novembre vi è un frammento osseo di San Cesdreo didcono e martir, con cartiglio in 
latino “S. Caesarii M?. Il REAL MONASTERIO DE SANTA MARIA DE POBLET, 
situato in Catalogna (Spagna), conserva un reliquiario - calendario, in legno scolpito, 
che contiene un frammento osseo di San Cesdrio diacono al giorno 1° novembre, con il 
cartiglio in latino “S. Caesarii M?. Nel CONVENTO DI SANTA PAULA A SEVILLE 
(Spagna) si conserva un reliquiario - calendario, in legno intagliato; al 1° novembre 
vi è un frammento osseo di “S. Caesarii M?. Nella IGLESIA DE LA ASUNCION DE 
PARADINAS (Spagna) si conserva un reliquiario-calendario; al 1° novembre vi è 
una reliquia di “S. Caesaris M?, II MUSEO DE EL CARMEN DE LA CIUDAD DE 
MÉXICO (Messico) possiede un prezioso reliquiario - calendario, in legno intagliato; 
al 1° novembre vi è un frammento osseo di “S. Caesarii M?. Nel MUSÉE EUROPÉEN 
DE LA VISITATION DE MOULINS (Francia) si conservano tre Calendriers 
reliquaires romain (XIX sec.), in legno scolpito, che contengono frammento ossei di 
St. Césaire diacre al giorno 1° novembre, con cartiglio in latino “November/ 1 S. Cesarei 
D. MÈ: Nel HISTORICKE MUZEUM SLOVENSKEHO NARODNEHO MUZEA 
BRATISLAVA (Slovacchia) si conserva un reliquiario multiplo, in legno intagliato, 


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contenente una porzione ossea di S. Cesario. Già custodito nella Chiesa delle Suore 
Orsoline a Bratislava, durante il regime comunista fu traslato nel Museo Nazionale 
Slovacco. Probabilmente in origine era conservato in una villa di famiglia della corte 
imperiale austro-ungarica. 


Reliquie sancti Cesarii nelle Diocesi italiane 


Nell’altare maggiore della CHIESA DI SANT'ELENA, NEL COMPLESSO DELLA 
CATTEDRALE DI VERONA, si conserva una reliquia di S. Cesario diacono: verso 
l'842-847 il patriarca di Aquileia Andrea consacrò questo edificio e ripose nell’altare 
maggiore le reliquie di molti santi, ricordate da una lapide sul pavimento, tra cui quelle 
dei “S(AN)C(T)I SEBASTIANI ET CESARII”, Nella BASILICA CATTEDRALE DI 
SANTA MARIA ASSUNTA DI PADOVA, in Veneto, esisteva anticamente un culto 
per San Cesareo diacono: il vescovo Ildebrandino Conti nel 1339 commissionò un 
reliquiario d’argento (non più esistente) molto costoso ed elaborato per conservare 
un frammento della Vera Croce; in esso inserì anche reliquie di molti santi martiri 
padovani, vescovi e diaconi, tra cui quella di San Cesario. Infatti, in una delle 
annotazioni che Ildebrandino Conti appose sul suo messale, oggi conservato nella 
Biblioteca Capitolare di Padova, vi è scritto: “Item Sancti Gregorii, Sancti Blasii 
martirum, Sancti Medardi confessoris, Sancti Geminiani, Sancti Cornelii martirum, Sancti 
Cesarii dyaconi et martiris...”. La BASILICA DI SAN GREGORIO MAGGIORE A 
SPOLETO, nella provincia di Perugia, conserva reliquias beatorum martyrum Cesari, 
Sebastiani et Fabiani a beatissimo Joanne, romanae sedis pontifice, nobis collatas. La 
BASILICA CATTEDRALE DI SAN FELICIANO DI FOLIGNO, nella provincia 
di Perugia, possiede 27 reliquiari o custodie. Nel duodecimo vi sono frammenti ossei 
di San Cesareo levita e martire, S. Sebastiano, S. Lorenzo protomartire, S. Teodoro, 
S. Innocenzo, ecc. Nel 1666 nella DIOCESI DI BOLOGNA, secondo lo studioso 
Antonio di Paolo Masini, si conservavano reliquie di San Cesario diacono e martire 
nella Basilica di San Paolo Maggiore (Padri Barnabiti) e nella Basilica di San 
Martino Maggiore. Nel Monastero di Sant'Agnese in Bologna si conservava un 
osso grande del santo diacono. Entrando dall'ingresso principale della BASILICA 
DI MARIA AUSILIATRICE DI TORINO, a destra, una scala conduce alla Cripta 
o “Cappella delle Reliquie”: in essa si conserva un reliquiario a capsula contente 
reliquie di S. Cesario con cartiglio in latino “S. Caesarii Diac. M? (n° 2743). Nella 
CHIESETTA DI SAN CESAREO IN FARA IN SABINA (proprietà della famiglia 
Tosoni-Polidori), in provincia di Rieti, si conserva un reliquiario multiplo, in legno 
dorato, contenente un minuscolo frammento osseo di San Cesario diacono con 
sottostante cartiglio “S. Cesar Di. M?. In questa località il culto del santo diacono fu 
portato dai monaci benedettini dell'abbazia di Farfa. Padre Bernardino da Siena, 
Postulatore Generale dei Cappuccini, il 3 gennaio del 1955 autenticò una reliquia di 


