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Full text of "Dialoghi sopra le tre arti del disegno"

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DUKE 

UNIVERSITY 

LIBRARY 



Treasure %gqm 



KURT L. SCHWARZ 

Bookseller 

Beverly Hills, California 



DIALOGHI 

SOPRA 
LE TRE ARTI 

DEL 

DISEGNO 

CORRETTI ED ACCRESCIUTI , 




NAPOLI MCCCLXXIL 

PRESSO I SIMONI. 

Con Licenza de Superiori * 



Digitized by the Internet Archive 
in 2011 with funding from 
Duke University Libraries 



http://www.archive.org/details/dialoghisopralet01bott 



D '3 * U 
III 



AVVISO 



a' letto 




Uefli Dialoghi Dio sa 
quanti anni fono , 
che fono flati com- 
pofii • Io poffo at- 
tefìare , che fono circa 20. an- 
ni , che gli ho tenuti fepolti 
tra le mie carte y laonde effen- 
di fiato ftimolato con gran pref- 
fatura a darli alla luce 5 ha 
creduto necejfario apporvi al- 
cune poche note 5 per aggiun- 
gere varie cofe , e varj fatti 
de tempi nofiri . Non fi sa 
a 2 chi 



IV 

chi ne fa fautore , perchè egli 
non ci ha voluto mettere il fuo 
noyne ne ha renduta la ra- 

gione *,. una cartuccia attac- 
cata al principio di effi Dia- 
loghi , dicendo , che il porre 
il juo nome in tefta a libri è 
una vanità 5 e non ha che fa- 
re cofa del Mondo con ejfi 5 
né li migliora fé fon mediocri^ 
né li racconcia fé fon cattivi^ 
né gh fa ere f e ere di pregio fé 
fono buoni. Non ci ha voluto 
dedicatoria , per fuggire il pe- 
ricolo di adulare , o dire del-. 
le faljìtd, o almeno delle ine- 
die , come Ji vede in quafi tut- 
te le Dedicatorie . Non ci vo- 
leva Avvifo a' Lettori , di- 
cendo , che non fapeaje ci fa- 
rà chi legga , o piuttofto fa- 

fendo 



V 

pendo che chi li dorrebbe leg- 
gere , non li leggerà . Ed ef- 
fendogli fiato detto , pe 4 .dun- 
que gli avea compofii , avea 
rifpofio col Berni : che queftì 
eran grilli , che a filo di- 
fpetto li volean venire . Gl l 
Interlocutori jono Gtanpietro 
Bellori , celebre antiquario , e 
Carlo Maratta , eccellente pit- 
tore . 

Io mi fono poi lafciato in- 
durre a darli alle ftampe , per- 
chè mi è paruto con gran fon- 
damento , che eglino fieno ri- 
pieni così cf ottimi infegnamen- 
ti , ed utiliffimi * e divifati 
con fommo giudizio 5 // che di 
radi (fimo s incontra ne Dialo- 
ghi * e finalmente ferini con 
una tal naturale , ed ejprejfi- 

va 



VI 

va purità , e proprietà di lin- 
gua Tofcana , che non meri- 
taffe 'i rimaner fepolti in 
una aria con pericolo di per- 
der/i per fempre • 



Vi. 



VII 

vltruvius in praefat. 
Lib. 3. 

Nec tamen eft admiferMum, 
fi propter ignorantiam ar- 
tis virtutes obfcurantur : 
fed maxime indignandum, 
quum etiam faepe blan- 
diatur gratia a veris ju- 
diciis ad falfam probatio- 
nem . Ergo , ut Socrati pla- 
cuit , fi ita fenfus , & fen- 
tentiae , fcientiaeque di- 
fciplinis auftae, perfpicuae 
& perlucidae fuiiTent , non 
gratia , neque ambitio va- 
leret, fed fi qui veris cer- 
tifque laboribus do&rina- 
rum pervenifTent ad fcien- 
tiam fummam , eis ultro 
opera traderentur. Quo- 

niam 



Vili 

niam autem ea non flint 
illuforia , ncque apparen- 
tia ; n afpe&u ut putamus 

O^t/JuifTe, & ANIMADVER- 
TO POTIUS INDOCTOS , 
QUAM DOCTOS GRATIA 

superare , non effe cer- 
tandum judicans cum in- 
do&is ambitione , potius 
his praeceptis editis often- 
dam noftrae fcientiae vir- 
tutem . 



DIA. 



D I ALOG H I 



SOPRA LE TRE ART* 



DEL DISEGNO. 



n^&r* 



DIALOGO I. 



GIOÌ PIETRO BELLORI, 



CARLO MARATTA 




B. fòa^^^tg Ran piacere debb'efTere 
il voftro, Signor Car- 
lo , che fate per con- 
tinuo efercizio, e pro- 
pria profeffione un af- 
te , di cui io provo un fommo pia» 
cere , e un indicibil diletto pur a 
difcorreme , tanto efla è piacevole, 
e graziofa . Quindi è , che non tn> 
vo foilievo veruno , che a gran pez- 
za ricrei Y animo mio dal vafto 

ftu* 



Z DIALOGO!. 

ftudio delle Antichità , quanto il 
venire qui da voi , o da altri Va- 
* "uomini , i quali fieno eccellenti 
. Je arti del Difegno , a ragionare 
della loro profeflione , e a vedergli 
operare . 
M. Io veramente ho grand' obbligo 
alla Natura di avermi data una si 
fatta inclinazione , ed alla favia edu- 
cazione de' miei Maggiori , che mi 
hanno applicato ad un 5 arte , che fa- 
rebbe cotanto dilettevole per se me. 
defima , come voi dite , le poi un* 
circoftanza inevitabile non la ren- 
dente nojofa , e grave . 
B. Quale mai può effer quefla fcia- 
gurata circoftanza , che ha forza di 
attofficare il fonte di tanta dolcez- 
za ? Perchè io , che conofeo f ag- 
giuftatezza della voftra mente , so 
bene , che non può effere quella co- 
nume a tutti gli Artefici , di cui 
con maraviglia Orazio domandava 
la cagione al fuo grande amico di- 
cendo : 
Quifit)Mcecenasjit nervo, quamftbifortem, 
Sei ratio dederit , feti fors objecètit , ili a 
Contentus vlvat ? laudet diverfa fequentes? 

Oraz.Sat. i. 

M. No 



DEL DISEGNO. 3 

M. No certo : né quefta , né molte 
altre , che forfè poffono dar noja a- 
gli fpiritì gretti , e tapini , p 
a' faftidiofi ed inquieti di lo- 
tura . 

B. Peggio dunque , poiché debbe effer 
cofa affai dura , e veramente inevi- 
tabile, e che per confèguenza arre- 
chi non ordinario difpiacere , e con 
fondamento j onde quafi mi vergo- 
gno , che effa non mi fia mai caduta 
in penfiero ; però fatemi la cortefia 
d' illuminarmi su quefto punto . 

M. E" faciliffimo a darvi dentro. Il 
contrario di quello, che arreca pia- 
cere a voi , è neceffario appunto , 
che arrechi noja a me , non è 
vero ? 

B. Veri filmo . 

M. Se dunque voi avete fommo pia* 
cere a difeorrere dell' arte del Difè- 
gno co' pratici , ed intendenti , farà 
una gran pena la mia a doverne par- 
lare con chi non intende; e quefto 
per neceflìtà mi accade quelle belle 
volte . 

B. Io comprèndo , che quefta veramen- 
te è una grande feiagura , ed ora mi 
fovviene di quel bel motto di un 
A z An» 



4 DIALOGO E 

Antico, che diceva (a): Felici l'arti, 
fé di effe ragionaffero folamente co- 
lo' ' , che in effe fono efperti , ed 
u. j ma lo fchifarla vi farebbe in- 
ciampare in un' altra fciagura per- 
avventura maggiore , poiché vi bi- 
fognerebbe ragionar fempre con Pit- 
tori , o Scultori , e così il genere 
umano per voi farebbe ridotto a 
quindici , o venti perfone , e tutti 
gli altri vi arrecherebbero noja , 
tra' quali avrei 1' onore di effer an- 
che io. 
M. Pian piano : primieramente io met- 
to voi, ed i pari voftri tra il nu- 
mero degl' intendenti : e poi anche 
quelli , che fono da annoverare fen- 
za fallo tra gì' ignoranti , non mi 
nojano né punto , né poco , quando 
ragionano da ignoranti . Il male è, 
quando vogliono ragionare non folo 
da profeffori , ma più che da pro- 
fefìbri, volendo correggergli , e fargli 
operare a loro capriccio , e fempre 
giudicare fecondo il lor cervello. 

B. In 

(a) S. Girolamo epift. a Pammachio della mor- 
te di Paolina : Felices , inquit Fabius , artti ef* 
fent , /; de illìs foli artifices judic*rent . 



DEL DISEGNO. $ 

B. In tutte due quefte cofe trovo mol- 
to da ridire , Signor Carlo. La pri- 
ma è , che voi forfè per voftra cor- 
tefia , e per bontà verfo di me B 
mettiate nel numero degl 5 intenden- 
ti , quando io femplicemente da gio- 
vanetto per pochi anni ho attefo a 
difegnare fotto la voftra direzione , a 
dir vero d' un de' più gran maeftri , 
che vanti di aver avuto la pittura, 
e quefti fu il Domenichino [a) , ma 
ciò il feci per un fopra più, e per 
mero fpafib ; e poi gettata ogni co- 
fa in un canto , non ci ho mai più 
neppur per ombra penfato . Né mi 
è rimalo altro , che un fortiffimo 
genio , il quale da primo mi fece 
attendere per quel poco di tempo 
al Difegno,ma poi chiaritomi nell* 
età alquanto più matura , che per 
me era tempo perduto , potendolo , 
e dovendolo impiegare in cofe al 
mio flato più necerfarie , mi diedi 
ad altri ftudj J né per quefta parte 
A3 ho 

CO Ciò fi ricava da una pojlilU ms. nelle Vh 
te del Bagliont , che fi trovano nella libreria Cor* 

Uri VÌU 9, & 9% * *°f* aVmÌ d Brevi di 



6 D I A L o e o r. 

ho fatto più niente , fé non offer» 
vare, e comprare quantità di (lam- 
pe , e di anticaglie , e vedere , e 
r 'edere con grande attenzione, ed 
in compagnia di bravi Profeffori per 
via di diporto 1' opere più belle , 
che in quefto genere fi trovino in 
Roma , e per r Italia , il che mi 
ha fatto acquiftare una fpecie* di fa- 
cilità a riconofcere qualche maniera 
più comune . Ecco dove confitte 
tutta quefta mia da voi pretefa in» 

tellioenza . 
o 

M. E quefto non vi pare badante per 
effer dichiarato intelligente? Aggiu* 
gnete , che voi dal leggere, e dal 
ragionare avete apprefa tutta la fto- 
ria delle tre belle Arti , e moltiffi. 
mi precetti teorici , che Dio volefìe, 
che ne fapeffero tanto alcuni della 
noftra profeflione. Oltreché lo ftu- 
dio dell'Antichità v'ha fatto acqui- 
ftare un giudizio delicato , e fino , 
ed ha creato nella voftra mente un* 
idea cotanto eccellente del bello , 
cavata dalle perfettiffime forme Gre- 
che , che ogni giorno , o nelle fta- 
tue , o ne' cammei , o negf intagli , 
o nelle medaglie avete davanti agli 

occhi , 



CEL DISEGNO, f 

cechi, che trovate il pel nell'uovo 
anche nelle opore più finite e piU 
ftudiate , tal éne ho udito dire da 
alcun bravo profeffore , che il ~vo« 
ftro occhiò gli dà Tempre foggezio- 
ne . E per ultimo , voi avete per 
la naturai vofìra modeftia così baffo 
concetto di voi, che io non vi ho 
mai fentito pronunziar parola , che 
abbia del decifivo, ma propor Tem- 
pre le voftre difficoltà per modo di 
dubbio , e riportarvi ognora alle ra« 
gioni di chi è del meftiero. 

B. Bafta, io fono tale, quale mi ve- 
dete . Se poi io mi poffa dire in- 
tendente , è queftione di nome : a 
me pare* di no, voi dite di sì : e 
per ora poniamo , che fia vero , o 
almeno così mi giova , per fare an- 
dare in fumo quella voftra foenata 
infelicità . 

M. Infegnatemi di grazia il modo." 

B. Difcorrete fempre della profeffione 
con gente del meftiere, o con per- 
fone pari mie , che ne troverrete 
molte: che non veggo, che bifogno 
vi fìa di parlar di pittura con altri. 

M. Anzi neceffità precifa , perchè al- 
trimenti mi potrei cavar la voglia 
A4 di 



$ DIALOGO r.^ 

di ragionare , ma non di dipingere. 

B. E perchè? 

M. Perchè né gl'intendenti, e molto 
meno i pittori , né gli altri di limili 
profeflìoni fanno mai , fé non di ra» 
diffimo , e per un cafo , dipinger 
cofa alcuna ; e tutti quelli , che mi 
fon no fare de' quadri fono all' ofeuro 
di quefte arti , e dandomi quefti iì 
guadagno , vengo ad avere di quelli 
biiogno , e perciò mi è neceflìtà 
di fornire la loro feccaooine nel f en * 
tirmi fare addofTo il dortore» 

B. Ma quefti effendo di ciò cotanto 
digiuni , come dite , o non parie* 
ranno , o fi- acquieteranno ilìbito al» 
le voftre ragioni , alle quali per lar 
loro ignoranza non fapranno repli- 
care; vedendo io fpefo fpefTo, che 
fate ammutolire anche i profeffori 
medefimi . Oltreché voi fteffo ave- 
te poco anzi confefTato , che non vi 
è orave il trattare con chi è affatto 
ignorante . 

M. Aggiugnere , e che confeffa,e co« 
nolce eli ergerlo. Ma quelli, che fi 
vogliono prevalere della mia profef» 
fione , con cui io debbo tutto dì a- 
vere trattati, fono periòne potenti, 

lao* 



DEL DISEGNO. 1 $ 

nobili , o ricche , o collocate in o« 
norevoli dignità , e voi ben fapete, 
che la potenza , e le foftanze, e le 
dignità amplifTime , ciafcuna da per 
se genera un non so che nelF ani- 
mo , che fa pref umere di faper mol- 
te più cofe di quelle, che in veri- 
tà tali perfone fappiano ; e come 
avanzano di gran lunga noi altri 
Artefici nella fplendidezza de'natali, 
o nell 1 altre efterne onorificenze , così 
credono di fopravanzarci di gran 
pezza nella perizia del giudicare; la 
qual perizia alcuni f hanno talora 
realmente come i Leoni X e gli 
altri Eroi dell' immortai Cafa uè 
Medici , o Francefco I Re di Fran- 
cia , e in quel cafo per noi , e per 
le noftre arti è una felicità , ma 
talora anche non f hanno , e que- 
llo è il più fovente 5 e allora è una 
morte . 
B. Veramente ora mi fov viene di [a) 
Megabizo , o AlefFandro Magno , 
chi egli fi fofle , che nella fcuola 
di Apelle parlando con colui , ch'era 
lo ftupore di tutta la Grecia per Tee- 
A 5 cel- 

CO Elìatit Var. JJor. A z> eap. z. 



IO DIALOGO fi 

cellenza dell' arte fua , non fi guardò 
di dire tanti fpropofiti, che Apelle 
fu forzato di fargli offervare, qual- 
mente i ragazzi ifteffi , i quali ma- 
cinavano i colori , fcoppiavano dalle 
rifa , il che fu con gran vivacità , 
fé vi ricordate , efprefìo in una ftarn» 
pa da Salvatore Rofa . 
M. Ora di cjuefti Megabizi ce ne fo* 
no ancora , ed in gran quantità . Ma 
finalmente fé la gente fi contentante 
di parlare dell'arte noftra allo fpro« 
pofito, farebbe un male, che il ri* 
forverebbe in vento , e ci farebbe 
fedamente alquanto ridere come quei 
fattorini macinatori delle tinte . Il 
peggio è , che quelle loro ftranezze 
vogliono, che fieno mefie in efecu- 
zione, ed a' Profelfori eccellenti con* 
vien foffrire la pena . poiché doven- 
do coftoro talvolta eleggere , e dif- 
peniare le grandi imprefe , come 
quelli , che hanno nelle mani il co- 
mando , V autorità , e il danaro , e 
parendo loro bello quello , eh' è 
brutto, e brutto quello eh' è bello, 
vengono per confeguenza a fceglie- 
re primieramente i Profeffori più 
goffi, e pili ridicoli, ed a fcartare i 

più 



DEL DISEGNO. II 

pia eccellenti , e più fingolari ; o fé 
fceloono gli eccellenti , vogliono , 
che fi efeguifcano i loro peniìeri , i 
quali non fono , ne poffono effer 
vaghi, belli, ordinati, e per confe- 



guenza applauditi 



B. Non pollò negare , che quefta è 
una gran pena , non tanto perchè vi 
leva guadagno , ma perchè vi toglie 
in un certo modo la riputazione : 
effendo che , quando fi elegge* un Pro- 
feflòre per far qualche opera pubbli- 
ca , pare , che fi faccia una fpezie 
di concorfo, e di giudizio , fupponen- 
dofi fempre , che quel Perfonaggio, 
che ne ha V incumbenza , debba , e 
voglia per fuo onore , e della fua 
Patria , o pei- rifpetto al Pubblico, 
di cui fi debbe far gran conto , o 
per foggezione ancora di quelli, che 
verranno dopo di lui,condur l'ope- 
ra più perfetta , e perciò trafceglie- 
re il Profeflòre più Angolare , che 
fi poiTa mai , acciocché la conduca 
alla bramata perfezione . Oltreché 
le ftranezze , che fi veggono nell'o- 
pere , e che rimangono ne' tempi 
avvenire, fi addoffano non folo agli 
artefici , ma anche a colui , che le 
A 6 fece 



Il DIALOGO r. 

fece fare ; dicendo con tutta verità 
Caffiodoro (a): Mores tuos fabrica 
loqvxmtiir , quia nemo- in illis diligens 
agnofchur , nifi qui & in fuis [enfi» 
bns ornati ffimus rcperitur ; che in fo- 
ftanza non vuol dir altro , che chi 
fa fare una fabbrica > fa il ritratto 
del foo naturale. 
M. Così è per t appunto , e così V 
hanno intefa gli uomini eccellenti 
in quelle* arti. Lafciatemi pigliar 
il Vafari , e fentite quello che dice- 
del gran Cardinale AlefTandro Far- 
nefe ( T. II. a e. 164. ) . ^Avendo 
véleffandro Card. Farnefe conofeiuto 
F, ingegno del Vignola , e /empi? fa- 
voritelo / nel fan la fra fabbrica , e 
palalo di Capr avola velie , che tutta 
nafeeffe dal capriccio , difegno , e in* 
venutone del Vignola; e nel vero non 
fu punto manco il giudizio di quel 
Signore in fare elezione di un ecceU 
lente architettore , che la grandezza 
del? animo in metter mano a così 
grande, e nobile edificio. E per ve- 
ro dire il buon sullo , il fenno , e 

l'in- 

CO Cafliod. M, 4. tpijt* $i* 



DEL DISEGNO. ìj ? 

l' intelligenza di quefto Cardinale fi 
attirerà le lodi , e la ftima delle età 
future sì per eflerfi attaccato a un . 
cotanto eccellente profeflbre , e sì 
per efferfi rimetto in tutto , e per 
tutto all' invenzione di elfo , e la- 
rdatolo fare a fuo modo . Tutto il 
contrario fcrive il Vafari d'un foni- 
mo Pontefice nei principio della 
Vita di Antonio Filarete, e di Si- 
mone fratello di Donatello : Se Pa- 
pa Eugenio IV, ( die' egli ) quando 
delibero far di bronco la porta di 
San Pietro di Roma aveffe fatto di- 
ligenza in cercare d 1 avere uomini ec- 
cellenti per quel lavoro , ficcome ne 
tempi fuoi avrebbe agevolmente potuto 
fare , ejfendo vivi Filippo di Ser Brìi- 
nellefco y Donatello (a) , ed altri arte- 
fici rari , non farebbe fiata condotta 
quel? opera in così feiaurata maniera, 
com ella fi vede né* tempi noftri . Ma 
forfè intervenne a lui , come molte 
volte 'fuole avvenire a una buona par- 
te 



(a) Filippo di Ser Brunelle/co , e Donatello : 
Ejfendo ambedue venuti a Roma circa- a- quei tem* 
pi y come ft raccoglie dal Vafari 3 e d' altri mtii 
Uro vite* 



14 DIALOGO I. 

te de Principi y che o non s intendono 
deir opere y o ne prendono pochiffimo> 
diletto . Ma fé confi deraperò di quan~ 
ta importanza fi a il fare fi ima delle 
perfine eccellenti nelle cofe pubbliche 
per la fama y che fé ne lafcia y no;* 
farebbero certi così trafcuraii , né effi y 
ne i loro minifiri ; perciocché chi $ 
impaccia con artefici vili y e inetti y 
dà poca vita air opere y e alla fama* 
fen%a che y fi fa ingiuria al pubblico y 
ed al Secolo , in che fi è nato y ere» 
dendofì vifolutamente da chi vien poi y 
che fé in quel? età fi foffero trovati 
migliori maeflri y quel Principe fi fa» 
rebbe piuttofìo di quelli fervito , che 
degli inetti e plebei. 

B. Uno feri vere così libero di un Som- 
mo Pontefice 5 e tante belle , e u- 
tili rifìe (l'ioni vengono in parte a 
feufare , e anche a mettere al co- 
perto i profeffori , ed eziandio do- 
vrebbero dare foggezione a chic- 
cheflìa . 

M. No; perchè i profuntuofi credono 
Tempre d' effer eccettuati . 

B. Quantunque io concorra pienamen- 
te in quefti fentimenti del Vafari , 
i quali benché non avelli a mente, 

tut- 



DEL DISEGNO: 15 

tuttavia mi fovvengono ogni volta, 
che andando a San Pietro mi vien 
voltato T occhio a quella gofferìa 
della porta principale , e nello ftcffo 
tempo mi ricordo delle bellifTmie 
porte del Battiftero di S. Giovanni 
di Firenze, fatto da Lorenzo Ghi- 
berti , vivo in quel tempo , e che 
per confeguenza avrebbe potuto fare 
quel lavoro ; non ottante io voglio 
in parte fcufare Papa Eugenio , e 
i fuoi miniftri , i quali fé aveffero 
potuto vedere il divino lavoro del- 
le porte fuddette di S. Giovanni , o 
i modelli {a) , che fecero il Bru- 

nel- 

00 1» e/uejìo il Papa è fcufahile , perchè era* 
fio in Firenze , e in luoghi privati . Por èva bensì 
fenz,* fuo incomodo dare un* occhiata al fepolcro di 
Sijìo IV. che è in S. Pietro , che è un getto mira* 
bile fatto da Antonio Boll a job nel 1533. per or* 
dine del Cardinale Giuliana della Rovere nipote 
di detto Papa y ed è dìflefo in terra nella Cappella 
del Sagramento, intorno al qual fepolcro fon efpref* 
fé le faenze in bei baffi rilievi rinettati con gran 
pulizia , e buon difegno , il quale bravo Scultore 
era noto in Roma , effendo fepolto fidf ingreffo del- 
ia Bafìlica di S. Pietro in Vinculis. 

Vi è chi vuole , che la porta maggiore di S. 
Pietro Vaticano non fìa del Bollanolo , ma dell' A« 
perniino ; ed io veramente non trovo credibile , 
che chi fece il detto fepolcro di Sifio IV. facejfe poi 
*n lavar» cotanto goffo , quanto è quella Porta , dt 
fui nm fi potè* far peggio . 



\6 dialogo?. 

nellefco , e Donatello , o pure an- 
che Lorenzo di Bartoluccio , Jacopo 
della Quercia , Niccolò d'Arezzo , 
Francelco di Valdambrina , e Simo- 
ne da Colle , che tutti concorfero 
all' opera delle mentovate porte , non 
avrebbero chiamato a Roma quei 
due goffi artefici , tanto inferiori z 
fuddetti , i quali non erano né me* 
no i foli eccellenti , effendovene trop- 
pò più , tutti migliori di quelli t 
che erano, fi può dire , i peggiori 
di quanti allora vi vertero. 
M* Perdonatemi , perchè io credo , che 
farebbe feguito lo fteffo ; poiché Pa- 
pa Eugenio fi morie a far la porta 
di bronzo di San Pietro , perchè 
intefe , che i Fiorentini faceano 
fare le porte di S. Giovanni a Lo- 
renzo Ghiberti , come dice il mede* 
fimo Vafari,onde avrà anche fapu» 
to il concorfo , che aveano fatto , 
e T efame de modelli di tanti bravi 
artefici , e la ftima , eh' era fiata 
fatta di ciafeuno di efìì , e perciò 
potea fcegliere uno di quelli, e non 
prendere due , che né pure erano 
fiati ammetti a detto concorfo . La 
vera cagione di uno sbaglio così 

gran- 



DEL DISEGNO. IJ 

grande ci viene arrecata dal medefi* 
mo Scrittore poco appretto in que- 
lle parole : Ma perchè non s. inten* 
dea di così fatti cofe , ne diede cura 
a fuoi miniflri , appreffb a quali eb- 
bero tanto favore Antonio Fiiarete al- 
lora giovane , e Simon fratello di Do- 
nato ec, che quel? opera fu affegnata 
a loro. 

B. Quella è cofa ordinaria , che quan- 
do uno non s' intende di quelle arti, 
fceglie fempre gli artefici per via di 
favore , e di raccomandazione , e per 
conseguenza 1' opere riefcono male ; 
effondo che gli artefici bravi , arrìdati 
fulla loro eccellenza, (limano d'av- 
vilire se , e T arte a farli raccoman- 
dare da perfone improprie j parendo 
loro di fare una viltà , o d' inchi- 
narfi quafi a mendicare la limofma, 
il che non conviene nA un nobile, 
e riguardevole profeflbre . 

M. Crediatemi , che fempre fegue co- 
sì, e fempre feguirà con difcredito 
grande de' poveri artefici , quando 
non vi fia chi informi bene i Signo- 
ri , che allora poi il biafimo è an- 
che loro, come feguì al mentovato 
Pontefice . Il contrario accade , quan- 
do 



iS DIALOGO T. 

do fono sì fatti , coni' era il gran 
Pontefice Niccolò V. che al riferire 
del medefimo Vafari (a) : Era d'a- 
nimo grande , e rifoluto , e intendea 
tanto , che non meno guidava y e reg- 
gea gli artefici , che eglino lui . La 
ovai cofa fa , che le imprefe grandi 
fi conducano facilmente a fine , quan- 
do il padrone intende da per se , e 
come capace pub rifolvere fubito ; dove 
uno irrifoluto , e incapace nello fiat 
fra il sì , e il no , fra var) difegni, 
e opinioni , lafcia paffar molte volts 
inutilmente il tempo fen^a operare, 
B. Quefto farebbe forfè il men male; 
il peggio è, che volendo pur ope- 
rare , s' attaccano al peggio : M?- 
Jlrando ( come dice il medefimo 
Scrittore ) la volubilità loro , il poco 
f ape re , e il manco intendere , avendo 
in mail le cofe perfette y e mettendqfi 
innanzi /' imperfette e di futili . O pu- 
re fi rifolvono finalmente a capric- 
cio, e per le ragioni dette , fi ap- 
prendono fempre al peggio, perchè: 
Non a cafo è virth , an%i è ùelParte. 

come 

CO Vaf % T. i. e. 3 80. Ediz, di Roma per gli 
tagliarmi . 



g E L DISEGNO. Jp 

come divinamente cantò il Petrarca; 
e chi opera fenza fondamento , e 
fenza ragione, opera fempre a cafo, 
e perciò fempre male : quando non 
fi dette 1' accidente , che tutti gli 
artefici di quella Magione follerò per- 
fetti , come feguì in que' beati tem- 
pi di Leon Decimo in Roma, e di 
Cofimo I. in Firenze , che però tut- 
te T opere di allora , che dipendono 
dall' Arte del Difegno , fi veggono 
di una eccellenza l'ingoiare , o al- 
meno buone competentemente. 
M. Quefla eccellenza , che fi ravvifa 
in cotefta età , non 1' aferivete di 
grazia alla bravura de' valentuomini, 
che fiorivano in quella età , ma alla 
grande intelligenza , che aveano quei 
due Signori delle belle arti , i quali 
tuttavia talora furono ferviti male , 
perchè appoggiarono la fopran ten- 
denza dell' opere a perfone poco in» 
telligenti , e molto prefuntuofe , o 
appaffionate . Poiché ci è anche nel- 
le noftre profefiìoni quefF altro ma- 
lanno , che quando fi tratta di Prin- 
cipi .grandi , che non polfono fare , 
e vedere tutto da loro , ci bi fogna 
per neceflìtà paffare per le mani de' 

loro 



20 D I A L O G O r. . 

loro miniftri , i quali fé fieno roz- 
zi , ed ignoranti , ed abbian gran con- 
cetto di se , ci fanno non meno di- 
fperare , che fé fi dove/Te trattare 
con Principi inculti . 

B. E quando quefti foffero intelligenti 
da vero , me ne riderei , poiché io 
quel cafo danno la foprantendenza 
a uomini parimente intelligenti , e 
li fanno ben conofcere, e fcegliere 
nelle Corti tra tutti gli altri . 

M. Non è mica ciò fempre vero ; e 
per non mi partire da quei Principi 
di fopra mentovati , pochi , o nef- 
funo fr troverrà più perito > e di mi- 
glior gufto di quefto Cofimo Primo* 
poiché non fi può mica pretendere, 
che i Signori fieno Pittori r o Ar- 
chitetti di proferitone , com' era l'Im- 
peradore Adriano ; e pure talora i 
jniniftri gli ftravolfero la tefla, co- 
me feguì quando volle fare la pub- 
blica loggia de' mercanti , che chia- 
mano , pare a me , Mercato Nuo- 
vo; dove Pierfrancefco Riccio fuo 
Maggiordomo non folo tenne indie- 
tro il Tribolo , ed il Vafari , ch'e- 
rano al fervizio di quel Gran Du- 
ca , ma 1' Ammannato , ed altri Ar- 
chi» 



DEL DISEGNO. 21 

chitetti eccellentiffimi , anzi ogni 
Architetto ', egli fece prendere a 
fare il difegno di quella fabbrica , e 
a tirarla avanti il Taffo falegname. 

B. Quefto veramente è molto , perchè 
anche chi non intenderle nulla, fa- 
prebbe , che a sì fatto bifogno fi ri* 
chiedeva un Architetto , e non un 
artigiano o di legno , o di ferro , o 
di qualfifia altra cofa , e veggo , che 
pur troppo è vero il detto di Sido- 
nio ( ep. io. 1. 5. ). Che chi non 
è dell' arte , non ifcelga gli artefici. 
Qiù non intelligunt artes , non miren* 
tur artifici. 

M. Io vi leggerò le parole delVafari 
nella Vita del Tribolo , acciocché 
yeggiate , come andò la cofa , e che 
io non me la cavo dal capo , né 
ci fo un palmo di frangia con le 
ciarle (a) : ^Avendo alcuni fatto una 
fetta [otto il favore del detto Meffer 
Francefco Riccio , chi non era di quel» 
la non partecipava del favore della 
Corte , ancorché fojfe virtuofo , e da 
bene y la qual cofa era cagione , che 

molti f 

CO Vaf. tom t 2. pag. 561. edt$. dì Roma , 



22 DIALOGO la 

molti y i quali con f ajuto di tanto 
Principe fi farebbero fatti eccellenti , 
fi flavano abbandonati , non fi adope- 
rando , fé non chi voleffe il Tajfo , /'/ 
quale come per fona allegra , con le fu e 
baje Rampognava colui ( cioè il 
Ricci ) di forte , che non faceva , e 
non voleva in certi affari fé non quel- 
lo , che voleva il Tajfo . E poco aD- 
preffo foggiugne : Volendo poi il Du- 
ca fare per comodo de fuoi cittadini , 
e mercanti la loggia di Mercato Nuo- 
vo ec. diede il carico di quef? opera 
al Tajfo , per configlio del già detto 
Meffer Pierfrancefco Maggiordomo (a) 

per 

(a} Per farlo di falegname Architettore : Que~ 
fia è una metamorfoji , che non fé la fognò né 
pure Ovidio . Ma una maggiore , o di maggiori 
importanza ne fu fatta in Roma , quando venne 
in mente a Paol» V. di mutare la. pianta dell 'a 
più bella Chiefa, che fojfe al mondo , benché fojfe 
fiata fatta da Bramante, e approvata dal Buona- 
ruoti con queW enfefi , che egli fpejfo ripetea , che 
il partirfi dalla pianta di Bramante era partirli 
dalla Natura . E queflo fu nella Baftlica Vaticana. 
Per far queflo ci voleva un Architetto più eccel- 
lente di quelli due , che non so fé al mondo ci fia 
mai fiato , e il detto Papa fi fervi di uno fiucca- 
tore, e lo tramutò in Architetto, e quefii fu Car- 
lo Maìemi , che florpiò quella Baftlica, e quanto 
fapejfe V Architettura lo moflrò chiaro nella jac- 
cuta di quella Baftlica . Il Papa è Vicaria rìi Cri* 

fio* 



DEL DISEGNO. Z% 

per farlo di falegname xArchìtettore . 
Laonde venne quella loggia con 
molti errori ridicolofi , come quello 
delle colonne merle tanto addoffo a* 
pilaftri , che quando vi fi ebbe a 
por fopra i capitelli , non vi entra- 
rono , e bifognò (muffargli j errore, 
che non avrebbe fatto un fanciullo. 
B. Quello è un fatto , su cui vi è 
molto da ofTervare , e da imparar 
molto , vedendofi , che non ferve 
effer virtuofo , e da bene , come di- 
ce il Vafari effere ftato il Tribolo, 
né che il Principe ila intelligentif- 
fimo, perchè non fia fatto torto a' 
grandi ingegni . Mi maraviglio ben- 
sì , che il Tribolo , e il Vafari , 
eh' erano all'orecchie del Duca , non 
gli faceffero avvertire l'errore , che 
era nel difeyno di quel lepna- 
juolo . 

M.Bi- 



fio , m* non ha la jieffa poteflà , e non pub fare 
di pefeatori , eccellenti predicatori , né di uno fluc- 
catare, un bravo architetto in un momento, come 
Cojìmo ? rimo di un falegname fece fubito un bravo 
architetto. Ma a Coftmo Primo /' errore coji) poco, 
ma a Paolo V. ha cojìato de y 'milioni , ed ha jhr- 
piata forfè la pia bella fabbrica , che fojfe al mon* 
do , e fen%a rimedio . 



24 DIALOGO R 

M. Bifogna alcuna volta fcufare anche 
i valentuomini , a' quali conviene 
talora diffimulare per non guaftare 
i fatti loro , e per non tirarfì là- 
dofTo una perfecuzione da non rifor- 
ger mai più , o da avere almeno 
una noja continua . Non so già dir- 
vi 3 che il Tribolo foffe compati- 
bile, almeno non lo crede il Va- 
fari , il quale feguita dicendo (a) . 
Conobbe il Tribolo nel modello del 
Tajjb molti errori , de quali , come fi 
crede , non volle altrimenti avvertir- 
lo , come fu quello de' capitelli delle 
colonne , che fono avanti i pilafìri , i 
quali non effendo tanto lontana la co- 
lonna , che baftaffe , quando tirato su 
ogni cofa fi ebbero a mettere a luoghi 
loro , non vi entrava la corona di fo- 
pra della cima di effì capitelli, onde 
bifogno tagliarne tanto , che fi guaflo 
quel? ordine , fen^a molti altri errori, 
de* quali non accade ragionare, 

B. Ma (tante che ogni difordine par- 
torire qualche ordine , quelli fpro- 
pofiti così palpabili faranno ferviti 

al- 
Ca) Va[ % Tom. 2, pag. 5*5, edi%, di Roma, 



DEL DISEGNO. 2$ 

almeno ad illuminare quel Maggior- 
domo , e quel Principe , che avran- 
no lanciato il TafTo nel Tuo medie- 
re in fama pace , nel quale certa- 
mente era Angolare . 

M. Penfate : iì fecero attendere ad al- 
tri lavori d' Architetto , come fé in 
quella loggia fi fotte portato egre- 
giamente ; tanto è difficile il trar- 
re gli uomini dalle loro prime op- 
pinioni . 

B. In quefto cafo , io non ho pili ma- 
niera di fcampare quel miniftro dal- 
la taccia d' ignorante , ed oftinato . 

M. Dite pure anche il Tribolo da 
quella di diflimulatore , e il Prin- 
cipe da quella di poco accorto , e 
di più dall' effer condannato nelle 
fpefe , le quali cofe tutte compren- 
derete feguitando a leggere il Va- 
fari , che dice così (a) : Per lo detto 
Mejfer Pierfrancefco fece il detto Taffo 
la porta della chiefa dì S. Romolo , 
e una fineflra inginocchiata fui la pia^ 
%à del Duca d? un ordine a fuo mo- 
do , mettendo ì capitelli per bafe , e 
facendo tante altre cofe fenxa mifnra 9 
B o or» 

CO Vaf. torri. 2, pag, 564. ediz± di Kom* . 



Z6 DIALOGO T. 

o ordine , che fi poteva dire , che fon- 
dine Tedefco aveffe cominciato a ria» 
vere la vita in Tofcana per mano di 
quej? uomo . Per non dir nulla delle 
coje che fece in Palalo, di [cale , e 
di Jìan^e , le quali ha avuto il Du- 
ca a far guajìare , perchè non aveano 
né ordine , ne mi fura , né proporzione 
alcuna , an^i tutte Jìorpiate , fuor di 
[quadra , e fen^a grafia , o comodo 
ninno ( a ) . Le quali cofe tutte non 
paffarono [en%a carico del Tribolo , // 
quale intendendo , come [aceva , tfj(p>, 
wo« parca , c£e dovejfe comportare , 
c£e M /w Principe gettaffe via i da- 
navi , e # /?/ faceffe quella vergogna 
in su gli occhi ec. E ben conobbero 
gli uomini di giudizio la pre[un^ione y 
e patria, del? uno in voler fare quel? 
arie , che non [apeva , e il fimular 

del? 

00 Qjiefta porta , e fine/Ira fono intagliate in 
rame da Ferdinando Ruggieri nella fua opera in- 
titolata : Studio di porte , e fineftre &c. Jìampata 
in Firenze . L' Autore di quejìi Dialoghi , che 
promojfe , e dirtffe , e ordinò tutta queir Opera , 
■non xo'ea , che ve le ponete ; ma ejfendo corrot- 
to il buon guflo , e perciò ora parendo belle , ejli- 
'inate comunemente tali 5 il Ruggieri ve le velie 
inferire. Vedi il tom. i. tav. 21. del medeftxu» 
Ruggieri. 



DEL DISEGNO. l*J 

del? altro , che affermava quello pia- 
cergli , che certo fapeva , che flava 
male [a) . E di ciò facciano fede ?o- 
pere , che Giorgio Vafarl ha avuto a 
guaftare (b) in Palazzo con danno del 
Duca, e molta vergogna loro . Or 
fentite voi , che non ottante e quel 
miniftro , e il Gran Duca fé ne pre- 
valfero , come fé egli aveffe operato 
bene , e per eccellenza , benché ce 
ne and affé la riputazione del primo, 
e del fecondo la riputazione , e il 
danaro ? 
B. Io a dir vero ho più volte confe- 
derato quella porta , e fineftra di S. 
Romolo , e femore mi è paruta una 
ftrana fantafia . Ma ficcome non so 
fcufare quei due personaggi merita- 
mente morfi dal Vafari , così mi 
pare , che egli a torto morda il Tri- 
bolo del non aver manifeftati gli 
B % er- 

(a} Forfè il Tribolo ehhe paura , che a lui non 
feguiffe lo ftejfo , che ad Andre* del Sarto , il qua- 
le ad iflanxjx di Antonio del Giorgio , che gli mo- 
ftrò un fuo quadro , perchè glielo correggere , aven- 
do ciò fatto , fu da Antonio sfidato a duello . V. 
le Lett. pittoriche tom. i. cart. 20. in una lettera 
del Tajfo medeftmo . 

Ct>) Vaf % tom. 3. pag.6%0. 



2.8 DIALOGO r. 

errori , che vedea nel difegno del 
Tarlo . Dovea confiderare , che ii 
Tribolo era povero uomo , ed avea 
di meftiero di procacciare il vitto 
co' lavori , che gli facea fare quel 
Principe , i quali portava gran pe- 
ricolo di perdere , fé fi fofie difgu* 
{tato il fuo Maggiordomo. 

M. Ed ecco , che voi ancora cono- 
feete , e conferiate la feiagura , che 
va irreparabilmente connetta con le 
noftre arti, belle sì, ma per quefto 
capo molto infelici . Ma forfè il Va- 
fari accufa il Tribolo , perchè eflen- 
do un uomo , che per la fua virtù 
avea già un credito grande , ed af- 
fidato neir univerfale oppinione di 
tutti , e più prerTo il Duca , non 
potea temere , che i cattivi uffizj 
di chiccheffia il facefTero rimanere 
oziofo . Ma è anche vero , che le 
ciarle calunniofe trovano fempre T 
alloggio aperto , e chi le accoglie 
lietamente , e dà loro ricetto , e ipe- 
cialmente chi fi vanta di non dar 
retta alle chiacchiere del volgo, per • 
che par loro di fare un tratto foni- 
le di perfpicacia maggiore , alla qua- 
le non arrivi il comune della gen- 



te; 



DEL DISEGNO. 2£ 

te ; e molto più , fé quelli fufurri 
fi follevano con tra qualche uomo di 
garbo , e Mimato , parendo a certi , 
in quella guifa fuperare gli altri in 
fapere, e giudizio . la ho in ter- 
mini puntuali un cafo occorfo al 
maggior uomo, che fenza taccia di 
parzialità poffo dire aver avuto que- 
fte arti , cioè al Bonarroti , ed è re* 
giurato dal medefimo Vafari, con 
le parole del quale ( fé date a me 
il libro.) riferirò il fatto, per non 
paflare per mala lingua . Ecco co- 
me egli dice nella vita del Bandi- 
nello , dove parla della facciata di 
S. Lorenzo (a) : Delle fpefe di quejìe 
opere teneva i conti , e n era capo Do» 
meni co Boninfegni . Cojìui tentò Mi» 
chelangelo a far compagnia [eco [egre* 
tamente [opra del lavoro di quadro 
della facciata di S. Lorenzo , che vo» 
leva far fare Leon X , perchè quefla 
Chiefa era in tutto della fua famiglia 
fabbricata , e dotata da Co fimo Pater 
Patria» , fuo antenato . Ma ricufando 
Michelangelo, e non piacendogli, che 
B 3 la 

CO V*f, tom. a. pag, 585. edi%. di Roma, 



30 dialogo r. 
la Virtù fua fi adoperale in defrau* 
dare il Papa , Domenico gli pò fé tant* 
odio , che fempre andava opponendo]} 
alle cofe fue per abbacarlo , e nojar* 
lo / ma •ciò faceva copertamente. 

B. Io gli avrei dato permiffione , che lo 
avefle nojato anche fcopertamente , 
perchè , che cofa volea mai far co- 
ttili a un Michelangelo Bonarroti ? 

M. Ve lo dice il Vafari . Sentite : 0- 
perb adunque , che la facciata fi di* 
metteffe &.\ e il marmo da fare il 
Gigante (a) per fua fé il Papa , che fi 
deffe a Baccio ( cioè Bandinelli . ) 
Piacque il configlio di Domenico al 
Papa % e fecondo quello fi fece . E in 
tal guifa rimanemmo privi d' un' 
opera , che farebbe (lata una delle 
infigni maraviglie del mondo , tan- 
to più che nel grande facea mag- 
giore fpicco il fapere di Michelan- 
gelo. 

B. Quefto è molto , ed è un efempio, 
che non mi fovveniva , ma sbalor- 
dire. Sebben poco , o nulla farà 
importato a Michelangelo, colloca- 
to 

(a) Pa ria del Gigante } che fece poi V Amman* 
nato , e fu pojio fu Ila Fonte della piazza . 



DEL DISEGNO. 3! 

to ornai [in tanta gloria , dove lo 
aveva elevato la dia virtù , fio per 
dire , divina , tal che farà riufcito 
T intento del Boninfegni appunto , 
perchè Michelangelo non fé ne farà 
curato . 
M. Non è come credete. Seguitiamo 
a leggere il Vafari . Intefo , cìf ebbe 
Michelangelo y che il marmo era dato 
a Baccio , ne [enti grandi [fimo di/pia- 
cere , e per opera che facejje intorno 
a ciò , non potette mai 'volgere il Pa* 
pa in contrario . EfTendo fiato fin da 
Vitruvio offervato , che a conto dell' 
ignoranza di quelli , che credono di 
efler intelligenti , gli artefici impe- 
riti levan la mano agli eccellenti (a): 
tAmmadve-ito poùus indoclos , quam 
doblos grafia fuperare ; e la ragione 
fi è apportata poc' anzi , perchè £ 
Signori, che fono all'ofcuro di que- 
lle Arti, fono (h) come uno, che 
non abbia orecchio , e non conofea 
le note , e per confeguenza non fap- 
B 4 pia 

(a) Vitr. praefat. 1. 3 . 
, t*0 Tettili, Apolog. in princ. Quinto msgìi 
l Anaci'arfis denotaffet imprudente; de prudenti* 
eus judisanteS) quam smmujìcos de mufeisf 



32, DIALOGO tè 

pia , che cofa fia mufica , e giudi- 
chi de' mufici , o come que' Signori, 
a' quali una canterina pare , che canti 
meglio dell' altre , perchè di efla fo- 
no innamorati; così certi perfonag- 
gi fi muovono dalle affezioni verlb 
di quelli , che fono molto loro in» 
trinfechi , o hanno fatto loro molti, 
e continuati oflèquj , o preftato de' 
notabili fervigj , ovvero gli hanno 
adulati , e gli adulano tuttavia , ap- 
plaudendo , e fecondando fempre le 
loro fìrane fantafie : ovvero li por- 
tan avanti , e gli antepongono a 
chiccheflìa , quando quelli vengon 
loro caldamente raccomandati , e in 
particolare le per qualche lor fine 
vogliono compiacere la perfona , che 
raccomanda ; e quefV affezione , non 
avendo eglino per altro le regole 
per ben difcernere , fa loro prendere 
il cattivo per ottimo , e 1' ottimo 
rigettare come fconcio , e mal fat- 
to. Ciò fu offervato da Francefco 
da Sangallo in una lettera al Var- 
chi, eh' è nel primo delle Pittori- 
che a car. 30. Se per fua dif gratta 
lo /cultore non ha favore . . . fi ve* 
de avvenne fpeffo , che qualcheduno 

per 



DEL DISEGNO. 33 

per fofpetto di se fleffo , per invi- 
dia , non lodi e commendi quello fini- 
tore , quel Principe , a Repubblica , 
che non può vedere il vero d? ogni 
co fa , né fare fperienxa d* ogn '.no , 
creda a queir invido , e maligno , che 
ce n è pure affai , che fanno profeffìo* 
ne 'd' intendere , e lodano e biaftmano, 
come fé proprio deW arte fojfero , e per 
aver 'veduto quattro medagliucce , e 
imparato qualche vocabolo dell arte , 
fanno tanto con varie adulazioni ( per- 
chè non fono flati corteggiati , e non 
hanno avuto le sberrettate , e per non 
effer cacciati da qui luoghi , che par 
loro avere appreffo a quel Principe ) 
che mai reftano di biaftmare altri , e 
lodar fé : . . . con quel che Teglie, 
eh* è tutto su quefto proposto . E 
appunto Baccio fi refle tanto , per- 
chè fu Tempre, come dice il mede- 
fimo Autore (a) , portato di pefo , 
e favorito dalla DuchefTa , alla qua- 
le , ed alla fua Corte facea regali , 
e rendea mille fervizioli , impie- 
gando molto di quel tempo , che 
B 5 Mi- 

CO Vaf, toni, 2, p. 609, 



34 DIALOGO r. 

Michelangelo fpendeva in iftudiare, 
a farle la corte . 

B. Ma Baccio attefe ad arricchire, e 
Michelangelo a divenir eccellente , 
e T uno e 1' altro confeguì il Tuo 
fine . 

M. E quefto di più è quello , che 
trovo di male in quelle Arti , che 
V eccellenza non riporti quel pre- 
mio , che riporta un' infelice medio- 
crità , per colpa della prefunzione , 
e poca intelligenza di alcuni , che 
ci adoperano , e e' impiegano , ed 
hanno nelle mani loro le ricchezze. 
Sentite quel che dice il Vafari ( toni. 
III. car. 1Ó4. ) narrando come il 
Vignola eccellentifììmo architetto fi 
portò in Bologna , nel qual luogo 
confumò parecchi anni in ragionamenti ^ 
e difpute con alcuni , che feco in quei 
maneggi ( della fabbrica di S. Pe- 
tronio ) competevano ,fen%a aver fau 
to altro y che condurre , e fatto fare 
con i fuoi difegni il Navilio , che 
conduce le barche dentro a Bologna , 
laddove prima non fi accodavano a 
tre miglia ; della qua? opera non fu- 
mai fatta né la più utile , né la mi» 
gliore , ancorché male ne fofje rimu» 

ne* 



DEL DISEGNO. 3J 

nerata il Vignola inventore di così «- 
file , e lodevole imprefa . E poco ap- 
preso il medefimo Vafari parlando 
del medefimo Vignola,che fu fatto 
architetto di Giulio III y e datogli 
particolar cura di condurre V acqua 
vergine , e d 1 effer fopra le cofe della 
vigna di effo Papa Giulio &c. e aU 
tre cofe y che fece per quel Pontefice , 
dice , che durò molta fatica , ma ter- 
mina con la ftefTa cadenza , che ne 
fu mal rimunerato . E di limili can- 
tilene fono piene le Vite non folo 
del Vafari , che come vedete , in 
una facciata la ripete due volte , ma 
le Vite de' noferi arditi ferine da 
tanti altri .. 
B, Quefìa feiagura , che trovate nella 
voftra proferitone per caufa tale, la 
troverrete in ogni altra , qualora ab- 
biate l'animo rivolta non alla glo- 
ria , ma alle ricchezze , ed a torto 
ne incolpate quefle Arti , dovendo- 
ne dare tutta la colpa alle brame 
f moderate , le quali impoiTeffandofi 
dell' animo umano , fempre lo ren- 
deranno inquieto , agitato , ed in una 
continua interna tempefta , ed in u- 
na perpetua guerra con gii altri uo- 
B 6 ' mini, 



3<5 DIALOGO I. 

mini, che tutti hanno rivolti i lo- 
ro penfieri allo ftelfo fine «di arric- 
chirli , onde per neceffità conviene, 
che tra loro fi noino , come quando 
una gran moltitudine cerca tutto ad 
un tratto di entrare , o di ufcire 
per una medefima porta . Ma quefti 
{entimemi di avarizia debbono effer 
aborriti da un animo nobile, e ben 
comporto , quale so , eh' è il vo- 
ftro , onde parlo liberamente ; e 
quale dovrebbe elfere quello degli 
uomini della voftra profeffione , a' 
quali dee baftare di vivere agiati , 
ed onoratamente ; il che non può 
mancar loro , e non manca anche 
fenza molto brigarli , quando fono 
giunti a qualche grado di perfezio- 
ne . E farebbe di meftieri , che tutti 
foriero come il Mofca , del quale 
fcrive il medefimo Vafari (a) , che 
lavorava piti per deftderio di gloria , 
che d* accumulare oro , contentandofi 
più di ben operare nella fua profejfio* 
ne , che di acquiflar roba. E Paris 
Bordone queir eccellente Pittore , i 

cui 

CO Vaf. tom. i. cor?, $77, 



DEL DISEGNO, 37 

cui ritratti non hanno paura di quei 
di Tiziano , vedete un poco come 
fi liberò da quefta moleftia : Ma 
conoscendo Paris ( dice il V afa ri ) (a) 
che a chi vuol effere adoperato in Ve* 
ne%ia , bifogna far troppa ferviti in 
corteggiando quejlo , e quello , fi ri* 
folvè , come uomo di natura quietone 
lontano da certi modi di fare , ad ogni 
occafione , che veniffe , andare a -la- 
vorare di fuori quelle opere , che in» 
nan^i gli metteffe la fortuna , fen^a 
averle a he mendicando . Vero è 
che il Vafari a torto incolpa Vene- 
zia di una e ofa , che fegue per tut- 
to , e più che a ltrove qui in Roma, 
come fapete voi medeiìmo per efpe- 
rienza . 
M» Io non so come il difeorfo ci ab- 
bia traportati su quefto punto , il 
quale io non aveva intenzione di 
toccare per le ragioni veraciffime da 
voi addotte , né io per quefta caufa 
mi lagnava delle noftre Arti , ma 
per altro, che vi accennai da prin- 
cipio, benché anche quefta fottofo- 

pra 

CO V*f tom, *, 



38 DIALOGO r. 

pra meriti qualche confiderazionc * 

B. Vi lamentavate , del fentir dire 
tanti fpropofiti a coloro , che ven- 
gono al voftro iìudio a commetter- 
vi qualche opera . Or ' come la cola, 
fi riduce a pure parole r non ci tro- 
vo quei guai , che contavate , perchè, 
come dice il proverbio , le parole 
non fanno lividi , e chi vive nel 
mondo bifocna , che ogni dì fenta 
dire degli fpropofiti , e faccia orec- 
chi di mercante. 

M. A quello io rifpondea, fé vi fov- 
viene , ciò effer vero , quando gli 
fpropoiiti non nuocono a chi li 
fente dire ; ma quando fono di pre- 
giudizio non pure all' intereffe y che 
per ora voglio lafciare in un canto, 
ma alla riputazione dell' Arte , e 
dell' artefice , e al buon nome , che 
uno procura d' acquiftarfi co' fuoi 
ftudj , non .fono in modo alcuno 
comportabili . Quando Pietro Sode- 
rini Gonfaloniere della Repubblica 
Fiorentina volea , che Michelange- 
lo ftorpiaffe il fuo divino Davidde 
con ifcemargli il nafo , che al detto 
Gonfaloniere , il quale dovea cre- 
dere d'intenderfi di difegno, parea 

troppo 



DEL DISEGNO. 39 

troppo grande ; come potea non 
s' inquietare , e come non beftem- 
miare quell' arte , che lo fottopone- 
va al piudizio di chi non aveva in 
quel fatto giudizio , e dall' altro 
canto era di tanta autorità , ftima , 
e venerazione per la gran dignità 
di Gonfaloniere perpetuo , a cui non 
era giunto verun altro de' fuoi cit- 
tadini ? 
B. E bene ; fentite , che male gliene 
avvenne per quefto : Per foddisfarlo 
( dice il Vafari ) ( a ) fall in fui 
ponte , che era accanto alle fpalle , e 
prefo Michelangelo con prefle^a uno 
f carpello nella man manca , con un 
poco dì polvere dì marmo , che era 
fopra le tavole del ponte , e comincia* 
to a gettare leggieri con gli fcarpellij 
lafciava cadere a poco a poco la poi* 
vere , ne tocco il nafo da quel cti e* 
va ; poi guardato a baffo al Gonfalo- 
nìere , che flava a vedere > diffe t Guar- 
datelo ora . %A me mi piace più , diffe 
il Gonfaloniere : gli avete dato la vi* 
ta . Ora quella fu tanto gran co fa ? 

o tanto 

CO Vaf, torà. 3, e. 205. sdi^ di Rom* . 



40 t> r a l o e o n 

o tanto gran noja ? Anzi come fog* 
giugne il medefimo autore : Se ne- 
ri fé da se Michelangelo , avendo com« 
pafftone a coloro y che per parere d?in« 
tenderft y non fanno quel che fi dicono. 
M. Ma fé a Michelangelo non fof- 
fe di fubito fovvenuto un sì bel 
ripiego , o fé non averle avuto il 
deliro per efeguirlo, in quale im- 
broglio fi farebbe eoli trovato ? Non 
era egli nella dura neceflità , o di 
difguflarfi quel Signore , degniffimo 
per altra d' ogni riverenza , o di 
guadare uno de' fuoi piti eccellenti 
lavori ? Anche Donatello falvò con 
un fimile inganno la fua belliffìma 
flatua di S* Marco, perchè dovendo 
andare in alto, e non fotto la vi- 
fla , feguendo le buone regole non 
la ridurle a queir ultima polizia , a 
cui fi riducoiao gli altri lavori ;on* 
de chi gliel' avea commeflfa , non 
la voleva altrimenti. Ma è meglio 
legger quello fatto nel Vafari (a) .* 
Qtiefta figura ( die' egli ) fu da Do* 
natello con tanto giudizio lavorata , 

che 

(a) V»[. tuli* vtt* ài Donneilo* 



DEL DISEGNO. 41 

che effendo in terra , non conofciuta la 
bontà [uà da chi non ave a giudizio, 
fu per non effer da Confoli di quel? 
certe la [ci ai a porre in opera ; per il che 
diffe Donato , clye gliela lafciaffero 
mettere su , che volea mojtr.ire lavo- 
randovi attorno , che un altra figura y 
e non più quella ritornerebbe . E così 
fatto , la turò per quindici giorni , e 
poi fen^a altrimenti averla tocca , la 
feoperfe riempiendo di maraviglia 0- 
gnuno . 

B. Benché quetio fu un molto agevo- 
le ripiego, e che poca briga appor- 
tò a Donato , e folamente gli ritar* 
dò il pagamento per pochi dì . Del 
retto per viver d' accordo col genere 
umano fa d 5 uopo prenderti qualche 
foggezione, ed accomodarti alle al- 
trui debolezze, od impiegarvi qual- 
che penfamento ; e crediatemi che 
coda poco , ed è bene fpefo , 
come voi ftefTo avete fatto vedere 
nel cafo di Donatello . 

M. Ma io foggiungo , fé alcuno de' 
Confoii fi avvedea della burla , che 
gli facea Donato , o fé uno di efli 
più faccente aveffe voluto entrar den- 
tro al tavolato in quei quindici gior- 
ni, 



42. DIALOGO I. 

ni > e vedere ritoccare quel S. Mar- 
co , fi farebbe quell' eccellente ar- 
tefice trovato in un grande imba- 
razzo . 

B. Badava non vi lafciar entrar nef- 
funo , e meglio avrebbe fatto a non 
lafciarlo vedere avanti di metter- 
lo su . 

M. Perdonatemi , quello farebbe flato 
il modo di aver mille guai ,. com' 
ebbe Gio: Francefco Rullici , quando 
fece le tre rtatue di bronzo , che 
fono fopra una porta del Battifte- 
rio, che al dire del Vafari (a) fon» 
le più perfette, e meglio intefe y che 
fieno mai fiate fatte di bronzo da 
tnaefiro moderno; z quello per avven- 
tura gli avvenne , per non aver vo- 
luto lafciar vedere a tutto fuo agio 
quelle ftatue a uno de' Confoli , che 
gli avean commetto quel lavoro. 

B. Non mi fovviene adeffo di quello 
fatto. 

M. Io ve lo leggerò nel Vafari per 
non ci aggiugnere , né levare , ac- 
ciocché, come ho detto , non crediate, 

che 

CO Vaf. tom, j, a cart. 73, 



DEL DISEGNO. 43 

che io voglia dir male di quefto , o 
di quello , o che io accomodi di ma- 
niera le cofe nel raccontarle , che 
tornino a mio propofito . Leggerò 
dunque ( a ) : Mentre eòe il Rujlicp 
faceva qaeft' opera , effendogli venuto 
a noja F aver a chiedere ogni dì da» 
nari a i detti Con foli y loro mini- 
fìri j che non erano fempre quei me* 
deftmi y e fono le più volte perfine , 
che poco fiimano virtù, alcun ope~ 
va di pregio > vendè per finir /' opera 
un podere di fuo patrimonio , che ave a 
poco fuori di Firenze a S. Marco vec- 
chio ; e non ojlanti tante fatiche , fpe- 
fe y e diligendone fu male da 1 Con- 
fili , e da i fuoi cittadini rimunerato-. 
Perciocché uno de Riuolfi y capo di 
quel? Uffizio , per alcuno fdegno par- 
ticolare r e perchè forfè non f aveva 
il Rujlici così onorato y ne Inficiatogli 
a fuo comodo vedere le figure , gli fu 
fempre in ogni cofa contrario . E quel- 
lo y che a Gio: Francefio d&vea rifuU 
tare in onore , faceva il contrario , 
perocché dove meritava di effere fli- 

matQ 

CO Vtf.hi. 



44 DIALOGO f- 

mato non folo come nobile , e cittadi* 
no , ma anche come virtuofo , /' ejfere 
eccellentifftmo artefice , gli toglieva pref- 
fo gF ignoranti , e idioti , di quello , 
che per nobiltà fs gli doveva . 

B. Quefle fon cofe, che intravvengo- 
no ad ognuno , e in ogni altra pro- 
feffione , e in ogni altro affare , che 
fi abbia a trattare con gli uomini 
di quefto mondo , e non li poffono 
appropriare alle voftre arti , o in- 
colparne le medefime, e fi vincono 
con la fofferenza , come avrà fatto 
il Ruftici , fé la cofa finì qui . 

M. Seguitiamo a leggere, e fentirete: 
xAvendofi dunque a jìimar /' opera di 
Gio: Francesco , e avendo egli per la 
parte fua chiamato Michelangelo Bo* 
narroti , // Magiftrato a perfuaftone 
del Ridolfi , chiamò Baccio* di xAgno* 
lo ( che era un falegname . ) Di 
che dolendo/I il Ruftici y e dicendo 
agli uomini del Magijìrato nelTudien» 
%a , che era pur cofa troppo flrana t 
che un artefice legnaiuolo aveffe a /li- 
mare le fatiche d! un uomo jlatuario , 
e quafi che egli erano un monte di 
buoi , il Ridolfi rifpondeva , che anzi 
ciò era ben fatto , e che Gio; France* 

fio 



DEL DISEGNO. 45 

fvo era un fuperbaccio , e un arrogan- 
te . Ma quello de fu peggio , quefP 
epera , che non meritava meno di due 
vaila feudi [a) , gli fu ftimata dal 
magiftrato 5 00. che anco non gli fu* 
ron mai pagati interamente , ma fo* 
lamente 400. per me^XP di Giulio 
Cardinale de 'Medici . Or che ne di- 
te? Mi lamento io a rapione delia 
cattiva cottituzionej, in cui ci tro- 
viamo Tempre noi altri profefTori ? 
B. Quefta iftorietta per tutte le lue 
circostanze è notabili/lima , e fa gran 
forza, ma tuttavia non può fare u- 
na regola generale , perchè accadde 
in Firenze ; e tra' Fiorentini , i quali 
fono dotati di acutiffimo , ed eccel- 
ìentifiimo ingegno , e d' altre ango- 
lari prerogative, le quali pare, che 
fieno loro naturali, e che dal Suolo, 
« dal Cielo nativo fieno (tate loro in- 
fide , e comunicate; ma fembra al- 
tresì , che portino , fé non in veri- 
tà , almeno apparentemente impref- 

fo 

CO Qjtejle tre flatue fono maggiori non pseo 
del naturale , e tanto eccellenti , che fi vuole , che 
Lhnardo da Vìnci dirigeffe la formatone de" WUm 
dethi e la politura di' effe e fatta a maraviglia. 



