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Full text of "Nuova_Elettronica_235"

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Anno 40 - n. 235 
ISSN 1124-5174 

CONTATORE GEIGER MULTIFUNZIONE 


RIVISTA BIMESTRALE 

Tarila R O.C.. 'Poste Italiane s.p a 
Sped in a.p f - D.L. 353/2003 
(conv, in L. 27/02/2004 n" 46) 
art. 1 comma i, DCB (Bologna)" 

MARZO-APRILE 2008 


RIDURRE la VELOCITA’ dei TRAPANI ma non la POTENZA 



9 771124 


7002 


2 3 5 > 


parliamo di LAMPADE a risparmio ENERGETICO 
COME usare il FINDER per puntare i Satelliti 

































































































































Direzione Editoriale 

NUOVA ELETTRONE A 
Via Cracovia 19 ■ 40139 BOLOGNA 
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Direttore Responsabile 

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Autorizzazione 

Tnb. Civile di Bologna 
n. 50SS nel 21/2.13 

RIVISTA BIMESTRALE 
N. 235 ! 2008 
ANNO XXXX 
MARZO-APRILE 2008 

MARCH) e BREVETTI 

La riviste Nu^va E ir/trofica si propone 
unicamente ot fornirà mlormazianj, tndica- 
zionr e spunti agli opinion del settore, sul- 
a base di guanto elaborato aagii 
esperti che operanti i 11 ri lume dei proprio 
Centro Ricerche Ovviamente non viene 
tcrmta alcuna garanzia circa la novità e/o 
l‘originalità delie solutori proposie. che 
potrebbero anche esser* oggetto in Ita- 
- c flfifesteno d dirmi di privai /a m ter¬ 
zi La rr^sta decina ogni reso&nsaL-' 1 là 
con riferimento a d eventuali Jann- sto pre- 
giudizi. di qual siasi natura che dovesse* 
ro comunque derivare dai'appiicaz'one 
delie soluzioni proposte anche ìrì relazio¬ 
ne ad eventuali diritti di esclusiva di terzi" 

COLLABORAZIONE 

Alla rivista Nuova E-etlromca possono 
- el aborare aulì, i tetto* 

Gli articoli tecnici riguardanti progetti rea¬ 
lizzati dovranno accompagnar 

poBsibTmente con foto in bianco e nero 
(formato cartolina) e da un disegno {an¬ 
che a matita) delio schema elettrico, 

DIRETTI D AUTORE 

Tun= « clrm di riproduzione totale o pa rz^- 
e dee?) arr coli - d segni - fo*> nponau sul¬ 
la Rivista sono riservali Tutti gli schemi 
pubblicati possono essere utilizzati da tut¬ 
ti l nostri lettori solo per use personale e 
non per scopi commerciali o industriali. La 
Direzione dalla rivista Nuova Elettronica 
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SOMMAFtiO 

UN ETILOMETRO PIU’ SENSIBILE ..LX.1693 2 

TI CONTO i SECONDI i MINUTI ed anche le ORE .... LX.1705-1705/B 8 

Parliamo di LAMPADE a risparmio ENERGETICO.. 24 

Ridurre la VELOCITA’ dei TRAPANI ma non la potenza .LX.1703 28 

SCHEMI APPLICATIVI con le FOTORESISTENZE ........ LX.5066-507Q 32 

Contatore GEIGER multifunzione.LX.1710-KM1710K-KM1711K 42 

COME usare il FINDER per Satelliti ..LX.1708 84 

Le VALVOLE cedono il passo al MODULO JOP .LX.1706 92 

SONDA differenziale OPTOISOLATA .LX.1707 104 

SI accende quando fa buio e si spegne quando fa luce.LX.1704 116 

Programmare in JAVA: soluzione delt'ESERCIZIO.. 122 


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da intenderai IVA Inclusa e sano quelli 
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base alte variazioni di mo reato 
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se 0 trasporto 


Associato all'USPI 
(Unione stampa II lì 'j J 
periodica italiana) HLIk 










































Fig.1 Ingerendo alcool i 
nostri riflessi vengono no¬ 
tevolmente rallentati, coin¬ 
volgendo noi e le persone 
a cui abbiamo dato un pas¬ 
saggio in Incidenti mortali. 
Per la sua funzione di sal¬ 
vavita. i'Etilomelro do¬ 
vrebbe essere in dotazione 
ad ogni auto. Per questo 
motivo noi vi proponiamo 
la realizzazione di questo 
semplice ed economico E- 
tilometro portatile. 


UN ETILOMETRO 


Il progetto del reti lometro che abbiamo presentato 
sulla rivista N.232 ha incontrato un notevole suc¬ 
cesso e tanti sono stati gli elogi che abbiamo rice¬ 
vuto soprattutto da parte dei genitori, che hanno 
trovato in questo kit un efficace strumento per dis¬ 
suadere i loro figli dal mettersi alla guida dopo a- 
ver esagerato nei bere alcolici. 

Vogliamo comunque far presente che la misura ef¬ 
fettuata con questo Etilometro non è riconosciuta 
dalle Autorità; d’altronde noi abbiamo progettato 
questo kit esclusivamente per uso personale, con 
l'obiettivo di aiutare coloro che, dopo aver bevuto 
alcolici, vogliono sapere, prima di mettersi alla gui¬ 
da, se sono ancora effettivamente in grado di gui¬ 
dare oppure se è meglio passare il volante ad un 
amico più sobrio. 

Quindi i Vigili Urbani che vorranno adoperarlo, 
sappiano che questo Etilometro serve solo per i 
primi accertamenli, perché consente eli controllare 
in tempo reale e sul posto, senza ricorrere ad esa¬ 
mi diagnostici invasivi, se la persona alla guida è 
ubriaca oppure no. 


In caso affermativo potranno condurla ai più vicino 
Ospedale per sottoporla ad un esame mirato a ri¬ 
levare se la percentuale di alcool presente nel suo 
sangue supera i limiti stabiliti per legge, che. ricor¬ 
diamo, attualmente sono fissati a 0,5 g/l, 

La stessa Casa Costruttrice della sonda si è com¬ 
plimentata per il progetto comunicandoci, nei con¬ 
tempo, che le sonde Siglate TGS.822 - TGS.812 
sono fuori produzione e che in loro sostituzione 
viene fornita la nuova sonda SP.31. 

Come si può vedere in fig,2. si tratta di una sonda 
leggermente più piccola delle precedenti TGS.822- 
TGS.812 e con 5 terminali anziché 6, in quanto i 
terminali 1 e 3 sono internamente collegati. 

La nuova sonda SP.31 va inserita nel circuito stam¬ 
pato ponendo indifferentemente il lato provvisto 
di 3 terminali in alto o in basso. 

Oltre agli elogi, abbiamo ricevuto anche delle criti¬ 
che da parte di alcuni lettori, perché siamo stati 
troppo avari di dettagli tecnici sulla sonda di misu¬ 
razione: purtroppo, quanto abbiamo riportato era- 


2 




no le sole scarne informazioni diffuse dalla stessa 
Casa Costruttrice. 

Nessuno ci aveva informato, ad esempio, che il va¬ 
no interno della sonda deve raggiungere una sua 
temperatura ideale di lavoro e noi, non conoscen¬ 
dola, non potevamo riportarla. 

Effettuando delle prove in laboratorio, abbiamo ri¬ 
levato che sono necessari circa 2 minuti prima che 
la sonda raggiunga la sua temperatura ideale, 
quindi, se l'impianto elettrico della vostra auto lo 
consente, vi suggeriamo di collegare l'Etilometro 
alla presa dell’accendisigaro e di accenderlo prima 
di entrare in discoteca, perché questo, assorben¬ 
do una corrente irrisoria, non potrà mai scaricare 
la batteria dell'auto. 

In questo modo quando salirete in auto per ritorna¬ 
re a casa, il vostro Etilometro sarà già pronto per 
testare quanto alcool avete ingerito. 


Se ciò non fosse possibile, una volta usciti dalla di¬ 
scoteca accendete subito l'Etilometro ed aspettate 
qualche minuto prima di mettervi alla guida. In que¬ 
sto modo oltre a concedervi un po' di tempo per ri¬ 
prendervi dallo stress acustico che inevitabilmente 
la musica "assordante"' delle discoteche procura, 
l'etilometro avrà il tempo di “scaldarsi" per testare 
l'alcool che avete ingerito. 

Altri lettori ci hanno scritto che il nostro Etilometro 
non è uno strumento valido solo perché dopo aver¬ 
lo collocato sopra un bicchiere di vino, non si è ac¬ 
ceso neanche un led rosso. 

Rispondiamo a costoro che la sonda misura i va¬ 
pori alcolici ed è il nostro corpo che, avendo una 
temperatura di circa 37 °C, espelle con il respiro gli 
eccessi di alcool. 


Sulla rivista N.232 abbiamo presentato un Etilometro con l'intento di sal¬ 
vare la vita a tanti giovani che, dopo aver trascorso il sabato sera in di¬ 
scoteca bevendo micidiali cocktail, si mettono alla guida della loro au¬ 
to con il rischio di causare incidenti mortali. Coloro che volessero ren¬ 
dere queU’Etilometro più sensibile, lo possono fare in fase di taratura. 




Flg.2 Come nella sonda TGS.822, anche al¬ 
l’Interno della sonda SP.31 è presente una 
resistenza alimentata con una tensione sta¬ 
bilizzata di 5 volt, che serve a portare l'in¬ 
terno della capsula ad una temperatura di 
lavoro ideale. Questa sonda può essere 
montata sul nostro stampato senza rispet¬ 
tare la numerazione dei piedini. 


Quindi se nel bicchiere di vino versiamo un po' di 
acqua calda al fine di far evaporare l'alcool, ve¬ 
dremo subito accendersi 2-3 diodi led verdi, 
li numero dei diodi led che si accenderanno dipen¬ 
de dai gradi alcolici del vino preso in esame. 

Altri ci hanno segnalato che il nostro Etilometro è 
poco sensibile, perché dopo aver bevuto 2 bic¬ 
chieri di vino e aver soffiato sulla sonda, hanno 
visto accendersi solo 2-3 diodi led verdi, mentre 
soffiando in altri gadget pubblicitari, questi indi¬ 
cavano dei valori alcolici nettamente superiori. 

Bisogna tenere presente che la quantità di vino be¬ 
vuto è un valore puramente Indicativo, perché le 
persone tollerano gli alcolici in modo diverso. C'è, 
infatti, chi dopo aver bevuto 3 bicchieri di vino ri¬ 
sulta ancora sobrio e chi invece al secondo bic¬ 
chiere è già in stato di ebbrezza. 

La misura dunque, sebbene precisa, non si può 
considerare assoluta, perché dipende da differenti 
fattori personali (metabolismo, massa grassa, ses¬ 
so) ed anche dal tempo intercorso tra l'assunzione 
di alcool e la misurazione dell'aria espirata. 


3 


























ELENCO COMPONENTI LX.1693 

CI - 22 microF. elettrolitico DS4-DS6 = dìodi 1N.4007 

RI = 1.000 ohm C2 = 22 microF. elettrolitico DL1-DL5 = diodi led verdi 

R2 = 2.200 ohm NTC 03 = 100.000 pF poliestere DL6-DL10 = diodi led rossi 

R3 = 5.600 ohm C4 = 22 microF. elettrolitico IC1 = integrato tipo TL.081 

R4 s 10.000 ohm trimmer C5 = 1 microF. poi. 100 V IC2 = integrato tipo L.7805 

R5 - 10.000 ohm 06 = 47 microF, elettrolitico IC3 = integrato tipo LM.3914 

R6 _ 1.200 ohm C7 = 10 microF. elettrolitico SEI = sensore tipo SP.31 

R7 = 680 ohm DS1-DS3 = diodi 1N.415Q Pi = pulsante 


Noi abbiamo fatto affidamento sui dati forniti dalla 
Casa Costruttrice (vedi Tabella N.1) e poiché è sta¬ 
to alquanto problematico rispettarli, non potevamo 
rendere lo strumento più sensibile solo perché in 
commercio vi sono degli economici gadget che in¬ 
dicano valori maggiori. 

Come vi spiegheremo, si può rendere più sensi¬ 
bile questo Etilometro durante la taratura del trim¬ 
mer R4, ma in questo modo gli 0,5 grammi x litro 
di alcool verranno indicati dal 3° diodo led rosso 
(vedi Tabella N.2) e non più dal 1° diodo led ros¬ 
so, come riportato nella Tabella N.1. 

TARATURA del trimmer R4 per 
una SENSIBILITÀ’ STANDARD 

Con la nuova sonda SP.31 abbiamo riscontrato del¬ 
le piccole differenze di tensione ai capi del con¬ 
densatore C5 in rapporto a 0,5 grammi x litro. 

La taratura del trimmer R4 va comunque effettua¬ 
ta sempre allo stesso modo. 

Contrariamente a quanto avevamo precisato nella 
rivista N.232 a proposito di “accendere l’Etiìometro 
poi attendere qualche secondo per permettere al 


filamento, posto nell'Interno della sonda, di raggiun¬ 
gere la sua ideale temperatura di lavorò’, dovrete 
attendere ben 2 minuti. 

Trascorso questo tempo, potete premere il pulsan¬ 
te PI e, tenendolo premuto, ruotate il cursore del 
trimmer R4 fino a far accendere l'ultimo diodo led 
rosso, quello siglato DL10. 

Rilasciando il pulsante PI tutti i diodi led si spe¬ 
gneranno, con la sola esclusione del primo diodo 
led verde DL1 , che, fungendo da spia, deve rima¬ 
nere sempre acceso. 

Se notate che rimane acceso pure il secondo dio¬ 
do led verde (vedi DL2), ruotate leggermente il cur¬ 
sore del trimmer R4 in modo da spegnerlo. 

Quando soffiate nella griglia del mobile plastico 
dell’Etilometro, fatelo energicamente per poter far 
uscire tutta l’aria presente al suo interno. 

Se avete bevuto dell’alcool si accenderanno più 
diodi led che rimarranno accesi fino a quando non 
premerete il pulsante PI. Questo pulsante provve¬ 
de a scaricare la tensione presente sul condensa¬ 
tore al poliestere C5 da 1 microfarad. 


4 













































TABELLA N/l 


volt al capi 
di C5 

alcool in 
grammi per litro 

diodi led 
accesi 

1,5 VOlt 

0,20 g x 1 

2 led verdi 

1,8 volt 

0,34 g x 1 

3 led verdi 

i 2,1 volt 

0,40 g x 1 

4 led verdi 

2,4 volt 

0,48 g x 1 

5 led verdi 




2,7 volt 

0,55 g x 1 

1 led rosso 

2,9 volt 

0,60 g x 1 

2 led rossi 

3,2 volt 

0,70 g x 1 

3 led rossi 

3,4 volt 

0,76 g x 1 

4 led rossi 

3,7 volt 

0,90 g x 1 

5 led rossi 



Flg.4 Schema pratico di montaggio del no¬ 
stro Etllometro siglato LX.1693. Il sensore 
SP.31 si può Inserire sullo stampato in qual¬ 
siasi senso. I fili blu e marrone disegnati in 
aito vanno collegati allo spinotto dell’ac¬ 
cendisigaro (vedi fig.8). 


Guardando la Tabella N.1 possiamo affermare che 
quando si accende il 1° diodo led rosso (vedi DL6) 
si è già superata, anche se di poco, la soglia di al¬ 
cool di 0,5 grammi x litro, quindi è già pericoloso, 
oltre che vietato dai Codice delia Strada, guidare 
un'automobile. 

Nota: le tensioni sul condensatore C5 sono state 
misurate utilizzando un tester da 50 klloohm x 
volt. Se effettuate questa misura con un oscillo¬ 
scopio, i volt risulteranno maggiori. 

Qualche lettore in possesso di economici Etilome- 
tri trovati nei fustini di detersivo, ci ha fatto presen¬ 
te che questi sono molto più sensìbili del nostro 
Etilometro e, quindi, ci ha chiesto quali modifiche 
apportare per sensibilizzarlo. 



Fig.5 Come si presenta il circuito stampato 
quando avrete sistemato tutti i componen¬ 
ti richiesti. Il circuito stampato viene assi¬ 
curato al mobile plastico utilizzando due vi¬ 
ti autofilettanti che infilerete nei due fori po¬ 
sti sotto C3 e C5 (vedi flg.4). 


5 

















































































Fig.6 Dopo aver avvitato il circuito stampa¬ 
to al mobile con le due viti autofi Iettanti che 
troverete al suo interno, potrete collegare il 
pulsante PI al circuito saldando ai due ca¬ 
picorda, che avrete in precedenza inserito 
sullo stampato, i suoi terminali. 



Fig.7 Sul coperchio dei mobile plastico c’è 
un’apertura a griglia. Soffiandoci attraver¬ 
so, questa permette al fiato di raggiungere 
la sonda dell’Etilometro. Soffiate energica¬ 
mente per far uscire l'aria che risulta pre¬ 
sente all’Interno del mobile. 


TARATURA del trimmer R4 per 
una MAGGIORE SENSIBILITÀ’ 

Innanzitutto facciamo presente che il nostro Etilo- 
metro risulta regolarmente tarato per una sensibi¬ 
lità standard secondo i dati forniti dalia Casa Co¬ 
struttrice. quindi l’accensione del 1® diodo led 
rosso (vedi DL6) indica una percentuale di alcool 
pari a 0,55 grammi x litro. 

Volendo è possibile aumentare la sensibilità, ma 
come potete leggere nella Tabella N.2, una per¬ 
centuale di alcool di 0,5 grammi x litro è indicata 
con l'accensione del 3° diodo led rosso. 

Comunque non avrete nessun vantaggio a sensi¬ 
bilizzarlo e per farvelo capire utilizziamo l’esem¬ 


pio di un termometro clinico. 

Se volessimo presentare il progetto di un termo¬ 
metro clinico, lo proporremmo con una scala gra¬ 
duata che parte da una temperatura minima di 35 
gradi per arrivare ad una temperatura massima di 
42 gradi. 

I 37 gradi li indicheremmo in rosso, perché se ven¬ 
gono superati significa che si ha la febbre. 

Se qualcuno ci facesse osservare che questo ter¬ 
mometro è poco sensibile solo perché ce ne so¬ 
no altri che riescono a misurare temperature mini¬ 
me fino a 0 °C, risponderemmo che sarebbe inuti¬ 
le in un termometro clinico considerare le tempe¬ 
rature inferiori ai 35 °C. 


6 




























































ALLA PRESA 
ACCENDISIGARI 



VERSO 
LX 1693 


Fig.8 I fili Blu-Marrone saldati sui capicorda posti vicino alla scritta 12 volt (vedi fig.4) 
vanno collegati allo spinotto dell’accendisigaro inserito nel kit. Per la precisione, do¬ 
po aver sfilato l'involucro delio spinotto, ii filo Marrone va saldato alla graffetta metal¬ 
lica, mentre il filo Blu va saldato al terminale centrale dello spinotto. 


Lo stesso si può dire per rEtilometro. Tuttavia, se 
proprio desiderate ottenere una sensibiiità mag¬ 
giore, dovete procedere come segue: 

- Dopo aver acceso l'Etilometro attendete circa 2 
minuti per permettere alla sonda di raggiungere la 
sua ideale temperatura di lavoro, 

- Trascorso questo tempo potete premere il pul¬ 
sante PI e tenendolo premuto ruotate in senso an¬ 
tiorario il cursore del trimmer R4 fino ad accende¬ 
re l'ultimo diodo led rosso siglato DL10. 

- Rilasciate il pulsante Pie vedrete spegnersi tut¬ 
ti i diodi led ad esclusione di DL1, che funge da 
spia di accensione, 

- A questo punto dovete nuovamente ruotare il cur¬ 
sore del trimmer R4 in modo da accendere anche 
il diodo led verde DL2, ma non il diodo DL3. Quin¬ 
di ogni volta che rilascerete il pulsante PI rimar¬ 
ranno accesi i due diodi led verdi DL1-DL2. 


Nota: le tensioni sul condensatore C5 (vedi sche¬ 
ma elettrico in fig,3) sono state misurate con un te¬ 
ster analogico da 50 kiloohm x volt. 

Facciamo presente che per misurare questa ten¬ 
sione sarebbe necessario disporre di un tester con 
memoria oppure disporre di una sorgente che e- 
roghi un valore definito di vapori alcolici. 

Quando soffierete sulla griglia presente nel mo¬ 
bile plastico deirEtilometro (vedi fig.7), dovrete far¬ 
lo energicamente per poter far uscire I aria presen¬ 
te al suo interno. 

Se avete bevuto dell’alcool, vedrete accendersi più 
diodi led rossi che rimarranno accesi fino a quan¬ 
do non premerete il pulsante PI, che prowederà 
a scaricare il condensatore C5 della tensione con 
cui si era caricato. 


- Poiché avete aumentato la sensibilità, dovrete u- 
tiiizzare la Tabella N.2, dalla quale sì nota che il 
valore di 0,5 grammi x litro si ottiene quando si 
accende anche il 3° diodo led rosso (vedi DL8). 


TABELLA N.2 


volt ai capi 

alcool in 

diodi led 

di C5 

grammi per litro 

accesi 

1,3 volt 

0,18 g x 1 

2 led verdi 

1,6 volt 

Q,21 g x 1 

3 led verdi 

1,9 volt 

0,24 g x 1 

4 led verdi 

2,0 volt 

0,27 g x 1 

5 led verdi 




2,2 volt 

0,30 g x 1 

1 led rosso 

2,4 volt 

0,40 g x 1 

2 led rossi 

2,6 volt 

0,50 g x 1 

3 led rossi 

2,8 volt 

0,60 g x 1 

4 led rossi 

3,0 volt 

0,70 g x 1 

5 led rossi 


COSTO di REALIZZAZIONE 

Costo deirEtilometro siglato LX.1693, composto 
da un circuito stampato, 3 integrati più un’aletta di 
raffreddamento per l’integrato stabilizzatore IC2, 
più 5 diodi led verdi e 5 diodi led rossi, la nuo¬ 
va sonda sensibile all’alcool siglata SP.31 infine u- 
no spinotto per l’accendisigaro, incluso anche il 
mobile MOX04X già forato Euro 29,90 

Chi richiede questo kit troverà inserita nel pacco 
anche la rivista N.232, dalla quale potrà preleva¬ 
re tutte le istruzioni necessarie per assemblare i 
componenti sul circuito stampato. 

Costo del circuito stampato LX.1693 Euro 2,50 

Il prezzo del kit è già comprensivo di IVA, ma non 
delle spese postali per la spedizione a domicilio. 


7 


























Questo timer effettua a nostra scelta un conteggio 
in secondi, in minuti oppure in ore e può essere 
utilizzato per tante utili applicazioni. 

Ad esempio, possiamo utilizzarlo come crono¬ 
metro nella funzione secondi; impostando il va¬ 
lore più alto, cioè 99, e premendo il pulsante Start 
all’inizio di un evento ed il pulsante Stop quando 
termina, si può leggere sui display il tempo che 
rimane e quindi sapere il tempo intercorso. 

Nella funzione minuti possiamo utilizzarlo per con¬ 
teggiare dei tempi fino ad un massimo di 99 mi¬ 
nuti, che corrispondono ad 1 ora e 39 minuti. 

A titolo di pura curiosità, il cuoco di un ristorante ci 
ha detto che per ottenere un perfetto uovo sodo 
occorre immergerlo in acqua bollente esattamen¬ 
te per 7 minuti. Quindi, se dovete cuocere delle 
uova sode, impostate i due commutatori sul nu¬ 
mero 07 e poi ruotate la manopola Mode su min 
e quando il timer avrà conteggiato 7 minuti, po¬ 
trete togliere l’uovo dal pentolino, perché questo ri¬ 
sulterà perfettamente cotto. 

Per sapere quando il timer ha raggiunto il tempo 
prefissato, è possibile collegare sulle uscite del relè 
(vedi figg.14-15) un campanello oppure una cicali¬ 
na o una lampadina che fungano da avvisatori. 



8 























4040 

Fig.1 Per realizzare il timer abbiamo utilizzato il C/Mos 
CD.4040, che è un divisore binario a 12 stadi. Collegan- 
do sui piedini d’uscita visibili a destra un diodo al sili¬ 
cio, otteniamo tutti I fattori di divisione compresi tra f 
(piedino 9) e 4095 (somma dei pesi di tutti i piedini). La 
frequenza da dividere, cioè il segnale di clock, va ap¬ 
plicata al piedino d’ingresso 10. 



BESET 


Potendo scegliere di contare i soli secondi oppure i soli minuti o le 
sole ore fino ad un massimo di 99 ore, che corrispondono a ben 4 giorni, 
questo contatore sarà in grado di risolvere qualsiasi vostro problema. 



La funzione ore può essere utilizzata per altre ap¬ 
plicazioni, come, ad esempio, per far funzionare u- 
na pompa elettrica alio scopo di annaffiare un or 
to o un giardino per almeno 1 o 2 ore. 

Se poi appartenete a quella categoria di persone 
che guarda la TV a letto e vi capita spesso di ad¬ 
dormentarvi con la TV accesa, collegandola alle u- 
scite dei relè di questo timer, si spegnerà trascor¬ 
so il tempo che avete impostato. 

Oltre a risparmiare corrente elettrica, non corre¬ 
rete il rischio che possano verificarsi dei corto¬ 
circuiti. 

Chi ogni mattina deve pedalare per circa 1 ora sul¬ 
la cyclette, basta che imposti i commutatori sul nu¬ 
mero 01 e che ruoti ia manopola Mode su ore e 
quando il timer avrà raggiunto il tempo impostato, 
il campanello o la cicaiina collegata al relè suonerà. 

Ammesso che questo contatore non vi interessi, 
perché le uova le cuoce vostra madre e non ave¬ 
te un giardino da annaffiare, vi consigliamo ugual¬ 
mente di leggere questo articolo, cosi imparerete 
come si riescano ad ottenere dei computi in secon¬ 
di. in minuti ed in ore partendo dalla frequenza di 
rete dei 50 Hz. 


IL DIVISORE BINARIO 4040 

L’integrato C/Mos 4040 utilizzato in questo proget¬ 
to è un divisore binarlo a 12 stadi che partendo 
da un fattore di divisione di 1 riesce a raggiungere 
un fattore di divisione di 2.048 (vedi fig.1). 

Nella Tabella N.1 abbiamo riportato il fattore di di¬ 
visione che si ottiene collegando al piedino inte¬ 
ressato un diodo ai silicio. 

TABELLA N.1 


piedino 9 
piedino 7 

divide x 1 
divide x 2 

piedino 6 
piedino 5 
piedino 3 

divide x 4 
divide x 8 
divide x 16 

piedino 2 
piedino 4 

divide x 32 
divide x 64 

piedino 13 
piedino 12 
piedino 14 
piedino 15 
piedino 1 

divide x 128 
divide x 256 
divide x 512 
divide x 1.024 
divide x 2.048 


piedino dell'integrato 


fattore di divisione 


9 























La frequenza che vogliamo dividere va applicata 
sul piedino d’ingresso 10 (vedi fig.2) e per ottene¬ 
re un fattore di divisione, anche quello che non 
è riportato nella Tabella N.1 , dovete utilizzare dei 
diodi al silicio, secondo le modalità che tra poco 
vi spiegheremo. 

Alla partenza, infatti, tutti i piedini d'uscita di que¬ 
sto integrato risultano a livello logico 0, vale a di¬ 
re internamente cortocircuitati a massa. 

Quando l'integrato ha contato il numero di impul¬ 
si pah alla somma dei fattori di divisione dei pie¬ 
dini sui quali è stato collegato un diodo, i piedini 
coinvolti si commutano a livello logico 1, vaie a 
dire che su questi ritroviamo una tensione positi¬ 
va uguale a quella di alimentazione. 

Contati gli impulsi, per riportare I piedini d'uscita 
a! livello logico 0 di partenza, occorre applicare 
sul piedino 11 di reset un livello logico 1 tramite 
una porta Or (vedi in fig.3 le porte IC5/B-IC5/C- 
IC5/D contenute nei C/Mos 4071). 

Nel circuito in questione, vogliamo ottenere un con¬ 
teggio in secondi, minuti e ore utilizzando come 


MHz 



Fig,2 Per ottenere 1 impulso al secondo 
partendo dai SO Hz della rete applicati sul 
piedino 10, bisogna collegare I diodi al sili¬ 
cio sui piedini 2-3-7, perché la somma dei 
loro pesi dà come risultato proprio: 

32 + 16 + 2 = 50 (vedi disegno In flg.l). 

Al 50® impulso, l’uscita 4 della porta OR si¬ 
glata IC5/B, applica sul piedino 11 di IC2 un 
livello logico 1 che resetta l’Integrato. 


segnale di clock la frequenza di 50 Hz, prelevata 
dai secondario del trasformatore TI. 

Dividendo questa frequenza x 50 tramite l'integra¬ 
to IC2 otteniamo 1 impulso al secondo. 

Per sapere su quali piedini di questo integrato IC2 
(vedi fig.3) dobbiamo collegare un diodo al silicio 
per ottenere una divisione x 50, possiamo utiliz¬ 
zare la Tabella N.2 qui sotto riportata. 


TABELLA N.2 


Freq, ingr. 








Fattore div* 

64 

\ Z2 \ 

16 | 

8 

4 

2 

1 

Risultato 









inseriamo il fattore di divisione 50 nella prima ca¬ 
sella in alto a sinistra della Tabella N.2. 


Nella riga centrale inseriamo i fattori di divisione 
come indicati dalla Tabella N.1, partendo da 64 e 
scalando via via 32-16-8-4-2-1. 

Nella casella in basso inseriamo li risultato della 
sottrazione tra i due numeri. 

Quando la sottrazione non è fattibile, perché da¬ 
rebbe un risultato negativo, neila casella in basso 
scriviamo no. quando invece è possibile, riportia¬ 
mo il resto anche nella casella successiva della 
prima riga, quindi continuiamo a fare le sottrazio¬ 
ni fino all’ultima casella. 

Ecco come si presenta la tabella N.2 dopo aver ef¬ 
fettuato le sottrazioni. 


Freq. ingr. 

50 

50 

18 

2 

2 

2 

0 

Fattore div. 

1 64 

32 

16 

8 

4 

2 

1 

Risultato 

no 

18 

2 

no 

no 

0 

no 


Se sommiamo i fattori di divisione (vedi riga cen¬ 
trale) che ci hanno permesso di eseguire la sottra¬ 
zione, compreso quello che dava come risultato 0, 
otteniamo: 

32 + 16 + 2 a 50 

Ora neila Tabella N.1 vediamo quali sono i piedi¬ 
ni che ci permettono dì ottenere il fattore di divi¬ 
sione richiesto e sui quali dobbiamo collegare un 
diodo al silicio (vedi fìg.2): 


piedino 2 

divisione x 32 

piedino 3 

divisione x 16 

piedino 7 

divistone x 2 


Sull’uscita dell’integrato IC2, che divide x 50, è col¬ 
legato l'integrato IC3. che dobbiamo predisporre af¬ 
finché divida x 60, in quanto occorrono 60 secon¬ 
di per ottenere un minuto. 


io 






















































Sufi uscita dell’integrato IC3, che divide x 60, tro¬ 
viamo l'integrato IC4, che deve dividere anch’esso 
x 60, in quanto servono 60 minuti; per fare un'ora. 

Per sapere su quali piedini di IC3 va collegato un 
diodo al silicio affinché l'integrato divida la frequen¬ 
za x 60, utilizziamo nuovamente la tabella N.2, in¬ 
serendo tale valore nella prima casella in alto. 

Nella riga centrale inseriamo ì fattori di divisione 

come indicato dalla Tabella N.t partendo da 64 e 
scalando via via 32-16-8-4-2-1. 

Nella casella sottostante inseriamo il risultato del¬ 
le nostre sottrazioni. 

Quando la sottrazione non è possibile, nella casel¬ 
la in basso scriviamo no, quando invece è possi¬ 
bile, riportiamo il resto anche nella casella succes¬ 
siva della prima riga, quindi continuiamo le sottra¬ 
zioni fino all'ultima casella. 

Alla fine la tabella N.2 si presenta così: 


Freq. ingr. 

60 

60 

28 

12 

4 

0 

0 

Fattore div. 

64 

32 

16 

8 

4 

2 

1 

Risultato 

no 

28 

12 

4 

0 

no 

no 


Se sommiamo I fattori di divisione che ci hanno 
permesso di eseguire la sottrazione, compreso 
quello che dava come risultato 0, otteniamo: 


32 + 16 + 8 + 4 = 60 


Nella Tabella N.1 cerchiamo i piedini a cui corri¬ 
spondono i fattori di divisione che sommati dan¬ 
no come risultato 60: 


piedino 2 

divisione x 32 

piedino 3 

divisione x 16 

piedino 5 

divisione x 8 

piedino 6 

divisione x 4 


Quanto spiegato per l'integrato (C3, che conteggia 
i minuti, vale anche per IC4 che conteggia ie ore. 


Pertanto sull'uscita dell'integrato IC2 preleviamo gli 
impulsi dei secondi, sull’uscita dell'integrato IC3 
preleviamo gli impulsi dei minuti e sull’uscita del- 
l’integralo IC4 preleviamo gii impulsi delle ore. 

Come il 4040 effettua una DIVISIONE 

Per capire come l’integrato 4040 effettua una divi¬ 
sione ci soffermiamo sull'integrato IC2, che ci ser¬ 
ve per ottenere un conteggio in secondi. 

Quando alimentate il timer, tutti i piedini dell'inte¬ 
grato IC2 si trovano a livello logico 0, vale a dire 
che risultano cortocircuitati a massa. 


Come si può vedere dallo schema elettrico, riporta¬ 
to interamente nella pagina successiva, sui piedini 
2-3-7 di IC2 risulta collegato il Katodo dei diodi al 
silicio siglati DS1-DS2-DS3, mentre gli opposti ter¬ 
minali dei diodi, chiamati Anodi, risultano collegati 
alla tensione positiva di alimentazione dei 12 volt 
tramite la resistenza sigiata R4 da 2.200 ohm. 

Premendo il pulsante Start, sul piedino 10 di IC2 
entra, tramite la resistenza RI. la frequenza dei 50 
hertz della rete, che corrisponde a 50 impulsi al 
secondo, quindi l'integrato inizia a contarli. 

Quando arriva il 2° impulso dei 50 Hz, il piedino 7 
si porta a livello logico 1 , ma poiché i piedini 3-2 
risultano ancora a livello logico 0, la tensione po¬ 
sitiva presente sulle uscita dei diodi DS2-DS1 si 
scarica a massa attraverso questi piedini. 

Al 16° impulso si porta a livello logico 1 anche il 
piedino 3. ma poiché il piedino 2 risulta ancora a 
livello logico 0 , la tensione positiva presente sul 
Katodo del diodo OSI si scarica a massa attra¬ 
verso questo piedino. 

Al 32° impulso si porta a livello logico 1 anche il 
piedino 2, quindi tutti e tre i piedini 7-3-2 risultano 
a livello logico 1 e la tensione positiva che pas¬ 
sa attraverso la resistenza R4 raggiunge sia il pie¬ 
dino 10 del secondo integrato IC3, che inizia il con¬ 
teggia dei minuti, sia il piedino d’ingresso 5 della 
porta Or siglata IC5/B. 

Poiché il piedino 6 di questa porta Or siglata IC5/B 
risulta forzato a livello logico 0, in quanto corto¬ 
circuitato a massa dalla resistenza R31 (vedi il ri¬ 
quadro colorato in allo a destra della fig.3), sul suo 
piedino d'uscita 4 ritroviamo un livello logico 1, 
che, giungendo sul piedino 11 dell'integrato IC2 
(vedi fig.3), lo resetta riportando tutte le sue uscite 
a livello logico 0. 

Nota: coloro che ancora non conoscono le Tavo¬ 
le delia Verità delle porte logiche TTL o C/Mos, 
potranno trovarle a pag.40 del nostro volume Nuo¬ 
va Elettronica HANDBOOK. 

Come abbiamo spiegato, sul piedino 10 dell'Inte¬ 
grato IC3 che conteggia i minuti, giunge un impul¬ 
so ogni secondo. 

Poiché sui piedini 2-3-5-6 di questo integrato (ve¬ 
di fig.3) risultano collegati i Katodi dei diodi al sili¬ 
cio siglati DS4-DS5-DS6-DS7, mentre gli opposti 
terminali, chiamati Anodi, risultano collegati alla 
tensione positiva dei 12 volt tramite ia resistenza 
sigiata R5 da 2.200 ohm, si verificherà quanto di 
seguito descritto. 


11 




















Fig.3 Schema elettrico de! Timer che 
conteggia i Secondi o I Minuti o le Ore. 
L’elenco dei componenti adoperati è 
pubblicato nella pagina successiva. 




Fig.4 Le connessioni dello stabilizza¬ 
tore di tensione L.7812 (IC1) sono vi¬ 
ste di fronte; quelle del transistor 
BC.547 di tipo NPN e del display a 
katodo comune C.521G sono invece 
viste da sotto. Il terminale Anodo dei 
diodi led si riconosce perché tisica¬ 
mente è il più lungo del due. 




Nota; i piedini 1-2 della porta OR sigiata ICS/A, 
cioè dei C/Mos 4071, sono collegati a Massa. 


12 
















































































































n 


J 16 4 

13 
TZ 

fi 

IC6 « 

g 

15 

14 


DECINE 

DISPLAY T 


T 


I 16 


10 

11 

ì 

9 

2 ICS 

i 

15 

14 

3 a 5 

6 


1 



UNITA' 

DISPLAY 



T 


RU 



RII 

-WW— 

e 

R16 

'wyv 

il 

R17 

■VWV"— 

4ÀAA. 

0 

fllft 

^WV 

t 

R19 

■ ■ 


5 

-WA- 


3 

16 A 


3 

1 Z 


7 

n 


1 

IO 

IC 7 

9 


2 

15 


6 

14 

S 

a 



1 

T 


CI 2 


Cl* 


▼ ▼ 

rr 



2 

n 

J 

, t « 

S 

i i 



16 4 6 
11 HI 

9 7 

ICS 

1 2 

U 15 

3 12 5 K 


e I 1 


c I 


rr 


icio 


10 16 5 

1 


n 


0 


1 


i 

• t • 

1 

T T i 


7 16 10 
1 

15 a 


Z 11 11 s 

IC11 & 

3 13 12 4 9 



13 
























































































































































Quando l'integrato IC3 ha conteggiato 4 impulsi, 
il suo piedino 6 si porta a livello logico 1, ma poi¬ 
ché gli altri piedini 5-3-2 risultano tutti a livello lo¬ 
gico 0, la tensione positiva presente sulle uscite 
dei diodi DS6-DS5-DS4 si scarica a massa attra¬ 
verso i piedini 5-3-2. 

AH 8° impulso si porta a livello logico 1 anche il 
piedino 5, ma poiché i piedini 3-2 risultano ancora 
a livello logico 0. la tensione positiva presente 
sulle uscite dei diodi DS5-DS4 si scarica a massa 
attraverso i piedini 3-2. 

Al 16® impulso si porta a livello logico 1 anche il 
piedino 3. ma poiché il piedino 2 risulta ancora a 
livello logico 0, la tensione positiva presente sul¬ 
l'uscita del diodo DS4 si scarica a massa attraver¬ 
so il piedino 2. 

Al 32° impulso anche il piedino 2 si porta a livello 
logico 1 e poiché risultano tutti e quattro i piedini 
6-S-3-2 a livello logico 1 , la tensione positiva for¬ 
nita dalla resistenza R5 raggiunge il piedino 10 del 
terzo integrato IC4. che inizia a conteggiare le o- 
re, ma raggiunge anche il piedino 8 delia porta Or 
siglata IC5/C. 

Poiché l'opposto piedino d'ingresso 9 di questa 
porta Or siglata IC5/C risulta a livello logico 0, 
perché cortocircuitato a massa dalia resistenza 
R31 {vedi il riquadro colorato di fig,3), sul suo pie¬ 
dino d’uscita ritroviamo un livello logico 1 che 
giungendo sul piedino 11 di IC3 resetta tutte le 
uscite riportandole al livello logico 0 di partenza. 

Il terzo integrato C/Mos 4040 siglato IC4 ci serve 
per conteggiare te ore e funziona esattamente co¬ 
me l'integrato IC3. 

Quindi sulle uscite degli integrati IC2-IC3-IC4 pre¬ 
leveremo, tramite il commutatore S1/B, gli impulsi 
riferiti ai secondi-mlnutl-ore che verranno appli¬ 
cati sui piedini 15 dei due integrati IC10-IC11 (ve¬ 
di il riquadro colorato in fig.3) r che sono due inte¬ 
grati contatori C/Mos tipo 4029. 

Quando il timer ha raggiunto il conteggio che ab¬ 
biamo programmato tramite i due commutatori si¬ 
giati S2-S3, sui piedino 3 di ICS risulta presente un 
livello logico 1 che, polarizzando la Base de! tran¬ 
sistor TRI, lo porta in conduzione eccitando il relè 
collegato sul suo Collettore. 

Sui terminali di uscita di questo relè potremo quin¬ 
di collegare una cicallna o una lampada, che fun¬ 
gano da avvisatori, oppure un televisore, una 
pompa elettrica ecc., per regolarne l’accensione 
o lo spegnimento. 


Premendo il pulsante P3 di Start inizia il conteg¬ 
gio. che potremo bloccare in qualsiasi momento 
premendo il pulsante P2 di Stop, anche se il timer 
non ha raggiunto il tempo prefissato. 

Premendo il pulsante PI di Reset azzeriamo il nu¬ 
mero che appare sui Display. 

Il pulsante di Reset va usato quando si ha la ne¬ 
cessità di passare dal conteggio dei secondi a 
quello dei minuti o deile ore e viceversa. 

IL COMPLETO SCHEMA ELETTRICO 

In fig.3 abbiamo riportato il completo schema elet¬ 
trico dei timer siglato LX.1705-1705/B. 

Al secondario del trasformatore d'alimentazione 
TI, che eroga una tensione alternata di 14 volt, è 
collegato il ponte raddrizzatore RS1, che ci permet¬ 
te di ottenere una tensione continua stabilizzata 
sul vaiare di 12 volt dall’integrato IC1. un comune 
uA.7812 o L.7812. 

Questa tensione di 12 volt viene utilizzata per ali¬ 
mentare tutti gli integrati ed il transistor TRI. 

Dal secondario del trasformatore TI viene anche 
prelevata, tramite ia resistenza RI da 4.700 ohm, 
la frequenza di rete dei 50 Hz, che viene applica¬ 
ta sul piedino d’ingresso 10 del primo divisore IC2 
predisposto per dividere x 50, 

Il diodo zener DZ1 da 12 volt e la resistenza R2 
collegati sull'Ingresso proteggono l'integrato IC2 da 
eventuali impulsi di extratensione che potrebbero 
essere presenti sulla rete dei 230 volt. 