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San Cesario (un frammento osseo con sottostante cartiglio in latino “S. Caesarii Lev. 
m”) che fu incastonata in reliquiario ad ostensorio dorato, attualmente conservato in 
una collezione privata. 


I corpi santi dei “martiri inventi” Cesario 


Il termine “corpo santo” viene usato per indicare quelle salme che vennero estratte 
da vari antichi cimiteri e catacombe e poi traslate come reliquie di santi martiri in 
diverse località dentro e fuori Italia. Il fenomeno dei “corpi santi” conobbe la sua 
massima espansione a partire dalla fine del XVI secolo: dalle ultime decadi del 
1500, dopo che venne riportata alla luce la catacomba dei Giordani a Roma, furono 
riscoperti numerosi altri cimiteri paleocristiani; si diffuse quindi l’idea, priva di 
fondamento, che la maggioranza dei defunti sepolti in tali catacombe fossero 
cristiani martirizzati durante le persecuzioni romane, e i loro corpi vennero quindi 
riesumati e traslati altrove in massa. Molti corpi ritrovati furono “ribattezzati” con il 
nome Caesarius, sia perché ritenuti soldati e sia in onore degli ecclesiastici o nobili 
che ne facevano richiesta per la loro comunità. Corpi Santi (“Martiri inventi”) 
con il nome “San Cesario”, estratti dalle catacombe, si conservano nelle seguenti 
città: Mura di Savallo (Brescia); Matelica (Macerata); Montevarchi (Arezzo), 
Montagnana (Padova), Vasto (Chieti); Putignano di Bari (Bari); Caramagna 
Piemonte (Cuneo), Barbarano Vicentino (Vicenza); Carrara Santo Stefano 
(Padova); nella Chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori in Roma (l'archeologo che 
ritrovò questo corpo, leggendo la “Passio Sancti Caesarii diaconi et martyris”, confuse 
il luogo di sepoltura del santo, “l'Agro Varano” ubicato fuori la città di Terracina, con 
“TAgro Verano” sulla via Tiburtina di Roma; quindi si ipotizzò, erroneamente, che il 
corpo fosse quello del martire terracinese). Nel Monastero di S. Pietro in Modena, 
oltre al capo ritenuto di San Cesario diacono e martire, si conserva dal 1627 anche il 
corpo di un altro San Cesario, un presunto martire romano, i cui resti mortali furono 
estratti dalle catacombe grazie a Mons. Innocenzo Massimo (Vescovo di Bertinoro) 
il 16 aprile 1623. Con il passare dei secoli queste ossa di S. Cesario, martire delle 
catacombe, furono tolte dall’urna originaria e disperse nei locali del monastero di S. 
Pietro, ma nel 1900 il parroco don Ernesto Antoniolli le ritrovò avvolte in un prezioso 
tessuto ad arazzo, con quelle dei SS. Abdon, Gaudenzio e Ridolfo MM..e le depose 
in un sacello sotto l’altare maggiore, dove ancora oggi si conservano. Don Antoniolli 
erroneamente pensò che si trattasse del corpo di S. Cesario diacono di Terracina 
soprattutto perché S. Pietro di Modena possedeva sul Panaro un feudo a lui intitolato. 
E° molto probabile che anche la porzione del capo ritenuta di San Cesario diacono 
e martire, conservata in questo monastero, appartenga al corpo di questo martire 
omonimo delle catacombe, erroneamente attribuita al celebre martire di Terracina. 


