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Full text of "Nuova_Elettronica_103"

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RIVISTA MENSILE 

•85 Speri Abh Postale Gr. 3'V7Q 


Anno 18 - N. 103 


ESCA elettronica per PESCATORI 


SENSIBILE RICEVITORE in FM per 21-27 MHz 


TRASMETTITORE in FM per 21-27 MHz 


LINEARE CB da 50 Watt in AM 




UN MONITOR per 
ELETTRQMAGNETOTERAPIA 




L. 3.000 































Direzione Editoriale 

NUOVA ELETTRONICA 
Via Cracovia, 19 ■ BOLOGNA 
Telefono <051)46.11.09 

Stabilmente Stampa 

fìOTO OFFSET 
ELLE81 
FUNO - (BO) 

Distribuzione Ita ita 

PÀRR1NL e C S.r.L 

Roma - Piazza Indipendenza, 1 1 / B 
Tel. 06/4940541 

Ufficio Pubblicità 

MEDIATRON 

Via Boccaccio. 43 - Milano 
Tel. 02/46.93.953 

Direttore Generale 

Monto echi Giuseppe 

Direttore Responsabile 

Brini Romano 

Autorizzazione 

Trib. Cavile dì Bologna 
n, 5056 del 21/2/63 


RIVISTA MENSILE 

N. 103 -1985 
ANNO XVII 
SETTEMBRE 



ABBONAMENTI 

Italia 12 numeri L. 30.000 

Estero 12 numeri L. 50.000 


Numero singolo L. 3.000 
Arretrati L. 3.000 



SOMMARIO 


COL LA BO R AZf ON E 

Alla rivista Nuova Elettronica posso¬ 
no collabgrare lutti i lettori. 

Gli a ni coli tecnici riguardanti pro¬ 
getti realizzati dovranno essere ac¬ 
compagnati possibilmente con foro 
in bianco e nero (formate cartolina) 
e da un disegno (anche a matita) 
dello schema elettrico. 

L 1 ari molo verrà pubblicato sol lo te 
responsabifità deirauiore, penante 
egli si dovrà impegnare a risponde¬ 
re ai quegli di quei lettori che realiz¬ 
zato il progetto, non saranno riusciti 
ad ottenere i risultati descritti. 

Gli articoli verranno ricompensati a 
pubblicazione avvenuta, Fotografie, 
disegni ed articoli, anche se non 
pubblicati non verranno residui!:. 


È VIETATO 

I circuiti descritti su quesia Rivista, 
sono in parte soggetti a breve!to, 
quindi pur essendo permessa la 
realizzazione di quanto pubblicato 
per uso dilettantistico, ne è proibita 
la realizzazione a carattere com¬ 
merciale ed industriale. 

Tutti I diritti di ri produzioni] o tra¬ 
ditilo ni totali o pani,sii dagli orti¬ 
coli pubbliLiuti, def disegni, foto ucc- 
sono riservati a tannini di Ltaggu 
per tutti 1 Paesi . Le pubblicazione 
su filtro riviste può essere accordate 
soltanto dietro autorizzazione 
scritte dalia Direziono di Nuova 
Elettronica, 


UN PREAMPLIFÌCATORE HI-FI 

TELECOMANDATO.. LX.701/702/703 2 

ESCA elettronica per PESCATORI... LX.727 22 

UN TIMER per non BRUCIARE i TOAST. LX.709 28 

TRASMETTITORE in FM per 21-27-30 MHz. . LX.720 38 

COMMUTATORE per ricetrasmettilore. .. LX.722 45 

SENSIBILE ricevitore in FM per 21-27-28 MHz. LX.721 54 

DOPPIO DADO ELETTRONICO .. LX.726 60 

UN PREAMPLIFÌCATORE per OSCILLOSCOPI... LX.730 68 

AUTOREPEAT per TASTIERA COMPUTER. LX.710 73 

I TRANSISTOR all'OSCiLLOSCOPIO.... 78 

UN MONITOR perla MAGNETOTERAPIA.. LX.731 94 

LINEAR E “CB” da 50 Watt. LX.723/724 100 


PROGETTI IN SINTONIA 
Provariflessi. 

Eco-Riverbero. 

Totocalcio elettronico.. 

Annaffiato re elettronico. 

Alimentatore da 2 A / 30 Volt 


116 

119 

120 

125 

126 



Associato ali’USP! 
(Unione stampa 
periodica italiana) 
























































Possiamo affermare con sicurezza che è stata la 
TV a far comprendere appieno i vantaggi dei tele¬ 
comando, i nfatti, rimanendo comodamente seduti 
in poltrona, quest'ultimo ci dà la possibilità di 
cambiare i programmi, di modificare il livello del 
suono, di agire sul contrasto dei colori e della lu¬ 
minosità, di eliminare il suono ogni qualvolta se ne 
presenti la necessità e tutto ciò senza doverci alza¬ 
re, come, invece, era necessario fare con i modelli 
sprovvisti di tale automatismo. 

L’idea iniziale di realizzare un telecomando non 
venne, come si potrebbe facilmente supporre, ad 
un “pigro”, che trovava faticoso alzarsi dalla pol¬ 
trona per andare a regolare i diversi comandi delia 
, TV, bensì ad un ingegnoso radiotecnico che, frat¬ 
turatosi una gamba e costretto a letto per diverse 


dato” a raggi infrarossi, che consenta di eseguire le 
seguenti operazioni: 

— Accenderlo o spegnerlo 

— Selezionare quattro ingressi 

— Passare da Mono a Stereo o viceversa 

— Inserire il Loudness 

— Togliere completamente il suono 

— Inserire ìt Fiat 

— Aumentare o ridurre il volume 

— Modificare i toni Bassi 

— Modificare i toni Acuti 

— Eseguire ti bilanciamento dello Stereo 

— Comandare un Ausiliario esterno 

In questo preamplificatore, a differenza di quelli 
che normalmente siamo abituati a vedere, non so- 




settimane, doveva, ogniqualvolta desiderava carri- 
biarcanale, chiamare l'infermiera, che, indispettita 
da questo continuo andare e venire, alla fine non 
potè trattenersi dal rispondergli seccata, che 
avrebbe telefonato immediatamente ad un mecca¬ 
nico, per far prolungare tutti i perni delle manopo¬ 
le. 

Fu così che prese corpo l'idea del telecomando a 
distanza, che noi tutti oggi utili 
da un programma ad un altro 
comandi della TV, 

Ormai abituati atalecomodità, troviamo scomo¬ 
do anche doverci alzare per regolare i comandi de! 
preamplificatore Hi/Fi e proprio perquesto motivo, 
abbiamo pensato di realizzarne uno “telecoman- 


Questo è il telecomando 
a raggi infrarossi che vi 
forniamo già montato e 
pronto per l'uso. 


Fig. 1 Pigiando uno dei 
molteplici tasti potrete 
telecomandare a distan¬ 
za il nostro preamplifi- 
catore, che, come vede- 
si nella foto a destra, è 
totalmente privo di ma¬ 
nopole. 


i 









Stando comodamente seduti; in poltrona, sarà sufficiente pigiare 
uno dei tanti puisanti dei nostro telecomando a raggi infrarossi, per 
accendere o spegnere questo preampiificatore, modificare ii volume, 
i toni, ii bilanciamento, selezionare gli ingressi, ecc. Se vi interessa 
possedere un tale preampiificatore, ecco lo schema per realizzarlo. 


no più presenti le classiche MANOPOLE, nè afcun 
interruttore, ma solo dieci diodi led che, accen¬ 
dendosi o spegnendosi, indicano ia funzione da 
noi selezionata. 

Utilizzando unoo due relè potremocon io stesso 
preampiificatore, accendere o spegnere anche lo 
stadio finale di potenza ed effettuare ia commuta¬ 
zione cuffia-altoparlanti. 

SCHEMA ELETTRICO 

Anticipiamo subito che lo schema di tale pream¬ 
plificatore non rispecchia lo standard classico, ne! 
quale appaiono chiaramente visibili tutte ie fun¬ 
zioni svolte dai potenziometri e dai commutatori; 
pertanto, vi troverete dinanzi ad uno schema elet¬ 
trico un pò diverso dal solito, dato che tutte queste 
connessioni sono state sostituite da appositi inte¬ 
grati che, ricevendo segnali digitali, effettuano le 
necessarie commutazioni o che, ricevendo delle 
tensioni variabili, provvedono ad alzare o a dimi¬ 
nuire il volume, avariare la tonalità dei bassi e degli 
acuti e a regolare il bilanciamento. 

Per non disorientarvi, desiderando che questo 
schema risulti di immediata e facile comprensione, 


lo abbiamo suddiviso in tre distinti “stadi”, che 
potremo così classificare: 

1 'stadia : Sezione preamplificatrice di BF, che 
amplifica i segnali applicati sugli ingressi e li sele¬ 
ziona, per restituirli in uscita allo stadio dei control¬ 
li di volume e di tono. 

2 stadio : Sezione amplificatrice di BF completa 
dell’integrato di regolazione di tono-volume- 
bìlanciamento e loudness, controllata direttamen¬ 
te dalia sezione digitale ricevente del telecoman¬ 
do. 

in uscita da tale stadio sarà disponibile il segnale 
già preamplificato, dosato in voi urne e tonalità, che 
potremo collegare aH'amplificatore finale di po¬ 
tenza. In tale stadio è presente anche un controllo 
di “antidump”. 

3* stadio : Sezione digitale in grado di captare e 
distinguere ie diverse funzioni trasmesse dai tele¬ 
comando, quindi di trasformarle in segnali digitali 
o in tensioni, per comandare tutte le funzioni ri¬ 
chieste. in pratica, questo stadio sostituisce tutti i 
commutatori d’ingresso, tutti i potenziometri e i 
necessari deviatori di un classico preampiificatore. 


3 



























Questo stadio rimarrà sempre alimentato perpo- 
ter immediatamente mettere in funzione il pream¬ 
plificatore, non appena premeremo un qualunque 
tasto sui telecomando. 

A questi tre stadi dovremo ovviamente aggiun¬ 
gerne un “quarto”, cioè quello de! trasmettitore a 
raggi infrarossi, ma questo, come spiegheremo più 
avanti, vi verrà fornito già montato e com pleto del 
mobile e dei relativi tasti, per il semplice motivo 
che ad autocostruirlo verrebbe a costare molto di 
più . 

Poiché tale trasmettitore viene fabbricato in se¬ 
rie dalle industrie per I normali televisori e le scritte 
che troverete riportate vicino ai tasti sono quelle 
utilizzate normalmente nelle TV (vedi fig. 11), noi 
sfotteremo in modo diverso tali funzioni (vedi le 
scritte riportate in fig. 11). 


iniziamo pertanto la descrizione de! nostro cir¬ 
cuito dal 1" STADIO, che troverete riportato nella 

fig. 2. 

In aito a sinistra potete osservare una fila di 
“terminaii” di cui iliustriamo qui di seguito ie fun¬ 
zioni, benchèsiano contrassegnati da scrittegià di 
per sè esplicative: 

USCITA - su questi due terminali saranno pre¬ 
senti i segnali dei canali destro e sinistro, già pre- 
ampìificati e dosati in volume e tono, da applicare 
sull’ingresso dello stadio finale dì potenza. 

TAPE-OUT = su questi due terminali potremo 
prelevare i segnati STEREO da inviare sull'ingres¬ 
so di un qualsiasi registratore a nastro, per incidere 
quanto applicheremo su uno degli ingressi del 
preampiificatore. 


4 






































































































































s . ■" r j J 

MAGN-MASSA-MAGN = su questi tre ingressi 
applicheremo i segnali prelevati dalia testina ma¬ 
gnetica del giradischi {massimo segnale 40 milli- 
volt RMS per 1,5 volt RMS in uscita). 

TUNER - su questi due ingressi potremo applica¬ 
re il segnale stereo prelevato sull'uscita di un sin¬ 
tonizzatore AM o FM (massimo segnale variabile 
da 0,3 a 1 volt RMS). 

AUX = su questi due ingressi potremo applicare 
qualsiasi segnale ausiliario (esempio testina pie¬ 
zoelettrica - microtoni, ecc.}, tenendo presente 
che, variando il valore delle due resistenze RI 7- 
R24 per il canale sinistro e R18/R23 per il canale 
destro, è possibile modificare la sensibilità d'in¬ 
gresso come riportato nella seguente tabella 1, 

TABELLA 1 

Sensibilità INGRESSO AUX 

150 millivolt RMS per 1,5 volt in uscita: 

- R17/R18 = 10 ohm; 

- R23/R24 = non inserite 

280 millivolt RMS per 1,5 volt in uscita: 

- R17/R18 = 33.000 ohm; 

- R23/R24 = 68.000 ohm 

550 millivolt RMS per 1,5 volt in uscita: 

-R17/R18 = 68.000 ohm; 

- R23/R24 = 33.000 ohm 

TAPE-IN = su questi due ingressi potremo inseri¬ 


re l'uscita di un qualsiasi registratore stereo, te¬ 
nendo presente che con i valori da noi predisposti 
per le due resistenze R19-R20,sì ha una sensibilità 
di ingresso di 550 millivolt RMS per 1,5 volt di 
uscita, valore standard per l'uscita dei registratori 
Hi-Fi. 

Sempre nello stesso schema, in alto a destra, 
sono visibili altri “terminali” con riportati ai lati dei 
numeri seguiti dalla lettera A. Questi numeri, come 
potrete constatare leggendo la realizzazione prati- 
ca, contrassegnano il piedino corrispondente al 
“connettore A", necessario per ricevere le tensioni 
ed i segnali dalla scheda di controllo digitale. 

Appurato il significato dei terminali presenti sul 
lato sinistro e destro di questo schema, osserviamo 
ora più dettagliatamente lo schema elettrico. 

Per preamplificare il segnale del pick-up magne¬ 
tico si è utilizzato un integrato LM.387 (vedi IC1/A 
e IC1/B), in quanto, provando tutte le testine oggi 
più diffuse, (anche se non riescono a fornire in 
uscita segnali di ampiezza molto elevati), ci ha 
permesso di raggiungere una buona preamplifica- 
zione con un rapporto segnale/rumore di 70 dB. 

A titolo informativo, precisiamo che abbiamo 
provato questo stadio con le seguenti testine: 

Stanton 500EEE - Ortofon - Tenore! - Shure VIV, 
Shure M95 - Empire 

li segnale preamplificato ed equalizzato presen¬ 
te sulle due uscite (piedino 5 e4), giungerà , trami- 


isxossf 


(135: 

12A*s 
14A$“ 

835 


R37 


H39 




R:r; 


, jvninyr, 

B* 


ita ssr 





p+iiàkMCL 




E^ 


tPtfOHISS. 



R4S _ 
'Wir-Qm. 



> 19 

L 

zn 


AN.ILBUMP 


* H 


SCS-B 


3 CE-C 


Fio. 3 Schema elettrico del secondo stadio preamplifìcatore completo dell’inte¬ 
grato (IC5) per il controllo di volume, toni e bilanciamenti. La lista dei componenti 

è riportata a pag. 8-9. 



5 









































































































































































■ 

L 

> —- — 

R?7 


» - 

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Wjr- -- 


CU 

3ALAHCE t » 




Jl— ©6-8C 


lOUDfESS 


6 



































































































































































































































te i due condensatori C7 e CI2, sui piedini d’in¬ 
gresso 17 e 15 dell'Integrato sigiato IC2. 

Sempre sullo stesso integrato, ma sui piedini 13 
-11 - 8- 6- 4- 2 giungeranno gli altri segnali che 
applicheremo sugli ingressi Toner - Aux - Tape, 

L’integrato IC2, un LM.1038, non è uno stadio 
preamp liticato re, ma un commutatore elettronico, 
in grado di selezionare 4 ingressi STEREO con un 
codice binario, che faremo giungere sul piedini 
16A e 15A, 

A nostra scelta potremo perciò far giungere sui 
piedini di uscita 9 e 10 il solo segnale stereo del 
pick-up magnetico, del toner, oppure dell’ausiiia- 
rio del registratore. Questo commutatore elettro¬ 
nico presenta un'ottima diafonia ed è anche molto 
silenzioso in fase di commutazione, quindi, questa 
parte di schema può essere utilizzata anche per 
altre applicazioni. 

Dal piedino 12 di ÌC2 preleveremo una tensione 
di riferimento pari a metà della tensione di alimen¬ 
tazione, che, tramite 1C3 {un TL.081), ci servirà per 


polarizzare gli ingressi dello stesso IC2 e dei suc¬ 
cessivi integrati iC4e 105 ad esso coìlegati, tramite 
il terminale di uscita contrassegnato dal numero 
13 A. 

112" STADIO che prendiamo in esameè riportato 
in fig. 3. 

I terminali 13A — 12A — 14A, visìbili sui lato 
sinistro dello schema elettrico, andranno a coile- 
garsi ai corrispondenti riportati sulla destra dello 
schema elettrico di fig. 2. Gli altri terminali A—B— 
C—D—E corrispondenti alfe funzioni: 

A - volume 
B — toni bassi 
C - toni acuti 
D - bilanciamento 
E - (oudness 

andranno invece a coliegarsi direttamente alle 
uscite poste sulla destra del 3 * stadio, raffigurato 
in fig. 4. 


Fig. 4 A sinistra lo schema elettrico dello stadio ricevente a raggi infrarossi (parte superiore 
dello schema) e del decodificatore di funzioni IC9, che, fornendo sulle diverse uscite delle 
onde quadre con un duty-cicle variabile, consente di trasformarle in tensioni continue. 
Vedere alle pagg. 8-9 la lista dei componenti. 



Fig. 5 Come vedesi in questa foto, sul pannello posteriore del mobile andrà fissato il 
circuito stampato siglato LX.701 riportato in fig. 12, su) piano troverà invece posto H circuito 
stampato LX.702 visibile in fig. 19, mentre su! pannello anteriore il circuito LX.703 di fig. 15. 















































Degli altri terminali presenti invece sulla destra e 
collegati ai due relè, !’F andrà a coiìegarsi allo 
schema di fig. 4, i due terminali 20A — 11A alle 
corrispondenti uscite di destra della fig.1 „ mentre i 
due fili della bobina di eccitazione del relè 2, indi¬ 
cati con le sigle G—H, andranno a col legarsi allo 
stadio alimentatore riportato in fig. 6. 

Ritornando alio schema di fig, 3, i segnali di BF 
stereo che giungeranno sui terminali 12A — 14A 
dalle uscite dì IC2 (vedi fig. 2), entreranno sull'in¬ 
tegrato !C4, un LM.13700, un doppio amplificatore 
con guadagno variabile. 

Abbiamo scelto per questo secondo stadio tale 
integrato a transconduttanza variabile, per evitare 
saturazioni con forti segnali sugli ingressi; infatti, 
per mandarlo in saturazione, occorre un segnale !a 
cui ampiezza superi 1 volt efficace. 

Poiché molti sintonizzatori e registratori posso¬ 
no superare questo livello d’uscita, se notate che ì! 
vostro preamplificatore “distorce”, dovrete neces¬ 
sariamente agire sul partitore d’ingresso (vedi 
R15—R16 e R19—R20 di fig. 2 ed i valori riportati 
nella tabella 1), onde ridurre l'ampiezza dì tale se¬ 
gnate. 

Dalle uscite di questo preamplificatore (piedini 5 
e 12) il segnale amplificato giungerà, attraverso i 
due condensatori C21 eC22, sui piedini d’ingresso 
2 e 19 di IC5, 

Se il segnate, anziché risultare stereo, è MONO, i 
terminali dei relè 1 provvederanno a cortocircuita¬ 
re elettricamente questi due ingressi. 

L’integrato 1C5, un LM.1035, serve in questo pre¬ 
amplificatore per modificare i toni bassi eacutì, per 
effettuare il bilanciamento dei due segnali stereo e 
per if ioudness. 

In pratica, variando la tensione sul piedino 14, 
moditicheremo i toni Bassi, variando la tensione 
sul piedino 4 i toni Acuti, mentrequeiia sul piedino 
9 ci servirà per effettuare il bilanciamento. 

Il controllo di volume si effettua variando la ten¬ 
sione sui piedini 16 e 1 dell’integrato a transcon¬ 
duttanza variabile IC4, mentre la funzione Loud- 
ness applicando tensione sui due commutatori 
elettronici IC6/B e IC6/C che, assieme a ÌC6/A, 
sono contenuti alf’interno deli’integrato CD.4016, 

Come vedesi, abbiamo automatizzato tutte le 
funzioni richieste in un preamplificatore, esclu¬ 
dendo tutti i commutatori meccanici e tutti r doppi 
potenziometri, anche se a questi indubbi vantaggi 
si aggiungono alcune limitazioni del circuito, che 
sono però rilevabili solo analizzandolo “strumen¬ 
talmente” e non certo giudicandolo all’ascolto: ad 
esempio, utilizzando degli ottimi potenziometri 
professionali per BF, avremmo potuto migliorare il 
rapporto S/N, portandolo dagli attuati 72 dB a 80— 
85 dB, oppure avremmo potuto ottenere una varia¬ 
zione più ampiadei controlli, passando dagli attua¬ 
li +/— 12 dB a -f-/—15 o 18 dB, ma in entrambi t 
casi, non avremmo più avuto un preamplificatore 


ELENCO COMPONENTI 
LX.701 LX.7D2 LX.703 

RI z 22.000 ohm 1/4 watt 
R2 - 22.000 ohm 1/4 watt 
R3 r 47,000 ohm 1/4 watt 
R4 z 82.000 ohm 1/4 watt 
R5 = 1.500 ohm 1/4 watt 
H6 z 15.000 ohm 1/4 watt 
R7 z 470.000 ohm 1/4 watt 
R8 z 47.000 ohm 1/4 watt 
R9 z 47.000 ohm 1/4 watt 
RIO z 82.000 ohm 1/4 watt 
RII = 1.500 ohm 1/4 watt 
R12 z 15.000 ohm 1/4 watt 
R13 r 470.000 ohm 1/4 watt 
R14 r 47.000 ohm 1/4 watt 
R15 = 27.000 ohm 1/4 watt 
R16 r 27.000 ohm 1/4 watt 
R17 = 1.000 ohm 1/4 watt 
R18 = 1.000 ohm 1/4 watt 
RIO z 33.000 ohm 1/4 watt 
R20 = 33.000 ohm 1/4 watt 
R21 = 22.000 ohm 1/4 watt 
R22 r 22.000 ohm 1/4 watt 
R23 ± 100.000 ohm 1/4 watt 
R24 z 100.000 ohm 1/4 watt 
R25 z 39.000 ohm 1/4 watt 
R26 = 39.000 ohm 1/4 watt 
R27 _ 100.000 ohm 1/4 watt 
R28 = 100.000 ohm 1/4 watt 
R29 z 100.000 ohm 1/4 watt 
R30 = 100.000 ohm 1/4 watt 
R31 z 100.000 ohm 1/4 watt 
R32 z 100.000 ohm 1/4 watt 
R33 z 100.000 ohm 1/4 watt 
R34 z 100.000 ohm 1/4 watt 

* R35 z 2.700 ohm 1/4 watt 

* R36 z 2.700 ohm 1/4 watt 

* R37 z 560 ohm 1/4 watt 

* R38 z 560 ohm 1/4 watt 

* R39 z 560 ohm 1/4 watt 

* R40 z 560 ohm 1/4 watt 

* R41 z 6.800 ohm 1/4 watt 

* R42 z 6.800 ohm 1/4 watt 

* R43 z 3.900 ohm 1/4 watt 

* R44 z 27.000 ohm 1/4 watt 

* R45 z 27.000 ohm 1/4 watt 

* R46 z 3.900 ohm 1/4 watt 

* R47 z 47.000 ohm 1/4 watt 

* R48 z 100.000 ohm 1/4 watt' 

* R49 z 10.000 Ohm 1/4 watt 

* R50 z 10.000 ohm 1/4 watt 

* R51 z 150.000 ohm 1/4 watt 

* R52 z 150.000 ohm 1/4 watt 

* * R53 z 100.000 ohm 1/4 watt 

* * R54 z 18.000 ohm 1/4 watt 

* * R55 z 18.000 ohm 1/4 watt 


8 








R56 z 8.200 ohm 1/4 watt 
R57 z 8.200 ohm 1/4 watt 
R58 _ 10,000 ohm 1/4 watt 
R59 z 10.000 ohm 1/4 watt 
R60 z 2.700 ohm 1/4 watt 
R61 z 33.000 ohm 1/4 watt 
R62 _ 33.000 ohm 1/4 watt 
R63 - 4.700 ohm 1/4 watt 
R64 = 47 ohm 1/4 watt 
R65 z 10.000 ohm 1/4 watt 
R66 r 10.000 ohm 1/4 watt 
R67 ~ 10.000 ohm 1/4 watt 
R68 = 10.000 ohm 1/4 watt 
R69 _ 10,000 ohm 1/4 watt 
R70 = 330 ohm 1/4 watt 
R71 z 10.000 ohm 1/4 watt 
R72 _ 10.000 ohm 1/4 watt 
R73 z 10.000 ohm 1/4 watt 
R74 z 10.000 ohm 1/4 watt 
R75 r 100.000 ohm 1/4 watt 
R76 r 100.000 ohm 1/4 watt 
R77 = 100.000 ohm 1/4 watt 
R78 r 100.000 ohm 1/4 watt 
R79 z 1,500 ohm 1/4 watt 
R80 r 1.500 ohm 1/4 watt 
R81 - 100.000 ohm 1/4 watt 
R82 z 470.000 ohm 1/4 watt 
R83 z 68.000 ohm 1/4 watt 
R84 z 47.000 ohm 1/4 watt 
R85 z 680 ohm 1/4 watt 
R86 z 1.000 ohm 1/4 watt 
R87 z 1.000 Ohm 1/4 watt 
R88 z 1.000 ohm 1/4 watt 
R89 z 1.000 ohm 1/4 watt 
R90 z 1.000 ohm 1/4 watt 
R91 z 1.000 ohm 1/4 watt 
R92 z 1.000 ohm 1/4 watt 
R93 z 1.000 ohm 1/4 watt 
R94 z 1.000 ohm 1/4 watt 
R95 z 470.000 ohm 1/4 watt 
CI z 47 mF elettr. 25 voti 
C2 z 47 mF elettr. 25 volt 
C3 z 1 mF elettr. 63 volt 
C4 z 2,2 mF elettr. 63 volt 
C5 z 6.800 pF poliestere 
C6 z 1.500 pF poliestere 
C7 z 220.000 pF poliestere 
C8 z 1 mF elettr. 63 volt 
C9 z 2,2 mF elettr. 63 volt 
CIO z 6.800 pF poliestere 
C11 z 1.500 pF poliestere 
C12 z 220.000 pF poliestere 
C13 z 10mF elettr. 25 volt 
C14 z 220.000 pF poliestere 
C15 z 220.000 pF poliestere 
C16 z 220.000 pF poliestere 
C17 z 220.000 pF poliestere 


C18 z 220.000 pF poliestere 
C19 z 220.000 pF poliestere * 
C20 z 10 mF efettr. 25 volt 

* C21 =1 mF elettr. 63 volt 

* C22 z 1 mF elettr. 63 volt 

* C23 = 10.000 pF poliestere 

* C24 z 330.000 pF poliestere * 

* C25 z 330.000 pF poliestere 

* C26 z 10.000 pF poliestere 

* C27 z 47 mF elettr. 25 volt 

* C28 z 10 mF elettr. 25 volt 

* C29 z 10 mF elettr. 25 volt 

* C30 z 10 mF elettr. 25 volt 
1 C31 z 10 mF elettr. 25 volt 

* ' C32 z 220 pF a disco 

* * C33 _ 220 pF a disco * 

* * C34 z 220 pF a disco 

* * C35 z 47 mF elettr. 25 volt 

* * C36 z 330 pF a disco 

* * C37 z 680 pF a disco 

* ‘ C38 z 100.000 pF poliestere 

* * C39 z 100 pF a disco 

* * C40 z 1.500 pF poliestere 

* * C41 z 470 pF a disco 

* * C42 z 470 pF a disco 

* C43 z 100.000 pF poliestere 4 

* C44 z 4,7 mF elettr. 63 volt 

* C45 _ 220.000 pF poliestere 

* C46 z 220.000 pF poliestere 

* C47 Z 220.000 pF poliestere 

* C48 = 1 mF elettr. 63 volt 

* C49 z 2.200 mF elettr. 35 volt * 

* C50 z 100.000 pF poliestere * 

* C51 z 100.000 pF poliestere 

* C52 z 100.000 pF poliestere 

* C53 z 100.000 pF poliestere * 

* C54 z 2.200 mF elettr. 35 volt * 

* C55 z 470 mF elettr. 25 volt 

* C56 z 100.000 pF poliestere 

* C57 z 100.000 pF poliestere 

* C58 z 10 mF elettr. 25 volt 

* C59 z 100.000 pF poliestere 
4 C60 z 100 mF elettr. 50 volt 
4 C61 z 100.000 pF poliestere 

* C62 z 47 mF elettr. 50 volt 


DS1 z diodo 1N.4007 

DS2 z diodo 1N.4148 

DS3 z diodo IN.4007 

DS4 z diodo 1N.4007 

DS5 z diodo IN.4007 

DS6 z diodo IN.4007 

DS7 z diodo IN.4007 

DS8 z diodo IN.4007 

DZ1 z diodo zener 5,6 volt 1/2 watt 

DZ2 z diodo zener 12 volt 1 watt 

LD1-LD9 = diodi led 

FD1 z fotodiodo tipo BPW.34 

RS1 z ponte raddr. 100 volt 1 amper 

RS2 = ponte raddr. 100 volt 1 amper 

TRI z NPN tipo BC.237 

TR2 z NPN tipo BC.237 

TR3 z NPN tipo BD.137 

!C1 z LM.387 

IC2 z LIVI. 1038 

IC3 z TL.081 

IC4 z LIVI. 13700 

IC5 z LM.1035 

IC6 z CD.4016 

IC7 = U.250B 

ICS z CD.4050 

IC9 = U.336M 

IC10 z CÀ.3130 

IC11 z CD.4069 

IC12 z DS.75492 

IC13 z DS.75492 

IC14 z CD.4072 

IC15 z CD.4042 

IC16 z CD.4556 

IC17 z CD.4013 

IC18 z CD.4013 

IC19 = uA.7812 

IC20 z uA.7818 

RELÈ 1 z relè 12 volt 1 scambio 
RELÈ 2 z relè 12 volt 2 scambi 
RELÈ 3 z relè 12 volt 2 scambi 
FI z fusibile 250 mA 
SI z interruttore 
TI _ trasf. (n.702) prim. 220 volt 
sec. 15 volt 0,5 A - 24 volt 0,5 A 
XTAL z quarzo 4 MHz 


NOTA’A: 1 componenti contraddistinti da un * 
vanno montati sull ! LX.702; i componenti contrad¬ 
distinti da due * * vanno montati suif’LX.703. 

i rimanenti componenti vanno montati 
Suli'LX.701. 

NOTA-B: C53 e C59 non compaiono negli schemi, 
in quanto condensatori di by-pass distribuiti sulle 
alimentazioni e, rispettivamente, C53 sui + 12 volt 
e C59 sui + 18 volt, come vedesi nella fig. 6 












telecomandato, che è Sa caratteristica peculiare dì 
questo progetto. 

Per la funzione mono/stereo abbiamo utilizzato 
un relè ed infine per evitare in uscita, all’atto del¬ 
l’accensione e dello spegnimento tramite il tele¬ 
comando dei preamplificatore, dei segnali transi¬ 
tori, abbiamo dovuto aggiungere un secondo relè 
(vedi relè 2 “Antibump") ed un terzo sullo stadio 
dell’alimentazione. 

Daliedue uscite 13e8 dell’integrato IC5 uscirà il 
segnale stereo preamplificato e dosato come vo- 
lumeetonì che, tramite i due condensatori elettro¬ 
litici C30 e C31, giungerà sui terminali di commu¬ 
tazione del relè 2, che, come avrete già intuito, 
all’atto dell'accensione non farà giungere il segna¬ 
le in uscita per l'amplificatore finale di potenza, 
fino a quando l'alimentatore non genererà in uscita 
una tensione perfettamente stabile. 


Le caratteristiche tecniche rilevate sui prototipi 
da noi realizzati possono essere così riassunte: 

Distorsione armonica.0,08% 

Diafonia.......60 dB 

Rapporto S/N medio..... 72 dB 

Max segnale in uscita..... 3 voti RMS 

Banda passante ...15 Hz a 100 KHz 

Sensibilità ingresso/magnetico... 2,5 millivolt RMS 

Sensibilità altri ingressi .. 400 millivolt RMS 

Controllo toni.... -j-/—12 dB. 

Descritta la parte analogica del nostro amplificato- 
re, passiamo ora alla parte digitale ricevente del 
telecomando, riportata interamente nella fig. 4. 

Anche se non costruì rete questo preamplificato¬ 
re, risulterà Interessante seguirne la descrizione, 
perchè da essa potrete comprendere come funzio- 


10 


















































































nano tutti i telecomandi per TV e quindi aumentare 
il bagaglio delie vostre conoscenze tecniche, così 
da riuscire a sfruttare if telecomando per quaisiasi 
altra, diversa applicazione. 

Partendo dalla sinistra dello schema, in alto po¬ 
tete osservare il diodo captatore a raggi infrarossi 
FD1, un BPW.344, che è anche possibile sostituire 
con altri tipi, purché sufficientemente sensibili. 

L’integrato IC7/A che segue questo diodo, è un 
U.250B, che svolge la funzione di amplificatore edi 
filtra selettivo passa banda (vedi IC7/B - 1C7/C 
-IC7/D - IC7/E), indispensabile per eliminare qua¬ 
lunque segnale spurio che non venga emesso dal 
nostro telecomando. 

Dal piedino 11 deiramplificatore IC7/F il segnale 
amplificato e filtrato raggiungerà il piedino 2 del¬ 
l’integrato IC9, un U.336, che provvederà a decodi¬ 
ficarlo. 

Questo integrato è il “cervello’’ di tutto il radio- 
comando, perchè gli impulsi captati verranno subi¬ 
to trasformati in onde quadre con un duty—cicle 
variabile (vedi flg. 7-8-9), cioè la larghezza degli 
impulsi positivi varierà rispetto a quella degli im¬ 
pulsi negativi con 64 diversi valori, ogniqualvolta 
premeremo uno dei tasti del telecomando: in prati¬ 
ca, sarà come se disponessimo di potenziometri 
professionali a “scatti”, con 64 posizioni interme- 
diefra il minimo ed il massimo e potessimo agire su 
di essi, ruotandoli in un senso o nell’altro, agendo 
semplicemente sul tasto corrispondente. 

Dai piedini 7-8-9-10 queste onde quadre verran¬ 
no integrate tramite i condensatori C44 - C45 - C46 
- C47, ottenendo così una tensione variabile da un 
minimo di 0 volt ad un massimo di 5,6 volt. 

in pratica se la semionda positiva risulta molto 
“stretta”, ai capi di questi condensatori avremo una 
tensione '‘mìnima 11 (vedi fig. 7), poi, man mano che 
questa larghezza “aumenta” (vedi fig. 8), aumente¬ 
rà di conseguenza anche Sa tensione positiva. 

Queste tensioni presenti sui terminali A—B— 
C—D verranno trasferite sull’integrato IC5 (vedi 
fig. 2), per ottenere il controlio del Volumedei Toni 
e di Bilanciamento. 

All’accensione del preamplificatore, l’integrato 
IC9 invierà in uscita sempre un'onda quadra sim¬ 
metrica, cioè la larghezza degli impulsi positivi ri¬ 
sulterà identica a quella degli impulsi negativi 
(duty—cicle 50% vedi fig. 9), quindi il controllo di 
volume si troverà sempre posizionato a metà corsa 
(poiché il controllo di volume è logaritmico corri¬ 
sponderà a circa 1/3 di corsa di un normale poten¬ 
ziometro, cioè a un volumemedio/basso), mentre i 
controlli di tono si troveranno a metà corsa (cioè su 
0 dB) e il bilanciamento al centro. 

Pigiando sul telecomando i tasti con il segno 
positivo o con quello negativo, potremo aumentare 
o ridurre il volume e modif icare i controlli di tono a 
4- l2dBoa-12dB. 



Fig, 7 Se l’integrato IC9 invia 
in uscita degli impulsi molto 
stretti, integrandoli, otterrete 
una tensione minima quasi 
prossima agii 0 volt. 



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Fig, 8 Quando la larghezza 
deU’lmpulso positivo raggiun¬ 
ge ii suo massimo, integrando¬ 
lo, ricaveremo una tensione 
positiva che si aggira intorno 
ai 5,6 volt. 





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Fig. 9 Accendendo il pream- 
pìlficatore, l’integrato 1C9 in¬ 
vierà in uscita un’onda quadra 
simmetrica, corrispondente 
ad una tensione positiva di 2,8 
volt. 




















































































































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INTER, SUPPLÌ VOLT. 

INPUT 1 

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TREB1E CBNTH IN. 

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BASE CAPAC. L 
LOUDNI55 CQNTR IN. 

OUTJUr 1 
BILANCE CDrliS. IN. 

llnd 



C HO 
INPUT 2 

TUtBìÉ CAPAC.2 
I(i?ÉR VOLT, 

AC EYFA55. 2 
RAJS CAPAE.2 
BASE C3J^TR. IN. 
OUTPUT 2 
yCLy.MÉ CONTR. IN 
Vtt 


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DIODO 

LEO 



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Fig. IO Connessioni degli integrati impiegati in que¬ 
sto progetto visti dall'alto, ad eccezione di quelli del 
transistor BC.237 viste, Invece, dal basso. Si noti nel 
fotodiodo BPW34 la barra nera verticale, posta sul lato 
del terminale ANODO. 


V -■ 


12 































































































































































































































































































































Fig. 11 Poiché questo telecomando 
viene utilizzato con i TV, sotto cia¬ 
scun tasto significativo abbiamo in¬ 
dicato quale funzione ricaverete, con 
il nostro preamplificatore, t tasti non 
contrassegnati da alcuna scritta non 
agiscono sul nostro preamplifìcato- 
re, oppure ripetono un comando già 
effettuato dal tasto principale. 



Premendo gli altri tasti Magn -Tuner-Aux -Tape 
- fWo/St (mono/stereo) - Loudn - Fiat - Muting - Off, 
l'integrato IC9 modificherà le uscite sui piedini 11 
-15 - 14 - 13 - 12 - 26 - 18 dal iiveilo logico 1 
(presenza di tensione positiva) a livello logico 0 
(uscita cortocircuitata a massa). 

Questo cambio di livello logico verrà da noi sfrut¬ 
tato per selezionare tutti gli ingressi del preampli¬ 
ficatore, per passare da mono a stereo o viceversa, 
per if ioudness, il fiat ed il muting, e anche per 
accendere e spegnere il preamplificatore. 

i terminali posti a sinistra di tale schema e indica¬ 
ti 11B - 19R -17B - 18B - 15B - 14B -1B/1OB fanno 
capo ai connettore B, cioè a un connettore sup¬ 
plementare che nel nostro progetto non usiamo, 
ma che potrà risultare utile per telecomandare in 
seguito altri accessori. 

L’integrato IC8/A - 1C8/B-IC8/C-IC8/D- IC8/E 
è un CD.4050, utilizzato come buffer e servirà per 
squadraree ripulire ii segnale che giungerà su tale 
connettore esterno. 

(differenti stati logici presenti sui piedini 11 -16- 
14-13-12 vengono applicati sugli ingressi dei Mor 
IC14/A - IC14/B contenuti all'interno del CD.4072, 
le cui uscite risulteranno co negate a IC15 (un 
CD.4042) e a IC16/B (un CD.4556). 

Questa parte dello schema elettrico costituisce 
in pratica il decodificatore di funzioni, infatti, par¬ 
tendo dai segnali digitali generati da IC9, in uscita 
dai circuito otterremo tutti i segnali di comando 
relativi alle funzioni desiderate; così, sui piedini 2 e 
iodi IC15 preleveremo i due stati logici daappiica- 
real connettore A di fìg. 3 (piedini 15/A e 16/A), per 
selezionare i quattro i egressi T ape — Aux — Tu ner 
—Pick—Up magnetico, mentre attraverso l’inte¬ 
grato 1C16/A e gli inverter contenuti in f011 ed 
IC12, verrà acceso uno dei quattro led (vedi da DL3 
a DL7), che visualizzeranno quale ingresso risulta 
selezionato. 

I terminali posti vicino ai diodi led ed indicati con 


le lettere12C- 14C-15C-11C, stanno ad indicare 
il piedino corrispondente del connettore C, che 
Eitiiizzeremo per trasferire ii segnale dai circuito 
base, al circuito stampato su cui fisseremo i diodi 
fed. 

Dall'uscita di IC17/A, sul piedino 1, preleveremo 
poi il comando di MONO/STEREO che, attraverso 
l’inverter IC13/C, ecciterà il relè 1 e questa funzio¬ 
ne verrà visualizzata da! led DL7, eccitato tramite 
i'inverter IC13/B. 

Analogamente, dal piedino 13 di IC17/B preleve¬ 
remo il segnale di comando per ia funzione del 
LOUDNESS, che agisce sui due interruttori elet¬ 
tronici IC6/B ed IC6/C (piedìni5e6 rispettivamen¬ 
te) ed è visualizzata dal led DL8, infine, dai piedino 
1 di uscitadi IC18, preleveremo il segnale persele- 
zionare la CUFFIA. 

Quest’ultimo comando non agisce all’interno del 
preampiificatore, in quanto la cuffia risulterà sem¬ 
pre inserita sull’uscita del finale di potenza: per 
questo motivo il segnale di comando per la cuffia 
risulta applicato, tramite i’inverter IC13/F, a! piedi- 
no20 del connettore B, in mododa poterlo utilizza¬ 
re esternamente, per inviarlo ad un amplificatoredi 
potenza che disponga di un ingresso per teleco¬ 
mando. 

Per completare la descrizione dì questa parte del 
circuito, passiamo infine al transistor TRI, visibile 
in basso a sinistra nello schema elettrico di fig. 4. 

Questo transistor, insieme alle quattro resisten¬ 
ze R81-R82-R83-R84, a! condensatore elettrolitico 
C48 ed ai diodo DS2, serve a RESETTARE tutto il 
circuito quando il preamplificatore viene acceso, 
in modo da avere sempre, inizialmente, il volume 
ed i toni esattamente a “metà corsa”: in questo 
modo, come già abbiamo visto, il volume corri¬ 
sponderà a circa un terzo del la corsa di un normale 
potenziometro, mentre ì toni saranno in pratica 
regolati a 0 dB. 

Come abbiamo potuto appurare, dall’integrato 


13 







































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IC9 preleveremo le onde quadre con un duty-cicle 
variabile, da cui ricaveremo una tensione propor- 
zionaiecon cui pilotaretuìfociòchein un normale 
preamplificaìore verrebbe svolto da un potenzio¬ 
metro ed inoltre ì cambi di livelli logici 1-0, per 
pilotare invece tutto quefio che verrebbe svolto da 
commutatori o deviatori. 

Per tar funzionare questo integrato, oltre che 
con la sua normale tensione dì alimentazione io 
dovremo corredare anche con un quarzo da 4 MHz 
(vedìXTAL), collegato sui piedini 1 -27, necessario 
per ottenere la frequenza di clock a 4 MHz. 

Facciamo presente ohe avendo impiegato come 
ricevente un integrato U.336, il telecomando da 
impiegare dovrà disporre del corrispondente inte¬ 
grato trasmittente, cioè un U.327M; qualsiasi altro 
telecomando dotato di un diverso integrato non 
sarà mai in grado di pilotare il nostro U.336, perchè 
quest'ultimo non ne riconoscerà il codice; del resto 
chiunque possieda due diverse TV telecomandate, 
avrà potuto constatare personalmente che con il 
telecomando dell’una non è possibile telecoman¬ 
dare l’altra TV e viceversa, 

L’ultimo stadio da prendere in esame è quello 
dell’alimentatore riportato In fig. 6. 

Il trasformatore Ti, come vedesì nello schema 
elettrico, possiede due secondari, uno in grado dì 
erogare circa 15 volt e l'aitro 24 volt. 

La tensione dei 15 volt dopo essere stata raddriz¬ 
zata dal ponte RS1, verrà stabilizzata dall’integrato 
IC19, un ua.7812, a 12 volt, tensione questa che 
utilizzeremo per alimentare il solo stadio digitale 
ricevente riportato in fig, 4. 

Quando premeremo sul telecomando un tasto 
qualsiasi, ('uscita L, che fa capo al terminale 12 del 
connettore B (vedi fig. é), si porterà a livello logico 
0 {cioè ingresso cortocircuitato a massa) e così 
facendo il relè 3 si ecciterà, permettendo alia ten¬ 
sione dei 24 voit di raggiungere ii ponte raddrizza¬ 
tore RS2, dal quale preleveremo in seguito la ten¬ 
sione stabilizzata a 18 volt da IC20 (integrato 
u A.7818), necessaria per alimentare tutto Jostadio 
preampiificatore di BF; quando invece pigeremo ii 


Fig. 13 Poiché abbiamo dovuto dividere il 
circuito pratico di fig. 12 tra le prese TUNER e 
AUX, per farlo rientrare nelle pagine delta rivi¬ 
sta, qui ne riportiamo una foto completa, ov¬ 
viamente ridotta, vista dal lato componenti. 


Fig. 14 La stessa scheda LX.701 vista dal lato 
opposto. Vi ricordiamo che questo circuito 
stampato è un doppia faccia con fori metalliz¬ 
zati pertanto tutte le connessioni tra le piste 
superiori e quelle inferiori sono elettricamen¬ 
te già presenti. 


fasto OFF, l'uscita L sì porterà a livello logico 1 e in 
tale condizione il relè 3 si disecciterà, togliendo 
tensione al preampiificatore, 

I due transistor TR2 — TR3 collegati sull’uscita 
di RS2, serviranno per eccitare il relè 2 (vedi fig, 3) 
antibump, infatti, dopo un lasso di tempo prefissa¬ 
to dal condensatore elettrolitico C58 e dalia resi¬ 
stenza R95, sui terminali G—H ritroveremo la ten¬ 
sione necessaria ad eccitare tale bobina. 

All’atto deilo spegnimento dei preampiificatore, 
il tempo di distacco del relè 2 sarà invece determi¬ 
nato dal condensatore C58 e dalla resistenza R94 
che. attraverso il diodo DS5, scaricherà piu rapi¬ 
damente tale condensatore, diseccitando subito il 
relè 2. 

Come avrete già intuito, il preampiificatore una 
volta collegato alla presa luce, non dovrà mai esse¬ 
re spento, quindi il deviatore SI (che verrà posto 
sul retro del pannello) servirà solo per spegnerlo 
definitivamente, quando ci allontaneremo da casa 
per lunghi periodi, come ad esempio durante le 
settimane di ferie. 

REALIZZAZIONE PRATICA 

Ovviamente, il costo di questo preampiificatore 
non è dei più economici, perchè, come avrete avu- 


14 














































































































Fig, 12 Schema pratico di 
montaggio delta scheda 
LX.701. jl connettore “A” po¬ 
sto sulla sinistra, verrà colle¬ 
gato alia scheda LX.702 trami¬ 
te piattina (vedi fig. 5). 












to mododi constatare, sono necessari più integrati 
per la parte digitale del telecomando, che per quel¬ 
la analogica di BF. 

Comunque occorre tener presente che non tutti 
possono permettersi un preamplificatore teleco¬ 
mandato commerciale per l'elevato costo d'acqui¬ 
sto, e quindi, possedendo un tale apparecchio, la- 
scerete molti amici e conoscenti stupefatti, quan- 
dosaprannoche l'avete realizzato interamente con 
le vostre mani. 

Per tale realizzazione sono necessari tre circuiti 
stampati a fori metallizzati, che noi vi forniremo 
con tutte le piste protette da una speciale vernice 
verde (soltanto i punti da saldare non risultano 
verniciati), sopra alla quale troverete riportati i di¬ 
segni di tutti i componenti con le relative sigle. 