Come abbiamo già spiegato, l’integrato IC2 divide 
la frequenza di rete x 50 per ottenere cosi i secon¬ 
di, mentre l’integrato IC3 è predisposto per divide¬ 
re x 60 per ottenere i minuti. 

Sul piedino 9 dell’integrato IC3 è collegato un dio¬ 
do ied (vedi DL1) che, durante il funzionamento, 
lampeggia alla cadenza di 1 secondo, per indica¬ 
re che tutti ì divisori risultano attivi. 

Anche l'integrato siglato IC4 divide x 60, così da 
ottenere il computo delle ore. 

Gli impulsi di secondi-minuti-ore, che avremo se¬ 
lezionato tramite il commutatore S1/B, vengono ap¬ 
plicati sui piedini d'ingresso 15 dei due contatori si¬ 
giati IC10-IC11. 

Quando il timer ha raggiunto il conteggio che ab¬ 
biamo impostato con i due commutatori S2-S3. sul 
piedino 3 di ICS risulta presente un livello logico 
1 che. polarizzando la Base del transìstor TRI, lo 
porta in conduzione eccitando il relè collegato sul 
suo terminate Collettore. 


14 


ELENCO COMPONENTI LX.1705-1705/B 


RI = 4.700 ohm 

CI = 

R2 = 47.000 ohm 

C2 = 

R3 = 1.000 ohm 

C3 = 

R4 = 2.200 ohm 

C4 = 

R5 = 2.200 ohm 

C5 = 

R6 = 2.200 ohm 

C6 = 

R7-R20 = 820 ohm 

C7 = 

R21 = 10.000 Ohm 

C8 = 

R22 = 10.000 ohm 

C9 = 

R23 = 10.000 ohm 

CIO = 

R24 = 10.000 ohm 

* C11 = 

R25 = 10.000 ohm 

* CI 2 = 

R26 = 10.000 ohm 

* CI 3 = 

R27 = 10.000 ohm 

* CI 4 = 

R28 = 10.000 ohm 

* CI 5 = 

R29 = 10.000 Ohm 

* C16 = 

R30 s 10.000 ohm 

C17 = 

R31 = 10.000 ohm 

CI 8 = 

R32 = 100.000 ohm 

RS1 3 

R33 = 10.000 ohm 

DS1-E 

R34 = 10.000 ohm 

OSI 5 

R35 = 1.000 ohm 

OZI = 

R36 = 1.000 ohm 

DL1 = 

R37 = 10.000 ohm 

DL2 = 


DL3 = diodo led 

* DISPLAY1-2 = displ. K corri. C.521G 
TRI = NPN tipo BC.547 

IC1 = integrato tipo L.7812 
IC2 = C/Mos tipo 4040 
)C3 = C/Mos tipo 4040 
IC4 = C/Mos tipo 4040 
IC5 = C/Mos tipo 4071 
1 IC6 = C/Mos tipo 4511 

* IC7 = C/Mos tipo 4511 

* ICS = C/Mos tipo 4585 

* IC9 = C/Mos tipo 4565 

* IC10 = C/Mos tipo 4029 

* IC11 = C/Mos tipo 4029 
IC12 = C/Mos tipo 4093 

TI = trastorm. 6 watt (T006.06) 
sec. 14 V 0,4 A 
PI = pulsante 
P2 = pulsante 
P3 = pulsante 

S1/A-B= commutatore 4 pos. 

* 52 = commutatore binario 

* S3 = commutatore binario 
RELE’1 = relè 12 V 1 scambio 


Lista dei componenti relativi allo schema elettrico del Timer visibile in fig.3. Per una 
corretta realizzazione, i componenti contraddistinti da un asterisco devono essere mon¬ 
tati sulla scheda display sigiata LX.1705/B {vedi fig.7). Tutte le resistenze utilizzate per 
questo progetto sono da 1/4 di watt, anche quelle da R7 ad R20 da 820 ohm. 



4093 4511 4585 


Fig.5 Connessioni viste da sopra e con la tacca di riferimento ad U rivolta verso sini¬ 
stra di tutti gli integrati C/Mos utilizzati nel progetto del Timer LX.1705-LX.1705/B. 

Gli integrati 4511, 4585 e 4029 vanno montati sulla scheda display siglata LX.1705/B 
(vedi fig.7); gli altri vanno montati sulla scheda base siglata LX.1705 (vedi fig.10). 
Quando inserite questi integrati nei loro zoccoli di supporto fate, inoltre, attenzione a 
non scambiarli altrimenti ii circuito non potrà mai funzionare. 


15 





























































































































































































Come abbiamo già spiegato, sui terminai! d'uscita 
de! relè possiamo collegare una cicalina, una lam¬ 
pada, un televisore o qualsiasi altra apparecchia¬ 
tura elettronica. 


Completata questa operazione, potete inserire i po¬ 
chi condensatori al poliestere e tutte le resisten¬ 
ze verificando con l'aiuto dell’elenco componenti il 
loro valore ohmico per non scambiarle, 


Prima di passare alla realizzazione pratica, va pre¬ 
cisato che gli integrati IC8-IC9 sono dei compara¬ 
tori C/Mos tipo 4585 usati per rilevare quale nu¬ 
mero è impostato con i due commutatori S2-S3. 
Gli altri due integrati siglati IC6-IC7 sono delle de- 
codifiche C/Mos tipo 4511 necessarie per pilota¬ 
re i due display a 7 segmenti a Katodo comune 
con numeri di colore verde. 

REALIZZAZIONE PRATICA 

Per realizzare questo progetto occorrono due cir¬ 
cuiti stampati: 

- sullo stampato LX.1705/B vanno montati i 2 Di¬ 
splay e i 6 integrati visibili in fig.7. 

- sullo stampato LX.1705 vanno montati tutti i com¬ 
ponenti visibili in fig.10 

Sebbene il montaggio possa indifferentemente es¬ 
sere iniziato da uno qualsiasi dei due circuiti stam¬ 
pati, noi descriviamo per primo quello dei Display. 

CIRCUITO STAMPATO DISPLAY LX.1705/B 

Iniziate il montaggio inserendo sul circuito stampa¬ 
to i 6 zoccoli per gli integrati (vedi fig.7), quindi, 
dopo aver saldato tutti i suoi terminali, inserite i due 

strip femmina all terminali nei quali dovrete in¬ 
serire i due Display. 


Ora infilate i terminali dei Display nei due strip 
femmina rivolgendo il lato con il punto verso il bas¬ 
so, come risulta visibile anche in fig.7, quindi infi¬ 
late nei rispettivi zoccoli gli integrati controllando 
lo toro sigla e rivolgendo la tacca di riferimento a 
U stampigliata sul loro corpo verso sinistra. 

Nei 10 fori posti in basso sullo stampato, 5 a sini¬ 
stra e 5 a destra, saldate due spezzoni di piatti¬ 
na a 5 fili, che vi serviranno per collegare al circui¬ 
to i due commutatori binari siglati S2-S3. 

Nell'eseguire questa operazione controllate il co¬ 
lore dei fili, perché dovrete necessariamente ri¬ 
spettarlo quando collegherete i fili atle piste dei 
commutatori (vedi in fig.7 la sequenza 1-2-4-8-C). 

Se per errore scambiate i fili sui commutatori, il Ti¬ 
mer non potrà rispettare i tempi e quindi non fun¬ 
zionerà correttamente. 

Sul lato sinistro dello stampato LX.1705/B ci sono 
altri 6 fori ai quali salderete uno spezzone di piat¬ 
tina lunga 20 cm circa, le cui estremità dovranno 
poi essere collegate ai 6 fori del circuito stampato 
LX.1705 (vedi in fig.10). 

Anche in questo caso dovrete fare attenzione alla 
combinazione colore del filo e numerazione da 1 
a 6, perché quando effettuerete il collegamento al¬ 
lo stampato LX.1705. dovrete rispettarla. 



Fig.6 Foto dell circuito 
dei display LX.1705/B a 
montaggio concluso. A 
fianco if disegno che vi 
guida nella realizzazio¬ 
ne della scheda. 


16 


















DISPLAY 1 DISPLAY 2 



q q q o a o q 

fti&flfiffcifiiì 

?fftfII 




ifflìfiT 


vesso ut IMS 


o 


o 



Fig.7 Schema pratico del circuito dei Display siglato LX.1705/B. I terminali dei display 
vanno innestati negli strip femmina da 11 tori che avrete già inserito nei circuito. I com¬ 
mutatori S2-S3 vanno collegati ai fori presenti sulla parte bassa dei circuito rispettan¬ 
do la numerazione dei terminali 1-2-4-8-C. Questo circuito è collegato allo stadio base 
LX.1705 riprodotto in fig.10 con una piattina a 6 fili (vedi I contatti a sinistra degli In¬ 
tegrati IC6-IC10-ICB) avendo cura di rispettarne la numerazione. 



--A 

991 

■Sf, 


1 Z 4 8 C 



Fig.8 Su lati esterni dei commu¬ 
tatori binari S2-S3 vanno monta¬ 
te le due sponde a “molla", che 
provvederanno a bloccarli nella 
fessura sul pannello frontale. 


17 
















































































































Fig.9 Foto di come si presenta il circuito base siglato LX.1705 dopo ii montaggio 
di tutti i componenti. Osservate come ia tacca di riferimento di tutti gii integrati 
C/Mos sia a sinistra. Di lato il disegno dettagliato della sua realizzazione. 


Una volta completato il circuito dei Display, potre¬ 
te fissarlo subito al pannello di alluminio del mo¬ 
bile (vedi fig.11) utilizzando i quattro distanziatori 
plastici con base autoadesiva inclusi nel kit. 

Se ancora non lo sapete, la procedura corretta è 
inserire i perni dei distanziatori plastici nei quattro 
fori presenti nel circuito stampato, dopodiché do¬ 
vete togliere dalie loro basi la carta di protezione, 
quindi premete i distanziatori sui pannello di allu¬ 
minio cercando di far collimare i due Display con 
la finestra presente nel pannello di alluminio. 

Ora fate passare le due piattine a cinque fili dalla 
finestra posta in basso, quindi saldate i fili sulle pi¬ 
ste 1-2-4-8-C dei due commutatori S2-S3. 

Completata questa operazione, incastrate sui lati 
esterni dei commutatori le loro sponde (vedi fig.8) 
ed infine bloccateli nella finestra. 

Avendo ancora in mano il pannello, montate anche 
il commutatore rotativo SI, accorciando il suo per¬ 
no In modo che la manopola non risulti troppo di¬ 


stanziata. i pulsanti P1-P2-P3 ed infine i portaled, 
dentro i quali avrete inserito i diodi led rossi. 

CIRCUITO STAMPATO BASE LX.1705 

Sul circuito stampato base LX.1705 vanno monta¬ 
ti tutti i componenti visibili in fig.10. 

Vi consigliamo di iniziare inserendo tutti gli zocco¬ 
li per gli integrati e, quando avrete terminato, inse¬ 
rite anche tutte le resistenze. 

Continuate con i diodi al silicio rivolgendo il lato 
del corpo circondato da un cerchio nero come in¬ 
dicato nello schema pratico di fig.10. 

Anche il diodo zener DZ1, che ha un corpo in ve¬ 
tro come i diodi al silicio, ha un cerchio nero che 
va rivolto verso il ponte RS1. 

Il cerchio bianco del diodo plastico siglato DS15 
va rivolto verso ìi condensatore elettrolitico C4. 

Completata questa operazione, inserite il transistor 
TRI rivolgendo il lato piatto del suo corpo verso le 
resistenze R35-R37 (vedi fig.10). 


19 













































USCITE RE LE' 


VERSO LX 1705 D 


CLOCK ftESET STOP 


STAHT «L m STAflT 


Fig.10 La realizzazione pratica dello stadio base LX.17Q5 non presenta particolari dif¬ 
ficoltà di esecuzione, ma occorre prestare attenzione ai collegamenti con i componen¬ 
ti esterni. In particolare ricordate che: i terminali Anodi dei diodi led, cioè i terminali 
più lunghi (vedi fig.4), vanno collegati ai fori contraddistinti dalla lettera A; i pulsanti 
vanno collegati non solo al circuito, ma anche tra loro; il terminale 1 della sezione S1/A 
del commutatore rotativo non va collegato, mentre vanno collegati alta morsettiera i 
terminali 2 e C; infine, eseguite un ponticello tra i terminali 2 e 3 e tra 3 e 4. 


19 


































































































































































































Fig.11 Foto del Timer montato nel suo mobile, il circuito stampato base va bloccato 
con I distanziatori plastici, mentre sul pannello dii alluminio dovete fissare il circuito 
display, i tre pulsanti, I tre diodi led. Il commutatore rotativo e I due commutatori bi¬ 
nari dopo aver incastrato sui loro lati le due sponde a molla (vedi fig.8). 


20 




























Proseguendo nel montaggio potete inserire tutti i 
condensatori al poliestere e poi quelli elettroliti¬ 
ci, rispettando per questi ultimi la polarità +/- dei 
loro terminali. Per chi ancora non lo sapesse il ter¬ 
minale positivo è molto più lungo del negativo. 

Il ponte raddrizzatore RS1 va inserito nella posizio¬ 
ne indicata in fig.10 rivolgendo il terminale contrad¬ 
distinto da un + verso destra. 

Prima di inserire l'integrato stabilizzatore IC1 sui 
circuito stampato, dovete ripiegare ad L i suoi tre 
terminali, quindi posizionate sotto il suo corpo l’a¬ 
letta di raffreddamento, infine fissate il tutto con 
una vite in ferro completa del suo dado. 

Alla destra di IC1 inserite il relè e la sua morset¬ 
tiera d'uscita a 3 poli. 

Sulla sinistra di questo stampato, invece, inserite 
le morsettiere a 2 poli e per ultimo il trasformato- 
re di alimentazione TI che, avendo i piedini sfalsa¬ 
ti, si sistemerà solo nella posizione corretta. 

Ora dovete collegare due tili dalla morsettiera a 2 
poli, quella più in basso, ai terminali 2 e C delia 
sezione S1/A del commutatore rotativo, quindi e- 
seguite due ponticelli tra i terminali 4-3 e 3-2 (vedi 
il chiaro disegno in fìg.10). 

Per completare i collegamenti sul commutatore ro¬ 
tativo, collegate con 4 fiti distinti anche i terminali 
2-3-4-C della sezione S1/B ai fori sullo stampato 
posti sotto l’integrato IC3. 

Quando effettuate questo collegamento rispettate 
la numerazione riportata nei disegno in fig.10. 


Ora non vi rimane che collegare t terminali dei pul¬ 
santi P1-P2-P3 e i tre diodi led DL1-DL2-DL3. 

I pulsanti vanno collegati allo stampato e tra di lo¬ 
ro secondo lo schema riportato in fig.10. 

Vi ricordiamo, infine, che se invertite i collegamen¬ 
ti A-K sui diodi led, questi non si accenderanno. Il 
terminale Anodo dei diodi si riconosce perché più 
lungo del terminale Katodo (vedi anche ie connes¬ 
sioni in fig.4). 

MONTAGGIO nel MOBILE 

il pannello di alluminio, sul quale avete già siste¬ 
mato il circuito stampato LX.1705/B, va fissato al 
mobile plastico tramite 4 minuscole viti in ferro. 

II circuito stampato base LX.1705 va fissato al pia¬ 
no del mobile tramite 4 distanziatori plastici. 

Ora coilegate alla morsettiera d’ingresso a 2 poli i 
fili del.cordone di alimentazione dei 230 volt. 

1 ;< 

Vi consigliamo di annodare all’interno del mobile 
questo filo per evitare che, tirandolo inavvertita¬ 
mente, possa sfilarsi dalla morsettiera. 

COME si USA 

Per usare questo timer dovete innanzitutto sce¬ 
gliere il valore in secondi, minuti oppure ore, im¬ 
postando un numero che potete far partire da 01 
per arrivare ad un massimo di 99 per tutte e tre ie 
unità di misura. 


12V 


TENSIONE DI 
AUMENTAZIONE 





0S15 


RELÈ' OFF 



CARICO ON 


Fig.13 Raggiunto il tempo impostato 
con ì commutatori S2-S3, il relè si ecci¬ 
ta e ciò causa lo spegnimento della lam¬ 
padina e l'accensione del led DL3, 


Fig,12 Quando il relè è disattivato, I con¬ 
tatti A-B risultano chiusi, quindi il cari¬ 
co ad essi collegato è alimentato. Nel 
nostro caso la lampadina è accesa. 


12 ve 



TENSIONE DI 
ALI TENTAZIONE 

€ ® 


REI E’ 1 

c 


♦ 


DS15 


rr 


L _ 

—il 


i—® c 

USCITE 

RELE 1 



CARICO OFF 


RELE* ON 


21 














































99 secondi equivalgono a 1 minuto e 39 secondi 
99 minuti equivalgono a 1 ora e 39 minuti 
99 ore equivalgono a 4 giorni e 3 ore 

Per impostare i numeri sui due commutatori S2- 
S3 è sufficiente premere ì pulsanti +/- che si tro¬ 
vano sul loro corpo. 

Di seguito dovete ruotare il commutatore SI su u- 
na delle tre posizioni secondi, minuti, ore. 

In questo modo vedrete subito lampeggiare il dio¬ 
do led DL1 del Clock, che vi avvisa che il timer è 
già attivo e pronto per il conteggio. 

Dopo aver scelto la misura del tempo, premete il 
pulsante P3 dello Start e vedrete così accendersi 
li diodo led dello Start presente sul panneìlo. 

Quando il timer avrà raggiunto il tempo da voi pre¬ 
fissato, vedrete accendersi il diodo led del Relè ON 
presente sempre sul pannello del mobile. 

I CONTATTI del RELE’ 

Sui fili che escono dalla morsettiera a 3 poli pre¬ 
sente sul lato destro del circuito stampato LX.1705 
(vedi fig.10) abbiamo riportato le sigle dei contatti 
d’uscita A- B-C del relè. 

I contatti d’uscita B-A risultano sempre chiusi e sì 
aprono quando il timer ha raggiunto il tempo im¬ 
postato sui due commutatori binari. 

! contatti B-C risultano sempre aperti e si chiudo¬ 
no quando il timer ha raggiunto il tempo imposta¬ 
to sui due commutatori binari. 


Detto questo, se volete spegnere una televisione 
o una qualsiasi altra apparecchiatura quando il ti¬ 
mer ha raggiunto il tempo prefissato, dovete uti¬ 
lizzare i contatti A-B del relè (vedi figg. 12-13), 

Se volete accendere una lampadina o far suona¬ 
re un campanello quando il timer ha raggiunto il 
tempo prefissato, dovete utilizzare i contatti B-C 
del relè (vedi figg.14-15) ed alimentare i due fili di 
alimentazione con una tensione continua oppure 
alternata. 


COSTO di REALIZZAZIONE 

Costo dei componenti necessari alla realizzazione 
della scheda base del Timer siglata LX.1705 visi¬ 
bile nelle figg.9-10, compreso il circuito stampato 

ed escluso il solo mobile Euro 44,00 

Costo dei componenti necessari alla realizzazione 

della scheda display del Timer siglata LX.1705/B 
visibile nelle figg.6-7, compreso il circuito stampa¬ 
to e i due display a katodo comune Euro 27,00 

Costo del mobile plastico MO1705 con mascheri¬ 
na di alluminio forata e serigrafata Euro 17,00 

Costo del solo stampato LX.1705 Euro 9,60 

Costo del solo stampato LX.1705/B Euro 4,80 

Dai costi dei kit e dei singoli componenti, che so¬ 
no da intendersi IVA inclusa, sono escluse le so¬ 
le spese di spedizione a domicilio. 


22 








































Tutti noi ci siamo accorti che con l'Euro risulta dif¬ 
ficile arrivare a fine mese e poiché la situazione di¬ 
venta sempre più insostenibile, siamo continua- 
mente alla ricerca di possibili soluzioni per rispar¬ 
miare senza dover rinunciare a quel livello di vita 
a cui ci siamo abituati. 

Chi fa la spesa ha scoperto che se vuote risparmia¬ 
re deve confrontare i prezzi di ogni sìngolo prodot¬ 
to per essere sicuro di scegliere il più economico. 

Un consìderevote risparmio si può ottenere anche 
sul consumo della corrente elettrica e poiché il co¬ 
sto di questo servizio è a taf punto aumentato da 
costringere molte famiglie a sborsare cifre consi¬ 
derevoli, sono molti a chiederci delle soluzioni, per¬ 
ché quando viene sera siamo tutti costretti ad ac¬ 
cendere la luce. 

Un modo per risparmiare è utilizzare le lampade 
fluorescenti visibili in fig.2. 

Queste lampade, che hanno la classica forma di 
una lampadina tradizionale ed un attacco a vite che 
consente di avvitarle nei comuni portalampada, 
presentano ii vantaggio di farvi risparmiare ben 
t’80% dell'energia normalmente consumata per il¬ 
luminare la vostra abitazione. 




Le classiche lampade a filamento sprecano i! 95% 

dei watt assorbiti in calore e solo i( 5% lo trasfor¬ 
mano in flusso luminoso. 

Le lampade fluorescenti, invece, trasformano il 
10% dei watt assorbiti in calore e quindi hanno 
un rendimento luminoso pari ai 90%. 

Nella Tabella N.1 abbiamo messo a confronto le 
potenze assorbite dai due tipi di lampade e come 
potete notare, a parità di emissione luminosa, le 
lampade fluorescenti consumano minore poten¬ 
za, circa 1/5, delle lampadine ad Incandescenza. 

TABELLA N.1 


3-4 watt 

rende come 

15 watt 

5-6 watt 

rende come 

25 watt 

7-8 watt 

rende come 

40 watt 

11-12 watt 

rende come 

60 watt 

15-16 watt 

rende come 

75 watt 

20-21 watt 

rende come 

100 watt 

23-24 watt 

rende come 

120 watt 


Dalla Tabella possiamo notare che, ad esempio, 
bastano 12 watt di una lampada fluorescente per 
avere la stessa luce di una lampadina ad incande¬ 
scenza da 60 watt, con un risparmio in termini di 
energia, sulia spesa per l'illuminazione, che si ag¬ 
gira intorno all’80%. 

In proporzione, infatti, se con una lampada da 60 
watt consumiamo 100, con una lampada da 12 
watt consumiamo solo: 

(100 x 12) : 60 = 20 

che significa che risparmiamo: 

100-20 = 80 

A questo punto abbiamo cercato di calcolare quan¬ 
to avreste risparmiato ogni mese utilizzando le 
lampade fluorescenti a basso consumo, ma con¬ 
frontando più bollette di utenti della stessa città 
ed anche di città diverse abbiamo constatato che 
i costi dei kilowatt/ora variano notevolmente da 
utente ad utente. 


ad 

a filamento 


lampada 

fluorescente 



24 


































Abbiamo chiesto alle Aziende erogatoci il motivo 
dì queste differenze, ma tutte ci hanno dato delle 
risposte vaghe e per nulla convincenti, quindi non 
ci è stato possibile calcolare il risparmio. 

Sappiate comunque che utilizzando queste lampa¬ 
de, otterrete sulla vostra bolletta un risparmio per 
la parte che incide sull’illuminazione dell’80%. 
il tutto a parità di illuminazione e senza cambiare 
le vostre abitudini. 

La “nota dolente” è data dal costo d’acquisto di 
una lampada fluorescente, che è 3 volte quello 
di una lampada a filamento, se non di più. 
Questo prezzo è dovuto al fatto che all’interno del 
suo attacco (vedi fig.6) è inserito un circuito elet¬ 
tronico necessario per ottenere un'accensione 
Istantanea che nello stesso tempo provvede ad 
eliminare tutti i disturbi RF che potrebbero creare 
problemi nella ricezione radio e televisiva. 

Lo stesso circuito provvede anche ad eliminare lo 
sfarfallio comune a molte lampade fluorescenti. 

Poiché il costo delie lampade fluorescenti risulta 
maggiore rispetto a quello delle lampade a fila¬ 
mento, conviene utilizzarle solo nei locali in cui ri¬ 
mangono accese per molte ore. 



Fig.1 È consigliabile utilizzare te lampade 
fluorescenti a risparmio energetico nei luo¬ 
ghi o nei locali in cui devono essere tenu¬ 
te accese per molte ore della notte. 



Le lampade fluorescenti a risparmio energetico hanno una forma ana¬ 
loga alle comuni lampade a filamento ed anche il loro attacco ha le 
stesse misure dei portalampada standard. Queste lampade hanno il 
vantaggio di generare una luce molto bianca facendoci risparmiare, 
rispetto ad una comune lampada, un buon 80% di corrente elettrica. 



Fig.2 Come potete vedere 
nella Tabella N.1, le lampade 
fluorescenti forniscono una 
Intensità luminosa identica a 
quella fornita da una lampa¬ 
da a filamento di potenza no¬ 
tevolmente maggiore. 


25 

























































































































Fig.3 Conviene usare le lampade a basso consu¬ 
mo negli ambienti che necessitano di un'ìUumma- 
zione costante e continua per diverse ore. 



Fig.4 Nei locali in cui è indispensabile un uso pro¬ 
lungato della luce artificiale di giorno e di notte, 
con queste lampade risparmierete 180%. 



Fig.5 Nelle camere da letto, In cui la luce rimane 
accesa per pochi minuti, non conviene sostituire 
le normali lampadine con quelle fluorescenti. 



Fig.6 Le lampade fluorescenti 
costano molto di più delle lam¬ 
pade a filamento, perché nel lo¬ 
ro attacco è inserito un circuito 
elettronico necessario per assi¬ 
curare un’accensione Istantanea 
e per stabilizzare la corrente di 
assorbimento. Quello stesso cir¬ 
cuito elimina tutti i disturbi RF ed 
anche lo sfarfallio. 


26 





























































Fig.7 Distribuzione spettrale 
di una luce diurna. Sulla fre¬ 
quenza di 400 nanometri la lu¬ 
ce assume un colore blu, 
mentre sui 700 nanometri as¬ 
sume un colore rosso. 


Fig.8 In questo grafico la di¬ 
stribuzione spettrale di una 
lampada a filamento. Queste 
lampade emettono radiazioni 
oltre i 700 nanometri quindi 
verso il rosso e l’infrarosso. 


Fig.9 Tutte le lampade fluo¬ 
rescenti emettono una luce 
molto bianca, perché copro¬ 
no una banda di frequenze 
che va dai 550 nanometri ai 
600 nanometri. 



Fig.10 Poiché le lampade 
fluorescenti emettono po¬ 
chissime frequenze oltre i 
700 nanometri, non si surri¬ 
scaldano come succede alle 
lampade a filamento. 


Fig.11 La tonalità delle lampa¬ 
de fluorescenti non viene mai 
espressa in nanometri, ma in 
gradi Kelvin. Una luce bian¬ 
chissima ha una temperatura 
di circa 4.000° Kelvin. 


Fig.12 Più si abbassa la tem¬ 
peratura in gradi Kelvin più ia 
lampada emette una luce cal¬ 
da. In questo disegno il grafi¬ 
co di una lampada fluorescen¬ 
te da 3.000° Kelvin. 


Non è quindi molto conveniente usarle sul como¬ 
dino della camera da letto, perché rimangono ac¬ 
cese per brevi periodi, mentre conviene sostituirle 
in cucina e nella sala da pranzo, perché in que¬ 
sti locali la luce rimane accesa per molte ore. 

Se poi avete un giardino e volete illuminare tutta la 
notte un’area pedonale, utilizzando le lampade 
fluorescenti anziché quelle a filamento otterrete 
la stessa illuminazione risparmiando a fine mese 
una cifra pari all’80%. 

Nelle aziende artigianali, le lampade fluorescenti 
vengono utilizzate nei locali di lavoro per poter ri¬ 
sparmiare a fine mese cifre consistenti. 

Per lo stesso motivo sono preferite dai proprietari 
di bar, ristoranti e trattorie, in cui è necessario te¬ 
nere accese tutte le lampade delle sale anche se 
c’è un solo cliente. 

Se poi avete un negozio, provate ad usarle per il¬ 
luminare le vetrine, in cui occorre tenere accese 
più lampade di continuo fino a notte inoltrata e no¬ 
terete che il consumo della corrente elettrica si ab¬ 
basserà notevolmente. 


Dobbiamo infine aggiungere che le comuni lampa¬ 
de a filamento, se tenute accese per tempi molto 
lunghi, vanno sostituite spesso perché il loro fila¬ 
mento si brucia, mentre le lampade fluorescen¬ 
ti a basso consumo, non avendo alcun filamento, 
durano mediamente 10 volte di più di quelle ad in¬ 
candescenza, 

Per completare questo articolo vi diremo che la di¬ 
stribuzione spettrale della luce visibile diurna (ve¬ 
di il grafico in fig.7) parte da una frequenza di 400 
nanometri (luce blu) per arrivare sui 780 nano- 
metri (luce rossa). 

Quando si acquistano le lampade fluorescenti, 
queste vengono normalmente fornite con una to¬ 
nalità di luce quantificata come temperatura di co¬ 
lore di 5.500-6.000° Kelvin, pari ad una normale 
luce diurna (vedi fig.10). 

In commercio esistono anche lampade a luce bian¬ 
chissima, con una temperatura di colore che si ag¬ 
gira sui 4.000° Kelvin (vedi fig.11) e lampade a lu¬ 
ce calda che hanno una temperatura di colore che 
si aggira sui 3.000° Kelvin (vedi fig. 12). 


27 





































Tutti gli utensili elettrici utilizzati dagli hobbisti co¬ 
me trapani, smerigliatrici, seghetti elettrici, ecc., 
funzionano con la tensione alternata dei 230 volt 
e hanno tutti una potenza minore di 1 Kilowatt, 

Purtroppo la loro velocità di rotazione è fissa e so¬ 
lo qualche trapano elettrico dispone di due velocità 
selezionabili tramite un commutatore meccanico 
che inserisce degli ingranaggi riduttori 

Per poter ridurre la loro velocità, qualcuno ha pro¬ 
vato ad utilizzare dei varilight pensando che se 
questi dispositivi sono in grado di ridurre la tensio¬ 
ne sulle lampade ad Incandescenza, senz'altro 
possono ridurla anche nei motori elettrici. 

Purtroppo chi ha provato ad utilizzare questa solu¬ 
zione si è accorto che riducendo l'ampiezza della 
tensione si riduce automaticamente anche la po¬ 
tenza quindi al minimo sforzo il motore si arresta. 

Per ridurre sensibilmente la velocità di questi u- 
tensìli elettrici senza ridurre la loro potenza occor¬ 
re realizzare il circuito visibile in fig.1, che presen¬ 
ta il vantaggio di lasciare al motore la sua totale 
potenza anche a basso numero di giri. Se quindi lo 
utilizzate per alimentare un trapano, vi accorgere¬ 
te che questo riuscirà a forare ferro, alluminio, ot¬ 
tone, marmo e muri senza nessuno sforzo. 


Prima di passare alla descrizione delio schema 
elettrico dobbiamo dirvi che questo circuito serve 
per i soli carichi induttivi, cioè per piccol motori 
elettrici, e pertanto non risulta idoneo a 'durre la 
luminosità delle lampade ad incandescenza. 


SCHEMA ELETTRICO 

Nello schema elettrico visibile a fianco è presente 
un solo diodo SCR il cui terminale Gate viene pi¬ 
lotato dagli impulsi positivi prelevati dal Katodo del 

diodo al silicio siglate DS2. 

Avendo utilizzato un diodo SCR, che conduce so¬ 
lo su una semionda della tensione alternata, ot¬ 
teniamo subito una riduzione della velocità mas¬ 
sima del motore elettrico di circa un 20%. 

Per variare ulteriormente la velocità del motorino 
basta ruotare il cursore del potenziometro R2. che 
come potete vedere nello schema pratico dì fig.2. 
è un doppio potenziometro lineare. 

In questo progetto sarebbe necessario utilizzare un 
potenziometro da 1 watt, ma poiché si tratta di un 
componente molto difficile da reperire, abbiamo u- 
sato un doppio potenziometro, collegando in pa¬ 
rallelo due normali potenziometri. 


28 



































































Il valore di questo doppio potenziometro lineare è 
di 10+10 Kiloohm. che collegati in parallelo forni¬ 
scono un valore reaie di 5.000 ohm. 

Il segreto per ridurre la velocità del motore senza 
ridurre la sua potenza motore, dipende dai valori 
della resistenza R3 e del condensatore CI. 

Quando il motore sotto sforzo tenta di ridurre la sua 
potenza, ai capi della resistenza R3 si ha un au¬ 
mento di tensione e quindi il Gate del diodo SCR 
viene eccitato per un tempo maggiore. 

Quando invece il motore non è più sotto sforzo, la 
tensione ai capi della resistenza R3 si riduce e di 
conseguenza il Gate del diodo SCR viene eccitato 
per un tempo minore evitando così al motore di 
aumentare la sua velocita. 


NOTA IMPORTANTE: prima di passare alla realiz¬ 
zazione pratica vogliamo farvi presente che tutti i 
componenti presenti sul circuito stampato risultano 
percorsi dalla tensione dei 230 volt, quindi non 
toccateli mai con le mani nude per evitare di rice¬ 
vere una non salutare scarica elettrica. E' anche 
per questo motivo che abbiamo inserito il circuito 
dentro un piccolo mobiletto plastico, 

REALIZZAZIONE PRATICA 

In possesso del circuito stampato LX.1703, potete 
iniziare a montare i vari componenti richiesti dispo¬ 
nendoli come visibile in fig.2. 

Come primo componente vi consigliamo di monta¬ 
re il doppio potenziometro R2 e poiché i suoi ter¬ 
minali non sono idonei ai circuito stampato, dove¬ 
te tranciare le loro estremità in modo da eliminare 
gli occhielli capitilo. 


TI 

MI 

PAN 

1 ma noi 

ila PC 

ITE! 

IU 

l 


Questo circuito riesce a rallentare la velocità di un trapano e di altri 
utensili elettrici funzionanti a 230 volt senza diminuire la loro potenza. 


SCRi 



BT152/800 


ELENCO COMPONENTI LX.1703 

RI = 6.600 ohm 2 watt Fig.1 Schema elettrico del circuito in grado di 

R2 = 10.000 ohm doppio pot. Un. ridurre la velocità dei trapani o di altri utensili 

R3 = 5.600 ohm 1/2 watt elettrici senza ridurre la loro potenza. Come ab- 

C1 = 330.000 pF poi. 250 volt biamo spiegato nell'articolo, la resistenza R2 è 

DS1 = diodo tipo IN.4007 un doppio potenziometro lineare da 10.000 + 

DS2 = diodo tipo IN.4007 1 0.000 ohm. In alto a destra le connessioni del 

SCR1= SCR tipo BT 152/800 diodo SCR tipo BT.152/800. 


29 




































VESSO IL TESSANO 


Fig,2 Schema pratico dì montaggio del circuito da utilizzare per ridurre la velo¬ 
cità dei trapani elettrici. La morsettiera posta in aito sulla destra deve essere 
utilizzata per fissare i 3 fili del cordone di alimentazione non dimenticando 
collegare il filo giallo-verde di terra sul foro centrale. Dalla morsettiera posta a 
sinistra preleveremo la tensione per alimentare il trapano elettrico. 


Solo in questo modo riuscirete ad infilare i suoi 6 
terminali nei fori del circuito stampato. 

Chi non volesse tranciare questi terminati, potrà fis¬ 
sare il potenziometro sul pannello frontale di un 
contenitore e poi collegare i terminali al circuito con 
degli spezzoni di filo di rame isolato in plastica. 

Proseguendo nel montaggio, potete inserire ie re¬ 
sistenze RI ed R3. il condensatore al poliestere CI 
e i due diodi al silicio con corpo plastico rivolgen¬ 
do per DS1 il lato contornato da una fascia bian¬ 
ca verso destra e per DS2 il lato contornato da u- 
na fascia bianca verso il condensatore Ci, come 
visibile in fig.2. 

Prima di inserire sul circuito stampato il diodo SCR1 
dovete ripiegare ì suoi terminali ad L. 

Una volta inseriti i terminali, fissate il suo corpo sul¬ 
la base del circuito stampato utilizzando una corta 
vite in ferro più dado. 

Inutile dire che i terminali K-A-G di questo diodo 
SCR vanno saldati sulle piste in rame sottostanti. 


Come ultimi componenti inserite le due morsettie¬ 
re a 3 poli: quella a destra vi servirà per fissare i 
3 fili del cordone dì rete dei 230 volt e quella a si¬ 
nistra per alimentare il motorino al quale volete ri¬ 
durre la velocità. 

Facciamo presente che nel polo centrale della 
morsettiera di destra va inserito il filo di terra che 
è di colore giallo-verde. 


FISSAGGIO dentro il suo MOBILE 

Come vi abbiamo già segnalato, questo circuito va 
Inserito dentro un mobile plastico per evitare di 
toccare con le mani uno qualsiasi dei suoi compo¬ 
nenti in quanto tutti risultano percorsi dalla tensio¬ 
ne di rete dei 230 volt. 

Noi vi forniamo il mobile plastico privo di fori visi¬ 
bile nella foto a pag.28. 

Come visibile in fig.4, fissate all’interno del mobile 
il circuito stampato, poi sul pannello posteriore en- 


30 






















































Fig.3 Foto del circuito a montaggio comple¬ 
tato. Per riuscire ad infilare il doppio poten¬ 
ziometro nelle sei fessure del circuito stam¬ 
pato dovete tagliare gli occhielli dei suoi 
terminali. I tre terminali del diodo SCR van¬ 
no ripiegati ad L e, dopo averli saldati, il suo 
corpo va bloccato al circuito con una vite 
in ferro ed il suo dado. 


I I 



Fig.4 II circuito montato di fig.3 va fissato 
dentro il suo mobile plastico. Sul pannello 
anteriore fate un foro per far uscire il per¬ 
no del doppio potenziometro R2, mentre sul 
pannello posteriore fate un foro per entra¬ 
re con II filo del cordone di rete ed un se¬ 
condo foro per uscire con il cordone che 
andrà ad alimentare II trapano. 


trate con il cordone di rete facendolo passare nel 
gommino passatilo che avrete inserito nel pannel¬ 
lo di alluminio, in questo modo eviterete che il me¬ 
tallo possa col tempo tagliare il filo. 

I 3 fili del cordone dì rete andranno fissati nella 
morsettiera di destra inserendo il filo di terra, che 
è di colore giallo-verde, nel foro centrale, 

Dall’altra morsettiera dovete uscire con i fili che do¬ 
vranno alimentare il trapano o gli altri utensili elet¬ 
trici ai quali volete ridurre la velocità senza ridur¬ 
re la potenza. 

Sulla morsettiera di sinistra potete inserire anche 
un cordone alla cui estremità risulta coilegata una 

presa femmina volante. 

Volendo si potrà utilizzare anche una comune pre¬ 
sa da pannello da fissare sul mobile plastico. 

Completata questa operazione, dovete infilare sul 
perno del doppio potenziometro R2 la sua mano¬ 
pola e poi fissarla con la sua vite Se il perno pla¬ 
stico dovesse risultare troppo lungo, io potete ta¬ 
gliare utilizzando un piccolo seghetto. 


Chiuso il vostro mobile, potete subito testare il no¬ 
stro circuito collegando sulla sua uscita il trapano 
al quale volete ridurre la velocità, 

Facciamo presente che ruotando al minimo la ma¬ 
nopola del potenziometro, alcuni modelli di trapa¬ 
no si fermano. 

In questi casi basta ruotare leggermente la mano¬ 
pola in senso inverso per farlo subito partire alla 
sua minima velocità. 


COSTO di REALIZZAZIONE 

Costo di tutti i componenti necessari per realizza¬ 
re il kit siglato LX.1703 (vedi fig.2), compresi il cir¬ 
cuito stampato ed il mobile plastico Euro 19,00 

A parte possiamo fornirvi anche il solo circuito 
stampato siglato LX.1703 al costo di Euro 1,70 

Tutti i prezzi sono già compresi di tVA, ma non del¬ 
le spese postali per la spedizione a domicilio. 


31 

































Sulla rivista N.232 vi abbiamo proposto diversi schemi applicativi che 
utilizzano un componente sensibile alla luce chiamato Foto resistenza. 
Oggi manteniamo le promesse proponendovi altri facili ed economici 
kit, tutti collaudati, certi che avranno lo stesso consenso di pubblico. 


Prima di spiegarvi il funzionamento dei cinque cir¬ 
cuiti che vi proponiamo in questa rivista, riteniamo 
opportuno ricordarvi brevemente il particolare com¬ 
portamento elettrico deila fotoresistenza. 

La fotoresistenza è un elemento a semicondutto¬ 
re in cui ia radiazione di luce assorbita viene con¬ 
vertita in una variazione di resistenza del materia¬ 
le stesso. In altre parole la fotoresistenza cambia 
il suo valore resistivo al variare della luce che ta 
colpisce e, più precisamente, la sua resistenza è 
inversamente proporzionale alla quantità di lu¬ 
ce che la colpisce. 

Man mano che aumenta la luminosità naturale o 
ambientale, la resistenza diminuisce consenten¬ 
do il passaggio della corrente. Al contrario, quando 
la luce viene meno, ossìa quando ia fotoresistenza 
si trova in penombra o addirittura al buio, la sua 
resistenza aumenta raggiungendo i massimi valo¬ 
ri ed impedendo alla corrente elettrica di fluire. 


Questo significa che man mano che aumenta la lu¬ 
ce ambientale che la colpisce, la fotoresistenza op¬ 
pone sempre meno resistenza al passaggio della 
corrente, Quando la luce cala, cioè quando si tro¬ 
va in penombra o addirittura al buio, la resistenza 
aumenta impedendo lo scorrimento della corrente 
elettrica. Infatti, quando è in condizioni di oscurità 
presenta una resistenza da 5 a 100 Megaohm, 
quando è colpita da una luce ha una resistenza 
compresa tra 50 e 500 ohm. 

Ne consegue che la corrente elettrica che passa 
attraverso la fotoresistenza è proporzionale all'In¬ 
tensità delia sorgente luminosa a cui è sottopo¬ 
sta, Abbiamo cioè una sorta di potenziometro che 
funziona tramite la luce anziché tramite forze mec¬ 
caniche o segnali elettrici. 

Per questa sua caratteristica è chiamata anche 
sensore di luce e viene utilizzata in molti dispositi¬ 
vi di automatismo: crepuscolari, apertura o chiusu¬ 
ra porte, attivazione e disattivazione di relè ecc. 


32 








SUONA quando si accende una LUCE 


LX.5066 


A volte può essere utile disporre di un circuito che 
emetta una nota acustica modulata appena una 
fotoresistenza viene colpita da una luce. 