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Riconoscere le reliquie di S. Cesario diacono 


Dai tantissimi corpi santi ribattezzati con il nome Cesario furono estratte numerose 
reliquie (ossa, porzioni ossee o frammenti ossei) donate a moltissimi luoghi di culto 
e musei di tutto il mondo: per avere la certezza che si tratti di San Cesario diacono 
e martire bisogna leggere con attenzione il testo dell’autentica di donazione o il 
documento di accampagno delle reliquie, il testo del cartiglio applicato sul reperto 
osseo, sul quale deve essere specificata almeno una delle seguenti parole: “Diaconi” 
(Diacono) o “Levitae” (Levita, ossia chi ha ufficio sacro di diacono); “Mart. Tarracine” 
(Martire di Terracina); “1 november” (1 novembre), facendo attenzione, però, a 
non confondere il nostro diacono con S. Cesario di Damasco, in Siria, ricordato nel 
Martirologio Romano al 1° novembre. 


Valorizzazione delle reliquie del martire 


Il progetto “Ex ossibus S. Ceesarii”, dopo aver catalogato tutti i reliquiari di San Cesario 
diacono e martire - grazie alla collaborazione di tutti gli Uffici per i Beni Culturali 
ecclesiastici delle Diocesi italiane, dell'Ufficio Nazionale per i Beni Culturali 
ecclesiastici e l'edilizia di culto, delle Soprintendenze per i Beni Storici, Artistici ed 
Etnoantropologici, dei responsabili del progetto per la digitalizzazione del patrimonio 
“ArtPast”, delle Chiese, dei Musei, dei fotografi e delle associazioni locali - si propone lo 
scopo di far conoscere meglio la storia di queste reliquie, di preservarle e, soprattutto, 
di esporle in occasione della solennità del santo per valorizzarle. E° interessante 
notare che gli studiosi, nel visionare i tre reliquiari (Terracina, Lucca e San Cesario 
sul Panaro) contenenti parte considerevole delle ossa di San Cesario diacono, sono 
concordi nel sostenere che si tratta di resti scheletrici appartenenti ad un giovane 
adulto: questo confermerebbe la tradizione agiografica ed iconografica e, soprattutto, 
le narrazioni delle varie traslazioni delle reliquie che legano ed accomunano queste 
località con la storia del culto del santo. Occorre contrastare il fenomeno del “business 
delle reliquie”: il Codice del Diritto Canonico del 1983 proibisce la vendita delle 
reliquie e ne regola il trasferimento. A partire dall'anno 2008 sul noto sito d'aste via 
Internet “e-Bay” molti antiquari e privati hanno messo in vendita piccole reliquie del 
diacono Cesario, alcune delle quali munite di certificato di autenticazione firmato 
dal postulatore e timbro in ceralacca con lo stemma della postulazione. Infine, il 
progetto si propone di realizzare un grande gemellaggio che coinvolga le comunità 
che possiedono reliquie del diacono al fine di ricomporre, per l'occasione, il corpo 
del santo conteso e venerato in tutto il mondo. Le reliquie, vere o false che siano, 
non sono importanti per sé stesse, ma per la persona o l'evento cui rimandano. Nel 
nostro caso richiamano non un santo locale ma il santo tutelare dei Cesari, un santo 
fondamentale per la storia della cristianizzazione di Roma e del mondo intero. 