4<5 DIALOGO I. 

fo in loro un ingenito carattere d* 

invidiofi , e di efiere in ogni occa- 
' ... ^ 

fione Tempre nimici tra loro, anche 
fenza fapere il perchè , e in lbmma 
di effere tuttavia 

Qt'.eir ingrato popolo maligno , 

Che tiene ancor del monte , e del macigno* 

come dice Dante : o per valermi 
più a propofito delle parole del Va- 
sari (a)ife i Fiorentini non fono be- 
nigni di natura , o favi , riefcono maU 
dicenti y ingrati , e fconofcenti de'' be~ 

M. Io non iftarò qui a contraddirvi , 
benché io abbia conosciuto molti 
Fiorentini tutti galantuomini , e da 
bene* tanto più che il Ruttici , fé fu 
tanto angariato dal Ridolfi , fu poi 
tanto ajutato , e munificamente foc- 
corfo dal Marefciallo Pietro Strozzi 
pur Fiorentino , che potè agiatamen- 
te vivere fino agli ottant' anni . 

B. Tut. 



(a") Vaf. totn. i. a awf.4.88. 

(b) il Bordini in una fu a lettera , e// è tra 
le pittoriche , dice , che i Fiorentini hanno buon 
occhio , e cattiva lingua. 



DEL DISEGNO. 47 

B. Tuttavia non voglio lafciare di ri. 
cordarvi quel fufurro , che fu loìie- 
vato in Firenze contra il medefimo 
Baccio d'Agnolo nominato qui ad* 
dietro per un' opera , la quale me- 
ritava di efìer alzata alle ftelle con 
molte lodi. Ve lo dirò con le pa- 
role del Vafari medefimo (a) . Fece 
Baccio in su la pialla di S. Trinità 
un palazzo a Gio: Battolino ec. , e 
perchè fu il primo edificio quel pa- 
lazzo , che foffe fatto con ornamento 
di fine/Ire quadre con frontifpizj , e 
con porta , le cui colonne regge/fero 
architrave , fregio , e cornice ; furono 
quefle cofe tanto biaflmate da Fioren- 
tini con parole , con fonetti , e con 
appiccarvi filze di frafebe , come fi fa 
alle chiefe per le fefle &c* che Bac- 
cio fu per ufeir di cervello: tuttavia 
f apendo egli , che aveva imitato il 
buono, e che V opera flava bene , fé 
ne pafsò &c. ; e /' opera è fiata per 
altro fempre molto lodata . 
M. Quello provenne dalla novità , e 
dal genio burlefco di quel popolo, 

e non 

CO V*f, tom, 2, car, 3 ps. 



48 DIALOGO I. 

e non conferma ciò , che avete det- 
to di quella Nazione . Dico bene , 
che lo fteffo è feguito ad altri prò- 
feffori d' altre Nazioni , eziandio in 
altre città , e di quefte verità ne 
troverrete mille riprove nelle Viti 
del medefmio Vafari . Leggete fola- 
mente quel eh' ei dice di Girolamo 
da Carpi pittore , e architetto Fer- 
rarefe , che fervi Giulio III. nella 
fabbrica del Belvedere nel Vatica- 
no . Sentite quelli pochi verfi (a) : 
„ Quel Pontefice non fi poteva mai 
„ in limili cofe contentare , e maf- 
„ fìmamente quando a principio s' 
„ intendeva pochiilimo del difegno, 
„ e non voleva la fera quello, che 
„ gli era piaciuto la mattina ; e per- 
„ che Girolamo avea femore a con- 
„ trattare con certi architetti vec- 
n chi , a' quali pareva Urano vedere 
3 , un uomo nuovo , e di poca fama 
„ effere ftato prepofto a loro, fi ri- 
„ folvè , conosciuta V invidia , e for- 
„ fé malignità di quelli , effendo 
„ anche ai natura piuttofto freddo, 

„che 

£0 Vafari tom. ■$. car. 12. editai Roma. 



DEL DISEGNO. 49 

„ che altrimenti , di ritirarfi ec. 
„ Della qual cofa fu Girolamo da 
,, molti lodato , ettendo vita trop» 
„ pò difperata , aver tutto il gior- 
„ no , e per ogni minima cofa ftar 
„ a contender con emetto , o con 
„ quello . 

B. Qui però fi vede , eh' egli ebbe a 
contrattare con altri artefici , il che 
è comune a tutte le arti , fecondo 
f antico detto tratto da Efiodo , che 
il vafajo invidia il vafajo , onde non 
bifogna dar la colpa alla vottra^ 

M. Ma quetti contratti provenivano 
dalla debolezza , e poca intelligen- 
za di quel Pontefice , il quale fé 
fotte ftato perito di quette cole , non 
fi farebbe lafciato fvolgere in qua , 
ed in là , né avrebbe mutato ad ogni 
tratto penfiero , di che non ci è co- 
fa peggiore , e che rovini pili le 
grandi , e belle imprefe ; né cofa più 
acconcia per fare impazzare i Pro- 
feflbri , ed etter poi mal fervito , e 
buttar via molti danari. Or fé a- 
vette creduto di non fé ne intende- 
re, fi farebbe riportato a Girolamo, 
e fé non a lui , almeno a Michel- 
angelo , eh' era al fuo fer vizio , e 
C eh 5 era 



$0 DIALOGO t. 

ch'era conofciuto da quel Papa per 
quello , che valeva , il quale allora 
forfè non avrebbe gittato contra di 
lui quel motto riferito dal Vafari 
dicendo : ( a ) Qi'.efto Signore ha il 
cervello come una bandiera di campa* 
nile y che ogni vento , che vi dà den- 
tro , la fa girare . 

B. Il Vafari non afferifce , che Mi- 
chelangelo diceffe ciò di Giulio III. 
e né pure ha del probabile , parti- 
colarmente , eh' egli era modello , e 
cauto nel fuo parlare , e tanto più 
che quel Pontefice lo (limava , ed 
onorava tanto , fino a farfelo fede- 
re allato in prefenza di dodici Car- 
dinali. 

M. Tanto peggio , perchè conofeendo 
da una parte di qual venerazione e- 
ra degno queir ingegno veramente 
divino , dall' altra o gli fece , o gli 
lafciò fare alcuni torti , de 5 quali 
non voglio addurre altro teftimonio, 
che il fatto del Ponte s. Maria , 
oggi detto Ponte rotto , che d' or- 
dine di Paolo III. avea prefo Mi- 
chel- 

(a) V*[, T. 3. e. 3 19. Ediz. di Roma. 



DEL DISEGNO. 51 

chelangelo a rifondare , effendo per 
T antichità , e per lo continuo urto 
delle acque fconquaffato , ficchè mi- 
nacciava rovina ; e già avea con- 
dotto a buon porto queft' opera mol- 
to fcabrofa , quando tutto a un trat- 
to Papa Giulio permerTe , che i 
Cherici di Camera , cioè pedone 
che non intendeano niente , levaf- 
fero di mano al Bonarroti (glieli' o- 
pera , e 1' appoggiafTero a Nanni di 
Baccio Bigio, uomo per ogni con- 
to inferiore a lui di lunga pezza ; 
il quale ftraziando tutto quello , che 
avea fatto con tanto giudizio Mi- 
chelangelo , fu caulà , che il Ponte 
dopo cinque anni rovinò , come a- 
vea predetto quel grand' uomo . 
Diede grande impaccio al medefimo 
eziandio il Maeftro di Camera del 
Papa , (a) eh' era MefTer Piergiovan- 
ni Aliotti Vefcovo di Forlì , il qual 
Prelato era uno di quegli , che pre- 
fumeva intendere di tutfo , e faper 
tutto, e voler cacciare il nafo in 
tutte le cofe; laonde Michelangelo, 
C2 a cui 

00 V*f % a car. 27 3 . Edt\. dì Roma . 



52 DIALOGO T. 

a cui conveniva (offrir molto dalla 
coftui faccenteria, gli pofe un fopran- 
nome tagliato a luo doflb , come fi 
vede in una lettera diretta al Vafa- 
ri dicendo (a) : II Tantecofe lo fep- 
pe , e volfevi mandare uno a fuo mo- 
do . Io per non combattere con chi dk 
le moffe a venti , mi fon- tirato a 
dreto , perchè effendo uomo leggiero , 
non vorrei effer traportato in qualche 
macchia. Le quali parole fono co- 
mentate dal Vafari così : Chiamava 
Michelangelo il Tantecofe Monfig. di 
Forlì , perchè voleva far ogni co fa . 
Emendo Mjejìro di Camera del Papa 
provvedeva per lui medaglie, gioje , 
cammei , e figure di bronco , pitture, 
difegni , e voleva , che ogni co fa di- 
pendere da lui . Volentieri fuggiva 
Michelangelo queff uomo , perchè avea 
fatto fempre uffì^j contrarj al bì fogno 
di Michelangelo , e perciò dubitava 
non effere dall' ambizione di queJY uo- 
mo traportato in qualche macchia . Né 
quefto faccentone prefontuofo , e i- 
qnaro diede del faftidio (blamente al 

Bo- 

00 Vtfmi T. 3. e. 273. 



DEL DISEGNO. 53 

Bonarroti , ma anche agli altri ec- 
celienti profeflbri , che aveva intor- 
no Giulio III. , e fra quefti fu il 
Vafari , il quale fentite come fé ne 
duole nella fua Vita ( a. ) : Ma in 
in queir opera ( della vigna di Papa 
Giulio ) non fi poteva moftrare quel» 
lo , che altri ( cioè il Vignola , e 
r Ammannato oltra il Vafari , che 
fono i più eccellenti , che abbia avu- 
to F arte ) fapejfe , né far alcuna co- 
fa pel verfo , perciocché, venivano di 
mano in mano a quel ^Papa nuovi ca- 
pricci , i quali bi fognava mettere in 
efecuzione , fecondo che ordinava gior* 
nalmente Meffer Pier Gìo, ^Allotti Ve- 
feovo di Forlì . 
B. Quanto era lodevole il bel genio 
di quefto Papa in dilettarli di que* 
fìe rarità , e proccurare di farne ac- 
quifto , tanto fu flrano il prevalerli 
del fapere,e del giudizio di coPui, 
e non di quello di Michelangelo ; 
e in genere di dirigere le fabbriche, 
piuttofto dipendere da quello , che 
da quefto j e mi par compagno di 
C 3 quel 

CO Vaf. T.3. ^.528. Editai Run§ , 



54 DIALOGO I. 

quel Cardinale , il quale teneva al 
ìlio fervizio un gran matematico , 
e non fé ne ferviva fé non a ri- 
fcontrare i fommati dello fpendito* 
re , come fi legge in una lettera del 
Safletti tra le Profe Fiorentine. Ma 
probabilmente quel Papa ne avrà 
fatto il peccato , e la penitenza . 
M. Anch' io concorro con eiTo voi 
nelle lodi di quefto Pontefice , tan- 
to piii che fottofopra foftenne Mi- 
chelangelo nelle più gravi , ed eflen- 
ziali periecuzioni , di cui eccone la 
ferie accennata dal Vafari (a) : „ In- 
„ nanzi che fofle il principio dell' 
„ anno 1551. la fetta Sangallefca 
„ aveva ordinato contro Michelan- 
„ gelo un trattato , che il Papa do- 
„ veffe far congregazione in s. Pie- 
5, tro , e regimare i fabbricieri , e 
„ tucti quella , che avevano la cura 
„ per moftrare con falle calunnie a 
„ Sua Santità , che Michelangelo 
„ aveva guafto quella fabbrica , per- 
„ che avendo egli murato la nic- 
„ cliia de' Re, dove fono le tre 

„ cap- 

Ca) Va[. T. 3 , e. 27 3 . Edì^ di Rqììk 



11 



55 



DEL DISEGNO. 55 

cappelle , e condottele colle tre 
finellre (opra , né fapendo quello, 
che fi voleva fare nella volta , 
,, con giudizio debole aveano dato 
„ ad intendere al Cardinal Salviati 
„ vecchio , ed a Marcello Cervino, 
„ che fu poi Papa , che s. Pietro 
„ rimaneva con poco lume . Lad- 
„ dove radunati tutti , il Papa dif- 
„ fé a Michelangelo , che i Depu- 
,, tati dicevano , che quella nicchia 
„ avrebbe refo poco lume . Gli ri- 
„ fpofe : Io vorrei fentir parlare 
„ quelli Deputati. Il Card. Mar- 
„ cello rifpofe : Siam noi . Michel- 
„ angelo gli difTe : Monfignore , fo- 
„ pra quelle fineftre nella volta , 
„ che s' ha a fare di travertini , ne 
„ va tre altre (a). Voi non ce 
„ T avete mai detto , difTe il Car- 
„ dinaie ; e Michelangelo foggiun- 
„ fé : Io non fono , nò manco vo- 
„ glio effere obbligato a dirlo né 
„ alla fignorìa voflra , né a nerTuno, 
C 4 „ quel 

W Qfiejìe tre hllijjjme volte fono flette firmai 
•WW coperte di jlucchi dorati, che tra p§co come 
gli altri tutti diventeranno una porcheria ; e fri* 
™* a forzji di [carpello vi hanno fubbiate alcune 
hllijftme , e proporlo natijfims formelle . 



5<5 DIALOGO I. 

„ quel eh 7 io debbo , o voglio fare. 
„ L' uffizio voftro è di far venire 
„ danari , e aver loro cura da 7 la- 
„ ari ; e de' difegni della fabbrica 
5 , ne avete a lafciare il carico a me. 
„ E voltoffi al Papa , e difTe : Pa- 
„ dre Santo , vedete quel eh' io gua- 
*, dagno ; che fé quefte fatiche , che 
5) io duro , non mi giovano all'ani- 
3, ma, io perdo il tempo e V ope- 
3, ra . Il Papa , che lo amava , gli 
3, meffe le mani fulle fpalle , e dif- 
„ fé : Voi guadagnate per T anima, 
33 e per il corpo , non dubitate . E 
3, per averfegli fiputi levare d' in- 
3, nanzi , gli crebbe il Papa amore 
3, infinitamente . Così cercò ripa- 
ro a quel torto , eh' egli medefimo 
poteva forfè effere imputato d' aver- 
eli fatto con levargli la fabbrica del 
Ponte s. Maria , benché ne faceffe 
la penitenza con fua fpefa , e ver- 
gogna , vedendo rovinare quel bel- 
liffimo ponte; e con dar retta alle 
calunnie di coloro , che diceano , 
eh' egli guadava la fabbrica di S. 
Pietro j e con far radunare quella 
congregazione , che meffe in gran 
cimento Michelangelo ; dal «juale fé 

ne- 



DEL DISEGNO. %J 

ne sbrigò più colla buona cofcienza, 
e con i aver fervi to , e Ter v ire la 
fabbrica a uffo , le quali cofe lo fe- 
cero parlare arditamente , più che 
col favore del Papa , il qual favo- 
re venne piuttofto in appreffo . Ora 
il folo penfare , che Michelangelo 
fu imputato d'aver guadato la fab- 
brica di S. Pietro , quando egli nell' 
architettarla con tanto giudizio , e 
sì profondo fapere , e con tante am- 
mirabili rifieflìoni , e provvedimen- 
ti , adornandola poi in guifa , che 
ha fup erato di gran lunga tutt' i 
Greci , e tolta la foeranza d' ugua- 
gharlo ad ogni moderno , e con aver 
fatto cofa più a divino miracolo 
raffomigliante , che a niuno umano 
artifizio ; il folo penfare a quefto , 
dico, fa venire in odio quefte Arti 
infelici , per effere troppo efpofte 
all' ignoranza , alla prefunzione , e 
alla malignità degli uomini . 
B. Quefle fon cofe, che fuccedono o- 
gni volta > che e' entrano le gare , 
e lo fpirito di partito ; né è cofa 
nuova, eiTendo avvertita fino da Vi- 
truvio ( a ) : In ambltlone certationis 
C 5 con» 

00 Vitr. ?r*f. f. z . 



58 DIALOGO U 

contrartorum , fuperatio objijlh eomm 
dignitatl , nec tamen efl admirandum, 
fi propter ignorantiam artis virtutes 
obfcurantur ; mefcolandovifì Tempre 
tuttavia , e avendovi gran parte 1* 
ignoranza . 

M. Ma quefto voftro difcorfo , e co- 
tefta voftra bella autorità concludo- 
no , che ho ragione io a lamentar- 
mi dell' ignoranza di coloro , che fo- 
no ricchi , potenti , e in porti ele- 
vati , e che per quefto non la co- 
Mofcono ; onde prcfumono di faper- 
ne più di qualunque eccellente ar- 
tefice, e di dirigere i loro lavori. 

B. Che volete voi , che io vi rifpon- 
da ? Qui su due piedi non so , che 
dirvi; ma un altro giorno voglio , 
che efaminiamo meglio quefta cofa; 
e per ora vi lafcio in pace . 

M. Efaminiamola pure , ma fpero Tem- 
pre di inoltrarvi , che ho ragione, 



DIA- 



DEL DISEGNO. $ p 

DIALOGO IL 

Bellori, e Maratta. 

B. Ty Imanemmo d' accordo , fé vi 
J^. ricorda , f ultima volta , che 
ci parlammo , che V ignoranza de' 
Signori , che fi credono intelligenti, 
è quella fpina , che trafigge i va- 
lentuomini profefTori delle tre belle 
Arti . Ora quanto più ci penfo ad 
animo pofato , tanto più mi pare di 
fcorgere molti rimedj non folo per 
guarire da quefte punture , ma da 
guardarfene in modo , che non ar- 
rivino alla pelle . 

M. Sì, fé quefta ignoranza fofTe fola, 
che allora quafi quafi vorrei mezzo 
concedetelo , benché con iftento , ed 
a titolo d' amicizia . Il guajo è , che 
fernpre per neceflità fi congiungono 
con 1' ignoranza altri moftri , che 
non folo paffano la pelle , ma pe- 
netrano col loro toffico fino alle mi- 
dolle . Quando dunque fentite no- 
minare T ignoranza , a^giucmetevi 
C 6 lem- 



ÓO DIALOGO ir. 

fempre la prefunzione , e molte voi* 
te la cattività originata da invidia, 
o da avarizia . Tutte quefìe petti 
apparvero in un' altra perfecuzione , 
eh' ebbe fotto Pio IV. lo Merlo Mi- 
chelangelo , il quale come più ec- 
cellente , e eh' ebbe maggiori impre- 
fe alle mani , fu anche dallo impe- 
tuofo vento , e ardente dell' invidia, 
e dell' aftio percoflb , il qual peftife- 
ro flato fu oltremodo ringagliardito 
dall'altrui defiderio del guadagno % 
che fperavafi di ritrarre da quelle 
imprefe . 

B. Voi efeite del proporrò argomento. 
Quando nelle cofe umane fi mefeo- 
ìa l' interefTe , e l' invidia , fé il ga- 
lantuomo prova de' difgufti , non è 
colpa di quell' affare , per entro al 
quale fi tramettono quefli due per- 
niciofi flimi moitri , ma di efìTi , che 
hanno prodotto , e produrranno fem- 
pre la maggior parte de* mali , che 
avvengono nel Mondo . Se altri 
muore per aver mangiato un uovo 
avvelenato, non fé ne incolpi Tuo" 
vo, ma la cicuta, o il folimato > 
o cofa fornicante , che v'era dentro* 

M. Io non so' tuttavia, come quefh 

vi- 



DEL DISEGNO. 6l 

vizj facciano più fpeflò lega con ìe 
noftre Arti , o almeno mi pare ; e 
fpecialmente con quella difgraziata 
dell' Architettura . Ma pofto che 
quefto fia un mio travedere , il fat- 
to fi è , e che non fi può negare , 
che molte volte pure vi fi meicola- 
no, ed allora gì' infelici Profeffori 
hanno di meftieri di Signori , e Prin- 
cipi intelligenti , che con la perizia, 
ed autorità loro li mettano al co- 
perto da quefti venti rabbiofiffimi , 
i quali fé fanno vacillare e piegare 
i Signori , abbattono , e ftramazza- 
no a terra gli artefici , quanto fi ila 
fingolari , e famofi , benché abbiano 
dato lunghe , ed ampie riprove del- 
la loro perizia , e fedeltà . E fé 
non vi foffe grave il fentir leggere 
un buono fquarcio della vita di effo 
Michelangelo , vi fpiegherei il tut- 
to molto meglio coli' efempio . 

B. Anzi ci avrò fommo piacere . 

M. Lo fcrittore è il folito Vafari , che 
dice così (a) : Era flato Michelange- 
lo anni 17. nella fabbrica di S« rie» 

CO Vaf. ìvìtom. 3, et co)-, 30-2, 



6z dialogo ir. 

tro , e più volte i Deputati Pavé vati 
voluto levar da quel governo , e non 
ejfendo riufclto loro , andavan penfan- 
do , ora con quefla Jìrane^a , e ora 
con quella op por f egli a ogni cofa y /te- 
che per ijìracco fé ne levajfe , ejfendo 
già tanto vecchio , che non poteva più» 
B. Era veramente avanzato affai coli' 
età , ma era vegeto , e di mente fre- 
fca, avendo in quel tempo appun- 
to fatto il difegno di Porta Pia , 
e ridotta la Chiefa della Madonna 
degli Angioli in quella forma, che 
ora fi vede (a) . 

M.Ma 



(a} Non fi vede più , perchè ultimamente fot* 
to preteflo d y abbellirla , quefla Chiefa è fiata mu- 
tata del tutto dal difegno del Bo narro ti , e col di- 
fegno d? un moderno debole pittore y fattofi ad un 
tratto Architetto , e in tal guifa di poverello , che 
era , divenuto ricco magno y il quale ultimamente 
mutò del tutto quella Chiefa , dal difegno del Ba- 
ttanoti , avendo mutata la porta principale } e le- 
vatine i fiìpe'bi conci di travertino , che /' adorna- 
vano , e fattavi una cappella in onore del B.Niccolò 
Albergati; t chi ufi quattro granfiti laterali^ che entra- 
vano in dentro y antichi ? e maejiofi al maggior fegnoj 
che il Bonarroti avea iaj ciati per farne cappelle , e do- 
ve fi potea fare ben'jfimo la fuddetta cappella : e ridot- 
ta la crociata , o quella che fi potea dire crociata , a 
corpo principale della Chiefa ; ejfendo rima fa uni- 
camente aperta la porticella laterale , che a petto a 
auella del Buttarmi , ù una vtra mefchi.iità , per 

en- 



DEL DISEGNO, 6$ 

M. Ma feguitiamo : Effendovi per fo» 
prajlante Cefare da Cajleldurante , che 
in quei giorni fi morì , Michelange* 
lo , perchè la fabbrica non patiffe , vi 
mandò , per fino che trovaffe uno a 
modo fuo , Luigi Gaeta troppo giova» 
ne , ma fuffi denti ffimo . I Deputati, 
una parte de quali molte volte ave- 
*van fatto opera di mettervi Nanni di 
Baccio Bigio , che gli ftimolava , e 
prometteva gran co fé , per potere tra- 
vagliare le co fé della Fabbrica a lor 

modo, 

entrare in Chic fa, collo feendere molti [cali ni, e 
per confeguen^a falirli , per ufeire di Chiefa ; dv- 
ve per lo contrario , per la porta del Bonarroti s 1 
entrava , ed ufeiva alla pari . Onde , quando fi fan- 
no le procejjioni ( il che fegue fpejfo ) da quejla 
Qbiefa a S. Maria Maggiore, dove intervenga il 
Papa, e il Sacro Collegio, e i due Cleri, Seco! a* 
re, e Regolare, bi fogna fare un ponte falla fedi* 
nata della detta particella ; e in faccia a queflo in-* 
grejfo , dove dovrebbe effere V Aitar maggiore , vi 
è un AltaruzXP > non pia grande di quello , che 
alz,i un Vefcovo , o un Signore , che abbia il pri- 
vilegio deir Altare portatile ; ;/ contrariò , che nel 
difegno del Bonarroti, rima. .èva in faccia alla por- 
ta la cappella di S. Bruno , tanto vafla , che vi 
potrebbe celebrare comodamente la Mejfa Solenne il 
Sommo Pontefice . Di più la Chiefa ideata dal 
Bonarroti , colle dette quattro cappelle , veniva a* 
aorna da otto grandifjime colonne di granito orien- 
tale , tutte e otto di maffello , le quali a due a due 
mettevano in rnezxp & arco , che avrebbe introdot- 
to in dette cappelle, le quali colonne, confidiate 

la 



04 dialogo ir. 

modo, mandavon via Luigi Gaeta', 
B. Ecco la vecchiaia di Michelange- 
lo, e lo zelo del bene di quella Ba- 
filica . Con quefle falfe feufe vo- 
lean fare alto, e baffo, maneggia- 
re T entrate , e il danaro a feconda 
de' loro fini , e de' loro intereffi j 
perciò egli ferirle a Giorgio Vafari 
in emetti termini , feufandofi feco , 
e col Duca Cofano de' Medici del 
non voler andare in Firenze , e la- 

fcfar 



la loro attetXA » e groJfezZA, credo, che fieno h 
maggiori , che abbia Roma. Di poi perchè il nuo- 
vo corpo di Chiefa , penfato dal moderno Architet- 
to , non rimanere privo deW ornato di dette colon- 
ne 3 egli vi ha fatto fare otto colonne di mattoni, 
avendo per altro , fatto lor dare il colore di gra- 
nito , e perchè avejfero un poco di lucentezx* ? co " 
'/,ie lo hanno quelle, che fono veramente di grani* 
to , ha fatto dar loro una vernice di fuo guflo ; 
tal che non fembrano , né di marmo , né di matto- 
ni , ma di legno, o di carta pefla ; ma uno fi chia- 
ri fee della verità col tatto, e con V appreffarvifi 
molto . Un coraggio così eccejftvo di mutare un 
penftero cotanto grande , e ingegno fo à? un Bonar- 
roti , con fare per incidenza cento altre mojbuo* 
fita , che troppo lungo farebbe il folo accennarle , 
era riferbato a quejlo fecolo , per un monumento 
perenne della depravazione , a cui in effo f eculo £ 
giunta r architettura , e l'ardire degli Architetti y 
e della poca perizia, che hanno quelli, che im- 
prendono , fotto la f corta di ejft , a far le grtrt, 
fabbriche , 



DEL DISECNOr 6% 

fciar la fabbrica di S. Pietro (a) : 
La prima cofa contenterei parecchi la* 
dri y e farei cagione della fua rovina, 
e forfè ancora del ferrarfi per fempre, 
Parlò il Vafari in quello luogo de 5 
tempi fuoi come fiori co , ma altro- 
ve parlò come profeta , quando difc 
f è : E da quefìa , e altro modo dì 
fare fi conobbe , che quella fabbrica 
era una bottega , e un traffico da gua* 
dagnare , il quale s* andava prò! un* 
gando con intensione di non finir!o , 
ma da chi fé /' avejfe prefa per in* 
cetta . 
M f Così è per V appunto . Sentite co- 
me fegue : „ Il che intefo da Mi* 
„ chelangelo , quafi sdegnato non 
„ voleva più capitare alla fabbrica^ 
„ dove e' cominciarono a dar no- 
„ me fuori , che non poteva più : 
3 , che bifognava dargli un foftituto: 
„ e eh' egli aveva detto , che non 
„ voleva impacciarli più di S. Pie- 
„ tra. Tornò tutto agli orecchi di 
„ Michelangelo , il quale mandò 
„ Daniello Ricciarelli di Volterra 

„ al 

CO Vaf, tom. 3. sart,2j$> 



66 DIALOGO II. 

„ al Vefcovo Ferratine» uno de' So- 
„ praftanti , che aveva detto al Car- 
„ dinaie di Carpi, che Michelan- 
„ gelo aveva detto a un fuo fervi- 
„ tore, che non voleva impacciarli 
„ più della fabbrica, che in tutto 
„ Daniello diffe, non efTer quefta 
„ la volontà di Michelangelo , do- 
„ lendofi il Ferratino, ch'egli non 
„ conferiva il concetto fuo, e che 
era bene , che dovefTe mettervi 
un foftittito , e volentieri avreb- 
be accettato Daniello , del quale 
pareva che fi contentante Michel- 
„ angelo . Ma egli non conferiva 



il fuo concetto, perchè non lo vo- 
lea fottoporre al giudizio di chi 
non lo avrebbe faputo giudicare . 
Lo fteffo cafo fegui al Brunellefco 
in Firenze , quando voleano , eh* 
egli moftraffe i difegni di quella cu* 
pola , ed egli venne fuori con l'in- 
venzione di fare ftar ritto un uovo 
fopra una tavola fpianata , e lifeia, 
che a neffuno baftò V animo , fé non 
dopo eh' ebbero villo , come egli lo 
avea fatto rimaner ritto , con per- 
cuoterlo leggermente su quella ta- 
vola . Ma tiriamo pur avanti a leg- 
gere. 



DEL DISEGNO. 6j 

gere . „ Fatto intendere a' Deputa- 
3, ti in nome di Michelangelo , che 
„ avevano un foftituto, prefentò il 
„ Ferrati no, non Daniello, ma in 
„ cambio ilio Nanni Bigio , che 
„ entrato dentro , ed accettato da* 
„ Soprafranti , non andò guari , che 
„ dato ordine di fare un ponte di 
„ legno dalla parte delle Ralle del 
„ Papa , fé mozzare alcune travi 
„ graffe d' abeto dicendo , che fi 
„ confumava nel tirar su la roba 
„ troppi canapi , eh' era meglio il 
„ condurla per quella via. 
B. Il volerne faper più d' un Archi- 
tetto vecchio a ottant' anni , e fare 
un tratto d'economia per la fabbri- 
ca , fcappato dalla vifta di un uo- 
mo tanto ad effa affezionato , fen- 
za ufar la creanza di farne ad elfo 
parola , dovea far nafeere fofpetto 
nelle menti de' Superiori, che lot- 
to vi covarle una fottil malizia ; o 
bifogna che Nanni , e i Deputati 
lo credettero rimbambito , come fu 
detto anche prima a Paolo IV. di 
Pirro Ligorio al riferir del Vafari: 
„ Era entrato a fervire Paolo IV. 
„ Pirro Liborio Architetto fopra 

la 



6% DIALOGO ir. 

„ la fabbrica di S. Pietro, e di 
„ nuovo travagliava Michelangelo, 
„ e andavano dicendo , eh' egli era 
„ rimbambito . 

M. S' accorfero prefto , eh' egli non era 
tale , dal romor grande , che fulla 
piazza di Campidoglio ne fece al 
Papa , il quale per non far tumuU 
to fi ritirò in Araceli , dove allora 
abitava . Sentite il Vafari (a) : „ Il 
„ che intefo Michelangelo , andò 
„ fubito dal Papa, e romoreggian- 
„ do, perchè era [òpra la piazza di 
5, Campidoglio , lo fé fubito anda- 
„ re in Camera , dove diffe : Egli 
„ è ftato meffo , Padre Santo , per 
„ mio foftituto da' Deputati uno , 
„ che io non so chi egli fia; però 
w fé conofeevano elfi , e la Santità 
„ Voftra, che io non fia più al ca^» 
„ fo , io me ne tornerò in Fioren* 
„ renza , dove goderò quel Gran 
„ Duca, che mi ha tanto defidera- 
„ to , e finirò la vita in cafa mia: 
„ pero vi chieggo buona licenza . 
3 , Il Papa n ebbe difpiacere , e con 

,, buo- 

CO Vi^tQm, 3. cwt. 302» 



B 



BIL DISEGNO. 6<? 

5>, buone parole confortandolo, gli 

5? ordinò , che doverle venire il gior- 

,, no li in Araceli , dove fatto ra* 

„ gunare i Deputati della fabbrica, 

„ volle intendere le cagioni di quel- 

„ lo , eh' era feguito ; dove fu ri- 

„ fpofto da loro , che la fabbrica 

„ rovinava , e vi fi faceva degli er- 

„ rori . Il che avendo inteiò il Pa- 

„ pa non edere il vero , comandò 

„ al Sig. Gabrio Scerpellone, che 

„ doverle andar a vedere in lidia 

„ fabbrica ; e che Nanni , che pro- 

„ poneva quefte cofe , gliele mo- 

„ ftrafìe ; il che fu efeguitq . E tro- 

„ vato il Sig. Gabrio eiìer ciò tut- 

„ ta malignità , e non eflcr vero , 

„ fu cacciato via con parole poco 

., onefte da quella fabbrica in pre- 

„ fenza di molti Signori , rimpro- 

l, verandogli , che per colpa fua ro- 

„ vino il ponte S. Maria , e che 

„ in Ancona volendo con pochi 

„ danari far gran cole, per nettare 

„ il porto, lo riempi più in un di, 

„ che non fece il mare in dieci 

„ anni . 

Vedete dunque , che nelle voftre 
Arti non vi fono quei tanti guaì , 

che 



70 DIALOGO II. 

che vi figurate ; perchè fé Michel- 
angelo ebbe delle contrarietà , ebbe 
quello, che hanno tutti gli uomini 
in tutt' i mondani affari. Ma poi 
anche n' efcì trionfante, e trovò , 
che il Papa gli fece giuftizia. 
M. Certo è, che Michelangelo aveva 
anzi di che lodarfi di Pio IV. per- 
chè la conclufione finì , e fìrinfe a 
fuo favore j ma fé fi efamina a paf- 
fo a paflò tutto il progreffo di que* 
fio fatto , troverremo molto da ridi- 
re. Primieramente i Deputati , & 
Soprantendenti alla fabbrica fecero 
a quel venerabile , ed onorato vec- 
chio molte ftranezze per cacciarlo 
indirettamente da queir impiego ; al 
che non so come mai il Papa non 
fi rifentiffe , anzi permetteffe , che 
fcacciaffero Luigi Gaeta; che fé non 
io volevano , e voleano piuttofto 
Daniello da Volterra , uomo pro- 
vetto , e profeffore eccellenti (Timo 
in Pittura , e Scultura , e del qua- 
le fi contentava anche Michelange- 
lo, non doveva il Ferratino contra 
le leggi dell' oneftà metter uno per 
un altro con tante bugie. Né fi 
capifce come il Papa {'copertele, e 

fco« 



DEL DISEGNO. 71 

fcoperto T inganno , e la frode di 
chi tradiva lui , e la fabbrica , fé la 
pattarle fenza venire a darne un e- 
ìemplar gaftigo . In fecondo luogo 
è da ftupire , eh' egli credeffe a ca- 
lunnie sì patenti , come farebbe , 
che la fabbrica rovinante , e che vi 
fi commettefTero depli errori , affi- 
ftendo al tutto un Bon arroti . 
B. I Principi , che non fanno , o non 
poffono diftinguere da per se il be- 
ne dal male , e il vero dal falfo in 
sì fatte cofe, fentendofi rapprefenta- 
re con efficacia da perfone autore- 
voli , e molte di numero , (concer- 
ti e rovine , non è gran fatto , che 
predino orecchie alle male voci . 
M. Certamente non è gran fatto , per- 
chè fegue tutto dì , ma per quefto 
appunto i poveri Profefiòri fi trova- 
no in quei guai , eh' io diceva a 
principio del noftro difeorfo . Per 
eiempio un bravo Architetto fa una 
fabbrica, e la tira su a dovere con 
tutte le regole dell' arte , e con una 
foda maeftria. A qualfivoglia pe- 
lo , che gì' ignoranti veggano in ef- 
fa fabbrica, fubito gridano per di- 
fperati , eh' effa rovina allora allora. 

Lo 



JZ DIALOGO II. 

Lo ftefTo farà avvenuto nella fab- 
brica della Chielà di S. Pietro , e 
perciò compatifco quel Papa in qual- 
che parte. Ma pare, che doveffe 
cadere in mente di chiccheffia , che 
una perfona autorevole non fa au- 
torità in ogni cofa . Un Teologo, 
o un Giureconfulto , prandiffimo 
quanto fi voglia , non farà flato , fé 
h tratti di fare un riparo contra 1' 
impeto d' un fiume , che danneggi 
le catepaone. Un eccellente Medi- 
co non farà autorità difcorrendofi di 
(limare una gioja . Se gravinomi 
Prelati diceano , che la fabbrica di 
S. Pietro era condotta di mala ma- 
niera , e con tanti sbagli , ficchè 
prefto farebbe rovinata, non so co- 
me il Papa s' inducefTe a preftar fe- 
de alle loro parole più che a un 
Bonarroti anche folo. 

B. Avranno parlato per bocca d' altri, 
ed avranno confultato i profeffori da 
loro dependenti . 

M. Primieramente , e qual profefTore 
era al Mondo da porfi a fronte di 
Michelangelo? E poi v'è gran dif- 
ferenza dal dire il fuo parere in 

pub- 



DEL DISEGNO. 73 

pubblico , al dirlo privatamente , ed 
in fegreto , fenza effere impegnato 
a moitrare il vifo , e foftenerlo . 
Dovevano i Deputati far co/nparire 
in campo coloro , che criticavano 
la fabbrica , a dire il perchè in fac- 
cia al Bonarroti , ed a' Cardinali , ed 
a tutta la Congregazione . In fine 
vedete , che il giudizio fra Michel- 
angelo , ed i fuoi avverfarj lo fece 
quel Gabrio Scerbellone , che Dia 
sa chi era, e fu forte, che 1* -/zec- 
carle giurìa. Vi prego astue a 
confiderare , quanto farà paruto du- 
ro a Michelangelo 1' eifer giudicato 
da chi non era della profeiìione , e 
il dover venire al confronto con 
Nanni Bigio , eh' era un archi- 
tettuccio , e di pili fcreditato dal- 
la rovina di Ponte Rotto , e dai 
riempimento del porto d' Ancona . 
. Gran forte , o per di meglio gran 
favore dovette incontrare quel Nan- 
ni , il quale meritava d' effere gra- 
vemente punito , ed in quel cambio 
fi vide merlo ad un paragone si no- 
bile, e (tette fui punto di fcavalca- 
re Michelangelo ! Bifogna , che col- 
D le 



74 DIALOGO II. 

le belle parole (a) , con T accortez- 
za , e con i grandi offequj , o in 
qualche altra occulta maniera fi fof- 
fe tanto cattivato gli animi di quei 
Deputati , che avelie dato loro ad 
intendere lucciole per lanterne , e 
che egli era il maggior uomo del 
Mondo , e faputo in guila ricopri- 
re gli fpropofiti della rovina del 
Ponte S. Maria, e dell'aver ripie- 
no il Porto d' Ancona , che gli a- 
velfe faputi (b) rivoltare in merito 
tale da efTer fatto Architetto di S. 
Pietro ad efclufione d' un Michelan- 
gelo , che è pur qualcofa ; ed io 
per quella parte quafi direi , che lo 
(limo : e vesoo verificato ciò che 
fcrifle Vitruvio , benché in alquan- 
to 

(a") Sarà flato Nanni tutto il rovescio di Gio- 
vanni Viani Pittor Bologne fé , di cui lo Zannotti 
f'crive a cart. 353.de! Tom.i. F» uomo, che vìffe 
con .tale umiliazione , e sì poco di fé pregi at ore , e 
di gloria curante , oltra quella che fenza artifìcio 
alcuno gli venia , fuorché dell' operar con iftudio , 
e con fapere , che fi lafciò da molti avanzare nel- 
la faìna , e nel rumor delle laudi , i quali fenz* 
V aiuto deW artificio fé parole, e de" modi, con cui 
talora quella gloria s' acquifla , che non fi menta , 
interamente a lui -molto far eb ho no rimafi addietro. 

0>~) Qyeflo Jleffo può feguire anche a* dì nofiri 
ne' mede/imi termini . 



DEL DISEGNO." 7J 

to diverfo fenfo (a) : Non efficitur , 
ut poffìnt korn'nes ob [curati s [ab pe- 
BoYtbus ingeni is fcientias arùfic'orum 
penitus ìatentes , quernadmodum fint 
judicare . Ipjì antera jfvtifices etiam- 
fi polliceantur ftiam prudentiam , fi 
non pecunia fint copiofi , feu vetttfta* 
te offieinarum habuerint notitiam , aut 
tiiam gratta , & forenfi eloquenza non 
fuerint periti ,pro tndujìrtà ftudiorum 
auSoritates non pojfunt habere , ut eis y 
quod profitentur fcire , id credatur . 

IM. Perdonatemi, che quefto parlo di 
Vitr Livio fa a propofito per l'appun- 
to di quello , che io intendo di dire, 

B. Voi volevate moftrare con l' iftoria 
raccontata dal Vafari , che le ciarle, 
e la forza d* un bel difcorfo in ap« 
parenza , ed il favore , che godea 
Nanni predò i Deputati , bilancia- 
rono il fapere immenfo , e la pro- 
fonda faenza , ed il gran credito, ed 
il lungo fer vizio di quel grand' uo- 
mo di Michelangelo'. Vitruvio poi 
ci avverte , che non ferve ad un ar- 
tefice T effere eccellentiffimo , e nel- 
D z la 

(C) Vrsf, Uh. 3 . 



76 DIALOGO IT. 

la fua profefTìcne quanto fi. vucfc 
perfetto , efìendo tali cofe occulte , 
ed interne , ma ci vuole anche ma 
bella loquela • il favore , che vi for- 
ti avanti , 1' autorità ci qualche vec- 
chio maefìro, ed effere inoltre rie* 
chi , perchè altri vi accolga grazio- 
famente , e v'impieghi, efìendo più 
facile ad un ricco il regalare , che a 
un povero . 
M. Io intendea di provare con 1' ad- 
dotto racconto del Vafarì quello , 
che io dìfli fin dal principio , che 
le Arti del Difegno fon condannate 
Tempre a quefta maledizione d' effe- 
re foggette a perfone inefperte , ma 
che giudicano di effe , e de' Profef- 
fori come fé foffero cime d'uomini 
in quelle profeflioni ; ed il racconto 
del Va fari lo prova miracolofamen- 
te, e di più dimoftra gl'incomodi, 
e le noje , che da ciò derivano . 
Lo ftefTo fi raccoglie dalle parole 
di Vitruvio, che voi eruditamente 
allegale ; il quale aggiugne , che 
per quefto appunto non ferve 1' ef- 
fere un valentuomo nell' arte, ma 
che ci vogliono tutti quegli altri ap- 
poggi efterni , che non hanno che 

fa- 



DEL DISEGNO. JJ 

fare cofa del Mondo con l' arte me- 
defima , e che a' valentuomini rie- 
fcono eftremamente gravi , nojofi , 
ed indecenti . 
B. Alle parole di Vitruvio fi adatta 
piuttofto quello , che fuccedè al Bru- 
nellefco , il quale , benché aveffe un 
grandiffimo fondamento di geome- 
tria, aveffe fatti tutti quegli frudj 
di meccanica , che umanamente fi 
potevano in quei tempi fare , forfè 
un eccellente Difegnatore , e Scul- 
tore, ed aveife quefto mirabile appa- 
rato rivolto tutto per anni, ed anni 
all' idea di fabbricare la cupola di 
S. Maria del Fiore ; tuttavia non 
folo non potè perfuadere i Confoli, 
che dovean preledere a quella fab- 
brica, d' effer egli l'unico al Mon- 
do , che forfè capace di queir impre- 
fa , come veramente era , ma né 
pure d' avere il cervello fano , e la 
ragione al fuo luogo , poiché fu pub- 
blicamente prefo per pazzo , e fat- 
to portar via dall' udienza a forza 
da' Donzelli , quantunque forte un 
cittadino nobili/lìmo, come narra il 
Valari (a). 

D 3 M.E 

ÙO Va/, tcm.i. Vi*.* del Brunelle/co,^ 



7$ dialogo ir. 

M. E dopo di lui il Malvalla ( a ) 
correda quefto fatto con altri, ben- 
che diveifi y efempj . Sentitelo , che 
ve lo voglio leggere ; Jt/tche il po- 
vero Baldaffarre da Siena fu poi co- 
no/cìnto , e filmato , fé ben dopo mor- 
te: anche il Colombo fu creduto fcem- 
pio , quando alla prima promife di 
volerci f copri re un nuovo Mondo : e 
il Brunellefco , quando propofe a Fio* 
rentini di far doppia la cupola di 
S. Maria del Fiore , dopo lunghe 
ragioni ne fu cacciato come pa^X • 
Vedete dunque F infelicità dell'Arti 
noftre anche in quefto efempio , di 
cui non fi troverrà il più calzante. 
Un uomo di nafcita pari a chi fi 
fia della fua patria , il più dotto che 
foife al Mondo in genere d' Archi- 
tettura , anzi il reftauratore della 
medefima , dopo aver confumata la 
fua vita , e parte de' fuoi averi in 
iftudj per fare quella fabbrica y fi 
vide mettere in truppa con non me- 
no di trecento Architetti , che per 
la maggior parte non fapeano, do- 
ve 

(a) Malva/, tonhi. » e art. 377. 



DEL DISEGNO. jq 

ve aveano la teda , e diceano 
fpropofiti da befKej e fottoporre al 
giudicio di quattro , o fei perfone, 
che non s' intendeano d' altro che 
del filare, e teffere la lana. Laon- 
de io non mi ftupifeo , eh' egli paf- 
faffe preffo loro per matto , ma mi 
ftupifeo , come finalmente s inducef- 
fero a dare a lui queir imprefa . 
Sebbene offervate , che anche nel 
dargliela , gli fecero un beli' onore, 
dandogli infieme , come per tutore, 
Lorenzo Ghiberti eccellente in ve- 
ro bronzifta , ma nel fatto dell' Ar- 
chitettura innocente come 1' acqua * 
B. Un intrigo fimile accadde a' tem- 
pi di Teodofio il giovane tra un 
certo Ciriade , ed AiuTenzio per con- 
to della fabbrica d' una bafilica , e 
d' un ponte , come racconta Simma- 
co (a) , alle mani di cui venne que- 
fto imbroglio , che non gli ballan- 
do r animo di fviluppare , fatto- 
ne proceffo , lo inviò all' Imperado- 
re , acciocché : concertantlum {emula* 
tione comprejfa , <& integritati [imu 
D 4 ptuv.m y 

CO Simmac, /.io, ^,45* e 4*. 



So • DIALOGO I. 

ptuum, & firmi tati operi s confai atur . 
Da che fi raccoglie , quanto in sì 
fatte cofe fi a malagevole il rinveni- 
re^ la verità, e quanto facilmente 
s' ingannino quegli appunto , che cre- 
dono di non ingannarfì , fé quel 
grand' uomo di Simmaco , ed inten- 
dente di quefta materia , dopo una 
diligente difamina fatta per procef- 
fo, ed efTere fiato fulla faccia del 
luogo, non feppe giudicarne. 

M. Ma fiate , di grazia ; che mi fov- 
viene un fatto anche più ftrepitofo, 
e eh' ebbe più ftrana riufeita . Voi 
iaprete chi era Fra Giocondo Ve- 
ronefe . 

B. Egli era un Domenicano dottifii- 
jno , e di gran letteratura sì Greca, 
che Latina, e profondo nelle Ma- 
tematiche , e nelle feienze più fi> 
blimi , tal che il gran Budeo , e lo 
Scaligero padre il chiamano loro 
maefiro , ed era un ecceilentiflìmo 
Architetto teorico , e pratico , e per 
tale (limato in tutta Europa , aven- 
do per ogni dove innalzate moli d' 
im mortai fama . 

M. Così è: ora un così fatt' uomo fu 
melTo a competenza con un viliflì- 

mo 



DEL DISEGNO. 8l 

mo artefice nella fabbrica del Mer- 
cato di Venezia , il quale effendo 
bruciato , per riedificarlo ne fu fat- 
to fare il difeono a Fra Giocondo, 
che lo fece in quella maraviglila 
guifa , che deferi ve minutamente il 
Vafari (a) , ed era tale , corn egli 
poi foggiugne , che quel fuperblffimo 
edifizjo doveva avere tanti comodi , e 
bellette , e ornamenti particolari , che 
chi vede oggi II beìlijfimo dlfegno ec. 
afferma, che non fi pub Immaginare, 
né rapprefentare da qualfivoglla pia 
felice Ingegno , o eccellenti jfimo artefi- 
ce alcuna cofa né più bella , né più 
magnifica , né plh ordinata di qv.efla. 

B. Io lo credo agevolmente , perchè 
dal miracolofo talento di Fra Gio- 
condo , e dal fuo gran fapere non 
fi potea fperar di meno. 

M. E bene, tuttavia non ebbe efecu- 
zione . 

B. E perchè? 

M. Sentiamolo dal medefimo Vafari (b): 

„ Due furono le cagioni 5 V una il 

„ trovarli la Repubblica per le gra- 

D 5 „ vif. 

W Vaf. tom. 2. e. 350. 
CO Vaf % tom. 2. car, 35(3. 



Sz D I A L O C O II. 

„ viflime fpefe ec. efaufta di dana» 
„ ri : e F altra perchè un gentiluo- 
„ mo fi dice da Ca. Valereiò , gran- 
„ de in quel tempo, e di molta 
„ autorità , forfè per qualche inte- 
„ reffe particolare , tolfe a favorire, 
„ come uomo in quello di poco 
„ giudizio , un Maeftro Zanfragni- 
„ no, che fecondo mi vien detto 
„ vive ancora , il quale F aveva in 
„ fue particolari fabbriche fervito y 
„ il quale Zanfragnino ( degno , e 
conveniente nome del? eccellenza del 
maeftro ) fece il difegno di quella 
? , marmaglia , che fu poi meflò in 
„ opera , e la quale oggi fi vede j 
„ della quale fblta elezione molti, 
5) che ancora vivono , e beniflimo 
„ fé ne ricordano , ancora fi dolgo - 
„ no fenza fine. Fra Giocondo , 
„ veduto quanto più poffono mol- 
,, te volte appretto a' Signori , e 
„ grand' uomini i favori , che i me- 
„ riti , ebbe , del veder preporre co- 
„ sì fgangherato difegno al fuo bel- 
„ lifTimo , tanto fdegno > che fi par- 
„ ti di Venezia , né mai più vol- 
M le, ancorché molto ne foife pre* 



gato j ritornare 



B.Per 



DEL DISEGNO. 8-} 

B. Pei' altro il Vafari aflegna due ca- 
gioni dell' effere fiato rigettato il di- 
segno di' Fr. Giocondo , e la prima 
è T effere dì quel tempo la Repub- 
blica di Venezia efaufta di dana- 
ro ; la qual cagione effendo tanto 
potente , ed afTorbendo tutte le altre 
cagioni , perchè da se fola fenza più 
era non folo giufta , ma neceiTaria 
per rigettarlo , non dovea Fra Gio- 
condo por mente all' altra cagione , 
né fdegnarfene , ma averla per fo- 
prappiu , e come fé non folle . 

M. Io per me credo , che anzi al con- 
trario 1' effere la Repubblica fcarfa 
di danaro fofle un motivo mendica- 
to ; ed il vero , e real fofle 1' aver 
voluto dare in tutt' i modi queir 
impreia a Zanfragnino; perchè ho 
©flervato, che l'economia falta fuo- 
ri , quando fi dee rimunerare , o 
dare la fua mercede a' valentuomi- 
ni ; ma quando fi tratta di buttar 
via in lavori mal fatti , o in paga- 
re artefici dozzinali , fi allarga la 
borfa di mala maniera . Al Brunel- 
lefco appena vollero i Con ioli dell' 
Arte pagare cinquanta feudi il di- 
vin fuo modello della cupola , e ad 
D 6 uno, 



84 DIALOGO IT. 

uno , eh' era tutt' altro fuori che Ar- 
chitetto , la pagarono trecento feu- 
di . I Soprantendenti della fabbrica 
di S. Pietro (a) , avendo fpefo 25. 
feudi nel modello della Chiefa fat- 
to dal Bonarroti, non ebbero diffi- 
coltà di fpenderne più di quattro- 
mila in quello del Sangallo; tanto 
è vero ciò, che dice il Vafari (£), 
che in sì fatte cofe quelli , che non 
intendono , per lo più meno fono li- 
bei'ali , dove più dovrebbono . E nel 
cafo , di cui fi parlava , con tutta 
la povertà dell' erario fi trovarono 
pure i quattrini per fare la fabbrica 
dello Zanfragnino . Né mi fi dica , 
che il modello di Fra Giocondo fa- 
rà ftato d' un' importanza molto più 
eforbitante, poiché badava ordinare 
al Frate , che il rifaceffe più mode- 
rato . Ma fé ho da dir la mia , chi 
potefle fare i conti per lo minuto , 
troverebbe , che la fabbrica dello 
Zanfragnino , o cofìò più di quello, 
che farebbe coftata la fabbrica di 
Fra Giocondo , o pure non meno . 

B. Può 

Ca") Vaf. tom. 3. c.162. 
(b) Vaf. tom. 2. f.445, 



DEL DISEGNO, S$ 

B. Può anch' effere , perchè mi fon 
trovato io medefìmo nel cafo di ve- 
dere rigettare un bel difepno , al 
quale non fi trovava alcuna eccezio- 
ne , fol per paura dell' eccepiva fpe- 
fa , che gli altri Architetti afferiva- 
no ricercarfi per metterlo in efecu- 
zione , dove il loro , fecondo che 
facean vedere , fi farebbe efeguito 
con la metà meno . Abbracciato poi 
con quefto motivo il loro disgrazia- 
to difegno , e meffo in opera , fi tro- 
vò efier montato a pi il del 'doppio 
di quello , eh' effi fteflì aveano 
detto dovere importare quel bello , 
e regolare^ e dieci volte più di quel- 
lo, che aderivano dovere importare 
il loro . Ma quefto fegue , perchè 
non fi punifeono , come farebbe di 
dovere . 

M. Così richiederebbe la giuftizia , ma 
da qual legge , o da qua! codice vor- 
rete ricavare la multa degli Archi- 
tetti , che per far imbarcare in una 
gran fabbrica i Signori poco inten- 
denti, gli allettano con far loro ve- 
dere , che la fpefa farà tenue , e 
fempre due terzi meno della vera , 
e talora anche tre quarti? Perchè 

han- 



$6 DIALOGO IT. 

hanno fempre in pronto la fcufa d* 
efferfi ingannati > e fé non altro per 
imbrogliare la faccenda fanno tutto- 
ra qualche mutazione , alla quale 
danno poi la colpa del ricrefcimen- 
to della fpefa . 
B. Io vorrei ricavare la multa da <m 
tetto , che in quella materia mi fa, 
e dovrebbe fare a tutti tanta auto- 
rità , quanto fé forfè di Giuftiniano, 
Egli fi legge fpiccicato in Vitruvio, 
cavato da una Legge Efefina , nel 
proemio del libro decimo con que- 
fte parole : „ In Efefo nobile , ed 
„ ampia città de' Greci , fi dice y 
„ eiTere Irata una vecchia legge fat- 
„ ta da' fuoi antenati con dura con- 
„ dizione , ma con ragione non mi- 
„ ca ingiuria , ed è che l'Architet- 
„ to , quando prende la fopranten- 
„ denza d' una fabbrica pubblica , 
„ aflicuri quanto farà per importa- 
„ re la fpefa. Confegnata la fti- 
,, ma rimandano i fuoi beni obbli- 
„ gati al pubblico Magiftrato fin 
„ che l'opera fia fornita. Fornita 
„ eh' effa , fé la fpefa corri fponde a 
„ quel che egli avea detto , vien 
„ decorato con iftabilimenti , e con 

„ ono* 



DEL DISEGNO. Ej 

„ onori. E parimente, quando la 
„ fpefa non eccede nell' opera la 
„ quarta parte , fi aggiugne alla 
,j prima (Urna , e fi fupplifce con 

»„ quello del pubblico > ed egli non 
„ è condannato in nulla . Ma quan- 
M do nella fabbrica la fpefa eccede 
3) la quarta parte y per terminarla 
„ fi prende il danaro da' fuoi beni. 

M. La legge mi par bella, e buona, 
e Dio voi effe , eh' efTa foffe in ufo. 

B. Così appunto riflette Vi travio , di- 
cendo : „ Dio volerle , che quefta 
„ legge foffe Rata data anche al Po- 
„ polo Romano , non folo per gli 
„ edifizj pubblici, ma anche per gli 
„ privati , poiché gì' ignoranti non 
„ ci afTaffinerebbero così impune- 
„ mente . E feguita dipoi con mol- 
te altre beile , ed utili rifleffioni , su 
le quali Daniel Barbaro , dalla cui 
traduzione ho tratto fuori quelli paf- 
fi, nelle note non lafcia di aggiu- 
gnere le fue lodi per un sì fatto prov- 
vedimento, chiamandolo mirabile , 
e defidera bile , cb* egli foffe ojfervato 
fempre , e fi offervaffe tuttavìa , per- 
che f apre b ber o per tal gulfa gli uà» 
~v.m , che fabbricar voleffero , di che 



88 DIALOGO ir. 

morte aveffero a morire , o non fi la- 
verebbero imbarcare , emendo la fpefa 
maggiore delle forze loro , o a tempo 
provvede rebbero al bi fogno . 
M. Ma con tutti quelli favillimi av- 
vertimenti , e con tutto il rimane- 
re giornalmente fcottati , imprendo- 
no tuttora i gran Signori fabbriche 
d immenfa fpefa fenza intenderfene, 
e con fldarfi ed appoggiarti a perfo- 
ne ignoranti dell' arte, folo perchè 
hanno più ciarle , o più riggiro , 
o perchè totalmente fecondano le 
loro fconce fantafie , e per tal mo- 
do eli uomini eccellenti , modelli , 
ed onorati lansuifcono oziofi in un 
cantone . Così fecero 1 Fiorentini, 
i quali non tirarono innanzi neffu- 
no de' varj difegni della Chiefa lo- 
ro nazionale , che avea fatti Mi- 
chelangiolo, uno de' quali fuperava 
la bellezza di tutt' i Templi de' 
Greci , e de' Romani , e ciò per 
mancanza di danaro : buttarono ben- 
sì via un' immenfa fomma nel fa- 
re la prefente Chiefa , per cui bifo- 
rme) gettare i fondamenti nel Teve» 
re , onde il V alari non potè far di 

meno 



DEL DISEGNO, 8<? 

meno di non dire , che (a) : Fu gran 
d'i forame , e poco giudizio quello di 
chi allora era capo in Roma di quel» 
la nazione , perchè non dovevano mai 
permettere , che gli ^Architetti fond af- 
ferò una Cb'efa sì grande in un fiu- 
me tanto terribile per acquiflar venti 
braccia di lungheria > e gittare in un 
fondamento tante miglia} a di feudi , 
per aver a combattere con quel fiume 
in eterno, 
B. Io di due cofe mi maraviglio : 1* 
una che quefti gran Perfonaggi non 
riflettano mai al grande , e lungo 
ftudio , ed alla gran fatica , che bi- 
fogna per acquiftare quelle arti , del 
quale ftudio , e della qual fatica fi 
trovano , fé punto punto vi rifletto- 
no , effer affatto digiuni . L' altra , 
che fen tendo continuamente il biafi. 
mo eterno , che fi dà tanto in vo- 
ce , che in ifcritto a' Signori che 
hanno fatto fare opere eli pittura , 
o di fcultura , ovvero d' architettu- 
ra malamente (b) , non confiderino, 

che 



(S) Vaf. Tom. i. a e art. 437. 
00 Un bravo Profeflbre preffo al Zannotri 
Voi. z. a e. 282. dell* Accademia Clementina : Da* 

va 



$0 DIALOGO IT. 

che T ifteffa mala voce farà data lo- 
ro perpetuamente da tutt' i poderi. 
M. No fignore * anzi par loro di far 
cofe belliflime > e che li debbano 
rendere immortali per tutt' i fecoli; 
e la ragione è , perchè la maggior 
parte di elfi è come Sifto IV. ; del 
quale dice il Vafari ( a ) , che non 
molto s intendeva di Jìmìlì cofe , an- 
corché fé ne di letta jfe affai . Quelli 
poi , quando fé ne dilettano , cre- 
dono cT intendetene , il che è un 
folenne equivoco , correndoci troppo 
dall' intendere al dilettacene . Che 
fé col diletto avefTero congiunta la 
cognizione e 1 intelligenza , o alme- 
no la docilità , o il lume nel cono- 
fcer fé fteflì , feguiterebbero quell* 
aureo precetto , che dà lo fteffo Va- 
fari in quefte parole (£).• Nel vero 

chi 



va la colpa a* Signori , che avendo danari da far 
tali fpefe , più fi fidano di muratore perito ( O 
d' un cattivo Architetto che è peggio ) che d'uo- 
mo, che fappia profondamente fare un ottimo di- 
fegno con bella eleganza , ed armonia « e queir or- 
dine, e diflribuzjone 5 e decoro dare alle cofe 3 di 
cui elle ab^i fognano . 

(a - ) Vaf. Tom. i. a car. 438. 

Cb) Vaf Tom* 1, c t 105. 



DEL DISEGNO. pi 

chi mette mano a fabbricare , e a 
far cofe d* importanza , non da chi 
fa poco , ma da migliori dovrebbe 
fempre pigliar configlio , per non aver 
dopo il fatto con danno , e vergogna 
a pentirft d' efferfì , dove pili bi fogna* 
va, mal configliato . 
B. Io per me credo , che chi non s' 
intende delle tre belle arti del di- 
fegno farebbe meglio , che né an- 
che fé ne dilettale , poiché non fi 
promoverebbero tanti artefici goffi , 
e non fi vedrebbero fcappar fuori 
tante opere mortruofe , delle quali 
fi può dire cól medefimo Vafari (a): 
Iddio fcampi ogni paefe da venir tal 
penjìero , ed ordine di lavori 9 che 
per effere eglino talmente difformi aU 
la bellezza delle fabbriche noflre , weu 
titano , che non fé ne favelli più . Ed 
in oltre i Signori col mancare di co- 
gnizione, e voler pure imprendere 
a fare opere grandi , hanno rovina- 
te quefte Arti ; perchè gli artefici 
tirano a compiacere il loro cattiva 
guflo j ed abbandonati gli eccellenti 

ino- 

CO Safari tom. i. car, 25, 



£>2 DIALOGO IL 

modelli , e gli efempj perfetti de' 
grand' uomini , e le loro opere non 
coniìderando con buon giudizio (co- 
me dice lo fteffo Autore ) e non h 
imitando , hanno a tempi notivi certi 
%A\'cb 'tetti plebei , profuntuofi 9 e fen%a 
di fogno , fatto quafi a cafo , fen^a [er- 
•var decoro , arte , o ordine nejfuno , 
prodotte tutte le co Ce loro mojìruofe , 
e peggio , che le Tede/che y che voi* 
gar mente fi chiamano G ottiche . 
M. Or penfate quello , che direbbe , 
fé vedeffe alcune fabbriche odierne, 
che non fono nò Gottiche , o Te- 
defche , nò Italiane , o regolate , e 
tuttavia fono fpacciate per imitazio- 
ni del Borromino , da cui fono lon- 
tane quanto il Cielo dalla Terra , 
e pure così fatte piacciono alla mol- 
titudine . Si potrebbe bene in que- 
fto cafo dire ciò , che lo fleilb ifto- 
rico diffe di quella ftrana e ridico* 
la invenzione di far efcir di bocca 
le parole alle figure dipinte , che 
tuttavia incontrò T approvazione di 
quel Bruno , pittore renduto immor- 
tale non da' fuoi pennelli , ma dal- 
le lue buffonerie , e dalla penna del 

Boc- 



DEL DISEGNO. p% 

Boccaccio (a) : La qual cofa ( dice 
il Vafari medefimo ) come piacque 
a Bruno , e agli altri uomini feioc* 
chi di quei tempi , così piace anco* 
ra oggi a certi goffi , che in ciò 
fono fewiti da artefici plebei , come 
effi fono . 