Qualora non riusciste ad immaginare dove trovi ap¬ 
plicazione un circuito di questo genere, vi portiamo 
subito qualche esempio. 

Se avete if sospetto che appena uscite dal vostro 
ufficio qualcuno si precipiti a curiosare nei casset¬ 
ti della vostra scrivania, sarete avvisati da questa 

nota acustica. 

Naturalmente, questo circuito può essere sistema¬ 
to anche nel vostro personale armadietto di lavo¬ 
ro, preferibilmente prima di avere l'amara sorpresa 
di scoprire che qualcuno lo ha aperto per effettua¬ 
re un “prelievo di Euro" daile vostre tasche, scam¬ 
biandovi per un bancomat. 

I nostri esempi parlano di cassetti, scrivanie e pu¬ 


re di armadietti, ma questo circuito può fare la 
guardia anche ad una botola o ad un ripostiglio 
che non volete venga mai aperto. 

Per realizzare questo circuito “sonoro” abbiamo u- 
tilizzato due integrati C/Mos tipo CD.4002, conte¬ 
nenti ciascuno due porte NOR provviste di 4 in¬ 
gressi, e due transistor finali per pilotare un alto- 
parlante da 8 ohm. 

Abbiamo adoperato i primi NOR, siglati ICt/A e 
IC1/B, come primo stadio oscillatore per genera¬ 
re una frequenza subsonica di 6 hertz circa che 
modula il secondo stadio oscillatore composto dai 
NOR sigiati IC2/A e IC2/B. 

Questi ultimi generano una frequenza acustica di 
circa 800 hertz, che modulata dalla frequenza di 6 
hertz, genera una nota modulata, che, tramite la 


con le FOTORESISTENZE 



Fig.1 Circuito che emette una nota acustica quando viene colpito da una luce. In bas¬ 
so le connessioni dell’integrato viste da sopra e dei transistor viste da sotto. 


LISTA COMPONENTI LX.5066 


Ri = 10.000 ohm trimmer 
R2 = 1.000 ohm 1/4 watt 
R3 = 1 Megaohm 1/4 watt 
R4 = 820.000 ohm 1/4 watt 
R5 = 1.000 ohm 1/4 watt 
R6 = 4,7 ohm 1/4 watt 
R7 = 4,7 ohm 1/4 watt 
FRI = fotoresistenza 
CI = 100.000 pF poliestere 
C2 = 100.000 pF poliestere 


C3 = 100.000 pF poliestere 
C4 = 1.000 pF poliestere 
C5 = 100 microF. elettrolitico 
C6 = 47 microF. elettrolitico 
TRI = NPN tipo BC.547 
TR2 = PNP tipo BC.557 
IC1 = C/Mos tipo 4002 
1C2 = C/Mos tipo 4002 
AP = altoparlante 8 ohm 



4002 


B 



BC 547 
BC 557 


33 



























































































resistenza R5, viene prelevata dal piedino d’uscita 
del NOR IC2/B ed applicata su entrambe le Basi 
dei transistor finali siglati TR1-TR2. 

Quando la fotoresistenza viene colpita da una iu- 
ce presenta una bassissima resistenza, quindi sul 
piedino d’ingresso 2 del primo NOR siglato IC1/A 
c’è un livello logico 0 e sul piedino d'uscita 1 un 
livello logico 1, che provvede a far oscillare il no- 
stro primo stadio oscillatore e lo stesso dicasi per 
il secondo stadio oscillatore composto dai NOR si¬ 
glati IC2/A-IC2/B. 

Quando la fotoresistenza è al buio, presenta una 
elevata resistenza, quindi sul piedino d'ingresso 2 
de! primo NOR siglato tCI/A c'è un livello logico 
1 e sul piedino d’uscita 1 un livello logico 0, che 


blocca i due stadi oscillatori, anche quello compo¬ 
sto dai NOR siglati IC2/A-IC2/B. 

Nota: sostituendo la fotoresistenza con un pul¬ 
sante, è possibile realizzare un semplice campa¬ 
nello che genera un suono modulato. 


COSTO di REALIZZAZIONE del PROGETTO 

Costo di tutti i componenti visibili in fig.2 compre¬ 
so il circuito stampato LX.5066 già forato e com¬ 
pleto di disegno serigrafico Euro 12,50 

Costo del solo circuito stampato LX.5066 che po¬ 
tete richiedere anche a parte Euro 2,30 




Fig.2 Come disporre tutti I 
componenti sullo stampato 
LX.5066. Le tacche di riferi¬ 
mento ad U degli integrati IC1- 
IC2 vanno rivolte verso l'alto, 
mentre la parte piatta dei tran¬ 
sistor TR1-TR2 va rivolta ver¬ 
so il basso. 


Flg,3 Foto di come si presen¬ 
ta il progetto a montaggio ul¬ 
timato. Per aumentare il livel¬ 
lo sonoro del piccolo altopar¬ 
lante da 8 ohm conviene inse¬ 
rire il circuito dentro una pic¬ 
cola cassa acustica. 




34 


















































RELE che si eccita al BUIO insensibile agli sprazzi di LUCE LX.5067 



Ó 12 V. 


IC1-C 


REIF 1 


Fig.4 (I relè si eccita quando la totoresistenza FRI viene totalmente oscurata. 
La sensibilità al buio si regola ruotando il cursore del trimmer RI (vedi testo). 


LISTA COMPONENTI LX.5067 

RI = 10.000 ohm trimmer 
R2 = 1.000 ohm 1/4 watt 
R3 = 10.000 ohm 1/4 watt 
R4 = 10 Megaohm 1/4 watt 
R5 = 1,000 ohm 1/4 watt 
R6 = 10,000 ohm 1/4 watt 


R7 = 10,000 ohm 1/4 watt 
FRI = fotoresistenza 
CI = 220.000 pF poliestere 
C2 = 100.000 pF poliestere 
OSI - diodo tipo IN.4150 
DS2 - diodo tipo IN.4150 


DS3 “ diodo tipo 1 N.4007 

DL1 - diodo led 

TRI = NPN tipo BC.547 

TR2 = NPN tipo BC.547 

IC1 = C/Mos tipo 4093 

RELE’ = relè 12 volt 1 scambio 


Il circuito che presentiamo in 1ig.4 è insensibile ai 
veloci sprazzi di luce e perciò non viene influenza¬ 
to quando la fotoresistenza viene colpita da una 
luce improvvisa e momentanea come la luce dei 
fari di un’auto o il lampo di un temporale. 

Questo succede perché il circuito è provvisto dì un 
ritardo di circa 6 secondi che impedisce al relè di 
diseccitarsi se la luce non permane sulla fotore¬ 
sistenza per un tempo maggiore di 6 secondi, ne¬ 
cessari per scaricare il condensatore al poliestere 
CI da 220.000 picofarad. 

In pratica il circuito di fig.4 eccita il relè quando la 

fotoresistenza viene oscurata (diodo led acce¬ 
so) e lo diseccita solo se la fotoresistenza viene 
illuminata per più di 6 secondi. 

Come potete notare dallo schema, la fotoresisten¬ 
za è collegata tra il positivo di alimentazione ed il 
trimmer di regolazione siglato RI. 

Quando la fotoresistenza è colpita da una luce 
presenta una bassissima resistenza ohmica quin¬ 
di sul Collettore del transistor siglato TRI (vedi 
TRI) è presente una tensione di 0 volt che corri¬ 
sponde ad un livello logico 0. 


Quando la fotoresistenza è al buio presenta una 
elevata resistenza ohmica, quindi sul Collettore 
del transistor sigiato TRI (vedi TP1 ) è presente u- 
na tensione positiva di valore quasi pari a quello di 
alimentazione e che corrisponde ad un livello lo¬ 
gico 1. 

Poiché questi livelli logici vengono applicati sui 
due ingressi del primo Nand siglato IC1/A, che 
funziona come inverter, sulla sua uscita è presen¬ 
te un livello logico Inverso, 

Lo stesso dicasi per il secondo Nand siglato IC1/B, 
per cui sulla sua uscita è presente un livello logi¬ 
co identico a quello presente su TP1 (Test Point). 

Dunque, quando la fotoresistenza è al buio, sul- 
l'uscita del Nand siglato IC1/B c’è una tensione po¬ 
sitiva di 12 volt circa, che, passando attraverso il 
diodo al silicio DS2, carica II condensatore al po¬ 
liestere CI da 220.000 picofarad. 

Questa tensione viene poi applicata sugli ingressi 
del terzo Nand siglato iCI/C e poiché anche que¬ 
sto funziona come in verter, sulla sua uscita è pre¬ 
sente un livello logico inverso. 

Lo stesso dicasi per il quarto Nand siglato IC1/D, 
per cui sulla sua uscita è presente un livello logi- 


35 






























co 1 identico a quello presente su TP1 (Test Point), 
vale a dire 12 volt positivi. 

Questa tensione polarizza la Base del transistor 
NPN siglato TR2 che, portandosi in conduzione, 
eccita il relè collegato al suo Collettore. 

Quando la fotoresistenza viene colpita da una lu¬ 
ce, presenta una bassissima resistenza ohmica, 
quindi sul Collettore del transistor siglato TRI non 
ci sarà alcuna tensione che corrisponde ad un li¬ 
vello logico 0. 

La doppia inversione del livello logico ad opera dei 
due Nand IC1/A-IC1/B collegati in cascata non farà 
altro che riproporre io stesso livello logico d’ingres¬ 
so (cioè 0 volt sul terminale Collettore dì TRI) sul 
piedino d’uscita 4 di IC1/B. 

Il condensatore Ci potrà pertanto scaricarsi “len¬ 
tamente" tramite la resistenza di elevato valore R4 
ed il diodo DS1. 

Trascorsi circa 6 secondi, la tensione ai capi di CI 
avrà raggiunto il livello di soglia inferiore in modo 
che il Nand IC1/C commuti la sua uscita da livello 
logico 0 a livello logico 1, che sarà poi invertito dal 
successivo Nand, collegato come in verter, disec¬ 
citando ìl relè. 


Il trimmer RI va regolato con la luce presente nel¬ 
la stanza fino a quando non si spegne il diodo led. 
quindi si oscura la fotoresistenza in modo che il 
diodo led si accenda ed il relè si ecciti. 

Per ia taratura del trimmer RI vi consigliamo di pro¬ 
cedere come descritto dì seguilo. 

Dopo aver collegato un tester su TP1, oscurate la 
fotoresrstenza, quindi ruotate lentamente ii curso¬ 
re del trimmer RI fino a leggere su TP1 una ten¬ 
sione di circa 10-11 volt, in queste condizioni il relè 
si eccita ed il diodo led DL1 si accende. 

Illuminando la fotoresistenza la tensione su TP1 
deve scendere fino a circa 0 volt e, dopo circa 6 
secondi, il relè deve diseccitarsi e il diodo led 
spegnersi. 

COSTO di REALIZZAZIONE del PROGETTO 

Costo di tutti i componenti visibìli in fig.5 compre¬ 
so il circuito stampato LX.5067 già forato e com¬ 
pleto di disegno serigrafico Euro 11,00 

Costo de! solo circuito stampato LX.5067 che po¬ 
tete richiedere anche a parte Euro 1,50 


12 V USCITE RELE’ 




Fig.5 Schema pratico di montag¬ 
gio ed in alto le connessioni del¬ 
l’integrato viste da sopra e del 
transistor viste da sotto. 


Fig.6 Foto di come si presenta il 
progetto una volta completato. 
Come si vede In fig.5, la parte 
piatta del transistor TRI va rivol¬ 
ta In basso e quella del transistor 
TR2 va rivolta in alto. 



36 

















































RELE’ pilotato da un SCR che si ECCITA con la LUCE LX.5068 



Fig.7 La fotoresistenza eccita II relè quando il suo corpo viene colpito da una 
luce. Per modificare la sua sensibilità ruotate il cursore del trimmer R2. 



LISTA COMPONENTI LX.5068 

RI = 2.200 ohm 1/4 watt 
R2 s 5.000 ohm trimmer 
R3 = 1.000 ohm 1/4 watt 
R4 = 1,000 ohm 1/4 watt 
R5 = 1.000 ohm 1/4 watt 
FRI = fotoresistenza 


DS1 = diodo tipo IN.4007 
DL1 = diodo led 
TRI = NPN tipo BC.547 
SCR1 = SCR tipo 2N.2324 
RELE’1 = relè 12 volt 1 scambio 


Nel circuito visibile in fig.7, la fotoresistenza vie¬ 
ne utilizzata per polarizzare la Base di un transi¬ 
stor NPN che, portandosi in conduzione, provve¬ 
de ad eccitare il relè. 

I contatti del relè sono utilizzati come interruttore, 
quindi possiamo collegargli una lampadina da 230 
volt oppure da 12-24 volt o anche dei motorini, 
delle sirene o qualsiasi altra apparecchiatura e- 
lettronica. 

II funzionamento di questo circuito è molto sempli¬ 
ce e può essere così riassunto. 


Quando la luce colpisce la superficie della fotore¬ 
sistenza, questa presenta una bassissima resi¬ 
stenza, quindi la corrente che scorre nel trimmer 
R2 crea ai suoi capi una tensione positiva. 

Tale tensione polarizza la Base del transistor TRI, 
un NPN, che portandosi in conduzione eccita II Ga¬ 
te del diodo SCR1. 

Questo portandosi in conduzione alimenta il relè 
collegato sul suo terminale Anodo. 

La tensione positiva di alimentazione può variare 
da un minimo di 9 volt ad un massimo di 15 volt. 



F0T0RESISTENZA 




DIODO 
LED 

2N 2324 


Fig.8 Connessioni del transistor BC.547 e del diodo SCR 2N.2324 viste da sot¬ 
to. Il terminale più lungo di tutti i diodi led è l’Anodo ed il più corto il Katodo. 




37 











































Una volta che il diodo SCR si è portato in condu¬ 
zione, per diseccitarlo è necessario staccarlo dal¬ 
la tensione di atimentazione. 


A questo scopo, se lo ritenete opportuno, potete in¬ 
serire un pulsante normalmente chiuso o un pic¬ 
colo interruttore in serie all'alimentazione. 


COSTO di REALIZZAZIONE del PROGETTO 

Costo di tutti i componenti visibili in fig.9 compre¬ 
so il circuito stampato LX.5068 già forato e com¬ 
pleto di disegno serigrafico Euro 10,50 

Costo del solo circuito stampato LX.5068 che po¬ 
tete richiedere anche a parte Euro 1,20 


12 V USCITE RELE' 



Fig.9 Schema pratico di montaggio dei cir¬ 
cuito visibile in fìg.7. Come potete notare, 
la parte piatta del transistor va rivolta a si¬ 
nistra, mentre la tacca di riferimento del dio¬ 
do SCR1 va rivolta verso TRI. 


Fig.10 Foto del progetto. Dei tre fili in usci¬ 
ta dal relè, due risultano sempre in contat¬ 
to tra loro e si aprono quando il relè si ec¬ 
cita, cioè quando la fotoreslstenza viene 
colpita da una luce. 


RELE’ pilotato da un SCR che si ECCITA con il BUIO LX.5069 


Nel circuito visibile in fig. 11 la fotoresistenza è col¬ 
legata tra il positivo di alimentazione ed il piedino 

Invertente 2 dell'operazlonale siglato IC1. 

L’operazìonale è stato impiegato come comparato¬ 
re di tensione con un valore di soglia pari alta metà 
d< quella di alimentazione, determinato dalle due 
resistenze R3-R4 di identico valore ohmico. 

Quando la fotoresistenza è al buio presenta un’e¬ 
levata resistenza ohmica, quindi sul piedino in¬ 
vertente 2 di IC1 è presente una tensione inferio¬ 
re a quella presente sul piedino non invertente 3 
e di conseguenza sul suo piedino d'uscita 6 è pre¬ 
sente una tensione positiva che va ad eccitare il 
Gate del diodo SCR, che portandosi in conduzio¬ 
ne provvede ad eccitare il relè collegato al suo ter¬ 
minale Anodo. 


Anche se ta fotoresistenza viene illuminata e quin¬ 
di presenta una bassissima resistenza, una vol¬ 
ta che il diodo SCR si è portato in conduzione, per 
diseccitarlo è necessario staccarlo dalla tensione 
dì alimentazione. 

A questo scopo, se lo ritenete opportuno, potete in¬ 
serire un pulsante normalmente chiuso o un pic¬ 
colo interruttore in serie all'alimentazione. 

COSTO di REALIZZAZIONE del PROGETTO 

Costo di tutti i componenti visibili in fig.13 compre¬ 
so il circuito stampato LX.5069 già forato e com¬ 
pleto dì disegno serigrafico Euro 11,50 

Costo del solo circuito stampato LX.5069 che po¬ 
tete richiedere anche a parte Euro 1 ,30 


38 



























© «V. 




Fig.11 La fotoresistenza eccita il relè quando viene oscurata. Per diseccitare il 
relè al ritorno della luce occorre togliere la tensione tramite un interruttore o un 
pulsante normalmente chiuso da collegare in serie all'alimentazione. 


LISTA COMPONENTI LX.5069 


RI = 1.000 ohm 1/4 watt 
R2 = 10.000 ohm trimmer 
R3 = 10.000 ohm 1/4 watt 
R4 = 10.000 ohm 1/4 watt 
R5 = 100 ohm 1/4 watt 
R6 = 100 ohm 1/4 watt 
R7 a 1.000 ohm 1/4 watt 
FRI = fotoresistenza 
CI = 100.000 pF poliestere 
DS1 = diodo tipo 1 N.4007 
DL1 = diodo led 
IC1 = Integrato tipo TL.081 
SCR1 = SCR tipo 2N.2324 
RELE’1 = relè 12 volt 1 scambio 



Fig.12 Connessioni viste da sopra del¬ 
l’integrato operazionale TL.081. Le con¬ 
nessioni del diodo SCR metallico 
2N.2324 sono invece viste da sotto. 



Fig.13 Schema pratico di montaggio dello schema elettrico visibile in alto e foto del 
kit montato. La tacca di riferimento ad U di IC1 va rivolta verso II condensatore CI, 
mentre la tacca sporgente posta sul diodo SCR1 va rivolta verso l’Integrato IC1. 




















































































interruttore CREPUSCOLARE con TRIAC 


LX.5070 




Fig.14 Schema elettrico di un interruttore crepuscolare. Su questa stessa rivista ab 
biamo pubblicato il circuito di un altro crepuscolare completo di mobile plastico. 


TRC1 




230 V 


m v, 


Per realizzare un interruttore crepuscolare biso¬ 
gna progettare un circuito che provveda ad accen¬ 
dere una o più lampadine da 230 volt, quando, ver¬ 
so sera, la luce del giorno scende al di sotto di un 
livello prestabilito. 

Lo schema che abbiamo disegnato in fig.14 utiliz¬ 
za a questo scopo un diodo triac che può alimen¬ 
tare lampade da 230 volt collegato sul suo termi¬ 
nale Anodo 2 a patto che l'assorbimento totale non 
superi i t.000 watt. 

Il trimmer R2, collegato in serie alla fotoresisten¬ 
za, serve per regolare lo spegnimento delie lam¬ 
pade collegate al Triac alle prime luci dell’alba, 

Quando la fotoresistenza viene illuminata pre¬ 
senta una bassissima resistenza ohmica, quindi 
alla Base del transistor TRI viene tolta la sua ten¬ 
sione di polarizzazione. 

In queste condizioni il transistor TRI non conduce 
e quindi sul suo Collettore ha la necessaria tensio¬ 
ne positiva per polarizzare la Base del transistor 
TR2. che, portandosi in conduzione, non potrà ec¬ 
citare il Gate del triac TRC1 e quindi le lampade 
collegate sul terminale Anodo 2 saranno spente. 


LISTA COMPONENTI LX.5070 

RI - 820 ohm 1/4 watt 
R2 = 10.000 ohm trimmer 
R3 = 10.000 ohm 1/4 watt 
R4 = 10.000 ohm 1/4 watt 
R5 = 220 ohm 1/4 watt 
FRI = fotoresistenza 
Ci - 220 microF, elettrolitico 
OSI = diodo tipo IN.4007 
DS2 = dìodo tipo 1 N.4007 
RS1 - ponte raddr* 100 V 1 A 
OLI = diodo led 
TRI = NPN tipo 2N.7G8 
TR2 = NPN tipo 2N.1711 
TRC1 = triac tipo ETTI37 
TI = trasfor. 1 watt (mod. TN00.50) 
sec. 9 volt 50 milliampere 



Quando la fotoresistenza si trova al buio presen¬ 
ta un'elevata resistenza ohmica, quindi sulla Ba¬ 
se dei transistor TRI giunge una tensione positi¬ 
va che lo porta in conduzione. 


Fig.15 Connessioni E-B-C dei transistor 
2N.708 e 2N.1711 viste da sotto, quelle del 
diodo triac BT.137 sono viste di fronte. 


40 
























































RETE 
230 V 


Tf 

230 V 

ALLE LAMPADE 


Fig.16 Schema pratico 
di montaggio dell'inter¬ 
ruttore crepuscolare e 
foto del circuito monta¬ 
to. Le tacche sporgenti 
dei transistor metallici 
vanno rivolte entrambe 
in alto a destra. 


in queste condizioni sul Collettore di TRI ritrove¬ 
remo 0 volt che non possono polarizzare la Base 
del transistor TR2. Poiché questo transistor non 
può portarsi in conduzione, tramite la resistenza R5 
eccita il Gate dei Triac TRC1 e quindi la lampada 
collegata sul suo Anodo 2 si accende. 

Se qualcuno sostituisce il diodo Triac con un dìo¬ 
do SCR, tenga presente che quest’ultimo, poiché 
conduce solo in presenza delle semionde positi¬ 
ve della corrente alternata, alimenta le lampade 
con una tensione dimezzata, cioè: 

230 : 2 = 115 volt 

Chi sentisse il bisogno di rinfrescare la memoria 
sulle differenze che caratterizzano i diodi Triac e i 
diodi SCR, potrà leggere quanto riportato a pag.297 
del nostro 1° volume IMPARARE L’ELETTRONI¬ 
CA partendo da zero. 


IMPORTANTE: il circuito deve necessariamente 
essere inserito all’interno di un contenitore plasti¬ 
co, perché le piste in rame del suo circuito stam¬ 
pato e tutti i componenti montati su questo (resi¬ 
stenze, corpo metallico dei transistor, diodi ecc.), 
sono direttamente collegati alla tensione di rete dei 
230 volt. Se con le mani venite a contatto con 
uno di questi componenti quando il circuito è ali¬ 
mentato, potreste prendere delie pericolose scos¬ 
se elettriche. 

COSTO di REALIZZAZIONE del PROGETTO 

Costo di tutti i componenti visìbili in fig. 16 compre¬ 
so il circuito stampato LX.5070 già forato e com¬ 
pleto di disegno serigrafico Euro 16,50 

Costo del solo circuito stampato LX.5070 che po¬ 
tete richiedere anche a parte Euro 2,50 


41 















































































Le vicende della cronaca stanno portando alla luce in modo drammatico 
ìl problema dello smaltimento abusivo dei rifiuti. Queste sostanze, già mol¬ 
to nocive dal punto di vista chimico, possono contenere materiali ancor 
più pericolosi per la salute e cioè scorie radioattive derivanti da lavorazio¬ 
ni industriali, da rifiuti ospedalieri, ed altro ancora. 

Con il nuovo contatore Geiger che presentiamo in questo articolo sarete 
in grado di controllare, anche per lunghi periodi di tempo, se il livello 
delia radioattività presente neH’aria oppure in un ambiente supera la 
soglia di pericolosità. I dati raccolti vengono memorizzati all’interno 
di una SDcard da 1 Gbyte. Collegando lo strumento al vostro personal 
computer potrete visualizzare istante per istante i valori della radioattività, 
e proiettare sullo schermo il grafico del suo andamento. 


Se avete In casa un vecchio orologio degli anni 
50, di quelli con il quadrante fosforescente, acco¬ 
standolo al sensore di un contatore Geiger vedre¬ 
ste quasi certamente l’ago di questo strumento fa¬ 
re un balzo, a dimostrazione che i fosfori che rico¬ 
prono le cifre e le lancette sono radioattivi. 
Fortunatamente queste sostanze, che un tempo 
venivano ampiamente utilizzate per rendere piace¬ 
volmente luminescenti orologi, sveglie, strumen¬ 


ti indicatori e perfino alcuni soprammobili e gio¬ 
cattoli, oggi sono state sostituite da altre che non 
danno più luogo a radiazioni di alcun tipo. 

Tuttavia, avvicinando lo stesso contatore Geiger al 
piano in granito della vostra cucina oppure alle pia¬ 
strelle in ceramica del bagno, potreste ugualmen¬ 
te captare una debolissima emissione radioattiva 
proveniente da questi materiali. 


42 

























































































































































E io stesso potrebbe succedervi misurando una co¬ 
munissima lampada a gas da campeggio, se an¬ 
cora utilizza una delle vecchie reticelle che sono 
state ritirate tempo fa dai mercato perché contene¬ 
vano Torio radioattivo. 

Questo non deve creare falsi allarmismi, perché 
stiamo parlando di valori di radiazione molto bas¬ 
si, ma è solo per dirvi che la radioattività non è un 
fenomeno che riguarda solo le centrali nucleari, co¬ 
me siamo spesso portati a credere, ma qualcosa 
che può toccarci molto da vicino anche nella tran¬ 
quillità della vita domestica. 

E se il piano della cucina o la ceramica del bagno 
non rappresentano certamente un problema per la 
nostra salute, lo stesso non si può dire per gii in¬ 
quinanti radioattivi derivanti dagli scarichi abusi¬ 
vi, che possono contaminare il suolo e di conse¬ 
guenza foraggi, acqua, ortaggi ed altri alimenti 
e con i quali possiamo venire a contatto a nostra 
insaputa, come testimoniano purtroppo sempre più 
frequentemente le notizie di cronaca. 

Ormai non si riesce più ad ascoltare un telegiorna¬ 
le o a sfogliare un quotidiano senza essere bersa¬ 
gliati da un vero e proprio bollettino di guerra, fat¬ 


to di intercettamenti di trasporti sospetti e di ritro¬ 
vamenti di nuovi immondezzai, ove bidoni, con¬ 
tainer o addirittura intere autobotti sono stati a suo 
tempo interrati con il loro carico di veleni. 

E, cosa ancor più grave, le stesse sostanze inqui¬ 
nanti che sono presenti nelle discariche abusive, 
vengono ritrovate a volte anche in terreni destinati 
al pascolo e alle coltivazioni di frutta e verdure. 

Questi carichi di morte, filtrando nel terreno e nelle ac¬ 
que, disperdono composti che risultano altamente tos¬ 
sici dal punto di vista chimico, se ingeriti o inalati. 
Ma ad aggravare le dimensioni dei disastro c'è il 
fatto che molto spesso questi rifiuti possono rac¬ 
chiudere anche sostanze radioattive, come gli i- 
sotopi dei rifiuti ospedalieri smaltiti in modo ille¬ 
cito. oppure le scorie e i materiali ferrosi radioat¬ 
tivi, che mantengono inalterata la loro pericolosità 
per lunghissimi periodi di tempo. 

I danni biologici derivanti daila contaminazione ra¬ 
dioattiva sono ancora più subdoli, perché possono 
non venire avvertiti immediatamente al momento 
dell’esposizione, ma manifestarsi anche a distan¬ 
za di molti anni, con malformazioni a livello gene¬ 
tico e tumori di varia natura. 




Fig.1 Nel nuovo contatore Geiger abbiamo adottato il tubo LND 712, sensibile alle ra¬ 
diazioni alfa, beta e gamma, dotato di una finestra in mica, di produzione americana, 
già ampiamente diffuso sulla strumentazione in commercio. Chi vorrà utilizzare it pre¬ 
cedente tubo SBM 20, sensibile alle radiazioni beta e gamma, di fabbricazione russa, 
potrà ancora farlo, perché il contatore è predisposto per alloggiare entrambi i sensori. 



43 
















E la dimensione del problema rifiuti è ormai tale 
che i controlli, per quanto intensificati, non riesco¬ 
no più a stare al passo con gli abusi. 

Cosi molti cittadini, preoccupati per la loro salute e 
per quella dei propri figli, hanno deciso di organiz¬ 
zarsi e di correre ai ripari cominciando a dotarsi di 
un contatore Geiger, cioè dello strumento che 
consente, anche a una persona non particolarmen¬ 
te esperta, di rilevare la presenza di radiazioni pe¬ 
ricolose nell’ambiente in cui vive. 

Questa misura, che un tempo era prerogativa uni¬ 
camente dei laboratori delle ASL, è oggi accessi¬ 
bile a tutti grazie alla disponibilità sul mercato di 
strumenti facili da usare e soprattutto dal costo 
molto contenuto, come dimostra il successo che 
hanno riscosso i vari modelli di contatore Geiger 
che abbiamo realizzato. 

Quando all'Inizio del 2005, infatti, per l'impossibi¬ 
lità di reperire sul mercato internazionale il tubo 
SBM 20 abbiamo dovuto sospendere le consegne 
del contatore Geiger LX.1407, siamo stati subis¬ 
sati da un vero e proprio coro di proteste dei nostri 
lettori, molti dei quali hanno continuato ad inviarci 
ugualmente gli ordini di acquisto con la speranza 
che potessimo comunque in un modo o nell’altro 
risolvere il problema. 

A fronte di tanto entusiasmo ci siamo messi all’o¬ 
pera per trovare un nuovo fornitore e a distanza di 
un anno la nostra perseveranza è stata premiata, 
perché abbiamo reperito una nuova fonte di approv¬ 
vigionamento di questo sensore, che ci ha consen¬ 
tito di soddisfare le numerose richieste pervenute. 

Allo stesso tempo, abbiamo dato impulso ad un pro¬ 
getto che accarezzavamo da tempo, quello di rea¬ 
lizzare un nuovo contatore Geiger dotato di un mi¬ 
croprocessore a 16 bit che consentisse di realiz¬ 
zare alcune funzioni supplementari, molto utili per 
coloro che utilizzano questo tipo di strumento, 

Da qualche tempo, infatti, continuavamo a ricevere 
richieste di modifica e suggerimenti da parte dei 
tantissimi lettori che hanno acquistato ILX.1407, i 
quali ci prospettavano le loro diverse esperienze. 

Molti di loro, ad esempio, hanno manifestato il de¬ 
siderio di disporre di un contatore che possa esse¬ 
re collegato ad un personal computer, in modo 
da seguire sul video l’andamento della radioatti¬ 
vità in tempo reale, memorizzando sul suo hard 
disk i dati man mano che vengono raccolti. 

Alcuni lettori avrebbero preferito inoltre la colloca¬ 
zione del tubo Geiger in un manipolo posto all’e¬ 
sterno dello chassis, in modo da poter eseguire !e 
misure di radioattività con maggiore versatilità. 
Altri, ancora, hanno segnalato invece l’opportunità 
di presentare la lettura anche nelle più recenti unità 


di misura adottate dal sistema internazionale, e 
cioè in microSievert/ora e microGray/ora. 

Ma soprattutto in tanti ci hanno chiesto di realizza¬ 
re un apparecchio capace non solo di fornire la let¬ 
tura istantanea dei valori di radioattività, ma anche 
di eseguire rilevazioni ambientali nell’arco di gior¬ 
ni o addirittura di settimane, registrando puntual¬ 
mente su un supporto digitale qualsiasi variazione 
di radioattività che venisse a prodursi nell'ambien¬ 
te e lanciando un segnale di allarme ogniqualvolta 
si supera la soglia di pericolosità. 

In questo modo, raccogliendo I dati in un periodo pro¬ 
lungato di tempo, è possibile calcolare il valore me¬ 
dio su un numero molto grande di valori, incremen¬ 
tando notevolmente l’accuratezza della misura. 
Rielaborando successivamente tramite personal 
computer i dati raccolti, inoltre, è possibile visualiz¬ 
zare grafici, ricavare minimi e massimi, effettua¬ 
re statistiche, ecc. 

Se inizialmente si poteva pensare di apportare 
qualche modifica al contatore precedentemente 
realizzato, cì siamo presto resi conto che, per sod¬ 
disfare queste esigenze, non avevamo altra scelta 
che quella di rimboccarci le maniche e progettare 
un nuovo strumento. 

Se per curiosità provate a consultare su Internet I 
siti che propongono contatori Geiger, vi accorge¬ 
rete che uno strumento con queste caratteristiche 
non solo non è facilmente reperibile, ma può rag¬ 
giungere anche un costo considerevole. 

E poiché il nostro obiettivo rimane come sempre 
quello di mettere a disposizione dei lettori uno stru¬ 
mento valido ma allo stesso tempo economico, 
abbiamo cercato di fare il possibile perché il nuo¬ 
vo contatore fosse alla portata di tutti. 

Così, anche il laboratorio di chimica di un Istitu¬ 
to Tecnico, ad esempio, potrà dotarsi di un conta¬ 
tore Geiger, che costituisce uno strumento di gran¬ 
de interesse dal punto di vista scientifico e didatti¬ 
co. senza dovere gravare troppo sui già magri 
bilanci a disposizione della pubblica istruzione e 
altrettanto potranno fare quei laboratori di fisica 
universitari, che hanno la necessità di procurarsi 
con modica spesa uno strumento di back-up da 
utilizzare a supporto dei costosi apparecchi profes¬ 
sionali già in dotazione. 

Con questo strumento potranno divertirsi gli appas¬ 
sionati di astronomia che, piazzandolo opportu¬ 
namente, saranno in grado di registrare le variazioni 
dei raggi cosmici in concomitanza della maggiore 
o minore attività delle macchie solari o coloro che 
abitano in un'area caratterizzata da un particolare 
aspetto geologico, ad esempio una zona di natura 
vulcanica, perché potranno divertirsi ad osservare 


44 


LX1710 




VALORI ISTANTANEO 
VALORE MEDIO 
DEVIAZIONE STANDARD 
MINIMO E MASSIMO 


Fig.2 Utilizzando il contatore nel modo ‘‘stampatone’ 5 * oltre alla lettura del valore istan¬ 
taneo di radioattività è possìbile ricavare i valori massimi e minimi registrati neiriime¬ 
ro periodo di lettura ed il valore medio e la deviazione standard calcolati sugli ultimi 
10 minuti di misurazione. È Importante ricordare che, rispetto al valore istantaneo, il 
valore medio fornisce una misura più accurata del fenomeno. 



Fig.3 Inserendo nel contatore una SD card da 1 Gbyte avrete la possibilità di registra¬ 
re un numero enorme di dati, eseguendo rilevamenti accurati della radioattività am¬ 
bientale su un arco anche molto prolungato di tempo. I dati raccolti potranno essere 
successivamente elaborati tramite un personal computer, inserendo la SD card nel- 
I“apposito Card reader, collegato alla porta USB del pc. 



Fig.4 II contatore è predisposto anche per essere collegato via RS232 ad un personal 
computer. In questo modo i valori della radioattività misurati dal contatore verranno 
automaticamente aggiornati ogni 10 secondi sul video del computer, consentendo di 
osservare in tempo reale come varia l'intensità di qualunque fenomeno radioattivo* J 
dati raccolti potranno poi essere memorizzati sulì’hard disk del pc. 

























































come varia nel tempo la radioattività derivante dagli 
strati di roccia dì origine eruttiva presenti nel terreno. 
Oppure quanti si interessano di mineralogia, che 
avranno la possibilità di completare le loro cono¬ 
scenze verificando se nei loro ritrovamenti sono 
presenti minerali radioattivi, analizzando eventual¬ 
mente il tipo e l’intensità della radiazione emessa. 

E tutti coloro che desiderano verificare il livello di 
radioattività nell'ambiente in cui vivono, avranno 
a disposizione ad un costo contenuto uno stru¬ 
mento che offre la possibilità di eseguire rileva¬ 
menti della durata di intere giornate o addirittura 
di settimane, di elaborare i dati con il proprio per¬ 
sonal computer, estrapolando medie, valori mi¬ 
nimi e massimi e deviazioni standard, e di stam¬ 
pare infine un grafico con l'andamento dei valori. 
A ciò si aggiunga che nel caso di rilevamenti am¬ 
bientali prolungati in luoghi soggetti a polvere ed 
umidità, basterà inserire io strumento in un comu¬ 
nissimo contenitore in polistirolo, dal costo irrisorio, 
per realizzare una protezione economica e allo 
stesso tempo efficace. 

In fase di progettazione del contatore abbiamo a- 
dottato un diverso tipo di tubo rispetto al preceden¬ 
te SBM 20, e precisamente l'LND 712, che presen¬ 
ta un valore del conteggio di background inferiore. 
Per coloro che invece desiderano utilizzare ancora il 
vecchio tubo SBM 20, abbiamo previsto la possibi¬ 
lità di montare sul contatore anche questo sensore. 

CARATTERISTICHE TECNICHE 

Prima di inoltrarci nella descrizione delle caratteri¬ 
stiche tecniche, desideriamo fare una breve ma ne¬ 
cessaria premessa. 

Nonostante il Geiger consenta di misurare con di¬ 
screta precisione il livello di radioattività presente 
nell’aria oppure aìl’interno di un ambiente, non è 
possibile invece rilevare con questo strumento il li¬ 
vello dì contaminazione radioattiva presente nei ci¬ 
bi o nell'acqua. Questo perché la debole emissio¬ 
ne proveniente da sorgenti di questo tipo viene fa¬ 
cilmente mascherata dalla radioattività naturale, 
che costituisce già di per sé un valore non trascu¬ 
rabile, e che può variare ampiamente da una loca¬ 
lità ad un’altra a seconda della composizione del 
terreno e nel corso della giornata per la diversa in¬ 
cidenza dei raggi cosmici. 

Per poter rilevare valori di radioattività molto bassi 
è necessario eseguire le misurazioni all’interno di 
una apposita camera schermata da spesse pareti 
in piombo, in modo da ridurre il più possibile il "ru¬ 
more di fondo" prodotto dalla radioattività naturale. 
Come vi spiegheremo in un prossimo articolo de¬ 
dicato al principio di funzionamento dei contatore 


Geiger, questo strumento non è in grado di mi¬ 
surare tutti i tipi di radiazione, ma soltanto quel¬ 
le per le quali è predisposto il sensore, a condi¬ 
zione che abbiano un livello di intensità e di ener¬ 
gia compatibili con le specifiche dei sensore stes¬ 
so. Per questo motivo, anche se il valore letto sul 
contatore Geiger dovesse risultare minimo, non si 
può affermare di trovarsi in assenza di radiazioni. 
Quando abbiamo progettato il nuovo contatore ab¬ 
biamo pensato ad uno strumento che potesse risul¬ 
tare utile sia a coloro che hanno la necessità di far¬ 
lo funzionare come un vero e proprio data legger, 
in grado di immagazzinare sul campo, anche per 
periodi molto prolungati di tempo, una grandissi¬ 
ma quantità di misure da analizzare successiva¬ 
mente al computer, sia a quanti vorrebbero dispor¬ 
re di uno strumento interfacciabìle direttamente con 
un personal computer, in modo da seguire in tem¬ 
po reale l'andamento dì un fenomeno radioattivo. 

Con lo stesso criterio abbiamo preso in considera¬ 
zione anche quegli appassionati che hanno l'hobby 
di questo tipo di strumentazione e che, curiosando 
qua e là nei vari mercatini riescono ad accaparrar¬ 
si a prezzi incredibilmente vantaggiosi tubi Geiger 
di eccellente qualità, provenienti per lo più da ma¬ 
teriale surplus militare. 

Il problema è che questi pregevoli sensori risulta¬ 
no molto spesso abbinato ad apparecchi ancora 
funzionanti ma dotati di una elettronica ormai da¬ 
tata, che non consente di realizzare le interessan¬ 
ti funzioni che vi abbiamo elencato. 

Per consentire quindi di utilizzare sul nostro conta¬ 
tore anche altri tubi Geiger, sempre aventi tensione 


Contatore Geiger 

- Alimentazione: 6 Volt (5 batterie AA ricaricabili da 
1,2 Volt) oppure tramite alimentatore esterno; 

- Assorbimento: SD card disinserita - Beep On - 
display retroiiluminato: circa 130 mA; 

Idem, ma con display non retroiiluminato: 33 mA: 
In condizione di Sleep: 11 mA: 

L'inserimento della SD card comporta un aumento 
deii'assorbimento di circa 2 mA. 

Sensore: IND 712 

- Tipo di misura: radiazioni alfa, beta, gamma 

- Gas di riempimento: Ne + Alogeni 

- Gamma sensitivity Co60 (cps/mR/b): 18 

- Gamma sensitivity Cs137 (cps/mR/h): 16 

- Conteggio di Background: massimo 10 cpm 

- Minimum Dead timo: 90 microsecondi 
■ Capacità: 3 pF 

- Tensione di alimentazione: 500 Volt D.C. 

- Temperatura di lavoro: -40 / +75°C 

* Dimensioni: diametro effettivo: 9,1 mm 

lunghezza effettiva: 38.1 mm 


46 







di alimentazione rispettivamente di 400 oppure 500 
Volt, ma con sensibilità diversa da quello da noi pre¬ 
visto in dotazione, viene fornita dallo strumento, in¬ 
sieme alte altre unità di misura della radioattività, an¬ 
che la lettura in cps (colpi al secondo), 
in questo modo, come vi spiegheremo in un pros¬ 
simo articolo, è possibile montare sul Geiger un ter¬ 
zo tipo di tubo, a vostra scelta, 
il nuovo contatore Geiger presenta queste signifi¬ 
cative innovazioni: 

- possibilità di montare due diversi sensori, e cioè 
l'LND 712. oppure l'SBM 20 (opzionale); 

- uscita RS232 per collegamento a personal com¬ 
puter; 

- memorizzazione di tutti i valori su SD card da 
1 Gigabyte; 

- lettura dei valori istantanei di radioattività, regi¬ 
strazione dei valori minimi, massimi, calcolo del 

le medie e deviazioni standard relative a 10 mi¬ 
nuti di misurazione; 

- lettura dei valori di radioattività nelle seguenti 
unità di misura: 

cps 

millIRoentgen/h 
microGray/h 
microSìevert/h 
microCo ulomb/kg/h 

- possibilità di attivazione di un allarme esterno a! 
superamento di un livello di radioattività prefissato; 

- doppia alimentazione (batterie oppure alimenta¬ 
tore esterno). 