Potrete iniziare il montaggio dal circuito d'in¬ 
gresso BF, che monterete tutto sul circuito stam¬ 
pato siglato LX.701. 

In fig. 12abbiamo riprodotto il disegno pratico di 
come e dove dovrete disporre su tale scheda tutti i 
componenti richiesti, e per fare questo vi consi¬ 
gliamo di procedere come segue. 

Prima di ogni altro componente dovrete inserire ì 
tre zoccoli per gli integrati ÌC1 - IC2 - fC3 ed il 
connettore maschio “A", dopodiché dovrete infila¬ 


re nei fori presenti le dodici prese unipolari di bas¬ 
sa frequenza, cercando di serrare bene i dadi. 

A questo punto potrete inserire tutte le resisten¬ 
ze richieste, tutti i condensatori poliesteri etuttigli 
elettrolitici, cercando perquest’ultimì di rispettare 
la polarità . 

Eseguita anche questa operazione, dovrete col- 
Jegare, con un corto spezzone di fiJo, i terminali 
centrali delie dodici prese di BF alia relativa pista 
del circuito stampato, come visibile nello schema 
pratico di fig. 12 

Terminato ii montaggio, inserirete nei trezoccoli 
i relativi integrati, cercando di collocare la tacca di 
riferimento o il “punto" incavato, come indicato 
neiio schema pratico. 

Dopo questa scheda potrete passare alla secon¬ 
da, siglata LX.703, che, come la precedente, risulta 
ancora molto sempiice. 

Come vedesi in fig. 15 su questa scheda troverà 
posto l’integrato 1C7, il connettore maschio "C" e, 
dal iato opposto, tutti i diodi led ed ii fotodiodo 
FD1. 

Come avrete già intuito, il iato opposto di questo 
circuito stampato andrà fissato dietro a! pannello 
frontale del mobile, e, così facendo, tutti i diodi 
dovranno infilarsi nei fori praticati nei pannello, 


15 


























































































per stabilire all'atto della loro accensione, quale 
ingresso abbiamo selezionato. 

Per questo motivo, quando inserirete nel circuito 
stampato tutti, i diodi led, cercate di tenerli alla 
stessa altezza, per non ritrovarvi poi con un diodo 
che esce sul pannello troppo esternamente rispet¬ 
to agli altri. Ricordatevi che il terminale più lungo 
di questi diodi è l’anodo che, come vedesi in fig. 10, 
dovrete infilare nel foro indicato A. diversamente, i! 
dìodo led non si accenderà . 

Per quanta riguarda il fotodiodo FD1 dovrete 
procedere in modo diverso rispetto agii altri diodi, 
infatti, i diodi led hanno dei terminali molto lunghi, 
mentre il fotodiodo (vedi fig. 10) dispone di termi¬ 
nali corti, perciò se lo salderete sui circuito stam¬ 
pato, rimarrà troppo all’interno, e quindi sarà diffi¬ 
coltoso eccitarlo con 11 nostro telecomando. 

Per questo motivo, consigliamo di saldare nei 
due fori dei circuito stampato due corti spezzoni di 
filo di rame nudo, in modo da avere due terminali 
supplementari su cui saldare il fotodiodo. 

Anche per tale diodo esiste un termi naie anodo 
ed una catodo, che è un pò più complicato distin¬ 


guere, comunque se siete degli attenti osservatori 
avrete notato subito che il terminale "anodo” si 
trova collocato su! iato in cui, internamente a! dio¬ 
do, esiste una barretta nera (vedi fig. 10), che non è 
presente invece sul lato del catodo. 

Per maggiore chiarezza precisiamo che il termi¬ 
nale catodo K dovrebbe essere contrassegnato da 
un “punto” colorato, ma purtroppo questo non 
sempre appare evidente, quindi meglio fidarsi del¬ 
la barretta nera a cui poc'anzi abbiamo accennato. 

Nei saldare i terminali di questo fotodiodo ai due 
spezzoni di filo di rame precedentemente inseriti 
nel circuito stampato, cercate di non utilizzare un 
saldatore con punta molto grossa, nè di tenere il 
saldatore per troppo tempo su tali terminali, per¬ 
chè questi diodi sono molto sensibili al calore e 
quindi potrebbero facilmente danneggiarsi. 

Per evitare questo rischio, potreste tenere stretto 
ii diodo con un panno leggermente umido. 

Vicino ali'integrato JC7 infilate due terminali che 
serviranno per saldare un corto spezzone dì cavet¬ 
to schermato, il cui iato opposto andrà a collegarsi 
alla la scheda LX.702 (vedi nella fig. 17 il cavetto 


16 














































Fig. 15 Schema pra¬ 
tico della scheda si¬ 
glata LX.703. 



Fig. 16 Foto completa della scheda LX.703 
vista dal lato dei componenti. Il connettore 
“C” visibile in fig. 15 andrà collegato alla 
scheda base LX.702, con la piattina già pinza¬ 
ta, inclusa nel kit, come vedesi in fig. 18. 



Fig. 17 Dal lato opposto di questo stesso cir¬ 
cuito, sempre a fori metallizzati, dovrete inse¬ 
rire gli otto diodi led miniatura e sul lato sini¬ 
stro, come evidenziato, H fotodiodo BPW34 
controllandone la polarità dei terminali. 


posto in prossimità di IC9), rammentando di collo¬ 
care la calza metailica deilo schermo nella pista 
della massa dei due circuiti stampati. 

Dopo aver inserito in questa scheda l’integrato 
JC7, collocando la tacca di riferimento come appa¬ 
re nello schema pratico, potrete proseguire con 
l’ultimo circuito stampato siglato LX.702, 

Su questo circuito stampato, come è possibile 
vedere in fig. 13, troverà posto lo stadio amplifica¬ 
tore 1C4, tutta la logica digitale di controllo e lo 
stadio di alimentazione, escluso il solo trasforma¬ 
tore di alimentazione, che andrà fissato sul piano 
base del mobile. 

Vi consigliamo pertanto di iniziare il montaggio 
inserendo tutti gli zoccoli e i tre connettori maschi 
A-BeC. 





Fig, 18 In questa foto dei iato posteriore del mobile, potete meglio osservare fa disposizione 
delle 12 prese BF e la speciale presa di rete già completa di fusibile ed interruttore. 


17 






























































VERSO LX7Q3 





Fig. 19 In alto, lo schema pratico della scheda base LX.702 che abbiamo 
diviso al centro, per non tornirvi un disegno troppo ridotto e quindi poco 
“pratico” ai tini della realizzazione. Il connettore “B” posto sopra a IC9 
servirà, in futuro, per telecomandare lo stadio finale di potenza. 

Fig. 20 In basso, la foto delta scheda LX.702 come si presenta a montaggio 
ultimato. Si noti come dovranno venire innestate le due piattine perii colle¬ 
gamento con le due schede LX.701 - LX.703. Dovrete colfegare il filo scher¬ 
mato visibile a sinistra vicino a IC7 posto, come vedesi in fig. 15, sulla scheda 
LX.703. 




18 


































































































































































collegamento del cavetto schermato, che partirà 
dalia scheda LX.703. 

Terminata anche questa operazione, prendete 
tutti gii integrati ed inseriteli nei relativi zoccoli, 
rispettando sempre la posizione della tacca dì rife¬ 
rimento. 

Una volta in possesso dei tre stampati completi 
di ogni loro componente, potrete iniziare il fissag¬ 
gio del circuito entro il mobile. 

I! circuito stampato LX.701 andrà fissato diret¬ 
tamente su! pannello posteriore del mobile, cer¬ 
cando di tenerlo distanziato quanto basta, perchè 
le piste non vadano in corto con il metallo, e per 
questo risulterà più che sufficiente io spessore de! 
dado delle stesse viti. 

Il circuito stampato LX.703 andrà invece fissato 
sul contropanneilo frontale, tenendolo sempre distan¬ 
ziato da quest'ultimo con due dadi. 

Il circuito stampato LX.7Q2 andrà fissato sui pia¬ 
no base del mobile da cui dovrà distare circa 5 mm. 

in prossimità dei terminali d'ingresso dei due 
ponti raddrizzatori, fisserete il trasformatore di 
alimentazione, verificando, prima di saldare i quat¬ 
troterminali, quali sorto idueche erogano 15 volt e 
quali i due che erogano ì 24 volt, il terminale centra¬ 
le posto sul circuito stampato tra questi due in¬ 
gressi, andrà necessariamente collegato alla mas- 

19 



Dopo questi, è bene inserire tutte le resistenze, 
poi i diodi al sificio e i diodi zener, rispettando la 
fascia che contorna il corpo e che ne contraddi¬ 
stingue la polarità. 

Il montaggio proseguirà inserendo nello stam¬ 
pato tutti i condensatori a! poliestere, poi gli elet¬ 
trolitici, rammentando che quest'ultimi hanno un 
terminale positìvio ed uno negativo da rispettare. 

Inseriti tutti questi componenti, potrete colloca¬ 
re nella posizione indicata i tre relè, poi il quarzo da 
4 MHz posto in prossimità di IC9, infine i transistor 
TRI - TR3 - TR2 (vedi in prossimità delle alette di 
raffreddamento poste a destra), collocando la par¬ 
te piana di TRI e TR2 come visibile nello schema 
pratico e fa parte metallica del corpo di TR3 rivolta 
verso TR2. 

A questo punto inserite i due integrati stabilizza¬ 
tori IC19 e IC20 ripiegando a L i loro terminali, 
quindi applicate sotto ad essi le due alette di raf¬ 
freddamento e dopo aver serrato i due integrati 
con le relative viti e dadi, saldatene sulla faccia 
inferiore i terminali. 

Per terminare il montaggio dovrete collocare sul¬ 
lo stampato i due ponti raddrizzatori RS1 e RS2 ed 
infine i cinque terminali, oppure i cinque fili per il 
collegamento sul secondario del trasformatore TI 
e i due terminali posti vicino a fC6, necessari per il 













































































































































sa del mobile, e per far ciò sarà sufficiente stringe¬ 
re con una vite questo filo al piano metallico base. 

Ovviamente, dovrete collegare il primario di 
questo trasformatore alla presa d’ingresso, com¬ 
pleta di fusibile e di interruttore SI, dalla quale poi 
partirà il filo provvisto di spina per il collegamento 
alia rete dei 220 volt 

Controllate che all'Interno del portafusibile sia 
presente ii relativo fusibile, senza il quale non 
riuscirete mai ad accenderlo; non bisogna infatti 
escludere la possibilità che la macchina automati¬ 
ca che lo inserisce si inceppi. 

Fissati i tre stampati, prendete i due spezzoni di 
piattina a 20 fili già completa alle due estremità di 
connettore femmina e col legate il connettore A 
deìt’LX.701 al connettore A delf'LX.702 e ii connet¬ 
tore C deH’LX.703 sempre al connettore C 
deli’LX.702. 

Terminata anche questa operazione, potrete ac¬ 
cendere il vostro amplificatore e subito vedrete 
illuminarsi il diodo led di rete posto a destra. 

A questo punto, prendete il telecomando e po¬ 
nendovi a circa 1 metro dal foro sul qualeèapplica- 
to }f fotodiodo, provate a pigiare il tasto MAGN, e 
immediatamente si accenderà il diodo led posto a 
sinistra, pigiate ora il tasto TUNER e vedrete spe¬ 
gnersi tate diodo e accendersi il secondo e così 
dicasi per tutti i quattro diodi led posti a sinistra. 

Se non vedrete accendersi nessun diodo led, 
prima di affermare che il vostro circuito non fun¬ 
ziona, provate ad ascoltare se dei relè si eccitano 
ed in caso affermativo, possiamo assicurarvi che 
avete inserito i diodi led alla rovescia, se invece 
non sentite alcun relè eccitarsi, controllate se per 
caso non avete collocato un integrato con la tacca 
di riferimento in senso opposto al richiesto, e se 
questo ulteriore controllo non dà esito positivo, 
allora possiamo assicurarvi che avete surriscalda¬ 
to i terminali del fototransistor, o che lo avete inse¬ 
rito in senso opposto. 

Poiché il circuito funzionerà immediatamente 
(solo commettendo dei grossolani errori, o ese¬ 
guendo saldature imperfette potreste trovarvi in 
difficoltà ), potrete subito coliegare 3e uscite dei 
vostro preamplificatore al finale di potenza e il 
pick-up sugli ingressi magnetici, ed avrete la pos¬ 
sibilità di controllare anche il corretto funziona¬ 
mento del volume dei toni e del bilanciamento. 

A questo punto, potrete verificare la distanza 
utile di controllo del telecomando, che dovrà aggi¬ 
rarsi ail’incirca intorno agli 8 metri. 

Poiché ii foro presente sui pannello per il foto¬ 
diodo ha dimensioni elevate, potrete incollare sui 
retro un pezzetto di plexigfass rosso, o una gemma 
colorata di una lampadina spia, per abbellire mag¬ 
giormente il frontale. 

Anche se durante le innumerevoli prove esegui¬ 
te, non si è mai verificato, sarà utile rlconìroilare, 


che il piexiglass applicato sul retro dei pannello 
frontale non attenui troppo ii fasciodei raggi infra¬ 
rossi. 

Nell'eventualità in cui il preamplificatore non 
funzionasse, non cominciate a sostituire senza al¬ 
cun criterio logico gii integrati, spendereste dei 
soldi inutilmente, e non apportate alcuna modifica, 
i! circuito deve funzionare così come l’abbiamo 
progettato e se ne volete la conferma, nel nostro 
laboratorio abbiamo diversi prototipi che potrete 
controllare e provare. 

A volte ii mancato funzionamento può dipendere 
da errori "invisibili", ad esempio un piedino ripie¬ 
gato di un integrato, una resistenza inserita di valo¬ 
re errato, perchè il codice dei colori non è chiara¬ 
mente distinguibile, un diodo applicato in senso 
inverso o una saldatura fredda. 

Comunque, se non riuscite ad individuare la 
causa del mancato funzionamento del vostro ap¬ 
parecchio, il nostro laboratorio è a vostra disposi¬ 
zione per rimettere in funzione tutti i vostri proget¬ 
ti. A tal proposito vi raccomandiamo una soia cosa, 
non spediteci montaggi incompleti pregandoci di 
completarti, perchè i tecnici dedicandosi a simili 
lavori, sono costretti a ritardare la riparazione di 
montaggi, che altri lettori desiderano ricevere, 
come voi, con sollecitudine. 


COSTO DI REALIZZAZIONE 

I! kit è composto di 3 stadi così suddivisi: 

LX.701 - STADIO D'INGRESSO, in tale kit risul¬ 
tano inseriti tutti i componenti visibili in fig. 12 con 
['aggiunta della piattina a 20 fili perii collegamento 

con lo stadio LX.7Q4,....L,48.000 

LX.702- STADIO BASE. In tale kit risultano inse¬ 
riti tutti i componenti visibili in fig. 19, con l'aggiun¬ 
ta dei trasformatore di alimentazione, degli zoccoli 
per integrati, della piattina per il collegamento con 
fo stadio LX.703, più la presa speciale, completa di 
fusibile, che andrà posta sul retro del mobile ed il 

relativo cordonedi alimentazione.L, 159.000 

LX.703-STADIO INDICATORE. In tale kit sono 
inseriti tutti i componenti visibiti in fig. 15 compreso il 
fotodiodo ed ì diodi led indicatori.L, 34.000 


Per completare questo kit dovremo aggiungere: 

1 TELECOMANDO già montato e funzionante 

siglato 703/B ..L. 45.000 

1 Mobile completo di mascherina frontale forata e 

serigrafata...L, 38.500 

A chi desiderasse acquistare i soli circuiti stam¬ 
pati, ii potremo fornire ai seguenti prezzi: 


Circuito stampato LX.701.... L. 13.000 

Circuito stampato LX.702...L. 31.000 

Circuito stampato LX.703... L. 12.000 

Nei prezzi sopraindicati non sono incluse iespe- 
se postali di spedizione a domicilio. 


20 












Qualche tempo fa si presentò da noi un signore 
che, mostrandoci una piccola scatola di plastica, ci 
disse: 

“Vedete questo apparecchietto, in America l’ho 
pagato 60 dollari (circa 110.000), se riuscite a co¬ 
struirne uno uguale farete contenti moltissimi pe¬ 
scatori, perchè in Italia non viene importato e sono 
pochi coloro che, avendo dei parenti residenti ne¬ 
gli USA, possono farselo spedire”. 

Queste poche parole "farete contenti moltissimi 
pescatori" furono sufficienti a farci comprendere 
che quella piccola scatola altro non era che un’e¬ 
sca elettronica o, più precisamente, un generatore 
di frequenze acustiche atto ad attirare i pesci, ed 
infatti, esaminandola, riscontrammo subito la pre¬ 
senza di un oscillatore ad onda quadra collegato 
ad una minuscola capsula piezoelettrica. 

Considerata la semplicità del circuito, abbiamo 
pensato di realizzarne uno similare, per dare ai 



Fig. 1 Schema elettrico 


RI 

-m- 


Iì3 R4 








13 

l5So^- 


IC1 — A 



CAPSULA 

PIEZ0 


ELENCO COMPONENTI LX.727 

RI =1,5 megaohm 1/4 watt 
R2 _ 2.200 ohm 1/4 watt 
R3 = 100.000 ohm pot.log. 

R4 - 12.000 ohm 1/4 watt 


CI = 100.000 pF poliestere 
C2 = 100.000 pF poliestere 
C3 = 10.000 pF poliestere 
C4 = 100.000 pF poliestere 
C5 = 47 mF eiettr. 16 voi! 
C6 - 330.000 pF poliestere 


DS1 = diodo BAY.71 
SCI = CD.40106 
CAPSULA = capsula piezo 

51 = deviatore 

52 = deviatore 

53 = interruttore 































































pescatori la possibilità di attirare ai proprio amo 
più pesci, quindi di tornare a casa con ii cestino 
immancabilmente traboccante. 

Prima di passare alla descrizione deilo schema 
elettrico di questa esca elettronica, riteniamo op¬ 
portuno fornirvi alcune precisazioni circa le moda¬ 
lità di utilizzazione. 

In base a molteplici esperimenti condotti in 
America, si èappurato chedeterminati suoni gene¬ 
rati sott’acqua sono in grado di attirare i pesci, ma 
ciò si verifica solo seguendo un ben determinato 
procedimento, chequi dì seguitovi illustriamo par¬ 
ticolareggiatamente. 


Durante questi esperimenti, infatti, contempo¬ 
raneamente a! '‘suono 11 veniva gettato nell’acqua ii 
cibo preferito dalia specie ittica che si intendeva 
attirare, 

Così facendo, i pesci accorrevano numerosi e 
quando il cibo era terminato, sì sospendeva l'emis¬ 
sione della nota acustica. A distanza di poche ore e 
per alcuni giorni consecutivi si ripeteva questa 
operazione, abituando così t pesci ad associare un 
ben determinato suono alla disponibilità di cibo e 
quindi alla necessità di accorrere il più velocemen¬ 
te possibile ai luogo in cui questo era presente per 
potersene “rimpinzare’’, lasciando ai ritardatari 


L’elettronica può essere sfruttata anche per adescare i pesci, ma se in 
America ed in Giappone queste esche elettroniche sono facilmente 
reperibili, in Italia risultano tuttora introvabili, quindi se avete l’hobby 
della pesca, questo progetto fa proprio al caso vostro. 




Poiché nessun collaboratore di Nuova Elet¬ 
tronica ha l’hobby della pesca, non ci è stato 
possibile collaudare in pratica tale “esca elet¬ 
tronica”, quindi dobbiamo solo fidarci di 
quanto ci ha assicurato ii sig. Bertami Luigi, 
cioè il signore che si è presentato presso la 
nostra redazione con Tapparecchietto co¬ 
struito in USA. Le foto riportate sono state da 
Lui scattate per dimostrare ia validità di tale ' 
esca. 


soltanto le briciole. 

fi comportamento dei pesci non differisce in ciò 
da quello dellealtrespecieanimali ed infatti, anche 
senza scendere sott’acqua, ne avrete avuto chissà 
quante volte ia dimostrazione in campagna, allor¬ 
quando la massaia perchiamare fegaltinea raccoi- 
ta al momento della distribuzione del mangime, 
emette il proprio personale richiamo; se provatead 
imitare tale verso noterete che nessun volatile cor¬ 
rerà verso di voi, perchè non riconoscerà ìa fre¬ 
quenza delle note emesse. 

Ritornando ai comportamento dei pesci, anche 
senza effettuare una preliminare distribuzione di 
cibo potrà verificarsi ia condizione per cui gettan¬ 
do lacapsula piezoelettrica nell’acqua, le vibrazio¬ 
ni emesse vengano interpretate dal pesce come 
quelle prodotte da un insetto incautamenìecaduto 
nell'acqua; ad ogni modo il sistema più efficace 
consiste sempre nell’abbinare SUONO e CIBO. 

Una volta scelto uno specchio d'acqua, immer¬ 
gete quindi ia vostra capsula, scegliendo una ben 
precisa frequenza nella gamma 1.000-10.000 Hz e 
poi "pasturate", cioè gettate in acqua fi cibo prefe- 
ritodal tipo di pesce che desideratecatturareeche 
presumibilmente vive in queil'habitat, ad esempio 
polenta per le carpe, tinche e cavedani, larve essic¬ 
cate di bachi da seta, frumento bianco e lattiginoso 
per barbi e cavedani, uova di salmone per le trote, 
ecc. 


23 




























nuova elettronica 


LX727 

* 


Fig. 2 In alto a destra il disegno a grandezza 
naturale del circuito stampato. Le loto ri¬ 
portate in questa pagina presentano il cir¬ 
cuito già totalmente montato e racchiuso 
{vedi sopra) entro l'apposito contenitore 
plastico. Nel vano presente in tale conteni¬ 
tore troverà posto la pila da 9 volt necessa¬ 
ria all’alimentazione. 




V 


J fi! 




24 





























































Ripetete questa operazione più volte per uno o 
due giorni ed avrete fa certezza che, successiva¬ 
mente, non appena immergerete la vostra capsula 
nell’acqua, tutti i pesci si metteranno alta ricerca 
del cibo ed essendo questo appeso solo al vostro 
amo (avrete ovviamente appeso l’esca utilizzata 
per ia pasturazione}, ben presto abboccheranno. 

Interrogato li gentile signore che ci ha portato 
questa "esca elettronica made USA" circa il meto¬ 
do da lui seguito, questi ci ha risposto di riuscire ad 
ottenere ottimi risultati anche senza effettuare la 
pasturazione, perchè i pesci scambiando i! suono 
prodotto dai la capsula con quello di un insetto 
caduto sull’acqua, chiesi dibatte cercando dispera- 
ìamentedi riprendere il volo, vengono ugualmente 
attirati. 

SCHEMA ELETTRICO 

Il circuito, come vedesi in fig, 1, è di una sempli¬ 
cità estrema, infatti per realizzarlo è sufficiente un 
solo integrato tipo CD.40106 contenente 6 inverter 
a trigger di Schmitt, 


Il primo inverter, sigiato IC1/A, viene utilizzato 
per generare una frequenza di 8,5 Hz, necessaria 
per ottenere una modulazione ad intermittenza 
dell'oscillatore base, costituito da iCl/B. 

Questa interruzione della frequenza “base” ser¬ 
ve a simulare le vibrazioni che un qualsiasi insetto 
caduto nell'acqua effettua agitando a intervalli re¬ 
golari le ali. 

Chiudendo l’interruttore SI si esclude questa 
modulazione, aprendolo la si inserisce. 

L’oscillatore “base”, in grado di generare fre¬ 
quenze da 100 a 1.000 Hz per la prima gamma e da 
1.000 a 10.000 Hz per la seconda gamma, si ottiene 
con l’inverter 1C1/B. 

Quando S2 sarà aperto potremo generare 
un'onda quadra che da un minimo di 1.000 Hz 
raggiunga un massimo di 10.000 Hz, quando inve¬ 
ce chiuderemo S2, colllegando in parallelo al con¬ 
densatore C3 da 10.000 pF il condensatore C2 da 
100.000 pF, la frequenza generata varierà da un 
minimo di 100 Hz ad un massimo di 1.000 Hz. 

£ ovvio che le variazioni dal minimo a! massimo 
sulle due gamme si ottengono ruotando da un 


Fig. 3 Schema pratico di 
montaggio di tale esca elet¬ 
tronica. I terminati dei tre 
deviatori S3 - S2 - SI an¬ 
dranno saldali direttamen¬ 
te sulle piste del circuito 
stampato. Il cavetto scher¬ 
mato, visibile in alto, lo do¬ 
vrete coflegare alia capsula 
piezoelettrica riportata in 
fig. 5. 


\ : 



R2 




ALLA 

CAPSULA 


PELA 9V 



25 











































































CD40106 


Fìg. 4 Connessioni viste dall’alto deil’in- 
tegrato CD.40106 utilizzato in tale pro¬ 
getto. Si noti a sinistra la tacca di riferi¬ 
mento che dovrete rivolgere verso sini¬ 
stra come chiaramente visibile in fig. 3. 


Fig, 5 La capsula piezoelettrica è un piccoio 
dischetto di ottone al cui centro è riportato un 
supporto circolare piezoelettrico. Dovrete 
saldare la calza metallica sul retro di tale dischet¬ 
to, mentre ii filo centrale sul supporto piezoe¬ 
lettrico come visibile in figura. 

i i ■ i i — 





estremo all’altro il potenziometro R3 da 100.000 
ohm. 

Gli altri quattro inverter contenuti all'Interno di 
questo integrato vengono utilizzati per realizzare 
uno stadio finale in controfase, per pilotare la cap¬ 
sula piezoelettrica. La potenza generata è più che 
sufficiente per coprire sott’acqua un largo raggio 
d'azione. 

Il condensatore C6 da 330.000 pF, posto in serie 
alia capsula piezoelettrica, serve per eliminare la 
componente continua sulle due superaci della 
capsula, che col tempo potrebbe provocare dei 
problemi di elettrolisi e quindi corrodere il dischet¬ 
to d'ottone. 

Per alimentare questo circuito si utilizzerà una 
normale pila radio da 9 volt e a tai proposito speci¬ 
fichiamo che il consumo di corrente risulta di circa 
1 milliamper quando la capsula è in aria, e rag¬ 
giunge i 7-8 milliamper quando questa viene im¬ 
mersa nell'acqua. 

REALIZZAZIONE PRATICA 

La realizzazione pratica di questo circuito non 
presenta alcuna difficoltà e, come potrete facil¬ 
mente intuire osservando la fig. 3, riuscirete a ulti¬ 
marlo in brevissimo tempo. 

Una volta in possesso del circuito stampato 
LX.727 procederete al montaggio dello zoccolo 
dell'Integrato CD.40106, e successivamente delie 
tre resistenze, del diodo al silicio DS1, controllan¬ 
do che il catodo, contornato da una fascia colora¬ 
ta, sia rivolto verso R2. 

Inserirete quindi i tre condensatori ai poliestere, 
rammentando che le capacità impresse sull'invo¬ 
lucro possono venire espresse sia in microfarad 
che in nanofarad, come qui di seguito indicato: 

10.000 pF - 10n oppure .01 
100.000 pP = lOQn oppure .1 
330.000 pF = 330n oppure .33 


Nello spazio centrate di questo stesso circuito 
. inserirete il potenziometro R3 da 100.000 ohm lo¬ 
garitmo e dopo averlo fissato»co! suo dado, ne 
saldìjpet&u terminali nei fori presenti sul circuito 
stampato. 

■ Inseriti anche questi componenti, applicherete i 
terminali per collegare con due fili gii interruttori 
S1-S2-S3e la presa j$ck che fisserete nella scatola 
in plastica. 

inserito neilo zoccolo l’integrato CD.40106, sen¬ 
za dimenticare che latacc^^-rifèrTìftento va rivolta 
verso DS1 (vedesi nello schema pratico), potrete 
rivolgere l’attenzione alla “capsula piezoelettrica" 
che, come vedesi nella foto, è costituita da un pic¬ 
colo dischetto di ottone, al centro del quale è ripor¬ 
tata una piastrina piezoelettrica con superficie me¬ 
tallizzata, 

Prendete quindi ii lungo cavetto schermato inse¬ 
rito nel kit e ad una sua estremità saldate la spina 
jack, facendo attenzione a non determinare un cor¬ 
tocircuito con qualche microscopico filo della cal¬ 
za metallica e con il filo centrale. 

Accendete il vostro circuito tramite S3 e provate 
ad appoggiare la calza metallica del cavetto sul 
dischetto esterno in ottone ed il filo centrale sulla 
piastrina piezoelettrica e, cosi facendo, constate¬ 
rete che questo piccolo dischetto di ottone “suona”. 

Appurato che ii circuito funziona {se non funzio¬ 
na ricontrofiate il cavetto schermato con un tester), 
dovrete saldare la calza metallica sul retro del dischet¬ 
to di ottone ed ii filo centrale di questo stesso 
cavetto su un qualsiasi punto deila superficie pie¬ 
zoelettrica. 

Vi assicuriamo che questa superficie non verrà 
lesa dal calore del saldatore e lo potrete verificare 
subito, reinserendo la presa jack nella scatola del 
nostro generatore. 

Se volete evitare, per cause diverse, di strappare 
questi fili dalla capsula, potrete versare sulle due 


26 











































Ecco come si presenta ii contenitore pla¬ 
stico completo di manopola per il cambio 
frequenza. Anche se nell'articolo vi abbia¬ 
mo consigliato di utilizzare un cavetto 
schermato per il collegamento alia capsula 
piezoelettrica, lo potrete tranquillamente 
sostituire con un cavetto bifilare isolato in 
plastica, reperibile presso qualsiasi! nego¬ 
zio di materiale elettrico. 


saldature una goccia di collante cementatutto, in 
modo da aumentare la superficie di appoggio. 

Ultìmataanche questa operazione, prendete una 
brocca d’acqua ed inserite la capsula al suo inter¬ 
no, così facendo, non udrete più alcun suono, in 
quanto ie vibrazioni non si propagano più nell’aria. 
Se appoggerete l'orecchio sulla caraffa riudrete il 
suono. 

La pesca con questa esca elettronica, come 
avrete già intuito, è molto semplice, in quanto è 
sufficiente immergere la capsuia ad almeno un me¬ 
tro di profondità nello specchio d’acqua in cui in¬ 
tendete pescare. Se sapete o intuite che sul fondo 
dei fiume in cui operate ci sono grossi sassi o 
arbusti, per evitare che la capsuia piezoelettrica vi 
si impigli potrete fissare al fiio un galleggiante. 

La capsula potrà essere immersa nell’acqua sen¬ 
za alcuna impermeabilizzazione, ma se proprio de¬ 
siderate proteggerla, potrete depositare sulla sua 
superficie un sottile strato di silicone (quello utiliz¬ 
zato per fissare i vetri alle intelaiature delle fine¬ 
stre), però così facendo, verrà leggermente atte¬ 
nuata l’intensità dei suono. 

Se senza protezione questa capsula vi dovesse 
durare “5 anni”, considerato il suo modesto costo 
potrete acquistarne un’altra e garantirvi così una 
pesca sempre abbondante e fruttuosa. 

Per terminare vi consigliamo di riportare sulla 
superficie dei mobifetìo, attorno alla manopola del 
potenziometro, dei punti di riferimento, incidendo 
circolarmente con una piccola punta di trapano 
(da 2-3 mm.), 10 tacche, versando poi a! loro inter¬ 
no una goccia di vernice bianca in modo che risul¬ 
tino ben visibìli. 

Lo stesso dicasi per i tre deviatori a Jevetta, che 
potrete contrassegnare con un punto rosso ed uno 
bianco per distinguere le due posizioni. 

Dopo qualche prova pratica vi sarà facile stabili¬ 
re che la frequenza, ad esempio, del punto 3 nel 
fi ume X vi permette di prendere più cavedani, men¬ 
tre spostando ia manopola sul punto 9 accorreran¬ 
no al vostro amo più barbi. 


COSTO DI REALIZZAZIONE 

IL kit viene fornito completo di circuito stampato 
LX.727, mobile plastico, manopola, presa pila (la 
pila da 9 volt è esclusa), integrato più zoccolo, 
potenziometro, resistenze, condensatori e capsula 
piezoelettrica...L. 18.000 

Il solo circuito stampato LX.727..L.1.800 

Nei prezzi sopraindicati non sono incluse iespe- 
se postali di spedizione a domicilio. 


27 




























Quando presentiamo un progetto un pò partico¬ 
lare come questo, non dovete subito accantonarlo 
se la funzione a cui noi loabbiamodestinato non è 
di vostro interesse, poiché, leggendo l'intero arti¬ 
colo e comprendendo appieno il principio di fun¬ 
zionamento di questo circuito, vi accorgerete che 
potrete facilmente volgerlo ad applicazioni diver¬ 
se, pienamente rispondenti alle vostre esigenze. 

Il nostro obbiettivo non è solo quel lo di presen ta¬ 
re schemi nuovi ed aggiornati, ma di indicare an¬ 
che ie modifiche necessarie pergiungerea diverse 
soluzioni applicative. 

Avendo progettato un timer per non bruciare i 
toast, siamo certi che molti lettori obbietteranno 
che sarebbe stato più utile sfruttarlo per automa¬ 
tizzare una pompa per innaffiare le piante del giar¬ 
dino, per spegnere un’insegna luminosa, oppure 
adattarlo perun ingrand ito re fotografico o per una 
qualsiasi macchina elettrica. 

Appunto partendo dallo “schema base” da noi 
illustrato in queste pagine, voi stessi potrete diver¬ 
tirvi a ricercare l’impiego dì questo progetto più 
idoneo a soddisfare le vostre esigenze, apportan¬ 
dovi poche e semplici modifiche. 


Ne! caso del toaster, abbiamo seìezionato un 
tempo minimo di 20 secondi ed uno massimo dì 4 
minuti, con salti di 20 secondi tra una posizione e 
l'altra; tuttavia, questi tempi, come ora vedrete, 
possono essere facilmente variati fino a raggiun¬ 
gere un massimo di 31 ore e 30 minuti. 

Studiando attentamente questo schema-base, 
potrete conoscere l'artifizio utilizzato per ottenere 
questo salto di 20 secondi e sfruttarlo quindi per 
ricavare salti diversi e i tempi necessari per qual¬ 
siasi altro tipo di applicazione. 

L’INTEGRATO TEMPORIZZATORE 

L’integrato impiegato in questo progetto è 
estremamente interessante, infatti si può alimenta¬ 
re direttamente con la tensione di rete a 220 volt, 
senza interporre alcun trasformatore riduttore o 
ponte raddrizzatore, quindi con esso è possibile 
realizzare minuscoli temporizzatori in grado di ec¬ 
citare qualsiasi triac o SCR. 

Per la base dei tempi questo integrato sfrutta ia 
frequenza di rete a 50 Hz, pertanto risulta precisis¬ 
simo, tanto che in 31 ore e 30 minuti abbiamo 


UN TIMER per non 


z 18 I 4 17 15 S 


Fig. 1 L'integrato 
SAB.0529 possiede al 
suo interno tutti gfj stadi 
necessari per realizzare 
16 un preciso timer in gra¬ 
do di raggiungere un 
massimo di 31 ore e 30 
minuti, più uno stadio 
sincronizzato per pilota¬ 
re il gate di un SCR. Uti¬ 
lizzando tale integrato, 
potrete sempre modifi¬ 
care i nostri circuiti per 
adattarli alle vostre futu¬ 
re esigenze. 


5 6 7 9 . JO 11 12 13 14 

\ r 


28 



r 



















































































































































Anche se non possedete un toaster, prima di sentenziare che questo 
progetto non può interessarvi, leggete l’intero articolo e conoscerete 
come utilizzare ^integrato SAB.0529, per realizzare altri tipi di tempo¬ 
rizzatori, programmabili da un minimo di un secondo ad un massimo 
di 31 ore e 30 minuti. 



rilevato un errore di pochi secondi. 

L'eccitazione del gate dei triac risulta sincroniz¬ 
zata con la frequenza di rete attraverso un "rivela¬ 
tore dì zero" (chiamato comunemente “zero- 
crossing") contenuto all'interno dell’Integrato in 
grado, fra l'altro, di compensare automaticamente 
eventuali componenti Induttive del carico applica¬ 
to. In questo modo vengono drasticamente ridotti i 
disturbi generati dall’eccitazione del triac sulla 
frequenza di rete a 220 volt, o provocati dallo sfa¬ 
samento fra corrente e tensione nel carico. 

La corrente erogata dall’integrato in uscita (pie¬ 
dino 16) per eccitare il gate del triac, si aggira 
intorno ai 100 mlliiaimper, quindi, si riescono ad 
eccitare tranquillamente anche triac “duri”. 

Come è chiaramente visibile in fig.1, all'interno 
dell’integrato SAB.0529 troviamo, oltre allo stadio 
di alimentazione, uno stadio composto da divisori 
programmabili, un circuito antirimbalzo per il co¬ 
mando di start, uno stadio sincronizzato di con¬ 
teggio e dì reset automatico, un rigeneratore d’im¬ 
pulsi per squadrare e ripulire il segnale a 50 Hz 
estratto dal la frequenza di rete, uno stadio finale di 
potenza per pilotare il gatedi un triac, un circuito di 
"zero-crossìng" per fa sincronizzazione di tale se¬ 


gnale di pilotaggio e tre commutatori elettronici 
per selezionare diverse frequenze come “base dei 
tempi" per i divisori programmabili; quindi, anche 
se apparentemente questo “solo ed unico” integra- 
toècostoso, occorre rammentare che realizzare lo 
stesso schema con tutti gli integrati presenti alian¬ 
te modi questo unico contenitore, oltre ad occupa¬ 
re uno spazio eccessivo, verrebbea costare cinque 
vofte di più. 

Passando alfa fig. 2, a destra troviamo i tre piedi¬ 
ni del TEMPI BASE (piedini 5-6-7), con sotto ripor¬ 
tata questa tabella; 


Piedini 

S 

6 

7 




i - 

1 secondo 

0 

0 

0 

3 secondi 

1 

0 

0 

10 secondi 

0 

1 

o 

30 secondi 

1 

1 

0 

1 minuto 

0 

0 

1 1 

3 minuti 

1 

0 

1 

10 minuti 

0 

1 

1 

30 minuti 

1 

1 

1 


Collegando questi piedini al positivo (stato logi¬ 
co 1 ) o alla massa (stato logico 0), secondo II codi- 


29 




r 


































K] 


r 


ó 6 6 


1 

sec 

Q 

0 

0 

3 

SBC 

1 

0 

0 

10 

sec 

0 

1 

0 

30 

sec 

1 

1 

0 

1 

min 

0 

0 

1 

3 

min 

1 

D 

1 

10 

min 

6 

1 

1 

30 

min 

1 

1 

1 


1 

13 

- 

ict 

a 

5 e 7 

9 19 

ii n 13 i4 


RESET 


6 6 9 ó ò 


à 




MGM0S 

TÀBILE 


Fig. 2 Coloro che vogliono 
sfruttare questo integrato per 
altre applicazioni, dovranno 
ricordarsi quanto segue: 

Collegando r piedini 5-6-7 
come vedesi nella tabella di si¬ 
nistra, si ottiene il tempo MI¬ 
NIMO di BASE. Inserendo su 
ogni piedino un normale de¬ 
viatore è possibile partire da 1 
secondo per raggiungere il 
massimo dì 30 minuti. 

I piedini 9-10-11-12-13-14 
permetteranno invece di 
PROGRAMMARE un incre¬ 
mento di 0-1-2-3-4-5-6.fino 

a 32 secondi o minuti, parten¬ 
do sempre dai tempo minimo 
impostato sui piedini 5-6-7. 


ce sopraindicato, programmeremo il “minimo in¬ 
cremento" possibile fra un tempo e l’altro e, di 
conseguenza, anche il “tempo minimo" di base, 
sotto ai quale non sarà possibile scendere, ma che 
potremo invece aumentare sfruttando gli altri sei 
piedini 9-10-11-12-13-14 dei TEMPI PROGRAM¬ 
MABILI. 

Precisiamo subito che il piedino da collegare al 
positivo, lo dovremo cortocircuitare con una qual¬ 
siasi pista che faccia capo ai piedino 18 e quelloda 
collegare a massa, invece, con una qualsiasi pista 
che faccia capo ai piedino 1 di questo stesso inte¬ 
grato. 

Così facendo, ricordando la configurazione in¬ 
terna del SAB.0529 riportata in fig, 1, sì agisce in 
pratica sui tre commutatori elettronici presenti al¬ 
l’interno di tale integrato in modo da ottenere, a 
seconda delle diverse combinazioni, la frequenza 
minima di base, che verrà poi applicata alla catena 
di divisori programmabili. 

Ritornando alla fig. 2, vicino ai piedini perì TEM¬ 
PI PROGRAMMABILI, troveremo riportati i se¬ 
guenti fattori di moltiplicazione: 

piedino 9 = xl 
piedino 10 - x2 
piedino 11 = x4 
piedino 12 = x8 
piedino 13 = x16 
piedino 14 = x32 


ELENCO COMPONENTI LX.709 

RI - 10.000 ohm 1/4 watt 
R2 - 15.000 ohm 1/4 watt 
R3 = 100 ohm 1/4 watt 
R4 = 120.000 ohm 1/4 watt 
R5 = 22.000 ohm 2 watt 
R6 = 15.000 ohm 1/4 watt 
R7 s 2,2 megaohm 1/4 watt 
R8 - 10.000 ohm 1/4 watt 
R9 = 100.000 ohm 1 /4 watt 
RIO - 56.000ohm 1/4 watt 
RII - 4.700 ohm 1/4 watt 
RI 2 ~ 10.000 ohm 1/4 watt 
R13 - 10 ohm 1/4 watt 
CI = 220 mF elettr. 25 volt 
C2 = 22.000 pF poliestere 
C3 = 1 mF poliestere 
C4 - 8.200 pF poliestere 
OSI “ 1N.4Q07 
DS2-DS19 = 1N.4148 
TRI - PNP tipo BC.328 
TRC1 = triac tipo 2N.6347 
ÌC1 = SAB.0529 
IC2 - CD.4001 
PI r pulsante 

SI = commutatore 1 via 12 pos. 
SOUD. = capsula Souducer 


30 


















































SDUD. 


■e 12 


1 ^ 

* BS1S 

il 

fi 


DS17 

i 

ili 

n/ì 

+ 

D 

SIB j 

| 

lo$19 

/!+■ 



F 


Fig. 3 Schema elettrico de! 
timer che, partendo da un mi¬ 
nimo di 20 secondi, raggiun¬ 
gerà un massimo di 4 minuti. 
Dopo aver impostato i piedini 
5-6-7 in modo da ottenere un 
tempo MINIMO BASE di 10 = 
secondi, escludete dall’Incre¬ 
mento il piedino 9 (moltiplica x 
1) ed il 14 (moltiplica x 32), e 
coliegaie i piedini 10-11-12-13 
ad una matrice a diodi, per ot¬ 
tenere degli aumenti di 20 in 20 
secondi, tino a raggiungere un 
massimo di 4 minuti (Si colle¬ 
gato sui diodi DS18-DS19 sul¬ 
l’ultima posizione posta in 
basso). 


31 















































































































































































































Quindi, se colleghiamo i tre piedini 5-6-7 con i! 
codiceO 1 0 (che equivale ad un tempo base dì IO 
secondi), ed il piedino xl at piedino RESET (piedi¬ 
no 8 dell’integrato), otterremo un TEMPO TOTALE 
pari a: 

Tempo = TEMPO BASE x TEMPO PROGRAM¬ 
MABILE 

Nei nostro esempio, otterremo pertanto un tem¬ 
po totale di: 

10 x 1 = 10 secondi 

Se colleghiamo assieme due piedini di pro¬ 
grammazione, ad esempioquello che moltiplica x2 
e quello che moltiplica x4, il tempo totale risulterà 
pari a: 

Tempo - TEMPO BASE X (2 + 4) 

pertanto avremo: 

10 x (2 + 4) =60 secondi 

Utilizzando una matrice a diodi, per coilegare 
con un normale commutatore due o tre piedini 
contemporaneamente, potremo ottenere un tem¬ 
porizzatore programmabile con ì tempi necessari a 
tutte fe diverse applicazioni. 

Ad esempio, programmando i piedini 5-6-7su 00 
0 (cioè tutti a massa), vale a dire con un TEMPO 
BASE di 1 secondo e cortocircuitando, secondo 
l’ordine qui sotto riportato, uno o più piedini di 
PROGRAMMAZIONE, otterremo questi tempi: 





Ai A 2 G 
TRIAC 


SAB0529 



CD4001 


Fig. 4 Connessioni degii 
integrati impiegati in tale 
progetto visti sempre dal¬ 
l’alto e del triac plastico 
2N.6347. Si ricordi che l’a¬ 
letta metallica di questo 
triac risulta elettricamente 
collegala al piedino A2. 


e così potremo proseguire fino ad arrivare a 32 
secondi, per poi aumentare ancora i tempi colle- 
gancio 32 +1 -32 + 2-32+2+1 -32 + 4-32 + 4 
+ 1 eccfi n o a rag g i u n gere 32 +16 + 8 -j- 4 + 2 -f- 
1 = 63 secondi, pari a 1 minuto e 3 secondi. 

Modificando il codice del TEMPO BASE, potre¬ 
mo raggiungere un massimo di 31 ore e 30 minuti, 
quindi tutti quei lettori che hanno sollecitato la 
pubblicazione di progetti di precisi temporizzatori 
con salti di un secondo per uso fotografico, o con 
salti maggiori per usi particolari, potranno risolve¬ 
re i propri problemi con io schemache ora presen- 
tiamo. 


SCHEMA ELETTRICO 

Dopo aver introdotto "teoricamente” il funzio¬ 
namento e la struttura interna dell'integrato 
SAB.0529, vi presentiamo ora, con lo schema elet- 


32 






































































trico riportato in fig. 3, un’applicazione di questo 
integrato per mezzo della quale potrete temporiz- 
zare direttamente un toaster e dalia quale, inoltre, 

potrete trarre spunto per altre vostre applicazioni, 
sfruttando anche le stesse soluzioni circuitali da 
noi adottate. 

Questo schema elettrico, infatti, vi dimostrerà, in 
pratica, come sia possibile ottenere, con una ma¬ 
trice a diodi, ii collegamento singolo ed in parallelo 
dei piedini relativi ai TEMPI PROGRAMMABILI uti¬ 
lizzando un normale commutatore rotativo, per ri¬ 
cavare cosi un preciso timer che, con salti di 20 in 
20 secondj, raggiunga un tempo massimo di 4 mi¬ 
nuti. 

Sarà anche interessante notare come, aggiun¬ 
gendo un secondo integrato C/Mos tipo CD.4001, 

un transistored una piccola capsula Souducer, sia 
possibile disporre di una nota acustica che ci avvi¬ 
sa che il tempo da noi prefissato è scaduto. 



Fig. 5 In aito li circuito stampato a 
grandezza naturate sul quale troverà 
posto il commutatore rotativo a 12 
posizioni 1 via e tutti 1 diodi della ma¬ 
trice come indicato in fig. 8. il perno 
filettato di questo commutatore an¬ 
drà infilato nel foro centrale del cir¬ 
cuito stampato LX.709, e quindi fis¬ 
sato con il suo dado. 


Fig. 6 Di iato il circuito stampato 
base riportato a grandezza naturale, 
sul quale troveranno posto tutti i 
componenti, come potrete chiara¬ 
mente vedere in fig. 7.1 cerchi visibili 
in tale circuito con al centro un 
sono dei fori utili per inserire ii pul¬ 
sante PI, il commuttatore Si, la vite 
di fissaggio per il irlac e per il mobile 
plastico. 


Precisiamo che anche non inserendo nella presa 
del “timer" alcun apparecchio utilizzatore (cioè toa¬ 
ster, lampade, eoe.), premendo il tasto START ii 
temporizzatore svolgerà ugualmente la sua fun¬ 
zione e, raggiunto il tempo prefissato, “suonerà", 
per cui, programmando per tempi diversi il TIME 
BASE, potremo utilizzare questo stesso circuito 
come timer per la cotturadì altri cibi, per controlla¬ 
re il forno a gas, ecc. 