B. Almeno qui fi trattava d' un qua- 
dro che oltra T avere vita affai più 
corta d' una fabbrica , fi può t dire 
cofa privata , e non pubblica , co- 
me fono gli edifizj , i quali quan- 
tunque fieno abitazione e? un parti - 
colar cittadino , tuttavia fono efpo- 
fti alla vifta di tutti , e fanno par- 
te della città . In oltre in tuia pit- 
tura fi pofìòno gettar via poche cen- 
tinaja di feudi , e talora anche po- 
che dozzine , dove in una fabbri- 
ca fi fotterrano alle volte centinaja 
di migliaja . Per il che affai più la- 
crimevole cofa è il vedere un tal 
difordine ne' muramenti , che nel- 
le ftatue , e nelle pitture . 

M. Veramente un uomo intelligente , 
e di buon gufto , nel rimirare mo- 
li 

CO Vaf. toni, i. car. itfo. 



p4 DIALOGO IT. 

li per la loro vaftità magnifiche , 
ed eterne , e pel cattivo modo d'ar- 
chitettarle deplorabili , fente una pe- 
na , ed uno sfinimento indicibile , fa- 
cendo dentro di se quella fletta ri- 
fieffione , che fi trova fatta già dal 
tante volte citato Vaiari in quelle 
parole (a) : Cotale di [ordine , il qua- 
le procedeva dal poco difegno , era 
non folo in Tofcana , ma per tutta 
Italia , deve molte fabbriche , ed al» 
tre cofe , che fi lavoravano fenxa mo- 
do , e fen^a difegno , fanno conefeere 
non meno la povertà degf ingegni lo- 
ro , che le fmi furate ricchezze , male 
fpefe dagli uomini . Ed anche in 
un altro luogo ripete lo fletto con 
altre parole , facendo vedere , quan- 
to fitta gli fotte nel cuore quella 
fpina , e quanta pena gli dette , co- 
me veramente dà agli uomini inten- 
denti . Dice per tanto parlando del- 
l' Architettura reftaurata , anzi ri- 
meffa in vita dal Brunellefco ( b ): 
Gli uomini di quel tempo in mala 
parte molti te fori avevano fpeft , fa* 

cen- 

00 Vaf. tom. i. car. 49. 
00 Vaf tom. !./><*£. 30$. 



DEL DISEGNO. p$ 

cencio fabbriche fen? ordine , con mal 
modo , con trlfto difegno , con ftranif- 
[ime invenzioni , con di sgraziati filma 
grafia , e con peggiore ornamento . E 
pure né meno di quefto mi dolgo , 
perchè effendo ciò un efrerminio , 
che riguarda il pubblico , e F uni- 
verfale , non tocca a 5 particolari a 
deplorarlo . Io mi lagnava di quel- 
la miferia , che cade addotto a noi 
altri poveri , e difgraziati proiettori 
di quefte Arti infelici , d' ettere fot- 
to la cenfura di chi non ha di ef- 
fe la necettaria intelligenza , e tut- 
ta*aa vuole , e dee giudicarne , per- 
chè in mano loro è E autorità , ed 
il danaro , che dà moto a quefte 
profeffioni , e vita , e guadagno agli 
artefici . Il che quando addiviene , 
mi pare un infortunio peggiore , che 
quando V Arti per la barbarie de' 
tempi fi riducono goffe , e mefchine, 
perchè allora almanco fi compatifce 
i Signori, ed i profeffori, e s'incol- 
pa folamente la ftagione , che non 
fapea , né potea per confeguenza 
far meglio; e fé fa male, almeno 
non ifcarta il buono , e fé trafce- 
glie artefici cattivi, non difprezza , 

o la- 



$6 DIALOGO I. 

o lafcia da parte gli eccellenti , per- 
che non vi fono ; e non vi eifendo, 
non hanno il rammarico di veder 
pofpofti fé , ed i fuoi vaghi , e re- 
golati penferi agli artefici ignoran- 
ti , ed alle loro moftruofe invenzioni. 
B. Il Vafari ( a ) fapea quello , che 
dicea , poiché fi era trovato nel 
cafo più volte , come quando aven- 
do fatto il difegno della ricchi/lima 
cappella di S. Lorenzo, dove fono 
i iepolcri de' Granduchi , ed avendo- 
dolo fatto da queif ingegnofo, e bra- 
vo architetto , eh' egli era , fu get- 
tato in un canto , tal che ora è per- 
duto , e fattone fare un altro da chi 
non avea gran malizia in quefl' ar- 
te, laonde ne riufeì una cappella 
preziofa per -la materia , ma infeli- 
ce pel difegno , fembrando un abi- 
to da Zanni . Ed i Padri Gefuiti , 
favj per altro , e ponderati in ogni 
loro operazione , avendo fatto fare 
due difegni al Domenichino della 
chiefa di S. Ignazio , non vollero fe- 
guitare né T uno , né f altro (i) , 

ma 

Ca) Vaf. a car. io io. 

Cb) Belhr.Vit.Ptt. a car. 350, 



DEL DISEGNO. pj 

ma fecero un mifto d' amendue , di- 
verto dal penfiero dell' Architetto , 
con che fi venne a perdere in Ro- 
ma l'architettura d' un tempio , che 
farebbe ftato lo ftupore de' fecoli fu- 
turi : e ne rimafe altamente difgu- 
ftato, ed afflitto il buon Dom°ni- 
chino , che non volle dare il dife- 
gno , che avea fatto della facciata . 
Né poco anco perdemmo , quando 
fu fubbiata tutta la maravigliala 
volta di detta chiefa , e pareggiata 
per farla dipingere debolmente daL 
P. Pozzo Geluita , egregio pittore 
d' architetture , ma infelice nel di- 
pigner figure , come fon quelle co- 
lorite in quella volta , che fanno 
doler gli occhi a chi vi fi fi {fa , do- 
ve prima fi riguardavano quegli in- 
gegnofimmi ìpartimenti con piacere 
indicibile, de' quali né pure è ri- 
maio il difesno . E fé il Domeni- 
chino in ' ciò fofTe eccellentiflimo , 
fi vede dalla foffitta di S. Maria in 
Traftevere, che è fpartita in guifa, 
che confiderandola con rifleffiorie non 
li capifce , come l' ingegno poffa ar- 
rivare a tanto. Furono più giudi- 
ziosi i Gefuiti nel fare V aitar del* 
E la 



£>8 DIALOGO II. 

la Nunziata 1' anno 1745?. nella ftef- 
fa chiefa di S. Ignazio , che refta 
nella crociata a man finiftra dirim- 
petto a quello di S. Luigi , che in 
quel genere è il più bello altare , 
che fia in Roma . Poiché il loro 
Architetto (a) voleva a tutt' i pat- 
ti farlo col Ilo dìfegno diverfo da 
quello , che gli era di rincontro , e 
che ogni ragion volea , che «li 
fofle compagno , ancorché fofTe fta- 
to non tanto eccellente, ma i PP. 
fletterò forti , e lo vollero far com- 
pagno per T appunto . Ma pur an- 
che dai vederli icappar fuora talora 
qualche fabbrica mofìruofa , ne po- 
trebbero di poi trarre un profitto af- 
fai notabile i profelfori eccellenti . 

M. E qual mai per vita voftra ? 

B. Che quando poi fono adoperati , ed 
hanno campo di mettere alla luce 
qualche loro produzione , ne riluce 
lémpre più la loro maeftrià , ed ec- 
cellenza al confronto delle opere de- 
gli artefici ignobili , per quella tri- 
ta regola , che i contrarj fpiccano 

più, 

Ca) L'(igì Vanvìtellt . 



DEL DISEGNO. ££ 

più , fé fi pongano di preffo 1' uno 
all' altro . 

M. Né pur queflo conforto fi prova 
nelle noftre Arti , quando i Signo- 
ri non fono intelligenti , e credono 
di efìferloj perchè le per mero cafo 
fi abbattono in un valentuomo , il 
quale faccia morirà del luo valore 
in qualche ingegnofo, e bene (in- 
diato dilegno , o per un verfo , o 
per un altro glielo guaflano -, e lo 
riducono al peifimo loro guflo . 

E. Quella flranezza mi par troppo 
grande, né so fé mai fia accaduta* 
poiché il cafo riferito del Domenì- 
chìno non lo prova , anzi prova il 
contrario , e {Tendo che quantunque 
quella chiefa non fia totalmente fe- 
condo la ma idea , tuttavìa è tale, 
che non fa difonore all' Architetto, 
e fottofonra è una gran bella chiefa. 

M. Per non mi partire dall' Autore , 
che abbiamo qui tra le mani , ac- 
cadde quello fra gli altri allo flefTo 
Vafari , che da quell'eccellentiffimo 
Architetto , eh' egli era , avea fat- 
to il modello d 5 un monaftero di 
monache in Arezzo fua patria , ric- 
co di molti belli ornamenti, e di 
E z favie 



100 DIALOGO II. 
favie confiderazioni , e mille como- 
dità (a) „ ma è frato poi alterato 
„ ( fono parole di lui medeftmo ) an- 
„ zi ridotto in malirlima forma da 
„ chi ha di tanta fabbrica avuto 
„ indegnamente il governo * erfen- 
„ do che bene fpeffo fi percuote in 
„ certi uomini , come fi dice , fac- 
„ centi , ( che per lo più fono igno- 
„ vanti ) i quali per parere d' in- 
„ tendere , fi mettono arrogantemen- 
„ te molte volte a voler fare l'Ar- 
„ chi tetto, e foprantendente, e gua- 
„ ftano il più delle volte gli ordì- 
„ ni, e i modelli fatti da coloro , 
„ che confumati negli ftudj , e nel- 
„ la pratica del fare , architettano 
„ giudiziofamente • e ciò con dan- 
„ no de' poderi , che perciò vengon 
„ privi dell' utile , comodo , bellcz- 
„ za , ornamento , e grandezza , che 
„ nelle fabbriche , e marTnnamente 
,, che hanno a fervire al pubblico, 
„ fon richiefti . 
B. Lo fteflb era feguito al Brunelle- 
feo , ora che mi ricordo , nella chie- 

fa 

(jC) Vaf.tom.i. a e. 291. 



DEL DISEGNO. IOI 

fa di S. Lorenzo in Firenze, il cui 
difegno gli fu ftorpiato nel metter- 
lo in efecuzione , e facendo quella 
chiefa zoppa nelle navate laterali , 
dove i pilaftri appoggiati al muro 
fono alti da terra due fcalini , e le 
colonne oppofte ad effi. pilaftri , e 
che formano la nave del mezzo , 
pofano in piana terra . La mede- 
fima difavventura ebbe nella chiefa 
di S. Spirito della fteffa citta , edi- 
fìcio , che tien molto della bella 
maniera Greca antica , e di quella 
venuftà , e magnificenza . Mi fia 
di ciò teftimonio il medefimo Va- 
fari , che feri ve così (a) : ,, E nel 
,, vero fé non forfè (tato dalla ma- 
„ ladizione di coloro , che fempre 
„ per parere d' intendere più che gii 
, 5 altri , guaftano i principj belli del- 
„ le cofe , farebbe queiV oggi il più 
„ perfetto tempio della Criftianità, 
„ così come per quanto egli è , è 
„ il più vago , e meglio fpartito 
„ di qualunque altro , febbene non 
„ è fecondo il modello flato efe?uf- 
E 3 °to 

CO Vaf. tom, i. a e, 324. 



3> 



fi 



102. DIALOGO II. 

„ to , come fi vede in certi prin- 
„ cipj di fuori, che non hanno fé» 
„ guitato T ordine del di dentro , 
come pare , che il modello volef- 
fé , che le porte , e il ricingi- 
mento delle fineftre faceffe. 
M. A dir vero la vita d' un così va» 
lentuomo è un chiaro fpecchio di 
q;ello, che finora ho proccurato di 
tiimoftrare col mio difcorfo, perchè 
un Architetto di così profondo fa* 
pere ftentò ad acquiftare un poco di 
fl:im a alle fue opere ( a ) , e quefte 
poi gli furono in buona parte fior» 
piate , e la principale di tutte , che 
è la cupola del duomo di Firenze, 
fu tanto ne' fé coli pofteriori criti* 
cata , per aver fatto qualche pelo , 
o fìa una fefiura * cola ordinaria , 
e comune a tutte le fabbriche gran» 
di , e tanto andò innanzi la cofa ., 
che fu aderito , e creduto per cer- 
to , eh' effa ftefìfe per rovinare di 
momento in momento , e giunfero 
a tanto quefti feiocchi romori r che 
fu fatto fino una catena di ferro 

per 

CO Vaf % tom. i, e. 320. 



DEL DISEGNO. 10^ 

per cerchiarla , cofa in vero degna 
di rlfo , e di compajfione , come fc 
quel cerchio di ferro la potette for- 
aggere, quando etta cadette da ve- 
ro . Ma che più ? fino i tanti mo- 
delli , che avea lafciato , apparte- 
nenti alla erezione di quella mole 
unica , e maravigliofa , fi perderono, 
come dice il Vafari (a) , per trafcu- 
raggine di coloro , che doveano per 
ragione del loro officio con ferrarli . 

B. Ne volete voi fentire un' altra , per 
vedere , quanto la fortuna gli fu 
fempre avverfa ? Si è perduta anche 
una iunghiffima Vita di etto , feru- 
ta da Filippo Baldinucci , in cui fi 
contenea tutta l' iftoria , ed un pie- 
no trattato di tutta quefta fabbrica. 
Quanto poi al romore inforto con- 
tra la medefima cupola , non mi fa 
fpecie , perchè fi follevò anche in 
Roma a tempo del Ven. Innocenzo 
XI. per una fettura fimilc, benché 
alquanto minore , di quella della cu« 
pola di Firenze . 

M. Aggiugnete , che fu anche peggio, 
E 4 per- 

CO Vaf. tom. i , c*rt. 317. 



104 DIALOGO II. 

perchè avvenne ciò per invidia , ed 
aftio contra il Bcrnino più che per 
ignoranza , o perchè fi temette ve- 
ramente della rovina della cupola ; 
e fé volete vedere fé dico il vero , 
leggiamo ciò che fcrive il Baluinuc- 
ci nella Vita di effo , fopra le ca- 
lunnie diffeminate contra di lui per 
caufa de' campanili (a) .• „ Portò il 
„ cafo , che la facciata di mezzo tra 
„ i due campanili in alcuna parte 
n fi rifentì y e nel luogo appunto 
„ dove faceanfi vedere alcune ere- 
„ pature fatte fino nel tempo , che 
„ fotto Paolo V. fi fabbricava la 
„ volta dell* atrio avanti alla chie» 
„ fa , le quali apparivano nell' or- 
„ nato di ftucco dorato fotto la me- 
defima volta . Subito da' contra- 
rj del Bernino fu dato all' armi, 
e tanto fu detto contra di lui , 
„ che non mai più . Affermavano 
„ coftantemente y che il campanile 
n avea fatto movimento ec. effere 
„ quefti gli avanzi , che a Roma 
„ procacciavano quei Pontefici , che 

aven- 
te] Ball. Vita Bern. cjtj. 



3) 



H 



DEL DISEGNO. 10$ 

lJ avendo in effa gran copia d' uo- 
„ mini d' intero valore , volevano 
„ il tutto far operare ad un fblo j 
„ quafi che quella città fertiliffima 
„ in ogni tempo di fublimi artefi- 
„ ci , foffe divenuta un campo del 
,, tutto fpogliato , e fteriìiffimo , ed 
n altre cofe a quelle fomiglianti prò- 
„ curavano di perfuadere al Papa , 
„ delle quali è affai più bello il 
„ tacere , che a lungo favellare . 

B. Della medefima natura fu il fufur- 
ro inforto a conto della cupola cir- 
ca a 40. anni avanti , onde vi è 
tutto il motivo di credere , che a- 
mendue quefte folle v azioni fo fiero , 
come voi dite , effetto d' invidia , e 
di malignità , e non d' ignoranza . 

M. Anzi è certiflìmo , perchè non fo- 
lo in quefte due occafioni fu mor- 
fo, e lacerato il nome di quefto 
gran Profeffore , ma in altre anco- 
ra, quando eziandio meritava mag. 
giori laudi , per avere col fuo in- 
gegno, e fapere fuperato se medefi- 
mo, ficcome gli accadde nelf innal- 
zare fopra il Sepolcro del Principe 
degli Apoffoli quella ftupenda mole 
di bronzo. Udite il prefato Baldi- 
E 5 micci 



10Ó DIALOGO IT. 

nucci , che così di effa ragiona (a): 
„ Non ebbe appena il Bernino fat- 
„ to conofcere il gran penfiero fuo, 
„ è cominciato a dar forma alle 
„ fmifurate colonne , che T imperi- 
„ ta y e ftolta gente rinnovò in Ro- 
„ ma contro di lui quei perniciofi 
„ fufurri , che pure dalla inetta ple- 
„ be furono molli in Firenze con- 
„ tro il gran Brunelleico , allora che 
j, per lo fervizio della gran cupola 
n egli aveva fatto alleftire tanti mar- 
„ mi y che parevano bacanti a fab- 
„ bricare y fletti per dire , una cit- 
„ tà ; e finalmente moflrò loro la 
„ fperienza, che tanti e non meno 
„ per condurre quella gran maravi- 
„ glia del Mondo a fua perfezione 
„ ne abbifognavano . Sollevarono 
„ dunque le lingue degli fciocchi , 
5> ed ognuno volle dar fua fentenza> 
„ concludendo finalmente , che il 
„ preparato lavoro avrebbe fenza ai- 
„ cun dubbio di se fretto ripieno 
•>■> 4 ue ^ S ran ter npi° > e ^ occupatone 
„ il più belio. 

B. Ma 

[a] Bali. Vit. del Beni, a e. ia. 



DEL DISEGNO. IOJ 

B. Ma quefte furono dicerie, come 
avete intefo , dell 1 imperita, e flotta 
gente , cioè della vii plebaglia , al- 
le quali il valentuomo dee fdegna* 
re di porgere orecchie . 

M. Il Baldinucci fotto nome di gen- 
te ftolta , ed imperita non intefe 
mica la feccia del popolo j ma po- 
llo che anche quefta mormorazione, 
ed altre fimili comincino da efib , 
in erto poi non finifcono ■ che fé 
in eflb finiffero , farebbe , come di* 
te, poco male , ma vanno ferpen- 
do, ed impoflTefTandofi degli animi 
de' perfonaggi di qualità , i quali 
avendo pollo , e comando , nojano 
non poco le arti , e gli artefici . Il 
che fi vide chiaro in quello fatto , 
poiché finita , eh' ebbe il Bernino 
quell'opera con una fatica indicibi- 
le di nove anni , voleva il Papa 
( fegue lo ftefTo Baldinucci ) ricorri- 
penfare /' artefice , ma parvegli bene 
il fentir prima [opra di ciò la [enteri- 
ca , ed il parere di diverge perfine di 
gran dignità , che infleme per tal ef- 
fetto furono radunate. Allora fi co- 
nobbe , fé era la fola ciurmaglia , 
che fparlava di quel fmgolariffimo 
E 6 in. 



ICS DIALOGO II. 

ingegno , poiché chi ditte una cofa 7 
e chi un' altra , e tutte ftrane ; e fi* 
nalmente uno conclufe di donargli 
una collana d' oro di non molto 
prezzo . 

B. Mi pare, che quei Signori fi por- 
taffero verfo di lui difcretamente > 
fé erano perfuafi , eh' egli aveffe im- 
barazzata , e perciò deturpata la 
chiefa di S. Pietro . Aveano ben- 
sì un molto cattivo gufto y e gli oc- 
chi guadi y e ftorti , fé non vedea- 
no , che una delle maravipliofe co- 
fé y che fieno in S. Pietro , dove 
ne fon tante y e tante , è quella ftu- 
penda mole cotanto bene ornata , e 
cotanto giudizio famente proporzio- 
nata a tutto quel gran tempio, do- 
ve è tanto difficile f azzeccare le 
giufte proporzioni . 

M. Son tanto vere le lodi , che date 
a quella macchina ammirabile , e 
tanto falta adi occhi di ognuno la 
fua eccellenza , che non attnbuifco 
all' ignoranza , ma all' invidia tutto 
quel che occorfe al Bernino. Ma 
qual maggior riprova- fé ne può mai 
defiderare , che la calunnia , che ac- 
cennavate , intentata contra di lui, 

d'ef* 



DEL DISEGNO, 1 00 

d' effere egli ftato cagione di quella 
feffura , eh' è nella cupola, a cagio- 
ne , ch'egli avea fcarniti , ed inde- 
boliti i gran pilaftri, fu quali effa 
pofa , con averli voti nel mezzo 
per cavarne la fcala a lumaca , e 
con avere in elfi fatte quelle gran- 
dinarne nicchie, dov'è la Veronica, 
il S. Andrea , e le altre due fia- 
tile , e le quattro nicchie delle Re- 
liquie ? Qiiando ognun sa , e quan- 
do dalle vecchie piante di Braman- 
te , e di Michelangelo apparifee y 
che e le nicchie , e le fcale , o al- 
meno i vacui , dov' effe fono , era- 
no con molto fapere , ed intelligen- 
za flati fatti in antico da quei gran- 
di architetti al principio della fab- 
brica , come fi può vedere nel li- 
bro del Fontana , e del P. Bonan» 
ni . Ma queita malnata invidia fa- 
rebbe rimafa del tutto feornata , fé 
non aveffe trovato il rifeontro dell' 
ignoranza prefontuofa , che V aveffe 
ben accolta . E fé ne volete un' 
evidente riprova , offervate , che gli 
fecero demolire quel belliflimo fuo 
campanile , eh' era di tanto ornamen- 
to , e dava 1' anima alla facciata. 

gra~ 



no dialogo r r. 

grave , e pefante di quella Bafilicaj 
adducendo per ragione, che il pefo 
di tanti marmi tirava oiù la faccia- 

D 

ta . Dopo averlo poi demolito di- 
ftefero i travertini , che lo compo- 
neano , Copra la fabbrica , e volta 
della chieia , dove Cono anche og- 
gi , e Ci veggono da ognuno , come 
ìe ora quel pietrame Cciolto , non 
effendo più in opera , non gravitaC- 
Ce altrimenti , ma Coffe divenuto fri- 
gnerò (a) . 
B. EfTer vero quello , che voi dite , fi 
vede chiaro da quella Colenne con- 
Culta , che Copra i danni della me- 
deCima cupola Cece Care Innocenzo 
XI. con l'intervento di tanti vera- 
mente eccellenti Architetti Catti ve- 
nire da divede parti , dove Cu con- 
cluCo , che quella mole né avea 
patito , né pativa in maniera da Car- 
ne caCo : e per togliere di pena i 
preCenti , ed i Cuturi , Cece quella Cpe- 
Ca grande sì , ma utili (lima a' po- 
fteri di Care ftampare l'opera da voi 
citata del Fontana Copra il Tempio 

Vati- 



[a] Adejfo fono fìtti quei tr Ave nini traportar* 
altrove . 



DEL DISEGNO. Ili 

Vaticano, in cui chiaramente fi mo- 
ftra, e fi prova la vanità di un ti- 
more malfondato su quella ciarla , 
acciocché in avvenire non fi fufciti 
mai più , come t autore fi protetta 
in più luoghi di quel libro . 
M. La provvidenza fu ottima , ma 
Dio sa , fé baderà > poiché non era 
baftato quel molto > che ne avea 
fcritto il Vafari nella Vita di Mi- 
chelangelo y il quale gli confidava 
tutt' i fuoi penfieri , ed egli perciò 
fapea tutti gli artificj tifati da quel 
divino Artefice , e tutte le fue in- 
tenzioni nelf architettare , e tirar su 
quella gran fabbrica , onde potette 
fcriver tutto; e lo fcriffe, non con 
altro fine , fé non come dice egli 
fteffo , (a) „ acciocché fé mai acca- 
„ defTe , che non confenta Dio , co- 
„ me s è vifto fino a ora effere queft' 
„ opera travagliata in vita di Mi- 
„ cnelangelo , così foffe dopo la 
„ morte fua dall' invidia , e mali- 
„ gnità de' prefuntuofi ; porTano que- 
„ fti miei ferini , qualunque e' fi 

fie- 
ra] Vaf.carr. 7 6$. parte $. k 



Ili DIALOGO IT. 

„ fieno , giovare a' fedeli , che fa- 
ranno efecutori della mente di 
quefto raro uomo , ed ancora raf- 
frenare la volontà de' maligni , 
che voleffono alterarla „ . Ma i 
voti del Vafari non fono flati efau- 
diti , perchè fempre fi torna là , che 
quando la prefunzione , o F aftuzia, 
o la malignità d' alcuni fanno lega 
con F imperizia d' altri , non v' è 
argine , che poffa refiftere ; perchè 
quelle voci volgari rifìorifcono di 
quando in quando fecondo le occa- 
fioni (a) . 
B. Anche in Firenze , oltra quello , 

che 

[a] Rifu/citò quefla vose nel 174?. , che la 
cupola di S. Pietro rovinava, e fu afcoltafa così 
benignamente ed universalmente, che quantunque 
alcuni difappajfionati ed intendenti altamente recla* 
m&ffero , non furono accoltati , e bisognò più per 
politica , che per fortificatone , cerchiarla come u* 
tia botte di cerchi con. danno grande della cupola, 
e con ifpefa di molte dozzine di migliaia di feu- 
di , e con piacere , ed utile degli Architetti . Veg- 
gaft la Vita del Senator Nelli ,Jìampata in Firer* 
Z.e nel 1753. e le Scritture ad effa annejfe , fatte 
molti anni avanti a quefti romori , le quali difap* 
provano con ottime prove quefii cerchi . Vedi il 
tomo IV. delle lettere pittoriche. Del motivo di 
queflo nuovo fufurro , e di tutto V intrigo , 
Più è tacer , che ragionare onejto ; 
per ufar le parole di Dàtnc 



DEL DISEGNO. Iig 

che avete accennato un' altra volta, 
fi folievò un nuovo fufurro , che la 
cupola rovinava , ma quantunque 
grande folle , non gli fu mai data 
piena fede • dico piena fede , perchè 
fé la prima volta il Provveditore 
dell' opera , fi condurle a far fare 
quella catena , o cerchio di ferro , 
che dicevate , rimafe poi inutile in 
un magazzino . E un' altra volta 
fu fatta una folenne vifita , dove di 
qui andò il Fontana chiamatovi dal 
Granduca • ma è altresì vero , che 
fempre fu conclufo, che quelli ti- 
mori erano vani , e procedevano , 
o da poca cognizione , o da inten- 
zione cattiva. Si è poi quefta ftef- 
fa vociferazione rinnovata pochi an- 
ni fa per tutta Firenze , e farebbe 
ftata predo che meffa in opera la 
catena , o cerchio fuddetto , fé un 
Bartolommeo Vanni in voce , ed in 
ifcritto con una oftinata infiftenza 
non vi fi foffe oppofto, e non ave f- 
fe dimoftrato il grave pregiudizio , 
che avrebbe apportato a quella fab- 
brica un tale imbroglio. Sicché il 
vede poi , che le voitre Arti , fé 
fono tal volta attaccate o dall' igno- 
ranza. 



114 dialogo ir. 

ranza , o dalla malizia , alla fine 
fempre n 5 efeono trionfanti , e che 
tali contraddizioni fervono a rendere 
i fuoi profeflori ogni ora più glorio- 
fi , per il che non iolo non fi debbo- 
no ratrrittare di fomiolianti Centra- 
ci 

fti , ma anzi efultarne per la vitto- 
ria y che ne viene apprefTo con lo- 
ro maggior onore. 
M. Qjefto difeorfo potrebbe forfè ac- 
quietare i noftri animi , fé dopo 
molta pena , e fatica impiegata a 
ribattere le accufe > e le calunnie f 
e mettere in chiaro le cofe , fi ar- 
ri vafTe a godere il bene della pace* 
ma il vederli dopo una noja sì mo- 
ietta efTer fempre da capo > e per 
così dire in fempiterna guerra a com- 
battere i medefimi errori , ed a fotte- 
nere le medefime verità pia dimo- 
ftrate , non fi può fopportarc . Per- 
chè coloro , che fi fti mano periti , 
e non lo fono , o non fi lafciano 
perfuadere, parendo loro di decade- 
re dalla loro dignità , o fé dopo 
molti ftenti fi perfuadono per quel 
momento , di là a non molto tor- 
nano di bel nuovo a ripetere le ftef- 
fé difficoltà y come fé non foriero 

ttate 



DEL DISEGNO. 11$ 

fiate mai efaminate , e fciolte pie- 
namente ; il che voi merìefimo con- 
fettate eftere intervenuto nel fatto 
delle crepature della cupola di Fi- 
renze . Ed offervate di più , che i 
due ultimi contraiti feguirono dopo 
1' anno ióSo. in cui furfe qui ih 
Roma quella controversa per la cu- 
pola di S. Pietro. Né potevano i 
Fiorentini ignorarli , non folo per- 
chè il Fontana gli avea defcritti , 
e pubblicati , come fi è detto, ma 
molto più perchè il Baldinucci fi 
trovò qui. ad efamìnar tutta querta 
fcenica contefa fulla faccia del luo- 
go, e fin dall' anno 1Ó82. 1' avea 
merla alla ftampa per filo, e per 
fegno nella Vita del Bernino, dove 
dice : (a) „ Occorfe , che da lingua 
„ invidiofa , o forfè ancora da qual- 
„ che fievole cicaleccio ai minuta 
„ geme , fofle moffo pc Roma un 
„ certo bisbiglio intorno ad alcune 
„ immaginate nuove crepature del- 
„ la cupola di S. Pietro , fatteli 
}> ( come ne corfe allora vanamen- 
te 

[a] BaìdinVit. del Bern* » cart> 5£. 



11(5 DIALOGO ir. 

te la fama ) a cagion delie nic- 
chie fotto le Reliquie , ed altri 
afferri lavori , che fino ne' tem- 
pi d' Urbano dicevano aver egli 
fatto ne' piloni , che reggono ef- 
fa cupola . Quefte a principio 
piccole fcintille di detrazioni par- 
torirono in un fubito un tale in- 
cendio , che non pure per Roma, 
ma eziandio per 1' Europa tutta 
fé ne gridava a tefta . Agli uo- 
mini di poca levatura pareva , 
che a cagione di quelle , ogni gior- 
no foffe quel deffo, nel quale la 
cupola doveffe cadere , mentre a* 
meno corrivi fembrava atto di di- 
fcretezza non ordinaria il conce- 
derle alcuni pochi mefi di vita 
ec. Ma perchè tal fufurro ogni 
dì più dilatandofi , e facendofx 
fempre peggiore , fi è poi tra la 
plebe continuato fino alla morte 
del Bernino , e fino ad ora o tan- 
to , o quanto fé ne parla , fa og- 
gi di meftieri il toglier quefto 
inganno , cofa eh' io fon per fa- 
re più avanti per la narrazione , 
e precifo racconto di tutto il fe- 
guito , e con le neceffarie dimo- 

ftrai 



DEL DISEGNO. IIJ 

5, (trazioni , tratte non dirò già da 
„ quello , che io ocularmente ho 
„ voluto vedere più volte in fatto, 
„ portandomi ne' luoghi fteffi con 
^ uomini di tutto valore in fimili 
„ materie , ma dalie nobili fatiche, 
„ {tudj , ed olfervazioni del celebre 
5> Mattia de' Rolli . Ed oltra que- 
fte parole nella fine fa un difcorfo 
a parte fopra tutta quella contro- 
verfia, ed una lunga difefa del Beto- 
nino , e riduce il tutto a perfetta 
chiarezza , per rendere , die' egli , 
egualmente capace il dotto , e /' in- 
dotto . 
B. Io ho trattato il Baldinucci , e co- 
nofeiuto fempre per un buon criltia* 
no , e dotato d' una evangelica fem- 
plicità . Quelli avea una fingolar 
perizia nel difegnare , ed avea fatto 
un lungo ftudio nel raccogliere, e 
difendere tante belle notizie appar- 
tenenti alle tre Arti; ma non ave- 
va un' interna cognizione del Mon- 
do, come fa manifefto nel darfi ad 
intendere di voler togliere co' fuoi 
fcritti queft' inganno , e di poter ren- 
dere capace i dotti , e gF indotti . 
I primi sì , che fi capacitano , ma 

non 



Il3 X> I A L O C O II. 

non mai i fecondi , i quali niente 
fanno , e niente leggono , e fé leg- 
gono non intendono , e fé per ca- 
io arrivano ad intendere , non li 
perfu adono , e fé fi perfuadono , la 
vogliono tuttavia a fuo modo . Ma, 
come ben dicevate , è fiata una gran 
cofa di quei cittadini , che dopo un 
fatto merlo in chiaro così lucida- 
mente , e di più anche da un loro 
accreditato Scrittore , ebbero la fem- 
plicità , per non dir altro , di dar 
retta a' replicati romori del volgo* 
e per volgo intendo tutti quelli ., 
che non fanno pur i principi d'una 
profeflione, e tuttavia ne parlano 
ex cathedra . Ma io credo pur trop- 
po vero quello , che foggiugne il 
medefi mo Autore , che colui , ( a ) 
„ che riguardando una fabbrica fo- 
„ lamente come cofa fatta, non in- 
„ tende, e non sa come ella {\ fo- 
„ (tenga in piedi , non è capace al- 
„ tresì di capire , com' ella poffa 
„ cadere * onde non è maraviglia , 
„ che alcuno abbia dato fuori con- 
cetti 

[a] BaU.Vth del Ber», a CM. 87. 



DEL DISEGNO. II? 

„ cetti sì ftrani , e contrarj alle buo- 
„ ne regole dell' arte . 
M. Anzi contrarifiimi alle regole dell 
arti, ed alle.offervazioni viluali , e 
quotidiane , perchè , come in un 
altro luo^o dice lo fteffo Scritto» 
re : (a) „ NerTuno di queRi tali e- 
diflzj fi trovò mai , che peli 1 af- 
fettarli , e fare la fu a pofa , non 
faceffe qualche apertura . Tefti- 
monio fiaho di ciò la cupola in 
S. Maria in V alliccila, detta la 
Chiefa Nuova : quella del Gesù, 
la quale fi affettò nel tempo, che 
fi dipingeva : quella dì S. Carlo 
al Corfo, di S. Andrea ( cioè di 
S. tAznefa ) in Piazza Navona : 
la fabbricata ultimamente a Mon- 
tefiafcone . Ma che più ? nella 
fteffa Chiefa di S. Pietro tutte le 
cupole delle cappelle fecero anch' 
effe le loro aperture . E quella 
della Chiefa Nuova fi è ancora di- 
latata di più , e cosi a S. Carlo al 
Corfo; onde intimoriti pochi anni 
fono quei Deputati vollero appor- 
tarvi 



W Ivi a ca*t. 



95- 



120 DIALOGO II. 

tarvi qualche rimedio ," parendo lo- 
ro , che tuttavia rovinale ; ma fen- 
tendo dagli Architetti , che v' era 
d'uopo d'alcune dozzine di miglia- 
ja di feudi , non avendo quefta fom- 
ma di danaro, ne levarono il pen- 
fiero , e pafsò loro la paura ; e la 
cupola poi non rovinò , e non pa- 
re , che abbia voglia di rovinare al- 
trimenti , forfè per carità verfo quei 
preti poverelli , che fé foriero fiati 
ricchi , gli Architetti avrebbero ben 
faputo trovar la via di ridurgli al- 
la mediocrità aurea , ma per gli Ar- 
chitetti . Ma Dio ne guardi , quan- 
do agli uomini male intenzionati 
riefee artiflziofamente metter paura 
nella moltitudine ; la riducono fuo- 
ri di se per un fanatifmo , e quafi 
ad una fpecie di pazzia furiofa , che 
come un impetuofo torrente rabbio- 
fàmente fi caccia avanti ogni ripa- 
ro , che poffa fare la ragione ; on- 
de ogni argomento , quanto fia evi- 
dente, e calzante, non ferve a nien- 
te ; e chi volefle proccurare d' illu- 
minare gì' ingannati , porterebbe pe- 
ricolo d' effer lapidato a furia di po- 
polo . Uno de' più granài architet- 



ti , 






DEL DIS E G N O. 121 

ti , che abbia avuto F inclita città 
di Venezia , è (tato fenza fallo il 
Sa m mi chele , che fece la fortezza 
del Lito , o , come dicono quivi , 
del Lio , la quale , fecondo che af- 
ferma il Vafari : (a) Oltre alFefler 
5 5 maraviglia rifpetto al fito , nel 
„ quale è edificata , ed anche per bel- 
„ lezza di muraglia , e per la incre- 
„ dibiie fpefa , delle più ftupende , 
„ che oggi fieno in Europa , e rap- 
„ prefenta la maeftà , e grandezza 
5, delle più famofe fabbriche fatte 
„ dalla grandezza de' Romani ec. 
„ per non dir nulla degli altri or- 
„ namenti , né delle altre cofe , che 
„ vi fono, effendo che non mai fé 
„ ne potrebbe dir tanto che baftafTe- 
con quel di più che foggiugne a 
lungo il mede/imo autore . Pure 
afcoltate creilo , che accadde , ed 
uditelo d 5 quefte parole , che feguo- 
no : „ Alcuni maligni , ed invidiofi 
5 , di^ro alla Signoria , che ancor- 
né ella forTe belliffima , e fatta 
con tutte le contrazioni , ella 
P fareb- 

&0 V*f.Pmei % *c.sis. 



3> 



l%% DIALOGO ir. 

,, farebbe nondimeno in ogni bifo- 
,, gno inurile, e forfè anche dannofa. 

B. Ed in qual maniera mai , fé era 
tanto bella , e tanto ben fatta , e- 
ziandio fecondo loro? 

M. Lo dice lo fteflb Scrittore :„ Per- 
„ ciocché nello fcaricare dell' arti- 
„ glieria , per la gran quantità , e 
5) di quella grofTezza , che il luogo 
„ richiedeva , non poteva quafi ef. 
„ fere , che non fi apriffe tutta , e 
„ rovinarle . 

B. Dopo tante lodi non fé ne le po- 
teva apporre difetto né pili effenzia- 
le , né più terribile . Ma quei fa- 
villimi Senatori non avranno dato 
orecchie a quelle male lingue . 

M. Cosi fu , ma tuttavia con foni ma 
prudenza vi fecero fopra difendere 
rn mondo d' artiglieria , della pia 
groffa , che avellerò nel loro arfena- 
le , e fcaricarla tutta ad in tratto : 
onde fi ramo il rumore , che par- 
ve un tremoto a chi v'era di ^effo: 
vr E non pertanto ( firive il r/ Jm 
5> fan ) rimafc la fabbrica nella \, x 
,-, medefima fodezza e (labilità ; 1. 
Senato chiarimmo del molto va- 
li lore del Sammichele ; ed i ma- 
ligni 



DEL DISEGNO. Il| 

«, Ugni fcornati , e fenza giudizio . 
Ma per venire ai propofito di quel- 
lo , che fi diceva ; avendo vifto i 
fufurroni di non aver potuto ingan* 
nare quei favillimi Senatori , e ri* 
trarli da fare quefto efperimento , 
aveano tanta paura meflfa in ognu- 
no , che le gentildonne gravide , te- 
mendo di qualche gran cofa , s'era- 
no allontanate da Venezia . 

B. Cafo veramente ridicolo fo \ e bi- 
fogna confeifare , che il Sammiche- 
le ebbe fortuna di dar in un Sena- 
to , che non corfe ai romore , né 
and- v > dietro alle grida . 

M. Non 1' ebbe già in Verona con 
Monfignor Luigi Lippomanno Ve- 
fcovo di quella Città , che volle fa- 
re il campanile della fua Chiefa , e 
gliene fece fare il difegno , il qua- 
le riufcì belliffimo , e che era per 
effere (labili (fimo ; ( a ) „ Ma un 
„ certo Mefler Domenico Porzio 
„ Romano fuo Vicario ( fono paro- 
„ le del mentovato Vafarl ) pedona 
„ poco intendente del fabbricare , 
F 2, an- 

ta] Vafari part^, a cart, 51?, 



124 DIALOGO I r. 

„ ancorché per altro uomo da be- 
„ ne , lafciatofi imbarcare da uno , 
3 , che ne fapea poco, gli diede cu- 
3 , ra di tirare innanzi quella fabbri- 
„ ca . Onde colui murandola di pie- 
33 tre di monte non lavorate , e fa- 
3, cendo nella grofTezza delle mura 
3, le leale • le fece di maniera , che 
3, ogni perfona anche mediocremente 
3, inrendente d' architettura indovi- 
33 nò quello , che poi fuccelTe , cioè 
3, che quella fabbrica non iitarebbe 
„ in piedi . 

B. E pure una gran cofa , che quel 
buon Vicario , fapendo d' eflfer affat- 
to digiuno di queir arte, e fen ten- 
do un folo , eh 5 era poco meno di 
lui ali' ofeuro , tirarle così innanzi 
una fabbrica tanto confiJerabile in 
una maniera , che da tutti fi ve- 
dea , che farebbe venula giù . Ma 
forfè ni uno di coftoro fi farà ardito 
di dirglielo. 

M. Anzi gli fu detto, e ridetto, e 
fra gli altri da fra Marco de' Me- 
dici Domenicano Veronefe , uomo 
dotto, e eh? femore fi fra diletta- 
tato degli fludj ci 7 architettura , e che 

fona- 



DEL DISEGNO. 12-5 

fomminiftrò diverfe notizie al Va- 
fari (a) . 

B. Ma che cofa rifpondea quel Vi. 
cario all'autorità , ed alle ragioni d' 
un uomo tale ? 

M. Quel che rifpondono tutti quelli , 
che non fanno , e prefumono di 
molto , e che perciò voglion fare a 
fuo modo . Rifpondono con argo- 
menti infuffiftenti . Dicea dunque 
il Vicario , come riferifce il predet- 
to Autore : (ò) „ Fra Marco vale 
„ affai nella profefìione delle fue 
„ Lettere di Filofofìa , e Teologia, 
„ effendo Lettor pubblico , ma riell' 
„ Architettura non pefca in modo 
„ a fondo , che fé gli poffa ere- 
„ dere. 

B. Bella ragione ! come fé non fi a- 
veffe avuto a far cafo d' Agoftino 
Caracci in genere d' intaglio , o di 
pit'ura , perchè era molto verfato 
nelle lettere, o di Michelangelo in 
architettura , perchè era buon poe- 
ta , o di Lion Badila Alberti, e 
di fra Giocondo, perchè erano eru- 
F 3 ditifc 

[a] Vaf. pan. 2. pag. 401. 
£bj Vaf. pan. 3 . pag % 5 1 j, 



IZÓ dialogo ir. 
ditiffimi in Greco, ed in Latino , 
q del noftro Paolo Falconieri , per- 
chè è un gentiluomo ftato lunga- 
mente cortigiano del Granduca ; e 
pure il parere di coftoro in genere 
di fabbricare era da afcoltare , anzi 
da venerare . Oltreché per poco , 
che fra Marco fapeffe d'Architettu- 
ra, ne fapeva infinitamente più di 
quel Vicario , che non ne fapea 
niente . Ma che avvenne poi di 
quel campanile ? 

M. Seguitiamo la lettura, e lo fenti- 
rete : „ Arrivato quel campanile al 
„ piano delle campane s' aperfe in 
3 , quattro parti , di maniera che do- 
po avere fpefo di molte miglia ja 
di feudi in farlo , bifognò dare 
, trecento feudi agli fmuratori , che 
5 , lo gettafiero a terra , acciò ca- 
„ dendo da per se , come in pochi 
„ giorni avrebbe fatto , non rovi* 
,, nafte all' intorno ogni cofa . 

B. Gran vergogna dovette eflTere quel* 
la di quel Vicario , e gran danno 
quello del Vefcovo . 

M. Cosi pare a voi , ed a me, ma 
non parve a quel Vefcovo , né a 
quel Vicario , i quali fé aveffero do- 
vuto 



3) 



DEL DISEGNO. 1 27 

vuto fare un' altra fabbrica, fi fa- 
rebbero ferviti del medefimo Archi- 
tetto, o di uno cattivo come quel* 
lo , o peggiore . 

B. Qj-iefto non lo credo , perchè per 
proverbio fi dice , che 1 efperienza 
è la maeftra de' matti , e degl' in- 
creduli . Or T effettivo , e reale , 
e vifibile ipaccarfi del campanile , 
e la neceffità di demolirlo , avrebbe 
fatto aprir gli occhi a Cimabue , 
o al cieco nato. 

M. Signor sì , ma così fia bene , che 
avvenga ( conclude il Vafari ) a chi 
lafciando i maeftri buoni , ed eccellen* 
ti , / impaccia co ciabattini (a). Pu- 
re non fu quefta la fola fabbrica, 
che da' faccenti ignoranti fofle gua- 
lcata al Sammichele . Due altre glie* 
ne furono (tarpiate dopo quefto ca- 
fo del campanile; tanto è difficile, 
che fimil genere di perfone voglia- 
no o a fpefe d' altri , o anche pro- 
prie imparare , ed arrenderfi . L'u- 
na fu il palazzo Grimani di Vene- 
zia preffo S. Lucia fui Canal gran- 
F 4 ds 

b>1 Vaf. par. 3 , * cm* 523, 



128 DIALOGO II. 

de , che dopo la fua morte fa ftor- 
piato dagli architetti , eh' ebbero T 
incumbenza di terminarlo : „ L'al- 
„ tra il lazzeretto di Verona , il 
„ cui difegno veramente belliflimo, 
5, ed ottimamente in tutte le parti 
„ confederato ( com2 dice il Vafari ) 
3 , non fu da alcuni , per lo loro pò- 
„ co giudizio , e mefehinità d' ani- 
mo , pofto interamente in efecu- 
zione , ma molto riftretto , riti- 
rato , e ridotto al miefehino da 
coloro , i quali fpefero V autorità, 
che intorno a ciò avevano avuta 
dal pubblico , in iftorpiare quell* 
opera , efìendo morti innanzi tem- 
po alcuni gentiluomini , eh' era- 
no da principio fopra ciò , ed a* 
„ veano la grandezza dell' animo 
„ pari alla nobiltà . 
B. Forfè anche quei che profeguirono 
quel lazzeretto avranno avuta non 
minor grandezza d' idee de' primi , 
ma avranno voluto per avventura 
maglio bilanciare la fpefa di quella 
fabbrica co 1 capitali , che aveva il 
p bblico * il che è neceffario , e ci 
viene infermato fin dal Vangelo , che 
dice, che chi vuol murare, fi pon. 

B 3 



DEL DISEGNO» X 2p 

ga prima al tavolino , e faccia be- 
ne i fuoi conti , acciocché avendo 
cominciato , e non potendo finire , 
la gente non principi a burlarlo. 
M. Non vi ha dubbio, che chi vuol 
murare dee feguire quello divin pre- 
cetto ; il fatto (la nell' intender- 
lo , e faperlo mettere in efecuzione. 
I conti , che fi debbono fare innan- 
zi tratto, confiftono nello fcegliere 
un bel diiegno , e per far quefto vi 
vuole un valente Architetto, e poi 
vedere fé la borfa può reggere a 
quella fpefa , e fé non può reggere, 
toglierne affatto il penfìero , che nef- 
funo vi biafimerà mai del non aver 
fabbricato , ma bensì vi biafimerà 
con tutta ragione , le per riiparmio 
affaflinerete una fabbrica , innalzan- 
dola ftorpiatamente a cajfa di fpen* 
der meno. E poi vi voglio dare 
un altro avvertimento , ed è che nei 
fare quefìe mutazioni , è fempre più 
lo ftorpio , che il guadagno , e tutte 
le cofe a farle male fono di mapcnor 
difutile , che a farle bene ; fé non altro 
perchè vien pure alla fine uno , che 
non potendo fornir f opere mal fatte, 
ed avendo buon gufto y e vera intel- 
F 5 ligen- 



1^0 DIALOGO II. 

ligenza , è forzato a rovinare il già 
fatto , e rifarlo da capo . 

B. E" cofa notabile, che a un valent- 
uomo così eccellente come il Sammi- 
cheli avvenifTero tante di fav venture • 

M. No ; anzi è cofa ordinaria . Gli 
artefici ignoranti hanno contra gì' 
intelligenti , che fon pochi ; e dal- 
la loro gl'ignoranti, che fono infi- 
niti. Onde lo ftefiò Sammicheli fi 
trovò alle mani fin con una donnic- 
ciola , che gli ftorpiò una belliffi- 
ma porta, che avea fatta per l'or- 
xiatifìima , e belliffima cappella Gua- 
refchi in S. Bernardino di Verona, 
la quai porta era quadra , e d'ordi- 
ne Corintio, e fimile ad un'antica, 
che avea veduta a Roma . Perchè a- 
Vendola il Sammicheli lafciata im- 
perfetta (a) , ella fu o per avari?ia y 
o per poco giudizio ( per valermi 
delle parole del Vafari ) fatta fini- 
re a certi altri , che la guadarono (£). 

B. Di quefto ne ha colpa la morte , 
perchè tagliando il filo della vita 
a' bravi artefici , lo taglia anche 

all' 

fa] Vèf. to. 1 . a e. 7 00. ediz.Jel Tagliavi ni , 
ìbj Pari» d 1 tw§ bella porta. 



DEL DISEGNO, IJt 

all' opere , che hanno per le mani f 
e ne fegue , o che (a) pendent ope- 
ra interrupta murorum , o che non 
fi trovando un profeflbre di tanta 
vaglia , un altro più debole non dà 
loro tanta perfezione . 
M. Voi dite bene ; ma la cofa non 
andò così . Il Sammicheli non era 
morto, e vìvendo ( fegue il Vafa- 
ri {b) ) fé la vide Jlorpiare fi gli 
occhi y fetida potervi riparare ; onde 
alcuna volta fi doleva con gli am'cr, 
folo per quejlo , di non avere miglia» 
ja di ducati , per comperarla dalt a* 
varila d* una donna , che per /pen- 
dere meno che poteva , vilmente la 
guaflava . Alla fua morte bensì la- 
fciò imperfetta una delle porte di 
Verona , e la più bella , e la più 
maravigliofa , tal che Sforza Fallavi» 
cino Generale de Veneziani ebbe a 
dire , effer quella una fabbrica , che 
in tutta l'Europa non avea la com- 
pagna. Ma m9rto il Sammicheli 
rima fé imperfetta quejf opera ( come 
dice lo fteffo Vafari ) che non fi fi- 
F 6 nirà 

fa] Vtrgt'ì. E»e:J. I. i. 



IjS DTALOCO IT. 

nìrà mai altrimenti ; non mancando 
aL- n' 'maligni ( come q-.'.afi fempve 
velie gran co r e acid vene ) che la 
à'a/imanoj sforzandoji di fm'nuire P 
altrui lodi con la malignità % e mal» 
dicen^a , po' e he non poffono con Pia» 
gep^no pari cofe a gran pezzo operare* 

B. Ed a Voi , Signor Carlo, non par 
notabile quefto fecondo avvenimen- 
to accaduto al Sammicheli ? Or Ten- 
titene un altro , che vi farà ftupire 
per le circoftanze dell' efìere fuccef- 
fo a lui fteffo, nella medefima cit- 
tà , e parimente nella fabbrica d' li- 
na porta [a) . Due belliflime porte 
fece (niello eccellenti/Timo architetto, 
una al palazzo del Podeflà , e 1' al- 
tra a quello del Capitano di Vero- 
na ; ma la prima > eh' è d' ordine Jo- 
nico , parve per la battezza del luo- 
go , dov* è pofta , alquanto nana , 
ettendo maffune fenza piediftallo , e 
molto larga per la doppiezza delle 
colonne ; ma così volle Metter Gio: 
Delfino , che la fece fare . 

M. E bene , che rimedio ci avrefte 

tro- 

Ta] Il Commenclttor del ?uz& nelle Vite d? 
pittori Veroncft a wf.52, 



DEL DISEGNO. 135 

trovato , quando chi fece la fpefa 
la volle così ? 

B* Unico rimedio farebbe a quella pub- 
blica fciagura il fare una legge fo- 
migliante a quella , che fece il Du- 
ca di Mantova , quando aveva al 
fuo fervizio Giulio Romano , per la 
quale fi ordinava , che niuno potef- 
fe murare eli nuovo , o adornare 
qualche vecchio edifizio , fé non col 
difegno di Giulio ; il che è flato 
rinnovato a 5 tempi noftri in una tal 
maniera da un favi Aimo , ed acutif- 
fimo (a) Principe d' Italia , non meri 
chiaro per le arti di guerra , che 
per quelle di pace , avendo provve- 
duto in guifa , che le nuove fab- 
briche adornino , e non deturpino 
la fua Capitale . 

M. Sarebbe eziandio di meftiere un 
altro provvedimento, ed è che non 
fi demolivano , né fi guadino gli 
edifizj fatti da uomini celebri , 
e fé bifogni rifarcirli , fi riducano 
allo flato primiero, fenza ardire di 
mutare, un jota y e fenza dar retta 

a chi 

CO S. M. il R s dì Sardinia . 



I£4 DIALOGO IT* 

a chi pretende di migliorare* 
B. Non pretendano q.iefto, perchè fa» 
rebbe troppo : dicono bensì , che i 
penfieri , e l'idee , e la maniera di 
fare degli Antichi non fi adatta ai 
gufto moderno , onde bifogna ridur 
le cofe all' ufo noftro ; e cosi mi fori 
fentito dire io fui vifo da uno di 
quefti prefenti Architetti nel mo» 
ftrarali un difegno di Michelangelo, 
dicendomi , che non confighava ad 
efeguirlo , perchè ora è un altro fa- 
re , e così fu ubbidito , e fattone 
fare uno alla moderna , il quale ad- 
erto è in opera j e quefta è la fac- 
ciata di S. Gio: de' Fiorentini . 
M. Dicea bene, che adeflb è un al- 
tro modo di fare , anzi un modo 
diverfìfTimo; il fatto fra , fé fi fac* 
eia bene adeflb , o fé fi facelTe allora. 
Di ciò il pubblico , e il tempo av- 
venire faranno giudici , mudici a- 
mendue retti y e lenza pamone , e 
che perciò non $ ingannano . Io pe- 
rò fono di parere , che le architet- 
ture del gì fto antico de* Greci, e 
di Michelangelo non piacciano pia 
a' Signori , perchè hanno troppo av- 
vezzati gii occhi alle frafeherie de* 

ino» 



DEL DISEGNO. 135 

moderni Architetti; ed agli Architetti 
non piacciono , perchè non le fanno 
imitare in alcun modo , onde a poco a 
poco ne perdono la Rima , e chi potef- 
fé vedere loro il fondo del cuore , chi 
sa , fé fi curino , che effe riman- 
gano in piedi , da che veggono , 
che effe Svergognano le loro bam- 
bocciate ? Anche Paolo V. avea 
gran concetto di Michelangelo , e 
lo avrà avuto anche Carlo Mader- 
no y perchè e chi è mai , o farà in 
avvenire, che non abbia un' altirTi- 
ma venerazione di queir uomo qua- 
fi divino ? e pure il Maderno , che 
in comparazione di lui non era più 
che uno ftuccatore , ebbe forza con 
le fue belle parole , fpalleggiato da 
perfone di autorità y che fi .ftima va- 
no di buon gufto, ed intelligenti , 
di fare fpendere a quei Pontefice 
pozzi d' oro , per guaftare il pili bel- 
lo edifizio, che forfè fi fia mai ve- 
duto da che il Mondo è Mondo , 
voglio dire la Bafilica di S. Pietro. 
Poiché dove da Michelangelo, e da 
Bramante , e dal Sangallo era fem- 
pre ftata concepita con grandiffimo 
giudizio , e per fode ragioni, di 

ero» 



l%6 dialogo ir. 

croce Greca , egli la ridufTe a ero* 
ce Latina , dal che ne vennero in 
quella fabbrica , né poteva eflere al- 
trimenti , mille ftorpiature * Perchè 
prima ogni parte aveva una prooor- 
zione miracolofa coli' altre , e F al- 
tre col tutto , fkchè ne nafeeva 
quella bella armonia , che produce- 
va neir animo de' riguardanti un in» 
cognito indiftinto diletto , e ftupo» 
re . Mutato di poi il tutto , anche 
le parti vennero a non avere né tra 
loro, né col tutto la medefima prò» 
porzione , e ad effere per confeguen» 
za fproporzionate , e disarmoniche . 

B. E di vero a chiunque entra per la 
prima volta in S. Pietro fembra più 
piccolo di quello , che è in verità, 
quando X altre fabbriche di Miche- 
langelo pajono più grandi di quel- 
lo , che fono , come la cappella Sfor- 
za in S. Maria Maggiore , e quel- 
la de' Deporti in S. Lorenzo eli 
Firenze, ed il ricetto della libreria 
della medeiima Chiefa , e cosi le 
altre . 

M. Alcuni , che non fanno altro , dan- 
no la colpa di quella apparenza al 
foverchix> ornato , di cui è da per 

tutto. 



DEL DISEGNO. I37 

tutto riverita quella Chiefa y ma 
T ornato non può far quello effetto. 
E che fia vero , le fabbriche da voi 
nominate fono pienimme d 1 orna- 
menti y e batti il dire , che nel ri- 
cetto della (udderta libreria fono ven- 
tiquattro gran colonne , e non è 
più grande , che una franz» quadra; 
e nella cappella de' Derofiti , oltre 
nove fìatue maggiori del naturale , 
vi fono otto porte , e quattordici 
nicchie vote , ed ornatiffime con 
mille bizzarre invenzioni , e due 
gran fepolcri ifolati . Pure tanto 
il detto ricetto, quanto quefta cap- 
pella - y fé fi riguardino le piante , e 
fi mifurino , fi troveranno afìai pic- 
cole ; e tuttavia quelle fabbriche or- 
natiffime ne' riguardanti creano un* 
idea d' ampiezza e magnificei za mae- 
ftofa . Ma per vedere più chiara- 
mente , quanto fia falfa quefìa opi- 
nione , batterebbe , che fi poteffe en- 
trare in S. Pietro del fondo di uno 
de' due bracci laterali , dov* è P al- 
tare di S. Simone e Giuda , o l'al- 
tro de' Ss. Procettb , e Martiniano, 
che allora quetta Bafilica , ornata 
com' effa è, parrebbe tuttavia piti 

gran- 



I^S DIALOGO II. 

grande , più magnifica , più vafta , e 
più terribile , che non appare , en» 
trando dalla parte principale, ben- 
ché di qui fi vegga la parte pia 
lunga . È quantunque quefte porte 
non vi fieno , io ogni volta , che 
vo in S. Pietro , vado tutto raccol- 
to , e fenza divertirmi a guardare 
in qua , ed in là , e mi pianto a» 
vanti a uno di quegli altari , e 11 
apro , per un modo di dire , gli oc- 
chi a rimirare quella maraviglia y 
che femore mi riempie di un pia- 
cere inefplicabile ; e lo fteffo è fé- 
guito pur fempre a tutti quei va- 
lentuomini , a' quali ito fatto fare 
quefta offervazione ; ma tutti altre- 
sì fono partiti frizzati di mala ma» 
niera contra il Maderno , tacciando- 
lo di profontuofo ; e compaffionan- 
do quel Pontefice , che fi laiciò in» 
gannare , e pagò così caro l'inganno, 

B. Quale credete voi , che fa la {pro- 
porzione, che a prima vifta fa ipa- 
ri re V immenfa vaftità di quella gran 
Chìefa? 

M. Io per me credo, che fra la trop- 
po grande fpro porzione , eh' è tra 
le due navate laterali aggiunte dal 

Ma- 



DEL DISEGNO. Ij? 

Maderno , e la navata di ìxizlzo 
piantata da Michelangelo , al quale 
fé fDìTe caduto in mente di farvi 
queir altre due navate , V avrebbe 
fenza fallo fatte più larghe , e mag- 
giori affai fenza comparazione, per- 
chè corri fpondeflero alia vafliffima 
di mezzo . 
B. A me pure fono fembrate quefte 
navate laterali contrarie all' intenzio- 
ne di Michelangelo , perchè ho con- 
fiderai, che non fono né più alte, 
né più larghe di un altare , de* qua- 
li molti ne fono in dette navate j 
che fé il Maderno non V avefìè ri- 
alzate con aprirvi davanti ad ogni 
altare una cupola , apparirebbe ezian- 
dio più enorme quella fproporzione, 
che voi dite. Ma da ciò ne nafce 
un' altra fproporzione > che effendo 
le cupol ette pofate fopra quattro ar- 
chi , due di efli fono larghi , e due 
( che rifpondono nelle predette na- 
vate laterali ) flretti , il che ferve 
tanto più a farle comparire mefchi- 
ne , e quafi a forza fchiacciate , on- 
de è flato di meftiere il ricorrere 
ad un' altra florpiatura , con accie- 
care tutta la centiaatura di quelli 

ar- 



I4O DIALOGO IT. 

archi , e cavarvi un fìneftrone , onde 
gli archi , che trapalano da una 
cappella all' altra , e coftituifcono le 
due navate , fc così fi poffono chia- 
mare , rimangono una miferia , i qua- 
li avendo lo fteffo ornato che gli 
altari , baderebbe chiudergli , o nel 
vano mettere il quadro , e fenza più 
diventerebbero un altare , come gli 
altri ; iìcchè quelle non fono due 
navate a parlar propriamente, ma 
due anditi , o corridoi r che danno 
la comunicazione alle cappelle; ed 
efTendo fuori di effe, fvegliano l'i- 
dea di due angufte , e fproporziona.» 
te navate. 
M. Oltre cotefto , che favramente av^ 
vertite , confìderate ancora , che gli 
archi delle dette navate , che rifpon- 
dono dentro alla, navata di mezzo , 
danno la norma dell'altezza , e della 
larghezza , che fi richiedea per farle 
proporzionate alla medefima di mez» 
zo , la qual proporzione è quella , 
che ha ie ;; "Uato Michelanoelo nel- 
la croce Greca , cnme potete vede- 
re in quella parte di chiefa architet- 
tala da lui; anzi neppure quefti 
archi, che rifpondono alla navata 

di 



BEL DISEGNO, I4T 

eli mezzo , poflbno totalmente fèr- 
vire di norma , e di mifura della 
larghezza., ed altezza delle navate 
laterali , perchè il Maderno gli ha 
rimpiccoliti , il che produce un al- 
tro Sconcerto , ed un' altra enorme 
difTonanza nella navata principale , 
ed è , che i primi due archi prefifo 
all'altare maggiore fono più grandi 

pD ■ p 

de rimanenti , che ieguono in sui 
verfo la porta j perchè quelli iono 
aggiunti , i primi due fono della 
croce del Bonarroti * Ma per inten- 
der meglio quale armonia debbono 
aver tra loro quefte navate , e come 
quefte di S. Pietro cosi bafle , e 
firette rappkcolifcono 1' idea d' un 
sì vafto tempio , batta vedere la 
Chiefa della Madonna depli An?io- 
li preflb Affili , ridotta da Miche* 
langelo in quella proporzione , in 
cui fi vede di prefente . Poiché 
quando vi s'entra dentro , pare , che 
vi s'apra il cuore, e che la chiefa 
fia più grande , e più ampia di den- 
tro, che non apparilce di fuori ad 
un gran, pezzo, quafi che efTa li al- 
larghi per miracolo. Io taccio gli 
filtri inconvenienti , che ne fono ie- 

guiti 



141 DIALOGO IT. 

guiti da quella flcrpiatura del Ma- 
derno . 