SCHEMA ELETTRICO 

Se osservate lo schema elettrico riprodotto in fig.5 
noterete che il nostro contatore Geiger è compo¬ 
sto da 5 blocchi ben distinti e cioè; 

- il probe di misura, cioè lo chassis metallico al- 
l'interno del quale sono alloggiati il tubo geiger, il 
circuito che fornisce al tubo l’alta tensione, ed il 
circuito che rileva gli impulsi di conteggio prove¬ 
nienti dal tubo e provvede a squadrarli prima di in¬ 
viarli al microprocessore: 

- scheda base nella quale è alloggiato il controllo 
della funzione di sleep, il buzzer e l'interfaccia 
RS232 per il collegamento del contatore al perso¬ 
nal computer; 

- scheda micro che contiene il microprocessore 
Pie 24F J128 GA01Q montato in SMD; 

- scheda display che contiene il display a 2 righe 
16 caratteri, il circuito di controllo batterie e i 4 
pulsanti relativi ai comandi del contatore; 

- scheda SD card che permette di alloggiare la SD 
card esterna nella quale verranno memorizzati ì dati 


Per analizzare il funzionamento del contatore Gei¬ 
ger partiremo dal primo blocco e cioè da quello del 

probe di misura. 

li probe di misura 

Il probe di misura (vedi foto a pag.42 in basso e 
fig.42) racchiude un circuito stampato sul quale è 
montato ii tubo Geiger ed ii circuito che genera 
l'alta tensione necessaria per la sua alimentazio¬ 
ne (vedi fig.5). 

Nel caso In cui venga montato il tubo LND 712, la 
tensione di alimentazione dovrà essere di 500 Volt 
e, per ottenerla, occorre montare il diodo zener 
supplementare DZ5. 

In questo articolo prenderemo in esame unicamen¬ 
te il montaggio del tubo LND 712. 

Nel caso sul contatore venga montato invece il tu¬ 
bo SBM 20, la tensione di alimentazione dovrà es¬ 
sere di 400 Volt. 

Per ottenerla sul circuito non dovrà essere monta¬ 
to il diodo zener DZ5 ed al suo posto occorrerà 
realizzare un ponticello tramite un filo oppure uti¬ 
lizzando il reoforo di un componente. 

Oltre all’alimentazione, sul probe di misura è pre¬ 
sente il circuito in grado dì rilevare gli impulsi pro¬ 
venienti dal tubo e di trasformarli in segnali aventi 
un livello logico ben preciso, tale da poter essere 
letto dal microprocessore. 

Per elevare la tensione di 6 Volt proveniente dal¬ 
le 5 batterie da 1,2 Volt fino ai 500 Volt stabiliz¬ 
zati necessari per l’alimentazione del tubo LND 
712, viene utilizzato un circuita oscillatore a circa 
50 KHz, formato dal transistor TR2 e dai due av¬ 
volgimenti del primario del trasformatore TI. 

La tensione in uscita dal secondario del trasforma¬ 
tore viene poi inviata allo stadio triplicatore for¬ 
mato dai diodi DS1-DS2-DS3 e dai condensato- 
ri C1-C2-C3, che consente di ottenere ai capi del 
diodo DS1 una tensione, stabilizzata dai diodi ze¬ 
ner DZ1-DZ2-DZ3-DZ4-DZ5 , di 500 Volt continui 
necessari per l'alimentazione del tubo. 

Della tensione così ottenuta, una parte viene invia¬ 
ta al transistor TRI, che ha la funzione di stabiliz¬ 
zare ulteriormente la tensione utilizzata per l'ali¬ 
mentazione del tubo. 

In assenza di radioattività, tra i due elettrodi del tu¬ 
bo non vi è alcun passaggio dì corrente, perché il 
gas ai suo interno non conduce. 

Pertanto, in questa condizione sulla resistenza R8 
non si preleva alcuna tensione. 

Non appena una particella radioattiva raggiunge il tu¬ 
bo geiger, nel gas racchiuso al suo interno si produ¬ 
ce un fenomeno di ionizzazione che si traduce in un 
rapidissimo passaggio di corrente tra gli elettrodi. 
Questi fulmìnei passaggi di corrente attraverso la 
resistenza R8, producono degli impulsi che vengo- 


47 




COMPÌ 1 


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♦ 



Fig.5 Nello schema elettrico sono visibili I diversi blocchi che compongono il conta¬ 
tore Geiger e cioè la scheda LX.1710/A che alloggia il tubo Geiger ed è inserita all'in¬ 
torno del manipolo, la scheda KM1711/K che supporta la SD card, la scheda LX.171G/B 
che alloggia il circuito di controllo del buzzer e dell interfaccia RS232, la scheda 
KM1710/K dei microprocessore, la scheda di interfaccia LX.171Q/C dalla quale si pre¬ 
leva l’uscita per l’allarme, ed infine la scheda LX.1710/D sulla quale si trovano i quat¬ 
tro pulsanti, il circuito di controllo delle batterie ed il display. 

Nel caso sì desideri sostituire il tubo LND 712 con rSBM 20, occorre sostituire il dio¬ 
do zener DZ5, posto sulla scheda LX.1710/A, con un ponticello a filo, riducendo così 
la tensione di alimentazione del tubo dai 500 Volt originari a 400 Volt. 


48 













































































































































































LX 1710-0 





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LX1710-B KM 1710 K LX1710-C 


49 



































































































































































































no inviati alte due porte IC1/A e IC1/C, utilizzate 
con la funzione dì circuito squad rotore. 

Gli impulsi, prelevati dal piedino 8 di IC1/C, vengo¬ 
no successivamente inviati attraverso il connettore 
CONN.1 al piedino 6 del microprocessore IC1, che 
provvede ad effettuarne il conteggio. 

Se osservate la porta IC1/B vedrete che è configu¬ 
rala in modo da realizzare un monostabile, la cui 
durata dipende dalla costante di tempo R10-C8. 
Ogniqualvolta sul tubo Geiger viene generato un 
Impulso, il piedino 11 di IC1/A si porta ai livello lo¬ 
gico 0, facendo produrre al monostabile IC1/B un 
impulso delia durata di circa 120 millisecondi. 
Questo impulso viene inviato alla porta IC1/D, con¬ 
figurata come in verter, e successivamente attra¬ 
verso l'interruttore S2 al diodo DS7, attivando il 
buzzer tramite il transistor PNP (TR5). 

In questo modo, anche i brevissimi impulsi prodot¬ 
ti dal tubo Geiger, che proprio per la loro breve 
durata non potrebbero essere apprezzati dal no¬ 
stro orecchio, diventano udibili attivando il buzzer 
per un tempo prefissato. 

La scheda base 

La scheda base alloggia le 5 batterie ricaricabili sti¬ 
lo AA da 1,2 Volt ciascuna, necessarie per l'ali¬ 
mentazione del contatore, 

Come potete notare osservando lo schema di fig.5, 
il contatore Geiger può essere alimentato sia per 
mezzo delle batterie che tramite un alimentatore 


esterno da 6 Volt, ii quale andrà collegato alla pre¬ 
sa appositamente predisposta, 

Al fine di ridurre il consumo di corrente e di aumen¬ 
tare al massimo l'autonomia delle batterie, cosa 
molto apprezzabile quando il contatore viene utiliz¬ 
zato per effettuare rilevamenti protratti nel tempo, 
abbiamo previsto un controllo del display che ne to¬ 
glie la retroilfuminazione ogniqualvolta uno qual¬ 
siasi dei 4 pulsanti SET-DOWN-UP-MODE de) con¬ 
tatore non viene azionato da più di 18 secondi, 
in questo caso i valori continueranno ad essere 
ugualmente visibili sul display, anche se questo 
risulterà meno luminoso per la mancanza della re- 
troilluminazione. 

Sempre con l'obiettivo di un minimo utilizzo delle 
batterie, abbiamo inoltre predisposto una funzione 
di ‘'Sleep” del microprocessore, che può essere 
molto utile quando non si prevede di utilizzare il 
contatore per un certo periodo di tempo tra una mi¬ 
sura ed un’altra. 

!n questo caso, attivando la funzione di Sleep si 
pone il microprocessore nella condizione di “Reai 
Time clock" che prevede l'annullamento di tutte 
le sue funzioni, l'attivazione di un unico dock a 
32,768 KHz. e contemporaneamente lo spegni¬ 
mento del circuito di conteggio, 

In tali condizioni l'assorbimento di corrente da par¬ 
te del contatore viene ulteriormente ridotto. 

A differenza della procedura di spegnimento e ac¬ 
censione, lo Sleep offre il vantaggio di poter “risve- 



Afialog Campan, 2 


W^lclidatj 


IG-bftTunea 


Iriput C&ptJtre 


Pur C n inp&ri.'i'f'VVM 


PIC24F 


—. m 


AGC 10 bit IQ » eh, 


GP I/O 




VI! 

tUot RiiUtta 
OEIflUH 

■«iFMESS.Mun 

in-FMKKJiHDlD 

KMM 

lClrtrt£flni 

lMT4'IUM/fM 

INTl-nAM 

VI! 

BKMlibMff 

eSLìiClKL'HCIì 


Ffg.6 A sinistra è raffigurato Io schema a blocchi de! PIC24F che costituisce ii cuore 
dei circuito KM1710/K, che vi forniamo già montato con componenti in 5MD e a destra 
la sua piedìnatura che, come noterete, consta di ben 100 pin. 


ni™ 

iiTun 


50 















































ELENCO COMPONENTI LX.171QA+B+C+D 


RI = 4,7 megaohm 
R2 = 1 megaohm 
R3 a 1 megaohm 
R4 = 4.700 ohm 
R5 = 4.700 ohm 
R6 = t ohm 
R7 = 680 ohm 
R8 = 220.000 ohm 
R9 = 1.000 ohm 
RIO = 470.000 ohm 
RII = 3.300 ohm 
RI 2 = 3.300 ohm 
*R13 = 3.300 ohm 
*R14 = 33.000 ohm 
*R15 = 10.000 ohm 
‘RI6 = 33.000 ohm 
*R17 = 3.300 ohm 
*R18 a 100 ohm 
*R19 = 10 ohm 
*R20 = 470 ohm 
*R21 = 470 ohm 
**R22 = 15.000 ohm 
“R23 = 10.000 ohm trimmer 
"R24 = 18 ohm 1/2 watt 
**R25 = 3.300 ohm 
“R26 * 470 ohm 
“R27 = 470 ohm 
“R28 = 4.700 ohm 
**R29 = 10,000 ohm 
“R30 = 4.700 ohm 
“R31 = 470 ohm 
'*R32 = 470 ohm 
“R33 = 470 ohm 
“R34 b 470 ohm 
“R35 = 10.000 ohm 
“R36 = 10.000 ohm 
“R37 = 10.000 ohm 
“R38 = 10.000 ohm 
***R39 = 1.000 ohm 

CI = 10.000 pF ceramico 1.000 V 
02 = 10.000 pF ceramico 1.000 Volt 
C3 = 10.000 pF ceramico 1.000 Volt 
C4 = 100 microF. elettrolitico 
C5 = 33 pF ceramico 
C6 = 100.000 pF poliestere 
C7 = 100,000 pF poliestere 
C8 - 220.000 pF poliestere 
*C9 = 100 microF. elettrolitico 
*C10 = 100 microF. elettrolitico 
*C11 = 100.000 pF poliestere 
*C12 = 1 microF. poliestere 
*C13 = 10 microF. elettrolitico 
*014 = 1 microF. poliestere 
*C15 = 1 microF. poliestere 
*C16 = 1 microF. poliestere 


**C17 = 100.000 pF poliestere 
“C18 = 100.000 pF poliestere 
**C19 = 100.000 pF poliestere 
•*C20 = 10 microF. elettrolitico 
OSI = diodo tipo BYW36 
OS2 = diodo tipo BYW36 
OS3 = diodo tipo BYW36 
OS4 = diodo tipo 1N.4150 
DS5 = diodo tipo 1N.4150 
‘DS6 = diodo tipo 1N.4007 
‘DS7 = diodo tipo IN.4150 
*DS8 = diodo tipo 1N.4150 
*‘DS9 = diodo tipo 1N.4150 
“DS10 = diodo tipo IN.4150 
OZI -DZ5 = zener 100 Volt 1 Watt 
“DISPLAY = LCD tipo WH1602A 
TRI = darlington NPN tipo BC.517 
TR2 s NPN tipo ZTX.653 
*TR3 = PNP tipo BC.557 
*TR4 = NPN tipo BC.547 
*TRS = PNP tipo BC.557 
“TR6 = NPN tipo ZTX.653 
IC1 = TTL tipo 74HC132 
*IC2 = integrato tipo AD.232 
TI = trasform. mod. TM1710 
'S1-S2 = interruttori 
“P1-P4 = pulsanti 
‘Buzzer = buzzer da 12 V 
Tubo = tubo mod. LND 712 

ELENCO COMPONENTI KM1710/K 

Rt = 1 megaohm 

CI =100 microF. elettrolitico 

C2 = 100.000 pF ceramico 

C3 = 100.000 pF ceramico 

C4 s 100.000 pF ceramico 

C5 = 100.000 pF ceramico 

C6 = 22 pF ceramico 

C7 = 22 pF ceramico 

C8 = 22 pF ceramico 

C9 = 22 pF ceramico 

XTAL1 - quarzo 8 MHz 

XTAL2 = quarzo 32,768 KHz 

IC1 = integrato tipo PIC 24F J126 GA010 

IC2 = integrato tipo LM2936M 

ELENCO COMPONENTI KM1711/K 

RI = 10.000 ohm 

R2 - 10.000 ohm 

R3 = 10.000 ohm 

R4 = 10.000 ohm 

R5 = 10.000 ohm 

CI ■ 100.000 pF ceramico 

C2 = 220 microF. elettr. 16 V 

IC1 = TTL tipo 74HC244 


Nota. I componenti contraddistinti da un * vanno montati sui circuito stampato LX.1710/B. 
quelli contraddistinti da due " vanno montali sut circuito stampato LX. 1710/D, quello con¬ 
traddistinto da *** sul circuito stampato LX. 1710/C. 



gliare’ in qualunque momento il microprocessore 
senza dovere reimpostare di nuovo tutti i parametri 
di programmazione delio strumento, perchè questi 
sono stati mantenuti integri nella memoria del micro. 
Come indicato nello schema di fig.5, la tensione 
prelevata dalle batterie, dopo avere attraversato 
l'interruttore di accensione SI, viene inviata all’in¬ 
tegrato stabilizzatore IC2 montato sulla scheda 
KM1710/K. che ha il compito di ricavare i + 3,3 Volt 
necessari per l'alimentazione del microprocessore. 

I 6 Volt provenienti dalle batterie vengono inoltre 
inviati all'emettitore del transistor PNP (TR3), che 
funziona come un vero e proprio interruttore. 
Infatti, allorché viene posto in stato di Sleep, il mi¬ 
cro provvede come prima cosa a togliere l’alimen¬ 
tazione al circuito di misura, generando sul suo pie¬ 
dino 76 un livello logico 0 che porta in interdizione 
il transìstor TR4 e, conseguentemente, anche il 
transistor PNP iTR3). 

In questo modo, mentre i micro continua ad esse¬ 
re alimentato, al tubo Geiger viene tolta l'alimen¬ 
tazione, bloccandone l'assorbimento. 

Quando il contatore viene risvegliato dallo stato di 
Sleep, il micro provvede a generare sul piedino 76 
un livello logico 1 che attiva il transistor TR4 e con¬ 
seguentemente il transistor TR3, fornendo nuova¬ 
mente l’alimentazione al circuito di conteggio. 
Sulla scheda base è presente anche il circuito di 
controllo del buzzer, costituito dal transistor TR5 e 
dai due diodi DS7-DS8 

II buzzer viene utilizzato come abbiamo visto sia 
per rendere percepibili gli impulsi durante il con¬ 
teggio, sia per segnalare condizioni di allarme, co¬ 
me, ad esempio, quando i valori di radioattività su¬ 
perano un livello di allarme preimpostato. 

In serie al diodo DS7 è presente inoltre l’interruttore 
S2. che consente di scegliere se sonorizzare oppu¬ 
re no gli impulsi provenienti dal circuito di conteggio, 
Indipendentemente da questa condizione, il buzzer può 
essere attivato in qualsiasi momento da! mieto tramite 
il diodo DS8 per segnalare una condizione di allarme. 
Sulla scheda base, infine, è presente l'integrato IC2. 
un convertitore TTL-RS232, che permette di con¬ 


vertire i segnati di livello TTL 0 - 3,3 Volt in uscita 
dal micro in un segnale compreso tra +12 Volt e 
-12 Volt necessario per la connessione RS232. 
Precisamene ogni volta che in uscita dal micro si 
ha un livello di 3,3 Volt l’integrato IC2 genera un 
segnale a -12 Volt, mentre ogni volta che In usci¬ 
ta dal micro c'è un segnale a livello 0. genera un 
segnale a +12 Volt. 

Collegando al connettore CONN.3 la presa RS232 di 
un personal computer, è possibile scaricare in tem¬ 
po reale sul suo hard disk i dati rilevati dai contatore. 

La scheda micro 

Questa scheda, che contiene il microprocessore si¬ 
glato IC1 del tipo Pie 24F J128 GA010 viene da 
noi fornita già montata in SMD (vedi fig.12-13). 
Oltre al micro la scheda contiene il piccolo integra¬ 
to IC2 che provvede a generare la tensione di 3,3 
Volt per il micro e i due quarzi XTAL1 da 8 MHz 
e XTAL2 da 32,768 KHz. che generano i due clock 
necessari al funzionamento del microprocessore e 
alla gestione del datarlo. 

Come potete notare in fig.5. questa scheda costi¬ 
tuisce il vero e proprio "core” dello strumento. 

Ad essa arrivano, infatti, i segnali provenienti dai 
quattro pulsanti SET-DOWN-UP e MODE. 

Dalla scheda partono poi i dati diretti al display, e 
i consensi all'attivazione del buzzer. 

A questa scheda arrivano dal probe di misura gli 
impulsi per il conteggio e i collegamenti relativi 
alla uscita RS232 e alla scheda SD Card per la 
memorizzazione su quest’ultima dei dati misurati. 
Da ultimo è presente sul piedino 91 di !C1 una u- 
scita che consente di attivare un circuito di allar¬ 
me esterno, ai superamento di un livello prefissa¬ 
to di radioattività. 

La scheda display 

Questa scheda alloggia il display a 2 righe e 16 
caratteri, utilizzato dal contatore sìa in fase di pro¬ 
grammazione dei parametri che in fase di lettura 
(vedi schema elettrico di ftg.5). 


52 




























USCITA 







Fìg.7 Schema pratico di montaggio della scheda LX.1710/A che andrà collocata all’in¬ 
tèrno del manìpolo con il quale eseguirete le vostre rilevazioni. Per il fissaggio del tu¬ 
bo vr raccomandiamo di attenervi alle raccomandazioni riportate nel testo. Il tubo Gei¬ 
ger andrà bloccato mediante quattro gocce di adesivo al silicone, garantendo allo stes¬ 
so tempo un fissaggio ottimale del tubo e la sua massima esposizione alle radiazioni. 



6 V, 6 V. OFF ON OFF ON 

PORTA PC ENTRATA RICARICA ALIIVI. EST. POWER BEEP 


Fìg.B In questo disegno è raffigurato il montaggio della scheda LX1710/B. Da notare, 
in alto, i terminali capifilo del connettore CONN.D per il collegamento con lo stampa¬ 
to LX.1710/C e, in basso, il CONN.3 per il collegamento RS232 ad un computer ester¬ 
no, il CONN.1 per il collegamento al manipolo, la presa utilizzata per effettuare la rica¬ 
rica delle batterle ed Infine la presa per un eventuale alimentatore esterno. 


53 

















































































































Sulla scheda è presente il piccolo trimmer R23 che 
regola l’intensità del carattere, mentre il transistor 
TR6 viene utilizzato dal micro per disabilitare la re- 
troilìuminazione del display, risparmiando sul con¬ 
sumo delle batterie. 

Sono inoltre alloggiati i quattro pulsanti di uso del¬ 
lo strumento, SET-DOWN-UP-MODE e il circuito dì 
controllo del livello di carica della batteria, costi¬ 
tuito dalle resistenze R27 e R30 e dai condensa- 
tori CI8 e C20. 

Non appena il livello delle batterie oppure della ten¬ 
sione fornita da un alimentatore esterno, scende 
sotto i 5,4 Volt, il microprocessore segnala sul di¬ 
splay la condizione di batteria insufficiente. 

Nota: questa segnalazione è molto utile quando i 
dati vengono registrati su SD card, perché la con¬ 
dizione di batteria insufficiente viene indicata per 
ciascuna misura eseguita. In questo modo è pos¬ 
sìbile scartare te eventuali misure eseguite in con¬ 
dizione di alimentazione inadeguata. 

Sulla scheda è alloggiato anche il piccolo circuito 
che effettua il reset all’accensione de! micro, for¬ 
mato dal condensatore CI 9, dalla resistenza R28 
e dal diodo DS10. 

La scheda SD card 

Questa scheda consente di memorizzare tutti i da¬ 
ti registrati dal contatore nel corso del tempo su un 
supporto largamente compatibile con ì moderni si¬ 
stemi di lettura e cioè su una SD card. 

Sulla scheda è presente l’integrato ÌC1, che ha la 
funzione di buffer, tra il micro e la card, e il con¬ 
nettore a 12 pin (CONN.1) all'Interno del quale va 
inserita la SD card medesima (vedi fig.5). 

Come la scheda micro, anche questa scheda vie¬ 
ne da noi fornita già premontata. 

REALIZZAZIONE PRATICA 

Questo progetto si compone di cinque circuiti stam¬ 
pati, e precisamente del KM1710/K e del 
KM1711/K, che forniamo già montati essendo rea¬ 
lizzati con componenti in SMD, e dell’LX.171 O/A, 
i’LX.1710/B, l’LX.1710/C, l’LX.1710/D, che dovre¬ 
te invece montare voi utilizzando gli stampati e i 
componenti inclusi nel blister. 

Anche se questo compito potrebbe apparirvi a pri¬ 
ma vista impegnativo, siamo certi che seguendo le 
nostre indicazioni io porterete a termine senza in¬ 
contrare particolari difficoltà. 

Iniziamo dunque la nostra descrizione dal circuito 
LX.171Q/A, che una volta completato andrà intro¬ 
dotto all’interno del manipolo predisposto alla mi¬ 
surazione della radioattività (vedi fig. 15). 


Per prima cosa montate sullo stampato lo zoccolo 
dell integrato TTL tipo 74HC132 (vedi IC1 in fig.7), 
facendo attenzione durante ia saldatura a non crea¬ 
re involontari cortocircuiti tra i suoi piedini. 
Procedete quindi al montaggio delie resistenze dal¬ 
la RI alla RI 2, avendo cura di verificarne i valori 
indicati dalle fasce in colore presenti su! loro cor¬ 
po, quindi continuate con i 4 condensatori cerami¬ 
ci C1-C2-C3-C5, il condensatore elettrolitico C4 
che, essendo un componente polarizzato, andrà o- 
rientato in modo che il suo terminale positivo con¬ 
traddistinto da un + coincida con il segno + inciso 
sulla serigrafia. 

Potete quindi saldare i 3 condensatori poliestere 
C6-C7-C8 e. di seguito, i diodi DS1-DS2-DS3 tipo 
BYW36, e i diodi DS4-DS5 tipo 1N4150, avendo 
l’accortezza di rivolgere la fascia nera presente sul 
loro corpo come indicato nel disegno di fig.7. 
Proseguite saldando il transistor darlington NPN 
BC517 siglato TRI rivolgendo verso destra il lato 
piatto del suo corpo e il transistor NPN ZTX653 si¬ 
glato TR2, rivolgendo invece verso sinistra il lato 
piatto del suo corpo. 

Ora saldate nei punti indicati dalle serigrafia il tra¬ 
sformatore TM1710 siglato TI ed inserite l’integra¬ 
to IC1 nello zoccolo precedentemente saldato sul¬ 
lo stampato. 

Saldate infine sulla destra del circuito stampato il 
connettore tipo mini-din a 4 poli, utilizzato percot- 
legare i! manipolo al contatore ed i 5 diodi zener 
da 100 Volt siglati DZ1-DZ5, avendo cura di rivol¬ 
gere la fascia bianca stampigliata sul loro corpo co¬ 
me indicato in figura. 

Ora non vi resta che eseguire il montaggio del tu¬ 
bo LND 712 sul circuito. 

La prima cosa che dovrete fare è saldare su! cir¬ 
cuito stampato due terminali a spillo, corrisponden¬ 
ti all’anodo (A) e al catodo (K), (vedi fig.7}. 

Ora prendete il tubo Geiger facendo molta atten¬ 
zione a non toccare con le dita la finestra in mi¬ 
ca color grafite. 

Come potete notare, il tubo si compone di un ci¬ 
lindro metallico racchiuso da un lato da una fine¬ 
stra in mica e dall’altro da una parte in vetro. 

Nota: prima di spiegarvi come procedere al mon¬ 
taggio del tubo Geiger vogliamo farvi presente al¬ 
cune precauzioni , che dovrete adottare per evitare 
di danneggiare irreparabilmente il sensore. 

- è importante maneggiare con molta attenzione il 
tubo evitando assolutamente di toccare con le dita 
ia finestra in mica, che è molto fragile. Per ia stes¬ 
sa ragione il tubo non deve subire urti o solleci¬ 
tazioni meccaniche, perché potrebbe rompersi; 


54 


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Fig.9 Schema pratico di montaggio del circuito stampato 
LX.1710/C. In alto è visibile il CONN.2 per il collegamento al circui¬ 
to premontato KM1711/K delI’SD card e in basso i due CONN.D per 
il collegamento con il circuito base LX.1710/B. 

Alle due piazzole presenti a sinistra andranno col legate le due boc¬ 
cole del segnale di allarme presenti sul pannello posteriore. 


- sull'anodo del tubo, corrispondente al terminale 
centrale, è presente una paglietta metallica che an¬ 
drà saldata al corrispondente terminale a spillo po¬ 
sto sul circuito stampato, mentre il terminale corri¬ 
spondente al catodo è costituito da un filo metal¬ 
lico piuttosto rigido, saldato al contenitore del tu¬ 
bo. Questa saldatura è molto delicata. Vi racco¬ 
mandiamo pertanto di seguire con attenzione le no¬ 
stre indicazioni perii montaggio, per evitare di dan¬ 
neggiarla; 

- non è consentito effettuare saldature sul corpo 
metallico del tubo perché il calore, modificandone le 
caratteristiche, lo danneggerebbe irrimediabilmente. 

Per procedere al montaggio vi consigliamo di pro¬ 
cedere come segue: 

- prendete il tubo e senza srotolare dal corpo del 
sensore il filo metallico corrispondente al catodo, 
saldate su quest’ultimo uno spezzone di filo, man¬ 
tenendovi ad una distanza di circa 2 cm dalla sal¬ 
datura presente sul corpo del tubo. 

Eliminate quindi l'eccedenza del filo metallico. 


Questa operazione va eseguita evitando il più pos¬ 
sibile torsioni o sollecitazioni del filo metallico in mo¬ 
do da impedire che a causa della sua rigidità, que¬ 
sto si spezzi all’altezza della saldatura; 

- appoggiate il tubo LND 712 sul circuito stampa¬ 
to, con ia finestra in mica rivolta verso sinistra co¬ 
me indicato in fig.7, in modo che la paglietta posta 
sull’anodo si trovi in corrispondenza del terminale 
a spillo siglato A, e procedete alia sua saldatura; 

- ora potrete effettuare anche la saldatura al termi¬ 
nale a spillo siglato K del filo metallico che avete 
precedentemente saldato al catodo. 

Da ultimo non vi resta che fissare meccanicamen¬ 
te il tubo mediante quattro piccole gocce di adesi¬ 
vo al silicone, poste ai quattro lati del tubo. 

Dopo avere adeguatamente fissato il tubo sui cir¬ 
cuito stampato, provvedete a collocare quest’ulti¬ 
mo sul fondo del manipolo, facendo coincidere i 6 


55 















































Fig.10 In questo disegno abbiamo raffigurato l’Inserimento del display WH1602A nel¬ 
lo stampato LX.1710/D, Ponete la massima attenzione ad innestare correttamente i ter¬ 
minali del connettore maschio presente sotto la finestra del display nel connettore 
femmina saldato sul circuito stampato. 



Flg.11 Ecco come si presenta il circuito stampato del display LX.1710/D visto dal lato 
componenti. In alto sulla destra è visibile il trimmer R23 che consente di effettuare la 
regolazione della intensità delle scritte che appaiono sul display. 


























































































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Fig.12 Disegno e foto del circuito stampato 
premontato siglato KM1710/K. 


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Fig.13 Disegno e toto del circuito stampato 
KM1710/K visto dal lato opposto. 




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FigJ4 A sinistra, tt piccolo circuito stampato premon¬ 
tato KM1711/K sul quale trova posto il CONN.1 net 
quale andrà inserita TSD card ed i terminati del 
CONM.2 per il collegamento con la scheda LX.1710/C. 
Qui sopra, foto dello stesso stampato. 


57 















































































Fig,15 In queste foto appare riprodotto il circuito stampato LX.1710/A di supporto al 
tubo Geiger LND 712 a montaggio ultimato e una volta collocato all'Interno del sup¬ 
porto metallico. Onde stabilire un perfetto collegamento, vi raccomandiamo di esegui¬ 
re con cura le saldature tra le due piazzole dello stampato e 1 terminali del tubo. 



Flg.16 Foto del circuito base LX.1710/B una volta completato il montaggio. In alto il 
connettore CONN,D a 4 e 5 terminali con il quale eseguirete il collegamento con la 
scheda LX.1710/C e in basso i due connettori CONN.3 e CONN.1 e le due prese desti¬ 
nati al collegamenti esterni. 

Prima di saldarne i piedini, verificate che combacino perfettamente con il circuito stam¬ 
pato, in modo che al momento del montaggio nel mobile risultino perfettamente alli¬ 
neati con le finestre appositamente predisposte sul pannello posteriore (vedi fig.40). 


58 
































. 


o ooooocooooooooooooooooo 


OOOOO DO OOOOOO 0.0.0 OOOOOOOOj 




Fig.17 E ? qui riprodotto in foto il circuito stampato LX. 171 O/C. Sono visibili i due con¬ 
nettori CONN.A e CONN.B per il collegamento con la scheda premontata KM.1710/K e, 
in basso, ì due COIMN.D a 4 e 5 terminali per il collegamento con la scheda base 
LX.1710/B. A sinistra potete notare le due piazzole sulle quali andranno saldati i ter¬ 
minali a spillo dì collegamento alle due boccole dei segnale di allarme. 



Fig.18 Foto del circuito stampato del display LX.1710/D. Potete notare in basso i quat¬ 
tro pulsanti SET-DOWN-UP-MODE necessari per attivare i comandi del contatore. Sul 
retro di tale stampato trova posto, oltre agli altri componenti, il connettore femmina 
CONN.C indispensabile per il collegamento con la scheda LX. 171 O/C (vedi fig.19). 


59 






































fori appositamente predisposti sullo stampato con 
i corrispondenti distanziatori presenti sul manipolo 
e fissandolo poi mediante le 6 viti metalliche. 

Da ultimo inserite il coperchio metallico del mani¬ 
polo e fissatelo tramite (e due piccole viti predispo¬ 
ste allo scopo. 

Conclusa questa fase operativa, potete prelevare 
dal blister il circuito siglato LX.1710/B (vedi fig.8) 
e procedere al montaggio dei relativi componenti, 
che nell'elenco componenti troverete contraddistin¬ 
ti dai simbolo di un solo asterisco (*). 

Anche se non è obbfigatorio seguire una sequen¬ 
za precisa per portare a termine questa operazio¬ 
ne, il nostro consiglio è quello di iniziare saldando 
sullo spazio appositamente predisposto dalla seri¬ 
grafia lo zoccolo in cui successivamente andrà in¬ 
nestato il corpo dell’integrato AD232 (vedi IC2 nel 
disegno di fig.8). 

Procedete quindi inserendo nello stampato ie resi¬ 
stenze dalla R13 alla R21 verificando, elenco compo¬ 
nenti alla mano, di non aver scambiato i loro valori. 
Prelevate quindi dal blister i condensatori polie¬ 
stere C11-C12-C14-C15-C16 il cui corpo a forma 
di parallelepipedo è facilmente riconoscibile, e pro¬ 
cedete saldando i condensatori elettrolitici C9- 
C10-C13 rispettandone la polarità dei terminati. 
Saldate poi il diodo DS6. orientando verso sinistra il 
lalo del suo corpo contrassegnato da una fascia 
bianca e ì diodi DS7-DS8 nelle posizioni ad essi as¬ 
segnate, orientando la fascia nera presente sul loro 
corpo rispettivamente verso il basso e verso l'aito. 
Potete ora saldare i transistor TR3 e TR5 {due PNP 
tipo BC.557), orientando it lato piatto del loro cor¬ 
po nel verso indicato in fig.8 e il transistor TR4 (un 
NPN tipo BC.547), rivolgendo verso il basso il lato 
piatto del suo corpo. 

Inserite nel relativo zoccolo l'integrato IC2 rivol¬ 
gendo verso l’alto la tacca di riferimento a U pre¬ 
sente sul suo corpo e, di seguito, ii buzzer, in mo¬ 
do che il lato contraddistinto dal + sia posizionato 
verso il basso. 

Per concludere questo montaggio non vi rimane 
che realizzare i collegamenti esterni e, più precisa- 
mente. in alto alla sinistra del buzzer, saldare i 4 
fili del CONN.D e. alla destra del buzzer, saldare i 
5 fili del CONN.D necessari per coilegare questa 
scheda al circuito stampato siglato LX.1710/C. 

In basso sullo stampato, procedendo da sinistra 
verso destra, dovete provvedere a fissare il 
C0NN.3. necessario per il collegamento con il 
computer via RS232. e di seguito il C0NN.1 ne¬ 
cessario per il collegamento dei contatore al ma¬ 
nipolo e da ultimo le due prese utilizzate per 
l'eventuale collegamento ad un alimentatore e- 
sterno e per la ricarica delle pile. 


Nota: prima di eseguire la saldatura dei piedini di 
questi quattro connettori, dovrete aver cura di farli 
combaciare perfettamente con il circuito stampa¬ 
to. in modo che al momento del montaggio su! mo¬ 
bile risultino perfettamente allineati con le finestre 
appositamente ricavate sul pannello posteriore. 

Al di sopra di questi due ultimi connettori potete no¬ 
tare la presenza di 4 pìazzole appositamente pre¬ 
disposte per saldarvi i 4 terminali capicorda (2+2), 
ai quali vanno collegati i due interruttori SI ed S2, 
e al di sopra della presa alimentatore le due piaz- 
zole sulle quali dovete saldare i fili provenienti dai 
due portapìle rispettivamente a 2 e a 3 posizioni, 
che avrete provveduto a collegare tra loro come in¬ 
dicato in fig.27 e a fissare all’interno del coperchio 
superiore del mobile plastico, come visibile in 
fig.26, tramite due strisce di nastro biadesivo. 

Nota: a questo proposito vi consigliamo di effettua¬ 
re un collegamento sufficientemente lungo tra il 
gruppo portapìle e le pìazzole sui circuito stampa¬ 
to. Questo vi consentirà di rovesciare agevolmen¬ 
te il coperchio nel momento in cui. per una qual¬ 
siasi ragione , doveste estrarre una delle batterie. 

È ora giunto il momento di prelevare dal blister il 
circuito stampato siglato LX.1710/C (vedi fig.9), nel 
quale andrà successivamente innestato, da un la¬ 
to, il circuito premontato in SMD siglato KM1710/K 
e, dal lato opposto, ii circuito stampato del display 
siglato LX.1710/D di cui parleremo tra breve (vedi 
fig.10). 

In questo caso gli unici componenti da montare so¬ 
no la resistenza R39 da 1.000 ohm, i due connet¬ 
tori femmina a 48 pin siglati CONN.A e CONN.B 
nei quali andranno ad innestarsi i piedini dei con¬ 
nettori maschi CONN.A e CONN.B presenti sul cir¬ 
cuito KM1710/K (vedi fig.19), e II connettore 
CONN.C da 22 pin nel quale andrà poi inserito il 
circuito LX.1710/D. 

Per eseguire il montaggio di questi componenti do¬ 
vete procedere come segue. 

Prendete il circuito stampato e disponetelo come 
indicato in fig.9 e cioè con il lato serigrafato rivol¬ 
to verso di voi e con le due pìazzole predisposte 
per il montaggio della R39 a sinistra. 

A questo punto potete montare la R39 e, a lato, i 
due terminali a spillo che andranno poi collegati 
alle due boccole di uscita dell allarme, poste sul 
pannellìno posteriore. Prendete quindi i due con¬ 
nettori femmina a 48 piedini, che andrete a sal¬ 
dare sempre dal lato serigrafia nelle due posizioni 
CONN.A e CONN.B. 

Sempre restando su questo lato del circuito, in al- 


60 



KM 1710 K 



MA 1710 



Fig.19 In questo disegno abbiamo esemplificato la sequenza di montaggio dei tre cir- 
cuiti KM1710/K, ILX.1710/C, I LX.1710/D e del “blocco” così realizzato sulla mascheri¬ 
na frontale del mobile siglata MAI710. 

Vi raccomandiamo di verificare attentamente che i terminali dei connettori maschi si 
innestino perfettamente nei rispettivi strip femmina. 

Fate attenzione, inoltre, al momento di inserire il circuito KM1710/K nel circuito 
LX. 171 O/C, a non invertirne la posizione ma a rispettare il senso indicato dalla figura. 


61 


























































































CONNETTORE \fl 
MASCHIO 2 FILE 


47/48 


li 


1/2 


CONNETTORE FEMMINA 2 FILE 



— ra 


-C2*-™ 

J V J 


I-H 


47/M Ci 
KSOa 1 


DADO 


CONNETTORE 
MASCHI01 FILA 


HMDiimiuw 

^ BLOCCHETTI ^ 

METALLICI 


DI STANZIATO RE 
PLASTICO 

8 mm, 


CONNETTORE MASCHIO 1 FILA 

a o 01 fi il i i a mi il 





LX1710 C 


DISTANZIATORE 
ESAGONALE 
10 mm. 


LX 1710 D 


DISTANZIATORE 

ESAGONALE 

12 miri. 


-- 


— 


MASCHERINA FRONTALE 


e=j 


VITE 


Fig.20 La sequenza del montaggio dei circuiti KM1710/K, LX.1710/C, LX.171 O/O che nel¬ 
la figura precedente è “fotografata" dall’alto, qui è invece vista in sezione. Osservan¬ 
do il disegno, disponete sul piano di lavoro le schede già montate e la mascherina 
frontale del mobile, ricercate nel blister i distanziatori esagonali, le viti e i dadi neces¬ 
sari per fissarle le une alle altre e procedete alla prima operazione che consiste nel- 
l’ìnnestare i 16 terminali del connettore maschio montato sul display nel connettore 
femmina presente sulla scheda del display LX.1710/D. I distanziatori plastici a 8 mm 
visibili ai lati di quest’ultima si inseriranno perfettamente nei fori presenti sui display 
WH1602A definendo l’esatta distanza tra I due circuiti. 














































































KM 1710 K 


A.A A A A A A A A A A A A A A A & A * A ■■ /, A 


CONNETTORE 1/2 
MASCHIO Z FILE 



CONNETTORE FEMMINA2 FILE 


47 m 



ZZ 


DADO 


r l | li i 1 
t T y. 


J 


LX1710 C 


CONNETTORE 
MASCHIO t FILA 


^ BLOCCHETTI ^ 
METALLICI 



DISTANZIATORE 
ESAGONALE 
10 rum 


LX 1710 D 


DISTANZIATORE 

ESAGONALE 

12 iflffl, 


MASCHERINA FRONTALE 


Fig,21 Eseguita l'operazione descritta nella precedente didascalia di tig.20 otterrete la 
condizione raffigurata da questo disegno. Procedete quindi ad innestare la scheda 
LX.t710/C nella scheda display per mezzo dei rispettivi connettori, avvitando I 4 di¬ 
stanziatori esagonali da IO mm presenti alle loro estremità. 



KM 1710 K 


CONNETTORE tfl «'48 

MASCHIO 2 FILE 

I n CONNETTORE FEMMINA? FILE «,.« 



LX 1710 C 

LX 1710 D 


Fig.22 Sul blocco unitario costituito dai circuiti LX.1710/D e LX.171 O/C, provvedete ora 
a innestare, da un lato, la mascherina frontale del mobile, facendo fuoriuscire il display 
dalla apposita feritoia e fissandola ai lati per mezzo delle viti e, dall'altro lato, il circui¬ 
to premontato del microprocessore KM1710/K per mezzo degli appositi connettori. 


63 














































































































6 V. 6 V. OFF ON OFF ON 

PORTA PC ENTRATA RICARICA AUM. EST. POWER 8EEP 


Fig.23 Una volta portata a termine la sequenza di montaggio descritta nelle quattro fi* 
gure precedenti, dovrete procedere al cablaggio con il circuito LX.1710/B e con II 
KM1711/K. In particolare, ponete la massima attenzione a collegarli nel giusto verso 
per non trovarvi in difficoltà nelle operazioni successive. 


64 













































































































o 


o 


KM 1711 K 



LX 1710 C 


f KM 1710 K 


MASCHERINA FRONTALE 


DISPLAY 


Fig.24 In questo disegno è esemplificato il senso di inserimento della scheda delI'SD 
card. Come noterete, anche osservando la foto di fig.26, l'SD card andrà posta in sen¬ 
so orizzontale sopra II blocco formato dai 3 circuiti KM1710/K, LX. 1710/C, LX.171 O/D, 
facendo coincidere I due fori presenti sul circuito stampato con i fori presenti nel due 
blocchetti metallici di fissaggio come indicato nella figura sottostante. 


KM 1711 K 



KM 1710 K 


V LX1710 C 


LX 1710 D 


MASCHERINA FRONTALE 


DISPLAY 


Fìg.25 In questo disegno è raffigurata la scheda KM1711/K una volta che ne è stato 
completato il fissaggio. Come potete notare questo viene realizzato fissando tramite 
due viti la scheda KM1711/K ai due blocchetti metallici presenti sulla scheda LX.1710/C, 
rendendo così perfettamente solidali te due schede. 




















































































































PGRTAPILA2x 1 r 2 v 


Fig.27 In questo disegno abbia¬ 
mo raffigurato il collegamento da 
eseguire tra i due portapfle che 
troverete in dotazione nel kit, che 
andranno alloggiati nello spazio 
ad essi riservato airinterno del 
mobile (vedi foto in alto) e colle¬ 
gati, per mezzo dei due capicor¬ 
da rosso/nero, alia scheda base 
siglata LX.1710/B. 


V 

VERSO 
LX 171D-B 


PORTAPILA 3 x 1,2 v 


Fig,26 In questa foto potete notare in alto lo spazio riservato alle 5 pile ricaricabili del 
tipo stilo, che avrete precedentemente provveduto a cablare come esemplificato nei 
disegno sottostante. Prima di chiudere il mobile, accendete lo strumento, per verifica¬ 
re che sul display le scritte risultino ben visibili. In caso contrario, dovrete interveni¬ 
re regolando il trimmer R23 montato sulla scheda LX.1710/D. 