Unico inconveniente di questo progetto è quello 
di risultare collegato direttamente alla rete dei 220 
volt quindi, una volta alimentato, NON DOVREMO 
ASSOLUTAMENTE toccare nessun componente, 
nè alcuna pista del circuito stampato, per non rice¬ 
vere una sgradevole scarica elettrica. 

Raccomandiamo pertanto di racchiudere ii tutto 
entro un mobile plastico o in legno, in modo da 
evitare drasticamente qualsiasi possibilità di con¬ 
tatto fra noi ed i componenti sotto tensione presen¬ 
ti ne! circuito. 



33 






























Dello schema elettrico riportato io tig. 3 cono¬ 
scete ormai tutti i segreti, infatti, tralasciando per 
ora lostadio relativo al triaceal C/Mos, saprete già 
perchè abbiamo collegato i piedini 5-7al piedino 1 
(Massa) corrispondente alio stato logico 0 cfell'in¬ 
tegrato IC1 e il piedino 6 al piedino 18 (positivo) 
corrispondente allo stato logico 1), ottenendo così 
un CODICE BASE di: 

5-6-7 pari a 0 1 0 

vale a dire un tempo base “minimo” di 10 secondi. 

Controllando i PIEDINI Di PROGRAMMAZIO¬ 
NE, noterete ancora che non abbiamo utilizzato il 
piedino 9 = xl e 14 (x32) dato che, interessandoci 
dei salti di 20 in 20 secondi, partiremo direttamente 
dal piedino 10 = x2. 

Con la matrice di diodi da noi inserita, per ogni 
posizione dei commutatore otterremo questi pre¬ 
cisi tempi; 



Premendo il pulsante START, l'integrato eccite¬ 
rà, tramite la resistenza R3, il gate del triac e que¬ 
st’ultimo, portandosi in conduzione, fornirà ten¬ 
sione alla “presa uscita” di utilizzazione, nella qua¬ 
le andrà inserita la spina del toaster. 

Contemporaneamente, i piedini 9-10-11-12-13 
dei TEMPI PROGRAMMABILI sì porteranno a livel¬ 
lo logico 0 (minima tensione) e a questo punto 
inizierà il conteggio vero e proprio. 

Pertanto, alla velocità impostata dal TIME BASE 
che, come abbiamo visto risulta pari a 10 secondi, 
sì presenteranno in sequenza su tali uscite, tutti ì 
codici binari dei numeri da 1 a 63, generati dai 
divisori programmabili contenuti ali’internodi IC1. 

Attraverso la matrice di dìodi collegata fra tali 
uscite ed il commutatore rotativo SI, alcuni di que¬ 


sti codici verranno prelevati e verificati e quando il 
codice binario corrisponderà al numero impostato 
sulla matrice, il conteggio verrà bloccato ed il triac 
si disecciterà. 

Vediamo un esempio: supponiamo di aver posi¬ 
zionato il commutatore SI su 5 e dì avviare il con¬ 
teggio, Nello schema elettrico di fig. 3 noterete che 
i due diodi DS6 e DS7 risultano collegati rispetti¬ 
vamente ai piedini lOe 12 di !C1, per cui, come già 
abbiamo visto, il numero corrispondente a questo 
terminale del commutatore, sarà semplicemente la 
somma di due fattori dì divisione così prelevati e 
cioè: sui piedino 10 il numero 2 e sul piedino 12 il 
numero 8 e quindi, in totale, avremo il numero 10. 

Pertanto,, ricordando la formula riportata prece¬ 
dentemente per calcolare il tempo totale, avremo: 

Tempo _ TEMPO BASE x TEMPO PROGRAM¬ 
MABILE 

che perciò sarà: 

10 sec. x 10 = 100 sec = 1 minuto e 40 sec. 

Analogamente, seguendo questo stesso princi¬ 
pio, potremo estrarre un qualsiasi altro numero, 
compreso fra 1 e 63, dai codici binari presenti sui 
piedini 10-11-12-13 di IC1 ed ottenere cosi qual¬ 
siasi altro periodo di temporizzazione. Tale perio¬ 
do infatti, si otterrà semplicemente moltiplicando il 
TEMPO BASE per il TEMPO PROGRAMMABILE 
che corrisponde, come abbiamo appena visto, al 
numero estratto dalla matrice di diodi. 

A questo punto dovrebbe ormai essere chiaro 
che, ruotando il commutatore rotativo SI, ad 
esempio, sulla 3" posizione, risultando questo col¬ 
legato ai piedini 10 ed 11 tramite i diodi DS4e DS5, 
otterremo un ciclo di temporizzazione pari a lOx (4 

2) _ 60 secondi, mentre ruotandolo sulla 8 
posizione, risultando ora collegato ii solo piedino 
13, ii ciclo di temporizzazione risulterà di 10 x 16 = 
160 secondi, cioè 2 minuti e 40 secondi. 

Come noterete, il cursore di questo commutato¬ 
re risulta collegato ai piedino 6 del nand IC2/A e 
perciò, fino a quando non verrà riconosciuto i! 
numero impostato sulla matrice di dìodi, tale pie¬ 
dino verrà mantenuto da questa a livello logico 0. 

Quando ii piedino o i piedini dei TEMPI D! PRO¬ 
GRAMMAZIONE collegati come abbiamo visto ai 
commutatore SI, si porteranno a livello logico 1, i 
diodi della matrice risulteranno polarizzati inver¬ 
samente e perciò non potranno più cortocircuitare 
a massa il piedino 6 di IC2/A che, tramite la resi¬ 
stenza di polarizzazione R6, si porterà a livello lo¬ 
gico 1. 

Poiché questo nor, assieme al secondo sigiato 
IC2/B, forma un monostabile, sul piedino di uscita 
3 di IC2/B sarà presente un impulso positivo della 
durata di circa 2 secondi, che, raggiungendo il 
piedinodi RESET (vedi piedinoS di IC1), toglierà la 


34 












Fig. 7 Schema pratico 
di montaggio del circui¬ 
to base LX.709.1 cinque 
terminali posti al centro, 
indicali con 4-3-2-1 e C ? 
andranno collegati ai 
cinque fili che riportano 
lo stesso numero, pre¬ 
senti sul circuito stam¬ 
pato del commutatore 
rotativo (vedi fig, 8), 


0S9G£Q; 
DSB 

DS7 0CQ 

ossecrai 

PONTICELLO 

OSTO CT0 
DS4®OSsO 


RETE 220 VOLT 




©350 DSÌ1 

DS12 
D513 
DS14 
□SIS 
DS17 
(OD DS19 


f ? f ? 




¥ 

1 2 

VERSO LX 709 


Y ¥ 

3 4 


4 3 2 1 

t, 5 & ts 



■g= grrjjg =5 

Re 

R12 


RE 


.ici 



AL CARICO 


Fjg. 8 Schema pratico di montaggio dei 
circuito di commutazione dei tempi. Si rac¬ 
comanda di non invertire la polarità dei 
diodi e di inserire ii ponticello posto tra 
DS6 e DS1Q visibile sui lato sinistro. 


35 






































































































tensione di eccitazione su! gate de! triac e quindi 
provocherà lo spegnimento del toaster. 

Contemporaneamente, sul piedino di uscita 4 
del nor IC2/A avremo una condizione ìogica 0 e, 
poichèa tale uscita risulta collegato il piedino d'in¬ 
gresso del noriC2/Cche, assieme ad IC2/D, costi¬ 
tuisce un oscillatore di 8F a circa 2.000 Hz, tale 
oscillatore verrà attivato. 

La nota generata verrà amplificata dal transistor 
TRI e quindi applicata alla capsula souducer, che 
emetterà un suono per avvisarci che il "toast” è 
pronto. 

Dopo 2 secondi, tempo determinato dai valori di 
R7 da 2,2 megaohm e da C3 da 1 mF, l'oscillatore 
verrà nuovamente bloccato e quindi terminerà il 
suono emesso dalla capsula. 

Premendo nuovamente il pulsante di START, ri¬ 
otterremo la condizione di partenza, cioè l’eccita¬ 
zione del triac e l’inizio deila temporizzazione. 


REALIZZAZIONE PRATICA 

Per la realizzazione pratica di questo timer per 
toaster, abbiamo previsto due circuiti stampati se¬ 
parati, uno, siglato LX.709, per il circuito dei tem¬ 
porizzatore vero e proprio, compreso il triac e !a 
capsula souducer, ed uno per il solo commutatore 
rotativo SI e la matrice dì diodi ad esso coilegata, 
la cui sigla è LX.709/A. 

Questo montaggio non presenta alcuna difficol¬ 
tà e con un minimo di attenzione ed un pò di pa¬ 
zienza (ricordate che la "fretta di finire” è sempre 
una pessima consigliera) il vostro circuito funzio¬ 
nerà subito. 

Consigliamo di iniziare il montaggio dallo stam¬ 
pato LX.709/A, quello cioè relativo al commutatore 
per la selezione dei tempi e alia matrice dei diodi, in 
quanto, pur non essendoci una regola precisa, 
conviene sempre cominciare completando per 
prime le parti più semplici del circuito. 

Questo stampato, visibile a grandezza naturale 
in fig. 5, è un monofaccia ed è di dimensioni molto 
contenute, in modo da poter essere inserito senza 
difficoltà in un qualsiasi piccolo contenitore pla¬ 
stico. 

Come chiaramente visibile in fig. 8, su talestam- 
pato è presente un ponticello che dovrete subito 
eseguire utilizzando uno spezzone di filo di rame 
nudo, quindi inserite, seguendo la stessa disposi¬ 
zione indicata in figura, tutti t diodi ai silicio neces¬ 
sari a formare ia matrice, 

Pur dovendo inserire in totale 15 diodi, non do¬ 
vreste incontrare alcuna difficoltà nel rispettare 
per ognuno di essi l'esatta polarità, in quanto, ad 
eccezione dei diodi DS1Q e DS16, andranno tutti 
innestati rivolgendo ia fascetta di riferimento verso 
il bordo esterno dello stampato. 



fn questa foto notevolmente ingrandita, 
è possibile vedere con chiarezza come 
va fissato il circuito di commutazione 
LX.709/A su! circuito base di supporto 
siglato LX.709. Ripetiamo a quei lettori 
che non sempre riescono a far funzio¬ 
nare i nostri montaggi, di effettuare del¬ 
le ottime saldature, perchè se i nostri 
prototipi funzionano (ne costruiamo e 
ne collaudiamo sempre una decina pri¬ 
ma dì passarli alla stampa), ia stessa 
cosa deve verificarsi per quelli da voi 
montati. 


36 























Per terminare questo stampato, dovrete ora in¬ 
serire il commutatore rotativo Si da 12 posizioni -1 
via, cercando di montarlo esattamente verticale 
rispetto alla superficie delio stampato e di non cre¬ 
are, con un eccesso dì stagno, dei cortocircuiti fra 
ie piste adiacenti. 

Dopo aver verificato che tutto il montaggio è 
corretto, potrete passare al secondo circuito, sigla¬ 
to LX.709, su cui troveranno posto tutti gli altri 
componenti del circuito. 

Inserite e saldate per primi i due zoccoli per gli 
integrati iCI ed IC2, quindi tutte le resistenze, 
compresa quella da 2 watt siglata R5, ed ì diodi, 
controllando, per quest'ultimi, che la fascetta di 
riferimento presente sul loro involucro risulti rivol¬ 
ta come chiaramente visibile nel disegno de! mon¬ 
taggio pratico riportato in fìg. 6. 

Saidate poi i 3 condensatori ai poliestere ed il 
condensatore elettrolitico CI, rivolgendo il termi¬ 
nale positivo di quest’ultimo verso l’uscita per la 
presa del carico. 

Fatto questo, potrete inserire la capsula del sou- 
ducer, il transistor TRI, per il quale la parte piana 
dell’involucro dovrà risultare rivolta verso il bordo 
esterno dello stampato, poi il triac TRC1, appog¬ 
giando la parte metallica dei suo involucro sulla 
superficie dello stampato e, dopo averne saldato i 
terminali, fissandolo con la vite ed il dado che tro¬ 
verete aH’interno del kit. 

Per terminare ii montaggio di questo secondo 
stampato, non vi resta ora che saldare i due termi¬ 
nali di collegamento per la presa di rete, i cinque 
terminali per (a interconnessione con il circuito 
LX.709/A del commutatore rotativo e della matrice 
dì diodi ed infine i due terminali necessari per col- 
iegare al circuito il pulsante dì START. 

Quest’ultimo, come risulta ben visibile nel dise¬ 
gno dei montaggio pratico riportato in fìg. 7, dovrà 
essere inserito con la parte superiore dei pulsante 
rivolta verso ii lato deilo stampato sui quale avete 
eseguito le saldature e fissato allo stampato stesso 
con il dado e la rondella forniti assieme al pulsante. 

Successivamente, utilizzando due piccoli spez¬ 
zoni di filo isolato in plastica, salderete ai rispettivi 
terminali dello stampato i suoi contatti, ripiegando¬ 
li leggermente in modo che, richiudendo io stam¬ 
pato in un qualsiasi contenitore plastico, questi 
non ostacolino la chiusura del coperchio. 

Giunti a questo punto, potrete riprendere lo 
stampato LX.709/A e, capovolgendolo, inserire il 
perno filettate del commutatore rotativo all'interno 
del foro presente al centro del circuito principale, 
fissandolo a questo con un dado e posizionandolo 
in modo che la linguetta che sporge dafla base di 
appoggio del commutatore sì innesti nel foro ad 
essa destinato. 

Cosi facendo, i terminali di interconnessione fra 
i due stampati verranno a trovarsi in corrisponden¬ 


za gli uni degli altri, per cui, flettendoli leggermen¬ 
te con un paio di pinzette, potrete facilmente ese¬ 
guire queste ultime connessioni saldando diretta- 
mente fra loro i corrispondenti terminali dei due 
stampati. 

Avendo così completato tutto il circuito, potrete 
ora inserire nei due zoccoli i due intergratì ICI ed 
IC2, rivolgendo per ciascuno la tacca di riferimen¬ 
to come visibile in fig. 7 e verificando che tutti i 
piedini risultino correttamente inseriti all’interno 
delia propria sede. 

Prima di fornire tensione ai circuito, ricontrollate 
un’ultima volta tutto il montaggio, osservando ie 
saldature con una lente di ingrandimento, in modo 
da eliminareeventuali piccoli cortorcuiti provocati 
da un eccesso di stagno fra due piste adiacenti o 
fra due piedini di un integrato, perchè, visto che in 
questo circuitoè presente direttamente la tensione 
di rete, anche un piccolissimo ponticello dì stagno 
potrebbe provocare gravi danni, mettendo il tutto 
fuori uso. 

Prima di concludere, vorremmo accennare bre¬ 
vemente al contenitore. Le dimensioni di tutto il 
circuito sono state da noi stabilite in modo da poter 
inserire il progetto all'interno di una scatola di pla¬ 
stica, come chiaramente visibile nella foto del pro¬ 
totipo a realizzazione ultimata, che servirà sia da 
contenitore, che da isolamento per il circuito. 

Questo contenitore potrete acquistarlo separa¬ 
tamente, oppure provvedere diversamente utiliz¬ 
zando qualche altra scatola già in vostro possesso, 
purché sempre di plastica o dì legno, sulla quale 
dovrete eseguire ì fori per far fuoriuscire il perno 
del commutatore rotativo, ii pulsante di start, i! filo 
per l’ingresso della tensione di rete a 220 voit e ie 
due boccole di uscita per la presa del carico, a cui 
dovrete collegare la spina dei toaster. 

Consigliamo quindi, qualunque sia la scatola da 
voi utilizzata, di inserire il circuito nei suo conteni¬ 
tore prima di provarlo, in modo da evitare qualun¬ 
que contatto fra voi ed il circuito, quandoquest'ul- 
timo verrà collegato alla presa di rete. 


COSTO DI REALIZZAZIONE 


Tutto ìì materiale visibile nelle fig. 7 e 8 (sempre 
complèto di circuito stampato), con l'aggiunta degli 
zoccoli per gli integrati, di un mobile plastico, di una 
manopola, del cordone di alimentazione.L. 30.000 

Il circuito stampato base LX.709.L. 2.000 


Il circuito stampato di commutazione 

L J 1 \ 4 I " 0 9 1 1 j ■ ■ ■ i e i«f 4 talliti. t + tl' ri-ifiah-li + 4-* L ■ 7 0 0 


Nei prezzi sopraindicati non sono incluse le spe¬ 
se postali di spedizione a domicifio. 


37 













Trasmettere in FM significa disporre di una 
maggiore fedeltà di riproduzione, eliminare il QRM 
causato da tutte queiie emittenti che sovraffolfano 
tale gamma ed anche incontrare, via etere, nuovi 
OM che hanno deciso di lavorare sui 21 MHz esclu¬ 
sivamente in modulazione di frequenza. 

Per trasmettere in FM occorre soltanto acquista¬ 
re un ricetrasmettitore, collegare ad esso un'an¬ 
tenna, quindi prendere in mano il microfono ed 
iniziare a lanciare il proprio CG. 

Niente di più semplice insomma, almeno in ap¬ 
parenza: se non che, chiedete al negoziante il 
prezzo di un ricetrasmettitore sui 2J MHz in FM e 
certamente rimarrete sbalorditi per la sua esosità. 

Considerato che realizzare un trasmettitore in 
FM è molto semplice e che per eseguire la sua 
taratura non occorre alcuna sofisticata strumenta¬ 
zione, siamo certi che quando vi sentirete dire: 

-"Ma come modula bene questo TX, di che mar¬ 
ca è ?”- 


SCHEMA ELETTRICO 

Poiché molti giovani saranno attratti da questo 
progetto e subito ne tenteranno la realizzazione, io 
descriveremo in modo semplice e comprensibile, 
ben sapendo che per essi questo sarà il “primo" 
montaggio che tenteranno in aita frequenza. 

Partendo dafìa sinistra di tale schema elettrico, 
incontreremo subito !a presa "ENTRATA”, sulla 
quale dovremo applicare un microfono MAGNE¬ 
TICO, o ancor meglio PIEZOELETTRICO perchè 
più sensibile. 

Il segnale di BFpresenteai capiditalemicrofono 
giungerà, tramite C3, sull’ingresso “non inverten¬ 
te” (piedino 3} deìì’integrato IC1, un TL.081 equiva¬ 
lente al LF.351, o TL.071, per essere preamplificato. 

Dal piedino di uscita 6 ii segnale preampiificato 
verrà trasferito, tramite i! condensatore C7, sulla 
base del transistor TRI, un normale BC.239 o 
BC.209, per una successiva amplificazione. 




sapere che ne siete gii artefici, avendolo total¬ 
mente montato con le vostre mani, sarà per voi un 
motivo di grandissima soddisfazione. 

E poiché per ottenere un completo ricetrasmetti¬ 
tore è necessario anche un ricevitore in FM, ab¬ 
biamo pensato di presentare su questo stesso nu¬ 
mero un ricevitore da abbinare a questo trasmetti¬ 
tore. 

Possiamo infine aggiungere che lo stesso sche¬ 
ma, (sia del trasmettitore che del ricevitore), può 
essere utilizzato anche per realizzare un ricetra- 
smettitore In FM per la gamma 27 o 28 MHz, sosti¬ 
tuendo semplicemente un quarzo. Se poi desidera¬ 
te incrementare la potenza da noi ottenuta, sarà 
sufficiente applicare sull’uscita un qualsiasi linea¬ 
re in FM e raggiungere così con estrema semplicità 
Ì 20 - 25 watt. 

La caratteristiche principali dì questo trasmetti¬ 
tore possono essere cosi riassunte: 


Tensione di alimentazione.......... 12 -15 volt 

Corrente massima assorbita 300-350 mA 

Max deviazione FM.6 KHz 

Potenza in antenna ..2 watt 

Frequenza lavoro..21,4 MHz 

impedenza uscita antenna.52 ohm 


Il segnale di BF presente sul collettore giungerà, 
tramite l’impedenza JAF1, sul diodo varicap DV1, 
che, come sappiamo, è un “diodo” che possiede la 
caratteristica di modificare la propria capacità in¬ 
terna in funzione della tensione applicata ai suoi 
capi. 

Poiché in tale progetto abbiamo impiegato un 
diodo varicap BB.329, specifichiamo qualecapaci- 
tà assumerà questo dìodo applicandogli una ten¬ 
sione variabile da 0 a 12 volt: 

0 volt = 38 pF di capacità 4 

2 volt = 30 pF di capacità 
4 volt = 22 pF di capacità 
6 volt = 18 pF di capacità 
8 volt = 14 pF di capacità 
10 volt = 12 pF di capacità 
12 volt = 10 pF di capacità 

pertanto, in funzione dell’ampiezza del segnale di 
BF, riusciremo a modificare la capacità posta in 
serie ai quarzo XTAL1, da un minimo di 10 pF ad un 
massimo di 38 pF. 

Abbandoniamo per un istante il nostro schema 
elettrico e soffermiamoci su questa "capacità" po¬ 
sta in serie al quarzo. 

Come vedesi in fig. 1, ponendo una capacità 


38 
















Questo trasmettitore QRP da 2 watt in FM progettato per la gamma 
21,4 MHz, può essere adattato per la gamma 27 o 28 MHz con la 
semplice sostituzione del quarzo. Potrete impiegare tale circuito 
come valido eccitatore per pilotare un qualsiasi lineare in FM ed 
ottenere cosà in uscita 20 o più watt. 




Fig. 1 Ponendo in serie ad 
un qualsiasi quarzo un 
compensatore di piccola 
capacità è possibile 
“aumentare” la frequenza 
dì oscillazione. Ruotando 
tale compensatore dal suo 
minimo ai suo massimo ri- 
uscirete ad “aumentare” 
proporzionalmente la fre¬ 
quenza del quarzo. 



T 


Fig. 2 Ponendo in serie al 
quarzo una induttanza è 
possibile ottenere un effet¬ 
to opposto, cioè “ridu rre" ia 
frequenza di oscillazione. 
Ruotando i! nucleo ferro- 
magnetico di questa indut¬ 
tanza riuscirete ad “abbas¬ 
sare” il valore della fre¬ 
quenza, cioè ad ottenere un 
effetto opposto alia capacità. 



Fig. 3 Inserendo in un tra¬ 
smettitore un quarzo sui 
21.400 KHz e sapendo che 
ia capacità posta in serie 
(diodo varicap) lo sposterà 
sui 21.403 KHz, inserendo 
, dal lato opposto una indut¬ 
tanza variabile, agendo sul 
suo nucleo riuscirete a ri¬ 
portare la frequenza del 

quarzo sui 21.400 KHz. 

■ 


39 












































JAFZ 



ENTRATA C4 
« 


Fig. 4 Schema elettrico del trasmettitore. I terminali TP1 - TP2 ci servono per la taratura. 


variabile in serie ad un quarzosi riuscirà a modifi¬ 
care la sua frequenza di oscillazione, pertanto, 
ammettendo di aver inserito nel trasmettitore un 
quarzo da 21,400.000 Hz (pari a 21,4 MHz) riusci¬ 
remo a variare la sua frequenza come segue: 

con 11 volt = 37 pF.21.400.000 Hz 

con 2 volt = 30 pF..21.402.000 Hz 

con 3 volt = 25 pF.21.403.300 Hz 

con 5 volt = 20 pF ..21.404.500 Hz 

con 7 volt = 15 pF.21.405.800 Hz 

con 12 volt = 10 pF. 21.407.000 Hz 

NOTA = Le variazioni qui riportatesi ottengono in 
pratica solo con lo schema di fig. 3, adottando altri 
circuiti infatti non si raggiungono questi valori. 

Come potrete notare, riducendo la capacità po¬ 
sta in serie al quarzo AUMENTA la frequenza, per¬ 
ciò volendo trasmettere sui 21.400.000 Hz sarem¬ 
mo costretti a fornireal diodo varicap una tensione 
FÌSSA di circa 1 volt; cosi facendo, quando a tale 
tensione addizioneremo quella fornita dal segnale 
sinusoidale di BF, se ia SEMIONDA POSITIVA ri¬ 
uscirà a far saltre ia tensione sul diodo varicap, in 
modo che questo assuma una capacità di circa 20 
pF, si otterrà una frequenza di 21.404.500 Hz, cioè 
uno spostamento di 4.500 Hz, mentre la SEMION¬ 
DA NEGATIVA, non potendo scendere sótto gli 0 
volt, sposterà ia frequenza centrale di pochissimi 
Hertz. 


in tale condizione avremo una modulazione in 
FM asimmetrica, che si tradurrà in una notevole 
distorsione, 

Per far sì che ìa deviazione in frequenza risulti 
perfettamente simmetrica, cioè 3.000 Hz in meno 
in presenza della SEMIONDA NEGATIVA e 3.000 
Hzin più in presenza della SEMIONDA POSITIVA, 
dovremo fornire ai diodo varicap una tensione di 
polarizzazione fissa di circa 5 volt, cioèapplicare in 
serie ai quarzo una capacità di circa 20 pF. 

Così facendo, non trasmetteremo più sull’esatta 
frequenza del quarzo che risulta di 21.400,000 Hz, 
ma sui 21.403.300 Hz, cioè 3,3 KHz al di sopra di 
essa. 

Per riportare il quarzo sui 21.400.000 Hz, pur 
polarizzando il varicap con una tensione fissa di 5 
volt, occorre applicargli in serie oltre alla capacità 
(vedi fig. 1), che determina un AUMENTO deila 
frequenza, anche una INDUTTANZA, che deter¬ 
mina un effetto opposto, cioè la DIMINUISCE (vedi 
fig. 2). 

Ecco perchè nel nostro circuito troviamo appli¬ 
cato in serie al quarzo come vedesi in fig. 3, una 
CAPACITA’ (costituita dal diodo varicap DV1) ed 
una iNDUTTANZA variabile, siglata LI. 

Modificando il valore in microhenry di tale bobi¬ 
na, inserendo o meno il nucleo ferromagnetico 
ail’intemo del suo supporto, riusciremo a far 
SCENDERE la frequenza da 21.403.300 Hz a 
21,400.000 Hz o anche meno, compensando cosi 
l’effetto opposto del diodo varicap. 


40 










































































ELENCO COMPONENTI LX.720 

RI ~ 100.000 ohm 1/4 watt 
R2 = 100.000 ohm 1/4 watt 
R3 = 2.700 ohm 1/4 watt 
R4 = 100.000 ohm 1/4 watt 
RS = 220.000 ohm 1/4 watt 
R6 ~ 82.000 ohm 1/4 watt 
R7 = 3.900 ohm 1/4 watt 
R8 = 680 ohm 1/4 watt 
R9 = 56 ohm 1/4 watt 
RIO = 22.000 ohm 1/4 watt 
RII = 5.600 ohm 1/4 watt 
R12 r 100 ohm 1/4 watt 
R13 - 33.000 ohm 1/4 watt 
R14 r 4.700 ohm 1/4 watt 
R15 = 47 ohm 1/2 watt 
RI6 s 47 ohm 1/2 watt 
R17 = 100 ohm 1/2 watt 
CI = 100.000 pF poliestere 
C2 = 47 mF elettri 6 volt 
C3 = 100.000 pF poliestere 
C4 = 1.000 pF a disco 
C5 = 220.000 pF poliestere 
C6 = 560 pF a disco 
C7 = 100.000 pF poliestere 
C8 = 4.700 pF a disco 
C9 = 1,000 pF a disco 
CIO _ 4.700 pF a disco 


Oli = 10.000 pF a disco 

012 =; 27 pF a disco 

C13 = 22 pF a disco 

C14 = 390 pF a disco 

C15 = 10,000 pF a disco 

C16 r 100 pF a disco 

C17 = 10-180 pF compensatore 

C18 = 270 pF a disco 

C19 = 10-180 pF compensatore 

C2Q = 10.000 pF a disco 

C21 = 10-180 pF compensatore 

C22 = 100 pF a disco 

C23 = 100.000 pF poliestere 

LI = vedi testo 

L2-L3 = media frequenza 

L4-L5 = vedi testo 

L6 = vedi testo 

L7 = vedi testo 

JAF1 = impedenza 330 mlcroHenry 

JAF2 = impedenza VK 200 

JAF3 = impedenza VK 200 

JAF4 = impedenza VK 200 

DV1 = diodo varicap BB.329 

TRI = NPN tipo BC.209 

TR2 = NPN tipo 2N.2222 

TR3 = NPN tipo2N.3725 

TR4 = NPN tipo 2N.3725 

IC1 = TL.071 o TL.081 

XTAL = quarzo 21,400 MHz 


41 
























































42 


Fig. 5 Schema pratico di montaggio del trasmettitore FM in grado di erogare in uscita una potenza di circa 2 
watt. Le bobine di sintonia L4/L5 e la L6 e L7 le dovrete autocostruire con i dati riportati neli’articolo. Il 
“ponticello 11 posto vicino alla bobina L2/L3, come spiegheremo netl’articolo del RICEVITORE FM, lo dovrete 
togliere per poter cosi averea disposizione un "segnale AF modulato in FM” in gamma 21, oppure 27 o 30 MHz 
necessario alla sua taratura. 








































































































Ottenuta questa condizione, in presenza di un 
segnai© di BF con un’ampiezza massima di 9 volt 
picco-picco, con iaSEMIONDA NEGATIVA riusci¬ 
remo ad abbassare la tensione di polarizzazione 
de! diodo varicap dagli attuali 5,5 volt a 1 volt (5,5 
-4,5 = 1), spostando così Sa frequenza da 
21.400.000 Hz a 21.397.000 Hz, mentre, con la SE¬ 
MIONDA POSITIVA riusciremo ad aumentare la 
tensionedi polarizzazione, dagli attuaii 5,5 voltalo 
volt (5,5 4- 4,5 -• 10), spostando cosi la frequenza 
da 21.400.000 Hz a 21.403.000 Hz. 

Così facendo otterremo una deviazione perfet¬ 
tamente simmetrica, cioè 3.000 Hzper la semionda 
positiva ed altrettanti 3.000 Hz per quella negativa, 
per un totale d! 6.000 Hz. 

Appurato come si riesca a modulare un quarzo in 
frequenza e a correggere la sua frequenza fonda- 
mentale, possiamo aggiungere che i due stadi suc¬ 
cessivi di tale trasmettitore sono solo dei semplici 
amplificatori di potenza AF, necessari per ricavare 
dai pochi miiiiwatt erogati daH’oscillatore i 2 watt 
finafi da noi richiesti. 

Dall’avvolgimento secondario L3, avvolto sullo 
stesso supporto dì L2, preleveremo pertanto ii se¬ 
gnale AF generato daM’osciliatore, che subito am¬ 
plificheremo con ii transistor TR3 e, successiva¬ 
mente, dall’avvolgimento secondario L5, avvolto 
sullo stesso supporto di L4, preleveremo questo 
segnale amplificato e lo riamplificheremo in po¬ 
tenza con il transistor TR4. 

Come già ampiamente spiegato negli articoli 
“trasmettitori a transistor", l’ultimo problema che 
dovremo risolvere sarà quello di adattare l’impe¬ 
denza d’uscita di quest’ultimo transìstor all'impe¬ 
denza caratteristica di 52 ohm del cavo coassiale, 
che utilizzeremo per trasferì re il segnale AF all’an¬ 
tenna per essere irradiato. 



'—VERSO TR3 


VERSO JAF3 


Fig. 6 Mei l’avvolgere sopra ai supporto 
plastico le due bobine L4 e L5 ricordate¬ 
vi di coliegare l'inizio deil’avvolgimento 
L4, posto in basso, al collettore di TR3 e 
ia fine di tale avvolgimento all’impeden¬ 
za JAF3. La L5 andrà avvolta sopra a L4 
come visibile in figura. Se invertite l'ini¬ 
zio e la fine di L4, oltre ad incontrare 
delle difficoltà in fase di taratura non 
riuscirete ad ottenere ia potenza dichia¬ 
rata. 



A—«BT®—K 

A-D||-i< 


TL071 


BC209 2N3725 2N2222 


BB329 


Fig. 7 Qui sopra vi riportiamo tutte le connessioni dei transistor viste dal basso, 
cioè dal lato in cui i terminali fuoriescono dai corpo. Il solo integrato TL.071 
(sostituibile con il TL.081 o LF.351 o uA.771) è visto dall’alto. Per il diodo varicap, 
il lato del corpo contornato dalla fascia bianca è il terminale K (catodo) da 
rivolgere verso ia JAF1 e l’XTAL. 


S, 





































































Tutti i compensatori C17, C19e C21 e le bobine 
L6-L7 presenti in quest’ultimo stadio, servono esci usi- 
va men te pe r acco rdare lo stad i o f i na le ed ad atta ri o 
così aH'impedenza d’uscita standardizzata sui 52 
ohm (oppure 75 ohm, se useremo per il collega- 
mento con l’antenna un cavo coassiale per TV). 

Poiché chi realizzerà un completo ricetrasmetti- 
tore ovviamente sfrutterà la stessa antenna sta per 
ricevere che per trasmettere, abbiamo ritenuto op- 
portuno realizzare un ci rcuito suppSementare (vedì 
fig. 8), provvisto di due relè da 6 volt posti in serie, 
dicuiunoloutil izzerem o pe r comm uta re l’anten na 
sui ricevitore o sui trasmettitore e l’altro per fornire 
al circuito interessato la necessaria tensione di 
alimentazione. 

Per eccitare entrambi i relè, sì potrà utilizzare il 
pulsante, quasi sempre presente sui microfoni dei 
ricetrasmettitori, oppure un normale deviatore a 
levetta, per effettuare manualmente la funzione 
trasmissione o ricezione, 

Abbiamo mantenuto questo circuito di commu¬ 
tazione separato da quello del trasmettitore, per 
dare la possibilità a quanti volessero aggiungere 
un lineare di potenza di sfruttarlo anche per questo 
stadio supplementare, 

REALIZZAZIONE PRATICA 

Una volta in possesso del circuito stampato 
LX.720 potete inziare a montare, nella posizione 
visibile in fig. 5, lo zoccolo per l'integrato IC1, poi le 
resistenze e i condensatori relativi ai soli stadi co¬ 
stituiti da IC1-TR1-TR2. 

È ovvio che nel montaggio dovrete anche inseri¬ 
re l'impedenza JAF2e la resistenza R9da 56 ohm, 
diversamente, la tensione di alimentazione non ri¬ 
uscirà a raggiungere questi due primi stadi. 

Assieme a questi componenti dovrete inserire 
anche i condensatori siglati CI, C2, C11 e C23, 
necessari a disaccoppiare tutte te alimentazioni. 

in questo primo stadio, inserirete anche il diodo 
varicap DV1, cercando di collocare la parte del 
corpo contornata da una fascia colorata verso la 
JAF1, quindi la bobina LI, il quarzo da 21.400 KHz 
e anche la bobina di accordo L2/L3 racchiusa en¬ 
tro uno schermo metallico. 

Nel circuito inserirete infine i due transistor TRI 
e TR2 collocando il primo, che risulta plastico, con 
la superfìcie piatta rivolta verso il condensatore 
CIO ed il secondo, che risulta metallico, con ja 
tacca di riferimento rivolta verso il condensatore 
C13. 

Prima di montare i successivi stadi preamplifica¬ 
tori (TR3-TR4), vi consigliamo di tarare lo stadio 
oscillatore, come ora vi spiegheremo. 

TARATURA STADIO OSCILLATORE 

Per tarare questo stadio vi consigliamo dì co¬ 


struire una pìccola sonda di carico costituita, come 
vedesi in fig. 12, da cinque resistenze poste in pa¬ 
rallelo da 270 ohm 1/2 watt, un diodo al germanio, 
tre condensatori ceramici a disco e due impedenze 
di AF. 

La sonda così realizzata sarà in grado di soppor¬ 
tare un carico massimo di 2,5 watt ed avrà una 
resistenza oh remica di: 

270: 5 = 54 ohm 

Se nello scegliere queste resistenze ne selezio¬ 
nerete cinque con valori leggermente inferiori ai 
270 ohm, riuscirete ad ottenere esattamente 52 
ohm, comunque 2 ohm costituiscono una tolleran¬ 
za che potrete tranquillamente trascurare. 

Applicate questa sonda, sulla cui uscita avrete 
inserito un tester commutato sulla portata 2 volt in 
continua, direttamente sui terminali indicati TP1, 
che troverete nelle vicinanze delle due impedenze 
JAF2 e JAF3, 

Se ora fornirete tensione a! circuito, sulla sonda 
dovrete leggere: 

1,5 volt circa con un normale tester a lancetta; 

1,8 volt circa se utilizzerete un tester digitale. 

Se il valore riscontrato risulterà inferiore, prova¬ 
te a ruotare ri nucleo della bobina L2/L3 fino a 
raggiungere ia tensione da noi indicata. 

La presenza di questa tensione indica che l’oscil¬ 
latore a quarzo funziona correttamente, però, per 
essere matematicamente certi di avercorrettamen¬ 
te tarato la bobina L2/L3, provate a spegnere e a 
riaccendere il circuito e a toccare con le mani fi 
corpo del transistor TR2, poi a rilasciarlo. 

Così facendo, sul tester dovrete leggere sempre 
la stessa tensione (una differenza di pochi mìiìivolt 
in più o in meno è dei tutto normale); se invece 
riaccendendo l'oscillatore, o lasciando con le mani 
il transistor TR2, il tester rimarrà immobile sugli 0 
volt, dovrete ruotare dii o 2 giri verso destra o 
sinistra il nucleo deila bobina L2/L3, fino a quando 
non troverete la posizione in cui questo inconve¬ 
niente non sì verificherà più. 

Avendo la matematica certezza che l’oscillatore 
è in grado dì oscillare in qualsiasi condizione, do¬ 
vrete ora controllare la frequenza generata e per 
tale controllo è assolutamente necessario posse¬ 
dere un frequenzimetro digitale. 

Togliete dai terminali TP1 la vostra sonda ed in 
sua sostituzione inserite ['ingresso del frequenzi¬ 
metro; poiché la frequenza non risulterà mai esat¬ 
tamente di 21.400.000 Hz, dovrete ruotare il nucleo 
della bobina LI fino ad ottenere tale valore. 

Qualche decina di hertz in più o in meno non 
sono determinanti, quindi, anche se otterrete 
21,400,010 o 21.399.990, verrete ugualmente cap- 


44 








Fig. 8 Schema elettri- 
co per il collegamen¬ 
to dei due relè neces¬ 
sari ad effettuare la 
commutazione Rice¬ 


zione e Trasmissione. 




□SI 




ALL* ANTENNA 


RELE 2 


BEi.E'1 

P 


ricevitore 


+ 12 V 


1 


ANTENNA 


TX 


ANTE» 


+ 12 V. =C 



li 


pi 




Qui sotto la foto del 
progetto con i due re¬ 
lè già montati. 


Fig. 9 Schema pratico di montaggio dei circuito df commutazione. I due fili posti in basso 
sulla sinistra provengono dal circuito di alimentazione dei 12 -13 volt, mentre quelli posti 
in aito a destra li dovrete congiungere ai ricevitore e quelli posti a sinistrasi trasmettitore. 
Per ii trasferimento del segnale AF (il filo antenna che andrà al ricevitore potrà anche 
risultare normale) dovrete necessariamente utilizzare degli spezzoni di cavo coassiale da 
50-52 ohm. 


45 











































































































tati da un quaisiasi ricevitore FM sintonizzato sui 
21.400.000 Hz. 

Nell’eventualita in cui il frequenzimetro digitale, 
per la sua scarsa sensibilità di ingresso, non ri¬ 
uscisse a leggere su TP1 tale frequenza, non pre¬ 
occupatevi, perchè ia taratura della bobina LI non 
è per ora determinante e la lettura potrete sempre 
effettuarla su! secondo stadio preamplificatore, in¬ 
serendo il frequenzimetro sui terminali TP2, dove 
l’ampiezza del segnale risulta maggiore. 

MONTAGGIO DEGLI STADI TR3 -TR4 

Tarato lo stadio oscillatore, potrete montare lo 
stadio relativo al transistor TR3, inserendo nei cir¬ 
cuito l'impedenza JAF3, i condensatori C14, C15 e 
CI6, le resistenze RI3, RI4, RI 5 ed RI6 ed ovvia¬ 
mente il transistarTR3, un 2N3725, completo della 
sua aletta di raffreddamento, non dimenticando di 
rivolgere la sua tacca metallica verso RI6. 

Per realizzare la bobina L4/L5, dovrete utilizzare 
il supporto in plastica da 6 mm. completo di nucleo 
presente nei kit ed avvolgere su questo: 

L4 = 7 spire di filo smaltato da 0,4 millimetri; 

L5 c: 3 spire di filo smaltato da 0,4 millimetri poste 
verso il lato freddo di L4 (vedi fig. 6). 

I! iato freddo di L4 è ìi lato superiore dell'avvol- 
glmento che andrà a coliegarsi verso l’impedenza 
JAF3, 

All'interno della bobina cosi realizzata, dovrete 
poi applicare il nucleo ferromagnetico, inserendo¬ 
lo dall’alto. 

Se per errore avvolgerete la bobina L5 sul “iato 
caldo", cioè dove l’estremità dell’avvolgimento di 
L4 va a congiungersi con il collettore di TR3, non 
solo il circuito non funzionerà correttamente, ma 
incontrerete anche difficoltà nella taratura e in 
uscita di TR4 non riuscirete mai ad ottenere la 
potenza massima da noi indicata. 

Chi volesse realizzare questo trasmettitore per la 
gamma 27-28 MHz, oltre ovviamente a sostituire il 
quarzo con uno da 27 o 28 MHz, dovrà sostituire in 
questo stadio ti solo condensatore C16 da 100 pF 
con uno da 56 pFese tarando il nucleo della bobi¬ 
na L4/L5 questo dovesse rimanere troppo all’e¬ 
sterno rispetto al supporto, dovrà togliere una spi¬ 
ra daH’avvolgimento L4. 

Una volta montati tutti questi componenti, colle¬ 
gate la sonda di carico sui terminati TP2 (posti 
vicino alia R17) e, acceso il trasmettitore, dovrete 
cercare di ottenere, ruotando 11 nucleo della bobi¬ 
na L4/L5, queste precise tensioni: 

3,6 volt circa con un tester a lancetta; 

3,8 volt circa con un tester digitale. 



46 


Se il valore della tensione risulterà inferiore, po¬ 
trete tentare di ritoccare il nucleo della bobina 












ENTRATA 
IVI IDROFONO 


MASSA 


ALL’ANTENNA 


h'J.rn 


HRB:TE 


MASSA 


LX722 

nuova elettronica 


Fig. 11 Nei disegno qui sopra riportato vi indi¬ 
chiamo come dovrà essere effettuato il collega¬ 
mento del ricevitore e trasmettitore ai due relè di 
commutazione. Non dimenticate di collegare a 
massa le calze metalliche dei cavi coassiali da 
50-52 ohm. 


tìl 


Vi 

FD @ 

r. ^ 



“ HJ 

JX 

J ! 

• 


È'S 

* 




L2/L3, ricontrollando se, spegnendo e riaccen¬ 
dendo ii trasmettitore, l'oscillatore rimarrà “bloc¬ 
cato”, Se si verificherà ciò, ruotate leggermente ii 
nucleo di L2/L3 fino a farlo rioscillare. 

Le tensioni che dovrete leggere sui punti TP1 e 
TP2 sono queileche noi abbiamo rilevato sui nostri 
prototipi; ovviamente, in funzione de! guadagno di 
TR2-TR3-TR4, in qualche montaggio si potrà otte¬ 
nere qualche miilivolt in meno, in altri invece qual¬ 
che mitlivofì in più. Queste tolleranze sono co¬ 
munque trascurabili. 


Se prima, con il vostro frequenzimetro non ri¬ 
uscivate a leggere sui terminali TP1 l’esatta fre¬ 
quenza deil'oscilfatore, ora su TP2 questo incon¬ 
veniente non si verificherà più e quindi avrete la 
possibilità di regolare il nucleo della bobina LI fino 
a leggere esattamente sui display 21.400.000 Hz. 

Per terminare ii montaggio del trasmettitore, 
manca soio io stadio finale di potenza, pertanto, se 
non 1 "avrete già fatto, inserite l’impedenza JAF4, la 
resistenza Ri7 e tutti i condensatori e i compensa¬ 
tori relativi a tale stadio. 


47 















































































































































VKZO O 

w 


1.000 pF 


TESTER 


VH200 

# 



& RESISTENZE 
DA 270 ehm 


Flg. 12 Schema elettrico della 
SONDA di CARICO Indlspensabl- 
le per la taratura del trasmettitore. 
Nel kit sono Inclusi anche I com¬ 
ponenti di tale sonda (escluso te¬ 
ster) per un carico di 52 ohm. 


1 tre compensatori ceramici C19-C21-C17 risul¬ 
tano tutti di identico valore, percui potrete montar¬ 
li senza preoccuparvi delia loro capacità. 

Le due bobine L6 e L7, le dovrete invece neces¬ 
sariamente autocostruire, utilizzando SI filo nudo 
da 1 mm. presente nel kit. 

Le caratteristiche costruttive di tali bobine sono 
le seguenti: 

L6 = Su un supporto del diametro di 10 mm. (po¬ 
tete usare il perno di una punta da trapano da 10 
mm.), avvolgete 15 spire affiancate, che poi allun¬ 
gherete fino ad ottenere un solenoide lungo circa 
30 mm. In pratica, fe spire dovranno risultare spa¬ 
ziate una dall'altra di circa 1 millimetro; 

L7 — Sullo stesso supporto da 10 mm. avvolgete, 
sempre con lo stesso tifo nudo, 11 spire affiancate, 
che poi allungherete fino ad ottenere un solenoide 
lungo circa 20 millimetri. 

Inserite le due bobine nelle sedi presenti sui cir¬ 
cuito stampato, poi, per la sola L6, saldate uno 
spezzone di filo di rame sulla 6 ‘ spira iniziando a 
contare dai lato del compensatore CI 7, che prece¬ 
dentemente avrete inserito e saidato nel circuito 
stampato stesso. Questa “presa”, come risulta 
chiaramente indicato nello schema elettrico, servi¬ 
rà a coìtegare il collettore del transistor TR4 alla 
bobina L6. 

Poiché questo transistor per erogare 2 watt dis¬ 
siperà notevole calore, sul suo corpo dovrete inse¬ 
rire l'aletta più grande, montando la più piccola su 
TR3. 

È utile preci sare che tutti i condensatori ceramici 
utiiizzatì in questo kit sorto di AF, con tensioni di 
lavoro pari a 500 volt; pertanto, se non acquistate il 
kit, non sostituite questi ceramici corvalìri comuni 
di BF, perchè, così facendo, i! progetto non funzio¬ 
nerà. infatti, tutti i normali condensatori ceramici 
di BF, oltre ad avere una tensione di lavoro di 25-50 
volt, dispongono di un isolante non idoneo a sop¬ 
portare aite tensioni dì AF, quindi, in brevissimo 
tempo vanno in "cortocircuito". 

Terminato il montaggio (senza ancora inserire 


l'integrato IC1), potrete procedere alta taratura ti¬ 
naie dei vostro trasmettitore in FM, come ora vi 
indicheremo. 


TARATURA FINALE 

1 - Applicate ia sonda di carico che avete realiz¬ 
zato precedentemente, suiia presa “uscita anten¬ 
na”, predisponendo ii tester sulla portata 15 volt 
CC fondo scala; 

2 - Serrate a fondo i due compensatori Gl9 e 
C21, ruotandoli tutti in senso orario e C17 a metà 
capacità; 

3 - Accendete il vostro trasmettitore e cosi fa¬ 
cendo il tester potrà indicarvi una tensione di circa 
9-10 volt; 

4 - Ruotate per primo il compensatore CI7 in 
senso orario o antiorario, fino a trovare fa posizio¬ 
ne in cui sui tester leggerete la massima tensione; 

5 - Regolate ora il compensatore C21, in modo 
da incrementare ulteriormente la lettura sui tester, 
cioè da ottenere in uscita la massima tensione; 

$ - Ritoccate leggermente il compensatore C17 
per stabilire se con tale ritocca si riesce ad aumen¬ 
tare leggermente la tensione in uscita su! tester; 

7 - Tarate per ultimo il compensatore C19, in modo 
da aumentare al massimo la tensione in uscita; 

8 - Ritoccate nuovamente, in sequenza, C17- 
C21-C19, con ritocchi sempre più precisi, fino ad 
ottenere ia massima lettura; 

9- Ruotate il nuefeo della bobina L4/L5 e ritocca¬ 
te leggermentequeiia dei-nucleo L2/L3, per riasci- 
re ad ottenere qualche mìilivolt in più. 

in pratica, dovreste riusci re a leggere sul tester 
una tensione compresa tra i 13,8 e i 14,5 volt. 