B. Ditemene pure alcun altro per mia 
irruzione • 

M. N' è da quefla provenuto , che 
la gran cupola, la quale è la par- 
te più cofpicua di quefto ed trizio , 
ed a cui la chiefa ferve di bafe , 
adeflb non pofa nel mezzo di eiTa 
bafe , ma lbpra una parte , che a 
dir vero , è una fconcia cofa , come 
fé uno averle eretto V obeiifco non 
nel mezzo del colonnato , ma in Li- 
na elìremità , o per parte , ed in un 
canto del medcfimo . E fé noi non 
aveflimo in mente anticipatamente 
la rapprefentazione della Croce del 
nodro Salvatore , non s' intendereb- 
be , né fi rimarrebbe capaci , per- 
chè una Chiefa fia interfecata da una 
traveda non nel mezzo , ma verfo 
T eftremità • né a qualfifia architet- 
to , benché rozzo , farebbe caduto 
in penderò di fare una cofa tanto 
fregolata , qual' è una Bafilica egua- 
le da tre parti , e da una affai più 
lunga, la quale {regolatezza appari- 
le in quelle Bafiliche , che hanno 
una gran cupola . In oltre Michelan- 
gelo 



DEL DISEGNO. I43 

gelo l' avea rialzata tanto con q tei 
bello zoccolo, che toltone T ordine 
Attico , che circonda tutta la Chie- 
fa, e che parimente non è Tuo di- 
fegno , veniva per regola di proiet- 
tiva a parere , che efla pofaflfe fulla 
facciata , e le formarle il compimen- 
to , e la cima . E perchè non ri- 
manerle troppo ifolata , e perciò trop- 
po fecca , e dura , v' aggiunte di qua 
e di là due vaghe cupolette mino- 
ri , le quali fi vede chiaramente ef- 
fere (tate fatte per queto ufo folo , 
poiché non rifpondono in Chiefa , né 
in veruno altro luogo , né fervono 
a cofa neffuna . Ora poiché la 
Chiefa è (tata allungata , rimangono 
tanto in dentro , che per vederle be- 
ne , bifogna fcoftaril un miglio , o 
falire fui tetto della Chiefa . 
B. Cotefto effetto, che dite, che a- 
vrebbe fatto la cupola , di parere qua- 
fi a perpendicolo delia facciata, 1' 
ho orTervato più volte nel vederla 
cafualmente di fianco , o dalla par- 
te di dietro, nell' effere andato a fbaf- 
fo nel giardino del Papa , o fuori 
delle porte Fabbrica , e Cavalleg- 
gieri , e , non citante L' ordine At- 
tico, 



144 DIÀLOGO IT. 

tico , mi è partita tanto bene , e 
chiaramente pofta quafi a perpendi- 
colo del muro efterno di S. Pietro, 
che io non reftava capace , dove fof- 
fe fparito quel grandi/limo fpazio , 
che corre dal fondo della Chiefa , o 
dalle due eftremità laterali della cro- 
ce fino alla confezione , o fia all' 
all'aitar maggiore pofto fotto la cu- 
pola medefima • onde non so perchè 
crediate , che il detto ordine x\tti- 
co non fia opera di Michelangelo , 
da che quefto non fa contro alia 
fua intenzione in querta parte . 
M. Non lo credo per due ragioni . La 
prima perchè bada avere gli occhi 
per conofcere il diverfc gufto , che 
è neir ornato di elfo dal rimanente. 
Le fìneftre lbno rozze, e i membri 
di effe gravi , e pefanti ; dove quel- 
li delle nicchie, e degli altri orna- 
ti, che fono lotto l'ordine Attico, 
e fono ficuramente di Michelangelo, 
quantunque tanto pili grandi , e più 
vicini all'occhio , in gu ila che dal- 
la parte di dietro di S. Pietro ven- 
gono le dette nicchie ad effere più, 
baffe dell' occhio medefimo , fono 
tuttavia gentili, e graziofi con una 

fvcl. 



DEL DISIGNO, I45 

fveltezza e leggerezza ammirabile. 
Quelle nicchie poi , che fono in 
quell'ordine Attico, fono mefchine, 
e piatte , e fenza rilievo , e fafcia- 
te di un ornamento fimile a quel- 
lo , che fanno i noftri moderni in- 
tagliatori di legno torno torno agli 
fpecchi , o gli ftuccatori dozzinali 
alle cartelle o cofa fimile. E quei 
candellieri , che vi fono intagliati 
dentro , fono cofa affai ordinaria , 
per non dir ridicola * in fomma lon* 
taniffima dal gufto di quelf uomo , 
in tutte le fue opere , ancorché mi- 
nime, fempre ammirabile. L'altra 
ragione fi è , perchè in molte pit- 
ture antiche , dov' è rapprefentata 
quefta fabbrica , non vi fi vede que- 
fi' ordine , E nella Libreria e nel 
palazzo Vaticano, ed in altre pittu- 
re di quei tempi da me ofièrvate , 
.in tutte manca queft' ordine . 
. Quelle ragioni lenza più mi con- 
vincono affatto , onde refto attonito 
e fuori di me confederando dove 
arriva 1' audacia di alcuni , e l'io no- 
ranza d altri , né da qui innanzi 
mi ftupirò , quando yegga florpia,fa 
qualfifia opera di qualunque nobile, 
G e pel* 



1^6 DIALOGO IT. 

e pellegrino ingegno . Ed in ciò ve- 
ramente fu infelice Michelangelo , 
Fino una belliftìma porta ^ eh' egli 
fece in Firenze alle monache di S. 
Appollonia , per -quanto mi è flato 
detto da un Abate Fiorentino , gli 
è {tata ftorpiata ftranamente ; poiché 
effendofi rotta la foglia , è fiata ri- 
fatta con una sì feoncia modinatu- 
ra , che feompagna da tutto il re- 
fio , e fa pietà a vederla . 
M. Piaceffe a Dio, jche le difgrazie, 
che incontrano le opere di quello 
padre del difegno , per via dell'ar- 
dire , e dell' ignoranza di chi pre- 
tende aver buon guflo , fi riflrin- 
geffero ad una bagattella di una por- 
ta di monache ! Di altra fatta , e 
di altra importanza fono quelle , 
che abbiamo ofTervate in S.Pietro, 
ed al Ponte rotto , e quelle che rac- 
contano il Vaiari , ed il Condivi 
circa al fepolcro di Giulio II. ed al 
tempio di S. Giovanni de' Fiorenti- 
ni , ed alla facciata di S. Lorenzo di 
Firenze , e ad altre : tal che io te- 
mo forre , che tra qualche tempo 
non ci abbia a rimaner in piedi 

opera 



DEL DISEGNO. I47 

opera neffuna (a) di quefto valen- 
tuomo , o fé ci rimane , debba ef- 
fere così travifata , eh* egli medefi- 
mo non foffe capace di riconofcerla 
per fua» Oltre poi l'altra difavven- 
tura , eh' ebbero le ftefle fue opere 
di rimanere per dugento anni im- 
perfette -, come dureranno ancora , 
finché vengano al mondo Principi 
intelligenti , ed amanti di cjuefte ar- 
ti > Veggafi la Porta Pia -, il Por- 
tone di S> Spirito -, fé pure non fi 
dia al Sangallo , [b) il ricetto della 
Libreria di S. Lorenzo, opere tutte, 
che fi finivano con pochi feudi , e 
tutte rimangono ancora fenza ter- 
ni in arfi . 

G 2 B.To 

- (jC) ìn un* Deferitone di Roma antica , e mo- 
derna a e. 217. del Tomo 1. fiampata V anno ij^x. 
fi dice , coni è fiato mutato il difegno della d al- 
lerta di villa Medici ; ed è vero j che pure era 
difegno del Bonarroti ; ed è cofa non credibile il 
dirvi/i , che le fiàtue fono fiate difpufie meglio , e 
quefia è fiata imprefa di un Signore t che non a- 
vea fondamento nejfuno ne pratico ^ né teorico in 
quefie arti , ma fi era gratis arrogato V autorità a 
titol di buon gufiu di giudicare decifivamente dì 
ogni benché minima opera , che fi facejfe in Roma 
in genere di difegno , e xutt* i magnati gli prefia- 
vano una intera fede, 

(b) Quefio ricetto fento , che fia flato terminata 
quanto all' intonacarlo C che pure è qualcoja j. 



14^ DIALOGO II. 

B. Io pure comincio a dubitare , che 
peggiorando ogni giorno il buon gu- 
fo , e ibernando lo ftudio delle cofe 
buone (a) , anzi eflendo quafi perita 
affatto T architettura , e vedendoli 
poco altro , che ftrane fconciature 
in quefto genere, le quali fono ap- 
plaudite come belle , e vaghe , fi 
abbiano tanto a (travolgere le tefte, 
ed afluefare gli occhi al cattivo , che 
a poco a poco fi abbia a far paf- 
iaggio a diftruggere tutto quello , 
che ci è di buono , e che nel tem- 
po futuro fi abbia a defìderare , che 
nel noftro fecolo non ci foifero flati 
architetti , come il defiderava Sene- 
ca del fecolo , in cui viveva, onde 
ebbe a dire , fcrivendo al fuo Lu» 

e ilio: 



(a} Gio: Pietro 7 annotti nel Tom. i. car.z?^, 
dice di Marcantonio Chiarini : Interno alla vera 
architettura gli parea , che molto fòife declinata. 
D^fiderava occafione di effere architetto di qual- 
che gran fabbrica , ma non potè mai un tal defi- 
dcrio adempire x e a cart. 283. f°ggi''-g ne 5 *&e *l 
Chiarini conchiudea , che il non proccurare di 
farlo [ d ì imitare il buono , e perfetto gufto ] 
derivava dalla fbverchia vaghezza di novità, per 
cui fruccAndofi delle co'e buone, e quafi prenden* 
dole a noja , loro facciamo fuccedere , e fino mi-* 
teponiamo le fantastiche, e le sformate. 



DEL DISEGNO. I47 

cilìo : M'ibl crede , felix tllud fecu~ 
limi ante arcbìteblonas fuh , in altro 
propofito . 
M. Chi fi pigliale il divertimento di 
notare in un quaderno tutte le fab- 
briche ben regolate, che fono Mate 
fconce , o demolite [a) , crediatemi, 
che fi farebbe un buon volumetto . 
Già fi è veduto quelle > che furo- 
no (tarpiate al Bruneìiefco', ai Bo- 
narroti , ed al Sammicheli y dove fi 
vede , che i gran nomi , e la gran 
fama ^e f univerfale applaufo , e la 
ftima degli artefici non fon batte- 
voli a falvare V opere loro da que- 
lite difavventure eziandio (b) in Ro- 
ma medefima • 

G 3 B.Io 

CO Lo ftejfo Cannotti nel voi. 1. delia mede* 
fima /ìoria deW Accademia Clementina a e. 283. 
parlando pure del Chiarini dice : Se vedea poi 
qualche fabbrica antica guaftata modernamente , 
non potea darfi pace , e fpeflb ne vedeva , e più 
ne vedrebbe ancor , fé viveffe , da che giornal* 
mente una tal peftilenza più ancora fi avanza, e 
par che le genti (lanche dell' a pettare , che il 
tempo le belle cofe a poco a poco manometta , 
e diftruega , congiurino contra di effe , e per af* 
frettarne la perdita non badano a ipefa, né a di- 
ligenza . 

O) In Roma mede fi ma . Ci è un ef empio 9 
(he non farà creduto dopo , cbt fmrtmwù inerti celo* 

99» 



1 $0 DIALOGO ir. 

B. Io credo , che diciate il vero , poi- 
ché chi è più celebre , nel fatto 
dell' Architettura , di Leon Batifta 
Alberti , che fi può meritamente 
appellare il Fiorentin Vitruvio per 
T eccellenza de 5 fuoi ferirti , ricevuti 

da 

y», che hanno veduto la Chiefa di S. Maria della 
Face pojfeduta da' Certo/imi ricavata dal Bonarroti 
nelle rovine delle terme Dioclezjane con tant' arte , 
maeflà , e giudizio , et? era, una delle maravigliale 
cofe 3 che fi vedejj'e in Roma , in cui fi entrava 
alla pari per una nobilijftma porta di hello ornata 
di travertini circondata «. E ora vi fi entra per u* 
na particella laterale , per cui fi feendano parecchi 
fcalini , ejfen do fiata rimurata la porta del Bonar- 
roti , e fatta diventare una cappella , benché il detm. 
to Bonarroti aveffe laf ciati quattro maeflofijftmi fpa- 
zj vacui per ridurre , quando che fojfe , a cappel- 
le , che ora fono rìmurati , e ridotti a fenili , 9 
co fa fimi le . In f omnia f concertato tutto di mala 
maniera , che fa piangere , fenica che /' architetto , 
the non avea prima profetata quefla fetenza ,, che 
fion era altro y che un povero pittore [ povero non 
dico di beni di fortuna , ma di fcienzja nel dipime» 
re ] fi prendejfe la minima foggezjone del nome 
immortale del Bonarroti ; oltre molte altre feoncia* 
ture fattevi di 'più e che fanno ridere , e che ren- 
deranno la co fa x come favolo fa , e incredibile a chi 
non fi farà trovato a vedere la Chieja fuddetta 
nello fiato , che la lafci) il Bonarroti. E che ciò 
feguijfe in Roma non nel fecola di Criflo ottavo , 
o nono , ma nel decìmottavo » quejìo sì /' tUft- 
ftre architetto vivente , e quelli , che verranno pof* 
fono ziuftamente chiamare un Paradoflò di non 
poterli facilmente dare ad intendere» 



DEL DISEGNO. 1 5 I 

da tutti con approvazione ? E pure 
V ornato della fontana di Trevi 5 
dov' era 1' arme di Niccolò V. , e 
quella del Popolo Romano , eh' era 
quanto avevano i Romani dell' Al- 
berti , fu levato via , come attefta 
il Vafari (a) . 

M. Sapete voi quante di fimili barba- 
rie vi potrei raccontare , accadute 
al tempo prefente , le quali taccio 
per rifpetto di quei Signori , che le. 
hanno fatte efeguire? 

B. Dite anche per riguardo degli Ar- 
chitetti , che le hanno merle in e- 
fecuzione, perchè fimili cofe fcredi- 
tano più i ProfefTori , che i Signori. 

M. Dite pure gli uni , e gli altri ; 
ma non parlo degli Architetti , per- 
chè , fecondo me quella è un' arte , 
come avete detto , perduta , quanto 
quella di fare i vetri , che non fi 
fpezzino nel batterli ,. ma folamen- 
te fi ammacchino , ( fé è vero , ) 
che queft'arte fofTe trovata al tem- 
po di Tiberio . 

B. Vorrete dire , che gli Architetti 
G 4 mo« 

(a) Vaf, toni. 1. e, $6j t 



152, DIALOGO II. 

moderni non fono eccellenti , come 
un tempo fa ; ma per quefto non fi 
può dire , che fia perduta V arte , e 
però io ho detto qua/t perita, 

M. Non dico mica quefto , dico per- 
duta T arte . 

B. Come perduta , fé ci fono tanti , 
che la ftudiano ? 

M. Ci fono ; ma chi la ftudia , non 
la profeffa , e chi la profeffa , non 
la ftudia. 

B. Quefto mi pare un indovinello, e 
che quanto a me ha bifogno di fcio» 
gli mento. 

M. Riferbiamo la fpiegazione di que- 
fto enigma ad un altro giorno, che 
per oggi fi è ragionato a fufficienza, 



DIA. 



DEL DISEGNO. I$% 

— —■ BWM— « JW«fc ■■■ ■gÉg II III W « — « 

DIALOGO IIL 

Bellori, e Maratta. 

B. "r)£r quanto io abbia affottiglia» 

JL to T ingegno per ifviluppare 
quel nodo di parole , di cui V altra 
di non mi volefte accennare lo fcio- 
glimento , non mi è baftato 1' ani» 
mo finora di venirne a capo . Che 
cofa mai intendente voi di fignifica» 
re, quando dicerìe , che chi (radia 
T architettura , non la profeffa , e 
chi la profefla , non la ftudia ? A 
dirvela fchìetta , non so quale di 
quefte due parti mi riefca più fcura. 

M. Come intendete voi , che al pre» 
fente fi ftudia 1' architettura ì 

B- Si ftudiano i cinque ordini del Vi- 
gnola , da cui fi apprende , quale 
fia la differenza , che corre dall' u- 
ho ali* altro : quali fieno le mifure 
de' piediftalli , delle colonne , e de* 
cornicioni di ciafcun ordine : i loro 
modini , fecondo le antiche fabbri- 
che piìi. regolate, e piìì perfette: s' im- 
G 5 para 



IJ4 DIALOGO III. 

para poi a ricopiarli bene, e puli- 
tamente : toccarli ci' acquerello ; e 
per maggiormente impratichirli , fi 
ricopiano anche delle porte , e del- 
le fineftre di qualche accreditato prò- 
feflbre , e quelle inventate dal fuo 
maeftro , o quelle di qualche Ar- 
chitetto moderno , e vivente , che 
la voce, del popolo abbia molto ap- 
plaudite .. Poi fi parìa a far qualco- 
fa di fua. invenzione. 
M. Imparafi ancora a levar di pianta, 
ed a ridurla in maggiore , o minore 
mifura , con poco altro ; e quefto è 
tutto quello ,. che fi ftudia di quefV 
arte, e qui finifee . Ora vi pare, 
che ciò ferva per fare un Archi- 
tetto ? Ditemi un poco , come poi 
faprà dare ad un edilìzio il giufto 
ftabilimento ? Spartirlo , e dividerlo 
in maniera , che venga comodo , ed 
infieme vago, e grazioiò , comedi- 
vifarne le fcale , che -fieno belle , 
magnifiche , in luoghi opportuni , 
luminofe , agevoli , e non iftorpino 
gli appartamenti .. Come per fine 
ornarlo acconciamente ? Dove , e 
donde , ed in che maniera impara- 
no i giovani tutte quefte belle co- 
ki 






DEL DISEGNO. I5J 

fc , ognuna di per se dimciliflìma ? 
Qj-iindi è , che , come avete detto , 
cominciando i giovani per loro ftu- 
dio a fare di fua invenzione il di- 
fegno di una chiefa , o di un pa- 
lazzo , con sì deboli , ed. incerti fon- 
damenti , giuocano di capriccio , e- 
fenza ragione , e così a poco a po- 
co fi avvezzano ad operare , quando 
mettono mano ad innalzare le fab- 
briche . 

B. Per apprendere a fare un edifizio 
filabile ci vuol la pratica , e perciò 
fi accoftano ad un Architetto , che 
abbia alle mani molte fabbriche, e 
veggono , com' egli fi regola nei 
gettare i fondamenti , nell' in^rofTare. 
i muri r nel reggere le volte , e cofe. 
fimili .. 

M. I cali particolari non fanno faen- 
za , e non poffono iftruirci , fé non 
di quello , che fi dovrebbe fare in 
un calo fimile a punto ; il qual 
cafo non fegue mai . Ma venendo 
poi a fare un edifizio, che non ab- 
bia la ftefTa altezza , la ftefTa lar- 
ghezza , e che non fi a nello ftefTo 
fito , né ila pofto fulla ftefTa qualità 
di terreno, né comporto de'medefi- 
G 6 mi 



X$6 DIALOGO ir r. 

mi materiali , in fomma , che fia 
vario per molte circoftanze partico- 
lari , o anche per una fola y ma ef- 
fenziale ; come fi regolerà un no» 
vello Architetto? Per efempio fi 
vede , che a foftenere Stabilmente 
ima volta di una ftanza di tre can- 
ne di larghezza un Architetto pra- 
tico ha fatto la muraglia di cinque 
palmi di groffezza , che cofa impa- 
rerà uno fcolare , fé non a fare lo 
fìeflb in un cafo medefimo ? Ma 
fé la volta da farfi, in vece di ef- 
fer larga tre canne , farà due , o 
farà quattro ; in luogo di efifere a 
vela , farà a mezza botte , o di al- 
tra figura * in vece di pofare su mu- 
raglie andanti, poferà da una parte 
su pilaftri (a)- y fé le muraglie della 
prima erano di tufo , o di pietre 
lavorate , quefte faranno di mattoni* 
e fé quella era caricata di una ma* 
niera , e quefta di un' altra : e fi- 
nalmente , fé varieranno molte al- 
tre 



[sl] Fari come il portico di S. Paolo , nel? 
anno fanto 1725. come qualche altra- loggia , 
the poco dopa fabbricate rovinarono tutti ad un 
tratto . 



DEL DISEGNO. l$J 

tre particolarità cT importanza , che 
regole terrà nel coftruire quefta nuo- 
va volta , ed il retto della fabbrica 
il novello Architetto? Se per efem- 
pio avrà bifogno di fare una volta 
piana , com' è il fotterraneo di S. 
Martina qui di Roma , architettato 
dal Cortona , a che regole fi appi- 
glierà egli ? E fé quefta volta piana 
doveffe eflere incomparabilmente mag- 
giore di quella di S. Martina , co- 
ni' è quella , che tirò il Borromino 
fopra 1' oratorio della chiefa nuova, 
che per di più ha fopra di se il 
pefo della gran libreria , e della 
quale uno de 1 lati maggiori , su cui 
pofa , cioè quello che rifponde su 
la piazza , è un muro non rinfran- 
cato , ma in ifola , con quai artifi- 
zio la terrà su ficuramente ? Ci vo- 
glion dunque le regole univerfali , 
che infegnano a mifurare gli sforzi 
degli archi, e delle volte medefime, 
e le refiftenze de' muri , per bilan- 
ciare l'uno con l'altro, il che non 
lì apprende fé non dalla dottrina 
geometrica, e da' trattati della mi- 
fura delle volte, della refiftenza de' 



158 D I A L O C O I I r. 

lblidi , dalla meccanica ,. e da fimili 
infepnamenti .. 
B. Mi ricordo di aver letto nella Vi- 
ta del Brunellefco , che quando fi 
accinfe a fare la. cupola nel duomo 
di Firenze , eh' era una volta , la 
quale non aveva efempio alcuno a- 
vanti , non farebbe fervito , eh' egli 
efaminafle minutamente , e con tut- 
ta diligenza , com' egli pur fece , 
quefta cupola della Rotonda ; poi- 
ché oltra f effer aflìu più baffa , ed 
aperta nella fua fommità , era ro- 
tonda , e feempia , dove quella è 
ottangolare , e doppia , e chiufa in 
cima , e caricata dal pefo enorme 
della pergamena , o cupolino , eh' è 
comoofto tutto di marmi di Carra- 
ra , e. di una quantità eccedente di 
tanto F umano penfamento , che ve- 
duto in terra lì credeva imponibile 
il poterveli tutti impiegare ,.ed ini- 
piegativeli , che la cupola gli po- 
terle reggere ; laonde fi reputava , 
che il Brunellefco , che gli avea 
fatti venire , forfè efeito fuori di se; 
e pure egli ftimò fondatiffimamente, 
che foffero tanto neceffarj alia ria- 
bilita di quella macchina maravi- 

gliofa, 



DEL DISEGNO. I$p 

gliofa , che fino full' eftremo di fua 
vita, quando non potea pili parla- 
re, co' getti fi sforzava di : raccoman- 
dare il porveli su tutti per cari- 
carla a dovere *. Ma a quella co- 
gnizione arrivò non per la. pratica, 
perchè egli non avea. fatto , né vi- 
fìo fare una cupola fumile j ma per 
lo fludio profondo , che avea fat- 
to, come dice il Vafari, nella Geo- 
metria * 

M. Io so bene , come alcuni de* mo- 
derni Architetti efcono di quello 
imbarazzo . Si ripofano totalmente 
su i capimaeftri , e. non hanno ri- 
pugnanza, a confeflare , che quella è 
incumbenza loro , e eh' elfi non. fé 
ne impicciano • ed effendo rovinato 
in una fabbrica di una graa cappel- 
la un arcone di effa , con mortali- 
tà di più. perfone ,, fentii f Archi- 
tetto y che con una fomma freddez- 
za, e piacidità difle, che quelle e- 
rano cofe , alle quali toccava a pen- 
fare al muratore. 

B. Veggo ancor io , come poi in fo- 
ftanza va quella cofa fatta così per 
pratica, e come fé fi dicerie, a ta- 
rane , nel modo appunto , che cam- 

mi- 



lÓO DIALOGO I 1 r. 

minano i ciechi . Ne fegue , che le 
fabbriche vengono su o troppo de- 
boli , e fanno delle brutture ; o trop- 
po forti , e vi fi butta via da' Si- 
gnori il doppio di quello , che fa- 
rebbe neceffario per farle filabili ba- 
flan temente • fenza altri incomodi , 
che talora ne feguono . Ma chi vuol 
perfuadere alla gente , che la Geo- 
metria fia neceffaria all'architetto, 

„%Avrà faccende più ctìa dir tufizjo 
yj Non bornio- i frati di S. Benedetto (a). 

M. Lo credo anch'io; tanto più, che 
pochi ne riufcirebbero , poiché la 
Geometria , come dice il medefimo 
Berni ( i cui verfi tornano pure 
fpeffo in acconcio al vivere urna» 
tto ) 

„ è uno m ì 'ne/Ira , 

„ Che non la può capire ogni fcodella* 

volendovi molto ingegno , e fottile; 
ed effendo cjuefìa fcienza , come di- 
ceva 

CO Bem. cap> "u dell* Pejìe , 



DEL DISEGNO. I^t 

ceva ii gran Galileo , la pietra del 
paragone de' medefimi ingegni . Ma 
Gali* altro canto : come farne di me- 
no? Succedendo tutto giorno mille 
occorrenze , dove V Architetto ha 
pretta necerTità della meccanica , 
della profpettiva , dell' idroftatica , 
e eli fimili feienze , che hanno per 
fondamento la Geometria ; come fa- 
rebbe il muover pefi , traportargh , 
alzargli , e collocarli talora in fui 
feonci , benché fieno pefi molto f mi- 
furati : e fabbricare in riva , o in 
vicinanza di fiumi , o fopra efft far 
ponti . Li feguiranno fpefTo de' cafi, 
<k>v' egli ci metterà molto di ri- 
putazione, ed il capo dell' imprefa 
molto danaro . Il che appunto ac- 
cadde al Fontana giovane, quando 
fi accinfe ad alzare la colonna An- 
tonina , che fé ne fta giacente a 
Monte Citorio j poiché avendo co» 
ftruito con immenfa fpefa un fortif- 
fimo caftello di legname tutto col- 
legato , e fafcìato di fpranghe di 
ferro , quale ci voleva a foftenere 
quello fmifurato pefo, e non aven- 
do ben confiderato meccanicamente 
yial farebbe fiata la direzione della 

co» 



IÓZ. DIALOGO III. 

colonna nel muoverli • quando gli 
argani cominciarono a lavorare , e 
la colonna a non ripofarfi più to- 
talmente in terra , principiando ad 
aggravarli anche fui caftello, quello 
cominciò malamente a ftridere* co- 
me fé fi foffe voluto allora allora 
fchiantare ; ficchè l' innumerabile po- 
polo , eh' era concorfo a vedere que- 
fta funzione , fortemente impaurito 
fi diede sridando a fussire:dal che 
tanto fi fturhò , e giuftamente , 1 
Architetto ,. che ne venne meno , e 
gli operai fi fermarono fu b ito-,. ed al- 
lentarono i canapi degli argani • e 
poi disfatto il caftello la colonna 
rimafe collocata a giacere , coni' è di 
prefente . La ragione di quefto feon- 
certo provenne , perchè il pefo della 
colonna non facea forza fui detto ca- 
ftello per la perpendicolare; che allora 
le candele , o fieno fianchi diritti del 
caftello refiftono quanto un vuole , 
ma facea forza per una linea obli- 
qua , ficchè i detti fianchi aiutava- 
no a rovinarlo , e fchiantarlo nel 
fito dov' era fitto in terra ,. fervendo 
di potentiffima leva per atterrarlo, 
B. Veramente quello fu un gran cafo, 
e memorabile, M.Que- 



DEL DISEGNO. \6% 

M. Quefta colonna mi fa fovvenire 
di un'altra r che dall' ignorar la mec- 
canica , ruppe nel mezzo un Ar- 
chitetto ; e il bello è , eh' egli la 
ruppe per mezzo di quegli artifìzj , 
eh' egli usò y perchè efia non fi rom- 
perle. Il calo è raccontato, dal Ga- 
lileo, ed andò in quefta maniera • 
Fu tratta di fotto terra in Firenze 
una gran colonna ( a ) per alzarla 
(opra una piazza.. Ma efiendo poi 
pafTata la voglia , e la comodità di 
farlo , e rimanendo su quella, piaz* 
za quella enorme cavità % dond' era 
fiata tratta ,. che apportava bruttez- 
za di giorno , e pericolo di notte ; 
fu penfato di mettere preda alla e- 
ftremità di detta foffa due pezzi di 
grofìi travi , e voltarvi fopra la co- 
lonna , acciocché con efìa fi rico- 
prile quella bruttura , eh' efla avea 
cagionato coli' efeire di fotterra . 

B. In quefto ftato di cofe, io lodo il 
ripiego prefo per modo di provvi- 
fione . 

M.An- 

Ta] Qr/efta colonna giace» fulla piazza ài S. 
Marco , ov 1 era fiala cojirutta la bafe per innalzar* 
vela , la qual bafe ora è flava tolta via , e la cc- 
hnn» rifotterrata . 



1^4 DIALOGO III. 

M. Anch' io pure • ma avvenne con 
lo fcorrere di qualche anno , che 
T uno de' due travi s' incominciò ad 
infracidare , e temendo , eh' egli non 
fi fpezzafie , e che la punta della 
colonna non cadérle nel fondo di 
quella profonda foffa , un Architet- 
to imperito di meccanica venne a 
foc correrla . 

B. E che potèf mai fuggerire un Ar- 
chitetto di quefta fatta? Certo non 
altro , che qualche fpropofito . 

M. Così è. Propofe di mettere un 
nuovo pezzo di trave lotto il mez- 
zo per 1' appunto della colonna , e 
così fu fatto. Dopo alquanto tem- 
po finì d' infracidarfi quella trave 
porla fotto all' una delle eftremità 
della colonna , e fi fpezzò in gui- 
fa , che non la foftenea pili né pun- 
to né poco . Quindi è , che fiando 
la metà della colonna tutta in aria 
fofpefa fui trave di mezzo , ne av- 
venne , che il pefo enorme di mez- 
za la colonna , moltiplicato con la 
velocità prodotta dalla lunghezza ben 
grande della medefima metà di co- 
lonna, creò un momento di tanta, 
o tale energia , che fpezzò in un 

fu- 



DEL DISEGNO. l6$ 

{libito la colonna fui punto del fuo 
fofteono , come fé foffe ftata una 
fotti li {fima canna vecchia ; e cosi 
dovea feguire per forza meccanica 
geometricamente certa • e di quelli 
accidenti ne vengono , e ne polfono 
venire alle mani degli Architetti 
giornalmente, ed i quali con facili à 
riparerebbero, fé foffero inftrutti in 
quefta fcienza. 
B. Veggo bene la precifa necefliti di 
quefte fcienze in un Architetto , le 
quali non fi poflbno imparare , fé 
non da chi ha ingegno , non valen- 
do più le belle parole , e meno le 
molte ciarle . Ma fenza un grande 
ingegno non credo , che fi polla con» 
feguire queir altra parte dell' archi- 
tettura , che voi avete annoverata 
in fecondo luogo , che è di fapere 
ben compartire una fabbrica, ficchè 
torni vaga e comoda , nel che fu 
mirabile il Borromino , come fi ve- 
de con iftupore nella cafa della Chie- 
fa Nuova data alle ftampe con un' 
ampia defcrizione- ed appunto il Bor- 
romino è flato uno de' più ingegnofi 
talenti, che fi conti tra gli Archi- 
tetti . 

M, Così 



\66 DIALOGO ITT. 

M. Cosi è, ma non ferve aver fortito 
dalla natura un ingegno fpiritofo , 
bifogna efercitarlo , e fidarlo , il che 
fi fa con lo ftudio della geometria, 
in cui fanno di meftieri tante con- 
fìderazioni , ed infiniti ripieghi per 
ifpartire con tanti rifletti -, e tanti 
legami > e tanti dati o una linea , 
o una fuperficie, o un corpo di u- 
na determinata mifura , che per for- 
za è d' uopo mettere alle ftrette T 
ingegno , ed affottigliarlo , che poi 
nello, fcompartire un edifizio non 
trova difficoltà , per quanto obbli- 
gato fi a il fito , com' era quello del- 
la fuddetta caia della Vallicella , 
ferrato dalle ftrade -, dalla piazza , 
dalla chieia -, e da quella gran fi- 
oretti a , che per di piii lo fpartiva 
quafi in mezzo \ e coni' è quel del- 
la piazza della chieia della Pace , 
adornata così vagamente da Pietro 
da Cortona i benché nifi-etto, e le- 
gato da tante porte , e fineftre , e 
lumi , e ftrade , eh' era obbligato a 
falvare . Ma a chi è di sì fatto in- 
gegno dotato fovvengono tante va- 
rie divifioni , e tanti diverfi fparti- 
menti , che finalmente fi avviene ad 

uno, 






DEL DISEGNO. l6j 

uno , che riefce acconcio al biio- 
gno , ed inlieme bello , e grazioio . 

B. Io paragono quefta parte dell'archi- 
tettura al giuoco degli icacchi , do- 
ve rieice un bravo giuocatore , chi 
è dotato di maggiore ingegno , per- 
che quegli arriva a vedere più. com- 
binazioni di tutte quelle ieflanta- 
quattro caie , o ftanze , che forma- 
no lo fcacchiere con quei tanti pez- 
zi di diverta movenza , e di diver- 
fa operazione ; fìcchè concludendo 
mi pare , che fecondo voi , delle tre 
parti da voi proporle , i giovani , 
che di prefente attendono allo ftu- 
dio dell' architettura non apprenda- 
no altro , che quella , la quale ri- 
guarda f ornato . 

M. Vedete fé fono difcreto , quando 
coftoro fapeflero quefto , me ne con- 
tenterei , e lì vorrei chiamare tut- 
tavia Architetti . Il male fi è > che 
per lo più non fanno né pure que- 
fto , ma ne pur fanno , come fi fac- 
cia ad imparare , e perciò non vi 
rivoltano i loro ftudj , anzi né an- 
che il penderò . 

B. Quefto io mi credea , che s' ap- 
prendente con impoffeflarfi ne' cin- 

que 



1^3 DIALOGO I I U 

que ordini , come fi trovano nel Vi- 
gnola , ed in altri libri limili , co- 
me diffi . 
M. Siccome non ferve , per effere un 
buon computila , il fapere le quat- 
tro regole dell' aritmetica • né per 
effere un buon pittore il fapere quan- 
ti fono i colori , e di che fon com- 
porti - y così per effere un buon Ar- 
chitetto non batta il fapere le mi- 
fure , e le proporzioni de' quattro 
ordini , o fé vogliamo dirli cin- 
que , dell' architettura , e come fi 
debbon divifare. Perchè donde poi 
fi apprenderà , di quale di quefti or- 
dini uno fi debba fervire? Il porti- 
co della Rotonda è Corintio, e pu- 
re il Bernino non fé ne prevalfe 
ne' portici di S. Pietro . Chi addi- 
terà , fé una fabbrica fi debba fare 
di uno , o più ordini ? Chi archi- 
tettò il Coloffeo lo fece di tre , o 
di quattro , e Michelangelo nel di 
fuori di S. Pietro , benché la fab- 
brica foffe di un! altezza fpaventofa, 
non ne volle altro che uno; ma di 
tre ordini , fi valle nel cortile del 
palazzo Farnefe , fé pur il primo 
ordine è fuo , che io credo fenza 

fallo 



DEL DISEGNO. l6<? 

Fallo del Sangallo . E dentro , e fuo- 
ri alla fuddetta Bafilica non pofe 
neppure una colonna , fuori che agli 
altari , ma nel corpo della fabbrica 
lì valfe di pilaftri . Se a vette ado- 
perate colonne , non farebbero tor- 
nate bene, come fi vede nella fac- 
ciata , dove le pofe in opera il Ma- 
derno , e rendè quell' ornato alquan- 
to golfo , e martino : e così an- 
date difcorrendo . Di poi vorrei , 
che mi fapeffero dire , chi dopo a- 
vere ftudiato cinquanta anni il folo 
Vignola.o anche Leon Baùtta Al- 
berti , il Palladio , il Serlio , e lo 
Scamozzi , e tutt' i libri , che parla- 
no di architettura , chi dico fapreb- 
be fare una porta cosf bizzarra , e 
infieme così bella , e maèftofa , co- 
me Porta Pia ; o fare una cosi ma- 
ravigliofa novità , e che incanta con 
la fua bellezza , come il ricetto del- 
la libreria di S. Lorenzo , o la cap- 
pella de' depofiti nella chiefa mede- 
fi ma , opere tutte del divin Michel- 
angelo , o la fontana di mezzo alla 
piazza Navona , che gìuftamentè è 
chiamata l'eccellenza delle opere dei 
Bernino? Ma mettendoci anche a 
H coli 



170 D I. A L O C O III. 

cofe più diferete , chi faprà fare P 
ornato di una fontana fenza rico- 
piare quella di Termini (#),o quel- 
la 

(a") Ciò fi è veduto manifeflo modernamente , 
quando fi è voluto adornare la Fontana di Trevi, 
poiché r Architetto , quantunque fujfe reputato il 
più perito , che allora fiorile in Rmna , pure non 
feppe efeire AeW idea delle due fudiette , e non fece 
■filtro , che alquanto variarla , E prima egli confi'* 
derò r incantatrìce bellezza della fontana del Ber* 
nino pofia nel mez.ro di Piazza Navona, che con* 
fi fio in uno [co alio , da cui fi fin^e , che nafea 
quelP acqua , e credette colF ufare F i'ìeffa inven* 
zjone accattare alla (uà fontana F ijìeffa grazja^e 
vendili. Ma le regile del Vigmla non gli avevano 
infepntto , che il far bene uno foglio è co fa tanta 
difficile , che il Ber nino lo volle far tutto di fu» 
manose le fìatue le lafciò fare a* fuoi fcolari su 
i fuoi modelli . Né altresì oli poteano le dette re* 
gole infe%na<-e ti modo di farlo bene . Onde n è 
provenuto , che quella del Bernino è naturai iffmo, 
e --i,} retto il più , eie fi può , perchè è in una va» 
Jìjjima p'.a^.a , ma Jìretta , né fi Jlende più del 
6 (fognati il che produce fvelte^ra , e grafìa , e fi 
Adatta alla ]} -ertela della pia^zja : dove quelli 
della fontana dì Trevi raffemh ano una enorme 
concerìe dì (affi rovinatiti aiioffo V uno alV altro , 
e che occupano .uno fpa^'o immenfo , benché il luo- 
go fta tanto rijìretto , che intorno alla, fonte non 
rimane torno torno altro , che una Jìrada . E fo- 
pra quejìo ro^Jjfmo imbaf amento volendo innal- 
za -e una facciata regolare, fecondo uno degli ordi- 
ni di architettura , felfe il viù improprio , ed in- 
conveniente , ed il più fproporrjonato alV imbafa- 
mento , poiché fcelfe il Corintio , cioè il più ele- 
gante , il più gentile , il più sra^'ofo , ed il più 
culto di tutti 3 che fa una diJfona»z.a infoppon r- 

bile 3 



DEL DISEGNO. 17I 

la di S. Pietro in Montorio , che 
per altro fono anch' effe limili , ov- 
vero un ponte così leggiero , cost 
bello , ed elegante , come quello di 
S. Trinità di Firenze coftruito, dall' 
Ammainiate? Chi faprà inventare, 
o come le faprà inventare co' ioli 
principj del V ignola , tante nuove 
forme di palazzi , di chiefe , e di 
ville , quanti fé ne veggono in Ve- 
nezia , e nelle città del Veneziano, 
e nelle cairmene circonvirine , in- 
venzioni bellifiime del Palladio i e 
di altri bravi architettori ? 

B. Come dunque dovrebbe fare per 
condurre le fabbriche a quefta ec- 
cellenza , e novità di ornato , e di 
quale ftudió farebbegli di meftiere ? 

M. Del medefimo > che fece fcala al 

Bonarroti , al Bernino a Pietro da 

H 2. Cor- 

bile , e ridicolo fs Culla ror^errj di q»epli [cogli 
mal poli ; ma io lo compatì feo , perchè , come fi 
dice nel Dialogo , il Vignala , e gli altri maefiri 
infegnano bene i modini di ciafeun ordine , ma non 
tnfegnano a q-tale di ejji uno fi debba appiglierà 
in ciafeun cafo (involare . Pure quefìa fontana da) 
tutti quelli s che fi dicono di b*>on gufilo , è (lata 
cf aitata fin (opra le fielle , pi ù affai , che fé Va-vef- 
fé fatta il Bonarroti ; benché vi fieno altri errori^ 
che il numerarti non fa si nojìro proposto « 



I7-~DIALacO III. 

"Cortona , ed agii altri valentuomini 
per giugnere a quella gloriofa al- 
tezza di perfezione, alla quale dal- 
le loro opere fi conobbe, che afce- 
fero , 
B. Io non so , che Michelangelo flit- 
diade altro , oltre le matematiche , 
che il difegno , nel quale fece fati- 
che im men le , e fempre tenne a- 
vanti gli occhi il naturale , e le 
ftatue antiche* e poi _ fondatoli pro- 
fondamente nella notomia , compofe 
di fua tetta quel fuo fliìe grande , 
dotto , e terribile , che nelTuno ha 
faputo imitare , e chi vi fi è pro- 
vato ha dato nel t'orlo di mala ma- 
mera , perchè mancava di quei fon- 
damenti . Così pure il Bernino , 
che da prima fu pittore , e poi frui- 
tore , in fine , non so come , fcappò 
fuori Architetto . L' ifteffo avvenne 
a Pietro da Cortona , e prima di 
lui a Bàldaflar Peruzzi , a Raffael- 
lo , a Giulio Romano, a Pellegri- 
no Tibaldi , a Giorgio Vafari , a 
Giovanni Bologna , all' Ammanna- 
to , al Cigoli , al Domenichino , 
all' Algardi , ed a molti altri frui- 
tori , e pittori , com' erano i foprad- 

detti. 



DEL DISEGNO. 1J% 

detti , che dopo avere {Indiato tanto 
il difegno da venire eccellenti {cul- 
tori , o pittori , efciron poi fuora ad 
un tratto eziandio Architetti fenza 
fa pere , né che , né come , ed Ar- 
chitetti eccellentirTimi . 

M. Voi dite beni/Timo , che non fi 
feppe il come. Poiché ditemi, chi 
furono i maeflri di Michelangelo? 

B. Nella pittura ebbe per maeftro Do- 
menico Grillandajo, e nella fcultu- 
ra Bertoldo artefice affai ordinario, 
ma che tenea nel fuo ftudio tutt' t 
marmi antichi , che Lorenzo il Ma- 
gnifico avea raccolti , e su i quali 
ftava il Bon arroti a difepnare . 

M. E nell' architettura ? 

B. In cafa fua ( per quanto ho inte- 
fo dal noftro comune amico , e fuo 
crede , e difendente , io dico dal 
Senator Filippo Bonarroti inren- 
dentiffimo di quefte arti , e cele» 
bratiffimo antiquario) e molto me- 
no ne' libri Campati , dove fi paria 
dì lui , non vi è memoria neffuna 
come,o quando, o da chi egli im- 
parale l'architettura. E il bello è, 
che ficcome nella pittura fi avvici- 
nò a' Greci , e nella fcultura gli ag- 
li 3 gua* 



174 DIALOGO I i r. 
guagliò, così poi li fuperò nell' ar* 
chitettura . 

M« E né pure di tutti gli altri , che 
avete nominati , troverrete i mae- 
ftri in architettura , né come , ne 
da chi abbiano imparato a fare tan-» 
te belle fabbriche , ed ornate cotan- 
to maravioliofamente , ma folamen* 
te troverrete chi ha mfeonato loro 
a fcolpire , o dipingere , e che tutti 
fi fono e fere itati lungamente , e 
con una oftinata attenzione nel di- 
fegno . 

B. Quella dunque farà la fìxada ficu» 
ra , e corta , e provata , fecondo voi, 
per una completa induzione, ed e- 
fperienza , d' imparare V invenzione 
degli ornati . Ed in verità Michel- 
angelo , che fenza timore di eflere 
tacciato di parzialità , è (lato il mag- 
gior Architetto di tutti , è (lato an- 
che il più bravo, ed il piti dot* 
to difegnatore* 

M. Cosi è ; chi non farà un sran di- 
fegnatore , non farà mai in genere 
di architettura cofa , che abbia gar- 
bo , né fi potrà mai chiamare Ar- 
chitetto . Per quello ho detto , che 
chi ftudia T architettura non la prò- 

feffa, 



DEL DISEGNO. I75 

fefla, cioè quelli, che attendono al 

difegno , al di cingere , od allo fcol- 

pire , in oggi non lono adoperati , 

né confiderati , né eiìì fi producono 

per Architetti j e quelli che fanno 

da Architetti non iftudiano il dife- 

gno , e non intendono la profpetti- 

va y né le matematiche . Ma fen- 

tiamo il Vafari affai maoaior Ar- 
co 

chitetto, che pittore , il quale de- 
cide quefta quiftione maeltrevolmen- 
te nel principio della vita di Bac- 
cio d' Agnolo : (a) „ E pur è ve- 
ti 4 ro, 

(a} E pur è vero non fi può efercitare V ar- 
chitettura perfettamente , fé non da coloro, che 
har.no ottimo giudizio , e buon difegno , o che in 
pitture , e Sculture abbiano giornalmente operato . 
Quejìe fon parole del l'ajari in principio della vi* 
ta di Baccio di agnolo riportate in un libro di 
Dialoghi [opra le tre belle Arti , al quale uno il- 
luitre architetto a c.70. di una fua celebre opera in- 
titolata : le Vite de 1 più celebri architetti di ogni 
nazioae , e di ogni tempo fa quejla feguente nota, 
tutta la ragione di quejh paradoflfo . Dove prende 
due sbagli , il primo è il chiamare un paradolfo 
una cofa y che fi vede comprovata da mille efempu 
e r iìlujìre architetto nel catalogo , eh' egli fa degli 
architetti y che cominciano dall' anno 450. prima 
deW Era Volgare quaft tutti aveano cognizione , e 
Jl:tdio fatto anche nella pittura , nella fcultura , 
fioche non fi può chiamare pa^adoffo, né una prò- 
pofizjone incredibile. Il fecondo sbaglio che attri- 
buijce all'Autore de 1 Dialoghi , quel cb' è una pro- 

pam 



ijó dialogo i r r. 

„ ro , die egli , non fi può eferci- 
„ tare ¥ architettura perfettamente , 
„ fé non da coloro a che hanno OT- 

«TIMO 

pofìzjone del Vafari di profejftone pittore , e quaU 
the volta in cafo di bi fogno anche architetto , e più 
eccellente C fia detto con tutto rifpetto ) de* pre- 
feriti architetti . Il terzj> , che prende /' illufìre ar~ 
chitetto : ma che non fi potfa divenire architetto 
fenza efler prima pittore o f cultore conviene iarfi. 
gran violenza per dar elo ad intendere . Q^'tjh 
non lo dice y riè il Vafari , né altri . Il Ben ai roti 
dicea P equivalente quando dicea , che bi fognava 
avere il co mp affo negli occhi non per ijlabilire le 
fabbriche , e jarle ftabili , ma per ornarle . E queji» 
ime fé di dire F Autore de" 1 Dialoghi . E non è ve-* 
ro , come pare che accenni V illufìre architetto , che 
gli efempi del Bonartoti , del Ber nino 5 e del Cor~ 
tona , ejfendo pochi non fanno regola , emendacene 
fenzj* numero, che il detto architetto sa meglio di 
ognuno . E la difftmul anione non fa lega con la 
verità . Il detto illujìre architetto a e. 225. della 
fua Opera piena di dottrina , e di erudizione feri-* 
ve quejìe formali parole: Quando Michelangelo fi 
diede all' architettura era di circa 40. anni , né 
altri maeftri egli ebbe in quefta profefTione , che 
il DISEGNO , con cui aveva e dipinto , e /car- 
peliato sì eccellentemente &c. Ecco che V illufìre 
architetto adotta quel Paradello, che ha pronuncia* 
to efere incredibile . 

V illujìre Architetto racconta quefìa catafìrofe 
feguha nella Chi e fa della Certo fa a e. 238. e 239. 
della fua eruditijftma Opera delle Vite de' più ce- 
lebri architetti , ma poi per un tratto forfè di a-*- 
micìzja jcn fa chi la fece, ma migliore fegno di 
amkizfa avrebbe fatto a non nominare V architetto^ 
eh" ebbe tanta audacia , e fece sì gran hefìialità y 
cotne lo avea taciuto V Autore di Dialoghi con 

più 



DEL DISEGNO. ÌJJ 

„ TIMO GIUDIZIO , E BUON 
„ DISEGNO , o che in pitture r 
„ fculture , o cofe di legname ab- 
,, biano grandemente operato , con 
„ ciò fi a che in eifa fi mifurano i 
,, corpi delle figure loro, che fono 
„ le colonne , le cornici , i bafa- 
„ menti , e tutti gli ordini di quel- 
„ la , i quali ad ornamento delle fl- 
„ gure fon fatti , e non per altra 
„ cagione „. 

B. Come fanno dunque quelli , che 
non faprebbero né pur copiare una 
tetta ? 

M. Fanno com' elfi pofTono , cioè male, 

come voi , e come tutti veggono , 

e come dee fare neceffari amente chi 

manca del fondamento principale , e 

H 5 che 

più gentilezza , e carità . Che pei P illufire archi* 
tetto abbia battezzato per paradofìfo una verità 
comprovata da mille, e mille efemni Qbenc.be egli 
cantra la fua coscienza ajferifca ejfercene tanti ps+ 
eòi, che non pojfono far regola , il che è falfo ) 
proviene daW ufo , eh* egli ha prefo dì battezz* re 
jenza riflejfione per paradoflTo ogni co fa , che alia 
prima §// pare fi-rana , ond* è feorfo a. chiamare 
incredìbile la rovina delle mura dì Gerico fenz* 
riflettere, che una tal rovina è ajferita dallo Spi* 
rito Santo Dio , e ferità per ejfenza . Ma per ve* 
dere che non è paradoflb fi legga nel s. tomo di} 
Vafari la vita di Bramante* 



178 DIALOGO III. 

che va taftoni , ed opera a cafo ; e 
per quefto fi veggono fabbriche gran» 
di , e <f immeni a fpefa , tanto facre, 
che profane , e tanto pubbliche , che 
private , le quali fanno pietà , e fo- 
no veramente fofiftiche , e fenza po- 
ter trovarne la ragione , poiché fen- 
za. ragione fono Mate fatte , come il 
rabefeame di certi intagliatori in le- 
gno nel fare adornamenti di fpec- 
chi , o carri da carrozza , e piedi 
da tavolini ; i quali intagliatori , 
dopo aver fatto uno fcartoccio pie- 
gato per un verfo , ne fanno uno , 
che piega per V altro , ed a quefto 
ne attaccano uno , che di nuovo 
piega in contrario : e dove fanno 
un angiolo > e dove un' arpia , o un 
drago , o un cane , o un pefee , fe- 
condo, che falta loro in capriccio, 
ed il perchè non fanno . 
B. Non vi ha dubbio , che fi trova- 
no di quefti architetti , che non arte 
vere Jed fai fo nominantur JtrchiteB'i (a) y 
come dice Vitruvio,e che purtrop- 
po fi veggono erigere ed ornare tal 

ora 

CO Vitr.Prtf.1.6, 



DEL DISEGNO. Ijp 

ora edifizj di un gufio così de- 
pravato , e barbaro , che tengono 
( come ieri ve il Vafari ) p : ù della 
maniera Tedesca , che dell antica , e 
moderna vera , e buona (a) , con vi- 
tupero deli' età nofìra , e di chi fa 
corali fpefe , e di chi le architetta, 
di cui fi potrebbe dir col Berni: 

Da fare ad Euclide , ed ^Archimede 
Paffar PsArchitettor con uno [piede (£). 

E quantunque fé ne veggano anco* 
m. di quelle , che pajono di buon 
gufto , e fatte ad imitazione delle 
cofe Greche antiche , o delle mo- 
derne de' migliori maeftri • tuttavia 
quanto a me , non appagano 1' oc- 
chio , come le fabbriche di quei va- 
lentuomini , che^fì fon nominati di 
fopra . E pofto che , confiderata par- 
te per parte , ognuna fia buona , e 
regolata , ne rifulta un tutto irifie- 
me , che non foddisfa , e fi può di- 
re con Orazio ilnfelix operis fumma 9 
quia nefeit ponere totum . 

H 6 M.Que- 

(a*) Va fari tom. 3. a e. 282, 
00 Bern, fon. +> 



j8o DIALOGO ITT* 
M. Quefti fono quegli Architetti , che 
io chiamo di buona intenzione , per- 
chè vorrebbero far bene , e fi sfor- 
zano , ma non avendo il fondamene 
to , non fanno fare. Dopo avere 
ftudiato i principi fui Vignola, co- 
me fi è detto , ed appreiò , che il 
modo di fare de' Greci , del Bonar- 
roti , dell' Ammannato , del Dofio, 
del Bernino , del Cigolile di altri 
Émili , è il buono , e perfetto , cer- 
cano d' imitarli • ma non fapendo 
inventare , in vece d' imitarli , li 
copiano , e li copiano male ; per- 
chè prendendo di qua , e di là va- 
rie parti buone , credono di fare 
una buona cofa con l' accozzarle poi 
tutte infieme, e non fanno, che le 
cofe belle accozzate male ne forma- 
no una brutta . Se uno fenza il fa- 
pere di Dante , e del Petrarca fi 
mettefle a fare una canzone , o un 
Tonetto , e per andare fui ficuro pren- 
dere verfi , e frafi cavate dalle poe- 
£e dell' uno , e dell' altro , non po- 
trebbe fare , fé non una feiocchi Mi- 
ma compofizione . Così accade nelle 
cofe di architettura , eòe ( come di- 
ce 



DEL DISEGNO. l8l 

ce lo ftefTo Vafari (a) ) vogliono e[~ 
fer mafcbie y [ode , e [empiici sì , ma 
poi arricchite dalla grafia del d'-fe* 
gno , e da un [oggetto vario nella 
compojtzione , che non alteri col poco y 
o col troppo , né /' ordine del? archi* 
tettura , ne la vifta di chi intende . 
Così fece non ha molti anni un di 
quelli fpiritofi ignoranti , che fi bec- 
cava il cervello di efìèr poeta , e 
compofe un fonetto in lode di una 
famofa cantatrice , con accozzare in- 
ficine difagiatamente quattordici verfi 
del Petrarca , di che un bravo im- 
provvifatore cantò fulla chitarra li- 
na lunga frottola , della quale mi 
ricordo di quella ftrofe i 

E fé mai quefto fonetto 
Verrà in mano al buon Petrarca^ 
Lo potrà ri por nelf arca 
Del preterito perfetto * 

Ma per meglio farmi capire mi fer- 
virò di un efempio in quefto gene- 
re , di cui fi ragiona , e mi varrò 

delle 

(a) Vaf. tom, i. cart. *^ 



iSz dialogo r i r. 

delle parole del Vafari , perchè veg- 
giate , che non parlo per mal ta- 
lento , ma per la verità , e per lo 
defiderio , che avrei fenza veruna 
paflione,. che la gente s' iftruiffe , e 
conofceffe il vero . Il Cronaca infi- 
gne Architetto, ma antico , e nato 
nel tempo , che queir arte comin- 
ciava a riforgere , fi attaccò all'imi- 
tazione de' buoni efemplari , ma fon- 
dato già perfettamente nel difegno, 
onde nel fabbricare in Firenze il 
famofo palazzo a Filippo Strozzi il 
vecchio , ricopiò un cornicione anti- 
co y e 1' adattò così bene a quel pa- 
lazzo y eh' è riputato meritamente il 
più bel cornicione , ed il più ben 
proporzionato a quella fabbrica di 
quanti fé ne fieno veduti finora ne' 
moderni edifizj . Lo (tetto volle fa- 
re Baccio d' Agnolo al palazzo de' 
Bartolini , ma non gli riufeì . Senti- 
te il perchè dal fuddetto Vafari (a): 
„ L' ingegno del Cronaca feppe fer- 
„ virfi delle cofe di altri , e farle 
„ quafi diventar fue , il che non 

rie- 



ìì 



00 V*[. tom. 3. cart. 98. 



DEL DISEGNO. 1 8^ 

, riefce a moiri ; perchè il fatto fta 

, non in aver (blamente ritratti , e 

, difegni di cofe belle , ma faperle 

, accomodare , fecondo che è quel- 

, lo a che hanno a fervire , con 

, grazia , mifura , e proporzione , e 

, convenienza * Ma quanto fu , e 

, farà fempre lodata quella cornice 

, del Cronaca , tanto fu biafìmata 

, quella , che fece nella medefima 

, città al palazzo de' Bartolini Bac- 

, ciò d' Agnolo , il quale pofe fo- 

, pra una facciata piccola , e gen- 

, tile di membra , per imitare il 

I Cronaca , una gran cornice anti- 

, ca mifurata appunto dal fronte- 

, fpizio di Montecavallo (a) , ma 

, tornò tanto male , per non. aver 

, faputo con giudizio accomodarla, 

, che non potrebbe ftar peggio • e 

, pare fopra un capo piccino un 

, gran cappello . Noa batta agli ar* 

, tefici , come molti dicono , fatte, 

, eh' egli hanno 1' opere , feufarfi col 

, dire : elle fon mifurate appunto 
y dall' antico , e fono cavate da buo- 

„ ni 

( (a) Forfè dalle tenne dì Coti ratino , che allora 
Ti era in piedi buon» parte , ed ir* fono .11 trutte . 



184 DIALOGO I i u 

„ ni maefrri , attefo che il buon giù* 
„ dhio , e 1' occhio più giuoca in 
„ tutte le cofe , che non fa la mi- 
„ fura delle feH:e „ . 

B. Q ietto confronta con quello , che- 
dicea Michelangelo , che bifogna 
aver le iefte negli occhi . E pili 
chiaramente fviluppò quefta bel mot- 
to del Bonarroti Daniel Barbaro 
ne' fuoi Comentarj fopra Vitruvio 
( li/?. 6. cap. 2. ) dicendo: „ Non 
„ femore fi dee fervare le ftefTe re- 
„ gole, e fimmetrie, perchè la natu- 
„ ra del luogo richiede fpeffo altra 
„ ragione di mifure , e la neceffi- 
„ tà ci aftringe a dare , o levare 
„ di quelle , che propofto avevamo. 
„ Però in quel cafo , dice Vitruvio, 
„ fi vede molto la fottigliezza , ed 
„ ir giudizio dell' Architetto, il qua- 
„ le togliendo, o dando di più ai- 
„ le mifure, lo fa in modo, che 
„ l'occhio ha la parte fu a , e reg- 
,, gè la necefTità con bella , e fot- 
,, til ragione. 