PRESA 

PILA 


SALDARE 


66 



































































to noterete ia presenza di otto piazzoie (numerate 
da 1 a 8), sulle quali andranno saldati i capi della 
piattina di collegamento tra questo circuito e lo 
stampato di supporto alI'SD card siglato KM1711/K 
che, come detto precedentemente, forniamo pre- 
montato in SMD (vedi fig.23). 

infine, ai due lati del CONN.B saldate sulle appo¬ 
site piazzoie del CONN.D, numerate da 1 a 4 e da 
5 a 9. i due spezzoni di piattina che serviranno per 
effettuare il collegamento con il circuito stampato 
siglato LX.1710/B (vedi fig.23). 

A questo punto girate il circuito stampato sull’altro 
lato, e saldate il connettore maschio a 22 pin 
CONN.C sul quale andrà innestato successiva¬ 
mente il circuito LX.171 O/D, 

Da ultimo non vi resta che eseguire il fissaggio su 
questo lato dello stampato dei due blocchetti in al¬ 
luminio che serviranno da supporto alla scheda 

KM1711/K. 

Se osservate il circuito stampato, vedrete che ai la¬ 
ti del CONN.2 sono presenti due fori, nei quali do¬ 
vrete inserire i due blocchetti in alluminio che an¬ 
drete poi a fissare tramite due viti metalliche, orien¬ 
tandoli orizzontalmente come indicato nella se¬ 
quenza di fìgg.20-21-22. 

Non vi rimane ora che da montare l’ultimo circuito 
stampato e cioè quello del display sigiato 
LX.1710/D (vedi figg 10-11), i cui componenti nel¬ 
l'elenco componenti appaiono contrassegnati da 

due asterischi (**). 

Prendete perciò il circuito stampato e disponetelo 
in modo che il lato serigrafato risulti rivolto verso 
l’alto, come indicato in fig.il. 

Potete iniziare il montaggio partendo dalle resisten¬ 
ze da 1/4 di Watt, dopo averne verificato attenta¬ 
mente il valore ohmico tramite Je fasce in colore 
stampigliate sul loro corpo, quindi passate alla re¬ 
sistenza R24 da 1/2 Watt riconoscibile per le mag¬ 
giori dimensioni e al trimmer R23 dal corpo a for¬ 
ma di parallelepipedo. 

Saldate poi il connettore femmina a 22 terminali 
CONN.C, che servirà successivamente per il col- 
legamento di questo circuito con quello siglato 

LX.1710/C. 

Proseguite saldando i 3 condensatori poliestere 
C17-C18-C19 e il condensatore elettrolitico C20. a- 
vendo cura di pome il corpo orizzontalmente rispet¬ 
to il piano dei circuito stampato come esemplifica¬ 
to nel disegno di fig.11 e di rispettare la polarità dei 
suoi terminali. 


Potete quindi prelevare dal blister i piccoli diodi 
al siìicio DS9-DS1Q e procedere a saldarne i pie¬ 
dini sulle piazzoie predisposte sul circuito stam¬ 
pato, avendo cura di posizionarli in modo che la 
fascia nera presente sul loro corpo risulti orienta¬ 
ta verso l'alto. 

Concludete il montaggio su questo lato saldando il 
transistor TR6, rivolgendo verso l’aito la parte piat¬ 
ta del suo corpo (vedi fig.11). 

Ora girate dall'altro lato il circuito stampato, per pro¬ 
cedere a montare i componenti ad esso destinali 
(vedi fig.10). 

Iniziate con i 4 pulsanti P1-P2-P3-P4 e continuate 
con la strip femmina a 16 terminali nella quale suc¬ 
cessivamente andranno innestati i 16 piedini del 
connettore maschio del display, e concludete fis¬ 
sando i 4 distanziatori plastici a torretta, che servi¬ 
ranno a tenere il display leggermente sollevato ri¬ 
spetto il circuito stampato LX.171 O/D. 

A questo punto potete procedere al montaggio del 
display, inserendo nei 4 fori presenti alle sue estre¬ 
mità i 4 distanziatori plastici montati sulla scheda 
LX.1710/D e verificando che tutti i 16 piedini del 
suo connettore si inseriscano perfettamente nelle 
relative sedi del connettore femmina innestato nel 
circuito stampato. 

Ora che avete concluso 11 montaggio dei circuiti 
stampati, dovete procedere a realizzarne il cablag¬ 
gio prima di inserirli nel mobile ad essi destinato. 
A tal proposito, dovrete procedere secondo le indi¬ 
cazioni che seguono rapportandole di volta in vol¬ 
ta con i disegni che le illustrano. 

Prendete la piattina fornita nel kit e ricavatene un 
tratto di circa 15 cm, che utilizzerete per eseguire 

11 collegamento tra il CONN.2 della scheda 
LX.171 O/C e il CONN.2 della scheda KM1711/K e 
due tratti, sempre della medesima lunghezza, ma 
rispettivamente a 4 e a 5 capi, che vi serviranno 
per collegare tra loro i rispettivi CONN.D (1-4) e 
CONN.D (5-9) presenti sulle schede LX.171 O/C e 
LX.1710/B (vedi fig.23). 

Una volta terminalo il cablaggio delle schede, pote¬ 
te procedere al loro fissaggio all'interno del mobile. 
La prima fase prevede il fissaggio al pannello an¬ 
teriore della scheda LX.171 O/D, nella quale avete 
precedentemente inserito il display. 

Per eseguire questa operazione dovete utilizzare 
ie quattro viti e gli otto distanziatori esagonali da 

12 mm come indicato in figg.20-21-22. 

Sugli stessi distanziatori esagonali andrete poi ad 
inserire la scheda LX.1710/C, avendo cura di inne¬ 
stare completamente il suo connettore maschio a 


67 


22 pin nel corrispondente connettore femmina pre¬ 
sente sulla scheda LX.1710/D. 

Fatto questo, provvedete al fissaggio definitivo del¬ 
la scheda utilizzando i 4 dadi, come indicato in fig.22. 

Da ultimo non dovete far altro che inserire nella 
scheda LX.1710/C la scheda KM1710K, avendo 
cura di introdurre correttamente i 48 + 48 piedini 
dei suoi due connettori maschio nei corrisponden¬ 
ti connettori femmina presenti sulla scheda 
LX.1710/C. 

Nota: fate molta attenzione ad inserire la scheda 
KM1710/K nella scheda LX.1710/C nel giusto ver¬ 
so e cioè come indicato in fig, 19, perchè altrimen¬ 
ti potreste danneggiarla. 

Ora dovete provvedere al fissaggio della scheda 
KM1711/K e per fare questo dovete posizionarla 
sopra il gruppo delle schede LX.1710/D e 
LX.1710/C precedentemente fissate, facendo coin¬ 
cidere i due fori presenti sulla scheda KM1711/K 
con i fori presenti sui due blocchetti metallici che 
avrete precedentemente provveduto a fissare sul¬ 
la scheda LX.1710/C {vedi figg.24-25). 

A questo punto potete procedere al fissaggio tra¬ 
mite due viti metalliche, ancorando in questo mo¬ 
do stabilmente ia scheda KM1711/K alla scheda 
LX.1710/C. 

Ora inserite il pannello posteriore in alluminio nel¬ 
le apposite guide presenti nel contenitore plastico 
e provvedete al posizionamento della scheda 
LX.1710/B sul fondo del contenitore, facendo coin¬ 
cidere i 4 fori del circuito stampato con i 4 riscon¬ 
tri in plastica presenti su fondo del contenitore. 

Utilizzando le 4 asole presenti sulla scheda 
LX.1710/B posizionatela in modo da allineare i suoi 
4 connettori con il panneliino posteriore, dopodi¬ 
ché potrete procedere al fissaggio della scheda me¬ 
diante 4 viti metalliche (vedi fig.26). 

Procedete quindi al fissaggio sul pannello posterio¬ 
re dei due interruttori SI ed S2, inserendoli nelle 
sedi appositamente ricavate e fissandoli con 4 viti 
metalliche. 

Nota: prima di richiudere ii mobile vi ricordiamo di 
inserire nei rispettivi contenitori le 5 pile rìcaricabi- 
li del tipo stilo e di accendere lo strumento, verifi¬ 
cando che sui display te scritte risultino ben visibi¬ 
li. In caso contrario, dovrete agire regolando il trim- 
mer R23 posto sulla scheda LX.1710/D. 

Ora non vi resta che collegare il contatore Geiger 
al manipolo, tramite i'apposito cavo fornito in do¬ 
tazione, e siete pronti per eseguire le misure. 


COSTO di REALIZZAZIONE 

Costo di tutti i componenti necessari per realizzare 
il circuito stampato siglato LX.1710/A (vedi figg.7- 
15), il circuito stampato base siglato LX.1710/B 
(vedi figg.8-16), il circuito stampato di interfaccia 
siglato LX.1710/C (vedi figg.9-17) e il circuito stam¬ 
pato display sigiato LX.1710/D (vedi figg.10-11- 
18), compresi i relativi circuiti stampati, incluso il cir¬ 
cuito del pie siglato KM1710/K (vedi figg. 12-13) che 
forniamo già montato con componenti in SMD, 
esclusi circuito KM1711/K tubo Geiger, probe, 
mobile e valigetta Euro 128,00 

Costo del circuito deil’SD card siglato KM1711/K 
che vi forniamo già montato con componenti in 
SMD (vedi fig. 14) esclusa l’SD card Euro 15,00 

Costo del tubo Geiger tipo LND 712 alfa-beta- 
gamma (vedi fig. 1 a sinistra) siglato SE2.45 

Euro 60,00 

Costo del tubo Geiger tipo SBM 20 beta-gamma 

(vedi fig. 1 a destra), siglato SE2.40 comprese 2 
clips per il fissaggio Euro 37,00 

Costo de! mobile plastico siglato MO1710 (vedi 
foto a pag.42) comprese mascherine Euro 18,00 

Costo del probe in alluminio siglato MQX1710 che 

racchiude il circuito stampato su! quale è montato 
il tubo Geiger (vedi fig.42) Euro 12,00 

Costo della valigetta in cordura siglata MK60 per 
contenere e trasportare lo strumento Euro 15,00 

Costo del solo stampato LX.1710/A Euro 5,60 

Costo del solo stampato LX.1710/B Euro 4,70 

Costo del solo stampato LX.1710/C Euro 4,80 

Costo del solo stampato LX.1710/D Euro 4,40 


Nota: quelle sopraelencate sono le componenti di 
questo kit che ci potrete richiedere seguendo le 
consuete modalità per gli ordini. 

Precisiamo che non forniamo i’SD card , le pile rica¬ 
ricabili, il carìcabatterie e l’alimentatore esterno. 


Attenzione: per quanto riguarda il tubo Geiger 
LND 712, trattandosi di un componente particolar¬ 
mente fragile , per parte nostra provvederemo co¬ 
me d'abitudine a realizzare un imballo adeguato, 
ma precisiamo che dal momento in cui lo affidere¬ 
mo alle Poste per la spedizione, saremo esentati 
da ogni responsabilità in merito alla sua inte¬ 
grità ai momento deila consegna. 


68 




ACTUAL 

VALUE 


SC- CARD OFF 


jOH 

Lqff 




shield 

OH 



i — H 

SET 




► 

MODE 







§|£St 


■ 



ON 

OFF 


i 

e d 

1 

.6:10:00 

( 

Jet ;i 

0 ? 2008 


SET M ► MODE 



DATE 



I 


ON 

OFF 


ALARM THRESHOLD 

xx. xxx PìR/h 



ALAR IVI 


REC. THRESHOLD 

xx. xxx f]R/h 


TUBES MOD.SBM-20 


-rSBM-20 

•-LHD 712 



SEHSIBIL. Co60 


-rCo60 

U:a226 

L Cs.Ì3? 





AUERAGE - S.D. 
LAST 10 MINUTE5 


I 


Averase 

Std.Devialion 


SET -4 


MODE 



UNIT.I 

IH* f 

ìR/| 

"i 



SET 


l 

flODE 


tìR/h 

Cps 

uGy 

uSu 

uC/ks 


STATUS READV 


I 



REftPV 

SLEEP 


69 



















































































































































































































TRE diversi MODI di utilizzare il CONTATORE 

Prima di inoltrarci nella descrizione dei vari coman¬ 
di è bene precisare subito che il nostro contatore 
offre il vantaggio di poter essere utilizzato in tre di¬ 
verse modalità, come illustrato nelle figg.2, 3 e 4. 
e cioè: 

stand-alone 
con SD card 

collegato ad un personal computer via RS232 

- Nel funzionamento stand-alone lo strumento non 
è collegato ad un PC e non utilizza la SD card {ve¬ 
di fig.2). 

In questa condizione fornisce i seguenti dati: 

- lettura istantanea mediata nell’arco di 10 secondi; 

- valore medio e deviazione standard (S.D.) dei 
valori rilevati negli ultimi 10 minuti; 

- valori massimi e minimi rilevati dal momento in 
cui è iniziata la misura. 

Osservando lo strumento noterete immediatamen¬ 
te che non è presente alcun tasto di Start/Stop. 

Il contatore, infatti, inizia a leggere e a memorizza¬ 
re i dati a partire dal momento in cui, dopo avere 


premuto il tasto On per almeno 10 secondi, com¬ 
pare il primo valore sui display. 

Per arrestare la lettura occorre premere ii tasto 

MODE. 

Una volta avviata la misura, sul display compare il 
valore istantaneo, che viene aggiornato ogni 10 

secondi. 

Per ricavare gli altri dati, e cioè il valore dei mas¬ 
simi e dei minimi, il valore medio e la deviazio¬ 
ne standard, occorre invece terminare la lettura, 
premendo il tasto MODE. 

I valori sono memorizzati dal microprocessore e re¬ 
stano disponibili in memoria fin quando non viene 
attivata una nuova lettura, oppure lo strumento 
non viene posto in stato di Sleep o spento. 

Queste tre condizioni comportano la cancellazio¬ 
ne dei dati misurati dallo strumento. 

Tenete presente che per ottenere il valore medio 
e la S.D. è necessario che la misura abbia avuto 
una durata di almeno 10 minuti, intervallo minimo 
per il calcolo di questi due parametri. 

È bene sottolineare inoltre che sia il valore medio 
che la S.D. vengono continuamente aggiornati con 
il trascorrere del tempo, ricalcolandoli sugli ultimi 
dieci minuti appena trascorsi, 

Nota: per evitare errori grossolani è importante ri- 



Fig.28 Per estrarre i dati raccolti nella SD card dovrete inserirla in un Card reader che 
andrà collegato alla porta USB del computer. 

I dati sono memorizzati all’interno del file GeigerNE.txt e possono facilmente essere 
importati alfinterno di un foglio Excel, per elaborare grafici e statistiche. 


70 


























Le condizioni di funzionamento che vengono se¬ 
gnalate sono le seguenti: 


LIBERA 


BLOCCA 






H u - - - 




n 1 1 ► *■- 



Fig.29 Sul iato sinistro della SD card è pre¬ 
sente un piccolo selettore contraddistinto 
dalla scritta Lock che viene utilizzato per 
bloccare la card, proteggendola in fase di 
scrittura e lettura. Durante il normale uso, 
verificate che il selettore sia posizionato 
verso l’alto, altrimenti non potrete memo¬ 
rizzare nella card i dati misurati dal conta¬ 
tore. Tenete presente che la SD card va in¬ 
serita come indicato in figura e cioè con 
l’angolo smussato rivolto verso sinistra. 


cordare che la lettura viene bloccata ogniqualvol¬ 
ta viene premuto il tasto MODE. 

Per questo motivo, una volta iniziata la misura non 
si deve assolutamente premere questo tasto, per¬ 
ché altrimenti si bloccherebbe la lettura, e i dati per¬ 
si andrebbero a falsare il calcolo del valore me¬ 
dio, della S.D. e dei massimi e minimi. 

- Nel funzionamento con SD card, se ìa card è sta¬ 
ta correttamente inserita e se l'opzione relativa è 
stata attivata, lo strumento registra su questo sup¬ 
porto i seguenti parametri: 

- numero degli impulsi registrati complessiva¬ 
mente ogni 10 secondi; 

- data e ora delia misurazione. 

Nota: a differenza del valore di cps mostrato sul 
display, che è il valore medio di tutti gli impulsi re¬ 
gistrati nell’arco di 10 secondi, nella SD card vie¬ 
ne registrato il numero totale degli impulsi rilevati 

nei 10 secondi. 

Esempio: se in 10 secondi vengono rilevati 117 
impulsi, sul display alla voce cps comparirà il lo¬ 
ro valore medio, cioè 11,7, mentre sulla SD card 
verrà registrato il totale dei 117 impulsi. 

Oltre al numero degli impulsi ed al tempo in cui 
essi sono rilevati, nella stringa inviata alla SD card 
sono presenti numerose flag che consentono di 
correlare i dati alte condizioni di funzionamento del¬ 
io strumento al momento della lettura dei dati dal¬ 
la SD card (vedi fig.43). 


superamento soglia allarme 
battery ok - battery low 
mode on-off 

superamento soglia di registrazione 
tipo di tubo utilizzato 
sensibilità utilizzata X - Y 
shield on-off 

in questo modo, al momento della estrapolazione 
dei dati, è possibile conoscere esattamente le diver¬ 
se condizioni nelle quali i valori sono stati registrati. 
Ad esempio, è possibile sapere se e quando il valo¬ 
re della radioattività ha superato la soglia di allarme. 
Oppure si può controllare che durante la registra¬ 
zione dei dati non si sia verificata una condizione 
di battery tow, che ne pregiudica l’esattezza. 

Una volta memorizzati i dati nella SD card è possi¬ 
bile elaborarli estraendo la card e inserendola in un 
comune lettore per SD card collegato alla porta 
USB del computer, come indicato nelle figg.3-28. 
Naturalmente su pc dovrà essere installato un pro¬ 
gramma di acquisizione, in grado di interpretare 
sia i valori misurati dai contatore che i flag conte¬ 
nuti nella stringa dei dati. 

Utilizzando il collegamento RS232, come indicato 
in fig.4, è possibile invece riversare in tempo rea¬ 
le i dati dal contatore ad un personal computer. 
Con II collegamento via RS232 la stringa utilizzata 
per l'invio dei dati, che è la stessa utilizzata con 
l'SD card, viene trasmessa automaticamente sulla 
porta RS232 del contatore e da questa a quella del 
computer ogni 10 secondi. 

Tuttavia, mentre l’utilizzo con SD card prevede di 
memorizzare sulla card solo i valori che superano 
il valore della soglia di registrazione, per evitare 
di saturarla con dati non significativi, nel caso del¬ 
la connessione a personal computer, vista la su¬ 
periore capacità di memoria dell’hard disk, vengo¬ 
no trasmessi tutti i dati, indipendentemente dalla 
soglia di registrazione che è stata selezionata. 

FORMATTAZIONE della SD card 

Prima di utilizzare il contatore vi consigliamo di pro¬ 
cedere alla formattazione della SD card. 

In commercio sono disponibili SD card di varie ca¬ 
se costruttrici e con diversi valori di memoria. 

Noi abbiamo utilizzato per le nostre prove di fun¬ 
zionamento una SD card da 1 Gbyte di marca Pa¬ 
nasonic, che non ha presentato alcun problema. 
Tenete presente che quando acquistate la SD 
card, questa vi viene fornita di regola già format¬ 
tata nel formato FAT32, corrispondente a 32 bit, 
Poiché il contatore Geiger richiede invece l'utilizzo 
di una SD card formattata nei formato FATI 6, cor- 


71 




















Internet 

Intontì Explorer 

Potla elettronica 

Outlook Express 




Documenti 


E2 

MicroscFfcWad 

'|sil 

44E W 

Calcolatrice 

v Paini Shop Pio 7 
? 

1 

i IttaVideo WiflEiVD 4 


Immagini 
y Musica 


m j Nero StartSrruMt 


Fii3oi se del c (imputai 


Risorse di rete 

Cjf Pannello di o-ontrollo 

\ lirpoEtajdoni accetro ai 
- ; programmi 

Connetti a 

H Gukis «n linea * mppodo 


Tutti i programmi ► 





! Spegni computer 

1 Discorrici 

© 



Fig.30 Per formattare rSD card, collega* 
te alla porta USB del vostro pc II Card 
reader, come visibile in flg.28. Quindi dal 
menu principale di Windows XP preme¬ 
te il tasto Start e sulla finestra che com¬ 
pare successivamente selezionate l'op¬ 
zione Risorse del computer. 


7 Ruttili» ilei r[ini|Hifi'i 


R* Modifica Vaiatilo Prediti S Inumanti 7 

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Ceicà 


Cariota 




Pineali del uriene 

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«Homi 

, , Instatane™ «ppteooori 

j- Cambi* imcoHiiKin 


Àpii 

Brows-e With Paint Shop Ro 7 

Esplora 

Cerca... 

AjutoPFay 

Condizione e protezione... 

Scansione con Norton AntiVirus 
t§! V/in2ip ► 


For mòtta. 


Rimuovi 

Tagliò 

Copia 

Dea coflegamenlo 
Rirvomnà 



Roprietè 


Alle riWH 

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0#a**enli ■ QrtMwelvir# 


Dittigli 

* 

Rimise dal computa* 

Cariba di interra 



Fig.31 Vedrete apparire una finestra simile a quella rafflgu- 
rata qui sopra, che potrà differire a seconda della configu¬ 
razione del vostro computer. Su questa finestra seleziona¬ 
te il drive corrispondente al Card reader. Nella nostra 
configurazione questo corrisponde al drive F: 

Fig.32 Dopo avere selezionato il drive corrispondente al 
Card reader, fate un doppio clic con il tasto destro del mou¬ 
se e vedrete apparire la finestra indicata a lato. Per proce¬ 
dere con la formattazione della card selezionate la voce 
‘ Formatta" e cliccate con II tasto sinistro del mouse. 


_I 


72 






























































Fig.33 Nella finestra che si apre successiva- 
mente è indicata la capacità effettiva della card 
e alla voce “File System” il tipo di formattazio¬ 
ne della card, che normalmente viene fornita 
nel formato FAT32, corrispondente a 32 bit. 




Fig.34 Dopo avere portato il mouse sulla frec¬ 
cia della selezione corrispondente alia voce Fi¬ 
le System, eliceste con il tasto sinistro, apren¬ 
do le diverse opzioni di formattazione. 

Poiché il contatore Geiger richiede una format¬ 
tazione a 16 bit, dovete selezionare la voce 
FAT, relativa a questo formato, dopodiché pre¬ 
mete il tasto Avvia. 


Fig.35 Si apre la finestra ri¬ 
prodotta a lato nella quale 
viene dato avviso che tutti 
i dati contenuti nella card 
andranno perduti. Per prò* 
cedere alla formattazione 
dovete semplicemente 
cliccare sui tasto OK. 


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73 






























































































Form Dilazione in coeso Disco fitnov... 


—- 




capacità : 


■ . 


Fife System 





. 


’AT. 


Dimensioni unità di allocazione 


-——- 


Etichetta dì volume 


Fig,36 A questo punto inizia la formattazione 
della SD card nel nuovo formato, che come po¬ 
tete vedere a lato è indicata nella finestra dal¬ 
lo scorrimento delia barra orizzontale. 



■ ' Se* Cajwc** 


Fig.37 Una volta che la for¬ 
mattazione è stata comple¬ 
tata, compare sul desktop 
la finestra riprodotta qui a 
destra. 

A questo punto cliccate 
sul tasto OK e sì aprirà la 
finestra successiva. 


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Cé|fc Ne System 

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A pii 

Bfowse Wilh Paini Shop Pro 7 

E splora 

Cerca... 


Condrvisione e proiezione. „ 

Scanaline con Norton AntiViius 
(^WinZip 


Formatta... 


Rimuovi 


T agiia 
Copia 

• - ■. r - ■. 

Crea colamento 
R irrorriha 


Proprietà 


— v-' J V/ ' 1 « *.%\ ’A-.Vi V 

— 


Obm rimovibile |F;| 


Ditco lifftìVibris (H ) 


Dottorarti - giocorra barra 


hn)mnirii7ionp m cnrtp Diirn intHivihilr? (T | 


é 

. .... 


,, ■.. 


F «mattazione coniptelata. 

: : ' -t ■ 

] 




OK 


Fig.38 Ora selezionate ['opzione “Rimuovi 3 ', co¬ 
me indicato nella finestra a lato e cliccate a con¬ 
ferma con il fasto sinistro del mouse, dopodi¬ 
ché potete estrarre la SD card dai Card reader. 


74 





















































































































rispondente a 16 bit, dovrete provvedere a format¬ 
tare la card in questo formato prima di inserirla nel 
contatore. 

Per eseguire la formattazione dovrete procedere 
secondo le indicazioni seguenti. 

Verificate se il vostro computer prevede la possibi¬ 
lità di inserire direttamente la SD card. 

In caso contrario dovrete procurarvi un Card rea- 
der, cioè un piccolo lettore di SD card, che dovre¬ 
te collegare alla porta USB del computer, come in¬ 
dicato in fig.28. 

Una volta effettuato il collegamento, prendete la SD 
card e verificate che il piccolo interruttore posto 
sul suo lato sinistro non risulti nella posizione 
LOOK (vedi fig.29), perché altrimenti non sarebbe 
possibile scrivere i dati sulla SD card. 

Fatto questo, inserite fa SD card nel lettore. 
Selezionate sul computer l'opzione “Risorse del 
computer" come indicato in fig.30, e ricercate nel¬ 
l'elenco che vi viene presentato la voce corrispon¬ 
dente al vostro Card reader. 

Nel nostro esempio (vedi fig.31) il Card reader cor¬ 
risponde al dispositivo indicato con la lettera F: (na¬ 
turalmente questo dipende dalla configurazione del 
vostro computer). 

Dopo avere selezionato il Card reader, fate un dop¬ 
pio clic con il tasto destro del mouse sulla voce cor¬ 
rispondente e si aprirà la maschera indicata in fig.32. 
Ora selezionate la voce “Formatta 1 ' come indicato 
in fig.32 e cìiccate con il tasto sinistro del mouse. 
Apparirà sul video la maschera di fig.33 sulla qua¬ 
le dovrete selezionare l’opzione FAT (vedi fig.34), 
corrispondente al modo FAT 16. Premendo il tasto 
Avvia darete inizio alla formattazione della card 
(vedi figg.35-36-37), terminata la quale vi consiglia¬ 
mo di selezionare l’opzione Rimuovi per disinseri¬ 
re la card senza danneggiarla (vedi fig.38). 

Nota: per la sfessa ragione vi consigliamo di inse¬ 
rire sempre la SD card nel contatore Geiger a stru¬ 
mento spento. 

A questo punto potrete estrarre dal lettore la card 
che è pronta per essere utilizzata. 

USO del CONTATORE 

Se osservate la mascherina frontale del contato¬ 
re Geiger riprodotta in fig.39 potete notare nella 
parte superiore la fenditura ove viene alloggiata la 
SD card, nella parte sottostante il display e infine, 
sotto ancora, i quattro tasti SET-UP-DOWN-MO- 
DE che vengono utilizzati per eseguire l'accensio¬ 
ne. lo spegnimento e il settaggio dei parametri 
del contatore. 

Il display è composto da due righe: 

- in quella superiore, la parie di sinistra è riserva¬ 
ta ai messaggi di errore, mentre nella parte di de¬ 


stra 6 caratteri sono utilizzati per indicare io stato 
dei contatore, 1 carattere per indicare io stato di 
carica deila batteria ed 1 carattere per indicare l'in¬ 
serzione sul manìpolo dello schermo in alluminio; 

- nella riga inferiore compare l’indicazione del va¬ 
lore numerico di radioattività misurato dal conta¬ 
tore seguito dalla sigla deH’unità di misura utiliz¬ 
zata per la rilevazione. 

Per quanto riguarda i tasti, il tasto SET serve per 
il settaggio delle diverse funzioni. 

I due tasti con ie frecce servono per selezionare dei 
valori specifici all’interno della funzione selezionata. 

II tasto MODE ha due funzioni e cioè quella di ar¬ 
restare la misura ogni volta che viene premuto, e 
quella di muoversi all'interno dei menu 

Nella pagina che abbiamo intitolato “SEQUENZA 
di UTILIZZO" abbiamo rappresentato le 13 diver¬ 
se schermate che compaiono in successione sul 
display azionando di volta in volta il tasto MODE. 

Nota: poiché il menu è ciclico, per tornare ad una 
qualsiasi delie 13 schermate dei display è neces¬ 
sario premere ripetutamente il tasto MODE, facen¬ 
dole scorrere in successione fino a raggiungere 
quella desiderata. 

Sotto ii tasto MODE compare il simbolò della doppia 
freccia a destra che indica la funzione di slittamen¬ 
to a destra, utilizzata in alcune particolari condizioni e 
cioè quando occorre inserire i valori della soglia di 
registrazione e di allarme. 

In fig,40 è riprodotto il pannello posteriore del mo¬ 
bile del contatore. 

In alto a destra è presente l'interruttore di accen¬ 
sione ON/OFF, che consente di accendere e spe¬ 
gnere le strumento e subito a sinistra il deviatore a 
due posizioni, contraddistìnto dalla dicitura BEEP, 
che permette di scegliere se riprodurre o meno gli 
impulsi di conteggio tramite il buzzer. 

A fianco sono presentì le due boccole Alarm out 
dalle quali è possibile prelevare il segnale dì allar¬ 
me per un eventuale circuito di pilotaggio esterno. 
Nella parte inferiore sono presentì, partendo da si¬ 
nistra, ii connettore Cannon a 9 pin siglato PC-Port 
relativo alla presa RS232, il connettore Mini DIN 4 
poli, utilizzato per collegare il contatore al manipo¬ 
lo contenente il sensore di misura, e infine la pre¬ 
sa di alimentazione bipolare siglata 6 V Charge 
che consente di co negare un caricabatterie per le 
pile ricaricabili e la presa siglata 6 V Input per il 
collegamento a un alimentatore a 6 Volt esterno. 

Nota: per effettuare la ricarica delle batterie po¬ 
trete utilizzare uno dei tanti caricabatteria disponi¬ 
bili oggi in commercio, oppure se già ne dispone¬ 
te, potrete utilizzare anche il nostro caricabatterìa 
LX. 1479 pubblicato nella rivista N.207. 


75 



Fig.39 In questo disegno sono stati contrassegnati con una lettera i principali ele¬ 
menti che compaiono sul pannello frontale del mobile del contatore Geiger. 


Legenda; 


A - alloggiamento SD card 

B = display alfanumerico 

C = tasto SET 

D - tasto di selezione 

E = tasto di selezione + ON 

F = tasto MODE + spostamento a destra 



Fig.40 In questo disegno è riprodotta la mascherina posteriore del mobile del con¬ 
tatore Geiger. Potete notare la presenza di una serie di connettori e di due interrut¬ 
tori la cui funzione è descritta sinteticamente nella legenda. 


Legenda: 

ALARM OUT = aitivaz. allarme esterno 

BEEP = interruttore buzzer 

POWER = interruttore accensione 


PC-PORT 

INPUT 

6 V CHARGE 
6 V INPUT 


= connettore RS232 
= connettore manipolo 
= connettore caricabatterie 
= connettore alimentatore 


76 





































































SDs- Al 

x.xxx nR/h 



Legenda: 


SDe 


Al 


# 


= SD card error 

= superamento soglia di allarme 
= schermo metallico inserito 


L l| 5 | = L: LND 712 S: SBM 20 


X. XXX I = valore 


rnR/t 


= unità di misura 


Flg.4l Nel disegno a lato sono 
rappresentati i simboli e le sigle 
che potranno comparire sul di¬ 
splay durante il funzionamento 
del contatore Geiger. 


SI 


= soglia di registrazione inserita 
= soglia di allarme inserita 
= RS 232 ON 
= SD card inserita 


Il - 


Q 


- batteria ok 


= batteria low 


Per l'alimentazione del geiger e necessaria una 
tensione di 6 Volt, che può essere fornita dalle 5 
pile stilo ricaricabili da 1 ,2 Volt previste oppure tra¬ 
mite un alimentatore esterno, 
in entrambi i casi l’alimentazione è necessaria, sia 
per il funzionamento dello strumento che per il 
mantenimento in memoria dei dati, 

Perciò, se viene a mancare l’alimentazione si per¬ 
dono tutti i dati memorizzati. 

Per accendere il geiger, occorre procedere nel mo¬ 
do seguente: 

- spostate l'interruttore Power posto sul pannello 
posteriore sulla posizione ON; 

- vedrete comparire sulla riga superiore del display 
un serie di rettangolini scuri. Contemporanea¬ 
mente sentirete gli impulsi di conteggio che ven¬ 
gono riprodotti dall buzzer In questa fase però gli 
impulsi non vengono conteggiati; 

• premete il tasto freccia a destra/ON posto sulla 
mascherina frontale e mantenetelo premuto per al¬ 
meno 10 secondi; 

- il display si illuminerà e comparirà la prima scher¬ 
mata relativa alla misura. 

Prendiamo ora in considerazione la sequenza di 
tutte le 13 schermate cosi come si presentano nel¬ 
la loro naturale successione sul display, 

1° SCHERMATA 

Quando si accende il Geiger, sulla riga superiore del 
display compare la lettera L, che sta per LND 712, 
sigla del tubo Geiger montato di default nel circui¬ 


to (come vedremo più avanti, al posto delia L po¬ 
trete trovare una S, corrispondente alla sigla del- 
I altro tubo SBM 20 che può essere montato in al¬ 
ternativa sul contatore). 

A fianco della lettera L compare il simbolo di bat¬ 
teria carica e nella riga sottostante il valore della 
intensità della dose di esposizione in mlllìRoent- 
gen/ora (mR/h) rappresentata dalle lettere X.XXX 
della figura sottostante: 


L Hi 

X.XXX MR/h 


Nota: le lettere X.XXX in questo caso indicano il 
valore in mR/h. poiché è stata selezionala questa 
unità di misura. Pertanto, se sul display compare, 
ad esempio, un valore dì 0,086 significa che stia¬ 
mo misurando una radioattività pari a 0,086 mR/h. 

Il valore che compare sul display viene sempre ri¬ 
cavato calcolando la media del numero di impulsi 
registrati dal contatore in un intervallo di tempo di 
10 secondi, individuando così il numero di impul¬ 
si al secondo (cps), necessario per calcolare l'in¬ 
tensità della dose di esposizione. 

La lettura rimane fissa sul display per un tempo di 
10 secondi dopodiché viene automaticamente ag¬ 
giornata. 


77 





















































2° SCHERMATA 

La 2 3 schermata consente di selezionare l'inseri¬ 
mento o meno nel manipolo dello schermo me¬ 
tallico 

In assenza dello schermo metallico (vedi fig.42 in 
basso), il valore di radioattività misurato dal conta¬ 
tore corrisponde alla somma della radioattività pro¬ 
dotta da tutte le radiazioni presenti. 

Inserendo net manipolo lo schermo metallico (vedi 
fig.42 in alto), la lettura è dovuta unicamente alla 
radioattività generata dai raggi gamma. 

Pertanto alia comparsa della scritta: 


SHIELD OFF 


dovrete selezionare la scritta ON se avete inseri¬ 
to lo schermo metallico (shield) nel manipolo, 
oppure selezionare la scritta OFF se avete inten¬ 
zione di eseguire la misura senza lo schermo me¬ 
tallico. 

Per confermare la selezione premete il tasto SET 
e tramite il lasto freccia a destra oppure a sinistra 
selezionate la dicitura desiderata, ad esempio OFF. 
Premete quindi nuovamente il tasto SET per con¬ 
fermare. 

Importante richiamiamo la vostra attenzione sul- 
la necessità di inserire in questa schermata la giu- 
sta selezione ON - OFF, altrimenti quando andre¬ 
te ad elaborare i dati sul computer non saprete se 
i valori che avete raccolto sono stati misurati CON 
oppure SENZA lo schermo metallico, e questo può 
portarvi a errori grossolani. 

Se, ad esemplo, inserite lo schermo metallico per 
eseguire una misura di sole radiazioni gamma, e- 
scludendo perciò tutte le altre che verranno bloc¬ 
cate dal metallo dello schermo, e invece di pro¬ 
grammare la condizione SHIELD ON programma¬ 
te la condizione SHIELD OFF, quando andrete ad 
elaborare i dati attribuirete i valori misurati ad una 
somma di radiazioni (corrispondente alia condizio¬ 
ne SHIELD OFF), anziché ai soli raggi gamma che 
avete misurato (corrispondenti alla condizione 
SHIELD ON). 

Se. invece, non inserite lo schermo metallico per¬ 
chè desiderate misurare l'insieme delle radiazioni 
presenti e non programmate la corrispondente con¬ 
dizione SHIELD OFF, ma dimenticate inserita la con¬ 
dizione SHIELD ON, al momento di elaborare i da¬ 


ti potreste erroneamente pensare che il valore mi¬ 
surato, dovuto in realtà alla somma delle radiazio¬ 
ni, sia da attribuire alla sola radiazione gamma. 


3° SCHERMATA 

Premendo il tasto MODE sul display appare la 3° 
schermata che indica la data e l'ora in cui viene e- 
seguita la lettura: 


Wed 10:10:00 
Dot 10, 2007 


Nella prima riga compare l'indicazione del giorno 
della settimana, seguito dall ora, minuti e secondi. 
Nella seconda riga, compaiono il mese, il giorno 
e l’anno della registrazione. 

Nota: ogni volta che lo strumento viene spento la 
data viene persa e all'accensione viene ripresen¬ 
tata la schermata precedente. 

Per eseguire l’aggiornamento della data dovete 
dapprima premere il tasto SET e vedrete che ini¬ 
zierà a lampeggiare il dato relativo all ora 
Azionate i due pulsanti delia freccia a destra o sinistra 
fino a fare comparire il valore dell'ora desiderato. 

Ora premete il tasto MODE/doppla freccia e ve¬ 
drete lampeggiare la casella dei minuti. 

Premete i due tasti freccia destra e freccia sinistra 
fino ad ottenere il valore corretto dei minuti. 
Premete ancora il pulsante MODE/doppia freccia 
e vedrete lampeggiare la casella dei secondi. 
Procedendo allo stesso modo potrete programma¬ 
re successivamente il mese, il giorno e l'anno, 
L’ultimo dato aggiornato continuerà a lampeggiare, 
fintanto che non premerete il tasto SET di conferma. 

Una volta terminata la programmazione, vi accor¬ 
gerete che lo strumento imposta automaticamente 
il giorno della settimana in funzione della data. 

A questo punto, premendo il tasto MODE vi spo¬ 
sterete nella 4° schermata. 

4° SCHERMATA 

In questa schermata è possibile selezionare il tipo 
di tubo utilizzato per eseguire la rilevazione: 


TUBES MQD.LND712 


78 








L 

V 



Fig.42 Nella fotografia sono rappresentati i due diversi tipi di misurazione che è pos¬ 
sibile eseguire con il contatore Geiger, in basso, in assenza dello schermo metallico, 
il sensore capta la somma di tutte le radiazioni presenti. In alto, dopo avere inserito lo 
schermo metallico, le radiazioni alfa e beta vengono arrestate. In questo caso il sen¬ 
sore misura unicamente la radiazione gamma. 

Sottraendo alla lettura effettuata senza lo schermo metallico la lettura eseguita con lo 
schermo è possibile ricavare per differenza il valore della radiazione beta. 


Noterete che sul display comparirà di default la si¬ 
gla LND 712, che identifica il tubo che abbiamo u- 
ti lizzato per la realizzazione del nostro progetto. 

Importante : per evitare errori di misura questa op¬ 
zione va selezionata unicamente se si utilizza ii 
tubo SBM20. 

Anche in questo caso per selezionare il tipo di tu¬ 
bo è sufficiente premere il tasto SET, dopodiché la 
sigla inizierà a lampeggiare. 

Premendo il tasto freccia a destra oppure freccia a 
sinistra comparirà la sigla SBM 20 e per dare con¬ 
ferma occorrerà premere nuovamente il tasto SET, 

Premendo ii tasto MODE vi porterete nella 5° scher- 
nata. 


5° SCHERMATA 

in questa schermata compare i indicazione del¬ 
l’isotopo utilizzato come riferimento nei calcolo 
della sensibilità del tubo Geiger: 


SENSIBIL. Co60 


II valore della sensibilità del tubo ed il tipo di iso¬ 
topo radioattivo preso a riferimento sono forniti 
dal produttore del tubo. 

Nel caso del tubo LND 712 il costruttore fornisce 
due valori di sensibilità ai raggi gamma e cioè: 

Gamma sensitivity Cs 137 (cps/mR/h) 
Gamma sensitivity Co 60 (cps/mR/h) 

Questo significa che, esponendo il tubo al Cesio 
137, si ottiene un certo numero di impulsi al se¬ 
condo per un valore di intensità delta dose di e- 
sposizione pari a 1 mR/h. 

Esponendo il tubo ai Cobalto 60 si ottiene, inve¬ 
ce, con la stessa dose di esposizione, un diverso 
numero di impulsi al secondo. 

In questa schermata è possibile scegliere il tipo di 
isotopo di riferimento, in questo caso Cesio 1 37 
oppure Cobalto 60. 

li contatore provvederà a modificare automatica- 
mente il valore della sensibilità in funzione dell’i¬ 
sotopo scelto. 

Per impostare il Co60 dovete come sempre pre¬ 
mere il tasto SET, poi con ii tasto freccia destra op¬ 
pure freccia a sinistra selezionare il tipo di isotopo, 
e poi il tasto SET per la conferma. 

Una volta selezionata la sensibilità, premendo il ta¬ 
sto MODE appare la 6" schermata. 


79 






























6° SCHERMATA 

tn questa schermata avete la possibilità di selezio¬ 
nare l’unità di misura con la quale viene esegui¬ 
ta la misurazione: 


UNIT. MS. r-ìR/h 


Le unità di misura previste sono 5: 

- mR/h = milliRoentgen/ora 

- cps = colpi al secondo 

* pGy/h = microGray/ora 

- pSv/h = microSievert/ora 

- pC/Kg/h = microCoulomb ai Kilo/ora 

Nota per ragioni di spazio , sui display compare la 
dicitura abbreviata pC/Kg. 

Per modificare l’unità settata è necessario seguire la 
solita modalità: premendo il tasto SET inizierà a lam¬ 
peggiare l'unità di misura visualizzata sul display, 
premendo i pulsanti freccia destra e freccia sinistra 
comparirà di volta in volta una delle altre 4 unità di 
misura previste e. una volta trovata quella prescelta, 
per confermaria basterà premere il tasto SET. 