Ricordatevi che maggiore sarà la tensione in 
uscita, maggiore risulterà ia potenza erogata dal 
vostro trasmettitore. 

Se disponete di un wattmetro AF, potrete diret¬ 
tamente col legarlo sull’uscita del trasmettitore e 
leggere su quest’ultimo ii valore delia potenza in 


48 







































watt. Comunque, anche con la sonda di carico da 
noi consigliata, potrete conoscere molto appros¬ 
simativamente, quale potenza viene erogata dal 
vostro trasmettitore, utilizzando questa semplice 
formula: 

Watt = (Volt x Volt) : (R -j- R) 

dove Volt è la tensione letta sul tester ed R è il 
valore ohmmico delia resistenza di carico. 

Pertanto, ammesso di leggere sul tester una ten¬ 
sione di 14 volt e di avere come R un valore di 52 
ohm, la potenza approssimata risulterà pari a: 

(14 x 14) : (52 + 52) = 1,88 watt 

cioè una potenza "inferiore"a quella da noi indica¬ 
ta. 

Questo si verifica perchè nei calcolo sì dovrebbe 
tenere conto della caduta di tensione del diodo 
raddrizzatore, che sf aggira sempre intorno ai 0,3 - 
0,4 volt, della caduta di tensione introdotta della 
resistenza interna del tester (se misurerete questa 
tensione con un voltmetro elettronico, essa risulte¬ 


rà maggiore), e delle variazioni ohmmiche deila 
resistenza di carico che, riscaldandosi, diminui¬ 
scono, passando in breve tempoda52ohma51,5- 
51,3 ohm ed anche meno. 

Quindi, ammettendo di avere una caduta totale 
di 0,7 volt e che il valore della resistenza di carico, 
riscaldandosi, sia di 51,3 ohm, otterrete: 

(14,7 x 14,7) : (51,3 + 51,3) = 2,1 watt 

Grazie a questo esempio potrete facilmente 
comprendere perchè , a "freddo”, il vostro trasmet¬ 
titore eroga ad esempio, una tensione di 14 volt, 
che dopo poco tempo scende leggermente su va¬ 
lori di 13,9-13,8 volt. 


MONTAGGIO ENTRO AL MOBILE 

Dopo aver tarato il trasmettitore per la sua mas¬ 
sima potenza d’uscita, potrete inserire nello zocco¬ 
lo l'integrato TL.081 rivolgendo il “puntino” di rife¬ 
rimento impresso sul suo corpo verso il condensa- 


ANTENNA 


TRASMETTITORE 



11 




MISURATORE DI 
ONDE STAZIONARIE 



y 


Fig. 13 Per irradiare nello spazio tutta l’energia AF erogata dal nostro trasmettitore è 
assolutamente necessario adattare l’impedenza deila nostra antenna a quella di uscita 
del trasmettitore e periate controllo occorre un misuratore di onde stazionarie posto in 
uscita sul trasmettitore. 


ONDA 

RIFLESSA 





Fig. 14 (Viesso il misuratore di onde stazionarie in posizione ONDA DIRETTA ruoterete 
il potenziometro di cui esso è dotato per portare la lancetta dello strumento a fine 
scala. A questo punto spostate il deviatore in ONDA RfFLESSA e controllate se la 
lancetta si porta verso l'inizio scala: se ia lancetta si ferma a 1/4 di scala dovrete 
sprimenlalmente accorciare o allungare l’antenna. 


49 





















































































tore C5 ( vedi fig. 5} e a questo punto potrete già 
pensare a come collocarlo, assieme af ricevitore, 
all’interno di un mobile metallico, 

A parte dovrete aver già montato sul circuito 
stampato LX.722 i due relè di commutazione come 
visibile in fig. 9, che dovranno trovare anch’essi 
posto all’Interno di tale mobile assieme all'altopar¬ 
lante del ricevitore. 

Nel retro di questo mobile dovrete fissare il con¬ 
nettore BNC o PL, entro al quale andrà collocato il 
suo maschio, collegato all’estremità del cavo co¬ 
assiale di discesa dell’antenna. 

Se desiderate che tutta l’alta frequenza del tra¬ 
smettitore giunga sull’antenna, dovrete evitare di 
perderla “per strada”, pertanto lo spezzone di cavo 
coassiale utilizzato per congiungere l’uscita del 
trasmettitore all’ingresso del circuito di commuta¬ 
zione, dovrà avere la stessa impedenza a cui avete 
tarato l’uscita e quindi se l’avete tarata sui 52 ohm 
userete uno spezzone di cavo coassiale da 52 ohm, 
se l’avete tarata sul 75 ohm utilizzerete uno spez¬ 
zone di cavo coassiale per TV. 

È ancora importante ricordare di collegare la 
calza metallica dello schermo al terminale MASSA 
dei due circuiti e sulla MASSA del bocchettone di 
uscita BNC l’estremità del cavo coassiale che parte 
dal commutatore d’antenna. 

Poiché questi bocchettoni BNC risultano sem¬ 


pre privi di una rondella su cui saldare tale calza, 
conviene fissare sotto al dado un anello provvisto 
di mezzo centimetro di prolunga realizzato con filo 
di rame nudo da 1 mm. (questo anello avrà la forma 
di un 9, il cui uncino sfrutterete per saldarci la 
calza). 

Per collegare l’ingresso antenna dei ricevitore 
all’uscita del commutatore d’antenna, non è ne¬ 
cessario servirsi di un cavetto coassiale, mentre è 
ASSOLUTAMENTE necessario utilizzare del ca¬ 
vetto schermato per collegare la presa microfono, 
posta sul pannello anteriore, aU’ingresso del tra¬ 
smettitore. 

Se non userete tutte queste precauzioni e vi di¬ 
menticherete di colfegare alla massa del mobile 
metallico le masse dei relativi circuiti stampati, 
sfruttando delle viti dì ferro o di ottone, potrete 
avere dei problemi in trasmissione. 

Ad esempio, se vi saranno dei ritorni di AF per la 
mancanza di una massa, questa potrebbe entrare 
sul cavetto schermato dell’Ingresso BF e in tal mo¬ 
do si saturerebbe lo stadio preamplfficatore. 

Lo stesso inconveniente si potrà verificare anche 
con un’antenna disadattata, cioè troppo corta o 
troppo lunga, pertanto in simili condizioni non ri¬ 
uscirete mai a trasmettere. 

Se volete aumenta re la portata ed anche fugare a 
massa eventuali residui di AF, potrete collegare a 


50 























































































TERRA tutto il mobile entro cui è racchiuso ii tra¬ 
smettitore. 

Non utilizzate come presa di TERRA la presa 
luce, ma collegatevi direttamente con un filo di 
rame al più vicino rubinetto dell’acqua ode! termo- 
sifone. 

Poiché tutto il circuito assorbe circa 300 - 350 
milliamper, compresa la corrente assorbita dai due 
relè, potrete alimentare il vostro ncetrasmettitore 
con qualsiasi alimentatore stabilizzato in grado di 
erogare un massimo di 1 amper. 

Anche se abbiamo progettato i! trasmettitore per 
funzionare con una tensionedì 12, potrete aumen¬ 
tarla (aumentando così la potenza) fino ad un mas¬ 
simo di 14 -15 volt, ma attenzione, se siete abituati 
a fare lunghe chiaccherate, ricordatevi che il tran¬ 
sistor finale si surriscalderà notevolmente, pertan¬ 
to se anche con 12 volt il vostro corrispondente vi 
capterà fortissimo, è inutile rischiare un “transistor 
finale". 

Detto questo ci rimane da trattare il solo tema 
dell’antenna. 


L’ANTENNA IR RADIANTE 

Avendo tarato l'uscita de! trasmettitore sull’im¬ 
pedenza caratteristica di 52 - 53 ohm è assoluta- 
mente necessarioche II cavetto coassiale, utilizza¬ 
to per trasferire il segnale AF presente in uscita 
all’antenna irradiante, disponga della stessa impe¬ 
denza, cioè 52 ohm. 

Se vorrete utilizzare per la discesa un cavo coas¬ 
siale TV da 75 ohm, perchè più facilmente reperibi¬ 
le, dovrete tarare nuovamente l’uscita de! trasmet¬ 
titore per la massima tensione, utilizzando una 
sonda di carico da 75 ohm, anziché da 52; pertanto, 
nello schema di fig. 12 dovrete sostituì re le cinque 
resistenze da 270 ohm con 9 resistenze da680 ohm 
1/2 di watt, ottenendo così 680 : 9 = 75,5 ohm. 

Stabilita l’impedenza di uscita del trasmettitore, 
per irradiare neflospazio ifsegnaledi AF vi occorre 
un’antenna e per realizzarla potrete scegliere una 
di queste due diverse soluzioni: 

1 “ = Prendere due spezzoni di filo di rame da 2 
mm., o ancor meglio della trecciola di rame lunga 
315 centimetri (3,15 metri) e con questa realizzare 
un semplice dipolo, come vedesi in fig, 14. Al cen¬ 
tro di questi due bracci applicherete un pezzetto di 
materiale isolante (plexìglass - plastica - isolanti 
ceramici, eco.), saldando da un lato la calza del 
cavo coassiale e dall’altro ii filo centrale del cavo. 

Le estremità di tale dipolo andranno isolate con 
degli isolanti, oppure con del robusto filo dì nailon. 

2 = Acquistare un'antenna ground-piane per la 

gamma dei 27 MHz e allungare con un tubo dì 
alluminio la lunghezza degli elementi, per portarla 
sui 21,4 MHz. \ì 

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►COflSI NOVITÀ 1 


Compila, ritaglia, e fedisci sofo per informazioni a: 

SCUOLA RADIOELETTRA- 10IQQ TORINO 

□ Si, 

Vì prego di farmi avere, grette e senza impegno, il materiate inforniatrio relativo al : 


Corso di:. 
Corso di.. 


COGNOME 
NOME 
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PROFESSIONE. 


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MOTIVO DELLA RICHIESTA: RE», LAVORO □ PER HOBBY Q 

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vranno essere serrati con fascette, in modo da as¬ 
sicurare un ottimo contatto elettrico. Stabilire di 
quanto dovrete aumentare questi elementi è molto 
semplice. 

Sapendo che 27,2 MHz corrispondono ad una 
lunghezza d’onda pari a: 

300 : 27,2 = 11 metri 

che 21,4 Mhz corrispondono ad una lunghezza 
d’onda pari a: 

300 : 21,4 z 14 metri 

se, ad esempio, la lunghezza del vostro stilo risulta 
pari a 2,5 metri, dovrete esegui re ia seguente ope¬ 
razione: 

2,5 :11 x 14 = 3,18 metri 
3,18 - 2 ,5 = 0,68 metri 

cioè dovrete aumentare la lunghezza dello stilo e 
dei quattro radianti di 68 centimetri. 

Una volta in possesso dell'antenna, per ottenere 
li massimo rendimento è necessario che questa 
disponga di una impedenza caratteristica pari a 
quella del cavo cossiaie utilizzato, cioè 52 o 75 
ohm, e per stabilirlo esiste solo un metodo, cioè 
COLLEGARE tra uscita trasmettitore e estremità 
del cavo coassiale un MISURATORE DI ONDE 
STAZSONARIE {vedi fig. 13). 

Accendendo il trasmettitore, dopo aver regolato 
la manopola del misuratore di onde stazionarie in 
modo che in ONDA DIRETTA la lancetta giunga al 
fondo scala, spostate tale deviatore in posizione 
ONDA Ri FLESSA e controllate se la lancetta devia 
verso lo ZERO. 

Searriva “quasi’’allozero, l’impedenzaèdi poco 
diversa da quella richiesta, se invece supera 1/4 di 


scala, l'impedenza deii’antenna è ben lontana dal 
valore richiesto e in tale condizione, con un ecces¬ 
so di onde stazionarie, irradierete solo una parte 
della potenza erogata da! trasmettitore. 

Per adattare l’impedenza dell’antenna a quella 
del cavo di discesaed ovviamente a quella di uscita 
del trasmettitore, dovrete ACCORCIARE o AL¬ 
LUNGARE sperimentalmente la lunghezza dei due 
bracci del dipolo (o la lunghezza dello stilo della 
Ground-Piane), fino a far scendere la lancetta del 
misuratore di onde stazionare, il più possibile 
prossima allo ZERO. 

Ricordatevi che ogniqualvolta allungherete o 
accorcerete l’antenna, dovrete sempre riportare il 
deviatore del misuratore di onde stazionare in po¬ 
sizione ONDA DIRETTA, regolare la sua manopola 
per il fondo scala e poi riportarlo in posizione ON¬ 
DA RIFLESSA. 


COSTO Di REALIZZAZIONE 

Richiedendo ìi kit LX.720 vi verranno inviati tutti i 
componenti visibili in fig. 5 compreso ovviamente il 
circuito stampato, io zoccolo per l’integrato, ledue 
alette di raffreddamento e i componenti della son¬ 
da di carico visibile in fig. 12, più 1 metro di cavo 
coassiale da 52 ohm al prezzo di... L,29.000 

A parte potrete richiederci il kit di commutazione 
LX.722 visibile In fig. 9 completo di circuito stam¬ 
pato, relè e pulsante a..L.9.000 

Il solo circuito stampato LX.720...L.3.500 

Il solo circuito stampato LX.722.L,1.000 

Nei prezzi sopraindicati non sono incluse le spe¬ 
se postali di spedizione a domicilio. 


a PESCARA 



dal 23 al 24 novembre 1985 
la XX edizione della 


MOSTRA MERCATO 
DEL RADIOAMATORE 


Sarà presente lo stand della rivista NUOVA ELETTRONICA 


52 


















Presentare al lettore un perfetto trasmettitore in 
FM in gamma 21.400 KHz e non pensare poi a 
completarlo con un efficiente ricevitore in FM, sa¬ 
rebbe come regalargli una bellissima scarpa destra 
e dimenticare di fornirgli quella sinistra... 

Infatti, un ricevitore In FM in gamma 21.400 Hz 
non è facilmente reperibile e quindi, desiderando 
realizzare un completo ricetrasmettitore, oltre ai 
trasmettitore dovevamo necessariamente proget¬ 
tare anche il relativo ricevitore. 

Il primo obiettivo che ci siamo posti è stato quel¬ 
lo di realizzare un ricevitore molto 'sensibile', ma 
nello stesso tempo li piu semplice possibile, cioè 
senza troppi stadi, nè troppe bobine da tarare, per¬ 
chè, sì sa, non tutti dispongono di strumentazione 
adeguata. 

Per raggiungere questo risultato, abbiamo dovu¬ 
to impiegare l'integrato SL.6601 della Plessey, 
perchèquesto da solo è già un completo ricevitore 
FM, infatti, all’inierno del suo “corpo”sono presen¬ 
ti uno stadio di preamplificazione AF, uno stadio 
oscillatore locale, uno di miscelazione, tutti gli sta- 


spostare la lancetta dall’inizio scala ed anche adot¬ 
tando un circuito amplificatore ad alto guadagno 
per ì'S-Meter non si otterrebbero validi risultati, 

A chi obietterà che nel ricevitore per satelliti me- 
tereologici l’S-Meter è stato invece inserito, po¬ 
tremo rispondere che, in tale ricevitore, f’SL.6601 
lavora su di un segnale notevolmente preamplificato. 

SCHEMA ELETTRICO 

Come vedasi in fig, 2, il segnale AF captato dal¬ 
l’antenna raggiungerà la bobina link LI, daqui.per 
induzione, passerà sull’avvolgimento L2 da dove 
sarà prelevato per essere inserito sul Gate 1 del 
mosfet 3N204, che nello schema elettrico è siglato 
MSFT1. 

Questo Mosfet ci permetterà di amplificare il se¬ 
gnale captato di ben 25 dB, cioè di raggiungere 
una sensibilità di circa 0,2 microvolt su 52 ohm, 
valeadiredi-121 dBm (per quanto riguarda questo 
valore in dBm, vi consigliamo di leggere l’articolo 
relativo riportato sul numero 101/102). 






Per captare il segnale trasmesso dai nostro trasmettitore in FM in 
gamma 21.400 KHz presentato su questo stesso numero, occorre un 
ricevitore in FM e poiché quest’ultimo non risulta facile da reperire, 
abbiamo pensato dì realizzarne uno con una sensibilità di 0,2 micro¬ 
volt (-121 dBm) e completo di squelch. 


di preamplificatori di MF e un discriminatore FM a 
FLL adatto per banda stretta. 

Questo integrato rientrando nella categoria dei 
componenti ad uso professionale, non a caso, lo 
avevamo già utiiizzato ne! ricevitore per satelliti 
metereologici LX.551, per ottenere quelle “doti" di 
selettività e di fedeltà indispensabili a tale progetto. 

Poiché il radioamatore è un tecnico sempre mol¬ 
to esigente, abbiamo pensato di aggiungere un 
preamplificatore AF a Mosfet, per aumentarne la 
sensibilità e ridurre la NF, e di inserire uno Squelch 
per “ammutolirlo" in assenza dì un segnale d'in¬ 
gresso. 

A quanti ce lo chiederanno, rispondiamo subito 
che non è possibile inserire in questo ricevitore un 
valido S—Meter, in quanto r deboli segnali che 
normalmente vengono ricevuti sulla banda dei 21,4 
MHz o dei 27 MHz in FM, non riuscirebbero a far 


Sul Gate 2 di tate Mosfet abbiamo ritenuto op¬ 
portuno inserire un controllo manuale di GUADA¬ 
GNO (vedi il potenziometro RI da 47.000 ohm), in 
modo da ridurre l'amplificazione in presenza di 
segnali molto forti (il guadagno si riduce cortocir¬ 
cuitando a massa li Gate 2). 

Il segnale preamplificato disponibile sul Drain 
dei Mosfet, verrà sintonizzato sulla gamma prefis¬ 
sata, agendo semplicemente sul nucleo della bo¬ 
bina L3/L4. 

Dal link (L4) preleveremo il segnale preamplifi¬ 
cato in AF per applicarlo sul piedino d’ingresso 18 
dell'Integrato SL.6601. 

Come già precisato, tale integrato contiene ai 
suo interno tutti gii stadi necessari per realizzare 
un completo ricevitore in FM. 

Osservando lo schema a blocchi riportato in fig. 1, 
potretesubito notareche ri segnale di AF applicato 


54 







Foto del ricevitore FM a banda stretta da abbinare al trasmettitore descritto a pag. 38. 
Sostituendo il quarzo è possibile adattare questo ricevitore si può adattare per la ricezione 
FM in gamma 27 - 28 -30 MHz. 



sui piedino 18, giunge sull’ingresso di uno stadio 
amplificatore AF, 

Sut piedini 1 e 2 troviamo inserito il quarzo di 
RICEZIONE per io stadio oscillatore locale, che 
dovrà risultare necessariamente inferiore di 455 
KHz rispetto a quello di TRASMISSIONE. 

Poiché nel trasmettitore abbiamo impiegato un 
quarzo da 21.400 KHz, per ricevere tale frequenza 
sui piedini 1-2 dovremo necessariamente inserire 
un quarzo da: 

21.400-455 - 20.945 KHz 

Da queste due frequenze {quella captata sui 
21.400 KHz e quella generata dall’oscillatore locale 
a 20.945 KHz), applicate all’ingresso dello stadio 
MISCELATORE, si otterrà un segnale di MF a 455 
KHz che, preamplificato, raggiungerà lo stadio ri¬ 
velatore FM a PLL, composto da un RIVELATORE 
DI FASE e dal VCO. 

il segnaledi SF così ottenuto verrà infine pream- 
piificato e applicato sui piedino di uscita 8. 

Gli ultimi due blocchi riportati in basso a destra 
nello schema di fig.1, indicati rispettivamente con 
le sigle RIVELATORE A QUADRATURA e TRIG¬ 
GER Dì SCHMITT {vedi piedini 6-7), costituiscono 


il circuito dello squelch, lacitisogliadt interventoè 
regolabile agendo sul cursore del potenziometro 
collegato al piedino 7 di SCI. 

Nello schema elettrico di fig. 2, per ottenere una 
funzione di squelch molto più efficace, abbiamo 
collegato sull’uscita BF {vedi piedino 8) ii diodo 
DS1, che utilizziamo semplicemente come “inter¬ 
ruttore elettronico”. 

In pratica, coilegando l'uscita del TRIGGER di 
SCHMITT (piedino 6), tramite le resistenze RII e 
R13, ai catodo del, diodo DS1 e l’anodo sull’uscita 
di BF (piedino 8), quando l’uscita de! trigger di 
schmitt risulterà positiva (livello logico 1), i! diodo 
D$1 essendo polarizzato inversamente, impedirà a 
qualunque segnaledi BF proveniente dal piedinoS 
di giungeresul potenziometro del volume R14 e da 
questo all'amplificatore audio IC2, quindi il ricevi¬ 
tore rimarrà muto. 

Quando invece l’uscita dei trigger si porterà a 
livello logico 0 (condizione questa che si verìfica 
quando in antenna viene captato un segnale AF in 
grado di superare il livello di soglia deilo squelch), 
il diodo DS1 non risultando più inversamente pola¬ 
rizzato, permetterà al segnaledi BFdì raggiungere 
ii potenziometro di volume RI4. 


55 

















EJ1TRATA 
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Fig. 1 Schema a 
blocchi dell’integrato 
SL.6601 da noi im¬ 
piegato per (a proget¬ 
tazione di questo ri¬ 
cevitore FM. 


La soglia di intervento di questo circuito, come 
già abbiamo accennato, è regolabile agendo sui 
potenziometro R7, più precisamente, ruotando ii 
cursore di tate potenziometro verso la resistenza 
R8, si abbasserà la tensione di polarizzazione sul 
piedino7 e, in tali condizioni, solo i segnali più forti 
riusciranno a sbloccare il trigger, mentre, ruotan¬ 
do i! cursore del potenziometro R7 verso ii positivo 
di alimentazione, aumenterà la tensione di polariz¬ 
zazione su tale piedino, consentendo cosi anche ai 
segnali più deboli di sbloccare il circuito di 
“squelch”. 

Proseguendo nella descrizione, diciamo che ii 
compensatore C15, applicato sui piedini 13-14, 
servirà in fase di taratura per agganciare il PLL, 
mentre la MF posta sul piedino 4, per tarare il VCO 
sulla frequenza dì 455 KHz. 

Dai potenziometro di volumeR14 il segnaledi BF 
giungerà sul piedino 3 dell’integrato IC2, un 
TBA.820 M, già completo internamente di uno sta¬ 
dio preamplificatore e di uno stadio tinaie di po¬ 
tenza, in grado di erogare circa 2 watt, con una 
tensione di alimentazione di soli 12 volt. 

Tutto il circuito assorbe a riposo una corrente di 
circa 22 miìliamper, per raggiungere poi, a volume 
massimo, 150 miìliamper. 


MODIFICA PER 27-28 MHz 

Prima di passare alla realizzazione pratica vi in¬ 
dichiamo quali modifiche è necessario apportare 
al circuito, se io vorrete adattare alla ricezione di 
segnali FM in gamma 27, oppure in gamma 28 
MHz. * ; 

1 * Sostituire il quarzo XTAL1 con uno che risulti 


esattamente di 455 KHz più basso della frequenza 
di trasmissione. Ad esempio, avendo inserito nello 
stadio trasmittente un quarzo da 27.125 KHz, nel 
ricevitore sarà necessario inserire un quarzo da; 

27.125-455 = 26.670 KHz 

2* Sostituito il quarzo, poiché la frequenza dì 
lavoro risulta più alta, le due bobine L2 e L3 non 
riusciranno più ad accordarsi sui 27 o 28 MHz per 
l’eccessiva capacità posta in parallelo. Pertanto, 
per riuscire a sintonizzarsi su tate frequenza, do¬ 
vrete semplicemente sostituire i due condensatori 
C3 e C4 come segue: 

C3 = toglierei! condensatore da 56 pF e sostituir¬ 
lo con uno da 39 pF. 

C4 = togliere il condensatore da 47 pF e sostituir¬ 
lo con uno da 33 pF. 

Con queste due sole esemplici modifiche riusci- 
retea portare lafrequenza di sintonia da2l a 27-28 
MHz, 

REALIZZAZIONE PRATICA 

Sul circuito stampato siglato LX.721 dovrete in¬ 
serire tutti i componenti come riportato nello 
schema pratico di fig. 4 e per fario vi consigiiamodi 
procedere come ora vi spiegheremo. 

Inserite come primi componenti i due zoccoli 
degli integrati e dopo averne saldato tutti i termina¬ 
li, comineerete ad applicare, secondo le posizioni 
visibili in figura, tutte le resistenze. 

A questo punto potrete inserire il diodo zener 
DZ1, posto in prossimità del condensatore elettro- 
litico C7, ed il diodoal germanio DG1, collocato tra 
le resistenze R12 e Ri3. 


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f! 9- *%£?*"* dei due in1e 9 rati utilizzati in tale ricevitore viste ctaJI’alto e del 
Mosfet 3N204 viste dal basso. Non dimenticatevi di infilare nei terminale D la minusco¬ 
la perlina in ferrite che troverete nel kit. 


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Cercate di non confondervi, cioè di non inserire 
il diodo al silicio dove andrebbe coilocato il diodo 
zener o viceversa, e ricordatevi di collocare la fa¬ 
scia che contorna un lato del corpo dei due diodi 
come chiaramente visibile nello schema pratico e 
come disegnato sullo stesso circuito stampato. 

Proseguendo nel montaggio, consigliamo di' in¬ 
serire tutti ì condensatori ceramici, di passare 
Quindi ai poliesteri ed infine agli elettrolitici, ricor¬ 
dando che ir terminale più lungo di quesfu Itimi è 

sempre il positivo. 

In prossimità dell integrato IC1 inserite anche il 
quarzo di ricezione e, vicino a questo, la bobina 
L5-L6 che in pratica è una Media Frequenza a 455 
KHz con nucleo GIALLO, con stampigliato sullo 
schermo la scritta AMI. 

Non dimenticatevi cheoltreasaldaresul circuito 

stampato i suoi cinque terminali, dovrete anche 

saldare le due linguelle di massa deilo schermo 
metallico. 

Passando sulla sinistra delio schema pratico, 
monterete il Mosfet 3N2Q4 e qui dobbiamo aprire 
una piccola parentesi per dire che se anche questi 
mosfet non sono delicati come molti anni fa, ri¬ 
mangono pur sempre dei mosfet. 

Pertanto, se userete un saldatore alimentato di¬ 
rettamente dalla tensione di rete a 220 volt, vi con¬ 
verrà, nell’istante in cui ne salderete i terminali al 
circuito stampato, “alzare” i piedi da terra, perchè 
se il sa! dato re-dovesse avere anche so lo un picco¬ 
lissima perdita, essendo il vostro corpo collegato a 
terra, questa piccola corrente che voi non potreste 
avvertire, risulterebbe invece “dannosa" per il mo¬ 
sfet. Utilizzando tali saldatori conviene sempre 
scoi legare la presa dalla spina di corrente, durante 

i pochi secondi necessari per saldare j quattro ter¬ 
minali. 


Come vedesi in fig. 4, ia tacca di riferimento di 
questo mosfet andrà rivolta verso sinistra e, prima 
di inserire i suoi terminali nei quattro fori presenti 
nel circuito stampato, dovrete ricordare di applica¬ 
re sul primo terminale Drain la minuscola e quasi 
invisibile PERLINA in FERRITE. 

Se non doterete questo terminale di tale perlina, 
il mosfet facilmente autoscillerà, impedendo cosi il 
regolare funzionamento del ricevitore. 

Dopo aver saldato il mosfet, potrete inserire if 
piccolo compensatore ceramico CI5 ed infine le 
due bobine L1/L2 e L3/L4, 

Queste due bobine risultano perfettamente simi¬ 
lari, quindi potrete tranquillamente utilizzarle co¬ 
me L1/L2 o L3/L4 o viceversa. 

Del resto non potreste confonderle con la L5/L6, 
perchè di dimensioni leggermente maggiori e 
nemmeno avrete dei problemi neli'inserirle nel cir- 
cufto stampato, perchè essendo dotate da un lato 
di 3 term i nali e dal lato opposto di 2, si inseriranno 
solo nel giusto verso. 

Poiché queste due bobine, come la L5/L6, dispon¬ 
gono di uno schermo metallico, non dovrete di¬ 
menticare di saldare sulla pista di massa le due 
linguette presenti in basso sullo schermo. 

Completato il montaggio di tutti i componenti 
sul circuito stampato, potrete passare ai pochi 

componenti esterni, cioè i tre potenziometri e l’al¬ 
toparlante. 

Per quanto riguarda il potenziometro RI del 
GUADAGNO, vi consigliamo di utilizzare per il col- 
legamento del terminale collocato in prossimità 
del compensatore C15 un sottile cavetto scherma¬ 
to, utilizzando la calza metallica perii collegamen¬ 
to che va dal terminale posto vicino a C2 ai due 
terminali di sinistra di tale potenziometro. 

Anche pet if collegamento de! potenziometro 


53 






































































RI4 del VOLUME dovrete utilizzare per i due fili 
posti sulla sinistra, due sottili cavetti schermati, 
collegando la massa sul terzo terminale di destra. 

È infine consigliabile, per evitare dei ronzio di 
aiternata, collegare tutte le carcasse metaflichedei 
potenziometri a massa. Questa operazione non ri¬ 
sulterà necessaria se fisserete questi ultimi diret¬ 
tamente sul pannello frontale metallico e se non vi 
dimenticherete di collegare ii NEGATIVO di ali¬ 
mentazione alla massa di tale mobile. 

Terminato tutto il montaggio, potrete inserire 
negli zoccoli i due integrati, rivolgendo la tacca di 
riferimento di IC1 verso il gruppo dei condensatori 
C10-C12-C11 e quella di IC2 verso l'elettrolitico 
024. 

Questa tacca di riferimento che dovrebbe avere 
la forma di una piccola asola posta al centro del 
corpo, come da noi disegnato, in alcuni casi risulta 
appena accennata, in altri (lo vedrete su 301} viene 
sostituita da un minuscolo “puntino" posto in 


prossimità del piedino 1; pertanto, prima di fornire 
tensione al circuito controllate attentamente se 
avete inserito i due integrati nel giusto verso. 

TARATURA DEL RICEVITORE 

Anche se il ricevitore è perfettamente funzionan¬ 
te, diventerà operativo solo dopo aver tarato tutti i 
nuclei delle bobine e dei compensatore C15 e poi¬ 
ché nessuno disporrà di un generatore FM che 
copra la gamma da 20 a 30 MHz, utilizzeremo come 
generatore AF il trasmettitore LX.720 che logica¬ 
mente dovrete aver già montato. 

Considerata la sensibilità di cui dispone questo 
ricevitore, non potrete applicargli in prossimità 
una potenza di 2 watt, pertanto nei trasmettitore 
(vedi fig 5 a pag. 42) dovrete necessariamente to¬ 
gliere il PONTICELLO collocato nelle vicinanze 
delia bobina L2/L3, in modo da avere in funzione ii 
solo STADIO OSCILLATORE. 



Fig. 4 Schema pratico di montaggio df tale stadio ricevente. Come spiegato nefi’artico- 
lo è consigliabile utilizzare per il collegamento tra circuito stampato e potenziometro 
del cavetto schermato di BF, non dimenticando di collegare a massa la calza esterna 
dello schermo. 


59 






































































































































in questo modo, sarà sufficiente applicare sul¬ 
l'ingresso del ricevitore un corto spezzone di filo di 
rame da utilizzare come antenna e, se tarando ìe 
bobine vi accorgerete che i! segnale captato è an¬ 
cora eccedente, potrete accorciare tale antenna o 
portare ii trasmettitore ad una distanza maggiore. 

Per ottenere una perfetta taratura dovrete pro¬ 
cedere come segue; 

1 ~ Ruotare sul ricevitore ii potenziometro R7 dello 
SQUELCH per la sua MINIMA resistenza. Potrete 
cortocircuitare con due coccodrilli ed un pezzo di 
filo t due terminali estremi del potenziometro; se 
non esegui rete questa operazione non riuscirete a 
tarare ii ricevitore; 

2 Applicare sull'ENTRATA BF de! trasmettitore 
un segnale a circa 1.000 Hz prelevato da un qual¬ 
siasi generatore dì BF, in modo da modulare in FM 
l'oscillatore. L’ampiezza del segnale di BF dovrà 
risultare molto bassa per poter meglio tarare li 
VCO del ricevitore; 

3 Se disponete di un frequenzimetro digitale, 
potrete collegarlo sul terminale TP1 (coiìegando 
ovviamente a massa la calza del cavetto del fre¬ 
quenzimetro) e tarare il compensatore C15 fino a 
leggere esattamente 455 KHz; 

4 Chi non possiede tale strumento, dovrà accen¬ 
dere il trasmettitore e ruotare ii compensatoreC15 
del ricevitore, fino a udire in altoparlante un segna¬ 
le di BF "pulito”. Infatti, ruotando questo compen¬ 
satore vi accorgerete che solo in una precisa posi¬ 
zione si sente la nota di BF perfettamente nitida, 
nelle altre, il segnale sarà accompagnato da un 
fastidioso rumore di fondo; 

5 Se possedete oltre al frequenzimetro anche un 
oscilloscopio, coliegateio sui due terminali TP2, 
poi regolate il nucleo della bobina L5/L6 cercando 
la posizione in cui sullo schermo il segnale rag¬ 
giunge la massima ampiezza. Se la sensibilità del 
vostro oscilloscopio non vi permetterà di visualiz¬ 
zare sullo schermo un segnale che copra almeno 
uno o due quadretti in verticale, avvicinate l’anten¬ 
na del ricevitore all’oscillatore del trasmettitore in 
modo da captare un segnale più forte; 

6 Se non possedete un oscilloscopio potrete 
ugualmente tarare il nucleo della bobina L5/L6, ad 
orecchio. Cioè dovrete ruotare questo nucleo fino 
a trovare la posizione in cui il segnale di BF uscirà 
dall'altoparlante limpido e senza rumori di sotto¬ 
fondo. Per una più precisa taratura potrete allon¬ 
tanare il trasmettitore da! ricevitore, In modo da 
attenuare l’ampiezza del segnale captato; 

7 Se possedete un oscilloscopio, sempre lascian¬ 
dolo collegato sui terminati TP2, dovrete ruotare i 
nuclei della bobina L3/4 e della bobina L1/L2, fino 
a trovare ia posizione in cui il segnale a 455 Hz, 
visibile sullo schermo deìf’oscilloscoplo, raggiun¬ 
gerà la sua massima ampiezza; 


8 " Non possedendo tale strumento dovrete allon¬ 
tanarvi con il vostro trasmettitore quanto basta per 
ricevere un segnale molto affievolito, a questo pun¬ 
to inizierete a ruotare il nucleo della bobina L3/L4 e 
quello della L1/L2 per aumentare la sensibilità del 
ricevitore; 

9" Se volete avere la certezza che Staratura davoì 
eseguita senza alcuna strumentazione risulti per¬ 
fetta, potrete allontanarvi di più con il trasmettito¬ 
re, eventualmente aumentando l'ampiezza del se¬ 
gnale 8F di modulazione. Ritoccando CI5 - L5/L6 
-L3/L4 - L2/L1, dovrete riuscire ad ottenere una 
nota di BF senza alcun fruscio o rumore. 

Il ricevitore sarà tarato perfettamente quando la 
nota di BF risulterà perfettamente limpida. 

Con una taratura perfetta raggiungerete una 
sensibilità di circa 0,2 microvolt, per cui se un do¬ 
mani un OM vi capta in modo perfetto e voi non 
riuscite a riceverlo nelle stesse condizioni, sfrut¬ 
tando il segnale captato, dovrete ritoccare quei 
pochi componenti indicati nei paragrafo 9- 

A titolo informativo, tutte le indicazione soprari¬ 
portate relative alla taratura ad "orecchio”, sono le 
stesse che noi abbiamo seguito per controllare, in 
pratica, quali difficoltà avrebbe incontrato un hob¬ 
bista sprovvisto di frequenzimetro ed oscillosco¬ 
pio, e ai termine, confrontando la sensibilità con 
quella di altri prototipi tarati strumentalmente non 
abbiamo rivelato alcuna differenza. 

Questo nostro modo di procedere conferma an¬ 
cora una volta che qualsiasi progetto da noi pub¬ 
blicato viene realmente provato e riprovato, per 
dare a tutti i lettori ia matematica certezza che se 
non faranno errori nel montaggio, se eseguiranno 
saldature perfette (e non fredde come spesso ri¬ 
scontriamo nelle riparazioni che ci inviate), questo 
funzionerà subito,come ha funzionato a noi. 

Terminata la taratura potrete collocare il ricevi¬ 
tore all'interno del mobile in cui avrete già inserito 
il vostro trasmettitore e, a montaggio ultimato, 
avrete a disposizione un valido ricetrasmettìtore in 
FM sui 21 - 27 o 28 MHz da utilizzare per i vostri 
QSO. 

COSTO DI REALIZZAZIONE 

Richiedendo il kit LX.721 vi verrannofornitì tutti i 
componenti visibili in flg. 4 compreso circuito 
stampato, due zoccoli per gli integrati, altoparlan¬ 
te, potenziometri, manopole e quarzo da 20.945 
KHz a...L. 50.000 

A chi desidera il soio circuito stampato LX.721 
possiamo inviarloa.. l. 2.100 

NOTA = Non chiedeteci mai kit esclusi resisten¬ 
ze e condensatori, paghereste sempre una cifra 
maggiore, perchè nel kit motti componenti non 
vengono conteggiati. 


60 









“Si pulsante è pigiato 4 ’, così direbbe oggi Giulio Cesare prima di 
attraversare il Rubicone, perchè uno dei tanti legionari, lettore di 
Nuova Elettronica, io avrebbe già rifornito di questo moderno, doppio 
dado elettronico. 


li gioco dei dadi è ancor oggi molto diffuso ed 
infatti i due piccoli cubi con il relativo bussolotto si 
possono facilmente vedere su! bancone di molti 
bar, quasi ad invitare (dienti a giocarsi !a "bevuta”. 

Abbiamo perciò pensato che rendendolo elet¬ 
tronico avremmo fatto cosa gradita a quei lettori 
che intendono costruirlo per intrattenere gli amici 
con piccole "scommesse casalinghe”, oppure per 
fare un originale regalo al proprio figlio o nipote, 
affinchè questi decanti ai quattro venti le vostre 
“capacità” in campo elettronico. 

Una volta realizzato questo progetto, constate¬ 
rete che con due dadi il gioco risulta assai più 
interessante che con uno solo ecerto non ci mera¬ 
viglieremo se temporeggerete a lungo prima di 
passarlo ad altri, perchè è un passatempo ed anche 
un piacevole divertimento pigiare il pulsante ed 
attendere con ansia il punteggio totale. 

SCHEMA ELETTRICO 

Come vedesi in fig. 3 per questa realizzazione 
occorrono sola 3 integrati, 6 transistor NPN, 2 


transistor PNP e, logicamente, 14 diodi ied per 
simulare il punteggio dei due dadi. 

Il primo integrato utilizzato è un C/Mos 4001, 
contenente aH'interno4 Nora due ingressi; IC1/A e 
1C1/B verranno utilizzati per realizzare un oscilla¬ 
tore ad onda quadra sulla frequenza di ci rea 20 Hz, 
mentre IC1/C e ICS/D per realizzare un identico 
oscillatore, funzionante però ad una frequenza di 
16 Hz. 

Entrambi gli oscillatori inizieranno ad oscillare 
appena si pigerà il pulsante PI e continueranno a 
farlo anche dopo che questo verrà lasciato per 
circa 2 secondi. 

Questo tempo è fissato dal valore delia resisten¬ 
za R2 da 100.000 ohm e dalla capacità del conden¬ 
satore elettrolitico CI da 10 microfarad, pertanto, 
se desiderate aumentare la durata di tale “suspen- 
ce”, non dovrete far altro che aumentare la capaci¬ 
tà dei condensatore elettrolitico, o il valore ohm- 
mico delia resistenza. 

Avendo realizzato due oscillatori con diversa 
frequenza di lavoro, avremo la matematica certez¬ 
za di ottenere per entrambi i “dadi” risultati sempre 


61 







CD4DQ1 



■r5 C 
4- I Li 

-d c 

4-2 il 

-6 Z 
~7 L 
l 


i 1 

l 16 ] 

* 

15 

3 

14 

4 

13 

5 

12 

6 

11 

1 

IO 

fi 

9 


B 


J ] *4 
P Tg 


CD4017 


a 


BC32B-BC238 




K 


Fig. 1 Connessioni degli integrati viste dall'alto e dei transistor viste dal basso. Per i diodi 
led ricordatevi sempre che ii terminale più corto è il CATODO e ii più lungo l'ANODO. 



imprevedibili e casuali, tanto che nessuno riuscirà 
mai a stabilire, in base al numero uscito col primo 
dado, quale sarà il punteggio del secondo, o quali 
saranno quelli dei prossimi tiri e questo anche per¬ 
chè i due oscillatori non si bloccheranno subito 
dopo aver lasciato il pulsante PI, ma solo quando il 
condensatore efettrolitico CI si sarà totalmente 
caricato. Le due frequenze generate, come vedesi 
nello schema elettrico, raggiungeranno! piedini 13 
dei due integrati CD.4017 (vedi IC2 e 1C3), cioè un 
divisore tipo Jhonson x 10 con decodifica decima¬ 
le già inserita, che noi predisponiamo in modo che 
divida x 6, ponticellando i piedini 15 e 5. 

Sulle uscite di questi due integrati abbiamo infi¬ 
ne collegato una matrice a diodi (vedi i diodi colle¬ 
gati sui piedini 3-4-10-7-1), in modo da pilotare i 
quattro transistor che accenderanno I diodi led, 
come in effetti sono disposti su ogni faccia del 
dado, cioè per il numero 2 si dovranno accendere 


due diodi led posti in diagonale e mai due in verti¬ 
cale o in orizzontale, per il numero 5 si dovranno 
accendere i quattro diodi led posti ai lati più ii 
diodo centrale, eco. (vedi fig. 4). 

Come potrete notare, su! piedino dì uscita 3 dei 
due CD.4017 viene collegato un transistor PNP 
tipo BC.328, mentre sulle altre uscite tre transistor 
NPN tipo BC.238. 

Precisiamo infineche i transistor TR2 eTR6 pilo¬ 
tano un solo diodo led, cioè il centraledei duedadi, 
mentre gli altri transistor due diodi led predisposti 
in modo che all’accensione si ottenga sempre la 
sequenza riportata nella fig. 4 

Per l’alimentazione, prevedendochetale proget¬ 
to andrà in mano anche a del bambini, abbiamo 
preferito inserire una normale pila quadra da 4,5 
volt. 

Tenete presente che quando si accenderanno 
per entrambi idadi 6 diodi led, il circuito assorbirà 



DOPPIO DADO ELETTRONICO 
-LX72B- 


START 


NUOTO ELETTRONICA 



Fig. 2 Come si pre¬ 
senta il pannello 
frontale di questo 
doppio dado elettro¬ 
nico. 


62 




























































Fìg. 3 Schema elettrico def circuito. 



f 


ELENCO COMPONENTI LX.726 

RI ~ 1.000 ohm 1/4 watt 
R2 - 100.000 ohm 1/4 watt 
R3 = 100.000 ohm 1/4 watt 
R4 = 100.000 ohm 1/4 watt 
R5 = 22.000 ohm 1/4 watt 
R6 “ 27.000 ohm 1/4 watt 
R7 ~ 22.000 ohm 1/4 watt 
R8 = 22.000 ohm 1/4 watt 
R9 = 10.000 ohm 1/4 watt 
RIO - 10.000 ohm 1/4 watt 
RII “ 10.000 ohm 1/4 watt 
R12 - 10.000 ohm 1/4 watt 
R13 - 10.000 ohm 1/4 watt 
R14 - 68 ohm 1/4 watt 
RI 5 z 150 ohm 1/4 watt 
R16 = 68 ohm 1/4 watt 


R17 — 68 ohm 1/4 watt 
RI 8 = 22.000 ohm 1/4 watt 
R19 = 22.000 ohm 1/4 watt 
R20 = 10.000 ohm 1/4 watt 
R21 10.000 ohm 1/4 watt 

R22 = 10.000 ohm 1/4 watt 
R23 = 10.000 ohm 1/4 watt 
R24 = 10.000 ohm 1/4 watt 
R25 = 68 ohm 1/4 watt 
R26 _ 150 ohm 1/4 watt 
R27 * 68 ohm 1/4 watt 
R28 = 68 ohm 1/4 watt 
CI = 10 mF elettr. 16 volt 
C2 = 47 mi- elettr. 16 volt 
C3 - 100.000 pF poliestere 
C4 r 1 mF poliestere 
C5 = 1 mF poliestere 


C6 r 100.000 pF poliestere 
C7 _ 100.000 pF poliestere 
OSI = BAY. 71 o 1N4148 
DL1-DL14 = diodo led 
TRI = PNP tipo BC.328 
TR2 = NPN tipo BC.238 
TR3 = NPN tipo BC.238 
TR4 r NPN tipo BC.238 
TR5 = PNP tipo BC.328 
TR6 = NPN tipo BC.238 
TR7 = NPN tipo BC.238 
TR8 = NPN tipo BC.238 
IC1 r CD.4001 
EC2 = CD.4017 
ÌC3 r CD.4017 
PI = pulsante 
SI r interruttore 


\ f 


63 




































































































































■ 





- 



'- -- ''j 


r j 

# 


f -----N 

• 


r~ 

• 

• 


m m 


r 

• 

• 



' • 




m 





m 


• 

• 





• 


• 

_J 


• 

v_ 

• 

■j 


• • 


• 

• 

j 


Fig. 3 E diodi al silicio collegati sulle uscite dei due integrati IC2 e IC3 vi permetteranno di 
accendere i sette diodi ied come risultano disposti sulle facciate di un normale dado qui 
sopra riprodotto. 




Perla realizzazione di questo doppio dado elettronico vi occorrerà un circuito stampato 
a doppia faccia con fori metallizzati, perchè da un lato (visibile qui sopra nella foto) 
dovrete collocare tutti i componenti visibili in alto in fig. 5, mentre dai lato opposto 
troveranno posto ■ 14 diodi led necessari per riprodurre la figura dei due dadi. 


circa 60 milliamper, pertanto se volete che la piìa 
abbia una elevata autonomia, non lasciate acceso 
per molti minuti questo punteggio massimo. 

REALIZZAZIONE PRATICA 

Per poter più facilmente applicare da un lato tutti 
i componenti e dal lato opposto i diodi led, perchè 
dovranno fuoriuscì re dal pannellofrontale dei mo¬ 
bile sul quale sono disegnati i due dadi, vi occorre il 
circuito stampato con fori metallizzati da noi sigla¬ 
to LX.726, 


Inizierete il montaggio applicando sul circuito 
stampato i tre zoccoli degli integrati e, dopo averli 
saldati, potrete inserire tutte le resistenze richieste 
e i diodi al silìcio, controllando attentamente che il 
catodo, sempre contrassegnato da una fascia co¬ 
lorata che ne contorna il corpo, sia rivolto come 
vedesi nello schema pratico di fig. 5. 

Dopo aver inserito e saldato questi componenti, 
potrete inserire tutti i condensatori compresi gli 
elettrolitici, e quindi passare ai transistor. 