M. Ed il comparto negli occhi non 1 
ha , fé non chi è fondato bene nel 
difegno , e nella profpetti va . 

B< Pare ame, che voi crediate , che 

un 



DEL DISEGNO. iSj 

un buon pittore , o fcultore debba 
efTere lenza più un buon A renitelo, 
almeno quanto all' invenzione degli 
ornati y ficchè quando mi venirle ta- 
lento , e comodo di rifabbricare la 
mia cala , o il mio cafnuccio eli 
campagna , bifognerà , che io faccia 
capo piuttofto ad un par vo/tro , o 
ad uno ftatuario , che ad uno de* mo=» 
derni architetti . 
M. Quando Cofmo I. volle far il 
giardino di Boboli , ne diede la cu- 
ra tutta al Tribolo fcultore, e riu- 
fcì maravigliofo , e lo ftefTo archi- 
tettò a quel Principe tutt' i giardi- 
ni , i profpetti j le fonti , e gli al- 
tri ornati della villa di Cartello , ed 
ambedue quefìe delizie riulcirono ma- 
ravigliofe : e quando il Card. -Al- 
dobrandini volle fare una villa a 
Frafcati , ricorfe appunto al Dome- 
nicano , eh 5 era femplicemente pit- 
tore , né s' ingannò mica j perchè fe- 
ce una delle più eeeetìenti opere , 
che vanti queft' alma città , tal che 
non ci è foreftiero , che dopo aver 
veduto ciò , che ha di mirabile Ro- 
ma , fi chiami contento , fé non ve- 
de quella villa maravigliofamente 

aj> 



lS£ DIALOGO I I F. 

architettata , ed ottimamente Com- 
partita ne' Tuoi viali , e profitti , 
ed ornata di tante fontane , tutte va- 
rie , e tutte belle, e di quello ftu- 
pendo teatro , che cuopre il dirupo 
del monte dietro al palazzo . Lo 
fìerTo fece il Cardinale Giulio Sac- 
chetti , che venutogli talento di fa- 
re un cafino di delizia al fuo pi- 
gneto, fel fece difegnare da Pietro 
da Cortona fuo creato , che fece un 
penfiero ornati/fimo , e maraviglio- 
famente intefo, che va in iftampa, 
e che non ebbe intera efecuzione o 
per T infelicità del fito , dove fu 
piantato , o per la foverchia fpefa , 
che ci voleva . E perchè non pa- 
ja , che io voglia attribuire quefto. 
pregio all' arte mia , il Principe Pan- 
filj , quando rifolvette di fare la vil- 
la di Belrefpiro fuori di porta S. 
Pancrazio, il prevalfe dell'Algardi, 
che era uno fculrore di legno , e 
che cominciò in Roma a lavorare 
di marmo ; or come egli riufeifle , 
voi lo vedete , ed ognun , che la 
vede , è forzato di confeffare , ef- 
krc quefta la più bella villa di Roma. 
B* Di quello non mi (lupifco tanto , 

per- 



DEL DISEGNO. 187 

perchè le ville fon veramente cof« 
più pittorefche, che architettoniche, 
ed i caflni villerecci hanno , e deb- 
bono avere più del ruftico , e del ca- 
priccìofo , che del civile , e però 
meglio vi riefcono i pittori, e gli 
fruitori .. Vedete la loggia di Vii- 
la madama architettura di Raffael* 
lo, e di Giulio Romano, ambidue 
pittori ,. che bella coia effa è . Pa- 
rimente la gran fontana di piazza 
Navona , che finge uno fcoglìo tra- 
forato , su cui pofano i principali 
fiumi delle quattro- parti del Mon- 
do con gli animali, che nafcono in 
effe * non fi potea inventare da uno 
Architettore puro , e per lo contra- 
rio molto bene vi dovea riufcire un 
pittore , od uno fcultore , i quali non 
$0 , fé riufciffero , quando aveffero 
a fare il difesno d' una chiefa , o 
d' un palazzo , o d altro civile edU 
fizìo . 
M. Riunirebbero , fé foriero rìufciti 
bene nel dipingere, e nello fcolpire, 
L' Ammannato , eh' era un buono 
fcultore , avendo a fare il (a) cor- 
tile 

Ca") £' intagliato neW opera altrove citata del 
Ruggieri . Tom, 3, ». 1. 



iS8 dialogo r r t. 

tile al Regio palazzo de* Pitti , il 
fece ruftico , e capricciofo . Ma il 
fece oltra 1' immaginazione umana 
belliffimo , ed in apparenza capric- 
ciofo , ma a ben efaminarlo è re- 
golariffimo , e perciò vaghi ffimo . 
Ed il Collegio Romano , ed il pon- 
te di S. Trinità , fono pure fabbri- 
che civili , e pubbliche fatte dal 
medefìmo , ed amendue maraviglio- 
fé • e per confenfo comune lènza 
eccezione quel ponte è il più bello, 
che fia flato fabbricato , dopo che 
rifufcitò la buona architettura . An- 
zi di piìi egli avea fatto un gran 
libro imitolato La Città , dov' era- 
no i di legni di tutte le fabbriche , 
le quali ad effa poflbno occorrere , 
cominciando dalle porte di efla , e 
pattando poi a fare il palazzo del 
Principe, quello per gli magiftrati, 
la Chiefa , le fonti , la loggia per 
gli mercanti , i ponti , le piazze , 
e che so io; il qual teforo intefi , 
etter venuto cafualmentc alle mani 
del Viviani famofo matematico , e 
quindi pattato in quello del Senator 
Luigi del Riccio , ornatiffimo pen- 
tiluomo Fiorentino , che lo donò al 

Gran 



DEL DISEGNO* 1 8p 

Gran principe Ferdinando , tra le 
cui robe , o è perduto , o è i mar- 
mo con danno veramente deplora» 
bile» Lo fteifo pensiero era venuto 
in teda ad Antonio Filarete , che 
profetava la (cultura , e non F archi- 
tettura , dicendo il Vafari a e. 2p8. 
del tomo I. che nella feconda par- 
te d' un fuo libro parlò del modo 
deW edificare , ed in che modo fi pò- 
teffe far una belli fjìma , e corno d : (fi- 
ma città ; lo ftefTo a Franceico Fio- 
riani , che lafciò un tomo fimile , 
come narra lo fìeffo Vafari nel to- 
mo II. a e. 2ÓS ; lo Retto ad Au- 
reliano Milani pittor Bolognefe , 
come fi può vedere nel tomo delle 
lettere pittoriche . E Giorgio Va- 
fari , che non fece altro , che dipin- 
gere , tal che ha empito de' f ioì qua- 
dri tutta Italia , ricercato dal Gran 
Duca Cofìmo del difegno per oli 
pubblici magistrati , fece la vaohif- 
fima' fabbrica degli Ufizj (a) , e ri- 
duffe il vecchio , e rozzo palazzo 
de' Priori , detto oggi Palazzo vec- 
chio,, 

00 Intagliata neW opera del Ruggieri [opra 
più volte citata . Tom. i. ». %6 % 



ipO DIALOGO ITT. 

chio/ ad una ftupenda magnificerà 
di fcale, di fale, e di appartamen- 
ti . Il Cigoli era pittore ; guardate 
un poco , fé Teppe architettare un 
cortile ben regolato, e civile, e cf 
un gentiliifimo difegno, corri* è quel- 
lo , eh' egli fece allo Sbozzi ( a ) . 
Vedete le Giulio Romano feppe fa- 
re il palazzo del Te pel Djca di 
Mantova ; e che bella , e nuova co* 
fa egli fece . Se Gio: Bologna fem- 
pi ice 1 e ultore feppe architettare in 
Firenze la cappella propria nella 
chiefa de' Serviti , e quella de' Sai- 
viati in fan Mirco ( b ), che fono 
di una eccellente invenzione . Ma 
che più? A Giotto , pittore com* 
egli era, batto ben l'anima di eri- 
gere il maravigliofiifimo campanile 
del Duomo di Firenze , per iftabili- 
re il quale fi richiedeva una profon- 
da intelligenza . Non parlo dell' or- 
nato i 

CO Qjj.efto cortile pure è m°Jfo in i (lampa età 
Ferdinando Ruggieri nella fuddett a fua opera. Tom» 
2. num. 25. 

(b) La cappella dell' Eccellennjftma Cafa SaU 
via-ri fu data in luce a Firenze nel 1728. inta- 
gliata in rame colla deferitone del celebrai ijfimo 
letterato Signor Anton Francesco Cori, 



DEL DISEGNO. I p I 

nato • perchè efiendo T arti del dite- 
gno bambine , non poteva afpettarn 
in quei tempi cofa di gufto. Tut- 
tavia con tutta quella maniera G ot- 
tica , e trita , vi li icorge una tan- 
to proporzionata mifura , che inna- 
mora non orlante i riguardanti . 
Parimente l'Omagna fcultore archi- 
tettò la tanto maefbfa loggia chia- 
mata in Firenze pia anticamente de' 
Priori , ed ora de' Lanzi , tanto fil- 
mata da Michelangelo , che richie- 
do dal Granduca d' un difegno per 
fare le refidenze de 5 magiftrati , non 
volle farlo , ma ferirle , che tiraffe- 
ro innanzi quella loggia , perchè a 
lui non baftava T animo d' inventar 
cofa più eccellente , e che iolo pen- 
faflero a ridurne gli ornati fullo (H- 
le della Greca architettura j il che 
parendo una troppo vafta imprefa , 
ne fece fare il dilegno al V alari , 
come fi è detto , ed ei'eguire j il qua- 
le benché belliffimo, none di quel- 
la varrà magnificenza , come quello 
dell' Orgapna . E Pellegrin Tibal- 
di , pitiore cotanto eccellente , non 
facendo fortuna nella pittura per t 
imperizia di chi il Rimava intelligen- 
te, 



Ipl DIALOGO ITI. 

te, fi buttò all'architettura, e fece 
cole belliffime, come attediano il Va* 
/ari , ed il Malvafia (a) ; e così an- 
date pur diicorrendo, che non fé ne 
verrebbe mai alla fine. In fomma 
non tro verrete , ne pure un Archi- 
tetto di qualche nome , che non fof- 
fé o fculrore , o pittore . 

B* Perdonatemi : qui su due piedi me 
ne fovvengono quattro , il Brunel- 
lefco, il Palladio, il Buontalenti ^ 
ed il Borromino , tutti e quattro bra- 
vinomi architetti , e che non fecero 
né il pittore, né lo fcultore. 

M. Non fecero quefte arti di profef- 
fione , ma le fapeano fare per ec- 
cellenza. Del Brunellefco bafta di- 
re , che concori e col Ghiberti per 
fare le porte di S» Giovanni , ed il 
modello , che fece , e gettò di bron- 
zo per concorrere con altri bronzi- 
ci a quefF opera , e che rapprefenta 
il facrifizio di Abramo, fi conferva 
in Firenze nella fa^reftia di S. Lo- 
renzo , e da elfo ii vede , fé il Bru- 
nellefco meritaffe il nome di fcul- 
tore 

OO Malva/* tom.2. a wt.z68. 



DEL DISEGNO, I93 

(ore . Meglio anche fi vede da quel 
Crocifitto (colpito in legno , pofto 
nella cappella de' Goncii in S. Ma- 
ria Novella di Firenze., che Forfè 
è il più bello , che fia (tato mai 
fatto di rilievo , e che diede pcc - 
fione a quel proverbio : piglia un - 
^'»o, e fanne un t-i ; come narra ci - 
iLifamente il Vafari ( a ) . Andrea 
Palladio , come fi raccoglie dalla 
fua Vita fcritta , benché ienuamen- 
te , dal Gl'aldo , era {cultore . Del 
Baontaienti ci fono iculture,e pit- 
ture , benché poche , ma moho va» 
ghe , e difegnì belli filmi ; e tafl:a 
vedere il fuo ritratto fatto di fua 
mano, eh' è nella gilleria del Gran 
Duca, per vedere le era pittore^ e 
del Borromino ho veduto de'quadn 
dì una fomma bravura, ed una fra 
gli altri ne hanno i Padri della 
Chiefa Nuova nella loro cafa. 
B. Mi fowiene adefib di un altro ec- 
cellentiffimo Architetto , che non fu 
né fcultore , né pittore , e quelli fu 
il Vignola , 

I M. Il 

CO V*f. tem, 2, car. 304. 32S, 



I£4 DIALOGO III. 

M. Il V ig noia attefe beniffimo alla 
pittura , come fi può vedere nelle 
Vite de' pittori quafi fuoi contem- 
poranei fcritte dal Baglioni ; e Bar- 
toiommeo Pafìerotti , quel bravia- 
mo diiegnatore , tanto ammirato da- 
gli feri t tori di quefte arti , fu fuo 
difcepolo , come ne fa teftimonian* 
za*il Borghino nel fuo Ripofo. 

B. Io non so pili , che mi dire , fé 
non confeffare anch' io , che V archi- 
tettura non fi ftudia più pel fuo 
verfo . Tuttavia non mi potrete ne- 
gare , che quantunque quefti artefici 
fappiano inventare , e ornare , non 
iapranno poi ftabilire, e feompartire 
un edilìzio. 

M. E né pure mettere i difegni al 
pulito , come quefti giovani , che 
dicono (indiare architettura , e che 
tutto il loro ftudio confitte nell' ad- 
operar bene il tiralinee , e la riga , 
e il compatto , i quali poi fé han- 
no da porre incarta una linea, do- 
ve non abbian luogo queft' iftru- 
menti , navigano per perduti , e al 
più Iapranno fare due fcartocci di 
cattivo gutto , rubati di qua , e di 
là . Non dico per altro , che il fo~ 

lo 



DEL DISEGNO. IpJ 

lo difegno fia baftante a fare un 
Architetto perfetto -, ficcome , che 
uno fcultore , o un pittore pofia fa- 
per fondare , e dare tutta la {labili- 
tà necefTaria ad una fabbrica , ovve* 
io f compartirla > fecondo le necefla- 
rie opportunità , ed i comodi bifo- 
gnevoli ) ed infieme fare uno fpar- 
timento di ftanze convenienti , e va- 
rie, e 1 lì mi noie ; ma dico, che la 
Terza cofa delle numerate di fopra 
da me , eh' è i' ornato > non fi può 
tonfeguire , fé non con 1' eccellenza 
del difegno » Quantunque anche la 
feconda parte -, che riguarda lo fpar- 
tir bene gli appartamenti , e le fca- 
le s e T officine -, ed ì cortili , e gli 
altri membri di un palazzo , e di 
qualfifia altro edifizìo j lo farà be- 
ne , e meglio di molti altri un 
bravo difegnatore -, che fi eferciti , 
o su le tele , o su i marmi » Pri- 
mieramente perchè , come dice Vi- 
truvio (a) > neffuna cafa può efìere 
I 2, fpar- 

CO Vìtv. !. 3. cap. 1. Non poteft a?des ulJa fine 
fymmetvia atque proporzione rarionem habere com- 
pofitionis , nifi uti ad hominis bene figurati meni" 
bramii habuerit exa&am rationsm. 



1?6 DIALOGO T I I. 

fpartita con giudizio , e con garbo, 
lenza fimmetria , e proporzione , che 
non fi può avere , che con un efat- 
to riguardo alle membra di un uo- 
mo ben fatto; e in oltre perchè ri- 
chiedendofi , ad efeguir bene quella 
parte , grande ingegno , e faper tro- 
var molti ripieghi , ed in fomma 
aver invenzione facile, e feconda , 
non riefce valentuomo in quelle due 
parti dell' architettura , chi non pof- 
fiede q tette doti in qualche grado 
di eccellenza ; e perciò fiamo debi- 
tori di tante belle invenzioni , e in- 
gegnofiffime a' profeflbri del di legno, 
tra' quali troverrete gran numero di 
poeti , arte anch' erta , che richiede 
moltiiTimo ingegno . 
B. Qiiefto è certo , che il difegnar 
molto , ed etfere in elfo eccellente 
fa T uomo fotti le , e ingegnofo , fen- 
za che le ne avvegga , come , ien- 
za che fé ne avvegga , divien bru- 
no, chi cammina al Sole. Quindi 
è , che mi fovviene , che Benvenu- 
to Garofalo trovò V invenzione di 
far 1' uomo di legno fnodato fulle 
congiunture, di cui tanto fi fervono 
i pittori , e gli fruitori per lo ftu- 

dio 



DEL DISEGNO. I97 

dio delle pieghe, e del panneggiare, 
e per ritrovare le varie attitudini 
delle figure; e Giovanni da Udine 
l'arte perduta degli ftuccki , ed il 
bue di tela per la caccia : Mafo Fi- 
nisuerra l' intagliare a bulino ; Be- 
nedetto da Majano le tarfie di le- 
gno ; Francelco Ferrucci la manie- 
ra di lavorare il porfido tanto duro, 
e refiflente ad ogni tempera di {car- 
pello comunale ; Andrea Verrocchio 
il gettare le figure di geflb ; Duccio 
Sanefe il fare i pavimenti di mar- 
mo a chiarofeuro: Gio: da Brucia 
il dipingere ad olio ; Andrea di Co- 
fimo Feltrini il dipingere di fsraf- 
noj Bernardo Buontalenti le grana- 
te da gettare ; il lavorare le porcel- 
lane • il modo di confervare lunga- 
inente il diaccio , e la neve ; ed al- 
tre cofe maravigliofe . Né quefte 
fole fono 1* invenzioni de' voftri ar- 
tefici , ma fono quelle folamente , 
che ora mi fovvengono . 
M. In fomma fa di meftiero conclu- 
dere , che l' architettura richiede mol- 
to ftudio, molta applicazione , mol- 
to ingegno , e molte notizie , le qua- 
li fi riducono a due capi, cioè a 
I 3 6- 



Ip3 DIALOGO III. 

fapcr perfettamente la geometrìa , e 
le lue parti , come la meccanica , 
la profpettiva ec. , ed al difegnare 
in guifa da poter profetare la pit- 
tura , e la (cultura , Ma chi poflìe- 
de bene, quefta feconda parte , cre- 
detemi, che può più chiamarfi Ar- 
chitetto , benché manchi della pri- 
ma , che chi poffegga la prima , e 
manchi della feconda .. Il vero è , che 
T uno , e F altro farà un Architetto, 
che non meriterà quelV appellazione, 
fé non impropriamente . Ed eccovi 
fciolto T enigma , che chi ftudia T 
architettura non la profeffa , e chi 
la profeffa, non la ftudia; onde fi 
può dire con tutta verità , che queft* 
arte non è decaduta , ma perduta af* 

fattO e 

B. Sapete voi , che ancor io comincio 
a poco a poco ad edere di quefta vo- 
ftra medefima opinione ? Tanto chia- 
ri, e tanto evidenti , e così minu- 
tamente fpiegati fono i voftr' infe- 
gnamenti circa a quefta nobiliflìma 
arte. In oltre io refto dimoftrativa- 
mente convinto , quali fieno i fuoi 
veri elementi , e principi , ed in ol- 
tre fono certo, e lo veggo chiaro 



con 



DEL DISEGNO. IpQ 

co' misi occhi , che neffuno di 
quelli, che attende all'architettura, 
li sa , e li conofce, e per corife- 
guenza non ci rivolge i fuoi ftudj , 
anzi né pure il penderò . Ora qual- 
unque arte , benché triviale > e mec- 
canica , che non fi apprenda per gli 
fuoi principi , ma fi eferciti a caio, 
fi dee necelTariamente in breve fpa- 
zio di tempo trasfigurare , e poi per- 
dere del tutto . 

M. In quello mio difcorfo, qualunque 
fia flato , venutomi in mente alla 
impenfata nel diicorrere con voi fa- 
migliarmente , mi pare di aver toc- 
cati i precetti principali per iftrui- 
re un Architetto novello di quel , 
che debba fare per apprendere l'ar- 
te regolatamente . Ma ho lafciato 
di far cenno di una cofa , che io 
credo tanto volgare , e tanto nota 
ad ogni artefice , che io ho creduto 
fuperlìuo lo fpendervi parola . 

B. Accennatemela di grazia per mio 
lume. 

M. E , che ogni artefice dee fapere 
il fine della fua arte , ed il fine 
della iftituzione della medefima , per 
potere ad eiTo indirizzare , e con 
I 4 effo 



2,00 DIALOGO III. 

eflb regnare le fue operazioni . 

B. Quelle è certo y e fuppongo di fi- 
curo , che in quefto neffuno Archi- 
tetto manchi per ignoranza . 

M. Non è così , come voi credete , 
in quella parte dell' architettura , che 
riguarda Tornato. Poiché i moder- 
ni Architetti , che debbono fare de- 
gli ornamenti alle porte , o alle fi- 
ncttre , o a qualunque altra parte 
di una fabbrica , tanto facra , che 
profana , non penfano ad altro , che 
o a copiare da qualche architettura 
buona , o che fembri loro buona , 
qualche ornamento , e trafportarvelo 
con un poco di mutazione, ovvero 
ghiribizzando a rinvenire qualche 
cola nuova , e capricciofa , ed appli- 
cacela • quando paja a loro , che 
quella pofla fervire di abbellimento. 

B. Cosi è per F appunto . 

M. Ma quello non è penfare al fine 
dell' arte , né ad efib ordinare i fuoi 
peirfìeri . 

B. E che co fa dunque fi dovrebbero 
prefìggere nell'animo gli Architetti, 
quando fi rivolgono ad adornare le 
loro fabbriche ? 

M. Dovrebbero confiderare, che l'or- 
na-» 



DEL DISEGNO. 20T 

namento è una parte neceflaria dì 
quella fabbrica , e che a quel fine 
debbono eflere dirette le mire dell' 
artefice , considerando , per qua! ra- 
gione (a) è neceflaria quella parte, 
ed a qua! ufo è desinata , e quefta 
ragione , e quefF ufo tener forte , e 
non preterire . E poi penfare , che 
fé quefte parti , di cui è bifognofa 
la fabbrica, neceflaria mente rielcono 
feonce , e difadorne , fa d' uopo , eh* 
egli con la fua arte le renda vaghe, 
ed aggradevoli . Ed in quefta giifa 
verrà a porre gli ornamenti a' fuoi 
luoghi , ed a fare , che da eiii ne 
rifiliti una fimmetria tale , che fen- 
za fapere il perchè , riefee agli oc- 
I 5 chi 

CO Se a quejlo avejfe pò fio mente chi adorna 
la fontina di Trevi in Rem? , avrebbe facilmen" 
te compre Co , che V ometto , e la pane principale , 
e dirò cosi dominante , e padrona di tutta quel? 
opera è P acqua , (icebè ogni qualunque ornato era 
una cofa accejfuria , e fervile r e che doveva ac- 
comoda* fi 9 e adattarli a fare , che V acqua fàceffe 
non folo la- prima figura , ma la jacejfe con la 
maggior pompa pjjjibilè . Laonde non V avrebbe 
divìfa in tanti qarnpUli , e quefìi naCcoft nelle 
cavita dì quegli immenft fcogli , ficchi non ci è 
punto in tutto il gi'o intorno alla fontana donde 

V acqua fi vegga, tutta , corrie è detto [opra a QSft, 

114. 



202 DIALOGO III. 

chi anche de' non intendenti dilct* 
tevole (a) . 

B. Spiegatemi ciò più chiaramente con. 
qualch' efempio . 

M. Non può effere , che ogni volta , 
che voi avete riguardato di faccia 
il maravighofo portico della Ro- 
tonda , non fiate rimafo incantato 
dallo ftupore . Ora ditemi qual cofa 
vi ha ferito tanto la fantalia ? 

B. Quel beli' ordine di colonne , e 
quel maeftofo frontefpizio , che po- 
fa fopra di effe : perchè quefte due 
fole cofe fenza più , compongono 
quel mirabili/Timo pezzo di archi- 
tettura .. 

M. Bene : ora fé voi ci rifletterete uà 
momento , vedrete , che tutto ciò 
non è altro , che un riparo dell' ac- 
qua per coloro , che in cafo di piog- 
gia , 11 foffero rifuggici Cono quel 
portico , il che non Ci poteva otte- 
nere , fé non con un gran tetto y 
che lo ricoprirle. Per reggere poi 
quella gran coperta , e che fi fpin- 
gea tanto avanti , ci voleano varj 

pun- 
to Vedi la lettera XX.VIU. di Claudio Tohm* 
Vici nel t<nn, V m delle pittoriche , 



DEL DISEGNO. 20J 

puntelli , che la fofteneflero , e co;ì 
fi veniva ad avere ottenuto a pieno 
il fio intento, e l'arre, e L'archi* 
tettura il fuo fine . E quefto volle 
accennare Bramantino con quel por- 
tico de' PP. Ciftercieniì di Milano, 
fatto con colonne a tronconi a g ìn \a 
di alberi tagliati , come dice il Va- 
fari toni. 3. car. 30. nella Vita di 
Girolamo da Carpi . Ma voi vede- 
te bene , che rozza , e che villana 
cola farebbe ftata quefta per attac- 
care ad un tempio sì venerabile pref- 
fo i Romani , qua! era quello dedi* 
cato a tutti gli Dei . 

a 

B. Certamente , che farebbe flato un 
edifizio proprio di un procojo , o di 
una ftalla di bufale . 

M. Quindi è , che venne a riparare 
a quefto mofrruofo fconcerto f ar* 
chitettura co' fuoi regolati ornamen- 
ti , e convertì quei ruttici puntelli 
in quelle belli/Time colonne , e ri- 
copri la vi Ma di quel tettaccio con 
queir eccellente cornicione. Anzi , 
come dice Plinio ( * ) , le colonne 
I 6 ftcffc 

CO P#Jfc lib, 37. esp. 6, 



204 T> T A L O G O III. 

ftefìe furono da prima rozze , e difc 
adorne , ma per pura fortezza delle 
fabbriche , e per loro fofìegno in- 
ventate . Ma perchè fopra di effo 
tetto , fé forfè (tato piano , nelle 
piogge vi fi farebbe fermata F ac- 
qua , e- fatto del danno alla fabbri- 
ca , per dare ad efTa acqua uno fco- 
lo fu coftruito il tetto in modo , 
che penderle mezzo da una parte , 
e mezzo dall' altra , e perchè averle 
in se vaghezza , fu coperto con quelf 
bel frontefpizio , che tutto lo na~ 
fcondelfe , benché di sì vafta lar- 
ghezza . 
B. Quefto fóto efempio mi ha fchia- 
rito affatto , e mi ha perfuafo del 
tutto; ma anche mi ha fatto com- 
prendere in quanti errori per quefto- 
capo cadano gli architetti per man- 
canza di quefte erTenzialifTime con- 
fiderazioni , le quali- pure erano (ta- 
te accennate da Vitruvro (a) , dove 
dice , che le arti fon comporte ex 
opere , & eìus ratiocinatìone , e fpie- 
g^ndofi meglio : Ratìozinatio- autem 

( a 8* 

Ca} VitYUv.l. i,c. x, 



DEL DISEGNO. 20J 

( a 8B* u 8 ne ) e ft f ^ ua res f a ^ ri:atas 
folertia , ac rattone propofìtionis de* 

monftrare , ac explicare potejì . Mi 
fovviene in propofito {blamente di 
quefto frontefpizio , di averne veduti 
ad alcune fabbriche , ma foprappoOi 
a luophi , dove non era mai da te» 
mere , che vi cadérle acqua , alla: 
quale bifognaife dare fcolo veruno; 
il che tuttavia avrei comportato , e 
pafFatili per ornamenti, benché va- 
ni , e fuperflui ; poiché fono (tati 
ornai adottati per tali da grandi uo- 
mini , ma che fé ne fono faputi 
fervire con gran giudizio , ed oppor- 
tunamente ; fé nella fteffa facciata 
non averli oflervato poi varj luoghi 
efpoiti alla pioggia , lenza un forni- 
gliante riparo . 
M. In quefti falli non fono caduti i 
bravi Architetti , che hanno avuto 
avanti gli occhi V oggetto della lor 
arte. Perciò io ammirai fempre l'in- 
telligenza di Bernardo Buontalenti , 
ma più quando vidi il difegno di 
una fua porta (a) , dove- il fronte- 

f P i, 

(a) Intagliata nell'opera del Ruggieri. Tom, 
s» num, 30, 



ZOO DIALOGO III. 

fpizio è diviib in due parti , e pò* 
fio alla roveicia ; ficchè due punte 
di effo pofano fui mezzo della por- 
ta , e f altre due innalzandoli ven- 
gono a perpendicolo full' eflxemità 
degli ftipiti , laonde qualora pioverle 
fopra quefla porta , il frontefpizio 
così divifb radunerebbe T acqua in 
mezzo di effa , e così radunata la 
verferebbe tutta in capo a chi pafTa. 
Ma il faggio artefice divisò quella 
porta in cotal guifa , perchè dovea 
ftare al coperto , ed anzi per un più 
compiuto ornamento collocò fui mez- 
zo della porta medefima , nel vano, 
o angolo , che lafciavano tra loro 
quelle due parti di frontefpizio , un 
butto di marmo, che vi rifiede mi- 
rabilmente .. 

B. L' invenzione è di vero nuova , 
bizzarra , ed ingegnofa , ma penfata 
con un fondato fapere . 

M. Il quale mancando ad altri Ar~ 
chitettì , hanno traportata la fteffa 
invenzione ridicolofamente ad altre 
porte , lenza confi derare , che effe 
erano allo fcoperto . La mancanza 
di quefte confiderazioni fa altresì , 
che volendo porre fopra una faccia- 
ta 



DEL DISEGNO. 207 

ta di chiefa , o di loggia , o di por» 
tico , o di altro edilizio fomiglian- 
te , che lo richiegga , il fuo fronle- 
fpizio , non ve lo fanno collocare 
a dovere . Ed io ho offervato , e 
T avrete offervato ancora voi , iopra 
ampie e diftefiflìme fabbriche un 
frontefpizio , che non ne ricorre un 
terzo j ficchè lo fcolo di quella ter- 
za parte porta nel mezzo viene a 
cadere fulle due altre terze parti la- 
terali ; per liberar le quali da quel 
difaftro bifogna , che f Architetto 
provvegga con qualche ripiego, per 
la più fconcio x o dannofo x o ridi- 
colo * 
B. Può effere > che talvolta gli Ar- 
chitetti sfuggano di fare quefti gran 
frontefpizj , che riparino tutta la 
fabbrica , perchè facendoli così va- 
ili, verrebbero a terminare in un an- 
golo tanto acuto , che l' edifizio a- 
vrebbe faccia di Gottico, e terreb- 
be molto della maniera Tedefca. 
M. Quefto avviene y perchè V Archi- 
tetto , fé non ha difegno in tetta , 
e fé non sa alcune regole della fua 
arte , non sa piegare a dovere quel 
frontefpizio , in guifa , che venga 

eie- 



2.0$ DIALOGO IH. 

elegante, e graziofo . Poiché quello, 
eh* è al portico della Rotonda , quan- 
tunque fia di quella grande eftenfio- 
ne , che ognun vede , tuttavia fa 
un angolo cotanto proporzionato % e 
di tal fìmmetria con tutta la faccia- 
ta , che crea in chi la riguarda , 
ancorché imperito , un appagamen- 
to della vifta tanto grande y che for- 
prende , e rende ftupido per f am- 
mirazione , e sforza a confeffare r 
che s' egli foffe uà pelo o più acu- 
to , o più ottufo , e fchiacciato , per- 
derebbe quella grazia , e quella ele- 
ganza , che petìde si maravigliofo 
quel profperto . 
B. Tutto quefto è più che veriflìmo. 
Quindi è y che nel girare per Ro- 
ma , e guardare con qualche riflef- 
fione le tante fabbriche , che da per 
tutto fi parano davanti , pochi affai 
fono quei frontefpizj , che mi appa- 
ghino r occhio y e neffuno mi pare, 
che termini in una punta , che mi 
contenù la vifta quanto quefto della 
Rotonda . 
M. Può ciò- avvenire anche per altre 
ragioni , e quella , che fopra fi è 
accennata di effere collocata fuori di 

fito, 



DEL DISEGNO. ZO$ 

fito , può effer ima . Voi non po- 
trefte credere , quanto mi offenda o- 
gni volta , che vado a S. Pietro , 
il vedere quel frontefpizio pofto non 
in cima, ma poco più su della me- 
tà di quell'enorme facciata, fui qual 
frontefpizio di poi pofa un ordine 
Attico, del quale taglia a traverfo 
( nella più fconcia guifa , che fi pof- 
fa mai vedere ) le fineftre. 
B. Se a queir ampliffima Bafilica avef- 
fe fatto il portico Michelangelo , a- 
vrebbe ben faputo con V innanzi di 
quello della Rotonda , inventarne u- 
no adattato a queir immenfa fabbri- 
ca, che avrebbe , come fé le con- 
veniva , avuto in se del grande , e 
del terribile, e del nuovo infìeme , 
e dell' elegante , perchè architettato 
con tutte le regole, e tutte le ri- 
fkfTioni convenienti . Ma fé noi 
vorremmo qui numerare ad uno ad 
uno tutt' i belliflìmi pezzi d'archi- 
tettura tra portati fconfideratamente % 
e fenza quefte neceffarie rifieflioni , 
da un luogo ad un altro , che nel 
primo facevano una mirabile compar- 
sa , e che traslatati nel fecondo non 
folo non la fanno bella , ma anzi 

la 



2IO DIALOGO IH, 

la fanno deforme, ed odiofa , non ne 
verremo a capo fino a ftafera. 

B. In queflo propofito del trafportare 
un bel pezzo d' architettura da uno 
ad un altro fito , io tra me medefi- 
mo ho penfato altre volte , che el- 
la fia una cofa difficile, ed azzar, 
dofa . 

M. Per far quefli trafporti non vi è 
dubbio t che ci vogliono molte av* 
vertenze , perchè fieno fatti a dove» 
re, acciocché tornino bene e prin- 
cipalmente bifocma offervare , ed ar- 
nvare a comprendere 1 motivi , per 
cui il primo inventore architettò 
quella tal cofa in quella guifa , e 
confiderare poi , fé quegli fteffi mo- 
tivi concorrano per valerfene in un 
altro . Verbigrazia Michelangelo fe- 
ce una fineftra contra tutte le rego- 
le , e contra tutti gli efempj degli 
antichi , la quale avea gli ftipiti la- 
terali non a perpendicolo , e paral- 
leli , o vogliam dire egualmente di- 
ftanti tra loro , come quelli di ttÌN 
te T altre fìneltre , e porte , ma che 
cominciando dall' alto fi andavano 
fempre allargando nelF accoflarfi al- 
la foglia da baffo . Quella fineftra, 

fé 



DEL DISEGNO. 211 

fé vi ricordate , è in Firenze nella 
famofiflima cappella eli *S. Lorenzo, 
detta comunemente de' Depofiti , per- 
chè quivi ftavano in luogo di depo- 
rto i cadaveri de' Principi dell'ini- 
mortai cafa de 5 Medici . 

B. Me ne fovviene beniffimo , anzi 
fono due fineflre , 1* una incontro all' 
altra , piantate nel bel mezzo di due 
gran lunette % le quali prendono le 
due facciate laterali di quella cap- 
pella . E mi ricordo , che le ouar- 
dai con particolare oflervazione per 
la angolare novità non mai piìa vi- 
lla da me in veruna altra fmeftra , 
e folamente nelle porte del tempio 
antico , eh' è a Tivoli ; nelle porte 
che introducono in quel tempio ro- 
tondo , che il volgo crede eretto al- 
la Sibilla Tiburtina, ed andai ri- 
penfando , come mai effe faceffe- 
ro sì bella figura , ed appagafTero 
tanto 1' occhio y quantunque foriero 
divifate con una sì irregolare ( la- 
rdatemelo dire ) ftranezza . 

M. Or bene; fé un Architetto , giudo 
ammiratore del profondo fapere del 
Bonarroti , aveffe voluto nel fabbri- 
care per eiempio il palazzo Borghe- 

fe, 



212 DIALOGO III. 

fé , o Barberini fare le fineftre del 
primo piano -in quella guìfa, che fi- 
gura credete voi , che avrebbe fau 
ta una filza di fineftre in quella for- 
ma fciancate ? 

B. Brutta per certo, e deforme , ed 
odiofa al maggior fegno. Ma que- 
fto forfè farebbe venuto per avven- 
tura dalla moltiplicità , e dal nume- 
ro grande di tante fineftre. Perchè 
può effe re , che quella di Michelan- 
gelo faccia buona comparfa , perchè 
è ioiitaria . 

M. Ma fupponete , che 1' Architetto 
avefie divifata così la fola fineftra 
principale, che rifponde a dirittura 
fopra il portone . 

B. Dico afTolutamente , che farebbe (ta- 
ta una vera fconciatura , ed un mo- 
ftr 3 in quefr' arte j ma non per que- 
fto arrivo a comprendere la caufa 
di quefta diverfità . 

M. La caufa di quefta diverfità è la 
diverfìtà del fito. Voi avete detto, 
che il BonaiToti la collocò in mez- 
zo d' una gran lunetta , cioè d' un 
gran mezzo circolo , il quale è com- 
porto , come ognun sa d' una linea 
curva, che fempre fi va allargando, 

la. 



DEL DISEGNO. 2TJ 

laonde con gran giudizio , e con pro- 
fondo fapere Michelangelo vi pofe 
in mezzo una fineftra , che quantun- 
que comporta di linee rette , s' an- 
dane Tempre allargando per accom- 
pagnare in tal modo quel fìto , do- 
ve era collocata , e far con efib quel- 
la beli' armonia , che acquieta , e di- 
letta gli occhi de' riguardane . Chi 
s' internerà dunque nella mente di 
quefto divino artefice , ed arriverà a 
icoprire le ragioni dell' avere egli 
così adoperato, potrà poi fenza te- 
ma d' errore traportare le fue ammi- 
rabili invenzioni , ed i fuoi eccellen- 
tifiimi ornati ad altri luoghi , per- 
chè faprà con fondamento adattarli 
ne' porti opportuni d' una qualche 
fua fabbrica, ch'egli innalzi di nuo- 
vo , poiché lo farà , quando vegga , 
che vi concorrono o le medenme , 
o molto fomiglianti ragioni. 
B. In fornma fa di meitiero conchiu* 
dere, che quefte arti richieggono mol- 
to Audio , molta applicazione , mol- 
to ingegno , e molte notizie , le qua- 
li fi riducono a due capi , cioè co- 
me fi è detto , <°d è bene il ridirlo 
mille volte, a fapere perfettamente 

1» 



2.14 DIALOGO IH. 

la Geometria , e le fue parti., come 
la meccanica , la prospettiva ec. , ed 
al Ji feguare in guifa da poter pro- 
feffare la pittura , o la fcultura » Ma 
chi poffiede bene quella feconda par- 
te, (Tediatemi , torno a dirlo, che 
può più chiamarfi Architetto, ben- 
ché manchi della prima, che chi 
poflegga la prima , e manchi della 
feconda . Il vero è , che f uno , e 
1' altro farà un Architetto , che non 
meriterà quell'appellazione con tut- 
ta gìuflizia . Ed eccovi dimoflrato , 
quanto ila vero quello , che ho det- 
to, che chi fludia 1' architettura , 
non la profelfa , e chi la profeffa , 
non la (India ; onde fi può con tut- 
ta verità ripetere , che quell' arte non 
è venuta in decadenza , ma è per- 
duta affatto . Ora confederando tut- 
te quelle cofe , e vedendoli chiara- 
mente , che fenza un tale apparato 
non fi sa V arte , ne fegue , che né 
pure fi può ben giudicare dell'ope- 
re de' profeffori j onde ogni ragione 
vorrebbe, che chi sa di non aver 
tanto capitale , fi conofcelfe , e fi 
riportarle a chi ha acquillato dal 
conferito univerfale fama d'eccellen* 

te, 



DEL DISEGNO. 21$ 

te; e non ifteffe a far T uomo ad- 
dofib a' valentuomini , né li co- 
ftrigne{fe ad accomodare le loro ope- 
re alle lue capriccioie fantafie, che 
è quello , che infelicità le noftre arti. 

B. Io ho finora tentato di torvi dalla 
niente quefta da voi immaginata in- 
felicità, ma in vece di diminuirve- 
la , dubito d' avervela fatta fortifica- 
re, tanti fono i fatti , e le autori- 
tà, e le ragioni , che avete prodot- 
te per dimoftrare , eh' eflfa è reale , 
e non apparente , e direi anche a* 
vermi voi più che mezzo tirato nej 
voftro parere. Pure prima d'arren- 
dermi affatto , lalciatemi andare a 
peritarvi su a pofato animo , e con- 
tentatevi , che vi dia una fimil no* 
ja un altro dì . 

M. Gratiflìmi , e non già nojofi mi 
fono i voftri ragionamenti , però 
v afpetto con impazienza » 



DIA- 



ZIO DIALOGO TV. 

D I A L O G O IV. 

Bellori, e Maratta. 

B. QOno sndato in tutti quefti gior- 
vj òj ripenfando , Sig. Carlo , a 
quelle ahimè femoni , che facemmo 
infierne , ed alle tante belle cole , 
che mi dicefte ; ed ho provato un 
piacere indicibile, pure a richiamar- 
mele alla memoria . Ma ho offer- 
vato, che da una cofa pattando ad 
lui' altra, come fegue a th : - è fera- 
ce di moke belle notizie , come lie- 
te voi ; ufcimmo dal primo tema 
del noftro ragiommento , più per 
colpa della mia curiofità , che delle 
voftre digreflìoni nel rifondere . Tut- 
tavia o all' una , o all' altra , che ne 
fja fiata la ragione, le fon molto 
tenuto , perchè mi ha condotto al- 
la cognizione di tante belle cofe , e 
tanto profittevoli alle belle arti . 

M. Veramente fi- cominciò il diicorfo 
dalla pena , che porta feco indifpen- 
fabilmente la noftra arte , per altro 

pia* 



DSL DISEGNO. 217 

piacevoliffima , e dilettevole al mag- 
gior legno, nel dovere per neceflì- 
tà trattare delle cofe ad effa appa- 
partenenti con Signori di grande 
autorità, e potere , e ricchezza, I 
quali per <qucfto fi credono d J erTere 
eziandio di grande intelligenza in 
materia di difegno , e non fono . 
Io non so poi , come il difeorfo c£ 
trafportafie tanto lontano , che non 
mi fovviene più né dove andammo, 
né dove finimmo. 

B. Me ne ricordo io , perchè tornato 
a cafa preli nota di tutto, e per 
via della ftretta coimernone , che 
avea f una co fa con V altra , fate 
voftro conto , che mi fon ricordato, 
ilo per dire di tutte. Ma la fo« 
fUnza fi riftrigne a quello , che fen» 
za avvedercene entrammo a dire , 
che un tal incomodo fi prova più 
d' osmi altro dagli Architetti , Ile* 
che voi che profeffate la pittura ne 
iarete efente . 

M. E' vero : quafi tutt' i cafi , che 
viccontammo, erano feguiti in gene- 
re di fabbriche , ed alcuni pochi in 
propofito di fculture, né so perchè 
rademmo in emetti ; ma ciò non fa 
K forza, 



21 8 DIALOGO IV. 

forza , perchè militano le medeiìme 
cagioni, e perciò anche i medefmii 
effetti nella pittura , e quel che fi 
dice delle due altre arti , fi può di- 
re anche di quefta per F appunto ; 
laonde fé non fi parlò di pittori , 
fappiate , che non avvenne ciò per 
mancanza d' altri , e pili rilevanti 
efempj , e di maggior numero fe- 
guiti ad effi , perchè io v' avrei po- 
tuto narrare accidenti fìmili , e fen- 
za numero, e forfè più (traili acca- 
duti loro , per gli quali accidenti re- 
merete capace, che tutto il piacere, 
quantunque grande , che arreca a' 
profeffori quefta dilettevole arte , re- 
tta amareggiato , anzi eflinto da tan- 
ta noja. 
B. Se io foffi. un eccellente pittore , 
dopo aver guftato tutto il diletto , 
che fi dee per neceffità provare nel 
condurre a fine Un opera rara , tor- 
no poi fottofopra nelf iftelfo lenti - 
mento , che penferei a farmela pa- 
gar bene , e non mi curerei di quel- 
lo , che ne giudkaife , chi me F ha 
commefìa, quando io vederli, ch'e- 
gli non lene intende : fapendo qual 
giudizio ne farà il pubblico , ed il 

cor- 



DEL DISEGNO. 11$ 

corpo tutto degli artefici , ed in ol- 
tre Y^tà futura , che giudica fenza 
paffione . 
M. Voi avete un bel dire ; ma Info- 
gnerebbe effere un perfetto Stoico , 
anzi un uomo di flucco a non fi 
commovere , ed a non fentire den- 
tro di se uno sfinimento , ed un 
travaglio , che vi leva di fefto il 
cervello, e di equilibrio il cuore in 
maniera , che uno non sa dove fia t 
né che cofa dica , quando fente par- 
lare quelle perfone di conto -, che 
vogliono fare ef intendenti , o che 
profetano d aver buon gufto , e lo 
credono , e quel eh' è peggio , lo 
dànriò ad intendere a chi è igno- 
rante , come efìi . 

. Con quefH tali non dirò , che fac- 
ciate come racconta il Ridolfi aver 
fatto il Peranda celebre pittor Ve- 
neziano , mentre faceva il ritratto 
del Duca gì Modena , che non pa- 
rendo ad un fuo cortigiano , che 
egli cogliere bene nella fomiglian- 
za , faceva il dottore dicendo degli 
fpropofti mefe ciati con degli fcher- 
ni , che andava ripetendo di quan- 
do in quando , onde il Feranda ini- 
K z pazien- 



22G DIALOGO IV. 

pazientito (a) , in fine gettandogli i 
pennelli in faccia : Prendeteli voi , dif* 
fé , e fatelo meglio , fé fapete . Ma 
fate come fece Fabbrizio Bofchi ac- 
creditato, e valente pittore Fioren- 
tino , il quale ( b ) „ avendo fatto 
un quadro a nobile perfona forfè 
mezzo intendente dell' arte • que- 
fta nel veder l' opera preflòchè 
, finita , diffe , parergli , che una 
mano d 5 una tal figura non po- 
terle ilare in queir attitudine , 
5 , fembrandogli alquanto ftorpiata . 
5 , Il Bofchi prefa fubito in mano 
„ la tavolozza , ed i pennelli , guai - 
,, dando in vilo il gentiluomo , 
„ quafi approvando i fuoi fenti- 
,, menti , diffe : M' accenni V. S. 
„ quei che ella vorrebbe che io fa- 
„ ceffi per ridur quefta mano in 
j, modo , eh' efla fteffe a fegno . li 
„ gentiluomo molto di fi e , e 1 Bo- 
j, fchi fingendo di non intendere , 
„ posò la tavolozza , ed i pennelli, 
„ ed in apparenza tutto modello , 
„ e giulivo prefe il matitatojo col 

» S dr °> 

(a} Ridolfi parr. 2. a carf. 277. 
(b) B»ldin. (otn. 4. ^.157. 



DEL 'DISEGNO. 221 

„ geflò , e diedeglielo in mano , di- 
,, cendo : Or su perchè io intenda 
,j bene , fi compiaccia V. S. dife- 
55 gnarla , com' ella la vorrebbe . Il 
,, perchè il gentiluomo fattoli rof- 
5, io in vifo foggiunfe : E come vo- 
,5 lete voi , che io fegni , fé io non 
„ fono del meftiere . Il Boichi * 
„ che appunto ¥ afpettava a quefto 
„ paflb 5 accefo allora del folito 
„ fdegno 5 diffe : Or fé voi non fie- 
„ te del meftiero , a che findicare 
55 1' opere de' maeftri dell' arte ? 
O pure rifpondete come rifpofe Gia- 
como Alborefi ad un Architetto , 
che fenza ragioni folide , e fc> 
gli bìafimava , e criticava le li- 
ture . Gli difìe , al riferire dei Mal- 
vada (a) , che fi contentale per gr^« 
%ja cf affi fiere a telavi , che ~f off ero m 
ifquadra .• comandale a falegnami , 
muratori^ e fimili , non a pittori , 
che volean fare a lor modo , e non 
ubbidirlo . Quella rifpofta farebbe 
(tata male agli Architetti de 5 tem* 
pi pafìati 5 che tutti fapeano fcolpi- 
K 3 re 5 



222 DIALOGO IV. 

re, o dipignere , o far L' uno , e f 
altro , e con qualche eccellenza , 
ma flarebbe bene , e s 5 adatterebbe 
a maraviglia adi Architetti d' os- 
gidì , che i più non fanno altro > 
che tarare un conto r o produrre 
qualche moftro d' architettura . Se 
tutt' i profeffori rifpondefìero loro 
così , difenderebbero la loro profef- 
fione dagli fpropofiti desi' ignoranti 
e de* faccetti. 
M.. Quefto non fi può- Tempre fare o 
p?v rifpetto all'altezza dei perfonag- 
^io , che vi critica le opere , o per 
cauia. della critica, che vi è fatta 
talor dietro le fpalle , ficchè non vi 
potete difendere : o perchè la criti- 
ca è così univerfale , e vaga , ed 
incerta , e fenza venire a cole par» 
ticolari, che non faprefte, che cofa 
vi dire . Ma il peggio è , quando 
la critica non finifee in parole, che 
quefte alla fine , benché con pena , 
fi fcuotono; ma paffa a' fatti . Ciò 
accadde appunto al difgraziato Do- 
menichino , quando era in Napoli , 
che appena, compita una parte della 
fua pittura nella cappella , e cupo- 
la di S. Gennaro , i foprantenden- 

ti 



DEL DISEGNÒ. 22^ 

ti (a) cominciarono a moflrarft Jean* 
daì^rati a un lavoro tanto baffo , 
dicevano ejfì , e triviale y Jìentato 
affatto , e puerile. Non effere aju» 
tato dalla Natura , ne nato pitto* 
re y ma a forra d' un gran battere , 
di un gran leccare , far appu.rrr le 
cofe quelle, eie veramente non erano». 
E chi ciicea : Simili ingegni freddi , 
e pigri effer nati più per flarfene Jìen* 
tacebiando al treppiedi su qualche ta* 
voi 'no galante y che per mojìrare ri* 
folur(tone , e bizzarria su i ponti at- 
torno a cupole. Alle quali falle, e 
calunniofe voci , che cofa mai vo- 
levate , che rifpondefie il povero 
Domenico ? Sarebbe flato di meflie- 
ri il poter portare a Napoli 1* ope- 
re , che avea divinamente colorite a 
frefeo in Roma y ed a Grotta Fer* 
rata, e fpecialmente gli angoli del- 
la cupola di S. Andrea della Valle, 
che avrebbero turata la bocca a tut- 
ti . Ma come avrebbe poi fatto a 
ichermirfi dal faftidio , che gli die- 
de quel Viceré , il quale gli fece 
K 4 far 

£a] Mahaj. rom. z. a e art. 333.. 



224 DIALOGO IV. 

far per se varj quadri , ed imbevi*. 
lo d' una falfa opinione , che il Do^ 
menichino col troppo ftar ibpra le 
fu e pitture y levafTe loro la grazia , 

fliele fa ce a portar via - di caia non 
nite , acciocché col terminarle , fe- 
condo lui , non glie guaftaile ? E poi 
feguendo l' infinuazioni fattegli , quel 
Signore chiamava Domenico a ri- 
toccargli , e farvi quello , eh' egli 
non v' avrebbe fatto mai , perchè 
conofeea eh' era malfatto ? E che 
doveva io replicare , quando per Ro- 
ma mi chiamavano Carluccio delle 
madonnine , volendo tacciarmi d'in- 
abile ad un. foggetto grande , e che 
non mi baftafte T animo a far una 
fbria , in cui enrraffero pili di due 
figure , o che foriero intere , o di 
più di tre, o quattro palmi alte? 
B. Potevate mandargli a vedere il gran 
Prefepio , che occupava tutta una 
facciata della galleria del Palazzo 
Apoftolico a Monte Cavallo , dove 
fono tante figure , tutte maggiori 
del naturale ; le cappelle , che di* 
pignefle in S. Ifidoro; il gran qua- 
dro fiori a to di figure maggiori del 
vero, eh' è nella Pace : la tavola 

di 



BEL DISEGNO. 22$ 

di S. Croce in Gerufalemme , che 
rapprefenta Vittore IV. Antipapa , 
che per mezzo di S. Bernardo de- 
pone a' piedi d' Innocenzo II. vero 
Papa 1' ufurpata tiara ( a ) ; e che 
so io . 
M. Ma quelle pitture , qualunque ef-' 
fé fieno, erano in pubblico da mol- 
ti anni ( b ) , ed ognuno le potea 
vedere , anzi le avea vedute , e ri- 
vedute, e tuttavia io era Cariacela 
delle madonnine , perchè a coftoro , 
che fi ftimano a aver buon gufto , 
parea di dire una bella cofa , e di 
moftrarfi intelligenti ; e poco man- 
cò , che con quefto abbajare non 
mi levaffero la commiffione della 
tavola di S. Carlo al corfo , nella 
quale con l' ajuto di Dio , e di quel 
Santo, mi riufcì d' incontrare un 
benigno compatimento , e Cariacelo 
delle- madonnine vi feppe pur accoz- 
zare 5 e condurre quelle figure, che 
non fono alte meno di ventidue pal- 
mi . Ma per dir la verità io difprez- 
K s zar 

CO Tutte quefie pitture fono intagliate in ra* 
7fie y e l y ultima eccellentemente à* Giacomo Frey . 
(b) Bellori pwt,z t Vit,Carl.Mar,cart % z66. 



Ilo DIALOGO IV. 

zai fempre il loro abbajare , e folea 
rifpondere , che Dio volerle , che 
io fapefìì ben dipingere le Madon- 
ne (a) , cioè un volto , che fpiri in- 
fieme una bellezza celefte, ed una 
fantità divina. Il Domenichino ai 
contrario fi afflitte tanto ,. che me- 
nava i fuoi giorni in una fomma 
confusone, ed inquietudine < 

B» Io fono pienamente certo , che in 
quel cafo non altrimenti, che in 
pena potea menare i fuoi giorni 
un così gran valentuomo , com' era 
il Domenichino, veggendofi corret- 
to a racconciare i fuoi quadri fotto 
la correzione di chi non era capace 
di correggerlo , e vedendo altri pit- 
tóri nell' auge della ftima , e delle 
grandezze , e fé in guai , ed in mi- 
ièrie , ed in difpregio *. 

M. Colpa tutta però dell'imperizia di 
quel Viceré, che li lafciò infinoc- 
chiare dalle ciarle dello Spagnolet- 
to , che Dio sa , che cofa. diede, ad 
intendere a quel Signore ; il quale 
non fapendo più la , credette lui 



mag- 



(a} BclI,Vìt.Carl.M*r.c.i9*> 



DEL DISEGNO. 227 

maggiore profe flore del Domenichi- 
no ; perchè tèmpre fi torna lì , che 
la. ignoranza , e la molta opinione 
di se , che regna ne* perfonaggi di 
confideraziane , dà luogo alla calun- 
nia , all' invidia , ed alla cabala , e 
tornerebbe più conta il rimetterli al 
giudizio d'una beftia , che a quello 
d' un grande, che faccia lènza fon- 
damento T intendente , come ebbe 
quella forte A pelle , il quale aven- 
do fatto il ritratto di AlefTandro 
Magno a cavallo ( a )., AlefTandro 
non apprezzò quella pittura per quel- 
lo eh' efia era , ma introdotto nella 
fcuola , dove era quel ritratto , il 
fuo cavallo , tofto nitrì t venendo con 
ciò a dire, che quel cavallo era tan- 
to bene efpreffo , che parea vero , 
ed in tal guifa formò di quella ec- 
cellentiffima pittura un concetto più 
giufto di quello, che aveffe fatto il 
Re fuo padrone . Udite quello , che 
fcrive il Malvafia (b) eflèr accadu- 
to a Simon Cantarini da Pefaro , 
che fi può chiamare un altro Gui- 
K 6 do. 

Ca) ElUn.VarJJiJ.i.cap.j. 
00 Mshtf.p.^* e. 143 . 



228 DIALOGO, IV. 

do. Quefti fu prefo da uno erudita 
lotto la Tua protezione , e tirato in 
dia cafà dandogli vitto r danari , co- 
modi , e quanto fapefie desiderare ; 
ma effendo coftui foretto autore» 

Do 

vole, e per fona molto accreditata tm 
lettere , e Jollevato a gradi , e titoli^, 
ec. perfuadendojt una intelligenza an* 
che al ben dipingere eguale a quella,, 
che poffedea nel ben iscrivere , gli 
ira fempre [opra con certi avvertimen- 
ti fantajìici , e correzioni infulfe , da 
lui però profferite , e preteje accettabi- 
li come oracoli . Lodava in quelle fi* 
gure tutto quello r che malamente pò* 
tea foflener/ì , ed in niun modo efe-- 
guirjì , e biafimava tutto ciò , che 
meritava lode , ed applaufo . Laonde. 
Il difgraziato Pefarefe , benché fi tro- 
vale in qualche anguftia , riconobbe, 
per insopportabile quella pratica , e 
ferviti , che prima flimo per g/a^ja 
ineffabile . Ma finalmente Simone fé 
ne liberò con tagliare ad un tratto, 
quefta focietà fcappandofene a Ro- 
ma . Non avrà tutta volta né anche 
qui potuto sfuggire quello , che non 
pofìb sfuggire io cioè , le tante per- 
ione moiette , e nojof è , quanto era 

colui,. 



DEL DISEGNO. 22^ 

colui , e pili , che vengono fin den- 
tro alio fiudio a farmi di fonili di- 
fcorfi , e volermi iftruire , e correg- 
gere . 

B. In quello fiato di cofe il mio con- 
fìglio farebbe y fé io non averli bi- 
fogno, lafciarli gracchiare , e fare 
à mio modo, dichiarandomi innan- 
zi a t?nte di lettere , che così la 
intendo, e così va intera, e che fé 
non fon contenti , vadano a cercare 
chi li contenti . Avendo poi bi- 
fogno , tratterei coftoro, come e' 
vogliono effer trattati , e fé voglion 
effer malferviti , fervidi male, ed 
attendere a far loro pagare , come io 
dicea . 

M.. La cofa andarebbe in qualche par- 
te preffochè bene , ma bifognerebbe, 
che m' infegnafte come fi fa a ri- 
durfi infenfibile , e di farlo , tal che 
uno non fenta un graviflimo sfini- 
mento interno a farfi tanta forza . 
Oltreché quefto voft.ro ripiego non 
è per altre forti ragioni praticabile, 
né può riufcire . 

B. Perchè non ha a riufcire ? 

M. Perchè feguendo T idee ftrane , e 
mettendo ia efeeuzione gli errori di 

co- 



Z3<> DIALOGO IV. 

coftoro , fi perderebbe la riputazio- 
ne , fenza la quale non fi avrebbe- 
ro più lavori , e quei pochi , che fi 
giugneffe con fatica ad avere, allo- 
ra ci farebbero pagati poco , o nulla, 
B, Eh eh' ei fi sa da- chi ha avuto o- 
rigine uno fpropofito , che li vegga 
in un bel quadro , e fé non altri il 
può dire per fua feufa il pittor me- 
defimo . 
M. Egli lo dirà a dieci , o dodici , e 
T opera è veduta da centinaja di per- 
fone ,. alle quali chi darà quefta no- 
tizia , e farà preffo di loro V apolo- 
gia del difgraziato profeffore? Non 
fi può mica {lampare un manifefto, 
o metterlo fulle gazzette . Raccon- 
ta il Malvafia (a) , che a quei due 
eccellentiffimi pittori d' architetture 
Angiol Michele Colonna, ed Ago- 
ftino Mitelli convenne trasferir/} a 
Roma a dipingere la [ala nel bel pa~ 
lagio delF Emmenvffimo Spada alla 
hangar a , della quale ho intefo poi 
più volte dir loro, che ne vorrebbero effer 
fiati digiuni occorftvi ejfendo tali errori 

in 

Ca) Mahaf. tom. 2. pj±. e, 401.. 



DEL DISEGNO. 23 1 

in razione di buona architettura , e 
prof pett rea ,. che non fi pojfano con' 
patire, f cu fare , fé non da chi f ap- 
pi a aver a loro dlfpztto così voluto 
il padrone . Or le il Malvada non 
lo regiftrava nella Vita di quelli 
due gran valentuomini , chi l' avreb- 
be faputo? il quale anche (cambia 
da ftrada Giulia alla Lungara , che 
è dirimpetto dall' altra parte del fiu- 
me , tal che uno non fi rinviene do- 
ve ftia quefta fala . E poi lo ha 
renduto manifesta dopo la loro mor- 
te r cioè quando ad efli non fuffra-- 

B. L'opere fon quelle, che fenza par- 
lare fanno il credito , e la riputa- 
zione , e da per se danno il prezzo 
a' quadri . Trovatemi uno , il quale 
dipinga come voi, e vedrete, le an- 
corché la fama non prenda la trom- 
ba per bandirlo pel primo uomo del 
Mondo, non gli riufeirà di vende- 
re le fue pitture , quanto riel'ce a 
voi . 

M. Se un buon pittore troverrà un ve- 
ro intelligente , gli riufeirà , altri- 
menti no* poiché fé un Signore gli 
tara itorpiare un lavoro, quando fa- 
rà 



Ì3- DIALOGO IV» 

rà veduto da chi ne può giudicare, 
gli farà perdere il credito, e la ri- 
putazione* ed allora andate a farvi 
pagare a dovere, fé potete. Oltre» 
che , il Mondo , come 1 afe io fcritto 
il Cavalier Ridolfi (a) , giudica al- 
la cieca , e F ignoranza è quella fon a 
di Jemen^a , che è radicata per ogni 
terreno. Laonde non riufeì il farfì 
fumare , e pagare a Taddeo Zucche» 
ri , mandato da Pio IV. ad Urbino 
per fare il ritratto di D. Virginia 
figliuola del Duca di Urbino , poi- 
ché, come dice il Vafari (b) : Tot* 
nato Taddeo a Roma prefentb al Pa~ 
pa il ritratto y che piacque affai . Ma 
fu. iaata la- cortefìa di quel Pontefice, 
o di fuoi miniflri , che al povero ptt* 
tore non furono non che altro rifatte 
le fpefe . E poco dopo parlando del- 
le pitture , che fecero gli Zuccheri 
alla Torre de' venti , foggiugne : Ma 
nello fli mar fi da alcuni le dette ope?r y 
non furono le fatiche di Federigo , e 
degli altri riconefeiute , come doveano. 
Ma quello y che è più ftrano , fegut 

Io 

(a} KidolpPit. Vht. Ven. p.i. c.i$$. 
(b) Vaj\ tom.$, vol.uh, c*rr.6$5. 



DEL DISEGNO. l^g 

lo fteffo a Niccolò Pufiino , benché 
veggendo le fue pitture , ognuno il 
,potefTe conofcere per queir eccellen- 
ti/Timo pittore , eh' egli era j pur 
su' trent' anni gli furono pagate due 
battaglie fette feudi F una ; e del 
quadro della pefte (a) dopo qualche 
tempo durò fatica a ricavarne fef- 
fanta (b) , che ora fi venderebbe 
cinquecento almeno . La belli jfima^ 
e copto fi [fft ma tavola della com-tnione 
dì Sì Girolamo , come dice il Mal- 
vada ( e ) , la quale fi può dire la 
principale opera di Agoftin Caracci, 
non gli fu pagaia da 5 Certofni di 
Bologna più che cinquanta feudi ; 
e la ftimarono tanto poco , che fu- 
rono per darla via (d) . E lo ftef- 
fo fu pagato al Domenichino ( e ) 
il fuo S. Girolamo fatto a concor- 
renza, od imitazione di quello, e 
tanto fu difprezzato , che in vece 
di metterlo su queir altare , pel qua- 
le 

(?*> Intagliata in rame egregiamente in Francia* 

C'o) Bsìlor. Vit. Pit. a cartai i. 

CO Malva.fi a p.i. a es/f.38. 

Cd) BelLVtt. Vitt. C30C. 

Ce) Bslds tom^.. e. 348. 






Z24 DIALOGO IV. 

ie era desinato , fu appefo in una 
carbonaja ; e pur quella è , come fa- 
pere , la terza tavola di Roma , che 
non ha prezzo , che la pof^a paga- 
re , e della quale dice il Malva- 
fìa (a) : Qi'efto comunemente- vien ve* 
fiutato per uno de più bel quadri , 
che mai formale pennello . E cinquan- 
ta feudi fu pagato il maravisliofif- 
fimo, e terribilirlimo San Giacinto 
di Lodovico Caracci , eh' è in S» 
Domenico di Bologna ; per difetto 

d' intelligenza in chi 1' avea ordina- 
la» 

to , come dice lo fte/fo Malvalla (b). 
La tavola della Reiurrezione tanto 
fri mata d' Anni bai Caracci , che in 
effa (bla volle fcrivere il fuo nome, 
fu prezzata cosi poco da chi la fe- 
ce fare , che per riconraenfa non gli 
diede altro , che una fonia di grano, 
ed una cartellata d' uva , per atte- 
ndato dello fteflb autore (e) . Al Ci- 
goli pittore tanto (limabile furon 
merli in mano da un Prelato , di 
cui il Baldinucci ha voluto tacere. 

ii 



(a) Mrfvìfìa tom.'x. c.^ió. 
Cb) Malvi/ìa ivi a cj.T.45 9. 
Ce) Malvsf. toriì.z, a C.398. 



DEL DISEGNO. 23$ 

il nome (a) , quaranta paoli per un 
quadro fuperbo , che rappreienta una 
Nunziata . Majentite di grazia quel- 
lo che accadde a Guido Reni, le 
cui pitture piacciono a chi intende, 
ed a chi non intende. Vi vo&lio- 
leggere le parole medefime del Mal- 
valla nella vita di Guido (b) : Die* 
de il primo faggio nel? Orfeo „ ed Eu- 
ridice , fattagli fare da lA'goftino , 
contandogliene egli flefjo di proprio pu- 
gno l'enti feudi con tante pai' fé , ed 
atteggiamenti di vita per ciafcino nel 
porger glie gli in mano , come fé foffero 
flati trecento y che tanto appunto fu 
col tempo venduta* 

B. Compatifco il povero Guido, e più 
f arte voftra , che non credo , che 
pofFa giugnere ad un grado più in- 
fimo di difprezzo . 