7 : SCHERMATA 

Premendo il tasto MODE sul display appare la 
scritta: 


SD CARD OFF 


A questo punto dovete inserire nella apposita fen¬ 
ditura fa SD card adeguatamente formattata in 
modalità FATT6, come indicato nei paragrafo "For¬ 
mattazione della SD card", avendo verificato che 
il piccolo interruttore posto sul lato sinistro delia 
card (vedi fig,29) non si trovi sulla posizione Lock. 

Dopo avere inserito I SD card, premete it tasto SET 
e, tramite il tasto freccia a destra oppure a sinistra, 
selezionate la dicitura SD CARD ON, 

Premete quindi nuovamente il tasto SET per con¬ 
fermare. 


Da questo momento in poi il contatore Geiger ini¬ 
zierà a memorizzare i dati sulla SD card, net file 
GeigerNE.txt, accodandoli a quelli eventualmente 
già presenti. 

Ovviamente per non ritrovarvi con la SD card pie¬ 
na, vi conviene procedere periodicamente alla can¬ 
cellazione dei dati che non vi servono, in modo da 
lasciare spazio a nuove registrazioni. 

Se ad un certo momento nell'uso del contatore do¬ 
vesse comparire l'indicazione SDe, questo può si¬ 
gnificare: 

- SD CARO guasta 

- SD CARD piena 

- SD CARD estratta in corso di registrazione 

In tal caso bisognerà andare nei menu delI'SD card 
digitando MODE e avviare un reset seguendo que¬ 
sta procedura; 

- premere il tasto SET; 

- premere almeno due volte il tasto freccia destra 
e sinistra; 

- premere il tasto SET per conferma. 

Nota vista la sua notevole capacità di memoria, vi 
consigliamo di lasciare la SD card sempre su ON. 
In questo modo sarete sicuri di avere sempre a di¬ 
sposizione una precisa registrazione di tutte le vo¬ 
stre misure, che potrà tornarvi molto utile in diver¬ 
se circostanze. 


8* SCHERMATA 

Premendo il tasto MODE sul display compare la 
scritta; 


RS232 OFF 


La sigla RS232 indica la porta seriale utilizzata per 
coliegare il contatore ad un personal computer. 
Come prima cosa dovete provvedere a coliegare 
la presa RS232 presente sul PC alla presa RS232 
del contatore e quindi selezionate sul contatore 
l'opzione RS232 ON, tramite la solita procedura, 
confermando alla fine con il tasto SET. 

In questo modo il programma potrà inviare auto¬ 
maticamente al PC, sul quale sarà installato il pro¬ 
gramma di acquisizione, i dati relativi alla misu¬ 
ra eseguita ogni 10 secondi. 

Attenzione: il contatore Geiger non effettua alcun 


80 








controllo sull'effettivo collegamento del PC, vale a 
dire che non ce alcun messaggio che segnali il cor¬ 
retto funzionamento del collegamento. 

9° SCHERMATA 

Premendo il tasto MODE compare la scritta: 


ALARM 

THRESHOLD 

w 

A 

X 

V 

ì, 

X 

X 

nR/h 


L'Alarm threshold XX.XXX o soglia di allarme. 

che non va confuso con la soglia di registrazione, 
è quei valore superato il quale il contatore segna¬ 
la una condizione di allarme. 

Questa condizione viene evidenziata da un suono 
del buzzer della durata di circa 3 secondi, dalla 
comparsa della dicitura Al sul display, e dalla atti¬ 
vazione di una apposita flag sulla stringa dei dati. 
In questo modo, quando si andranno ad elaborare 
successivamente i dati sul computer, sarà possibi¬ 
le evidenziare tutti i valori che hanno superato la 
soglia prefissata. 

Non appena viene superato il livello di allarme se¬ 
lezionato, il piedino 91 del microprocessore pas¬ 
sa dal livello logico zero ai livello logico 1. 

In questo modo collegando questa uscita del micro 
ad un circuito di pilotaggio esterno, è possibile a- 
zionare in modo continuo un dispositivo come un 
lampeggiatore, una sirena, eco. 

Per inserire il valore della soglia di allarme dove¬ 
te procedere come segue: 

- premete il tasto SET e vedrete lampeggiare la pri¬ 
ma cifra a sinistra, quella delle unità; 

- a questo punto selezionate la cifra premendo il 
tasto freccia a destra oppure freccia a sinistra. 

Ora premete il tasto MODE - doppia freccia spo¬ 
standovi sulla cifra immediatamente a destra del¬ 
la virgola; 

- selezionate quindi la cifra desiderata premendo 
il tasto freccia a destra oppure freccia a sinistra. 
Spostatevi di nuovo sulle cifre successive seguen¬ 
do la procedura indicata fino ad impostare il valo¬ 
re di soglia desiderato. 

Ora premete il tasto SET per memorizzare. 

Una volta azionato, l'allarme può essere disinse¬ 
rito unicamente azzerando il valore della soglia 
precedentemente impostato. 

10° SCHERMATA 

Premendo il tasto MODE si aprirà la decima scher¬ 


mata relativa alla Soglia di Registrazione (REC 
THRESHOLD) e sul display compariranno le 
scritte: 


REC. THRESHOLD 

xx.xxx nR/h 


Le cifre XX.XXX indicano il valore della soglia di 
registrazione, cioè ii valore superato il quale il con¬ 
tatore registrerà la misura all'interno della SD card. 
La soglia di registrazione risulta particolarmente 
utile quando si eseguono misure di radioattività 
prolungate nel tempo e si desidera prendere in 
considerazione solo i valori di radioattività che su¬ 
perano un determinato valore minimo. 

Questo consente di risparmiare spazio di memoria, 
evitando di registrare sulla card i valori inferiori alla 
soglia di registrazione, che non sono significativi. 
Per impostare la soglia di registrazione dovete pro¬ 
cedere come indicato precedentemente per la so¬ 
glia di allarme. 

Il valore massimo che si può impostare è di 

99.999 mR/h, 

Nota: la soglia di registrazione va impostata unica¬ 
mente se si utilizza l'SD card. 


ir SCHERMATA 

Premendo il tasto MODE comparirà la scritta: 


HIGH - LOIj.1 


Digitate SET per entrare nel sottomenu e vedrete 
apparire una scritta simile a questa; 


L xx.xxx nR/h 
16:48:56 10/10/7 


dove la lettera L sta per Low e le cifre XX.XXX cor¬ 
rispondono al valore minimo in mR/h registrato 
dall’inizio della lettura, mentre nella riga sottostan¬ 
te compare l'orario espresso in ore. minuti e se¬ 
condi e a fianco la data in cui questo valore è sta¬ 
to acquisito (i valori dell’ora e deila data sopra in¬ 
dicati sono unicamente a titolo di esempio). 

Per visualizzare il valore massimo basta premere 
uno dei due pulsanti freccia destra oppure sinistra, 


81 










e vedrete comparire una scritta simile a quella sot¬ 
tostante: 


H XX * XXX nfi/h 

10:55:18 12/10/7 


La lettera H indica il valore massimo rappresenta¬ 
to dalle lettere XX.XXX, mentre netta parte sottostan¬ 
te compaiono l’ora e la data della registrazione. 

Nota: una volta visualizzati il valore massimo e 
minimo, vi consigliamo di prenderne nota, perché 
una volta usciti da questa schermata questi verran¬ 
no automaticamente azzerati. 

Per uscire da questo sottomenu premete in suc¬ 
cessione i tasti SET e MODE. 

12° SCHERMATA 

Sul display compare la scritta: 


AUERAGE - 5.D. 
LAST 10 MINUTES 


La scritta Average indica il valore medio, mentre 
la dicitura S.D. indica la deviazione standard. 

Nota: poiché questi valori vengono calcolati sem¬ 
pre sugli ultimi 10 minuti di registrazione, accen¬ 
dendo lo strumento per la prima volta occorre at¬ 
tendere i 10 minuti necessari perché il Geiger 
abbia a disposizione il numero di dati sufficiente per 
calcolare valore medio e deviazione standard. 

Premete il tasto SET per entrare nel sottomenu, e 
comparirà ia scritta: 


A'v'erase 
x. xxx piR/h 


dove le cifre X.XXX visualizzeranno di volta in vol¬ 
ta la media aritmetica degli impulsi registrati nel¬ 
l'arco degli ultimi 10 minuti. 

Premendo il tasto freccia a destra oppure freccia a 


sinistra, sul display comparirà la seguente scritta: 


Std.Deuiation 

x.xxx nR/h 


dove le cifre X.XXX indicano il valore della devia¬ 
zione standard. 

Nota: una volta visualizzati il valore medio e la de¬ 
viazione standard, vi consigliamo di prenderne no¬ 
ta , perché una volta usciti da questa schermata 
questi verranno automaticamente azzerati. 

Premendo SET si ritorna nella finestra precedente 
Average e premendo MODE si passa alla succes¬ 
siva voce de! menu. 


13° SCHERMATA 

Sul display compare la scritta: 



A questo punto del menu potete scegliere se dare 
inizio alla misura, oppure se porre il contatore nel¬ 
lo stato di Sleep. 

Per dare inizio alla misura dovete premere il tasto 
MODE, dopodiché vi troverete nuovamente sulla 

prima schermata. 

Sul display vedrete comparire il valore della lettu¬ 
ra nella unità di misura prescelta, a conferma che 
il contatore sta misurando. 

Se, invece, desiderate porre il contatore nello sta¬ 
to di Sleep, dovrete premere il tasto SET. 

A questo punto vedrete la scritta Ready lampeg¬ 
giare. 

Premete uno dei due tasti freccia a destra oppure 
a sinistra e la scritta Ready sarà sostituita dalla 
scritta Sleep lampeggiante. 

Ora premete il tasto SET. 

La scritta Sleep cesserà di lampeggiare. 

Premete il tasto MODE per confermare. 

Le scritte sul display scompariranno, a conferma 
che il contatore è nello stato di Sleep. 

In questo modo le batterie alimentano unicamente 


82 












L = LOW BAT 
B = BAT OK 


T - SOGLIA REC. > 
« = SOGLIA REC. < 


H° COLPI 

_A,_ 


■n r 


DATA 

_A_ 


-V f 


ORA 

_y\_ 



# 

N 

N 

N 

N 

N 

N 

Y 

Y 

M 

M 

0 

D 

H 

H 

M 

M 

s 

s 

A 

È 


-V- 


L 


y a SHIELD OH 
= SHIELD OFF 


-V— 


V 



T 

S 

U 

* 


R 


* 

i 

4 

Y 









A = SOGLIA ALL 
• - SOGLIA ALL. < 


r^r 


nn: 


C 06 O 
y sCs137 


. = NO CAMBIO DATI 
A = MODE PREMUTO 


S a TUBO mori, SBM 20 
L a TUBO mod. LON 712 


Fig.43 Nel disegno soprastante è rappresentata la stringa dei dati che viene inviata dal 
contatore alla SD card e all'uscita RS232 ogni 10 secondi. 

Partendo da sinistra è visibile il carattere # che dà inizio alla stringa, seguito dal nu¬ 
mero dei colpi e dalla data e ora del rilevamento. Successivamente sono presenti i ca¬ 
ratteri relativi alla presenza delia soglia di allarme, allo stato delle batterie, alla varia¬ 
zione dei parametri per attivazione del tasto MODE, e alla presenza della soglia di re¬ 
gistrazione. Seguono ancora nell'ordine l'indicazione relativa al tipo di tubo utilizzato, 
alla presenza dello schermo metallico, e al tipo di radioisotopo di riferimento. La strin¬ 
ga è chiusa dai due caratteri @ e R (Return). 


il microcontroltore. che mantiene attiva la sola 
funzione del datario. 

In memoria vengono inoltre conservati tutti i para¬ 
metri di lettura programmati precedentemente, co¬ 
sicché al momento della riaccensione non sarà ne¬ 
cessario ripetere la programmazione, evitando un 
inutile dispendio di tempo. 

Per "risvegliare" il geiger è sufficiente premere il ta¬ 
sto ON per circa 10 secondi. 

Ovviamente per avere nuovamente l'indicazione 
del valore medio e della deviazione standard, an¬ 
che in questo caso si dovranno attendere i 10 mi¬ 
nuti necessari per il calcolo. 

Attenzione: quando si toglie l'alimentazione tutte 
le impostazioni attivate nel Geiger (soglie, allarme, 
max-min. deviazione) si azzerano. Quando si riac¬ 
cende il Geiger vanno dunque reimpostate 

Nota: quando agite all'interno dei menu, continue¬ 
rete ad udire ì beep che indicano che il geiger con¬ 
tinua a captare gli impulsi, ma fin quando non sa¬ 
rete ritornati sulla 1 0 schermata non viene registra¬ 
to alcun dato. 


CONCLUSIONE 

In questo articolo abbiamo descritto unicamente le 
istruzioni relative alio schema elettrico e al mon¬ 
taggio del contatore, unitamente alla descrizione 
del menu operativo. 

Potrete cosi divertirvi fin da subito ad eseguire le 
prime misure, utilizzandolo nella più semplice del¬ 
le sue tre diverse funzioni, e cioè come contatore 
a sé stante. 

Per ragioni di spazio non abbiamo affrontato alcu¬ 
ni argomenti essenziali come il principio di fun¬ 
zionamento, l'esecuzione delle misure, il conteg¬ 
gio di background e la valutazione dei dati otte¬ 
nuti. 

Sempre per la medesima ragione abbiamo dovuto 
tralasciare un altro interessante argomento, quello 
del trasferimento dei dati ad un personal compu¬ 
ter via SD card oppure tramite interfaccia RS232. 
Ovviamente non consideriamo affatto esauriti que¬ 
sti punti, indispensabili per un corretto uso dello 
strumento, ai quali ci ripromettiamo di dedicare am¬ 
pio spazio in una prossima uscita della rivista. 


83 
































































L’articolo che vi abbiamo presentato sulla rivista 
N.234 intitolato Come direzionare una Parabola 
su un satellite geostazionario ha incontrato un e- 
levato interesse tra gli installatori di parabole e tra 
gli hobbisti, che finalmente hanno trovato delle u- 
tili e complete spiegazioni arricchite da una tabel¬ 
la con i gradi di Azimut ed Elevazione da utiliz¬ 
zare per captare ì segnali TV di un satellite da qual¬ 
siasi provincia italiana. 

Disponendo di questa tabella, gli antennisti risul¬ 
tano molto avvantaggiati, perché aiutandosi con un 
Misuratore di campo TV riescono in pochi minuti 
a direzionare le parabole su uno dei tanti satelliti 
desiderati. 

Gli hobbisti, che come si sa sono sprovvisti anche 
del più economico Misuratore di campo TV. si tro¬ 
veranno sempre in difficoltà. 

A costoro non possiamo consigliare di spendere 
8.000-9.000 Euro per acquistare un Misuratore di 


Campo, sapendo che lo useranno solo 1-2 volte 
in tutta la loro vita. 

Per risolvere questo problema abbiamo cercato un 
Satellite Finder idoneo sia per segnali di tipo ana¬ 
logico che digitale e riteniamo che quello che vi 
presentiamo soddisferà tecnici ed hobbisti. 

IL SATELLITE FINDER 

Questa parola tradotta in italiano significa Ricerca¬ 
tore di Satelliti e dicendo questo avrete già intui¬ 
to che questo accessorio serve per ricercare il sa¬ 
tellite sui quale si desidera direzionare la propria 

parabola. 

Prima di spiegarvi come utilizzarlo vogliamo ripor¬ 
tarvi alcune sue caratteristiche tecniche. 

Questo Satellite Finder (vedi fìg.1) si deve alimen¬ 
tare con due diverse tensioni: una deve risultare di 
13 volt e l’altra di 18 volt. 


84 

























































La tensione dei 13 volt, che può scendere fino a 
12 volt, serve per predisporre il convertitore LNB 
a ricevere le emittenti con polarizzazione orizzon¬ 
tale, cioè quelle indicate con una H. 

La tensione compresa tra i 18-19 volt serve per 
predisporre il convertitore LNB a ricevere le emit¬ 
tenti che trasmettono con polarizzazione vertica¬ 
le. cioè quelle indicate con una V. 

Se è alimentato con una tensione di 12-13 volt, il 
Satellite Finder assorbe una corrente di circa 70 
mA e quando lo si collega al convertitore LNB po¬ 
sto sulla parabola, l’assorbimento totale sale sui 

220 milliamper circa. 

Se è alimentato con una tensione di 18-19 volt, il 
Satellite Finder assorbe una corrente di circa 170 
mA e quando io sì collega al convertitore LNB po¬ 


sto sulla parabola, l'assorbimento totale sale sui 

300 milliamper circa. 

Il Satellite Finder è in pratica un amplificatore RF 
a larga banda con un guadagno di 11 dB che co¬ 
pre una gamma che va dai 950 MHz, pari a 0,95 
GHz. fino ai 2,15 GHz. 

Come potete vedere in fig.1, sui lati dei suo conte¬ 
nitore plastico sono presenti due connettori femmi¬ 
na tipo F. 

Nel connettore femmina di destra va collegato iì 
connettore a F maschio del cavo coassiale che 
proviene dallo stadio di alimentazione (vedi fig.3), 
mentre nei connettore femmina di sinistra va col¬ 
legato il connettore a F maschio del cavo coas¬ 
siale che si collegherà al convertitore LNB fissa¬ 
to sulla parabola ricevente. 


il FINDER per Satelliti 


Per direzionare perfettamente una parabola su uno dei tanti satelliti 
TV che trasmettono in Digitale o in Analogico occorre un costoso 
Misuratore di Campo che pochi possiedono. Per risolvere questo 
problema vi proponiamo un semplice ed economico Ricercatore di 
Satelliti e poiché questo va alimentato con una tensione di 13 volt o 
di 18 volt vi presentiamo anche il suo completo alimentatore. 



Fig.1 Foto del Satellite Finder visto frontal¬ 
mente. Nel connettore a F posto a destra va 
collegato il connettore maschio del cavo 
coassiale proveniente dallo stadio di ali¬ 
mentazione, mentre nel connettore a F po¬ 
sto a sinistra va collegato il connettore ma¬ 
schio del cavo coassiale da coilegare al 
convertitore LNB (vedi fig.3). 



Fig.2 All'interno del Satellite Finder è inse¬ 
rito un amplificatore che amplifica tutti i se¬ 
gnali TV di circa 11 dB. Sul coperchio di 
questo amplificatore sono riportate vicino 
al connettore a F di destra la scritta ‘TO 
REC”, mentre vicino al connettore a F di si¬ 
nistra la scritta “TO LNB”, da collegare al 
convertitore LNB (vedi fig.3). 


85 



















VERSO LNB 
PARABOLA 


RETE 



Fig.3 Dopo aver collegato II Satellite Flnder al convertitore LNB posto sulla parabola 
e allo stadio di alimentazione visibile in fig.7, ruotate la manopola del Guadagno fino 
a portare la lancetta dello strumento sul numero 2. A questo punto iniziate a cercare 
il satellite desiderato muovendo la parabola in modo “micrometrico” sia in senso ver¬ 
ticale che orizzontale. Quando la parabola risulta centrata sul satellite udrete una no¬ 
ta acustica e vedrete la lancetta dello strumento deviare verso il fondo scala. 


COME usare il “SATELLITE FINDER” 

Dopo aver collegato il Satellite Finder come dise¬ 
gnato in fig.3, potete procedere a direzionare la 
parabola verso il satellite che volete ricevere. 

Come vi abbiamo spiegato nella rivista N.234 a 
pag.25, la prima operazione è ricercare nella Ta¬ 
bella N.1, contenuta in quella rivista, il capoluogo 
di provincia che risulta prossimo alla vostra città. 

Come seconda operazione dovete ricercare nella 
prima riga il nome del satellite sul quale volete di¬ 
rezionare la parabola. Troverete due colonne con 
i gradi di Azimut e di Elevazione che si debbono 
utilizzare se si dispone di una parabola a primo 
fuoco, cioè circolare (vedi fig.5). 

Tanto per fare un esempio, chi abita nella provin¬ 
cia di Agrigento e vuole direzionare una parabo¬ 
la a primo fuoco sul satellite Astra, dovrà incli¬ 
narla sui 46 gradi circa. 

Se invece si dispone di una parabola offset cioè 
di tipo ovale (vedi fig.6). per direzionarla sempre 
sul satellite Astra la si deve inclinare di 20° in me¬ 
no rispetto a quanto riportato nella Tabella N.1, 
quindi sui 46 - 20 = 26 gradi circa. 

Abbiamo volutamente riportato la parola “circa”, 
perché una piccola differenza di +/- 1 grado è sem¬ 
pre presente: o perché iì palo che sostiene la pa¬ 
rabola non risulta sempre perfettamente verticale 




Fig.4 Con il Satellite Finder si riusciranno a 
posizionare sulla stessa parabola più con¬ 
vertitori LNB in modo da captare i segnali 
di diversi satelliti TV anche se hanno un di¬ 
verso grado di Azimut e di Elevazione. Co¬ 
me avrete già intuito, conviene sempre sce¬ 
gliere dei satelliti non eccessivamente di¬ 
stanziati tra loro, ad esempio V Astra posto 
a 19,2° Est, poi l’Hot Bird a 13° Est e l’Eu- 
telsat F2 che si trova a 10° Est. 

Se invece volete ricevere dei satelliti posti 
a Ovest di Greenwich, vi conviene utilizza¬ 
re una seconda parabola. 


86 















































































































o perché la città risulta molto distante dal suo ca¬ 
poluogo di provincia. 

In questi casi vi viene in aiuto il Satellite Finder. 
Dopo avere collegato sul connettore femmina di 
destra lo stadio di alimentazione e nel connetto¬ 
re femmina di sinistra il cavo coassiale prove¬ 
niente dal convertitore LNB (vedi fig.3), potrete 
accendere l’alimentatore predisponendolo sui 13 o 
sui 18 volt, dopodiché potrete ruotare la piccola 
manopola posta sul frontale fino a portare la lan¬ 
cetta dello strumento sul numero 2. 

Inclinata la parabola sui gradi di Elevazione richie¬ 
sti, dovrete solo spostare la parabola, ma in mo¬ 
do micrometrico da Est verso Sud o Ovest fino 
a quando udrete una nota acustica e vedrete la 
lancetta dello strumento deviare bruscamente 
verso il fondo scala. 

Se non udrete nessuna nota acustica inclinate la 
parabola di +1 grado o di -1 grado, poi spostate 
nuovamente la parabola, sempre in modo micro¬ 
metrico, sui gradi di Azimut e prima o poi udre¬ 



Fig.5 I gradi di Azimut e di Elevazione del¬ 
ta Tabella che abbiamo riportato sulla rivi¬ 
sta N.234 risultano validi solo per le para¬ 
bole a “primo fuoco”, cioè quelle di tipo Cir¬ 
colare il cui convertitore LNB risulta posto 
sul punto focale che si trova ai centro del¬ 
la parabola. 

Anche se nella Tabella trovate i gradi di A- 
zimut e di Elevazione dei vari satelliti posti 
sia a Est che a Ovest di Greenwich rispet¬ 
to al vostro capoluogo di provincia, il Sa¬ 
tellite Finder vi sarà molto utile per un per¬ 
fetto puntamento. 


te la caratteristica nota acustica che conferma che 
la parabola sta captando un segnale satellitare. 

Per ottenere un perfetto allineamento della para¬ 
bola sul satellite captato, ruotate ìa piccola mano¬ 
pola posta sul frontale del contenitore in senso an¬ 
tiorario in modo da portare la lancetta dello stru¬ 
mento sul numero 5 o 6, poi sempre in modo mi¬ 
crometrico spostate la parabola sia in senso oriz¬ 
zontale (Azimut) che verticale (Elevazione) fino a 
trovare la posizione che farà deviare verso il suo 
massimo la lancetta dello strumento. 

Per avere la conferma di aver centrato la parabo¬ 
la sul satellite richiesto, nel nostro esempio l’Astra, 
dovete scollegare il Satellite Finder dal converti¬ 
tore LNB che risulta posto sulla parabola e colle¬ 
gare, in sua sostituzione, il cavo coassiale prove¬ 
niente dal vostro Decoder digitale collegato alla 
TV, infine ricercare le varie emittenti TV. 

Non si può infatti escludere che anziché direziona¬ 
re la parabola sul satellite Astra, che si trova po¬ 
sizionato sui 19,2° Est, l'abbiate inavvertitamente 



Fig.6 Attualmente le parabole più utilizza¬ 
te sono quelle “offset”, che hanno un di¬ 
sco Ovale ed un punto focale spostato 
molto in basso, come risulta visibile in 
questo disegno. Chi utilizza le parabole 
Ovali dovrà variare i gradi di Elevazione 
riportati nella Tabella N.1 relativi ad ogni 
capoluogo di provincia di 20° in meno. 
Se a Milano volete direzionare una para¬ 
bola Circolare sul satellite Hot Bird do¬ 
vrete inclinarla di 37°, mentre se usate 
una parabola Ovale dovrete inclinarla 
sui 37-20 = 17°. 


87 




















Fig.7 Schema elettrico dello stadio di alimentazione in grado di fornire le due tensio¬ 
ni di 13 e di 18 volt necessarie ad alimentare il circuito del Satellite Fìnder. In basso a 
sinistra abbiamo riportato le connessioni dell’integrato stabilizzatore LM.317 e del dio¬ 
do led. Esclusa la sola resistenza RI, le altre resistenze sono tutte da 1/4 di watt. 


ELENCO COMPONENTI LX.1708 



& 

K 


DIODO 

LED 



RI = 1.200 ohm 1/2 watt 

R2 = 1.000 ohm 

R3 = 1.000 ohm 

R4 = 1.000 Ohm 

R5 s 220 ohm 

CI = 1.000 microF. elettro). 

C2 s 10 microF. elettrol. 

C3 = 100.000 pF poliestere 
C4 = 100 microF. elettrol. 


DS1 = diodo tipo IN.4007 
DS2 = diodo tipo 1N.4150 
RS1 = ponte raddr. 100 V 1 A 
DL1 = diodo led rosso 
IC1 = integrato tipo LM.317 
TI = trasf. 1 watt {TN01.26) 
second. 9+9 V 0,5 A 

51 = deviatore a levetta 

52 = deviatore a levetta 



LM317 


direzionata su un sateilite adiacente, ad esempio 
sul Kopernicus, che si trova posizionato sui 23,5° 
Est, oppure sull’Eutelsat F3, che si trova sui 16° 
Est, oppure sull'Hot Bird, che si trova sui 13° Est. 

Supponendo che abbiate inavvertitamente direzio¬ 
nato la parabola sui satellite Eutelsat F3, che sì 
trova posizionato a 16° Est, per posizionarvi sul sa¬ 
teilite Astra, che si trova a 19,2° Est, dovete ruo¬ 
tare la parabola verso Est di pochi millimetri. 

Chi muove la parabola sia in senso orizzontale che 
verticale molto velocemente non riuscirà mai a 
centrare una parabola sul satellite desiderato. 

Quando sarete riusciti a centrare un satellite, capi¬ 
rete che basta uno spostamento di pochi millime¬ 
tri per passare da questo satellite a quelli che si 
trovano a lui adiacenti. 

Quindi disponendo di un Satellite Finder sarete in 
grado di montare su una sola parabola più conver¬ 
titori LNB (vedi fig.4) per poter così ricevere più 

satelliti TV. 


Riuscendo a captare 2 o 3 satelliti TV sarete in 
grado di ricevere tutte le emittenti europee com¬ 
prese quelle asiatiche ed anche molte emittenti del 
Nord e Sud America e tutto questo senza dover 
utilizzare nessun motore elettrico per direzionare 
la parabola sui diversi satelliti geostazionari. 

LO STADIO di ALIMENTAZIONE 

Per alimentare un Satellite Finder occorre uno sta¬ 
dio di alimentazione in grado di fornire le due ten¬ 
sioni richieste, cioè 13 volt e 18 volt. 

Sapendo che in commercio non riuscirete mai a re¬ 
perire un tale alimentatore, ve ne presentiamo uno 
progettato proprio per questo Finder. 

Come visibile nello schema elettrico di fig.7, dal se¬ 
condario del trasformatore TI viene prelevata una 
tensione alternata di 9+9 volt = 18 volt che, rad¬ 
drizzata dai ponte RS1 e livellata dal condensato- 
re elettrolitico CI, ci permette di ottenere una ten¬ 
sione continua di circa 24 volt. 

Questa tensione viene applicata sul piedino Entra¬ 
ta di IC1, cioè dell’integrato stabiìizzatore LM.317 


88 



















































' ■ 1 ■ . ì ■ ■ ■ - 

— 


jmod.TNai. 26 i 




0N/0FF 


13/18 V 


USCITA 


Fig.8 Schema pratico dì montaggio dell'alimentatore da utilizzare per il Satellite Finder 
descritto nell’articolo. Come potete vedere dal disegno, le due morsettiere poste sul¬ 
la sinistra vengono utilizzate per entrare con la tensione di rete dei 230 volt e per il 
deviatore a levetta SI per l'accensione, li corpo del l'integrato LIVI.317 deve essere fis¬ 
sato con una vite più dado all’aletta di raffreddamento che troverete nel kit. 



Fig.9 Dopo aver montato sul circuito stampato tutti I componenti richiesti, il montag¬ 
gio si presenterà come visibile in questa foto. Questo alimentatore deve essere poi in¬ 
serito dentro il mobile plastico (vedi figg.10-11), che vi forniamo forato e serigrafato. 


89 




























































































Collegando tra il piedino di Regolazione e la mas¬ 
sa tre resistenze da 1.000 ohm (vedi R2-R3-R4), 
in modo da ottenere un valore totale di 3.000 ohm, 
preleviamo in Uscita una tensione che possiamo 
calcolare con questa formula: 

Volt uscita = [(R2+R3+R4) : R5] + 1 x 1,25 

quindi sull'uscita di questo alimentatore preleviamo 
una tensione che si aggira sui: 

[3.000 : 220] + 1 x 1,25 = 18,29 volt In uscita 

Nota: per svolgere questa espressione si ta prima 
la somma delle resistenze R2-R3-R4, poi si divide 
per il valore della R5. Al risultato ottenuto si som¬ 
ma 1 ed infine si moltipllca per 1,25. 


Fig.10 Sul pannello frontale del mobile va 
fissata la presa per prelevare le tensioni di 
1B e 13 volt di alimentazione, i deviatori S1- 
S2 e la gemma cromata per il Diodo Led. 
Nel foro del pannello posteriore inserite un 
gommino passacavo, poi non dimenticate 
di fare un nodo nel cordone di rete. 


Se con il deviatore S2 cortocircuitiamo l'ultima re¬ 
sistenza R4, otteniamo un valore totale di 2.000 
ohm. quindi sul terminale d’Uscita preleviamo una 
tensione che si aggira all'incirca sui: 

[2.000 : 220] +1 x 1,25 = 12,61 volt in uscita 

Quindi agendo sul deviatore S2 alimentiamo ii Sa¬ 
tellite Finder con le due tensioni richieste. 

Se qualche lettore fosse interessato a conoscere 
come utilizzare l'integrato LM.317 per realizzare di¬ 
versi stabilizzatori di tensione o di corrente, tro¬ 
verà molti schemi applicativi e ampie spiegazioni a 
pag.40 del nostro 2° volume: 

Imparare ('ELETTRONICA partendo da ZERO 

IL MONTAGGIO dell'ALIMENTATORE 

Dal kit prendete il circuito stampato LX.1708 e su 
questo iniziate a montare tutti i componenti richie¬ 
sti disponendoli come visibile in fig.8. 

Come primo componente potete inserire il ponte 
raddrizzatore RS1 senza premerlo a fondo sul cir¬ 
cuito stampato, ma tenendo sollevato il suo corpo 





POWÈtt r^ELCCT OUtPUT 


Fig.11 Come si presenta la serigrafia pre¬ 
sente sul pannello frontale di questo ali¬ 
mentatore per il Satellite Finder. 


90 






































di circa 5-6 mm e ricordandovi di rivolgere il ter¬ 
minale + verso l'aletta di raffreddamento. 

Proseguendo nel montaggio inserite le cinque re¬ 
sistenze e i due diodi al silicio DS1-DS2. 

La fascia bianca del diodo DS1 , che ha un corpo 
plastico, va rivolta verso l'alto; per il diodo DS2, 
che ha un corpo in vetro trasparente, dovrete ri¬ 
volgere verso l’alto la sua fascia nera. 

Completata questa operazione potete inserire il 
condensatore al poliestere C3 ed anche ì tre con¬ 
densatori elettrolitici C1-C2-C4 rispettando ia po¬ 
larità +/- dei loro due terminali. 

Se ancora non lo sapete, ribadiamo che il termina¬ 
le positivo da inserire nel foro del circuito stampa¬ 
to contrassegnato dal simbolo +■ risulta più lungo 
del suo opposto terminale negativo. 

Ora potete prendere I integrato stabilizzatore IC1 e 
fissare il lato metallico del suo corpo sull'aletta di 
raffreddamento, che troverete nel kit, utilizzando 
una vite in ferro completa di dado. 

Completata questa operazione potete inserire a 
fondo i tre terminali R-U-E nei fori del circuito stam¬ 
pato e poi saldarti nelle piste sottostanti. 

Come potete vedere anche nelle figg.8-9, per com¬ 
pletare il montaggio occorre inserire sul circuito 
stampato gli ultimi componenti, cioè il trasforma¬ 
tore di alimentazione TI e le due morsettiere che 
andranno poste sul suo lato sinistro. 

La morsettiera visibile in alto a sinistra va utilizza¬ 
ta per fissare i fili del cordone di rete dei 230 volt, 
mentre alia morsettiera posta in basso vanno fis¬ 
sati i fili per il deviatore a levetta SI. 

Per collegare i fili che andranno sui due terminali 
del diodo led DL1, del deviatore S2 e sulla presa 
d’uscita, saldate sul circuito stampato i 6 termina¬ 
li capicorda (vedi fig.9), che motti chiamano “chio¬ 
dini”, inclusi nel kit. 

IL MONTAGGIO nel suo MOBILE 

Completato il montaggio di tutti i componenti sul 
circuito stampato, ora dovete rinchiuderlo nel suo 
contenitore plastico (vedi fig.10). 

Aperto il mobile, la prima operazione da compiere 
è fissare sul pannello frontale la presa per l’uscita 
delle due tensioni che andranno ad alimentare il 

Satellite Finder. 

Su questo stesso pannello fissate i due deviatori 
SI e S2 e la gemma cromata che ci serve per con¬ 
tenere ii diodo led. 


Nel foro del pannello posteriore, nel quale deve 
passare il cavo di rete dei 230 volt, incastrate il 
gommino passacavo che troverete nel kit. 

Completate queste operazioni, fissate il circuito 
stampato sul piano del mobile (vedi fig.10) utiliz¬ 
zando quattro viti autofilettanti. 

A questo punto prendete il cordone di rete e fate¬ 
lo passare attraverso II gommino passacavo poi, 
prima di fissare le due estremità dei fili nella loro 
morsettiera, fate un nodo (vedi fig.10) per evitare 
che, tirando il cordone, i fili si possano staccare dal¬ 
la morsettiera provocando un cortocircuito. 

Se dopo aver collegato i fili sui due terminali A-K 
del diodo led, questo non sì accende, vuol dire che 
avete involontariamente invertito il collegamento. 
Vi ricordiamo che il terminale Anodo dei diodi led 
è più lungo del terminale Katodo (vedi le connes¬ 
sioni in fig.7 e la fig.S). 

CONCLUSIONE 

Sicuramente qualcuno dirà che questo progetto 
non gli interessa perché a casa sua è già installa¬ 
ta una parabola TV. 

Tra qualche anno, quando deciderà di installare u- 
na seconda parabola per captare un altro satelli¬ 
te TV che trasmette dei programmi che gli interes¬ 
sano, allora si ricorderà di questo progetto, ma ri¬ 
chiedendolo forse gli verrà risposto che risulta già 
esaurito, perché parecchi antennisti visto ii prez¬ 
zo abbordabile ne avranno fatto incetta e quindi 
non risulterà più disponibile. 

Poiché prima o poi vi troverete nelle condizioni di 
usarlo oppure avrete qualche amico che vi chie¬ 
derà di aiutarlo per centrare un satellite, portatevi 
a casa questo progetto prima che si esaurisca. 

COSTO di REALIZZAZIONE 

Costo di tutto il necessario per questo ricercatore 
di satelliti composto dal Satellite Finder visibile in 
fig.1 più i componenti per realizzare lo stadio di a- 
limentazione LX.1708 completo di mobile plastico 
(vedi figg. 10-11), inclusi un cordone dì alimenta¬ 
zione di rete, un cavo coassiale lungo 2 metri 
completo di 2 connettori a F ed un secondo cavo 
coassiale sempre lungo 2 metri con un connetto¬ 
re a F ed un connettore maschio da innestare nel¬ 
la presa femmina presente sul pannello frontale del 
mobile (vedi fig.1 1 ) Euro 63,00 

Dai costi dei kit e dei singoli componenti, che so¬ 
no da intendersi IVA inclusa, sono escluse le so¬ 
le spese di spedizione a domicilio. 


91 



Le VALVOLE 




Un modulo hi-fi stereo a cui bastano 18 volt per funzionare, che non 
riscalda, che non ha rumore di fondo e che in soli 2x5 centimetri 
produce lo stesso caldissimo suono di una valvola in classe A pura. In 
queste pagine vi proponiamo diversi schemi teorici perfettamente 
funzionanti ed un preamplificatore RIAA stereo in kit di montaggio. 


Oggi il mondo dell’hi-fi abbraccia tipi di utenti mol¬ 
to diversi tra loro. 

Ci sono quelli, come il sottoscritto, a cui piace a- 
scoltare la musica e che, sì, danno un’occhiata al¬ 
la marca ed alle caratteristiche tecniche per deci¬ 
dere, ma alla fine, lasciano scegliere al proprio “o- 
recchio” cercando un compromesso soddisfacente 
tra qualità e prezzo. 

Ci sono quelli più attenti, che si informano accura¬ 
tamente e che si affidano ai consigli dei tecnici. ì 
quali spesso si esprimono in termini di “effetto pia¬ 
cevole", ‘'sonorità", "suono più caldo” e “suono più 


duro” o anche di “suono più morbido”, “adatto so¬ 
prattutto per la voce”, ecc. 

Quello che dicono i tecnici può sembrare ai non ad¬ 
detti ai lavori eccessivamente ricercato, ma effetti¬ 
vamente è vero, così come è vero che quasi tutti 
gli audiofili concordano sul fatto che il suono pro¬ 
dotto dalle valvole sia il più caldo in senso asso¬ 
luto ed anche il più nitido. 

Dalla collaborazione con un professionista esperto 
di audio professionale, possiamo oggi parlarvi di un 
modulo “molto caldo”, di cui vi elenchiamo ie ca¬ 
ratteristiche e, mentre le leggete, per piacere ri¬ 
prendete ìi controllo delta vostra mandibola ... 


92 

















I numeri che diamo nella tabella delle caratteristi¬ 
che sono concreti e non dettati da sensazioni 
uditive. Queste, come sapete, le lasciamo ad altri. 

Ciò di cui vogliamo parlarvi è un modulo del tutto 
originale formato interamente da componenti a 
Jfet che lavorano come le valvole in classe A 
pura e che con le valvole condividono lo stesso ti¬ 
po di curva caratteristica (vedi fig.5). 

Le curve dei Jfet e delle valvole sono simili perché 
il principio sul quale si basa il loro funzionamento 
è del tutto analogo. 

Le differenze consistono nel fatto che il modulo 
JOP (acronimo di Jfet Operational amPlifier), total¬ 
mente in smd, misura solo 2x5 centimetri, può 
funzionare con solo 18 volt invece che 300, non 
riscalda, non è microfonico ed ha assolutamen¬ 
te meno rumore di fondo delle valvole. 

II suono, invece, in virtù della curva caratteristica, 
è ugualmente caldissimo. 

State certi che dovunque verrà utilizzato, questo 
modulo “riscalderà” il suono. 






Caratteristiche Modulo JOP KMQ 1.60 


Connessioni : strip line da 10 contatti dorati 
Z in: 220 kohm 
Z out: 3,9 kohm 
Guadagno : settabìle da 60 dB a 85 dB circa * 

. 

Banda Passante: 10 Hz - 40 MHz 
Rumore: 2,4 nanovott/Hz a 1.000 Hz 

Tipologia: ogni modulo contiene 2 blocchi di am- \ 
piificazione in classe A pura , senza controreazio¬ 
ne interna, indipendenti ed accessibili dall'esterno. i 
/ due blocchi possono anche essere collegati in 
cascata (configurazione tipica). Ogni blocco o ì due 
blocchi in cascata possono essere controreazio¬ 
nati esternamente come se si trattasse di un am¬ 
plificatore operazionale per progettare filtri r con- ■] 
frolli di tono r amplificatori a guadagno unitario, eco 
li primo bfocco di amplificazione ha un guadagno 
di circa 34 dB, il secondo di circa 26 dB. per un 
guadagno totale di 60 dB. 

* Coflegando a massa tramite un condensatore il 
pin 3, sì aumenta il guadagno dei primo blocco dì 
circa 5 volte: coltegando a massa anche if pin 4 
sempre tramite un condensatore , si aumenta ii 
guadagno di altre 5 volte ottenendo così ben 85 
dB dì guadagno totale. 

■ittki; h» u*! ehi..>> teslr»ìUU^^i-fljniaitUWniift:i! 




Fig.1 Schema a blocchi e connessioni del 
modulo JOP siglato KM01.60. Questo 
modulo è completamente costituito da 
componenti a Jfet che, come le valvole, 
lavorano in classe A pura e con le valvo¬ 
le condividono le stesse curve caratteri¬ 
stiche (vedi il confronto in fig.5) e quindi 
producono un suono molto caldo. 



V :: 


JGUjUkjJ 



I 


W ii v -~r "j r) ! - ; *iW 


i iry ' -ì 

□ □ j j u i o lì j m a 



l=GND TERMINALE DI MASSA 

2 = INP 1 INGRESSO SEGNALE AL PRIMO STADIO DI AMPLIFICAZIONE \ m KOHMI 

3 = SI TERMINALE DI SOURCE DI UN JFET AMPLIFICATORE 

4 = $2 TERMINALE DJ SOUfiCÉ DI UN JFET AMPLIFICATORE 

&= 03/OUT 1 TERMINALE DJ DRAIN ED USCITA DEL PRIMO STADIO AMPLIFICATORE 
6= INP. 2 INGRESSO SEGNALE AL SECONDO STADIO DI AMPLIFICAZIONE ( 2Z0 KOHM) 
7 “ D4 TERMINALE DI DRAIN DI UN JFET AMPLIFICATORE 

8= D5 TERMINALE DI DRAIN 01 UN JFET AMPLIFICATORE 

g = 0G/ OUT, 2 TERMINALE DI DRAIN ED USCITA DEL SECONDO STADIO AMPLIFICATORE 
10 = Vcc TERMINALE DI ALIMENTAZIONE 10/24 VOLT 


93 



























































Fìg.2 Come le valvole, anche i Jfet utilizzano la tensione negativa per regolare 11 pas¬ 
saggio degli elettroni. Il terminale di controllo della valvola è la Griglia, mentre quello 
dei Jfet è il Gate, Se a questi terminali di controllo non viene applicata nessuna ten¬ 
sione negativa, gli elettroni possono transitare liberamente nel canale di scorrimento. 