Qui dovrete fare attenzione perchè avendo due 
transistor PNP tipo BC.328 e sei transistor NPN 


64 


































































RT3 g=SE£=^ 

Ri2s=grr|g^> 



DS5_ 

g= f.t-^ ^=sg 

DSG_ 

e=0=s 
osi __ 

OS2 

s= {.L=fè =^a 

DS4 _ 

<MI3N=3 

D$3_ 

<2=QS=9 


Rl6g— 

R17 t^=i gY((B =^ 

RIO 

TR 2 






■+■ 

4,5V 




R4 


RG 


O 


OLE 


f''0\ 

Lo J 

DL12 


' Ov 

LQv 

OLII 


f O \ 

Lo J 

um 


osti __ 

0S12 __ 

0«=Q>=) <3= MTT6 =3R23 

g=ej^SH c Mg f ^e ^Rzp 

ngg _ 

c=ge=^ G=^SK®=«ai8 
e^crTa^ 10 e=*f77®==3Ris 


* o , 

^qJ 

DL3 


{ O ' 
^Qj 

DE.T0 


TR8 


TR5 


0= >PJTe =SR27 

^irfrTe=8R2B 

■=77775 


t n 
\_Q_ 

DL13 


r* 


e=«T3=$B2E 


0RZ5 


Fìg. 5 Schema pratico di montaggio visto dai lato dei 
componenti (disegno in atto) e dai iato dei diodi ied 
(disegno in basso). 






65 













































































p! VERONA 

Ì985 


elettro 

expo 

30 novembre/1 dicembre 
orario: 8.30-12.30/14.30-19.00 

MOSTRA MERCATO 

ELETTRONICA 

RADIANTISMO 

STRUMENTAZIONE 

COMPONENTISTICA 


IIRGR 


ago 


20-30 novembre/1 dicembre 
orario continuato: 8.30-19.00 

MOSTRA 

APPARECCHIATURE 

GESTIONE 

AZIENDALE 

MACCHINE E 
SISTEMI PER 
ELABORAZIONE 
DATI 


Informazioni: dott. Gianfranco Bajetta 
I3GGG - telefono (045) 591928 


tipo BC.238, sarà facile confondere 328 con 238, 
quindi, prima di inserire e saldare TRI eTR5, con¬ 
trodate che questi siano i PNP e non gii NPN. 

Completata anche questa operazione voltate il 
circuito stampato, e su tale iato inserite i 14 diodi 
led. 

Anche in questo caso dovrete fare attenzione 
alla polarità, quindi sapendo che il piedino leg- 
germente piu lungo (vedi fig. 1) è ì'anodo, control¬ 
late su! disegno serigrafico riportato sul circuito 
stampato che il terminale più lungo sia sicuramen¬ 
te rivolto verso il segno anodo del diodo. 

Per non avere in seguito dei diodi ied più alti 
rispetto agii altri, dopo aver saldato il diodo led 
centrale, ponete t rimanenti 6 alia stessa altezza. 

Terminato il montaggio, saldate r fili che dovran¬ 
no congiungersi al pulsante di START ali’interru- 
tore SI e alfa pila di alimentazione, cercando di 
utilizzare un filo ROSSO per quello da applicare ai 
terminale positivo della pila ed unoNERO perquei- 
lo negativo, infine inserite ì tre integrati, control¬ 
lando che la tacca di riferimento presente su un 
scio lato del corpo, risulti rivolta come chiaramen¬ 
te visibile nello schema pratico, 

Se non avrete messo in cortocircuito alcuna pi¬ 
sta, se avrete inserito tutti i diodi secondo l’esatta 
polarità e i transistor con la parte piana come da 
noi indicato, collegando la pila e pigiando il pul¬ 
sante Pi il circuito vi dovrà immediatamente fun¬ 
zionare. 

A questo punto, potrete inserire tutto i! montag¬ 
gio entro ii mobile di plastica completo di masche¬ 
rina in alluminio già forata e serigrafata e dopo aver 
riunito tutti i vostri amici, potrete dare inizio ai 
gioco. 



COSTO DI REALIZZAZIONE 


Richiedendo il kit LX.726 vi verrà fornito tutto ii 
materiale visibile nei due schemi pratici di fig. 5. 
Nel prezzo dei kit è sempre incluso il circuito stam¬ 
pato e gii zoccoli per gii integrati. L. 28.000 


Chi desidera ricevereanche il mobiletto comple¬ 
to di mascherina forata e serigrafata visibile in fig . 2 
dovrà aggiungere........L. 6.000 

il solo circuito stampato LX.726.L. 8.000 


Nei prezzi sopraindicati non sono inclusele spe¬ 
se postali di spedizione a domicilio. 
























La maggior parte degii hobbisti dispone di oscil¬ 
loscopi di media prestazione, in grado di raggiun¬ 
gere una sensibilità massima verticale di circa 10 
millivoit per quadretto, cioè una sensibilità ecces¬ 
siva per visualizzare un segnale prelevato in uscita 
da un preampfificatore, ma decisamente insuffi¬ 
ciente per osservare il segnale in uscita da una 
testina di un registratore, o da altri generatori che 
non riescono a raggiungere ampiezze superiori ai 
lOmiliivoit 

Anchese 10 millivoit ci permetteranno di coprire 
sul lo schermo de ll'oscil! osco pio 1 quadretto in ver¬ 
ticale, e 5 millivoit mezzo quadretto, tutt’aitra cosa 
sarebbe riuscire ad osservare un segnale con 


Detto questo possiamo ora passare alla fig.1, 
dove è riportato lo schema elettrico di questo no¬ 
stro preampfificatore. 

L’integrato che sfruttiamo per questa funzione è 
un normale TL.071, utilizzato come un classico 
amplificatore a basso rumore con ingresso NON 
invertente. 

Considerata fa semplicità dei circuito, ci limitia¬ 
mo a dire che il deviatore SI serve per predisporre 
il preamplificatore in CC (interruttore che corto¬ 
circuita Ci), oppure in AC. 

il trimmerR6, che troviamo applicato sui piedini 
1-5 di questo integrato, ci serve per regolare l'off¬ 
set, cioè per far sì che in uscita, in assenza di 


Tulli i Costruttori di oscilloscopi prevedono sonde d’ingresso che 
attenuano il segnale xl 0 o xlOQ e nessuno ha mai pensato alla condi¬ 
zione opposta, cioè a quella di dover preamplificare segnali così 
deboli, da non riuscire a visualizzarli, nèatriggerarli. Il progetto che vi 
presentiamo vi permetterà di aumentare l’ampiezza verticale di qual¬ 
siasi segnale di BF di ben 10 volte. 



un'ampiezza di 10 o 5 quadretti, pertanto se il vo¬ 
stro oscilloscopio difetta di sensibilità, questo 
progetto vi permetterà di ampliarla di ben 10 volte. 

Precisiamo subito che questo è un accessorio 
esterno, pertanto il vostro oscilloscopio non verrà 
manomesso in alcun modo. 

SCHEMA ELETTRICO 

I 

Prima di passare alla descrizione dello schema 
elettrico, precisiamo che questo accessorio serve 
esclusivamente per la Bassa Frequenza, anzi per 
essere più precisi, il guadagno in CC (contìnua) 
risulta costante di 10 volte, da una frequenza mi¬ 
nima di 0 Hz fino a 100.000 Hz; superando questo 
limite, e fino a circa 200.000 Hz, il guadagno risul¬ 
terà di sole 7 volte. 

Passando daCC ad AC (agendosuii’interruttore 
SI} il guadagno risulterà costantedi 10 volte da un 
minimo di 20 Hz fino a 100.000 Hz, scendendo a 
circa 15 -16 Hz il guadagno non risulterà più di 10 
volte, ma soltanto di 7 volte e così dicasi se si 
superano i 100.000 Hz. 

Aggiungiamo anche che l’impedenza d'ingresso 
di questo preamplificatore è di 1 megaohm, mentre 
quella in uscitaè molto bassa (circa 100 ohm), così 
da potersi meglio adattare a qualsiasi ingresso di 
oscilloscopio. 


segnale sul l’ingresso, si abbia una tensione pari a 0 
volt rispetto alla massa e non leggermente più po¬ 
sitiva o negativa. 

Per ottenere un guadagno costante di 10 volte, 
abbiamo dovuto utilizzare per R5 una resistenza a 
strato metallico ad afta stabilità termica da 90.900 
ohm e così dicasi per R4, ii cui valore risulta invece 

di soli 10.100 ohm. 

Per prelevare in uscita un segnale CC che ri- 
specchi perfettamente le caratteristiche di quello 
applicato sull’ingresso (cioè la traccia sullo 
schermo dell'oscilloscopio dovrà scendere sotto 
alla linea degli 0 volt assunta come riferimento, se 
la tensione risulta NEGATIVA e salire sopra a tale 
linea se ia tensione risulta POSITIVA), è assoluta- 
mente necessario alimentare il preamplificatore 
con una tensione duale, condizione questa che 
otteniamo utilizzando DUE pìleda 9 volt e poiché il 
consumo è veramente irrisorio non superando I 2 
milliamper, passeranno molti mesi prima che le 
pile si esauriscano. 

REALIZZAZIONE PRATICA 

Le dimensioni del circuito stampato LX.730 ri¬ 
chiesto per questo progetto sono veramente ridot¬ 
te (5,5 x 3,5 cm.) e ciò vi consentirà di collocarlo 















| ELENCO COMPONENTI LX.730 
Ri - 1 megaohm 1/4 watt 


facilmente all'Interno di una piccola scatola metal¬ 
lica, necessaria per poterlo totalmente schermare. 

In fig* 3 è visibile lo schema pratico di montag¬ 
gio* utile perdeterminarela posizione in cui dovre¬ 
te collocare i diversi componenti. 

Potrete iniziare il montaggio inserendo dappri¬ 
ma io zoccolo per l'integrato* poi il trimmer di pre¬ 
cisione multigiri ed infine tutte fe resistenze. 

Per fe due resistenze dì precisione, se non avete 
a disposizione le nostre tabelledei Codici Colori, vi 
ricordiamo che fe fasce di colore riportate sui cor¬ 
po sono così predisposte: 

90.900 ohm - Bianco, Nero, Branco, Rosso* Verde 
10.100 ohm - Marrone, Nero, Marrone, Rosso, Verde 

Montati tutti questi componenti, servendovi di 
un sottile filo dì rame nudo eseguirete il corto pon¬ 
ticello posto dietro allo zoccolo deJ] f integrato ! do¬ 
podiché potrete inserire tutti E condensatori, cioè il 
ceramico C3, i due al poliestere d’ingresso e i due 
condensatori elettrolitici, ricordandovi di non in¬ 
vertire fa polarità dei due terminali. 


R2 = 10 megaohm 1/4 watt 


R3 = 10 megaohm 1/4 watt 
R4 = 10.100 ohm 1/4 watt 
R5 = 90.900 ohm 1/4 watt 
R6 = 10.000 ohm trimmer 


per 


OSCILLOSCOPI 


CI = 100.000 pF poliestere 
C2 = 10.000 pF poliestere 


C3 = 10.000 pF a disco 
C4 = 100 mF elettr.16 volt 
C5 = 100 mF elettr.16 volt 
IC1 = TL.071 
Si = deviatore 

S2a-S2b - interruttore doppio 



S2a 



EVIRATA 


Fig. 1 Schema elettrico. 




69 





























































Fig. 2 Disegno a grandezza naturale del cir 
culto stampato. 


ENTRATA 


Fig. 3 Schema pratico di 
montaggio del preamplifi¬ 
catore per oscilloscopi. 
Non dimenticatevi di inseri¬ 
re tra l’integrato IC1 e l’elet¬ 
trolitico C4 il ponticello in¬ 
dicato con la freccia. 


ponticello 


ALL' GSCIU0SCDPH3 


Fig. 4 Qui sotto le 
connessioni dell’in¬ 
tegrato TL.071 viste 
dall’alto. 


TL071 


Fig. 5 Come vedesi in questa foto, su di un lato 
delta scatola metallica applicheremo i due con¬ 
nettori BMC, fissando il circuito stampato al suo 
interno tramite i perni dei due interruttori SI e S2. 


LX730 


nuova elettronica 


70 

































































Prendete ora i due interruttori a fevetta per cir¬ 
cuito stampato ed inseriteli nella posizione asse¬ 
gnata, controllando, prima di saldarli, di averii 
premuti totalmente sul piano del circuito stampato. 

Per terminare, dovretesolo inserire negli apposi¬ 
ti fori dei corti terminali, che serviranno per colie- 
gare le due prese pile e per saldarvi, quando fisse¬ 
rete il circuito airinternodeflascatola, Jedue prese 
BNC d’ingresso e di uscita. 

Una volta inserito nello zoccolo l’integrato 
TL.071, controllando che la tacca di riferimento 
(punto posto in prossimità dei piedino 1} risulti 
rivolta verso il condensatore ceramico C3, potrete 
procedere a forare la scatola metallica. 

Prima di farlo dovrete stabilire in che posizione 
collocare ledue pile; noi vi consigliamodi porlesul 
fondo della scatola e di preparare una piccola fa¬ 
scetta a U per fissarle perfettamente. 

Potrete evitare questa operazione appoggiando 
sopra alle due pile uno spessore di polistirolo o di 
gomma espansa, in modo tale che, quando inseri¬ 
rete l’altra metà della scatola, questo venga com¬ 
presso dal circuito stampato, evitando così che le 
pile possano muoversi. 

In ogni caso dovrete sempre seguire una delle 
due soluzioni di fissaggio da noi indicate, perchè 
se le pile risulteranno libere, essendo la loro car¬ 
cassa di metallo, potranno facilmente provocare 
dei cortocircuiti sotto al circuito stampato. 

Risolto il problema del fissaggio pile, sull’altra 
metà della scatola dovrete praticare ì due fori per i 
due deviatori, utili per fissare il circuito stampato al 
contenitore. 

Prima di effettuare la foratura della scatola, pre¬ 
paratevi con un ritaglio di cartoncino, un facsimile 
del coperchio, poi appoggiatelo sul piano della 
scatola e con una matita segnate il centro dei due 
fori. 

Anche se il diametro dei due fori risulterà dì 6 
mm., vi converrà sempre eseguire un primo foro 
guida con una punta di trapano da 2-3 millimetri e 
poi procedere con una seconda punta da 6 mm. 

Una volta inserito il circuito stampato all'interno 
della scatola, potrete stabilire ri punto in cui prati¬ 
care i due fori per i connettori BNC. 

Non dimenticatevi, quando fisserete stabilmente 
il circuito all'interno della scatola e salderete i ter¬ 
minali “ingresso" e "uscita" sui due BNC, che nel 
circuito stampato esistono anche dei terminali di 
MASSA e che se non li collegherete al metallo della 
scatola, suil’oscilloscopio apparirà solo del “rumore". 

Purtroppo risultando introvabili delie rondelle 
da fissare sotto ai BNC, vi consigliamodi stringere 
sotto ai dadi di ogni BNC un pezzo di filo di rame 
nudo da 0,5 - 0,8 mm. e di utilizzare poi l'estremità 
di questo filo per saldarlo sul terminale di massa 
del circuito stampato, sia dal lato del l’ingresso che 
da quello dell’uscita. 



40 MHz L. 1.500. 


60 MHz L 1.876. 


100 MHz L 2.574 


Prezzi sonde comprese 


KENWOOD I tre modelii CS-1040, 

CS-1060 e CS-1100, a 3 ca¬ 
nali/6 tracce (2 canali/4 trac¬ 
ce per il 100 MHz) con sensibilità 1 mV/div. 
e doppia base tempi (con ritardo ed 
espansione), rappresentano, anche per 
le esclusive innovazioni tecnologiche, il 
meglio della già affermata serie CS-1000 
che comprende oscilloscopi a 10 MHz, 
20 MHz, 75 e 150 MHz sofisticati, a me¬ 
moria digitale, portatili (a batteria), 
autnmatini/nrnnrammahili 



Yfeiiicllo 


r Sede : 20121 Mi lami - Uia T. da Cazzatila, 9/E 

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71 



























Fig. 6 Come spiegato nel- 
l'articolo, se in posizione 
CC la traccia non risulterà 
centrata sudo schermo 
(vedi disegno di sinistra) 
occorrerà tarare il trimmer 
R6. 


Fig. 7 Le due pile di 
alimentazione andranno 
collocate all'Interno di 
tale scatola, rammen¬ 
tando di interporre tra 
esse ed II circuito stam¬ 
pato un cartoncino o al¬ 
tro materiale isolante. 


Completato tutto il montaggio, il circuito è già 
pronto per funzionare, e infatti vi funzionerà subi¬ 
to. Ovviamente, se la misura in AC risulterà perfet¬ 
ta, non lo sarà invece in CC, perchè non avete 
ancora regolato il trimmer multigiri R6. 

TARATURA OFFSET 

Per effettuare questa taratura dovrete spostare il 
deviatore SI in posizione CC, poi cortorcircuitare 
l'ingresso, onde evitare che qualche segnale spu¬ 
rio venga involontariamente amplificato. 

Collegate ora i’uscita di questo preamplificatore 
al vostro oscilloscopio, utilizzando logicamente un 
cavetto coassiale provvisto alle due estremità di 
due BNC maschi, poi procedete come segue: 

1 - Spostate la manopola deiTamplificazione verti¬ 
cale dei vostro oscilloscopio sulla massima sensi¬ 
bilità ammessa, ad esempio 10 miilivolt x quadret¬ 
to. 

2 - Spostate la manopola o il deviatore AC-GND- 
CC in posizione GND (cioè ingresso oscilloscopio 
cortocircuitato a massa) e regolate ia manipola 
dello spostamento in verticale della traccia, in mo¬ 
do che questa risulti perfettamente centrata. 


3 - Spostate la manopola AC-GND-CC da GND a 
CC e così facendo la traccia subito si sposterà o 
tutta verso l'alto o tutta verso il basso (vedi fig, 6). 

4 - Ruotate lentamente ii trimmer R6 fino a riporta¬ 
re la traccia sullo schermo deli'osciiloscopio esat¬ 
tamente ai centro (vedi fig. 6); ottenuta questa 
condizione avrete tarato l'offset del preamplifica¬ 
tore in modo perfetto e, come potrete constatare, 
anche le misure in CC ora risulteranno perfette. 

Dotando il vostro oscilloscopio di questo valido 
preampiificatore, potrete constatare quanto risulti 
vantaggioso ottenere sullo schermo un segnale di 
ampiezza maggiore rispettoaquel mezzo quadret¬ 
to che oggi vedete per mancanza di sensibilità, 

COSTO Di REALIZZAZIONE 

T utto il materiale visibile nello schema pratico di 
fig. 3, compreso ovviamente il circuito stampato 
LX.730, le due prese pile, due BNC da pannello e 
una scatola metallica in alluminio per contenere 
tutto il circuito......L. 16.500 

il solo circuito stampato LX.730...L. 700 

Nei prezzi sopraindicati non sono incluse le spe¬ 
se postali di spedizione a domiciJio. 


72 
































































































Un circuito che vi permétterà dì “sonorizzare” ta vostra tastiera, 
generando, ad ogni tasto premuto, il “click” tipico dei tasti delle 
macchine da scrivere e di aggiungere ai computer la funzione dì 
“autorepeat”, cioè la ripetizione automatica di un qualsiasi tasto, 
senza dover ribattere più volte io stesso carattere. 


AUTO 

REPEAT 

per 

TASTIERA 

COMPUTE 



il progetto che vi presentiamo è un circuito da 
utilizzare come ‘'accessorio” aggiuntivo per una 
qualsiasi tastiera da computer, ideato in particola¬ 
re per essere inserito nella nostra tastiera LX.382. 

L’idea di questo progetto è nata dada considera¬ 
zione di quanto sarebbe stato utile disporre di un 
tasto di “autorepeat”, che, una volta pigiato, ci 
consentisse di ripetere automaticamente ii caratte¬ 
re digitato. 

Se è capitato anche a voi di dover scrivere del le 
linee di separazione = = =, oppure dei puntiper 
fare dei tabulati, sarete certod'accordocon noi nel 
considerare tali operazioni noiose perdite di tem¬ 
po. 

Una volta ottenuta con un solo integrato questa 
funzione “autorepeat", abbiamo constatato che 
rimanevano a nostra disposizione altre tre porte 
inverter, quindi, per non lasciarle inutilizzate, ab¬ 
biamo pensato di sfruttarle per generare una nota 
acustica ogniqualvolta si preme uno dei tanti tasti 
presenti sulla tastiera. 

Anche questa seconda funzione si è rivelata mol¬ 
to utile, perchè consente dì avvertire acusticamen¬ 
te se la tastiera ha generato il carattere del tasto 
premuto ed anche se si è premuto inavvertitamente 
un qualsiasi tasto. 

Pertanto, se ritenete valido dotare ta vostra ta¬ 
stiera di questo circuito supplementare, eseguite il 
semplice schema che vi proponiamo. 


SCHEMA ELETTRICO 

Per realizzare questo circuito occorre un solo 
ìntegratotipo CD,40106,a!cui interno sono conte¬ 
nuti 6 inverter trigger eh e, nello schema elettrico di 
■fig, 1, troverete siglati da 1C1-A a IC1-F ed un tran¬ 
sistor PNP tipo BC.328. 

i primi tre inverter posti in alto a sinistra in tale 
schema (vedi IC1-A, IC1-B ed IC1-C) serviranno 
per la funzione dì autorepeat, cioè ia ripetizione 
automatica di un qualunque carattere digitato su 
tastiera, mentre i rimanenti inverter, cioè IC1-D, 
IC1-E e IC1-F, verranno sfruttati per generare la 
nota di BF che simulerà il rumore del tasto “mec¬ 
canico”. 

Sul terminale “entrata”, posto in alto a sinistra 
dello schema elettrico, verrà applicato ii segnaledi 
STROBE generato dalia tastiera e, a seconda della 
condizione in cui si trova uno dei tanti tasti presenti 
suda tastiera, su tale ingresso avremo: 

- Tasto premuto = livello logico 0 

- Tasto non premuto ~ livello logico 1 

Questo livello logico presente sul "connettore di 
uscita" di tutte le tastiere, viene utilizzato per abili¬ 
tare ii computer ad accettare ii dato proveniente 
dalia tastiera, infatti, come abbiamo appena visto, 
il livello logico presente sullo STROBE è “0” solo 
quando viene premuto un tasto. Per far apparire 


73 













Fig. 1 Schema elettrico. Come spiegato nell’articolo, cortocircuitando i terminali C - 
A (vedi PI) per usare tale scheda con la tastiera per il MICRO CONTROLLER, dovrete 
invertire nello schema i diodi OSI - DS2 - DS3. 


sul monitor un secondo carattere, dovremo solfe¬ 
vare il tasto e premerlo nuovamente e, cosi facen¬ 
do, sullo STROBE avremo un livello logico 1, se¬ 
guito nuovamente da un livello logico 0. 

Come ormai avrete intuito, perottenerela ripeti¬ 
zione automatica di un carattere sarà sufficiente 
portare “artificialmente" if segnale dello STROBE 
da! Pivello Jogico 1 a 0 e viceversa ripetutamente e, 
così facendo, il computerscriverà più volte lo stes¬ 
so carattere del tasto pigiato¬ 
li segnale delio STROBE, applicatosi piedinol 
di ingresso del primo inverter IC1-A, verrà squa- 
dratoed invertitoe pertanto,sul piedino 2 dilCl-A 
ci ritroveremo con un livello logico opposto, cioè: 

- Tasto premuto: livello logico 1 (anziché 0) 

- Nessun tasto premuto: livello logico 0 (anziché 1) 

Poiché il livello logico 1 corrìspondea "massima 
tensione positiva", questa, tramite la resistenza R3, 
giungerà direttamente suìl'inverter IC1-C e da 
questo, nuovamente invertita, sull‘"uscita" posta a 
destra. 

In tale condizione si sbloccherà il funzionamen¬ 
to dell'oscillatore IC1/B, la cui frequenza di lavoro, 
determinata da! condensatore C2 e dalla resisten¬ 
za R4, si aggira intorno ì 15 Hz. 

È questo oscillatore che ci permetterà di ottene- 


ELENCO COMPONENTI LX.710 

RI = 10.000 ohm 1/4 watt 
R2 = 4.700 ohm 1/4 watt 
R3 = 33.000 ohm 1/4 watt 
R4 - 1,5 megaohm 1/4 watt 
R5 = 500 ohm trimmer 
R6 _ 56 ohm 1/4 watt 
R7 r 4.700 ohm 1/4 watt 
R8 = 33.000 ohm 1/4 watt 
R9 = 100.000 ohm 1/4 watt 
RIO _ 4,7 megaohm 1/4 watt 
RII s 10.000ohm 1/4watt 
CI = 470.000 pF poliestere 
C2 = 100.000 pF poliestere 
C3 — 1 mF elettr. 63 volt 
C4 = 12.000 pF poliestere 
C5 = 100.000 pF poliestere 
C6 - 1.000 pF poliestere 
C7 r 47.000 pF poliestere 
DS1-DS5 - diodo IN.4148 
TRI = PNP tipo BC.328 
IC1 - CD.40106 
P1-P3 = ponticelli 
SOUD. = capsula Souducer 


74 


t 


























































re la funzione di autorepeate poiché IC1/B oscille¬ 
rà solo quando sul piedino d’ingresso 3 sarà pre¬ 
sente una condizione logica 1, è intuitivo che se 
non premeremo più aicun tasto, sull’uscita di . 
IGt/A avremo un livello logico 0 e, così facendo, il 
piedino 3 di ÌC1/B verrà cortocircuitato a "massa” 
tramite i diodi DS2-DS1, bloccando l'oscillatore. 

La condizione logica presente sull"‘uscita” del 
circuito, viene utilizzata anche per la nota di BF che 
simula il rumore di un tasto meccanico. Prelevan- 
dolasult’uscita B (ponticelfando B con C) abbiamo 
lo stesso livello logico presente sull'uscita di 
101 /C, prelevandola suli’uscita A (ponticellando C 
con A), abbiamo un livello logico invertito da 
IC1/D. 

Questedue possibili configurazioni ci sono indi¬ 
spensabili, perchè a seconda del modello di tastie¬ 
ra edelle sue applicazioni, lo STROBE può risulta- 
re positivo o negativo, 

Posizionando perciò il ponticello PI su C-B il 
circuito risulterà predisposto per uno STROBE 
NEGATIVO, cioè, come presente nella tastiera 
LX.380 utilizzata per il computer Z80 NE. 

Posizionando invece il ponticello PI su C-A, il 
circuito risulterà predisposto per uno STROBE 
POSITIVO, cioè, come presente nella tastiera 
LX.380 utilizzata nel microcontroller in BASIC. 

NOTA BENE: In questo caso, come vedremo 
anche nella decrizlone della realizzazione pratica, 
se ii nostro STROBE è POSITIVO (tasto non pre- 



+ 5 v. ^ 
Massa =t 




0 


OSI 


ENTRATA 


USCITA 


SOUDUCÉR 


muto uguale a livello logico 0 e premuto uguale a 
livello logico 1 ), oltre a prelevare il segnale sull’in- 
verter IC1/D, dovremo invertire la polarità dei diodi 
DS1.DS2, DS3, in quanto l’oscillatore deli’autore- 
peat dovrà ora funzionare quando sui piedino di 
uscita 2 di 1C1/A sarà presente un livello logico 0. 


Applicazione 

! PI 

i DS1-DS2-DS3 ! 

P Micro Z.80 

L±l 

Come in fig, 2 

Microcontroiier 

lei 

Invertiti rispetto fig. 2 


li segnale dello STROBE, prelevato da una delle 
due uscite A o B, giungerà suiia resistenza R11 eda 
questa, attraverso i condensatori C6 e C7 (que¬ 
st’ultimo inseribile tramite ii ponticello P3), verrà 
applicato sul piedino 11 di ingresso dell’inverter 
IC1-F. 

Questo circuito permetterà di trasformare il se¬ 
gnale dello STROBE in un impulso ia cui larghez¬ 
za, determinata dai valori di R11, C6 e C7, stabilirà 
ladurataelatonalitàdellanotadi BF. Ad esempio, 
lasciando aperto il ponticello“P3’' ii suono prodot¬ 
to risulterà molto simile al “click" di un tasto mec¬ 
canico, mentre cortocircuitando P3, ii condensa¬ 
tore C7 verrà applicato in parallelo a C6 e, così 
facendo, si otterrà in uscita una nota di BF simile al 
‘BiP 1 prodotto da molti orologi digitali. 

L’impulso presente sull’uscita dell’inverter IC1-F 
giungerà, tramitela resistenzaR9,sul piedino 13di 
IC1-E che, assieme alla resistenza R8, al conden¬ 
satore C4 ed al diodo DS5, costituisce un oscillato¬ 
re di nota a circa 2.200 Hz. 

Tramite ii ponticello P2 che inserisce, in paralle¬ 
lo a C4 il condensatore C5, è possibile modificare 
la frequenza generata dall’oscillatore, portandola 
dagli attuali 2.200 Hz a circa 250 Hz. 

Le funzioni svolte dai ponticelli P2 - P3 possono 
essere cosi riassunte: 


P2 

P3 

Funzione 

Aperto 

Aperto 

Click normale 

Aperto 

Chiuso 

Click disabilitato 

Chiuso 

Aperto 

Nota acuta 

Chiuso 

Chiuso 

Nota grave 


Fig. 2 Schema pratico di montaggio. Si notino i 
tre terminali A-C-B da ponticellare posti al di 
sopra dell’integrato SCI. Per i collegamenti alia 
scheda della tastiera vedere le figg. 3 e 4 della 
pagina seguente. 


La nota di BF così ottenuta, amplificata da! tran¬ 
sistor TRI, giungerà infine sulla piccola capsula 
souducer utilizzata come altoparlante, li trimmer 
R5, posto in serie a quest’ultima, servirà per regola¬ 
re i! volume di uscita della nota di BF. 

Per alimentare tutto il circuito è necessaria una 
sola tensione a 5 volt che verrà prelevata diretta- 


75 








































































Fig. 3 Lo schema qui 
riportato è un particola- 
re deilo schema della ta¬ 
stiera LX.387 apparso 
sulla rivista n. 72 a pag. 
48. Come vedesi in que¬ 
sto disegno, il filo OUT 
va rivolto verso il termi¬ 
nale 4 del connettore D, 
mentre il filo IN verso il 
piedino 16 dell’Integrato 
IC1. Gli altri due fili M e 
-f- 5V vanno collegati ri¬ 
spettivamente a massa e 
ai 5 volt di alimentazio¬ 
ne. 


g ©- 


12 O- 


V. 


11 o- 



17 ©■ 

18 


Dfi 


D& 


1 

T 

▼ 


ci 


4 


ras 4 


BREAK 


i 


1 BREAK 

i 


SHÈFT [l'SHIFT 


il 


OOKTROL 


RI 


R2 



©12 V. 




Ir 


Zi U 23 

— 

24 

— 

25 

— 

?6 

— 

Zi 

— 

23 

— 

29 

— 

30 



19 33 

6 iT n 


? - L 


mente dal computer. L'assorbimento di queste 
scheda si aggira intorno ai 4-5 mA, quindi non 
sovraccaricherà in alcun modo lo stadiodi alimen- 
tazione, 

REALIZZAZIONE PRATICA 

Tutti i componenti necessari perla realizzazione 
di questo circuito troveranno postosu di un circui¬ 
to stampato monofaccia, da noi siglato LXT1Q, 

Come potrete notare osservando il disegno della 
realizzazione pratica riportato in fig. 2, H circuito 
non presenta alcuna difficoltà e, non essendo ne¬ 
cessaria alcuna taratura, a montaggio terminato 
potrete subito coffegarlo alla vostra tastiera per 
vederlo funzionare. 

Iniziate il montaggio inserendo dapprima io zoc¬ 
colo per l’integrato EOI t quindi tutte le resistenze, il 
tnmmer R5 ed i condensatori al poliestere, che 
porteranno impressi sull'involucro, a seconda del¬ 
ie capacità, 1 seguenti numeri: 


1.000 pF - indicato con In oppure ,001 
12.000 pF - indicato con 12n oppure .012 
47.000 pF ” indicato con 47n oppure .047 
100.000 pF — indicato con lOOn oppure .1 
470.000 pF - indicato con 470n oppure .47 

Montate poi il condensatore elettrolitico C3, ri¬ 
volgendo il terminale positivo a sinistra, quindi il 
transistor TRI rivolgendo la parte piana del corpo 
verso la resistenza R7. 

Per quanto riguarda ì 5 diodi al silicio presenti 
nel circuito, come abbiamo già spiegato nello 
schema elettrico, rivolgerete la fascia che con¬ 
traddistingue i catodo così come è visibile nello 
schema praticodi fig„ 2ed eseguiretecon un picco- 
Eo spezzone di filo nudo, E! collegamento C - B sul 
ponticello PI, se utilizzerete questo circuito su una 
tastiera collegata al nostro computer Z30. Se inve¬ 
ce collegherete questo circuito ad una tastiera ap¬ 
plicata sul MICROCÒNTROLLER in BASIC, do¬ 
vrete montare in senso opposto a quello visibile in 


76 





































































tale figura i soli diodi DS1, DS2 e DS3 ed infine 
ponticellare tra loro i terminali C - A di Pi. 

Fatto questo, potrete montare la capsula soudu- 
cer e saldare degli spezzoni di normale filo isolato 
in plastica sui terminali da coliegare al -f- 5 della 
nostra tastiera. Se vorrete utilìzzarequesto circuito 
su altre tastiere, prima di effettuare il suo montag¬ 
gio dovrete controllare se pigiando un tasto il ter¬ 
minale STROBE deila vostra tastiera, passa da 0 a 
1, oppure da 1 a 0; una volta a conoscenza di 
questo particolare, potrete stabilire se i diodi DS1- 
DS2-DS3 dovranno o meno essere montati sul cir¬ 
cuito stampata invertiti. 

Inserite ora l’Integrato IC1 nello zoccolo, rivol¬ 
gendo la taccadi riferimento verso il condensatore 
elettrolitico C3 e controllate che non esistano cor¬ 
tocircuiti fra le piste; potrete quindi coliegare il 
circuito alla vostra tastiera, come vedesi in fig. 4, 
dove abbiamo riportato lo stampato LX.38G della 


tastiera con i punti più comodi da utilizzare, per 
prelevare la tensione di alimentazione a 5 volt, fa 
massa e il segnale ingresso e uscita. 

Terminata anche quest’ultima operazione, po¬ 
trete subito provare il circuito, perciò, fornendo 
alimentazione aifa tastiera, digitate un qualsiasi 
carattere e mantenete premuto ii tasto: subito udi¬ 
rete la nota di BF che vi avviserà “acusticamente” 
del tasto digitatoe, dopocirca un secondo, sentire- 
letale nota ripetersi automaticamente, a conferma 
dei buon funzionamento dell’autorepeat. 

COSTO DI REALIZZAZIONE 

T utto il materiale visibile in fig. 2 compreso il ci rcuito 
stampato e lo zoccolo per l’integrato !C1.L. 8.000 

Il solo circuito stampato LX.710...L. 1.300 

Nei prezzi sopraindicati non sono incluse le spe¬ 
se postali di spedizione a domicilio. 



OUT. 


BC328 


CO 40106 


TAGLIARE 


Fig, 4 Nel disegno è Indicato dove 
dovrete coliegare i quattro fiti dì tale 
progetto ai circuito stampato LX.387 
della tastiera. Non dimenticatevi di 
tranciare la pista indicata. 


SQUDUCER 


DS2 


053 


lu, OSI 


3 


77 
































































































Spesso ci è stato chiesto perchè in due schemi 
similari di un preampiificatoreche utilizza io stesso, 
tipo di transistor e la stessa tensione di alimenta¬ 
zione sono presenti valori di resistenze notevol¬ 
mente diversi, ad esempio in uno schema le resi¬ 
stenze di polarizzazione di base risultano da 
150.000 ohm e da 12,000 ohm, in un altro schema 
invece da 47.000 ohm e da 10.000 ohm (fig. 1). 

Questi valori così diversi in un identico circuito 
con io stesso transistor, disorientano tutti quegli 
hobbisti che si dilettano da poco tempo a montare 
semplici progetti e che se per un qualsiasi motivo 
“si imbattono" in un circuito che non funziona, non 
sanno più dove mettere (emani e nontrovano altra 
soluzione che scartarlo. 

Quésta diffusa richiesta ci ha fatto comprendere 
che se alcuni lettori non riescono ad ottenere i 


tensione di alimentazione, guadagno,'ampiezza 
segnali di ingresso, ecc.”. 

Escluso ii solito ripetente, che preferiva ritrovar¬ 
si nella stessa aula anche l’anno seguente, tutti 
riuscivano a trovare i valori richiesti, ad esempio: 

RI = 42.630 ohm 
R2 = 9.180 ohm 
R3 = 1.710 ohm 
R4 - 195 ohm 

A questo punto ii “professore” prendeva dal suo 
cassetto una scatola di transistor, ne consegnava 
uno a testa dicendo: 

“Come prova pratica montatemi a casa questo 
circuito e poiché la scuola non mi passa le "resi¬ 
stenze”, provvedete voi stessi ad acquistarle in 
qualche negozio di elettronica”. 


Sapere come si polarizza un transistore amplificatore BF, compren¬ 
dere come si può eliminare una distorsione o un’autosciliazione, 
sono tutte nozioni! utilissime per coloro che si dilettano in elettronica. 



risultati previsti, la causa non è da addebitarsi nè 
ad essi nè ai circuito, ma al fatto che mai da alcuna 
rivista è stato spiegato in termini semplici e com¬ 
prensibili, perchè questo si verifica e quali condi¬ 
zioni si ottengono usando un diverso valore di po¬ 
larizzazione. 

A proposito dì polarizzazione, ci viene in mente 
un vecchio professoredì eìettronicache pretende¬ 
va sempre dai suoi allievi una dimostrazione prati¬ 
ca di quanto avevano appreso sui libri, 

Egli sosteneva, e su questo ci ha sempre trovati 
d’accordo, che l’unico modo per apprendere per¬ 
fettamente un concetto, è quello di verificarlo in 
pratica, diversamente, al primo‘‘intoppo’’ nessuno 
sarà in grado di superarlo. 

Così, quando trattava l'argomento defla polariz¬ 
zazione dei transistor, certo che tutti gii studenti 
sarebbero stati in grado di calcolare i valori delle 
resistenze richieste dai circuito, proponeva loro 
questo semplice problema: 

‘‘Calcolare i valori delle resistenze conoscendo 





Fig. 1 Se volete sapere perchè in due 
schemi similari che utilizzano io stesso 
transistor e ia stessa tensione di alimen¬ 
tazione risultano presenti valori ohm- 
micf diversi, seguiteci in questo articolo 
e riuscirete in breve tempo a scoprirlo. 


78 
















1 



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Logicamente dopo pochi giorni tate prova prati- 
ca portava a questo risultato: 

A = al lievi che avevano montato ]3 circuito in mo¬ 
do illogico: 

B = allievi che non erano riusciti a montarlo per 
inconvenienti pratici. 

[ primi avevano infatti risolto il problema mon¬ 
tando sul circuito 10-20 resistenze in serie o In 
parallelo, in modo da riuscire ad ottenere esatta¬ 
mente i valori richiesti. 

I secondi non avevano eseguito il montaggio 
perchè, in tutti i negozi visitati, non erano riusciti a 
trovare ì valori ohmmici richiesti. 

Al primo gruppo il professore dichiarava che se 
un domani avessero progettato dei circuiti con 5-6 
transistor, avrebbero senz'altro ricevuto un Atte¬ 
stato di Merito dalle Industrie fabbricanti di resi- 
stori, per aver contribuito ad aumentare la produ¬ 
zione. 

%. ■ 

Ai secondi diceva che necessariamente avreb¬ 


bero dovuto montare questo stadio, o calcolando 
tutti i valori, fino a quando non fossero riusciti a 
trovare un valore "standard" dì resistenza, oppure 
utilizzando i valori standard più prossimi a quelli 
ricavati dalle formule e calcolando in via teorica le 
differenze che ne sarebbero derivate, 

A montaggio ultimato, li portava in laboratorio, 
colfegava all'uscita di ogni circuito un oscillosco¬ 
pio e dimostrava agli allievi che, a seconda del 
valori prescelta si potevano verificare queste tre 
diverse condizioni: 

1 = In uscita si vedeva la semionda sinusoidale 
tosata nella parte superiore (fig. 2); 

2 = In uscita si vedeva la semionda sinusoidale 
tosata nella parte inferiore (fig- 3); 

3 = in uscita ia semionda risultava tosata sia so¬ 
pra che sotto (fig. 4). 

A questo punto spiegava agli allievi il perchè di 
questi inconvenienti. E così faremo anche noi, per 
farvi comprendere come si debba procedere per 
polarizzare correttamente un transistor, 


79 






































































QUANDO IL TRANSISTOR fa il BARBIERE 

Se il transistor esegue sulle semionde delle “to¬ 
sature" (vedi fig. 2-3-4) deve pur esserci un valido 
motivo e per capirlo appieno conviene disegnare 
su un foglio di carta a quadretti due linee parallele 
(vedi fig. 5), tenendole distanziate una dall’altra di 
un numero di quadretti pari al valore di tensione 
che intendiamo assegnare ad ogni quadretto. 

Così, se un quadretto lo valutiamo 1 volt e la 
tensione di alimentazione del transistor risulta di 
12 volt, dovremo porre le due linee alla distanza di 
12 quadretti. 

Se invece lo valutiamo 2 volt, per la stessa ten¬ 
sione dì alimentazione dovremo porre le due finee 
alla distanza di 6 quadretti. 

La linea inferiore corrisponderà così sempre aO 
volt, cioè alla MASSA. 

La lìnea superiore corrisponderà invece ai 12 
volt positivi di alimentazione. 

Se a! centro di queste due linee tracceremo una 
terza linea (vedi fig. 6), ovviamente questa corri¬ 
sponderà ad un valore di tensione pari alla METÀ 
della tensione di alimentazione, cioè a 6 volt. 

Questa TERZA linea aggiunta non è altro che la 
tensione che teoricamente dovrebbe trovarsi sul 
COLLETTORE del transistor, perchè questo NON 
DISTORCA mai la semionda amplificata. 

Infatti, partendo da questa LINEA CENTRALE, 
inserendovi sopra la.semionda POSITIVA esotto la 
semionda NEGATIVA, scopriremo che in uscita 
da! collettore di questo transistor ricaveremo un 
segnale !a cui ampiezza massima positiva potrà 
raggiungere i 12 volt e quella massima negativa gli 
0 volt (vedi fig. 7). 

Se per ipotesi la tensione del COLLETTORE an¬ 


ziché di 6 volt risultasse di 9 volt (cioè non al cen¬ 
tro), ridisegnando, sempre partendo dal centro, lo 
stesso segnale sinusoidale di fig, 8, scopriremmo 
subito che il transistor TOSA parte deila semionda 
POSITIVA come visibile in fig. 2. 

Se invece la tensione di COLLETTORE risulta 
minore di 6 volt, ad esempio 3 volt, come vedesì in 
fig. 9, ridisegnando, sempre partendo dal centro, la 
sinusoide dì fig. 6, scopriremo che il transistor 
questa volta ha TOSATO la semionda NEGATIVA, 
come vedesi in fig. 3. 

Questi due semplici esempi fanno ben com¬ 
prendere che la tensione di collettore dovrà sem¬ 
pre risultare PARI alla METÀ della tensione di ali¬ 
mentazione. 

Qualora questa tensione risultasse esattamente 
la METÀ e malgrado ciò in uscita si ottenesse 
un'onda TOS ATA alla due estremità (vedi fig. 4), i 
motivi potrebbero essere solo due: 

1 - li transistor è stato polarizzato per una eccessi¬ 
va amplificazione; 

2 - lì segnale applicato sulla base dei transìstor ha 
un'ampiezza troppo elevata. 

I 

Dall’esempio riportato in fig. 7 avrete già com¬ 
preso che qualsiasi segnale applicheremo sull’in¬ 
gresso di un transistor lo potremo amplificare X 
volte, fino ad arrivare al valore massimo consentito 
dalla tensione di alimentazione. 

Cioè con unatensionedi alimentazione di 12 volt 
non riusciremo mai ad ottenere in uscita un segna¬ 
le la cui ampiezza superi i 12 volt picco-picco e cosi 
anche con unatensionedi alimentazione di 4,5 volt 
['ampiezza massima dei segnale di BF amplificato 
non ci permetterà mai di ottenere un segnale che 
superi i 4,5 volt picco-picco. 


80 





















































































































Pertanto, se abbiamo una tensione di alimenta¬ 
zione di 12 volt e se applichiamo sulla base del 
transistor un segnaiedi BFdi 0,01 volt picco-picco, 
potremo preamplìficare solo di: 

12:0,01 = 120 volte 

se invece abbiamo un segnale di BF di 0,5 volt 
picco - picco lo potremo preamplìficare solo di: 

12: 0,5 - 6 volte 

Eccedendo nell’amplificazione o nell’ampiezza 
massima del segnale BF applicato sull’ingresso, 
otterremo sempre la TOSATURA della nostra se¬ 
mionda sia sopra che sotto, come vedesi In fig. 10. 

Cosìseabbramoduescherni di preamplificatore 
che impiegano lo stesso transistor ed una identica 
tensione di alimentazione (vedi fig. 11), in base al 
valore ohmmico della resistenza R3 (cioè quella 
collegata al collettore), potremo stabilire quanto 
segue: 

1 - !t transistor che ha il valore di resistenza di 
collettore più ALTO guadagna molto di più rispetto 
a quello dell'altro schema che l'ha più basso. Un 
valore alto di resistenza di collettore si usa princi¬ 
palmente per preamplificare in TENSIONE segnali 
molto deboli, come quelli disponibili sulle uscite di 
testine pick-up o microfoni magnetici. 

2 - Il transistor che ha un valore di resistenza più 
BASSO guadagna meno rispetto a quello dell’altro 
schema, che S’ha più alto. Un valore basso di resi¬ 
stenza di collettore si usa normalmente per stadi 
pilota, cioè per amplificare poco in tensione, ma 
molto in CORRENTE, cioè per ottenere in uscita 
segnali di media o alta potenza. 


LA RESISTENZA DI COLLETTORE 
e la TENSIONE RIPOSO 

Se riusciamo a modificare il guadagno di un 
transistor agendo sui valori delle resistenze, trove¬ 
remo normale che, modificando questi valori, 
cambi anche la tensione di RIPOSO del transistor, 
cioè, rifacendoci ai nostri esempi di fig. 8-9-10, spo¬ 
stando la LI NEA CENTRALE dai 6 volt essa si por¬ 
terà su valori di 9 a di 3 volt ed in tali condizioni 
sappiamo già che il nostro amplificatore DISTOR- 
CE, 

Questo accadrà però solo se non provvederemo 
a CORREGGERE i valori delle resistenze di pola¬ 
rizzazione di base, cioè ì valori di RI e R2. 

Infatti è agendo su queste due resistenze che 
potremo riportare la tensione di RIPOSO di collet¬ 
tore nuovamente a METÀ tensione di alimentazio¬ 
ne, indipendentemente al valore scelto per la R3. 

In pratica, per le resistenze applicate sulla base, 
dovremo sempre ricordarci quanto segue: 








































KUSmVLJ 






















































































































































































































Fig. 5 Per capire perchè si veri¬ 
ficano le anomalie visibili nelle 
figg, 2-3-4 prendete un foglio a 
quadretti e disegnate due linee 
parallele: in basso avremo la 
MASSA ed in alto la massima ten¬ 
sione POSITIVA. 












































MAX POSITIVO 








































































Vi ETÀ TENSIONE 


















































































EHA55A 


























































Fig. 6 Tra queste due linee pa¬ 
rallele tracciate una terza riga al 
centro. Questa terza riga a METÀ 
tensione di alimentazione corri¬ 
sponderà alla tensione presente 
sul COLLETTORE del transistor. 



Fig. 7 Se, partendo da questa li¬ 
nea centrale, riporteremo supe¬ 
riormente tutte le sinusoidi posi¬ 
tive e inferiormente tutte quelle 
negative, potremo raggiungere la 
massima ampiezza senza avere 
alcun “taglio". 