M» Giunlè anche a maggiore nella per- 
fona del medefimo eccellentiffimo , 
e fovrano. pittore ; poiché avendo 
fatta una tavola , in cui fi figurava 
T adorazione de' Magi con trenta , 
e più figure , parve rigorofa la do- 

man* 

00 Bjtli.rom,d..pA?.z6. 



l^Ó DIALOGO IV. 

manda ( a ) , che ìnftjleva per ultimo 
prezzo in trenta feudi / fepra di eh 
pi atendofi lungo tempo > fi venne al- 
la ftima , che fa di feudi dieci . Nei 
che concorfe T ignoranza di chi a- 
veva ordinata la tavola , che non ne 
conobbe il pregio , e l' invidia sfac- 
ciata di Lodovico Caracci , che fu 
quegli , che la ftimò dieci feudi . 
Ma forfè peggio feguì a Tiziano , 
al quale fu commefìa una tàvola , 
che rappreientaffe P A {funzione di 
Maria Vergine per k chiefa in Ve- 
nezia de' Frati r e fatta eh' ei l'eb- 
be , non la vollero per niente , per- 
chè gli ApoRoli parvero loro trop- 
po grandi , eccezione che fa rabbia 
a fentirla dire anche dugento anni 
dopo ' e perchè y come fcrive il Dol- 
ce (h) : „ i pittori goffi , e lo feiocco 
volgo , che infino allora non avea- 
„ no veduto altro che le cofe mor- 
„ te, e fredde di Gio: Bellino, di 
„ Gentile , e del Vivarino ec. , le 
,, quali erano fenza movimento , e 
„ fenza rilievo , diceano delia àet- 

» *a 

(a - ) Msivsf. cap.ii. 

00 Dolce Dialog. delle Pittura ver [a h fne , 



BEL DISEGNO. %0J 

„ ta tavola un gran male . 

E. Pure mi par d'aver letto , che Ti- 
ziano trovò T ambafciatore Cefareo, 
che la volle , e gliela pagò bene (*). 

M. Così fu eletto da alcuno , ma cre- 
do , che fcambiaffe da una Nunzia- 
ta , che non parve bella a quelli , 
che gliel' avean commeifa; onde e- 
gli prefo dalla collera , e per mo- 
ftrare , eh' egli non fé ne vergpgna- 
va , anzi gli pareva una deli' opere, 
che gii forfè riufeita meglio , vi 
le riffe il fuo nome , e non diffe : 
Tithinus facieùat , come ad imitazio- 
ne d' un antico fanno molti , per far 
vedere , che a quel lavoro fi può 
aggiugnere perfezione ; ma vi fcrif- 
fe : Thtanus , fecìt , fecit . O pure 
piuttofto 'fcambiò da un' altra Nun- 
ziata molto grande, ch'egli avea 
fatta per le Monache degli Angeli 
di Murano , che quelle Suore non 
vollero ; onde egli la mandò all'Im- 
peratore , od àif Imperatrice . Ma 
ecco come racconta quello fatto del- 
la tavola dell' Affunta il cavalier 

Ri- 

[a] R idolf. p.i.acart.zSS. 



^3% DIÀLOGO IV. 

Ridolfi nelle vite de' pittori Vene* 
ti (a) : „ Dicefi , che Tiziano la- 
„ vorafie quella tavola nel conven- 
5, to de' Frati medefimi , ficchè ve- 
„ ^ iva moietta ro dalle frequenti vi- 
„ {ite loro* e da fra Germano cu- 
„ ratore dell'opera era f ceffo ripre- 
„ fo, che teneffe quegli Apoftoli 
„ di troppo fniifurata grandezza. 
B. Veramente ci vuole un grande ar- 
dire, oltra una grande ignoranza a 
riprendere Tiziano in fatto di pit- 
tura . 
M. Dite anche far di bifogno d' una 
inefrhcabile pazienza , eflendo un 
Tiziano , cioè un pittore , che nel 
Mondo ha avuti pochi luperiori , e 
fentirfì fare il maeftro addoffo non 
una volta per difgrazia , ma tutto 
di da un fratoccolo, che non fapea 
dove fi averle il capo . E di non 
minor fofferenza fu d'uopo a Paolo 
Veronefe , allorché vide , che certe 
monachelle barattarono con un qua- 
dro triviale d* un Fiammingo uno 
fuo , che rapprefenta la, gloria de' 

Beati, 

Ca) Ridolfi vita di Tiziano a e. 14.6. 



DEL DISEGNO. * 2jp 

Beati , come narra il ( a ) Riclolri 
.. med efimo ; il qual quadro di Pao- 
lo , fi può ben credere , che farà Pra- 
to un prodigiofo sforzo della noflra 
arte disgraziata , ed un incanto de- 
gli occhi per la fpiritofa invenzio- 
ne , per la vaghezza ammirabile del 
colorito, e rer mille altri pregi , di 
cui Paolo fapeva arricchire le fu e pit- 
ture . E fé non vogliamo partirci da 
Tiziano, non fu minore lo fmacco 
che ricevè , quando gli fu barattata 
la famofa fua tavola del martirio di 
San Lorenzo ( b ) , colorita , ed in- 
ventata altresì di fieriffirria maniera, 
eh' egli avea fatta per collocare in 
5. Francefco della Vigna , con un 
quadro fatto da Dio sa chi , e Dio 
sa come : e vedere , che a colobo , 
che fecero quefti vituperofi cambj , 
farà paruto di far un buon negozio 
e vantaggiofo^ ed un tratto lottile 
d'accortezza, e d' intelligenza . 
B. Non vi ha dubbio alcuno, che in 
certi cafi fi richiede una buona dò- 
te 

00 Rìdrjfi par.j.a cart.-ì, 14., e p*rf.z£ÉrtJtf* 
OÙ Q***ft* tavola fu intagliata- in rame egrs* 
I fgtamenté . 



24O DIALOGO TV. 

fé di pazienza : ma a Tiziano farà 
flato poi facile il capacitare quel fra 
Germano , e quei religiofi , onde con 
un poco di flemma , e di dolcezza, 
e con due buone parole , le quali 
fottofopra non corcano molto , fi fa- 
rà sbrigato di tutta quefta noja . 

M. Profeguiamo il racconto del Ri- 
dolfi , e fentirete coni' ella andò * 
„ Durando ( Tiziano ) non poca fa- 
„ tica a correggere il poco loro in- 
,, tendimento , e dar loro ad inten- 
„ dere , che le figure dovevano effe* 
„ re proporzionate al luogo vaftif- 
„ fimo, ove avevanfi a vedere, e 
„ che di vantaggio fi farian dimi- 
,, nuite . .. 

B. Vedete fé è vero quello, che io 
dicea, che con due parole fi rime- 
diava a tutto . 

M. Sì, fé i Frati foriero rimafi per- 
fuafi . 

B. Potea finalmente convincerli col 
por la tavola al fuo luogo j e così 
finir quella mufica , e terminare il 
contratto con l' efperienza , la quale 
fa mutare opinione anche agi' igno- 
ranti , ed a' matti . 

M.-Laiciatemr finir di leggere : „ Non- 



M 



DEL DISEGNO. 24I 

dimeno benché dal buon effetto 
feguito poteffero rimaner foddis- 
tatti , non pienamente 11 dimo- 
Aravano contenti , finché dall'ani- 
bafciator Cefareo non furono trat« 
„ ti d' errore ( poiché gli uomini 
„ non così facilmente fi accomoda- 
„ no alla ragione, fé l' autorità non 
„ vi fi frammette ) mentre riputan- 
„ do effo quella pittura maraviglio- 
„ fa , tentò con larghe offerte di far- 
., ne acquifto per mandarla all'Im- 
peratore , fopra di che que' Padri , 
fatta la loro radunanza , conven- 
nero nel parere de' più prudenti, 
di non privarfene a niun partito, 
conofcendo in effetto , che ciò 
non era meftier per loro , ed ef- 
„ ter molto differente la pratica del 
„ Breviario dall' intenderfi di pittu- 
„ ra „ . Or che ne dite di quefto 
racconto ? 
B. Io non fo che mi vi dire , fé non 
che finalmente i tirati fi capacitane 
no , e parlarono da favj . 
M. Si capacitarono , perchè erano af- 
fatto allo Icaro di querta proferlio- 
ne \ e perchè io ultimo il conobbe- 
ro , e fi confeffarono per tali : che 
L fé 



242. DIALOGO TV. 

fé foffero (lati di co 0:0 , che vol- 
garmente fi chiamano dilettanti e 
di buon gufto , farebbero incocciati 
più che mai . 

B. Balla, la cola finì bene. 

M. Sì , ma bifogna effer Tiziano , ed 
efTer oiunto ad avere il fuo credi- 

o ... 

to , e trovare un Signore intelligen- 
te , o almeno di giudizio come quel- 
T Ambafciatore. Il Coreggio , che 
non era di minor' eccellenza di lui, 
ma non avea tanta fama , non ebbe 
la medefima forte • poiché dopo aver 
dipinta la cupola di S. Gio. Batifla 
di Parma per gli monaci Benedetti- 
ni , effa piacque tanto poco , anzi 
fu itimata tanto cattiva , che flette- 
rò per darle di bianco ; e per di- 
fpetto glie la pagarono un nonnul- 
la* e di più per iflrazio gli diede- 
ro monetacela di rame , il che fu 
cagione della fua morie . 
B. Di grazia non dite altro , perchè 
quello iblo avvenimento , e non più, 
fervirebbe per far gettare in un can- 
to la tavolozza ed i pennelli a chi 
cìipicmerTe medio anche del Corep- 
gio , le fodè poflibile di dipigner 
meglio , il che io non credo . 

M. Né 



UEL DISEGNO. 245 

M. Né lo credo pur io . Tuttavia quel- 
F opera immortale rimafe in piedi 
per eterna gloria di quel principe 
della bella , e leggiadra pittura , e 
e del vago , e graziofo , e delicata 
colorire [a) ; il che non avvenne al 
Domenichino , il quale dipinfe la 
cupola della cappella di S. Gennaro 
in Napoli , che fu poi mandata giù, 
e ridipinta dal Lanfranco, valentuo- 
mo sì , ma inferiore al Domenichi- 
no ; il qual Domenichino incontrò 
tante contrarietà in queir opera del- 
la cappella fuddetta appellata del Te- 
foro , di che fi è già detto qualco- 
fa poco fa , la quale ornò da per 
tutto col fuo quafi divino pennello, 
che non faprei efprimerlo con paro- 
le , e fé lo fapeffi , temerei di non 
effer creduto; e finalmente per tan- 
te perfecuzioni anch' egli , come il 
Gareggio , vi lafciò la vita . Ma 
perchè veggiate , che io non dico 
cofa , la quale non fia certa , e ma- 
nifefta , e che voi fteffo non portia- 
te negare , leggerò quello , che voi 
L 2 med e- 

CO ì* +ggì è perita quaft affatto. Si ha per 
MfM favola , che fjfe pagato in me velacci* , 



2-44 DIALOGO IV. 

medefimo avete dato alle ftampc ne' 
tempi addietro {a) : ., Era fatale , 
che quefta artefice andante a mo- 
rire in Napoli infelicemente , e 
vi lafciafle in preda dell' avvera- 
ta T ingegno , e la vita : laddove 
ritornato s' aggiunfe alle lolite a- 
marezze T ultima , e la più gra- 
ve , reflando corrotte , e con giù- 
rate a fuoi danni fin le fue gen- 

o 

ti, ferviton , e ferve 3cc. Segni- 
tate poi ( come vi ricorderete ) , 
feendendo a 1 particolari , che trai a - 
feio per non annojarvi . E fentite 
quello , che apprefTo aggiungete (i) : 
Corruppero fino il muratore del- 
la fabbrica , e l' induflero ad in- 
„ cenerire la calce dell 5 incollatura, 
, acciocché cadérle fubito la pittu- 
, ra , come avvenne ; che volendo 
„ egli ritoccare una delle iftorieprin- 
„ ci pali , trovò rotta T arricciatura 
„ fatta di materia di cenere , e di 
„ calcina , che tutta cadeva , ed an- 
dava in pezzi crepata , e (laccata 
dal muro „ . 

B.S er- 

.V. l'irz del "Domenìcbino part. i. r.344. 
r. 1. carr. 332. 






BEL DISEGNO. 243 

B. Serrate di grazia il libro , che tan- 
ta è la fthna , che ho del Domeni* 
chino fopra quali ogni altro pittore 
dopo Raffaelle , che non pollò ram- 
mentarmi tante barbare inumanità , 
fofFerte a conto della fua eccellenza 
in queft' arte , fenza un finfibiliffi- 
mo travaglio , e fìurbo della men- 
te , quale provai fin da quando le 
ferirli . 

M. Lafciatemi almeno leggere la fine,," 
eh' è quello, che vi volea legge- 
re , e per cui ho prefo il libro (a) : 
„ Nelle quali anfietà , ed anguille 
„ concimandoti- in lui il vigore, e 
„ lo fpirito a poco a poco gli man- 
„ co la vita il giorno 15. d'Apri - 
„ le 1' anno 1Ó41. d' età feffagena- 
„ rio. Così morì Domenico perfe- 
„ guitato dalla fortuna e dall'invi- 
„ dia , ed avendo già tre anni pri* 
„ ma cominciata la detta cupola i 
„ fubito morto , fu il fuo lavoro 
„ gìttato a terra , e data a rifare al 
,r Lanfranco . Concitate le voci con- 
„ tra queiV opera fotto pretefb, che 
L 3 folte 

(a} Ivi cart. 345. 



H$6 DIALOGO I Va 

„ foiTe di mano d' un Tuo difcepo» 
., Io , vennero corretti gli eredi a 
„ reftituire i danari , che egli avea 
„ ricevuti a buon conto; ed ap- 
„ pena ottennero di perdervi due 
s , mila feudi ,, . Fine indegnifiiflio 
<T uno de* maggiori Eroi delia noftr* 
arte infelice , la quai fine non b» 
vrebbe mai fatta , fé non fi foffe im- 
battuto in deputati ignoranti , che 
fi lafciarono fedurre , ed ingannare 
per la loro, imperizia dall' altrui ma- 
lignità. Or dopo avervi rammerao* 
rato quello , che voi iteiTo avete pro- 
Iettato , e fatto pubblico con la ftam- 
pa ,. fpero r che non vi opporrete più 
a' miei lamenti, anzi v* unirete me-,* 
co a confettare efler pur troppo ve- 
ra l'efclamazione del Vafari, che (a) : 
„ Buon per coloro , che lodevol- 
5t mente s'affaticano, fé in cambio 
„ d' efler lodati ed ammirati y non 
7y ne riportaiTero biafimo r e molte 
„ volte vergogna! 

B. Quefta vergogna però fi converte 
in altra e tanta gloria , perchè l'o- 
pere 

(O PV torn * *• e ' r > *7* 



DEL DISEGNO. 247 

pere rimangono , e fono riguardate 
poi con ammirazione • poiché que- 
llo accidente crudele occorfo al Do- 
menichino è veramente Angolare , 
e non so fé fé ne troverrà un forni- 
giiante . 
M. AdefTo fu due piedi non mi fé ne 
rammenta il compagno. Ma troppi 
fono gli efempj , fé non uguali , cer- 
to molto fumili , che io vi potrei 
raccontare , e che faprete anche voi , 
fé punto punto ci rifletterete . Ma 
veggo bene , che voi vorrefte elle- 
nuare , per quanto foffe poffibile , 
quello noftro malore , e raddolcirmi 
quell' amarezza , che fiotta princi- 
pio io dicea , che intriftifee ed at- 
toffica la noftra per altro vaghiflì- 
ma e dolciflima profeffione. Macon 
tutte le fottili voflre rifleffioni non 
arriverete a sbattere la grande , ed 
efficace forza, che vi fan contro le 
non interrotte efperienze , ed efpe- 
rienze tanto più calzanti , e per me 
tanto più di pefo , quanto che ac- 
cadute nella mia perfona più e più 
volte j le quali io vi racconto, per- 
chè noi poffo fare fenza difpiacere 
a molti perfonaggi d' alto grado, che 
L 4 fel 



24 8 DIALOGO I Ve 

fel prenderebbero a fdegno > ed In ve- 
ce d' illuminarli , incoccerebbero quel 
pili ne' loro capricci . Mi fervirò 
dunque d' efempj feguiti a perfone 
mancate di quello Mondo da un 
pezzo , e feguite ad altre barbe , che 
non è la mia. Uno di quelli fra 
molti , fu Annibal Caracci , e gli 
feguì nella più grande e più. eccel- 
lente produzione del fiio pennello , 
di cui folea dirmi il gran Puffino^ 
che Annibale avendo funerati oli 
altri , in ella avea fuperato fé fteflò» 
Quefta è la galleria Farnefe, che a 
gara è ftata intagliata in rame (^) > 
ed è ftatag^ed è tuttavia una fcuo- 
la di tutt i pittori sì noftrali e si 
forestieri , che ogni dì concorrono in 
buon numero a difegnatla . E fcel- 
go qaefto efempio, perchè pretto di 
voi troverrà intera fede , avendolo re- 
giftrato nella vita del medefimo An- 
nibale . Ma perchè veggiate , che non 
fiete (tato folo a raccontarlo, il nar- 
rerò colle parole del Baldinucci , 
Scrittore circofpetto , come fapete , 

e d'una 

CO F* intagliata da Carlo Cejio , li Blond » 
Carlo Remfard, e Fieno Aquila , 



DEL DISEGNO. 2±$ 

e d'una qaftteata modeftia. Die 7 e- 
gli per tanto , dopo aver lungamente 
decritta quefta indeferivibile galle- 
ria , che il Cardinal Odoardo Far- 
nefe fignore magnifico, e fplendido, 
ed amante delle beile arti 3 ma per 
quello che appare , poco , o nulla 
di effe intendente , chiamato a fé 
Annibale gli appoggiò quella im- 
prefa , come anche le pitture de' 
mezzanini contigui: ed avendo Anni- 
bale terminato il tutto , quel fìgno- 
re applicava a trovare i modi di de* 
guarnente ricomperi/are il gran pittore^ 
ed un lavoro sì vajìo (a) . Da quefta 
preludio voi vedete , che fi comin- 
cia male , perchè fecondo me , a 
queir ora ci doveva aver penfato 
d' un pezzo, e ne aveva avuto tut- 
to 1' agio , da che queir opera fi fe- 
ce fotto i fuoi occhi , e fé non er- 
ro , in fette , o otto anni . Ma già 
quello è uno de' foliti cattivi pre- 
fagj , e che fempre s' avvera . Sen- 
tite pure come iegue lo fteffo Au- 
tore : „ Qiiando mefcolatofi in que- 
L 5 „ fto 

(<} BaU. toni, 4, e, 78. 



2J0 DIALOGO IV. 

„ fio affare forfè con induftriofo ar* 
„ tifizio , e con voglia d' aggradire 
„ al padrone T indiferetezza d' un 
5 , fuo favorito cortigiano , fece sì 
„ che l'alta rimunerazione dovutali 
5 , a tant' uomo , non più oltre s'è- 
oy rtendeffe , che a quel poco , che 
M oltre al neceffario alimento , a 
3 , gran fatica poteva effer fervito a 
3 , lui per un abietto vefìire di fua 
,, perfona ; oltr all' effere ftato for- 
p, zato a perder quel più, che egli 
5 , per avventura poteva in quell'opera 
„ avere fpelb del proprio ,, . 

B. Mi fowiene beniflìmo , che la pa* 
ga fu mefehina affai , non effendi 
(tata più che cinquecento feudi d'oro. 

M. Tanto mefehina > che i Baldinuc- 
ci foggiunge : ,, Per vergogna , che 
„ io fento in me fteffo in quefta 
„ racconto > taccio la quantità del- 
„ l'onorario „ . 

B. Ma voi non dite,, che gli fu pre- 
fentato con molte cirimonie in una 
bella fottocoppa . 

M. Cosi è , forfè perchè fi vedeiTe > 
eh' era fiato penfiero d' uno , che fi 
pafeea di fumo , e di effo facea 
più ftima y ed un commercio mag- 
giore 



DEL DISEGNO. 2$t 

giore ci quel che facciano ora gii 
Spagnuoli del tabacco, del cacao , e 
della vaini&lia . 

B. Ora mi fov viene , o mi par di 
fovvenirmi , che fu uno Spagnuolo, 
che diede quefto plebeo configiio a 
quel gran Cardinale, ed egli T ab- 
bracciò fenza riflettere , eh' era inde- 
gno della fu a nafeita , e della fua 
dignità. Vi ricorderefte voi , dove 
fia ciò regiftrato ? 

M. Eccolo qui nelle Vite del Baglio- 
ni ftampate nel 1Ó42. a.car. 108. 
ed ecco le fue parole: „ Un certo 
„ D. Gio. Spaglinolo cortigiano , e 
>, favorito del Cardinale , il quale 
M per moftrar, che tenea molta cu- 
„ ra dell' intereffe del Principe , fé- 
yy ce dare ad Annibale in una fot- 
„ tocoppa per una fatica di io.an- 
y, ni continua , lavorata con tanto 
yy Audio, ed efquifitezza , folo 5 oc. 
,, feudi di regalo. 

B. Avea pure il Cardinal Farnefe 
nella fua Corte uomini dotti , e di 
gran mente, ed intelligenti di que- 
fte arti da poterfi configliare. 

M. E v vero ; ma voi fapete , che fpef- 

fo i gran Signori fanno più conto, 

L 6 e pre- 



l$Z DIALOGO IV. 

e premiano ed innalzano più certe fi- 
gure caricate % e grottefche, che han- 
no un poco dello iciocco , ed un pò- 
co del ridicolo > e moltiffimo dell'i- 
gnorante > che un valentuomo ono- 
rato , e modello , benché dottiflìnio, 
e celebre per fama di feienza , e 
probità ; onde avviene r che quefti 
mefehini vanno ripetendo con Dan- 
te (a) , che flette anch' egli in Corte* 

Tu proverai ficcarne fa di fale 
Lo pane altrui ; e come è duro calle 
Lo feendere , e il falir per F altrui 
/cale . 

Il che con tanta ragione , e con una 
dura efperienza potette dire Anni- 
bale ; tanto piìi , che non fini qui 
la fua fventura , perchè fecondo quel- 
lo . che teglie a dire il Baldinuccù 
yì Tanta era la malinconia , e la 
„ forza dell' appreniione , che pre- 
f , dominava il naturale dell' artefi» 
„ ce , che poco ne mancò r che non 
„ lo vide il Mondo a fuo gran 

„ cofto 

00 Par. 17, 



DEL DISEGNO. 255 

1, coito allontanato affatto dall' arte 
„ per Tempre ; fé non che V amore 
„ dell' arte fteffa rintuzzando in lui 
„ sì fatto penfìero , ii forzò a tor- 
5, nare a' foliti fìudj ,, . 

B. Cofa veramente compaffionevolc , e 
deferitta molto pateticamente . 

M. Anzi molto più trifto , e fanello 
dovea dire , effere (lato il fine di 
quefta tragedia , e non moftrare in 
lontananza la minaccia del pericolo, 
che corfe il Mondo di rimaner pri- 
vo delle pitture di quefto Pro febb- 
re , ma dovea dir liberamente , che 
in fatti quefto accidente tolfe la vi- 
ta ad Annibale , ed a Roma , ed al 
Mondo tutto una ferie innumerabi- 
le , effendo egli giovane , d' opere 
eccellentiffime , e luminofiffime , le 
quali effendo produzioni miracolofe 
d' uno , che nella pittura fi poteva 
annoverare per un aftro di prima 
grandezza , farebbero fervite di Ili- 
cidiffima feorta a quelli , che forie- 
ro venuti appreffo, ed aveffero vo- 
to attendere con faldi fondamenti a 
queft' arte. 

B. Anch' io non poffo foffrire certi 
inorpellamenti coptrarj a' fatti pa- 

tenti. 



254 DIALOGO IV. 

tenti , e manifefti in uno iftorico \ 
che ha per prima legge di dir la 
verità , e dirla apertamente , e con 
tutta la forza o in bene , o in 
male. 
M. Tanto più, che il Baldinucci me* 
defimo vien pochi verfi appreflb a 
raccontare, che non molto dopo il 
povero Annibale ( tanto fu l'acco- 
ramento , che ei fi prefe di quello 
fatto ) fu forprefo da un brutto ac- 
cidente apopletico y che gli tolfe Tu- 
fo della lingua, ed in parte ancora 
la cognizione ; e quantunque ricu- 
perarle la favella % e tornaffe alquan- 
to in fé , pure non fu piti buono ad 
altro , che a fare de' difegni , e de* 
cartoni , ed a ritoccare qualche pit- 
tura condotta da' fuoi fcolari > e que- 
llo anche per poco tempo ; perchè 
finalmente , come dice lo fterTo Au- 
tore (a) : „ Giunto che fu quefto 
„ degnifTimo uomo all' età di 4^. 
„ anni aggravato dalle fue indifpo- 
„ fizioni , e molto più dalla pro- 
„ fonda malinconia, da cui (colpa 

de* 

(*) BaU, tom, 4. f. 79. 



DEL DISEGNO. 2$$ 

„ de' foftenuti travagli , come di- 
„ cemmo ) incominciò ad efler for- 
„ te caricato y per configlio de' me- 
yy dici portato ali 5 aria di Napoli , 
„ e trattenutovifi per poco tempo , 
y y tornatofene a Roma nella più cal- 
yy da Ragione , affalito da acuta feb- 
„ bre nel giorno 15. di Luglio lócg. 
„ con danno inefplicabile dell'arte, 
„ degli artefici , e del Mondo , die- 
„ de fine al fuo vivere. 
B. Quello è ben altro che mancar po- 
co y che Annibale non gettarle in 
un canto i pennelli , ed abbandonaf- 
fe la profeffione , come avea detto 
da principio • poiché abbandonò la 
profeffione , e la vita nel fior degli 
anni , e quando era nel forte y e 
neir auge dell' eccellenza. E* ben 
vero , che ho goduto di fentire que- 
fìo racconto , il quale per molte ra- 
gioni trovo più conforme al vero di 
quello , che a me era flato da altri 
riportato. La verità è , che la Sac- 
centeria di D. Giovanni de Caftro 
favorito del Cardinale , che volle far 
T intendente di pitture , cagionò ad 
Annibale quefta feiagura , nel che 
conveniamo ambiduc il Baidinucci , 
ed io. M. 



%%6 DIALOGO IV. 

M. Piuttoflo potea dire , che quefla 
non fu la fola fciagura , oceorfa a 
queflo valentiflimo uomo , e che 
foffero eziandio i guai paffati , che 
co min ci afferò , ed aveffero parte ad 
accorciargli la vira , a' quali aggiun- 
to quello , gli faceffe dare 1' ultimo 
tracollo . 

B. Permettetemi , da che non poffo 
compiangere adeguatamente una co- 
sì atroce difavventura , eh' io faccia 
una digrefiione . Io fottofopra vado 
in qualche modo capace , che le pit- 
ture del Coresgio , e del Domeni- 
chino non comparinero quei mira- 
coli dell' arte , che effe erano , a chi 
non era di effa molto intelligente ; 
perchè a guflarne la bellezza , ed in- 
tendere la profondità del fapere , con 
cui fono condotte , fi richiede per- 
fona , che fia della proferitone , e non 
puro dilettante. Or come dice il 
Ridolfi (a) : „ La cognizione di 
„ queft 1 arte non è conceduta ad 
„ ognuno , ma rifervata a coloro 5 
„ che con lungo fludio hanno di co- 
sì 

CO Ridvlfi porr, x, e, zq, 



DEL DISEGNO. 2^7 

„ sì difficile , e laboriofa materia 
„ gli ultimi termini apprefi „ ; Con- 
fidente dunque , che cola lì ha da 
dire di chi non fa , fé non i pri- 
mi principj , e forfè né anche quel- 
li . Ma per rimanere forprefo , e 
iftupidito al folo mirare le pitture 
d' Annibale , e particolarmente la 
galleria Farnefe , bada non avere 
perduto il bene del vedere. Laon- 
de non intendo , come quel Cardi- 
nale levando gli occhi al nuovo mi- 

o 

racolo di sì egregia dipintura , non 
rimanerle incantato , e non ricom- 
penfafTe nella più ampia forma, che 
per lui fi poterle , un così divino 
artefice . 
M. Non vi ha dubbio , che a prima 
vifta avrà queir eccellente pittura fat- 
to quefto effetto nelF animo di quel 
Signore , ma poi fentendola o efte- 
nuare , o biasimare da qualche fuo 
favorito , a cui farà (tato avvezzo a 
preftar fede per affetto ; o da qual- 
che gran perfonaggio , di cui avrà 
fatta ftima per la fua altezza e di- 
gnità ; o da qualche debole , e ma- 
li ziofo profeffore , al quale non avrà 
ofato di contraddire, per tema di non 

appa« 



25 8 DIALOGO IV. 

apparire ignorante , farà fenza avve- 
detene venuto a perdere il concet- 
to dell' eccellenza di quella ftupen- 
diffima dipintura . E perchè voi non 
crediate, che io parli a paflione,o 
che quefti fentimenti nafeano da qual- 
che mia particolare ftravaganza , Tap- 
piate y che non fono né miei , né 
nuovi ; ma vecchi affai , e frati tem- 
po addietro efpreflì in voce al no- 
minato Cigoli , Dio sa quanti anni 
fono , ed eipofti in ifcritto dal Bai- 
dinucci . Ordinò Paolo V. al fud- 
detto Cigoli di fare un difegno per 
la facciata di S. Pietro , ed egli ne 
fece varj . Sopra tali difegni ( fon 
parole del Baldinucci (a) ) „* volle 
„ il Cigoli anche il parere d' altri 
„ buoni rfimi architetti fuoi amici > 
„ fra' quali uno ve ne fu, che do - 
„ pò aver veduta , ed ammirata la 
„ fua bella fatica , gli diffe : Voi 
„ avete fatto un difegno : meglio 
„ però farebbe (rato a mìo credere 
„ il fare un modello , perchè da chi 
„ è di profelìione diverta non fare- 

» te 

Ca) naia. t. 4. e. 37. 



DEL DISEGNO. 2$£ 

te intefo , e così non colpirete • 
perchè non fon più i tempi de* 
Leoni Decimi , e de' Clementi 
Settimi , da' quali , ove di far co- 
fé grandi , e magnifiche fi trat- 
ta ffe , folo degli uomini grand 1 
nell'arti fi richiedeva, ed appro- 
vavafi il parere ad efciulìone di 
quello d' ogni altro , che grande, 
e caro foìTe al Sovrano , ma di 
meftiero diverfo; perchè né fef» 
fer altri nobile, o ricco, né fa» 
ver carica eminente balta a gran 
fegno per far co fa , che bene ftia 
nelf altrui profeffione, ed in que- 
fte principalmente , in cui chi vi 
confumò una ben lunga età , ap- 
pena fa prova tale , che lodevol 
fia . Soggiunfe efìer quella la dif- 
grazia , e srandiflima delle buo- 
ne arti , il dolore , e la querela 
degli ottimi profefìbri , il danno, 
e la vergogna del pubblico , la 
forgente delle gofrezze , e degli 
fpropofiti , che tuttavia ne' per 
altro più ragguardevoli , e difpen- 
diofi edifizj fi veggono apparire j 
cioè che le belle fatiche , i lun. 
ghi ftudj , le prudenti ffime avver- 

„ tenze 3 



2<5o DIALOGO IV. 

„ tenze , che fpiccano ne' difegni 7 

„ e modelli de' valorofl artefici , 

n han per dettino di portarfi a far 

„ naufragio , o per tifare la parola 

„ più volgare , e più propria , a 

„ rompere il collo nelle fcale , o 

,, nelle anticamere de' grandi fra 

„ varj , ed innumerabili , e male 

„ adattati pareri de' cortigiani , da* 

„ quali fono per ordinario oppreffi, 

„ e foffocati ; e rari eziandio fono 

3> 



i cafi r ne quali al povero arte- 
3> fice non bifogni cattivare il fuo 
„ erudito intelletto fotto F ardita ti- 
„ rannide di fconcertati peni! eri - y 
-, togliendo dall' opera fua il più 
„ beilo per dar luogo ai più defor- 
„ me ; e per non fbggettarfi a' ca- 
5> richi de' più potenti , e poco in- 
„ teiiigenti , foggettare fua ftima > 
yy e fuo credito ad una eterna cen- 
„ fura d' un Mondo intero „ . Per. 
quefto del Borromino fi legge , che 
M (a) : Non fu mai poflibile il far» 
„ lo difegnare a concorrenza d' al- 
„ cun altro artefice , ed una volta 

„ diede 

CO Baldi», tom. 4. cut. '74. 



DEL DISEGNO. 2<5l 

£ diede una collante negativa ad un 
„ Cardinale dì gran merito , che il 
„ perfuadeva a farlo in cola , che 
„ dovea fervire per le fabbriche del 
„ Lovre in Francia * foggiungendo, 
„ che i difegni erano i fuoi proprj 
figliuoli , e non volere , che egli- 
no and? fTer mendicando la lede 
per lo Mondo con pericolo di non 
averla , come talora vedeva a quei 
„ degli altri addivenire,,. Ed avea 
•ragione , perchè , come faviamente 
diceva Agoftino Caracci (a) : E' più 
nel Mondo f 'ignoranza , che il fape- 
re , e benché ciò fi poifa dire uni- 
verfalmente , pure è più che vero 
in quelli cai! , di cui parlava Ago- 
stino , poiché per lo più tali dile- 
gni fono per le ciarle di chi parla 
lenza fondamento rigettati , ed elet- 
ti 1 più trilti , e sregolati . E ciò 
che diceva il Borromino in genere 
a architettura , e quello che fu det- 
to al Cigoli de' dilegni , e modelli, 
e delie piante , fi può dire anche 
delle pitture. E mi fanno ful-prin- 

- cipio 

Ca} Mafoaf. tor,i. i, a csvt, 376. 



fc^fc DIALOGO IV. 

cipio ridere certi Signori , che di- 
cono di voler prima vedere la boz- 
za di qualche opera , che m' a- 
vranno commefla , e poi mi fanno 
venir rabbia , quando non inten- 
dendo nipite , fu quella bozza co- 
minciano a ragionare, e darmi pre- 
cetti , ed infegnamenti , ed ecce- 
zioni , e critiche , e voler che io 
muti , e fecondo loro corregga qua, 
e là , ma fecondo me , levi il 
meglio , e florpi il tutto , come fa- 
cea colui a Simon da Pefaro . E 
fé con tutta modelli a , e col debi- 
to rifpetto ripeto qualcofa , mi fen- 
to torlo buttare in faccia : Io ho pur 
gli occhi anch'io. Ovvero ( il che 
è peggio , e più ingiuriofo ) Io fpen- 
do i miei quattrini , e mi piace co- 
sì , ed io ho da efler il contento ; 
quafi che un valentuomo debba fa- 
crificare il fuo onore , e la fua re- 
putazione a pochi bajocchi fecciofi 
d' un ricco ignorante . Infognerebbe 
allora poter loro leggere quefle pa- 
role dell' Albano , che ha qui infe- 
rite nella fua vita il Malvafia (a) : 

Mol- 

00 Mulvaf. p. 4. e. 24.6 % 



BEL DISEGNO. l6% 

j, Moltiflimi ignoranti della pittu- 
„ ra riguardano le pitture ( dico in 
„ molti inocchi ) come fanno le 
„ librerie ; e con F occhio per or- 
„ dinario fon tirati da quei belli 
„ libri , che hanno lacci , e fìbbie 
„ d' oro , e fi pai cono con queft'ap. 
„ parenza di fuori ; poi partendofi 
„ col dire : Ho veduti molti libri 
5 , belliffimi ; giungendovi con que- 
5 , fìo dire : Oh come fon belli ! Ma 
„ quelli non fapendo leggere , non 
„ hanno ne anche capacità di co- 
„ nofcerli per entro , come fanno i 
„ (apienti , che legoono il di den- 

' OD , 

3 , tro , e laudano le belhuime com- 
,, pofzioni „ . A coftoro calzerebbe 
pur bene la rifpofta di Salvator Ro- 
ia , quando „ effendogli ( a ) fatta 
5 , vedere un' iftoria , abbondante d* 
5 , affai confufe figure (J?) da perfo- 

na 

CO Baia, tcm. 4. e. 583. 

CtO tè 2 annotti tcm. z, a e. 150. parlando de* 
pittori cattivi. I quali perciò difTbrmare , e Ara- 
ne cofe ci fan vedere , e quello che peggio fi è 
[ da che tempre più efiì , ed i loro feguaci per- 
ciò ti ftabiliicono nel loro errore J fi è, che non 
ferrza pianto del più delle genti , ignare , ed a 
cui iovr' ogni altra, le fantàtfiche cofe beile ap- 
pari kono, e lodevoli . 



a<54 DIALOGO TV. 

„ na di poco buon guflo , a cui pe« 
„ rò molto piacea , difle, non ef- 
,, l'ere egli perfona atta a dare giu- 
„ dizio , che però meglio farebbe 
„ flato il farla vedere a qualche pa- 
f) flicciere „ . E dicea bene , perchè 
farebbe flato cheto, o avrebbe det- 
to di non fé ne intendere , e non 
tanti fpropofiti . 
B. Io ne vado in parte capace , poi- 
ché ficcome non fi trova cofa né 
così fconcia , né così moflruofa, che 
con qualche apparente ragione non 
fi fai vi , per lo contrario non fé ne 
trova alcuna così perfetta , ed egre- 
gia , che non fi porla o bene , o 
male criticare , o biafimare ; e che 
la critica , ed il biafimo non fi fo- 
llenga con varj argomenti , irragio- 
nevoli certo , e florti , ma che ca- 
pacitano coloro, che hanno il caro 
cosi fatto (a). Ora (la a diflingue- 

re 



(a) Il Bellori riporta nella vita di Carlo Ma* 
ratta, un fuo detto, cioè che egli credea , eie la 
pittura andaffe a perder fi , perchè vedea , che le 

l uc::e pareano cattive , e che erano tu 
dì dure, e che avejfero dello Jl.it nino , e del 
moreo . Ne veniva poi, che il car.ìvo per lo con- 
trago era. applaudito. E Gìq: Domenico C 



DEL DISEGNO. ZÓf 

re da ragione a ragionacela j ed il 
faperc , ed il giudizio è quello , che 
fa quefta diftinzione , e chi ne ha 
meno , credendo Tempre d' averne 
più , ne feoue , che il bello, e buo- 
no è prefo per cattivo * e così per 
Jo contrario le cofe più ftrane fono 
apprefe per rare , e pellegrine , par* 
ticolarmente le vi fi mefcola un po- 
co di paifione, o d'affezione, o di 
eenio , o di condefeendenza , o fu- 
nio di voler fare il faputo , onde fi 
può aggiugnere quello che dicea lo 
fteMo Albani (à) : „ Abbi per que- 
„ fta volta pazienza , o mio Raf- 
„ faelle , che fé tu rifuicitafìi in 
., quello tempo, darefti per avventu- 
„ ra il capo ne' muri in vedere il 
„ volgo ignorante dare la lode a* 
goffi ,, ; e fi potrebbe aggiugnere : 
e criticare i valentuomini . Ma per 
lo contrario , come ha da fare un 
M Siano- 

o 
nella Pittura in Parnafo a e. 48. dice : Non fi 
no forfè perfone ad ogni ora , che {concerta- 
ta minte diicorrono , e fenz 1 ordine , e redola al- 
cuna molto dicono , e parlano ? &c. Lo fconcer-i 
to è quello, perchè tutti fi fanno intelligenti dei- 
: :ura, e danno certe eccezioni ad efifa infuf- 
• e fenzSi fondamento alcuno. 



l66 DIALOGO IV. 

Signore in qiieftì cali ? Si ha da 
mettere a fare tutti quefti ftudj, che 
lono necefTarj per formare un giu- 
dizio adeguato , e per difcernere le 
ragioni lode , e mafTìcce dalle ca- 
viliofe ? Non è egli meglio , eh' e- 
gli abbia qualche lume dell'arte del 
difegno , ed abbia formato un buon 
gufto , eh' e' fia affatto allo feuro ? 

M. E c meglio , che e' fia del primo 
genere , che ad fecondo , purché fia 
veramente intendente , e buon di- 
lettante , e non prefuma eflrema- 
mente di fé ; che in emetto calo è 
medio efTer del fecondo , e non fé 
ne intender pimfo , ma conofeerfi , e 
confeflarlo , perchè allora fi fa co- 
me fece il Granduca di Firenze , 
quando inforfe difputa fé fi dovere 
terminare la Sala terrena de' Pitti , 
che Giovanni da S. Giovanni Iafciò 
mezza bianca , o pure fé fi dovea- 
no fcroftare le fu e pitture , e farla 
fare tutta ad un altro . 

B. Panni d' avere intelo dal oià no- 

o 

minato Signor Fili prò Baldinucci , 
mentre era qui in Roma , che mol- 
ti non folo dilettanti , ma anche 
profelfori fi mederò intorno a quel 

Prin- 



BEL DISEGNO. 2 67 

Principe o per malevolenza , o per 
invidia contra Giovanni, operavi- 
dita di guadagno , e con artifizj , e 
preflure indicibili fi sforzarono a far 
mandar giù quell' opera , dicendo , 
che farebbe fiata cofa moftruofa iL 
vedere una medefima flanza , la più 
efpofta alla vifta di tutti , e ci' una 
Regia cotanto magnifica > dipinta di 
più mani, e di più maniere. Che 
Giovanni non era un pittore cosi 
eccellente , e di tanto grido , che 
non metterle conto il pettare a ter- 
la il fiio lavoro , e darlo tutto in- 
fi e me ad un valentuomo di maggior 

OD 

fama ^ e di maggior valore , che 
molti ve n'erano allora in Firenze. 
M. Ancorché quelle pitture non fof- 
fero fiate meglio di quelle , eh' egli 
fece nel palazzo Rofpigliofi (a), che 
pur mi fembra , che fieno reputate 
più belle, fervirebbe per afficurarci, 
che in quei tempi non fi farebbe 
trovato chi avelie fatto cofa più 
perfetta , e più vaga , e più fpiri- 
M 2 tofa, 

CO Vedi il Baljìnttccì torn. 5. nella vita di 
G • vanni da S. Giovanni , dove racconti dijìefa~ 

mearj juejh fatto » 



:6$ DIALOGO IV. 
tola . E poi fé quel nuovo pittore 
forfè mancato a mezzo 1' opera , In- 
fognava, nuovamente dar di biacco 
al fatto , e ricominciare da capo un' 
altra volta , e così feguitare , finché 
non fi trovava un pittore che cam- 
parle tanto, che quella grand' ope- 
ra , che richiedea molti anni per 
terminarla , finiffe tutta , per averla 
colorita d'una fola mano. Le qua- 
li confiderazioni forfè vennero in 
mente anche al Granduca , ed ezian- 
dio non avendo di fé una vana iti- 
ma di conofcerfi fufficiente a di- 
fcernere ciò con chiarezza , e vede- 
re quali erano le ragioni , eh' pre- 
ponderavano in quello litigio , chia- 
mò a fé Jacopo Empoli , eh' era 
il più vecchio , ed il più accredita- 
to profefTbre della città, e che a- 
vea dato coftanti riprove della lua 
onoratezza ; e narratigli tutt' i dub- 
bj , ed i contralti infortì circa a quel 
lavoro , il richiefe fegretamente del 
fuo fincero parere . Il quale onora- 
tamente gli rifpofe : Sereniffimo^ chi 
btafima , faccia . Dal che ben coro- 
piefe il Granduca , qual era il fen- 
timento dell'Empoli, ed a qual par- 
tito 



DEL DISEGNO, ZÓp 

rito gli conveniva d' appigliarfi , e 
ad elio s' apprefe . 
B. Quefta rifpofta è belliffima , e cal- 
zantirTìma, e degna d'un Savio del- 
l' antica Grecia. Oh quante volte, 
ed in quante occafìoni , fuori anche 
dì quelle arti , tornerebbe in accon* 
ciò! E concorda con quella , che 
Donatello diede al Brunellefco : Pi» 
glia un legno , e fanne un tu y il 
qual motto è andato in proverbio ; 
E quello feongiuro è ottimo , e fi- 
curo , quando fi tratta di feiogliere 
1' incanto ordito da proiettori ^co- 
me abbifognava al Granduca , cir- 
convenuto da pittori anfiofi ài far 
quel lavoro , e toccar di belli zec- 
chini . Si pena poco ad aprir boc- 
ca , e lafciare andare * ma non quan- 
do fi ha a metter mano all' opera 
in concorrenza di quella , che fi è 
biafimata . Il Beccaccino Creinone- 
fé, al riferire del Vafari ( tom. 2. 
e. ipo. ) giunto a Roma corfe to- 
rto a vedere l'opere del Bonarroti, 
che vivea con fama del primo uo- 
mo del Mondo , non f\ ebbe sì tofto 
vedute, che quanto potè il più, 
a" avvilirle , ed ab b affari e f parendo- 
ci 3 gli 



2J0 DIALOGO IV. 

gli qiiafi tanto innalzar fi fieffo y 
quanto biafimava un uomo "ceramente- 
'/ielle cofe del difigno , an%t in tutte 
generalmente , eccellenti [fimo . Altri fi 
farebbe a credere , che lo fparlare 
del Beccaccino doveffe fé non deni- 
grare affatto , adombrare, od appan- 
nar alquanto la gloria del Bonar- 
roti , almeno per qualche tempo . E 
così forfè farebbe feguito , perchè il 
Boccaccino avendsfi , fecondo lo ftef- 
fb Vafari , nella fra patria , e per 
tutta la Lombardia acquiflata fama di 
raro , e d 'eccellente pittore , erano firn- 
mamente lodate l'opere fue . Ma al- 
trimenti andò la bifo?na , fenza che 
il Bonarroti , od i fuoi difcepoli , e 
ben affetti pur fiataifero per difen- 
derlo . Perchè effendogli frata allo- 
gata una. cappella, poi eoe l'ebbe fi- 
nita di dipingere , e /coperta chiarì 
tutti coloro , / quali penfando , che 
ttoveffe poffare il cielo , non lo vi» 
dero par aggiuqnere al palco degli 
ultimi filari delle cafi . Dal che 
il Vafari ne ricava un ammaeftra- 
mento utiliffimo a tutti , cioè che 
il magg'or danno , che agli altri 
uomini facciano gli uomini , fino le 

lodij 



DEL DISEGNO. VJ\ 

lodi , che fi danno troppo prejlo agì y 
ingegni , che x' affaticano nelF opera- 
re , perchè facendo cotall lodi coloro 
gonfiare acerbi , non li lanciano an- 
dare più avanti . Ma io ne cavo un 
avvifo più particolare , e tutto a no- 
ftro propofito , ed è che i gran Si- 
gnori ftieno ben oculati nel riceve- 
re il parere de' profeffori fopra l'o- 
pere, od il valore degli altri profef- 
fori . Confiderino attentamente fc 
regni in efli la paflìone profefToria- 
le , eh' è una fpecie d' invidia . On- 
de ben diffe Efiodo : 

Il Vafellajo invìdia il Vafellajo . 

Se il guadagno , la gloria , la fuma 
propria, od altra paflìone più che la 
verità lo faccia parlare , delle quali 
paffioni più facilmente farà fcevro 
chi farà più eccellente nella fua ar- 
te . Ma tornando ad Annibal Carac- 
ci , quali altre traversìe ebbe egli , 
accennate da voi , e di cui non mi 
fovviene , che il Baldinucci faccia 
menzione , ne io le ho fcritte per 
non averne avuta notizia , e perchè 
mi fon prefo piuttofto F afTunto di 
deferivere , e fpi egare le tue pittu- 
M 4 re, 



2J2 DIALOGO IV. 

re, ed il loro lignificato? 
M. Troppe n' ebbe , e troppo lunga 
faccenda farebbe T annoverarle tut- 
te ; ma fi poffono vedere nella fua 
Vita ricca di notizie , benché me- 
f china nello fBle , feri tra dal Con- 
te Malvafia . Solo voglio leooervi 
ciò , eh egli narra efier avvenuto 
a' Caracci dopo, ch'ebbero dipinto 
la fala del Conte Fava , opera co- 
tanto celebre , e ftudiata continova- 
mente da chiunque in Bologna ha 
fino al dì d'oggi attefo, o attende 
di prefente alla pittura ; perchè que» 
fto racconto connette efattamente con 
quello , che poco avanti dicevamo, 
come poteffe ftare , che altri giudi- 
chi cattivo quello , eh* è ornato del- 
la più eccella perfezione. Ecco le 
lue parole , parlando di quefta fa- 
* a W ì n Ma ancorché operazione 
„ così degna incontraffe il comune 
>} applaufo , non fu d' intera foddis- 
„ fazione al Signor Filippo , effen» 
„ dogliene detto poco bene dagli 
w emoli , in particolare dal Cefi , 

che 

CO Malv, tom. i. e art, 373. 



B. 



DEL DISEGNO, iy% 

che gli oppofe effer buona sì, ma 
troppo {impazzata . Che Agofiì- 
no veramente in que' termini di 
chiarofcuro fi era portato , maf- 
fi me in alcuni , egregiamente: ma 
quel ragazzaccio ci' Annibale avea 
tirato giù con quel fuo modo 
impaziente , e poco pulito , onde 
quelle ftorie in tal guifa non bs.n 
terminate , e finite teneffero pili 
dello fchizzo, e forma di primo 
sbozzo , che di veri quadri ag- 
giungati , e compiuti : efiervifi po- 
tuto introdurre per entro meno 
roba , o dare un più di grande 
alle figure, che per P altezza dì 
quella fala molto piccole riufei- 
vano „. 
La cofa è tale , quale li ragiona- 



va 



Sarà 



Sara per avventura a prima vi- 
fta piaciuta a quel Signore l'opera, 
eh' egli avea commetta 7 e fé altri 
non vi fi foffe mefcolato , forfè ne 
farebbe flato contento ; ma non ne 
avrebbe però fatta mai la giurìa (ri- 
ma per non efìere intendente dell' 
arte , come fi può gì ultamente ar- 
gomentare . Ma fentendofela poi bia- 
fimare,ed in fpecie dal Cefi pitto- 
M 5 re 



2-74 DIALOGO IV. 

re di qualche nome , ed addurre i 
motivi della Tua critica , il buon 
uomo , o non fa pendo rifpondere al- 
l' eccezioni , che le davano que' pit- 
tori , o non volendo parere di non 
fé ne intendere , avrà detto , e di poi 
creduto lo fteffo, che dicevano que' 
maligni , ed attuti emoli de! Carac- 
ci , che abufandofi della femplicità, 
€d ignoranza di quel Signore, lo in- 
gannavano , ed il faceano fervire 
alla loro perverfa paffione ; adulan- 
dolo per avventura con dargli a di- 
vedere , eh' egli fé ne intenderle . 
Ma quefto fu piuttosto effetto del- 
l' invidia , il cui perlifero fiato cor- 
rompe tutto ; onde non è per que- 
fto , che voi v' abbiate a rivoltare 
contra la voftra dilettevoliifima pro- 
feffione , quali eh' egli non ioiììaf- 
fe da per tutto , e tra gli artefici 
fpecialmente , ma aveiTe riftrettj i 
fuoi velenofi effetti tra le fole arti 
del dife^no . 
M. Pian piano ; io non mi lamento 
dell' invidia , perchè io lo bene , che 
quefta è una maledizione univerfa- 
le , e vecchia quanto il Mondo ; e 
come F ombra Tempre fegue l'uomo 

vici- 



DEL DISEGNO. 275 

vicino vicino , così efìa va fetìfipre 
rafente alla virtù : ma come pari- 
mente T or%bra al nafccr del Sole 
è più grande ; e nelf alzarli eh' egli 
fa di continuo diminuifee , così l'in- 
vidia , nel farfi la- virtù più adulta, 
fi va dileguando, e finalmente fpa- 
rifee * Per quefto non mi ftupifeo , 
che cP Annibal Caracci , quando 
cominciò a porre alla luce del Mon- 
do le fue prime pitture, fofìe detto 
tanto male , e che come racconta il 
Malvada y il chiamafìero il raga%? 
faccio , e fofìe detto , che ponea- 
giù di pefo fen%a ri/petto , pulizia \ 
e decoro {a) facchlnaccl veftiti , pove* 
vacci nudati , fuori de quali non fa* 
pea poi egli, ne xAgoflino , tampoco 
far un profilo , contornar due mufeo» 
li. Ad ogni uomo, quantunque ec- 
cellentifTimo in qualfìfìa dottrina , o 
profe filone , è convenuto fare il no- 
viziato , e paffar per quefta trafila , 
onde ben l'aveva avvertito lo fìeflb 
Malvada (b) dicendo : Stavano però 
baffi i poveri Caracci , fperando , ed 
M 6 " afpst. 

CO Malv. Felf. Pìt'r. tom. j, e. 375, 
Cb) Mah. tom. 1. <•. 5^4. 



%y6 t> r A L O G O IV. 

affienando , che il tempo , padre deh 
la verità , fi op riffe /' inganno, ed ifve- 
lajje quefte apparenze tagto al loro no* 
vietato pregiudìcìali . Gli efempj fo- 
no lenza numero di letterati , me- 
dici , giurifti, ed altri profeffori agi- 
tati , e {cgfivoltl' fui principio da 
calunnie, eia critiche , da biafimi , 
e che fo io . Ma poi coi proceder 
del tempo , (labilità la loro riputa* 
zione , fparifcono , e fi dileguano le 
male voci y ed ehi godono d' una 
fama collante. Il che non mi pa- 
re , che fegua nelle noflxe arti a 
conto di quefti pretefi intelligenti : 
il che provò il medefimo Annibale, 
quando venne a Roma , chiamato 
dal Cardinale Farnefe , allorché avea 
già ftabilito il fuo credito ; e lo 
fteflb dico del Domenichino quan- 
do andò a Napoli . E ciò perchè 
quel gran Cardinale non foftenhe il 
primo, ed il Viceré il fecondo, ed 
amendue aveano forza , autorità , e 
coraggio da farlo , e fatto V avreb» 
bero , fé fi foriero reputati infuffi- 
cienti a giudicar da per fé dell' o- 
pere di que' valentuomini , che al- 
lora fi farebbero quietati ciecamen- 
te 



T5EL DISEGNO. 277 

te fui gran nome , e (lilla gran re- 
putazione , eh' eglino s' orano ac- 
quiftata univerfahnente , eh' è lo 
fte^o, che acquietarfi al giudizio di 
tutt' i periti j o fé avefero avuto 
tanto ficuro fondamento da giudi- 
carne perfettamente da per loro, che 
allora F invidia potea ben roder 
dentro le con la fua rabbia, ma non 
già nuocere a que' valentuomini . 
Guido non fu per quefto conto an- 
che eoli vicino a dare un calcio al- 

• 
la tavolozza , ed alle tele ì Udite 1 

fjoi lamenti nel Malvafia , che li 

riporta didefa mente (a) : „ Che vc- 

„ gì' io , dicea , tutto il giorno 

„ rompermi il capo co' Grandi , e 

5> contrariar co' minidri ; e quando 

„ dovrei operare con allegria , e 

„ quietezza d* animo , amareggiar- 

„ mi più ne' torti fattimi , che con- 

„ folarmi ne' penfieri pittorici ? Che 

„ drilli ogni ora delle mie lunghez- 

„ ze, dell' eforbitanza ne' prezzi ? 

„ Si ha così predo , e così facil- 

„ mente una mezza figura dal Ca- 

ravag- 
□ 

CO Mahif. porr. 2. carr. 21. 



278 DIALOGO IV. 

„ ravaggio ? Si paga effa- m?no d' 
„ una mia , quando bene il doppio 
„ ne vuole „ ? 

B. E pure il Caravaggio era inferio- 
re di Guido, il quale circa a que- 
(to avea ragione in lagnarti di ve- 
derido antcpofto . 

M. E ciò non era per aftio , ma per» 
che a quefti Signori , che fi dicono 
dilettanti , piacea più quella ma- 
niera di chiari , e icuri ritentiti, ef- 
fendo privi della vera intelligenza . 
Ma feguitiamo Pure a leggere : Del 
S. Pietra croci fiffo alle tre fontane , 
che ho fatto- per fettanta feudi fece io* 
fi , non ne dava a lui centocinquan- 
ta il Card, Scipione? 

B. In verità avea cattivo gufto, e fa- 
ceva un brutto fcambio . Non che 
il Caravaggio non abbia il fuo me- 

DCr 

rito , ma ci vuol ben poco a ve- 
dere „ che. non può ftare in confron- 
to di Guido . 
M. Sentite pure com' egli feguita a 
parlare : ,, In una Francia folo , in 
„ una Spagna puon far acquifto di 
„ titoli , e di Stati i noftri Prima- 
„ ticci, i noftri Tibaldi ., non già 
w fra noi , dove piuttofto vedremo 

mo- 



DEL DISEGNO. VJQ 

„ morirli un Raffaelle creditore eli 
„ tanti mila feudi , che pili facil 
„ cola fi giudicarle il dargli un cap- 
„ pello roflo , che ii ibddisfarlo dei 
„ debito . Ove al Mantegna ( a ) , 
„ chiamatovi con tanta iìtanza , e 
„ adoperatovi con si gran conte n- 
?> to y negafi una infelice penfione 
,5 per un figlio . Ove un Profpero 
,, Fontana , un Sabatini , pittori Pa- 
,, latini , ne cacciano appena tanto, 
5 , che vivano ; e dove un infelice 
„ Annibale a' tempi noftri cosi ma- 
„ lamente venga trattato , che di- 
„ fperato fi fenta forzato a lafciar- 
„ vi col cervello la vita „ . 

B. In quefta lunga lamentazione ma- 
le ha fatto Guido incaftrarvi Raf- 
faeile \ che ricevè onori , e tratta- 
menti confaccenti alla fua virtù. 

M. Si quanto all' apparenza \ ma in 
foftanza poi me ne rimetto a voi , 
che narrate come Tommaib Laure- 
ti , che fu chiamato da Palermo fua 
patria a finire per ordine di Gre- 
gorio XIII. la iala di Costantino , 

fu 

[a] Ridulf. P. i. emrti 71. Vite del Mmxego*. 



28o DIALOGO TV. 

fu trattato meglio di Raffaelle , e di 
Giulio Romano . Ma perchè ho det- 
to accadere ciò non f'olo a' pitto- 
ri , ma anche agli fcultori , vi ram- 
menterò quello, che avvenne al fa- 
mofo Pietro Tacca , quantunque foi- 
fe tanto ben veduto da' Padroni , ed 
onorato da 5 primi Monarchi del 
Mondo , ed il farò per la ftefla ra- 
gione con le parole del medefimo 
Baldinucci . Primieramente egli rac- 
conta , come d'ordine del Gran Du- 
ca fece due belle fontane di bron- 
zo per fituare nella darfena di Li- 
vorno, le quali oltre al comodo , 
che avrebbero fatto alle navi , che 
abbifognavano di far acqua , avreb- 
bero mirabilmente accompagnato la 
ftatua di Ferdinando Primo pofta 
nello ftefìb luogo , ed adornata dal 
Tacca medefìmo di bei trofei , e de 
quattro coloifi pur di bronzo . Le 
quali font-i (a) , quantunque riufeif- 
fero belliilime , non vi fi poterono 
dsl Tacca collocare in alcun modo, 
perchè non riufeirono di gufto d'un 

certo 

[a] Baia. tom. 4. e. 360, 



DEL DISEGNO, 28l 

certo Andrea Arrighetti provvedito- 
re delle Fortezze, e fopra intenden- 
te delle fabbriche per ragioni , dice 
il Baldinucci , che a noi non fon no* 
te j ma farà addivenuto , perchè que- 
llo cavaliere avrà (limato d'effer pe- 
rito di sì fatte cofe , e non farà fla- 
to . Dico quello , perchè tale è la 
caufa comune di quefti avvenimen- 
ti* ed il penfare ad un 5 altra , fareb- 
be peggio . Di poi viene a dire , co- 
in' egli fece due putti di marmo , 
i quali riuscirono così belli , che non 
potendo effere attaccati dal dente 
mordace degl' invidiofi , come mal- 
fatti , fentite come lo attaccarono : 
Riuscirono così teneri ( fon parole 
dello fleflb autore ) (a) che diedero 
occajione a certi maligni di perfegui- 
tare il Tacca appreffo il Gran Duca 
Ferdinando , accufandolo d* aver egli 
formato un proprio figliuolo in quelle 
attitudini • e poi fopra il getto della 
forma , e non fopra un proprio mo- 
dello aver fatte lavorare quelle figu- 
re , e così non poter dirjl le medeft- 

me 

[a] Ivi cap. 4$2, 



Z82 DIALOGO IV. 

me effer opera ddV arte , ma un /em- 
pi ice pano della Natura : co fa che a 
principio lo avrebbe molto accurato y 
Je egli non avejfe potuto far vedere 
allo fteffo Padrone , ad onta de ma- 
levoli , un vero teftimonio della ve- 
rità negli flejfì modelli , e ti egli ave a 
fatti di cera , e poi di terra . E buon 
pel Tacca , che avea da fare con 
un Principe di Cala Medici , dalla 
^uale le noftre arti riconofeono la 
vita , la confervazione , la perfezio- 
ne, la difefa, ed il patrocinio. 

B. Anche ogni altro Perfunaggio ad 
un rifeontro così evidente li fareb- 
be perfuafo della verità , ed . avreb- 
be conofeiuta la calunnia . 

M. Può efler di sì , e può effer di no; 
ma non fo , fé aveffe fatto quello > 
che fece quel Principe. 

B. Che cofa fece egli ? 

M. Lo dice il medefimo Scrittore : 
Il Gran Duca avendo conofeiuta la 
malvagità de perfidi detrattori, volle, 
che i medefimi fi pori afferò alla e afa 
del Tacca , dove oltre ali 1 accufar fé 
fìeffi in fv.a preferita di menzogna , 
e falfità , gli doveffero anche dare al- 
tre fatis fazioni per /' ingiuria . 

B. Bea- 



DEL DISEGNO. 28? 

B. Beato lui , che trovò chi fece più- 
{tizia al fuo merito , e lo cìifefe co- 
sì bene , e diede un sì elemplar ga- 
ftigo a' maligni ; poiché dd, calun- 
niatori y e delle calunnie, ed anche 
enormi , fé ne Temono , e ie ne 
provano tutto dì , ma non fi fen to- 
no mai né anche tenuemente eafti- 
gate: colpa , e vergogna de' Prin- 
cipi Criftiani , che in ciò vengono 
coperti di confufione dagli fteffi Gen- 
tili , eh' efaltano per una tal giu- 
ftizia fino quello fcellerato di Do- 
miziano . Dopo un giudizio tanto 
frrepitofo avrà quel valentuomo me- 
nato in pace i fuoi giorni , e po- 
tuto attender^ a' fuoi ftudj con tut- 
ta quiete » 

M. Così parrebbe , ma cosi non fu , 
cotanta è T infelicità delle noftre 
arti • poiché dovendo dopo alcun 
tempo fare una ftatu£ equeftre di 
metallo, che rapprefentafle Filippo 
IV. Re di Spagna , finitala ( a ) : 
*S Finì anche nello ììefTo temno la 
Civita del nofhro artefice ( offe) va- 
te 

[a] Bald. tom. 4, e. 365. 