Fig.3 Poiché sia le valvole che i Jfet hanno bisogno di una tensione positiva per far 
transitare gli elettroni, applicando una tensione negativa alla Griglia ed af Gate, il tran¬ 
sito degli elettroni dal terminale negativo {il Catodo nelle valvole ed il Source nei Jfet), 
al terminale positivo (l'Anodo nelle valvole ed il Drain nei Jfet) viene ostacolato. 



Fig.4 Quanto più è alta la tensione negativa applicata alla Griglia ed al terminale Gate, 
tanto maggiore è la resistenza che gli elettroni Incontrano nel canale di scorrimento, 
perché gli elettroni, pur essendo attratti dalla tensione positiva dell’Anodo nelle val¬ 
vole e del Drain nei Jfet, non riescono a superare la barriera della tensione negativa. 


94 
































































CHE cosa ACCOMUNA VALVOLE e JFET? 

Intanto cerchiamo di capire perché le curve delle 
valvole e dei Jfet sono simili. 

Sia le valvole che I Jfet utilizzano una tensione ne¬ 
gativa per controllare il passaggio degli elettroni at¬ 
traverso un “canale di scorrimento”. 

Nelle valvole il canale di scorrimento degii elet¬ 
troni è il vuoto, nei Jfet è il silicio N; nelle valvo¬ 
le il terminale di controllo è la griglia, nei Jfet è 
il gate. In entrambi i casi è necessaria una tensio¬ 
ne positiva per far transitare gli elettroni nel cana¬ 
le di “scorrimento": circa 200-300 volt per ìe val¬ 
vole, circa 20-30 volt per i Jfet. 

Nelle valvole il terminale negativo è il catodo e 
nei Jfet è il source. 

Il terminale positivo deile valvole è l’anodo e nei 
Jfet il drain. 

Senza che nessuna tensione negativa sia appli¬ 
cata all'elettrodo di controllo, sia le valvole che i J- 
fet si comportano come un componente passivo e 

la corrente scorrerà liberamente. 

Quando una tensione negativa è applicata all’e¬ 
lettrodo di controllo, gli elettroni che transitano ne 
risentono l'influenza; la griglia e il gate sono mes¬ 
si, infatti, a circa mezzo percorso. 

Più è alta la tensione negativa più gli elettroni ven¬ 
gono respinti indietro; infatti, gii elettroni che sono 
negativi vengono attratti dall'anodo e dal drain che 
sono positivi, ma se in mezzo trovano un termina¬ 
le negativo, la loro velocità verso it terminale posi¬ 
tivo è rallentata, e per alcuni elettroni il viaggio s’in¬ 
terrompe addirittura. 


Se la tensione negativa è molto alta, gli elettroni 
sono comunque attratti dalla tensione positiva del¬ 
l'anodo e del drain, ma non riescono a superare la 
barriera delia tensione negativa applicata al termi¬ 
nale di controllo. 

Variando quindi la tensione negativa di controllo, si 
varia la corrente che attraversa il canale di scorri¬ 
mento (vuoto o silicio). 

Il principio di funzionamento è quindi lo stesso, an¬ 
che se fisicamente agisce in maniera differente: 
nella valvola gli elettroni attraversano fisicamente 
la griglia, che è un sottile avvolgimento a maglie 
larghe di metallo che sbarra loro la strada, mentre 
nel Jfet l’effetto della tensione negativa è di restrin¬ 
gere la larghezza del canale di transito, cioè la stra¬ 
da a disposizione degli elettroni. Il gate, Infatti, è 
posizionato ai lati del canale. 

Ad ogni modo, il risultato è che le curve caratteri¬ 
stiche risultano praticamente identiche, come po¬ 
tete voi stessi notare in fìg.5, dove le curve sono 
messe a confronto. 

Cerchiamo adesso di comprendere perché il suo¬ 
no prodotto da valvole e Jfet è caldo e soprattutto 
che cosa si intende con caldo. 

Tutto deriva dalla distorsione che questi tipi di di¬ 
spositivi producono sul segnale. 

Per non occupare spazio con una spiegazione che, 
inevitabilmente, sarebbe troppo lunga, possiamo 
dire in breve che se si applica un’onda sinusoida¬ 
le ad una valvola o a un Jfet, la distorsione che e- 
ventualmente ne risulta quando il componente non 


lAi 


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TENSIONE ANODICA (Vf 


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2 4 s 

TENSIONE DI DRAIN-50URCE (V] 


Vd5 


Fig.5 A sinistra le curve caratteristiche di una valvola e a destra quelle di un Jfet 
Anche se fisicamente gli elettroni devono attraversare nelle valvole un sottile avvolgi¬ 
mento a maglie larghe e nei Jfet del silicio, che si restringe per effetto della tensione 
negativa, il principio di funzionamento è lo stesso e quindi le curve sono molto simili. 


95 

































opera nel campo più lineare delle curva, è ricca di 
armoniche pari, cioè la 2\ la 4°, la 8", eco,, ma so¬ 
prattutto la 2° e la 4° armonica 

Questo tipo di distorsione risulta estremamente 
gradita all’orecchio, perché compatibile con la sca¬ 
la armonica musicale. 

Nella scala musicale tutto è gestito ad ottave op¬ 
pure con il principio del doppio, 

Dopo la sequenza standard di note do-re-mi-fa- 
sol-la-si si ricomincia di nuovo da do e via via fi¬ 
no al si, e poi c'è ancora un'altra serie di 7 note. 

Generalmente un organo elettronico ha 5 ottave, 
ciò significa che ci sono 5 serie di 7 note (in realtà 
dodici con i tasti neri) ed ogni serie è il doppio di 
frequenza delia serie precedente. 

Quando due note sono esattamente una il doppio 
dell'altra si dice anche che la più alta è la secon¬ 
da armonica della prima. 

Ecco pertanto spiegato if mistero: le armoniche pa¬ 
ri prodotte dalla distorsione delle valvole e dei J- 
fet costituiscono naturalmente un “accordo", per¬ 
ché generano in ogni caso delle frequenze "non 
stonate” perfettamente compatibili con l'armonia 
musicale. 

Per questo chitarristi e bassisti amano gli amplifi¬ 
catori a valvole e amano portarli alla saturazione, 
per avere una distorsione ricca di armoniche pari. 

Gli organisti spesso cercano questo effetto suonan¬ 
do contemporaneamente !a nota più bassa anche 
con i pedali, che sono un ottava in basso e quindi 
ad una frequenza che è esattamente la metà. In¬ 
fatti. l'effetto sull’udito di due note basse distanzia¬ 
te di un’ottava, cioè una il doppio dell’altra, è molto 
piacevole ed emozionante e quei bassi profondi e 
penetranti che si ascoltano in chiesa, sono il risul¬ 
tato della generazione delta fondamentale e della 
seconda armonica voluta proprio dall'organista. 

Le valvole ed i Jfet con la loro distorsione di secon¬ 
da e quarta armonica, diciamo che “danno un aiu¬ 
to aH’armonia". 

Per questo soprattutto i bassisti amano gli amplifi¬ 
catori a valvole, perché è soprattutto in quella gam¬ 
ma che rendono un suono profondo e penetran¬ 
te e che definiamo caldo! 

Cosa dire, invece, delle armoniche dispari? 

È semplice: la terza armonica di una nota qualsia¬ 
si cade nel bel mezzo della terza ottava successi¬ 
va a quella all'interno della quale si sta suonando, 
tra il settimo e l’ottavo semitono, in pratica è una 
nota indesiderata. 


L'effetto si accentua ancora di più se si sta ampli¬ 
ficando un accordo, quindi una serie di note, che 
produrrà a sua volta altre armoniche al di fuori del¬ 
le “guide " della scala armonica, con il risuitato di a- 
vere stonature o, al meglio, di cambiare la natura 
dell'armonia. 

Tutto ciò è più o meno ad un livello molto basso ri¬ 
spetto il livello d'ascolto, ma l'orecchio è estrema- 
mente sensìbile e se anche non si percepisce di¬ 
rettamente, prima o poi si traduce in fatica d'ascol¬ 
to e a volte in mal di testa. 

SCHEMI APPLICATIVI TEORICI 

Prendendo come riferimento lo schema a blocchi 
dei modulo, analizziamo alcune applicazioni teori¬ 
che e i loro risvolti pratici. 

Il modulo JOP può essere considerato a tutti gli 
effetti un amplificatore operazionale con il termi¬ 
nale non invertente collegato a massa e con l'in¬ 
gresso, che è l'equivalente del terminale inver¬ 
tente, con un impedenza di circa 220.000 ohm (ve¬ 
di fig.7). 

Questa configurazione è detta invertente. 

Pertanto con poche limitazioni si può trasferire u- 
na rete di amplificazione già utilizzata con gli ope¬ 
razionali al JOP, avendo l’avvertenza di aggiunge¬ 
re sempre in uscita un condensatore elettrolitico 
da 100 microfarad 25 volt, con il terminale positi¬ 
vo rivolto verso il modulo JOP. 

Un ulteriore condensatore elettrolitico da 4,7 mi¬ 
crofarad è necessario per la rete di controreazio¬ 
ne, In questo caso il terminale positivo va rivolto 
verso l'uscita del modulo JOP. 

In fig.7 abbiamo riportato un circuito con guada¬ 
gno unitario, equiparato ad un equivalente circui¬ 
to con il classico operazionale, 
in entrambi i casi il guadagno è il risultato del rap¬ 
porto o quoziente matematico tra i valori ohmici di 
R2 ed RI e. per un guadagno unitario, tale rappor¬ 
to è 1. le resistenze quindi dovranno avere io stes¬ 
so valore ohmico. 

In fig.8 abbiamo riportato un circuito che guadagna 
20 dB. L’unica differenza rispetto a! circuito prece¬ 
dente è il risultato del rapporto di R2 ed RI. che in 
questo caso è 10. La resistenza R2 avrà quindi un 
valore ohmico 10 volte maggiore della resistenza RI. 

In fig.9 abbiamo riportato il circuito di un piccolo 
mixer a 4 ingressi. I segnali applicati agli ingres¬ 
si 1 e 2 vengono amplificati di circa 6 dB, mentre 
se applicati agli ingressi 3 e 4 verranno amplificati 
di circa 26 dB. 


96 



Fìg .6 Schema di un amplificatore in classe A pura con il modulo KM01.60. I 60 dB si 
ottengono collegando in cascata l due blocchi di amplificazione (vedi piedini 5 - 6 ). 


ELENCO COMPONENTI 


CI s 1.000 microF. elettrolitico 
C2 3 470*000 pF poliestere 
C3 ^ 470*000 pF poliestere 


C4 = 100 microF. elettrolitico 
IC1 ^ modulo KMQ1.60 
SI = interruttore 


«z 



Fig.7 Lo schema teorico con guadagno unitario qui riprodotto può essere equiparato 
al classico circuito con operazionale in configurazione invertente (vedi disegno in ai¬ 
to), Alia rete di controreazione serve un condensatore da 4,7 microfarad (vedi C3). 


ELENCO COMPONENTI 

Ri = 100*000 ohm C2 = 1 microF. elettrolitico C5 = 100 microF. elettrolitico 

R2 = 100.000 ohm C3 = 4,7 microF. elettrolitico IC1 = modulo KM01.60 

CI = 1.000 microF, elettrolitico C4 = 470.000 pF poliestere SI = interruttore 


97 





































































USCITA 


Fig.8 Schema di un circuito che ha un guadagno di 20 dB* Rispetto al circuito ripro¬ 
dotto in fig.7, l'unica differenza è data dal rapporto di R2 ed RI che qui è di 10. SulTu- 
scìta del modulo bisogna sempre collegare un condensatore elettrolitico da 100 mi¬ 
crofarad con il terminale positivo rivolto verso il modulo JQP. 


ELENCO COMPONENTI 

RI = 33.000 ohm 

R2 = 330.000 ohm 

CI = 1.000 microF. elettrolitico 


C2 = 1 microF. elettrolitico 
C3 = 4*7 microF. elettrolitico 
C4 = 470.000 pF poliestere 


C5 = 100 microF. elettrolitico 
IC1 = modulo KM01.6O 
SI = interruttore 


imi* 


ENTRATA 

llfTRATA 


ENTRATA 

A 



r0- 


W R3 

1 

iì 

j 1 i? *1 si ej 

AM - 1 



“ M 



Wf-mt — 


C7 


USCITA 


Fig.9 Schema di un mixer a 4 ingressi. I segnali applicati alle Entrate 1 e 2 sono am¬ 
plificati di circa 6 dB: quelli applicati alle Entrate 3 e 4 sono amplificati di circa 26 dB. 


ELENCO COMPONENTI 

RI = 150.000 ohm 
R2 = 150.000 ohm 
R3 = 15.000 ohm 
R4 = 15.000 ohm 
R5 = 330.000 ohm 


CI = 1.000 microF. elettrolitico 
C2 - 1 microF, elettrolitico 
C3 = 1 microF. elettrolitico 
C4 = 1 microF. elettrolitico 
C5 = 1 microF. elettrolitico 


C6 = 4,7 microF. elettrolitico 
C7 = 470.000 pF poliestere 
C8 = 100 microF. elettrolitico 
IC1 = modulo KM01.60 
SI = interruttore 


98 




















































SCHEMA ELETTRICO 

Per farvi prendere confidenza con le potenzialità 
offerte dal modulo JOP, abbiamo pensato di pre¬ 
parare in kit un preamplificatore RIAA stereo il 
cui schema elettrico è visibile fig.10. 

La sigla RIAA è l’acronimo di Recording Industry 
Association of America e cioè Associazione ame¬ 
ricana dei produttori discografici fondata nel 1952. 
Sta ad individuare uno speciale filtro correttivo 
che si usa mettere in uscita alla puntina del giradi¬ 
schi per attenuare i toni alti delta musica incisa sul 
disco ed esaltare i toni bassi. Vale a dire esatta¬ 
mente alla rovescia di quando si registra su un di¬ 
sco di vinile. 

Molti ritengono ancora oggi che il suono riprodot¬ 
to in modo meccanico ed analogico garantisca 
una fedele riproduzione della musica e special¬ 


mente di quella registrata prima dell’avvento delle 
tecnologie digitali, ma solo se tutti i parametri so¬ 
no perfettamente tarati ed i componenti sono di al¬ 
tissimo livello. 

Ancora oggi, prendendo come giudice solo l’orec¬ 
chio, c’è discordanza di opinioni tra gli audiofili sul¬ 
l’effettiva superiorità dei sistemi digitali. 

Come vedete dallo schema riprodotto in basso, l’in¬ 
gresso della testina del giradischi entra nel modu¬ 
lo JOP e sul piedino 1 i componenti C2-R3-R4 
formano il filtro passa-alto a cui segue un filtro pas- 
sa-basso formato dai condensatori C4-C5-C6 per 
ristabilire in uscita il suono perfetto della nostra mu¬ 
sica preferita addizionata di quell'alone che solo 
una valvola potrebbe dare. 

Naturalmente il tutto moltiplicato per due essendo 
il disco stereo. 



ENTRATA f. 
CH."R" \EJ 




ENTRATA /O, 
CH.'L" Vjy 



♦ 



CH.”R" 
USCITE 
CH." L" 


Fig.10 Schema elettrico del preamplificatore RIAA stereo che vi forniamo in kit con la 
sigla LX.1706. L’alimentazione è fornita da due pile da 9 volt per un totale di 18 volt. 


ELENCO COMPONENTI LX.1706 


RI = 56.000 ohm 1/4 watt 
R2 = 56.000 ohm 1/4 watt 
R3 = 270 ohm 1/4 watt 
R4 = 47 ohm 1/4 watt 
R5 = 47 ohm 1/4 watt 
R6 = 270 ohm 1/4 watt 


CI = 1.000 microF. elettrolitico 
C2 = 220.000 pF poliestere 
C3 = 220.000 pF poliestere 
C4 = 150.000 pF poliestere 
C5 = 680.000 pF poliestere 
C6 = 470.000 pF poliestere 
C7 = 150.000 pF poliestere 


C8 - 680.000 pF poliestere 
C9 = 470.000 pF poliestere 
CIO = 100 microF. elettrolitico 
C11 = 100 microF. elettrolitico 
IC1 = modulo KM01.60 
IC2 = modulo KM01.60 
Si = deviatore a slitta 


99 














































































imiirii si 



Fig.11 Schema pratico di montaggio del 
preamplificatore RIAA visto dal lato rame. 
Iniziate il montaggio da questo lato inseren¬ 
do il deviatore a slitta e le quattro prese 
RCA: due per le uscite sinistra-destra (L-R) 
e due per le entrate sinistra-destra (L-R). Le 
prese sono saldate sul lato visibile in fig.13 
con corti spezzoni di filo d'argento. 


REALIZZAZIONE PRATICA 
e MONTAGGIO nel MOBILE 

Come si vede dalle foto nelle figure 12 e 14, il cir¬ 
cuito stampato doppia faccia accoglie tutti i com¬ 
ponenti e i due moduli necessari per costruire il 

preamplificatore RIAA stereo siglato LX.1706. 

Iniziate il montaggio dal lato rame, visibile in fig.11, 
inserendo il deviatore a slitta SI e le 4 prese RCA: 
le due rosse (vedi R) per il canale destro e le due 
nere (vedi L) per il canale sinistro. 

Capovolgete lo stampato e sul lato componenti vi¬ 
sibile in fig.13 saldate i terminali del deviatore. 

Avvitate quindi le prese allo stampato interponen¬ 
do una rondella metallica prima di bloccarle con il 
loro dado di fissaggio, 

Ora, con i corti spezzoni di filo argentato inclusi nel 
kit, potete saldare le prese allo stampato nei punti 
indicati nel disegno di fig.13. 

Proseguite saldando i pochi componenti rimasti: le 
resistenze, i condensatori al poliestere e i tre 
elettrolitici, dei quali dovete rispettare la polarità 
dei terminali. Vi ricordiamo che sul loro corpo, in 



Fig.12 Riproduzione del lato rame del 
preamplificatore RIA A a montaggio ultima¬ 
to. Vi consigliamo di non scambiare i colo¬ 
ri delle prese RCA e di usare quelle di colo¬ 
re rosso per il canale destro e quelle di co¬ 
lore nero per il canale sinistro. Nella foto si 
intravedono i moduli KM01.60 montati sul 
lato componenti e saldati sul lato rame. 


corrispondenza del terminale negativo, è impres¬ 
so il simbolo 

Saldate i terminali capicorda ai quali potete già col¬ 
legare I fili delle due prese pila facendo attenzione 
a non scambiare il filo di colore rosso, che va col¬ 
legato al positivo, con quello di colore nero, che va 
collegato al negativo. 

infine inserite direttamente nello stampato i modu¬ 
li KM01.60 in modo che il piedino 1, segnalato con 
un punto in colore, sia collocato in basso (vedi 
fig.15). Se montati correttamente, il lato con i com¬ 
ponenti in rilievo di entrambi i moduli sarà rivolto 
verso destra. 

Per questo preamplificatore RIAA abbiamo predi¬ 
sposto un piccolo contenitore metallico delle di¬ 
mensioni adatte a contenere anche le due pile per 
l’alimentazione. Questo contenitore viene fornito 
già forato e completo di una mascherina adesiva 
di colore nero (vedi fig.17). 

Per tenere lo stampato scostato dal contenitore, in¬ 
filate le tre brugole nei fori del coperchio e sopra a 
queste avvitate le torrette metalliche, quindi inseri¬ 
te lo stampato e stringete i dadi. 


100 


























PRESA PILA PRESA PILA 



Fig.13 Schema pratico di montaggio del preamplificatore RIAA visto dal lato com¬ 
ponenti. Entrambi i connettori dei moduli KM01.60 vanno infilati direttamente nei 
fori dello stampato rivolgendo il piedino 1 contrassegnato da un punto di colore 
(vedi le connessioni in fig.1) verso il basso. In questo modo il lato con i compo¬ 
nenti in rilievo (vedi fig.15) di entrambi i moduli sarà rivolto verso destra. 



Fig.14 Riproduzione del lato componenti 
del preamplificatore RIAA a montaggio ul¬ 
timato. In alto I terminali capicorda ai qua¬ 
li collegherete i fili delle due prese pila. 


Fig.15 Foto del modulo KM01.60. Ogni mo¬ 
dulo contiene due blocchi dì amplificazio¬ 
ne in classe A pura, senza controreazione 
interna, Indipendenti ed accessibili dall'e¬ 
sterno. Collegando i due blocchi in casca¬ 
ta si ottiene un guadagno di 60 dB. 


101 



















































































































Fig.16 Foto dei circuito montato nel contenitore metallico. Il circuito va bloccato al co¬ 
perchio con tre piccole brugole nere (vedi fig.17). Per impedire alle pile di spostarsi, 
potete immobilizzarle con pezzetto di polistirolo o un po’ di gommapiuma. 


AUDIO handbook 

tutta un’altra MUSICA 



Teoria e Pratica al servizio degli Audiofili in 

due monografìe sul suono e la sua riproduzione 

Costo del 1° volume Audio 1 Euro 20,60 

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102 

















































,3r 


POWER 


(O 


OUTPUT 


INPUT 


f . __ 

-■ m 


••WHtiCVjiv.. 


P 

I 


Fig.17 Foto del preamplificatore RIAA stereo racchiuso dentro il mobile metal 
lico che vi forniamo già forato e con una mascherina adesiva di colore nero. 


IN SINTESI 

Come abbiamo evidenziato neiio schema a blocchi 
riprodotto in fig.i, il modulo JOP ha due blocchi di 
amplificazione separati. 

Il primo ha ingresso sul piedino 2 ed uscita sul 
piedino 5 con fase invertita. Questo blocco ha un 
guadagno di circa 34 dB. 

il secondo ha ingresso sul piedino 6 e uscite sui 
piedini 8 e 9. Questo blocco ha un guadagno di 
circa 26 dB. 

L’uscita che fa capo ai piedino 8 ha fase invertita 
rispetto al l'ingresso, l'uscita che fa capo al piedino 
9 ha la stessa fase del segnale d'ingresso. 

Sfruttando entrambi i blocchi di amplificazione e 
collegandoli in cascata (vedi la configurazione ti¬ 
pica riprodotta in fig.6) si ottiene un guadagno di 
circa 60 dB. 

li guadagno del primo blocco si può ulteriormente 
aumentare di circa 5 volte collegando a massa tra¬ 
mite un condensatore il piedino 3. 

Se ancora non basta, coliegando a massa anche 
il piedino 4 ( il guadagno aumenta di altre 5 volte 
raggiungendo un guadagno totale di circa 85 dB. 


Come avrete intuito, con il modulo JOP siglato 
KMQ1.60 sì possono progettare tanti interessanti 
circuiti che non mancheremo di presentare. 

Naturalmente ci aspettiamo molte richieste: questo 
modulo vi consentirà di fare esperimenti di grande 
interesse, sicuramente più ingegnosi e curiosi dei 
nostri. 

COSTO di REALIZZAZIONE 

Costo di tutti i componenti necessari alta realizza¬ 
zione del preamplificatore RIAA stereo siglato 
LX.1706 visibile nelle figg.11-14, compresi ii circui¬ 
to stampato e i due moduli KM01.60, escluso ii 
solo mobile metallico MO1706 Euro 63,00 

Costo del mobile metallico MO1706 già forato, 
inclusa una mascherina adesiva di colore nero 
riprodotta nella foto in alto Euro 10,50 

Costo del solo circuito stampato doppia faccia 
siglato LX.1706 Euro 3,00 

Costo di un solo modulo JOP siglato KM01.60 
visibile nella foto in fig.15 Euro 25,00 

Dai costi dei kit e dei singoli componenti, che so¬ 
no da intendersi IVA inclusa, sono escluse le so¬ 
ie spese di spedizione a domicilio. 


103 
























Per visualizzare suN’osciiloscopio delle tensioni tra due punti di un 
circuito entrambi a potenziale diverso dalla tensione di riferimento del- 
l'oscilloscopio, cioè flottanti rispetto a terra, vi dovete affidare ad una 
sonda differenziale, meglio se optoisoiata come la nostra. 


Generalmente gli oscilloscopi, anche quelli profes¬ 
sionali, hanno in dotazione solo una sonda stan¬ 
dard passiva che. pur essendo esterna ali’oscillo- 
scopio, è studiata per prelevare intatti i segnali dai 
circuiti in esame ed è quindi parte integrante dei si¬ 
stema di misura. 

Si tratta di una sonda "universale'’ che, solitamen¬ 
te, o lascia passare senza attenuazione (1x) oppu¬ 
re attenua di dieci volte (lOx) l'ampiezza del se¬ 
gnale sull'ingresso deiroscilloscopio, permettendo 
di eseguire una vasta gamma di misure. 

È costituita da un cavo coassiale flessibile, anche 
piuttosto lungo, munito di un apposito puntale, 
provvisto di un gancio per poter prelevare il segna¬ 
le dal circuito o dal componente sul quale vengo¬ 
no eseguite le misure, e da un morsetto a cocco¬ 


drillo da coìlegare obbligatoriamente ad un punto 
del circuito a potenziale 0 (presa di terra). 

La misura effettuata da questa sonda è sempre ri¬ 
ferita alla differenza di potenziale tra due punti 
del circuito di cui uno elettricamente neutro, 

Non dimentichiamo, infatti, che l’oscilloscopio è 
alimentato dalla rete elettrica e, per tutelare l’ope¬ 
ratore dal pericolo di scariche elettriche, va colle¬ 
gato alla presa di terra. 

Ciò comporta che debba condividere la medesima 
massa, che più precisamente è il collegamento a 
terra e che per definizione è a potenziale nullo (0 
volt), con tutte le parti del circuito con cui viene con¬ 
nesso, sonda compresa, altrimenti si rischia un cor¬ 
tocircuito che, con buone probabilità, causerà dan¬ 
ni sia all’oscilloscopio che al circuito in esame. 


104 










Fig.1 Le misure con una sonda passiva so¬ 
no riferite alla differenza di potenziale tra 
due punti di un circuito di cui uno ha sem¬ 
pre lo stesso potenziale di terra (cioè 0). 
Coilegando questa sonda come disegnato, 
dove il coccodrillo è collegato alla rete, pro¬ 
vocherete, nella migliore delle ipotesi, un 
cortocircuito arrecando danni al carico ed 
allo stesso oscilloscopio. 


TERRA JL 


RETE 

230 V 


TERK.fi 


CARICO 






OPTO ISOLAIA 


Fìg.2 Per visualizzare sullo schermo di un 
oscilloscopio la forma d'onda riferita alla 
corrente di un carico collegato alla rete, bi¬ 
sogna usare una sonda differenziale. Con 
la sonda LX.1707 potete eseguire delle mi¬ 
sure su tensioni fiottanti, perché essendo 
optoisolata mantiene separate le masse 
consentendo il trasferimento e la relativa 
misurazione del segnate. 


RETE 
230 V 


l - 

-H 

i- 


TERRA 

1 

TO' 

$ 

CARICO 

T 

- 4 

>I 



105 
























































































Fìg.3 Foto della sonda differenziale optoisolata ripresa dal lato rame. Su questo la¬ 
to dovete Inserire solo il deviatore a due vie tre posizioni (vedi S2/A-S2/B in fig.6) 
che permette dì attenuare il segnale In ingresso dì 10, 100 o 1000 volte. 



Fìg.4 La sonda LX.1707 ripresa dal lato componenti Nella foto si vede chiaramen¬ 
te che il connettore 8NC di uscita è direttamente saldato sullo stampato e la sua 
carcassa metallica bloccata con due punti dì saldatura alla massa schermata. 


106 

























Per questo motivo, uno dei terminali della sonda 
passiva va collegato alla presa di massa del circui¬ 
to e ia misura effettuata è dunque relativa ad un 
punto di massa (a questo proposito sì parla di mi¬ 
sura single ended), che diventa il riferimento per le 
tensioni misurate. 

Nota: per maggiori informazioni sulle misure che sì 
possono effettuare con la sonda di tipo passivo leg¬ 
gete quanto scritto nelle riviste N.217 e N.218 a 
proposito delle lezioni suH’oscilloscopio. 

Pur essendo, come abbiamo detto, un componen¬ 
te essenziale, il cui ruolo è di fare in modo che il 
segnale visualizzato sullo schermo sia il più possi¬ 
bile conforme a quello prelevato dal circuito, sen¬ 
za cioè disturbi o distorsioni taii da rendere Inatten¬ 
dibile la misura, una sonda passiva non può effet¬ 
tuare tutte le misure. 

Quando è necessario effettuare misure di segnali 
a potenziali diversi, cioè non riferiti alla massa, è 
necessario affidarsi alle sonde differenziali. 

Sì tratta di particolari sonde, non fornite con la do¬ 
tazione standard deH’oscilloscopio, ma da acqui¬ 
stare a parte e solitamente sono molto costose, 
Queste sonde misurano le differenze dì tensione 
tra due punti entrambi a potenziale diverso da 0, 
garantendo comunque il sicuro collegamento a ter¬ 
ra a protezione dell’oscilloscopio e specialmente 
dell’operatore. 

Qualcuno potrebbe obiettare che per misure diffe¬ 
renziati è sufficiente impiegare contemporanea¬ 
mente due sonde connesse a due canali dell’oscil¬ 
loscopio visualizzando il segnale come differenza 
tra i due canali. 

Purtroppo questa modalità presenta delle limitazio¬ 
ni. La prima è che non tutti gli oscilloscopi consen¬ 
tono di visualizzare il segnale ottenuto come diffe¬ 
renza tra due canali; se anche il vostro oscillosco¬ 
pio io permette, il guadagno dei due canali potreb¬ 
be essere leggermente differente; inoltre, se l’am¬ 
piezza dei segnale è piccola, l'uso della risoluzio¬ 


ne verticale potrebbe non consentire la visualizza¬ 
zione corretta della componente differenziale. 

Per ottenere misure attendibili è dunque meglio 
utilizzare una sonda differenziale. 

La sonda differenziale optoisolata, che vi propo¬ 
niamo con la sigla LX.17Ò7, consente di misurare 
le tensioni alternate in un range di frequenze com¬ 
prese tra 30 Hz e 50 KHz non riferite alla massa 
deH’oscilloscopio e pertanto flottanti, termine con 
il quale si intende che la massa del sistema elettri¬ 
co non è allo stesso potenziale della terra attraver¬ 
so l'impianto di messa a terra. 

È infatti dotata di 3 ingressi (uno in più rispetto al¬ 
la sonda passiva) ed è optoisolata, mantiene cioè 
galvanicamente separate le masse consentendo il 
trasferimento e la relativa misurazione del segna¬ 
le tra due circuiti. 

Con questa sonda è dunque possibile, ad esem¬ 
pio, visualizzare sullo schermo dell’oscilloscopio la 
forma d'onda riferita alla corrente di un carico col¬ 
legato alla rete. 

In questo caso la misura viene effettuata tramite 
una resistenza di valore noto coìlegata in serie al 
carico. In questo modo la tensione che si sviluppa 
ai capi della resistenza riproduce fedelmente la for¬ 
ma d'onda della corrente assorbita dal carico. 

Con la nostra sonda, gli appassionati di musica 
potranno visualizzare la tensione sul carico di uno 
stadio valvolare; mentre chi ha problemi con la 
scheda Audio del PC potrà entrare senza pericoli 
mantenendo separate le due masse. 

Nel paragrafo dedicato all’uso esamineremo con 
maggiori dettagli quali tipi di misure e verifiche la 
nostra sonda differenziale optoisolata LX.1707 
ci permette di effettuare. 



4N35-4N37 TL082 NE 5532 REF25Z-LM336 


Fig.5 Connessioni viste da sopra del fotoaccoppiatore 4N35, equivalente al 4N37, usa¬ 
to per trasferire il segnale mantenendo l’Isolamento galvanico tra gli stadi del circui¬ 
to. Anche le connessioni degli integrati TL.082 ed NE.5532 sono viste da sopra, men¬ 
tre queiie del diodo zener REF.25Z, equivalente all'LM.336, sono viste da sotto. 


107 




































































3V. 


©®—Il— 

ENTRATE m 

© e—1 |—vav 

C2 

1 = IO X 

2 = 1 DO x 

3 = 1,000 x 



i_j 



Fig.6 Schema elettrico della sonda differenziale optoisolata LX.1707.1 due stadi del cir¬ 
cuito hanno le masse separate, evidenziate nel disegno con i colori nero e blu, e so¬ 
no alimentati dal deviatore S1/A-S1/B collegato in serie ai poli positivi di due pile a 9 
volt. Il deviatore S2/A-S2/B ci consente di attenuare il segnale in ingresso di 10-100 o 
1.000 volte, mentre con il trimmer RI5 possiamo calibrare l’uscita della sonda. 


SCHEMA ELETTRICO 

Lo schema, che abbiamo riprodotto in fig.6, si com¬ 
pone di due stadi con !e masse separate {vedi le 
masse in nero e in blu). Entrambi gii stadi sono a- 
iimentati tramite un doppio deviatore (vedi Si) col¬ 
legato in serie ai poli positivi di due pile a 9 volt. 

Lo stadio d’ingresso è costituito dalla classica con¬ 
figurazione ad amplificatore differenziale in cui la 
tensione d'ingresso viene applicata contempora¬ 
neamente agii ingressi invertenti e non invertenti 
dell'operazionale IC1/A. 

In questo modo si ottiene anche una riduzione dei 
disturbi che potrebbero eventualmente essere pre¬ 
senti e sovrapposti al segnale utile. Questi distur¬ 
bi, essendo di “modo comune”, cioè d’ampiezza e 
fase uguale, vengono attenuati dall’amplificatore 
differenziale, che, invece, amplifica prettamente i 
segnali di “modo differenziale”, cioè con ampiezza 
uguale, ma fase opposta. 

Nota: per una completa trattazione sugli amplifica¬ 
tori operazionali, vi invitiamo a leggere quanto scrìt¬ 
to suli’argomento nel secondo volume di “Impara¬ 


re l'elettronica partendo da zero" reperibile anche 
in CD-Rom. 

I diodi DS1-DS4 proteggono gli ingressi di IC1/A 
da eventuali sovratensioni. 

II deviatore S2/A-S2/B a due vie tre posizioni con¬ 
sente di controllare l’attenuazione dello stadio d'in¬ 
gresso di 10,100 o 1.000 volte {posizioni 10x, 100X 
o I.OOOx), 

Da! piedino d’uscita 1 di IC1/A la tensione viene in¬ 
viata all’ingresso non invertente 5 di IC1/B, che è 
collegato in configurazione di convertitore tensio¬ 
ne-corrente, 

Tale stadio converte la tensione d’ingresso in un 
vaiore proporzionale di corrente, che, alimentando 
il led del fotoaccoppiatore OC1, porta in conduzio¬ 
ne l'elemento fotosensibile costituito dal suo foto¬ 
transistor interno. 

Poiché la variazione di luminosità è proporzionale 
al segnale in ingresso, il segnale cosi rilevato vie¬ 
ne trasferito dal fototransistor senza che vi sia una 
diretta connessione elettrica, 

In questo modo abbiamo fornito un “isolamento gal¬ 
vanico” rispetto allo stadio precedente, che ci con- 


108 



















































ELENCO COMPONENTI LX.1707 



sente di visualizzare i segnali flottanti non riferiti al¬ 
la massa. 

Per rendere lo stadio lineare, la stessa corrente di 
OCt viene utilizzata per creare una controreazio¬ 
ne, sempre galvanicamente isolata, che mantiene 
lo stesso riferimento sui due ingressi di IC1/B. 

In pratica, tramite il fotoaccoppiatore OC2, si forni¬ 
sce un segnale di ritorno al circuito in ingresso che 
così può correggere eventuali non-linearità. 

Se la corrente che scorre nella resistenza RI4 e, 
pertanto anche nel led interno a OC1, aumenta, 
proporzionalmente aumenta la tensione sul piedi¬ 
no invertente 6 di IC1/B, che si stabilizza quando 
eguaglia il riferimento sul piedino non invertente 5 
dato dailo zener DZ1. 


RI = 1 Megaohm 1% 

R2 = 1 Megaohm 1% 

R3 = 1.000 ohm 1% 

R4 = 10.000 ohm 1% 

R5 = 100.000 ohm 1% 

R6 = 1.000 ohm 1% 

R7 = 10.000 ohm 1% 

R8 = 100.000 ohm 1% 

R9 = 4.700 ohm 
RIO = 4.700 ohm 
RII = 100.000 ohm 
R12 = 4.700 ohm 
R13 = 10.000 ohm 
R14 = 330 ohm 

R15 = 50.000 ohm trimmer 20 giri 

RI6 = 68.000 ohm 

RI 7 = 6.800 ohm 

RI 8 = 4.700 ohm 

RI 9 = 10.000 ohm 

R20 = 10.000 ohm 1% 

R21 = 10.000 ohm 1% 

R22 = 10.000 ohm 

R23 - 1.000 ohm 

CI = 47.000 pF poi. 400 volt 

C2 = 47.000 pF poi. 400 volt 

C3 = 10 microF. elettrolitico 

C4 = 2,2 pF ceramico 

C5 - 2,2 pF ceramico 

C6 = 10 microF. elettrolitico 

C7 = 47.000 pF poliestere 

08 = 10 microF. elettrolitico 

C9 = 33.000 pF poliestere 

CIO = 10 microF. elettrolitico 

C11 = 100.000 pF poliestere 

CI 2 = 10 microF. elettrolitico 

C13 = 10 microF. elettrolitico 

CI4 = 27 pF ceramico 

C15 = 10 microF. elettrolitico 

CI6 a 100.000 pF poliestere 

DS1 = diodo tipo 1 N.4007 

DS2 s diodo tipo 1 N.4007 

DS3 = diodo tipo 1 N.4007 

DS4 = diodo tipo 1 N.4007 

DZ1 = zener tipo REF.25Z o LM.336 

OC1 = (otoaccop. tipo 4N35 o 4N37 

OC2 = fotoaccop. tipo 4N35 o 4N37 

IC1 = integrato tipo TL.082 

IC2 = integrato tipo NE.5532 

S1/A-S1/B = deviatore 2 vie 2 pos. 

S2/A-S2/B = deviatore 2 vie 3 pos. 


Ciò da un'alta stabilità ed anche un’elevata linea¬ 
rità e bassa distorsione alla sonda. Nota: tutte le resistenze utilizzate 

in questo circuito, anche quelle di 

Segue uno stadio esattamente opposto, dove l’o- precisione, sono da 1/4 di watt, 

perazionale IC2/A è collegato in configurazione di 
convertitore corrente-tensione. 

Il led del fotoaccoppiatore OC1, illuminando la ba- 


109 












































se del suo fototransistor lo porta in conduzione for¬ 
nendo a IC2/A una corrente proporzionale alla ten¬ 
sione d'ingresso. 

La tensione sul piedino d’uscita 1 di IC2/A è pro¬ 
porzionale al prodotto del valore ohmico di 
R16+R15 per la corrente di emettitore de! fototran¬ 
sistor di OC1, ma di segno contrario. 

Così l'ultimo stadio IC2/B, collegato come stadio 
invertente, riporta il tutto a posto fornendo un se¬ 
gnale in fase rispetto all’ingresso + (non inverten¬ 
te) della sonda. 

Il trimmer RI 5, collegato tra l’uscita ed il piedino in¬ 
vertente dì IC2/A, serve proprio a calibrare l’uscita 
della sonda modificando il guadagno dello stadio 
d'uscita. 

REALIZZAZIONE PRATICA 
e MONTAGGIO nel MOBILE 

Il circuito stampato sul quale, come abbiamo dise¬ 
gnato in fig.7, vanno disposti i componenti che co¬ 
stituiscono la sonda differenziale, è un doppia fac¬ 
cia con fori metallizzati completamente schermato 
per impedire che capti interferenze dall’esterno. 

Potete iniziare il montaggio dagli zoccoli per i due 
integrati e per i due fotoaccoppìatori. 

Vi consigliamo di rispettare fin da ora l'elemento di 
riferimento costituito da una tacca a forma di U sca¬ 
vata sul corpo degli zoccoli, perché vi servirà da o- 
rientamento quando, finite tutte le saldature, inse¬ 
rirete i componenti. 

Come disegnato in fig.7 rivolgete verso l’alto l'in¬ 
cavo a U di entrambi gli zoccoli da 8 piedini e ver¬ 
so il basso quello degli zoccoli da 6 piedini. 

Adesso potete dedicarvi al montaggio di tutte te re¬ 
sistenze compresi il trimmer RI5 per calibrare l’u¬ 
scita dello strumento e le resistenze di precisione 
a strato metallico che presentano 5 fasce colorate 
anziché le soiite quattro. 

Per rendervi più facile il loro riconoscimento, vi se¬ 
gnaliamo i colori delle loro fasce in funzione del 
loro valore ohmico, ricordandovi che l'ultima fa¬ 
scia di queste resistenze è sempre di colore mar¬ 
rone, perché hanno tutte una tolleranza dell'1%. 

Valore 1 Megaohm Resistenze RI e R2 
Fasce: marrone nero nero giallo marrone 

Valore 100.000 ohm Resistenze R5 e R8 
Fasce: marrone nero nero arancione marrone 

Valore 10.000 ohm Resistenze R4 e R7, R20 e R21 
Fasce: marrone nero nero rosso marrone 

Valore 1.000 ohm Resistenze R3 e R6 
Fasce: marrone nero nero marrone marrone 


Proseguite montando i piccoli condensatori cera¬ 
mici e quelli al poliestere per i quali vale la sola 
raccomandazione di verificare, elenco componenti 
alla mano, di non aver scambiato i valori. 

Al contrario, come la maggior parte di voi sa, nel 
montare i condensatori elettrolitici non basta con¬ 
trollare i valori, ma va assolutamente rispettata la 
polarità, altrimenti si ha la distruzione, un vero e 
proprio scoppio, del componente. Per questo mo¬ 
tivo. in corrispondenza del terminale da collegare 
ai negativo, che solitamente è anche il terminale 
più corto, sul corpo cilindrico di questi condensato- 
ri è impresso il simbolo 

Tra i condensatori CI e C2 trovano posto i quat¬ 
tro diodi al silicio, che sono tutti uguaii, quindi non 
potrete scambiarli. Anche in questo caso, però, fa¬ 
te attenzione a come li inserite, perché due, e pre¬ 
cisamente DS1-DS2, vanno saldati rivolgendo la 
fascia che contorna uno dei terminali verso il bas¬ 
so, mentre la fascia degli altri due, e cioè DS3- 
DS4, va orientata verso l’alto. 