81 

































1 - AUMENTANDO il valore ohmmico di RI (op¬ 
pure riducendo ii valore delia R2) si ABBASSERÀ 
la tensione sulla BASE e di conseguenza AUMEN¬ 
TERÀ la tensione presente sul collettore (vedi fig. 
12 ); 

2- RIDUCENDO il valore ohmmico dì RI (oppu¬ 
re aumentando il valore della R2) AUMENTERÀ la 
tensione sulla BASE e di conseguenza si ABBAS¬ 
SERÀ la tensione presente sul collettore (vedi fig. 
13). 

G ìunti a questo punto vi chiederete come si pos¬ 
sano calcolare questi valori di R1-R2 in funzione ai 
valore prescelto per la R3. Se ci segui rete troverete 
immediata risposta a questo interrogativo. 


COME SI CALCOLANO I VALORI delle RESI¬ 
STENZE 

Prima di descrivervi come si calcolano i valori 
delle quattro resistenze presenti nello stadio di un 
qualsiasi preampiificatore, indichiamo a che cosa 
si riferiscono ie sigle che incontrerete nelle diverse 
formule, per facilitare ii vostro futuro compito. 

Va - tensione di alimentazione del circuito 

Vb - tensione presente sulla Base del transistor 

Ve r tensione presente sui Collettore dei transi¬ 
stor 

Ve ~ tensione presente sull'Emettitore dei transi¬ 
stor 

Vi = ampiezza segnale BF in volt da applicare sul¬ 
la base dei transistor 

Vu = ampiezza segnale BF in volt da ottenere sul 
collettore del transistor 

le = corrente di riposo che scorre sul Collettore 
in mA. 

Ib = corrente di Base del transistor in mA. 

Ep = corrente che scorre sul partitore RI - R2 in 
mA. 

G ~ guadagno in continua dello stadio preampli¬ 
ficatore 

Hfe - Beta o guadagno medio del transistor pre¬ 
scelto 

RI = resistenza coilegata tra positivo e Base in 
Ohm 

R2 = resistenza col legata tra Base e massa in 
Ohm 

R3 r resistenza di collettore in Ohm 
R4 ~ resistenza di emettitore in Ohm 

Le formule necessarie a calcolare i valori che ci 
mancano non sono complesse e con l'ausilio di 



Fig. 8 Se la tensione di colletto¬ 
re risultasse superiore a metà 
tensione di alimentazione (vedi 
riga centrale posta più in aito), ri¬ 
disegnando sopra a questa le si¬ 
nusoidi di fig. 7, le semionde posi¬ 
tive verranno “tosate”. 



Fig. 9 Se la tensione di colletto¬ 
re risultasse minore a metà ten¬ 
sione di alimentazione (vedi riga 
centrale posta più in basso), ri¬ 
prendendo le stesse sinusoidi di 
fig. 7, verrano ora “tosate” le se¬ 
mionde negative. 



Fig. 10 Se la tensione di collet¬ 
tore risulta perfettamente centra¬ 
ta, ma si nota un taglio su entram¬ 
be le semionde, significa che il 
transistor amplifica più del ne¬ 
cessario. 


82 








































una calcolatrice elettronica le svolgerete in brevis¬ 
simo tempo, infatti: 

G:(Vu: Vi) 

Ve = (le x R4): 1.000 
Vb - (Ve + 0,7} 
lb = (le : Hfe) 
le = 1,000 x (Va- Ve) : R3 
Hp - (lb x 10) 

RI = 1.000 x (Va-Vb): tp 
R2 = 1.000 X (Vb : Ip) 

R3 = 1.000 x (Va : 2) : tc 
R4 = R3:G 

NOTA BENE = lì numero 0,7 riportato nella for¬ 
mula Vb = (Ve 0,7) rappresenta la caduta di 
tensione Base-Emettitore del transìstor. 

Il numero 10 riportato nella formula Ip = (lb x 
10) tiene conto del fatto che la corrente che scorre 
nelle resistenze RI - R2 deve sempre risultare al¬ 
meno 10 volte superiore rispetto a quella di Base. 

Anche se ora avete a d Isposizio ne tutte le forni u- 
le necessarie per calcolare i valori ohmmici di Rl- 
R2-R3-R4, riteniamo che qualche esempio di cal¬ 
colo possa esservi molto utile per dissipare quei 
piccoli dubbi che potreste ancora avere in proposi¬ 
to. 



* 

Fig. 12 Se noteremo che il transistor 
"tosa” le semi onde negative (disegno di 
sinistra), significa che la tensione di col¬ 
lettore è BASSA. Aumentando il valore 
ohm mìe o di RI o riducendo quello della 
R2, AUMENTERÀ la tensione di collet¬ 
tore e così facendo le semionde negati¬ 
ve nort verranno più tosate. 




entrata 


USCITA 


Fig. 11 Per far sì che sui collettore del 
transistor risulti presente METÀ della 
tensione di alimentazione, possiamo 
soltanto agire sul partitore di base, cioè 
sui valori ohmmici delle resistenze, in¬ 
dicate in questo schema elettrico con le 
sigie Rie R2. 


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Fig, 13 Se noteremo invece che il tran¬ 
sistor “tosa” le semionde positive (vedi 
disegno di sinistra) significa che la ten¬ 
sione di corettore è troppo ALTA. Ridu- 
cendo il valore ohmmico di RI o aumen¬ 
tando quello della R2, si ABBASSERÀ la 
tensione di collettore e quindi le se¬ 
mionde positive non verranno più tosate. 


83 
































































































































































CALCOLO PER UN PREAMPLIFICATORE 

Per calcolare i valori delle resistenze di polariz¬ 
zazione di BASE e quelle di COLLETTORE avendo 
a disposizione un piccolo transistor, come ad 
esempio un BC.108 - BC.238 od altri similari, oc¬ 
corrono altri tre dati, cioè: 

1 - Massima ampiezza del segnale BF da applica¬ 
re sulla Base; 

2 = Massima ampiezza del segnale che vogliamo 
ottenere suli’uscita di Collettore; 

3 = Massima corrente di Collettore in mA. 

Con questi elementi possiamo già stabilire quaie 
guadagno dovrà presentare il preamplificatore. 

Ad esempio, supponendo di voler coliegare al¬ 
l'Ingresso de! preamplificatore un segnale di 0,02 
volt picco-picco, pari a 20 miìlivoìt e di voler otte¬ 
nere in uscita un segnale di ampiezza massima pari 
a 0,5 volt picco/picco, per conoscere quaie GUA¬ 
DAGNO dovrà assicurarci questo transistor, do¬ 
vremo eseguire questa semplice operazione: 

0,5 volt : 0,02 volt ~ 25 (guadagno) 

L’altro dato che a noi manca, cioè la MASSIMA 
CORRENTE di COLLETTORE, lo potremo trovare 
su qualsiasi TRANSISTOR HANDBOOK (volume 
che a suo tempo abbiamo inviato in omaggio a tutti 
i nostri abbonati). 

Se sceglieremo un transistortipo BC.238-B, sot¬ 
to la colonna le max, troveremo riportato 100 mA. 

Ricordatevi che questa corrente è quella di “pic¬ 
co", cioè quella che può scorrere sul collettore del 
transistor per brevissimi istanti, quindi tale valore 
non potrà mai essere utilizzato come normale cor¬ 
rente di lavoro. 

In pratica, se vogliamo realizzare un preamplifi¬ 
catore ad alto guadagno, dovremo scegliere un 
vai ore d i co rrente che risulti ci rea 150 volte minore 
della corrente massima, se invece vogliamo realiz¬ 
zare un preamplificatore “pilota", in grado di pilo¬ 
tare dei finali di potenza, dovremo scegliere cor¬ 
renti di lavoro di circa 50 volte inferiori alla massi¬ 
ma corrente di col lettore. 

Nel nostro caso potremo perciò scegliere: 

le preamplificatore r 100 :150 = 0,67 mA 
tc amplificatore pilota n 100: 50 = 2,00 mA 

Esempio 1 - PREAMPLIFICATORE 

Volendo realizzare uno stadio preamplificatore 
dovremo necessariamente utilizzare la corrente di 
collettore di 0,67 mflliamper e a questo punto 
avremo già a disposizione tutti i dati necessari peri 
nostri calcoli: 

Va ~ 12 Volt Tensione di alimentazione 
G = 25 Guadagno in continua delio stadio - 
le = 0,67 mA Corrente di collettore 


Il valore della resistenza di collettore (R3), si 
ricaverà utilizzando la formula: 

R3 = 1.000 x (Va : 2) : le 

quindi avremo: 

R3 = 1.000 x (12 : 2) : 0,67 = 8.955 ohm 

non esistendo tale resistenza, assumeremo per R3 
un valore di 8-200 ohm, cioè quello standard più 
prossimo a quello ricavato. 

Fatto questo, potremo subito calcolare la resi¬ 
stenza di emettitore R4, utilizzando la formula: 

R4 = R3 ; G 
quindi avremo: 

8.200: 25 = 328 ohm 

anche in questo caso sceglieremo il valore stan¬ 
dard piu prossimo, cioè 330 ohm. 

Conoscendo i! valore della resistenza di Emetti¬ 
tore di R4, potremo conoscere la tensione disponi¬ 
bile ai capi di tale resistenza eseguendo: 

Ve = (lex R4) : 1.000 

pertanto avremo: 

Ve = (0,67 x 330) : 1.000 = 0,22 volt 

Per completare ii nostro calcolo mancano solo i 
valori deile resistenze di polarizzazione di Base, 
che ricaveremo con le due formule seguenti: 

RI = 1.000 x (Va - Vb) : Ip 
R2 = 1.000 x (Vb : Ip) 

Poiché in queste due formuie sono presenti due 
dati che ancora non conosciamo, cioè Ip (corrente 
che scorre nel partitore RI e R2 e per questo dato 
occorre calcolare anche Ib) e Vb (tensione di ba¬ 
se), dovremo subito ricavarli con le seguenti ope¬ 
razioni: 

Ib = le : Hfe 

Ip = fb x 10 4 

Vb r Ve + 0,7 

Inserendo i valori già in nostro possesso, avremo: 

Ib = 0,67 : 200 = 0,00335 mA 
Ip - 0,00335 x 10 = 0,0335 mA 
Vb = 0,22 + 0,7 = 0,92 volt 

Proseguendo nei calcoli troveremo che: 

RI = 1.000 x (12 - 0,92) : 0,0335 = 330.746 ohm 

non risultando reperibile una resistenza da 330.746 
ohm, sceglieremo per la Ri il valore standard di 

330.000 ohm. 

R2 = 1.000 x (0,92 : 0,0335) = 27.462 ohm 


84 











Fig, 14 Volendo realizzare uno stadio 
preamplificatore, il primo problema che 
dovremo risolvere sarà quello di calco¬ 
lare quale valore ohmmico assegnare 
alle quattro resistenze presenti nel cir¬ 
cuito. 


anche in questo secondo caso sceglieremo il valo¬ 
re standard più prossimo che risulta di 27.000 ohm, 

A questo punto potremo prendere queste quat¬ 
tro resistenze: 

RI - 330.000 ohm 
R2 = 27.000 ohm 
R3 = 8.200 ohm 
R4 _ 330 ohm 

e montarle sul circuito di fig. 15, per avere un pre- 
amplificatore di BF perfettamente funzionante. 

Prima dì passare al montaggio e quindi alia veri¬ 
fica suiroscilloscopio, faremo ora un secondo 
esempio di calcolo per realizzare un preamplifica¬ 
tore “pilota”. 

In questo modo potrete constatare come, par¬ 
tendo da uno stesso schema, si possono utilizzare 
valori dì resistenze totalmente differenti per otte¬ 
nere, dallo stesso circuito, risultati diversi. 

Esempio 2 - AMPLIFICATORE PILOTA 

Precisiamo che il segnate che applicheremo al¬ 
l'ingresso di questo circuito risultando già pream¬ 
plificato, disporrà di un’ampiezza maggiore di 
quello visto nell’esempio precedente. 

Supponiamo quindi di applicare all'Ingresso del 
nostro amplificatore pilota il segnale presente al¬ 
l'uscita del preamplificatore microfonico appena 
descritto e così facendo l’ampiezza massima dei 
segnale di ingresso risulterà, come già sappiamo, 
pari a circa 0,5 volt. 



Fig. 15 Come rileveremo dall’esempio 
riportato nell’articolo, con pochi e sem¬ 
plici calcoli conosceremo quali valori 
dovremo inserire in tale stadio per rea* 
lizzare un preampiificatore di bassa fre¬ 
quenza. 


Se vogliamo ottenere all’uscita di questo secon¬ 
do prempiificatore pilota un segnale, ad esempio, 
di 4 volt picco/picco, per conoscere ii valore del 
guadagno di questo secondo amplificatore, ese¬ 
guiremo questa semplice operazione; 

4 : 0,5 _ 8 volte 

il secondo valore necessario per continuare nei 
nostri calcoli è quello della corrente di collettore e 
questo dato già lo conosciamo, avendolo fissato in 
precedenza a 2 milliamper (amplificatore pilota). 

Riassumendo, i dati i nostro possesso a questo 
punto saranno: 

Va - 12 volt Tensione di alimentazione 
G = 8 Guadagno in continua dello stadio 
le = 2 mA Corrente di collettore ; 

Il valore del la resistenza di collettore (R3) si rica¬ 
verà, come già sappiamo, dalia seguente formula: 

R3 = 1.000x (Va: 2) : le 

quindi, nel nostro esempio avremo: 

R3 r 1.000x6:2 = 3.000 

Anche in questo caso, il valore ottenuto dalla 
formula non è un va!ore standard, per cui dovremo 
approssimare tale resistenza a 3.300 ohm. 

A questo punto, procedendo analogamente al¬ 
l’esempio precedente, potremo subito calcolare il 
valore deila resistenza R4, che sarà: 

R4 = R3:G 

cioè: 

3.300:8 = 412,5 


85 


































Fig. 16 Volendo realizzare con lo stes¬ 
so transistor impiegato in fig. 14 un am¬ 
plificatore “pilota”, che amplifica meno 
in tensione, ma che eroga maggior cor¬ 
rente, non potremo certo usare i valori 
delia fig. 15. 


ENTRATA 


USCITA 


■Wi«p^4ÉnlnBH 


MIMI- I 1 Ih »K 



Fig. 17 Come potrete nota re, in questo 
stadio amplificatore pilota tutti i valori 
delle resistenze risultano ben diversi da 
quelli utilizzati nell’esempio di fig. 15 
pur utilizzando lo stesso transistor. 


~"T-~ TYTéH^TAj 




Come ormai saprete, non esistendo tale valore, 
dovremo scegliere, per R4, il valore standard più 
prossimo, cioè 390 ohm. 

Calcolati i valori delie due resistenze R3 ed R4, 
potremo ora passare ai calcolo delie resistenze di 
polarizzazione deila base, cioè RI ed R2. 

Le formule da utilizzare in questo caso saranno: 

RI z 1.000 x (Va-Vb):lp 
R2 = 1.000 x(Vb:lp) 

Per risolvere le due formule, dovremo calcolare I 
termini mancanti in esse presenti, cioè Ve, lp e ib. 
Le formule, come già abbiamo visto nell'esempio 
precedente, sono le seguenti: 

Ve = (R4 x le) : 1.000 
Vb z Ve + 0,7 
Ib r le: Hfe 
lp z Ib x 10 

pertanto avremo; 

Ve = 660 :1.000 = 0,66 Volt 
Vb = 0,66+ 0,7 z 1,36 Volt 
Ib z 2 : 200 - 0,01 mÀ 
lp z 0,01 x 10 z 0,1 mA 

inserendo i dati cosi ricavati nelle formule pre¬ 
cedenti otterremo: 

RI z 1.000 x (12 -1,36) : 0,1 = 106.400 ohm 
R2 = 1.000 x (1,36 : 0,1) z 13.600 ohm 

Approssimando i valori 'teorici” così ottenuti ai 
vaiori standard ad essi più prossimi, otterremo: 

RI z 100.000 ohm 
R2 z 12.000 ohm 


Come potrete subito constatare, in questo se¬ 
condo esempio abbiamo ottenuto valori di resi¬ 
stenza completamente differenti rispetto ai primo 
circuito, pur utilizzando !o stesso transistor e ia 
stessa tensione di alimentazione. 

Sarà ora interessante verificare, in pratica, le ca¬ 
ratteristiche dei due circuiti descritti. 

PROVE SUL PREAMPLtFICATORE 

Come avete potuto constatare, in questi semplici 
calcoli abbiamo dovuto sempre scegliere valori di 
resistenze diversi da quelli richiesti e a questo pun¬ 
to, giustamente, ci si chiederà: "il preamplifìcatore 
funzionerà?” 

il metodo più semplice per saperlo è montare il 
circuito e, collegando l'oscilloscopio sulla sua 
uscita, verificarne in pratica il funzionamento. 

Inizierete quindi montando il primo circuito pre¬ 
amplificatore per microfono, nei quale andranno 
inseriti i seguenti componenti: 

RI z 330.000 ohm 

R2 z 27.000 ohm 

R3 z 8.200 ohm 

R4 = 330 ohm 

CI — 470.000 pF poliestere 

C2 z 470.000 pF poliestere 

TRI z NPN tipo BC.238—B 

I due condensatori Ci e C2, posti rispettivamen¬ 
te in serie alla base e ai collettore del transistor, 
sono necessari per “accoppiare in alternata” l’in¬ 
gresso e l’uscita dei circuito, in quanto, come già 
sapete, su tali punti è presente la tensione continua 
necessaria alla polarizzazione del transistor. 


86 












































Per questa prova, oltre ad un piccolo alimentato¬ 
re in grado di fornire i 12 volt di alimentazione (il 
circuito consuma pochi milfiamper), è necessario 
anche un generatore di BF dal quale preleverete un 
segnale sinusoidale a circa 2.000 Hz, con ampiezza 
di 20 miliivolt 

Questo segnale, applicato ai capi del condensa¬ 
tore CI di accoppiamento, giungerà sulla base del 
transistor per essere amplificato. 

Vi ricordiamo di verificare sempre ì collegamenti 
di massa fra il circuito, i’oscilioscopio ed il genera¬ 
tore di BF, perchè, dimenticandone anche uno sol¬ 
tanto, sullo schermo deii’osciìioscopìo vedreste 
solo dell'alternata a 50 Hz, 

Ponete inizialmente l'ingresso dell'oscilloscopio 
sull’uscita dei generatore e, regolando il poten¬ 
ziometro del livello di uscita, controllate che l’am¬ 
piezza del segnale di ingresso risulti esattamente 
di 20 miliivolt picco/picco. 

Spostando ora il puntafeai capi dei condensato- 
re di uscita, potrete subito verificare se i valori del 
guadagno impostati per “via teorica” corrispondo¬ 
no alla realtà e, come constaterete, l'ampiezza del 
segnale di uscita, con un segnale di 20 miliivolt in 
ingresso, potrà variare da minimodi 0,48 volt ad un 
massimo di 0,51 volt. 

A seconda delle caratteristiche dei transistor e 
della tolleranza delle resistenze impiegate, il gua¬ 
dagno del circuito varierà da un minimo di: 

480 :20 = 24 volte 


ad un massimo di: 

510 : 20 = 25,5 volte 

Come vedete le tolleranze ottenute sono molto 
contenute ed in effetti il circuito si comporta, nella 
realtà, come la teoria ci aveva indicato. 

Lasciando il puntaledeiroscflloscopio collegato 
sul collettore del transistor, provate ora ad aumen¬ 
tare l’ampiezza del segnale di ingresso fino a 
quando non vedrete apparire delle onde come 
quelle visibili nelle figg. 2-3-4. 

In effetti, la sinusoide che otterrete potrà risulta¬ 
re maggiormente “tosata" sulla semionda positiva 
che su quella negativa o viceversa e questo perchè 
a causa delle tolleranze dei componenti e delle 
variazioni introdotte per utilizzare dei valori stan¬ 
dard, il punto di lavoro del transistor, cioè la ten¬ 
sione presente sul suo collettore, potrà risultare 
leggermente più alta o più bassa della metà della 
tensione di alimentazione. 

Se aumentando l’ampiezzadel segnale BF appli¬ 
cato sull’ingresso vi fermerete prima che l’onda 
inizi a “tosarsi” in una delle due estremità , vi ac¬ 
corgerete che la massima tensione picco-picco 
applicata sull’ingresso è superiore (quasi 500 midi- 
volt) ai 20 miliivolt richiesti. Infatti, quandosi calco¬ 
la un preampiificatore, occorre sempre avere que¬ 
sto ampio margine di sicurezza, per compensare 
appunto l’errore di tensione presente sul collettore 
del transistor (vedi fig. 19). 



Fig. 18 Per controllare che, applicando sulla base dei transistor amplificatore un 
segnale di BF con l’ampiezza richiesta, in uscita non si ottenga un segnale come 
visibile nelle figg. 2-3-4, sarà sufficiente collega re sull’uscita di coilettore un normale 
oscilloscopio. Se proverete a variare il valore della resistenza RI, vedrete che subito 
l’onda in uscita risulterà “tosata”. 

, r 


GENERATORE BF. 


87 

































































r 



COME AUMENTARE L’AMPLIFICAZIONE 

Lo schema elettrico dì molti preampificatori da 
noi presi in esame il cui schema di “base” risulta 
simile a quello di nostra progettazione, potrà diffe¬ 
rire da quest’ultimo solo per la mancanza di un 
condensatore elettrolitico posto in parallelo alla 
resistenza R4 di emettitore, come visibile in fig. 20. 

Visto che siamo in fase di "sperimentazione”, 
vediamo cosa accade in pratica aggiungendo que¬ 
sto condensatore ai nostro circuito. 

Per prima cosa riducete l'ampiezza del segnale 
dei generatore dì BF, in modo da ottenere sullo 
schermo dell’oscilloscopio collegato al collettore 
dei transistor, un segnale la cui ampiezza non su¬ 
peri i due quadretti (vedi fig. 21), collegate in paralle¬ 
lo ad R4 un condensatore elettrolitico da 10 mF/25 
volt e, come potrete constatare, la sinusoide aumen¬ 
terà notevolmente la sua ampiezza (vedi fig. 22). 

L'ampiezza che potrete ottenere dipenderà prin¬ 
cipalmente dal guadagno del transistor utilizzato e 
non collimerà più con quella precedentemente 
calcolata. 

Perchè questo condensatore aumenta cosi tanto 
in guadagno? 

Semplicemente perchè, in presenza di un segna¬ 
le ALTERNATO, pone automaticamente in corto¬ 
circuito la resistenza R4, per cui il guadagno do¬ 
vrebbe risultare infinito; in realtà questo non potrà 
superare il valore massimo consentito dalle carat¬ 
teristiche del transistor. 

infatti, il condensatore posto in parallelo alla re¬ 
sistenza R4 non rappresenterà un vero e proprio 
cortocircuito, ma assumerà un certo valore ohm- 
mico, proporzionale alla sua capacità ed alla fre¬ 
quenza da amplificare. Infatti, se in sostituzione 
del condensatore elettrolitico da 10 mF applicate 
in parallelo alfa R4 un condensatore da 100.000 pF, 
potrete controllare airosclIJoscopio come l'ampli¬ 
ficazione risulti massima per le frequenze più alte 
5.000-10.000 Hz e si riduca notevolmente passan¬ 
do ai 200-100 Hz, perchè la capacità di tale con¬ 
densatore è troppo piccola per la frequenza di 200- 
100 Hz. 


PROVE DELL’AMPLIFICATORE PILOTA 

A questo punto possiamo passare al collaudo 
del secondo stadio amplificatore e successiva¬ 
mente collegheremo fra loro questi due circuiti, 
per ottenere un semplice ma efficace preamplifica¬ 
tore a due stadi. 

I componenti che dovremo inserire in questo 
circuito (come vedesi in fig. 17) sono i seguenti: 

RI = 100.000 ohm 

R2 r 12.000 ohm 

R3 = 3.300 ohm 

R4 - 390 ohm 

CI n 470.000 pF poliestere 

C2 = 470.000 pF poliestere 

TRI = BC.238-B 

Per l’alimentazione dei circuito potrete ancora 
servirvi dell'alimentatore utilizzato precedente- 
mente, in quanto la tensione necessaria è ancora di 
12 volt con un assorbimento massimo che non 
supera i 2-3 milliamper. 

Per questo secondo circuito dovrete regolare il 
generatore di BF per ottenere in uscita un’ampiez¬ 
za di circa 0,5 volt picco/picco, mantenendo fissa 
la frequenza sui 2.000 Hz circa. 

Vogliamo comunque precisareche tale valoredi 
frequenza non è assolutamente critico ed è stato 
scelto sofo come valore "simbolico" per avere un 
ìerminedi riferimento fisso; potrete tranquillamen¬ 
te eseguire le vostre prove con diverse frequenze, 
sia superiori che inferiori a tale valore, ad esempio 
1.000 Hz o 3.000 Hz. 

Procedendo esattamente come nelt’esempio 
precedente, collegate l’uscita del generatore Bf ai 
capi del condensatore di ingresso CI e controllate 
con l'oscilloscopio che l’ampiezza del segnale ap¬ 
plicato sull’ingresso risulti esattamente di 0,5 voli 
picco/picco. 

Fatto questo, potrete co Negare il puntale dell’o¬ 
scilloscopio sul collettore del preamplificatore e 
leggere così l'ampiezza del segnale amplificato. 

Se non avrete commesso banali errori di mon¬ 
taggio, sullo schermo dell’oscilloscopio otterrete 


88 





















































una sinusoide iNDISTORTA, fa cui ampiezza potrà 
variare da un minimo di 3,85 volt ad un massimo di 
4,2 volt picco/picco. 

Come ormai saprete, queste pìccole variazioni 
nei vaìori sono dovute alle immancabili tolleranze 
dei componenti presenti nel circuito; comunque, 
nei due casi il guadagno dei preampìificatore, ri¬ 
sulterà pari a: 

3,85 :0,5 = 7,7 volte 
4,2:0,5 r 8,4 volte 

e pertanto la differenza ottenuta rispetto a quanto 
ca l coiato, c ìoè 8 volte, ri s u itera sem pre m o Ito co n- 
tenuta. 

A questo punto, verificato il corretto funziona¬ 
mento dei circuito, è utile controllare la massima 
ampiezza del segnale applicabile in ingresso e, 
come già abbiamo fatto nell’esempio precedente, 
mantenendo fa sonda deif’oscilloscopio sui collet¬ 
tore del transistor, aumenterete gradatamente 
l'ampiezza del segnale del generatore di BF fino a 
.giungere ad una delle condizioni visibili nelfe figg. 
2-3-4. 

A questo punto dovrete abbassare leggermente 
l'ampiezza del generatore fino a far sparire total¬ 
mente ogni traccia di tosatura del segnale, dopo¬ 
diché potrete collegare la sonda ded’osciiioscopio 
sull’uscita del generatore di BF, misurandone la 
massima ampiezza, che risulta quasi sempre 
"doppia" {cioè circa 1 volt) rispetto a quella richie¬ 
sta, cioè 0,5 volt. 

Precisiamo nuovamente che questa "tolleranza” 
del segnale massimo applicabile sulla base del 
transistor ci è utile per compensare le differenze 
introdotte sul circuito dai valori di resistenza stan¬ 
dard, che abbiamo dovuto utilizzare in sostituzione 
di quelli ricavati dai calcoli teorici. 


IL COLLEGAMENTO DI DUE STADI PREAMPLI- 
FICATORI 

Se i due stadi collaudati separatamente funzio¬ 
nano perfettamente, ci si aspetta ovviamente che, 
collegandoli in cascata uno all'altro, come vedesi 
in fig, 23, tutto il circuito funzioni ancora regolar¬ 
mente. 

Questa aspettativa sarà invece delusa, perchè il 
guadagno totale del circuito non risulterà pari ai 
prodotto del guadagno dei duestadi, bensì di mol¬ 
to inferiore. 

Infatti, se in via teorica questo circuito avrebbe 
dovuto consentire di raggiungere un guadagno di: 

1 ~ stadio - 0,02 volt x 25 - 0,5 volt 

2 " stadio - 0,5 volt x 8 - 4 volt 

cioè un guadagno totale di: 

4 :0,02 = 200 volte. 



Ftg. 20 Collegando in paral¬ 
lelo alla resistenza di emettito¬ 
re R4 un condensatore elettro¬ 
litico (vedi C3), aumenterà 
l'amplificazione del transistor. 



Fig, 21 Provate a togliere tale 
condensatore in parallelo alla 
resistenza R4 e ad abbassare 
l'ampiezza del segnale in usci¬ 


ta. 































































ITP* 1 

M MS 

' ! ! 1 

1 U P t l 


IMI 

IMI 

1 II | 


1 1 1 1 































i 

4r 

+■ 

















Fig. 22 Ora Inserite in paral¬ 
lelo alla R4 un condensatore 
elettrolitico e vedrete che 
l’ampiezza del segnale aumen¬ 
terà considerevolmente. 


89 























































































Fig. 23 Collegate in serie i due stadi di fig. 
15 e fig. 17 e subito vi accorgerete che ii 
guadagno totale del circuito risulterà infe¬ 
riore a quello che, in teoria, ci si attendeva 
in base al guadagno rilevato separatamen¬ 
te sui due singoli stadi. 










vi accorgerete subito che in uscita dall’ultimo sta¬ 
dio, anziché ottenere un segnale con una ampiezza 
massima di 4 volt picco-picco, ne ritroverete uno 
con una ampiezza di soli 2,1 volt, cioè quasi la 
metà, il che significa che in TOTALE i due stadi 
guadagneranno circa: 

2,1 : 0,02 r 105 volte 

Visto che i due circuiti presi separatamente fun¬ 
zionano perfettamente, e che il primo stadio gua¬ 
dagna 25 volte ed ii secondo 8 volte, perchè colle¬ 
gandoli assieme si riduce il guadagno totale? 

La risposta a questo quesito è molto semplice: 
collegando i! secondo stadio amplificatore sull'u¬ 
scita del primo stadio preamplifieatore, i'"impe- 
denza caratteristica di ingresso” di TR2 va a modi¬ 
ficare il valore delia resistenza R3 e perciò anche il 
guadagno dei primo stadio. 

Nei vari libri di testo, per calcolare questa varia¬ 
zione di guadagno del 1* stadio, vengono riportati 
dei calcoli cosi complessi da scoraggiare anche i 
lettori più volenterosi. 

Noi ovviamente li SEMPLIFICHEREMO al mas¬ 
simo, perchè, considerando la tolleranza delle re¬ 
sistenze, ci siamo resi conto che con queste nostre 
formule semplificateci avviciniamo molto alla realtà. 

Più importante della stretta osservanza delle re¬ 
gole matematiche, è infatti capire perchè il primo 
stadio AMPLIFICA MENO. 

Tornando al nostro circuito di fig. 15, se io ridi- 
segnamo come vedesi in fig, 24, noterete che C2 
pone in parallelo a R3 ia resistenza R5 ed in serie la 
resistenza R6. li nuovo valore che dovrete conside¬ 
rare per la resistenza R3, che ora chiameremo 
R3/B, dovrà essere calcolato con questa nuova 
formula semplificata: 

R3/B = (R3 x Rin) : (R3 + Rin) 

dove il valore di Rin sì ricaverà ir questo modo: 

Rin = (R5 X R6) : (R5 + R6) 

+ 



Fig. 24 La riduzione di guadagno si 
verifica esclusivamente sul primo 
stadio preamplificatore in quanto le 
due resistenze R5-R6, necessarie al¬ 
la polarizzazione del secondo transi¬ 
stor, modificano ii vaJore delia resi¬ 
stenza di collettore di TRI. 



Fig. 25 Per valutare già sul primo 
stadio questa attenuazione di gua¬ 
dagno si potrebbe coliegare tra it 
condensatore di uscita e ia massa 
urta resistenza (vedi Ri), ii cui valore 
potrà essere calcolato con la form ula 
riportata neii'articolo. 


90 


















































Sostituendo i valori presenti nei circuito si avrà: 

R3/B = (8.200 x 10.714) : (8.200 + 10.714) 

cioè: 

R3/B = 83.426.800 :18.914 = 4.410 ohm 

Come vedete, collegando all’uscita del primo 
circuito un secondo preamplificatore, il preceden¬ 
te valoredella resistenza R3 risulta quasi “dimezza¬ 
to” e perciò il guadagno sul segnale di BFdel primo 
preampiificatore risulterà ora di: 

G r R4 : R3 

cioè: 

4.400 : 330 = 13,36 volte 

Quindi applicando al suo ingresso un segnale di 
0,02 volt (pari a 20 millivolt), in uscita vi ritroverete 
un segnale amplificato, pari a: 

0,02 x 13,36 = 0,267 volt 

e non più i 0,5 volt ricavati inizialmente, quindi, 
amplificando questo segnale di 8 volte con il se¬ 
condo stadio, sull’uscita di tate transistor otterrete 
un segnale di: 

0,267 x 8 z: 2,13 volt picco-picco 

Perciò quando si progetta uno stadio preampli¬ 
ficatore, occorre sempre tener conto dell'attenua¬ 
zione che verrà introdotta sul segnale di uscita dal 
“carico” deilo stadio successivo e per valutare in 
pratica questa “attenuazione”, sarà sufficiente col¬ 
legare tra il condensatore di uscita C3 e ia massa, 
una resistenza di valore analogo a quello di Rin, 
cioè (R5 x R6) : (R5 -f- R6), per poter così stabilire 
subito i valori da assegnare alle due resistenze dei 
partitore R1-R2 presente su! primo stadio pream- 
piificatore (vedi fig. 25). 

Un’altra soluzione che potrete adottare per risol¬ 
vere questo problema è quella di calcolare subito il 
primo stadio per un guadagno maggiore al richie¬ 
sto. 

1 CONDENSATORI Df ACCOPPIAMENTO 

Finora abbiamo eseguito ie nostre prove tenen¬ 
do sempre fissa Ja frequenza di ingresso de! circui¬ 
to, ma, come è ovvio, qualsiasi segnale di BF che 
giungerà all'Ingresso potrà va riare daun minimo di 
20 Hzad un massimo di 50.000 Hz, per cui sarà utile 
verificare come si comporta tale amplificatore alle 
diverse frequenze. 

Ad esempio provate ad applicare sull’ingresso 
una frequenza di 100 Hz - 1.000 Hz e 20.000 Hz e 
con trol I ate qua ie ampiezza di segnale otterrete sul¬ 
le uscite: constaterete così che quella dei 100 Hz 
avrà un’ampiezza minore. 



IDmF 


!0mF 


ENTRATA 

! 


Fig. 26 Un’altra interessante prova 
che potrete effettuare è quella di so¬ 
stituire i due condensatori d’ingres¬ 
so e d'uscita con due elettrolitici, col¬ 
legando il lato positivo (per I soli 
NPN) come visibile in figura. 



Fig. 27 Prima di inserire questi due 
elettrolitici portate la frequenza de! 
generatore BF sui 100 - 200 Hz e re¬ 
golate l’ampiezza del segnale in mo¬ 
do da coprire in verticale circa due 
quadretti. 



Fig. 28 Collegate ora prima uno e 
poi l’altro condensatore elettrolitico 
come indicato in fig. 28 e con statere¬ 
te che l'ampiezza del segnale in usci¬ 
ta aumenterà. Questa va dazione non 
si verificherà invece sulle frequenze 
aite di 10.000 e più Hz. 


91 



























































































Ponete ora in parallelo ai due condensatori CI 
da 470.000 pF (vedi fig. 26) un condensatore elet¬ 
trolitico da 10 mF, ricontroflate l’ampiezza del se¬ 
gnale suilafrequenza di 100 Hze 1.000 Hze notere¬ 
te che la frequenza dei 100 Hz avrà aumentato la 
sua ampiezza. 

Questo significache lacapacità dei condensato- 
ri di ingresso precedentemente utilizzata è troppo 
piccola e non riesce a far passare le frequenze più 
basse, infatti un condensatore posto in serie ad un 
segnale alternato si comporta, a seconda della fre¬ 
quenza, come una resistenza ohmmica, il cui valo¬ 
re potrà essere così calcolato: 

RXc - 1.000 : (6,28 x Hz x C : 1.000) 

dove RXc è ia reattanza di tale condensatore 
espressa in ohm, Hz è la frequenza espressa in 
Hertz e C è ia capacità espressa in microfarad. 

Pertanto con un condensatore da 470.000 pF 
(pari a 0,47 mF), alla frequenza di 100 Hz, avremo: 

RXc = 1.000 : (6,28 x 100 x 0,47:1.000) 

e cioè: 

RXc = 1.000: 0,29516 = 3.387,9 ohm 

mentre con lo stesso valore di capacità, ma alla 
frequenza di 2.000 Hz la reattanza del condensato- 
re varrà: 

RXc = 1.000 : (6,28 x 2.000 x 0,47:1.000) 
da cui: 

RXc = 1.000 :5,9 = 169,5 ohm 

Utilizzando un condensatore da 10 mF il valore 
della reattanza scenderà notevolmente, infatti, alia 
frequenza di 100 Hz si otterrà: 

RXc _ 1.000 ; (6,28 x 100 x 10 :1.000) 

da cui si ricava: 


RXc = 1.000 :6,28 = 159,2 ohm 


e alia frequenza di 2.000 Hz: 

RXc = 1,000 : (6,28 x 2.000 x 10 :1.000) 

cioè: 

RXc = 1.000 :125,6 ~ 7,9 ohm 

in futuro se quando controllerete con j'oscilio- 
scopio un’onda sinusoidale preampliticata, note¬ 
rete in alto e in basso nella traccia un tratto leg¬ 
germente più “grosso” (vedi fig. 29), ruotate il Tl- 
ME/BASE del vostro oscilloscopio in modo da 
ottenere sulio schermo una sola seminonda e vedre¬ 
te che questo tratto apparirà ondulato (vedi fig. 30), 
Questa anomalia sulla traccia denota una auto- 
scNIazione dei transistor alle frequenze più elevate, 





Fig. 29 Se notate che la traccia ri¬ 
sulta in un qualsiasi punto legger¬ 
mente più marcata, potete essere 
certi che il vostro transistor amplifi¬ 
catore autoscala in alta frequenza. 


Fig. 30 Infatti se provate a modifi¬ 
care il Time/Base deIJ’oscìlloscopio 
in modo da far apparire sullo scher¬ 
mo una sola semionda, potrete nota¬ 
re che in quel punto “leggermente 
più marcato” esistono delle piccole 
sinusoidi. 


USCITA 

@ 


Fig, 31 Se notate questa autoosci- 
lazione su di un qualsiasi stadio pre- 
amplificatore o finale dì potenza, po¬ 
trete eliminare tale difetta inserendo 
un piccolo condensatore tra base e 
collettore. 


92 

































































































1 

— 

r~ 







1 


• n 

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11 













. . • 




















IMI 



















— 6 — 





















. 






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■ 








Fig, 32 Se uno stadio amplificatore 
funziona correttamente, la sinusoide 
amplificata dovrà risultare sempre 
con contorni ben definiti e perfetta¬ 
mente simmetrica. Qualsiasi defor¬ 
mazione presente sulla sinusoide si¬ 
gnifica un'anomalia sulla stadio pre¬ 
amplificatore, pertanto se ne dovrà 
ricercare La causa. 


per eliminare la quale sarà sufficiente applicare tra 
ì! collettore e la base un piccolo condensatore da 
22 pFo da 33 pF (fig. 31), 

Sa provate ad aumentare la capacita di questo 
condensatore portandolo ad esempio a 100-120 pF 
e rìcortrollate l'ampiezza del segnale sulle tre fre¬ 
quenze 100-1.000-20,000 Hz p noterete che ['am¬ 
piezza su quest’ultima frequenza risulterà attenua¬ 
ta rispetto alla prova precedente. 

Eccedendo nef valore de tale capacità,, come 
constaterete, si li miterà il guadagno alle frequenze 
più elevate sui 20.000 Hz; avrete quindi compreso 
che applicando un piccolo condensatore tra il 
COLLETTORE e la BASE, è possibile togliere 
eventuali autosciilazìoni di AF echeaumentandolo 
considerevolmente ridurrete il fattore di amplifica¬ 
zione suite frequenze più elevate della gamma BF. 

PER CONCLUDERE 

Queste semplici prove pratiche che vi abbiamo 
descrittovi aiuteranno a risolvere, in fase di proget¬ 
tazione, moltissimi vostri futuri problemi. 

In particolare quei lettori che ci inviano dei pre¬ 
amplificatori da riparare perchè "ronzano" troppo 
e che accusano del difetto il circuito, dopo aver 
montato questo nostro circuito sperimentale, avvi¬ 
cinando all'ingresso det preamplificatore un filo 
percorso dalla corrente alternata a 50 Hz t oppure 
un trasformatore collegato alla rete elettrica, po¬ 
tranno constatare che la sinusoide che apparirà 





Fig. 33 Ad esempio se notate che 
l’onda risulta “sfuocata" e non rima* 
ne immobile sullo schermo, potete 
essere certi che i! preamplificatore 
capta e amplifica, assieme ai segna¬ 
le, anche la frequenza di rete a 50 Hz, 
Schermando l’Ingresso e allonta¬ 
nando il preampliflcatore da fonti al¬ 
ternate, ij difetto sparirà. 


sull'cscilloscopio non sarà più nitida come En pre¬ 
cedenza, ma come ' sfuocata" (vedi fig. 33). 

Quando sufroscilloscopio apparirà una tale on¬ 
da, sicuramente in altoparlanteo in cuffia si sentirà 
un forte ronzio di alternata. 

Provando ora a inserire if preamplifieatore entro 
un piccolo mobiletto metallicocollegando il nega¬ 
tivo dì alimentazione al metallo del mobile e utiliz¬ 
zando per l’ingresso un cavetto schermato, ecco 
che la sinusoide risulterà nitida e senza alcuna 
sovrapposizione di ronzio. 

Occorre ancora rammentare che modificando la 
tensione di alimentazione del preamplificatore da¬ 
gli attuali 12 volt a 9, oppure a 15 volt, si dovranno 
nuovamente calcolare i valori di RI e R2 per ripor¬ 
tare fa tensione di collettore a META’ tensione di 
alimentazione ed in tal modo risulta evidente che 
un circuito progettato per una ben precisa tensio¬ 
ne di alimentazione non può essere utilizzato con 
tensioni notevolmente diverse, a meno che non si 
applichi in ingresso un segnale di ampiezza infe¬ 
riore rispetto a quanto specificato. 

Se ritenete l'elettronica Interessante e utile per il 
vostro futuro, annotate sempre tutto queilo che si 
verifica durante queste prove pratiche, perchè non 
esiste, nevi potrà mai essere, un libro che descriva 
tutti questi particolari, quindi, parafrasando I! ben 
noto proverbio„ avere un quaderno pratico sui 
transistor da voi scritto e per voi quindi perfetta¬ 
mente comprensibile, “significherà avere nel cas¬ 
setto un vero tesoro”. 


93 



























































































Quotidianamente ci vengono recapitate in media 300-400 lettere e !e cinque persone addette ailo smista¬ 
mento deila posta devono necessariamente leggerle e rispondere a ciascuna di esse entro un tempo limite di 
10 minuti, per evitare che si accumulino, diventando nel giro di una settimana diverse migliaia, 

A poco più di un mese dall’uscita delia rivista n. 101/102, inaspettatamente, questa media si è duplicata e 
dopo il primo, comprensibile sbigottimento, con grande sollievo abbiamo constatato che non si trattava di un 
improvviso incremento delle lettere di consulenza, bensì di manifestazioni di elogio da parte di persone che, 
sofferenti da tempo di diverse malattie, hanno tratto grande giovamento e risultati del tutto inaspettati dopo 
poche applicazioni di elettromagnetoterapia, un apparato che abbiamo appunto presentato su tale numero. 

Ci spiace di non poter soddisfare i! desiderio di quei lettori che ci hanno chiesto di pubblicare integralmen¬ 
te le (oro lettere, ma non possiamo certo comporre 
una rivista di 2.000 pagine piena di sola corrispon¬ 
denza, quindi con la presente intendiamo ringraziare 
pubblicamente tutti, esternando il nostro personale 
compiacimento per aver contribuito ad alleviare i 
loro dolori. 

A tal proposito desideriamo rammentarvi che per 
completare questo progetto, che voi avrete realizza¬ 
to in un paio d’ore, abbiamo impiegato ben quattro 
mesi di intenso iavoro. 

infatti, la maggior parte di tale tempo l’abbiamo 
utilizzata per documentarci a fondo su questa tera¬ 
pia, intervistare medici e specialisti che da anni la 
praticano, rintracciare ie persone che si sono sotto¬ 
poste a tate trattamento e andarle a visitare con me¬ 
dici di nostra fiducia, per verificare personalmente i 
benefici che ne avevano tratto e, una volta certi del risultato, abbiamo realizzato diversi prototipi per 
consegnarli a questi medici perchè ne verificassero la validità. 

Insomma, il nostro obiettivo, come già sapete, non è quello di uscire ad ogni costo a fine mese con una 
rivista, inserendo un pò quei che capita, pubblicità, progetti realizzati solo sulla carta, pagine ricopiate di 
depliants pseudotecnici, ecc„ ma di usci re soltanto quando abbiamo la matematica certezza che i progetti 
pubblicati funzioneranno al 100%. 

Cercare di vendere una copia di rivista in più e mettere poi il lettore in difficoltà non è Ll serio", meglio farlo 
attendere, ma offrirgli un progetto del quale può fidarsi e, se ciò non bastasse, assicurargli anche una 
adeguata assistenza tecnica per risolvere eventuali errori da lui commessi o causati da “sviste" tipografiche. 

Un progetto come quello delLELETTROMAGNETOTERAPIA non si poteva pubblicare appena terminato e 
nemmeno dopo averlo provato per pochi giorni su di una "sola" persona. 

in questo senso !e lettere pervenute e quelle che continuano a giungerci affermando che facevano 
"miracoli”, premiano il tempo da noi impiegato. 

Per non dilungarci troppo, riportiamo due, tre casi abbastanza indicativi. 

Lo zio di un nostro lettore da anni sofferente di dolori alle spalle di origine cervicale, dopo poche 
applicazioni di elettromagnetoterapia non accusa più alcun dolore. 

Una signora che da 6 mesi era in cura per dei dolori ad un ginocchio {aveva fatto iniezioni, preso farmaci, 
tentato massaggi e fanghi senza alcun esito positivo) e alia quale i medici avevano prospettato, come ultima 
possibilità di guarigione, un intervento chirurgico, venuta a conoscenza di questa nuova terapia sfogliando la 
rivista dei marito, si è subito fatta costruire tale apparato. Dopo una settimana di applicazioni, li ginocchio è 
tornato normale ed i dolori completamente spariti (abbiamo ritenuto opportuno sincerarci personalmente di 
questo caso un pò particolare, andando ad intervistare l’interessata). 

Un giovane che si era fratturato una gamba in un incidente stradale e che quando camminava accusava forti 
dolori, praticata questa terapia, ci ha scrittocheora riesceafare lunghe passeggiate. Quando esagera e avverte 
ancora qualche lieve dolore, gli basta un’applicazione di soli 20 minuti perchè tutto ritorni alla normalità. 

Ci è stato poi anche scritto dì un caso di eczema e uno di acne guarito dopo sole 10 applicazioni, e 
potremmo continuare elencando quanti hanno curato artriti, sciatiche, mal di testa e numerose altre malattie, 
semplicemente avvolgendo la piattina attorno alia parte dolorante. 

Pertanto, se accusate uno dei tanti dolori da noi indicati sui n. 101/102, anziché insistere con pillole ed 
iniezioni, vi consigliamo di provare per una settimana i'ELETTROMAGNETOTERAPIA e può darsi che 
questa vi faccia guarire molto più velocemente. 

Concludiamo esprimendo nuovamente il nostro rammarico per non poterrisponderesingolarmentea tutte 
le vostre, peraltro graditissime, lettere, ma siamo certi comprenderete la nostra necessità dì dare la preceden¬ 
za a quei lettori che ci chiedono consigli di carattere tecnico. 



94 


LA DIREZIONE 













* 



per 

il 

nostro 

circuito 

della 




Inserendo questo semplice accessorio airinterno del mobile della 
magiietoterapia^a vreteun controllo “visivo 15 che vi indicherà non solo 
se lo stadio di AF funziona correttamente, ma anche quale frequenza 
impulsiva avete selezionato. 