284 DIALOGO IV. 

, te ctì io fegulto a leggere ) e To- 
„ pera fretta ne fu occalione , non 
„ già la caufa , perchè quella deri- 
„ vò dal poco affetto ci' alcun mi- 
„ niflro , da cui ebbe il Tacca ta-r- 
yj to da fopportare , e da patire , 
,, che alla fine fu forza ali 5 oppref- 
„ fa natura di darfi per vinta fot- 
„ to il pefo d' una tormentofa in- 
„ difpofizione , che facendofi ogni 
„ dì pili moietta , e più grave , fi- 
„ nalmente gli tolfe la vita . Lun- 
,, ga cofa farebbe poi il raccontare 
„ ad uno per uno i finiflri incon- 
„ tri , e le male ordinate congiun- 
,, ture , che s offerfero al povero 
„ Pietro per tirare avanti con alle- 
„ grò cuore il fuo nobile lavoro ; 
„ cofa pure tanto necelTaria a chi 
„ in genere di sì fatte cofe affati- 
3 , cafi per guadagnare a fé , ed ac- 
„ crefcere fempre più al proprio 
„ Principe capitale di gloria „ . 
Soggiugne poi come nel decorfo del- 
l' opera ebbe mille rimproveri , te 
male parole , ed in fine fu angj» 
riato anche nel pagamento • cola 
( conclude lo fielTo Autore ) che al 
nojlro Pietro , come f opra accennammo^ 



DEL DISEGNO. 2§5 

tolfe per foverchìo tf afflizione la fa- 
n'ita , e finalmente la fieffa vita . 
B. Cappita ! il giuoco piglia vizio , 
perchè non lì tratta ci' un cafo folo, 
e {ingoiare , ma di molti . Seguita- 
te pure a lagnarvi dell' arte voftra , 
e della dolorofa necefìità , che avete 
di dover trattare con perfone igno- 
ranti della profeffione , o in efla al- 
cun poco , e male a propofito in- 
farinati , o d' aver Tempre a com- 
battere con la malignità , e con l'in- 
vidia , poiché quelli contraiti non 
finiscono in pure parole , ma in fat- 
ti atroci, e funefti , che hanno tol- 
ta la vita a tanti bravi artefici . E 
contentatevi , che io qui tronchi il 
noftro ragionare , perchè non mi dà 
V animo di fentirne più j ed a ri- 
vederci un altra volta . 



DIA- 



zM 



DIALOGO V. 

Bellori, e Maratta. 

B. /""^Rederei , Sig. Carlo , di do- 
V^>< vervi trovare oggi di meglio 
umore, avendo ne' giorni parlati eva- 
cuate tutte T amarezze , che aveva- 
te in corpo , e finito di lagnarvi , 
e di annoverare tutti gì' incomodi , 
che fi tira dietro la voiìr' arte , por 
le medefima piace voliflìma , e Confi- 
ni a mente dilettevole . 

M. V ingannate forte in credere , che 
io abbia finito di raccontarvi tutt 
i guai , che vanno congiunti con la 
noftra profeffione . Anzi a tutti que- 
lli malanni aggiugnete una circo- 
stanza più terribile, ed è che , co- 
me avete udito , emette compafìio- 
nevoli diiavventure leguono non a 
cattivi , o mediocri , ma agli arte- 
fici più eccellenti , e qui li verifi- 
ca il proverbio , che non fi falfifi- 
cano i mezzi bajocchi , ma le dop- 
pie di Spagna . 

B.An- 



BEL DISECCO, 2S7 

B. Ancor io potrei confermare quella 
verità con altri efempj , e con al- 
cuni cali fucccduti a mio tempo , 
ma non voglio parlarne , perchè ol- 
tre , che fi {coprirebbero molti in* 
trighi , e cabale di perfone partico- 
lari , non fono né pure da metter- 
li in confronto con quelli , che mi 
avete letti , che fon pubblici , e rio- 
torj per le ftampe , e di maggiore 
importanza • e che hanno avute mae- 
glori confeguenze , e pili terribili. 

M. fer la fteflfà ragione ho lafciato 
e 1 rammentare 1 tanti rigiri , che 
iurono fatti da una donna per le- 
var di S. Pietro la tavola fngola- 
re di Bernardo Cartello , rapprefen- 
tante il Principe degli Apoftoli , 
quando camminò fopra F onde del 
mare, dando ad intendere a chi bi- 
fognava , eh' effa avea patito ; co- 
me racconta il Soprani (a) . E che 
a Domenico Fontana , dopo avere 
renduto immortale il fuo nome, fé 
non altro con la ftrcpitofa , e fino 
allora (limata imponibile operazio- 
ne 

fa] Sspgn, a c*rt. nj. Vit, Vitt. ÌJgttr. 



288 DIALOGO V. 

ne del trafporto , e dell' erezione 
dell' obelifco Vaticano, fu levatala 
caldea d' Architetto del Papa fotto 
Clemente Vili, per una gran tem- 
pera , che fé gli fufeitò contro , e 
per cui gli convenne eziandio ab- 
bandonare Roma , e portarfi a Na- 
poli (a) , dove con le braccia aper- 
te fu ricevuto dal Conte Miranda 
Viceré , e dichiarato Regio Archi- 
tetto , il che non potè ieguire con 
molto onore di chi 1' avea caccia- 
to . Ho tralafciato pure di leggervi, 
quando fi è parlato del Domenichi- 
no , le feguenti parole del Baldi- 
nucci : „ Ei fi trovava ben chia- 
,, rito della fua poca fortuna in Ro- 
„ ma , che avea fatto sì , che la 
i, piìi parte delle degni ffime fue fa- 
„ tiene poco altro più , o meglio 
„ avellergli fruttato, che l'impiego 
„ di gran tempo , e '1 travaglio del- 
„ 1' operazione ; e che in cambio 
„ d' aggiuenerfi al merito della me- 
„ defirna alcuna degna ncompenia , 
3> quale farebbe fiata la carica d 1 

Ar- 
ta] Baìd toni. 4. a care, 10 9, 



DEL DISEGNO, 2S$J 

„ Architetto della Vaticana Bafili- 
„ ca , quella gli foffe tolta ezian- 
„ dio 1 del Palazzo Apoftolico „ . 
Già voi refìate capace, che il Bai- 
cinuoci , dando di ciò la colpa al- 
la fortuna , nome ideale , vuol dire 
la poca intelligenza , e la prefun- 
zione di chi prefede va alla Fab- 



brica 



B . Si può ben tralafciare quella difav- 
ventura dei Domenichino , e le al- 
tre da voi rammentate , che furono 
come una baja , rifpetto agli altri 
maggiori travagli già da voi deferi t> 
ti . Veggo bensì eifer pur troppo 
vero il fentimento del Vafari ( a ) 
„ che non bada il far bene , poi- 
„ che la prefazione , e F ardire di 
rt chi gli pare di Capere , s' egli e 
„ creduto più alle parole , che a* 
,, fatti , e talvolta il favore di chi 
„ non intende , può far nafeere di 
„ molti inconvenienti . 

Ivi. Pur troppo così va la bifogna , e 

per quella ragione di quante belle 

fabbriche , e di quante belle opere 

N di 

r»J V*[. Vh. V;tt. parr. 3. a cu:. 752. 



IpO D r A L O G O V. 

di fcùltura , e di pittura fiamo re- 
fìati privi , ed in vece di effe ci 
troviamo le fabbriche pubbliche , 
tanto iacre, che profane, deturpa- 
te da mille aborti dell'arte! Or le 
[conce Immagini ( come ben avver- 
te il Ridolfi altrove rammentato ) 
(a) cagionano il derifo , e lo fcherno y 
cadendo fpefjo in tali errori per la 
poca cognizione di coloro , a quali fi 
affettano firn ili cure, mojfi perlopiù 
da parti colar affetto, e molte fiate ri- 
tentiti dall' avarila , e guidati daé 
poco intendimento . Se Sirlo V. quan- 
do volle far dipingere la libreria 
Vaticana , averle avuta qualche co- 
gnizione della pittura, o non avel- 
ie avuto tanto affetto per gli fuoi 
* Marchigiani , o fi foffe configliato 
con chi fé n' intendea da vero > 
non avrebbe appoggiata queir im- 
presi a tanti goffi pittori , ma a- 
vrebbe fatto venire da Bologna Lo- 
dovico , ed Agoltino Caracci , e 
tanti fuoi fcolari , o da Urbino il 
Baroccio , o da Firenze il Cigoli , 

ed 

[a] Ridolf. parte i.acarc.i^x. 



DEL DISEGNO. 2pi 

ed il PafTignano , e forfè qualche 
altro macftro eccellente , che non 
mi fovviene , o da Siena il Vanni, 
ed avremmo allora avuto una fcuo- 
la maravigliofa di pittura , tanta 
fuperiore al così celebre chioftro di 
S, Michele in Bofco , ed alla gal* 
ieria Fàroefc , quanto queft' opera fa- 
rebbe fiata più vafta , più conferma- 
ta , e più fotto T occhio , in piano* 
e non di fotto in su , ed a portata 
di difegnariì , e copiarfi * e quella 
libreria non so fé fofTe fiata più fa- 
mola per gli tanti antichi codici , 
<!i cui è ripiena , o per le belle fto- 
rie , delle quali farebbero fiate ador- 
ne k fue muraglie . 
B. Io -non fono entrato in queir im* 
rnenfo vaio ci libreria , che non 
mi ila venuta una grande fiizza con- 
tra chi impofiutè quel gran Ponte- 
fice , con fargli" buttar via tanto da. 
raro in iichiccherare quelle mura 
di mefehine pitture , vaghe in ve- 
ro agli occhi di chi non compren- 
de , ma doìorofe a quelli di colo- 
ro , che capirono quai cofa . Il 
peggio è , che anche Paolo V. fe- 
guitò quegli ornati iùllo Tteffo cat- 
N % rivo 



p% "DIALOGO V. 

tivo gufto , quando poi il Mondo 
era pieno di ottimi pittori , erìen- 
dofi propagata la icuola Caraccefca, 
ed efiendoci il Domenichino , Gui- 
do , il Lanfranco , 1' Albano , il 
Tiarino , il Garbieri , il Guercino, 
Lionello Spada , ed altri fenza ufei- 
re da' fudditi del Para , anzi dalla 
loia Città di Bologna * e di più ef- 
fendo quelli pittori flati lungo tem- 
po in Roma ; e chi averte dato un' 
occhiata al rimanente dell' fella , 
avrebbe trovato da per tutto profef- 
fori infoni . Tal che non rielce ve- 
ro , per quanto veggo , nelle .iole. 
vote arti quel celebre detto di Ta- 
cito nei principio della Vita a. A- 
gricola, che Virtutes iifdem tempori- 
bus optìme aflimantur , qulbus facilli- 
rm gìgnuntuv . E quante fculture 
furono fotte a temjpp del Fiammin- 
go da artefici deboli , che con le 
loro mefehinità fparfe pel pubblico 
hanno fvergognato quella . Metropoli 
del Mondo, eh' egli avrebbe nota- 
bilmente arricchita co' iuoi eccel- 
lenti lavori , e con le lue ftatue ma- 
raviolìofe, delle quali in tutto, e 
per tutto in Roma non ce ne fono 

al 



BEL DISEGNO. 2<?3 

al pubblico altro che due ? E che 
non credete, che al tempo di Si- 
mon Vovet , e del PufTino , pittori 
così valenti , non foriero fatte fare 
altro , che due tavole ? Quante , e 
quante fé ne imbrattarono da* pit- 
tori , che non erano degni d' effer 
loro fcolari * anzi né pure di ma- 
cinar loro i colori ? E pure perchè 
quefti feppero fare tet lor corte a 
chi biiognava con le loro impoftu- 
re , o con le loro ciarle , ed adula- 
zioni , o per via di raccomandazio- 
ni potenti tirarono a se il più de' 
lavori, e fecero, che quei due va- 
lentuomini foriero lafciati in un can- 
tone , tal che di efìi non abbiamo 
in tutta Roma al pubblico altro 
che una tavola di Vovet in S. Pie- 
tro , nella cappella del Coro , e del 
Puffino in una ddìe più piccole 
dell' un braccio laterale ; ed io fpi- 
rito di non vederle un giorno, o 
1' altro tolte (a) via , come è fegui- 

N 3 t( > 

[a] La tavola del Puffino è fiata fatta eecel- 
'■CKtewente di mofaico , e i' originali' meffo nel Pa" 
Ut^.0 Apoflolico di Monts Cavallo . Quella di 
Vovet s effendo [itila lavagna , è perita tutta af- 
fata mi fera;:ii>tte nei levarla per mcUet&enc un* 

ài 



2p4 DIALOGO V. 

to a -quella di Bernardo Calvello y 
ed anche ad alcune altre , ~per dar 
luogo a qualche fconciatura d' un di 
quefti profeffori canonizzati per ec- 
cellenti a voce , o piuttofb a furia 
del popolo ignaro -, e di certi che 
fenza fapere il perchè fi credono pe- 
riti dell'arte, 

M. Tale fu la maniera , con la qua» 
Je fi acquiftò fedito quel Gio:Lui- 
gi Valefio , che dopo aver tenuto 
fcuola di fcherma , e di ballo, e poi 
jneffofi a fare il maeftro di fcrivere, 
di trenta e più anni cominciò ad 
imparare a fare gli occhi , e datoli 
air intagliare y e toccare in penna % 
in ultimo poi volle anche imbrat* 
tare le tele, e riufcx un mediocrif- 
fimo pittore . Ma perchè , come 
fcrive il Malvafia in principio del- 
là fua Vita (a): „ Maggiore talp. 
„ ra fu il grido di quegli artefici > 
„ che più protetti dalla fortuna , 
„ che portati dal merito, fi vidde- 
„ ro più del dovere filmati ec. (b) 

con 

èli mofarco fatto non su la tavola di Vovet , ma 
/opra urta d y un certo pittore protetto da un Sigm-» 
re, e non finita. 

(a] Malv.tom.i. a cart % 139. 

(bj Ivi C 240. 



55 



DEL DISEGNO. ^ 2?5 
con T energia di un ben aggiufta- 
to difcorfo faceva apparire le fue 
cofe quelle , che per se ftefie non 
erano , e col guadagnarli F affetto 
di tutti con buoni tratti , e con 
doni , acchetava la cenilira , e fi 
comprava la lode , e fi procac- 
„ ciava protettori „ che per forza, 
o per amore gli trovavano i lavo- 
ri . Siccome fece il Vicelegato di 
Bologna , che coftrinfe i PP. di S. 
Domenico a dare a lui la tribuna 
della cappella , dove è il corpo di 
S. Domenico , e torla al Tiaiini 
tanto bravo pittore 5 a cui 1' avean 
già data a dipignere que' Religiòfi' 
e cosi per quello verfo avremmo 
perduta un' opera d' un così gran 
mae&o* ma per buona forte è fia- 
ta poi ridipinta mirabilmente da 
Guido Reni , perchè il Valefio la 
dipinfe così male , che ( come fo- 
glie il Malvafia ) : „ Venne efia 
^ una notte cancellata con la cai* 
„ ce bianca da que' Padri con mor* 
„ tificazione di quel Prelato, ver- 
„ gogna , e danno del pittore , che 
51 conforme 1' accordo , che niente 
», aver ne dovefle, quando piaciuta 
N 4 non 



Zp6 DIALOGO V. 

„ non foffe , nulla ottenne , da tut- 
„ ti 'comunemente irrifa , e biafi- 
„ mata . 

B. Doveva il Malvafia aggiugnere al- 
la mortificazione del Prelato , ed 
alla vergogna del pittore , t efferfi 
ambidue illiminati del loro cattivo 
gufto , il primo nel proteggere , ed 
il fecondo nel dipingere . 

M. Non lo poteva aggiugnere fenza 
dire una cofa aliena dalia verità > 
perchè quefta miracolofa illumina- 
zione , che così mi giova chiamar- 
la , perchè non fegue mai y non fé- 
giù neppur allora . 

B. Come mai ? perchè con tra un fat- 
to così ftrepitofo non avevan più 
luogo le chiacchiere del Valefio . 
£ che cofa poteva egli mai dire ì 
Che tutta Bologna , e tutti quei 
grand' uomini , che allora vi fioriva- 
no , avellerò perduto ad un tratto 
gli occhi , td il giudizio ? 

M* Sodisfa alla curiofità vofìra lo flef- 
fo autore . Sentite : „ Scoperta la 
5? tribuna , che dicemmo , all' arca 
„ di San Domenico , così debole , 
„ e malfatta , piuttofto che pren- 
}> derfene difgufto , e moftrarne mor- 
tifica- 



DEL DISEGNO. Z<?J 

,, tificazione , fé ne fihgea compo- 
„ ftiffimo ec. era eoli il primo a 
„ muoverne difccno . Con gì' in- 
,, teiii genti , e quei dell 3 arte addof- 
„ fando tutti gli errori a quel Pa- 
„ dre Archifta , e perciò moftran- 
„ done loro un altro difegno fatto 
„ dipoi , ed aggiuntato : Con gì' i- 
3 j onoranti dando loro a credere le 
,, cattive voci fparfene efier tutte 
„ provenute da' maligni concorren* 
„ ti , e malevoli : Col Vicelegato 
„ fuo protettore , e con gii fteilì 
3 , Padri fcufandofi , per edere flato 
3, fempre tenuto in tutto il tempo 
3j del lavoro cos'i fiordi to da un fie* 
% riflimo dolor di tefta, che non 
„ fapeva egli fteffo , che cofa fi pisi. 
% geffe. 

B. Pur quefle ciarle con tanto artifi- 
cio accomodate a' varj generi di 
perfcne faranno in un momento an- 
date in fumo , allorché vide effere 
flato dato di bianco alla fua pit- 
tura . 

M. Seguitiamo pure a leggere , e re- 

Aere te pienamente chiaro (a) : „ Tro- 

N 5 van- 

0] ivi ctrt. 345, 



2-pS DIALOGO V. 

„ vandofi poi una mattina all' im- 
„ provvifo cancellata , tanto fu che 
,, ne moftrafle difgufto r che anzi 
3, incontrando quei Padri , dicea 
„ loro aver fatto beniffimo a veni» 
n re a quella rifoluzione , della qua- 
», le ei fteflb non s* arrifchiava di 
,, ^applicargli anche per fiia riputa* 
M zionc , opera non avendo fatto 
,, mai con maggior avverfione ,. e 
,, difgrazia . Fu anche il primo a 
v foggìugnere agli fteffi , fentendo* 
„ ne già precorrere la comun voce, 
*, e l' augurio , non v' effere il me» 
„ glio pei* fattura tanto cofpicua 
„ del Sig. Guido pittore veramen- 
., te piovuto dal Cielo per far quag- 
„ giù Angeli , e glorie „ . E così 
con dire un poco di bene , ed un 
poco di male, ed ora con darne la 
colpa ad uno , ora ad un altro , ed 
adducendo per caufa di quefto acci- 
dente a chi la malattia, ed a chi 
la malignità , parte lodando , e par» 
te fcufando la fua opera , e parte 
ancora accordandofi a dirne male , 
impicciava la tefta agi' ignoranti , 
ed a quelli , che credono di faper- 
ne , tanto che fi manteneva i prò» 

tettori, 



DEL DISEGNO. *99 

tettori , e gli aderenti , come giufto 
fanno oggidì con lo fteffo felice e- 
fito gli artefici tanto fcaltri , quan- 
to imperiti , e da poco . E per lo 
contrario Domenico Riccio , detto 
Bruciaforci pittore rinomato , non 
incontrò mai fortuna , perchè , co- 
me fi legge nella fua vita ( a ) f 
„ viffe lontano dalle frodi , e trat- 
„ tò fempre con quel candore, che 
li ricerca la condizione d' un uomo 
„ virtuofo , e civile , con la qual 
„ via fu fempre difficile V ottenere 
„ 1' ingrefTo nella grazia di coìo:o, 
„ che fono collocati in iftato d' e- 
w minente fortuna „ . E doveva 
aggiugnere , e che non effendo , fi 
credono intelligenti per una perizia 
piovuta loro in corpo dal cielo, la 
quale chiamano buon gufto , ed io 
chiamo facoltà di dire, e fare fpro» 
pofiti in quefta materia . 
B. Batta , il Valefio con quefte chiao 
chiere , che non vagliono un fico , 
né montano un frullo , non m'avreb- 
be infinocchiato , né fai? infinocchie- 
N 6 reb* 

[a] Ri4olf pàft, % t è càrt, 114, 



300 DIALOGO V. 

rebbero quefti profeflbri , che hanno 
tutto il [or capitale folla punta non 
del pennello , o dello fcarpello , ma 
della lingua ; quantunque io non fa- 
peflì diftinguere un quadro di R af- 
faci le da uno di Giovannino da Ca- 
pognano . 
M. Crediatemi , che fé non avefle 
quell' intelligenza , che avete , o non 
T avendo , le voi non vi giudicante 
incapace di giudicarne , farefte rima- 
ìò trappolato , e maggiormente fé 
avelie avuto del genio , e dell' affe- 
zione pel pittore , come V avea quel 
Vicelegato . Perchè coftoro poi fan- 
no trovare ragioni vere , e folide > 
a cui non v' è replica , fé non che 
effe s' adattano a' profeffori cofpicui, 
€ rari , e non a loro , il che non 
vede chi ha delia propenfione per 
cfTt , e gli fuma affai. Quindi il 
prefato Valefio appagò anche Cefa- 
re Rinaldi , eh' era pure un uomo 
di lettere , dicendogli (a) : „ Effe- 
„ re fiata quefta una malignità del 
„ P, Roffi , e del P. Locatelli , che 

vole- 
CO lUhaJia :om. %, e. 750» 



DEL DISEGNO. JOl 

„ vcieano , che la faceffs il Tiu- 
„ rini , e però per difpetto hanno 
„ ciò fatto. Son forfè elleno cofe 
„ nuove quefte malignità ? non ha 
„ mai ella inteio, Sig. Ce fare ; mio, 
„ ciò che avvenne a 5 Doiìi porta.- 
„ tifi tanto bene a dipingere una 
,, ftanza nell' Imperiale del Duca cP 
„ Urbino > che gli ayea < 
v a pofta, e nulìadimeno più per 
„ polirica dì quel Principe , che 
„ non volle veder fu p erati i fuoi 
„ Urbinati da' Ferrarefi , che per 
" fuggendone, e maligni- a degli al- 
„ tri artefici , fu buttato tutto a 
„ baffo , e fatto rifare ad altri an- 
3, che mediocri ec. ? ec. E poi che 
,3 affronto? ( foggi linfe ) Fu egli 
3, affronto al Zuccheri , quando rer 
33 farle ridipingere nell 5 Efcuriale in 
33 Ifpagna al noftro valente Tibal- 
3) di , furono fcroitate , e buttate a 
3, terra le Tue pitture? Quando Ti- 
„ fteffo fucceffe a Pòntanablò in 
3, Francia di quelle del RofTo,Der- 
3? che le profeguiffc il noflro Pri- 
3) maticcio ? Se voleffero que' Pa- 
33 dri farla rifare ad un minore di 
,> me 3 fé anche ad un par mio , 

avrei 



$0% DIALOGO V. 

„ avrei ben ragione di dolermene , 
„ e di rammaricarmene; ma volen- 
M dola di mano del pittor del Pa- 
„ pa , di un Guido , al quale io 
„ mi confefìfo non degno ài portar 
„ dierro i pennelli > avrei tutt' i 
„ torti a parlarne . 
B. Zoppicano certo quelle ragioni f 
perchè la pittura del Valefio non 
fu demolita per invidia, ed emula* 
zione , o malignità y né e* entrò 
tanta politica , ma perchè non Ci 
potea vedere . E belli efempj che 
ei portò ! Bifognava provare , eh' e- 
gii foffe eguale a' Doflì , ed al Rof- 
fo valentiffimi uomini , quando egli 
non uguagliava né pure il Zuc- 
cheri . E quefta fallacia intanto non 
fi potea comprendere da' fuoi ami- 
ci , e protettori , perchè per un' al- 
tra fallacia il giudicavano un grand 
uomo , e cosi portava ragioni , che 
fupponeano quello , che fi dovea 
provare , eh' è il folito fofifma , 
che inganna comunemente gì' igno- 
ranti , „ che volendo mefcolarfi in 
quello , che non fanno , come dice 
il Baldinucci nella vita fcritta a mano 

di 



DEL DISICIJO. | 303 
di Giovanni da S. Giovanni ( a ) 
„ danno a conofcere Guanto diver- 
f , fo fia il giudizio deli' occhio di 
„ perito maeflxo , da quello del pò- 
„ polo , che per lo piii lenza ra- 
„ ziocinio intorno a' precetti dell* 
„ arte vuol giudicare „ , Se avef- 
fe faputa , e creduta quella verità (b) 
anche quel Governatore di Loreto > 
che tanto brigò perchè la cupola di 
quella gran chiefa non fofTe dipinta 
da Guido, ma dal Pomarance >non 
avrebbe ficuramente privato quel San- 
tuario d'un teforo non men pregia- 
rle di quello > che ora gode in oro, 
ed argento , e gemme preziofe . 
M. Deh perchè fiate voi a compian- 
gere la perdita delle produzioni de' 
valentuomini , che non fecero mai, 
e rimangono nel numero innumera- 
bile delle cofe poflibiii? Piangete 
anzi la dolorofa y ed iniqua , e bar- 
bara definizione di quelle , che re~ 
almente fecero y e che abbattutefi in 
gente poco perita , ma che credea 

ftf in- 

[a] Qjiefìa Vìt» i Jlsta poi Jlampata dopo U 
morte del BtlJinucct . 

£bj Maiv. p.z, f, 15, .** 



304 DIALOGO V. 

d' intenderfene , ed aver gufto in 
quefte arti , le ha o in un modo , 
o in un altro distrutte j o con aver* 
le t'rafcuratamente ìafciate andar ma- 
le , d le ha fconce e trasfigurate in 
guiia , che fi pò Afono dire perdute : 
laonde è forza confeiTare , che i po- 
co intelligenti , ma che credono d r 
efferlo , ci perfeguirano e quando 
fiamo vivi , e quando fiamo morti. 

B. Io non negé , che qualche volta 
accade anche quefta disgrazia alle 
belle arti , ma di rado fecondo che 
mi pare , ed in cofe di non molto, 
momento . 

M. Di rado ? Io dico fpeflo , ed in 
opere celebri , e di fona ma ftima . 
Gli efempj di ciò fono innumerabi- 
li , come vi farò vedere (correndo 
in qua , ed in là il Vafari , dove 
mi fervirà la memoria . E comin- 
ciando da Giotto; egli fece in Fi- 
renze per una cappella di fanta Croc- 
ce una Nunziata , la quale è fiata 
( fono parole del fuddetto Vafari (a) ) 
da pittori moderni con poco giudizio 

di 

fc} Vafari ivi 4 C ix*» 



DEL DISEGNO. 305 

di chi ciò ha fatto fare , ricolor ita : 
non folo per averla peggiorata, ma 
per aver tolto alla fiori, della pit- 
tura un si i luftre monumento . E 
per altra parte le pitture fatte da 
lui nel Campo Santo di Pifa me- 
glio farebbero ( dice lo (ietto Auto- 
re ) fé la trafcuraggine di chi ne 
doveva aver cura : non /' aveffe la» 
folate molto offender dalV umido .. Il 
medefimo V alari nella Vita di Pao- 
lo Vecelb a carte 20?. dell' edizio- 
ne di Roma fa memoria di quattro 
Quadri Angolari di erto Paolo , e 
foggiugne quefte parole , Ed i detti 
quadri furono a nojìri tempi , perchè 
erano guafìl , ed aveano patito , fat- 
ti acconciare da Giuliano Bu giardini, 
che pluttofio ha loro nociuto , e he gio- 
vato . E pure i quadri anche per 
confezióne del V alari erano guarii , 
ed il Bugiardini era filmabile per 
la diligenza, e pittor non meno , 
anzi più {limabile di Paolo in ge- 
nere di colorire . Ma che occorre 
rammentare le pitture , e le pittu- 
re fatte fui muro , che tanto age- 
volmente fi guadano , come con tan- 
to rammarico de' profeffori , e de' 

veri 



$00 DIALOGO V. 

veri intendenti fi veggono danneg- 
giate quelle d' Andrea del Sarto nei 
chioft.ro dello Scalzo in Firenze , e 
molto più quelle de' Caracci e de 1 
fuoi migliori fcolari in quello di S. 
Michele in Bofco in Bologna , per 
poca attenzione di chi vi prefedea, 
quando tanti modelli di legno co- 
tanto più ftabili fono andati in fu* 
mo? Da quello del duomo di Fi- 
renze e della cupola gran lumi fi 
farebbero potuti ricavare, fé „ la 
„ poca cura , e diligenza ( dice il 
„ Vafari (a) ) di chi ha governa'- 
„ to l' Opera di S. Maria del Fk> 
„ re negli anni addietro,. non avef- 
„ fé lafciato andar male X iftefFo- 
„ modello , che fece Arnolfo y e di 
„ poi quello del Bninellelco , e de- 
„ gli altri „ . Cosi ancora fi per- 
de il modello di terra cotta , che 
avea fatto Lorenzo Ghiberti delia 
terza porta del Battifterio di Firen- 
ze , il quale quanto a divina cofa 
fomigliante forfè, bafta dire (b) , 
-che 1 altra porta di molto minor 

ec- 

(a} Vaf. tom. i. c*r. 317. 
[b] Ivi e. z%3. 



DEL DISEGNO. Oryj 

eccellenza fu anch' effa riguardata 
dal Bonarroti con tale , e tanto (lu- 
pore , che dicea che ambi due fa- 
rebbero fiate bene alle porte del Pa- 



rodi 



fo 



B. Più dolorofa per avventura è (tata 
la perdita del modello che Miche- 
langelo avea fatto della chiefa di S. 
Giovanni de' Fiorentini , perchè non 
è ftato mai meffo in efecuzione : e 
per quello è perito a' noitri di . 

M. Ma venendo a ragionare de' lumi- 
nari magni della pittura , dov' è 
andato il famofo cartone di Lionar- 
do da Vinci , e quello più maravi- 
gliofo del divin Michelangelo , il 
qual cartone (a) fu la fcuola perpe- 
tua di tanti valentuomini fino che 
ve ne fu (traccio ? Ed in Bologna 
nella chiefa di S. Giovanni in Mon- 
te a' cinquantotto Papi , cardinali , 
e vefeovi di Giacomo Francia , così 
teneramente d'p'nti a {re [co ne pia- 
jlrì di quella Cb'efa ; le fèvgarre te* 
ft e > e fi/onora 'e de* quali tutto il dì 
da pittori anche moderni y e di mag- 
gior 

CO Vé[. t&m. 3. csrt. ?if. 



-}C3 DIALOGO V. 

gior grido venivano fludiate , furono 
con tanto danno dell 9 arte ec. , col ca- 
lo/e di travertino empiamente caflate 
per rimodernare quella Me (a \ come 
racconta il Malvafia (a) . Che più? 
In Vicenza , per rinnovare una cer- 
ta fala detta della Ragione , getta- 
rono a terra il giudizio di Salomo- 
ne fatto da Tiziano , e la ftoria di 
Noè di Paris Bordone (b) . A Sa- 
tana , poffeffione prefememente del 
Capitolo di Santa Maria Maggiore, 
famofa perchè in effe nalce 1 acqua 
Vergine (e) , che ferve di bevanda 
a tutta Roma , erano betliffime pit- 
ture di Daniello da Volterra , forfè 
fattevi fare dai cardinal Trivulzio 9 
ch'era padrone di quel luogo , co- 
me dice il Vafari , e quefte pure 
fono andate in perdizione. Per fa- 
pere che cofa fia , e fia per effere 
de' fuperbi Mucchi , e delle famofe 
pitture della vigna di Papa Giulio, 
ferva il fapere, che quelle ftanze , 
ove fono cofe sì rare , fono ridot- 
te 



(a") Malva f. tOM.i. csrt.yf. 

rbj Malva f. tom.i. e. x i z. 
[cj Vafari tom,$. a ca-t.ó^j. 



DEL DISEGNO. ^0$ 

te alle mani di villani , che ne han- 
no fatti tinelli , e legnare . E nel 
palazzo Vaticano era una iala , do- 
ve Raffaelie avea dipinto di chiaro- 
fcuro -i dodici Apoftoli grandi quan- 
to il naturale , e più , ed eran co- 
la degna di Raffaelle , ed il retto 
della ffanza era dipinto da Già* da 
Udine . Se volete fa pere , che cofa 
ne fia (tato ve lo dirà il medefimo 
y aferi (a) : „ Quell'opera ebbe po- 
„ ca vita , perciocché Papa Paolo 
„ IV. per fare certi fuoi franzini , 
,., e bugigattoli da ritirarti , guado 
y, quella (tanza., e privò quel palaz- 
„ zo , ( potea dire il Mondo ) d' 
,., un opera ringoiare „ • il che non. 
avrebbe fatto quel fant' uomo , fé 
egli aveffe avuto un poco di gufto 
nell 5 arti del di feg no . Non è vici- 
no a perderfi la più dottale mara- 
vigliofa pittura , che fia al Mondo, 
e che fi può dire la maeftra di tut- 
t' i grand' uomini , iodico, il Giu- 
dizio ftupendiffimo di Michelange- 
lo . che quafi non fi vede più , tan- 
to 



[a,J Vsfei tom.i; a <ar:. 57^ 



310 DIALOGO V. 

to è annegrito , ed in molte parti 
guado, e ritocco? Ed i due gran 
quadri del medefimo , eh' erano nel- 
la cappella Paolina, uno della cro- 
cififfione di S. Pietro , e Y altro del- 
ia converfone di S. Paolo , non fo- 
no tutti malconci , e guaiti in gu*J 
fa, che non è da farne quafi più 
conto ? Ecco dunque , che né la bel- 
lezza , né la perfezione , né il no- 
me , quanto fi fia gloriofo , di nef- 
fun artefice , falva le fu e opere o 
dall' ignoranza , o dalla negligenza , 
o dalla faccenterki di coloro, chele 
poflèggono , e per poca cura le la- 
feiano andar male , o le mandan 
•male con pretendere di faperle con- 
ferva re , o pure le deprezzano , e le 
distruggono per cavarfi qualche mat- 
to capriccio , che a loro per altro 
parrà un bel penfiero , e peregrino. 
B. E vero quello che dite , per quan- 
to rifgtrarda la trafeuraggine , ed io 
vi racconterò un fatto accaduto a 
tempo di chi lo raccontò a me . 
Fuori d' una porta della città di Fi- 
renze , detta la porta a Pimi , un 
tiro d' archibugio , è un tabernaco- 
lo, dove Andrea del Sarto dipinfe 

una 



D £ L DISEGNO. 3II 

una Madonna intera al naturale con 
alcuni Santi , ed era per avventura 
la più beli' opera, che faceffe An- 
drea , tal che per B afledio , che fi 
prevedea , dovendofi fpianare i bor- 
ghi , e le muraglie interno alla Cit- 
tà, Pier Capponi , come raccontali 
Bocchi {a) , ed il Doni ( b ) \ volle 
che foffe lafciata in piedi . Ora 
dipoi fi dubitava , che quella dovef- 
ie andar male per effere efpofta all' 
intemperie del Cielo , e all' infolen- 
ze de' villani , e -de' ragazzi : per- 
ciò fu penfato di fegar la muraglia. 
e traportarla in Firenze . Ma non 
haftando F animo agli Architetti , 
ed a' muratori a far quefto trafpor- 
to , fu abbandonata l' imprefa . Ve- 
ro è , che per divozione vi fu ap- 
pefo un lanternoncino , che ad ogni 
po' di vento battea nella parte più 
vaga della pittura , e la difettava . 
Il redo lo guaftavan le piogge , o 
qualche biante che fi riparava in ef- 
lò tabernacolo la notte a dormire , 
e così fi- perde un' opera, che po- 

- tea 

fa] Bocchi Éeliet&e di Firenze a e. Su 
4&Ì Vonì al Cancelliere « e, 4.9. 



312. DIALOGO V. 

tea {lare a fronte di tutte le pit- 
ture del Mondo; til che quando leg- 
go nel fuddetto Francete© Bocchi 
T efatta narrazione di quefto fatto , 
e la deferizione di quefta pittura , 
mi par di fentirmi venir meno per 
la pena , e per la ftizza contra li 
melenfac>oine deoli Architetti . On- 

DO O, 

de confermando il voftro penfiero , 
dico io , fé quegli Melfi , che cono- 
feono il pregio dell' opere , ed han- 
no tutto il penfiero di confer varie , 
tuttavia le lafciano andare in ma- 
lora , confiderà te che cola farà di 
quelle , che vengono alle mani de- 
<^li ignorami , o de' l'accenti . Poi- 

Do ' 

che per fai var quefY opera d'Andrea, 
da che per dappocaggine non feppe- 
ro tra portarla , ci volea tanto a 
far diventar quel tabernacolo una 
cannella, e ferrarla a chiave? 
M. Mi ricordo d' aver udito dire da 
un pittore della medefima Città , 
che volendo fotto la loggia citerio- 
re della Nunziata i muratori alza- 
re un ponte , nel fare le buche, sfon- 
darono il muro , fui quale dalla 
parte oppofta aveva Andrea dipinto 
S. Filippo Benizj , che rifufeita un 

fan- 



DEL DISEGNO. JI3 

fanciullo , e buttarono a terra due 
tefte , e le mani d 5 uno , che fi ftus 
pifce di queito miracolo ; e fu gran 
forte , che vi fi abbatterle Domeni- 
co Paflignano pittore di grido , il 
quale con pazienza , ed accuratezza 
indicibile , meffe infieme (a) , e ri- 
ordinò nitt' i pezzetti dell'intonaco, 
ficchè potette rattaccargli al fuo luo- 
go (b) , che chi non sa altro , non 
s accorge di niente , ma chi lo sa, 
vede efier vero quello , che 10 in- 
tefi dire . -Quello fatto ho trovato 
poi efler narrato dal Baldinucci , il 
quale eziandio racconta, che la più 
fìupenda immagine di No/ira Danna , 
che facete xAndrca del Sano , per 
poca cura , non sg di chi , veggi amo 
non fen^a lagrime di compaffione ef- 
fe-re fiata tanto fpeffo foggstta a tale 
difgraiya ( d'efTerne portata via qual- 
che parte dagl' imbiancatori ) che 
fé va la bifogna per P avvenire , co* 
me ella è ita per lo paffato , cioè che 
ogni volta , che s imbianca il muro 
di fotto fra una porta , e la pittura, 

O fi 

fa] Bald.tom.^. 9 e. 137, 
|.b] B.tìd. ivi a r, ^54, 



314 DIALOGO V. 

fé ne ha da coprire tanta parte , 
quanta fin qui n è fiata coperta , fio 
per dire, che quantunque io mi trovi 
in età di fettani* anni , io temo d^ a- 
vermi a condurre a veder dato di 
bianco a tutta . Ed un Fiorentino 
mi diffe effer quella V ammirabile 
Madonna del Sacco ( a ) , che può 
ftare a fronte delle più belle di Raf- 
faello • e mi foggiunfe , che a con- 
to del non averla mai fpolverata , 
vi fi era fopra appiaflrata in guifa 
la polvere, che n' era quafi sfuggi- 
ta dalla vifla la teda dd S. Giu- 
feppe, ed il reflo tutto adombrato. 

B. Così erano le pitture di Raffaello 
delle flanze del Vaticano , quando 
venni a Roma . 

M. Anzi erano in peggio flato affai , 
e le pitture, ch'erano fopra i cam- 
mini , erano per di più invernicia- 
te di nero di fumo , eh' era una 
maraviglia , e nelf ultima flanza e- 
rano fiate fino fmorzate le torce in 
quei belliffimi chiari feuri , che rap- 
prefentano varie grottefche • e gene- 

ral- 

fa] Intaglia* in rème più volte , ms poco fe- 
licemente . 



DEL DISEGNO. 315 

Talmente i maravigliofi imbafamen- 
ti in tutte le ilanze erano flati Sgraf- 
fiati con cuitelli , o punte di ferro, 
per ifcrìvervi nomi, e cognomi, e 
rniir altre icioccaggini . E quelli 
danni andavano tutto di crefeendo* 
e pure effondo io flato fatto dalla 
S. M. d' Innocenzo XI. fopran ten- 
dente , e cuflode di quelle flanze a 
fine di ripulirle , e fpolverarle , e 
ridurle nello flato , che fono al pre- 
lente , non fu poflibile mai , per 
quante premurofiffime iftanze, che 
io ne faceffi , di venire alla conclu- 
sone , fé non dopo molti anni , cioè 
nel 1702. , per 1' oppofizioni ridico- 
lofe , che facevano i miniftri , ed i 
principali della Corte per moftrarfi 
intelligenti; e perchè erano creduti 
tali , benché dal loro ragionare ap- 
parirle la loro imperizia , mentre 
che penfavano di fare vedere la lo- 
ro intelligenza. 
B. Saranno flati di quelli , de' quali 
dille Terenzio elegantemente : 

Factum -ut? inteliigcndo , ut nihil 
in tell'gar.t (a) . 

O 2 M.Ed 

[a] Ters-fìT. Firohg. Andr % 



31(5 DIALOGO V. 

M. Ed in quel deplorabile flato fa- 
rebbero tuttavia , anzi a poco a po- 
co farebbero perite affatto ( a ) , fé 
non s'incontrava per buona forte ad 
effer collocato fui trono di S. Pie- 
tro un fommo Pontefice intendete 
tifTimo veramente di quelle cofe , 
che non dando retta alle chiacchie- 
re, volle , che io metterli mano 
all' opera , e me ne diede tutto il 
comodo , e poi mi difefe , e mi fo- 
fienae contra i pubblici , ed uniyer- 
fali clamori , che fi fufeitarono per 
o^ni angolo di Roma dall' ignaro 
volgo • e quando dico volgo inten- 
do di parlare nella lingua dell'Ario» 
fio , che in quella guìfe lo fpie- 

Né dal nome del volgo voglio fuori , 
Eccetto Pitoni prudente , trar perfetta; 
Che né Papi , né Re , né Imperatori 
Non ne trae feettre , mitra , né corona; 
Ma la prudenza , ma il giudicio òuonoj 

Gran 

f"a] Clemente XI. fu quegli, che fece pulire le 
re del palazzo Vaticano , come narra lunga* 
mente il Bellori nella Vita di Carlo Maratta . 
[b] Ar. C. 44. Sr. 50. 



DEL DISEGNO. 317 

Grafie , che dal del date a poeti 1 fono . 
Qiiejìo volgo , per dir quel e ti io vo d:re y 
C ti altro non riverì f ce , che ricchezza , 
]Slè vede cofa al Mcndo^ che più ammire, 
E fètida, nulla cura , e nulla appresa , 
Sia quanto voglia la beltà , /' ardire^ 
La poffan%a del corpo , la dejìre^za 9 
La virtù , il fermo y la bontà y e pik 

in ùuejlo 
Di e ti ora vi ragiono , che nel re/lo , 

E crediatemi , che f opera appena 
cominciata rimanea fofpefa , ed io 
rovinato , e fcreditato per Tempre , 
fé il Papa non veniva in perfona 
a vedere quello , che io avea fatto, 
né il vedere da se fervi va a nulla> 
fé eoli non fofle flato intelligente , 
come egli era : e quei veri miracoli 
della noftra profeffione perivano mi- 
feramente, prima per colpa della 
fomma trafeuraggine de' paffati , e 
poi della falfa perizia de' pretefi in- 
telligenti , e de' Signori di buon 
gufto. 
B. Panni , che la colpa in quello fat- 
to foife maggiore per parte della 
trafeuraggine , e dell' ignoranza , che 
ayea falciato ridurre ad un così in» 
O 3 fé. 



318 DIALOCO V. 

felice grado ie più celebri opere , 
che fapeffe produrre l' ingegno quali 
divino di Raffaello, né a favor lo» 
ro fi poterle venir fuora con ifcufa 
di forta alcuna . Dove che gli al- 
tri , che faceano da intelligenti , nel 
diftogliere il Papa da lafciar mette- 
re le mani su quelle immortali di- 
pinture , potevano addurre per ra- 
gione il timore , che nel toccarle 
veni riero a perderfi affatto , come 
in alcune pitture è feguito più volte. 
M. Quanto bene qui fi verifica quel 
bel verfo , divenuto detto prover- 
biale (a) : 

Dum Titani fluiti vitium , in con* 
travia curruntl 

In fomma il volgo non conofce la 
ftrada di mezzo > e perciò fempre 
ila negli eftremi , che fono fempre 
viziofi; onde è , che o lafcerà an- 
dar male le pitture , e confumare 
dall'umidità , o dall' intemperie , dal 
Salnitro , o da' raggi del Sole , o 

dalla 

[a] Orfico . 



DEL DISEGNO. %!(? 

dalla polvere , o da' tarli , o da 
qualche altro malanno; o al contra- 
rio le farà lavare con mille fegreti 
perniciofiflìmi , o ritoccare , ed an- 
che ridipignere in gran parte da 
qualche artefice ignorantello , che 
darà loro ad intendere mille frotto- 
le . Ora di queftt due chi fa peg- 
gio ? Io dico certamente i fecondi, 
laonde fempre fi torna lì , che fono 
peggiori degf ignoranti affatto , i 
mezzo intendenti m y perchè non è che 
eglino non volefTero , che le pittu- 
re di Raffaello foriero tocche , ma 
non voleano , che foffero tocche 
da me , perchè io non era loro de* 
pendente , né gli andava a corteg- 
giare , e ad adulargli . Chi f avef- 
fe poi volute dare in mano ad uno 
de* loro , che le aveffe fciupate, e 
che foffe ogni dì andato girando 
per r anticamere a magnificare le 
ìiie fatiche, e ad efaltare il proprio 
operato , allora la cofa farebbe (ta- 
ta ben fatta . 
B. La vofìra ragione convince, e per- 
fuade , e fé fi faranno ben bene i 
conti , più nocumento hanno fatto 
quelli , che le hanno fatte ritoccare, 
O 4 o ri« 



32,0 DIALOGO V. 

o ripulire in quella forma, e da 
coloro , che avete deferita , che non 
hanno fatto le caufe naturali , anno- 
verate da voi . E pure io ho ve- 
duto fpendere di matti danari da 
alcuni Signori per far ritoccare al- 
cune belle pitture a frefeo , o ad 
olio , e parer loro cF averle ravviva* 
te , quando V aveano gualtate af- 
fatto . 
M. Pare loro così , perchè dove pri- 
ma erano fmorte , dopo le veg- 
gono d' un colorito più vivo , il 
quale dando loro negli occhi , facil- 
mente gì' inganna . In quella guifa 
rimafe ingannato Sirio IV. allorché 
fece fare la cappella Siftina, dove 
poi Michelagnolo dipinfe il Giu- 
dizio universale . Poiché avendo 
«chiamati varj pittori , e diftribuite 
loro diverfe iftorie del vecchio e 
nuovo Teftamento da rapprefentare 
torno tomo a quella gran cappella, 
promefle un bel premio a chi avef» 
fe fatta l'opera più eccellente. Co- 
fimo RofTelli, ch'era il più debole, 
onde li portò molto inferiormente a 
tutti gli altri , per render più vaga 
la fua pittura la lumeggiò d' oro , 

faceti* 



DEL DISEGNO, %%t 

facendoti a credere ( come dice il 
Vafari (a) ) che il Papa , come poco 
di 'quelf arte intendente, dovejfe dare 
a lui il prem : o della vittoria . E di 
vero s' appofe , perchè il Papa pen- 
fando di conoicere il bello , e buo- 
no di quelle pitture , in vece di 
confultare un profeflbre onorato , co- 
me avrebbe fatto , fé fi foffe cono- 
fciuto ; volle giudicare da se , e die- 
de il premio a Roffelli , abbagliato 
da quella goffaggine di un poco d* 
oro , che vedca luccicare su quel» 
la iftoria per altro mefchinamente 
condotta , anzi in comparazione dell' 
altre di Pietro Perugino, e di Lu« 
ca Signorelli , cattiva , con cruccio, 
e rammarico di quei valentuomini y 
che s 3 erano portati tanto bene ; e 
fé il rammarico finiva qui , pure 
era comportabile in qualche modo, 
poiché in fomma furono pagati a do- 
vere * e fé non ebbero quel di più, 
potean far conto, che il Papa non 
avefle prorodo quel premio , e co- 
sì paffarfela fenz' etto . 

O 5 B.In- 

[a] Vtfjom.1. a CArt.41%. 



31Z DIALOGO V. 

B. Intendo ; volete dire , che oltre il 
perdere il premio , rerderono anche 
in un- certo modo la reputazione t 
da che per Temenza di un fommo 
Pontefice furono dichiarati peggiori 
artefici . Ma fé quello è quello , 
che voi reputate , che doverle arre- 
car loro maggior rammarico , per- 
donatemi , fé vi dico , che avete il 
torto ' y poiché ciò dovea dar loro 
meno noja , frante che il Papa non 
fé n' intendea , come vedeva ognuno, 
e fé egli gli avea (limati meno 
del Roifelli , il Mondo tutto , e gì* 
intendenti fpecialmente , nel confron» 
to dell'opere gli avrebbero ed allo- 
ra , e ne' fecoli avvenire reputati 
molto da più.. 

M. Voi direfte bene 1 , fé il Papa avef- 
fe lafciato ilare le loro dipinture 
nello flato , a cui le aveano con 
tanto fludio condotte . Ma egli vol- 
le , che tutte le altre iilorie fud- 
dette foriero acconciate in quella ri- 
dicolòfa maniera , in cui aveva ac- 
concia , o piuttofto malconcia la fua 
il RorTelli : Laonde ( feguita pure 
il Vafari ) i poveri pittori disperati 
d'avere a foddisfare alla poca inteU 

li* 



DEL DISEGNO. %Z% 

Ugen%a del Padre fanto , fi diedero a 
gì aflare quanto aveano fatto di buo- 
no , e quefto avvenne, ficcome dice 
lo ftefìb ( a ) , perchè il Papa non 
molto s Intende a d'i firn Ili co/e , an- 
cora che fé ne dilettale affai : che è 
il folito errore , che non fi caverà 
mai di capo , fpecialmente a' Signo- 
ri grandi , che il dilettarli d' una 
cofa , e T intenderfene non è lo ftef- 
fo ; e con quefto errore in tetta giu- 
dicano dell'opere de' profeffori ma- 
giftralmente , e dicono con una fran- 
chezza ammirabile : Quefia opera è 
buona , e quefta è cattiva : quefta 
è fatta bene , e quella è fatta ma- 
le ; delufi in quefta maniera dagli 
artefici goffi , ed ignoranti , i quali 
quanto mancano di fcienza , tanto 
abbondano d'aftuzia e di furberia . 
Così fece Bernardino Pinturicchio , 
il quale per ingannare la gente di 
quefta fatta , o , come dice il Va- 
fari : Per foddisfare alle perfine , che 
poco di queir arte intendeano , accio 
ave ff ero maggior luftro , e veduta le 
O 6 fue 

CO Vfiftom.i* a cart.^S, e 43 9. 



324 DIALOGO V. 

fue pitture ( feriti te che bel ripiego 
trovò , deferitto dal medefimo Va- 
fari ( a ) ) , usò molto di fare alle 
fue pitture ornamenti di rilievo mejji 
jf oro , di modo che effendo innanzi 
le figure , e dietro i. caf amenti , ven» 
gono pik innanzi le cofe , che dirai* 
nuifeono , che quelle , che fecondo Coc- 
chio crefeono : er-efia grandiffima nella 
noflra arte . E per tal guifa fon 
menati pel nafo coloro , che fenza 
fondamento hanno grande ftima di 
se, facendo quefti pittori mefehini 
{cartai- loro il buono , ed appigliard 
al cattivo , con ragioni falfe , ed ap- 
parenti , che efTì ianno ben veftire, 
e coloro fé le beono * perchè fan- 
no affai qual differenza intrinfeca 
corra dall' opere ben fatte alle mal 
fatte . E perchè non venga mai il 
cafo, che quella differenza fi fcuo- 
pra , procurano con mille artifizj e 
gherminelle di far guadare le prime, 
perchè trionfino le feconde, come 
riufeì al Bandinello , che tagliò e 
tritò in pezzi ciò , che trovò di 

mar* 

[a] Ivi a c$rt> jq0. 



DEL DISEGNO. 32J 

marmi abbozzati da Michelagnelo », 
e fino una (tatua ridotta quali a fi- 
nimento, poiché anche i marmi So- 
lamente abbozzati da quel grand' 
uomo gli davano fpggezione , e gli 
fcreditavano q iella tua maniera du- 
ra . Pef.quefto pare il Vandkk le 
n'ebbe ad andare di Roma, perchè 
parendo , come fi legge nella fua 
Vita , che ferina a mano mi fece 
vedere il Baidinucci (b) , a Prof e f- 
fori dell* arte di quella città , che la 
bella luce elei colorito portatovi da 
que(lo artefice , pojìa in con forno dell 1 
opere loro , faceffele parere alquanto 
ofeure , in forfè contra il Vandick una 
sì fatta perfidiatone per opera d 1 aU 
e uno de mede fimi , ctì epli ebbe per 
bene il lafciar Roma . E per quefto 
ancora io mi credo , che cerchino 
alcuni cattivi pittori d' indurre i 
Signori a far pulire , ritoccare , ed 
impiaftricciare le tavole, ed i qua- 
dri de' valentuomini y fé pur talora 

non 



fa] fVr&.j. a ca-'t.*tj. 

r t>J Q,'<1* Vita è }%'* fttmpstà dnpo h mot" 
te ielV Autore , e quejìe parole fi trovino a sarte 
z8i. 



%l6 DIALOGO V. 

non lo fanno per la gola di pochi 
paoli . 

B. Io non fa^rei decidere , o fapendo 
non voglio interporre il mio giudi- 
zio , lafctandò , che ognuno ne pen- 
fi ciò j che gli pare . 

M. Ma quello che io poflo dire , è 
che avendo Ciro Ferri lafciata la 
cupola di S. Agnefe non interamen- 
te finita , la dovea finir io , come 
egli me n' avea pregato , ma non 
avendola potuta terminare io per va» 
rj impicci , che non me lo permef- 
fero , fu la parte , eh' era rimafa in 
pendente , tirata a fine da un altro, 
che non voglio nominare . Veden- 
do poi coftui , che troppo enorme 
era la differenza , che pattava tra la 
fua, e la pittura di Ciro; che fe- 
ce ? Ripafsò anche tutta 1' altra par- 
te per ridurle ambedue alla fua ma- 
niera , e così guattò malamente l'ul- 
tima opera , e forfè la più bella , 
che faceffe a frefeo quel valentuo- 
mo . E chi ora vede quella cupola, 
non retta capace , né può mai in- 
tendere , come un' opera così mara- 
vigliofamente inventata , e difpofta, 
e che giuftamente è fiata intagliata 

in 



DEL DISEGNO» 3IJ 

fi a poi cotanto mek [lina- 
mente colorita , e contornata . Per 
il che dovrebbero pure i Signori 
confederare , che coloro , che ritoc- 
cano teli opere d' uomini grandi , 
non tfiendo neprur capaci , per 
cosi dire , di copiarle ; non pofìbno 
far di meno di non irtorpiarle . An- 
zi parlandoli d' opere fatte a buon 
frefeo , non pofìono ritoccarle né 
meno gli autori medefimi fenza de- 
teriorarle .. Quindi è che, quando 
Pio IV. fece ritoccare a Gio: da 
Udine i fuoi grottefehi maraviglio- 
fi , e quelle tante ftupende bizzar- 
rie , che avea dipinto nelle logge 
Vaticane, fu univerfalrnente biaii- 
mato; ed il Vafari,che lo raccon- 
ta , fogginone (a) : II che fu errore, 
e co/a poco con fi derata , perciocché il 
ritoccarla a /ecco , le fece perdere tut- 
ti quei colpi maejìrevoli 5 che erano 
fiati tirati dal pennello di Giovanni 
nelf eccellenza della fua miglior età y 
t perdere quella frefebe^a , e fierex- 
%f y che la facea mi fuo pritno effe- 
re 

Ca) V»f. p. 3 . a e, 582. 



328 DIALOGO V. 

re cofa rarijfima . Parimente quan- 
do Guido Reni , come dice il Mal- 
vada ( a ) , volle riparare i danni , 
che avea fofferta la fua maraviglio- 
fa ftoria di S. Benedetto , che egri 
dipinfe nel celebre chioftro di San 
Michele in Boi co , eh' è forfè il piti 
bel parto del fuo divino pennello , 
non fece altro, che affrettarne mag- 
giormente la rovina . E pure qui 
non v 5 era da opporre niente né a' 
polTelTori di quella egregia dipintu- 
ra , né al pittore , che vi mife 
su le mani , sì perchè egli n' era 
T autore , e si perchè era Guido . 
Parimente ¥ Abate Titi parlando 
della celebre tavola di Giulio Ro- 
mano , eh' è nella chiefa dell' Ani- 
ma , dice .* Polendola ritoccare Carla 
Venerano per e /fere fiata offe fa dal? 
inondatone del Tevere , piuttofto fi 
guajìò di vantaggio ; e pure Carlo 
Saraceno era quel gran valentuomo, 
che ognun sa. Ma peggio del Ti- 
ti ferine il Baglioni nella Vita del 
medefimo Carlo: Fu date ( dice ) 

a queft' 

[a] Htìv. fow.2, » t. 14, 



DEL DISEGNO. ^ip 

s queJF uomo a racconciare il quadre, 
o tavola di Giulio domano nella Ma- 
don a deli* sAnima , che dai? inonda- 
zione del Tevere era flato un poco of- 
fe jo ; ma lo ritocco di modo , che gua- 
flollo . Dove egli operò , più di Giu- 
lia non ha apparenza ; ed a futi ì 
prò fé [fori molto dij pi acque , eh* egli in 
opera sì rara ardifje di metter sì li- 
cenzio famente la mano . Pure per 
quanto malmenata efìa fotte in al- 
cune parti , la figura della Madon- 
na , eh' è la principale , ed altre par- 
ti eran rimafe vergini , ed intatte , 
onde era da tenere in gran pregio, 
ed imparare a cuflodirìa in avveni- 
re [a) . Or fate ragione di quello, 
che fi dee dire , quando fi vede , 
che uomini da nulla mettono le ma- 
ni temerariamente fopra i lavori de' 
valentuomini . 

B. Ma dicono coftoro : è meglio aver 
una pittura racconcia in buono fla- 
to; che fenza quelli ritocchi mez- 
zo perduta . 

M. Quello è quello , che non è vero. 

Né 

C*) VpM è e art» 245» 



330 DIALOGO V. 

Né crediate , che quefta fia una mia 
capricciofa opinione : fentite quel 
che dice quefto libretto . 

B. Per curiofità lafciatemi vederne V 
autore , che dovrebbe efler un com- 
pofitor di leggende , poiché codefto 
libricciuolo ad effe s* afiòmiglia . 

M. L'autore non è di gran nome , né 
il libro di gran vaglia , ma é otti- 
mo y e raro , perchè contiene noti- 
zie vere , e (ingoiar! per lo più . 
E' di Gafpero Celio , ed è una me- 
moria de' nomi degli artefici di pit- 
tura, che hanno operato in Roma, 
ftampato in Nàpoii nel 1038. 

B. Quefto poco importa, purché dica 
il vero , ed iftruifca altrui con fon* 
damento . 

M. Sentite, e giudicatelo da per voi. 
Scrive così (a) : Le pitture collatera- 
li attorno la cappella di S. Giacomo, 
a frefee , di Pellegrino da Modona 
te. furono guajle con prete/lo di rin- 
novarle £ il che è errore grandi ffirno . 
Narra (b) , che nel cafino del Du- 
ca Land lui Gianicolo era uno ftan- 

zino 

Ca) A cart. 33. 
(b) A cart. i2ó. 



DEL DISEGNO. ^1 

zìno dipinto da Raffaelle, e da Giu- 
lio Romano , ma che èva flato ritoc- 
co y che vuol dire guajìo ." che [a) le 
vecchie pitture della cappella Sici- 
lia col volerle rinfrefcare non fon p'ù 
quelle . E parlando della chiefa ci 
S. Onofrio dice : Le pitture di Bai* 
da ff arre da Siena fono fiate guafie 
con preteflo di rinfrescarle , cofa per- 
niziofiffima . Lo fteflo afferma l'A- 
bate Titi , il quale narra , dove 
parla di S. Bartolommeo all' Ilola , 
effer accaduto ciò in quella chiefa 
alle pitture d* Antonio Caracci , ed 
alle pitture di Raffaellino del Gar- 
bo nella Minerva » Ma più ringo- 
iare è ciò , che il medefimo Celio 
racconta effere avvenuto in S. Sai» 
vatore in Lauro circa ad alcune 
belliffime pitture di Cecchino Sai- 
viati . Ecco le fue parole ( b ) : 
„ Un fuperiore del luogo avendo 
„ fatto dipingere alcune banche ad 
„ un povero uomo , ma onorato fe- 
„ condo il feguito, gli ditte il fu- 
„ periore: Voglio", che mi rinfre- 

fchi 

(a} A cart. 102. 
(a) A e srt. 86. 



332 DIALOGO V. 

„ fchi quella pittura là da capo con 
,, belli colori . Il povero uomo ve- 
,, rumente onoratine mo s' inginoc- 
„ chiò in terra , e dille : Prima Dio 
„ mi faccia morire , eh' io faccia 
„ tal furfanteria . E foggiunfe : Io 
„ non conolco queft' opera , perchè 
„ fono ignorante* ma avendo ien^ 
„ tito dire chi fu Cecchino , mi 
„ bada di non far tal mancamento. 
„ Alla barba di quelli, che hanno 
,. rinfrefeate quelle del Sanzio . 

B. Dal parlare di quello artrfta plebeo 
imparino quei profeffori , che met- 
tono cosi facilmente le mani full' 
opere ahrui , quali nomi convenga- 
no loro, e con quali fi battezzi quella 
loro egregia imprefa di ritoccare k 
pitture degli altri , o qualunque al- 
tra cofa limile del Le noflre arti . 

M. Or parliamo ad autori più ciarli- 
ci. Il tante volte citato Vafari l'a- 
vea detto molti anni prima , che 
noi nafceifimo. Sentite di grazia 
le fue flefTe parole ( a ) : Nel vero 
farebbe meglio tenevft alcuna volta h 

cofe 

(a) Vaf. tom.i. a off?. $27. 



DEL DISEGNO. 333 

ccfe fatte da uomini eccellenti piuttc- 
fio mezxp guafte , che farle ritoccare 
a chi fa meno. Anzi quel porten- 
to dell'arte noftra , io dico lo ftef- 
fo Guido Reni, pare, che non con- 
fentifle , che foriero ritoccate né an- 
che da chi ne fapea più , perchè (a) 
dava nelle furie ( fon parole del Bai- 
dinucci ) quando fentiva , che alcun 
pittore àveffe ardito di toccar pitture 
d? antichi maeftri , tutto che lacere e 
guafte , c-ofa che egli non volle inai 
fave . E T iftefia cofa racconta del 
PafTignano , il quale ebbe in tanta 
venerazione gli antichi maeftri, che 
non volle mai ( fon parole del me- 
defuno Autore ( b ) ) porre la fua 
mano fopra d? alcuna lor fattura , riè 
potea foppcrtare , che altri il faceffe; 
tal che non volle mai far ne pure 

ri- 

Ca} Baia, rcw.4. cart. 127. Vit.Guid. Reni y ed 
a cart. 140. Vii. Dome. Pajftgn. 