Andate avanti montando il diodo zener, che ha un 
corpo a mezzaluna e che, per un corretto montag¬ 
gio, va saldato volgendo la parte piatta verso i'e- 
lettrolitico CIO. 

Ora capovolgete lo stampato e. come visibile nel¬ 
la foto riprodotta in fig.3, inserite il deviatore S2, 
che vi consente di attenuare il segnale in entrata 

di 10. 100 o 1.000 volte (lOx - lOOx - I.OOOx). 

Non vi resta che saldare il terminale del connetto¬ 
re BNC di uscita direttamente sulla pista dello 
stampato avendo cura di dare anche due punti di 
saldatura tra la carcassa e la massa schermata del¬ 
lo stampato, 

Inserite e saldate anche i terminali capicorda che 
vi servono per i collegamenti con le prese pila e 
con le tre boccole d’entrata, componenti che sal¬ 
derete al circuito solo dopo averli montati sul co¬ 
perchio del contenitore. 

Concludete il montaggio infilando negli zoccoli a sei 
piedini i fotoaccoppiatori, il cui punto di riferimen¬ 
to che marca un lato del loro corpo va posizionato 
in basso, e nei due zoccoli rimanenti gli integrati 
orientando, come visibile in fig.7, la tacca di riferi¬ 
mento verso l’aito. 

Poiché entrambi gli integrati hanno 8 piedini, fate 
attenzione a non scambiare l'integrato TL.082, si¬ 
giato IC1, con l'integrato NE.5532, siglato IC2. 

Il contenitore plastico che vi forniamo per questo 
progetto è forato e dotato di una mascherina ade¬ 
siva anch'essa forata e serigrafata. 


no 


ENTRATE 



Fig.7 Schema pratico di montaggio delta sonda LX.17Q7.1 due fotoaccoppiatori vanno 
infilati nei loro zoccoli rivolgendo il punto di riferimento verso il basso, mentre gli in¬ 
tegrati vanno infilati rivolgendo la tacca di riferimento verso l'alto (vedi le connessio¬ 
ni in fig.5). Quando inserite gli integrati, entrambi da 8 piedini, fate attenzione a non 
scambiare il doppio operazionale TL.082 (IC1) con l’integrato NE.5532 (IC2). 



Fig.8 Foto del circuito sistemato all'Interno del suo mobile. Prima di collocare il circui¬ 
to nei mobile montate il deviatore di accensione e le tre boccole d’ingresso sul coper¬ 
chio, quindi bloccate lo stampato con le quattro piccole viti incluse nel mobile. Per il 
collegamento alle boccole d’ingresso usate tre spezzoni di filo prestando la massima 
attenzione a non scambiare la loro polarità (vedi disegno in alto). 


Ili 










































































Flg.9 Sebbene il mobile usato per la sonda 
sia plastico e quindi non sia necessario 
isolare le boccole, è buona norma montare 
questi componenti come disegnato in que- 
sto esploso. Sfilate dunque dal corpo della 
boccola la rondella di plastica per inserirla 
dalla parte interna del pannello, quindi infi¬ 
late la boccola e bloccatela con i dadi. 


Sul coperchio avvitate il deviatore di accensione SI 
e le tre piccole boccole d’ingresso. 


Infine collegate anche le due prese per le pile da 
9 volt inserendo in serie al positivo dì alimentazio¬ 
ne anche il deviatore di accensione. 

Qualora aveste qualche incertezza su come effet¬ 
tuare il collegamento, i! disegno dello schema pra¬ 
tico visibile in fig.7 chiarirà ogni dubbio. 

Nel blister trovate tre morsetti a coccodrillo com¬ 
pleti di filo unipolare e tre spinotti che dovete ca¬ 
blare per ottenere i tre cavetti d’ingresso. 

Per realizzare i cavetti, rimuovete la banana dal 
suo cappuccio plastico nel quale va infilato il filo u- 
nipolare del coccodrillo. Per assicurare un buon 
contatto elettrico spellate il filo della sua guaina pla¬ 
stica. quindi depositate su! rame scoperto un sotti¬ 
le strato di stagno. 

A questo punto potete saldare il filo alla banana 
{vedi fig.10), che incastrete poi nel suo cappuccio. 

Prima di chiudere la sonda nel suo contenitore do¬ 
vete tarare il trìmmer RI5 secondo le indicazioni di 
seguito descritte. 


Sempre sul coperchio, che funge anche da base di 
appoggio del circuito, sistemate lo stampato in mo¬ 
do che in corrispondenza del taglio esca la levetta 
del deviatore S2. 

Come abbiamo spiegato, abbiamo provveduto a far 
fare un foro anche per il connettore d’uscita, ma 
poiché si tratta di una lavorazione industriale effet¬ 
tuata a contenitore chiuso, dovrete profilare il foro 
manualmente allargandolo di quel tanto da consen¬ 
tire ai connettore di uscire. A questo scopo potete 
usare, con ìa dovuta cautela, un comune cutter o 
un coltellino affilato. 

Una volta sistemato il tutto, bloccate i! circuito al 
contenitore con quattro viti. 

Ora dovete collega re le boccole al circuito stam¬ 
pato con fre spezzoni di filo facendo attenzione a 
non scambiare le loro polarità. 


TARATURA TRIMMER R15 

il trimmer deve essere tarato in modo che, tenen¬ 
do conto del fattore di attenuazione, l'ampiezza vi¬ 
sualizzata sullo schermo deH’oscilloscopio coinci¬ 
da con il segnale applicato in ingresso. 

Poiché la sonda consente di selezionare tre diver¬ 
si fattori di attenuazione, quando il trimmer sarà 
stato tarato, i segnali in ingresso verranno propo¬ 
sti in uscita attenuati di 10.100 o 1.000 volte. 

Ad esempio: 


segnale in 
ingresso 

posizione 
di S2 

segnale in 
uscita 

10 volt RMS 

10x 

1 volt RMS 

50 volt RMS 

. 


0,5 volt RMS 

230 volt RMS 

1.000x 

0.23 volt RMS 



Fig.10 Nel blister trovate tre spinotti di diverso colore (rosso, nero e giallo) e tre mor¬ 
setti a coccodrillo completi di filo unipolare per realizzare i tre cavetti d’ingresso 
della sonda. Preparate ogni filo raschiando una piccola parte della guaina plastica e 
deponendogli sopra un po’ di stagno per assicurare un buon contatto elettrico, quin¬ 
di fate passare il filo attraverso il cappuccio plastico e saldatelo alla banana. 


112 






































Fig.11 Per la taratura potete utilizzare un trasformatore con un secondario da 8-10 Vac 
che collegherete ai cavetti d'ingresso + e - della sonda. Predisponete la sonda per un 
fattore di attenuazione lOx, quindi coilegate i puntali del tester ai capi delle resisten¬ 
ze disegnate in figura. Se il trasformatore di alimentazione utilizzato per la taratura ha 
un secondario da 9 Vac, ruotate II cursore del trimmer fino a leggere 0,9 Vac. 


In tutti i casi, come abbiamo già avuto modo di scri¬ 
vere. il massimo segnale d'uscita non deve su¬ 
perare il valore di 1 volt RMS, equivalente a circa 

3 volt picco/pìcco. 

Questo esige che, in funzione del segnale che si 
deve misurare, si scelga opportunamente il fattore 
di attenuazione in modo che in uscita non ci sia 

mai un segnale maggiore di 1 volt RMS. 

Per effettuare la taratura vi serve un trasformato- 
re che abbia un secondario da 8-10 Vac. 

Poiché ai fini della taratura è necessario conosce¬ 
re t’esatto valore del secondario, prima di iniziare 
coilegate al trasformatore un tester e misuratene la 
tensione alternata. 

Ora spostate il deviatore S2 della sonda nella po¬ 
sizione 10x, cioè quella che indica un’attenuazio¬ 
ne del segnale in ingresso di 10 volte. 

Alia resistenza R23, che fa capo all’uscita della 
sonda, collegate un tester predisposto per la mi¬ 
sura dì una tensione alternata. Per questo colle¬ 
gamento guardate la flg.11 . 

Collegate i cavetti d’ingresso + e - delia sonda al 

secondario del trasformatore. 


Ora ruotate ia vite del trimmer in modo da leggere 
sul tester un decimo del valore della tensione in 
ingresso preventivamente misurata, perché il de¬ 
viatore S2 è nella posizione lOx, 

Dunque se i! secondario dei trasformatore misu¬ 
rava 9,00 Vac, il trimmer RI5 va regolato in modo 
da ottenere in uscita un’ampiezza di: 

9,00 : 10 = 0,900 Vac 

COME e QUANDO si USA la SONDA LX.1707 

La prima modalità di utilizzo che vogliamo portare 
alla vostra attenzione è quella visualizzata nei di¬ 
segni riprodotti nelle figg. 12-13. 

Si tratta di due interessanti applicazioni che solo u- 
na sonda differenziale optoisolata consente di 
attuare senza correre il rischio di danneggiare il vo¬ 
stro computer. 

Infatti, se non si provvede a tenere separate le 
masse, collegando la sorgente audio al pc si cor¬ 
re il rischio di mettere fuori uso il computer. 

Coilegando la sonda come visibile nelle figg.12-13 
è invece possibile entrare direttamente nella sche- 


113 


























































Fig.12 Se la sorgente audio ha il segnale sbilanciato, per disaccoppiare le masse ed 
entrare direttamente nel computer, collegate al filo del segnale il cavetto d'ingresso + 
ed alla calza di schermo entrambi i cavetti d’ingresso - e massa della sonda. 



Fig.13 La sonda differenziale optoisolata consente di collegarsi direttamente al pc an¬ 
che se la sorgente audio ha i segnali bilanciati. L'ingresso massa va sempre collega¬ 
to alla calza di schermo, mentre i cavetti +■ e - sono collegati ai fili del segnale. 


da audio senza pericoli per l’elettronica del compu¬ 
ter, perché, come abbiamo ampiamente spiegato 
nella descrizione dello schema elettrico, è la son¬ 
da che provvede a mantenere separate le masse 
disaccoppiandole. 

In fig.12 la sonda è collegata tra una sorgente au¬ 
dio con segnali sbilanciati ed un computer. 

Il segnale di BF con un solo conduttore risulta sbi¬ 
lanciato rispetto alla massa, perché quando nel fi¬ 
lo interno è presente la semionda positiva del se¬ 
gnale sulla calza di schermo scorre la semionda 
negativa e viceversa. 


Con sorgenti di questo tipo i cavetti d’ingresso - e 
massa della sonda vanno entrambi collegati alla 
calza di schermo, mentre ii cavetto d’ingresso + 
va collegato sul filo del segnale. 

Con la nostra sonda il disaccoppiamento delle 
masse è possibile anche se la sorgente audio ha 
l’uscita bilanciata rispetto alla massa. 

In lig.13 la sonda è, infatti, collegata tra una sor¬ 
gente audio con segnali bilanciati, come ad e- 
sempio può essere un microfono professionale, ed 

il computer. 


114 































BAIÒ*11 Q ÉC 


KìMimi ni i..... .iteci 


Fig.14 Con la sonda differenziale optoìsola- 
ta potete visualizzare sullo schermo dell’o- 
scilloscopio la forma d’onda di un carico 
collegato alla rete. Per questa applicazione 
collegate i cavetti d’ingresso + e - ad una 
resistenza da 0,1 ohm 3 watt che avrete col¬ 
legato in serie al carico. 


RETE 
230 V 


TERRA 







CARICO 


X INPUT 


CURA 


. X 1707 


USCITA 


Nei segnali bilanciati il cavetto schermato è bifi¬ 
lare, cioè con due conduttori interni in modo che 
possano scorrere due identici segnali sfasati tra lo¬ 
ro di 180 gradi. 

in questo caso bisogna utilizzare entrambi gli in¬ 
gressi + e - della sonda rispettando la polarità 
dei segnali e collegare l’ingresso massa alla calza 
schermata. 

Un'altra interessante applicazione che vi consente 
la sonda differenziale optoisolata LX.1707 ri¬ 
guarda la possibilità di visualizzare sullo schermo 
dell’oscilloscopio la forma d'onda riferita alia cor¬ 
rente di un carico collegato alla rete. 

NOTA IMPORTANTE: sebbene la nostra sonda 
sia optoisolata, dovete sempre ricordare che 
quando si opera in un circuito direttamente colle¬ 
gato alia tensione di rete a 230 volt, bisogna pre¬ 
stare la massima attenzione per non venire in con¬ 
tatto con nessuno dei componenti, compreso il 
contenitore in cui ii circuito è inserito, per evitare 
di ricevere una scarica elettrica, 

La misura viene effettuata tramite una resistenza 
collegata in serie al carico (vedi RX in fig.14). 

In questa applicazione usiamo solo gli ingressi + e 
- della sonda LX.1707, la cui uscita va collegata 
ad uno degii ingressi dell’oscilloscopio. 


Per carichi fino a 1.000 watt potete impiegare per 
la resistenza RX un valore di 0,1 ohm 3 watt, che 
vi consente una scala di lettura suH'oscilloscopio 
pari a 0,1 volt 1 ampere. 


COSTO di REALIZZAZIONE 

Costo di tutti i componenti necessari alla realizza¬ 
zione della sonda differenziale optoisolata sigla¬ 
ta LX.1707, visibile nelle figg.3-4 e nello schema 
pratico in fig.7, compresi il circuito stampato, gli 
integrati, i due fotoaccoppiatori, il connettore 
BNC d’uscita, i tre morsetti a coccodrillo con il fi¬ 
lo unipolare già cablato e i tre spinotti per realiz¬ 
zare i cavetti d’ingresso (vedi fig.10), esclusi il so¬ 
lo cavo coassiale per il collegamento all’oscillosco¬ 
pio ed il mobile plastico MO1707 Euro 26,50 

Costo del mobile plastico M01707 già forato e com¬ 
pleto dì una mascherina adesiva forata e serigra- 
fata (vedi la foto a pag.104) Euro 15,90 

Costo del cavo coassiale RG1.100 lungo 1 metro 
già cablato con due connettori BNC Euro 4,15 

Costo del solo stampato LX.1707 Euro 5,60 

Dai costi del kit e dei singoli componenti, che so¬ 
no da intendersi IVA inclusa, sono escluse le so¬ 
le spese di spedizione a domicilio. 


115 







































Con il nostro automatismo le lu¬ 
ci dei vostro ingresso o dei nego¬ 
zio si accenderanno automatica- 
mente quando inizia a far buio e 
sempre automaticamente si spe¬ 
gneranno quando al mattino ini¬ 
zia ad albeggiare. 


Un semplice circuito che, utilizzando 4 Nand, 1 Transistor ed 1 Triac, 
provvede ad accendere automaticamente una o più lampade quan¬ 
do di sera la luce scende al di sotto di un livello che voi stessi po¬ 
tete prefissare e le spegne al mattino quando inizia a far luce. 


Molti si chiederanno a cosa può servire questo au¬ 
tomatismo che accende una lampada quando fa 
buio e la spegne quando fa luce e sebbene siano 
tante ie applicazioni in cui può essere utilizzato, 
elencheremo solo le più comuni. 

Se per tornare a casa dovete ogni sera percorrere 
dal cancello alla porta d’ingresso un lungo sentie¬ 
ro ai buio e temete che qualcuno possa aggredir¬ 
vi, potete utilizzare questo circuito che accende di 
sera una o più lampade ed automaticamente prov¬ 
vede a spegnerle appena inizia ad albeggiare. 

Lo stesso per chi di notte deve satire delle buie 
scale: ii circuito provvederà ad accendere al primo 
buio una o più lampade per spegnerle al mattino. 

Un’altra applicazione di questo circuito è quella di 
accendere ogni notte in casa, specialmente se sie¬ 
te assenti, una lampada per far credere ai malin¬ 
tenzionati che volessero svaligiare il vostro appar¬ 
tamento che siete presenti. 

Questo circuito è inoltre utile per accendere di se¬ 
ra eventuali insegne luminose oppure le lampa¬ 
de di una vetrina, che verranno automaticamente 
spente alle prime luci del mattino. 


Non volendo dilungarci eccessivamente sull’uso di 
questo circuito, lasceremo all’inventiva del lettore 
tutte le altre eventuali applicazioni. 

SCHEMA ELETTRICO 

In fig.2 riportiamo lo schema elettrico di questo au¬ 
tomatismo che utilizza come elemento sensibile 
una comune fotoresistenza 

Per la descrizione del suo funzionamento iniziamo 
dal trasformatore TI. 

Come si può notare, dal suo avvolgimento secon¬ 
dario preleviamo una tensione alternata di 8 volt, 
che, dopo essere stata raddrizzata dal ponte RS1 
e livellata dal condensatore elettrolitico CI da 220 
microfarad, ci permette di ottenere una tensione 
continua di circa 11 volt. 

Sapete già che quando una fotoresistenza (vedi 
FRI) è colpita da una luce presenta una bassis¬ 
sima resistenza ohmica, mentre se posta ai buio 
presenta un'elevata resistenza ohmica. 

In presenza di luce sui due terminali d’ingresso dei 
Nand IC1/A (vedi piedini 1-2) risulta presente un li¬ 
vello logico 1, quindi sul piedino d’uscita 3 ritra¬ 


ile 






































viamo un livello logico 0 vale a dire nessuna ten¬ 
sione (vedi tavola della verità in fig.1). 

Come potete vedere in fig.2, l'uscita del Nand IC1/A 
risulta collegata al piedino d’ingresso 13 del Nand 
ICi/C ed al piedino 9 del Nand IC1/D. 

Gli opposti piedini d’ingresso 12 e 8 dei due Nand 
ICI/C e IC1/D risultano collegati al positivo di ali¬ 
mentazione, vale a dire risultano a livello logico 
1. Controllando la tavola della verità di fig.1, ve¬ 
drete che sulla loro uscita risulta presente un livel¬ 
lo logico 1: infatti 0-1 = 1. 

Sempre guardando lo schema elettrico di fig.2, po¬ 
tete notare che sulle uscite dei Nand IC1/C-IC1/D 



Fig.1 Tavola della verità di un Nand. il livel¬ 
lo logico 1 indica tensione “positiva”, il li¬ 
vello logico 0 indica piedino a ‘‘massa’’. 




▼ 

Fig.2 Schema elettrico dell’interruttore crepuscolare che utilizza come elemento 
sensibile una normale fotoresistenza (vedi FRI). 


IMPORTANTE: tutti i componenti inseriti in questo circuito sono direttamente col¬ 
legati alla tensione di rete dei 230 volt, quindi non toccateli mai con le mani quan¬ 
do la spina del cordone di alimentazione risulta inserita nella presa di rete. 

ELENCO COMPONENTI LX.1704 


RI = 660 ohm 1/4 watt 
R2 = 50.000 ohm trimmer 
R3 = 220.000 ohm 1/4 watt 
R4 = 10.000 ohm 1/4 watt 
R5 = 4.700 ohm 1/4 watt 
R6 = 220 ohm 1/4 watt 


FRI = fotoresistenza 
CI = 220 microF. elettroni. 
C2 = 10 microF. elettroni. 
C3 = 100.000 pF poliestere 
DS1 = diodo silicio 1N.4150 
RS1 = ponte 100 V 1 amper 


DL1 = diodo led verde 
TRI = PNP BC.557 o BC.559 
TRC1 = triac BT 137/500 
IC1 = C/Mos tipo 4093 
TI = trasf. 1 watt (TN00.02) 

8 volt 0,2 amper 


117 















































































4093 



BC557 

BCS59 




BT137/50» 


Fig.3 Le connessioni dell'integrato CD.4093 con la tacca di riferimento a U rivolta 
a sinistra sono viste da sopra. Le connessioni del transistor BC.557 o BC.559 
sono invece viste da sotto e quelle del Trlac BT. 137/500 sono viste frontalmente. 


risulta col legata ìa resistenza R4 che alimenta la 
Base del transistor PNP siglato TRI. 

Quando sulle uscite dei Nand IC1/C-IC1/D risulta 
presente un livello logico 1, vale a dire una ten¬ 
sione positiva, questa raggiunge tramite la resi¬ 
stenza R4 la Base del transistor, ma poiché è un 
PNP non potrà portarsi in conduzione. 

Quando la fotoresistenza risulta al buio, sui piedi¬ 
ni d'ingresso 1-2 del Nand IC1/A risulta presente 
un livello logico 0, quindi sulla sua uscita risulta 
presente un livello logico 1 , infatti 0-0 = 1. 

Anche i piedini d'ingresso 5-6 del secondo Nand 
IC1/B, che risulta collegato sull’uscita di IC1/A, so¬ 
no a livello logico 1 e quindi la sua uscita è a li¬ 
vello logico 0, infatti 1-1=0. 

In questa condizione si scarica a massa, tramite il 
diodo DS1, la tensione positiva presente sul con¬ 
densatore elettrolitico C2, 

Poiché l’uscita del Nand IC1/A risulta collegata an¬ 
che al terminale 13 di IC1/C ed al terminale 9 di 
IC1/D e poiché i loro opposti terminali 12-8 risulta¬ 
no colfegati al positivo di alimentazione, control¬ 
lando la tavola della verità di un Nand (vedi fig. 1 ) 
vediamo che 1-1=0, quindi sui piedini d'uscita 
di questi Nand è presente un livello logico 0. 

Un livello logico 0 significa che non solo sulle lo¬ 
ro uscite non è presente alcuna tensione, ma che 
queste risultano cortocircuitate a massa. 

Collegando a massa la resistenza R4, che alimen¬ 
ta ia Base del transistor TRI di tipo PNP, questo 
si porta in conduzione ed il suo Collettore eccita, 
tramite la resistenza R6, il Gate del diodo Triac si¬ 
glato TRC1 che provvede ad alimentare la lampa¬ 
da collegata sui suo terminale Anodo 2. 


Quando la fotoresistenza viene nuovamente illu¬ 
minata, il Gate del Triac, non essendo più eccita¬ 
to, spegne la lampada. 

Il trimmer R2 collegato in serie alla fotoresisten¬ 
za serve a determinare su quale valore di oscurità 
si vuole far accendere la lampada, 

REALIZZAZIONE PRATICA 

Prelevato dal kit il circuito stampato, che troverete 
già inciso, forato e completo de! suo disegno seri¬ 
grafico, dovete inserire su questo tutti i componen¬ 
ti richiesti disponendoli come visibile in fig.4. 

Vi consigliamo di iniziare inserendo nei due fori po¬ 
sti sopra i condensatori C3-C2, un sottile filo di ra¬ 
me nudo, che, una volta saldato nelle piste sotto¬ 
stanti, serve da ponticello. 

Adesso potete montare lo zoccolo a 14 piedini per 
l’integrato IC1, quindi proseguite inserendo le po¬ 
che resistenze. 

Quando inserite sul circuito stampato il diodo al si¬ 
licio DS1, ricordatevi di rivolgere il lato del suo cor¬ 
po contornato da una fascia nera verso la fotore¬ 
sistenza FRI, come visibile in fig.4. 

Completata questa operazione potete inserire il 
transistor TRI rivolgendo la parte piatta del suo 
corpo verso le resistenze R5-R4. 

Consigliamo di non premere forzatamente il corpo 
del transistor su! circuito stampato, ma di tenerlo 
distanziato di circa 3-4 mm. 

Di seguito inserite il condensatore al poliestere C3 
e i due elettrolìtici C1-C2. 

Ricordatevi che il terminale positivo dei due con¬ 
densatori elettrolitici va inserito nei foro contras- 


118 
































































ALLE LAMPADE 


Fig.4 Schema pratico di montaggio dell’interruttore crepuscolare descritto in que¬ 
ste pagine. Non dimenticatevi di inserire il “ponticello” di filo di rame nudo nei due 
fori che si trovano tra l’integrato iCI e i due condensatori C3-C2. 



Fig.5 Foto del circuito stampato con tutti i componenti già montati. Sul lato destro 
si nota la minuscola fotoresistenza FRI. Quando inserite l’integrato ICI nel suo 
zoccolo rivolgete la tacca di riferimento ad li verso il basso (vedi fig.4). 


segnato dal segno + e se ancora non sapete qua¬ 
le dei due terminali è il positivo, vi diremo che ri¬ 
sulta più lungo dell’opposto terminale negativo. 

Proseguendo nel montaggio inserite il ponte rad- 
drizzatore RS1 tenendo il suo corpo leggermente 
distanziato dal circuito stampato ed inserendo i ter¬ 
minali +/- nei rispettivi fori. 


In basso a destra potete inserire il trimmer R2 e, 
alla sua sinistra, il diodo triac IRCI ripiegando i 
suoi terminali ad L e bloccando il suo corpo al cir¬ 
cuito stampato con una vite completa di dado. 

Completata l’operazione potete inserire il trasfor¬ 
matore di alimentazione TI e sulla sinistra le due 
morsettiere plastiche a due poli. 


119 






















































































Nella morsettiera in alto si entrerà con la tensione 
dei 230 volt, mentre nella morsettiera in basso si 
preleverà tramite due fili isolati in plastica la ten¬ 
sione per alimentare una o più lampade, 

Sulla destra del circuito stampato saldate due ter¬ 
minali capicorda ai quali collegherete la fotoresi¬ 
stenza FRI. 

inserite e saldate altri due terminali capicorda vici¬ 
no al transistor TRI, ai quali collegherete due sot¬ 


tili fili di rame isolati in plastica lunghi circa 10 cm 
che andranno ad alimentare il diodo led DL1. 

Per concludere il montaggio, inserite nel suo zoc¬ 
colo l’integrato C/Mos 4093 rivolgendo verso i due 
condensatori C3-C2 la tacca a U di riferimento pre¬ 
sente sul suo corpo. 

Se ì terminali dell'integrato dovessero risultare e- 
sageratamente divaricati da non entrare nelle sedi 
dello zoccolo, comprimete il suo corpo sul piano di 
un tavolo onde poterli restringere. 



Fig.6 Sul coperchio del mobile plastico dovrete fare un foro per fissare il portaled pla¬ 
stico per il led e sulla sponda laterale destra un foro per la fotoresistenza FRI. 


120 











































































Flg.7 II mobile può essere (Issato sia in posizione orizzontale che in posizione ver¬ 
ticale ad una parete, possibilmente al riparo sotto una tettoia o in un pianerottolo, 
per evitare che, in presenza di temporali, l'acqua entri ai suo interno. 


MONTAGGIO nel MOBILE 

Il mobile destinato a questo interruttore crepu¬ 
scolare è totalmente di plastica (vedi fig.7) e risul¬ 
ta provvisto di un coperchio ad incastro 

Aperto il mobile, fate un foro da 10 mm circa sul¬ 
la sponda di destra in corrispondenza della posi¬ 
zione in cui verrà a trovarsi il corpo della fotoresi¬ 
stenza FRI (vedi fig.6). 

Sul coperchio fate un secondo foro per fissare il 

portaled plastico del diodo led. 

Quando collegate al diodo led i fili che partono dai 
terminali K-A (vedi fìg.4), ricordatevi che il filo che 
parte dal caplcorda A va saldato at terminale più 
lungo del diodo led che è l'Anodo (vedi fig.3). Se 
invertirete i collegamenti sui terminali A-K il diodo 
led non si accenderà. 

IMPORTANTE; ricordatevi che tutti i componenti 
presenti sul circuito stampato sono direttamente 
percorsi dalla tensione di rete dei 230 volt, quin¬ 
di non toccateli mai a mobile aperto per non rice¬ 
vere pericolose scosse elettriche, 

DOVE FISSARE II MOBILE PLASTICO 

Il mobile plastico di questo interruttore crepuscola¬ 
re non dovrà mai essere fissato su una parete 


esterna delia casa per evitare che, quando piove, 
l'acqua entri al suo interno. 

La posizione ideale è sotto una tettoia ben ripara¬ 
ta dagli agenti atmosferici oppure nel pianerottolo 
di una scala o in un qualsiasi altro luogo in grado 
di ricevere dall'esterno la luce del giorno. 

Appena fa buio e volete che si accendano le lam¬ 
pade ad esso collegate, con la lama di un caccia¬ 
vite ruotate il cursore del trimmer R2 fino a farle 
accendere, cercando ovviamente di non oscurare 
con una mano il foro dove internamente è colloca¬ 
ta la fotoresistenza 


COSTO di REALIZZAZIONE 

Costo di tutti i componenti necessari per realizza¬ 
re l'interruttore crepuscolare siglato LX.1704 (ve¬ 
di figg.4-5) compresi il circuito stampato. I inte¬ 
grato C/Mos 4093, la fotoresistenza, il mobile pla¬ 
stico MTK14.2 visibile in aito ed il cordone di re¬ 
te completo di spina Euro 19,00 

A parte possiamo fornire anche il solo circuito stam¬ 
pato LX.1704 al costo di Euro 2,50 

Tutti I prezzi sono già compresi di IVA, ma non del¬ 
le spese postali per la spedizione a domicilio 


121 






























Nella rivista N.233 abbiamo voluto proporvi un esercizio per mettere 
alla prova le vostre conoscenze del linguaggio JAVA. In questo nume¬ 
ro pubblichiamo il listato del programma con la soluzione. È possi¬ 
bile scaricare il listato anche dalla sezione download del nostro sito. 



L’articolo su Java ( N.d.Rpubblicato sulla rivista 
N.233) è stato scritto con l’intento di fornirvi le in¬ 
dicazioni necessarie per iniziare a prendere confi¬ 
denza con questo linguaggio di programmazione, 
sostenuti in questo anche dal supporto “hardware” 
di un’interfaccia versatile come la seriale-paralleio 
LX.1127. Le numerose lettere di compiacimento 
che ci avete indirizzato ci confermano che il nostro 
obiettivo è stato centrato. 

In effetti. Java è un linguaggio universale ad alto 
livello e proiettato verso il futuro, perché è perfetto 
in tutte le applicazioni che vogliono essere indi- 
pendenti dal sistema operativo adottato. 

Un programma scritto in Java, infatti, può essere 
eseguito sia con i sistemi operativi Windows, sia 
con Mac OS ed anche con Linux. 

E non solo: quasi tutti t telefoni cellulari, ormai ad 
un passo dall’essere dei veri e propri personal com¬ 


puter, utilizzano Java per eseguire la maggior par¬ 
te dei numerosi applicativi che il mercato propone 
a getto continuo. 

Anche noi ci siamo adeguati ai tempi e dal nostro 
sito potete scaricare gratuitamente il programma 
scritto in Java NECatMobile, per avere sul vostro 
cellulare il nostro listino prezzi. 

Si tratta della versione ridotta dello stesso pro¬ 
gramma contenuto nei cofanetto degli Schemari. 
Con questo programma potrete avere in tempo rea¬ 
le sul vostro telefono cellulare le informazioni ri¬ 
guardanti i kit ed i componenti disponibili a ma¬ 
gazzino con i prezzi sempre aggiornati. 

Nell’articolo riguardante la possibilità di gestire 
una porta seriale con il iinguaggio Java, vi ave¬ 
vamo “assegnato” un “compito": utilizzando le infor¬ 
mazioni disseminate neH’articolo dovevate cimen- 


122 









tarvi a scrivere un programma per creare una GUI 
con un solo bottone e con ben precise label. 

Siamo sicuri che voi siete andati ben oltre il picco¬ 
lo esercizio che vi avevamo “assegnato" per sti¬ 
molare la vostra fantasia. Poiché però non voglia¬ 
mo lasciare nessuno nell'Incertezza, nelle pagine 
che seguono vi suggeriamo la soluzione, che po¬ 
tete scaricare anche in versione file dalla sezione 
download del nostro sito. 

SOLUZIONE esercizio JAVA “GuiEsercizio” 

In molti ormai siete diventati veri e propri assi del¬ 
la programmazione Java, ragion per cui tralascia¬ 
mo le spiegazioni più ovvie e ci concentriamo sul¬ 
le funzioni nuove ed essenziali. 

Per chiarezza abbiamo trascritto l'intero listato nel¬ 
le pagine che seguono. 

A questo proposito vi ricordiamo che i numeri po¬ 
sti a sinistra non vanno copiati. Servono, infatti, 
solo come riferimento per individuare in modo pre¬ 
ciso e inconfondibile le varie istruzioni quando de¬ 
scriviamo il programma. 

Iniziamo dal main e più precisamente dalla riga 87. 
Con le istruzioni indichiamo al programma che stia¬ 
mo per creare una interfaccia grafica definita dalla 
funzione createAndShowGUIQ. 


Alla riga 76 troviamo la dichiarazione della funzio¬ 
ne chiamata nel main. Passiamo ad analizzarla. 

Definiamo un frame (o finestra) nella quale andre¬ 
mo poi a inserire i nostri componenti (bottoni e la¬ 
bel). Impostate alcune operazioni di default come la 
chiusura ed il disegno finale, concentriamoci sulla 
riga 81 che richiama il metodo addComponents- 
ToPane in cui andremo a disegnare la nostra GUI. 

All’altezza della riga 41 è, infatti, definita la add- 

ComponentsToPane. 

Ne! nostro caso, ogni finestra può essere immagi¬ 
nata come una griglia costruita per righe e co¬ 
lonne, dentro le quali andremo ad inserire le no¬ 
stre interazioni. 

La prima griglia che definiamo avrà 3 righe e 0 co¬ 
lonne e sarà la griglia principale (riga 43). 

Diversamente dal programma di invio (vedi il lista¬ 
to GuiLX1127 sulla rivista N.233), qui andiamo a 
creare un unico bottone che posizioniamo all'In¬ 
terno di una griglia composta da 0 righe e 1 co¬ 
lonna (riga 45). 

A questo punto creiamo il bottone, gli assegniamo 
un evento e lo collochiamo nella griglia (righe 47- 

48-49). 



Fig.l Con le istruzioni del programma GuiEserci¬ 
zio, di cui vi forniamo in questo articolo l’Intero li¬ 
stato, si crea una finestra con un solo bottone che, 
una volta premuto, torna al suo stato normale. 


Fig.2 in questa figura abbiamo riprodotto la fine¬ 
stra che visualizzerete se il vostro sistema opera¬ 
tivo è Windows 2000. Notate la somiglianza con 
quella del sistema Windows XP (vedi fig.l). 





Premi per sapere il valore del dlpswitch 


,1,1 „i,,ii,, ... ....j 

L Leggi dioswitch i l 


Peso; 255 





_ 


Nuova Elettr_ 


’remi per sapere il valore del dipswitch 



leggi dlpswitch 

m.Mim 1 riMiiinii.M.iiiiiiii mLUjnfJM L'.vt 


teso: 0 


123 





























Programma GuiEsercizio 


1 

2 

3 

4 

5 

6 

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8 
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34 

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38 

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40 

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43 

44 

45 

46 

47 

48 

49 

50 


import gnu.io.GommPort; 

import gnu , le * CommPort Xder.tif ier; 

import gnu,io * SerialFort; 

import j ava.awt,* ; 
import java.awt.event,* ; 
import java . io , InputStream; 
import j ava. io ..Output S tre am; 

import javax.swing.*; 

public class GuiEsercizio extends JFrame implemsnts ActionListener { 

private static final long serialVersionUID - IL; 

private int peso = 0; 

private JLabel pesoLabel = nuli; 

private OutputStream out = nuli; 

private IrìputStream dipSwitcii = nuli; 

public GuiEserci z iofString nane) throws Exception { 
super(name); 
setResizabie{false); 

CommFortldentifier porrIdentifier = 

CommFortldentifier.getPort.Identifier("COMI"); 

if (portldentifier.isCurrentlyOwned(}) { 

System. out .println("Errore : La porta è in uso."); 

} else { 

CommPort commPort = portidentifier.Open("GuiEsercizio", 

2000 ); 

if (comm?Grt iris t ance of Seri al Fort) { 

Serial Fort, se rial Fort = (Seri al Fort) commPort; 
se r ial P.ort * setSerìaiPortParams {2400, 

SeriaiPort. DATASI TS_8 f SerialFort * STGPBIT5_1, Serial Fort, PARI TENONE) ; 

out = serialPcrt,getGutputStream{); 
dipSwitch = serialPort.getInpuStream(); 

} else ( 

System.out.println("Errore : In questo esempio sono 
accettate solo porte seriali."); 

■/ 

ì 


public void addComponentsToPane(final Container pane) { 
final JPanel ma in Panel = new JPanel (); 
mainPane1 * seiLayou t(new Gridioyout { 3, 0 ) ) ; 

JPanel Controls = new JPanel0 ; 

Controls, setLayout (new Gri.dLayout ( 0 f 1 ) ) ; 

JButton button - new JEutton("Leggi dipswitch"); 
button , addAct ionLi s tener. (this ) ; 

Controls.add(button); 


Intera riga di comando per COMPILARE il sorgente GuiEsercizio.java: 
C:\>C:\programmi\java\jdk1. 6.0_03\bin\javac.exe C:\lavoriJava\GuiEsercizio.java 


INVIO 


124 









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57 
56 
59 
■00 
61 
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87 
86 

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90 

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93 

94 

95 


dipswircb ")); 


m&ir.Panel. add (new Jlabei (" Premi per sapere il valore del 


} 


mai n Panel.add(Controls); 
pesoLabel ^ new Jlabel ("Peso : 
mainPanel,add(pesoLabel); 
pane.ada(mainPanel); 


+ peso); 


public void acticnPerformed (ActionEvent e) { 
try i 

receivelata(); 

} catch (Exception el) ( 

el*printSnackTrace ( ) ; 

| 

pesoLabel.set.ext("Peso : " + peso); 

) 

private void receiveBatu() throws Sxception { 
ott,write( (byte) 1) ; 
ont .wri re{(byte) 0); 
out,write( (byte) 3); 
bytef ] buffer = new byte[ 1] ; 
dipSwitoh.read (buffer) ; 

peso = 255 - (OxFF & { (char) buffer[ 0] ) ) ; 

} 

private static void createAndShcwGUI () throws Exception { 

// Crea la finestra principale, 

GniE s.e-r ci zio trame = new GuiEsercizio("Nuova Elettronica 


LX .112 l fr ) ; 


frame.setDefaultCloseOperation(JFrame.EXIT_GN_CL0SE); 

// imposta il contenuto della finestra.. 

frane . addCornponencsToPane (fraine . get Con ter. t Pane () ) ; 

// Visualizza la finestra 

frane.pack(); 

trame,setVisible(true); 


) 


public static void main (Stringi; ] args) { 

/* Lisa tl tema del sistema operativo su cui viene eseguito*/ 
try { 

UIManager. setLookAndFeel (UIManàger. getSystemLookAndFeelClassNarre 0 ) ; 

} catch {Excepticn ex) { 

ex.orintStackTrace(); 

} 

javax.swing.SwingUtt1ities.invokeLater(new Rurnabla() { 
public void run() { 



125 














Fig.3 Se il vostro sistema operativo è Linux, 
il programma GuiEsercizio è sempre quel¬ 
lo riportato nelle pagine precedenti e la fi¬ 
nestra che visualizzerete è questa. 



Muova Elettrònica LX, 


Premi per sapere II valore dei dlpswltch 





Leggi dipswitch 


1 


Peso: 0 


Vi sarete sicuramente accorti che il bottone che ab¬ 
biamo creato è diverso da quello usato nell'aitico- 
lo pubblicato sulla rivista N.233. 

Descriviamone brevemente le differenze. 

Nel programma GuiLX1f27 è stato usato un 
JToggleButton che disegna un bottone con la pro¬ 
prietà di rimanere premuto una volta cliccato. 

La scelta è stata obbligata per capire meglio quali 
led erano accesi. 

In questo caso usare un JToggleButton sarebbe 
inutile e inopportuno. Infatti, è sufficiente usare un 
bottone comune, di quelli che una volta premuti tor¬ 
nano al loro stato normale. 

I bottoni senza funzioni particolari, sono definiti in 
Java dalla classe J8utton, 

A questo punto la nostra finestra grafica è pronta 
e non ha bisogno di altro. Semplicissimo. 

L’ultima funzione che andiamo ad analizzare è la 
actionPerformedO nella riga 58: quella che si oc¬ 
cupa di interagire con il bottone e la label dei pesi. 

Ogni volta che viene premuto ìi pulsante, l’evento 
sollevato invoca questa funzione, Essendoci un so¬ 
lo bottone, non è necessario, come per il prece¬ 
dente caso, controllare chi ha invocato l’esecuzio¬ 
ne. Siamo infatti, sempre sicuri che la funzione è 
richiamata solo ed esclusivamente quando si cuc¬ 
ca l’unico pulsante presente nella nostra GUI. 

Si invoca subito la receiveData che si occupa di 
leggere ii valore de! dipswitch. 

Impostato il valore nella variabile "peso”, non si fa 
altro che impostare la label con il valore ottenuto. 

ti resto del programma, come qualcuno avrà sicu¬ 
ramente notato, è lo stesso del receiveData (an¬ 
che questo consultabile sulla rivista N.233 o su! no¬ 
stro sito) solo più spezzettato. 


Le righe dalla 68 alla 73 ricevono materialmente i 
dati dalla seriale. 

Le righe dalla 31 alla 34 si occupano, invece, di im¬ 
postare !a porta COM secondo le direttive descrit¬ 
te nell’articolo precedente a questo, 

Nota: vi ricordiamo che nei sistemi Linux la porta 
seriale è di solito specificata in /devrttySO per la 
COMI o /devAtySI per la COM2 ecc. 

Tutto il resto non sono altro che dichiarazioni di va¬ 
riabili globali. 

Come avete visto, è stato semplicissimo modifica¬ 
re un programma con finestra grafica per adattar¬ 
lo a ricevere dati dalla seriale. Per la compilazione 
procediamo come già sappiamo fare: 

C:\programmi\java\jdk1.6.0_03\bin\javac.exe 
SPAZIO C:\lavoriJava\GuiEsercizio.java INVIO 

e per l’esecuzione: 

C:\>CD: programmi i\java\jdk1.6.0 _03\bin\ INVIO 
C: programmila va\jdk1,6.0_03\bin>java INVIO 
C:\>CD: lavori J a va\ INVIO 

C:lavoriJava>GuiEsercizio INVIO 

PER CONCLUDERE 

Ci avete chiesto dove è possibile reperire manua¬ 
li per imparare a programmare in Java. 

Di seguito vi segnaliamo alcuni link dai quali pote¬ 
te prendere informazioni. Unico requisito richiesto 
è la conoscenza dell’inglese. 

Per un Java tutorial, con una carrellata di esem¬ 
pi pratici da compilare e usare subito, visitate: 

http://java.sun.com/docs/books/tutorial/ 

Per libri e manuali utili a programmare in Java, 

connettetevi a: 

http://www.su n .com/books/ja va_series. htm I 


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