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Moralità cristiane in ossequio di San Cesario diacono, e martire protettore di Terracina, 
Stamperia di Antonio de’ Rossi, Roma 1753. 

Panciroli Ottavio, Tesori nascosti dell’alma città di Roma, Roma 1625. 

Pezzella Franco, Atella e gli atellani nella documentazione epigrafica antica e medievale, 
Istituto di Studi Atellani, Frattamaggiore 2002. 

Ronci Remo, La vita di parrocchia nei ricordi di un parroco, Tipografia Ciociara, Paliano 
2012. 

Sabbatini d’Anfora Lodovico, Il vetusto calendario Napoletano nuovamente scoverto, 
vol.10, stamperia Simoniana, Napoli 1764. 

Saintyves Pierre, I santi successori degli dei: L'origine pagana del culto dei santi, Edizioni 
Arkeios, Roma 2016. 

Scazzola Francesca, La Chiesa di San Cesario a Nave: la scultura altomedioevale, tesi di 
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Schàfke Werner, Kolns romanische Kirchen, DuMont, Koln 1996. 

Sciortino Lisa, Monreale: il Sacro e l’Arte, Plumelia Edizioni, Palermo 2011. 

Selvaggi Emilio, Terracina nobile e plebea, Bookart, Terracina 2010. 

Soli Gusmano, Chiese di Modena, III, Aedes Muratoriana, Modena 1974. 

Someda De Marco Carlo, Il Duomo di Udine, Arti grafiche friulane, Udine 1970. 





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Indice 
Prefazione 
Il martirio dei SS. Cesario e Giuliano 
Indagine su Eusebio monaco, Felice e Quarto presbiteri 
Sanatio Gallae et translatio S. Caesarii Romam 
21 aprile e 1° novembre: le feste degli imperatori 
Brachium S. Caesarii nel Sancta Sanctorum 
Dono di papi, re, vescovi e duchi 
Armreliquie des HI. Caesarius nella città di Kò6ln 
Il miracolo di Andrea 
Ossa sex S. Caesarii nella diocesi di Lucca 
San Bernardo e il dente di San Cesario 
Armreliquiar nel Kunstgewerbemuseum di Berlino 
La vasca della Basilica Santa Croce in Gerusalemme 
Reliquie sancti Cesarii nelle chiese di Roma 
Il braccio e le ossa di Terracina 
Ex brachio S. Caesarii a Cesa 
Le reliquie del diacono Cesario nella città di Napoli 


I bracci dei SS. Cesario e Giuliano ad Asola 


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Caput S. Caesarii nel monastero San Pietro di Modena 
La mandibola inferiore di San Cesario sul Panaro 
Il reliquiario multiplo di Monreale 

Porzione dell’omero a S. Cesario di Lecce 

Un frammento osseo per Nave in Brescia 

La reliquia di Guardea 

La Croce - reliquiario di Ferdinando I d'Austria 
St. Cesario relic in Netcong 

Ex oss. S. Ceesarii per il comune di San Cesareo 
Minuti frammenti ossei per Cava de’ Tirreni 
Reliquiari - calendari nel mondo 

Reliquie sancti Cesarii nelle Diocesi italiane 

I corpi santi dei “martiri inventi” Cesario 
Riconoscere le reliquie di S. Cesario diacono 
Valorizzazione delle reliquie del martire 


Bibliografia 


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