Molti-dei lettori che hanno realizzato il progetto 
della magnetoterapia,, apparso sui precedente 
numero della rivista con la sigia LX.711, entusiasti 
dei benefici risultati ottenuti, si preoccupano che 
prima o poi il proprio apparecchio possa guastarsi 
e, proprio per evitare di rimanerne sprovvisti ci 
sollecitano rinvio di un secondo kit, da tenere “di 
scorta”. 

Infatti, non producendo tale terapia alcuna sen¬ 
sazioneavvertibile, comead esempio calore, pizzi¬ 
core, ecc, 3 e non risultando previsto sul pannello 
frontale un “controllo visivo", tutti ci hanno chiesto 
comesi può stabilisse il progetto funziona e se lo 
stadio di ÀF genera la frequenza impulsiva richie¬ 
sta, 

La spia a diodo led da noi inserita indicasolophe 
fa tensione di rete giunge al trasformatore di ali¬ 


mentazione, ma questo non è una garanzia suffi¬ 
ciente, perchè, a completa insaputa del “paziente", 
potrebbe benissimo guastarsi [Integrato NE.555, 
oppure il 74LS02, o peggio ancora il transistor 
BFY51 di alta frequenza, per cui questi, parados¬ 
salmente, per settimane e settimane potrebbe sot¬ 
toporsi alla terapia senza ricavarne alcun beneficio 
e giungere così all'errata conclusione di avere un 
malanno veramente incurabile. 

Dobbiamo certo convenire che tutte queste os¬ 
servazioni sono più che giustificate e che, effetti¬ 
vamente, in fase di progettazione tale eventualità 
non è stata presa in considerazione, in quanto la 
principale preoccupazione era quella da perfezio¬ 
nare il funzionamento del progetto e controllare 
che esso real mente “guarisse e curasse" in brevis¬ 
simo tempo tutti i mali descritti. 


95 



























































USCITA SONDA 



Fig. 2 Connessioni viste dall'at¬ 
to dell’Integrato CD.4520 e del 
dfodo led. Si ricordi che ii termi¬ 
nale più lungo è sempre l’Anodo. 


tsv 


LLJJ 


” 


Fig. 1 Schema elettrico del monitor. 


C3 


1 

G 

G 

10 IC1 

Z 

ii 

ì t 

T 1 \ 

ì 915 





ELENCO COMPONENTI LX.731 

RI = 4.700 ohm 1/4 watt 
R2 _ 10.000 ohm 1/4 watt 
R3 = 1.500 ohm 1/4 watt 
CI = 27 pF a disco 
C2 = 100 pF a disco 
C3 = 100.000 pF poliestere 
OSI = 1 N.4148 o BAY.71 
DS2 - 1 N.4148 o BAY.71 
DL1 = diodo led 
IC1 - CD.4520 





!( 


CD4520 


Se, come si dice, per tutti i “mali" c’è un rimedio, 
anche per questo noi i'abbiamotrovato e oggi ve io 
proponiamo per completare così questo progetto, 
che si è rivelato tanto benefico per la vostra salute. 

SCHEMA ELETTRICO 

Per realizzare questo progetto è necessario un 
“monitor" in grado di indicare se tutti gli stadi fun¬ 
zionano correttamente e a questo scopo non ci si 
può certo servire di un diodo led collegato sull’u¬ 
scita dell'oscillatore astabiie NE.555, perchè se si 
bloccasse l’oscillatore a 9 MHz o si bruciasse ii 
transistor finale di potenza BFY51, tale led conti¬ 
nuerebbe a “lampeggiare" regolarmente, ma in 
uscita suila piattina irradiante non scorrerebbe al¬ 
cun segnale di AF, indispensabile per questa tera¬ 
pia. 

Pertanto, bisognava progettare un circuito in 
grado di rivelare il segnale AF presente sull’uscita 
del BFY51 e poiché le frequenze di 8-14- 40-160- 
640 Hz non si sarebbero potute utilizzare per far 


lampeggiare ii diodo led a causa della loro troppo 
elevata velocità, era assolutamente necessario in¬ 
serire un circuito che rallentasse ii lampeggio di 
tale diodo per renderlo visibile. 

Come vedasi in fig. 1 abbiamo risolto tutti questi 
problemi con un solo integrato tipo CD.4520 e due 
diodi al silicio. 

Il segnale AF, generato dal circuito LX.711, che 
si applicherà sulla piattina irradiante, raggiungerà 
anche l’ingresso del nostro circuito. 

Attraverso il condensatore CI questo segnale 
verrà raddrizzato dai due diodi al si licio DS1 e DS2, 
ottenendo così un segnale impulsivo la cui fre¬ 
quenza risulterà pari alla frequenza di ripetizione 
degii impulsi dì AF. Questi impulsi, come già ac¬ 
cennato, risultando troppo veloci, non potremo vi- 
suaiizzarii sul nostro diodo led. 

L'integrato CD.4520 da noi inserito in talecircui- 
to viene utilizzato per dividere questa frequenza 
impulsiva 32 volte. In pratica i! segnale applicato 
sui piedino d’ingresso 2 verrà diviso x 16 dal primo 
divisore contenuto all'interno dell integrato, sul 


96 
























































































piedino6 questo segnale cosi divìso raggiungerà il 
piedino dlngresso 10 del secondo divisore che lo 
dividerà x2, per cui coJEegandosul piedino di usci¬ 
ta 11 ildiodo 3ed "monitor 1 , lo vedremo iampeggla¬ 
re alfe seguenti velocità; 

B Hz - 1 volta circa ogni quattro secondi 
14 Hz - 1 volta circa ogni due secondi 
40 Hz - 1 volta circa al secondo 
160 Hz = S volte al secondo 
640 Hz - 20 volte ai secondo 

Alla prima frequenza il lampeggio risulterà molto 
lento, alfe due successive possiamo considerarlo 
regolare, mentre alfe uitimedue, anche se risulterà 
molto veloce, sarà sempre visibile e facilmente di¬ 
stinguibile. 

Per alimentare questo integrato utilizzeremo Ja 
tensione contìnua dei 15 volt, già presente sul cir¬ 
cuito LX.711, 


REALIZZAZIONE PRATICA 

Sul circuito stampato sigiato LX.731 inserite 
dapprima lo zoccolo, poi Je resistenze, infine I due 
diodi, facendo attenzione^ non invertirne la polari¬ 
tà, in quanto sul terminale d'ingresso 2 delTrntegra- 
to IC1 debbono giungere E soli impulsi positivi, 
pertanto dovrete rivolgere la fascia colorata che 
contorna il corpocome visibile nello schema prati¬ 
co di fig. 4 r 


Una volta saldati anche ì tre condensatori, potre¬ 
te inserire nello zoccolo ("integrato CD.4520, rivol¬ 
gendo verso Paltò la tacca di riferimento. 

Sui due terminali posti a destra applicherete due 
fili e alla loro estremità collegllerete il diodo [ed, 
tenendo presente che il terminale più corto (cato¬ 
do = K), andrà collegato sulla pista di massa e il 
più lungo (anodo — A),andràrivolto verso la resi¬ 
stenza R3. 

Realizzato anche questo collegamento, potrete 
aprire il mobile del progetto LX.711, ed ai suo in¬ 
terno potrete collocare questo nuovo circuito. 

Come vedesi in fig. 5, dovrete ora collegare il 
cavetto coassiale di AF ai due terminali posti sulla 
sinistra, rammentando di congiungere Ja calza me¬ 
tallica al terminale di massa. 

Col leghe rete quindi l’estremità dì tale cavetto ai 
due terminali di uscita AF del circuito stampato 
LX.711, oppure direttamente ai due terminali del 
jack femmina fissato sul pannello frontale, sempre 
ricordando che la calza metallica andrà col legata 
alla pista di massa. 

Il filo di alimentazione positivo dei 15 volt dovrà 
essere invece collegato alla pista a cui fa capo ri 
terminale positivo del condensatore elettrolitico 
C13. 

Terminato il montaggio potrete accendere il vo¬ 
stro apparato delta MAGNETOTERAPIA e se non 
avete invertito pererrore i due diodi ai si fiero DS1 - 
DS2 o il diodo fed, vedrete subito quest’ultimo 
lampeggiare. 


USCITA SONDA 


Fig. 3 Di iato le dimensioni reali del 
circuito stampato LX.731, necessa¬ 
rio per la realizzazione di questo mo¬ 
nitor per elettromagnetoterapia. 




c=t 




RT 


DS2 RI 82 


i 




Fig. 4 Schema pratico di montag¬ 
gio. If cavetto schermato visibile sul¬ 
la sinistra andrà collegato al circuito 
della magnetoterapia come visibile 
in fig, 5, 


97 


























































10 


=*,.> . A 



DSZ Hi R2 


Frg. 5 Realizzato il monitor, lo potrete coHegare al circuito delia magnetoterapia come 
qui chiaramente illustrato. La tensione di alimentazione a 15 volt verrà prelevata sulla 
pista a cui risulta collegato il condensatore CI3, il filo che andrebbe al diodo fed lo 
salderete sulla pista a cui fa capo la resistenza RI (che dovrete poi togliere), mentre il 
cavetto schermato andrà posto sul due terminali di uscita AF collega ndo la calza metallica 
a massa. 


98 
































































































































Provate a ruotare la manopola della “frequenza" 
e vedrete tale lampeggio rallentare o aumentare di 
velocità. 

App urato che tutto funziona regolarmente, anzi¬ 
ché forare lì pannello frontale per applicare su di 
esso questo secondo diodo ied, noi vi consigliamo 
di procedere come segue: 

Tranciate sui circuito stampato IX,711 la resi¬ 
stenza RI e, come vedesi nel disegno di fig. 5 (filo 
colorato in azzurro), coliegate il terminale "positi¬ 
vo” presente sul circuito stampato LX.731 al termi¬ 
nale a cui prima risultava collegata la resistenza 
RI p e cosi facendo sfrutterete il diodo Ied, che già 
risulta fissato sul pannello frontale del mobile co¬ 
me "monitor 1 *. 

Ovviamente il diodo Ied che avevate in prece¬ 
denza collegato sul circuito stampato LX.731* do¬ 
vrete toglierlo e metterlo in disparte per altre, futu¬ 
re applicazioni. 


PER TERMINARE 

Essendoci pervenute a proposito del progetto 
LX.711 delle consulenze riguardanti il quarzo, la 
bobina LI e altri particolari, anche se abbiamo 
implicitamente già risposto a questi quesiti, preci¬ 
siamo ancora quanto segue: 

1 - In tale progetto si può utilizzare sia un quarzo da 
9 MHz, che un quarzo CB in 3" armonica, pertanto 
qualsiasi quarzo da 27.000 KHz a 27.800 KHz può 
essere tranquillamente Inserito nel nostro proget¬ 
to, perchè questo oscillerà sempre a 1/3 delia fre¬ 
quenza riportata sull'Involucro. 

2 - Nella rivista abbiamo indicato erroneamente 
cheli supporto della bobina LI ha un diametro di 8 
mm., mentre in realtà è di 6 mm. In questo modo 
rispondiamo a quei lettori che controllandola con 
un calibro, ci hanno domandato se ci siamo sba¬ 
gliati ad inserirla nel kit, oppure a trascrivere il 
valore sulla rivista: l’errore dunque è neiia sola 
rivista, 

3 - Molti ci hanno comunicato che la lunghezza di 
tale supporto non è sufficiente per avvolgervi le 36 
spire indicate neirartìcolo e in questo caso ci sia¬ 
mo dimenticati di precisare che ie 36 spire vanno 
avvolte su più strati, cioè si dovrà avvolgere un 
primo strato con quante spire il supporto riesce a 
contenere, poi sopra a taie strato se ne dovrà av¬ 
volgere un secondo, infine un terzo, fino a rag¬ 
giungere ie 36 spire, li numero di queste spire non 
è crìtico, quindi ne potrete avvolgere anche 35, 
oppure 38, o 39, senza determinare alcuna conse¬ 
guenza sulle caratteristiche di funzionamento, 

4-Qualcuno ci ha chiesto se è normale che varian¬ 
do la lunghezza della piattina irradiante vari l'as¬ 
sorbimento e a questo quesito non possiamo che 


rispondere affermativamente, perchè maggiore è 
la lunghezza, maggiore è ['energia necessaria per 
distribuire equamente FAF su tale superficie. 

5 - Alcuni ci hanno fatto osservare che nel kit è 
presente un ponte raddrizzatore con corpo CI¬ 
LINDRICO, anziché quadro come riportato nelle 
foto, e a tal proposito rispondiamo che la forma del 
corpo non ha alcuna Importanza, importante è in- 
vece controllare che3 dueterminait — e— risultino 
inseriti correttamente nei due fori con Identico se¬ 
gno. infatti, quando ordiniamo alle Case Costrut¬ 
trici un ponte raddrizzatore da 100 volt 1 amper, 
queste ce io inviano con i valori di tensione ©ampe¬ 
raggio richiesto, senza soffermarsi a considerare 
la forma geometrica dell'Involucro. 


UN'IDEA per un GUADAGNO 

Tutti voi che ci avete riferito che con tale proget¬ 
to siete riusciti a debellare in pochissimo tempo 
quei disturbi che da tempo vi rendevano sofferenti 
e chequindi avete avuto la possibilità di constatare 
personalmente che la M AGNETOTERAPE A ha del¬ 
le proprietà veramente fuori dal comune, potrete 
tranquillamente consigliare amici e conoscenti 
che soffrono dei dolori elencati a pag. 16 e a pag. 28 
del n. 101/102, di provarla e se costoro non sa¬ 
pranno come montarla, potreste farlo voi, ricavan¬ 
do così un certo margine di utile. 

Moltissimi Medici - Allenatori - Massaggiatori - 
Ortopedici ci chiedono se possiamo rifornirli di 5 - 
6 e più di questi apparati già montati e funzionanti, 
ma purtroppo noi siamo impossibilitati a fario, per¬ 
chè il nostro laboratorio è impegnato a progettare 
nuovi circuiti. 

Tale diffusa richiesta del resto non ci sorprende, 
dato che, come abbiamo già precisato sul n, 
101/102, un progetto inferiore al nostro come pre¬ 
stazioni e potenza viene venduto ai Medici specia¬ 
listi a circa 2 milioni, cifra nei confronti della quale 
il costo del nostro kit è veramente irrisorio. 


COSTO DI REALIZZAZIONE 

Tutto ii materiale visìbile in fig. 4, cioè il circuito 
stampato con l'aggiunta dello zoccolo per l'inte¬ 
grato, il diodo 3ed e uno spezzone di cavetto coas¬ 
siale ... ......L. 4.300 

li solo ci rcuito stampato LX.731... L. 1.000 

Nei prezzi sopraindicati non sono incluse lespe- 
se postali di spedizione a domicilio. 


99 










M motto di ogni GB è quello di arrivare sempre 
più lontano e sempre più forte e per conseguire 
questo risultato ci si affida ad un LiNEARE che, 
collegato aif'uscita del proprio''baracchino”, prov- 
vede ad aumentare la scarsa potenza che se ne 
ricava. 

Conoscendo tale esigenza tutte le riviste cer¬ 
cano di pubblicare schemi di lineari per CB e qual¬ 
che piccola industria ir fornisce già montati e fun¬ 
zionanti, partendo dal presupposto che i CB cono¬ 
scono sì qualsiasi modello di ricetrasmettitore e di 
antenna, ma non sanno distinguere un transistor 
da un integrato, o una resistenza da un condensa- 
tore. 

* 

Per fortuna non tutti i CB rientrano in tale cate¬ 
goria, molti anzi sono dei veri tecnici, tanto che 
riescono a montare e a perfezionare qualsiasi 
schema di ricetrasmettitore e noi proprio a questi 
ultimi ci rivolgiamo, proponendo progetti sempre 
nuovi e tecnicamente aggiornati, come appunto 
nel caso de! lineare che ora vi presentiamo. 

Si tratta di uno schema Inedito, che mai prima 


Per farvi comprendere meglio questo concetto, 
potremmo in via teorica affermare che se i! lineare 
di fig. 1 eroga, in assenza di modulazione, 30 watt, 
modulato NEG ATIVAMENTEci fornirebbe lastes- 
sa potenza di un lineare da 15 watt modulato 
POSITIVAMENTE. 

Se si riuscisse a modulare POSITIVAMENTE 
questo lineare da 30 watt, in uscita si otterrebbero 
ber 60 watt. 

Per raggiungere tale condizione sarebbe suffi¬ 
ciente aggiungere ai LINEARE uno stadio sup¬ 
plementare di BF, in grado di modulare il transistor 
di AF. 

Lo schema che vi proponiamo risulta ben diver¬ 
so da tutti gli schemi di lineari in AM che avrete 
avuto modo di esaminare, perchè lo abbiamo 
completato con questo stadio di BF, che nessuno 
ha mai pensato di inserire. 

A chi infine ci chiederà perchè lo abbiamo pro¬ 
gettato per una tensione di alimentazionedi12-13 
volt, quando avremmo potuto aumentarne la po¬ 
tenza e migliorarne le prestazioni alimentandolo 



Questo nuovo e potente lineare CB è in grado di erogare tutti 1 suoi 50 
e più watt modulati POSITIVAMENTE, perché completo dì un finale 
di; BF supplementare che amplifica contemporaneamente anche il 
segnale di modulazione presente in uscita dal “baracchino”. 


d’oggi avrete avuto la possibilità di vedere o pro¬ 
vare, perchè soltanto da pochi mesi abbiamo finito 
di progettarlo e collaudarlo. 

Perchè abbiamo abbandonato il “classico 
schema", per ricercarne uno più complesso ve io 
spieghiamo subito. 

Ad esempio, sedai lineare di fig. 1 esce un segna¬ 
le AF come queifo visibile in fig, 2, quando andre¬ 
mo a modularlo in ampiezza si modificherà come 
visibile in fig. 3, cioè avremo una attenuazione del 
segnate AF irradiato, riievabile con un qualsiasi 
wattmetro o sonda di carico. 

In pratica la modulazione agisce NEGATIVA¬ 
MENTE sottraendo potenza, pertanto il risultato 
finale sarà identico a quello che conseguiremmo 
utilizzando un lineare con potenza dimezzata (vedi 
fig. 4), modulato POSITIVAMENTE (vedi fig. 5). 

Se si riuscisse a modulare POSITIVAMENTE 
!'AF erogata da questo lineare (vedi fig. 5), si rad¬ 
doppierebbe l'ampiezza dei segnale AF, e di con¬ 
seguenza la potenza irradiata in antenna. 


con una tensione di 20 - 22 volt, rispondiamo che 
esiste un ben preciso motivo. (NOTA: non alimen¬ 
tate questo circuito di lineare con tali tensioni, 
perchè lo abbiamo progettato per un massimo di 
14 volt), 

Un lineare che funziona a 12- 13 volt può essere 
installato su quaisiasi auto o roulotte, ed un rice¬ 
trasmettitore di potenza, indipendente dalia ten¬ 
sione dei 220 volt della rete, potrebbe risultare 
molto utile in casi di calamità naturali, per solleci¬ 
tare soccorsi e servizi di protezione civile. 

Laddove si sono verificati terremoti (compreso 
l’ultimo catastrofico di Città del Messico), inonda¬ 
zioni ed altre calamità naturali, i PRIMI a fornire 
notizie sulla catastrofe, a chiedere aiuti, ad effet¬ 
tuare dei ponti radio per coordinare i soccorsi, 
sono sempre stati i RADIOAMATORI e i CB. 

li motivo di taletempestività risiede nel fatto che 
questi ultimi dispongono sempre di ricetrasmetti- 
tori, funzionanti con la tensione deila batteria del¬ 
l’auto, pertanto se viene a mancare l’erogazione 


100 










Foto dei mobile conte¬ 
nente ii Lineare AF e 
ramplificatore BF di po¬ 
tenza. 




LINEARE 


C 


B 


nuova TTTTTMH 


della tensione di rete, il loro apparato non rimane 
mai in black-out. 

Proprio l'opposto cioè di quanto avviene nella 
maggior parte delle sedi operative statali, che pos¬ 
siedono sì costose apparecchiature, ma tutte fun¬ 
zionanti a 220 volt, per cui se viene a mancare la 
corrente elettrica rimangono “mute”. 

SCHEMA ELETTRICO 

Lo schema base di tale lineare è visibile in fig.8. 
Lo stadio amplificatore ÀF è del tutto similare a 
quello riportato in fig. 1, con la sola differenza che 
vi abbiamo aggiunto uno stadio di potenza costi¬ 
tuito dal transistor TR2. 

Il segnale AF prelevato sull’uscita del nostro 
ricetrasmettitore giungerà subingresso dell’am- 
plificatore TRI (transistor de! lineare), che io 
amplificherebbe con una modulazione NEGATI- 
VA, se in tale circuito non avessimo aggiunto lo 
stadio costituito dal transistor TR2. 

In pratica, ii segnate ÀF già modulato dei nostro 
ricetrasmettitore (vedi fig, 7) verrà prelevato dal* 
l'ingresso del lineare tramite il condensatore Gl e 
raddrizzato da! diodo DSi, pertanto ai suoi capi ci 
ritroveremo un segnale simile a quello visibile in 
fig. 9. 


L’impedenza JAF1 ed il condensatore G2 prov¬ 
vederanno ad “eliminare 11 da questo segnale rad¬ 
drizzato ogni traccia di AF e così sulla base di TR2 
giungerai! solo segnale BF (vedi fig. 10) peressere 
amplificato in potenza. 

Sul collettore di tale transistor avremo un segna¬ 
le BF che, tramite il condensatore C3, verrà appli¬ 
cato tra i due diodi DSI e DS2 posti in serie all'ali¬ 
mentazione dì collettore del lineare AF. 

In assenza dì modulazione su! collettore giun¬ 
gerà, attraverso ì due diodi DS1-DS2, la relativa 
tensione dì alimentazione e quindi ii lineare fun¬ 
zionerà normalmente ignorando lo stadio BF ag¬ 
giunto. 

Quando parleremo al microfono, sulla base del 
transistor TR2 giungerà il segnale sinusoidale 
della BF, che verrà amplificato. 

Sul collettore di TR2 avremo un segnale sirau^ 
soìdale composto da semionde positive e nega¬ 
tive, che il condensatore C3 trasferirà sulla giun¬ 
zione dei due diodi DSI * DS2. 

La tensione delle semionde POSITIVE si som¬ 
merà al valore delia tensione di alimentazione, 
facendo così aumentare la tensione sul collettore 
del transistor TRI, mentre la tensione delle se¬ 
mionde NEGATIVE sì sottrarrà al valore della ten- 


101 
























Fig. 1 Lo schema base 
di qualsiasi lineare CB è 
costituito da un transi¬ 
stor amplificatore AF di 
potenza, completo sia in 
entrata che in uscita dei 
necessari circuiti di ac¬ 
cordo. Tali lineari ven¬ 
gono utilizzati soprattut¬ 
to per la FM perchè, mo¬ 
dulandoli in AM, ia 
potenza diminuisce. 


ENTRATA 










wrm 








Fig. 3 Come vedasi in questa 
figura, la modulazione agirà sul 
segnale AF negativamente, ri¬ 
ducendo la potenza in uscita. In¬ 
fatti, la potenza erogata risulterà 
pari ai valore medio tra picco 
positivo e quello negativo. 


Fig. 2 Così se in assenza dì 
modulazione, il lineare di ftg. 1 
eroga un segnale AF ia cui am¬ 
piezza, vista all’oscilloscopio, 
risulta pari a circa 4 quadretti, 
quando io moduleremo si modi¬ 
ficherà come visibile in fig. 3. 


'~.7T Z—Z T—:—n 



Fig. 4 Disponendo di un lineare 
dalla potenza dimezzata rispet¬ 
to a quella riportata in fig. 2, in 
grado però di modulare positi¬ 
vamente il segnale AF, eroghe¬ 
remmo in antenna la stessa po¬ 
tenza come vedesi in fig. 5. 


























































!'* , M 1 - 












































Fig. 5 Modulando positiva¬ 
mente il segnale AF visibile in 
fig. 4 l’ampiezza che ne ricave¬ 
remo si modificherà come vede¬ 
si in figura, cioè otterremo lo 
stesso segnale, quindi la stessa 
potenza erogata in fig. 3. 


102 















































































































































































sione di alimentazione, riducendo di conseguenza 
la tensione sul collettore dello stesso transistor. 

Così facendo, la potenza erogata da! lineare 
aumenterà come visibile in fig. 7. 

Lo schema che vi abbiamo riportato in fig, 8 è 
solo teorico, in quanto quello definitivo visibile in 
fig, 13, è ìotalmentediverso e completo in ogni suo 
più piccolo particolare. 

Prima di passare alia descrizione dello schema 
elettrico definitivo, precisiamo che la massima 
potenza accettata in ingresso dal nostro lineare si 
aggira intorno ai 4 watt, e questa potenza è in 
effetti quella massima erogata da qualsiasi rEcetra- 
smetìitore CB. 

Se il vostro ricetrasmettìtore eroga una potenza 
minore, proporzionalmente si riduce anche la 
potenza in uscita; in pratica, è possibHe rilevare la 




























1 






























































































Fig. 6 Pertanto se riuscissimo 
a modulare positivamente il li¬ 
neare capace di fornire in uscita 
un segnale AF pari ad un’am¬ 
piezza di 4 quad retti, è ovvio che 
ne raddoppieremmo la potenza, 
come dimostra la foto di fig. 7. 
















! 



































































































Fìg, 7 Come vedesi in questa 
foto, l'ampiezza massima del 
segnale AF in presenza delle 
semionde positive risulta rad¬ 
doppiata rispetto a quella visibi¬ 
le in fig. 3 pur erogando questo 
lineare la stessa potenza di fig. 2. 


potenza prelevarle in uscita dal LINEARE, ali¬ 
mentandolo a 12,6 volt (tabella 1), oppure a 13,6 
volt (tabella 2). 


TABELLA 1 

= ALIMENTAZIONE a 12,6 VOLT 

NON MODULATI 

MODULATI IN BF 

Watt. 

inp. 

Amper 

s/m 

Volt : 
sonda 

Watt 

AF 

Amper 

mod. 

Volt 

sonda 

Watt 

AF 

1W 

3,4 

50 

25 

6,0 

68 

46 

2W 

3,8 

52 

27 

6,5 

72 

52 

3W 

4,5 

55 

30 

7,0 

76 

58 

4W 

5,0 

58 

34 

7,5 

79 

62 


TABELLA 2 

- ALIMENTAZIONE A 13,6 VOLT 

NON MODULATI 

MODULATI IN BF 

Watt. 

inp. 

Amper 

s/m 

Volt 

sonda 

Watt 

AF 

Amper 

mod. 

Volt 

sonda 

Wall 

AF 

1W 

3,7 

54 

29 

6,5 

73 

53 

2W 

4,3 

56 

31 

7,0 

76 

58 

3W 

5,0 

58 

34 

7,5 

79 

62 

4W 

5,5 

60 

36 

8,0 

81 

66 


Watt inp....Potenza in watt applicata subin¬ 

gresso del lineare 

Amper s/m .„„.Amper assorbiti dal lineare in as¬ 
senza di modulazione 

Volt sonda .......Tensione su di una sonda di carico 

a 50 - 52 oh m 

Watt AF..Potenza in uscita dal lineare senza 

modulazione 

Amper mod.Amper assorbiti dal lineare con la 

modulazione 

Volt sonda.Tensione su di una sonda di carico 

a 50 - 52 ohm 

Watt AF.. Potenza in uscita dal lineare con la 

modulazione 

NOTA — i dati sopra riportati sono una media dei 
valori rilevati sui prototipi da noi montati, in pratica 
si possono riscontrare sulla “sondadi carico 'delle 
differenze di qualche VOLT, per il semplice motivo 
che la resistenza effettiva può risultare di 50,8, di 
52, o di 51,6 ohm. 

Se terminato il lineare, constatate che inserendo 
i “3 watt” del vostro ricetrasmettìtore questo eroga 
una potenza INFERIORE a quanto indicato nelle 
nostre tabelle, possiamo assicurarvi che la causa 
di ciò none del lineare, ma del vostro trasmettitore 
che non eroga 3a potenza dichiarata. 

Infatti, acquistati dei recetrasmettitori per le 
prove “con potenza dichiarata di 4 e 2 watt”, all'atto 
pratico abbiamo misurato solo 3,1 e 1,5 watt e, 
logicamente, In uscita dai lineare non riuscivamo 
ad ottenere i watt che in effetti avrebbero dovuto 
esserci. 


103 







































































































Fig, 8 Per modulare positi¬ 
vamente un qualsiasi lineare in 
AM è necessario aggiungere 
allo schema di fig. 1 uno stadio 
amplificatore di potenza BF, 
che amplifichi anche il segnale 
di modulazione presente sul- 
ruscita del nostro baracchino. 


ENTRATA 

I 


JAF1 


USCITA 
AF 


Giunti a questo punto, possiamo passare afla 
descrizione dello schema elettrico di fig. 13 par¬ 
tendo ovviamente dall’ingresso AF, riportato in al¬ 
to a sinistra, che andrà collegato sull uscita anten¬ 
na dei nostro ricetrasmettitore. 

Quando il ricetrasmettìtore si trova in RICE¬ 
ZIONE, il segnale captato dall'antenna, tramite i 
due relè (diseccitati), raggiungerà {'ingresso del 
nostro apparato. 

Passando in TRASMISSIONE i due relè si ecci¬ 
teranno, pertanto il segnale AF erogato tramite il 
compensatore C2 raggiungerà la base del transi¬ 
stor lineare TRI che lo amplificherà. 

Il compensatore G2, congiunto a C3 e alla 
bobina Li, servirà per adattare l’Impedenza carat¬ 
teristica di 50-52 ohm, presente sulTuscita del rice¬ 
trasmettitore, alf iimpedenza d’ingresso del transi¬ 
stor, mentre fa bobina L3 t il condensatore C4 e i 
compensatori C6 - C5, per adattare l'impedenza 
d'uscita del transistore! 50-52 ohm del cavo coas¬ 
siale, che utilizzeremo per trasferire I AF all'an¬ 
tenna irradiante. 

Risultando questo stadio amplificatore AF clas¬ 
sico e del tutto normale, possiamo ora passare a 
quello di BFche troviamo localizzato in basso nello 
stèsso schema elettrico di fig, 13. 

Come già accennato, in tale circuito utilizziamo 
il dìodo al silicio DBS come stadio “rivelatore”, cosi 
come lo si usa in un quaEsiasi ricevitore, per sepa¬ 
rare dal segnale AF il solo segnale BF e quindi 
passarlo allo stadio preamplificatore e finale di BF. 

In pratica, dopo l’impedenza JAF2 sarà disponi¬ 
bile una tensione continua proporzionale all'am¬ 
piezza del segnale AF del nostro ricetrasmettitore, 
che, filtrata dal condensatore elettrolitico C8, uti¬ 
lizzeremo per polarizzare la base del transìstor 
TR2; quest’ultimo, congiunto a TR3 f ci consentirà 



Fig. 9 II segnale AF modulato 
tramite Ct raggiungerà il diodo 
rivelatore DS1 che lo raddrizze¬ 
rà, pertanto ai suoi capi risulterà 
presente un segnale come visi¬ 
bile in figura. 



Fig. 10 11 condensatore C2 fu¬ 
gherà a massa TAF presente sul¬ 
la semionda raddrizzata, quindi 
giungerà sulla base del transi¬ 
stor TR2 il solo segnale BF per 
essere amplificato. 


104 

















































































































di eccitare i due relè presenti nel circuito. 

Il relè d'ingresso ci permetterà di far passare il 
segnale AF del nostro ricetrasmettitore sulla base 
del finale di potenza TRI, mentre quello di uscita, 
di collegare il cavo coassiale sul condensatore C6, 
per trasferire il segnale AF amplificato all’antenna. 

Su questa tensione continua raddrizzata, ma 
non ancora filtrata dal condensatore elettrolitico 
C8 (cioè prima della resistenza R5), sarà presente 
anche il segnale sinusoidale BF, che, passando 
attraverso il filtro passa-basso C12 - C13 - R6, 
raggiungerà il trimmer di volume R8. 

Abbiamo inserito questo filtro pertogìiere dalia 
BF qualsiasi residuo di alternata a 50 -100 Hz, che 
risultasse sovrapposto al segnale BF. 

ì condensatori CI4 - CI7 - Ci8 presenti dopo ti 
tri mmer di volume R8, servono invece per fugare a 
massa qualsiasi residuodi AF che potrebbe ancora 
risultare presente sul segnale BF. 

Sapendo che per modulare al 100% il nostro 


lineare AF occorre un segnale BF che raggiunga 
un massimo di 20 watt, abbiamo deciso di utiliz¬ 
zare un integrato TDA.2009, risultando questo 
provvisto di due finali da 10 watt cadauno. 

Applicando il segnale BF prelevato dal trimmer 
R8 direttamente sui due ingressi non invertenti 
(vedi piedini 5 e 1) e collegando ie due uscite in 
parallelo, siamo riusciti a raggiungere questi 20 
watt utilizzando un solo integrato, a tutto vantag¬ 
gio della semplicità. 

Ledueuscite (piedini8e 10) non vengono colle- 
gate direttamente, come si potrebbe supporre, ma 
indirettamente, tramite ì due diodi DS4 e D$5. 

In pratica, la tensione di alimentazione del tran¬ 
sistor amplificatore di potenza AF, indicato nello 
schema elettrico con la sigia TRI, passerà attra¬ 
verso RI5 - DS6 - DS4 e contemporaneamente 
attraverso RI 6 - DS7 - DS5, 

Quando sulle due uscite dell'amplificatore BF 
sarà presente la semionda POSITIVA dei segnale 



0 1 2 3 4 4,5 WATT (IN ) 


Fig. 11 Sui lato sinistro di 
tate grafico è riportata la 
potenza AF che questo 
transistor dovrebbe eroga¬ 
re applicando sull’Ingresso 
la potenza riportata in bas¬ 
so, cioè quella del nostro 
ricetrasmettittore. La linea 
intera si riferisce ad una 
tensione di alimentazione 
di 13,6 volt e quella tratteg¬ 
giata di 12,6 volt 


Fig. 12 In questo secondo 
grafico è riportata la poten¬ 
za massima che tale transi¬ 
stor riesce ad erogare ai va¬ 
riare delia tensione di ali¬ 
mentazione (vedi riga 
sotto). Poiché lo stadio di 
BF sommerà alla tensione 
di alimentazione quella del 
segnate BF è facile stabilire 
di quanto aumenterà la po¬ 
tenza in uscita. 


WATT [USCITA) 



S ■> 9 10 11 12 13 14 15 16 17 VOLT 


105 
















































































ALL'ANTENNA 



106 


iSG 








































































































































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RASSEGNA 

DELL’ELETTRONICA INDUSTRIALE 
E DELLE APPLICAZIONI 
INFORMATICHE 


VICENZA 1985 
10/13 OTTOBRE 


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DI VICENZA 


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PROGETTAZIONE ENGINEERING 

















Fig. 14 Schema pra¬ 
tico di montaggio 
dallo stadio di BF. 
Come riportato nel- 
Tarlicelo, sarà bene 
tenere distanziate dal 
circuito stampalo le 
due resistenze R15 - 
RI6, per non dan¬ 
neggiare la vetronite 
dello stampato a 
causa del calore ge¬ 
nerato da tali resi¬ 
stenze. 


DAI LINEARE 


n ™ 12 V. + Ti 


amplificato, questa, passando attraverso 3 con¬ 
densatori elettrolitici C24 e G25 e i due dìodi al 
silicio DS4 - DS5, si SOMMERÀ 3 alla tensione di 
alimentazione. 

Quando invece sulle due uscite sarà presente la 
semionda NEGATIVA, questa verrà sottratta dal 
valore positivo presente. 

Ammessoche sul eoliettoredì TRI, in assenzadi 
modulazione, risulti presente una tensione di 10 
volt, modulando con un segnale la cui ampiezza 
massima risulti di 10 volt picco-picco (5 volt per 
l'ampiezza positiva e & volt per rampiezza negati¬ 
va), il nostro lineare verrà MODULATO in AM- 
PfEZZA da una tensione continua variabile da un 
massimo di 15 volt ad un minimo di 5 volt, ottenen¬ 
do così in uscita un segnale modulato, come visibi¬ 
le in fig. 7. 

In questo modo la potenza AF erogata dal lineare 
risulterà maggiore rispetto a quella dì qualsiasi 
altro lineare sprovvisto di amplificatore BF, perchè 
in presenza di modulazione la tensione di alimen¬ 
tazione può solo SOTTRARSI come vi abbiamo 
dimostrato in fig. 3. 

Per alimentare questo lineare ci occorre un ali¬ 
mentatore stabilizzato, in grado di erogare una 


tensione compresa tra 12 - 13,5 volt e 10 amper 
massimi. 

Infatti, non dobbiamo dimenticare che in assen¬ 
za di modulazione il nostro circuito assorbe in 
media circa 4-5 Amper, che subito saliranno a 
picchi di 7 - 8 Amper in presenza di: modulazione. 

Se alimenterete questo lineare con un alimenta¬ 
tore insufficiente come amperaggio, vi accorge¬ 
rete subito che modulando, la potenza in uscita 
anziché aumentare rimarrà costante o peggio 
ancora si abbasserà. 

REALIZZAZIONE PRATICA 

Come vedasi nei disegni e nelle fotografie, 
abbiamo tenuto separato lo stadio di AF dei 
Lineare da quello dì BF, pertanto per ognuno di 
essi sarà necessario montare un distinto circuito 
stampato. 

Come vedesi in fig« 14, sui circuito stampato 
siglato LXJ24 dovrete montare tutti ì componenti 
seguendo un preciso itinerario. 

i primi componenti da montare saranno infatti Ee 
resistenze da 1/4 di watt, seguiti dai condensatori 
poliesteri e dal ìrimmer R8. 


108 

















































































Monterete infine tutti i condensatori elettrolitici, 
facendo beneattenzione a non invertire la polarità 
dei due terminali. 

Anche per i quattro diodi di potenza DS6 - D$4 
(posti sulla sinistra) e DS5 - DS7 (posti sulla 
destra), dovrete rispettare la polarità dei terminali, 
collocandola fascia biancadi riferimentochecon- 
torna il loro corpo come chiaramente visibile nei 
disegno. 

Davanti a tali diodi inserirete ie due resistenze a 
filo R15 e RI 6, tenendo il corpo distanziato di 3 
mm. dalia basetta del circuito stampato, onde evi¬ 
tare, nef caso si surriscaldassero eccessivamente, 
di bruciare la vetronite. 

Per ultimo monterete l'integrato ICI che, come 
vedesi nel disegno e nelle foto, andrà collocato 
rivolgendo l’aletta metallica verso l’esterno. 

infatti, per raffreddare questo integrato, dovrete 
appoggiare questa parte metallica contro l’aletta 
laterale del mobile metallico da noi fornito, tenen- 
do il tutto unito con una vite ed un dado. 

Terminato lo stadio di BF potrete passare ai 
montaggiode! Lineare sul circuito stampato metal¬ 
lizzato a doppia faccia siglato LX.723.come vedesi 
in fig. 15 e nelle foto allegate. 

inizierete il montaggio di questa basetta inse¬ 


rendo le poche resistenze richieste e tutte le impe¬ 
denze JAF tipo VK.200. 

Anche la bobina L2 è una impedenza di AF e per 
ottenerla sarà sufficiente avvolgere 14 spire sopra 
a! corpo della resistenza R3, utilizzando del filo di 
rame smaltato del diametro di 0,8 mm. 

Ovviamente, dovrete raschiare accuratamente t 
due estremi di questo filo per togliere lo smalto 
isolante, dato che dovrete saldarli sui terminali 
della resistenza R3, 

Proseguendo nel montaggio, inserirete tutti i 
condensatori ceramici e a tal proposito precisiamo 
che ì condensatori che troverete nel kit sono da 
500 volt lavoro e costruiti appositamente per essere 
utilizzati in trasmissione, perciò chi non acquisterà 
il kit non dovrà sostituirli con dei normali conden¬ 
satori ceramici, perchè quelli reperibili in com¬ 
mercio servono per la riparazione delle normali 
radioline a transistor, pertanto, oltre a non essere 
idonei per segnali AF di potenza, presentano una 
tensione massima di lavoro che non supera mai i 
20 - 25 volt, 

I due diodi al silicio di color nero a vostra dispo¬ 
sizione dovrete collocarli in prossimità dei due relè 
- e se nel disegno di fig, 15 è facilmente visibile da 
che lato occorre rivolgere la fascia che contorna il 



ENTRATA USCITA 

Fig. 15 Schema pratico di montaggio dei lineare AF da abbinare allo stadio di BF riportato 
in fig. 14.1 quattro terminali del transistor di AF andranno saldati sulle piste di rame riportate 
sul lato opposto di tate circuito, ponendo il terminale smussato di collettore rivolto verso le 
bobine L2-L3. \ : : 


109 




































































Fig, 17 L’insieme circuito stampato più piastra andrà fissato suH'aletta di raf¬ 
freddamento laterale del mobile, utilizzando Ee quattro viti poc’anzi menzionate. 
Controliate che li terminale di un qualsiasi componente non risulti tanto lungo 
da toccare la piastra o l’aletta. 


Fig. 16 La piastra di alluminio fornita nel kit andrà fissata sopra al transistor di 
potenza e ad esso fissata tramite il suo dado. Sotto alle quattro viti poste ai fati di 
questa piastra inserirete deile rondelle per tenerla sufficientemente distanziata 
dai circuito stampato. 










110 



























corpo dei diodo DS1, perquantoconcerne il diodo 
DS2, (non essendo visibile perchè coperto dal relè 
2), precisiamo che la fascia che contorna il corpo 
va rivolta verso destra. 

Il terzo diodo al silicio in vetro (DS3), dovrete 
invece coi! oca rio tra la resistenza Ri e l'impedenza 
JAF2 con ia fascia che contorna il corpo rivolta 
verso l’esterno. 

In prossimità del relè 1 potrete ora inserire II 
transistorTR2, con la parte piana del corpo rivolta 
verso il compensatore C2 ed il transistor TR3, con 
la parte metallica presente su] corpo rivolta verso 
OSI. 

Vicino ai due transistor collocherete anche il 
condensatore elettrolitico C8, rivolgendo il termi¬ 
nale positivo verso ia resistenza R5. 

A questo punto, potrete inserire sul circuito 
stampato i quattro compensatori di accordo, ram¬ 
mentando che un terminale di C3 ed uno di C5 
andranno direttamente saldati sulla pista di massa 
presente sul lato superiore del circuito stampato. 

Montati tutti i componenti sopraindicati, potrete 
inserire nel circuito i due relè ed eseguita anche 
quest'uitima operazione passare a realizzare le due 
bobine avvolte in aria, siglate LI e L3, utilizzando i 
dati qui sotto riportati: 

LI = Su di un supporto del diametro di 10 mm. 
avvolgete 6 spire affiancate utilizzando il filo di 
rame argentato da 1 mm. che troverete nei kit, poi 
allargate le spire in mododa ottenere un solenoide 
lungo circa 11 -12 mm, 

L2 = Su di un supporto del diametro di 10 mm. 
avvolgete ancora 6 spire affiancate, utilizzando il 
solito filo di rame argentato da 1 mm., poi allargate 
le spire in modo da ottenere un solenoide iungo 
circa 11 -12 mm. 


Infilate i terminali di queste due bobine nei fori 
presentì sul circuito stampato e dal iato opposto 
cercate di saldarli perfettamente alle piste sotto¬ 
stanti tenendovi appoggiata sopra ia punta del 
saldatore un pò piu del richiesto. 

Infatti, poiché il fiio di rame è di spessore mag¬ 
giore rispetto a! rame depositato sul circuito stam¬ 
pato, può accadere che lo stagno si depositi bene 
su tale filo fino a ricoprirlo, ma nella parte inferiore, 
raffreddandosi in fretta, può non riuscire a stabilire 
un ottimo contatto elettrico con ia pista. 

L'ultimocomponentechevf rimane da montareè 
ii transistor di potenza TRI che, come vedesi nella 
fotodifig. 17, andrà saldatosu! lato oppostodi tale 
circuito stampato. 

Questo transistor, come evidenziato in fig. 18, 
dispone di quattro terminali, due dei quali sono gli 
Emettitori, uno la Base, quello tagliato in diagonale 
ii Collettore. 

Nel montare questo transìstor dovrete logica¬ 
mente rivolgere il terminale COLLETTORE verso 
la bobina L3, se per errore lo collocherete dal lato 
opposto, o se io porrete sulla pista dove andreb¬ 
bero applicati t terminali EMETTITORI, appena 
fornirete tensione, dopo due soli secondi, il vostro 
transistor avrà cessato di "vivere”, quindi se non 
desiderate acquistarne un altro (questo transistor 
è il componente che incìde maggiormente sul 
costo del kit), verificate accuratamente di non aver 
invertito questi quattro terminali. 

A questo punto il vostro lineare è già completo e 
per poterlo far funzionare manca solo l’aletta di 
raffreddamento, senza la quale nuovamente ii 
transistorTRI potrebbeavere poche probabilità di 
sopravvivenza. 

La piastra di alluminio delio spessore di 4 mm. 
delle dimensioni di 100 x 65 provvista di un foro 



111 

















































































1ZV. 


Fig. 19 In questa figura 
vi facciamo vedere quali 
collegamenti risultano 
necessari per collegare 
al lineare lo stadio di BF. 
I quattro posti sulla de¬ 
stra vanno collegati alla 
morsettiera + e — di 
alimentazione collocata 
sul retro del mobile. 


ENTRATA 


TR2 


US 2 


JAF2 


centrale e quattro laterali, che troverete in dota¬ 
zione nel kit, andrà fissata sotto il transistor e ser¬ 
rata a questo con il dado in dotazione. Non strìn¬ 
gete questo dado con forza, perchè potreste ronv 
pere i! corpo ceramico del transistor. 

Come constaterete, questa piastra di alluminio 
rimarrà distanziata dai circuito stampato dt 4 mm., 
pertanto net quattro fori posti all'estremità del cir¬ 
cuito stampato in cui andranno inserite Je viti di 
fissaggio,dovrete cercare di porre delle rondelle 
(oppureun tubettino di alluminio o di ottone) delio 
spessore di 4 mm., in modo che il circuito stam¬ 
pato rimanga parallelo rispetto aila piastra di 
alluminio. 

Questa piastra di alluminio non è però ancora 
sufficientemente ampia perdissipare tutto il calore 
generato dal transistor quando lavora aila massi- 
ma potenza, pertanto verrà appoggiata e stretta 


con ìe quattro viti poc'anzi menzionate all'aletta 
dissipatrice laterale presente nel mobiie. 

Ovviamente vi forniremo tale aletta già forata, 
per ricevere al centro ii dado dei transistor e ai lati 
ie viti di fissaggio. 

Se desiderate che lì vostro montaggio risotti 
esteticamente presentabile, dovrete tagliare l'ec¬ 
cedenza di filettatura, in modo che il dado risulti 
pari al corpo della vite. 

Riassumendo, su una delle due alette lateral i del 
mobile fisserete l'integrato dello stadio di BF e 
sull'altra aletta lo stadio del LINEARE. 

Come vedesi in fig. 19 lo stadio di BF andrà 
coftegato a quello di AF (partendo da sinistra a 
destra) con un cavetto coassiale da 52 ohm, ram¬ 
mentando di collegare ai due terminali di massa la 
calza metanica, proseguendo verso destra, il primo 
filo sarà il NEGATIVO di alimentazione, checolle- 


112 






























































































































gherete posteriormente al morsetto NERO di ali¬ 
mentazione. if secondo filo sarà invece il POSITI¬ 
VO, che collegherete posteriormente al morsetto 
ROSSO dr alimentazione. 