(b~) Il Baldinttcci nelle Vite de' Pittori tom. 
5. C 335. dice , che Matto Bai affi volle ritoccare 
alcune fue pitture , e tutte le peggiorò . Lo fttffo 
accadde al cav.Baglioni , che dipinfe la tavola nel 
Vaticano , dove S. Pietro rifufeita T abita , che il 
Bellori nelle note mss. alla Vita di ejfo Bagli vai 
dice, eh' era P opera fui migliore, ma che V ave» 
gaajy coi ritoccarli*. 



334 DIALOGO V. 

rinettare un Crocififlb di bronzo , 
gettato da Proipero Breiciano . 
B. Non vi ha dubbio, che dove tut- 
ti correvano a vedere le Sibille di 
Raffaello nella chiefa della Pace , 
come forfè la più beli' opera di quel 
pennello ammirabile , benché sbiadi- 
te , e mezzo ftinte , dopo che fono 
fiate ritoccate, neffun le guarda , 
perchè fon diventate un vero partic- 
elo j e meriterebbe chi lo fece , la 
rifporta , che dette il Card. Mont- 
alto ad uno , che gli volea vende- 
re un quadro , così fciupato , per 
opera di Raffaello , dicendo , come 
riferifce il Baglioni acart.158. nel- 
la Vita di Terenzio da Urbino : 
Che quando egli 'voi e a pafticci , gli 
ordinava a maeflro Gianni fuo cuoco y 
che li facea per eccellenza . Oltra 
poi il difprezzo , e la difìrtima , 
che m offra chi ritocca V opere d'al- 
tri , di quel profeffore , che le fece 
da principio , parendo in un certo 
modo , che egli pubblicamente fi di- 
chiari di faperne più , il che è un 
atto di fuperbia , e di millanteria , 
che difdice ad ocmi p.alantur mo . 
Quindi è , che niuno fi troverò mai, 

pei- 



CTL DISEGNO. 335 

per quanto eccell r. e, e -famofo ar- 
tefice egli l te ardifca di por 
mano lulk fatture eziandio d' un 

infimo profefìbre, perchè fi (lima , 
e giallamente , una folenne ingiuria 
fatta a quel poveretto , che a ragio- 
ne fé ne potrebbe altamente lagna- 
re , e chiederne foddisfazione . Nò 
quefto è mio fentimento , né uno 
fcrupolo leggiero , e ridicolo di qual- 
che particolare , ma è comune di 
tutti gli uomini , di tutt' i fecoli , 
e di tutte le nazioni , fcrivendo fi- 
no dall' Africa non meno di quin- 
dici fecoli fa S. Cipriano ( a ) : Si 
quts ptngendi artifex 'vultum alicujus^ 
& fpecìem , & cor pori s quali tate m a* 
mulo colore Jìgnaffet , & fignato jam 
confummatoque fimulacro- manus alicu- 
jus inferra , ut jam formata , jam 
pitia quafi peritìor reformaret , gravis 
prìoris artificìs ìnjuria , & jufta in- 
dignatio videretur . 
M. Quello è un belli/limo , e puntua- 
liffimo luogo , ed ho avuto tutto il 
piacere di fentirlo , e lo voglio no- 
tare 

CO S. Qipritno de habitu Virg, 



33<* DIALOGO V. 

tare per valermene alle congiunture" 
e mi {tu pi 1 co , che non fi a flato av- 
vertito da neiTuno , perchè è di {om- 
ino pefo , effendo d' uomo sì gran- 
de , e d' un Tanto Padre , Vefcovo, 
e Martire della primitiva Chiefa ; 
e fa ipecie , che effondo egli affatto 
lungi dalle noftre arti , tuttavia a- 
vefle quello fentimento ; contrade - 
gno y che è (tato Tempre natural- 
mente noto , e comune a tutti . E 
mi difpiace di non F aver faputo 
prima , perchè me ne farei fervito, 
allora quando per un eipreffo , ed 
inculcato comandamento fattomi con 
la fua propria bocca dalla S. M. 
d* Innocenzio XI. mio benefattore , 
ebbi a fare per forza , e quafi dilli 
per violenza , un poco di velo fui 
petto della Madonna , che cuce , 
dipinta egregiamente da Guido nel- 
la cappella dell'erta te a Monte Ca- 
vallo * e forfè con un' autorità così 
veneranda avrei fermato il Papa , 
ed indottolo a difpenfarmi da far 
cofa , che mi tenne un mefe {tur- 
bato ; benché fenza dirgli niente di 
come avea penfato di fare , con- 
dyffii quel poco di velo con padelli 

di 



DEL DISEGNO. 337 

di terra macinati a gomma , ficchc 
fi può tor via ogni volta , che un 
vuole. Ma tornando al propofito 
noftro; alla cappella, di S. Cecilia 
in S. Luigi , dov' è la belli ffima 
copia di Guido della tavola di Raf- 
faello , eh' è in Bologna , ho fem- 
pre veduto gente a difegnare le due 
grandi Morie laterali del Domeniche 
no . V avete voi veduto più nefTu- 
no , dopo che effe fono fiate rifio- 
rite , per ufare i termini di chi le 
ha guariate (a)} 
B. E' avvenuto Io fteffo alle ftampe 
di Marcantonio , che quantunque 
ftracche , e sbiancate fi vendevano af- 
fai care; avendo poi chi avea ira- 
mi fattili ritoccare , e tirarne le 
P ftam- 

CO Giacomo Frey eccellente intagliatore , fi era 
accinte ad intagliarle , ma ne levò il penfiero per 
quejlo^ e coti fece delle pitture di Raffaello, che 
fono nella Pace, mentovate qui addietro. Lo fteffo 
guaio ba era di frefeo [offerto la {amo fa tavola di 
Giulio Romano nella c.biefa deli* Anima , e la det- 
ta celebre , ed eccellentifftma copia della tavola di 
S. Cecilia di Raffaello , la qtial copia avea fatta 
Guido Reni in fama , che non avea paura deli* 
originale. E con infenfibilmente fi vanno difirug-* 
gen h tutte le più belle produzioni delle tre belle 
arti per opera di quelli, che fi chiamano intellim 
genti , e di buon gufo . 



33$ DIALOGO V. 

ftampe, benché ora pajono frefche, 
tuttavoìta neflbn più le compra , fé 
non chi non fé n intende, o le fi 
comprano fi pagano tanti bajocchi , 
quanti feudi fi vendean prima . 

M. Ed ecco quello , che io dicea , 
che gli uomini eccellenti , quantun- 
que facciano osere desniflime di e- 
terna gloria , e di magnifiche ricom- 
penfe , non ottengono né f una , né 
T altre tanto in vita , quanto dopo 
morte , per colpa di coloro. , che ncn 
diftinguencìo il buono dal cattivo 
credono ci" effere giudici delle tre 
belle arti . 

B. Io torno a dirvi , che non vi con- 
cedo la prima parte di quefta vo- 
ftra proporzione , benché vi accor- 
di V altra circa la ricompenfa ? Ma 
quanto all' acquiftare onore , e glo- 
ria , non credo , che neffuno poffa 
impedirlo a' bravi artefici . Che cre- 
dete voi , che apporti di danno al- 
la fama de' valentuomini , che qual- 
che lor opera fia (lata da' faccenti 
ftorpiata? Marcantonio farà fempre 
applaudito per un grande intagliato- 
re , e per uno , che in genere di 

4k 



DEL DISEGNO. 33? 

difegno non abbia invidia a Raffael- 
lo medefmio . 
M- Che Marcantonio folle quel valent» 
uomo, che voi dite , è più che ve- 
ro j ma veggiamo fé altresì Ha ve- 
ro 5 eh' egli dalle lue maravigliofe 
opere non riportale biafimo , e ver- 
gogna , come dice il Vafari , dalia 
gente lolo infarinata di quefh ftudj, 
■o affatto ignorante , ma che ha gran 
•concetto di se. Io trovo, che quan- 
do egli intagliò il martirio di S. 
Lorenzo , invenzione di Baccio Ban- 
-dineili , fu pubblicamente , e sfac- 
ciatamente detto , che glielo avea 
Tìorpiato , e che non era flato su' 
contorni , e che in fomma non fo- 
rni gli ava il difegno (a) . E quello 
gli accadde in vita . Dopo morte 
poi v'è chi ha ftampato (ù) decifi- 
vamente , che Marcantonio non è 
corretto , e che perciò non può ef- 
fere, che Raffaello , come fi dice t 
gli legnarle su i rami i contorni . 
P 2 B. Bi- 



03 Va'", part. i. a r.420. e Malv.Dtri. . . . a c.óy. 

Qp Non m dì chi fi paride ma queflo [iejfo h 
dice il Kì eh ardui n nel Trattalo dell* pittura ec> 
U'fn.7. p. XX XIX. 



34° DIALOGO V. 

B. Bifogna , che chi fcriflfe ciò , s'in- 
tendefle poco , o punto di difegno , 
o che vedette , coni' è probabile , 
le ftampe di quefto grand' uomo ri- 
tocche . Benché io abbia pi littorio 
fentito dire, che Raffaello gli facef- 
fe i penfieri , e gli fchizzi , e poi 
glieli lafciaffe mettere al pulito , e 
ne' contorni , tanto fi fidava del fuo 
fapere in queflo genere : e cjuefto è 
piii verifimile , altrimenti come mai 
avrebbe potuto Raffaello aver tem- 
po da operar tanto in pittura , fé 
aveffe anche dovuto terminare tan- 
ti difegni , che fecondo il computo 
de' pratici di ftampe fono fopra a 
fecento ? 

M. Anch' io non ho intefo dire , che 
Raffaello contornarle fili rame altro, 
che la Strage degl' Innocenti , dove 
è 1' abeto in lontananza , che vol- 
garmente da emetti venditori di ftam- 
pe fi chiama la felcetta . Ma tor- 
nando in chiave, vedete fé coftoro, 
de' quali mi lagnava fin da princi- 
pio, con le loro faccenterie ci fac- 
ci an perdere la reputazione . 

B. Voi non avete una ragione , ma 
cento . Ma lafciando di più lagnarti 

del 



DEL DISEGNO. 34I 

del ritoccare , parliamo a quella ma- 
ladizione del ripulire le pitture , e 
del lavarle. 
M. Non parlo di quefto infortunio ine» 
vitabile dell' arte noftra , e noflro 
proprio, dal quale è efente la {cul- 
tura , e 1' architettura , perchè non 
porlo parlarne fenza fturbo , e fen- 
za entrare in collera . Oh quello sì 
eh' è un male fenza rimedio , per- 
chè o le pitture vengono alle mani 
di perfone affatto ignoranti , e le 
lafciano andar male per paura di da- 
re in uno , che gliele ftorpj , o al- 
le mani di quelli faccentoni , e fan- 
no quello, che fu fatto alla tavola 
ftupenda del Domenichino , eh' era 
in S. Lorenzo in Miranda , che chi 
T ha voluta rinettare , F ha cotan- 
to (a) malamente lacerata , che non 
fé n' è potuto né pure raccorre u- 
na tefta . E così fi perdono opere de* 
gnijjìme per troppa confidenza , e te- 
merità di chi vi mette le mani , e 
/cioccherà dì chi a cojìoro le dà in 
preda , come dite nella Vita de! 
P 3 Do- 

[aj Bell. Vie. ?itt, a cart. 3 5 *« 



342- DIALOGO V. 

Domenichino , dove voi raccontate 
quetto fatto. Ma le miierie, e le 
burrafche , che s' incontrano in que- 
fta mia arte , non finifcono qui .. 
C'è anche di peggio . Quella fretta 
maladizione , di cui fi radono- l'al- 
tro giorno , e che fi vede avere 
fempre infettata 1' architettura , con- 
tamina rnche T altre arti del dife- 
gno , e q netta è la peggìor di tut- 
te y perchè confitte nella lega , che 
fanno infleme due cofe peffime . 

B. Abbiate la pazienza di rammemo- 
rarmela , perchè ora non T ho pre- 
fente alla memoria . 

M. Il colmo delle nottre fciagure è 
quando all' ignoranza , o alla ttima 
propria e mal fondata de' Signori 
s'a^giuone la malizia de 7 minittri , 
o T invidia de' nottri profeffori , e 
la cabala , e V intrigo degli uni , e 
degli altri . 

B. La pittura mi nare , che ila men 
fotto^otta a quetta temnetta , poiché 
non ha che fare con tanti interlo- 
cutori , come un Architetto, che 
tuttodì è alle mani con tanti mini- 
ttri , e con tanti artigiani . Lo fcul- 
tore , e più il pittore conduce a fi- 
ne 



DEL DISEGNO. 3 43 

ne la fua opera da per se, e non 
tratta fé non con chi gliela com- 
mette ; o al pili , fé la dipigne a 
frefco , le la patta con un femplice 
muratore, che gli fa l'intonaco. 
M. Non è mica così, perchè primie- 
ramente non fempre fi tratta d' un 
ritratto, o d'una Madonnina eia te- 
nere a capo a letto . Talora i pit- 
tori hanno alle mani imprefe grof- 
fe , e richieggono fotto di loro mol- 
ti operai , e fono ne' medefimi guai, 
e peggiori ancora degli Architetti . 
Allorché a Lodovico Cigoli fu com- 
merlo di coftruire, e dipignere tre 
grandi archi trionfali da Ferdinan- 
do Primo Granduca di Tofcana , 
in occafione delle nozze del fuo pri- 
mogenito , vi ricordate voi di quel-. 
lo , che gl'intervenne ? Sentitelo dal 
Baldinucci : „ E v da faperfi ( dice* 
gii ) (a) che quanto era il Cigoli 
„ crefeiuto di ftima , e di credito, 
„ dopo la chiamata a Roma , ap- 
„ preffo al Mondo , ed a mifura 
ft dell' amore , che s'era fino allora 
P 4 gua- 

co BMtow.+Vita del Ctgdi 4 ttfiìfz, 



344 DIALOGO V. 

„ guadagnato la fua virtù appreffo 
3, il Granduca, era crefciuta altresì 
5> negli uomini livorofi , e di mi- 
y y nor fapere , eh' egli non era , 
5 , una crudele invidia , a cagion 
yy della quale non gli mancò da tra- 
3, vagliare. Poco è il dire qual- 
„ mente gli foffe convenuto col pro- 
„ prio danaro mantenere pagato be- 
5) ne fpeffo gran numero di operan. 
,3 ti di pregio , come pittori , e fcul- 
„ tori , ed anche manuali , come 
5) maeftri di ferro, e legname, e 
3, di diverfe altre profefìfioni, con- 
33 ciofofTecofa che chi lo vedeva cor* 
3, rere al poffo d' un ottimo gra- 
33 dimento del Sovrano in quell'o- 
33 norato impiego, ad efclufione di 
3y proprie creature , e d' uomini dr 
„ minor talento da se portati , fa- 
ti pefTe operar per modo , che coli 7 
yy efTer talora procraftinate le paghe 
3, agir uomini , più e pili volte fi 
„ trovale il Cigoli in contingenza 
,3 d' effere da' medefimi abbandona- 
3, to nel più bello del fare ; e flni- 
3> ta l'opera feppero anche gl'invi- 
„ diofi , e fuoi nemici sì ben por- 
33 tare la bifogna , or fottraendo dal 

buo- 



>i 



DEL DISEGNO. 345 

buono , e lodevole , or aggiugnen- 
do del non apprezzabile , mentre 
egli , che impattato per così dire 
di modeftia , e non punto avido, 
o bifognofo dì roba , nulla dice- 
va al Padrone a propria difefa , 
che gli toccò a lafciare V opera 
„ finita fenza altro riportarne; ed 
5) anche a gran pena , che il rifa» 
„ cimento dello fpefo del proprio 
„ danaro . 
B. Tutto è veri/Timo ; e di quefti ca- 
fi feguono , ed i poveri profefTori 
fono condannati a fare delle viltà , 
o a comprare a forza di regali la 
grazia talora d' un maeftro di cafa, 
ed anche d' un miniftro più abietto 
pel quieto vivere . Né tutto il più 
alto favore del Signore ferve loro 
a nulla y anzi fio per dire nuoce lo- 
ro; perchè quanto più veggono , 
che il Padrone fa ftima d' un prò- 
feffore, e che un profefTore la me- 
rita, tanto più il gettano a terra : 
poiché meno da elfo v 1 è fperanza 
di ricavarne profitto , effendo che 
egli affidato fui fuo merito , e fili- 
la (lima , che di lui fa il Signore , 
non crede avere bifogno de' mini- 
P 5 ft"> 



34<^ b DIALOGO V. 

lìrici quali tutti, come dice il 
Baldinucci , hanno le loro creature, 
che li tengono avvinti non so co- 
me , e però vogliono in tutte le 
maniere portarle avanti .. E quando 
non fanno altro che fi fare , getta* 
no a terra e fcreditano gli eccellen- 
ti artefici . E fé il Padrone perfide 
a volere adoperare uomini valenti , 
gli angariano , gli (Impazzano , e li 
biftrattano : e poi per ultimo fanno 
nafcere fconcerti tali , che il Padro- 
ne annojato, ne ritrovando la veri* 
tà de' fatti , finalmente gli abban- 
dona . 

M. Tutto per altro fegue , quando al- 
la malvagità de\ miniftri s' aggiu* 

O è OD 

gne 1 ignoranza , o il poco corag- 
gio , e la pufil lanimi tà del Padrone. 
Noi fappiamo , che fenili traverfie 
ebbe in Mantova Giulio Romano , 
contra cui fi fcatenarono tutt' i cor- 
tigiani ed i miniftri di quel Duca, 
e tutt' i profeffori di quella Città, 
i primi invidiofi della grazia , eh 5 
egli godea di quel Principe , ed i 
fecondi , perchè avrebbero voluto a- 
ver effi quei lavori , che il Duca 
appoggiava all' eccellenza di quel 

va- 



DEL DISEGNO. 347 

valentuomo , eh' egli come favio , 
ed intelligente apprezzava fopra ogni 
altro, e giuftamente . Ma né l'in- 
viciia , né l' aftio > nò le calunnie , 
né le cabale , né F impofture di tan- 
ti nemici turbarono in niente Giu- 
lio , perchè diede in un Principe 
di gran cognizione , che potentemen- 
te lo (ottenne . 

B. Gli accidenti da voi narrati occor- 
fero a due pittori , che tali erano 
di profeffione il Cigoli , e Giulio 
Romano , ma gli occorfero per ope- 
re di architettura , che fé fi fofle 
trattato {blamente di dipignere , o 
di fcolpire , non so le fi foriero fu- 
feitate tante temperie • poiché un 
pittore ,. come ho già detto , non 
dipende tanto da' miniftri , né ha 
bifogno d' una mafnada di manifat- 
tori , laonde non gli convien tratta- 
re con altri , che con chi gli com- 
mette T opera . 

M. In primo luogo molte traverfie eb- 
be Giulio per via fedamente di pu- 
ro dipignere, e poi molti ftrani ac- 
cidenti , fé vi ricordate 5 vi ho nar- 
rato nel decorfo del noftro ragiona- 
re accaduti a pittori , come pittori. 
P 6 Ma 



34& DIALOGO Vi 

Ma oltre quefto ve ne voglio fog- 
giugnere un altro avvenuto a Gio- 
vanni da S. Giovanni y quando di- 
pinfe nel palazzo Rofpigliofi , allor- 
ché n' era poffeffore il famofo Car- 
dinale Guido Bentivoslio . Si oifer- 
fé Giovanni di dipignere a quel de- 
gniffimo Porporato lo sfondo della 
fala fenza pretendere altra ricompen- 
fa , che quella cortefia , che fi fofle 
compiaciuto d' ufargli quel Signore.; 
il quale veduta la fu a bravura , e 
bizzarria nelF abbozzo ^ e nella mof- 
fa delle fue figure , cominciava a con- 
cepire ftima , ed amore verfo di lui. 
Avendo al fuo fervizio due Franze- 
£ pittori di grottefche y quefti per 
non fo qua! mal talento , guadava- 
no la notte quello , che Giovanni 
(a) di pigne va il giorno > tanto che 
fecergli perder la grazia di quel Por- 
porato , che fu per cacciarlo da fe 
come un temerario , fé V ultimo gior- 
no, che con molto (lento , e molti 

pre- 



CO Queflo accidente occorfo a Giovanni da S.. 
Giovanni è raccontato diffufamente dal Baldìnucci 
nel tomo poJl».mo Jlampttto in Firenze nel ijzfr, # 
i. 16. dell» Vita di ejfà Giovanni . 



DEL DISEGNO. 3j.<? 

preghi s'indufTe a concedergli, Gio- 
vanni non ave{Te dormito lui ponte, 
e feoperto il tradimento . 

Bc Ma quefto accidente tritìo , e che 
io pure ho fentito più volte raccon- 
tare , fu ben prefto dileguato , aven- 
do quel Cardinale degniflimo colma- 
to d'onori Giovanni , ed effendo pro- 
venuto da invidia, e malvagità {in- 
goiare , che non tira a conieguenza; 
e non è totalmente al proponto no- 
ftro. 

M. Eccovene uno più puntuale , per* 
che non crediate , che ce ne Ga fcar- 
fezza , mentre ogni dì ne feguono ; 
ma lafciando i moderni , ve ne ac- 
cennerò un antico , e riportato , e 
pubblicato già dal Malvalla nella Vi- 
' ta d'Agoftino Caracci [a] . Quefti 
fu chiamato dal Duca di Parma per 
dipignere in una fua villa > racco- 
mandatogli anche per di più dal 
Cardinal Farneie fratello di fua Al- 
tezza. Primieramente gli furono a.f- 
fegnati dieci feudi il mefe di fet- 
te paoli , il che fia detto di paf- 

CO Malvaf. tvm. i. a cari. 404. 



3J0 DIALOGO V. 

fegJP 5 perchè oltre ad un si mi- 
„ ièrabile onorario , qual fi forfè la 
„ cagione ( d:ce il MI va da ) fé non 
„ forfè quella cattiva forte , che vo- 
,, leva accomunarlo ^er tutto , tro- 
,, vò incontri , ed incontrò diigufti 
„ da fare fcoppkre il cuore in un 
„ petto di bronzo . Quelli de' con- 
,, correnti furono i minori come 
„ con fu eri , ed in confeguenza ariti- 
,, veduti „ . 

B. Cosi è , perchè 1' invidia , come fi 
è detto, regna tra gli artefici tutti, 
e non tra' ioli pittori . 

M. Ma fé quel Duca foffe flato in- 
telligente di quelle arti da vero , 

Agoftino non avrebbe ingozzati tan- 
• . . y • 

ti bocconi amari . Ma ioggiusne lo 

n fteiTo autore, gli fu femore con- 

„ trario un certo Mofchini , capo 

„ ingegniere allora del Duca , al 

, y quale tutto fi deferiva . Portava 

„ coftiù un certo Gafpero Celio , e 

„ lo preferiva ad Agoftino , fuppo- 

„ nendo a S. A. effer altr' uomo , 

„ che il Bolognefe „ . Or qucflo 

non farebbe potuto accadere , fé quel 

Prìncipe avelie faputo alcun poco 

diftinguere il buono dal cattivo . 

Poi' 



DEL DISEGNO. 'tfl 

Poiché troppo ci correa da Ago- 
ftino Caracci , uno de' gran pittori, 
che abbia avuto la Lombardia , a 
quel Celio . E fé fi fo iTe creduto to- 
talmente ignaro di quelle arti , ia- 
rebbe andato dietro alla voce uni- 
verfaie de' gran maeftri , eh' Sal- 
tavano alle ftelle Agofìino , piatto 
fio che alle ciarle caviìloie dei fuo 
capoingegniere j il quale fece difpe- 
rare il povero Caracci, fino ad im- 
pedirgli di modrare un fuo quadro 
a quel Signore , e fargli dare dal 
cantiniere il vino fracido . In oltre 
non fi trovava mal la via ( come 
fegue il Malvafia ) di aprire quella 
benedetta camera , ctì et dipingea * 
fingendo/i ora ejferfi fmarrite le chia- 
vi , ora guafte , ora il cu/ìode ito al- 
la città , o altrove , e portatele /eco j 
onde fu forcato talora , prendendo la 
[cala dal muratore- , entrarvi per le 
finefire . Or vedete , fé vale il dire, 
che i pittori non hanno , che fpar- 
tire con i miniftri , o con altri ma- 
nifattori , o con dipendenti , o altre 
perfone , che pollano urtargli , e far- 
li tribolare. 
B. Ma che avvenne poi finalmente ; 

Que- 



35 * DIALOGO V. 

Quelle fono nojc infeparabili , e che 
s incontrano da chiunque vive in 
quello mondo ; le quali col tempo, 
e con la pazienza , e con il dilli- 
mulare fi fuperano. 

M. Sì per certo. Udite dal medefimo 
fcrittore , come le fuperò Agallino, 
e quello che gli avvenne : Tanto fé 
gli accrebbe la malinconia , che acco- 
randofene in fine , e- fentendoft man- 
care , preveduta la [uà morte , poco 
flette a finire i fuoi giorni . Vedete 
come furerò bene i fuoi travagli , 
e ficuramente e per fempre . Ma chi 
non li dilettafìe di fuperargli in que- 
lla guifa , non può far di meno di 
non lagnarfi altamente dell' avere a 
trattare con perfone imperite , e che 
tuttavia debbono , o vogliono giu- 
dicare T opere de' profeffori eccel- 
lenti . 

B. Io non fo più che replicarvi . Siete 
troppo bene a bottega , e troppo 
ben fornito di notizie , e di cogni* 
zione delle arti , ed avete fulle pun- 
te delle dita tutta la floria delle 
medefme , onde con voi non fi può 
contrariare fenz' andarne a capo rot- 
to . Avete veramente votato il fac- 

co, 



DEL DISEGNO. 353 

co , e cacciatine fuora tutt' 1 ma* 
Ianni , che travagliano la voftra pro- 
feffione , e lo avete cosi bene icof- 
fo , che dopo averci ben penfato , 
veggo j che oramai non ce ne fon 
più . 
M. Piano , e dove lafciate voi quelf 
altra nojofa fciagura , ed è , che co- 
loro , che non s' intendono un' acca 
di pittura , vi danno foggetti ipro- 
pofitatiffimi da dipignere , ne' quali 
non fi faprebbe far onore Raffaello, 
né il Rubens > né Pietro da Corto- 
na , né Carlo le Brun , tanto eccel- 
lenti nell'invenzione? E talora po- 
co meno che meffer Erminio Gri- 
maldi (a) , vi richieggono di dipi- 
gner cofe , che non furono mai né 
vedute , né udite , né immaginate , 
o vi propongono cofe tanto mal 
convenienti , e fuor di fquadra , e 
che non fi poflbno per neifuna gui- 
fa efprimere co' pennelli , quanto 
farebbero i tuoni , o gli ftarnuti , 
che furono per uccellarlo propodi 
al medefimo meffer Erminio ? Ov= 



(a) Bocc. Giorth x. nov, 8. 



354 DIALOGO V. 

vero fi faranno fare i penfieri da 
uomini dotti in vero , ed eruditi , 
ma che non avendo né pur fatta 
una minima rifieffione a quefte ar- 
ti , vi mettono fra mano cofe co- 
tanto di lungi dall' eifere pittore* 
fche , quanto è il cielo dalla terra . 

B. Molte volte è neceffario il dare il 
foggetto , perchè la pittura , fate 
conto , andrà pofta , o fatta in un 
determinato luoqp ,. o dovrà accom- 
pagnarne ma ^ che vi era di prima, 
o che per alcun altro motivo bifo- 
gna determinarla . In un luogo fa- 
ero non f: potrà fare una ftoria dì 
Numi», od in un refettorio di Frati 
le forze d 5 E i-cole. 

M. Voi avete ner ingenito di dar fem- 
pre in piacevolezze . Ma parlando 
lui ferio , quefta ve U accordo , e ne 
fon cauaciMirm ; anzi di più ezian- 
dio tra le cole , o fa ere -0 profane , 

ftoriche o favolofe , fo bene , che 
fi dee fce^liere niù una che un' al- 
t/a , ed in un Convento di Ap.ofti- 

1011 dipingerci i fatti di S. 

1 ncefeo . So ancora , che chi mi 
commette un quadro , è dovere, che 
dica qua) cola vuole , eh' efìb rap- 

pre- 



DEL DISEGNO. 355 

preferiti , quantunque fi troverrebhe 
meglio fervilo , fc ne lafciaffe t e- 
lezione al pittore j ma quefto non 
lo pretendo ,. mentre lo pretendile 
Salvator Rota (a) , che perciò aven- 
dogli un Patentato , che fi trovava 
in letto indifpofto , moftrato def.de- 
rio , eh 7 egli compiacerle il fuo me- 
dico , che lo richiede? d' un qua- 
dro , ed avendo il Rofa accennato 
di volerlo fervile , fi fentì dire dal 
medico , che non lo cominciarle , fé 
prima non gli dava la deferizione 
di quello % che vi volea * Mette che- 
to il Rofa , ed afpettò > che il dot- 
ta fifico fi ponete a fcriver la ri- 
cetta rer quei Principe , e corfogli 
addoffo gli di (Te , che fermafTe , e non 
la fcriveile , fé prima egli non gli 
fnggerrva come and affé fatta quella 
ricetta , e quali ingredienti doverle 
mettere in quella medicina * Di che 
fi rife il medico , dicendogli , che 
quello Io dovea fapere , chi era 
medico , e non egli , eh' era pitto- 
re; e così ( rifpoìe Salvatore ) quel- 
lo 

(a) Baldinucci Vita dì Salvator Rofa , 



35<£ DIALOGO V. 

lo che ho da dipignere, l'ho da fa- 
pere io , che fon pittore , più di voi 
che fiere medico . 
B. QueJta mi pare una delle folite ftra- 

vaganze di quel fervido cervello. 
M. Lo dico ancor io , ma non è , che 
molti non fi meritaffero quefta ri- 
fpofta , quando , dopo avervi dato 
il fogaetto , vogliono ftare a tem- 
peltarvi , e rompervi la fantafia con 
dire : Io ci vorrei la tal cofa , e la 
tale, ed una figura, qui a giacere, ed 
una qui ritta , mi avete capito ? 
Non io fé abbiate intefo bene • e 
qua vorrei che fi vedeffe un poco 
di campagna con un fiume , e da 
quefV altra parte una zuffa di falda- 
ti , e cofe fimili . Quelli hanno a 
ftare nel tal fito , e quefti nell' al- 
tro . Avvertite a far che quefti ften- 
dan le braccia in qua , e gli altri 
in là; che a fentirli mi viene pro- 
priamente un fudor freddo alle tem- 
pie , vedendo , che cosi ignoranti , 
come moftrano di effer chiaramente 
con quell' inetto dilcorfo , pretendo- 
no di faperne più di me , che qual- 
unque io mi fi a , fono dozzine d' 
anni , che profeflò queh? arte , e fé 

non 



DEL DISEGNO. 357 

non r ho imparata , almeno l'ho ftu- 
diata , eh* eglino non hanno fatto 
né T uno , né f altro . Io m' afpetto 
un giorno , che m' abbia a fuccede- 
re come a Giufeppe Sai viari (rf), a 
cui da uno di coltoro fu ordinato 
un quadro , che rapprefentaffe la Ma- 
-dre dì Dio , e fapendo , che i co- 
lori più nobili , e di maggior prez- 
zo erano l'azzurro, ed il carminio, 
voleva in tutte le maniere , che per 
fua particolar divozione le facefie 
un. occhio di carminio, ed uno d'az- 
zurro , coftafTe quel che mai poterle 
portare . 
B. A quefto propofito mi fovviene d' 
aver veduto , pure a me , in Firen- 
ze nel Refettorio de' PP. Serviti , 
la cena del Farifeo . foggetto adat- 
tato a quel luogo j ma perchè nel 
campo vi rimanea del fito vacuo, 
vollero que' buoni Religiofi , che il 
pittore vi aggìugneiìe la Santimma 
Vergine , che dava 1' abito a' fette 
Fondatori di quell' Ordine. Sov- 
vienimi ancora , che in S. Lorenzo 

delia 

(a) Rìdolf. psrt. x, a e. 224. 



358 DIALOGO V^ 

delia fteffa città in una bellifllma 
tavola del Roffo , rappreiemante lo 
fpofalizio della Madonna , il padro- 
ne , che la fece fare , vi volle un 
Frate Domenicano , che vi fa uno 
fpicco mirabile . Ed in S. Maria 
Novella nella tavola della Refurre- 
zione, dipinta dal Vafari , fono al- 
cuni Santi , ed alcune perfone in- 
cognite , che vi vollero i padroni 
della cappella , eh' è con tra il rac- 
conto del Vangelo . 
M. Ed a me mi lbvviene ciò che di- 
cea T Albano , regiiìrato dal Mal- 
vafia . Quel gran pittore , riguar- 
dando la tavola ammirabile del gran 
Raffaello , mandata da lui a Bolo- 
gna , e collocata in S. Giovanni in 
Monte , compiagnea la diiavventu- 
ra di quel divino pittore , a cui era 
flato dato un foggetto cotanto fie* 
r!c, e cotanto mefehino , e di pili 
tanto improprio . Poiché in vece 
di proporgli qualche froria bella , e 
ccpiofa, ed erudita , gli fu ordina- 
to di rapprefentare una S. Cecilia 
con un S. Paolo , che non ci ha 
che fare cofa del mondo , con altri 
tre Santi , che ci hanno che fare meno 

di 



DEL DISEGNO. ^g 

di lui. Ma è meglio fentire V Al- 
bano dello (a) : „ Quefto gran pit- 
,, tore ( intende di Raffaello ) ebbe 
„ Hi quel comando legate le mani, 
„ in riguardo al fuo belliffimo in- 
gegno &c. R erta no i quattro qua- 
li oziofi Santi , i quali a mio pa- 
rere non concertano , né hanno 
relazione iniìeme , e ne pure con 
5 , S. Cecilia . Cosi interviene bene 
5 , fpefiò per caufa de' padroni , che 
v fanno fare le tavole , rokhè le- 
M gano le mani a' pittori „ . Che 
fé chi commefTe a Raffaello quella 
tavola , gli averle lafciato dipignere 
o lo fpofalizio della Santa , o quan- 
do distribuì i fuoi beni a' poveri , 
o quando fu condotta al tribunale 
del tiranno , o il fuo martirio , o 
il ritrovamento del fito corpo , chi 
può immaginarli quanto miracolofa 
cofa farebbe riufcita quell' opera*? 
B. E' difficile ritrovare chi commetta 
i quadri a' pittori con le condizio- 
ni , con le quali commefie il Pro- 
curatore Benedetto Moro ( b ) una 

ta- 

<jì) Malv. torà. 2. p. 4. a e. 245. 
<.b) PJdolf. pan. 2. a e. 195. 



$Ó0 DIALOGO V.^ 

tavola al Palma giovane, cioè , che 
diiponefTe le figure a ilio modo , e 
quali , e quante , e dove gli piace- 
vano ; che prendere ti tto il tem- 
po ,'_che gli folle neceflario , e co- 
modo • e che ricevette quel paga- 
mento , che avelie egli medefimo 
giudicalo onefto , e convenevole . 
M. Quelle a' tempi nomi fono pro- 
pofizioni dannate , né fi odono pi li 
profferire • ma è vero altresì , che 
anche ne' tempi andati non fi tro- 
va , che foffero fatte fé non di ra- 
diammo ; e bifogna dire , che quel 
nobile uomo forte di profondo giu- 
dizio , e veramente intendente , e di 
grand' animo , come lo fono comu- 
nemente que' Senatori , . che giungo- 
no ad effere Procuratori di San 
Marco (a). Ma vedete, fé io fon 

di- 
ra) Di quefto , che dice qui Maratta giute- 
jnente de' Senatori Veneziani , ne abbiamo in ge- 
nere d 1 Architettura una lumi no fa riDrov* nelle 
tante belle fabbriche , delle quali è pieoa Vene- 
zia , per eflerfi ferviti del Palladio , d?I Sanfovi- 
no, e d'altri fintili eroi, e naia ìcelra , che fe- 
cero dello Scamozzi , il più celebre Archi: ct.o li 
que 1 tempi , volendo profeguire le Procur 
nuove ; e tu qran danno , che un sì valentuomo 
non le conducete ancora' al àio termine. Ripor- 
terò 



DEL DISEGNO. %6l 

difcreto ; delle tre condizioni pro- 
pone al Palma mi contenterei d'u- 
na fola ; e condefcendendo , che mi 
fofle prelcritto il ^tempo , ed il prez- 
zo > mi ballerebbe , che mi foffc la- 
Q fciata 

terò quel che ne dice un Architetto , non fore- 
stiero , ma Veneziano , anzi 1' Architetto ftefTo 
della SerenifTima Repubblica , e forfè il più dot- 
to, ed il più erudito Architetto de' nostri tempi, 
io dico il Sig. Tommafò Temanza [ che io qui 
nomino per onorificenza , e per lafciare memori» 
a' pofteri dell' onore , che ho avuto di godere del- 
la iua amicizia , e della (lima fmgolare , che ho 
per elio ] nella Vita del detto Scamozzi data 
queft'anno alla luce , dove parla delle Procurazie 
ruovc , profeguite dal detto Scamozzi , ove fi leg«« 
gè quanto appreflò a cart. 17. 

Quantunque la quarta Procurala arrivi fitti 
tXV arco xxii., incominciando dalla cantonata di* 
rimpetto alla panatteria ; fi fa però chiaro daW 0+ 
fera fteffa , che lo Scarno?,*:* non la condujfe , che 
fino air arco sili, dove termina la feconda &ei 
Sicché gli altri ix. fino al termine della quarta 
Procurala , non furono continuati fono la di lai 

direzione Dopo il x. arco lo Scantoni 

non vi mife più mano , perchè V opera fu guida* 
za piuttofio da artefici puramente meccanici , che 
da Architetti dì grido . Il primo , che "J ebbe ma* 
no , fu Francefco di Bernardino , poi Marco dell* 
Carità^ al quale nel 1640. fu fofittuito Baldaffar* 
re Longhena, che viffe fino al 16S1. Co (lui , che 
dal baffo mefiiere di jcarpellino era fai ho al grad» 
d' Architettore , conduffe la fabbrica fino alla log* 
già verfo /' Afcenfione . Ancorché foffe egli in mol- 
ta Jiima al fuo tempo , fu però Architetto medio* 
tre, ed avea tuti i difetti di fèefPeti . Quhtdi 

è, che 



$6l DTALOGO V. 

fciata la libertà circa il penderò , 
e T invenzione , cioè circa il {og- 
getto , che io doveffi dipignere • o 
poi finalmente almeno mi fofìero la- 
fciate le braccia fciolte circa il dif- 

por- 

è, che negli archi , che feguono dopo ì x. primi, 
fi vede un manifefio dicadimento deW arte , per* 
che tutto è goffo , e fenz.a grafia 5 e fenz.a fveU 
tez^a . 

Quefto paffo della Vita dello Scamozzi è 
molto notabile , né faprei capacitarmi , come po« 
teffe effere avvenuto , che uno fcarpellino foffe 
{lato mefTo al pari d' un sì grande Architetto ; fé 
non mi ricordarli , che Carlo Maderno Truccatore, 
non fu meffo al pari , ma fopra il Bonarroti , fa-* 
cendogli racconciare C cioè ftorpiare } la fua qua* 
fi divina Pianta del Tempio Vaticano . Mi ha 
fatto anche ftupire quel che dice il Sig. Temane 
za con tutta verità : che negli archi , che fegui* 
tano quegli architettati dallo Scamozzi , fi vede 
un manifejìo dicadimento deW arte . Ed ho detto 
dentro di me , fé fi vedea ciò , come mai tutti 
gli occhi Veneti non lo videro ? Ma mi è ceflfa* 
to ancora quefto (lupore , quando mi fon ricorda* 
to , che girando il Vaticano per la parte di fuo« 
ri ì fi vede V ornato miracolofo del fondo del 
tempio , lavorato fotto gli occhi di Michelangelo, 
e poi il proseguimento di effo fino alla facciata 
collo ìrefTìffimo difegno , ma lavorato in così tri- 
lla , e dolorofa maniera ; onde redo capace , che 
lo fleffo fia feguito per appunto in Venezia , fen- 
2a che deflfe negli occhi a neffuno , come non det«* 
te noja a neffuno in Roma la comparazione del 
più gentile , e più pulito lavoro , meflb al canto 
ai più goffo , e più ftrapazzato , che uno fi pofTa 
immaginare, tal che non pare il difegno fteifo. 



DEL DISEGNO. 363 

- porre il foggetto a mio talento . 
Io vi dirò anche un altra cola , che 
chi commette i quadri , e dà i pen- 
fieri a' pittori , dovrebbe conoice- 
re dove confitte individualmente iL 
forte di ciafcun pittore , per met- 
tergli tra mano cofa dove fi< potef- 
fé far più onore , e cosi chi ordì» 
na il quadro , averlo più eccellente. 
Per efempio chi averle commetto a 
Michelangelo di dipignere il Con* 

. cilio Niceno , non ne avrebbe ri- 
cavato un 5 opera ad un molto gran 
prezzo fi: [inabile , come fé lo avef- 
fe richiedo -di rapprefentare il dilu- 
vio mniverfaie r o altro foggetto , 

- dove avellerò luogo molti nudi, nel 
dipignere i quali era maggiore la 
fua bravura . In tal guifa Pietro da 

■ Cortona non ha mai fatto cola più 
fublime , né più eccellente delle 
ftanze de' Pitti , dove- ha fi; cerato 
fé fteflb, perchè gli furono 'dati da 
Francefco Rondinelli Bibliotecario 
del Gran 'Duca foggetti eroici , trat- 
ti dall' antiche iftorie ■ ne' quali e- 
qìì era -veramente Angolari ffimo ; e 
così andate difcorrendo d' alcuni pit- 
tori . 

Q % B.Cer- 



364 Jet- r ■ a l o e o v. 

B. Certo è , che ehi voleffe fare una 
nota di tutte le (conciature , e le 
moftruofità, che s incontrano nelle 
pitture , per quel che riguarda l'in- 
venzione , caufate dalle voglie , da' 
penfieri ftrani di chi ordinò , e 
commife quell' opere , empirebbe un 

* gran quaderno , 

M. Ma fentite un altra malaventura , 
che viene addoflò a noi altri pove- 
ri pittori fenza averci né colpa , né 
peccato , e quel eh' è peggio fenza 
averci rimedio . Molti di quelli Si- 

. gnori ricchi , e potenti avendo da 
noi avuto un quadro , e compiacen- 
dofene, Mimandolo un' opera {Ingo- 
lare , o perchè efla fia tale in ve- 
rità , o perchè la fentono per tale 
decantare da tutti , s' invogliano di 
farla intagliare in rame . E creden« 
dofi d' avere tanta cognizione da po- 
tere fcegliere un bravo intagliatore, 
fcelgono o il peggiore , o uno che 
non fa 1' arte fu a né poco, né pref- 
fo , il quale vi feiupa quel bel qua- 
dro , non mettendolo ne 1 fegni , e 
ne' contorni giudi , e non dandogli 
quel chiarofeuro , e quell' accordo, 
che con grande avvertenza, e fape- 

re 



BEL DISEGNO. 36$ 

re gli avea dato il pittore ; ficchè 
chi vede quella ftampa col nome 
dell' inventore , e dell' incifore inta- 
gliatovi da piede ; e vede infieme 
tanti fpropofìti , non fa a chi di que' 
due debba dare la colpa . E ponia- 
mo, che fia uomo difcreto , e che 
ne dia carico all' intagliatore , farà 
difficile , che non fofpetti , che qual- 
cheduno non fé ne debba addoffare 
a chi la inventò , o certamente , e 
fenza fallo da quella ftampa non ver* 
rà a formare la giufta ftima del pit- 
tore, o almeno di quel quadro, che 
per le medefimo farebbe riialtare , 
vitto in originale , l'eccellenza del- 
l' artefice . 
B. Io, che, come fapete, fo raccolta 
di ftampe , non pofìb fé non con- 
fermare pienamente il voftro detto , 
ed aggiugnervi molto più , perchè 
giornalmente me ne fono portate di 
quelle cavate da tavole eccellentiffi- 
me , che fanno paura , e pietà in- 
fìeme; veggendo come da quel dif- 
graziato intagliatore è fiata malme- 
nata qualche ammirabile produzio- 
ne, o del Bonarroti, o del Coreg- 
gio , o di Tiziano , od' altro fimi- 

Q.3 1? 



$66 DIALOGO V. 

le eroe delle noftre arti . E di ve- 
ro quelli , che fi propongono di fa- 
re intagliare qualche pittura , Info- 
gnerebbe , che foflero intelligenti , 
o fé non fono , fi conofceflero per 
tali, e fi accoftaffero a chi li po- 
nete, fulla buona ftrada , per trova- 
re un valentuomo , che ne faceife 
il difegno , ed un altro fimile , che 
lo riportaffe in rame. 

M. Il peggio è , che ora come ora non 
bafta :quefta : cognizione in chi fi'ac- 
cinge a quefl' imprefa , perchè t ar- 
te dell' intagliare è mezzo eftinta , 
ftante che non fi ftudia,come ande- 
rebbe ftudiata . ConciofTiachè , dove 
prima chiunque fi voleva applicare 
a quell'arte, cominciava dal fapere 
ragionevolmente dipignere , e fenza 
remiffione dal fapere eccellentemen- 
te dilegnare ; adeffo faltando quefti 
due necefTarj fondamenti , dopo ave- 
re imparati così così i principi del 
difegno , che s' infegnano a' fanciul- 
li , cominciano ad adoperare il bu- 
lino , ed a ftudiare il modo di ma- 
neggiarlo , o di dare a dovere l'ac- 
qua forte , e torto fi dichiarano pro- 

fef- 



DEL DISEGNO. 367 

feflori d' intaglio in rame , e fono 
creduti tali . 

B. Anche quefto è pur troppo vero , 
e veggo chiaramente , che una tal 
arte pure fi va a perdere miferam en- 
te ; ed io lo provo tutto di, perchè 
facendomi bene fperìò di meftieri di 
fare intagliare varj rami per infe- 
rirgli nelle mie opere, che vado gior« 
nalmente ftampando , non fo più do» 
ve voltarmi per trovare , non dico 
un eccellente incifore , ma uno, che 
parli la mediocrità , e che faccia co- 
fa , che fi porla comportare . 

M. Dovrebbero pure quelli , che fi vo- 
gliono incamminare per quefta pro- 
ferTione , confiderare , che Alberto 
Duro, Marcantonio, Agoftino Ca- 
racci , Agoftin Veneziano , il Bona- 
fone , il Galeftruzzi , ed il noftra 
Pietro Santi Bartoli fono afcefi ad 
una sì gloriofa rinomanza , e le lo- 
ro carte fono montate a prezzi co- 
sì eforbitanti , principalmente per 
r accuratezza , e la giuftezza del lo- 
ro difegno , e per la perfetta preci- 
fione de' contorni , più che per aver 
faputo maneggiare a maraviglia il 
bulino • nel che fono flati di gran 
Q, 4 lun« 



$68 DIALOGO V. 

lunga fuperati da' Francefi , e da' 
Fiamminghi ; e pure fi va più in 
traccia , e fi fa maggior ricerca , e 
ftima delle ftampe de' primi , che 
de' fecondi. Quindi è , che i po- 
veri pittori fono flati forzati ad in- 
tagliare da per fé f opere loro . 
B. E per quefta ragione le loro carte, 
benché incife y per quel che riguar- 
da r intaglio y affai più debolmente, 
fono tuttavia tenute più care , e più 
braccate , come fono quelle che di 
Raffaello , e del Domenichino ave- 
te intagliate voi (a) . Ma tronchia- 
mo per oggi quefti difcorfi y perchè 
non iblo fono rimafo perfuafo evi- 
dentemente dell' infelicità della vo- 
ftra arte per tutti quei motivi , che 
mi avete addotti , e fono venuto 
pienamente rie' voftri fentimenti ; ma 
nel ripenfarvi in quefti giorni mi fi 
è a poco a poco creato nelf animo 
un chfgufto , ed una noja , ed un' 
afflizione , che credo , che fuperi la 
voftra . Però vi lafcio , e ci rive- 
dremo 

Ca") La floria d* Eliodoro dipinta da Raffaello 
nelle flange Vaticane , e la flagellazione dì S. An- 
dre* in S. Gregorio del Domenichino , 



DEL DISEGNO. 3<?9 

dremo dopo , che avrò alquanto fva« 
porati quefti mali umori . 
M. Sarà bene per voi, e per me, ed 
allora parleremo di cofe più liete. 



IL FINE. 



QS J» 



I 7 I 

INDICE 

DELLE COSE NOTABILI . 



*A 



.Gnolo Baccio, can.qj. 

Alberti Leon Battifta . i6p. 

Aleffandro Magno , derifo dagli fco- 
lari d' A pelle . o. Meno intelligen- 
te del fuo cavallo. 227. 

Ancona : fuo Porto ripieno . 73. ec. 

Architettura perita. 151. Non fi ftu- 
dia da chi la profeffa , ma da chi 
non la profefla. 152. Come fi ftu- 
dì. 154. ip8. Fine della medefi- 
ma. i£p. 200. 

Architetture ftorpiate nell' efeguirle . 
V. Fabbriche. 127.i28.12p. 130. ec. 

Architetti , fi dovrebbero punire , quan- 
do la fpefa delle fabbriche crefce 
affai . 85. 87. Poffono effere eccel- 
lenti , benché dotti in altre mate- 
rie . 125. 

Architetti tutti , o pittori , o fcultori. 
172* Cofe neceffarie , per effere Ar- 
chitetto. 173, 174. 175. 176. Co- 
Q, 6 piano 



172. INDICE 

piano il buono , ma male . 180.183. 
190. 192. 2.1 1. 212. ec. Cofa fap- 
piano i moderni. -194. 
Àuflènzio contrafta con Ciriade , per 
la fabbrica d' un ponte . 7^. 



B 



Baccio* V. (T Jfgnolo .. 

di Baccio .. V. Nanni . 

Baldiaucci Filippo , ferirle la Vita del 

Brunellefco. 103. lodato. 117* 
Bandinelli Baccio. 30. 31. 
Ba-adinello,. feiupa i marmi abbozzati 

dal Bonarroti , e perchè . 324. 
Barbaro Daniello . 87. 
Bellori Gio. Pietro , da chi ftudiafTe 

il difegno. 5. Pofiilla le Vite dei 

Baglioni, lodato dal Maratta, 5. 6.7. 
Bernino cav. Lorenzo , calunniato.! 15-, 

116. Architetto- de' portici • di S. 

Pietro . 1Ó8. e della fontana di 

piazza Navona . 
Boccaccina biafima le pitture del Bo- 
. narroti . 169. 27C. 
Bonarroti ; contrarti , che ebbe lotto 

vari Papi. 50.- 54. 55. 56.57. Suo 

difegno della Certofa di Roma , mo- 
. dern amente ftorpiato. 6z,6$*6fy Non 

vuole 



INDICE 173 

vuole abbandonare la fabbrica del 
Vaticano, e perchè. 61. 65. 67. 
Si licenzia da Roma . 68. 69. Suo 
difegno di S.Gio. de' Fiorentini . 88» 

Bonarroti , fuo difegno rigettato , e 
perchè. 134. Sue fabbriche pajon 
più grandi di quel che fono.13o.141. 

Bonarroti . L' ordine attico della bafi- 
lica di S. Pietro , non è fuo dife- 
gno. 144.145. Altre fue opere ftor- 
piate . 14o.147.168. 

Bonarroti non ebbe maeflro nell' Ar- 
chitettura. 173. Biafimato dal Boc- 
caccio. 270. Suoi marmi abboz- 
zati fciupati dal Bandinello. 324. 

Boninfegni Domenico . 29. 30. 

Bordone Paris , pittore raro , perchè 
fé ne andò di Venezia . 36. 

Borromino lodato. 1Ó5. 

Bofchi y come chetaffe un ignorante prò- 
fontuofo.220. E altri cafi fimili. 221. 

Bramantino Architetto . 203. Braman- 
te fua Pianta di S. Pietro. 13$. 

Bruno > pittore cattivo , fatto celebre 
dal Boccaccio . 92* 

Brunellefco Filippo, 13. 

JBrunellefco , contraili , che ebbe in Fi- 
renze per la cupola . 6o.77.ee. Re- 
ftaura i' architettura . £4. Sua. vita 



174 ! • 9 1 ti 

ms. perduta . 103. 
Brunellefco. 158. 192. Sue fculture ; 
19Z. 103. 

C 

Calunnie regnano per tutto , poi fi 

dileguano- 27Ó. ec. Non punite . 

283. 284. 
Campanile di Verona rovinato , e per- 
chè . 116. 127. 
Cantarmi Simone da Pefaro . 227. ec. 

Travagliato . 228. 229. 2^2. 
da Capognano Giovannino , pittore re* 

dicolo . 300. 
Caprarola, fuo palazzo ; da chi fab« 

bricato. 12. 
Caracei Annibale , maltrattato . 249* 

2j6. Sue traverfie. 271. ec. 
Caracei Agoftino, perfeguitato in Par* 

ma. pi. 
da Carpi Girolamo pittore ; fi parte 

dal fervizio dei Papa , e perchè.45. 
Caravaggio arirepofto a Guido . 278. 
Cafìfiodoro , fuo bel detto. 12. 
Cartello Bernardo ; fua tavola levata 

di S. Pietro . 287.203.294. 
Celio Gafpero y fua opera citata. 330. 

331.350. Preferito al Caracei. 351. 
Cerchi delle cupole difapprovati .112. 

Cer« 



T R D : ! C E r7S 

Certofa fìorpiata. 6z.63.64.176. : 

Cefi Carlo pittore, biafima le pitture 
de* Caracci. 273. 

Cigoli Lodovico , fece il difegno per 
la facciata di S. Pietro. 258. 

s. Cipriano Vefcovo , e Martire, fuo 
detto. 335. 

Città , libro , che conteneva i difegni 
delle fabbriche pubbliche. 188. 

Colonna , che fi ruppe , perchè un ar- 
chitetto la riparò male . 16. 

da Cortona Pietro Berrettini . 1 66* 
l26. Cronaca , infìgne architetto . 
183. Cupola di Firenze, veffata , 
come anche quella di Roma . 102. 
103. 104.105. 10e.107.108.10p. 110. 
in.H2.i58.Cupola della Rotonda. 
158. Cupole , che minaccian rovi- 
na in Roma. ii^. 



Dilettanti delle- belle arti * e chi me- 
ritino quefto nome. 7. 8: Il dilet- 
tante non. è fempre intendente.242. 
Ed allora pregiudiziale fommamen- 
te alle belle arti . 2S4. Ed altrove 
quafi per tutto. 290. ec, 

Difegiii . Y, Fabbriche . 3 1 

Do» 



ij6 i m d i e e 

Domenichino, Tuoi travagli in Napo- 
li . 222. 243 27^. 
Donatello. 13. 14. Suo detto, zóp. 



Editto del Duca di Mantova. 133, 

E del Re Sardo. 133. 
Empoli Jacopo pittore . Suo detto , 

268. 
Eugenio IV. biafimato . 13. 16. 



Fabbrica di S. Pietro creduta rovino- 
fa da perfone d' autorità , ma igno- 
ranti. 72. 73. 

Fabbriche ben difegnate , ftorpiate nell* 
efeguirle. 96. 97. 98. 99.100.101* 
151. Antiche diftrutte. 151. 

Facciata di S. Lorenzo di Firenze^c. 

Facciata di S. Pietro y ed errori in 
efla notati . 200. 258. 

Falconieri Paolo, lodato. 126. 

Farnefe Cardinale; come male ricom- 
penfafle il Caracci , per avergli di- 
pìnta la galleria . 250. ec. 

Ferratino Vefcovo fopraftante alla fab- 
brica 



INDICE 177 

brica di S. Pietro . 66. 70. 

Ferri Ciro ; fua cupola di S. Agnefe. 
32Ó. Storpiata. 327. 

Fontana il giovane , volle alzare la 
colonna Antoniana , e non gli riu- 
fci y e perchè . 161 • 

Fontana di piazza Navona , e di Ter- 
mini, e di Trevi. 169. zoi. E di 
S. Pietro in Montorio. 171. 

Fontana Domenico, che creile f obe- 
lifco di S. Pietro , fu cacciato da 
Roma . 287. 



Gaeta Luigi . 64. 70. 
Galileo; fuo detto. i<5l. 1^3. 
Geometria neceffaria agli Architetti . 

160. 
Giardini, bene architettati. i$6.i$6. 
G hi berti Lorenzo . 70. 
fra Giocondo Veronefe lodato . 81.82. 

83.- 8 4 . ? 

s. Gio. de' Fiorentini , difegno di ef* 
fo fatto dal Bonarroti . 88. 134. 

Giulio III. notato dal Vafari. 48. 50. 
Guido. V. Reni. 



s.Igna« 



I78 INDICI 



s. Ignazio , fua Chiefa ftarpiata . 96. 
Ignoranza , non nuoce , fé non è con* 

giunta colla prefunzione. 5^. 
Intagliatori in rame, ftimati per l'ec« 

cellenza del difegno. 367. 



Laureti Tommafo ; trattato meglio di 
Raffaello . 279. 

Lazzeretto di Verona ♦ 128. 

Legge . V. Editto . 

Libreria Vaticana dipinta da pittori in« 
felici , quando ci erano moltifTimi 
ottimi . 200. ec. 

Ligorio Pirro , architetto . 6j* 

Lippomanno Luigi , Vefcovo di Ve- 
rona . Fa un campanile , perchè fi 
fidò del fuo Vicario , e però rovi* 
nò. 123. 



M 



Maderno Carlo. 135. Di ftuccatore 

divenuto architetto* ivi. 169. 
Mantova . V. Editto . 

Ma* 



INDICE I79 

Maratta Carlo; fuoi travagli avuti in 
Roma. 225. 

fra Marco de 1 Medici Domenicano f 
bravo architetto . 1 16. 

Medici . Famiglia protettrice delle 

•j beile Arti , perchè intelligente del- 
le medefime. 281. 

Megabizo, derifo da' garzoni d'ApeU 
le . 9. 

Mercato nuovo di Firenze. 20. 21. 

Milani Aureliano pittore . 1&9. 

Minozzi , detto Gio. da s. Gio. fue 
pitture . z66. Dipinfe nel palazzo 
Rufpiglioii , e quello che ivi gli ac* 
cadde . 348. 

Modelli del Vaticano. 83. 84. 88. 

Montalto Cardinale; fuo detto . 334. 

N 

Nanni di Baccio Bigio. £3. 73. 
Niccolò V. Papa-, lodato . 18. 

O 

Orazio fuo bel detto. 2. 



Pai. 



180 r n d i e i~ 



Palladio architetto eccellentiflimo . \6g. 
Paolo IV. diftrufle alcune pitture di 

Raffello. 300.310.31 1.312.313.314* 
Peruzzi BaldaiTarre. 172. 
s. Petronio di Bologna ; difegni per 

abbellirlo. 34. 
s. Pietro in Vaticano , perchè paja 

piccolo. 135. Sua pianta ftorpiata . 

Pintuiicchio Bernardino ; de goffàg» 

% S ini • 3 2 3- 
Pio IV. fuoi contrafli col Bonarroti . 

60. ec. 

Pippi detto Giulio Romano ; fua ta- 
vola nella Chiefa dell' Anima , gua- 
da . 330. 

Pippi Giulio Romano, perfeguitato in 
Mantova , e difefo dal Duca . 34A 

Ponte rotto, fua ftoria. 50. j$. 

Porte del Vaticano. 13. E di S.Gio, 
di Firenze . 15* 

Pittura. Arte piacevole , come ama* 
regalata. 1. 2. 

Pitture eccellenti , perdute per negli- 
genza, o per ignoranza. 304. 305. 
30Ó.307. 308.300. Ritoccate ,o pulì- 



INDICE l8l 

te, fi guadano. 327. ec. 
Pitture ritoccate . 320. '330! 337. E v 

meglio tenerfele mezze guafte , che 

farle ritoccare . 100. 
Pittori , e molte loro invenzioni. 107. 

eccellentiflimi mal pagati . 333.334» 

Principi intendenti. o. 10. 20, 



Raimondi di Marcantonio intagliatore 
eccellenti/fimo nel difeimo , biafima* 
to da un Inglefe . 339. 

Reni Guido ; fue traverfie . 278. Lo- 
dato . 208. Pofpofto al Pomarance 
nella cupola di Loreto. 303. 

Ricci Pier Francefco . 20.21.22. 

del Riccio, Senatore Luigi. 188. 

Riccio Domenico , detto Bruciaforci. 
i 99 . 

Ricciarelli da Volterra Daniello . 6$. 

■ 70. 

Rofa Salvatore, io. Contrago, che eb- 
be con un medico. 355. 

Ruggieri Ferdinando , fua opera . %6. 

Ruttici Gio. Francefco , eccellente bron- 
zila , e fue difavventure ec. 42. 



Sai 



ifo i m 



Salviati Cecchino ; non volle ritocca- 
re alcune pitture. 331. ec. 

Sammicheli Michele Architetto. 121. 
122. 123. 

Suoi difegni ftorpiati . 130. 131. 132. 

Sangallo Francefco, fuo bel parlò d'iw 
na lettera . 32. 

del Sarto Andrea , sfidato a duello e 

Scamozzi Architetto . \6g. 

Scerbellone Gabrio . 69. 73. 

Serlio . i6p. 

Sidonio , e fuo detto. 21. 

Sifto IV. fi dilettava delle belle arti, 

ma non fé ne intendeva. 90. 320. 

321. ec. 



Tacca Pietro Scultore . 280. Trava« 

gliato. 281. 282. 283.284. 
Tarlo falegname diventa Architetto • 

21. Suoi errori ec. 24. 
Temanza Tommafo . Architetto della 

fereniffima Repubblica Veneta. 3Ó2. 

Vite da lui fcritte da varj Archi- 

tetti; 



INDICE 183 

tetti; lodato. 361. 
Tibaldi Pellegrino , pittore eccellente, 

poi Architetto, ipi. ipz. 
Tiziano; fu e pitture difprezzate . 237. 
Tribolo Scultore , biafimato per la iua 

diffimulazione . 23, 



Valefio^ Luigi , di fchermitore divenu- 
to pittore cattivo. 2^4. Stimato , 
e protetto. 295. Suoi artifizj . ipp. 

Vandick ; perchè fé n andò da Roma. 

Vafari, più Architetto , che Pittore. 

l 7i; 

Veneziani gentiluomini intelligenti del- 
le belle Arti. 3Ó0. 

Viani Gio. Pittore, fua modeftia.74. 

Vignola . ió 9 . 171. Fu pittore , e 
maeftro del PafTerotti . 104. 

Vitmvio, fuo bel detto fpiegato.75.75. 

Viviani Vincenzio , Mattematico ce- 
lebre. 188. 

Volgo, chi fia. 316. 

da Urbino Terenzio . 334. 



Zam« 



184 IN 



Campieri, o Sampieri , N.Domenicbìno. 
Zattfragnino , maeftro ridicolo , e io- 

ftenuto. 82.83.84. 
Zuccheri Taddeo * mal gradito da Pio 

IV. 232. 



FINE. 




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