Chiaramente., dato che in questi due fili dovran¬ 
no scorrere quasi 9 amper, dovrete servirvi di un 
filo di rame che abbia un diametro di almeno 2 
mm M diversamente, potreste avere delie cadute di 
tensione anche di 1 o 2 volt; per fa stessa ragione il 
filo che dall’alimentatore o dalla batteria si colle¬ 
gherà ai vostro LINEARE dovrà avere tale diame¬ 
tro. 

ti terzo tifo posto sulla destra di tale circuito 
stampato andrà collegato sul terminale presente in 
prossimità di C11 - JAF3 ed anche in questo caso 
consigliamo di servirvi di un filo del diametro di 2 
mm. 

Passando ai LINEARE posto in basso della fig. 19, 
precisiamo che ai due terminali collocati sulla sini¬ 
stra dovrete col lega re uno spezzone di cavetto co¬ 
assiale da 52 ohm (non dimenticando di collegare 


sul terminale di massa la caEza metallica), che an¬ 
drà poi a congiungersi al bocchettone d 1 ingresso 
BNC o PL, entro al quale collegherete (uscita del 
vostro RI CETRASMETT3TORE. 

Agli altri due terminali posti sofia destra, dovrete 
sempre collegare un cavetto coassiale da 52 ohm, 
che farà capo al bocchettone d'uscita, entro al 
quale collegherete la discesa defi’ANTENNA. 

I due fili che partono dai terminali posti vicino al 
relè 2, fi unirete ai morsetti Positivo e Negativo di 
alimentazione. Questi due fili, dovendo alimentare 
[ due so fi relè, potranno risultare di diametro note¬ 
volmente interiore rispetto a quelli usati In prece¬ 
denza. 

Ricordatevi che da questo LINEARE esce una 
ragguardevole potenza, pertanto dovrete necessa¬ 
riamente collegare a MASSA fe calze metalliche 
dei cavetti di Entrata e Uscita dei due bocchettoni 
BNC o PL 

Infatti, anche sequesti bocchettoni risultano già 
collegati a massa tramite il metallo del mobile, non 



Fig, 20 In questa foto 
possiamo. vedere come 
vengono fissati i due 
stadi AF e BF sulle due 
alette laterali del mobile. 
Il circuito stampato del¬ 
lo stadio di BF è consi¬ 
gliabile fissarlo anche 
sul piano base con due o 
tre viti, utilizzando dei 
dadi come distanziatori. 


113 


! 























dovete dimenticare che l’alta freq uenza dalla mas¬ 
sa del circuito stampato, per raggiungerei massa 
del bocchettone d'entrata o dì uscita, dovrà per¬ 
correre vie diverse, e se in tale percorso incontra 
una vite leggermente ossidata (o che in futuro si 
ossiderà), si troverà di fronte una resistenza impre¬ 
vista che modificherà tutti gli accordi, 

Terminato il montaggio, prima di utilizzare il 
vostro lineare, io dovrete TARARE e per eseguire 
questa operazione dovrete procedere come ora vi 
spiegheremo. 

TARATURA 

Per tarare questo LINEARE dovrete procedere 
seguendo attentamente le indicazioni che qui di 
seguito vi forniremo: 

1 ~ Ruotate al minimo il trìmmer R8, onde evitare 
che il segnale di BF rilevato possa raggiungere 
Tampiificatore iCI. 

2 * Prima di fornire tensione al lineare, coflegate 
sulla sua uscita una SONDA DI CARICO da 50 
watt, oppure un wattmetro di ÀF. Se farete funzio¬ 
nare il lineare senza carico metterete in pericolo il 
transistore di potenza TRI, 

3 ColEegate l'uscita del vostro ricetrasmettitore 
con l'ingresso dei lineare, utilizzando uno spez¬ 
zone di cavo coassiale da 50 - 52 ohm. 

4 Acceso il ricetrasmettitore, provate per un 
brevissimo istante a passare da Ricezione a Tra¬ 
smissione ©controllate se i due relè si eccitano. Se 
non lo fanno, dopo aver riportato il ricetrasmettiì- 
tore in posizione ricezione, collegato un tester sui 
due terminal» di uscita {vedi fig. 14 l due terminali 
che escono vicino al la RI 5 con collegato il cavetto 
coassiale) e controllate se, passando in trasmis¬ 
sione si rilevi una tensione di circa 1,4“ 1,5 volt. Se 
3a tensione rilevata risulta inferiore a 1 volt, occor¬ 
rerà aumentare leggermente la capacità del con¬ 
densato re CI o il valore della resistenza R4< Se la 
tensione risulta corretta, potreste solo aver Inverti¬ 
to le connessioni del transistor TR2 o TR3. 

Se ne volete conferma, collegate su questi due 
terminali una tensione di 1,5 volt prelevata da una 
comune pila (positivo verso la base di TR2) e 
vedrete che i due relè si ecciteranno. 

5 " Appurato che i relè si eccitano, sul tester 
collegato alla SONDA DI CARICO, dovreste rile¬ 
vare una tensione X. Ricordatevi che il tester va 
posto in CC con portata 100 volt fondo scala. 

6 " Ruotate ora ì due compensatori d'uscita C6 e 
C5, fino a ottenere sul tester la massima tensione. 

7 * Eseguita l'operazione sopracitata potrete ruo- 
tare i due compensatori d'ingresso C2 e C3 e, 
come constaterete, la tensione in uscita aumen¬ 
terà notevolmente. Ritoccate ora anche G6, e C5 
fino ad ottenere la massima tensione in uscita. 



Fig. 21 Il trimmerRS delia sen¬ 
sibilità BF andrà tarsio in modo 
da non saturare lo stadio di AF, 
cioè da ottenere un segnale 
simmetrico privo di deformazioni 
sulla doppia sinusoide di BF. 



Fig. 22 Se l’alimentatore non 
riesce a erogare la massima cor¬ 
rente richiesta, modulando la 
tensione si abbasserà notevol¬ 
mente, tosando cosi ti segnale 
di BF sia sopra che sotto. 



Fig. 23 Se regolerete il trimmer 
R8 per una sensibilità maggiore 
al richiesto, ii segnale AF risul¬ 
terà spezzato al centro ed ov¬ 
viamente la vostra modulazione 
risulterà notevolmente distorta. 


114 











































































































8" Sfruttando questa tensione che rileverete sul 
tester, avrete la possibilità di calcolare con molta 
approssimazione la potenza erogata in uscita dal 
vostro lineare, utilizzando la formula: 

Watt r (V x V) : (R + R) 

Dove Vè la tensione rilevata e Rè il valore in ohm 
della resistenza di carico. 

Ammesso che ta tensione rilevata risulti di 55 
volt, potreste già stabilire che dai lineare esce tale 
potenza: 

(55 x SS) : (52 + 52) = 29 watt 

In pratica, la potenza risulterà maggiore perchè 
nel calcolo si dovrebbe considerare la caduta di 
tensione introdotta dal diodo raddrizzatore posto 
in uscita sulla sonda di carico, quella della stessa 
resistenza che, riscaldandosi, diminuisce il suo 
valore ohrrtmico, e quella del tester. Infatti, se 
misurerete la stessa tensione con un voltmetro 
digitale questa risulterà maggiore di 1-2 volt e 
comunque, senza troppo sottilizzare, possiamo 
affermare che il nostro lineare eroga circa 30 watt 
IN ASSENZA DI MODULAZIONE, anche se que¬ 
sto valore potrebbe risultare in pratica di 38 o 39 
watt, 

9 Con il trlmmer ruotato sempre al minimo, 
provate ora a parlare sul microfono dei vostro noe- 
trasmettitore e, come vi abbiamo già accennato 
alTinizio delTarticolo, la potenza SCENDERÀ’, per¬ 
chè il lineare risulta ancora modulato dal nostro 
stadio di BF. 

10 Ora ruotate lentamente il trimmer R8 e cosi 
facendo entrerà in azione l’amplificatore di BF, 
Parlando al microfono constaterete che la ten¬ 
sione in uscita sui tester dai 55 volt Iniziali salirà 
verso i 70-75 volt, confermando cosi che la poten¬ 
za AF erogata AUMENTA. 

1Se avete un oscilloscopio con banda passante 
fino a 30 -50 MHz lo potrete collegare in parallelo 
affa sonda di carico, e vedere cosi come viene 
modulato iF vostro segnale AF, Se possedete inve¬ 
ce un oscilloscopio con banda passantedi soli 10 - 
15 MHz, lo potrete collegare in parallelosulTuscita 
di una Media Frequenza dei vostro ricevitore e 
vedere così la stessa frequenza convertita a 455 
KHz, 

12" La sensibilità del trimmer R8 andrà regolata in 
modo da non saturare lo stadio finale AF. infatti se 
i! segnale di BF è eccedente rispetto il richiesto, la 
forma d ! onda che vi apparirà suifuscita della son¬ 
da di carico o sui ricevitore, potrà risultare squadrata 
o spezzata al centro come visibile nelle figg. 22 e 23 e 
una tale onda si tramuterà in un segnale di BF 
distorto. 

13" Se non possedete un oscilloscopio non preoc¬ 
cupatevi, staccate sull'uscita del lineare la sonda 


di carico e oollegate la vostra antenna irradiante, 
poi ruotale di appena 1/4 di giro il trimmer R8, 
infine chiamate qualche amico GB. 

14" Con estrema facilità potrete ora ruotare poco 
per volta verso 1/2 o più corsa ri trimmer R8, fino a 
quando il vostro interlocutore vi dirà che supe¬ 
rando quel preciso limite la vostra voce DI3TGRGE, 
Trovata la giusta posizione, il vostro lineare è già 
tarato e pronto per ì successivi OSO. 

15" Per concludere vi ricordiamo che sarà conve¬ 
niente controllare sempre che non esistano in 
uscita dal lineare delle ONDE STAZIONARIE. 
Infatti, se con 3 -4 watt un'antenna disadattata non 
crea problemi al ricetrasmettitore, ora che dispo¬ 
nete di 30 - 50 watt è necessario che l'antenna sia 
perfettamente adattata, se non volete correre il 
rischio di mettere fuori uscii transistordel lineare. 

Pertanto, se noterete un notevole disadattamen¬ 
to, dovrete tentare dì allungare o accorciare fisi¬ 
camente la lunghezza dei bracci della vostra an¬ 
tenna, in modo da ridurre al minimo le ONDE 
STAZIONARIE, 

IL BATTESIMO DELL’ÀRIA 

Se nessuno dei vostri amici GB con cui dialogate 
quotidianamente sa che avete realizzato questo 
lineare, fate loro una sorpresa. Ritornate in ‘aria", 
come in passato, con la potenza del vostro solo 
baracchino, poi avvisate i vostri interlocutori chea! 
prossimo passaggio proverete una nuova antenna, 
che dovrebbe guadagnare qualche "cosina" in più. 

Il giorno dopo li vedrete tutti sotto casa vostra, 
percontrollare quale antenna avete installatoe per 
chiedervi dove l'avete acquistata. 

COSTO DI REALIZZAZIONE 

Lo stadio dt AF siglato LX.723 visibile in fig, 15 
con l'aggiunta della piastra in alluminio da applica¬ 
re sul retro del transistor MRF.45Q, del filo neces¬ 
sario per avvolgere le bobine, di due bocchettoni 
PL e uno spezzone di cavo coassiale Il 50.000 

Lo stadio dì BF siglato LX.724 visibile in fìg. 14 
con l’aggiunta di due morsetti per ralimentazio- 
ne, un portafusibileda pannelloeun deviatore da 

10 amper ....... L. 19.500 

Un mobile metallico completo di due alette late¬ 
rali con le forature necessarie al montaggio e pan- 
nei lo frontale forato e serigrafato L. 25.000 

Ne! kit sono inclusi r relativi circuiti stampati, 
comunque questi sono disponibili anche a partear 
seguenti prezzi: 

11 ci rcuito stampato AF siglato LX.723 L. 8.000 

1 f circuito stampato BF siglato LX.724..L, 2.000 

Nei prezzi sopraindicati non sono incluse le spe¬ 
se postali dì spedizione a domicilio 


115 













PROVAR IFL ESSI 
Sig. Astro Calisi - ROMA 

Vorrei proporre ai lettori di Nuova Elettronica 
questo segnalatore di primo evento, che potrà es¬ 
sere utilizzato come provariflessi, o come"Rischia- 
tutto elettronico", per trascorrere qualche ora in 
allegria con gli amici. 

li circuito in pratica stabilisce, senza possibilità 
di errore, quale dei due concorrenti ha pigiato per 
primo i! pulsante, accendendo una piccola lampa¬ 
dina e segnalando l’evento con un simpatico *‘be- 

i LI. f F 

ep . 

Lo schema elettrico può essere suddiviso in due 
parti ben distinte: la prima è costituita da IC2- 
A/IC2-B e IC2-C/IC2-D cioè due flip-flop che per¬ 
mettono di illuminare la lam padina corrispondente 
al pulsante che è stato premuto per primo, la se¬ 
conda, costituita da IC1-C/IG1-D è un semplice 
oscillatore di BF il cui segnale è amplificato da una 
coppia di transistor in configurazione Darligton. 

Inizialmente r due flip-flop devono essere reset¬ 
tati tramite ii pulsante F3, in modo che Se due lam¬ 
padine LP1 e LP2 risultino spente per iniziare ii 
gioco. Non appena viene premuto uno dei due 
pulsanti, ad esempio PI, li piedino 2 di IC1-A si 
troverà per un istante a livello logico 1, mentre il 
piedino 1 dello stesso NAND IC1-A si trova già a 
livello logico 1 {essendo collegato ali’uscita piedi¬ 
no 3 di 1C2-A). Come vedesi nella tabella più sotto 
riportata, quando i due piedini di ingresso di un 
NAND sono a livello logico 1 (cioè alla massima 
tensione positiva), l’uscita commuta automatica¬ 
mente a livello logico 0 (cioè a massa). 


ENTRATA 

ENTRATA 

USCITA 

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0 

1 

0 

1 

1 

0 

0 

1 

1 

1 

0 


li rapido passaggio di IC1 -A dal livello logico 1 a 
0, farà cambiare lo stato del flip-flop IC2-C/IC2-D, 
in tal modo il piedino 10 di IC2-C si porterà a livello 
logico 1 e la LP2 potrà, tramite TR3, illuminarsi. 
Contemporaneamente l’altra uscita dei flip-flop 
(piedino 11 di IC2-D) sì porterà al livello logico 
opposto, cioè a 0, impedendo così a IC1 -B dì cam¬ 
biare il propriostato logico, anche seviene premu¬ 
to P2, 

Naturalmente se prima di PI venisse pigiato P2, 
si accenderà solo la lampada LP2 e mai la LP1; si 
avrà quindi la matematica certezza che la lampada 
che si accerìde corrisponde al giocatore che per 
primo ha premuto il pulsante. 

La seconda parte del circuito, costituita da IC1- 
C, IC1 -D, TRI e TR4, serve per generare una nota 
acustica quando viene premuto un pulsante. 


Infatti la tensione positiva di alimentazione pas¬ 
sando dai pulsanti PI e P2 ai due diodi DS1 e DS2 
raggiungerà il piedino 8 del NAND IC1 -C, che as¬ 
sieme a 1C1-D costituisce un multivibratore astabi¬ 
le, in grado di generare un’onda quadra con fre¬ 
quenza di circa 600 Hz,Tramite R7 tale frequenza 
viene amplificata da una coppia di transistor in 
configurazione Darlington, che pilotano un picco¬ 
lo altopariante da 4-8 ohm 0.5 watt, 

La tensione dì alimentazione di questo circuito 
può variare da un minimo di 9 ad un massimo di 12 
volt. 


PROGETTI 


NOTE REDAZIONALI 

V/sfo che Fautore non t’ha specificato, consi¬ 
gliamo di utilizzare per LP1 e LP2 due lampadine 
da 12 volt che non assordano più di 100 ! 150 
milliamper per non mettere fuori uso i transistor. 
Queste due lampadine si possono sostituire anche 
con due diodi ied, ponendo in serie a questi una 
resistenza da 680 ohm, per limitare la corrente a 15 
/ 20 milliamper. 


ELENCO COMPONENTI 

RI - 10.000 ohm 1/4 watt 
R2 = ioo.ooo ohm 1/4 watt 
R3 = 10.000 ohm 1/4 watt 
R4 r: 10.000 ohm 1/4 watt 
R5 = 100.000 ohm 1/4 watt 
R6 = 27.000 ohm 1/4 watt 
R7 = 10.000 ohm 1/4 watt 
R8 - 10.000 ohm 1/4 watt 
R9 :: 10.000 ohm 1/4 watt 
RIO = 220 ohm 1/2 watt 
CI = 10.000 pF poliestere 
DS1 = diodo al silicio 1N4148 
DS2 = diodo ai silicio 1N4148 
TRI = transistor NPN BC.208 
TR2 ~ transìstor NPN BC.337 
TR3 = transistor NPN BC.337 
TR4 = transìstor NPN 2N1711 
IC1 = CD.4011 
JC2 = CD.4011 

P1,P2,P3 = pulsanti norm. aperti 
LP1/LP2 = lampadine 12 volt 
AP = altoparlante 4/8 ohm 1/2 watt 


116 


















In questa rubrica presentiamo schemi che 
mosti Settori ci inviano quotidianamente, sce¬ 
gliendo tra questi i più validi ed interessanti. 
Per ovvi motivi di tempo e reperibilità dei 
materiali non possiamo “provare” questi 
schemi, quindi per il loro funzionamento ci 
affidiamo alla serietà dell’Autore. Da parte 
nostra, controlliamo solo se il circuito teo¬ 
ricamente può risultare funzionante, com¬ 
pletandolo, dove è necessario, di una nota 
redazionale. 



TONIA 






















































































































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TLQ84 TL081 C04011 TL082 TDA1022 































































































































































































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ECO - RIVERBERO 

Sig. Giuseppe Dìamantini - APPIANO GENTILE 
(CO) 

Vi invio uno schema di Eco-Riverbero che ho 
ideato prendendo spunto da vari progetti, compre¬ 
so quello già pubblicato dalla vostra rivista; credo 
che le prestazioni del mio progetto si possano col¬ 
tocare a metà tra il vostro ECO DIGITALE LX.478 e 
il progetto dei Sig, Tosoni apparso trai “Progetti in 
Sintonia” nel n, 81, 

Pur essendo presenti 6 integrati e molte resi¬ 
stenze e condensatori, il funzionamento di questo 
dispositivo non è affatto complesso: all'ingresso il 
segnale musicale proveniente da un preamplifica¬ 
tore entra, attraverso C21 e R35, nel piedino 2, 
invertente, di IC4-B (contenuto in un TL082). Que¬ 
sto operazionale amplifica il segnale in ingresso di 
circa 6 volte per compensare l'attenuazione dei 
filtro passa-basso successivo, ÌC4-A, contenuto 
sempre nel TLQ82. Questo filtro “taglia" la fre¬ 
quenza in ingresso a 2500 Hz circa. 

Per ottenere l’effetto “Riverbero" ho usato un 
Integrato tipo TDA1022 uno schift-register analo¬ 
gico (cioè un registro a scorrimento analogico), 
che RITARDA il segnale musicale in ingresso in 
modo da conferire ai suoni quel caratteristico sen¬ 
so di profondità presente nelle grandi sale di audi¬ 
zione. 

Il TDA1022, chiamato IC3, è formato al suo in¬ 
terno di una catena di 512 condensatori integrati 
che è possibile caricare e scaricare con altrettanti 
interruttori analogici. Si potrebbe paragonare il 
funzionamento di questa lunga filadi condensatori 
e interruttori ad una “catena di secchi”, come quel¬ 
le che facevano i pompieri per spegnere un incen¬ 
dio; infatti il segnale in ingresso subisce un “cam¬ 
pionamento”, viene cioè trattenuto sotto forma di 
carica in un condensatore e via via trasferito ai 
condensatori successivi dalla chiusura e apertura 
degli interruttori analogici, comandati dagli impul¬ 
si di clock esterni. È evidente che piu lenta è la 
frequenza di clock più lento sarà il trasferimento 
“da secchio a secchio”, cioè da un condensatore a 
quello seguente, e quindi il risultato sarà un RI¬ 
TARDO di propagazione dei segnale in Ingresso. 

Il clock si ottiene prelevando dall'oscillatore va¬ 
riabile IC6C-IC6D una frequenza che viene squa¬ 
drata da IC6B e ÌC6A prima di essere iniettata sul 
piedino 11 di 105, uno dei due flip-flop contenuti in 
un CD4013, usato per dividere ia frequenza dell'o¬ 
scillatore In due frequenze identiche che sono pe¬ 
rò la metà esatta di quella di partenza e sono sfalsa¬ 
te di 180 gradi l’una rispetto l’altra, Uno dì questi 
due clock ottenuti comanda, attraverso l’apertura e 
la chiusura degli interruttori analogici di IC3, ia 
carica o la scarica dei condensatori "pari", mentre 
l’altro clock, sfalsato di 180 gradi, comanda ia cari¬ 
ca o scarica di quelli “dispari”; ciò consente un 


119 












trasferimento del segnafeche ricorda appunto una 
“catena di secchi”. 

La frequenza deiroscll latore !C6C4C6Dè varia- 
bile, agendo su R37, da 10 000 a 100,000 Hz circa. 
Dato però che questa frequenza è divisa per 2 da 
ICS* i due clock applicati ai piedini 1 e 4 di IC3 
variano da un massimo di 50.000 Hz ad un minimo 
di 5.000 Hz circa; non si può abbassare ulterior¬ 
mente questa frequenza perchè non può essere 
inferiore al doppio della frequenza del segnale in 
ingresso (che è tagliata a 2.500 Hz massimi). 

Sulle uscite 8 e 12 di IC3 ritroviamo il segnate 
originale, più o meno in ritardo, mescolato al pro¬ 
dotto della modulazione dei segnale stesso con le 
frequenze di clock, Per^elimìnare questa modula- 
zione, che falserebbe la fedeltà dei segnale, alle 
uscite di fC3 seguono 4 amplificatori operazionali 
(3C1A, IG1B, IC1C, IC1D) connessi in cascata e 
utilizzati come filtri passa basso a 2.500 Hz, Il se¬ 
gnale filtrato che esce dal piedino 1 di 1C1D segue 
due strade: attraverso il potenziometro RI 4 ritorna 
in direzione dì 1C4B e 1C4A ed entra in ICS per 
subire un nuovo ritardo (cioè il suono risulta 
“espanso" come quando subisce un riverbero in 
ambienti motto grandi) t attraverso fi potenziome¬ 
tro RI 5 invece i! segnare, dosato in ampiezza e più 
o meno ritardato, viene miscelato con il segnale 
originale presente al l’entrata per ottenere un effet¬ 
to Eco sìmile a quello naturale. 

L'integrato miscelatore è un IC2, che preleva 
tramite R16 e R36 rispettivamente il segnale in ri¬ 
tardotagliato a2,500 Hz, e quellocToriglne che non 
subisce alcun taglio; otteniamo così, sull'uscita di 
IC2, l'effetto Eco-Riverbero che potremo ascoltare 
collegando l’uscita ad un amplificatore di potenza. 

Il trimmer R28 serve per dosare il segnale in 
ingresso sull'Integrato iC3 s perchè non deve supe¬ 
rare il valore di 2,5 volt efficaci (che corrisponde a 7 
volt picco-picco). Dato che II consumo misurato è 
dì appena20milliamperbasterà un pìccoloafimen- 
tatore da 12 volt. 


NOTE REDAZIONALI 

Si può leggermente preamplificare il segnale di 
BF aumentando RI7 dagli attuali 220.000 ohm a 
470.000 o 1 Megaohm. 

Consigliamo sempre di applicare tra il piedino di 
alimentazione e la massa di ogni integrato un con¬ 
densatore da 100.000 pF per evitare autooèóiiia -■ 
zloni 


ELENCO COMPONENTI 

RI = 330 ohm 1/4 watt 
R2 = 1.000 ohm 1/4 watt 
R3 = 470 ohm 1/4 watt 
R4 — 470 ohm 1/4 watt 
RS = 470 ohm 1/4 watt 
R6 - 470 ohm 1/4 watt 
R7 = 470 Ohm 1/4 watt 
R8 _ 470 ohm 1/4 watt 
R9 = 470 ohm 1/4 watt 
CI k 10 mF elettr. 16 volt 
IC1 = NE.555 
1C2 = CD .4518 
fC3 = 9368 

DISPLAY tipo FND.500 
SI = deviatore 

■ 


TOTOCALCIO ELETTRONICO 

Sig. Giuseppe Angelone- SCOPPITO {L’AQUILA) 

Il progetto che vi invio non mancherà certamen¬ 
te di destare l'interesse di chi, essendo alle prime 
esperienze, desidera costruire circuiti semplici e di 
sicuro funzionamento. 

il circuito è una versione elettronica della vec- 
chia trottola su cui erano incisi i simboli del toto¬ 
calcio: 1-X-2, utilizzata da coloro che credono più 
alla propria "buona stella”, che ai complicati e co¬ 
stosi sistemi per fare 13, 

In pratica, per ottenere i tre simboli, anziché gi¬ 
rare la trottola, occorrerà semplicemente muovere 
un deviatore e leggere II numero che apparirà sul 
display: 1-2-3 (naturalmente il 3 corrisponde al 
simbolo X), 

i componenti utilizzati in questo schema sono un 
display a catodo comune tipo FND.500 e tre Inte¬ 
grati, più precisamente IC1 = NE.555, 1C2 = 
CD.4518, IC3 = 9368. L'NE.555 viene utilizzato 
come osciIlatore astabìle ad onda quadra, per ge¬ 
nerare la frequenza di dock. Questa figura viene 
determinata dal valore ohmmico di RI e R2 e dal 
condensatore elettrolitico CI. 

Il piedino 3, corrispondente all’uscita di IC1, ri¬ 
sulta collegato direttamente al piedino 2 di IC2, un 
doppio contatore-divisore xlO C/MOS tipo 
CD.4518, dotato di quattro uscite BCD (Binario 
Codificato in Decimale) facenti capo ai piedini 3-4- 
6-5. Su tali uscite ad ogni impulso ricevuto da IC1, 
si presenta una successione di livelli logici "0” o 
“1”, in codice binario corrispondente al numero dì 
impulsi conteggiato. 


120 












/~7T7jn 


A K F G 



P C [ D! 

FND500 


o- 

u. 



Vec 

SCARICA 

SOGLIA 

CONTPrtHD 


m 555 





CD 4518 



9368 


Connessioni degli integrati viste dall’a Ito e del display viste 
dal basso. 


Giacché gli unici numeri che ci interessa visua¬ 
lizzare sono 1-2-3, i! piedino 5 di IC2 risulta colle¬ 
gato all’Ingresso di reset {piedino 7), in modo che 
al quarto impulso di clock, ÌC2 ricominci il proprio 
conteggio dal principio. 

I piedini 3,4,6, 5 di IC2 risultano rispettivamente 
collegati ai piedini 7, 1, 6, 2 di IC3, un integrato 
TTL.9368 in grado di decodificare il codice binario 
applicato ai suoi quattro ingressi e di pilotare un 
display a sette segmenti dei tipo a catodo comune 
(FND.500). 

Naturalmente, quando il deviatoreSI risulta col¬ 
legato a massa, sul display vedremo apparire un 6 
rovesciato, frutto di una veloce visualizzazione del¬ 
le tre cifre 1-2-3. 

Spostando il deviatore SI in direzione della ten¬ 
sione positiva di alimentazione, vedremo bloccarsi 
sul display una delle tre cifre memorizzate in quel 
momento da IC3. 


Per alimentare iì circuito si potrà utilizzare una 
comune pila quadra da 4.5 volt, oppure un alimen¬ 
tatore stabilizzato a 5 volt. 


NOTE REDAZIONALI 

Non è strettamente necessario porre !e resisten¬ 
ze R3, R4, R5, R6, R7, R8, R9 sulle sette uscite di 
/C3, giacché questo integrato contiene già sette 
generatori di corrente costante, che provvedono a 
//m/fare la corrente in uscita a 20 miiliamper. Per¬ 
tanto, se si desidera vedere il display più luminoso, 
sì potranno eliminare le resistenze R3 -R4-R5-R6 
- R7 - R8 - R9, in quanto l'integrato IC3 contiene al 
suo interno un generatore di corrente costante, in 
grado di fornire ad ogni segmento una corrente 
massima di 20 miiliamper. 


121 


















































































































Qisp^av i 


RÌSET 



/T777? 

3 K f § 



tip c K ri e 

FND5Q0 


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LÀ 


B 


C 


dp 


B 

BC237 


A- 


BC207 


-i-2 :: 


-7 Z 


1 

• 1B 

2 

15 

3 

14 

4 

13 

5 

12 

E 

11 

1 

io 

B 

3 



CD 4 017 


SINTONIA ELETTRONICA 
Sig. Donato Maltiazzr - TREVISO 
Sig. Mauro Morara - TREVISO 

Prendendo spunto dai circuito di preselezione 
elettronica apparso sulla rivista n. 70, abbiamo rea¬ 
lizzato un semplice circuito che oltre a consentire 
la preselezione di 5 stazioni radio, visualizza su un 
display il numero di emittente prescelta. 

Questo progetto potrà essere utilizzato unita¬ 
mente al sintonizzatore FM LX.193, oa qualunque 
altro dotato dì sintonia a diodi varicap. 

Nel circuito è presente un integrato (vedi IC1), 
un contatorex 10 tipo CD.4017, di cui si utilizzano 
solo le prime 6 uscite che corrispondono rispetti- 
vamente ai piedini 3, 2, 4, 7, 10, 1. 

Il funzionamento è molto semplice: all’accen¬ 
sione de! circuito vedremo apparire sul display il 
numero 1, che indica che siamo sintonizzati sulla 
prima emittente; tale emittente, una qualsiasi tra 


ELENCO COMPONENTI 

RI - 47.000 ohm 1/4 watt 
R2 r 4.700 ohm 1/4 watt 
R3 = 1 megaohm 1/4 watt 
R4-R8 _ 47.000 ohm trimmer 
R9-R15 - 1.000 ohm 1/4 watt 
CI = 1 mF elettr. 25 volt 
C2 - 47.000 pF a disco 
C3 - 47.000 pF a disco 
DS1-DS29 = diodiai silicio 1N.4148 
TR1-TR6 = transistor NPN BC.237 
DISPLAY 1 _ FND.500 
IC1 = CD.4017 

P1/P2 _ pulsanti normalmente aperti 


122 

































































































































































quelle ricevute dalla radio, pot rà essere'‘memoriz¬ 
zata” semplicemente agendo sul trimmer R4. 

Questa condizione si verifica perchè all’accen¬ 
sione avremo sempre un livello logico 1 (cioè alla 
massima tensione positiva), sul piedino 3 di IC1, 
che applicheremo contemporaneamente alla base 
del TRI {che accenderà, tramite i due diodi DS8 e 
DS9, un 1 sul display), eai trimmer R4, che utilizze¬ 
remo per sintonizzarci sulla prima emittente. 

Pigiando PI, i! piedino 3 di IC1 si porterà a livello 
logico 0, cioè a massa, mentre il piedino 2, a livello 
logico 1. Questa tensione positiva raggiungerà ora 
il tran si sto rTR 2 ed il trimmerRSe, analogamentea 
quanto descritto in precedenza, sul display vedre¬ 
mo apparire il numero 2, che corrisponderà alla 
seconda stazione, precedentemente sintonizzata 
agendo sul trimmer R5. 

Volendo ascoltare la terza emittente sarà suffi¬ 
ciente pigiareancora una volta il pulsante PI, in tal 
modo avremo una condizione logica 1 sul piedino 
4, che, alimentando il transistor TR3, farà apparire 
sul display il numero 3, che corrisponderà alla sta¬ 
zione da noi sintonizzata agendo sul trimmer R6. 

Come è logico supporre, la quarta e la quinta 
stazione potranno essere selezionate pigiando ri¬ 
spettivamente per la terza e la quarta volta il pul¬ 
sante PI ; anche in questo caso, sul display appari¬ 
rà il numero corrispondente alla stazione selezio¬ 
nata, e cioè 4 e 5, che avremo sintonizzata agendo 
sui trimmer R7 e R8. 

Pigiando per la quinta volta il pulsante PI, ve¬ 
dremo apparire sul display un "—”, per indicare 
che in quel momento è possibile effettuare una 
ricerca manuale delle emittenti, semplicemente 
agendo sul potenziometro di sintonia de! ricevitore. 

Se a questo punto pigeremo per la sesta volta PI, 
riavremo una condizione logica 1 sul piedino 3 e 
risulterà nuovamente sintonizzata l'emittente nu¬ 
mero 1. 

Comesi può notare, perfar apparire sul display il 
numero corrispondente alla stazione selezionata, 
si utilizza una matrice con dei normali diodi al 
silicio, tipo 1 N.4148, indicati nello schema elettrico 


con la sigla da DS8 a DS29. Come molti avranno 
già intuito, la “memorizzazione" delle cinque sta¬ 
zioni emittenti è possibile grazie alla presenza del 
trimmer R4, R5, R6, R7, R8; tali trimmer risultano 
collegati In parallelo al potenziometro di sintonia 
della radio, che deve essere collegato nei punti A, 
B, C; dal cursore centrale di tali trimmer edaquello 
del potenziometro, la tensione continua, tramite i 
diodi da DS1 a DS7, viene inviata ai diodi varicap 
delia radio. I punti A, B, C, D, dovranno essere 
collegati nei corrispondenti punti (nelt’LX.193) In¬ 
dicati con A, B, C, D (vedi schema elettrico), dopo 
aver interrotto i collegamenti nei punti indicati con 
‘‘TAGLIARE”. 

L’integrato IC1 sarà alimentatodìrettamente dal¬ 
la tensione che, nell’LX.193, serviva per alimentare 
il potenziometro di sintonia; tale tensione deve es¬ 
sere prelevata nel punto indicato nello schema 
elettrico con “4-10 volt”. 

Se sì desidera col legare questa sintonia elettro¬ 
nica ad altre radio o sintonizzatori commerciali, è 
bene controllare che la tensione del circuito di 
sintonia non superi 118 volt, altrimenti iCl potreb¬ 
be danneggiarsi. 

Il pulsante P2 (RESET), in qualunque momento 
venga spìnto, consente di sintonizzare la prima 
emittente. 

Per alimentare il display che assorbe una corren¬ 
te più elevata, è indispensabile utilizzare un ali¬ 
mentatore da 12 volt, in grado di fornire una cor¬ 
rente di almeno 200-300 milliamper. 

Con questo semplice circuito potrete completa¬ 
re il vostro sintonizzatore e renderlo simile ai mi¬ 
glior! apparecchi commerciali dotati di circuiti di 
preselezione elett ronica dei le stazioni. 

NOTE REDAZIONALI 

Per rendere più comprensibili le modifiche da 
apportare al circuito di sintonia LX.193, riportiamo 
in fig, 2 io schema originale, con i due punti da 
“tagliare" e in fig. 3 i punti C - A - B - D a cui devono 
essere collegati i corrispondenti A - B - C - D deila 
sintonia elettronica. 


Al 

L'ÀEfCAP 




123 















































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124 




































































































ANNAFFIATORE ELETTRONICO 
Sig. Sergio Reggiani - BOLZANO 

Desidero sottoporre alia Vs. attenzione un pro¬ 
getto di annaffiatore elettronico, da me ideato e 
realizzato con successo, nella speranza di vederlo 
pubblicato nella rubrica “Progetti in Sintonia”. 
Colgo l'occasione per complimentarmi dell’ottimo 
lavoro svolto, infatti è proprio grazie alla vostra 
chiarezza e capacità di insegnare i principi dell'e¬ 
lettronica che ho potuto realizzare questo progetto. 

L'utilità di un simile accessorio non è limitata 
solo al periodo delie ferie estive, quando cioè le 
piante di casa o cfel giardino sono abbandonate a 
se stesse, ma si estende ad ogni periodo dell'anno, 
giacché questo annaffiatore è in grado di misurare 
e mantenere continuamente l’umidità ideale per 
ogni tipo di pianta, 

11 relè collegato sull'uscita di questo circuito può 
comandare una elettropompa o una elettrovalvola 
a 220 volt, dei tipo di quelle usate nelle lavatrici, 
reperibili con poca spesa dai rivenditori di ricambi 
per elettrodomestici. 

Un ulteriore vantaggio di questo annaffiatore è 
quello di eccitare ii relè solo quando sì verificano 
contemporaneamente due precìse condizioni: 
cioè terra “secca” e “luce attenuata", per evitare, 
come prescrive ogni manuale di giardinaggio, di 
annaffiare le piante quando c'è il sole. 

Per maggiore chiarezza possiamo suddividere lo 
schema elettrico in tre stadi: il primo composto da 
TRI, TR2 e la fotoresistenza FRI, che serve per 
rilevare ie condizioni di “luce"; il secondo compo¬ 
sto da IC2, TR4, TR5 viene impiegato per rilevare 
“i'umidità” del terreno; il terzo stadio, composto da 
IC1-A, IC1-C e TR3, per eccitare il refe quando sì 
presentano le due condizioni precedentemente 
accennate. 

Prendiamo ora In considerazione il funziona¬ 
mento del primo stadio, supponendo che la fotore¬ 
sistenza FRI sia oscurata. 

In questa situazione la FRI, coiiegatatra la base 
del transistor TRI e la massa, assume valore ohm- 
mici molto elevati {da 500.000 ohm a 1 megaohm 
circa); ein tali condizioni ii transistor NPN.TR1 {un 
BC 548) risulta in conduzione e di conseguenza il 
transistor TR2 interdetto, in quanto la sua base, 
tramite R5, viene cortocircuitata a massa dal collet¬ 
tore di TRI. 

Pertanto, finché la fotoresistenza FRI risulterà 
oscurata, sui collettore di TR2 sarà presente una 
condizione logica "1” (cioè la massima tensione 
positiva). 

Quando invece la FRI risulterà illuminata, sui 
collettore del transistor TR2 avremo la condizione 
logica opposta, cioè 0. 

Il secondo stadio necessario a rilevare l’umidità, 
utilizza una semplice sonda, che, infissa nel terre¬ 


no, consente di determinare la resistenza ohmmica 
sulla zona da controllare. In altre parole quando la 
terra risulterà secca ia resistenza del terreno sarà 
elevata, quando invece fa terra sarà umida, la resi¬ 
stenza risulterà notevolmente inferiore. Per deter¬ 
minare con precisione la resistenza del terreno (e 
quindi la sua umidità), ho utilizzato un integrato 
tipo uA.741 (IC1), collegato come comparatore. 

Supponendo che la sonda col legata tra ii piedino 
2 “invertente” di 1C1 e ii positivo dell'alimentazione 
sia piantata in un terreno "secco” (cioè con una 
elevata resistenza ohmmica), l’uscita di IC1 corri¬ 
spondente sui piedino©, risulterà a live!io logico 1, 
cioè su questa sarà presente la massima tensione 
positiva; pertanto il transistor PNP.TR4 (un 
BC-558), collegato su tale uscita, risulterà interdet¬ 
to e poiché sui suo collettore è col legata la base del 
transistor NPN.TR5 (un BC.548), anche questo ri¬ 
sulterà interdetto; pertanto possiamo affermare 
che sui collettore di TR5 sarà presente una condi¬ 
zione logica "1” (cioè ia massima tensione positiva). 

Con il terreno umido, sull’uscita dell’integrato 
IC2 sarà presente un livello logico 0, vaie a dire 
"uscita cortocircuitata a massa" e di conseguenza 
sui collettore dei transistor TR5 avremo la stessa 
condizione logica. 

Come si può vedere nello schema elettrico, il 
collettore dei transistor TR2 e quello dei transistor 
TR5, risultano collegati sui due ingressi di IC1-A, 
una porta logica NAND contenuta all'interno di un 
SN.7400 (1C1). Come sappiamo un NAND cambia 
lo stato logico sulla propria uscita (piedino 3} a 
seconda delio stato logico presente sui due in¬ 
gressi (piedini 1 e 2), come riportato nella seguente 
tabella: 


: ENTRATA1 

ENTRATA 2 

USCITA 3 

0 

0 

1 

1 

0 

1 

0 

1 

i 

1 

1 

0 


Pertanto, quando si verificheranno contempo¬ 
raneamente le condizioni di terreno sufficiente- 
mente secco e di luce attenuata, sui piedini 1 e 2 di 
iCI-Asi presenteranno due condizioni logiche 1, 
e, all’uscita (piedino 3), ci sarà una condizione 
logica 0. 

La resistenza R7, coliegaìa tra i piedini 3 e 1 di 
fCI-A, consente di rendere più “decìso" i! cam¬ 
biamento dello stato logico suli’uscita della porta 
NAND. 


125 



















ELENCO COMPONENTI 

RI = 2.200 ohm 1 watt 
R2 - 560 ohm 1/2 watt 
R3 = 100 ohm 1/2 watt 
R4 = 4.700 ohm trimmer 
R5 = 4.700 ohm 1/2 watt 
R6 = 680 ohm 1/2 watt 
R7 _ 2.200 ohm 1/2 watt 
R8 = 10.000 ohm 1/2 watt 
R9 = 0.47 ohm 20 watt 
RIO = 1.000 ohm 1/2 watt 
RII ~ 47.000 ohm pot. iin. 

RI2 = 2.200 ohm 1/2 watt 

CI = 3.300 mF elette 50 volt 

C2 = 100.000 pF poliestere 

C3 = 100.000 pF poliestere 

C4 = 470 pF a disco 

TRI = transistor BDX.53C 

IC1 - integrato uA.723 

DZ1-DZ2-DZ3 = diodi zener 12 volt 1 watt 

DL1 = diodo led 

RS1 = ponte raddr. 100 volt/10 amper 
TI s trasformatore 30 volt/5 amper 


Poiché l’uscita di IC1-A è coiiegata agli ingressi 
{piedini 9 e 10) di IC1-C, connesso come inverier 
(notasi i due ingressi collegati tra loro), quando 
IC1-C riceve un livello logico 0, in uscita, come 
vedesi dalla tabella riportata, sarà presente un livel¬ 
lo logico opposto, cioè 1 {massima tensione positi¬ 
va), che, portando in conduzione il transistor TR3, 
consentirà di eccitare il relè- 
Gli altri due NAND presenti nello schema elettri¬ 
co, siglati IC1-B e IC1-D, ci servono per stabilire 
quando il relè è eccitato o diseccitato e sei! circui¬ 
to risulta alimentato. 

Quando sugli ingressi di iCI-B, collegato come 
inverter, sarà presente una condizione logica 0, 
l’uscita si porterà ad 1, pertanto ìi led DL1 non 
potrà accendersi. 

|] secondo nand IC1-D, anch’esso collegato co¬ 
me inverter, ma sull'uscita di IC1-C, porterà la sua 
uscita in condizione logica 0, quindi il led DL2 si 
accenderà, indicandoci cosi che i! relè è eccitato. 
Quando il relè si disecciterà, si accenderà il diodo 
ied DL1 e si spegnerà ii diodo led DL2. In presenza 
di terra "secca” e di "luce”, sugli ingressi del nand 
1C1-A saranno presenti una condizione logica 0 e 
una condizione logica 1, pertanto, come sì può 
constatare confrontando la tavola della verità, sul¬ 
l’uscita sarà presente una condizione logica 1. 

L'uscita dei secondo nand IC1-C si porterà a 
livello logico 0, e ii relè di conseguenza rimarrà 
diseccitato. 

La stessa condizione si verifica se fi terreno è 
“umido” e la fotoresistenza è “oscurata”. In pratica 
il relè si ecciterà solo ed esclusivamentese il terre¬ 
no è secco e ia luce che colpisce la foto resistenza 
risulta molto attenuata. Lataraturadeì circuito do¬ 
vrà essere effettuata agendo sul trimmer R2, per 
regolare il livello di illuminazione idoneo all'annaf¬ 
fiatura e sui trimmer R12, per regolare l'umidità 
ideale che si desidera mantenere ne! terreno. 

La tensione di alimentazione, prelevabìie da un 
alimentatore da 12 volt, viene stabilizzata a 5 volt 
da! diodo zener OZI, per alimentare l'integrato IC1 
che, essendo un TTL, non può essere alimentato 
direttamente a 12 volt, pena Sa sua distruzione. 

-ff 

NOTE REDAZIONALI 

Dato che l’autore del progetto non ha specificato 
come deve essere costruita la sonda per rilevare 
l'umidità del terreno, possiamo suggerire di co¬ 
struirla semplicemente utilizzando due tubi di me¬ 
tallo cromato (o stagnato), che dovranno essere 
piantati nei terreno ad una distanza variabile da 10 
a 30 centimetri. Ai tubi si dovranno collegare due 
fili di rame isolati in plastica, che saranno pòi sal¬ 
dati, ai capo opposto, net punto delio schema elet¬ 
trico indicato con "SONDA". 


ALIMENTATORE DA 2 A 30 VOLT 

Sig. Davide Bianchi - BESOZZO (VARESE) 

Vi invio il progetto di un alimentatore stabilizzato 
che ho ideato partendo da uno simile già apparso 
in questa stessa rubrìca, rivelatosi però all'atto pra¬ 
tico poco affidabile. 

Le caratteristiche di questo alimentatore sono: 
tensione regolabile con continuità da 2 a 30 volt, 
basso “ripple” (cioè residua decorrente alternata), 
corrente massima di 5 amper (erogabile a 30 volt), 
il circuito oltre a essere protetto dai cortocircuiti, 
limita !a corrente massima al diminuire deila ten¬ 
sione in uscita, per evitare che il transistor "dariig- 
ton” TRI, sia costretto a dissipare una potenza 
eccessiva. 

I tre diodi zener da 12 volt (DZ1-DZ2-DZ3), pre¬ 
senti tra i piedini 11 e 12 di 101 (un uA.723) e la 
massa servono per limitare la tensione sull’ingres¬ 
so dell’integrato a 36 volt, 
li trimmer R4 ci serve per fissare la tensione 
massima sui 30 volt circa, mentre il potenziometro 
R11, ci servirà per regolare ia tensione da un mini¬ 
mo di 2 volt ad un massimo di 30 volt, 

Tale tensione, applicata tramite la resistenza R3 
alia basedel transistordarligìonTRI, un BDX.53C, 
ci permetterà di ottenere in uscita la stessa tensio¬ 
ne con una corrente massima di 5 amper. 

Faccio presente che il darligton TRI andrà fissa¬ 
to su una “robusta" aletta di raffreddamento, per¬ 
chè con elevate correnti di assorbimento ii transi¬ 
stor dissipa un notevole calore, 


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TRI 



Il trasformatore da utilizzare deve essere da 150 
watt, provvisto di un secondario in grado di eroga¬ 
re 30 volt 5 am per, 

NOTE REDAZIONALI 

Occorre far presente a chi costruirà qualsiasi 
alimentatore in grado di fornire in uscita una ten¬ 
sione variabile da 2 a 30 volt, che non è mai possibi¬ 
le prelevare la massima corrente alta minima ten¬ 
sione. 

Tanto per fare un esempro, Il darligton BDX.53C 
può dissipare in calore un massimo di 60 watt, 
pertanto se la tensione d’ingresso {collettore), ri¬ 
sulta di 35 volt, e in uscita (emettitore), preleviamo 
30 volt, il BDX.53C deve dissipare solo 25 watt, 
infatti: 

35 - 30 = 5 (volt di caduta) 

5V x 5A = 25 watt 

Quindi si possono prelevare 5 amper fino ad un 
minimo dì 25 volt, al di sotto di questa tensione è 
facile bruciare il darligton, specialmente se è male 
raffreddato, infatti: 

(35 - 25) x 5 = 50 watt 

Con una tensione in uscita di 12 volt, si potrà 
prelevare una corrente massima pari a: 

35-12 = 23 (volt di caduta) 

Sapendo che il transistor può dissipare un mas¬ 


simo di 60 watt, con una caduta di tensione di 23 
volt, non potremo superare mai una corrente di: 

60:23 = 2,6 amper 

Precisiamo questo particolare per evitare che 
prelevando 5 amper, con una tensione di 2-4 volt, si 
corra il rischio di veder fondere it BDX.53C. Ripor¬ 
tiamo la pìedinatura del darligton MJ.3001, che 
potrà sostituire il BDX.53C, ne! caso si intenda 
prelevare una corrente dì 5 amper a 18-20 volt. 



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